CAN YOU SEE ME HERE I AM
Autore: Heidy&Ale
Protagonisti: Nick
Genere: PG-13
La storia è completa? SI
Trama: Due persone. Due mondi diversi, eppure uniti in qualche modo. Lei una fan... lui? Chi sara'?
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Il concerto era appena finito, e Nick era esausto. Con fare svogliato si buttò distrutto sul divano del camerino, mentre Aj e Brian parlottavano, seduti a quello di fronte. Howie e Kevin erano già sotto la doccia; presto, pensava lui, sarebbe stato il suo turno. Una doccia
ne aveva decisamente bisogno.
- Ehi Nick
- Aj interruppe bruscamente i suoi pensieri, sedendosi accanto a lui.
- Mmh? rispose, senza nemmeno aprire gli occhi.
- Tutto ok? Sembri uno straccio.
- E' solo stanchezza, Aj
non ho chiuso occhio, stanotte. - L'amico lo guardò preoccupato.
- Non avrà ancora passato tutta la notte a chiamarti, vero?
- Beh
- sospirò, sollevando gli occhi al cielo.
- Nick, dovresti dare un taglio a questa storia, lo sai meglio di me. Tra di voi è finita, deve metterselo in testa. Nick piegò le labbra in una smorfia poco convinta.
- E tu sai meglio di me che non è così facile. Siamo stati insieme 3 anni
cristo, mi sento in colpa. Dopotutto l'ho lasciata così all'improvviso
- Nick, non devi fartene una colpa. Insomma, non l'amavi più, hai fatto una scelta giusta. Lei sa che ti senti in colpa e ci gioca su sta cosa, cazzo
- intervenne Brian, osservando l'amico. Aj annuì. Nick non rispose, limitandosi a sbuffare appena. Venne salvato dall'arrivo di Howie e Kevin, ne approfittò per scattare in piedi, afferrando l'asciugamano.
- Vado a farmi la doccia
a dopo. senza dar possibilità di replica, si chiuse la porta alle spalle, dirigendosi verso il bagno.
L'acqua bollente gli scorreva sul corpo, trascinando con sé la schiuma. Posò la fronte contro il vetro di quella doccia piccola e poco accogliente. Sapeva Aj e Brian avevano ragione, ma il senso di colpa nei confronti di Julie non accennava a svanire. La cosa certa però, è che gli stava rendendo la vita impossibile, con le sue telefonate che alternavano pianti disperati a toni minacciosi. Scosse il capo, sollevandolo poi per lasciare che l'acqua lo colpisse in pieno viso. Quindi uscì, avvolgendosi nell'asciugamano, e tornò nel camerino. Gli altri erano tutti vestiti, seduti sui diSydtti.
- Ti vuoi muovere? Dobbiamo andare! esclamò Howie osservandolo col solito fare burbero.
- Dove? domandò lui, mentre, tranquillissimo, prendeva i suoi vestiti e se li infilava.
- Ti sei dimenticato del meet&greet? Nick guardò i ragazzi con aria terrorizzata e stupita.
- Cazzo! fu la sola cosa che riuscì ad esclamare. Si allacciò i pantaloni in fretta e furia, infilandosi poi la prima felpa che gli capitò a tiro, mentre gli altri ridacchiavano. che vi ridete
porca puttana, me n'ero dimenticato! gli rivolse un dito medio, mentre con l'altra mano si calava un cappellino nero sulla testa. Arrivarono all'incontro con mezz'ora di ritardo. Nella sala ospiti del locale, un gruppo di ragazzi sedevano svogliati, chi a terra, chi arrampicato su una sedia, chi sul diSydtto, ma, quando fecero il loro ingresso, tutti scattarono in piedi, come spinti da molle invisibili. Nick notò subito un gruppo di ragazzine che lo guardavano adoranti. "Ecco la mia parte di lavoro
" pensò, seppur rivolse loro un sorriso, dei migliori che in quel momento riusciva a fare.
- Ciao ragazze.
- Hi
- mormorarono alcune di loro in un inglese stentato. Gli porsero i cd, le sue foto, e lui, diligentemente, le firmò, una ad una. Seguirono i soliti complimenti, "Sei bravissimo, sei bellissimo
" che Nick accolse con il sorriso stereotipato che quella sera si era stampato in faccia. Foto di rito, quindi le ragazze s'allontanarono felici, rivolgendo la loro attenzione agli altri. Solo una, rimase nell'angolino, seduta sul divano, le gambe incrociate. Non si era accalcata con le altre, ma Nick si era accorto che per tutto il tempo non aveva distolto lo sguardo da lui, e la cosa l'aveva messo alquanto in imbarazzo. Ma ciò che lo sorprese, è che lei non si girò nemmeno quando si accorse che lui stava ricambiando l'occhiata. Rimase impassibile, a guardarlo. Nick la osservò. Indossava una giacchetta nera, il cappuccio col pelo che circondava un visetto paffutello, incorniciato da una cascata di capelli biondo cenere. Gli occhi castani, perennemente fissi si di lui, erano contornati di nero, seppur non eccessivamente, e notò che erano bellissimi, caldi, molto espressivi. A differenza delle altre, non indossava niente che potesse attirare l'attenzione. Nessuna gonna, o pantalone scosciato, un semplice paio di jeans, e delle All Star ai piedi.
- Ciao. le disse lui, nel tentativo di scollare quegli occhi da sé.
- Ciao, Nick. rispose lei. E finalmente si alzò, districando le gambe, posandole a terra e avvicinandosi a lui. Nick preparò il solito sorriso, pronto a ricever tra le mani un foglietto, una foto, e una penna. Ma lei non gli porse niente del genere, inclinò semplicemente il capo da una parte, giocherellando nervosamente con una ciocca di capelli, e si sedette accanto a lui.
- Vuoi fare una foto? domandò, incerto, guardandola. Lei scosse il capo, e, dalla distanza a cui si trovava, Nick notò che era arrossita.
- Volevo
volevo solo ringraziarti. iniziò lei, in un inglese chiaro e sicuro. Perché
che tu ci creda o no, mi hai salvato la vita, con la tua musica. lo sguardo sicuro era svanito, gli occhi castani erano posati sul pavimento, ora. Con la vostra musica. si corresse poi. Le sue parole lo colpirono molto, non per quanto dicessero in sé, le aveva sentite altre volte. Ma per il tono in cui lei le pronunciò, colmo di una tristezza incredibile.
- Salvato la vita? ripetè Nick, osservandola, ma lei si alzò in piedi, un sorriso sul viso che, lui se ne accorse, riusciva persino ad essere più falso di quello che lo aveva accompagnato nella serata.
- Grazie. Grazie. ripetè di nuovo, e, per un attivo, gli parve che lei fosse sul punto di scoppiare in lacrime.
- Ma
- cercò di dire, fermato da un cenno della mano di lei. All'inizio non capì, ma poi si accorse che era rivolto a una ragazza che veniva verso di loro.
- Allora Lay, sei riuscita a spiaccicare due parole? le disse in italiano, ridacchiando, guardando poi Nick. Scusala, è un po' così, è troppo emozionata! gli disse in inglese, rivolgendogli un sorriso smagliante. Lui la guardò un po' stranito, stupito dalla naturalezza con cui parlava. La osservò, come prima aveva fatto con l'altra ragazza. Indossava una minigonna nera e calze a rete infilate in degli anfibi di pelle. Sopra, una maglietta bucherellata. Era palese la differenza tra le due, sia caratteriale, che fisica, e Nick non potè fare a meno di domandarsi se fossero amiche.
- Oh, no
- cercò di replicare, spostando di nuovo lo sguardo sulla ragazza che aveva sentito chiamare Lay. Lei
- iniziò a dire, ma uno sguardo muto lo pregò di non dire niente, e si zittì. Cosa totalmente inutile, dato che l'altra ragazza non lo stava nemmeno ascoltando.
- Comunque, io sono Kris. Piacere di conoscerti! disse porgendogli la mano, per poi, quando lui le porse la propria a sua volta, approfittarne per schioccargli un bacio sulla guancia. Dio, sono così felice! Ti adoro, lo sai? Sei quello che preferisco! La facciamo una foto insieme? e, senza aspettare, gli circondò un braccio porgendo la macchinetta a Lay, che scattò loro una foto. Nick si stropicciò gli occhi, allucinato dal flash, quindi guardò le due ragazze.
- E tu? domandò a Lay. Le si avvicinò circondandole le spalle con un braccio, quindi disse all'amica. Dai scattane una anche a noi! Vide Lay strabuzzare appena gli occhi, non appena la sfiorò, e non potè non nascondere un sorriso, osservandola, con quell'espressione così imbarazzata. Fece per girarsi, e mettersi in posa, ma il flash era già scattato.
- Oh, vi ho preso un po' così
- disse Kris, chiudendo veloce la macchinetta, come a chiudere l'argomento. Nick avrebbe voluto rifarla, voleva lasciare a quella ragazza un bel ricordo. Ma non potè aggiungere altro, venendo interrotto dal loro manager, che, chiedendo scusa ai fans, comunicava la fine dell'incontro. Lanciò un ultimo sguardo alle due ragazze, soffermandosi su Lay, quindi, dopo aver rivolto un saluto generale, uscì dalla saletta insieme agli altri.
Lay rimase ad osservare la porta della saletta che si chiudeva. Il chiacchiericcio continuo e costante dei ragazzi intorno a lei, eccitati per l'incontro terminato, le giungeva lontano.
Glielo aveva detto
cazzo, da non crederci. Era riuscita a dire a Nick Carter quello che desiderava dirgli da anni. Sorrise lievemente, voltandosi verso Kris, intenta in una fitta conversazione al cellulare, pronta a fornire i minimi particolari dell'incontro alla sua migliore amica. La osservò storto, per qualche minuto, pensando al momento in cui era intervenuta. Aveva come avuto l'impressione che lui volesse dirle qualcosa, ma lei li aveva interrotti. Distolse lo sguardo, conscia del fatto che fosse troppo espressivo, nel timore che la ragazza potesse cogliervi il risentimento che provava in quel momento. Del resto, non importava
era già fin troppo contenta così, aveva avuto anche troppo.
Si rigirò, osservando gli altri ragazzi nella stanza, distrattamente. Prima non li aveva nemmeno guardati, era rimasta tutto il tempo a fissare Nick. Che disastro, sicuramente l'aveva presa per una stupida, in fissa, come un pesce lesso. Doveva fare sempre la figura della cretina. Ma non aveva potuto fare altro, l'averlo così vicino, il vederlo di fronte a lei, in carne e ossa, era stato come un pugno nello stomaco. Era difficile descrivere le sensazioni che quel ragazzo le evocava, prima, e ora ancora di più. Niente di fisco, a dispetto di quanto molti avrebbero potuto pensare. Certo, lo considerava un bel ragazzo, ma ciò che la colpiva era ben altro
sospirò, interrompendo la scia di pensieri in cui si era immersa, estraniandosi dal resto del mondo. Le capitava troppo spesso. Non si era nemmeno accorta che Kris aveva attaccato il telefono, avvicinandosi.
- Beh, direi che possiamo andare, che dici? le domandò tutta allegra, facendole poi cenno di seguirla verso l'uscita. Allora, che te ne è parso? chiese poi, una volta che, percorsi i corridoi, si trovarono all'esterno del locale.
- Di cosa? domandò laconica, volendo evitare d'affrontare con lei l'argomento.
- Beh, ma di loro, dei BsB no? sospirò, guardando il cielo. Sono fantastici. Brian è veramente strabono, meglio di quanto sembri in foto. E Nick
oh, lui è veramente tosto.
- Ah-ha. rispose lei, ormai abituata ai discorsi di Kris. Quando iniziava così non l'ascoltava nemmeno, la lasciava sfogare. Storse le labbra, domandandosi come aveva fatto ad accettare di andare al concerto con lei. L'aveva conosciuta sul forum del fanclub ufficiale, entrambe italiane, napoletane, con una gran voglia di andare a quell'unica data. Lì per lì non le era sembrata brutta l'idea di andarci insieme. Sperava forse, d'incontrare una persona più
simile a lei. Ma l'idea che la musica accomuni persone simili, purtroppo, in quel caso s'era rivelata sbagliata.
Arrivarono in albergo che ormai era buio. Entrambe erano stanche morte, così si infilarono a letto senza troppe parole, augurandosi la buonanotte. Il concerto le aveva sfinite, così si addormentarono praticamente subito. Kris crollò per prima, mentre Lay rimase per qualche attimo ad osservare il soffito. Sorrise, nel buio, ripensando a tutta la serata, quindi, a sua volta, si addormentò.
La mattina dopo si svegliarono indolenzite. L'ostello e i letti non erano certo dei migliori, ma per il prezzo che avevano pagato, ci si doveva accontentare. Si riunirono al restante gruppo composto dagli altri utenti del forum, che non avevano partecipato al meet&greet del giorno prima. La colazione fu chiassosa, e al centro della discussione c'era ovviamente il tanto agognato incontro che solo Kris e Lay avevano vinto. Kris tenne banco, com'era prevedibile, raccontando tutto minuziosamente, proprio come aveva fatto il giorno prima al telefono, quasi le facesse piacere vedere gli altri schiattare di invidia ad ogni particolare che aggiungeva. Quando buttò lì che Nick l'aveva "stretta un po' troppo" mentre facevano la foto, Lay riuscì appena in tempo a trattenere una risata che altrimenti avrebbe sputtanato la ragazza.
Prepararono tutti la propria piccola valigia, e insieme si diressero all'aeroporto, destinazione: Parigi. Ebbene si, dopo la data appena conclusa in Italia, il gruppo aveva deciso di seguire la band per altre due date europee, a Parigi e Berlino, e poi tornare a casa. Tutti, tranne Lay, che da Berlino avrebbe preso direttamente un aereo per raggiungere New York, dove la aspettavano 6 mesi di programma Erasmus da svolgere per l'università, prima di laurearsi.
La ragazza stava proprio pensando al suo prossimo soggiorno americano, quando lo steward avvisò i gentili passeggeri che stavano sorvolando Parigi e che sarebbero atterrati nel giro di pochi minuti. Un brusio generale di approvazione si levò dai sedili dei passeggeri, specialmente da quelli dei ragazzi, che dopo solo un'ora di volo già non ne potevano più. Fortunatamente, pensò Lay, il prossimo sarebbe stato solo tra 4 giorni
Il concerto era stato fantastico. Come al solito, ovviamente
ormai Lay non si stupiva più dell'effetto devastante che avevano su un palco. Appena terminata l'ultima canzone, Kris l'aveva letteralmente trascinata fuori, seguita a ruota da un altro paio di ragazze.
- Dobbiamo raggiungere l'uscita! strillò mentre, tirandola per l'orlo della manica della felpa, la conduceva verso un gruppetto di ragazze già ammassate contro delle transenne.
- Ma c'è già gente! protestò una delle ragazze che era con loro. Vennero richiamate dai gridoletti di gioia. Cazzo, stanno uscendo!
- Non c'è problema! replicò Kris. Afferrò Lay per le spalle e iniziò prepotentemente a spingerla tra la gente. Lay, facci strada tu! PERMESSO!! ovviamente chi si sentiva spintonato si voltava, trovandosi di fronte Lay, che, imbarazzata , non sapeva come spiegare, in francese, che la stavano spingendo.
- Pardon
pardon
- continuava a ripetere a destra e a manca, finchè Kris non le diede una spinta più forte delle altre, facendola schiantare contro la transenna, a pochi passi dal furgoncino che attendeva il gruppo. Ma sei cretina?!?! sbottò allora, girandosi verso Kris, la quale, stringendosi lievemente nelle spalle, prese posto accanto a lei.
- Beh, siamo o non siamo alle transenne? domandò con un sorrisetto, voltandosi poi verso il punto da cui la band era appena uscita. Ahhhh!!!! Nick!!! strillò. Lay alzò lo sguardo di scatto. Effettivamente Nick era davanti a tutti, a pochi metri da loro. Stava firmando qualche autografo, e nel frattempo avanzava. Si sentì rivoltare lo stomaco, una sensazione di vuoto che pareva tanto simile a quella di qualche giorno prima. Niiiiick!! continuava Kris. E, poco dopo, lui si fermò proprio davanti a loro. Afferrò il foglietto di Kris e lo firmò distrattamente. Ti ricordi di me? Ero al meet&greet in Italia! le disse lei. Lui sollevò appena lo sguardo, sorridendole lievemente.
- Uhm
si, certo
- le disse palesemente più per cortesia che per altro. Firmò altri autografi, arrivando davanti a Lay. Allungò le mani, certo di trovarsi davanti un foglietto che lei non gli porse. Nick sollevò lo sguardo perplesso, e, per un attimo, si guardarono a vicenda.
Quello sguardo. Nick era sicuro di averlo già visto
ci mise qualche istante, quindi aprì lievemente la bocca, come per dire qualcosa.
- Ma
- riuscì solo a dire, costretto poi a spostare gli occhi sulle numerose ragazze che gli porgevano foglietti e poster. Lay sostenne il suo sguardo, come aveva fatto quel giorno. Ma non appena lui si girò per dedicarsi a una ragazzina che in lacrime reclamava la sua attenzione, arrossì violentemente. Non poteva ricordarsi certo di lei
Quando il cantante indietreggiò, pronto a entrare nel furgoncino, lanciò un'altra occhiata nella sua direzione, e Lay ebbe l'impressione che le avesse fatto l'occhiolino. Si girò per vedere se qualcuna delle ragazze alle sue spalle aveva risposto a quel gesto, ma non notò nulla.
- Ha detto che si ricorda!!! Avete sentito?!?! Si ricorda di me!!! Kris nel frattempo saltellava tutta esaltata, agitando il foglietto autografato. Lay non la ascoltava. Possibile che quel gesto fosse rivolto a lei? No, assolutamente. Impossibile. Non poteva ricordarsi di lei. Figuriamoci farle un occhiolino. Si passò una mano nei capelli, come a voler cacciare quei pensieri che la facevano sentire una ragazzina, come se potesse riportarla alla realtà. Non è realmente possibile, non vali niente, non poteva rivolgersi a te. Questo continuava a ripetersi, mentre le ragazze accanto a lei ammiravano i propri autografi, ridacchiando, soddisfatte. Eppure
eppure
Il cervellino di Lay rimuginò sull'accaduto a lungo. Non ci andò in fissa, ma le capitò spesso, nei giorni seguenti, di ripensarci. Una parte di se, quella disfattista, rifiutava di credere che quel gesto fosse per lei. Era in mezzo a una folla, contornata di gente, perché mai avrebbe dovuto notare una ragazza come lei? Eppure c'era, in un angolino nascosto, la piccola se stessa fiduciosa, che, in fondo in fondo, ci sperava, ci credeva, o forse, amava bearsi nell'illusione che quel gesto fosse stato solo ed unicamente suo. Per lei era ormai una prassi, ritrovarsi combattuta tra queste due parti di sé, seppure la prima avesse quasi sempre il sopravvento. Pensandoci, quasi le veniva da ridere, perché si sentiva un po' un cartone animato, con l'angioletto e il diavoletto che ti compaiono sulle spalle. A dir la verità le capitava spesso di vedere le cose come nei fumetti
come quando, involontariamente, assumeva delle espressioni tipiche dei manga giapponesi. La sua migliore amica la prendeva in giro, dicendole sempre "ti manca giusto la gocciolina accanto alla fronte", per render meglio l'idea di quanto simile e buffa fosse rispetto ai famosi disegni.
Se in quel momento fosse stato possibile associare la sua faccia a un disegno, di certo avrebbe avuto gli occhi a girandola, la bocca storta, e un coro di uccellini che le girava intorno alla testa. Lei e gli altri erano in coda, fuori dallo stadio di Berlino, in attesa di entrare per assistere al loro ultimo concerto. Era una giornata calda, afosa, e, sotto il sole del primo pomeriggio, l'aria si era fatta irrespirabile. Erano riusciti a guadagnare una buona posizione, erano tra i primi ad avvicinarsi ai cancelli, ma Lay, nel tentativo di stare più lontano possibile da Kris, si era trovata pressata contro la transenna, che ormai stava diventando parte di lei, tale era la pressione che riceveva dalla gente dietro.
- Che cazzo vi spingete, non è ancora aperto! borbottava tra sé, visibilmente irritata, rossa in viso. Ma la gente, forse per una barriera linguistica (dopotutto, erano in Germania) o forse perché semplicemente stronza, sembrava non ascoltarla, e, anzi pressare più forte.
Cercò di fissarsi su un punto del locale che le stava di fronte, cercando contemporaneamente di indietreggiare appena, il giusto per prendere fiato. Ma la gente dietro prese quel gesto come un tentativo d'allontanarla dall'ingresso, e rispose con una spinta ancora più forte che schiacciò Lay contro il metallo. La ragazza portò gli occhi al cielo, mentre con una mano cercava di farsi aria.
- Lay, tutto bene? le domandò preoccupato Mark, un ragazzo del gruppo. Sei viola.
- Io
- balbettò lei, con l'intenzione di rassicurarlo. Ma quando aprì bocca si rese conto di non stare poi così bene, e l'affermazione di lui non fece che farla entrare nel panico. Oh cazzo. Una crisi d'ansia no
pensava, mentre cercava di respirare più a fondo. L'afa, la gente accalcata, la transenna di certo non favorirono. Rivolse al ragazzo un cenno del capo, per non ricevere ulteriori domande. Odiava essere osservata mentre stava male. E poi, sicuramente ora le sarebbe passata. Passava sempre. Bastava aspettare. Questo si ripeteva, mentre sentiva il respiro accelerare. Non è un buon segno. Le mani si strinsero intorno alla transenna, convulsamente.
- Lay
? eccolo, di nuovo si era girato, e la guardava. Cazzo, non mi guardare! Avrebbe voluto urlargli in faccia.
- Sto bene. questo però fu la sola cosa che riuscì a dirgli, in un tono di voce flebile. Vado a bere qualcosa, tienimi il posto. E, senza aspettare risposta, sgusciò fuori dalle transenne, portandosi appresso lo zaino. Non appena si mosse la folla dietro iniziò a spingere, come se cento persone potessero guadagnare molto dall'uscita di una. Non guardò indietro tuttavia, il fiato ancora corto, tirò dritto fino all'angolo, poi si accasciò a terra, la schiena contro il muro.
Tenne lo sguardo fisso sul marciapiede qualche istante, mentre il respiro accelerato lasciava che il petto si alzasse e abbassasse freneticamente. Una lacrima le scese sul viso. Odiava stare così. Si sentiva stupida a piangere ma viveva quelle crisi come una dimostrazione di debolezza che non poteva controllare, e che gli altri potevano tranquillamente vedere. Rimase qualche minuto seduta, finchè il panico non diminuì. Appena fu in grado di alzarsi si tirò su, passandosi una mano sul volto, e si guardò intorno in cerca di un posto dove poter prendere qualcosa da bere. Camminò lungo il fianco dello stadio, in lontananza poteva sentire il vociare della folla. Attraversò la strada, e quindi intravide, qualche metro più in là, uno Starbucks. Si strinse nella felpa grigia che indossava, cercando di fermare i tremiti che la prendevano ogni volta che stava male, e superò l'ingresso della caffetteria. Era semideserta, salvo per una signora al tavolo centrale e un ragazzo in un angolo. Si avvicinò al bancone, le mani ben strette sui gomiti. Ordinò un frappuccino e si voltò, decisa a sedersi nel primo tavolo dietro di lei. Ma non vi riuscì, andando a scontrarsi con il petto di qualcuno. Il suo bicchiere ruzzolò a terra, spargendo tutto il caldo contenuto sulle sue All Star, e su quelle del ragazzo che le stava di fronte.
- Oh, cazzo! fu l'esclamazione che le uscì dalle labbra, seguita a ruota da un "What the Fuck" pronunciato a denti stretti dal suo compagno di collisione. Alzò gli occhi dal disastro a terra, incrociando una testa di capelli biondi, corti, un paio di occhiali alla Top Gun, e due labbra sensuali e imbronciate. Oh. Mio. Dio. Non poteva essere lui. Sarebbe stata una cosa inconcepibile. Eppure era lì, di fronte a lei.
Nick era visibilmente irritato. Non era riuscito a stare tranquillo nemmeno per una decina di minuti. E ora non solo la sua pausa era stata interrotta, ma le sue scarpe erano completamente inzuppate di caffè, latte e panna. Osservò le sue All Star nere che sguazzavano in una pozza marroncina sul terreno. Arricciò le labbra in una smorfia che gli era tipica, e alzò lo sguardo sulla ragazza che gli era finita addosso. Capelli chiari, un viso paffutello segnato dall'eyeliner sbavato, concentrato attorno agli occhi castani. Quegli occhi. Di nuovo. Era la terza volta che li incrociava, ma fu sempre come la prima. Così determinati e tristi. Ancora di più, ora che parevano velati di lacrime.
- Scusi
ehm
Sorry
cioè
- balbettò Lay, che non riusciva a smettere di guardarlo. Lui non ci fece caso, piegandosi appena in avanti e inclinando il capo, sollevando con la mano gli occhiali da sole.
- Ehi
tutto ok? chiese Nick, osservandola. Lay lo seguì nei suoi movimenti, ritrovandoselo a pochi centimetri dal viso, un paio di occhi azzurri che la fissavano. Era preoccupazione quella che vi leggeva e che avvertiva nella sua voce?
- Scusa
? gli domandò perplessa, indietreggiando di un passo. Quella vicinanza non cercata da lei la metteva in imbarazzo.
- Ti ho chiesto se è tutto ok. ripetè Nick, divertito ora nel vederla vagamente confusa, proprio come era al meet&greet, quando l'aveva abbracciata per fare la foto. Sei la ragazza italiana, vero? - Lay colse la nota divertita ora nelle sue parole e si ricompose, annuendo.
- Uh
certo...tutto ok. replicò, con aria indifferente. Lui le rivolse uno sguardo scettico. Allungò una mano, sfiorandole una guancia. Lay si irrigidì, mentre la mano di lui le toccava la gota, per poi ritrarsi. E quella cos'era
una
carezza? Per un istante ne fu quasi certa, ma poi si accorse che le dita di lui erano sporche di nero.
- O smetti di dire bugie, o cambi marca di make-up, ragazzina. le disse, mostrandole il dito indice su cui spiccava una strisciata nera. Sorrise lievemente, notò Lay, forse divertito d'averla smascherata. Hai pianto. Sicura che è tutto ok?
- Perché lo vuoi sapere? Che ti importa? scattò allora Lay, le braccia ancora strette al petto per bloccare il tremolio, anche se ora stava andando calmandosi. Ecco. Ogni volta che una persona cercava di scoprire un punto che lei voleva nascondere, reagiva in quel modo. Si accorse di aver parlato in maniera forse troppo brusca, e subito se ne pentì. Migliaia di ragazze probabilmente le avrebbero dato della pazza, sentendola parlare in quel modo a Nick Carter. Ma non poteva farli nulla, lei era così, su certe cose non intransigeva, nemmeno se si trattava di lui. Lo guardò, è notò che s'era incupito, gli occhi che osservavano il liquido rovesciato a terra.
Nemmeno Nick in realtà, sapeva perché gli importava saperlo. Però, gli importava. I suoi occhi, quel giorno gli avevano comunicato molte cose, troppe forse. Ci aveva ripensato parecchie volte in quei giorni. Quando le era parso di vederla, a Parigi, si era dato del pazzo, convincendosi che forse si era preso la cosa troppo a cuore, se addirittura arrivava a immaginarsela nella folla. Ma ora quella ragazza gli stava di fronte, il che voleva dire che probabilmente non si era sbagliato nemmeno qualche giorno prima. E aveva pianto. E, anche se non c'era nessuna motivazione logica e razionale per questo, voleva sapere il perché.
- Il tuo frappuccino ha innaffiato le mie scarpe. disse lui, con voce calma, eludendo la domanda di Lay.
- Oh, si
- s'affrettò a dire lei, che già si era data mentalmente della cretina circa un centinaio di volte, per come gli aveva risposto, ed era smaniosa di farsi perdonare. Mi
mi dispiace, io
- ma Nick la bloccò con un cenno della mano, sorridendole lievemente.
- Io stavo giusto per prendermi la seconda tazza di caffè. Mi fai compagnia? Lay credette di non aver sentito bene. Con aria indifferente finse di portare una ciocca dietro i capelli e si tirò la punta delle orecchie, per assicurarsi che fosse tutto reale. Ahi. Ok. Era reale. Alzò lo sguardo, incrociando per l'ennesima volta quello di Nick che la guardava, in attesa di una risposta.
In fondo
che aveva da perdere? Un caffè, niente di più. Vai Lay. Annuì, voltandosi poi verso la cassa, per evitare di guardarlo. Nick sorrise, estraendo un biglietto da 10 euro dalla tasca. Quell'incidente spiacevole stava prendendo una piega interessante.
Erano lì, seduti uno di fronte all'altra. Imbarazzati.
Nick, che prima si sentiva tanto sicuro, ora che l'aveva di fronte iniziava a domandarsi il perché di quella situazione assurda. Era seduto al tavolino di uno Starbucks con una sua fan, alle spalle di un locale dove avrebbe cantato tra meno di quattro ore. Se gli altri lo avessero saputo, l'avrebbero preso per pazzo.
Lay non riusciva a convincersi che fosse vero. Si continuava a guardare intorno, alla ricerca di asini che volavano che le avrebbero dato la conferma che era tutto un sogno. O magari, una troupe televisiva che da lì a poco le avrebbe annunciato che si trattava tutto di uno scherzo. Era seduta al tavolino di uno Starbucks con il suo cantante preferito, alle spalle di un locale dove avrebbe dovuto assistere a un suo concerto tra meno di quattro ore. Se l'avesse raccontato alle sue amiche, l'avrebbero presa per pazza.
- E' buono il caffè. commentò stupidamente lui rompendo il silenzio, dandosi automaticamente del cretino non appena chiuse la bocca. Lei storse appena le labbra, sorseggiando con aria apparentemente tranquilla il suo frappuccino.
- E quello tu lo chiami caffè? Voi americani siete assurdi. disse, concludendo con un sorrisetto sarcastico.
- E perché mai? domandò lui, quasi risentito, portando verso di sé il bicchiere, quasi fosse un bimbo da proteggere dalle cattiverie che diceva la ragazza cattiva di fronte a lui.
- Perché il caffè italiano è tutta un'altra cosa. Quello
- disse indicando il tesoro di Nick. -
in confronto, è acqua sporca. Il ragazzo spalancò la bocca, sconcertato, come se lei avesse bestemmiato. Scosse quindi il capo, con aria di comprensione, e, quasi fosse un gesto di sfida, bevve un lungo sorso di caffè.
- Buono. ripetè, osservandola, e lei replicò allungando un angolo delle labbra in una smorfietta divertita. Lui rispose a sua volta con un sorrisetto, come se avesse vinto quel confronto. Parli bene inglese. L'ho notato subito, quando ci siamo incontrati, in Italia. Evvai col festival dei luoghi comuni. Sei un disastro, Nick.
- Lo studio da quindici anni
- rispose lei, annuendo. Lui la osservò stupito.
- Quindici anni? Scusa se te lo chiedo ma
quanti anni hai? lei assottigliò gli occhi, fulminandolo. Già troppa gente si era dimostrata stupita nel sapere la sua età.
- Tu quanti me ne dai? Escludendo il fatto che sai da quanto tempo studio, ovviamente. Così, a colpo d'occhio. domandò, giocherellando con la sua cannuccia, guardandolo di tanto in tanto. Sapeva che ora l'avrebbe osservata per bene, prima di rispondere, e voleva evitare il suo sguardo, che aveva incrociato già troppo spesso.
E infatti Nick la squadrò per l'ennesima volta. Già diverse volte si era fissato su di lei, da quando erano seduti, ma grazie al cielo gli occhiali da sole avevano coperto questa sua pessima abitudine. Era una ragazza
carina. Non era bellissima, né un tipo che l'avrebbe colpito, se gli fosse capitato di incrociarla per strada. Aveva un fisico normale, ne troppo magra nè troppo magra, cosa che agli occhi di Nick risultava estremamente tenera. Piccina, di sicuro non superava il metro e settanta. Le unghie curate, con smalto nero. La pelle bianca, e, se n'era accorto quando le aveva sfiorato la guancia per toglierle il trucco, molto liscia. I capelli chiari le incorniciavano il volto con una frangetta di sbieco. Sembrava una bambina. Ma non si sbilanciò più di tanto.
- Direi
diciassette? tentennò lui. Questa volta fu lei a spalancare la bocca con aria scandalizzata. Posò lentamente il bicchiere sul tavolo, stringendo gli occhi e agitando le mani in un gesto di disperazione che al ragazzo risultò estremamente buffo.
- Ne ho ventitrè!!! sbottò, incrociando quindi le braccia al petto e riappropriandosi del suo bicchiere. Perché tutti le davano l'età di una ragazzina? Era quasi una donna, cazzo!
- Ah. Ventitré. ripetè Nick prendendo a sua volta il proprio bicchiere in mano e guardando il caffè al suo interno. Che figura di merda. Era davvero un disastro, a rapportarsi con le donne. Beh, sembri più piccola
- iniziò poi, cercando di giustificarsi. Lei si girò, squadrandolo a sua volta, con un'aria al metà tra l'offeso e il divertito.
- Parla quello che li dimostra ventotto anni
- il tono era chiaramente ironico. Lay gli sorrise, dopo essersi lasciata scappare quel commento acido. Sapeva che avrebbe potuto risparmiarselo, ma la prese quasi come una piccola rivincita personale.
Nick sorrise a sua volta. Touchè. Notò la luce divertita negli occhi di lei, e quasi se ne compiacque. Perlomeno, l'aria triste pareva essersene andata. Il momento venne interrotto dal trillo insistente del cellulare di lui. Sollevò lo sportellino, storcendo le labbra quando vide il nome sullo schermo. Julie. Di nuovo. Scocciato, richiuse il cellulare con un colpo secco, rimettendolo in tasca. Lay lo osservò rabbuiarsi non appena prese il telefono in mano. Quando lo chiuse, deciso, tra di loro calò il silenzio. Entrambi guardavano nel bicchiere, senza dire nulla. Che poteva dire, lei? Si sentiva estremamente in imbarazzo. Magari al telefono era qualcuno che lo cercava per i preparativi del concerto. Lei lo aveva monopolizzato e sicuramente gli aveva creato un sacco di problemi con l'incidente del caffè. Con la sua sbadataggine. Si morse il labbro inferiore, chiedendosi cosa fosse la cosa più giusta da fare.
Maledizione. Perché non riusciva a vivere un momento di serenità? Chiacchierare con quella ragazza era estremamente piacevole. Non aveva pensato ad altro, se non a lei, e a i suoi occhi, per quella decina di minuti che erano rimasti seduti. Nessun pensiero, tranne che loro due. E poi quella telefonata aveva interrotto tutto, riportandolo alla realtà, ricordandogli del persistente problema che lo angosciava nell'ultimo periodo. Si passò una mano tra i capelli, sollevando lo sguardo su di lei. Si mordicchiava il labbro, pareva tormentata. Non c'era niente da fare, l'atmosfera era irrimediabilmente rovinata. Ma lei non c'entrava. Sicuramente si sentiva in estremo imbarazzo per il silenzio che si era creato, e Nick cercò di recuperare, almeno un minimo, la conversazione.
- Posso farti una domanda? chiese, seppur ancora non avesse chiaramente in mente cosa chiederle. Ma almeno era un inizio. Lei annuì, e lui con le mani iniziò a strappare il bordo di cartone del suo bicchiere ormai vuoto, pensando a cosa dire. E, alla fine, le parole, quasi senza accorgersene, gli uscirono dalle labbra. Quando ci siamo incontrati, la prima volta, mi hai detto una cosa. Una cosa ben precisa. Una cosa a cui ho pensato spesso, in questi giorni. Prese una piccola pausa, guardandola, cercando di captare una sua reazione che, però, per il momento non avvenne. Lay era sempre nella stessa posizione, il capo piegato verso il bicchiere. Ma ascoltava. Mi hai detto che io, noi
si, insomma, che la nostra musica ti ha salvato la vita. E io mi chiedevo
come mai
- pronunciò queste ultime parole lentamente, quasi avesse paura a farlo. Lay s'irrigidì. Sollevò la testa, guardandolo, le labbra serrate. Fece per aprir la bocca un paio di volte, ma l'unica cosa che ottenne fu un lieve boccheggiare.
- Io
- quando iniziò a parlare, Nick si sporse appena sul tavolo, avvicinandosi a lei, come se volesse dedicarle la sua totale attenzione. -
Perché? gli chiese lei. Il tono era basso, incerto.
- Ci terrei davvero a saperlo. le disse lui. La guardò, con quell'aria spaurita, e capì d'aver sicuramente toccato un tasto dolente. Di certo non doveva essere facile per lei, e decise di andarle incontro. Ho davvero bisogno di sapere cosa trasmette la mia musica. Cosa trasmetto io. Non poteva raccontarle della storia di Julie, e di come l'avesse fatto sentire vuoto, inutile, oltre che un bastardo. Di come l'avesse trascinato sul limite della depressione, per l'ennesima volta, accompagnato dal rimorso, dai sensi di colpa, e da quell'enorme vuoto di solitudine che provava ogni qual volta rientrava a casa, nel New Jersey, o nella stanza d'albergo, ritrovando tutto vuoto e disordinato, proprio come l'aveva lasciato. Nessuna di queste cose si adeguava a una persona capace di suscitare sentimenti, o addirittura, arrivare a salvare la vita di qualcuno. Aveva bisogno di saperlo, aveva bisogno di sentirsi utile, aveva bisogno di sapere che, con le parole e le note nate dai suoi pensieri, dalla sua vita, riusciva a comunicare emozioni. Aveva bisogno di sentirsi dire che quelle emozioni che lui raccontava, scriveva, cantava, erano provate da qualcun altro. Di sicuro, quel pensiero l'avrebbe fatto sentire meglio. E meno solo. Ma non le disse niente di tutto questo. Si limitò ad osservarla negli occhi, quegli occhi che iniziavano a piacergli troppo, e che, ora lo vide distintamente, si stavano velando di lacrime.
- Io
- ricominciò lei. Pareva quasi convinta a parlare. Ma poi scosse il capo, portandosi un istante la mano sugli occhi, interrompendo il contatto con quelli di Nick. Non credo di poterlo fare. disse soltanto, continuando a scuotere il capo. Non posso. Rimase così qualche minuto, immobile.
Mille furono i pensieri che attraversarono la mente di Lay in quei momenti. All'inizio era stata sul punto di dirglielo. Di dirgli tutto. Ma poi si era bloccata. Stava per piangere, lo sentiva. E l'avrebbe fatto sicuramente, se avesse parlato. Ma si fermò. Trasse un profondo respiro. Non era il momento adatto. Non poteva assolutamente crollare così, di fronte a lui.
Nick non sapeva che fare. La guardò rinchiudersi in se stessa, il viso coperto dalle mani, e si sentì terribilmente in colpa. Per un suo puro desiderio egoistico l'aveva fatta stare male. Si passò una mano tra i capelli, maledicendosi mentalmente. Poi lei trasse un profondo respiro, sollevando il capo, scoprendo di nuovo il viso. Si guardarono qualche istante, in silenzio.
- Scusami. disse infine lui. Lei scosse lievemente la testa.
- No, scusami tu, ma
- Nick la zittì, allungandosi per posarle un dito sulle labbra. Le fece un occhiolino.
- Non ti preoccupare. È tutto ok. quindi scostò la mano, passandola di nuovo sulla guancia di lei. Lay rabbrividì. In ogni caso, ti consiglio vivamente di cambiare sul serio marca di make up. continuò lui, con un aria molto seria, mostrandole le dita, ancora nere. Stava cercando di cambiare argomento, di farla sorridere. Questo sbava troppo. Non è una marca seria. scosse il capo con aria di disapprovazione. Quindi si mise a frugare nella tasca dei jeans, estraendone poi una matita nera, temperata a metà. Gliela porse. Non ce l'ho nuova, mi dispiace, questa gliel'ho fregata ad Aj per fargli uno scherzo...ma... te la regalo. Se ne comprerà un'altra! Lay osservò la matita, prendendola tra le mani.
- Ma, io
non posso accettarla
- cercò debolmente di protestare.
- Ah-ha. il dito sporco di nero di mosse in un gesto di diniego. Non voglio sentire ragioni
ne hai più bisogno di me. Il trucco sbavato non valorizza i tuoi bellissimi occhi. le disse, e per un attimo a Lay sembrò persino serio. Sorrise, stringendo la matita nel palmo della mano.
- Va bene
- sorrise, infilandosela nella tasca dei jeans, proprio dove l'aveva conservata lui fino a quel momento. Grazie. quindi prese in mano il cellulare, e fu solo allora che notò che ormai era trascorsa una mezz'ora buona, da quando era entrata nella caffetteria. Cazzo, è tardi. Gli altri mi aspettano. disse spalancando gli occhi, e alzandosi di fretta, infilando il cellulare nell'altra tasca. Lui guardò a sua volta il suo, e scattò in piedi ancora più velocemente.
- Cazzo, è tardi anche per me! Gli altri saranno incazzati come delle bestie
- borbottò, appallottolando il bicchiere fatto a pezzettini. Lay ridacchiò, osservandolo.
- Meglio che vada
- sviò il tavolo, trovandosi di fronte a lui. Lo guardò. Posso
? domandò, facendo il gesto d'avvicinarsi.
- Oh, certo
- rispose lui, che la stava osservando. Era più alto di lei di almeno una decina di centimetri, ma gli parve si fosse fatta ancora più piccola, quando gli aveva chiesto il permesso d'avvicinarsi. Sorrise, posando le braccia sulle sue spalle e posandole un bacio sulla guancia, che lei ricambiò, seppur l'avvertì ancora irrigidirsi. Sorrise, la ritrosia di quella ragazza ai contatti fisici lo inteneriva.
- Grazie
- disse lei, che era rossa in viso, quando si allontanò da lui. Si sentì un'emerita scema, a mostrarsi così. Grazie davvero. Non aggiunse altro seppur per un istante provò di nuovo l'impulso di raccontargli tutto. Ma si limitò a salutarlo con la mano, voltandosi. Arrivata sulla porta d'ingresso si girò, l'ultima volta. Nick
la canterai I Need You Tonight, vero? domandò, una nota speranzosa nella voce che al ragazzo non sfuggì.
- Certo
- annuì, sorridendole. Non era in programma, ma l'avrebbe cantata. Avrebbe convinto gli altri a suonarla. Lei ricambiò il sorriso, senza dire altro, uscendo, e allontanandosi. Dapprima camminando, poi iniziando a correre, diretta verso i cancelli, che a momenti sarebbero stati aperti. La osservò fino a che non giunse dall'altra parte della strada. Quella ragazza aveva qualcosa di magnetico, decise Nick. E, seppur avesse cercato di cambiare discorso, la sua mente continuava a domandarsi cosa avesse passato per arrivare al punto di rischiare la vita. Probabilmente però, non l'avrebbe saputo mai. Sospirò, quindi si girò per prendere la sua giacca. E fu solo allora che si accorse di uno zaino malandato abbandonato per terra, accanto alla sedia. Lo prese in mano, ma quando si girò, Lay era già sparita, probabilmente inghiottita dalla folla.
Lo zaino era lì, sulla sedia di fronte a lui. Nick non sapeva precisamente il perché se lo fosse portato via, invece che consegnarlo alla cassiera della caffetteria. Magari la ragazza sarebbe tornata indietro a cercarlo, e lei glielo avrebbe riconsegnato. A dir la verità, ci aveva pensato anche allora, a questa eventualità, ma alla fine se l'era preso lo stesso. Perché? Se lo domandava da giorni. Era passata una settimana dal concerto di Berlino. Ora si trovavano ancora in Germania, l'indomani sarebbero partiti per il Nord Europa, quindi sarebbero tornati a casa. Tre settimane, e avrebbe dovuto affrontare la situazione che lì lo aspettava. Sbuffò, non ne aveva assolutamente voglia. Aveva rilasciato il giorno prima un'intervista, sfogandosi a cuore aperto sulla sua storia finita. Indirettamente, sperava che Julie avrebbe letto quell'articolo, e l'avrebbe lasciato in pace. Aveva usato la stampa per i suoi comodi, lo sapeva, e se ne vergognava. Ma se pensava al suo ritorno a casa, quasi gli venivano i brividi. Conosceva fin troppo bene la sua ex, ormai così la poteva definire, ragazza, da sapere che avrebbe tentato di tutto per tornare con lui. Finchè erano lontani, la cosa non funzionava. Ma era conscio che sarebbe bastato un pianto o una crisi isterica in sua presenza per farlo cedere. L'aveva fatto fin troppe volte, mentre erano stati insieme. Tornò sullo zaino, cercando di distrarsi, osservandolo con attenzione, sebbene ormai quasi lo conoscesse a memoria, tante erano le volte che l'aveva guardato, e rigirato tra le mani. Era nero, di una stoffa ruvida. Sulle spalliere, erano disegnate delle zampine di gatto, che salivano fino alla cima. Sul fronte, con un pennarello bianco, erano state scritte le parole di "Safest Place To Hide": Can you see me here I am... Standing here where I've always been...
Nick amava molto il testo di quel pezzo. E, la prima volta che aveva visto quella scritta, aveva sorriso, proprio come fece in quel momento. Sotto le parole, c'era una tasca, alla cui cerniera era appeso un pupazzetto. Anche se era stato tentato parecchie volte, non si era mai azzardato ad aprirlo. Era combattuto tra l'incredibile curiosità di conoscere di più su quella ragazza, e il senso dell'educazione inculcatogli dalla madre, che gli impediva di mettere il naso nelle cose degli altri. Però, si disse, ormai l'aveva lì. Era da solo. Chi avrebbe saputo? Solo una sbirciatina, poi l'avrebbe richiuso. Si guardò intorno, come a controllare che davvero non ci fosse nessuno, seppure ne fosse certo. Quindi, con cautela, si avvicinò allo zaino. Lentamente aprì la cerniera della taschina, e infilò la mano, tirando fuori a caso il contenuto. Delle pile, non sapeva se nuove o usate, due elastici per i capelli, un paio di guanti a mezze dita, e un pacco di assorbenti. Quando realizzò cos'era l'ultimo oggetto che aveva trovato, Nick si affrettò a rimettere tutto nella tasca e a chiuderla, imbarazzato. Osservò qualche attimo lo zaino, come se si aspettasse che sputasse fuori qualche altro oggetto tipicamente femminile. Dopo qualche minuto, allungò nuovamente la mano, verso la cerniera più grande.
Dentro non sembrava esserci niente di particolare: una maglietta, una spazzola, una bustina con dei trucchi. Ciò che attirò la sua attenzione furono una macchinetta fotografica, e un diario. Prese prima la macchinetta, guardandola, accendendola. Accidenti, era un maledetto ficcanaso. Ma, impiccione per impiccione, meglio fare le cose per bene, no? Iniziò a scorrere le foto. Non erano molte, risalivano tutte alla settimana passata. Erano ritratti alcuni ragazzi, in treno, all'aeroporto. Poi c'erano le foto dei loro concerti. E lui compariva quasi in tutte. Le scorse velocemente, soffermandosi solo su una: erano loro due, al meet&greet. Ricordava, l'amica aveva scattato la foto di fretta, senza dargli il tempo di girarsi. E infatti, la foto era stata catturata nell'attimo in cui la osservava con un sorriso, quando l'aveva avvertita irrigidirsi. Lei aveva le gote arrossate, e guardava verso l'obiettivo con fare timido. Inspiegabilmente, sorrise. Non amava essere fotografato, ma quella foto gli piaceva.
Spense l'apparecchio, prendendo quindi il diario. Quello, probabilmente, era il custode di gran parte dei suoi segreti. Fece scorrere il dito sulle pagine ancora chiuse. Esitò, qualche istante. Solo un'occhiata. Non leggerò, si promise. Del resto, non avrebbe nemmeno potuto capire, visto che, molto probabilmente, era scritto in italiano. Lo aprì infine, facendo scorrere veloci le pagine. C'era qualche foto loro, molti disegni, alcuni parecchio belli. Scritte, qua è là, per lui incomprensibili. Alla metà del mese di luglio si fermò, colpito da una foto. Era una Lay parecchio gioSyd, quella ritratta. In quella foto, sicuramente non aveva più di quindici anni. Era seduta sul ramo di un albero, un cappello di paglia in testa. Era molto carina. E, di fronte a lei, c'era un'altra ragazza. Molto simile a lei. No, anzi
Identica a lei. All'inizio pensò si trattasse di un fotomontaggio, ma poi capì che dovevano essere gemelle. Guardò quell'immagine per un po'. Com'era diversa, dalla ragazza che aveva incontrato. Sorrideva, felice, una mano sul cappello per non farlo scappare via. Gli occhi però, erano gli stessi, li notò subito. Rimise la foto nella stessa pagina, arrivando all'intestazione del diario. C'era scritto il suo nome, il suo cognome, e
sorpresa. In fondo alla pagina, era segnato anche un numero di cellulare.
Istintivamente, lo sguardo di Nick scattò verso il proprio telefonino, abbandonato nel centro del suo letto. Ma subito lo distolse, scuotendo la testa. Che cazzo gli passava nel cervello? Mica poteva mettersi a telefonare a tutte le ragazze che incontrava, così. Non poteva certo permettersi di far avere il suo numero a una persona che non conosceva. E se l'avesse dato in giro? Non sarebbe stato assillato solo da Julie, ma anche da una miriade di fans. Riguardò il numero. Lo rilesse un paio di volte. Non sapeva niente, di lei. Niente. Eppure, voleva sapere di più. Nessuno gli assicurava che si sarebbe comportata bene. Nessuno. Eppure, voleva rischiare. Si avvicinò al letto, il diario ancora in mano. E poi, chiamarla per dirle cosa? Ciao, sono lo stronzo che ti ha rubato lo zaino. No, non andava, decisamente no. Prese il telefonino, aprendo e chiudendo lo sportellino un paio di volte. Ma perché si faceva tutte quelle storie? Tanto non l'avrebbe chiamata. Certo, lui stava solo facendo delle supposizioni, infatti. Riaprì lo sportellino l'ennesima volta, compose le prime tre cifre, poi le cancellò. Vediamo se ho una buona memoria, si disse. E digitò il numero sulla tastiera, velocemente. Controllò. Ne aveva sbagliate quattro. Riproviamo. Ma solo per gioco, eh. Mica voleva chiamarla. Ricompose di nuovo. Stavolta, ne aveva sbagliata una. Ultima chance, pensò. Il dito scorreva veloce sui piccoli tastini. Sorrise. Sapeva, che era giusto. Ma lo controllò, per sfizio, giusto per avere la soddisfazione. Chiuse il diario, posandolo sul comodino. Bene, e ora che sapeva a memoria il suo numero, che se ne faceva? Si sdraiò sul letto, portando una mano dietro la testa, l'altra ancora stringeva il cellulare. Chiuse gli occhi. Odiava quei momenti, non sapeva che fare. Si sentiva fottutamente solo. Brian era con Leigh, Kev con Kristin. Aj e Howie sicuramente erano a farsi una birra da qualche parte. In nessuno dei tre casi, a lui era consentito partecipare. Sbuffò, guardando di nuovo il cellulare. Il numero era ancora lì. Chissà come avrebbe reagito, nel capire che era lui al telefono. Magari gli avrebbe appeso in faccia. O si sarebbe messa a urlare. O magari no. Ma in fondo, che gliene importava? Non fece in tempo a rispondersi, perché già aveva premuto la cornetta verde. E, dall'altra parte, un cellulare iniziò a squillare.
Lay venne svegliata dall'insistente suoneria del telefono, accompagnata dalla vibrazione, che scuoteva tutta la piccola mensola di legno sopra il letto. Diede un'occhiata alla sveglia, che segnava le 4 del mattino. Maledetto fuso orario. Tutti si dimenticavano, che lì a New York erano sei ore indietro. Decise di ignorarlo, e si rigirò dall'altra parte, riavvolgendosi nel piumino. Ma, bastarono un paio di squilli, un'altra vibrazione, e il cellulare finì sul bordo della mensola, cadendo poi da esso, dritto sulla testa della ragazza. Un'imprecazione, pronunciata tra i denti, seguì la collisione. Che insistenza, porca miseria. Alzò la testa, afferrando il telefono con aria decisa. Chiunque stesse rompendo i coglioni, avrebbe capito quale terribile errore avesse commesso a chiamarla a quell'ora.
- Pronto? quasi ringhiò nella cornetta, cercando di apparire il più possibile poco incline a una conversazione telefonica.
- Hello? Fu la risposta dall'altra parte. Inglese
bene, quindi non era un errore di fuso orario
era proprio qualcuno che aveva deciso di farla arrabbiare. Ti disturbo?
- Ma chi è? Ma ti rendi conto che ore sono, cazzone? chiese lei, passando subito al Tu, non preoccupandosi minimamente della reazione del suo interlocutore.
- Cazzone? Nelle scuole italiane vi insegnano anche questi termini? chiese lui, ridacchiando. Era decisamente incazzata. Ma la cosa, invece che preoccuparlo, lo divertiva.
- Nelle scuole italiane
? Ma, che ne sai, scusa? Mi vuoi dire chi sei? E' notte fonda, e, non so tu, ma non amo essere svegliata per fare gli indovinelli. rispose Lay, alzando gli occhi al cielo. Anzi, a dire la verità non amo essere svegliata, e basta. Lui sorrise, a quella piccola considerazione personale.
- Lo so, perché sei stata tu a dirmi che hai studiato Inglese per 15 anni
o sbaglio? Cercavo Lay, ma devo aver sbagliato numero
- Che gran faccia da culo che aveva, lo sapeva. Lei era incazzata nera, e lui faceva pure il vago. Sorrise, guardando il soffitto.
Dall'altra parte del filo, ci fu un lungo attimo di silenzio. Lay credette di non aver sentito bene quella frase. Glielo aveva detto lei
inglese per 15 anni
O. Mio. Dio. No
non poteva essere lui. Era un sogno. Questa volta per forza. Cioè, stava a letto, stava dormendo, ne era certa. Si tirò un pizzicotto sul braccio. Due volte. No, decisamente non era un sogno. O cazzo.
- N
Nick? domandò, il tono incredulo. Ti prego. Dimmi che non sei tu. Cioè, dimmi che non sei Nick. Dimmi che sei tu , pinco pallino che abiti all'angolo della strada. Non posso aver fatto una tale figura di merda.
- Certo che sono io. E' tua abitudine parlare della tua carriera scolastica con la gente? Allora non sono l'unico a fare discorsi poco originali. Ancora quell'adorabile risatina. E' lui. Lay si passò una mano sul viso, come se, anche al telefono, volesse nascondere la faccia che era diventata color peperone.
- Oh, scusami, è che
- Stavi dormendo. Scusami tu, non sapevo dormissi, a quest'ora. Sono uno scemo. disse, passandosi il telefono da un orecchio all'altro.
- Eh si
ma
ma
- un lampo, nella testa della ragazza. Si passò una mano sulle labbra, stupita. -
ma come fai ad avere il mio numero? Cioè
- si azzittì, giocherellando con il proprio labbro. Come poteva averlo? Non riusciva ad immaginare nessuna cosa possibile che gli avrebbe permesso di averlo
a meno che
lo zaino. Ecco, dove l'aveva lasciato. Da Starbucks. -
tu hai il mio zaino, non è vero? Questa volta fu Nick ad arrossire dall'altro capo del telefono.
- Ehm
si. Ce l'ho io. Si aspettava già che la ragazza si arrabbiasse dopo quella confessione, e strinse lievemente gli occhi.
- Oh, grazie al cielo!!! Credevo d'averlo perso mentre stavo male!! Lay sorrise sollevata. Tutte le sue cose. Il suo diario. Non erano andati persi.
- Ma come
non sei arrabbiata? Nick riaprì gli occhi, incredulo.
- No
sono sollevata. disse lei. Ero terrorizzata dall'idea che l'avesse preso qualcuno, che uno sconosciuto potesse ficcare il naso nelle mie cose. Ma so che ce l'hai tu, e sono molto più tranquilla. A quelle parole, Nick sorrise. Quella ragazza lo sorprendeva ogni volta. Ma, allo stesso tempo, si sentì uno stronzo. Lei si fidava di lui, e invece si era comportato proprio come quello sconosciuto che temeva le avesse rubato lo zaino. Si morse il labbro, pensieroso. Ma perché mi hai chiamato? continuò Lay. Non riusciva a capacitarsene.
- Beh, ecco
- Esatto Nick. Perché l'hai chiamata? Fece girare lo sguardo per la stanza, come se potesse suggerirgli una motivazione plausibile. Finchè non incontrò lo zaino. Beh, ma per il tuo zaino, ovviamente. Bugiardo. Mica me lo posso tenere, no? Te lo vorrei ridare.
- Oh
- replicò, come se stesse metabolizzando la sua risposta. Aveva pensato a ridarglielo. Era davvero troppo, per lei. Beh, non so come potresti
-
Beh, potrei spedirtelo, no? suggerì lui. Ora siamo in Germania, se domani lo faccio spedire credo che non ci metterà molto ad arrivare in Italia.
- Oh, spedirmelo, certo, certo
annuì Lay. Quindi si bloccò alle sue parole. Ma
non è possibile
- E perché mai? chiese lui, aggrottando le sopracciglia. Il telefono passò di nuovo sull'altro orecchio.
- Beh, perché io ora non mi trovo in Italia. Sto a New York. rispose.
- A New York? Nick strabuzzò gli occhi stupito. Allora per forza ti ho svegliato
lì sono le 4 del mattino! O Dio, scusami!! si coprì gli occhi con la mano, sentendosi un cretino. Ma
perché sei a New York? domandò poi. Ma che ti importa, Nick?
- Oh, non ti preoccupare
- Lay, sei tu, la cazzona. Fosse stato un altro te lo saresti mangiato vivo, altro che non ti preoccupare. Beh, New York sarà la mia casa per i prossimi sei mesi. Sono qui per studio.
- Ah capisco
- Sei mesi. Lei. A New York. Beh, allora te lo spedirò a New York, lo zaino. cercò di tornare all'argomento principale, senza distrarsi, senza immaginarsela passeggiare per quelle strade che percorreva ogni giorno, quando era a casa.
- Oh, mi faresti un'enorme favore
- Lay sorrise, felice al pensiero di riavere le sue cose.
- Certo. Solo, mi devi dare l'indirizzo. Disse lui, alzandosi, in cerca di carta e penna. L'unica cosa che trovò, fu il suo diario. Lo prese, assieme a una penna che stava sul comodino. Lay gli dettò l'indirizzo, e lui lo annotò velocemente. Oh, conosco quel posto, è vicino allo studio fumettistico dove abbiamo fato il BsBProject! esclamò, senza pensarci. Bene allora, te lo farò mandare prima possibile. Ci vorrà un po' più di tempo, dato che è una spedizione internazionale.
- Si, si, non c'è problema. Basta che arrivi. disse lei, ancora sorridente. Grazie per il pensiero, Nick
- Nessun problema. sorrise, posando il diario. Quindi buttò uno sguardo all'orologio. Ora scusami, ma devo andare, tra poco ho le prove con gli altri. Si accorse che un po' gli dispiaceva, appendere. Quella chiacchierata telefonica l'aveva messo di buon umore.
- Oh, certo, non ti trattengo. Io invece
credo tornerò a dormire. Il mio amico cuscino reclama la mia presenza. Entrambi sorrisero, seppur non potessero vedersi.
- Un'ultima cosa, Lay
- lei sussultò appena, nel sentirlo pronunciare il suo nome. -
ti è piaciuta la canzone, al concerto? si riferiva a "I Need You Tonight", chiaramente. Era riuscito a convincere gli altri a suonarla, e l'aveva cantata con talmente tanta passione e sentimento, che gli avevano persino fatto i complimenti, a concerto terminato. E l'aveva cantata per lei.
- Si
moltissimo. rispose lei, una nota malinconica nella voce. Grazie
- rimase pochi secondi in silenzio, quindi aggiunse - Buonanotte, Nick.
- Buonanotte. rispose lui, e premette la cornetta rossa sul cellulare.
Lay sorrise, nel buio della sua stanza, posando il cellulare di nuovo sulla mensola. Presto avrebbe riavuto il suo zaino. Il suo diario. E tutto grazie a lui, che, più passava il tempo, più considerava una persona meravigliosa. Come meraviglioso era tutto quello che le era successo ultimamente. Incontrarlo, parlarci, ricevere addirittura una sua telefonata. Non l'avrebbe mai potuto raccontare a nessuno, non ci avrebbero creduto. L'avrebbe conservato, nel cuore, ogni singolo istante. Chiuse gli occhi, posando la testa sul cuscino.
Nick osservò lo schermo, per qualche istante. Se la immaginava, sorridente, per aver saputo che il suo zaino non era andato perso. S'immaginò i suoi occhi, brillare, contenti. E si sentì felice. Felice, di averla fatta sorridere. Guardò l'indirizzo annotato sulla pagina colorata del diario. E sentì un'incredibile voglia di fare qualcosa di pazzo. Si, le avrebbe reso il suo zaino.
Lay si guardò allo specchio, sciacquandosi il viso con dell'acqua fredda. Era molto irritata. Aveva appena litigato con Jade, il ragazzo con cui usciva da circa due settimane. E per cosa? Perché non lo aveva aspettato all'uscita del campus, dopo le lezioni. Sospirò, alzando gli occhi al cielo. Possibile che ogni ragazzo con cui usciva, doveva dimostrarsi irrimediabilmente infantile? Arricciò le labbra, uscendo dal bagnetto, e andando verso il cucinino, in una disperata ricerca di un po' di caffè. Decisamente, quella di intraprendere una, seppur lenta e tranquilla, frequentazione era stata una pessima idea. Probabilmente non era ancora pronta, pensò, mentre buttava nella tazza calda due cucchiaini di zucchero grezzo. Ma a chi voleva darla a bere? Era pronta eccome. Aveva bisogno, lo sentiva, di una persona vicino. Il problema era che era stufa di essere presa in giro. Ciò di cui non aveva voglia, era delle solite cose stupide, dei rapporti che non lasciano niente. Sognava una storia d'amore con la A maiuscola, quella da film e da romanzi rosa, e allo stesso tempo era consapevole che non la poteva ottenere. Ebbene si
a 23 anni si ritrovava già cinicamente disillusa verso il mondo. Sei un caso senza speranza, Lay, si disse sorseggiando il suo caffè, e osservando fuori dalla finestra.
Il vialetto ciottolato si snodava in un giardino verde, in cui, tra gli alberi, erano nascoste tre palazzine. E ora, quale delle tre sarà? Lo zaino in spalla, occhiali enormi e cappuccio a coprire il viso, Nick camminava, il passo incerto, fermandosi nel punto in cui il vialetto si divideva. Osservò le tre costruzioni, dirigendosi poi verso la prima. Guardò i nomi sui campanelli, ma non trovò niente che gli ricordasse Lay. Tornò indietro, al bivio, diretto quindi al secondo palazzo. Salì i tre gradini che portavano all'entrata, pronto a sbirciare di nuovo i campanelli, ma venne fermato dallo scatto della porta. Da dietro di questa, fece capolino una ragazza bionda, i capelli raccolti in due treccine, indosso una felpa dei Backstreet Boys. Ecco, ci mancava questa. Con aria vaga, Nick guardò in aria, rimanendo voltato verso il pannello del campanelli, fingendosi assorto a cercare il cognome giusto, ma, in realtà preoccupato di non farsi riconoscere.
La ragazza lo guardò un attimo perplessa. Quel tizio le ricordava in maniera strabiliante il suo cantante preferito. Si fermò alla fine dei gradini, guardandolo, ma lui non si voltò, e non potè accertarsi se si trattasse di lui o meno. Sbuffò, stringendosi nelle spalle, ritornando a dirigersi verso la fermata dell'autobus. Si infilò il lettore nelle orecchie, e partì la loro ultima canzone. Scosse il capo, sorridendo. Che scema, per un attimo aveva creduto che quel ragazzo fosse Nick Carter. Ormai li ascoltava talmente spesso, che se li sognava dappertutto.
Nick osservò la ragazza allontanarsi, sospirando di sollievo. Quando aveva visto la sua felpa, aveva creduto d'essere spacciato, ma per fortuna non l'aveva riconosciuto. Decisamente, l'idea di andare lì era stata pessima. Lanciò un'ultima occhiata al pannello dei campanelli. Nessun nome che potesse tornargli utile. Ma chi glielo aveva fatto fare? Per una volta doveva dare ragione a Brian, certe volte aveva delle idee davvero da cazzone. Incrociò le braccia, sistemandosi lo zaino sulla spalla. E ora? Le alternative erano due. O gli arrivava un'illuminazione divina, o se ne andava. In ogni caso, la cosa doveva avvenire a breve, brevissimo termine. Alzò lo sguardo al cielo, come se davvero aspettasse un cenno. Dannazione. Quando gli aveva dettato l'indirizzo, Lay gli aveva detto che il nome che appariva sul campanello era diverso, ma lui non l'aveva annotato, perché, al momento, gli era sembrato ovvio e facile da ricordare. Talmente facile, che infatti ora se l'era scordato. Che memoria di merda, Nick
la soglia dei 30 anni inizia a farsi sentire, eh. Sei vecchio. Vecchio
vecchio
ma certo, Holden!! Ecco qual'era il cognome. Si girò, osservandosi nel vetro del portone, sorridendosi gongolante, quasi per complimentarsi con se stesso per esserselo ricordato. Lo cercò nella lista, e lo trovò quasi subito. Holden, 5 piano. Suonò il campanello, tenendolo premuto abbastanza a lungo.
- Chi è? la voce di Lay uscì dall'interfono quasi subito. Nick sorrise, gli faceva piacere risentirla.
- Postino. rispose soltanto.
- Arrivo subito!!! e, a seguire, il rumore del citofono chiuso.
Si girò, guardandosi ancora riflesso, sistemandosi i capelli, e la felpa. Sarà contenta di vedermi? Si domandò. Ma certo, che domande, è ovvio che sarà contenta. Hai il suo zaino. Sarà contenta per forza, si ripeteva. Ma, quando Lay aprì il portone e si trovò lui davanti, invece del postino, a Nick parve che lei sorridesse per tutto, tranne che per lo zaino.
Non riusciva a crederci. Nick. Era lì. Di fronte a lei. Anche con quel cappuccio e quegli occhialoni, non poteva non riconoscerlo. A Lay non sembrava vero. Si rendeva conto di sorridere come un'ebete, ma il trovarselo lì era la sorpresa più bella che potesse farle. Abbassò lo sguardo in un secondo momento, notando solo allora lo zaino. Il suo zaino! Glielo aveva riportato! D'impulso, gli gettò le braccia al collo, in un impeto di felicità estrema. Era tutto troppo bello.
Questa volta fu Nick a irrigidirsi. Quell'abbraccio così spontaneo e improvviso, l'aveva colto di sorpresa. Sorrise imbarazzato più per la sua reazione che per l'abbraccio in sé. Aveva un profumo buonissimo, sapeva di zucchero filato. Non l'aveva mai notato prima.
- Ehy piccola, sono contento anche io di vederti. disse in tono ironico, cercando di sdrammatizzare un gesto talmente naturale e piacevole che, altrimenti, gli avrebbe dato troppi pensieri. Lay si staccò, guardandolo sorridente. L'aveva abbracciato di impulso, è vero, un gesto forse azzardato, ma non le importava, era davvero felice di vederlo. Quella sorpresa era più di quanto avesse mai potuto sperare.
- Non dovevi!! esclamò guardandolo, e indicando con lo sguardo lo zaino che Nick teneva sulla spalla.
- Ehm
ci sono stati dei problemi alle poste, in Germania. borbottò il ragazzo, ringraziando il cielo di avere addosso gli occhiali a nascondere la sua espressione. Perchè diceva tutte queste bugie? Forse perchè lui stesso non si sarebbe ritenuto credibile a dirle la verità, ossia che aveva voglia di rivederla, non sapeva perchè, ma lo voleva davvero. Aveva contato i giorni che mancavano al ritorno in America, aveva organizzato tutti gli impegni in modo da avere la giornata libera. E questo, Nick lo sapeva benissimo, non era una cosa normale. Ma, sinceramente, non gli importava. Era stufo di fare le cose seguendo ragionamenti assennati, di pensare a perchè, per come, e alle conseguenze di ogni cosa. Aveva già troppi problemi sulle spalle. Voleva vivere d'impulso, ed è quello che stava facendo, seguiva i pericolosi impulsi che lo conducevano inspiegabilmente sempre verso quella ragazza.
- Ah, problemi alle poste
capisco
- lo guardò con un'aria alquanto scettica, ma non indagò oltre. Rimasero ad osservarsi per qualche minuto. Beh
- disse poi lei, facendo vagare lo sguardo in alto, per poi tornare su di lui. Che doveva fare, ora? Lui era venuto fin lì per portargli lo zaino, mica poteva prenderlo e lasciarlo lì sotto casa. Già che sei qui
ti va di assaggiare un vero caffè? gli propose con tono quasi di sfida, un sorrisetto sulle labbra. Lui annuì. In fondo, pensò, era quello che sperava
Lay sorrise, aprendo il portone e facendogli cenno di seguirla. Presero l'ascensore, che era parecchio piccolo, per contenere loro, e lo zaino. Si trovarono uno contro l'altra, il naso di Lay all'altezza del petto di Nick.
- Ehm
che piano? chiese lui, guardandola dall'alto. Quel profumo. Zucchero filato. Gli stava entrando nelle narici, e nel cervello, ora che erano così vicini. E se l'avesse toccata, movendosi? Lei avrebbe potuto pensare che la stava toccando apposta. No, no. Meglio non fare il minimo movimento.
- Il quinto
- disse lei, tenendo lo sguardo basso, a terra. Cielo, erano troppo vicini. Avrebbe voluto sprofondare, stare così appiccicata a lui la metteva troppo in imbarazzo. E se, mentre si muoveva lo toccava per sbaglio? Avrebbe pensato che l'aveva fatto di proposito. O mamma. Meglio rimanere immobili.
Trattennero entrambi il fiato per il breve tragitto dell'ascensore che sembrò infinito a tutti e due. Quando il campanello avvisò dell'arrivo del piano richiesto, Nick sgusciò velocemente fuori dall'abitacolo, tenendole aperta la porta. Dio benedica Chanel per aver costruito questi occhiali da sole, pensò tra sé e sé. Lay uscì, andando verso la porta, cercando di sembrare più naturale possibile. Aprì con le chiavi, lasciando poi che lui entrasse al seguito. Posò le chiavi sul tavolino e si voltò per dirgli qualcosa, ma venne interrotta dal suono del suo cellulare.
- Pronto? Ciao, mamma. rispose, alzando gli occhi al cielo in un'espressione che fece sorridere il ragazzo. Si, si. Scusami un attimo. coprì la cornetta. Fai come se fossi a casa tua, tranquillamente. Torno subito. Quindi uscì sul pianerottolo, chiudendosi la porta alle spalle.
Nick si guardò intorno. L'appartamento era piccolo, ma molto carino. Era parecchio simile a quello dove aveva vissuto lui i primi tempi. Sorrise ripensando a quei giorni, che ora gli sembravano così lontani. Un salotto diviso dalla cucina da un muro aperto. Poi una porta, che molto probabilmente portava alla camera e al bagno. La sua camera. Inspiegabilmente, aveva voglia di vederla. Lo zaino ancora sulla spalla, si diresse verso quella porta. Non si era sbagliato, era proprio quella della stanza di Lay. C'era una scrivania, con un computer portatile. Un ampio armadio, e una valigia aperta e semi piena ai piedi del letto, che era grande, con una mensola sopra la testa.. Sulle pareti, c'erano dei loro poster. Sorrise. Non sapeva perché, ma gli piaceva l'idea di essere nel suo mondo. Lei, che probabilmente sapeva gran parte delle loro, della sua vita, che poteva dire, se non di conoscerlo, almeno di sapere qualcosa su lui, ai suoi occhi invece era una sconosciuta. Seppure quegli occhi, quel sorriso, quel profumo, a Nick parevano così familiari e piacevoli. E ora si trovava nella stanza dove lei si svegliava ogni mattina, dove passava gran parte della giornata. Gli sembrò che, per una volta, i ruoli si fossero invertiti. Era un ficcanaso, e lo sapeva, ma non si vergognò minimamente a guardarsi attorno con attenzione. Voleva sapere di più su quella ragazza. Voleva capire. Notò, sulla mensola, un'altra foto. Ancora una volta, lei, più piccola, e un'altra ragazza, identica. A questo punto fu certo che si trattasse della sorella. Poi delle foto con degli amici. Nessuna foto con un ragazzo, constatò con un sorriso. Che poi, a lui, che gliene importava? Assolutamente niente, certo. Era solo curiosità. C'erano anche dei disegni e delle foto, sparsi qua e là. Dovevano essere opera sua. Li osservò ammirato. Quella ragazza aveva un senso artistico impressionante. I disegni erano molto belli, e anche le foto. Non ritraevano niente di particolare, perlomeno ai suoi occhi. Piccoli oggetti quotidiani, paesaggi, particolari insignificanti. Ma con giochi di luce, contrasti, prosepettive magnifiche. Abbassò lo sguardo, trovandosi accanto a una sua foto. Gli fece uno strano effetto, gli sembrava di essere allo specchio. Anzi, no
in quella foto era davvero una cosa orribile. Aveva ancora i capelli lunghi, tutto sudato. Eppure, lei vi aveva disegnato accanto un cuoricino. C'era la data del concerto di Milano, poi quella di Berlino, e sotto "Thanks." Sfiorò con le dita quella scritta, e sorrise, ripensando a quegli incontri. E fu così che lo trovò Lay quando aprì la porta della camera. Subito avvampò, diventando color peperone. Oddio, lui stava guardando i suoi poster!! Ecco, dopo quello poteva anche sotterrarsi.
- Ehm
- tossicchiò imbarazzata, passandosi una mano tra i capelli. Non ti trovavo più
- Anche lui arrossì, voltandosi e vedendola.
- Oh si, è che
- si morse il labbro. Un'altra scusa non sarebbe stata credibile. Sono tremendamente curioso, scusami. - Ammise. - Non avrei dovuto
esco subito, se vuoi.
- Oh, no, no
non ti preoccupare. lo fermò lei con un cenno. E' che
beh, è alquanto imbarazzante, insomma. Io ho le tue foto appese in camera, e tu sei qui dentro, e, insomma
cioè
- disse, quasi balbettando. Probabilmente pensi che sono infantile, a 23 anni, ad avere una camera che pare quella di una ragazzina.
- Affatto. la sorprese lui. Anzi, mi piace. Assomiglia alla mia, a Bellville. Poster dei Backstreet Boys a parte, ovviamente. - E si lasciò sfuggire una delle sue solite risatine adorabili. Lay parve quasi rincuorata, da quella frase.
- Beh, allora
- non continuò, non sapeva che dire, in realtà. Guardò lo zaino sulla spalla di lui, e glielo indicò. beh
- disse, allungando le mani. Lui la osservò, per un attimo gli parve che stesse reclamando un abbraccio, o simili, quindi si accorse solo in un secondo momento che in realtà l'oggetto dei suoi desideri era quello che aveva in spalla.
- Oh, si, scusami
- si sfilò lo zaino, porgendoglielo, e borbottando contro se stesso e le allucinazioni che stavano iniziando ad avere. Tutta colpa dello zucchero filato, decise.
Lay prese lo zaino, e, nel farlo, sfiorò la mano di Nick. Era gelata, notò. Sollevò lo sguardo, incontrando quello di lui. Si guardarono, entrambi, come se quel contatto avesse fatto scattare una molla, o una scossa. Nick fissava quegli occhi color nocciola, e respirava il suo profumo nell'aria. Passò appena la lingua sulle labbra, a inumidirle. Fermati, si diceva. Perché tu adesso la prendi e la baci. Ti conosco, Nick, ti conosco
fermati
continuava a dirsi, mentre si sporgeva appena. Che cazzo vuoi fare? E' una tua fan
non puoi baciarla
Lay non poteva che guardare quegli occhi azzurri, stupendi, così magnetici da toglierle il fiato. Sentiva ancora il freddo sulle dita, come se il contatto delle loro mani non si fosse mai interrotto. Osservò la sua lingua passare sulle sue labbra, e una vocina nella sua testa iniziò a bisbigliare. Adesso ti bacia. Si si. Adesso lo fa
Mi bacia
? O cielo. No!! Pensò lei, chiudendo gli occhi, e interrompendo quello sguardo che era durato già troppo a lungo. Non lo stava per fare. Assolutamente no! Non poteva essere. E anche se fosse stato
era meglio se non fosse mai accaduto. Riaprì gli occhi, guardandolo di nuovo, ma anche lui aveva percepito l'interruzione di quella sorta di magnetismo che si era creato tra di loro. Le sorrideva, semplicemente.
- Allora lo vuoi questo caffè? domandò lei, posando lo zaino a terra, interrompendo il silenzio. Erano passati solo pochi secondi, ma a lei erano sembrati minuti. Minuti in cui ci era mancato poco che le pigliasse un infarto.
- Non si dica mai che io ho rifiutato un caffè
- rispose Nick con un occhiolino. Porca puttana. Stava davvero per fare una grande cazzata. Per fortuna lei aveva chiuso quei fottutissimi meravigliosi occhi. Un attimo, ma gli era bastato per rinsavire, prima di commettere un gesto che avrebbe potuto essere un'errore.
- Bene, vieni
- disse Lay uscendo dalla stanza, diretta verso la cucina, e lui la seguì, in silenzio, chiudendosi la porta della camera alle spalle.
Erano seduti uno di fronte all'altro, il caffè tra le mani. Imbarazzati. Sembrava una prassi ormai dei loro incontri. Nick sorrise pensando a questo
ormai, doveva essere d'obbligo che ogni volta che incontrava quella ragazza il tutto fosse condito da una tazza di caffè e una valangata di imbarazzo. Come quella volta a Berlino. Solo che stavolta non si trovavano in una caffetteria, ma al tavolo di casa sua, e l'imbarazzo non era più derivato da un maldestro incidente, ma da un bacio per poco mancato. Decisamente avevano fatto dei passi avanti. La tazza fumante era davanti al viso, la teneva stretta con entrambe le mani, come se volesse coprirsi con essa. La osservò silenzioso, mentre girava il cucchiaino nella sua, e si chiese come mai stava per fare quello che non aveva fatto. Poi lei si portò la tazza alle labbra piccole e invitanti, sollevando lo sguardo e guardandolo con quegli occhi color nocciola, e Nick ebbe la sua risposta senza doverci nemmeno riflettere molto. Dannazione, era decisamente attratto da quella ragazza. Il che, in quel momento, poteva essere solo una complicazione, si disse. Tossicchiò nervosamente, portando a sua volta le labbra sulla tazza, e sorseggiando il caffè. Cazzo, se era buono. Ne bevve un altro sorso, tornando poi su di lei, che lo guardava con un sorrisetto divertito sul viso.
- E' buono, vero? disse ridacchiando. Ora potresti anche ammettere che quella di Starbucks è una brodaglia. Nick si morse il labbro. Aveva perso. Quel caffè era dannatamente buono, anzi, di più
- Ok, ok, lo ammetto
è più che buono. disse con un sospiro, posando la tazza vuota sul tavolo e sollevando le mani in segno di resa. Però tu adesso mi devi assolutamente dire come lo fai! Cioè
lo voglio pure io!! Me lo voglio fare a casa!! disse incrociandole poi in segno di preghiera.
- Cosa
? No, no, non esiste, è un segreto. Non te lo dirò mai. rispose lei risoluta, più per una divertente ripicca che per il "segreto" che altro non consisteva nella vecchissima moka della nonna, oggetto sconosciuto agli americani. Nick piegò il labbro inferiore in una smorfia di disappunto.
- Nemmeno se ti faccio gli occhioni? disse guardandola con l'aria da cucciolotto bastonato che, lo sapeva, aveva sempre effetto sulle ragazze. Lay lo guardò assumere quell'espressione così tenera e irresistibile. O no
allora giochi sporco, maledetto, pensò, spostando lo sguardo per obbligarsi a non guardarlo.
- No, mi dispiace, ma non fa alcun effetto. disse, cercando di apparire più veritiera possibile. Si alzò quindi di scatto, per impedirgli di contrattaccare al suo ennesimo rifiuto con un colpo basso come quello appena sfoderato. Non osava immaginare quale altra espressione avrebbe avuto il coraggio di tirare fuori per convincerla
quegli occhi azzurri, non poteva resistere. Si avvicinò al thermos che aveva riempito di caffè e se ne versò un'altra tazza. Però posso dartene ancora, se lo vuoi.
- Oh si!!!! esclamò Nick tutto contento, porgendogli la tazza. Alla fine, aveva ottenuto quello che voleva, anche se in parte. La guardò, divertito dalla sua reazione alla faccia da cucciolotto. Era estremamente tenera quando si sentiva in imbarazzo.
Lay gli riempì abbondantemente la tazza, evitando di soffermarsi troppo sul fatto che Nick Carter fosse seduto nella sua cucina a sorseggiare caffè come se fossero vecchi amici. Ancora non riusciva a capacitarsene, era successo tutto così in fretta
anche se, presi singolarmente, i loro incontri avevano una certa logica, la storia nel suo insieme era a dir poco assurda. E la cosa più assurda è che fosse successa a lei. Sospirò, sedendosi di nuovo di fronte a lui, al tavolo.
Nick la guardava, ripensando alla serie di pazzesche conseguenze che nell'ultimo mese l'avevano legato a quella ragazza. Se qualcuno gli avessero detto, due mesi fa, che si sarebbe trovato ad attraversare mezza New York per vedere una sua fan, probabilmente gli avrebbe riso in faccia. E invece si trovava proprio lì, nella sua cucina. Si ridestò dai suoi pensieri rendendosi conto che tra di loro era sceso il silenzio da parecchi minuti, entrambi concentrati sulla propria tazza di caffè.
- Allora, Lay
- la ragazza ebbe un piccolo sussulto, richiamata da quella voce che pronunciava il suo nome. -
come ti trovi qui a New York? le chiese, sorseggiando con gusto la bevanda calda, complimentandosi con se stesso per la solita originalità degli argomenti.
- Uhm
piuttosto bene direi. Anzi
molto bene. disse, con un sorriso. - Lo scambio va bene, almeno per il momento, e sono già riuscita a dare il primo esame. si mise composta sulla sedia, chiaro segnale di quanto fosse orgogliosa di questo. E poi, la adoro come città. Mi piace molto viverci, amo la sua confusione, in cui puoi perderti come niente, amo la vista di Manhattan e della Statua della Libertà, amo i mega cartelloni pubblicitari sempre accesi e il traffico assordante di prima mattina, che mi fa arrivare a lezione la mattina con l'udito ridotto di un bel tocco. Nick la ascoltò in silenzio, un sorriso sul volto. Era incredibile
aveva descritto la città nello stesso identico modo in cui ne parlava lui, appena vi ci si era trasferito con la madre. Lo stesso entusiasmo, la stessa luce negli occhi. E poi, diciamo che con questo viaggio ho saldato un debito
- aggiunse lei, la voce che si spegneva, tornando a fissare la propria tazza.
Nick intuì che la cosa doveva essere un punto dolente per lei, magari proprio ciò a cui si riferiva quando gli aveva detto quella frase, la prima volta che l'aveva incontrata. Cercò di trattenersi, per qualche secondo vi riuscì, quindi le parole scapparono prepotentemente dalle sue labbra.
- Un debito? domandò, in tono più curioso di quello che voleva mostrare. Subito si morse il labbro, domandandosi perché non si faceva un po' i cazzi suoi. Ma quell'espressione sul suo volto gli impediva di rimanere indifferente, percepiva nei suoi occhi il bisogno di sfogarsi. La guardò negli occhi, cercando di comunicarle quanta più sicurezza potesse. Fidati di me, Lay, sono qui per aiutarti. E poi, sordido, in sottofondo, c'era sempre il suo disperato bisogno di certezze, di sentirsi utile. Lo stai facendo solo per te stesso, Nick?
Lay sollevò lo sguardo verso di lui, alla sua domanda. Era la seconda volta che le chiedeva di parlargli. La prima volta si era rifiutata, era ancora in stato troppo emotivo e confuso, dopo la crisi di panico che l'aveva colta, per poter parlare senza rischiare di stare di nuovo male. Ma stavolta non aveva scusanti. Aveva voglia di parlarne? Fissò di nuovo gli occhi di Nick, così chiari, limpidi, dolci, pareva quasi la invogliassero a sfogarsi. Come se le dicessero: Fidati di me, sono qui per aiutarti. Del resto, lui l'aveva già aiutata una volta, anche se indirettamente. C'era sempre quella fottutissima paura di scoprirsi, di mostrarsi. Non l'aveva mai fatto con nessuno. Ma lui, quegli occhi
qualcosa le diceva che poteva farlo. O forse semplicemente, ci sperava, lo voleva credere con tutta se stessa.
- Si, un debito
con mia sorella. pronunciò infine. Samantha. Sam.
- E' quella in foto con te vero?- disse lui, alludendo alla foto che aveva visto in camera, e nel diario. Parlava in tono pacato, dolce, non voleva forzarla a dire qualcosa che non volesse.
- Si, è lei, mia sorella gemella
in quella foto avevamo
diciassette anni. E' stata scattata poco prima del nostro diciottesimo compleanno
poco prima
che
- si morse il labbro, mentre un lieve sospiro le gonfiava il petto. Quanto le costava parlarne. Da quanto tempo non lo faceva? O meglio, l'aveva mai fatto? Ci aveva spesso pensato, ma non ricordava di essersi mai sfogata con nessuno.
- Prima che
? domandò lui, sempre lo stesso delicato tono di voce. Lo percepiva, si stava aprendo con lui, anche se a fatica. Continuava a guardarla fisso negli occhi. Fidati di me, Lay
Il caffè si era ormai raffreddato, ma non ci fece nemmeno caso. Era totalmente concentrato su di lei. Voleva aiutarla. Allungò una mano, sfiorandole un dito, ancora stretto attorno alla sua tazza. E magari sarebbe stato meglio pure lui. Ma
Lo stai facendo solo per te stesso, Nick?
- Prima che
- Lay esitò l'ultima volta, quindi riprese. -
Mancavano un paio di giorni al nostro compleanno. Avevamo deciso di festeggiarlo nel weekend, dato che cadeva di martedì. Ero molto felice, stavamo per diventare maggiorenni, con tutto quello che ne conseguiva
ne avevamo parlato spesso, più piccole, immaginandoci quella giornata nel minimo dettaglio. Ero impaziente di passare alla maggiore età, ma soprattutto di vivere quel giorno con mia sorella. Ci tenevo davvero tantissimo. Eravamo molto legate, quasi in simbiosi, anche se in quel periodo, ci eravamo allontanate. Entrambe eravamo prese dagli imminenti esami per il diploma, lei aveva un ragazzo, io un giro di amici diverso. Avevamo programmi per il post-diploma, che ci avrebbero diviso ancora di più...lei voleva partire per New York, amava questa città, io invece avevo l'università che mi aspettava. Quella giornata però l'avremmo trascorsa insieme, avrebbe segnato definitivamente le nostre vite, insomma, tutta da ricordare. Oltretutto mia sorella era un po' sciupata in quel periodo, la vedevo triste, avvilita, e attribuivo il tutto a causa della storia col suo fidanzato, che non andava troppo bene. Quella festa sarebbe servita anche a farla felice, a tirarle su il morale, pensavo. La sera della festa, era davvero tutto come ce lo eravamo immaginate. Gli addobbi, il locale, gli amici. Mosse appena il dito, a sfiorare a sua volta quello di Nick, che l'aveva toccata. Lui capì il perché del debito. O almeno, gli parve di capirlo. Era a New York al posto della sorella. Notò che raccontava il tutto con voce atona, come se la storia non la riguardasse. Ed era così che si sentiva Lay
come se stesse parlando della vita di qualcun altro. Cercava di mantenersi estranea, non voleva farsi coinvolgere da quanto stava dicendo. Spegnemmo le candeline, tagliammo la torta, foto di rito. Poi partì la musica, e iniziò la festa vera e propria. Io giravo, ricevendo auguri da tutti, ma a mezzanotte mi ritirai nel guardaroba. Ci eravamo promesse di scambiarci il nostro regalo, a mezzanotte precisa. Aspettai, lì, in piedi, per non so quanto. Mezz'ora, un'ora forse, il pacchetto stretto tra le mani. E lei non si fece vedere. Ci rimasi malissimo. Aspettai ancora, speravo con tutto il cuore che arrivasse. Ma non lo fece. Quando tornai nella sala, chiesi dov'era, e mi risposero che s'era chiusa in bagno col suo ragazzo. In quel momento divenni furiosa. Aveva rotto una promessa che mi aveva fatto, per stare con quel bastardo. Sapeva quanto ci tenevo. Mi precipitai al bagno, bussando alla porta. Volevo farla uscire, ero davvero arrabbiata. All'inizio non ricevetti risposta. Bussai di nuovo, due, tre volte. La chiamai. E solo allora mi rispose, chiedendomi di andarmene. Anzi, per essere corretti, mi disse di andare al diavolo e non romperle i coglioni. Se prima potevo esserci rimasta male, con quella frase mi distrusse completamente. Me ne andai, sull'orlo di una crisi di pianto, cercai di fare l'indifferente. Ma ricordo perfettamente che quasi pensai di odiarla, tale era la delusione che mi aveva dato. Dopo un'altra ora, mia sorella non era ancora uscita. Aspettai un altro po', e tornai alla porta. Bussai di nuovo. Ora stava davvero esagerando. Bussai insistentemente, ma stavolta non ricevetti risposta. Provai a chiamare anche il suo ragazzo, ma nemmeno lui mi rispose. Continuai per un po', a bussare e chiamare. Iniziavo a preoccuparmi. Alla fine, spingendo la porta con la spalla, riuscii a spostare il mobiletto che ci avevano messo davanti. Si fermò un istante, interrompendo anche il contatto col dito di lui. Mia sorella era stesa a terra, riversa a terra, un rivolo di sangue che le colava dal naso. Il suo petto era immobile, non si alzava, né si abbassava. Aveva smesso di respirare. Il suo ragazzo, poco più in là, era accasciato nella doccia privo di sensi. Iniziai a urlare. Con quanto più fiato avessi in gola. Cacciai un urlo lungo e acuto, ero in piena isteria. Arrivarono i miei amici, che mi trascinarono fuori, mentre chiamavano l'ambulanza. Io urlavo, sbattevo mani e piedi, mi dimenavo. Volevo andare da mia sorella, ma non mi fu permesso. Alla fine furono costretti a darmi un valium e farmi addormentare. Quando ritornai in me, era già mattina. I miei genitori mi spiegarono quanto successo. Mia sorella si faceva di cocaina, insieme al suo ragazzo. Avevano esagerato. Una dose di troppo, forse, o roba tagliata male. Non lo so. Fatto sta che era morta, e io nemmeno mi ero accorta che stesse in quello stato. Che stesse talmente male, da dover prendere quella roba. Io, egoista, che mi ero preoccupata del mio fottutissimo regalo. E nel frattempo, lei stava morendo. Si zittì. Nick a quelle parole ritrasse la mano, come se lei scottasse. Si sentiva preso in causa. E si vergognò come un bastardo, per aver tirato fuori quella storia. Si sentì pervadere da una tristezza profonda. Rabbrividì leggermente e notò che anche lei lo fece. Stringeva convulsamente la tazza, come se volesse romperla. Lay guardava nel vuoto, non osservava Nick. Era come se non ci fosse nulla attorno a lei, non più. Ripensare a quella sera, le provocò un brivido. Non stava cercando di non farsi coinvolgere? Allora perchè si sentiva così...? Cercò di non pensarci, voleva andare oltre, continuare. Caddi in depressione. Non mangiavo, non uscivo. Non facevo più nulla. Passai così un mese forse. Poi mi svegliai una mattina, diversa. Era finito il dolore, ed era rimasta solo la rabbia contro me stessa. Ero una stronza. Una pessima sorella. Un'egoista. Sam stava male, e io ero troppo presa dalle mie cose, per accorgermene. Perché prendeva quella roba? Perché la faceva stare meglio? Erano pensieri che non mi abbandonavano. Uscii, andai al parco. Trovare della droga non fu difficile. Provai. Volevo provare quello che aveva provato lei. Alla fine, mi era diventata indispensabile. Non solo provavo quello che provava lei, ormai ero diventata come lei. Inconsciamente però, sapevo che volevo solo autodistruggermi, prima che lo facesse il mio senso di colpa. Ero diventata l'ombra di me stessa, e nemmeno leggere il dolore negli occhi dei miei mi faceva redimere. Non me ne fregava un cazzo, di niente e di nessuno. Ero decisa a morire, e l'avrei fatto. Così sarei potuta stare con lei
di nuovo. Lay sentì due lacrime correrle sulle guance. Cristo, stava piangendo. Non doveva. Strinse gli occhi, cercò di fermarle. Ma era troppo tardi.
Nick la osservò parlare. Ogni parola che lei diceva, era come una pugnalata nel suo cuore. Quanto doveva aver sofferto
Si sentì un verme, per essere stato troppo impiccione. Non aveva il diritto, lui, di sapere quelle cose. L'aveva fatta star male, e lei non se lo meritava. Quando la vide iniziare a piangere, non potè fare altro che scattare in piedi aggirando il tavolo, e andare da lei. La abbracciò forte. Non si sentiva in grado di dire alcuna parola. Non lui. Non poteva. Non ne era autorizzato, non ne aveva la forza, né la capacità. Non sopportava di sentire raccontare una storia del genere. Gli sembrava di tornare indietro nel tempo. Quando anche lui, era dipendente da quella roba. Ma soprattutto non sopportava di vederla stare male. Non voleva vederla piangere. Le circondò le spalle con le braccia, portando la testa di lei sul proprio petto. Lay si sentì stringere da due braccia forti. Si sentì avvolgere in un calore protettivo. Sentì un profumo indecifrabile, e un petto che le faceva da sostegno. Sapeva che era lui, ma non riuscì ad alzare lo sguardo. Da quanto si teneva tutto dentro? Ora che aveva parlato, era come se si fosse liberata da un peso che la ossessionava da anni. Stava cacciando fuori tutte le lacrime che non aveva mai pianto. Diede libero sfogo al suo singhiozzare, aggrappandosi con le mani alla felpa di Nick, stringendola convulsamente. Andò avanti per qualche minuto, senza riuscire a fermarsi. Quando si calmò, riprese lentamente fiato. Gli aveva detto tutto. Quasi.
- Sai cosa mi ha salvato, Nick? domandò, continuando a tenere il viso nascosto contro il suo petto. Lui non rispose, si limitò a sfiorarle la schiena in modo rassicurante. Ovvio che non lo sapeva. Ma ancora non se la sentiva di dire qualcosa. Non ce la faceva. Mi hai salvato tu. Voi, mi avete salvato. continuò lei, non ricevendo risposta. Ho ascoltato la vostra musica per caso. Ma mi ha fatto sentire bene. Una canzone, una sola canzone. I Need You Tonight. mormorò. Lui si irrigidì appena. La canzone che gli aveva chiesto di cantare. Non appena l'ho sentita, ho pensato a mia sorella. L'ho ascoltata un'infinità di volte, fino alla nausea. Solo quella, mi dava pace. Poi ho preso i vostri cd. E mi sono innamorata di voi, della vostra musica. Mi dava più soddisfazione ascoltarla, che farmi una striscia. Mi sentivo dannatamente bene, quando avevo le cuffie, le note sparate nelle orecchie, e nient'altro al mondo. Poi, un giorno
ho visto te. I tuoi occhi. Ho saputo di quello che ti era successo. Dei tuoi problemi. E, forse scioccamente, ma mi sono sentita in estrema sintonia con te. Certo, i motivi che ci avevano portato a quel punto erano diversi. Ma ci eravamo dentro tutti e due. Poi tu ne sei uscito. Ce l'hai fatta. Ed è stato guardando te, che ho trovato la forza di tirarmene fuori. parlava a voce bassa, quasi se ne vergognasse. Sollevò il capo, cercando il viso di Nick. E' stato grazie alla vostra musica, che mi dava forza. Grazie alla tua voce, che mi faceva provare brividi di emozione, che mi faceva sentire viva. E' stato grazie ai tuoi occhi. E' stato grazie a te, Nick
- lo osservò in volto, mentre pronunciava quelle parole, piccole lacrime che ancora le percorrevano la guancia. Quindi tuffò di nuovo il viso nell'incavo della sua spalla. Non sopportava di guardarlo troppo a lungo. Non dopo quello che gli aveva detto. Ora sicuramente l'avrebbe considerata una stupida. Ma
Dio, come si sentiva meglio, ora. Ora che aveva detto tutto.
Nick rimase immobile, dopo quella confessione. Quando gli aveva detto quelle cose, quella frase, guardandolo negli occhi, aveva sentito un lungo brivido percorrerlo lungo la schiena, ben diverso da quello di poco prima. Vedere i suoi occhi incastonati di lacrime l'avevano fatto sentire uno schifo. Era come se, in un secondo, gli avesse trasmesso tutto il suo dolore. Quella ragazza era troppo simile a lui. Aveva sofferto troppo, ed era così gioSyd. Lui l'aveva aiutata. Nel suo fallimento, era stato un esempio per lei. L'aveva fatta sentire viva. Quelle parole erano come balsamo per l'anima. Era come se, con quella confessione, lei l'avesse fatto sentire meglio. Ma stava ancora meglio sentendola rannicchiata contro di sé. Non singhiozzava più, ma sapeva che stava ancora lacrimando, non aveva bisogno di vederla per capirlo. Non si sarebbe mosso da lì, finchè non glielo avrebbe chiesto. Gli sembrava così fragile ora. Non aveva il coraggio, non voleva lasciarla. Lo stai davvero facendo solo per te stesso, Nick?
No. Decisamente no. Ora non più
Lay non sapeva dire con esattezza per quanto tempo erano rimasti così, lui che l'abbracciava e lei che singhiozzava bagnando irrimediabilmente la sua felpa, ma di sicuro le era parso fosse passato un secolo, quando finalmente rialzò il viso, distaccandosi da lui. Si era calmata, ma adesso la tristezza faceva spazio all'imbarazzo.
Nick intuì dal modo in cui lei si allontanò, che si vergognava. Non oppose resistenza, aprendo le braccia per lasciarla andare, ma poi ci ripensò, richiudendole, tenendola ancora un attimo vicina a lui. Abbassò il capo, portandolo verso il suo orecchio.
- Stai meglio? le sussurrò, piano. Lei si limitò ad annuire, cercando di allontanarsi ancora, e stavolta la lasciò andare, osservandola subito portarsi dall'altra parte del tavolo, come se sentisse l'impellente bisogno di frapporre tra di loro una barriera.
- Si, grazie
- rispose lei passando una mano sugli occhi arrossati soltanto quando raggiunse il bancone. Si era lasciata andare. Forse troppo. Si sentiva bene, ma allo stesso tempo, ora non sapeva esattamente come comportarsi con lui.
- Non devi sentirti imbarazzata, Lay. le disse lui, quasi le leggesse nel pensiero. Si girò, ad osservarlo. Entrato in casa si era tolto gli occhiali da sole, lasciando scoperti quegli stupendi occhi azzurri. Il cappuccio era ancora calato sulla testa, a coprire la testa bionda e spettinata, e teneva le mani infilate nelle tasche dei jeans. La fissava, non si distraeva nemmeno un attimo, e Lay pensò che in quel momento non avrebbe voluto altro che saltare quel tavolo e rigettarsi tra le sue braccia. Ma non poteva. Era sbagliato. Nick non riusciva a capire cosa stesse passando nella testa di quella ragazza in quel momento. Ma la vedeva sconvolta, turbata, e avrebbe solo voluto scavalcare quel tavolo e stringerla di nuovo tra le braccia. Tuttavia non lo fece. Non era sicuro che fosse esattamente la cosa giusta. Ne avevi bisogno. continuò semplicemente avvicinandosi al tavolo e prendendo tra le mani la sua tazza di caffè ormai completamente ghiacciata.
- Ne avevo bisogno
tsk. fu il commento di Lay. Sono solo stupidi momenti
-
di debolezza che non devono essere mostrati a nessuno, vero? continuò lui la sua frase, stupendosi di se stesso. Quante volte l'aveva pensato anche lui, rintanato nella cuccetta del tourbus in preda alle lacrime? La ragazza lo osservò perplessa, annuendo poi. Come faceva? Come dannazione faceva a sapere quello che pensava? Sai Lay, io ti ammiro. disse Nick, con un filo di voce, giocherellando con la tazza.
- Questo è davvero il colmo. TU ammiri ME? una risatina ironica le sfuggì dalle labbra mentre scuoteva il capo.
- E' la verità. rispose lui, serio. Tu mi hai aperto il tuo cuore e mi hai regalato le tue lacrime, ed è stato un gesto ammirevole, perché non sono molte le persone che lo farebbero, io per primo. Quand'era l'ultima volta che aveva chiesto aiuto, che aveva pianto, che aveva parlato con i suoi amici Bsb? Nemmeno con l'analista era mai stato del tutto sincero. Eppure sentiva la voglia e il bisogno di farlo con quella ragazza. Lay, io
- venne interrotto dal trillo del suo cellulare. Di nuovo. Lo estrasse dalla tasca della felpa, rabbuiandosi nel vedere il nome sullo schermo. Julie. Di nuovo. Strinse il telefono, cercando di calmarsi. Ma quello continuava a suonare e vibrare, il nome lampeggiava come un campanello d'allarme. Era la decima volta che lo chiamava quella mattina. Basta!! E che cazzo!! sbottò Nick, lanciando il telefono per terra. L'apparecchio toccò il suolo spaccandosi, e zittendosi all'istante. Lo osservò qualche attimo con gli occhi spalancati, incredulo di quello che aveva fatto, e subito dopo andò su Lay, che lo guardava a bocca aperta.
Che gli era preso? All'improvviso aveva lanciato il telefonino a terra e l'aveva rotto. Lay non capiva. Alternò lo sguardo tra il cellulare e Nick, incerta.
- Tutto
ok? domandò con un filo di voce.
- Io
si, si, tutto ok. disse Nick, portandosi una mano alla testa, sospirando. La guardò. L'aveva forse spaventata? Mi dispiace
- disse, facendo un passo verso di lei. Come vedi, quello è il mio modo di affrontare i problemi. borbottò imbarazzato, chinandosi a raccogliere i resti del suo telefono.
Lay sorrise debolmente, annuendo. Lo capiva perfettamente, lei aveva spaccato di peggio. Ciò che non capiva era ciò che lo aveva portato a rompere il telefono. Probabilmente la persona che lo stava chiamando. Chi era? Cosa voleva da lui? Si morse il labbro, dicendosi che non erano fatti suoi. Però, lo voleva sapere. Seguì i suoi movimenti con lo sguardo, avvicinandosi poi, cercando di aiutarlo a raccogliere i pezzi. Le loro mani si sfiorarono di nuovo. Ancora quella scossa che attraversò l'aria e i loro corpi, ma nessuno dei due stavolta alzò lo sguardo a cercare quello dell'altro. Erano troppo, troppo vicini.
Nick imprecò tra i denti, rialzandosi velocemente. Quella ragazza era pericolosa, lei e il suo profumo di zucchero filato. Ogni volta che gli stava troppo vicina sentiva l'impellente bisogno di baciarla. E non poteva farlo. Cazzo, Nick, è una tua fan. Questo cercava di ripetersi, come se potesse ancora essere convincente dopo quello che era successo. Già, era una sua fan. E allora perché non gliene importava assolutamente niente, e l'unica cosa a cui pensava era di prenderla e portarla nella camera dove si trovavano fino a poco prima? Scosse il capo, cercando di cacciare quei pensieri dalla testa. Doveva andare.
Lay rabbrividì nel sentirlo di nuovo così vicino. Era come se il suo corpo emanasse un calore che la raggiungeva ogni volta si trovavano a poca distanza uno dall'altro. Era un calore piacevole, e invitante. Aveva voglia di annullare tutte le distanze e lasciarsi scottare, di nuovo, come si era sentita quando l'aveva abbracciata. Al caldo e al sicuro. Ma non poteva. Perché sapeva che avuto quello, avrebbe cercato altro. Un "altro" che non poteva avere. Lui era il cantante del suo gruppo preferito. E loro non si trovavano in un film, dove accadono le cose assurde. Lui doveva andare. Sospirò, alzandosi, porgendogli l'ultimo pezzo di cellulare che aveva raccolto e che teneva ancora tra le mani.
- Questo è tuo
- disse porgendoglielo.
- Oh, grazie
- disse lui, prendendolo, facendo ben attenzione a non toccarla di nuovo. Se lo infilò nella tasca insieme agli altri, quindi la guardò. E' meglio che vada ora
insomma
ti ho ridato lo zaino
la mia missione è compiuta. sorrise, anche se in realtà aveva voglia di fare tutto tranne quello.
Una volta attraversata quella porta, Nick sapeva che non avrebbe più avuto modo né scuse per rivederla. Ma è meglio così, no Nick? L'hai sempre saputo che questa ragazza porta guai. E tu sai di quali guai si parla. Si passò ancora una volta la mano sul viso. Sapeva bene che tipo di guai poteva portargli quella ragazza. Ma non gli importava. Non voleva andarsene.
Lay annuì alle sue parole, incrociando le braccia al petto. Guardò la porta del suo appartamento che ora le sembrava come il patibolo del boia. Sapeva benissimo che questo sarebbe stato il loro ultimo incontro. La sorte le aveva sorriso troppo per permetterle di vederlo un'altra volta. Hai avuto il tuo sogno, Lay, arrenditi. E' finito.
- Oh si
certo
- disse lei dirigendosi verso la porta, per aprirla. - Avrai un sacco di impegni, immagino
ti ho trattenuto troppo a lungo
- borbottava, girando la chiave e tenendo aperta la porta per lui. Lo guardò, ancora fermo in mezzo al piccolo salotto, che si sistemava la giacca. Non te ne andare. Rimani qui.
- Si, tra poco devo andare in studio, dobbiamo provare qualche canzone nuova
- borbottò lui a sua volta, osservandola aprire la porta, e dirigendosi verso di essa. Non voglio andare. Chiedimi di restare.
- Uh, sono sicura saranno bellissime
sono impaziente di sentirle
- disse lei cercando di sembrare di buon umore. Lo osservò mettersi di fronte a lei, gli occhiali in mano, gli occhi azzurri che, lo intuì, cercavano i suoi per l'ultima volta. Non te andare. Ti prego, resta
- Spero di non deluderti, allora
- rispose lui, cercando i suoi occhi per l'ennesima volta. Per l'ultima volta. Ma che diavolo di discorsi banali stiamo facendo? Non me ne frega niente delle prove. Ti prego, chiedimi di restare
- Sono sicura non succederà. disse Lay, con un sorriso. Guardò fuori, sul pianerottolo. Ormai non era rimasto molto da dirsi. Doveva andare. Un'ultima cosa Nick
- lui alzò lo sguardo su di lei. Se l'era sognato, o le era parso di vedere un luccichio? -
grazie di tutto
tutto quello che hai fatto per me. Prima
e oggi. la sua voce si fece pian piano più flebile man mano che finiva la frase. Cazzo, non te ne andare. Resta. Ho bisogno di te. Del tuo calore.
- Oh
- per un attimo ci aveva sperato. Che lei glielo chiedesse. Ma non era andata così. Sorrise tuttavia a quei ringraziamenti sinceri, nonostante tutto, era felice di averla fatta stare bene, e di essere stato bene. Non c'è di che, tesoro. un appellativo che gli era sfuggito, ma non gli importò. Si chinò a posarle un bacio. Le sue labbra, erano lì, così vicine. Gli sarebbe bastato voltare appena il capo, e le avrebbe sfiorate. Ma non lo fece, limitandosi a toccarle la guancia con le proprie, inspirando il suo profumo, come a volersene portare via un po' con sè. Cazzo, chiedimi di restare. Non voglio andarmene. Ho bisogno di te. Del tuo zucchero filato. Credi sempre in te stessa. Non sei il mostro che pensi. Tua sorella sarebbe orgogliosa di te, ora. le mormorò, allontanandosi. La guardò un ultima volta, annuire, passarsi una mano sulla guancia ancora umida, ma senza tracce di trucco. Aveva usato la sua matita. Sorrise appena, indietreggiando di un passo. Ciao
- disse, inforcando gli occhiali, lasciando che lei perdesse il contatto con i suoi occhi. Addio, Lay.
- Ciao
- rispose lei, in un sussurro. L'aveva visto sorridere poco prima. Chissà a che cosa pensava. Posò una mano sulla guancia, nel punto in cui l'aveva baciata. Un po' di quel calore le era rimasto, come impresso. Lo guardò inforcare gli occhiali, scendere le scale. Addio, Nick.
Nick sospirò, girandosi e guardando il soffitto. Non si ricordava che il divano di casa fosse così scomodo, quando ci passava i pomeriggi con la sua ragazza. Ma evidentemente allora era più preoccupato di altre cose, per rendersi conto dei cuscini troppo duri o dell'insopportabile cigolio che producevano le molle ogni volta che muoveva un dito. O forse, cosa ancora più probabile, il caro divano s'era fatto vecchio e malandato. Proprio come lui, si ritrovò a pensare, fissandosi sul lampadario impolverato che dondolava sopra la sua testa. Dio, come si era ridotto. A ridosso dei trent'anni, a dormire sul divano di suo padre. Ormai ci vegetava da quasi una settimana, dopo essere stato a New York. L'ultima volta che si era trovato in quella casa così a lungo, era stato per la morte di sua nonna. Gli pareva fosse ieri. Strinse gli occhi, non voleva ripensare a quei momenti. Gli facevano ancora troppo male. Ora i motivi che lo avevano portato lì erano ben diversi, avevano una faccia, e un nome. Julie. Non aveva ancora avuto il coraggio di passare da casa, a prendere la sua roba. Non aveva nessuna voglia di rivederla, e più lei continuava a chiamarlo, più gliela faceva passare. Nonostante il colpo di testa che gli aveva fatto rompere il cellulare, si era visto costretto a farsene uno nuovo. Ci lavorava, troppa gente importante aveva quel numero per buttarlo. Ma lei gli stava facendo venire un tale esaurimento nervoso che più di una volta era stato tentato di romperlo un'altra volta. Sospirò, stringendosi nella coperta. A sua nonna Julie non era mai piaciuta. Cosa gli diceva sempre? "Sembra una scopa di saggina, tutta secca e rinsecchita, e acida come una limonata senza zucchero." Glielo diceva sempre borbottando, aggiungendo poi un "Non vorrai mica sposartela, quella là." Sorrise. Quanto gli mancava, sua nonna. Probabilmente sarebbe stata contenta di sapere di quella rottura. Gli avrebbe preparato una bella torta e, seduti al tavolo della cucina, avrebbe iniziato ad affibbiargli una lista di nipoti, figlie, cugine delle figlie delle sue amiche come possibili fidanzate. Non che il fatto che fosse fidanzato con Julie le avesse impedito di farlo, in tutto quel tempo
Gettò un'occhiata fuori dalla finestra, dove il sole era sorto da almeno tre ore. Che tipo di ragazza sarebbe piaciuta a sua nonna? Sicuramente una che lo amasse incondizionatamente, e che lo viziasse, proprio come faceva lei. Una brava ragazza, di quelle che incontri al supermercato a fare la spesa, e non alla festa per il lancio dell'ultimo disco di tale gruppo, o nel backstage di qualche festival. Ci aveva messo un po' ad accettare la storia di Aj e Sarah, e lo aveva fatto solo perché lo aveva visto molto innamorato. Cosa che invece, non aveva captato in lui. Se ne era accorta fin da subito. Come l'avrebbe voluta, la sua ragazza? Semplice, un bel sorriso, poco appariscente ma dolce e sensibile. Specialmente negli ultimi anni, sua nonna aveva sviluppato una specie di allergia a tutte le ragazze che gli era capitato di conoscere a causa del lavoro. Trovava sempre qualcosa da criticare ad ognuna di loro, e non mancava di farglielo notare, con i suoi appunti nelle lunghe lettere che era solita scrivere a lui e suo fratello. Belle pretese che avevi, nonna, si ritrovò a pensare. Quelle ragazze non le fabbricano più, sono fuori produzione. Sbuffò a quel pensiero, stropicciandosi gli occhi e stiracchiandosi sul divano, facendolo cigolare. Già, fuori produzione
e allora perché, ogni volta che ci pensava, aveva in mente un viso ben preciso, due particolari occhi castani, e un vago profumo di zucchero filato? Cazzo, doveva smetterla. Perché diavolo continuava a pensarci? Quella ragazza non faceva parte della sua vita. Non ne aveva mai fatto parte. Era stata soltanto una persona di passaggio, come molte di quelle che incontrava ogni giorno
semplicemente, il suo passaggio era durato un po' più a lungo. Ma ora non l'avrebbe più rivista. Basta. Fine. Annuì silenziosamente a se stesso, come a convalidare maggiormente quelle idee. Ma poco dopo, scattò seduto sul divano, irritato da quegli stessi pensieri. Era irritato dal fatto che non riuscisse a togliersela dalla testa, che ne era rimasto così colpito
o forse lo infastidiva l'idea di non rivederla? Non aveva voglia di indagare oltre, e non ne ebbe nemmeno il tempo, visto che suo padre fece il suo ingresso nel salotto stretto in una camicia leopardato, trascinandosi dietro una scia di profumo.
- Buongiorno dormiglione! cinguettò tutto allegro, mentre apriva le tende e spalancava le finestre. Hai dormito bene? Oggi è una bellissima giornata.
- Buongiorno, papà
- rispose in un borbottio sommesso. Tutta quella allegria di prima mattina lo metteva di cattivo umore.
- Su, dormiglione! Alzati! Ti ho preparato la colazione. continuò il padre, mettendosi a piegare i suoi vestiti buttati a caso sulla sedia.
- Papà, non ho più quindici anni, so farmi da solo la colazione
- replicò lui passandosi una mano tra i capelli biondi che stavano iniziando a diventare piuttosto lunghi. Perché era così scorbutico? Sapeva che suo padre era solo felice di averlo a casa, ma non riusciva comunque ad essere accomodante con lui. E so anche piegarmi i vestiti! aggiunse allungando una mano ad afferrare i pantaloni che lui stava piegando e gettandoseli su una spalla insieme alla felpa, che riuscì ad afferrare prima della mano svelta del padre. Vado a vestirmi disse, dirigendosi in bagno.
Ne uscì pochi minuti dopo, dirigendosi verso la cucina da cui proveniva uno stuzzicante profumino di dolci appena sfornati. Non fece in tempo a sedersi a tavola che suo padre gli aveva piazzato davanti agli occhi una fumante tazza di caffè e un piatto di muffin al cioccolato, ancora caldi. Uhm. Forse non era così male essere di nuovo a casa. Addentò famelico un dolce, sbriciolando sul tavolo, mentre sua madre gli si sedeva di fronte e lo guardava. Oddio. Pessimo segno. Ecco che ora parte con un qualche discorso serio. Lo faceva sempre, anche quando era un ragazzino. Ed era esattamente così che si sentiva ora, sotto quello sguardo indagatorio.
- Senti, Nick
- esordì il padre prendendo una sigaretta dal pacchetto buttato sul tavolo.
- Mmh. si limitò a mugugnare lui, continuando imperterrito a masticare il suo muffin. Lo sapeva. Lo conosceva troppo bene.
- Ieri ha chiamato Julie. Qui a casa. disse tutto d'un fiato, osservandolo poi forse per testare la sua reazione.
- E allora? borbottò con la bocca semi piena, afferrando il secondo dolcetto e bevendo dalla tazza con aria totalmente indifferente. Sapeva già che quello che doveva dirgli non gli sarebbe piaciuto, meglio fare scorta di zuccheri. E soprattutto di caffè.
- Ti stai comportando male, lo sai vero? disse lui, accendendosi la sigaretta. Era in lacrime, poverina.
- Che novità. replicò apatico lui, per poi rivolgere alla madre un'occhiataccia. Mi sto comportando male? Era vero, ma non gli piaceva comunque sentirselo dire. E comunque, visto il comportamento di Julie, ne aveva anche i suoi motivi.
- Non sei ancora passato da casa. Io penso che dovresti andarci. gli disse lui in tono perentorio. Ti stai comportando da immaturo, Nick. E oltretutto è una settimana che sei qui. Non che mi dispiaccia, ma
non può mica andare avanti all'infinito così.
- Papà
io penso invece che tu dovresti farti un po' i fatti tuoi. rispose lui gelido. Ci mancava solo che si mettesse a fargli la paternale. Tu non dovevi nemmeno entrarci in questa storia. Quindi, meglio se ne esci subito. Non immischiarti, per favore. il tono era pacato, ma freddo e controllato.
- Farmi i fatti miei? il padre strinse appena gli occhi, irritato da quella risposta. Se Nick avesse avuto ancora quindici anni, gli avrebbe tirato un ceffone. Ma non lo fece, limitandosi a scuotere il capo. Non puoi fare così. commento soltanto, in tono amareggiato. Lui posò la tazza sul tavolo con un gesto brusco, alzandosi.
- Non posso fare così, papà, hai ragione. Non dovrei nemmeno stare qui a discutere con te. Ho già abbastanza gente che s'impiccia della mia vita. Speravo che almeno voi capiste e mi lasciaste fare. disse, il tono sempre estremamente controllato.
- Nick, per favore
- cercò di protestare il padre, alzandosi a sua volta. La mia non era un intrusione. Ma cosa dovevo fare? Mi ha fatto pena. Non avrei nemmeno dovuto dirti niente. Doveva essere una sorpresa. Ma alla fine te ne ho parlato. Cerca di capire
- si giustificò, aspirando un'ampia boccata di fumo.
- Sorpresa? Di che cosa stai parlando, papà? puntò gli occhi sull'uomo di fronte a lui, sperando che le sue parole non volessero significare niente di quello che gli stava passando nella mente in quel momento.
- Julie
le ho detto che eri a casa
sta venendo qui
- disse il padre posando la sigaretta nel posacenere. Nick si passò una mano sul viso, trattenendo la voglia di urlare.
- Tu
gli hai detto
cosa? disse a denti stretti. Fantastico. Ci mancava solo quello. Cazzo papà, perché l'hai fatto? Se sono venuto da te c'era un motivo ben preciso. Volevo starmene lontano. Pensavo avresti capito! E invece cosa fai? Io scappo dai problemi, e tu me li porti in casa? era furioso, ma ancora non urlava. Non voleva perdere il controllo. Il padre cercò di rispondere, ma lui lo bloccò con un gesto della mano. Non voglio sentire altro. Non mi interessa. Tornerò a New York, farò quello che devo fare, e troverò un'altra sistemazione. Ma non ho la minima intenzione di vederla. Non ancora. E' chiaro? ora il tono di voce lo tradì, diventando leggermente stridulo. Si voltò senza darle modo di replicare, dirigendosi nel salotto che era stata la sua stanza fino a quella mattina. Buttò disordinatamente i vestiti nella valigia e la chiuse, afferrando quindi le chiavi della macchina.
- Nick, aspetta
ascoltami
- il padre lo seguiva, mentre si trascinava dietro il pesante trolley.
- No, papà. Non ascolto niente. E di certo non tornerò in cucina a sedermi e aspettare che lei arrivi qui. uscì sul vialetto, avvicinandosi alla macchina, caricandovi la valigia. Non voleva assolutamente vederla. Non ora. Non adesso. Chiuse il bagagliaio, voltandosi verso di lui. Ci sentiamo. gli posò un bacio sulla guancia, quindi entrò nell'abitacolo e mise in moto. Gettò un'ultima occhiata al padre che scuoteva il capo davanti alla porta di casa. Quindi spinse l'acceleratore, e si allontanò.
Era in viaggio da un'ora ormai. Mancava poco meno di mezz'ora per arrivare a New York. Strinse con rabbia il volante, lo sguardo fisso sulla strada. Perché aveva reagito così? Perché era scappato in tutta fretta? Era un codardo. La verità, nemmeno poi tanto nascosta, era che aveva paura di affrontarla. Di affrontare la situazione, di affrontare lei. Di affrontare la sua espressione triste e dispiaciuta, il rimprovero nei suoi occhi per averla fatta soffrire così. Non credeva di essere in grado di sopportarlo, non al momento. Così, mentre lei era in viaggio per Bellville, lui era in viaggio per New York. Per la loro casa. Per la sua casa. Prese il cellulare, e, con una mano le digitò un sms.
"Non mi troverai a casa dei miei. Resta lì stanotte. Domani troverai casa sgombra della mia roba. Non provare a tornare indietro, sarebbe solo peggio."
Né un saluto, né una parola in più. Schiacciò l'invio con decisione, gettando il cellulare sul sedile accanto. Quella ragazza era davvero assurda. Arrivare a chiamare a casa di suo padre
doveva davvero aver raggiunto il limite. Scosse appena il capo, desolato. Gli dispiaceva che stesse così, da morire, ma allo stesso tempo questo suo atteggiamento quasi ossessivo lo riempiva di ansia e rabbia. Odiava sentirsi sotto pressione.
L'autostrada correva sotto i suoi occhi, sostituendosi lentamente alla città. In poco tempo si trovò imbottigliato nel traffico del primo pomeriggio Newyorkese. Dopo una decina di semafori rossi, incroci senza precedenze e taxi pericolosamente veloci, fermò l'auto sotto casa. La osservò qualche istante, dal marciapiede. Il balcone, pieno di piante. La finestra della cucina. Sospirò, avvicinandosi poi all'ingresso. Salì le rampe di scale, quindi frugò sotto lo zerbino alla ricerca della chiave. Aprì la porta lentamente, quasi temesse di trovarvi dentro qualcuno, ma, ovviamente, la casa era vuota, e coperta dalla penombra dovuta alle persiane chiuse. Non si preoccupò di aprirle, accendendo la luce, che scattò, illuminando l'arredamento moderno ed essenziale. Bene, Nick. Eccoti qua. A casa. Per l'ultima volta. Non ricordava nemmeno quante volte aveva attraversato quella porta carico di valige e pacchetti, felice di essere tornato. E lei che lo aspettava, una cena perfetta preparata sul tavolo e irrimediabilmente fredda per il suo ennesimo ritardo, che si faceva subito perdonare, facendo l'amore lì, sui divani. Si avvicinò alla libreria, piena di foto sue e di Julie. Abbracciati, alla sua festa di compleanno. Sorridenti, nell'ultima vacanza che erano riusciti a trascorrere insieme. Momenti felici, che persino ora rimpiangeva. Che cosa li aveva portati alla fine? Lui le aveva davvero voluto bene. C'era stato un momento in cui aveva creduto sarebbe stato per sempre. Poi erano iniziati i problemi. E, quella sera, scrivendo quelle parole, così, di getto
e poi, quando le aveva cantate
lì, aveva realizzato che era ormai da tempo che non provava più nulla. Perché avrebbe dovuto continuare a prenderla in giro? Lei non riusciva ad accettarlo, ma l'aveva fatto per il suo bene. Non voleva chiudere male la loro storia, perché lei sarebbe sempre e comunque rimasta una parte importante della sua vita. Ma non capiva che agendo come si comportava ora si stava soltanto facendo odiare? Era inutile pensarci, ormai. Doveva solo fare quello che gli toccava, si disse, dirigendosi verso la camera da letto.
Passò il pomeriggio a inscatolare vestiti e oggetti. Gli sembrava di essere un automa. Apri, prendi, inscatola, scotch, chiudi. Apri, prendi, inscatola, scotch, chiudi. Più vedeva la stanza, l'armadio, la casa svuotarsi, più un senso di ansia e tristezza si impadroniva di lui. Per un istante, si chiese se stesse facendo la cosa giusta. Ma durò solo un attimo. Non aveva dubbi, non voleva più stare con lei. E ancora scatole, scatoloni, pacchi. Quanti ne aveva già ammucchiati davanti all'ingresso? Una decina? Quindici? Quando chiuse l'ultimo, trascinandolo assieme agli altri, ne contò diciannove. Aprì la porta finestra, accendendosi una sigaretta. Si sedette sulla sdraio sistemata sul balcone, a fumare, osservando il tramonto che calava su New York. Una leggera brezza gli scompigliò i capelli, costringendolo a calarsi il cappuccio in testa. Si voltò osservando la montagna di scatoloni. La sua vita, gli ultimi 6 anni, erano racchiusi in diciannove scatoloni. E adesso, dove sarebbe andato? A breve termine, doveva trovare un albergo. A lungo termine, avrebbe dovuto cercare un'altra casa. Di nuovo tutto da capo, come quando era arrivato lì per la prima volta. Guardò ancora gli scatoloni, illuminati dalla luce rossastra del sole che moriva sull'orizzonte dell'oceano. Due lacrime gli rigarono il volto. Adesso lo poteva dire, definitivamente.
Era di nuovo solo.
Rimase quasi un'ora su quella sdraio a piangere. Per cosa piangeva? Nemmeno lui sapeva dirlo. Per tutto, e per niente. Per quella maledetta sensazione di solitudine che era tornata a tormentarlo. Per i sensi di colpa. Per lo sconforto. Per la sensazione di precarietà che aveva preso ora la sua vita. Per tutto, e per niente. Fatto sta che non riuscì a rimanere di più in quell'appartamento. Aveva mandato un sms a suo fratello, chiedendogli di spostare gli scatoloni per lui, e se n'era andato, di fretta. Non aveva nemmeno preso la macchina, camminava per le vie della città, che andavano scurendosi. Il cappuccio calato, insieme agli occhiali da sole, gli coprivano le lacrime che continuavano a scendere. Era di nuovo solo. E per la prima volta dopo molto tempo, stava piangendo. Avrebbe tanto voluto il conforto di qualcuno, in quel momento. Ma a chi poteva rivolgersi? Non poteva disturbare ancora Aj. Gli altri sicuramente erano con le loro famiglie. E lui? Lui era costretto a vagare per New York come uno stronzo, solo, in preda a un'imminente crisi isterica. Aveva bisogno di bere. Il suo cervello iniziò a ripeterglielo una volta, due volte, tre. Già erano troppe. Non sarebbe arrivato alla quinta. Cosa poteva fare? Era di nuovo solo. E la cosa lo spaventava. Da morire. Camminò e camminò. Ancora e ancora. Non guardava nemmeno dove andava. Si fermò solo dopo un bel po', il fiatone che si condensava in piccole nuvolette davanti al naso. Sollevò lo sguardo, trovandosi di fronte allo studio fumettistico. Proseguì per la via. Poi, nel buio della sera, incontrò un che di familiare. Un cancelletto. Un piccolo viale. Tre palazzine. Quando li aveva già visti? Si fermò davanti al cancello, guardandoli. Oh cielo. Lay. Era dove abitava Lay. Rimase qualche istante immobile, le mani in tasca, ad osservare il palazzo al centro. Perché era capitato lì? Era stato davvero un caso dettato dal suo inconsulto vagare, oppure, inconsciamente, era proprio lì che voleva andare, girando a quel preciso angolo, attraversando quella via in quel preciso punto? Tirò su col naso, traendo poi un profondo respiro. Cosa avrebbe dovuto fare, ora? Posò la mano sulla maniglia del piccolo cancelletto, sempre osservando la palazzina al centro, titubante. Non lo sapeva che voleva fare. O forse si. Si morse il labbro, scuotendo il capo, quasi volesse rimproverarsi. Sei uno stupido, Nick. Che pretendi? La vita va avanti anche senza di te. Lei non starà certo ad aspettare che tu le bussi alla porta di casa
per la seconda volta. Sarà sicuramente fuori con gli amici, col suo ragazzo. E anche se fosse a casa
perché mai dovrebbe importagliene? Passò una mano sotto il naso. Chi sei tu, per lei? Il suo cantante preferito, certo. Ma questo ti autorizza a bussarle alla porta di casa in lacrime? A sconvolgerle ancora una volta la vita? Osservò l'ultima volta il piccolo vialetto. No, non lo autorizzava. Era solo un'egoista. Rimise la mano in tasca, voltandosi, dando le spalle anche a quell'ultimo, seppur debole, punto di riferimento che gli era rimasto.
Era da solo.
Di nuovo.
Lay uscì dal pub, prendendo un'ampia boccata della fredda aria notturna di New York. Non era per niente di ottimo umore. Quelle serate in mezzo a coppiette la deprimevano. Non tanto per il fatto di essere in compagnia con persone che si sbaciucchiavano di continuo, quanto per la desolazione che la prendeva quando notava quei piccoli gesti che solo un inguaribile romantica come lei poteva notare, gesti che, sempre e comunque, le facevano nascere un piccolo tarlo dentro che per tutto il tempo rodeva e rodeva, incessantemente, tormentandola con pensieri poco felici. "Troverò mai qualcuno che mi guarderà così? Che mi terrà in quel modo la mano? Che sarà così premuroso, con me? Ma soprattutto, me lo merito?" Sbuffò, estraendo nervosamente una sigaretta dal pacchetto consumato. Non era decisamente sicura di meritarselo, dato che il destino sembrava affiancarle sempre uomini col cervello che sembrava ridursi man mano che passavano gli anni. Se gli sciocchi adolescenti che frequentava a sedici anni le sembravano pessimi, poteva solo dire di peggio del coglione che si portava appresso ora. Jade l'aveva seguita a ruota, non appena era uscita, sebbene non si reggesse nemmeno in piedi: era ubriaco da fare schifo. Aveva cercato di compensare la differenza cerebrale tra lui e gli altri uomini presenti, riempiendo con velocità sbalorditiva l'enorme spazio vuoto che aveva nel cranio con dell'alcool. Era parecchio insofferente nei suoi confronti ultimamente, si era resa conto di quanto fosse poco adatto a lei, come tutti gli altri, del resto. Tutti ansiosi e bisognosi di infilarle la mano sotto il reggiseno, ma non c'era stato nessuno in grado di confortarla, quando stava male. Tranne uno. Proprio per quello, in quel periodo era parecchio nervosa. A dirla meglio, era furiosa con se stessa. Non ricordava nemmeno quante volte, la sera, era rimasta ad osservare la porta. Ad aspettare cosa, poi? Lui non sarebbe tornato a suonarle il campanello. Eppure, ogni giorno, lei ci sperava. Sperava di sentire quel trillo che le avrebbe fatto battere il cuore a mille, di vedere ancora quegli occhi verdi osservarla, di sentire ancora quel calore avvolgerla. Perché non riusciva a rassegnarsi al fatto che quel sogno era finito? Si rigirò la sigaretta tra le mani, infilandola poi tra le labbra e accendendola.
- Ehi Lay, dove vai? Non mi aspetti? domandò Jade biascicando cercando di infilarsi la manica della giacca, inutilmente.
- No, Jade, non ti aspetto. Me ne torno a casa. Replicò lei, chiudendosi nella sua giacchetta di jeans. Non si voltò nemmeno, iniziando a camminare lungo il marciapiede, unica luce fioca la sua sigaretta. Fortunatamente il locale distava solo un centinaio di metri da casa, o poco più. Lui non rispose, limitandosi a borbottare in segno di dissenso, e iniziando a seguirla. Jade, ho detto che vado a casa, non ho bisogno che mi accompagni, so benissimo la strada. Devo finchè fare qualche metro. Lui accellerò il barcollante passo, guadagnando distanza.
- Ma no, ti accompagno
- le disse solo, ed Lay lo sentì accelerare ancora un poco. Fece altrettanto, allungando i passi per quanto glielo permettevano le sue piccole gambe.
- Ho detto che non serve. insistette, girando l'angolo. Fortunatamente le sarebbe bastato attraversare la strada ed era arrivata. Si bloccò, quando vide una figura davanti al suo cancelletto. Osservava il complesso di palazzine, immobile, il cappuccio calato in testa. Per un attimo venne colta dal panico, buttò la sigaretta a terra, schiacciandola con la punta delle scarpe. Chi poteva essere, a quell'ora tarda? Un maniaco? Un male intenzionato? Fu quasi spaventata, all'idea di avvicinarsi al cancello. Un attimo solo di esitazione, che fu sufficiente per permettere a Jade di raggiungerla. Si voltò, non notando, quindi, che nello stesso momento anche lo sconosciuto si era voltato.
- Quanto corri
- ansimò lui fermandosi e poggiandosi all'angolo. Ho dovuto fare una faticaccia per riacchiapparti. e accompagnò queste parole allungando le braccia, con l'intenzione di abbracciarla, o quantomeno stringerla. Lay si irrigidì, cercando di indietreggiare, e lui la afferrò per la manica della giacchetta.
- Jade, adesso salgo a casa. Grazie per avermi seguito fino a qui. Buonanotte. disse lei in tono alquanto pacato, cercando di riappropriarsi del suo braccio, che lui non pareva voler abbandonare. Che palle, ci manca solo che questo s'accolli, pensò.
Dall'altra parte della strada, Nick si voltò, essendosi accorto del rumore di passi alle sue spalle. Poteva essere qualcuno che lo conosceva. Era un ora tarda, la cosa era abbastanza improbabile col buio e tutto il resto, ma non si sapeva mai. Fu quasi sollevato nell'accorgersi che si trattava di una coppietta. Lei era di spalle, lui poggiato all'angolo, sporto verso di lei. Sicuramente si stavano baciando. Sospirò, imbronciandosi. Ci mancava solo quello, per concludere la giornata.
Lay osservò Jade farsi leggermente più vicino, con un'espressione ammiccante che, sfumata nell'ubriachezza, risultava alquanto grottesca.
- E se salissi a casa con te? le alitò sul viso, così vicino che poteva percepire l'odore di rum.
- E se te lo sognassi magari? rispose lei, cercando, per l'ennesima volta, di strattonare il proprio braccio, e liberarlo dalla presa. Ci riuscì, e si voltò, decisa a tornare a casa. Ma Jade la riprese, circondandola ora con le braccia in una stretta che lasciava ben poche vie di fuga.
- Non fare la schizzinosa
so che ti farebbe piacere
- le sussurrò all'orecchio per poi lasciare che la mano scivolasse fino a sfiorare il seno. Lay rabbrividì chiudendo gli occhi. Se già era restia ai contatti fisici, quelle carezze, quelle parole nell'orecchio, non facevano altro che disgustarla e terrorizzarla allo stesso tempo. Sapeva, o meglio, sperava che Jade non fosse pericoloso, ma in ogni caso, voleva che smettesse di toccarla. Subito. Cercò di divincolarsi, una, due volte.
- Jade, lasciami stare. disse lei, provando ad allargare le braccia per spezzare la presa di lui, con poco successo. Ho detto lasciami stare! sbottò quindi, il tono di voce più alto, che riecheggiò nella strada vuota.
Nick li osservò avvicinarsi, quindi, d'un tratto, la ragazza si girò. Non riuscì a distinguerne il viso finchè lei non si fermò nel fascio di luce di un lampione, e, quando accadde quello che vide non gli piacque affatto. La ragazza era Lay. La riconobbe subito. E, cosa che gli piacque ancora meno, lui la riavvicinò, abbracciandola in maniera abbastanza audace. Strinse i pugni, infilati nelle tasche della giacca. Cos'era, quella sensazione che avvertiva nello stomaco? Indietreggiò di un passo, osservandoli. Del resto, l'aveva incluso nelle opzioni, che lei fosse col suo ragazzo. Non poteva mica essersi chiusa in casa ad aspettarlo. Certo. E allora perché avvertiva quel terribile senso di fastidio a vederla, nonostante tutto fosse così ovvio? Questo però, è un problema tuo Nick. Lei non c'entra. Lasciala vivere la sua vita, non intrometterti in qualcosa in cui non c'è spazio per te. Indietreggiò di un altro passo, approfittando del fatto che i due non sembravano averlo notato, deciso ad andarsene. Era stato uno sciocco a credere che lei avesse del tempo per lui. Ma venne bloccato dalla sua voce, che, con tono deciso e alquanto irritato, gli stava chiedendo di lasciarla andare. Si voltò, osservando l'espressione confusa e contrariata di Lay, che, era evidente, non desiderava quelle attenzioni. Che fare? Da una parte, una piccola vocina continuava a ripetergli di non intromettersi. Ma dall'altra, più forte e chiaro, sentiva il battito del suo cuore accelerarsi, e quella sensazione di fastidio che l'aveva colto prima farsi più nitida e distinta. Quale delle due seguire? Nick non ebbe dubbi.
- Ha detto di lasciarla andare. una voce decisa e chiara fece voltare Lay verso il marciapiede. Sotto il fascio di luce del lampione, dalla parte opposta alla loro, si trovava un ragazzo, incappucciato, e con gli occhiali da sole. Lo osservò stupita. Conosceva solo una persona in grado di andare in giro con gli occhiali da sole anche quando il sole non c'era. Nick. Il cuore le diede un colpo, forte, nel petto. Che cosa ci faceva lì? Non rimuginò a lungo su questa domanda, affrettandosi a dirsi mentalmente che sicuramente ci era capitato per caso.
- E tu chi saresti? Che vuoi? domandò bruscamente Jade, seppur, forse intimorito dalla freddezza del tono di Nick, allentò la presa attorno ad Lay.
- Sono un amico di Lay. E voglio solo che la lasci andare. rispose lui, il solito tono glaciale. Abbassò appena lo sguardo, ancora coperto dalle lenti scure, sul viso di Lay, ed ebbe la certezza che lo aveva riconosciuto. Allungò una mano verso di lei, come ad invitarla ad avvicinarsi.
- Altrimenti? domandò il ragazzo, che, notato il suo movimento, si affrettò a prendere Lay di nuovo per la manica.
- Altrimenti mi costringi ad arrabbiarmi, e già non è giornata. rispose ancora Nick, avanzando di un passo. Ora era ben visibile la differenza di stazza tra lui e Jade, che era piuttosto mingherlino. Cazzo. Non aveva nessuna intenzione di litigare, fare a cazzotti non gli avrebbe di certo giovato, seppure, ripensando al modo in cui stava toccando Lay fino a poco prima, gli veniva una gran voglia di tirargli un cazzotto in faccia. Ma non gli fu necessario perché Jade, vedendolo avanzare, lasciò la manica di Lay e indietreggiò. La ragazza, libera dalla presa, allungò a sua volta la mano verso Nick, prendendo la sua e avvicinandosi. Entrambi rabbrividirono appena a quel contatto, che avevano desiderato per un'intera settimana, ma nessuno dei due fece caso alla reazione dell'altro, gli occhi puntati sul ragazzo.
- Ok, ok, calmino amico. Jade osservò per un'attimo entrambi, quindi fece un altro passo indietro, ancora barcollante. Ti chiamo io. disse a Lay biascicando, quindi si girò allontanandosi, fermandosi solo per guardarli, di tanto in tanto.
Entrambi rimasero immobili a guardarlo andare via, entrambi con pensieri diversi in mente.
Nick lo osservava, con aria cupa. Non gli era sfuggito l'odore di alcool che si portava appresso, e pensò a quando era lui, a ridursi in quello stato, e anche peggio, al punto di non ricordare nulla. Aveva fatto mai cose del genere? Aveva perso a tal punto la dignità? Abbassò poi lo sguardo ad osservare Lay, vicino a lui. Pensò a cosa sarebbe potuto succedere se non fosse intervenuto, e si morse il labbro, infastidito al solo pensiero.
Lay si domandava che cosa sarebbe successo se lui non fosse intervenuto, ma era certa che non sarebbe stato nulla di buono. Al solo pensiero che quelle carezze sarebbero potute andare oltre, rabbrividì, avvicinandosi ancora a lui, posandogli una mano sul petto.
- Come al solito, tu arrivi e mi salvi. gli disse, con un filo di voce, il capo chinato ad osservare la propria mano posata sulla felpa di lui. Inizio a credere che tu sia il mio angelo custode. sorrise, guardando Nick sorridere a sua volta a quella definizione che trovava poco adatta a se stesso.
- Già. replicò lui, sfilandosi gli occhiali e infilandoli in tasca. Inspirò l'aria, che ora non odorava più soltanto di freddo e di brina, ma si era già intrisa di zucchero filato. Quanto gli era mancato. E io, come al solito, ti incontro, e non penso a tutto quanto il resto. le disse. Ed era vero. Quando l'aveva vista con quel ragazzo, aveva dimenticato tutte le sensazioni che lo avevano accompagnato fino a poco prima. Lay sollevò il capo, incrociando gli occhi di lui ora scoperti, arrossati e ancora bagnati dalle lacrime. Istintivamente, la mano che teneva sul petto si portò ad accarezzargli il viso.
- Ma
- avrebbe voluto chiedergli spiegazioni. Ma forse non era il caso. Si limitò a lasciare quella parola ad aleggiare nell'aria, mentre, con le dita, gli sfiorava delicatamente il contorno degli occhi, che rimanevano fissi su di lei, così belli, anche se segnati dalla stanchezza. Erano molte, troppe le domande che avrebbe voluto fargli. Voleva sapere perché si trovava lì, sotto casa, quella sera. Voleva sapere perché aveva pianto. Voleva sapere perché si era intromesso in una cosa che, tutto sommato, non lo riguardava. Ma sapeva che, almeno in quel momento, non avrebbe avuto le risposte. E forse nemmeno le voleva. Le bastava che lui continuasse a guardarla così, con quello sguardo che pareva chiederle aiuto, pareva chiederle di prendersi cura di lui.
- Shhh. Ti prego. le disse soltanto lui, socchiudendo gli occhi a quelle carezze, e sfregando lievemente il viso contro la sua mano. Non voleva parlare. Non ora, non ancora. Anche se pure lui avrebbe voluto chiederle un sacco di cose. Avrebbe voluto chiederle chi era quel ragazzo. Che cosa la legava a lui. Avrebbe voluto chiederle perché si stava preoccupando per lui, in quel momento. Ma non lo fece. Gli bastava che lei lo sfiorasse così, delicatamente, in una maniera così rassicurante. Le passò una mano sul capo in una carezza, riaprendo gli occhi, tornando ad osservarla. Lei annuiva, aveva capito. Abbassò la mano, prendendo quella di lui.
- È tardi, fa freddo. disse tranquillamente. Vieni. e lo portò con sé verso il cancello, armeggiando con le chiavi. Nick non aveva voglia di parlare, lo aveva intuito. Era convinta ne avrebbe avuto bisogno, ma la strada non era il luogo migliore per discutere. Aprì la porta, facendolo passare, mentre lui la osservava, silenzioso, ma apparentemente tranquillo, e insieme entrarono in casa.
Nick la seguì, calmo, tranquillo, lasciandosi condurre da quello scricciolo dai capelli ricci fin davanti all'ascensore.
Entrambi lo guardarono, sollevando poi gli occhi verso l'altro, memori della passata esperienza con quello spazio ridotto. Lay si morse il labbro, nervosa all'idea di dover vivere altri cinque piani di terrificante imbarazzo. Ma rimase sorpresa quando, entrata nell'ascensore, si sentì avvolgere da due braccia forti che la circondarono. Guardò nello specchio: Nick l'aveva abbracciata, posando poi il mento sulla sua testa, e la osservava di rimando, nello specchio, con un sorriso. Non le disse niente, semplicemente si limitò ad osservarla, a stringerla, ed Lay non si mosse, godendosi il calore di lui che la avvolgeva.
Nick la stringeva delicatamente, osservandola quasi sparire tra le sue braccia. Solo la testa sbucava, e vi posò il proprio mento, divertendosi ad osservare la reazione imbarazzata di lei attraverso lo specchio. Era adorabile quando si vergognava. Abbassava la testa, lasciando che la frangia di sbieco le coprisse parte del viso. Avrebbe voluto scostargliela delicatamente con le mani, guardarla negli occhi, ma non lo fece, perché farlo avrebbe significato interrompere quell'abbraccio e in quel momento era la cosa che meno desiderava fare.
I pensieri di entrambi vennero interrotti dal trillo dell'ascensore che annunciava l'arrivo al quinto piano. Nick uscì dalla cabina, portando con sé Lay, lasciandola andare solo quando dovette aprire la porta. La seguì diligentemente in casa, fermandosi nell'ingresso.
- Beh, che fai, il soprammobile? gli disse lei scherzosamente, sfilandosi la giacchetta e appendendola dietro la porta.
- Uh, no, è che
- disse lui, guardandosi intorno. Non sapeva il perché, ma ora che era di nuovo a casa sua si sentiva in imbarazzo, come se fosse una cosa inopportuna.
- Stai tranquillo. gli disse semplicemente lei, come se gli avesse letto nel pensiero e volesse rassicurarlo. Gli sorrise, e lui annuì, togliendosi la giacca, e appendendola accanto alla sua.
Lei, nel frattempo, si era diretta verso la cucina, e armeggiava con uno strano aggeggio. Rimase ad osservarla, in piedi, qualche istante, finchè non si voltò, due tazze fumanti in mano. Gliene porse una, con un sorriso, e subito gli arrivò al naso il delizioso aroma di caffè. La afferrò con desiderio, memore del caffè che aveva bevuto la volta precedente, e non rimase deluso, al primo sorso. Sorrise, per poi tornare su di lei. Non accennava a lasciarla con lo sguardo. Lay si sedette sul divano, dopo aver gironzolato un po' a zonzo per il salotto. Sentiva lo sguardo di lui addosso, e la cosa la imbarazzava, come l'aveva imbarazzata per quell'abbraccio nell'ascensore, seppur se lo fosse goduto fino all'ultimo attimo, quando si erano aperte le porte. Nick la imitò, sedendosi sul capo opposto del divano dove si trovava lei.
- Allora non me lo vuoi proprio dire come fai questo caffè? domandò lui, cercando di riacquistare un po' di sicurezza. Lei sorrise, osservandolo.
- Non tentarci, non avrai mai il mio segreto. disse, continuando quel gioco della finta ripicca. Più che altro, si divertiva a vederlo assumere quella dolcissima espressione da bambino, quando si sentiva rispondere di no. Arricciava il naso, contraendo il viso in una smorfietta buffissima. Non lo starai studiando un po' troppo Lay? Sei già al livello di notare le smorfiette. Ma è così adorabile
- Ufff
- Nick sbuffò, arricciando il naso, posando il mento sul palmo della mano. Sei perfida. sussurrò a bassa voce, ma sicuro che lei lo avesse sentito, per poi bere un altro lungo sorso di caffè, osservandola. Lay captò benissimo il suo bisbiglio, incarcò un sopracciglio, chiedendosi se si divertisse a stuzzicarla in quel modo. La istigava. A un ragazzo normale, che le rivolgeva queste sfrecciatine, avrebbe già tirato uno spintone, o un pizzicotto. Ma con lui non ci riusciva, perché sapeva che l'avvicinarcisi troppo era pericoloso. Si limitò a lanciargli un'occhiata che era tutto un programma, incrociando gli occhi di lui, ancora stanchi e arrossati. E, quasi se ne fosse dimenticata, riportò i pensieri su ciò che realmente le premeva sapere da Nick. Inclinò appena il capo da un lato, guardandolo come la osservavano sempre i suoi genitori quando, da piccola, combinava qualche pasticcio. E lui, proprio come era solita reagire lei, a quello sguardo assunse un'aria vaga, grattandosi il naso.
- Nick
- interruppe il silenzio che era calato, incrociando le gambe. Che cosa ti è successo? lui si morse il labbro, guardandola e sfuggendo poi subito ai suoi occhi, posando lo sguardo per terra.
- Cosa è successo? Niente, sto benissimo. da troppo tempo fingeva, per aprirsi così liberamente, al primo colpo. Di solito a quella risposta, così sicura e decisa, lo lasciavano stare. Cosa che non fece Lay, che, anzi, si spostò poco più vicino a lui, allungando la mano per sollevargli il viso, costringendolo a guardarla negli occhi.
- Non dire stronzate. gli disse lei semplicemente, fissandolo. Puoi dire tutte le bugie del mondo, ma i tuoi occhi non mentono. certa che ormai lui non avrebbe distolto lo sguardo, riportò la mano sulla propria tazza. Sai, un giorno piansi molto. E un ragazzo mi disse che le lacrime non valorizzavano i miei bellissimi occhi. disse lei, ricordando quel loro incontro alla caffetteria. Beh, in questo momento io potrei dire a te la stessa cosa. Le lacrime non valorizzano i tuoi bellissimi occhi, Nick. - A quelle parole sul volto del ragazzo si aprì un sorriso.
- Questo è un colpo basso. disse, passandosi una mano tra i capelli, per poi guardarla. L'espressione sul viso di lei non era mutata, lo fissava, in attesa che parlasse. Nick lasciò stemperare il sorriso, sbuffando. Gli costava troppo parlare. Lay, davvero, io
- la guardò, l'espressione immutata. Parla, sembrava dirgli. Mi sono lasciato con la mia ragazza da qualche tempo. Ma lei non lo accetta. Mi insegue, disperata, mi telefona, nella speranza di poter tornare insieme, cosa che non succederà mai. Sono stato da mio padre, e mi ha trovato persino lì. iniziò a parlare, la voce sommessa, quasi un borbottio. Se ne vergognava. Quasi come ne avesse una colpa, perché, effettivamente, è così che si sentiva. Le parlò per lunghissimi minuti, della sua situazione con lei. Di come stavano insieme, e di cosa li aveva portati alla rottura. Lay lo ascoltò per tutto il tempo, silenziosa. Non capiva il perché, ma sentirlo parlare così le creava una sordida e fastidiosa sensazione alla base dello stomaco. Tuttavia cercò di accantonarla, in quel momento, perché non era importante come si sentisse lei, ora, ma come si sentiva Nick. Lo guardò, tormentato dai suoi stessi pensieri, proprio come faceva lei quando stava male. Avrebbe voluto farlo stare meglio, ma non sapeva come. Allungò una mano a toccare il dorso di quella di lui, che, a quel tocco, sollevò lo sguardo, distendendo le labbra in un sorriso amaro.
- Non devi colpevolizzarti, secondo me
in fondo, non la amavi più, è stato giusto così, altrimenti avrebbe sofferto ancora di più. Adesso, è lei che deve accettare la cosa, e tu non c'entri più niente. si zittì, pentendosi di essere stata forse un po' troppo dura nel suo giudizio. Ma lui le sorrise, stavolta più dolcemente, annuendo, e prendendo la mano con cui lei lo stava sfiorando, stringendola nella propria.
- Si, hai ragione. E' che mi è difficile fregarmene, e dire "è un problema suo"
- la guardò, affrettandosi ad aggiungere - non tanto perché ci tenga ancora a lei
ma perché
adesso insomma
non ho più niente che ci lega, e
sono di nuovo solo
- mormorò a bassa voce. Ecco, questo era ciò di cui più si vergognava. Abbassò lo sguardo, non riuscendo a dirlo osservandola negli occhi. Ora lei sarebbe rimasta delusa. L'avrebbe abbandonato, dopo aver conosciuto questi suoi pensieri? Sperava di no, con tutto se stesso.
- Mm
- disse lei, sorridendo lievemente nel sentirlo stringere la sua mano. Gli stava aprendo il suo cuore, e la cosa la rendeva molto felice. Quella sensazione alla bocca dello stomaco non accennava a diminuire. La avvertiva perché lo sentiva parlare della sua ragazza? O perché lo vedeva stare così male? Forse era un po' per entrambi, ammise amaramente con se stessa. Le sue ultime parole l'avevano colpita profondamente. Troppe volte si era sentita allo stesso modo, aveva indugiato nel chiudere rapporti proprio per questa grande paura di rimanere da sola. - Lo capisco
ma
tu non sei solo, Nick. gli disse nel tono più pacato possibile. Non voleva insinuare che lui drammatizzasse troppo le cose, ma era certa che lui fosse troppo insicuro. Aveva un fratello che sicuramente gli voleva molto bene, aveva gli altri della band. Amici, pochi forse, ma sicuramente buoni. E poi, c'era tanta gente che gli voleva bene. Che non lo conosceva, che non faceva parte della sua vita, ma che lo sosteneva. Come lei. Lui rialzò il capo, sorpreso. Non solo lei non si era dimostrata contrariata dalla sua confessione, ma lo confortava. Quella ragazza doveva decisamente essere speciale.
- E' vero
non sono solo. Ho la mia famiglia, mio fratello, i ragazzi. disse lui, annuendo. Erano cose ovvie, che sapeva, ma lei gliele faceva vedere sotto un aspetto migliore. E poi
ho anche te, no? le domandò, guardandola, pentendosi poi subito di quello che aveva detto. Che cazzo dici, Nick? Ma puoi metterti a dire certe cose? Perché l'aveva detto e non solo pensato? Si morse il labbro. Non capiva. Non capiva perché sentiva di voler bene a quella ragazza, come non capiva perché si era sentito in dovere di chiarire che non era più legato alla sua ex, poco prima, né tantomeno capiva perché aveva voglia di abbracciarla, ora. Ma erano cose che sentiva e che provava. Perché era inutile nascondersi, con se stesso. Sapeva benissimo che ormai, lentamente, si stava prendendo una cotta per lei.
Lay ebbe un piccolo sussulto quando lo sentì dire quelle parole, ma cercò di non darlo a vedere, seppur arrossì lievemente. Quel ragazzo era una continua sorpresa. Le stava rivelando un aspetto che non avrebbe mai potuto immaginare, altrimenti. Le scopriva, lentamente, lati di sé, che probabilmente non mostrava a nessuno, se non alle persone che aveva più vicino. Perché lo faceva? Non lo sapeva. Come non sapeva il perché la cosa la rendesse così felice. Di una cosa era certa: questi piccoli particolari, seppur non sempre perfetti, che lui le stava rivelando, non la deludevano affatto. Anzi. Conoscerli le serviva a togliergli quell'aura di perfezione che gli aveva da sempre conferito, a vederlo in modo più reale, più vero. A capire che, quello seduto di fianco a lei sul divano, non era Nick Carter, il cantante dei Backstreet Boys, ma semplicemente Nick, un ragazzo estremamente fragile sotto una facciata irriverente e sicura di sé. Un ragazzo che, più conosceva, e più gli stava vicino, e più le piaceva. Perché era inutile nascondersi, con se stessa. Sapeva benissimo che ormai, lentamente, si stava prendendo una cotta per lui.
- Certo
hai anche me
certo. disse lei, quasi balbettando, osservando un sorriso dolcissimo nascere sul viso di Nick. Si osservarono così, qualche minuto, ognuno immerso nei propri pensieri, senza sapere che, in realtà, pensavano la stessa cosa.
- Beh
- disse Nick, dopo un po'. Comunque
mi dispiace, se ho fatto scappare il tuo ragazzo, prima. portò una mano a scostare una ciocca di capelli dalla fronte, mentre osservava la sua reazione. Non sapeva se quello fosse realmente il suo ragazzo, ma di certo ora lo avrebbe saputo, e questo era ciò che gli importava.
- Oh...Jade. disse lei, come se si fosse dimenticata di lui. Beh, Jade non è assolutamente il mio ragazzo e
non ti devi scusare insomma, non so che avrei fatto se tu non l'avessi mandato via
- Non è il tuo ragazzo? Non era il suo ragazzo. Non era il suo ragazzo! Dovette a stento trattenere un sorriso, che però venne presto sostituito da una smorfia al pensiero che gli attraversò la mente. Se non era il tuo ragazzo, non si sarebbe dovuto permettere di toccarti in quel modo
- disse traendo un profondo respiro, stringendo appena la mano di lei che ancora teneva nella sua.
- Era ubriaco
- cercò inizialmente di giustificarlo lei, anche se sapeva che Nick aveva ragione. non è così di solito
- disse, rendendosi conto che tutto ciò non lo autorizzava comunque al comportamento che aveva avuto. Si fermò, smettendo di parlare. Lui la guardò dolcemente, intuendo che forse era un po' dispiaciuta. Si mosse sul divano, andandole accanto, abbracciandola. Posò il naso tra i suoi capelli, inspirando quel dolce profumo che ormai stava diventando una droga, per lui.
- Non preoccuparti. L'importante è che adesso non accadrà più. Le passò una mano sul viso. Aveva la pelle così morbida.
Lei annuì socchiudendo gli occhi nel sentire quel piacevole calore avvolgerla un'altra volta. Nick la guardò, quell'espressione tranquilla, gli occhi socchiusi. Sembrava felice di stare tra le sue braccia. O forse, era quello che lui sperava, che voleva credere. Non avrebbe più voluto lasciarla andare. Approfittò del fatto che lei non lo guardasse per osservarla attentamente. Il naso posato nell'incavo del suo collo. I capelli mossi che le sfioravano la pelle. Le labbra, che sembravano disegnate, piccole, morbide, e soprattutto, tremendamente invitanti. Avvicinò appena il volto, trattenendo l'impulso di sfiorarle il viso con il naso.
Lay inspirò l'odore della sua pelle, il collo di lui vicino al naso. Stava così bene tra le su braccia. E lui sembrava non volerla più lasciarla andare. Sentiva il suo abbraccio, dolce ma indissolubile. Avrebbe fatto fatica a sgusciare via da quelle braccia, ma non si pose il problema, perché non ne aveva la minima intenzione. Dopo qualche istante, però aprì gli occhi, trovando il volto di lui a pochi centimetri dal proprio. Arrossì violentemente, abbassando lo sguardo.
- Ecco
forse dovrei
alzarmi
- disse, balbettando per l'ennesima volta. Ma non resistette molto, rialzando lo sguardo e cercare di nuovo quei due occhi azzurri che le facevano venire i brividi, che non accennavano ad abbandonare il suo viso. Era così vicino. Troppo vicino.
- Si
forse dovresti
alzarti
- rispose lui, con un sorrisetto, continuando a guardarla, a guardare quegli stupendi occhi castani, che, in un battito di ciglia, gli comunicavano un mondo.
- Si
forse
- ripetè lei, non riuscendo a muoversi, continuando a guardarlo. Si sollevò appena, andando a sfiorare la sua punta del naso con quella di lui. Un contatto che le fece venire i brividi, lasciando che un lieve sospiro le sfuggisse dalle labbra.
- Forse
forse
- sussurrò lui, la voce che quasi non si sentiva. Era vicino, troppo vicino. Troppo, per fermarsi. Il sospiro di lei gli fece perdere completamente il controllo. Chinò il capo, sfiorando le sue labbra con le proprie, e unendole in un dolce bacio. Erano ancora più morbide di quanto aveva immaginato. Divise la mano da quella di lei, solo per portarla tra i suoi capelli, accarezzandoli fino a quelle ciocche che le solleticavano le spalle, per poi infilarla tra di essi, come ad impedirle di scostare il capo, di interrompere quel bacio, cosa che Lay non si sognava minimamente di fare. Anzi, a sua volta portò la mano a sollevarsi, sfiorando la guancia di lui, fermandosi dietro il collo. Schiuse le labbra, e Nick colse immediatamente l'invito ad approfondire quel bacio che entrambi avevano troppo a lungo desiderato. Lay credeva di stare sognando. Sentiva il suo sapore, di caffè, sentiva la sua mano carezzarle i capelli, sentiva le sue labbra sfiorarla, e, in quel preciso istante, pensò di essere in paradiso. Non seppero per quanto tempo stettero vicini, le labbra unite e i respiri mescolati. Ma, quando entrambi si allontanarono, a malincuore, per interrompere quel bacio, più volte si ricercarono, per brevi, fugaci incontri di bocche, piccoli baci che ne richiamavano altri, ed altri ancora. Quando si separarono definitivamente Nick posò la sua fronte contro quella di lei. Si guardarono negli occhi, in silenzio, accompagnati solo dai loro respiri lievemente affannati per quei baci che avrebbero voluto continuare all'infinito.
E, in quel momento, non vi fu bisogno di ulteriori parole.
Il sole mattutino filtrava tra le tende. Nick aprì gli occhi, stropicciandoseli con una mano. L'altra ancora circondava le vita di Lay, appoggiata alla sua spalla. Si erano addormentati così, la notte prima, sul divano, abbracciati. Sorrise, nella penombra. Non si ricordava nemmeno quanto tempo avevano passato stretti, a baciarsi. Ricordava solo il dolce sapore di lei, il suo profumo, e l'incredibile sensazione di felicità che aveva provato in quei momenti. Carezzò una guancia di Lay, cercando poi di alzarsi dal divano con delicatezza, per non svegliarla. Si alzò in piedi, sbadigliando, quindi cercò di orientarsi e ricordarsi dove fosse il bagno.
Lay venne svegliata dal rumore dell'acqua che scrosciava. Passò una mano sul viso più e più volte, guardandosi intorno. Non ci credeva. Aveva bisogno che qualcosa le confermasse che quanto accaduto ieri sera era reale, e non uno dei suoi soliti sogni. Aveva baciato Nick. Si erano baciati. No, non può essere vero. Però, ti prego, fa che sia vero
In quel momento, quasi ad esaudire la sua preghiera, la porta del bagno si aprì, lasciando uscire Nick. Si grattava la testa, scompigliandosi i capelli con un'aria ancora decisamente assonnata. Avanzò di qualche passo nel salotto prima di sollevare il capo e guardarla, notando che era sveglia. Le sorrise, un sorriso dolce e tenero, e ad Lay parve di sciogliersi sui cuscini.
- Buongiorno, Lay
- disse lui avvicinandosi al divano e posandole un bacio sulla fronte.
- B
buongiorno
- gli rispose, guardandolo timidamente. Come doveva comportarsi? Doveva fare l'indifferente? O affrontare l'argomento? Non ne aveva la minima idea.
- Ehm
non vorrei essere indiscreto, ma
- le chiese lui potrei avere un po' di caffè? disse in tono supplichevole, osservandola, chinando il capo da un lato. Chissà a che stava pensando, quella testolina. Era così carina, di prima mattina, i capelli arruffati.
- Oh
caffè. Certo, certo, subito. disse lei, alzandosi in fretta, e rischiando di inciampare nel tavolino posto tra i divani. Fortunatamente Nick fu abbastanza svelto da afferrarla al volo, impedendole di schiantare il naso contro il pavimento.
- Qualcuno è nervoso, stamattina. le disse aiutandola a rialzarsi. c'è qualcosa che non va? domandò, passandole una mano sul collo fino a sfiorarle i capelli sulla nuca. Lei rabbrividì, a quel contatto.
- Assolutamente nulla
-
finchè continui a sfiorarmi così, avrebbe voluto continuare. Ma si trattenne, limitandosi a guardarlo e a sorridergli, godendo dello splendido sorriso che lui le rivolse a sua volta, rincuorato. Si scostò, indietreggiando verso la cucina e lui la seguì silenzioso. Quando lei si fermò davanti al bancone, afferrando una caffettiera, Nick la osservò curioso, seguendone i movimenti.
- Allora è così che lo fai il caffè
- disse osservando con cura ogni gesto. Lei annuì, sorridendo, voltandosi verso di lui dopo aver posato la caffettiera sul fuoco.
- Ebbene si, hai scoperto il mio segreto
- disse, il tono divertito a mascherare il batticuore che provava nel trovarselo così vicino. Non ci era ancora abituata. Lui piegò l'angolo delle labbra in un sorriso sghembo, cogliendo il divertimento nella voce di lei.
- E' inutile che sghignazzi, carina. E' vero, ho scoperto il tuo segreto
- disse assottigliando gli occhi con aria misteriosa ma non sarei comunque in grado di utilizzare quell'aggeggio, quindi
- continuò, indicando la caffettiera sul fornello, per poi allungare le braccia a catturare i fianchi di lei. quindi, direi che da questo momento sei mia prigioniera. E in qualità di tuo rapitore, ti affido il compito di fornirmi giornalmente di caffè. ridacchiò, trovandosi da solo un vero idiota. Quali altre scuse avrebbe trovato, dopo questa, per poterla abbracciare e stringere come stava facendo ora? Lay ridacchiò a sua volta, divertita.
- Questo si chiama sequestro di persona, e potresti finire in prigione. disse poi, seria. Lui alzò un sopracciglio, scettico, e fece per sporgersi e darle un bacio, ma lei si girò, richiamata dal borbottare del caffè che ormai era pronto. Occasione mancata, decisamente. Si rigirò, dandogli in mano una tazza, sedendosi quindi al tavolo della cucina. Non bevve però, voltandosi verso di lui, aspettando che la raggiungesse.
- Questa ormai è la mia tazza. disse Nick passandosi tra le mani la tazza su cui era disegnato un porcellino. Mi dai sempre questa, quando mi fai il caffè. si sedette accanto a lei, facendole una lieve carezza sui capelli.
- Ah si? disse lei con aria vaga. Non pensava se ne sarebbe accorto.
- Si
c'è un motivo particolare, forse? la guardò, intuendo che la scelta non era poi così casuale. Lei arrossi.
- Beh ecco
- si schiarì la gola, prendendo tempo bevendo un sorso di caffè. Il fatto è che vivo da sola, e ho solo queste due tazze. disse, velocemente, vergognandosi ad ammettere che non aveva un vero e proprio servizio di stoviglie. e poi
beh insomma dai, ti dona quella tazza
vi somigliate anche un po'. disse quindi sghignazzando, alludendo chiaramente al porcellino rosa che sorrideva sul fianco della tazza.
- Mi stai dicendo che assomiglio a un maiale? Ma come siamo gentili!! borbottò lui, avvicinando la tazza per bere, e poi posandola. Ecco, me l'hai fatto venire in antipatia!! Non riesco nemmeno a berlo! piegò il labbro inferiore, con aria offesa guardandola, e Lay pensò che assomigliava tremendamente a un bambino.
- Ma no!!! si affrettò a dire subito avvicinando la sua sedia a quella di lui. Non voglio dire che assomigli come un maiale
cioè, non in senso dispregiativo, perlomeno!! Alla fine i porcellini sono teneri
no
? lui inarcò un sopracciglio, senza risponderle. Eddai, non offenderti
scherzavo
dai
- si avvicinò ancora, puntandogli il dito contro la punta del naso, schiacciandola appena e facendo il verso del porcellino. Oink. - A quel gesto Nick non seppe trattenersi e scoppiò a ridere. Era adorabile. Anche se gli stava dando del porcellino. D'impulso le prese il mento tra le mani e le posò un bacio sulle labbra, lasciandola visibilmente sorpresa quando si staccò, parecchi istanti dopo.
- Ecco, con questo direi che sei perdonata. disse con un sorriso, quindi ripetè il gesto di lei, schiacciandole il naso e facendo il verso del porcellino. Oink. - Con aria noncurante, poi, si girò e riprese a bere il suo caffè, sebbene gli venisse da sorridere, vedendola con la coda dell'occhio ancora ferma, voltata verso di lui, che lo guardava. La vedeva, lo percepiva, era imbarazzata. Si era forse pentita di quei baci? Lui non lo era affatto, anzi. Ma ora, come doveva comportarsi? Doveva parlarle.
- Uh
- Lay non seppe che dire, quando lui la baciò, così all'improvviso. Non se lo aspettava. In un secondo le aveva ricordato tutto ciò che era accaduto la sera prima, le aveva confermato che era stato tutto reale, e, ad essere sincera, la cosa ancora un poco la disorientava, se si soffermava a pensarci. Lo guardò, pensando che era terribilmente bello. O cavolo Lay. Sei proprio nei guai.
- Stai cercando delle somiglianze con qualche altro dolcissimo animaletto? le chiese lui ironicamente. Posò la tazza vuota, girandosi verso di lei, che sorrideva, scuotendo la testa.
- No, scusami, è che ogni tanto mi immergo nei miei pensieri. gli rispose, finendo tutto d'un fiato il suo caffè e posando a sua volta la tazza sul tavolo. Lui la guardò. Si, decisamente era imbarazzata.
- Lay
- esordì, schiarendosi poi lievemente la voce. perché mi dici le bugie? la guardò, inclinando il capo da un lato. Lei arrossì, abbassando lo sguardo, non rispondendo. Perché mi scruti dentro, Nick? Lui la osservò arrossire, si avvicinò appena, carezzandole una guancia. Ti metto in imbarazzo, forse? Vuoi che me ne vada? le chiese, dolcemente. Ti prego, dimmi di no. Non mandarmi via.
- No!! rispose di scatto lei, alzando lo sguardo. cioè
no, non voglio che te ne vai
- riprese, un tono di voce più pacato. Lui sorrise, rincuorato.
- E allora perché sei così
tesa? si morse lievemente il labbro inferiore. io, non vorrei averti portato a una situazione che magari non desideravi
a fare qualcosa che magari non volevi
- esitò un attimo, guardandola, che lo ascoltava silenziosa. Io non sono per nulla pentito di quanto accaduto. Anzi, ne sono felice. Finalmente dopo tanto tempo. Lay, baciarti è stato
non saprei nemmeno come descriverlo. si interruppe, traendo un sospiro. Gli costava esprimersi in quel modo, non ne era abituato. Ma per lei sapeva di doverlo fare.
- E' stato come una scossa elettrica lungo tutta la schiena, il cuore che batteva talmente veloce che pareva scoppiare, avvertire i brividi in tutto il corpo eppure sentirsi avvolti da un calore dolcissimo
? continuò lei la sua frase, guardandolo, posando una mano su quella di lui, che ancora le carezzava la guancia. Nick annuì stupito.
- Esattamente
esattamente quello. Si sorrisero, felici di aver provato le stesse sensazioni.
- Nick, tu non mi hai portato a fare assolutamente niente. Quello che è accaduto, insomma
l'abbiamo voluto entrambi. lui si avvicinò, portando le labbra a pochi centimetri dalle sue.
- Allora non sei pentita? gli sussurrò, a fior di labbra. Lei scosse il capo, in segno di diniego. Meglio. Mi sarebbe dispiaciuto doverti baciare contro la tua volontà
- le sussurrò, ancora, sfiorando poi le labbra di lei con le proprie.
ma decisamente non avrei potuto fare altrimenti. le posò un altro bacio sulle labbra, quando il telefono di Lay iniziò a suonare. Maledetto quel tizio che ha inventato la tecnologia
- borbottò lui, mentre lei si allontanava per cercare il telefono nella tasca della giacca.
- Hallo? rispose Lay. Dall'altro capo la voce di Syd la investì come un fiume in piena.
- Lay!!!!!!!! esplose nel telefono con la sua solita voce squillante. Ciao tesoro!! Indovina con chi sono qui? disse, per poi ridacchiare.
- Ciao tesoro!! disse Lay, subito sorridendo. Era qualche settimana che non la sentiva, e le era mancata molto. Nick, sentendola parlare in Italiano la guardò un po' perplesso. Con chi sei lì?
- Con Marghe!! disse lei, mentre in sottofondo si sentiva un "Ciao Layyy!!" sicuramente urlato dall'altra amica. Quelle due erano delle pazze, ma le amava per quello. Erano le uniche due amiche con cui avesse mantenuto dei rapporti negli ultimi tempi, e che non l'avevano mai abbandonata. E poi, ovviamente, a legarle, c'era anche un'incredibile passione per i Backstreet Boys. Senti, non ho molto tempo, ti sto chiamando con la carta prepagata per le telefonate internazionali
- continuò Syd. Volevo solo avvisarti che ho avuto le ferie dal lavoro, e Marghe non ha esami all'università
quindi
pensavamo di venirti a trovare
se il tuo invito di qualche tempo fa è ancora valido
che ne pensi, ci vuoi ancora vedere?
- Oddio!!! Ma sul serio? disse Lay con un gridoletto, facendo un piccolo salto che inquietò alquanto Nick. Era così esuberante, ora. Così allegra. Non l'aveva mai vista sorridere a quel modo. Al telefono doveva essere una persona davvero speciale per lei. Provò anche un filo di gelosia, guardandola, pensando che con lui non aveva mai sorriso a quel modo. Ma subito si diede dello scemo, alzandosi dalla sedia, raggiungendola. Lay, intanto continuava a parlare, saltellando Non ci credo! Venite a trovarmi!! Venite a trovarmi!!
- Lo prendo come un si, allora
- rispose Syd, dall'altra parte del telefono, con una risata. Nick si avvicinò ad Lay, abbracciandola alle spalle.
- Non capisco un'accidenti di quello che stai dicendo, ma sembra una cosa bella
- le disse con un sorriso, posandole un bacio sulla spalla.
- Certo che è un si, scema! Non vedo l'ora di riabbracciarvi!! disse Lay, voltandosi poi verso Nick, annuendo. Sono le mie migliori amiche. disse semplicemente.
- Anche noi!! Ma
Lay, con chi parli? Chi c'è lì con te? - le chiese l'amica. In quel momento, il cellulare di Nick suonò, indicando l'arrivo di un sms, e lui si allontanò, per prenderlo. Lay si morse il labbro, guardandosi intorno. Non sapeva che fare
non poteva certo raccontare tutto a Syd lì, per telefono, oltretutto con Nick presente. Ma allo stesso tempo si sentiva tremendamente in colpa per non poter raccontare niente proprio a lei, con cui per mesi aveva condiviso la passione per quel ragazzo che ora le stava di fronte, smanettando col telefonino.
- Ehm
ma no, è che
- cercò di spiegare. Nick le si avvicinò, mostrandole il display del telefonino, probabilmente per non disturbarla nella telefonata: era un sms di Aj che gli chiedeva di raggiungerlo in sala prove. Lay annuì, sorridendogli, e lui andò ad infilarsi la giacca. -
è che adesso non posso spiegarti, Syd
- le disse, sperando che l'amica capisse.
- Ahhh!!!! Sei con un uomo, maledetta!!! disse l'amica, ridendo, e riportando poi a Marghe, che sicuramente stava accanto a lei. Nick tornò indietro, posandole una mano sulla vita, reclamando un bacio di saluto. Posò le labbra sulle sue, allontanando con una mano il cellulare dall'orecchio di Lay, tenendola stretta a sé per un tempo che ad entrambi sembrò troppo breve. Minuti in cui Syd continuava a parlare, al telefono. Ad Lay giungevano solo parole spezzettate. mattina
casa tua
notte insieme
- quando Nick la lasciò andare le sorrise, facendo poi il segno di una cornetta, che Lay interpretò come un "ti chiamo dopo". Annuì, sorridendogli a sua volta. Non faceva altro. Gli sorrideva, e si sentiva una perfetta imbecille, ma non poteva fare altrimenti, anche se cercava di stare ferma, gli angoli della bocca si distendevano da soli. Nick percorse il salotto, dirigendosi poi verso la porta. Avrebbe voluto parlarle con più calma. Forse avrebbe dovuto farlo prima; ora con la telefonata della sua amica, e l'sms di Aj, era una cosa un po' impossibile. Tuttavia era contento, perché così aveva un alibi in più per vederla ancora. Fino a che non si sarebbe deciso a chiederle di uscire, perlomeno. Perché sapeva che l'avrebbe fatto. Doveva farlo. Quella ragazza lo faceva sentire dannatamente bene. Lay lo guardò allontanarsi, con un'incredibile voglia di lanciare il telefono sul divano e corrergli appresso, tuttavia, riportò il cellulare all'orecchio. Allora?!? le stava dicendo Syd. Vabbè, non puoi parlare
quando ci vediamo ci dici tutto
ho capito che devi raccontarci un sacco di cose!! Uh, sta finendo il credito!! Ti faccio sapere quando abbiamo il volo! Ciao Lay!! disse quindi con voce affrettata dalla paura dell'interruzione della chiamata. Nick la guardò parlare al cellulare, aprendo la porta di casa. Si voltò, mandandole un bacio sulla punta delle dita, quindi si chiuse la porta alle spalle.
- Ok, tesoro, ci sentiamo!! disse lei, chiudendo la telefonata, osservando quindi Nick mandarle un bacio, e chiudere la porta. Ripensò a tutte le assurde situazioni che l'avevano portata a quel momento, ieri sera, stretta tra le sue braccia. Si, decisamente aveva un sacco di cose da raccontare alle sue amiche.
Lay girava per casa, guardandosi intorno. Era ansiosa, e non sapeva perché. Sistemava ogni minima cosa, i cuscini sul divano, i soprammobili, aveva controllato svariate volte gli asciugamani in bagno. Era illogico che si sentisse così agitata per l'arrivo delle sue amiche, a loro non sarebbe importato di trovare il letto disfatto o le tazze nel lavello, però ci teneva a fargli trovare la casa in ordine, dato che non l'avevano mai vista. Sarebbero arrivate a momenti, le avevano appena telefonato dicendole che stavano per prendere un taxi dall'aeroporto. Non avendo più niente da sistemare, si sedette sul divano, buttando la testa tra i cuscini. Avevano ancora l'odore di Nick. La sera prima si era presentato a casa con un film, e se l'erano guardati sdraiati comodamente proprio su quel divano. Afferrò il cuscino e lo annusò tutto, quasi lo volesse consumare, per non perdersi nemmeno un po' di quell'odore che adorava. Lo strinse poi, ripensando a quando, il giorno prima, durante il film, lui le aveva passato la mano attorno alle spalle e l'aveva abbracciata. Certo, quel cuscino non era lui, ma per il momento doveva accontentarsi. Sospirò. Più andava avanti più si rendeva conto di trovarsi ormai in un guaio enorme, e ci era immersa fino al collo. Troppo facilmente si stava abituando a vederlo. Una volta una pizza, un'altra un film, e non c'era stata sera, nell'ultima settimana, in cui non si erano visti. E, seppure non uscissero ne facessero niente di particolare, a Lay ogni volta sembrava di essere tra le nuvole. Parlavano tanto, tantissimo, di mille e più cose. Fumetti, film, giochi di ruolo, musica. E ogni volta scoprivano d'avere sempre più passioni comuni. Dopo la prima sera, tra di loro non era successo niente di più; lui continuava semplicemente a dedicarle quelle dolci attenzioni, a cui lei ricambiava sempre, seppur certe volte ne fosse imbarazzata. Non sapeva esattamente come comportarsi. Se da una parte provava l'estremo impulso di lasciarsi andare completamente, dall'altro la tormentava la paura di essere solo un passatempo. Non credeva che Nick fosse il tipo, però aveva imparato a spese proprie che non si può mai sapere, e del resto, obiettivamente lo conosceva soltanto da qualche settimana. Le era capitato di avere storie del genere, e non si era mai fatta problemi a viverle. Ma, probabilmente, inconsciamente, sapeva di non volerla con Nick, perché non avrebbe sopportato una delusione da parte sua. Lui era diverso. Il flusso dei suoi pensieri venne interrotto dal suono del campanello, che la fece sobbalzare sul divano. Alzò il citofono, osservando le sue amiche comparire nello schermo.
- Salite!! gli urlò quasi nella cornetta, andando poi subito a spalancare la porta. Qualche minuto dopo Marghe e Syd avevano buttato le valigie in un angolo del pianerottolo e le erano addosso, strette in un abbraccio che non lasciava vie di scampo. Oddio, quanto mi siete mancate!! ed era vero. Come aveva fatto, tutto quel tempo, senza di loro? Erano state il suo pilastro, quando ancora era in Italia. Se non ci fossero state loro, sarebbe crollata, spezzata.
Le fece entrare in casa, aiutandole a trascinare le valigie. Quanta roba si erano portate? E dire che si dovevano fermare solo un paio di settimane!! Le seguì poi nel breve tour per quell'appartamento che, in quel momento, le sembrò troppo piccolo, troppo inadeguato, troppo tutto. Tuttavia fu felice di essere sorpresa dai loro commenti di apprezzamento e i complimenti per i piccoli tocchi di arredamento personale che ci aveva portato. La stanza che sicuramente riscosse più successo fu la sua camera, dove le tre amiche si sistemarono. Avrebbero dormito tutte e tre nel grande letto matrimoniale, cosa che non gli sarebbe costata, visto che ci erano abituate. Lay sorrise, pensando a quando viveva ancora in Italia ed erano solite passare i pomeriggi e le serate infilate in quel letto a raccontarsi segreti. Ed era proprio sul letto che si sdraiarono, una sopra l'altra, ridacchiando, senza motivo, se non la felicità di essere di nuovo insieme, seppur per poco.
- Allora, mascalzona, non ci dici niente??? disse Syd, tirandole un cuscino. L'altro giorno ci è parso di capire che eri in ottima compagnia. Lay si schiarì la gola, arrossendo. Sapeva che sarebbero andate subito a parare lì, curiose com'erano.
- Beh, si
- rispose, facendo la vaga.
- E quindi?? le chiesero le amiche, quasi in coro.
- Beh, quindi niente, ragazze
- disse, sospirando, per poi osservare le loro facce scettiche.
- Ma almeno, dì un po'
com'è messo? le chiese con un'occhiata divertita Syd, ridacchiando poi insieme all'amica.
- Non siamo stati a letto insieme, se è questo che pensate!!!!!!! si affrettò a chiarire cogliendo le eloquenti occhiate delle due. Ci siamo semplicemente addormentati insieme. Niente di più. Marghe e Syd inarcarono contemporaneamente un sopracciglio. Beh, che sono quelle facce? È così strano che non ci abbia fatto nulla? domandò, arrossendo e fingendosi offesa. L'idea di andare a letto con Nick
O Mio Dio. Non ci aveva mai pensato. Si morse il labbro, ricordando il calore piacevole dei suoi abbracci, e la morbidezza delle sue labbra, quella sera. Già così stava per impazzire
pensare di
Oh No. Non poteva nemmeno immaginarlo!
- No
- disse Syd, osservandola. - La cosa strana è che arrossisci solo al pensiero di farlo. lapidaria, concisa, schietta. Perché dannazione la conoscevano così bene? Lay alzò gli occhi al cielo. Marghe, qui mi sa che abbiamo un rarissimo esemplare di Lay nel periodo di "cotta acuta"
- disse quindi Syd fingendo di parlare in una ricetrasmittente.
- Recepito, Syd, sto osservando il soggetto, e non posso che confermare la tua diagnosi
- rispose l'altra, facendole il verso, parlando sempre in un fantomatico walkie-talkie.
- Ma cosa dite!! Smettetela sceme!! disse Lay ridendo e tirandogli un cuscino, in un attacco che quasi immediatamente ricevette uguale risposta. Le adorava. Decisamente.
- Però non vedo nessuna foto di questo fantomatico ragazzo
- disse Marghe guardandosi intorno. Oh no, amica mia
quanto ti sbagli. Lay guardò i poster appesi sulle pareti, tra cui spiccavano un paio di poster dei Backstreet Boys e qualche foto di Nick. Quella stanza era piena, di foto di quel fantomatico ragazzo. Aprì bocca, per replicare, ma Marghe andò oltre. - In ogni caso, Lay, questo appartamento è carinissimo. le disse, sdraiata a pancia in giù, stretta a un cuscino. Sono contenta di vedere che ti sei sistemata bene. Syd annuì, concordando.
- E poi, questa camera, con questi poster
pare ancora di essere nella tua vecchia stanza. aggiunse, osservando le foto appese alle pareti. Queste foto di Nick poi
sono sempre un bel vedere!! disse sollevando ripetutamente le sopracciglia verso l'amica, ammiccando. E beata te che gli hai anche incontrati
- sospirò poi, fissandosi su un grande poster dei Backstreet Boys che troneggiava sull'anta dell'armadio. Lay si morse il labbro, sentendosi di nuovo maledettamente in colpa per non aver raccontato niente alle sue migliori amiche. Forse quello era il momento adatto. Beh, sai, dopo il meet&greet, sono stata anche a Parigi e Berlino, e
- Syd la bloccò, avvertendo il vibracall del suo cellulare. Sollevò lo sportellino, allontanandosi verso il salotto. Marghe rispose all'occhiata interrogativa di Lay con una stretta di spalle.
- L'amore
non ha contagiato solo te, cara mia!! Lay le fece la linguaccia, osservando poi l'amica passeggiare per casa, parlando al cellulare. E così, Syd aveva un ragazzo. E lei nemmeno lo sapeva. Quante cose si stava perdendo, in quei mesi a New York? E quante se ne stavano perdendo loro? Forse quel viaggio non era stata un'ottima idea. Magari le avrebbe allontanate. Un pensiero, un lampo, che la rabbuiò in pochi secondi. Probabilmente Marghe lo notò perché si trascinò sul letto, abbracciandola e posandole un bacio sulla guancia. E quasi ora di pranzo
che ne dici del nostro menu speciale?
- Il nostro menu
- disse Lay, voltandosi a guardarla.
-
Pasta, cotoletta con patatine e tiramisù
esattamente quello!!! si guardarono qualche istante, scoppiando poi a ridere.
- E me lo chiedi?? E' ovvio che mi sta bene!!! Marghe si mise a ridere, scendendo dal letto e trascinandola per una mano in cucina. No, non avrebbero mai potuto separarsi. Ci sono amicizie che nemmeno la distanza più incolmabile può cancellare.
Trafficarono in cucina per una buona mezz'ora, sporcando i fornelli in una maniera indecente, ma poco dopo il loro menu speciale era servito in tavola, richiamando l'attenzione di Syd, che, tutto d'un tratto, si mostrò ansiosa di concludere la sua telefonata. Se lo gustarono sedute intorno al piccolo tavolo, giocando a rubarsi le patatine dal piatto e immergendole nella ciotolina di maionese debitamente sistemata al centro della tavola, per non sfavorire nessuno. Lay, dopo molto tempo, si sentiva felice, e di nuovo a casa. Quei pranzi all'insegna del colesterolo e delle risate le erano mancati da morire.
- Siamo delle maiale!! disse ridendo, addentando una patatina particolarmente croccante.
- Si, decisamente
lo siamo!! le fece eco Marghe, infilandosene in bocca una appena intinta nella maionese. E dopo c'è anche il dolce!!! Dal salotto, sentirono provenire il rumore del campanello.
- Sarà il postino disse Lay. Syd si alzò, arricciando il naso.
- Vado io
e comunque, parlate per voi
io non sono mica una maiala
- disse con una finta aria da superiore, afferrando poi svelta una delle patatine più dorate e mangiandola in un sol boccone, condita da una buona dose di maionese, per poi allontanarsi verso l'ingresso leccandosi le dita.
- Maledetta! Era la più croccante!! L'avevo lasciata per ultima!! protestò Marghe minacciandola per finta con una forchetta a mezz'aria. Lay non poteva fare altro che ridere a crepapelle, con quelle due. Ma Syd non rispose.
- Seeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!! una lunga e forte esclamazione fu quella che arrivò in cucina dopo alcuni attimi di silenzio.
- Syd, tutto ok?? domandò Lay. Quasi subito, l'amica fece capolino in cucina. Aveva ancora il dito in bocca, e gli occhi spalancati.
- Lay
ci sono
.visite per te
- bisbigliò, quasi avesse paura di dirlo. E, poco dopo, alle sue spalle comparve una figura che ormai Lay non avrebbe faticato a riconoscere nemmeno in mezzo a una folla. Portò gli occhi su Marghe che, vista la persona che seguiva Syd, era rimasta con la forchetta a mezz'aria, quindi tornò sull'ingresso della cucina. Capelli biondi, spettinati, giacca di pelle, e un sorriso disarmante. Nick era poggiato allo stipite della porta, e la guardava.
La guardava, e sorrideva. Era forse stupido ammetterlo, ma quelle situazioni lo divertivano. Amava fare delle sorprese
e certo, i risvolti che aveva avuto quella sorpresa rendevano la situazione ancora più divertente. Quando aveva suonato alla porta, era certo che Lay gli avrebbe aperto, ed era già pronto ad afferrarla e stamparle un bacio su quelle adorabili labbra. E invece si era trovato di fronte un'altra ragazza, dai lunghi capelli neri, una frangetta sbilenca e gli occhi cerchiati di nero, che si stava tranquillamente leccando le dita, probabilmente dopo aver mangiato qualcosa che doveva esser stato sicuramente molto appetitoso. Aveva alzato lo sguardo, e lo aveva osservato come si guarda un fantasma. Già quello lo aveva fatto sorridere. Quando poi le aveva detto, col tono più suadente che riusciva a fare, che si chiamava Nick e cercava Lay, lei aveva strabuzzato gli occhi e gli aveva sputato in faccia un "Seeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!" che probabilmente le sue orecchie si sarebbero ricordate da lì a molto, moltissimo tempo. Aveva una sfottuta faccia tosta, e lo sapeva. Presentarsi come Nick, così, come fosse niente
però, suvvia, solo la sua reazione valeva la pena di quella piccola cattiveria! Lo aveva fatto entrare e l'aveva seguita fino alla cucina. E lì, oltre a una carinissima ragazza dai tratti orientali che lo osservava sbalordita con la forchetta a mezz'aria, seduta al tavolo c'era lei, Lay. Cielo, quanto era terribilmente carina. Aveva i capelli leggermente arruffati, e un baffo di maionese vicino alla bocca. Ma gli occhi le brillavano di felicità, e questo la rendeva terribilmente bella. Avrebbe voluto avvicinarsi, e pulirle le labbra con un bacio. Dopo quei baci di una settimana prima, non vi era stato alcun contatto del genere tra di loro, seppure si fossero visti tutti i giorni. Non riusciva più a starle lontano. Aveva preso una camera in un albergo del centro, e, quando vi ci rientrava, terminate le prove con gli altri, e osservava la stanza grande e vuota, non poteva fare altro che desiderare di vederla, e stare con lei. Però, quando vi ci si trovava di fronte, non riusciva a dirle ciò che realmente avrebbe voluto. Che desiderava che lei fosse sua, che aveva voglia di lei, e di stare con lei. Gli mancava il coraggio persino di baciarla di nuovo. Sapeva che altri baci, prima o poi, lo avrebbero inesorabilmente portato a volere di più, e non era quello che desiderava
si sarebbe sentito come se giocasse con lei, come se fosse un tappabuchi per quanto era appena definitivamente finito. Magari, se davvero lo avesse ottenuto, sarebbe stato lui stesso a ridurla a quel ruolo. Ma non poteva e non voleva farlo; solo l'idea di poter rovinare ciò che stava nascendo tra di loro lo metteva in ansia. Seppure il suo profumo lo facesse impazzire, facendogli desiderare solo di posare il capo sul suo collo, stringerla e baciarla fino a farle male, stringeva i denti, e resisteva, anteponendo al fattore fisico l'incredibile sensazione che provava quando la sentiva ridacchiare, la vedeva sorridere, o quando posava il capo sulla sua spalla, rannicchiandosi contro il suo braccio. Ormai era totalmente dipendente da quella ragazza. Eppure, era passato così poco tempo. Poteva essere reale, ciò che sentiva? Inclinò appena il capo, deliziandosi della vista delle piccole labbra di Lay, corrucciate in una smorfietta perplessa.
- Nick
ciao
- disse lei, guardandolo, e alzandosi. Arrossì, pensando che quel giorno era particolarmente bello. Non
non ti aspettavo
- Lo so, piccola. Pensavo di farti una sorpresa. Ma l'hai fatta tu a me, o meglio, me l'ha fatta lei, aprendo la porta
- disse indicando Syd, che ebbe un sussulto. -
la realtà è che mi ero scordato che oggi sarebbero arrivate le tue amiche. sorrise, guardandola, e tutte e tre le ragazze pensarono che, a un sorriso così, si sarebbe potuta perdonare qualsiasi dimenticanza.
- uh, beh
non ti preoccupare. Non hai interrotto niente di particolare. Stavamo mangiando
vuoi favorire? disse Marghe, che nel frattempo si era ripresa, e cercava di apparire più naturale possibile. Lay ringraziò il cielo che lei riuscisse ad essere così razionale. Syd, allo stesso modo, cercò di calmarsi, comportandosi come niente fosse, seppur il suo continuo giocherellare col tovagliolo tradisse la sua agitazione.
- Ti ringrazio, ma ho già pranzato. rispose Nick con un sorriso, intenerito dal tentativo delle due amiche di fingere che fosse del tutto normale quanto per loro invece doveva essere una situazione al di fuori di ogni concezione. tu devi essere Marghe, vero? le disse, e lei annuì, sorpresa che conoscesse il suo nome. e tu Syd
- l'altra mosse il capo velocemente, in segno di assenso. Lay mi ha parlato molto di voi
- continuò il ragazzo, interrotto poi dal suono del cellulare. Oh, scusatemi ragazze. Torno subito. sorrise dolcemente ad Lay, quindi uscì dalla stanza, rispondendo al telefonino. Subito Marghe e Syd si girarono verso Lay.
- Lay MI HA PARLATO MOLTO DI VOI?? sbottarono in coro, guardandola. Lei sospirò, portandosi una mano alla tempia. Decisamente era arrivato il momento delle spiegazioni.
- Ragazze, io
- balbettò Lay, osservando le due amiche. Si era cacciata in un bel casino. Ma la cosa che più la preoccupava era l'amarezza che leggeva negli occhi delle sue amiche. Temeva di averle deluse.
- Perché non ce l'hai detto, Lay? Credevi forse di non poterti fidare di noi? le parole di Syd affondarono come ghiaccio nel petto. Un'accusa infondata, ma comprendeva la delusione dell'amica.
- No
è che
non avrei nemmeno saputo cosa dirvi, ragazze
perché non so nemmeno cosa dire a me stessa
è successo tutto così all'improvviso, che ancora non riesco a darmi una spiegazione
so solo che fino a poche settimane fa ero in giro per l'Europa a sentire i loro concerti, e adesso lui è qui nel mio salotto
- si portò una mano alla fronte, scostando la frangetta che puntualmente le copriva l'occhio destro.
- E' lui il ragazzo di cui ci avevi parlato, non è vero? domandò Marghe. Lay mosse impercettibilmente il capo in segno di assenso. Aveva paura a rivelare ogni cosa, ormai, temendo che potesse solo peggiorare la situazione. Ci fu un attimo di silenzio, in cui le due amiche si guardarono. Quindi fu Marghe a prendere di nuovo la parola. Lay, ci conosci troppo bene per sapere che la cosa non ci ha ferito, un po'. lei annuì, di nuovo, guardandole. Però anche noi ti conosciamo troppo bene, per sapere che, se non ci hai parlato di questa cosa, significa che ti ha davvero confusa e scombussolata. E che di certo non è stato intenzionale. Anche Syd annuì, a far intendere che la pensava esattamente come Marghe.
- Diciamo che potremmo fartela passare, ad una condizione
- aggiunse, con un sorriso. Entrambe avevano colto l'apprensione di Lay e il suo essere dispiaciuta, e non volevano farle pesare questa mancanza, le volevano troppo bene per farlo.
- Quale condizione? domandò allora Lay, chinando il capo da un lato. Era disposta a tutto pur di non vedere le sue amiche arrabbiate con lei.
- Beh, mi pare ovvio
- disse Syd, con aria seria, abbassando poi la voce. Come minimo, devi raccontarci i particolari più piccanti
voglio sapere se si infila il cotone nelle mutande, o è così di natura
- Ma
ma
sei una porca!! dissero contemporaneamente Marghe e Lay. Tutte e tre scoppiarono a ridere, proprio mentre Nick rientrava in cucina. Aveva un'aria alquanto contrariata, ma nessuna di loro se ne accorse.
- Che succede? Perché ridete? domandò lui, facendo scorrere lo sguardo sulle tre ragazze, che, nell'accorgersi della sua presenza, divennero viola dall'imbarazzo, e dalle risate trattenute al pensiero di quanto dichiarato da Syd. Decisamente, non era carino pensare a certe cose con il diretto interessato presente nella stessa stanza. Nick arricciò le labbra, intuendo che, molto probabilmente, doveva essere scappata qualche battuta nei suoi confronti. Socchiuse gli occhi, squadrandole con aria semi offesa, dirigendosi poi verso Lay. Sorrideva, ed era così bello vederla così. Sono quasi sicuro che le tue amiche mi sfottano, e che tu le segua a ruota. le disse una volta fermatosi accanto alla sua sedia, piegandosi per sedersi sui talloni e raggiungendo così l'altezza di lei, seduta al tavolo.
- Sfottere? Ma ti pare? rispose lei con aria vaga, osservandolo chinarsi accanto a sè. Aveva sul viso quell'irresistibile broncio da bambino che le faceva voglia di abbracciarlo e riempirlo di baci. Ma, se già prima la cosa l'imbarazzava, davanti alle sue amiche era decisamente peggio. Nick la osservò con un'aria alquanto scettica, nel sentire la sua risposta vaga. Più la osservava, più scopriva una Lay diversa, in compagnia delle sue amiche, più allegra, più vivace
e questo gli piaceva ancora di più. Sentì le due ragazze ridacchiare alle sue spalle e si girò guardandole, ottenendo l'effetto di zittirle all'istante. Sorrise. Si sentiva decisamente bene, lì in quel momento, e non avrebbe voluto essere in nessun'altro posto, alla faccia di Kevin, con cui aveva appena avuto una discussione al telefono. Non comprendeva e non sopportava l'idea che lui potesse vedere Lay, che ai suoi occhi era solo una ragazzina, una fan. Non era servito dirgli che si sbagliava, cercare, per quanto fosse possibile, di spiegare che Lay era una ragazza speciale. Era sicuro che se l'avesse conosciuta avrebbe cambiato idea, sapeva com'era il suo amico. Ma il problema è che lui non gliene dava l'opportunità. Riportò lo sguardo su Lay e la osservò negli occhi, pensando subito che non gliene fregava assolutamente niente di suo fratello finchè poteva vedere quei due specchi dorati così splendenti e pieni di felicità. Riprese poi contatto con la realtà, tornando in piedi, non allontanandosi, però, dalla sedia su cui lei era seduta.
- Scusatemi ragazze
non avevo pensato che forse vi sto disturbando. disse quindi, osservandole, mentre, tranquillamente, allungava una mano a sfiorare le punte dei capelli di Lay. Le due amiche lo guardarono, mentre Lay ebbe un piccolo sussulto nell'avvertire la sua mano sfiorarle le punte dei capelli, e la schiena.
- Beh, in effetti Signor Carter, lei sta monopolizzando la nostra migliore amica
- disse Marghe con un tono serio, tanto da sembrare vero.
- Oh
- lui staccò subito la mano dai capelli di Lay, imbarazzato, forse, dalle parole di Marghe, che nello stesso istante ricevette un'occhiataccia da parte dell'amica per aver interrotto quel contatto. Syd colse subito lo sguardo assassino, affrettandosi a riparare all'ironia mal colta.
- Ma ovviamente, questo non rappresenta un problema
- disse davanti allo sguardo sbalordito di Marghe e quello rasserenato di Nick, che tornò a sfiorare i capelli di Lay.
- Beh, in ogni caso, ho comunque interrotto la vostra giornata insieme. insistette lui, passandosi una mano tra i capelli quindi permettetemi almeno di riparare, di farmi perdonare. osservò le due ragazze che aveva di fronte, mentre continuava a bearsi della morbidezza dei capelli di Lay tra le sue dita. Sapeva che erano delle fan, Lay gliene aveva parlato. Era andato a trovare lei, quel pomeriggio, con un'idea ben precisa
perché non estenderla anche alle sue amiche? Gli sembravano simpatiche, di sicuro non avrebbero creato guai.
- Farti perdonare? domandò Syd in tono interessato, pendendo letteralmente dalle labbra di lui. Lay la osservò, quasi divertita. Tra le tre, era quella che più di tutte aveva condiviso l'adorazione, l'ammirazione e la passione per il presente soggetto maschile, che continuava instancabilmente a passarle una mano tra i capelli sulla schiena.
- Beh, non so
- borbottò invece Marghe, che in effetti aveva proprio voglia di godersi la giornata con Lay, e le dispiaceva vederla interrotta. Oltretutto, osservava Nick con diffidenza. Non le era chiaro ciò che lui cercasse da Lay, e la cosa la rendeva alquanto scettica.
- Io pensavo di invitarvi a sentire le nostre prove, oggi pomeriggio
- continuò Nick, rivolgendo chiaramente l'invito a tutte e tre, ma voltandosi verso Lay per godersi la sua reazione.
-
in effetti, ripensandoci, si potrebbe fare
- si corresse immediatamente Marghe, che, all'idea di assistere alle loro prove, e a quella di vedere Brian, si convertì subito al culto del cantante che ammorbava le sue due amiche. Lay scoppiò a ridere nell'osservare la sua reazione, e quella di Syd, che si portò una mano alle labbra annuendo col capo come fosse una macchinetta impazzita. Quindi si voltò verso Nick, incrociando gli occhi di lui che già da qualche minuto la stavano osservando. Arrossì, sorridendogli timidamente.
- Le tue amiche mi sembrano d'accordo
tu che ne pensi? gli domandò lui, sorridendole a sua volta.
- Beh, è ovvio che sono d'accordo! disse ridacchiando sommessamente, mentre le due amiche scattarono in piedi.
- Perfetto, allora noi andiamo a sistemarci un attimo
- disse Marghe, trascinandosi Syd nella camera, chiaramente trattenendosi dal saltellare con Nick presente. Non appena oltrepassarono la porta si udì chiaramente un gridolino di gioia, che suscitò nel ragazzo una risata spontanea e genuina.
- Ma io dico
le senti, no? Sei sicuro di voler correre questo rischio? Sei ancora in tempo a rimangiarti tutto
disse Lay ridendo a sua volta, e lui annuì, tornando sul volto di lei.
- Assolutamente! Non lo farei mai, dopo aver visto quanto ne sono contente
tu piuttosto, non mi sembri entusiasta
- la stuzzicò, puntandogli ripetutamente un dito sul fianco.
- Stai scherzando vero? disse lei, spalancando gli occhi. Io
cioè
alle vostre prove
non ci posso credere! Mi sembra tutto un sogno! disse scuotendo il capo, e stringendo gli occhi, costringendosi a far passare l'irrefrenabile voglia che aveva di saltellare come un grillo per la stanza, dalla contentezza. E anche per distogliere lo sguardo da quegli occhi azzurri, che, però, erano ancora lì quando lei si fermò.
- Non è un sogno Lay, è tutto vero
credici. disse lui carezzandole una guancia.
- Se me lo dici così mi è ancora più facile convincermi che sto sognando! gli confessò lei arrossendo, svelando così quel lato insicuro che finora aveva celato, quello ancora incredulo di quanto era accaduto. Nick sorrise, trovandola buffa, tenera, e dolcissima.
- Perdonami, è che
non so che dire, per non imbarazzarti! disse ridacchiando, la mano ancora sulla guancia di lei. Forse sarebbe meglio se non parlassi proprio, no? le domandò con aria maliziosa, avvicinandosi pericolosamente alle sue labbra. E' vero, si era ripromesso di non farlo. Ma come poteva resistere a quelle rosee linee che si distendevano sul suo volto, richiamando le proprie in un continuo e costante invito a mischiarsi, come era accaduto una settimana prima? Lay intuì le sue intenzioni e sorrise al tono malizioso. In fondo, era quello che si era aspettata ogni sera per un'intera settimana. Si stava quasi convincendo che lui l'avesse considerato un errore, dato che non ci aveva nemmeno riprovato, e invece, sembrava proprio che non fosse così.
- Lay, dove diamine è la matita nera, per Dio? Il mio beauty case è sommerso da mutandine e reggiseno, e nel tuo non la trovo! il perfetto tempismo delle sue amiche si rivelava nei momenti migliori. Syd era in piedi sulla porta della cucina, rovistando nella sua busta dei trucchi. Nick e Lay sospirarono, quasi contemporaneamente, osservando la brunetta che non si era accorta di quanto aveva interrotto.
- Sta nel porta trucchi in bagno
- disse cercando di spiegarle, ma lei la interruppe, scotendo il capo.
- Ho cercato, non lo trovo!! Aiutami, per piacere!! Donna in fase trucco bisognosa d'aiuto: una richiesta a cui non ci si può rifiutare. Lay fu costretta ad alzarsi, lasciando Nick ancora chino accanto alla sedia, liquidandolo con un "Torno subito" e un bacio mancato, allontanandosi verso il bagno.
Lay osservò l'amica chiedendosi se quella non fosse sfiga, o cosa. Aveva interrotto un momento che desiderava da giorni, e nemmeno se ne era accorta. Sbuffò, seguendola in bagno. Mise piede nella stanza dirigendosi sicura verso la mensola, dove, nello straripante porta trucchi, spiccava la matita nera. La porse a Syd con aria alquanto scocciata, ma, vedere l'amica arrossire mormorando un grazie, imbarazzata per la poca attenzione, la fece intenerire. Di certo, non l'aveva fatto di proposito
l'occasione fornita da Nick era più di quanto lei potesse sperare. Lo leggeva nei suoi occhi, lo sentiva nel canticchiare sommesso di Marghe che proveniva dalla sua stanza, mentre si vestiva. Si sentì anche un po' in colpa per non godersi quel momento allo stesso modo di come lo stavano vivendo le sue amiche. Lei era una settimana che aveva costantemente contatti con lui. Ma per loro, tutto ciò era una novità, bellissima quanto inaspettata, ed era più che normale che reagissero così. Lei per prima ancora faticava a rendersene conto, figurarsi loro due che in dieci minuti si erano trovate davanti Nick e si erano sentite comunicare che a breve avrebbero incontrato gli altri! Sorrise, pensando che anche lei li avrebbe visti per la prima volta, dopo il meet&greet. E provò lo stesso brivido che sentì quella sera, prima che entrassero nella sala piena di ragazzi e ragazze come lei. Quello che sentiva ogni volta che si era immaginata con le sue amiche quel momento, il momento in cui li avrebbero incontrati, tutte e tre insieme. Guardò di nuovo Syd, e la abbracciò: avrebbe vissuto quel momento dedicandolo completamente alle sue amiche, era il minimo che gli doveva. La fece quindi voltare verso lo specchio, sorridendole, raccogliendole i capelli in una coda a lato del collo.
- Meglio così, o li lasci sciolti? Che dici? Devi essere perfetta, faremo un sacco di foto!! le disse poggiando il viso sulla sua spalla, e Syd le sorrise di riflesso allo specchio, mandandole un bacio, e lasciando poi sciolti i capelli.
- Meglio sciolti. decise, con aria solenne, iniziando poi a passarsi la matita nera sul contorno occhi.
- Marghe, adesso arrivo da te! Ho una maglietta che ti devi mettere per forza!! esclamò quindi Lay, uscendo dal bagno e dirigendosi verso la camera. Nel tragitto, incrociò appena la figura di Nick in cucina, che le fece sfuggire un sorriso, al pensiero di cosa potesse pensare in quel momento, di tre pazze che si preparavano nemmeno avessero udienza col papa. Quindi si chiuse la porta della stanza alle spalle, esclamando: - Devi aiutarmi che scegliere Marghe, non so che mettermi!!
Nel frattempo Nick sospirò, alzandosi e sedendosi sulla sedia abbandonata da lei pochi istanti prima, accendendosi una sigaretta, senza nemmeno badare al trambusto che proveniva dalla camera e dal bagno. Aveva mancato un'altra occasione per parlare con Lay, era decisamente una frana, e la cosa lo irritava. Non sapeva che fare, voleva davvero chiarire con lei quella situazione che li legava, senza che effettivamente lo fossero, a rigor di logica, dato che non avevano mai affrontato l'argomento. Ma ora aveva un altro problema che doveva affrontare, che consisteva in 1.87 di rottura di palle: Kevin. Se già quando gli aveva comunicato di voler portare Lay alle prove aveva reagito in maniera pessima, causando la lite di poco prima al telefono, non osava immaginare cosa avrebbe detto quando si sarebbe trovato davanti non una, bensì tre ragazze sconosciute. Aspirò una boccata di fumo, scuotendo il capo. Non gli interessava più di tanto, in effetti; poteva dire ciò che gli pareva, ma lui aveva il sacrosanto diritto di invitare chiunque volesse, e quel pomeriggio voleva con sé quelle tre ragazze. Gli era bastato cogliere quel lampo di felicità negli occhi di tutte e tre, quando glielo aveva proposto, per decidere che, indipendentemente dalla sua voglia di vedere Lay, loro se lo meritavano di certo. Si sarebbero divertite, ne era sicuro, pensò accorgendosi solo in quel momento degli schiamazzi delle ragazze; ma altrettanto sicuro era che il suo amico gli avrebbe creato non ben pochi problemi.
Lay stringeva convulsamente la mano di Marghe a sinistra, e quella di Syd a destra. E sentiva la sua stretta ricambiata con altrettanta forza. Stavano dietro a una grande vetrata, in una sala di regia che avrebbe fatto impallidire anche il più esperto tra i tecnici del suono. Max, il tecnico che in quel momento stava seduto davanti alla consolle, smanettava con gli equalizzatori. Nick le aveva mollate lì dentro, sfiorando la guancia di Lay con un bacio, e raggiungendo il resto del gruppo nella sala. E ora erano lì, tutti e cinque, ognuno al proprio strumento, Nick al microfono che gesticolava verso Max per sistemare i livelli audio, per poi iniziare a suonare. Era da non crederci. Stavano assistendo alle prove dei Backstreet Boys, tutte e tre insieme. Non si parlava con le amiche, ma sapeva che anche loro stavano pensando la stessa cosa. Non c'era bisogno di parole tra di loro. Quante volte potevano aver sognato quel momento? Troppe forse, e il sapere che ora si stava avverando era davvero incredibile. Notò Marghe, fissa su Brian, non ne perdeva il minimo movimento. Quindi Syd che invece guardava Nick. Per un istante, sentì una flebile sensazione di gelosia. Ne rimaste stupita. Perché doveva sentirsi così? Si trattava di Syd. Non ricordava nemmeno più le volte che avevano osservato insieme i suoi poster, e fantasticato su di lui. Eppure, il guardare i suoi occhi fissi su di lui, per la prima volta in vita sua, la fece sentire infastidita, a maggior ragione perché conosceva bene ciò che poteva passare nella testa dell'amica in quei momenti. Ma fu un attimo; poi sorrise, sentendosi sciocca di quegli stessi pensieri. Nick non era suo, e Syd aveva tutto il diritto di osservarlo. Si sentì anche un po' stronza per quanto, poco prima, poteva aver provato, e accarezzò la mano di lei, in una tacita scusa per i pensieri che, probabilmente, l'amica non avrebbe mai conosciuto. Syd le sorrise, e Lay, dopo aver ricambiato, tornò ad osservare oltre il vetro. Li guardò tutti e cinque, così concentrati sulla loro musica. I suoni le fluivano nella testa, le provocavano brividi, sorrisi. Osservò Max, che le stava guardando.
- Sono forti, eh? le disse lui, sfilandosi un attimo le cuffie dalle orecchie, probabilmente colpito dall'ammirazione che gli occhi delle tre ragazze potevano trasmettere nei confronti della band.
- Si, sono
fantastici!! disse, annuendo, e lui le sorrise, tornando ad osservare i valori del suono. Lay riportò lo sguardo sui ragazzi, soffermandosi ora a guardare Nick. Sentirlo cantare le canzoni che aveva sempre ascoltato, con la consapevolezza di tutto ciò che nel frattempo era successo tra loro le creava uno scompiglio allo stomaco non indifferente. Sorrise, vedendolo così concentrato, gli occhi socchiusi, mentre la sua voce si diffondeva dagli altoparlanti insieme alle note di "Just Want You To Know". Pensò che la sua voce era bellissima. Rimase sorpresa quando lui aprì gli occhi, fissandoli subito verso il punto dove lei si trovava. Era un caso, o la stava cercando? Un suo sorriso le confermò che quello sguardo non era casuale. L'aveva cercata, e ora che i loro occhi si erano incrociati per lungo tempo faticarono a dividersi. E fu così per tutta la durata delle prove. Gli occhi di entrambi vagavano per la sala, ma, inesorabilmente, tornavano a cercare quelli dell'altro, in un gioco di sguardi che Lay trovava divertente, e al contempo imbarazzante.
Nick la osservava, al di là del vetro che separava la sala controllo dalla sala prove, stretta tra le sue amiche, sembrava ancora più piccola e tenera. Non gli sfuggirono gli sguardi di intesa con le amiche, né, tantomeno, quelli che riservava a lui quando credeva non la osservasse, e pensò che avrebbe pagato oro per sapere cosa le passava per la testa. Più volte incrociò il suo sguardo, e osservava divertito il misto tra imbarazzo e divertimento che leggeva negli occhi di lei. Sapeva di metterla a disagio, ma non riusciva a smettere di guardarla, e sapere che anche per lei era lo stesso gli faceva venire una gran voglia di sorridere.
Ciò che entrambi non notarono, troppo presi l'uno dall'altra, era che c'era anche qualcun altro che indirettamente partecipava a quel gioco.
Kevin osservava entrambi, non perdendosi nemmeno un attimo di quello che succedeva tra Nick e quella ragazza. Era impossibile non notare gli sguardi e i sorrisi che si rivolgevano a vicenda, attraverso il vetro. Sembravano due ragazzini che non hanno il coraggio di dichiararsi. Storse le labbra, mentre con le mani eseguiva un accordo piuttosto complicato, per poi tornare ad osservarli. Quella situazione non gli piaceva. Erano mesi che non vedeva Nick così. Finalmente sorrideva, spontaneamente, con una persona che non fosse uno di loro cinque. Avrebbe dovuto essere felice per lui, e invece non ci riusciva, anzi, era solo preoccupato. Come poteva essere così cieco? Eppure credeva che Nick fosse in grado di capire con chi aveva a che fare. E allora, come aveva potuto farsi abbindolare da una ragazzina qualsiasi? Aveva sempre giurato e spergiurato che non avrebbe mai provato interesse per una loro fan
e adesso addirittura ne portava una, con tanto di amiche al seguito, in sala prove. Glielo leggeva negli occhi, che quella ragazza gli piaceva, più di quanto fosse conveniente probabilmente. Conosceva Nick, e conosceva lo sguardo da pesce lesso che aveva quando si prendeva una cotta per qualcuno. Ma quel qualcuno non era la persona per lui, e glielo avrebbe fatto capire.
Terminate le prove, Lay notò Nick farle segno di raggiungerli. Si scambiò uno sguardo agitato con le sue amiche, e, insieme, varcarono la porta insonorizzata.
- Ragazzi
- disse Nick richiamando l'attenzione del gruppo, mentre si dirigeva verso Lay. Volevo presentarvi queste ragazze, sono delle nostre grandissime fan. prese Lay per mano, e ritornò verso il gruppo, seguito da Syd e Marghe. Lay sobbalzò appena sentendo la mano di Nick prendere la sua, allo stesso modo in cui prima la stringeva la mano di Marghe. Era una sensazione bellissima, sentiva il calore della sua mano, e le sue dita che la sfioravano appena, e, d'istinto, intrecciò le dita con quelle di lui, che si girò, forse sorpreso da quel contatto. Gli sorrise, e tornò sugli altri, che guardavano lei e le sue amiche con aria curiosa. Ehm
si, dicevo
- riprese Nick, rivolgendosi di nuovo agli amici loro sono Lay, Syd e Marghe.
- Ciao ragazze. disse Howie, il primo a farsi avanti. Porse la mano a tutte e tre, seguito quindi da Brian e da Aj, che rivolse a tutte e tre un "Ciao" striminzito e poco cordiale. Lay non vi fece troppo caso, attribuendo questo atteggiamento al suo carattere schivo, ma dovette ammettere che quello sguardo serio fisso su di lei la metteva a disagio. Quando arrivò il momento di Brian, Lay non si lasciò sfuggire l'espressione trasognata di Marghe mentre gli stringeva la mano, né tantomeno il rossore che subito le aveva colorato le guance. Era così raro vederla imbarazzata, che un momento come quello sarebbe entrato negli annali, e un'occhiata con Syd le confermò che anche lei pensava la stessa cosa. Anche Brian notò l'imbarazzo di Marghe, e sorrise, divertito.
- Che carina, è arrossita! disse rivolto a Nick, indicandola, per poi tornare su di lei Non devi vergognarti sai, non ho mai mangiato nessuno
- si fermò un attimo, forse riflettendo su quelle parole, per poi aggiungere beh, ogni tanto mordo Howie, ma comunque tu non devi preoccuparti, sei fuori pericolo
- questa dichiarazione scatenò l'ilarità generale, e un grugnito da parte di Howie, a conferma che quel gesto di Brian non era molto apprezzato. - Vi sono piaciute le prove, ragazze? chiese Aj, riponendo con cura il suo microfono nella custodia.
- Oh si
siete stati grandissimi! disse Syd, tutto d'un fiato, arrossendo poi per quella dichiarazione forse troppo esaltata. Ma un sorriso da parte loro la tranquillizzò, segno che il complimento era stato accettato volentieri.
- Si, "Siberia" e "Incomplete" poi
sentirle è stato davvero emozionante! aggiunse Marghe, annuendo.
- Perché, vogliamo parlare di "I Still"? rincarò Lay, passandosi una mano tra i capelli. L'intro di basso in quella canzone è
wow
"!
- Oh
abbiamo di fronte delle esperte ragazzi! commentò con una risatina Aj, facendo loro l'occhiolino. Beh, è un piacere sentire questi complimenti! le tre amiche sorrisero, felici di essere apprezzate per i loro complimenti. Grazie alla gentilezza di Max riuscirono anche a scattare una foto di gruppo che subito Syd e Marghe si ripromisero avrebbero stampato e appeso nelle loro stanze.
- Ragazzi, che ne dite di sederci nella saletta e berci un caffè? Credo che Max voglia chiudere la sala
- disse quindi Nick indicando il tecnico che sistemava i fili degli amplificatori.
- Oh, certo!! Venite ragazze, vi faccio strada io! si offrì Howie, incamminandosi verso una porta, seguito dagli altri. Anche Lay seguì il gruppo, notando in un secondo momento che Kevin aveva trattenuto Nick per un braccio.
- Vai pure, vi raggiungiamo dopo
- disse lui rivolgendole un sorriso, e lei ricambiò, seguendo Aj che la stava aspettando e chiudendosi la porta alle spalle. Howie li condusse in una saletta a poche porte di distanza dalla sala prove. C'erano due divani e un sacco di poltroncine sparse, e, in un angolo, la macchinetta del caffè. Si sedettero tutti lì, e i ragazzi spiegarono che in quella saletta erano soliti fare le interviste.
- Infatti questi divani mi pareva di averli già visti! si lasciò scappare Marghe, arrossendo poi col timore di aver fatto la figura della fan ossessionata. Ma i ragazzi sorrisero, tranquilli.
- Non preoccuparti
- le disse nuovamente Brian sedendosi accanto a lei. Non devi certo avere timore di ciò che dici, davanti a noi
- Si infatti
- disse Howie, annuendo non siamo certo delle persone che criticano
siamo abbastanza intelligenti da capire che non siete delle ragazzine, ma che ci apprezzate per molti motivi
- sorrise, per poi abbassare la voce - poi vabbè, ci sono anche gli idioti come Brian che magari potrebbero non capire, ma di quelli così non dovete preoccuparvi
- le ragazze e Aj scoppiarono a ridere, mentre Brian saltava addosso a Howie cercando di soffocarlo con un cuscino.
- Umh, ci vorrebbe un bel caffè
- disse con aria innocente, mentre Howie cercava di toglierselo di dosso. Lay scoppiò a ridere divertita. Era incredibile, erano esattamente come le erano sempre sembrati, vedendoli nelle interviste, o nei filmati.
- Si, ma lo sai che non si può iniziare a bere il caffè senza Nick
- disse Aj rabbonendolo con un'occhiata che gli intimava chiaramente di lasciare libero il cantante.
- Giusto
- borbottò lui levando il cuscino e tornando a sedersi ma, dov'è Nick? E Kev?
- Stavano parlando, poco prima
vado a chiamarli. disse Lay cogliendo l'occasione per alzarsi. Si stava domandando anche lei dove fossero finiti, e così, dopo aver lanciato alle amiche un'occhiata ammiccante, chiaro invito a non essere troppo timide, si diresse fuori dalla saletta.
- Che vuoi, Kev? borbottò Nick guardando l'amico, di fronte a lui. Poteva intuire cosa volesse dirgli, e non aveva voglia di ascoltarlo.
- Lo sai benissimo, Nick. - rispose lui, il tono serio. Che cosa ci fanno quelle ragazze qui?
- Sono delle nostre ammiratrici, e sono venute a sentirci provare. rispose atono, guardando il pavimento.
- Non mi prendere in giro, Nick. Quelle non sono delle ammiratrici.
- Certo che lo sono! Non hai visto, come erano contente? disse, sorridendo. E' bastato così poco per farle felici
- ripensò al sorriso di Lay, quando avevano finito di suonare. Era stata una delle cose più gratificanti che avesse mai visto.
- Non fare il finto tonto, sai benissimo a cosa mi riferisco. Quelle due, erano delle fan, si
ma
quell'altra
quella non lo è. O almeno, tu non la consideri tale. Cosa credi, ho visto come la guardavi
sembravi un'idiota, Nick. Quella ti ha totalmente rincoglionito.
- "Quella" ha un nome, si chiama Lay. replicò Nick, fulminando Kevin con lo sguardo. E non mi ha rincoglionito.
- Lay, come ti pare
non è questo l'importante. Lo vedi? La difendi subito a spada tratta. Ma non lo capisci? Non sei tu che le interessi, ma tutto ciò che ti sta intorno! Le prove, la musica, la band, la fama
tutto questo è oro che luccica, Nick. disse Kevin, fissandolo.
- Non la conosci, come fai a dirlo? Che cosa ne sai, Kevin? disse afferrando una bottiglietta d'acqua, stringendola. Lo stava davvero facendo irritare.
- Perché tu, invece, la conosci da molto, vero? incalzò il fratello. Che cosa sai TU di lei, Nick? Apri gli occhi dannazione! sbottò, incrociando le braccia al petto. Ci sei andato a letto, vero? Deve essere così, visto il mondo accorato in cui la difendi. gli domandò quindi, tornando su di lui.
- No, non ci sono andato a letto! Vedi come sei, Kev? La giudichi senza nemmeno conoscerla! L'hai vista oggi per la prima volta in vita tua! E poi
che reputazione hai di me, eh? Mi conosci benissimo, credevo sapessi che sono in grado di valutare le persone che incontro
Da quando mi sono lasciato con Julie ho avuto decine di ragazze che mi si sono buttate ai piedi, e tu lo sai
tutte ci hanno provato, tutte ambivano a stare con me
credi non me ne sia accorto? Ma nessuna di loro ha avuto la mia attenzione
lei
lei è diversa Kev
- sospirò, stringendo la bottiglietta tra le mani.
- Lei non è diversa Nick, è solo più furba! Lei, come tutte le altre, ambisce a una notte con il cantante dei Backstreet Boys
una volta che l'avrà ottenuta, che ti avrà usato per un po', credi continuerà? Sai meglio di me quanto è difficile la vita che facciamo
credi potrebbe sopportarlo una ragazzina?
- Non è una ragazzina
!!! - cercò di protestare Nick, ma Kevin non lo lasciò continuare.
- Certo, non è una ragazzina, è una donna, vero? Quanti anni potrà avere, diciotto, diciannove? Come fai a ragionare così Nick, come fai? Non sembri nemmeno tu! Che cosa ha fatto, per convincerti? Ti ha preso sul lato fisico? Non so, ti ha fatto qualche servizietto? Oppure, fammi pensare
ti ha preso dal lato sentimentale, raccontandoti in che drammatico modo le hai salvato la vita? Andiamo Nick, quante volte alla settimana te lo senti dire? E quante volte credi sia realmente vero? La maggior parte delle volte sono solo esasperazioni di ragazzine esaltate che si atteggiano a vere fan solo per non ammettere che hanno i nostri cd e i nostri poster in camera soltanto perché trovano che tu abbia un bel culo! il tono di voce di Kevin era diventato parecchio alto, tanto da rimbombare nella sala insonorizzata. Tanto da non far accorgere nessuno dei due che Lay aveva aperto la porta, trovandosi di fronte i due amici nel pieno del litigio.
Stringeva la maniglia, osservandoli, uno di fronte all'altro. Non si era accorta che stavano litigando finchè non aveva aperto la porta, dato che la sala era insonorizzata. E subito le erano arrivate alle orecchie le parole di Kevin, che l'avevano colpita come degli schiaffi in pieno viso. Perché quelle parole così cattive? Perché quei giudizi senza alcun motivo? Perché doveva classificarla come una ragazzina, perché doveva aver già deciso che era così senza nemmeno conoscerla? Si morse il labbro, cercando di trattenere le lacrime, ma non vi riuscì. Un singhiozzo le sfuggì dalle labbra, mentre una lacrima le colava sulla guancia, e fu solo allora che entrambi si girarono verso di lei. Lesse sorpresa negli occhi di Kevin, quanto angoscia in quelli di Nick. Non poteva sopportarlo. Quegli occhi che la guardavano piangere, di nuovo. Nick credette di sentirsi morire, quando incrociò gli occhi di Lay, sulla soglia. Aveva sentito tutto, lo capiva dalla lacrima che le colava sulla guancia. Rivolse al fratello un'occhiata colma di rabbia, ma quando tornò su di Lay, lei abbandonò la porta, lasciandola sbattere alle proprie spalle, mentre scappava via. Non aveva pensieri nella testa, se non il sordido dolore che sentiva nel petto, e il rumore delle sue All Star che picchiavano sul pavimento.
- Lay!! Lay!! sentì la voce di Nick chiamarla, alle sue spalle. Corse più veloce, sbattendo poi contro una porta, nel tentativo di aprirla e chiudersi dietro di essa. Era bloccata. Poco dopo, due braccia la inchiodavano al muro, un respiro affannato le gravava sul collo. Non si voltò, rimanendo rannicchiata contro la parete, il viso nascosto tra le braccia, il petto scosso dai singhiozzi. Sapeva chi era, sapeva che si trattava di lui. Lay
- ripetè, il tono stavolta colmo di tristezza. Abbassò le braccia, stringendola, facendola voltare verso di lui. Lay
ti prego
- la pregava, e non sapeva nemmeno per cosa. Ma non sopportava di vederla così. Non sopportava di sentire le sue lacrime.
- Perché Nick, perché? riuscì solo a dire lei, tra un singhiozzo e l'altro. Lui le accarezzò i capelli, continuando ad abbracciarla.
- Kevin lo fa per il mio bene. Non vuole che io stia male, di nuovo. Ma non pensa realmente quelle cose su di te
- cercò di parlare, di spiegare. Ma aveva paura a dire qualsiasi cosa che potesse ferirla ulteriormente. Lei non gli rispose, continuando a singhiozzare. Abbi fiducia, cambierà idea. Tu non sei così, io lo so, e presto lo saprà anche lui. Deve solo avere del tempo per conoscerti, e imparare a capire che tu sei una ragazza unica
e che è per questo che io non riesco più a fare a meno di te
- le sussurrò in un orecchio. Si discostò appena, quanto necessario a sfiorarle il viso con una mano, sollevandoglielo. La guardò negli occhi, ritrovandoli colmi di lacrime, per l'ennesima volta, da quando si erano conosciuti. Passò le dita sulle guance, asciugandole, e quando vide che questo non bastava, chinò il capo, raccogliendo ogni altra lacrima con le labbra. Le baciava il viso, con estrema dolcezza, mentre le mani le carezzavano i capelli, la schiena, la stringevano contro di lui. Sentirla stretta a sé lo faceva stare così bene che gli rendeva ancora più impossibile accettare l'idea che lei stesse piangendo. Da quando ti conosco ti ho vista piangere troppe volte. le sussurrò, le labbra ancora vicine al suo viso a catturare ogni singola lacrima scendesse dai suoi occhi d'ora in poi ti prometto
che ti farò passare dei momenti stupendi
che non ci saranno più lacrime ma solo sorrisi
se mi permetterai di starti vicino
Lay strinse con forza i pugni, contro il petto di lui. Ogni suo gesto, ogni sua parola, ogni sua carezza era come se le donassero una boccata d'aria in più, che placava il pianto. Le parole di Kevin ancora le bruciavano, ma, tra le sue braccia, tutto le sembrava più facile da affrontare. Era totalmente dipendente da lui. Allargò le mani, quindi le braccia, passandole dietro la sua schiena, abbracciandolo. Le stava dicendo delle cose bellissime, che mai nessuno in vita sua le aveva detto. La cosa incredibile era che ogni minuto che passava con lui, le faceva capire che persona stupenda fosse. Quello che viveva era un sogno, che lei aveva afferrato per puro caso, come se Nick le avesse teso una mano tra un'enorme folla, e lei l'avesse presa, stretta, e lui l'avesse tirata fuori. Ogni minuto era sempre più certa che quel sogno non l'avrebbe abbandonato più, perché non avrebbe più potuto fare a meno. Lui chinò il capo, posando le labbra sulle sue, unendole in un bacio che esprimeva quanto di più vero entrambi potessero provare in quel momento. Sentiva che lei si era calmata, e questo lo rasserenava. Mosse appena le labbra, per approfondire il bacio, renderlo ancora più unico, più loro. Non esisteva altro in quel momento se non le loro labbra e le loro bocche che si univano, e i loro corpi, stretti uno contro l'altro in un abbraccio disperato per un affetto troppo grande da poter essere espresso a parole. E fu in quel momento che Lay capì di essere totalmente e inesorabilmente innamorata di lui.
Non sapeva per quanto tempo l'aveva baciata. Troppo poco, secondo il suo metro di giudizio, ma troppo, forse, per quello degli altri, a giudicare dalle espressioni che li accolsero quando entrarono insieme nella saletta. Le strinse dolcemente la mano, mordendosi il labbro mentre si sedeva su una poltroncina, e Lay si sedeva in quella accanto.
- Ragazzi, scusate, ma
- esordì, pensando a quale poteva il modo migliore per spiegare la situazione.
- Oh, non ti preoccupare Nick. lo interruppe Aj. Kevin ci ha detto che siete andati a comperare le sigarette.
- Certo che ve la siete presa comoda! Noi non vi abbiamo aspettato per il caffè! disse Brian bevendo dal suo bicchierino di carta. Nick rimase alquanto stupito dalle parole degli amici. Subito portò gli occhi sull'amico, che ricambiò serio il suo sguardo. Gli avrebbe parlato più tardi, magari con più calma.
Kevin ricambiò lo sguardo di Nick, serio, ma non ebbe il coraggio di spostare poi gli occhi su Lay, anche se sapeva bene che lo stava guardando. Non aveva cambiato idea su ciò che aveva detto a Nick, ma si rendeva conto di avere forse esagerato. Lo aveva seguito, nel corridoio, lo aveva visto abbracciarla, e baciarla. Quei due avevano un non so che di struggente, stretti l'uno all'altra, che non aveva nemmeno avuto il coraggio di interromperli. Si era semplicemente girato, tornando alla sala dove aspettavano gli altri, e rifilando loro la scusa delle sigarette. Continuava ad avere poca fiducia di quella ragazzina, ma la cosa di cui adesso era certo era che Nick teneva moltissimo a lei, e, qualunque fosse la sua opinione, doveva rispettarlo.
Lay fissò Kevin, quando sentì le parole degli altri. Perché aveva detto quella bugia? Non se ne preoccupò molto, dato che lei per prima non voleva far sapere agli altri quanto accaduto, nemmeno alle sue amiche, che magari lo avrebbero preso in antipatia o si sarebbero preoccupate. Però, visto il disappunto che sembrava provare nei suoi confronti, quella sorta di protezione che aveva offerto loro le risultava alquanto inspiegabile. Si voltò poi verso le sue amiche, che, ignare di quanto accaduto, chiacchieravano con tranquillità assieme ai ragazzi. Notò che entrambe si erano rilassate, lasciando da parte l'imbarazzo e mostrando il lato più sicuro e spigliato di loro. Marghe incrociò il suo sguardo, e le sorrise, mentre Syd indicò Nick con gli occhi e le rivolse un'occhiata ammiccante. Lay arrossì, guardando a sua volta il ragazzo, che le sedeva accanto. Dopo aver realizzato di essere innamorata di lui, poco prima, era arrivata al punto di non ritorno. Il problema era che niente le assicurava di essere ricambiata. Sospirò, sporgendosi e cercando la spalla di lui. Era incredibile come, persino quando era lui stesso ad essere fonte dei suoi crucci, non riusciva a trovare altro conforto se non le sue braccia, e il suo calore. Posò il viso contro la sua spalla, sostenendolo con una mano, e guardò sorridente il quadretto che formava il gruppo che aveva di fronte. I suoi idoli, e le sue migliori amiche, che ridevano, scherzavano, erano felici. Si voltò verso Nick e capì che, bene o male, anche lui stava pensando la stessa cosa. Lui le sorrise, posandole un bacio sulla punta del naso, incurante della reazione che si sarebbe potuta sollevare da quel gesto per gli altri inaspettato. Ma non avvenne nulla del genere, perché erano tutti intenti ad ascoltare gli stupidi aneddoti di Brian.
Quando, qualche ora più tardi, Nick riaccompagnò Lay e le sue amiche a casa, faticò parecchio a guardarla scendere dall'auto senza poterle nemmeno dare un bacio. Lei lo sorprese quando, arrivata davanti al portone d'ingresso, lasciò le chiavi in mano a Syd e, aspettato che le amiche entrassero nell'edificio, corse verso la macchina, infilando la testa nel finestrino abbassato dal lato del passeggero.
- Volevo salutarti. disse con una voce da bambina che non potè fare altro che far nascere sul viso di Nick un sorriso spontaneo.
- In effetti mi sarei profondamente offeso se tu non l'avessi fatto. scherzò lui, sporgendosi sul sedile per raggiungerla.
- Beh, allora
ciao. disse lei, guardandolo negli occhi, per poi posargli veloce un bacio sulle labbra.
- Uhm
ciao. rispose lui, ricambiando con un bacio altrettanto veloce, ridacchiando. Avrebbe voluto baciarla ancora, e ancora, ma sapeva che per salutarsi erano meglio quei veloci e casti baci, o avrebbe finito col trascinarla in macchina e ridurla sotto sequestro nella sua camera d'albergo per almeno un paio di giorni. Ti chiamo più tardi, va bene? Ho assoluto bisogno di sapere quando ci rivedremo. le diede un altro bacio e lei si allontanò sbucando fuori dalla vettura, e annuendo.
- Va bene. agitò la mano, osservandolo mettere in moto e allontanarsi. Sospirò, passandosi una mano sulle labbra, e raggiunse le amiche in casa.
Era passata una settimana, dalla visita alla sala prove. Nick aveva chiamato Lay ogni giorno, ma i loro momenti di solitudine si limitavano a pochi minuti al telefono, la cornetta stretta tra le mani per catturare anche il minimo respiro, parole bisbigliate a metà per non farsi sentire dagli amici.
- Ho voglia di vederti. le diceva ogni volta, con una voce che faceva provare ad Lay la voglia di correre da lui stringendo ancora il cellulare tra le mani.
- Anche io, Nick
- rispondeva lei nello stesso tono. E per lui era uno strazio, sentirla così. Aveva appena saputo che la settimana dopo lui e i ragazzi sarebbero dovuti ripartire, per riprendere il tour, e l'idea che quelle brevi telefonate diventassero la prassi quotidiana per lui e Lay era una cosa insopportabile. Non sapeva nemmeno come parlare, come dirglielo, visto che non riuscivano a stare insieme. Dopo quel bacio la necessità di stare da soli si era fatta quasi impellente, riducendo entrambi come due prigionieri sotto tortura.
L'occasione si presentò quando Syd e Marghe decisero di passare il pomeriggio a Long Beach, per prendere un po' di sole e godersi il mare. Provarono in tutti i modi a convincere Lay a seguirle, ma non vi fu verso.
- Non preoccupatevi, sono stanca, non mi va. E poi, ne approfitto per studiare un po'
io ci posso andare quando voglio, al mare! Andate tranquille, divertitevi, fate un sacco di foto
ci vediamo stasera, vi faccio trovare la cena pronta! le stava sommergendo di parole, mentre le accompagnava alla porta.
Marghe e Syd conoscevano fin troppo bene l'amica per pensare che potesse davvero studiare, ma non insistettero. Capirono che, magari, aveva voglia di starsene un po' per conto suo, era sempre stata incline a momenti in cui si chiudeva in se stessa. Così, anche se malvolentieri, uscirono.
Non appena vide le amiche salire sull'autobus, Lay si tuffò in bagno. Si diede una veloce spazzolata ai capelli, e ripassò la matita intorno agli occhi. Nick sarebbe arrivato a momenti. Posò la matita sul bordo dello specchio, e si fissò.
- Beh, che c'è? si disse, parlando col proprio riflesso. Poi sbuffò. Va bene, sono stata un po' stronza a dire che volevo studiare
ma c'era per caso un modo migliore per avere una giornata di libertà? chiese ancora, inarcando il sopracciglio. Il suo riflesso era ancora lì, immutato. Da lui certo non avrebbe trovato risposte, consapevole che non gli avrebbe fatto diminuire il senso di colpa. Spense la luce con un gesto veloce, sentendo suonare il campanello.
Era arrivato. Quando aprì la porta e lo vide, i sensi di colpa svanirono. Rimase soltanto un sorriso idiota, stampato sulla faccia mentre lo osservava.
Nick entrò in casa, in mano un sacchetto con del gelato al cioccolato, e un film. Lo posò sul divano e si girò a guardarla. Le sorrise, avvicinandosi, carezzandole il viso con una mano.
- Eccoci qua. le disse, passandole una mano tra i capelli. che ti va di fare? le chiese, dolcemente, continuando a carezzarla.
- Voglio stare con te. gli disse semplicemente lei, sporgendosi per abbracciarlo, posando il capo sul suo petto. Arrossì, poi, accorgendosi in un secondo momento che quelle parole potevano avere più di un significato. E arrossì ancora di più quando realizzò che, qualunque fosse il senso che lui avrebbe colto, a lei non sarebbe comunque dispiaciuto. Ma Nick non disse nulla, si limitò a sorridere, felice di sentirla vicina.
- Va bene. le disse poi, indicandole il sacchetto. Ho portato un film, ti va
? lei annuì, senza lasciarlo finire, e prese il DVD nel sacchetto, infilandolo nel lettore. Quando si girò, lui stava già seduto sul divano, e si era acceso una sigaretta. Rimase a guardarlo mentre armeggiava con l'accendino, il cappuccio scivolato sulle spalle che lasciava scoperti i capelli sconvolti e spettinati a causa del tessuto che fino a quel momento li aveva coperti. Lay notò che erano cresciuti parecchio, e che ora iniziavano ad arricciarsi sulla sua nuca e vicino alle orecchie. Nick sollevò gli occhi, beccandola in piena ammirazione. Sorrise divertito, inarcando un sopracciglio.
- Ehm, ehm
- tossicchiò lei, imbarazzata.
- Credevo avessi detto di voler stare con me oggi, non di passare la giornata a guardarmi da lontano. le disse mentre faceva cadere la cenere nel posacenere sul tavolino di fronte a lui. Con una mano la invitò a sedersi accanto a lui, e lei lo raggiunse, accomodandosi sui cuscini bianchi. Mi fai sentire un animale allo zoo quando mi guardi così. aggiunse poi, afferrandola con la forza necessaria ad attirarla verso di sé, in un scherzoso avvertimento a non stargli così lontana.
- Scusami. mormorò lei, arrossendo. E' che
credimi, per me è davvero difficile accettare l'idea
sono abituata a vederti circondato da luci, che siano i riflettori sul palco, i flash dei fotografi, o quelle immaginarie che comunque la gente ti attribuisce
è così strano osservati in un ambiente così familiare e semplice. Devo abituarmi all'idea che sei tu, che sei qui
-
e che ti sto per baciare
- continuò lui zittendola, posando le labbra su quelle di lei. Finalmente, pensò. Era una settimana che non desiderava altro. Lei sospirò, arrendendosi a quel contatto, poi si allontanò, riservandogli un'occhiata a metà tra un rimprovero e uno sguardo divertito.
- Lo fai apposta, vero? Mi stuzzichi!! lui assunse un'aria angelica, che contrastava nettamente con le sue mani: una ancora teneva la sigaretta, l'altra, invece, era sul sedere di Lay. E non cercare di fare l'angioletto
perché tanto non ci assomigli per niente! disse lei, facendogli una linguaccia. Lui rise, spegnendo la sigaretta e abbracciandola con entrambe le mani.
- Ma chi ti ha detto che io abbia intenzione di fare l'angioletto, oggi? le sussurrò quindi in un orecchio. Si divertiva a metterla in imbarazzo, e lei non lo deluse nemmeno quella volta, arrossendo e nascondendo il viso sul suo collo. Rise. La trovava estremamente tenera.
Piegò la testa e la baciò sulla guancia, inspirando ancora quel suo dolce profumo, poi dedicò la sua attenzione allo schermo, dove il film era iniziato da qualche minuto. Per fortuna l'aveva già visto; aveva come l'impressione che se Lay avesse continuato a stringersi vicino a lui come in quel momento, del film avrebbe visto ben poco
forse non se ne rendeva conto, ma era incredibilmente attratto da lei. Lay, il viso ancora nascosto sul collo di Nick, stringeva delicatamente il suo braccio. La stava mettendo in imbarazzo, e trovava particolarmente crudele da parte sua sfiorare quegli argomenti per farla vergognare
anche perché sapeva benissimo che lo stava facendo apposta. Come una piccola vendetta, prese a stringersi ancora di più a lui, mentre, con aria noncurante, iniziava a seguire il film. Tra l'altro, era un modo di vendicarsi estremamente piacevole; era bello iniziare ad abituarsi ad avere il suo corpo vicino, iniziare a considerare familiare il suo odore, il suo profumo, non avere vergogna di accoccolarsi contro di lui.
- Mi sei mancato
- confessò Lay ad un certo punto, allungando la mano a intrecciare le dita con quelle di lui.
- Anche tu. le rispose lui, dolcemente. Non vedevo l'ora di vederti di nuovo. sistemò il braccio, stringendola meglio, per poi baciarla. Mi dispiace solo doverti costringere a questi pomeriggi noiosi. Se fossi un ragazzo normale, ti avrei portato in spiaggia con le tue amiche, e avremmo passato lì il pomeriggio, invece di stare chiusi in casa. nella sua voce si poteva cogliere una nota di rammarico.
- Non mi interessa. Quando vorrò andare al mare, andrò con loro. Per il resto
potrebbero anche rinchiudermi in una cella frigorifera insieme a te, e sarei comunque felice, perché ti starei vicino. rispose Lay, di slancio, sorprendendosi poi di se stessa e delle sue parole.
Nick si limitò a sorriderle, pensando a quanto fosse assurdo che tutto ciò che quella ragazza diceva era ciò che lui esattamente pensava. Non gli era mai capitato con nessun'altro. Lui stesso non aveva mai voluto che accadesse, eppure con lei non aveva questo timore, sentiva ed avvertiva che avrebbe potuto dirle tutto, qualsiasi cosa, e lei lo avrebbe capito.
- Lay
- sospirò, chiedendosi se fosse giusto e razionale inondarla dei pensieri che lei gli suscitava. Si mordicchiò il labbro, guardandola poi, voltata verso di lui, in attesa che continuasse. Una ciocca di capelli le ricadeva a lato del collo e lui osservò il modo in cui, placida, si posava sulla clavicola. Non continuò a parlare, abbandonando l'idea di renderla partecipe delle sue considerazioni che forse avrebbe considerato avventate, o spropositate. Si limitò a sorridere, chinando il capo per prendere tra le labbra quella ciocca corvina, spostandola dietro la spalla.
Le sue labbra le sfiorarono la pelle del collo, e lei rabbrividì leggermente. Nick lo avvertì, ma la cosa, invece di intimidirlo, lo indusse a continuare. Sfiorò tutto il collo di lei con lievi tocchi, seguendo poi fino al mento, poi alle labbra, che si scontrarono con le sue, dapprima timidamente, per poi, pian piano, prolungare gli attimi in cui si toccavano, fino ad unirsi completamente. Quei baci lo stavano facendo impazzire. Lasciava che fosse lui a condurre il gioco, mostrandosi così arrendevole ad ogni bacio che le dava, ma allo stesso tempo gli rispondeva in modo appassionato, stringendosi a lui come se lo desiderasse ardentemente. Un mix che rischiava di fargli perdere la testa. Il controllo, quello già era andato a farsi benedire pochi minuti prima, quando aveva lasciato che la mano libera scivolasse sul suo sedere, tirandola verso di sé, lasciando che i vestiti divenissero solo un'inutile barriera. La stringeva quasi fino a farle male, da tanto erano vicini i loro corpi. Lay credette di non ricordare l'ultimo attimo in cui era riuscita a prendere fiato, né tanto meno a che punto del film fossero arrivati, ma non le importava. Ormai era partita, e non aveva intenzione di fermarsi. Quando la mano di lui scivolò lungo il corpo, fino al seno, sfiorandolo delicatamente, desiderò ardentemente che lui facesse l'amore con lei lì, su quel divano se necessario, ma che lo facesse. E, a giudicare dalla pressione che avvertiva provenire dai suoi pantaloni, lui era dello stesso avviso.
- Nick
- quando la mano di lui percorse il petto fino a fermarsi all'orlo della maglietta dei Rolling Stones che Lay indossava, giocherellando con la stoffa e con la pelle che man mano si scopriva, fu lei a sospirare il suo nome, circondandogli il collo con le mani.
- Mmh? domandò lui in tono maliziosamente distratto, mentre, sollevata la maglietta, armeggiava con le coppe del reggiseno cercando di sollevarlo a sua volta. In un gesto istintivo, sentendosi così scoperta, Lay abbassò un braccio portandolo sul petto nel goffo tentativo di coprire quanto Nick aveva ormai già visto. Si vergognava a mostrarsi senza alcun indumento addosso. Lui sorrise lievemente, chinando il capo per baciare le dita di lei, strette intorno al seno. Lay
- disse, tra un bacio e l'altro devo fermarmi, forse
? le sue labbra sfioravano le sue dita, in una muta richiesta di scoprire ciò che cercavano di celare. Il solo sentire il respiro di lui sulla pelle nuda fece rabbrividire di nuovo Lay, lasciando che la mano allentasse un poco la stretta. Quando la sua bocca toccò la pelle del seno, un altro sospiro uscì dalle labbra della ragazza.
- No, non devi fermarti
- disse quindi lei, arrendendosi a quelle labbra che si facevano pian piano sempre più audaci, seguite dalle mani, che le avevano slacciato i jeans. Era totalmente persa in una dimensione ultraterrena. Doveva per forza essere così, a giudicare da come si sentiva, da come la facevano sentire i suoi baci, e le sue carezze.
Nick la guardò, gli occhi socchiusi, la mano che era scivolata lungo il fianco, sul divano, scoprendo il seno, il petto che si alzava e abbassava al ritmo del suo respiro emozionato, e pensò che era davvero bellissima. La desiderava da impazzire. Piegò il capo, per riprendere a baciarla, portando la mano a giocherellare con l'elastico degli slip, quando un trillo forte e prolungato risuonò nella stanza. Lay cacciò un urlo, sobbalzando e cadendo per metà dal divano, mentre Nick, imprecando tra i denti, si rialzò.
- O mio dio, non dirmi che
- borbottò Lay trascinandosi carponi fino all'ingresso, dove il suono era più forte. Si alzò, guardando nello spioncino, osservando Marghe davanti alla porta, e Syd attaccata al campanello. Sono le mie amiche!! disse in un bisbiglio, e Nick portò una mano al viso per trattenere un'altra imprecazione.
- Ma non dovevano essere al mare? bisbigliò allo stesso modo verso Lay.
- Che ne so
!! rispose lei, passando nervosamente una mano tra i capelli. Sistema il divano, ti prego! gli disse, sistemandosi poi in tutta fretta la maglietta e aprendo la porta. Marghe, Syd! Siete tornate presto! disse osservando le amiche. Guarda che puoi smettere eh. aggiunse poi verso Syd che ancora premeva il campanello.
- Oh, scusa. disse lei con una risatina, entrando in casa, seguita dall'amica. Ci stavo prendendo gusto. Ci hai messo una vita ad aprire!
- E' che
stavo vedendo un film
e avevo il volume alto
- disse Lay, cercando di trovare velocemente una spiegazione alla presenza di Nick mentre chiudeva la porta.
- Oh, e che guardavi? Non dovevi studiare? disse Marghe dirigendosi verso il salotto. Nick sentì le voci farsi più vicine e si buttò sul divano con aria fintamente svogliata. Solo in quel momento si rese conto dell'enorme e ben visibile problema che si presentava all'altezza del cavallo dei suoi pantaloni. Afferrò il primo cuscino che gli capitò sottomano e lo piazzò sul bacino, borbottando per la frustrazione.
- Beh si, ma poi ho cambiato idea, e
- continuava intanto Lay, seguendo l'amica verso il salotto. Marghe si fermò, notando il ragazzo seduto sul divano.
- Oh, ciao Nick! esclamò con un sorrisetto per aver colto i due sul fatto. Come mai da queste parti?
- Potrei chiedervi lo stesso, Marghe
non era bello il mare? domandò di rimando lui, evitando così di risponderle. Syd lo guardo, osservando poi Lay, e trattenne una risatina, capendo al volo la situazione che dovevano aver interrotto.
- Beh si, ma era pieno di gente e non si riusciva nemmeno a sdraiarsi per bene
così dopo un po' siamo tornate
- cercò di spiegare, sentendosi anche un po' in colpa per essere piombate lì all'improvviso.
- Ohhh capisco. borbottò Nick, maledicendo mentalmente le due ragazze. Fosse stato per lui, avrebbero potuto aspettare fuori dalla porta per un altro paio d'ore.
- Oh, gelato! esclamò quindi Syd nel tentativo di cambiare discorso, notando la vaschetta posata sul tavolino. La aprì, per infilarvi un cucchiaio, ma si fermò con espressione disgustata. Ma è tutto sciolto! le amiche si voltarono verso i due con un espressione perplessa.
- Eh si, faceva caldo oggi
- cercò subito di giustificarsi Lay.
- E poi, l'ho tenuta in macchina, e oggi era un vero inferno
- aggiunse Nick.
- Ah si, ovviamente
- disse Marghe guardandoli scettica. Perché aveva la forte impressione che quei due raccontassero un sacco di palle?
- Beh, andiamo a farci una doccia su
- disse Syd. Ah, abbiamo portato della pizza per cena
ce n'è anche per te se vuoi Nick!
- Oh, grazie
- risposero entrambi, e Syd sorrise, dirigendosi verso il bagno, seguita da Marghe. Tirarono un sospiro di sollievo solo quando la porta della stanza si chiuse. Lay lo guardò, e lui le rivolse uno sguardo dispiaciuto, le labbra imbronciate.
- Mi dispiace
- gli disse lei, carezzandogli una guancia.
- No, dispiace a me
- rispose lui. Avrei voluto che quei momenti durassero all'infinito
- Anche io. ammise lei, sorridendo e arrossendo appena. Lui le sorrise a sua volta, sporgendosi.
- Beh, non credere, è stato solo rimandato
non la scamperai liscia
- le disse ridacchiando e sbaciucchiandole il collo.
- La prendo come una promessa eh
- rispose lei, abbracciandolo, e notando in quel momento il cuscino che lui ancora teneva addosso.
Si guardarono entrambi, scoppiando poi a ridere. Di sicuro non si sarebbero scordati di quella giornata. Tuttavia, quando, dopo aver gettato il cuscino in un angolo, Nick prese Lay in braccio e la baciò, si sentì terribilmente triste. Alla fine non era nemmeno riuscito a dirle della loro imminente partenza.
La musica dei Bon Jovi si diffondeva dalle piccole cuffiette infilate nelle orecchie di Lay, mentre si concedeva una passeggiata per Central Park. Le succedeva spesso di fare quel percorso, negli ultimi giorni. Forse perché lo trovava estremamente rilassante, o forse solo perché l'aiutava a distrarsi, a non pensare che ormai Nick e gli altri erano partiti da ben sei settimane. Quando glielo aveva detto, aveva seriamente faticato a nascondere la delusione, tuttavia ci era riuscita benissimo; cosa che invece non riusciva più a fare da un po'. Seppure lui la chiamasse tutti i giorni, per lei non era mai abbastanza. Avrebbe voluto parlare con lui all'infinito, avrebbe voluto averlo vicino. Oltretutto, non poteva più nascondere che anche il tarlo della gelosia aveva iniziato a farsi placidamente strada nel suo fegato. Continue voci femminili, risatine, questo era quello che spesso e volentieri captava come sottofondo alle sue telefonate con Nick
e, anche se poteva riporre in lui la più profonda fiducia, restava il fatto che quelle persone erano vicino a lui, a contatto con lui tutti i giorni, cosa che lei non poteva fare. La situazione si era resa più difficile con la partenza di Syd e Marghe, che, seppur malvolentieri, erano dovute tornare alla vita di tutti i giorni, in Italia, dove le aspettavano università e lavoro. Quindi lei era rimasta sola, gli esami da dare ormai agli sgoccioli, e molto, molto, troppo tempo libero che non sapeva come occupare. Cercava di pensare a ciò che avrebbe fatto, prima di conoscerlo, ma non le veniva in mente nulla; era come se prima di allora non avesse realmente vissuto. Prese in mano il cellulare, fissando lo schermo dove veniva illuminata una foto di lei e Nick, scattata in tutta fretta all'aeroporto. Syd aveva tanto insistito per fargliela, mentre le sua valige venivano caricate sul metal detector. Lui la abbracciava, posandole un bacio sui capelli, e guardava fisso l'obiettivo. Fu in quel momento che il telefono squillò, vibrando nella sua mano. Una foto di Nick con le bacchette del ristorante cinese nel naso lampeggiava sullo schermo, indicandole che la stava chiamando. Quanto era idiota, doveva averla impostata lui quella foto.
- Pronto? disse, spegnendo il lettore mp3 e sfilandosi una cuffietta dall'orecchio.
- Buongiorno tesoro. Lay sorrise, rincuorata solo dal sentire la sua voce.
- Buongiorno? Qua è pieno pomeriggio! disse ridacchiando. Ti sei appena svegliato, dormiglione?
- Si, qua sono le dieci di mattina
non è poi così tardi, se pensi che ieri sono andato a letto alle due. rispose lui tutto imbronciato, non gli piaceva sentirsi dire che era pigro. Però era felice, felice di sentirla. Ci stiamo organizzando, dopodomani suoniamo a Parigi, e quindi stiamo spostando tutti gli strumenti, e cose del genere
- erano cose di routine, per lui, ma sapeva che anche quelle erano importanti per lei, la aiutavano a sentirsi meno distante.
- Uh, Parigi. Sarà bellissima
- disse, con tono lievemente malinconico. Avrebbe tanto voluto essere lì con lui.
- Si, bellissima. Ma lo sai che vorrei tanto che tu fossi qui con me. Lay sentì le lacrime pizzicarle gli occhi. Ogni volta che lo sentiva era così. Dopo il primo attimo di felicità nel sentire la sua voce, sbucava la tristezza di saperlo lontano. Voleva dirgli, dirgli tutto. Che le mancava da morire, che lo amava.
- Nick
io
- Nick!! Muoviti, hai un'intervista tra un ora, e devo ancora sistemarti tutto! una voce femminile si intromise nella conversazione, alle spalle di Nick.
- Uh, si, arrivo
- rispose lui, guardando Liza fare capolino in camera e poi richiudersi la porta alle spalle. Lay, devo andare
che mi stavi dicendo?
- Oh
niente di importante, Nick. Vai, vai
se deve sistemarti tutto
- disse lei, sospirando, cercando di trattenere il sarcasmo.
- Grazie tesoro. Ti chiamo stasera, e ti do la buonanotte. Ciao
- dopo qualche istante dall'altro capo del filo si sentiva il malinconico "tu tu" che indicava la fine della conversazione.
- Nick!! Muoviti, devo sistemarti tutto! Gne gne gne!! sbottò richiudendo il cellulare e infilandolo in tasca. Anche se non la conosceva, in quell'istante provò un moto di odio profondo verso quella ragazza. Prese un gran respiro, infilandosi di nuovo le cuffiette, e alzando lo sguardo verso il cielo. Se solo fosse stata lì con lui
tutto sarebbe stato diverso. Non avrebbe avuto paura a dirgli quello che provava, non si sarebbe sentita morire ogni volta che attaccava il telefono, chiedendosi chissà quante ore doveva aspettare prima di risentirlo. Incrociò con gli occhi un aereo che viaggiava nel cielo lasciandosi alle spalle una scia di fumo bianco. Ma
chi le impediva, di stare lì con lui? Perché non poteva? Niente e nessuno le impedivano di vederlo. La ragione, forse, la razionalità. Ma
aprì il cellulare, controllando l'agenda. Aveva lezione, il giorno seguente, però sapeva che poteva benissimo saltarla. Senza nemmeno rendersene conto, aveva già deciso. Veloce, schiacciò una serie di numeri sui piccoli tasti.
- Pronto? Salve
vorrei prenotare un biglietto per Parigi
Una folla enorme si estendeva alle sue spalle. Da quanto tempo era in fila, ormai? Dodici, tredici ore? Quando aveva parlato con Syd e Marghe, al telefono, le avevano dato della pazza, per essersi fiondata a Parigi da un giorno all'altro, ancora più pazza ad aver avuto la fortuna, se così si poteva chiamare, di trovare un biglietto del concerto e un albergo, e soprattutto, decisamente pazza per aver deciso di non dire niente a Nick fino all'ultimo. La conclusione, somma totale dei loro commenti, era che
beh, si, era una fottuta pazza.
E ora si trovava lì, davanti all'Elyseè Montmartre da circa le cinque del mattino, un bicchiere di Starbucks vuoto in una mano e una cartolina nell'altra a farsi aria per sopportare il caldo che l'aveva assalita con l'arrivo del pomeriggio. Era riuscita a posizionarsi sulla fila di sinistra, era proprio davanti alla porta; le avrebbero aperte in contemporanea per far passare entrambe le file. Buttò un occhio all'altra porta, di fronte a cui sedevano delle ragazze inglesi, che parevano averla presa di mira fin dalla mattina, quando si erano ritrovate, lei e loro, le uniche a far la fila. Capito che era italiana, avevano subito cercato di fregarla, convincendola a mettersi in fila in un posto sbagliato, ma, fortunatamente, era già stata a dei concerti lì e quindi sapeva bene qual'era l'iter del posizionamento delle transenne. Ora chiacchieravano starnazzando con uno della security, lanciandole occhiate che parevano volerle far capire chi l'avrebbe avuta vinta, alla fine. Aveva capito benissimo che anche loro ambivano alla prima fila, ma non le interessava
era ben più che determinata a prendere il suo posto sotto al centro del palco.
Quando finalmente aprirono le porte lei piazzò soddisfatta il suo biglietto sotto il naso del tizio grande e grosso che stava all'ingresso. Questi lo strappò deciso, e lei veloce passò oltre, fermandosi dal collega che, forse con fin troppa cura, la perquisì. Lanciò uno sguardo verso l'altra fila; anche le ragazze inglesi stavano passando. Doveva muoversi. Quando, con un sospiro di sollievo, le disse che poteva andare strinse a sé il suo marsupio, iniziando a percorrere i cinquantadue gradini con quanta più forza le fosse rimasta. Le ragazze correvano allo stesso modo, e Lay scavalcava i gradini, due, tre alla volta, cercando di superarle. Aprì i portelloni che davano sulla sala e subito si fiondò al centro. Solo allora si fermò, riprendendo fiato, e realizzando, con un sorriso in volto, che ci era riuscita, anche se non come avrebbe voluto; era sempre in prima fila, ma, col riempirsi della sala, nel giro di mezz'ora si trovò pressata tra due ragazze inglesi, che se la sghignazzavano per essere riuscite a superarla.
Però era davanti. Ce l'aveva fatta. Strinse la mano intorno alla transenna, cercando di riprendere fiato, e osservò la sala che ormai era totalmente gremita di gente. Sorrise, contenta nel vedere tutta quelle persone presenti, mentre le luci si abbassavano, e alcune note iniziavano a farsi strada. Era tutto buio, si avvertivano solo le note della chitarra, suonate da un punto imprecisato del palco. Aj. Poi vide delle ombre muoversi. Imprecisate, indefinite. Ma sapeva che erano loro. E quando, con l'intro di The Call, si accesero le luci, Lay credette di sentirsi male. Lui era lì, di fronte a lei. Era lì. Indossava una camicia nera, un gilet e una cravatta a righe. Jeans scuri, e le solite scarpe. I capelli erano totalmente spettinati. Se li era tagliati, non più lunghi come quando era partito, sconvolti, ma con un ciuffo che gli copriva la fronte, corti sulla nuca. Era bellissimo. Lay credette di sentire il cuore accelerare, e forse lo fece davvero. Un'emozione che nemmeno avrebbe saputo definire. Era innamorata a tal punto di lui? Si portò una mano alle labbra, mentre gli occhi le si velavano di lacrime, lacrime che ricacciò indietro. Non era il momento. Lanciò un'urlo quando, finita la canzone, lui si avvicinò al bordo del palco, lanciando un "I Love You Paris!" che rimbombò in tutta la sala. E poi partì "Justi Want You To Know!", col suo ritmo scatenato. Vide un boa arancione volare sul palco, e rise di gusto, pensando divertita alle ragazze che potevano averlo lanciato. Del resto, che lui amasse particolarmente quelle file di piume non era un segreto. Le canzoni si susseguirono, una dietro l'altra, ma Lay, poi, non seppe con esattezza ricordarsi quali avevano suonato. I suoi occhi, per tutto il concerto, non abbandonarono un secondo la figura di Nick che saltava, ballava, incitava il pubblico da una parte all'altra del palco. Solo di tanto in tanto, incrociava gli altri, e sorrise nel vedere un Brian sempre più scatenato, Aj e Howie come al solito concentratissimi, e Kevin che, stranamente, aveva abbandonato il ruolo di palo della luce e si muoveva a ritmo di musica. Di tanto in tanto, tra una canzone e l'altra, Nick si fermava, e parlava al pubblico, forse anche per riprendere fiato. E in quei momenti, come non mai, Lay lo studiava, le espressioni del suo viso, la felicità che poteva cogliere nel suo sguardo osservando quella distesa di gente, tutti lì per lui, per loro. Man mano che il concerto andava avanti, la situazione peggiorava. Il pubblico, sempre più scatenato, aveva dato via a un pogo che rendeva praticamente impossibile respirare a chi si trovasse nelle prime file, pressato contro la transenna. E anche per Lay era così, schiacciata tra un pezzo di transenna e le due ragazze inglesi, più passava il tempo, più avvertiva caldo, le mancava il fiato. Ma nemmeno per un secondo pensò di abbandonare quel posto. I ragazzi della security passavano a versare un po' d'acqua, ma era sempre troppo poca, contando il fatto che, sempre per il movimento della folla, tre quarti di quella che spruzzavano finiva in faccia, o sui capelli. Fu durante "I'll Never Break Your Heart" che Lay riuscì ad attirare l'attenzione di uno di loro. Brian si avvicinò al bordo del palco, che si trovava a due, tre metri dalla transenna, e si chinò mostrando il pollice al fotografo che stava di fronte a lei. E, quando girò lo sguardo verso di lui, Lay iniziò ad agitare la mano, arrivando quasi a sfiorarlo. Brian la guardò di sfuggita, come era solito fare col pubblico, ma poi ritornò subito su di lei, riconoscendola solo in un secondo momento. Spalancò gli occhi, sorpreso, e poi sorrise, facendole l'occhiolino. Le ragazze intorno a lei, visto quel gesto si esagitarono ancora di più, ciascuna pensando che fosse rivolto a loro, trascinando Lay in un altro sballottolamento che la schiacciò contro la transenna. Però era riuscita a far sapere a uno di loro che era lì, e questo già le bastava. Tornò a guardare Nick, che ora stava iniziando un altro pezzo. Lui non si era minimamente accorto che lei fosse lì, e cantava, una canzone dietro l'altra, mentre la fine del concerto si avvicinava. Di tanto in tanto guardava Brian, e lo vedeva ricambiarla con brevi occhiate, come se si stesse assicurando che lei fosse ancora lì. Il pogo era diventato insostenibile, le spinte sempre più forti, e Lay iniziò a sentire il fiato farsi corto, quasi come se soffocasse. Il respiro le mancava, strinse la transenna con la mano mentre cercava di farsi aria con l'altra. Il ragazzo della security di fronte a lei la osservò perplesso, e le chiese a gesti se stava bene. Lei annuì, anche se non era affatto così. Ma non voleva assolutamente muoversi. Quando iniziò "Larger Than Life" il pubblico si scatenò oltre il possibile. Gente che saltava sugli altri, spinte, e quant'altro. E Lay si ritrovava sempre più pressata contro la transenna, insieme alle due ragazze inglesi. Cercava di respirare, ma non era affatto facile; e lo stesso ragazzo di poco prima la osservò di nuovo.
- Io ti tiro fuori! le urlò sopra la folla.
- No!!! replicò Lay, stringendo la transenna, mentre continuava a respirare a fatica.
- Non posso lasciarti lì in mezzo, stai male! rispose quello, e allungò la mano, afferrandola per il braccio.
- Non voglio uscire, non voglio! replicò lei, cercando di non lasciare la transenna. Ma l'uomo era decisamente più forte, e dovette cedere. Seppur si sentisse meglio, fuori da quella folla, Lay cercò di scalciare e farsi rimettere a terra. Non voleva essere portata fuori, voleva vedere il concerto, quella era l'ultima canzone
- Ehi, puledrina, sta un po' ferma con queste gambe! sbottò lui portandola verso il retro del palco. Brian notò del movimento sotto di loro. Era normale, qualcuno si stava sentendo male, e seppur non fosse una bella cosa, non poteva fare a meno di guardare quelle ragazze e ragazzi che venivano portati via. Ma quando vide Lay venire trascinata fuori e scalciare in braccio a Jack, lanciò subito un'occhiata a Nick, che però non si accorse di nulla. Del resto, era impossibile, aveva le luci praticamente puntate negli occhi.
Quello che poi si presentò come Jack, fece sedere Lay su un lettino, nel retro del palco. Lei teneva le braccia incrociate al petto, il respiro ancora corto. Lui puntò le mani sui fianchi e la guardò.
- Ti sei calmata ora? le chiese con il tono con cui ci si rivolge ai bambini.
- Io volevo rimanere lì! replicò lei, troppo orgogliosa per ammettere di stare decisamente meglio seppure si sentisse parecchio debole, e allo stesso tempo amareggiata per non aver finito di vedere il concerto. Lui alzò gli occhi al cielo, scuotendo la testa.
- Come ti pare, piccoletta, ma ora stai qua. Appena ti riprendi lo dici al mio collega e ti accompagna all'uscita. disse indicandole un altro ragazzo poggiato contro il muro, per poi tornare verso la folla. La canzone era all'ultima strofa. Raccolse le ginocchia contro il petto, incurante che questo non le facilitasse la respirazione, e osservò la sala, che, dal punto laterale dove si trovava, si vedeva abbastanza bene. Vedeva anche parte del palco, anche se l'uscita per loro si trovava qualche metro più in là, separata da una fila di pannelli. Si lasciò rilassare, estraniandosi un poco da quello che aveva intorno, cercando di recuperare fiato e lucidità. Sentì che stavano suonando le ultime note della canzone. Sospirò. Pensò a quando sarebbero usciti, e che poi avrebbe provato a chiamarlo
all'idea, sorrise lievemente. Almeno tra poco lo avrebbe abbracciato di nuovo. Non si accorse che intanto, si stavano dirigendo verso l'uscita.
- Nick
ma non ti sei accorto? domandò Brian appena entrato nel backstage, passandosi una mano tra i capelli sudati. L'amico si fermò, scompigliandosi i capelli con un asciugamano.
- Accorto di cosa? domandò lui, guardandolo.
- Beh
prima è stata male una ragazza. L'hanno portata via. disse Brian incerto. Non sapeva esattamente come dire all'amico che Lay era stata male, anche perché nemmeno sapeva se ora stava bene o meno.
- Si, ma, succede ad ogni concerto Brian. Non è niente di così straordinario. rispose lui stancamente, posandosi contro il pannello. Era contento, avevano fatto un concerto bellissimo, ma era anche stanco morto.
- Beh
quella ragazza era Lay. proseguì l'amico. Nick spalancò gli occhi, guardandolo come se fosse impazzito.
- Non dire stronzate Brian. Lay è a New York ora. L'ho sentita ieri sera. disse storcendo appena le labbra. Non trovava divertente lo scherzo.
- Nick, non è una stronzata. L'ho vista, ha pure cercato di sfiorarmi, per attirare la mia attenzione. Poi ho visto Jack trascinarla fuori dalla folla. rispose lui, guardandolo, serio in volto. Nick osservò il viso di Brian, e capì che non stava scherzando. Strinse appena l'asciugamano, guardandosi intorno.
- Jack? Dove cazzo è Jack? disse, ansioso, scattando verso l'interno del backstage alla ricerca dell'uomo. Jack! lo chiamava a gran voce, incurante che tutto lo staff lo guardasse come fosse un pazzo.
- Nick, tranquillizzati, sono sicuro che sta bene
- Tranquillizzarmi un cazzo, Brian
è stata male, e ora sarà da sola
magari sta ancora male
porca puttana Jack dove sei! sbottò continuando a guardarsi intorno, agitato.
- Si? alla fine, Jack fece capolino dal bagno. Osservò confuso Nick, che pareva esagitato.
- Eccoti, cazzo
- disse lui, avvicinandosi. - Hai portato fuori una ragazza, dalla folla, prima
- Si, una pazza
stava soffocando e voleva rimanere lì
l'ho dovuta tirare via di forza
ma
perché? chiese inarcando un sopracciglio.
- Soffocando
- Nick percepì solo questa parola nell'intera frase. Si passò una mano tra i capelli terrorizzato all'idea che Lay stesse male. dov'è ora? Dov'è?
- Uh
oltre i pannelli nell'aerea adibita a primo soccorso
credo
a meno che non sia già uscita
ma
che è successo? continuava a non capire, osservò Nick partire in quarta verso la fine del corridoio. Brian lo guardò con aria di scusa, stringendosi nelle spalle.
- E' la sua tipo ragazza
- cercò di spiegare, dandogli una pacca sulla spalla. Non ti preoccupare Jack, ci penso io a calmarlo. continuò poi, seguendo l'amico. Nick camminava a grandi passi, nervoso. E se le fosse successo qualcosa? E se stava ancora male? Dio, perché non lo aveva avvertito? Sentiva Brian corrergli dietro, ma non gliene fregava nulla. Voleva solo trovare Lay. Quando sbucò sulla saletta del primo soccorso, la vide subito, seduta sul lettino, rannicchiata su se stessa, gli occhi chiusi.
- O mio dio, Lay
- gettò l'asciugamano in un angolo, avvicinandosi a lei. Lay
dimmi che stai bene
Lay
- le posò una mano sul viso bagnato dall'acqua, accorgendosi che aveva un leggero fiatone.
- Mmh? mormorò lei, sentendosi chiamare. Confusa, aprì leggermente gli occhi, trovandosi davanti il viso di Nick. ehi
- sorrise, incontrando i suoi occhi azzurri che la osservavano preoccupato.
- Grazie al cielo
- mormorò lui a sua volta, allungando una mano a carezzarle il viso. Cosa ci fai qui, eh, piccola scriteriata? le chiese in tono di finto rimprovero, mentre in realtà era solo felice di vederla, e di sapere che stava bene.
- Mi mancavi
- ammise timidamente lei, passandosi una mano tra i capelli. Devo essere un disastro
- continuò quindi pensando al trucco sbavato e i capelli bagnati. Nick sorrise di nuovo, continuando a carezzarle il viso.
- Non dire sciocchezze. disse semplicemente, poi si voltò verso Brian. Meglio che vado in albergo con lei, la doccia la faccio lì
- lui annuì, sorridendo ad entrambi, rilassato ora che sapeva che Lay stava bene, quindi si allontanò. Nick si voltò di nuovo verso Lay, che cercava di rialzarsi. dove credi di andare, tu?
- Beh, cercavo di alzarmi
- rispose lei, posando i piedi a terra.
- Si, ma stai attenta, se ti senti male ancora
- disse lui, apprensivo. Portò subito una mano attorno alle sue spalle, posandole un bacio sulla tempia, gesti che Lay apprezzò tantissimo. Sapere che si preoccupava per lei la rendeva estremamente serena e felice. ora ti porto in albergo. sempre abbracciandola la portò fino all'uscita secondaria del locale.
Chiese all'autista di portarli in albergo e poi tornare a prendere gli altri, quindi la fece salire, mettendola al centro dei sedili posteriori per evitare che i fan che li aspettavano all'uscita la vedessero. Durante il tragitto Nick pretese che Lay gli raccontasse per filo e per segno la sua pazza idea di seguirlo fino a Parigi, e lei lo accontentò, timidamente, rendendosi conto che, a raccontarlo, sembrava davvero una pazzia. Ovviamente si guardò bene dal dire della sua gelosia, che in ogni caso, in quel momento non la preoccupava più. Stava abbracciata a lui, e questo era ciò che le bastava. Si sentì felice a vederlo ridere di gusto quando gli disse dei salti mortali per prendere il volo aereo, o della coda davanti al locale unico bersaglio delle occhiatacce di quelle ragazze.
- E hai fatto tutto questo per stare con me? domandò lui, stringendola a sé, godendosi la bellissima sensazione di stare di nuovo con lei dopo sei lunghissime settimane.
- Beh
ecco
- Lay arrossì, non rispondendo, limitandosi ad annuire.
- Sei
fantastica. Cielo, sei davvero straordinaria
sono così fortunato
- mormorò lui, posandole dei leggeri baci sulla fronte. Nessuno aveva mai fatto una cosa del genere per lui. Migliaia di chilometri, per vederlo un paio di giorni. Ma lei lo aveva fatto. Avvertì nel petto una dolce, dolcissima sensazione. Ora non si sentiva più solo, sapeva che, oltre ai ragazzi, c'era qualcuno che ci teneva davvero a lui, qualcuno su cui sapeva di poter contare, qualcuno che gli voleva bene incondizionatamente. Ed era quella stupenda ragazza che gli stava rannicchiata contro sui sedili della macchina.
Raggiunsero la camera di Nick dopo un'infinita serie di piani percorsi con l'ascensore. Lay lo osservò digitare veloce il numero di accesso alla stanza, mentre con l'altra mano sosteneva un sacchetto pieno di pacchetti, peluches e quant'altro, che gli avevano raccolto sul palco dopo il concerto.
- Vieni. le disse semplicemente facendola passare prima di lui oltre la porta, per poi chiuderla alle sue spalle. Posò il sacchetto ai piedi del letto e guardò imbarazzato la montagna di vestiti che copriva la sua valigia. ehm
sono terribilmente disordinato. si affrettò a dire, rinchiudendo alla rinfusa gli abiti nel trolley e ficcandolo sotto il letto.
- Non ti preoccupare. disse lei ridacchiando, sedendosi poi sul bordo del letto. Nick la guardò dolcemente, sedendosi accanto a lei.
- Sei stanca? le domandò, carezzandole i capelli neri tutti scompigliati.
- Un po', ma credo sopravviverò. rispose lei sorridendogli. Lo guardò, il viso ancora semi truccato e le occhiaie a circondare i suoi occhi verdi. Li accarezzò con la punta delle dita e gli sorrise. Non le sembrava di essere davvero lì con lui. Tu sei stanco morto. più che una domanda era un'affermazione.
- Si, effettivamente si. ammise lui, chinando il capo per posarlo sulla sua spalla. Sono davvero stanco
ma tu sei qui, e non voglio sprecare tempo a dormire quando posso passarlo con te
- Lay sorrise, passandogli una mano tra i capelli. mi mancavi da morire. le confessò lui in un sussurro bisbigliato al suo orecchio.
- Anche tu. - gli rispose allo stesso modo, ricevendo poi un dolce bacio che lui le posò sulle labbra. Dio, quelle labbra, quanto le erano mancate. Quel piacevole calore che avvertiva ogni volta che le stava vicino. Dopo lunghi minuti, Nick fu costretto ad allontanarsi. Le sue labbra lo stavano facendo impazzire. Troppo tempo era passato dall'ultima volta che erano stati insieme. Chinò di nuovo il capo nell'incavo del collo di Lay, inspirandone il profumo di zucchero filato che come sempre la accompagnava.
- Vado a farmi una doccia. le disse, il tono di voce ancora basso, come se temesse di abbandonarla di nuovo, nonostante si stesse semplicemente dirigendo nella stanza adiacente. Aspettami qui, torno subito. le sorrise, baciandola sulla guancia, per poi afferrare dei vestiti e chiudersi in bagno. Sospirò, da dietro la porta. Vieni con me, ecco cosa le avrebbe voluto dire, ma doveva rilassarsi. Aveva tutta la notte per stare con lei, e anche il giorno successivo. Non sarebbero di certo stati quei dieci minuti a compromettere il loro tempo insieme. Si tolse tutti i vestiti, quelli che aveva indossato per tutto il concerto, con aria alquanto schifata. Si, decisamente aveva bisogno di lavarsi. Li accantonò in un angolo con la punta del piede, e si infilò nell'ampia doccia, lasciando scorrere l'acqua bollente.
Seduta sul letto, Lay sospirò a sua volta, sfilandosi il marsupio ed estraendone un pacchetto di Lucky Strike. Ne prese una, infilandosela tra le labbra, e si alzò. Guardò il sacchetto che aveva in mano Nick, e, tra i vari regali delle fan, notò il boa arancione che le era schizzato davanti agli occhi durante il concerto. Con un sorriso lo prese, arrotolandoselo intorno al collo, quindi aprì la finestra che portava sul balcone. La vista era da mozzare il fiato. La Senna si estendeva sotto i suoi occhi, costeggiando Notre Dame e la Torre Eiffel. Accese la sua sigaretta, nuvolette di fumo che si addensavano davanti a lei, mentre si poggiava placidamente contro il parapetto, osservando la città illuminata. Era a Parigi, la città dell'amore, ed era lì con Nick. Ripensò alle ragazze che l'avevano circondata durante la fila pre-concerto. Lei era stata una di loro, fino a pochi mesi fa. Ora era nella sua stanza d'albergo. Lo era ancora, una di loro? Poteva considerarsi tale? La cenere della sigaretta si addensava sulla cima. Nemmeno si accorse che l'acqua aveva finito di scorrere, e che Nick era uscito dal bagno.
La vide, posata contro il parapetto, una sigaretta in bocca e il boa arancione che, addosso a lei, risultava estremamente buffo, come una bambina che indossa gli abiti della mamma. Si avvicinò, abbracciandola da dietro, circondandola con le braccia.
- Ehi, sei ancora tutta fradicia, ti ammalerai così. le disse dolcemente posando la sua guancia contro quella di lei. Lay inspirò l'aria, intrisa del mascolino profumo del suo dopobarba, e socchiuse gli occhi, felice di sentirlo appoggiato a lei, abbracciato a lei.
- Mmh
forse hai ragione. Però
dammi un solo buon motivo per cui dovrei muovermi, in questo preciso istante. mormorò, continuando a guardare il panorama. Si mosse appena, stringendosi ancora un po' di più contro di lui. Amava sentirlo vicino.
- Beh, ecco
- sospirò, sentendo Lay stringersi contro di lui. in effetti, non ce ne sono. portò le mani sui fianchi di lei, carezzandoli. decisamente, non ce ne sono. Lay sorrise, mentre Nick si chinava a baciarle dolcemente il collo, o, perlomeno, la parte di collo che il boa lasciava scoperta. Le sue mani sfioravano dolcemente i fianchi di lei, scivolando poi sulla sua pancia, e poi sul seno. Strinse lievemente la stoffa, reprimendo l'impulso di strapparla, di toglierle immediatamente quella maglietta. Lay rabbrividì sentendo quei dolci baci, ma lui lo interpretò come un brivido di freddo. Si fermò, sfregandole le braccia con le mani. Vedi che stai morendo di freddo
- borbottò, afferrandola per la vita, e alzandola di peso. Ti porto dentro.
- Uff
- uno sbuffo sfuggì dalle labbra di Lay, che non avrebbe interrotto quelle sue carezze per niente al mondo. Ma che è oggi, mi prendete tutti per un sacco di patate? cercò di divincolarsi, intralciando così il faticoso tentativo di Nick di trascinarla fin dentro la camera, ma non riuscendo a fermarlo. Lei cercava di scappare, lui la stringeva più forte, il risultato fu che entrambi crollarono a terra, ai piedi del letto, ridacchiando.
- Prepotente! disse Lay facendogli una linguaccia.
- Come se non sapessi che ti piacciono gli uomini prepotenti
- scherzò lui, avanzando verso di lei a gattoni.
- Infatti non è così. disse lei, seria. A me piacciono gli uomini dolci, premurosi, sensibili, e
-
bla,bla, bla. borbottò Nick, fermandosi a pochi centimetri dalle sue labbra. Sta' zitta. le intimò con tono divertito, sporgendosi poi per baciarle dolcemente le labbra. Io cerco di corteggiarti, e tu ti metti ad elencare tutti i pregi dell'uomo perfetto
mi è sempre stato antipatico, questo fantomatico uomo perfetto. Sta sempre in mezzo alle palle, ed è impossibile superarlo. Non mi piace, proprio per niente. scosse appena il capo, baciandola di nuovo. Ho sempre tifato per quelli sfigati e innamorati. la baciò di nuovo, ed Lay sorrise, carezzandogli i capelli.
- E chi ti dice che non sia tu, il mio uomo perfetto? gli sussurrò tra un bacio e l'altro. Nick aprì gli occhi, guardandola, mentre ancora le loro labbra erano unite. Sbattè le palpebre un paio di volte. Era una frase bellissima. Bellissima, ma con un significato ben preciso. Era pronto ad accettarlo? Si fissò negli occhi di Lay. Quanto gli piacevano. Quel castano dorato, così caldo e rassicurante, quell'innata dolcezza che lo aveva rapito dal primo istante in cui li aveva guardati. Quegli occhi, ora, si aspettavano una sua reazione.
- Beh, io
- sussurrò. Ma Lay non lo fece continuare. Sollevò appena il busto, baciandolo. Perché? Forse lui aveva aspettato troppo, prima di rispondere. Forse non voleva sentire una risposta che, probabilmente, non gli sarebbe piaciuta.
Aprì le labbra, lasciando che il bacio diventasse più urgente, più appassionato. Lui le prese il viso tra le mani, rispondendo con lo stesso desiderio a quelle labbra che lo cercavano, disperatamente. Poi portò le mani sui suoi fianchi, sollevandola, trascinandola sul letto. Le sfilò delicatamente il boa dal collo, scoprendolo. Finalmente, le sue labbra si poterono dedicare completamente alla pelle delicata, nascosta di solito dai lunghi capelli ricci. La sfioravano, dalla clavicola sino al lobo dell'orecchio, piccoli baci alternati a lievi morsi che facevano rabbrividire Lay, lasciandole socchiudere gli occhi. Nick portò una mano a carezzarle dolcemente la pancia, a sollevarle la maglietta, fino alle braccia, per poi sfilargliela. La gettò in un angolo della stanza, tornando a baciare le labbra di Lay, mentre la mano tornava sul suo petto, a carezzare dolcemente il suo seno, ancora contenuto nel reggiseno di cotone. Bianco, a cuoricini rosa. Sorrise. Non si trattava dell'ultimo provocante modello in pizzo nero, ma l'effetto che aveva su di lui era lo stesso. Era il suo seno. E solo quest'idea lo eccitava da impazzire. Baciò le sue labbra con più decisione, cercando di farle capire quanto davvero la desiderasse. Con la punta della lingua ne tracciò il contorno, mordicchiandole poi il labbro inferiore, succhiandolo dolcemente, tornando a poi a cercare la bocca e la lingua di lei, che, ogni volta, lo accoglievano come se fossero rimasti divisi per secoli. Camminando sulla sua pancia con le dita, arrivò sino ai bottoni che chiudevano i suoi jeans. Uno ad uno sfilarono fuori dalle asole, scivolando poi senza fatica lungo i suoi fianchi. Lay mosse appena le gambe, in un timido moto di vergogna. Ma Nick non parve farvi caso, osservando gli slip in coordinato col reggiseno, e soprattutto, ciò che essi coprivano. Si chinò, con l'intento di sfilarle le bretelline del reggiseno con le labbra, ma lei lo fermò, osservandolo, ancora completamente vestito. Inarcò un sopracciglio, e lui arrossì, vergognandosi di essersi troppo concentrato a guardarla per pensare di spogliarsi a sua volta. Si tolse la maglietta, velocemente, gettandola dove già i vestiti di lei formavano un mucchietto. Quindi fece per riprendere a baciarla, ma Lay lo fermò di nuovo.
- E questi
? sussurrò, passando una mano sulla sua gamba, ancora coperta da un paio di jeans. Fermò la mano sull'allacciatura, abbassando lentamente la zip. Si accorse che le tremava la mano. Non l'aveva mai toccato a quel modo. E se avesse sbagliato qualcosa? Se non gli fossero piaciute le sue carezze? Si sentiva come una ragazzina alle prime esperienze. Sfilò piano i pantaloni, proprio come prima aveva fatto lui con lei, soffermandosi poi a carezzarlo sopra i boxer. Nick si lasciò sfuggire un sospiro di approvazione, quindi mosse veloce le gambe per gettare i jeans per terra, ansioso di liberarsene. Sentire la sua mano toccarlo era una cosa che gli provocava brividi ovunque, e il suo corpo lo stava manifestando in maniera piuttosto evidente. La mano di Lay lo carezzava delicatamente, in degli estenuanti quanto deliziosi tocchi che lo costringevano a nascondere il viso tra i capelli di lei per non mostrare l'impazienza di averla che ormai lo attanagliava. Stava ancora sopra di lei, sostenuto dalle proprie braccia, gli fu quindi impossibile a un certo punto, non poggiarsi su di lei, tra le sue gambe, premendo appena il proprio bacino contro il suo.
- Lay
- ansimò, il fiato corto, mentre il solo contatto dei loro corpi attraverso la stoffa della biancheria rischiava di portarlo alla fine. Si sentiva come un verginello, incapace di controllare i suoi istinti, emozionato ed eccitato allo stesso tempo. Portò le labbra a sfiorarle il seno, scostando la coppa del reggiseno con i denti, gli stessi denti che le impressero sulla delicata pelle il segno di due piccoli morsi proprio nel punto più sensibile. Questa volta fu Lay a farsi sfuggire un piccolo gemito, mentre Nick, impaziente, le sfilava anche quell'indumento. Come la volta precedente, Lay portò le mani a coprire il seno nudo. Lui sorrise. Ti vergogni di me
? le domandò mentre, con una mano, lasciò scivolare anche gli slip fino alle sue caviglie. Una mano di Lay scivolò a coprire parte del bacino. Ora era totalmente nuda di fronte a lui, e
si, un po' si vergognava. Del resto, lui doveva essere abituato a ben altri tipi di ragazze, tutte perfette, dai fisici longilinei, alti, slanciati. Mai come in quel momento si era sentita goffa e inadatta.
- E' che
- cercò di spiegargli, imbarazzata. Ma lui non la fece continuare. Scosse appena il capo, prendendole entrambe le mani con le proprie, scoprendola così di nuovo. Gliele portò sopra la testa, e solo in un secondo momento, si rese conto che gliele stava legando proprio col boa arancione che fino a poco prima teneva intorno al collo.
- Niente "E' che
" le sussurrò nell'orecchio lui, legando il nodo, non troppo stretto. Non stanotte. le disse, fermandosi poi solo per baciarle il lobo dell'orecchio. Lascia che ti guardi, ti prego. Nick abbassò quindi lo sguardo, osservandola, stesa sotto di lui, un rosso acceso che le colorava le guance, un po' per la vergogna, un po' per l'eccitazione. Pensò che la trovava davvero bellissima. Non era perfetta, era vero. Ma la trovava stupenda proprio per questo. Percorse tutto il suo corpo in una scia di baci, fino alle caviglie, per poi risalire. Ma quando arrivò all'altezza dei suoi fianchi non resistette. Con una mano iniziò ad accarezzarla, mentre con l'altra, veloce, si sfilava i suoi boxer, eliminando così anche l'ultimo indumento che li divideva. Si chinò, lasciando scorrere le mani lungo le sue braccia, legate sopra la testa, mentre, lentamente, entrava dentro di lei.
Era
una sensazione indescrivibile. Era dentro di lei, era parte di lei. E questo non lo avvertiva solo nel basso ventre, era una sensazione che si espandeva ad ogni singola parte del suo corpo. Iniziò a muovere il bacino, dapprima lentamente, gustandosi ogni singolo movimento producesse il suo corpo dentro al suo, poi più veloce. Ad ogni spinta, il piacere era più forte, più intenso. Sentiva che si sarebbe potuto sciogliere in qualsiasi istante.
- Nick
- gemette Lay, sospirando ampiamente. Sentirlo dentro di lei era come sentire se stessa, completa, unica. Era come se, fino a quel momento, le fosse mancato qualcosa, che solo ora aveva ritrovato. Non era solo sesso, impulsi, passione. Era anima, sentimento, era tutto. Era questo, fare l'amore con qualcuno che si ama? Come si poteva apprezzare il puro e semplice sesso, dopo aver provato una sensazione del genere? Lo amava. Da morire. Avrebbe voluto abbracciarlo, ma non poteva, aveva ancora le mani legate. Le mosse, portandole, ancora unite, dietro il suo collo.
Le piume solleticarono il collo di Nick, che sorrise. La guardava, non smetteva un attimo di fissarla. Avrebbe continuato all'infinito a stare così, sopra di lei, dentro di lei, a guardare quegli occhi brillare di piacere, e di gioia. A guardare il suo dolcissimo viso rivolto verso il suo, i suoi occhi a cercare i propri allo stesso modo, se non più profondamente, di quanto si cercassero in quel momento i loro corpi. Forse fu in quel momento, o forse fu in quello in cui raggiunse l'orgasmo, che Nick comprese la verità. Quella che aveva sfuggito fino ad allora, anche pochi minuti prima, quando non le aveva risposto. La sentì fremere, contro di lui, rimase ancora qualche istante immobile, aspettando che anche lei si godesse quei minuti di estremo piacere. Quindi si abbandonò su di lei, scivolando poi su un fianco. Le sciolse il nodo intorno ai polsi, stringendola poi con entrambe le braccia, stringendola contro di sé. Non voleva più farla andare via.
Lay, le mani libere, si rilassò contro il cuscino, lasciandosi stringere dalle braccia di lui. Gli carezzò dolcemente i capelli, guardandolo, ancora ansante, posare la testa sul suo petto, gli occhi socchiusi. Nick sentiva il suo cuore battere. Era un ritmo deciso, sostenuto, ancora reduce dalle profonde emozioni che li avevano sconvolti entrambi.
- Sai
- mormorò pigramente, mentre inspirava il dolce profumo di zucchero filato che ormai lo circondava totalmente. credo
- si fermò un attimo, respirando appena l'aria, sfregando il viso contro il seno di Lay, come un bambino con il seno della mamma.
- Credi
cosa? chiese lei scostandogli qualche ciocca sudata dalla fronte.
- Credo di essere il perfetto uomo
terribilmente sfigato
e terribilmente innamorato. mormorò, stringendola ancora contro di sé. Non era mai stato felice come in quel momento. La amava, la amava davvero. E non poteva più fare a meno di lei. Lay sorrise, mordendosi un labbro per non tradire l'emozione. L'amava. Posò lo sguardo su di lui, osservandone i lineamenti, continuando a carezzargli con dolcezza i capelli, mentre per la testa le passava una canzone.
- Can you see me, here I am, Standing here where I've always been, And when words are not enough, I promise inside your heart I'd still find... solo poi si rese conto che la stava canticchiando sommessamente. Nick sorrise.
- ...You're my safest place to hide... ... continuò a cantare insieme a lei. Le posò un lieve bacio sulla spalla, sollevandosi quanto bastava per coprire entrambi con una coperta. Buonanotte. le sussurrò all'orecchio. E, dopo quello, per il resto della notte ciò che li accompagnò fu il ritmo regolare dei loro respiri, e dei loro cuori, che battevano all'unisono.
Quando Nick si svegliò, era mattino inoltrato. Gettò un'occhiata verso la finestra che era rimasta aperta per tutta la notte, e che ora lasciava prepotentemente entrare nella stanza il sole, insieme a un fresco venticello che lo fece lievemente rabbrividire. Si strinse, sotto le lenzuola, contro il corpo di Lay che ancora dormiva, il viso affondato nel cuscino, una mano che stringeva il suo avambraccio. Con il braccio libero afferrò il cellulare, sul comodino, trovando alcune chiamate senza risposta, e dei messaggi.
Un paio di chiamate di Julie, che ancora non desisteva, nonostante avesse notevolmente diminuito il suo continuo assillarlo. Un messaggio di Brian, uno di Aj, e uno di Kevin.
"Nick, dove sei? Ti stiamo aspettando per la colazione." Brian.
"Ehi Nick, com'è andata la nottata? XD Ho convinto Brian a lasciarti in pace, oggi. Ma ricordati che stasera dobbiamo ripartire. Mi devi un favore!" Aj.
"Sei con lei, vero? Vedi di non fare cazzate, Casanova. Ci vediamo stasera. Sii puntuale." Kevin.
Storse le labbra al messaggio di Kevin, chiuse il telefono con un colpo secco e lo rimise sul comodino. Si voltò, osservando ancora Lay. Respirava con le labbra socchiuse, stringendo il suo braccio. Ogni tanto muoveva il capo, sfregando il naso contro il cuscino. Nick le carezzò dolcemente il viso posandole un bacio dietro l'orecchio.
- Lay
- le bisbigliò all'orecchio Lay, è mattina
sveglia, dormigliona. l'unico risultato che ottenne fu quello di farla sorridere nel sonno, forse solleticata dalle sue labbra vicino all'orecchio. Niente da fare eh
- mormorò, storcendo le labbra. Bene, passiamo al piano B
- disse quindi, tornando dietro l'orecchio di lei, iniziando a ricoprire di baci il suo collo. Lay
- la chiamava dolcemente, continuando a baciarla. Lay
- le sue labbra continuavano ad alternare quei piccoli baci sul corpo al suo nome. Scese fino al seno, prima di ottenere risposta.
- Mmh
sto ancora sognando
? - borbottò lei, allungando un braccio nel vuoto.
- No. rispose Nick ridacchiando e baciandola sulle labbra. Buongiorno.
- 'Giorno
- mormorò ricambiando il bacio di lui, e sollevandosi lentamente dal cuscino, mettendosi a sedere. Si scompigliò i capelli, sbadigliando appena.
- Dormito bene? le chiese lui, mentre, semicoperto dal lenzuolo, raccoglieva i suoi boxer e se li infilava. Si sentiva di ottimo umore, quel giorno. Svegliarsi accanto a Lay lo rendeva felice.
- Beh, si
- ammise lei, sorridendo. Sono stata appiccicosa, vero? gli chiese poi, arrossendo. Lui sorrise, scotendo il capo.
- Non saprei dirtelo, ero troppo intento ad abbracciarti per accorgermi se fossi appiccicosa o meno
- le carezzò i capelli, pettinandoglieli con le dita. Sei bellissima stamattina. le disse, posandole poi un bacio sulla fronte.
- Anche tu. rispose di rimando lei, carezzandogli il viso. Lui fece una faccia stralunata, come a classificare come "cazzata" ciò che lei aveva appena detto. Lay lo guardò, arricciando le labbra. E' la verità.
- Punti di vista, tesoro. la canzonò lui, infilandosi anche i jeans. Lei, ancora avvolta nel lenzuolo, raggiunse a gattoni il bordo del letto dove stava seduto, circondandogli il busto con le braccia.
- Già, punti di vista. Peccato che il mio punto di vista sia condiviso da metà della popolazione femminile, mentre il tuo
vediamo
sostenitori validi
nessuno. gli fece una piccola linguaccia.
- Ma a me sta benissimo così. Già devo ricordarmi di spaccare la faccia a quel tizio che stava sotto casa tua
- borbottò lui, carezzando le sue mani che lo abbracciavano. E comunque non conta, metà della popolazione femminile è un numero irrilevante, se da quello ci togli le ragazze ultraminorenni, e quelle troppo stagionate. aggiunse con l'aria di chi la sa lunga.
- Tsk
illuso. Le ultraminorenni e le tardone sono quelle più agguerrite! Ma tu hai idea di che commenti girino su di te
e sui tuoi
attributi??? disse Lay, sciogliendo l'abbraccio e incrociando le braccia davanti al petto, osservandolo.
- I miei attributi? Nick si girò con fare incuriosito, ammiccando. Hai capito
e
che dicono, che dicono? Lay lo guardò, spalancando la bocca con fare perplesso.
- Egocentrico che non sei altro!! disse, afferrando un cuscino, e lanciandoglielo dietro. Con una risata, Nick lo schivò, andandole poi incontro sul letto, abbracciandola e sbaciucchiandola sulla spalla.
- Ma su, scherzavo
anche perché, so benissimo cosa dicono. disse con un sorriso, ricevendo da Lay un'occhiata poco convinta. Possono dire ciò che vogliono, su di me. Ma ci sei tu abbracciata a me, ora
e, se non ricordo male, stanotte hai anche usufruito del bene tanto discusso. Lay arrossì, sollevando lo sguardo verso il soffitto.
- Mmh. rispose solo, annuendo, per non ammettere nemmeno con se stessa che probabilmente stava diventando gelosa anche dei muri.
- Ecco, vedi
- le disse, soddisfatto di non sentire controrisposte. Ma
almeno mi vuoi dire se confermi questi commenti? le chiese ridacchiando, preparandosi a schivare prontamente l'altro cuscino afferrato da Lay, per poi afferrarla per i fianchi, iniziando a farle il solletico.
- Presuntuoso! disse lei, ridacchiando a sua volta, stuzzicata dalle sue mani che non le lasciavano tregua sui fianchi.
- Gelosa! ribattè lui continuando a solleticarla.
- Montato! disse lei, cercando di contrattaccare facendogli a sua volta il solletico. Nick le fermò le mani a poca distanza dalla sua pancia, guardandola con aria divertita.
- Ragazzina. le disse in tono vittorioso, guardandola negli occhi. Ti amo.
- Io di più. rispose lei, baciandolo. E, come accadde la notte prima, per lungo, lungo tempo le loro labbra non si divisero. I vestiti che Nick si era appena infilato ricaddero esattamente nello stesso punto dove erano stati abbandonati poche ore addietro, e i sospiri, e i gemiti, e i baci che risuonarono nella stanza furono gli stessi, se non più intensi, più sentiti, ora che l'imbarazzo era scivolato via.
- Vorrei risvegliarmi ogni giorno con te vicino. sussurrò Nick nell'orecchio di Lay, stringendola sotto le lenzuola.
- Anche io lo vorrei. rispose lei, intrecciando le dita con quelle di lui, portando poi le loro mani unite vicino al viso. Ma, come Cenerentola, questa sera la magia finisce
e mi tocca tornare a New York
- sospirò. Non voleva. Non voleva separarsi da lui. Nick posò le labbra sui suoi capelli. Altre sei settimane, senza di lei. Lontano da lei. Non poteva sopportarle.
- Resta. le disse soltanto, stringendo appena più forte la sua mano già unita alla sua. Tra una settimana andremo in giappone, e lì sarà più complicato. Ma per il momento abbiamo altre quattro date in Europa, e ci muoviamo col tourbus
- si fermò un secondo, pensando alla possibile reazione di Brian e di Kevin al fatto che Lay li seguisse. Non gliene importava niente. Vieni con me. Ti prego
- Non avrebbe potuto resistere senza quel corpo vicino al suo, senza quel profumo a circondarlo. Finchè c'era la possibilità, voleva averla vicina.
- Ma
- per un attimo, Lay titubò. Seguirlo significava saltare le lezioni per un'intera settimana. Ma quello era il meno. Significava passare ventiquattro ore su ventiquattro con lui. Il che poteva sembrare positivo. Ciò che la spaventava, però, era come si sarebbe sentita dopo, quando lui sarebbe ripartito. Già pensare di separarsene ora era difficile...come avrebbe reagito, dopo un'intera settimana passata a condividere con lui anche la minima cosa? Si morse il labbro, indecisa, combattuta tra ciò che le consigliava la testa e ciò che le urlava il cuore. Alzò lo sguardo, incontrando quegli occhi verdi da cui non riusciva più a separarsi. Come faccio? disse, posando la fronte contro la sua. Lui aggrottò lievemente le sopracciglia, convinto che Lay stesse per rifiutare. Come faccio a dirti di no, a tornare a casa? Non posso
non voglio
- sorrise. Non aveva rifiutato. La baciò, felice al solo pensiero che, per un'altra settimana, avrebbe potuto assaporare quelle labbra.
Lay scese dal tourbus, stiracchiandosi, allungando le braccia verso il cielo. Si erano fermati in un'area di servizio poco distante da Amsterdam, dopo diverse ore di viaggio. Lanciò un'occhiata a Nick, che poco più avanti chiacchierava con un ragazzo della crew. Sorrise. Erano passati quattro giorni da Parigi, quattro giorni che poteva definire solo come stupendi. Certo, lui aveva i suoi impegni, ma non appena aveva un attimo libero lo passava con lei, parlando, ridendo, scherzando, o semplicemente abbracciandola, in silenzio, godendo l'uno della presenza dell'altro. Anche se non si erano presentati ufficialmente come coppia, all'interno della crew iniziavano le prime battutine, occhiate eloquenti e sorrisi ogni qualvolta stavano insieme. La cosa non la disturbava minimamente, però Nick non voleva che si spargessero troppi pettegolezzi. Lo faceva per lei, diceva. E così si ritrovava costretta a dormire nella cuccetta sopra quella di Aj, da sola, seppur lui la raggiungesse tutte le notti, a discapito del poverino che, sotto, non poteva fare altrimenti se non vedere il proprio sonno disturbato da quei pochi attimi di intimità che lei e Nick riuscivano a condividere.
Estrasse una sigaretta dal pacchetto, infilandola tra le labbra e accendendola con un gesto veloce. Dopo tutte quelle ore nel bus, aveva un estremo bisogno di nicotina. Un ragazzo parcheggiò poco distante da dove lei si trovava. Scese dalla sua Audi guardandola con un sorrisetto, per poi fare un cenno all'amico che gli stava accanto. Quindi, afferata una cartina, le si avvicinò.
- Excuse me
- esordì con una chiara inflessione italiana nella pronuncia.
- Dimmi pure. disse lei, spiazzandolo.
- Oh, italiana! esclamò il giovane, quindi sorrise ancora più apertamente. Ecco, mi chiedevo se sapresti darmi delle indicazioni
io e il mio amico ci siamo persi
- Oh beh, ecco, veramente, non sono decisamente pratica della zona. disse lei ridacchiando. E' la prima volta che metto piede qui. Quindi non posso aiutarti, mi dispiace.
- Oh capisco
- disse ripiegando la mappa e buttandola in macchina. Beh, e cosa ti porta fino a qui? le chiese, porgendole la fiamma per accendere la sigaretta. A Lay non sfuggì le occhiate eloquenti che le rivolgeva, ma decise di ignorarle. Del resto, trovare qualcuno che parlasse italiano dopo mesi di solo inglese era alquanto piacevole.
- Beh, ecco
- esitò un istante, incerta su cosa dire. Sono in vacanza col mio ragazzo. concluse poi lapidaria, recidendo al principio ogni atto di marpionaggine.
- Ah
beh, mi avrebbe fatto piacere rivederti nel tuo soggiorno qui, ma se non c'è proprio possibilità
- borbottò con aria vaga, guardandola.
- Non c'è proprio possibilità. continuò col solito tono risoluto Lay, scotendo il capo, e aspirando una boccata di fumo.
- Ah beh, se è così
- le rivolse un sorrisetto che celava la delusione, mentre alle sue spalle l'amico ridacchiava. per caso
il tuo ragazzo è quel tizio che sta venendo qui con l'aria piuttosto incazzata? disse poi, indicando verso il tourbus. Lay si voltò, osservando Nick venire verso di loro con aria poco felice. Si fermò alle sue spalle, afferrandola per la vita e stringendola a sé.
- Piccola
ti cercavo e non ti ho più vista
che stai facendo? il tono sembrava calmo e cordiale, ma se le occhiate avessero potuto uccidere il ragazzo di fronte a loro sarebbe perito in pochissimo tempo sotto lo sguardo assassino che Nick gli stava rivolgendo in quel momento.
- Fumavo una sigaretta, e ho incontrato questi ragazzi
sono italiani, mi stavano chiedendo indicazioni
- gli rispose lei in inglese, carezzando la sua mano che la stringeva, cercando di tranquillizzarlo.
- Oh si, indicazioni
e intanto ci scappava il caffè, vero? domandò retorico lui, inarcando un sopracciglio mentre la osservava. Quindi rivolse lo sguardo verso il ragazzo. Lay è mia
- scandì in un italiano stentato
capish?
- Capish, capish
- rispose l'altro con un tono alquanto divertito.
- Scusalo
- borbottò Lay, imbarazzata dalle occhiate che Nick continuava a lanciargli.
- Non ti preoccupare, lo capisco, anche io sarei geloso di una ragazza carina come te
- Lay pensò che era davvero assurdo che lui continuasse a fare il provolone anche davanti al suo ragazzo, solo perché non capiva l'italiano. Storse appena la bocca, mentre lui continuava certo che, io una ragazza come te mica l'avrei lasciata incustodita
- soggiunse alzando gli occhi e ricambiando lo sguardo di Nick. Beh, grazie dell'aiuto
e della chiacchierata
ciao bella! veloce si piegò e le schioccò un bacio sulla guancia sotto lo sguardo scandalizzato e furioso del cantante, per poi montare in macchina.
- Brutto figlio
- borbottò Nick, guardandolo allontanarsi. Lay sorrise lievemente, stringendogli la mano, ma lui sembrò alquanto irritato e non ricambiò la carezza.
- Che c'è? domandò lei, voltandosi verso il ragazzo, le sopracciglia aggrottate. Quell'atteggiamento scontroso non era abituale per lui.
- C'è che non mi va che qualcuno pensi di portarti via da me. Soprattutto se cerca di farlo palesemente sotto i miei occhi, sfottendomi. rispose lui. Mi fa incazzare. E poi
non allontanarti più da me da sola. la strinse in un abbraccio protettivo e forte, e la baciò sui capelli.
Nick rimase quasi sorpreso da se stesso. Non pensava di poter provare una simile possessività, ma non appena aveva visto quel tipo vicino a Lay gli era salito il sangue al cervello. Si rilassò solo quando la sentì abbracciarlo e posargli un bacio sulla guancia.
- Non ti preoccupare. gli disse soltanto lei nel solito tono dolce, e lui sorrise appena, ricambiando il bacio.
Probabilmente non si era resa davvero conto di quanto lui fosse geloso.
Nick sedeva sotto un piccolo gazebo, nel backstage. Fumava la sua sigaretta e osservava Lay che tentava di strimpellare una chitarra, sotto le direttive di Aj. Il suono che ne usciva era a dir poco orrendo. Howie si era rifiutato di ascoltarla, e si era allontanato borbottando, mentre Aj, nelle vesti di insegnante, rideva come un matto nel guardarla, incapace di fare anche il più semplice degli accordi.
- Aspetta, aspetta
prova un sol.
- Sol
? Lay si morse il labbro, cercando di ricordarsi l'accordo. Posizionò le dita sulle corde, facendole suonare con scarso successo. Ne uscì un suono stridulo e scordato.
- Sei un caso senza speranza! disse Aj ridacchiando, portandosi poi dietro di lei e circondandola con le braccia. Con una mano sistemò le dita di Lay, formando l'accordo giusto, mentre l'altra accompagnava la mano di lei per stuzzicare le corde. Nick osservò l'amico parlare, guancia contro guancia con la sua ragazza, e spense con uno scatto la sigaretta sul bracciolo della sedia, alzandosi in piedi e raggiungendo Howie, alla ricerca di un po' di caffè. Gli giunse la voce di Lay, felice per il suono che era riuscita a produrre.
- E' venuto! Ho fatto un sol! Fantastico! Grazie Aj!
- Visto? Ora prova un la
- versò dell'altro caffè nella tazza. Meglio abbondare con la caffeina.
Che cazzo gli stava succedendo? Beh, domanda retorica. Era irritato, arrabbiato, innervosito. Negli ultimi giorni, Lay e Aj avevano legato parecchio, e parecchio era il tempo che trascorrevano insieme. Va bene che aveva detto a Lay che preferiva non dare troppo nell'occhio e non rendere subito pubblica la loro storia, ma questo non la autorizzava a stare perennemente col suo amico. Poteva
imparare da sola la chitarra, no? Tanta gente era autodidatta. Oppure poteva stare un po' con le altre ragazze della crew. Lanciò un'occhiata verso l'altro gazebo. Liza stava seduta lì sorseggiando un bicchiere di tè freddo, e non appena notò il suo sguardo su di sé lo salutò agitando la mano, con troppa enfasi per apparire disinteressata. Uhm, forse la seconda opzione era da escludere. In ogni caso, beh c'erano mille occupazioni. E poi, anche Aj, non aveva di meglio da fare che perdere tempo con lei? Si morse il labbro, stringendo la tazza, pentendosi subito di quei pensieri. Che razza di amico era? Che razza di fidanzato era? Dov'era la fiducia nelle persone che amava? Sospirò, bevendo un lungo sorso di caffè. Non capiva perché reagiva così. Non l'aveva mai fatto. Ma era inutile girarci poi tanto intorno. Era innamorato, da impazzire. Lay era la cosa più bella che potesse capitargli. Ed era geloso, da morire. Il solo vederla scherzare e ridere con qualcun altro gli procurava una morsa allo stomaco. E, dovette ammettere a malincuore posando la tazza vuota sul tavolo e fregando dalla mano di Howie un biscotto, che probabilmente il fatto di non voler rendere pubblica la sua storia con Lay era dovuto anche a questo. Quando l'aveva conosciuta, era vero, era già uscito dal periodo nero che aveva attraversato. Ma non stava bene. Vagava, in un'atmosfera cupa, grigia, densa, non riuscendo a vedere niente al di là del proprio naso. Tra i fantasmi di ciò che lo avevano fatto soffrire, e che non si decidevano ad andare via, e la depressione che sembrava accoglierlo. Stava male, senza alcuno stimolo, né voglia di reagire, ed essere consapevole di questo suo modo di essere lo faceva sentire estremamente inutile, e stupido, a tratti talmente incentrato sui suoi problemi da risultare egoista. E così stava ancora peggio, in un circolo vizioso che, se si fosse protratto ancora per molto, non avrebbe avuto una fine felice. Poi l'aveva conosciuta, aveva incontrato i suoi occhi, e percepito il suo profumo. Gli aveva aperto il suo cuore, l'aveva fatto sentire utile, indispensabile, speciale, non il mostro che si era sempre sentito. Non l'aveva trattato da Star, aveva superato la facciata della fama, era arrivata al ragazzino insicuro che ancora dietro vi si nascondeva. L'aveva sempre apprezzato per la sua musica, i suoi testi, gliene aveva dato dimostrazione più di una volta, anteponendoli alla sua celebrità. E se c'era una cosa in cui metteva tutto se stesso, beh, quelle erano le parole delle sue canzoni. Era come se lei fosse il suo piccolo angolo di paradiso, dove potersi rilassare, sentire in pace, protetto, e non voleva che nessun'altro lo contagiasse, o ne assaporasse le bellezze. Aveva paura che se qualcuno l'avesse conosciuta come aveva fatto lui, avrebbe potuto portargliela via. E questo lo avrebbe distrutto. Oppure che, una volta nota la loro storia, i giornalisti, le fan, chiunque, avrebbe potuto rovinarle l'esistenza con domande inopportune, fotografie indiscrete, insulti e odio gratuiti, sbattendola su una qualsiasi pagina web o cartacea come se fosse una cosa scontata e senza importanza.
La mano di Howie si avvicinò velocemente ad afferrare il biscotto che, per tutto il tempo delle sue riflessioni, era rimasto sospeso a mezz'aria tra il mento e le labbra.
- Punto primo: questo è il MIO biscotto, lì sul tavolo ce n'è un piatto pieno, se ne vuoi uno, muovi il culo, e te lo prendi. Punto secondo: non so che cosa ti tormenta, ma non è difficile capire, anche sotto gli occhiali da sole, a chi siano rivolti i tuoi sguardi e i tuoi pensieri. Manca poco, tra due giorni saremo in Giappone. Ti consiglio di vivere questi momenti con lei, Nick, invece che in compagnia delle tue seghe mentali. Ah, e, per l'amor di Dio, impediscile di avvicinarsi ancora alla mia chitarra finchè continuerà a suonare in quel modo. si infilò il biscotto in bocca e si allontanò masticando, senza nemmeno dargli il tempo di rispondere. Nick sorrise, osservandolo.
- Toro, non esagerare con i biscotti, fanno male ai tuoi addominali! disse ridacchiando, in una presa in giro che nascondeva un "Grazie" tra le righe. Howie si limitò ad alzare il braccio in un gesto poco carino, ma scherzoso. Quando si voltò, Nick si trovò di fronte gli occhi di Lay che lo osservavano, felici ed impazienti. Tra le mani teneva ancora la chitarra.
- Ho imparato dei nuovi accordi! Vuoi sentire? gli chiese mostrandogli lo strumento. Memore dell'avvertimento di Howie, si morse le labbra, sfilandogliela.
- Magari dopo. disse, posando lo strumento vicino a una cassa. Piuttosto
ci facciamo due passi, ti va? le chiese sorridendole. Lay annuì, del resto aveva davvero voglia di stare un po' con lui. Presero a camminare, uno di fianco all'altra, le mani in tasca.
- Howie ti ha chiesto di farmi smettere di suonare, vero? chiese lei, tutto d'un tratto. Lui, colto impreparato, sgranò appena gli occhi, grattandosi la testa imbarazzato.
- Ehm
ma che c'entra
io volevo davvero stare un po' con te
- Si, però
te l'ha chiesto vero? chiese di nuovo, osservandolo di sottecchi.
- Ehm
beh
si, effettivamente, si. Lay si mise a ridacchiare.
- Lo sospettavo, tranquillo! Aj mi aveva avvertito che avrebbe iniziato a non sopportarmi! al sentire il nome dell'amico, Nick storse appena il naso.
- Ohhh
basta Aj
- disse, cercando di mantenere un tono scherzoso. - Piuttosto, vieni qui, piccola
- allungò un braccio a circondarle le spalle. Si erano allontanati abbastanza dalla zona dei bus, erano quasi al limitare della pineta che si estendeva dietro il parco che ospitava il concerto. Le posò un bacio sulle labbra, stringendola a sé.
- Se questa è la punizione perché parlo di Aj
credo che continuerò
- disse lei con un sorriso.
- L'hai nominato di nuovo. l'ammonì lui, baciandola ancora.
- Mmh
Aj Aj Aj Aj Aj Aj Aj Aj Aj... iniziò a borbottare sulle labbra di lui ricevendo e ricambiando ogni singolo bacio che le dava. Ridacchiava, di tanto in tanto, divertita da quello che aveva preso come un piccolo gioco. Ti amo, scemo.
- Anche io. si staccò da lei solo per sedersi sotto un albero, e prenderla sulle ginocchia. Lay subito si accoccolò contro di lui, mentre Nick le accarezzava i capelli. Socchiuse gli occhi, ascoltando il suo petto abbassarsi e alzarsi al ritmo regolare del suo respiro. "Oh, my love, my darling, I've hungered for your touch a long, lonely time. Time goes by so slowly and time can do so much. Are you still mine?" Cantava piano, quasi le sussurrava nell'orecchio queste parole. Lay adorava sentirlo cantare solo per lei. Lo lasciò fare, senza zittirlo, limitandosi ad accarezzargli le mani, continuando a tenere gli occhi socchiusi. Non era mai stata così bene.
- Perché
- mormorò a un certo punto. Lui smise di cantare, chinando il capo per guardarla.
- Perché cosa, Lay? le chiese carezzandole il viso.
- Perché non possiamo stare sempre così? Perché, per stare insieme in questo modo, dobbiamo nasconderci nella pineta? Non sarebbe molto più bello se semplicemente dicessimo agli altri che stiamo insieme? disse tutto d'un fiato, allungando poi una mano a fermare quella di lui sul viso, che aveva smesso di carezzarla. Lo sentì prendere un ampio respiro.
- Lay, lo sai che ti amo
- cercò di dire. -
Ma
lo faccio per te
la cosa non può limitarsi ai ragazzi
prima o poi diventerebbe di dominio pubblico
lo capisci? cercava di spiegarsi, seppure nemmeno lui sapesse esattamente come dirglielo. Lei si limitò ad annuire, senza rispondere, mordicchiandosi il labbro. Ti prego
sono gli ultimi due giorni che passiamo insieme
non passiamoli tristi o arrabbiati
va bene? la carezzò di nuovo, intrecciando poi le sue dita con quelle di lei.
- Ok
- Lay annuì, sorridendo lievemente, stringendo la sua mano a sua volta. Gli baciò le dita, poi le labbra. Forse è meglio tornare però
- soggiunse lanciando un'occhiata all'orologio. Tra un paio d'ore iniziate a suonare, e non ho ancora mangiato nulla
- Oh certo, non puoi mica rimanere a digiuno! le disse, facendola sollevare e alzandosi a sua volta. Andiamo tesoro. la prese per mano, sorridendole, e si diressero verso il bus. Dentro si sentiva uno stronzo. Si sentiva così ogni volta che lei gli manifestava il bisogno di stare con lui liberamente, e lui non poteva concederglielo. Anche lui voleva, era indubbio. Ma non era il momento adatto
- Ehi
- Lay lo fermò, prima che arrivassero al bus. Lo tirò verso di sé, stampandogli l'ennesimo e ultimo bacio della giornata, almeno fino a sera. Gli tenne il viso tra le mani, baciandolo dolcemente. Aveva bisogno di sentirlo vicino. Sapeva che la amava, ma delle volte sentiva fortemente la mancanza di piccole attenzioni, anche una carezza, o un bacio, attenzioni che, in pubblico, lui non poteva darle. Per il momento, doveva accontentarsi di qualche bacio rubato di nascosto. Sospirò, separandosi dalle sue labbra e sorridendogli, poi insieme si incamminarono verso il gazebo dove sedevano prima, di nuovo divisi, uno accanto all'altra, ma senza più toccarsi.
Ciò di cui nessuno dei due si era reso conto, era di una serie di "Click", scattati poco lontano.
- Cristo! un giornale volò contro la parete della stanza, sfracellandosi contro il muro e cadendo a terra, le pagine spiegazzate e disordinate. Kevin se lo vide passare davanti agli occhi, appena aperta la porta del camerino. Per un pelo. Un passo, e l'avrebbe colpito. Si girò verso l'angolo della stanza, dove Nick sedeva scomposto, le mani tra i capelli.
- Nick
che succede? domandò, cercando di mantenere il tono di voce tranquillo e disinteressato. Da quando erano atterrati dal giappone, quella mattina, e si erano fermati in un negozio a comperare le sigarette, suo fratello era diventato isterico.
- Succede che, porca puttana, voglio uccidere qualcuno! strinse tra le dita alcune ciocche corvine, tentando di sfogare la rabbia, inutilmente.
- Di là c'è Howie se vuoi
- cercò di scherzare, ma quando osservò l'espressione sul volto dell'amico capì che non era il caso. Era furioso, i capelli scombinati e un'espressione indecifrabile, spaventata e irritata allo stesso tempo, negli occhi. Che è successo? domandò nuovamente, il tono stavolta più serio e preoccupato. Nick indicò il giornale a terra, nascondendo il viso tra le braccia.
- Che cazzo faccio adesso Kevin
ho paura
paura di perderla
- Kevin prese il giornale, osservando Nick. Non lo aveva mai visto stare così. Sfogliò le pagine, fino a fermarsi su un articolo che faceva bella mostra di sé sulle pagine centrali del quotidiano.
"Nick Carter innamorato?"
Ebbene si, l'abbiamo scovato per voi, cari lettori. L'avvenente e sexy cantante dei Backstreet Boys pare non riesca a stare solo molto a lungo. Dopo che, qualche mese fa, proprio attraverso le nostre pagine aveva raccontato la fine della sua storia, ecco che compare, nel backstage del loro ultimo concerto in America, con una ragazza. Alcune voci all'interno della crew dicono che sia una fan. E così, ecco che poniamo a voi il quesito: un'intensa storia d'amore, o il passatempo di una rockstar con una sua ammiratrice? Certo è, che i due sono molto intimi, come potete notare dalle foto. Camminano vicini, per poi sparire nella pineta, e riemergerne poco dopo, salutandosi con un intenso bacio, prima di separarsi di nuovo. Segno che questa relazione, prima di oggi, fosse sicuramente nota a pochi. Poco o niente si sa di questa ragazza, se non che si chiama Lay, ed è di origine italiana. Ma sul web girano già parecchie voci su chi sia veramente. Chi vocifera sia una groupie, chi una semplice e fortunata sconosciuta, chi un'abile ammaliatrice che avrebbe stregato l'idolo di gran parte delle ragazzine di mezzo mondo. Noi non sappiamo quale sia la verità, ma di certo terremo occhi e orecchie ben aperti. Se ci saranno novità, state pur certi che non ce le faremo scappare.
A seguito dell'articolo, una serie di foto di Nick e Lay, vicini, a parlare, scherzare, entrare nella pineta, e poi a uscirne, scambiarsi lievi carezze e un bacio, prima di separarsi. Kevin alzò lo sguardo su Nick, che ancora teneva il capo piegato sulle braccia.
- Che hai intenzione di fare, ora? domandò buttando il giornale sul tavolo, sedendosi accanto a Nick.
- Hai letto? chiese lui, la voce colma d'ansia. La descrivono come una puttana che si scopa il cantante famoso! Kevin si schiarì la gola, prendendo poi una sigaretta, accendendola, e passandogliela, il sopracciglio inarcato. Cristo Kev, non ti è servito a niente passare questa settimana con lei? tirò un pugno contro il muro, storcendo poi le labbra per il dolore alla mano, agitandola in aria. Lui scosse il capo, guardandolo.
- Innanzi tutto calmati. Seconda cosa
si, lo ammetto, mi sbagliavo. Ma quando l'ho capito? Dopo aver passato una settimana in tour con lei, dopo avervi visto insieme. E poi, Nick, ti conosco meglio di chiunque altro. Se all'inizio anche io ho avuto quest'impressione, che cosa credi che possano pensare tutti quelli che Lay non la conoscono né mai la conosceranno, e che soprattutto, non conoscono te? lui si morse il labbro, guardandolo.
- Non lo so
non lo so
- passò una mano sul viso, prendendo un ampio respiro. So solo che sto impazzendo. I pochi momenti che abbiamo passato insieme sono stati sbattuti su quel giornale alla portata di tutti, lei è stata descritta come una facile, e io come un puttaniere. Ora tutti le daranno la caccia. Tutti vorranno sapere chi è, cosa fa, come mi ha conosciuto. Dio santo
la distruggeranno
si renderà conto di quanto stare con me sia difficile
era questo, questo che le volevo evitare
Kevin
non la voglio perdere
- scuoteva il capo mentre parlava, coprendosi il viso con le mani.
- E allora smettila di piangerti addosso. replicò lui in tono perentorio. Lay non è una bambina, e proprio perché era una tua fan innanzi tutto era consapevole che tu non fossi uno qualsiasi, e che rischi correva a stare con te
e poi, conoscerà benissimo anche le reazioni delle ragazze all'annuncio di una tua possibile fidanzata. Dopo aver visto le foto, si sarà preparata ad affrontare questo, no?
- Veramente
- sospirò Nick -
non so se le ha viste.
- Non sai se le ha viste? Beh, ma tu l'avrai avvisata! Kevin osservò l'amico, temendo la sua risposta.
- Ancora no
- si morse il labbro, abbassando lo sguardo. Si vergognava, tantissimo, ad ammettere le sue debolezze. Aveva paura, una paura fottuta che Lay si spaventasse e potesse abbandonarlo.
- Sei veramente un idiota, amico. borbottò. Beh, vedi di parlarle al più presto
- sospirò. Quella sera li aspettavano le premiazioni dei Video Music Awards, e poi avrebbero avuto delle settimane di pausa
doveva far si che andasse tutto bene, quella sera, e già i problemi si riducevano del 50%. - a che ora arriverà? chiese lanciando un'occhiata all'orologio appeso al muro.
- Tra poco, Worm è appena andato a prenderla. rispose Nick. Si alzò, sciacquandosi poi il viso nel lavandino contro il muro.
- Allora datti una sistemata, e calmati! Non la vedi da due mesi e ti presenti tutto arruffato, e con i vestiti che porti da quattro giorni? disse Kevin lanciandogli addosso una camicia pulita. Andrà tutto bene Nick, sta tranquillo. Lay è una ragazza intelligente, capirà. Preparati, io intanto vado di là, così quando arriva le procuro il pass.
- Ok. annuì, rilassandosi leggermente. Kevin aveva l'innata qualità di tranquillizzarlo, anche se sapeva benissimo che niente era ancora risolto. Però aveva ragione: la stava per rivedere dopo due mesi, non doveva preoccuparsi di quello ora, doveva solo pensare che l'avrebbe avuta di nuovo tra le braccia.
Quando uscì dal camerino la gente nel corridoio già iniziava ad affannarsi per l'inizio delle premiazioni, che sarebbe avvenuto di lì a un paio d'ore. Lasciò scorrere velocemente lo sguardo lungo la serie di cantanti e stelline che affollavano i vari camerini, cercando l'imponente figura tatuata di Worm. Lo vide quasi subito trascinare le spalle di Lay, evitandole lo scontro con chi si parava sul loro passaggio. Anche lui lo vide, e gli fece cenno di rientrare nel camerino. Annuì, osservando poi l'aria smarrita con cui la ragazza si guardava intorno, e sorrise. Era molto carina, avvolta in quel vestito nero, con i capelli sciolti a incorniciarle il viso.
Rientrò e si sedette sulla sedia, scattando poi immediatamente in piedi quando, qualche minuto dopo, la porta si aprì, lasciandoli entrare.
- Quel corridoio è peggio di un girone dell'inferno!! sbottò Worm chiudendosi la porta alle spalle. Ma nessuno dei due lo ascoltava. Lay cercò gli occhi di Nick, per poi prendere la rincorsa e schiantarsi contro il suo petto, lasciandosi avvolgere dalle sue braccia.
- Mmhf
- riuscì solo a bofonchiare sfregando il viso contro la stoffa ruvida della sua camicia, inspirando il suo profumo.
- Mi sei mancata anche tu. le rispose dolcemente lui accarezzandole i capelli che, lo notò subito, si erano allungati di molto, arrivando quasi al seno della ragazza.
- Ehm
vabbè, ho capito, vado a cercare gli altri, tanto voi due qui siete al sicuro. borbottò Worm sistemandosi la coppoletta in testa e uscendo. Non appena la porta si chiuse di nuovo Nick prese il viso di Lay tra le mani, unendo le loro labbra.
- Stavo impazzendo senza di te. le sussurrò sul viso, prima di baciarla ancora. Lay non rispose, ancora troppo intenta a godersi il calore e la bellezza del suo abbraccio e dei suoi baci. Gli sorrise, carezzandogli i capelli che diventavano sempre più lunghi.
- Quando ti deciderai a tagliarli? disse con una risatina, facendogli ricadere dei ciuffi disordinati sugli occhi che lui subito spostò con un soffio capriccioso.
- Mai. Li voglio far crescere fino all'ombelico e agitarli sul palco come una rockstar anni '70. rispose lui serio, per poi scoppiare a ridere nel vedere l'espressione terrorizzata di lei. Sto scherzando, sto scherzando!! si affrettò a dire tra una risata e l'altra domani li taglio, giuro!!
Lay gli fece una linguaccia, allontanandosi da lui per posare la borsa sul tavolo, che ancora non si era tolta di dosso. Le pagine spiegazzate della rivista attirarono subito la sua attenzione. Nick lo notò, cercò di avvicinarsi, di parlarle, di spiegare. Ma Lay fu più veloce e aprì il giornale proprio nella pagina centrale, dove trionfeggiavano le loro foto. Rimase qualche secondo a fissarle, in silenzio, così immobile che Nick si chiede se stesse guardando il vuoto, o se stesse leggendo l'articolo. In realtà Lay pensava, altro non riusciva a fare. Guardava i loro visi su quella carta di pessima qualità, talmente sgranati che, se non avesse vissuto quei momenti, avrebbe stentato a riconoscersi.
- Quando
- disse infine, chiudendo il giornale quando pensavi di dirmelo? domandò voltandosi verso Nick. Lui si morse il labbro, fermandosi accanto a lei.
- Lay, io
non
non sapevo come dirtelo. borbottò, chinandosi per raggiungere l'altezza del viso di lei.
- Non sapevi come dirmi cosa, Nick? Che ci avevano fotografati? Non era poi così difficile dirlo
beh, perlomeno meglio di farmelo sapere così. disse indicando il giornale riverso sul tavolo.
- Hai ragione. chinò il capo, vergognandosi come un bambino che viene sgridato. Si sentì terribilmente stupido e immaturo, per non avergliene parlato.
- Ehi
- mormorò lei prendendogli il viso tra le mani e alzandolo, per guardarlo negli occhi. Non sono arrabbiata, capito? gli sorrise, sporgendosi a baciargli dolcemente le labbra. E' vero, potevi parlarmene, ma capisco che avessi paura della mia reazione. So cosa pensi: che ora mi daranno tutti addosso, che verrò odiata dalle fan e perseguitata dai giornalisti
ma, non mi importa, saprò affrontare tutto questo. gli sorrise. Certo, avrebbe affrontato tutto questo. Fin dall'inizio sapeva che era il prezzo che doveva pagare. Però, un lato positivo almeno c'era: ora non avrebbe dovuto più nascondersi. Avrebbero potuto dire a tutti che stavano insieme, che si amavano. Non avrebbe dovuto aver paura di stringere la mano dell'uomo che amava mentre passeggiavano per strada, o baciarlo per augurargli buona fortuna prima di uno show. Come avevano accettato il fidanzamento di Aj, o il matrimonio di Kevin, le fans avrebbero capito anche il loro rapporto. Era una fan anche lei, dopotutto, prima di tutto il resto, e sapeva che sarebbe andata così. Ecco
non avresti dovuto portare questo peso da solo. Mi dovevi chiamare, ne avremmo parlato, ti saresti sentito meglio. gli sfiorò la guancia con la punta del dito. Comunque, l'importante è che ora sappiamo entrambi come comportarci.
- Hai ragione
- ripetè lui, con più convinzione, sorridendole. Perdonami, se non te ne ho parlato, ma la paura di perderti era più forte del senso pratico. unì ancora le loro labbra, carezzandole i capelli. Per fortuna che mi capisci
- mormorò, baciandola ancora e ringraziando il cielo e chiunque ci fosse lassù di avergli fatto incontrare una ragazza come lei. La amava incondizionatamente, ed era per questo che voleva proteggerla. Ora che anche lei aveva saputo delle foto e conosceva la situazione, sarebbe stato più semplice far finta di nulla e smentire finchè non si fossero calmate le acque. Tempo qualche settimana, e nessuno si sarebbe più ricordato di quell'articolo, le pagine dei giornali avrebbero racchiuso la spazzatura, e la gente avrebbe smesso di pensarci. E nessuno sarebbe più irrotto nella vita di Lay, com'era giusto che fosse. Bastava la sua, di vita, ad essere sbattuta su internet e sui giornali ogni santo giorno
non voleva che lei ricevesse lo stesso trattamento. Come dici tu, l'importante è che ora sappiamo entrambi come comportarci. Da fuori, bussarono alla porta.
- Nick, devi uscire. Tra 5 minuti dobbiamo essere sul tappeto rosso. la voce di Kevin provenne dal corridoio.
- Arrivo. rispose lui, baciando per l'ultima volta le labbra di Lay. Un bacio che, lo sapevano entrambi, era solo il preludio a ciò che avrebbero continuato quella notte, finalmente di nuovo vicini, dopo quelle settimane di lontananza. Io e te riprendiamo il discorso dopo
ricordati a che punto siamo arrivati
- le bisbigliò in tono malizioso, alzandosi.
- Cercherò di tenerlo a mente
a dopo. rispose lei ridacchiando, osservandolo uscire dalla stanza.
La folla accolse con un boato i Backstreet Boys alla loro apparizione sul tappeto rosso, all'ingresso del palazzo dove si tenevano quella sera i Video Music Awards. Erano gli ultimi a sfilare, prima del definitivo ingresso per l'inizio dello show. Howie e Brian si guardavano intorno spaesati, ancora poco abituati a quel mare di gente, palesemente imbarazzati per le esclamazioni, spesso oscene, che provenivano dalle ragazzine. Kevin, come al solito, rimaneva esternamente impassibile, seppur dentro fosse molto agitato, un po' per l'emozione, un po' perché sperava che andasse tutto bene. Aj salutava tutti i fans agitando la mano come un bambino che entra al parco divertimenti, avvicinandosi di tanto in tanto a qualche ragazza e scattandosi da solo delle foto idiote con le loro macchinette, lasciandole conseguentemente con la macchina fotografica in mano e un principio di infarto imminente. Nick invece camminava, orgoglioso e fiero, davanti agli altri, come il capo della banda di ragazzetti pronti alla loro prima scazzottata. Sorrideva ai fans che, più degli altri, reclamavano la sua attenzione, firmava qualche autografo, toccava qualche mano. Lay osservava la scena da un piccolo televisore nel camerino. Sbuffò. Non si era ancora mossa di lì da quando Nick se n'era andato, sostituito prontamente da Worm, che ora sedeva accanto a lei raschiando con il bastoncino lo zucchero dal fondo del bicchierino di carta che conteneva il caffè. Quel rumore la stava innervosendo, così come il mutismo che sembrava essersi impadronito dell'uomo. Non capiva perché, nonostante Nick e gli altri fossero sul tappeto rosso, lei fosse rinchiusa lì dentro, costretta a guardarli da un 12 pollici.
- Worm, sto diventando bisnonna. mormorò brontolando. Lui smise di raschiare, osservandola con un sopracciglio inarcato.
- Tu e Nick siete già a questo punto? Caspita, non ne sapevo niente. rispose lui tranquillo, tornando a mordicchiare il bastoncino.
- No, sto diventando bisnonna a furia di aspettare! rispose lei fulminandolo con un'occhiata. Dovremo rimanere qui ancora per molto? Quando usciamo? si sentiva una bambina petulante, ma non poteva fare a meno di mostrarsi impaziente.
- Tra poco, tra poco. rispose laconico lui. Aveva ricevuto precise istruzioni da Nick di non far uscire Lay finchè i giornalisti, come il resto degli ospiti, non fossero entrati dentro l'edificio. Quindi, con una scusa o con l'altra, doveva trattenerla lì finchè i ragazzi non avessero terminato le interviste, ma, visti i continui sbuffi della ragazza, prevedeva che la cosa sarebbe stata alquanto ardua.
- Tra poco
- borbottò ancora lei. A furia di tra poco, qua faccio prima a collezionarmi un bambolotto di ognuno di loro coi punti delle merendine. sbuffò nuovamente. Non capiva, cosa era andata lì a fare, se non per vederli? Che senso aveva guardarli da uno schermo? Avrebbe potuto benissimo osservarli da casa.
Aspettò altri dieci minuti, in cui sfilarono sul tappeto rosso altre star, ma Worm non accennava minimamente a muoversi. Quando infine i ragazzi comparvero di fronte alla giornalista, Lay si schiarì la voce, non ottenendo risposta. Si ripetè, una seconda volta, ma il risultato fu lo stesso: niente. Riportò lo sguardo sullo schermo, dove una tizia secca, bionda e allampanata, puntava un microfono sotto il viso stranamente imbarazzato di Nick, e non si accorse del lieve sussulto che ebbe la bodyguard quando a sua volta notò l'immagine della giornalista.
- Ehi Worm, vado un attimo al bagno. disse, con il tono più disinvolto che le riusciva. Lui annuì distrattamente, osservando attento lo schermo, quasi non prestandole attenzione, totalmente concentrato sull'immagine nel piccolo apparecchio, e alla ragazza non parve vero di riuscire a cavarsela così facilmente. Se lui non voleva portarla fuori, l'avrebbe fatto da sola. Ma non aveva la minima intenzione di passare la serata indossando un abito elegante e le scarpe coi tacchi, per guardarli in televisione. Worm era fin troppo protettivo. Non aveva alcuna intenzione di camminare sul tappeto rosso coi ragazzi, ma, visto che era lì, perlomeno voleva godersi la scena da vicino, assaporare la magia di un'evento del genere come mai aveva avuto l'occasione prima. Uscì con calma dal camerino, chiudendosi la porta alle spalle e iniziando a camminare nel corridoio. Quando arrivò alla porta del bagno, sollevò appena l'orlo del vestito e si mise a correre.
Nick osservava quasi pietrificato la bionda di fronte a lui, seguito a ruota dai quattro amici che, se non scioccati, sicuramente erano molto imbarazzati per la situazione. Lei ricambiava lo sguardo con un sorrisetto in volto, palese dimostrazione che coglierlo di sorpresa era il suo obiettivo. Che cazzo ci faceva lì Julie? Dopo mesi di persecuzione, da qualche settimana sembrava averlo lasciato in pace. Si era illuso che avesse lasciato perdere, e invece ora se la trovava davanti, proprio nell'occasione in cui meno se lo aspettava. Nick tossicchiò, portandosi la mano al viso in un vano tentativo di ricomporsi, per poi impostare sul viso il falso sorriso di circostanza, mentre lei, all'avviso dell'inizio delle riprese da parte del cameraman, sfoderava un sorriso smagliante verso la telecamera.
- Siamo qui con i Backstreet Boys, stasera in lizza per ben tre categorie. Come vi sentite, con tutte queste nomination sulle spalle? disse tornando su Nick. Lui tentennò appena, e così fu Howie a prendere la parola.
- Ehm
beh, siamo molto felici, ovviamente, abbiamo fatto un ottimo lavoro con l'ultimo album e ci fa piacere venga riconosciuto
- incominciò a rispondere, ma il microfono si spostò velocemente di nuovo sotto il viso del cantante.
- Si, certo. lo bloccò, osservando nuovamente Nick. Pensate di vincere? questa volta fu Aj a intervenire al posto dell'amico.
- Beh, ovviamente ci speriamo. Sappiamo di avere i fans migliori del mondo, che si saranno parecchio impegnati a votarci
- Ovviamente. lo interruppe di nuovo lei con un'occhiataccia. Nick guardò gli amici con uno sguardo colmo di gratitudine. Stavano facendo il possibile per evitargli di rispondere, e lo apprezzava immensamente, ma Julie sembrava decisa a metterlo in imbarazzo. E dopo i successi lavorativi, si suppone vengano quelli amorosi
come procede in quel senso? lo guardò fisso, rivolgendogli un'occhiata ammiccante. Gli stava facendo palesemente capire che sapeva. Che aveva letto. Che sciocco era stato, a pensare che nessuno gli avrebbe fatto quel tipo di domande.
Dopo un'iniziale attimo di stupore, Worm scattò dalla sedia, buttando il bicchierino di carta a terra, accartocciato. Non capiva che cavolo ci facesse lì Julie, né quale idiota avesse potuta assumerla come giornalista. Era dispiaciuto per Nick, perché immaginava quanto potesse essere imbarazzato e in difficoltà. Perlomeno, Lay era al sicuro. Si girò verso la sedia vuota dove sedeva la ragazza, e realizzò che effettivamente, era già uscita da un bel po'. Si affacciò nel corridoio, trovandolo vuoto e deserto. La chiamò un paio di volte, avvicinandosi con cautela al bagno, bussando. Ma quando aprì, vi trovò solo la donna delle pulizie, intenta a passare lo strofinaccio a terra, che gli rivolse un'occhiata assassina.
- Avevo appena finito di pulire! Mi hai inzozzato tutto il pavimento, maleducato! sbraitò agitandogli il mocio in faccia. Worm non ci fece caso, chiamando ancora Lay, senza ottenere risposta. Il dubbio che, poco prima, era minimo, ora si stava trasformando in una terribile sensazione e certezza. E se
- Quella fottuta pazza!! esclamò uscendo dal bagno di corsa.
La fottuta pazza, ignara di tutto il resto, stava camminando per il backstage, cercando di trovare un punto in cui si potesse vedere il tappeto rosso. Vide alcuni tecnici affacciati su un'uscita di sicurezza che dava all'esterno, che non le prestarono la minima attenzione. Facendo finta di niente guardò fuori, da dietro le loro spalle, e vide che si affacciava proprio sul punto che stava cercando. Cercando di essere più discreta possibile si guardò intorno alla ricerca di un'altra uscita, che individuò qualche metro più in là, dietro uno scaffale. Si avvicinò, aprendola, afferrando da un ripiano il primo foglio che trovò, sventolandosi. Così, se qualcuno dello staff l'avesse vista, avrebbe finto di essere li solo per prendere una boccata d'aria. Quando si affacciò vide, qualche metro più in là, i ragazzi intenti nell'intervista.
- Mi dispiace, ma non parliamo della nostra vita privata. rispose Nick con un lieve sorriso, sperando di riuscire a cavarsela.
- Uh, a giudicare dalle ultime dichiarazioni direi tutto il contrario. replicò acida lei, chiaramente riferendosi all'intervista che aveva rilasciato sulla fine della loro storia. Si voltò quindi verso la telecamera sorridendo nuovamente. Bene, allora ragazzi non ci resta che augurarvi in bocca al lupo! Dal tappeto rosso è tutto per il momento, linea allo studio! non appena la luce rossa della telecamera si spense, il sorriso della ragazza si trasformò in una smorfia. Stronzo. sibilò all'indirizzo di Nick, mentre il cameraman annunciava cinque minuti di pausa prima di spostarsi all'interno dell'edificio.
- Che cosa ci fai qui, tu? l'apostrofò subito Kevin, poco amichevole nei confronti della donna che aveva perseguitato per mesi il suo amico.
- Lavoro, non lo vedi? rispose lei con lo stesso tono con cui si parla a uno lento di comprendonio.
- Che casualità, che tu lavori proprio qui, stasera
- rispose Kevin con un bisbiglio, ma lei lo sentì, e replicò a sua volta.
- Certo la stessa casualità secondo cui ne siete 5 dei Backstreet Boys, tutti e 5 bastardi uguali. disse, afferrando la sua borsa. Io qui ho finito.
- Brutta
- Kevin scattò verso la ragazza, ma venne trattenuto da Brian, che cercò di calmarlo, mentre Nick gli posava una mano sulla spalla. Osservò Julie tentare di sollevare parte dell'attrezzatura, mentre il cameraman portava il resto, e trascinarla verso il van, distante qualche metro, per fare il giro dell'edificio ed entrare dal retro. Allungò una mano, seguendola, ma lei, barcollando sotto il peso dei cavi, lo guardò malissimo.
- Non ho bisogno del tuo aiuto. Ce la faccio benissimo da sola, come ho sempre fatto, anche senza di te. nella sua voce si poteva benissimo avvertire il rancore e il dolore che provava, e Nick provò quasi tenerezza nei suoi confronti, per un attimo. Poi svanì, e lui sbuffò, passandosi una mano tra i capelli.
- E allora, Julie, mi spieghi, se ce la fai benissimo da sola, che cosa vuoi da me? Perché sei qui stasera? Perché mi hai tormentato per mesi?
Worm nel frattempo correva nei corridoi, alla disperata ricerca di Lay. Chissà dove era andata a ficcarsi, quella ragazzina. Se le fosse successo qualcosa, Nick non glielo avrebbe mai perdonato. Percorse un paio di scalinate, guardò dentro qualche camerino. Magari si era semplicemente sbagliata tornando indietro, anche se lo dubitava fortemente. Se qualche giornalista l'avesse vista, sarebbe stata la fine. Doveva decisamente trovarla, e subito.
Lay osservò i ragazzi terminare l'intervista e quindi discutere animatamente con la giornalista. Kevin sembrava piuttosto arrabbiato, Brian, Howie e Aj erano nervosi, mentre non riusciva assolutamente a decifrare l'espressione di Nick, che osservava la ragazza con uno sguardo strano, che, a tratti, s'illuminava e si incupiva. Poi lei prese l'attrezzatura, dirigendosi verso il furgoncino non lontano, e Nick la seguì. Vide che parlavano, ma non sentiva che sprazzi di conversazione, coperti dal rumorio della folla. Avvertì una stranissima sensazione nel petto. Perché non le piaceva vederlo con lei? Si, era estremamente gelosa, ma non era solo quello. Era come un cattivo presentimento. Fece un passo fuori dalla porta, tendendo l'orecchio per sentire che cosa si dicevano. Non si stava facendo i fatti suoi, sicuramente, ma era più forte di lei, non riusciva a resistere alla voce che le diceva di capire chi fosse quella ragazza, e cosa volesse da Nick.
Julie osservò Nick, mordendosi il labbro per trattenere la rabbia. Lui ricambiò lo sguardo con uno altrettanto duro, aspettando una risposta.
- Perché? domandò tra i denti. Perché? Tu hai chiuso la nostra storia dopo sei anni, per colpa di una canzone! Cristo, una canzone, ti rendi conto? Una stupida, fottutissima canzone!
- Non ti amavo più, Julie, e lo sapevi benissimo anche tu. Avresti preferito che continuassi a stare con te, illudendoti? sapeva che non doveva affrontare questo argomento con lei, ma, come immaginava, si stava sentendo un'enorme merda, e la cosa non gli piaceva. Buttò un occhio agli altri che, accortisi della discussione in corso, si erano messi a firmare altri autografi, attirando su di loro l'attenzione dei fans.
- Certo, non mi amavi più. O forse volevi semplicemente essere libero di spassartela con quella ragazzetta che ora ti porti appresso? Siete davvero patetici, tutti e due, a fare gli innamorati, in mezzo alla pineta. Tsk. Mi fai vomitare, da quanto sei ipocrita. gli stava sputando addosso tutto il veleno che aveva trattenuto per mesi, per tutte le telefonate non risposte, per tutti i pianti solitari nella notte. Sapeva benissimo che questo non lo avrebbe riportato da lei, ma perlomeno si sarebbe tolta la soddisfazione. Nick sussultò a quell'accusa. Tutto si sarebbe aspettato, ma non che lei tirasse in mezzo Lay.
- Ragazzetta? Quale ragazzetta? Non capisco di cosa tu stia parlando. replicò, cercando di guadagnare tempo.
- Quale ragazzetta? Quella a cui eri avvinghiato come una sanguisuga in calore meno di due mesi fa. Una delle ultime tappe del vostro tour. Capelli lunghi, le tue mani sul suo culo, e tu che nel frattempo testavi la salute delle sue tonsille. Ti ricorda niente? lui si passò una mano tra i capelli. Non voleva mollare il colpo. Ma non avrebbe mai ottenuto ciò che voleva sentirsi dire. Non poteva permettersi di buttare al vento la storia con Lay. Doveva ricordarsi anche del lavoro attuale della sua ex ragazza. E oltretutto, non sarebbe stato nemmeno bello dirle in faccia che ora stava con lei, e che ne era perdutamente innamorato.
- Ah, quella
- tergiversò. Beh, quella ragazza non è niente per me. Ti pare possibile che io ti abbia lasciato per una scopata? Non è certo lei il motivo per cui abbiamo rotto. mentiva, mentiva spudoratamente. E Julie, che gli era stata vicino per anni, lo capì. Ma non chiese oltre, comprendendo che ormai, era una partita persa.
- Come ti pare. Tu continua a sostenere la tua tesi, io continuerò a credere alla mia. E, tanto per saperlo, stasera ho accettato questo lavoro solamente per vederti un'ultima volta. Tra una settimana parto per l'Europa, vado a vivere lì. Addio, Nick. senza dargli diritto di replica, si voltò, salendo nel furgoncino che era già acceso e aspettava solo lei.
Lui la guardò allontanarsi, incrociando le braccia al petto. Se ad occhi esterni poteva risultare vincitore da quello scontro, dentro non si sentiva affatto così. Il senso di colpa lo schiacciava, perché, nonostante tutto, voleva davvero bene a Julie.
- Nick, muoviti, dobbiamo entrare! Tra mezz'ora iniziano le premiazioni! gli gridò Brian.
- Arrivo! tutto d'un tratto, gli era passata la voglia. Si voltò, dirigendosi verso il tappeto rosso. Lay lo guardò allontanarsi, rimanendo pietrificata. "Non è niente per me. Una scopata." Era così che l'aveva definita? Indietreggiò, urtando la porta rimasta semi aperta. Non poteva credere che avesse davvero parlato così di lei. Stava mentendo...o no?
- Lay!! Cristo! Dove ti eri cacciata? la voce di Worm la fece voltare verso il corridoio. E, a giudicare dalla sua espressione, non era molto contento di vederla lì.
- Worm
- riuscì solo a balbettare. Nick, sentendo la voce di Worm chiamare Lay, si voltò di scatto.
Effettivamente, la bodyguard stava trattenendo la ragazza per il braccio, sulla soglia di un'uscita di sicurezza. Che cosa ci faceva Lay lì? E dire che si era tanto raccomandato. Fece un fischio direzione della guardia del corpo, a cui rivolse un'occhiata inceneritrice, silenziosa ma colma di raccomandazioni, che non sfuggì nemmeno alla ragazza, quindi seguì gli altri all'interno dell'edificio. Lui annuì, trascinando Lay oltre la porta, per i corridoi, poi nel camerino.
- Bel casino in cui mi hai piazzato. borbottò solo lui indicandole perentorio la sedia su cui era seduta fino a poco prima.
- Io
- cercò di replicare la ragazza. Ma l'occhiata seria di lui la fece zittire, e così portò lo sguardo sulla tv, unica che, ignara di quanto successo, continuava imperterrita nel medesimo compito dal tardo pomeriggio, trasmettendo in diretta il programma. Aveva combinato un guaio. E iniziò a pensare che se ne sarebbe pentita.
La porta alle loro spalle sbattè con violenza. La trasmissione era finita da circa dieci minuti, tempo in cui sia Lay che Worm avevano mostrato particolare interesse verso la pubblicità delle nuove caramelline per l'alito al gusto di papaia fresca e per i salvaslip ultratecnologici che trattenevano fino all'ultima goccia delle scomode perdite. Non si erano parlati, consci entrambi del fatto che a breve Nick li avrebbe raggiunti, e che nessuno di loro due sarebbe stato felice di sentire quello che aveva da dire. E in effetti, autore del rumore che aveva appena riempito il camerino rischiando di mandare a farsi benedire tutto l'infisso della porta, era proprio lui, che si schiarì la voce, facendoli voltare entrambi.
- Oh Nick
- Worm si alzò, cercando di apparire serio e professionale. Tutto bene? Non vi hanno disturbato, vero?
- No, Worm. rispose lui secco, troncando sul nascere ogni tentativo di approccio rilassato. A grandi passi raggiunse il centro della stanza, a metà tra Lay e la bodyguard. Adesso
- iniziò lentamente a parlare, cercando di contenere la rabbia. -
qualcuno mi spiega che diamine ci faceva Lay lì fuori, prima. Era furioso, Nick, furioso come non era mai stato probabilmente. Stringeva nel pugno la cravatta che si era sfilato, lasciando nervosamente vagare lo sguardo tra i due colpevoli.
- É scappata.. - borbottó Worm, e Nick lo guardó torvo.
- E tu giustamente gliel'hai permesso, vero? - rispose in tono sarcastico. Worm si passó una mano sul viso. Comprendeva la rabbia del ragazzo e cercava di trovare una giustificazione alla sua mancanza di professionalitá.
- É stata colpa mia, Nick... - intervenne Lay.
- Su questo non ci sono dubbi. - rispose lui secco.
- Worm non c'entra. Gli ho detto che sarei andata al bagno, e invece mi sono allontanata...non poteva immaginarlo. É stata soltanto colpa mia, non prendertela con lui. - continuó la ragazza, cercando almeno di salvare il lavoro e la credibilitá della bodyguard per cui, ne era certa, Nick nutriva una grande stima e da cui doveva sentirsi deluso.
- Lui doveva immaginarlo, é il suo lavoro prevenire situazioni del genere. O sbaglio? - chiese in direzione dell'uomo.
- No, non sbagli Nick. - rispose lui, dedicando poi ad Lay uno sguardo colmo di gratitudine per il tentativo, a cui la ragazza rispose con un debole sorriso. Il cantante osservó alternativamente entrambi.
- Worm, per favore, lasciaci soli. Sono sicuro che i ragazzi di lá hanno bisogno di te. - la guardia del corpo capí subito l'antifona, e annuí.
- Vado subito. - uscí dalla stanza, guardando Lay, chiudendosi poi la porta alle spalle, lasciando calare il silenzio nel camerino.
- Cosa diamine pensavi di fare? - Nick ruppe il mutismo, fissando gli occhi sulla ragazza. - Eh Lay? Mi spieghi che cazzo pensavi di fare?
- Nick...io...volevo solo dare un'occhiata. Ero venuta qui convinta di assistere allo show, ma non in televisione! Pensavo vi avrei guardato dal pubblico! E invece mi hai rinchiuso qui dentro per tutta la sera. - rispose lei in tono sommesso.
- Era quello il programma. Ma poi é uscito quell'articolo...e decisamente non era il caso di buttarti tra il pubblico, dove avresti potuto essere vista. Santo cielo, mi pare che prima fossimo entrambi d'accordo su come comportarci. Ne abbiamo discusso, sembrava avessi capito. E poi invece che fai? Esci da sola e vaghi per gli studi senza preoccuparti minimamente delle conseguenze? - il tono di voce di Nick si alzò appena, mentre stringeva tra le mani la cravatta. Era nervoso, e, cosa che lo faceva arrabbiare ancora di piú, pareva che Lay non capisse il rischio che aveva realmente corso.
- Fossimo d'accordo su cosa? rispose Lay, osservando le mani di lui stringere la stoffa della cravatta. Aveva sbagliato, va bene, ma non capiva il motivo di tanto nervosismo. Sul fatto che dovessi rimanere rinchiusa vita natural durante in un camerino? Beh, devi aver frainteso, perché non è assolutamente ciò che ho intenzione di fare della mia vita!! si alzò in piedi, sfilandosi quindi nervosamente le scarpe e gettandole in un angolo. Dovrei rimanere rilegata in un angolino, mentre tu ti fai i tuoi porci comodi con quella biondina? Nick spalancò gli occhi, stupito.
- Ma cosa stai blaterando? rispose lui, gettando la cravatta accanto alle scarpe di lei.
- Sto parlando della tizia con cui chiacchieravi, definendomi una scopata senza alcuna importanza!! negli occhi di Lay iniziarono a pizzicare alcune lacrime, ma le trattenne, osservando il suo ragazzo, con una fitta al petto che la tormentava al solo ricordo delle parole che lui aveva usato.
- Ma tu credi davvero che io potrei andare a raccontare alla mia ex ragazza, che oltretutto è una giornalista, che sto con te? lui inarcò un sopracciglio, osservandola come se fosse uscita di senno.
- Ohhh, certo, perdonami, non potrei mai nemmeno lontanamente pensare che tu possa dire alla tua ex ragazza che ti sei rifatto una vita. Assolutamente! Del resto, dopo che ti ha fatto passare mesi di inferno, assillandoti, la cosa più giusta da fare è farle credere che sei ancora contrito nel dolore per la vostra rottura
se lo merita proprio. rispose Lay in tono palesemente ironico, ricacciando indietro le lacrime. Nick si morse il labbro, cercando di trattenersi. Ma non ci riusciva. Non gli piaceva il modo in cui Lay gli stava parlando.
- Che cosa ne sai, di quali sono i miei sentimenti verso Julie? sbottò tutto d'un tratto. Per quanto ne sai tu, si, potrei benissimo essere ancora contrito nel dolore della nostra rottura. rispose cattivo. Era cattiveria gratuita, una frase che, lo sapeva, poteva benissimo evitarsi. Ma stava davvero iniziando seriamente a perdere la pazienza, e quando succedeva, non controllava più quello che diceva, frasi che sempre più spesso venivano gettate fuori dalla bocca soltanto per la soddisfazione di avere l'ultima parola.
- Certo. Non ne so niente. disse solo Lay. Ogni parola di quella discussione era come un pugno nello stomaco. Non so assolutamente niente. Si voltò, cercando di interrompere la conversazione allo stesso modo in cui aveva interrotto il contatto tra i loro occhi.
- Non fare così, adesso! sbottò lui, avvicinandosi a lei e facendola voltare. Prendeva ampi respiri, cercando di calmarsi, ma ottenendo solo l'effetto opposto, agitandosi di più. E non capire cose che non ho mai detto!
- Io capisco solo quello che tu dici, Nick. rispose lei, evitando di guardarlo. E sei stato chiaro.
- Non dire stronzate, Lay. rispose in un sussurro lui, quasi un sibilo. Tu forse non ti rendi conto della situazione in cui siamo. Non farmi arrabbiare, e non fare la bambina capricciosa. le strinse lievemente il braccio, cercando di farle alzare il viso. Ormai era partito in quarta sulla via della scenata. Cercava di trattenersi, di rallentare, ma se lei avesse continuato a non voler capire quello che diceva, si sarebbe veramente arrabbiato.
- Io non mi rendo conto? IO? Lay alzò si lo sguardo, ma non spinta dalla stretta di Nick, bensì dalle sue parole. Una cosa è certa, qui qualcuno non ha ben chiara la situazione in cui siamo. Ma quella non sono io. si divincolò dalla stretta, liberandosi. Io e te stiamo insieme, Nick. Questa, è la situazione in cui siamo. O mi sbaglio? Io questo ce l'ho chiarissimo. Ma non mi pare sia altrettanto con te. Perché se due persone stanno insieme da tempo, come lo siamo io e te, non si devono nascondere. Perché uno dei due non può saltarsene fuori dopo mesi sbattendo in faccia all'altro che non ha la minima idea dei sentimenti che prova per la sua ex. Perché in un rapporto d'amore c'è parità. Non siamo più al medioevo, dove le donne venivano rinchiuse nelle torri mentre gli uomini andavano in guerra. E non esiste che una persona venga rinchiusa in uno stanzino di 3 metri per 4, solo perché l'altro lo ha deciso senza nemmeno interpellarla o renderla partecipe di una discussione che, fino a prova contraria, la riguarda! Non sono una bambolina di porcellana. Non sono un soprammobile. Vuoi una donna che faccia tutto quello che le dici senza obiettare? Accomodati, là fuori ne troverai quante te ne pare. Ma non io. Ti ho seguito ovunque, da quando ti conosco. Da quando stiamo insieme, ti sono sempre stata accanto accettando le condizioni imposte dal tour e tutto il resto. Ma non può essere sempre così. Devi anche essere tu ad accettare dei compromessi nei miei confronti. Altrimenti la cosa non funziona. aveva fatto tutto questo discorso fissandolo negli occhi, la voce ferma e decisa, seppur ogni tanto le tremasse, sulle parole più difficili da pronunciare. Sentiva dentro un turbine di emozioni, un misto tra rabbia e tristezza che la rendevano inquieta e sull'orlo di una crisi nervosa da un momento all'altro.
- Tu stai scherzando spero. una risatina isterica uscì dalle labbra di Nick. Tu stai accusando me, di non rispettarti e non darti il giusto valore nel nostro rapporto? un'altra risatina, simile a uno sbuffo, gli scappò tra i denti. Tu non puoi essere seria.
- Sono serissima, Nick. rispose, continuando a guardarlo.
- No! Tu Non Puoi Essere Seria ! ! rispose lui alzando la voce, scandendo bene ogni singola parola della frase. Ti rendi conto di cosa sia significato portarti con me? Farti venire qui? Averti al mio fianco? Sono cose che non avrei nemmeno dovuto correre il rischio di fare!! Non siamo nel mondo delle favole, Lay, apri gli occhi, cazzo! Io ho un lavoro, un lavoro che è la mia vita! Non posso permettermi di buttare al cesso la mia vita! Vuoi una persona che ti porti a fare le passeggiate per le vie del centro? Accomodati, là fuori ne troverai quanti te ne pare. disse, sarcasticamente riferendosi alla sua frase di poco prima. Quando ti sei messa con me, sapevi che non ero un ragazzo normale. Tacitamente, hai accettato un accordo. E questo accordo lo devi rispettare.
- Ci sono un sacco di coppie famose che
- tentò di replicare lei, ma lui la bloccò, afferrandola nuovamente per le spalle.
- Non me ne fotte un cazzo degli altri, Lay. Non me ne fotte un cazzo. Io sono io, e la mia vita voglio viverla come ho stabilito. Ma non permetterti più di rinfacciarti di non amarti abbastanza, o di non trattarti come meriti. Ho fatto di tutto, per te, cristo santo. parlava agitandosi, scompigliandosi ancora di più i capelli già arruffati.
- Hai fatto di tutto per me? Tenermi sotto una campana di vetro non è fare di tutto per me, Nick
hai fatto tutto per te stesso! Solo e soltanto per te stesso! Parli della tua vita, come se io ne facessi parte
ma io non sono la tua vita, e non sono di tua proprietà
sono una persona che ti sta accanto, ma questo non significa che sia disposta al ruolo che mi hai ritagliato addosso
non sono una fidanzata, non sono un'amica
sono l'ombra di un'amante, e non è questo che voglio!! anche Lay alzò leggermente la voce, unico modo di sfogarsi evitando di iniziare a singhiozzare.
- Se la cosa non ti sta bene, puoi anche andartene. fu la secca risposta di lui, punto sul vivo dalle parole di Lay, e molto infastidito da questo. Stava andando troppo oltre, verso un punto pericoloso. Ma ormai era tardi per ritirare le parole che erano state dette. Lei sentì gli occhi velarsi di lacrime, prepotentemente, come un fiume in piena. Con uno scatto pieno di rabbia, si allontanò da lui, tirandogli uno spintone. Avrebbe voluto urlargli dietro mille cose. Avrebbe voluto fargli capire con le grida, quanto le sue parole di poco prima l'avevano ferita, umiliata, avevano fatto crollare il castello di felicità che credeva di aver costruito insieme a lui, e in cui invece si era ritrovata rinchiusa. Ma non fece niente di tutto questo. Si limitò a stringere gli occhi, tirandogli uno schiaffo sulla guancia sinistra.
- Vaffanculo, Nick! strillò, per poi scoppiare in lacrime, indietreggiando, lasciandosi accasciare sulla sedia. Lui rimase immobile, sentendo la guancia bruciargli nel punto in cui lei l'aveva colpito. Uno schiaffo che, più che fisicamente, l'aveva ferito nell'orgoglio. Si morse il labbro, guardandola. Avrebbe potuto continuare a discutere, ma non ne aveva più voglia. E poi, ormai era inutile continuare a parlare di cose su cui nessuno dei due voleva cedere. Con la mano leggermente tremante estrasse una sigaretta dal pacchetto, infilandola tra le labbra.
- Io vado a fumare. Se vuoi andare via, basta che chiami Worm. Se vuoi restare, rimani dove sei. Fai come ti pare. si voltò, mentre, la mano sempre tremante, si rimetteva il pacchetto in tasca. Quindi uscì, sbattendosi la porta alle spalle. Un tonfo che riecheggiò nella testa e nel cuore di Lay per molti minuti, mentre le lacrime continuavano a scivolarle sul viso.
Aveva ragione.
Aveva combinato un guaio.
E se ne era amaramente pentita.
Nick si sbattè la porta alle spalle, dirigendosi a grandi falcate verso la prima finestra disponibile. Superò gli altri quattro, che lo guardarono sorpresi e stupiti. Inevitabilmente, avevano sentito parte della conversazione con Lay. Kevin cercò di posargli una mano sulla spalla, ma lui la scansò, andando oltre. Aj lo seguì.
- Cos'è successo? domandò porgendogli l'accendino, dopo che l'amico ebbe tirato un pugno contro l'infisso.
- Non credo siano cazzi tuoi, Aj. rispose lui, accendendo la sigaretta e aspirando una boccata di fumo.
- Tu sei nervoso, stai quasi per distruggere a pugni l'edificio sotto cui mi trovo, e non sarebbero affari miei? cercò di sdrammatizzare. Ma Nick non sorrise, né si voltò verso di lui. Sospirò. Nick, non ho potuto fare a meno di ascoltare qualcosa, della vostra discussione
- il cantante si voltò verso di lui, e Aj si strinse nelle spalle. Beh, non che siate stati campioni di discrezione
- si giustificò. E, comunque
ehm
- Aj, non ho intenzione di discuterne. rispose lui, secco. Era ancora troppo arrabbiato, per fare un discorso logico.
- Lei dov'è? chiese il chitarrista, con una nota di preoccupazione nella voce che a Nick non sfuggì. - Non ne ho idea. rispose lui, ancora in tono piatto, tornando alla sigaretta.
- Sei veramente uno stronzo, quando fai così. sibilò l'amico, quindi tornò sui suoi passi, verso il camerino, lasciandolo solo. Nick lo osservò, allontanarsi. Fantastico, ci mancava solo che ci si mettesse anche lui.
- Al diavolo! sbottò tirando un calcio al muro. Imprecò, sciorinando una serie poco carina di insulti a nostro signore, quando sentì il piede pulsargli per la botta, quindi si abbandonò contro la parete.
Il capo chino sulle ginocchia, Lay osservava le proprie lacrime cadere sul pavimento, formando delle piccole macchie, che, in pochi secondi, si asciugavano. Non alzò il viso quando sentì la porta aprirsi, e poi richiudersi, non gliene importava niente. Ma poi una mano calda le sfiorò la guancia, carezzandole la pelle.
- Lay
- subito sollevò il capo, nella speranza che fosse Nick. Invece era Aj, a cui non dovette sfuggire la delusione nei suoi occhi, visto che gli comparve un sorriso dispiaciuto sul volto. Piccola, mi dispiace. Lei si strinse nelle spalle. Non voleva dar a vedere quanto in realtà ci stesse male, nemmeno a Aj. Lui scosse appena il capo, continuando a carezzarla. Non devi fingere, con me. Posso capire quanto tu stia male. Non è stato per niente carino ciò che ti ha detto. Le parlava con un tono di voce leggero, cauto, di chi tenta di dare conforto, cercando però di usare le parole più adatte per non colpire punti deboli.
- Aj
io
non so che fare con lui, davvero. sospirò la ragazza, tirando su col naso, asciugando il viso contro le maniche del vestito.
- Devi avere pazienza. Purtroppo, lo sai, Nick è tanto buono, ma è cresciuto costruendosi intorno una serie di convinzioni e ideali, per evitare di non soffrire. E fa fatica a liberarsene, anzi, involontariamente cerca di farli adottare anche agli altri, perché è il suo modo di proteggerli. Tu hai tutte le ragioni di questo mondo, tesoro, ma non è puntando i piedi o andando contro a ciò che ti dice che otterrai qualcosa. la guardò, intenerito da quella ragazza che ora, ferita ed indifesa, sembrava una bambina.
- Lo so, ma anche io sono cresciuta con delle idee, e non posso distruggerle solo per assecondarlo. rispose Lay, stringendo appena i pugni. Aj le prese le mani, accarezzando le nocche delicatamente, col proprio pollice, lasciando che i pugni si sciogliessero in un intreccio di dita, con le proprie. Le sorrise appena, annuendo.
- E' una cosa che Nick ha sempre amato di te, te lo posso assicurare. E anche io ti ammiro molto per questo. disse, cercando di darle un po' di sicurezza con una stretta lievemente più salda.
Nick era arrivato alla quinta sigaretta di fila. Cinque colonnine di cenere che gli avevano fatto compagnia mentre rifletteva. La rabbia l'aveva lentamente abbandonato, permettendo alla ragione di far capolino tra i pensieri, lasciando solo una lieve ombra di nervosismo nei suoi gesti. Capiva di aver sbagliato con Lay, di aver preteso troppo da lei, ma era troppo orgoglioso per ammetterlo. Aveva fottutamente paura, ma questo non era una scusa per trattarla come aveva fatto, per imporle certe restrizioni. Eppure, nel suo cuore, il terrore di perderla per causa degli altri era sempre più forte di ogni altra cosa. Era egoista, aveva ragione lei. Proteggerla era più un gesto di estrema gelosia, una voglia di tenerla solo per sé, che un reale interesse per Lay stessa. Quante volte aveva seriamente e solamente pensato al bene di Lay, nelle sue decisioni, nei suoi gesti? E quante volte invece aveva pensato alle conseguenze che si sarebbero abbattute su di lui? Fu ponendosi mentalmente questa domanda che cadde nello sconforto. Si rialzò, gettando l'ultimo filtro a terra, estraendo un'altra sigaretta dal pacchetto e giocherellandoci con le dita. Aveva bisogno di una passeggiata per schiarirsi le idee.
- Sarà anche come dici, Aj
- mormorò Lay. Non metto in dubbio che lui mi ami. Ciò che metto in dubbio, è che lui mi possa mettere al primo posto nella sua vita. Davanti a tutto. Io con lui l'ho fatto. Ma non sono sicura lui farebbe lo stesso. E' troppo incentrato su se stesso. E quando è così, non si può intraprendere una relazione con qualcuno, o si rischia di rovinarla, proprio come è successo a noi.
- Sembri molto categorica
- cercò di rispondere Aj, titubante.
- Lo sono. sospirò lievemente, posando nuovamente il capo sulle ginocchia. Nick deve capire cosa vuole dalla vita, e dalla nostra storia. Solo dopo potremo dire che è tornato tutto a posto. sfregò il viso contro il tessuto dei jeans. Solo l'idea di vedere qualcosa mutare la faceva stare male. Ma sentiva, in fondo che fosse la cosa migliore. - Non è facile
sono categorica, si, e non hai idea di quanto mi costi esserlo, Aj.
- Posso immaginarlo però. le disse, carezzandole lievemente i capelli. Voleva molto bene ad Lay, e vederla così combattuta gli faceva stringere il cuore. -
cosa hai intenzione di fare, adesso? le chiese sottovoce, quasi avesse paura a sentire la risposta a quella domanda. Lei rimase in silenzio, per qualche minuto. La decisione che avrebbe preso segnava un passo importante. Era davvero disposta a continuare così? No, non lo era. Voleva che Nick capisse. Ma sapeva e comprendeva che non poteva pretendere da lui un cambiamento di pensiero così radicale. Doveva dargli il tempo di riflettere. Di capire. E dopo, di decidere che cosa avesse intenzione di fare. Questa era la cosa più logica e razionale da fare. Ma il suo cuore le diceva altro. Le diceva di lasciar perdere, di sopportare, e di tornare tra le sue braccia, quelle braccia che da mesi erano ormai l'unico porto sicuro della sua vita.
- Non
non lo so. balbettò, indecisa. Aveva paura a rispondere ad alta voce, quasi quanta ne aveva Aj a sentire quella risposta, se non di più. Devo pensare, ancora. lui annuì, chinandosi e posandole un bacio sulla fronte.
- Pensaci, tesoro. Qualunque scelta prenderai, so che per te era la cosa giusta, confido nel tuo giudizio. si staccò da lei, sorridendole appena. Ti lascio sola, adesso. Se hai bisogno di me, sarò fuori con gli altri. - Lay annuì a sua volta, osservandolo fermarsi un'ultima volta sulla soglia, guardarla e sorriderle dolcemente, per poi uscire dalla stanza. Sentì come una stretta al cuore, il retrogusto di un arrivederci più lungo del previsto in bocca, e la cosa le fece nuovamente pizzicare le lacrime agli angoli degli occhi.
Aveva fatto il giro dell'edificio sette volte. E i pensieri erano ancora confusi e annebbiati. Erano mesi e mesi che andava avanti ripetendosi che questa sua linea di pensiero avrebbe protetto Lay, incosciamente era realmente convinto di farlo per il suo bene, e ora, tutto d'un tratto, ritrovarsi davanti una nuova realtà ed accettarla gli sembrava tremendamente difficile, soprattutto perché significava ammettere di essere stato terribilmente egoista, e parafrasando, anche un po' stronzo, nei confronti della persona che più amava al mondo. Se tutto il resto era confuso, di una cosa era certo, e quella sua passeggiata non aveva fatto altro che confermarglielo, se mai fosse stato messo in dubbio: amava Lay da morire, solo a pensarla il cuore le accelerava nel petto, e l'idea di perderla lo uccideva. Voleva stare con lei, e amarla come si meritava. Ma i rischi che questo suo desiderio comportavano continuavano a sembrargli insormontabili. Si sentiva frustrato, e arrabbiato con se stesso; aveva fallito nella sua promessa di non farla piangere mai più, e non se lo sarebbe mai perdonato. Mentre infilava in bocca l'ennesima sigaretta, un paio di ragazzine gli si avvicinarono timidamente, accompagnate da un ragazzo di poco più grande. Nascondendo il viso sotto le sciarpe colorate, gli chiesero se potevano avere un autografo. Lui annuì, immerso nei suoi pensieri, senza nemmeno donargli particolare attenzione, ma loro parvero ugualmente estasiate dalla sua disponibilità, e questo lo fece lievemente sorridere.
- Nick
faresti una foto con me? gli domandò invece il ragazzo, e, nuovamente, lui annuì, circondandogli le spalle con un braccio. Scattata la foto il giovane gli sorrise, facendogli poi l'occhiolino. Grazie mille
e complimenti per la tua nuova ragazza, davvero carina! disse col tono di complicità maschile, mentre anche le due ragazze annuivano, sorridendo. Si allontanarono poi, lasciandolo solo, la sigaretta che gli penzolava dal labbro.
Fu in quel momento che tutta la situazione gli scorse sotto gli occhi, rivelandosi interamente nella sua assurdità. Avrebbe voluto prendersi a sberle. Non sapeva se si sentiva più idiota o paranoico. Si voltò, guardandosi intorno, il primo istinto quello di trovare un muro e sbatterci la testa ripetutamente. Certo, quei ragazzi erano tre, su migliaia di fan che poteva avere. Ma, come avevano reagito loro, potevano farlo altri, no? Niente insulti, né sorrisi forzati, né toni semplicemente per compiacerlo. Erano
sinceri. E la sua, forse, una paura esasperata. Aveva esagerato, probabilmente in cerca di una conferma, o di un alibi al suo comportamento egoista, portando a livelli estremi una situazione forse in fondo non così tragica. Glielo avevano detto tutti
Kevin, Aj, Lay stessa. Ma che ci poteva fare, se a dominarlo restava sempre e comunque la paura? Una paura che l'aveva indotto a dire cose che non voleva. E a cui doveva riparare. Rimise la sigaretta nel pacchetto, infilandolo in tasca, e prese a camminare velocemente verso l'ingresso. Percorse il corridoio allungando i passi, girò l'angolo, arrivando infine davanti al camerino quasi di corsa. Aprì la porta, mordendosi il labbro, già pronto ad incrociare gli occhi di Lay e chiederle perdono, stringendola tra le braccia. Avrebbero parlato, di nuovo, risolto insieme tutto. Ma quando posò gli occhi sulla sedia dove era seduta, la trovò vuota. Il camerino era spoglio, solo la tv dava segni di vita, trasmettendo sullo schermo immagini confuse e intermittenti. Si voltò subito, tornando in corridoio, percorrendolo fino in fondo. Magari era uscita a fumare con gli altri. Raggiunse il resto del gruppo, guardandosi intorno. Aveva un leggero fiatone, avendo fatto il corridoio di corsa, e l'unica cosa che riuscì a dire fu un "Lay" soffiato a metà, il respiro mozzato un po' dalla corsa, un po' dal terrore che lei non ci fosse, che, più si guardava intorno, più si faceva fondato. Lo sguardo dei suoi amici non fece che confermarglielo. Sembravano tutti dispiaciuti, lo guardavano con un misto di imbarazzo e compassione. Solo Aj abbassò lo sguardo, fissandosi la punta delle scarpe. Nick lo prese per le spalle, scuotendolo appena.
- Dov'è Lay? gli chiese, ma l'altro non rispose, non alzò nemmeno il viso. Kevin gli posò una mano sulla spalla.
- Nick
lei
se n'è andata. gli disse. Lui lasciò andare Aj, lasciando penzolare le braccia lungo i fianchi.
- Andata
dove? balbettò, portando a sua volta lo sguardo sulle scarpe del chitarrista.
- Non
non lo so, Nick. Non ha nemmeno avvertito Worm. Ha preso le sue cose ed è andata via, da sola. Non ci ha nemmeno salutato.
- Andata
- riuscì solo a ripetere. Era andata via. Lay se ne era andata. Lo aveva lasciato solo. O lo aveva proprio lasciato? Che differenza c'era, in fondo? Si girò, barcollando fino al muro, vi si lasciò sbattere contro, accasciandosi a terra. Era andata via. Era andata via. Ogni volta che lo pensava, il cuore gli dava una morsa nel petto, il respiro gli mancava. Lay non era più lì con lui, lo aveva abbandonato. E la cosa più desolante, era che se l'era meritato. Infine l'aveva persa, ma non per colpa degli altri, come aveva sempre temuto, bensì solo ed esclusivamente per colpa propria. Se l'era andata a cercare. Era andata via. Significava non vedere più il suo sorriso, non abbracciarla più, non sfiorare più le sue labbra. Significava che la sua vita non aveva più un senso. E, in fondo, lo aveva voluto lui, col suo comportamento. Una lacrima bagnò il terreno di fronte a lui. E poi un'altra. E un'altra ancora. Era la prima volta che piangeva di fronte ai suoi amici, dopo lungo tempo. Ma non gliene importava niente. Perché lei era andata via.
Un anno dopo.
La folla si accalcava attorno ai cancelli dello stadio, in trepida attesa di quello che, da molti, era stato definito il concerto dell'anno. I Backstreet Boys mancavano dall'Italia da quasi più di due anni, dopo il tour che li aveva visti protagonisti indiscussi della scena musicale, e che aveva toccato anche Roma e Milano. I fans erano impazienti di rivedere la band live dopo così tanto, e specialmente di sentire dal vivo i brani del nuovo cd, uscito nei negozi a tempo di record, pochi mesi dopo la fine del tour.
Nick osservava la massa di teenagers da una finestra, sorridendo lievemente, vedendoli spintonarsi a vicenda per superare l'ingresso. Avevano finito le prove da un po', ora nella sala era rimasto il palco vuoto e gli strumenti ancora caldi, mentre loro si godevano le quiete prima della tempesta, rintanati nei camerini tra sigarette e tazze di caffè bollente. Le chiacchiere dello staff gli riempivano la testa, senza tuttavia riuscire a distoglierlo dal pensiero fisso, che ormai lo tormentava da mesi, da quando, prima tra tutte, aveva scelto la data italiana del tour, regolando poi le altre di conseguenza.
Lei.
Certo, lei. Non se l'era mai tolta dalla mente, mai, nemmeno per un istante. Aveva capito i suoi errori, voleva che lo sapesse anche lei, che tornasse da lui. Erano state inutili le sue telefonate, a cui non aveva mai risposto. Inutile la visita sotto casa, dove gli aveva aperto una ragazza mai vista prima, che per poco non scoppiava in lacrime sulla soglia: non le pareva vero che Nick Carter le aveva bussato alla porta. Gli aveva spiegato che aveva incontrato la precedente inquilina solo al momento del trasloco, in cui si erano scambiate un paio di chiacchiere superflue, e dove aveva saputo che era italiana, e che sarebbe tornata proprio in Italia il giorno seguente, poiché aveva finito il suo periodo di studio, e niente di importante la tratteneva più lì. Erano già passate due settimane da quel giorno, quando lui si era presentato al cancelletto. Aveva aspettato troppo, ancora una volta. Lo ferirono molto le sue parole, ascoltate attraverso la voce di quella ragazza: niente di importante la tratteneva. Si ritrovò in pochi secondi declassato a un niente qualsiasi, trovando conferma a ciò che aveva temuto a lungo, e che sempre aveva rimandato, ossia che lei considerasse completamente chiuso il loro rapporto.
Ci sarebbe stata? Lo avrebbe guardato? Non lo sapeva, l'unica cosa che gli era rimasta era sperare. Lanciò un'occhiata veloce a Aj, che nell'angolo strimpellava una chitarra e fumava una sigaretta. Era sicuro lui sapesse di Lay, avesse contatti con lei, ma, le poche volte che aveva provato ad affrontare l'argomento, il chitarrista si era chiuso in un mutismo che lo irritava, e aveva lasciato perdere. Non gli avrebbe scucito una parola, e questo gli dava fastidio. Certo, l'idea che lui sapesse dov'era Lay, come stava, e lui no, era insopportabile. Ma ancora di più era vederlo così fedele al silenzio che sicuramente lei gli aveva imposto, un silenzio che era molto eloquente sul tipo di rapporto che dovevano aver mantenuto nonostante la distanza. Geloso? Certo. Ma non era più quella gelosia arrabbiata, che lo aveva dominato un anno prima, che lo aveva portato a rovinare tutto. Era piuttosto una gelosia malinconica, con la consapevolezza di quanto era stato idiota. Chiuse gli occhi, posando il capo contro la finestra. Quella sera, aveva deciso, avrebbe dato il meglio di sé.
Le luci scattarono sul palco, immediatamente seguite dal boato della folla che li accolse mentre prendevano posto dietro agli strumenti. Nick strinse l'asta del microfono, e guardò uno ad uno i suoi compagni, soffermandosi infine su Aj, cercando di cogliere un suo cenno verso la folla, uno sguardo, qualsiasi cosa l'avrebbe aiutato a capire. Ma non avvenne. Sospirò, quindi impostò il suo migliore sorriso rivolgendosi al pubblico.
Diede il massimo, come altre poche volte si era concesso al pubblico. Una performance che, ne era certo, avrebbe fatto parlare parecchio. Energia, grinta, rabbia, malinconia, pazzia, calore, amore, tutte sensazioni che gli scorrevano nelle vene, e che rilanciava verso il pubblico come fossero monete del suo tesoro, pezzi del suo cuore. Inconsciamente, forse, la gente lo avvertiva, ma quasi sicuramente avrebbero attribuito tutto a un particolare impegno nello show. Nessuno avrebbe potuto immaginare che ogni suo respiro, movimento, parola, dentro di sè venivano incanalati verso un'unica persona, o meglio l'ombra di una persona, il desiderio che fosse presente, lì in quel luogo, quella sera. Un paio di volte Nick incrociò lo sguardo di Aj che, tra un accordo e l'altro, lo osservava colpito a sua volta dal trasporto che pareva possederlo quella sera. Intonò "I Need You Tonight" con una morsa al petto, pensando a quando, molto tempo prima, lei gli aveva chiesto di cantarla, in quella caffetteria, quando niente era ancora iniziato eppure già era successo tutto.
Nello stesso momento, sugli spalti, un'altra persona stava rivivendo esattamente quel momento. Lay strinse forte la maglia sul petto, all'altezza del cuore, mentre l'altra mano teneva forte quella di Marghe, al suo fianco, dall'altro Syd. Non potevano lasciarla da sola, lo sapeva lei, e lo sapevano loro. E lo doveva sapere anche Aj, che, nonostante lei glielo avesse proibito in tutti modi, si era premurato di farle recapitare a casa 3 biglietti per lo show. Già sapeva, immaginava, che avesse bisogno delle sue amiche per affrontare quel momento. Rivederlo, dopo tutti quei mesi. Sentirlo cantare quelle canzoni, con quella voce con cui migliaia di volte le aveva sussurrato parole d'amore nell'orecchio. Sospirò, muovendo le labbra al seguito delle parole che lui pronunciava, osservandolo, studiandolo nel frattempo. Era
cambiato. Non fisicamente, però lo avvertiva, era come una sensazione. E questo un po' le dispiaceva. Forse, non era più il Nick di cui si era innamorata. Però, allo stesso tempo un po' ne era rincuorata. Magari aveva capito i suoi limiti, li aveva superati. Ma che le importava, poi? La loro storia era finita, da un anno ormai, doveva togliersi dalla testa queste cose e andare oltre. Era quello di cui stava cercando di convincersi da tempo. Aveva sofferto per come si era comportato, durante la loro storia, ma soprattutto quel giorno, il giorno in cui aveva mollato tutto. L'aveva ferita profondamente. Quando lui la cercava, inizialmente era la rabbia e anche un po' di vendetta, che le impedivano di rispondergli. Poi col passare del tempo, aveva cercato di convincersi che presto si sarebbe rifatto una vita, e anche lei, e sarebbe stato molto meglio così per entrambi. Erano troppo diversi, per stare insieme, venivano da due mondi opposti. Tuttavia non aveva rinunciato a vederlo, sebbene ci avesse provato, all'inizio. Ma quando si era trovata quei biglietti di fronte, nella busta su cui Aj aveva scribacchiato velocemente il suo indirizzo, per un attimo aveva smesso di respirare. Erano mesi che evitava i negozi di cd, i punti vendita, le cartolerie, per non vedere l'annuncio del loro concerto, per non comperare il loro album. E invece la chiave di tutti i suoi incubi, e sogni, le era stata inviata direttamente a casa via posta intercontinentale.
E ora si trovava lì, in tribuna, a pochi metri da lui, come quasi due anni prima. Solo che allora era sotto il palco, e ancora in mezzo non c'era stato tutto quello che li aveva travolti. Cercò di ricordarsi con che occhi lo vedeva, allora. Ne ebbe un vago ricordo, ma era tutto obnubilato dal battito del suo cuore, che era talmente forte che quasi le pareva sovrastasse la musica. Si irritò quasi per questo, non voleva perdere contatto con ciò che era stato per lei, prima di innamorarsene. Anche perché, volente o nolente, a quel punto sarebbe dovuta ritornare, ora, perlomeno una volta imparato a riconvivere con i suoi poster in camera, e non con lui in carne ed ossa al suo fianco.
Lo osservò muovere allusivamente il bacino contro l'asta del microfono, mentre le ragazze in prima fila impazzivano. Ripensò alle innumerevoli volte che l'aveva stretta con altrettanta passione, accarezzata con altrettanta sensualità, sfiorata con le labbra con altrettanta dolcezza. Le sfuggì un sorriso amaro realizzando che si stava paragonando a un'asta del microfono. La prima e unica volta in vita sua in cui questo paragone sarebbe stato azzeccato.
Nick strinse ancora il microfono tra le mani, mentre vi posava le labbra e si preparava a cantare "Safest Place To Hide". Quella canzone era da sempre associata a suoi momenti altamente provocanti. Osservò le ragazze in prima fila, ma l'unica cosa che cercava era il suo volto, e non lo trovò. Sospirò, un sospiro che parve quasi un gemito. La folla impazzì. Cercò di ignorarli, di pensare a quando teneva stretta Lay tra le braccia, quando faceva l'amore con lei. I movimenti gli vennero spontanei, così come il crescendo della voce nel microfono, fino ad intonare la prima strofa. "Ed eccolo, il vostro momento Hot", pensò irritato osservando le ragazze in crisi ormonale sotto di lui. Un altro pezzo del suo tesoro, un altro pezzo del suo cuore, sacrificato per lo show. Sacrifici che solo lui sapeva di stare compiendo, che, seppur gli portassero conforto al momento, poi lo turbavano e lo dilaniavano. Detestava utilizzare i suoi ricordi per fare spettacolo. Ma erano l'unica cosa che gli aveva permesso di metterlo in piedi, quello spettacolo. Se non fosse stato per la speranza di rivederla, se non fosse stato per l'idea di incrociare il suo sguardo nella folla, o per la speranza che lei sentisse le nuove canzoni, probabilmente non ci sarebbe stato un nuovo album, né un nuovo tour. Negli ultimi mesi si era ridotto all'ombra di quello che era, rinchiuso in se stesso e nella depressione che pareva essere tornata a fargli visita, la cara vecchia amica. Per questo i ragazzi, ora, parevano così sorpresi nel vederlo così euforico
fino a poco tempo prima, era una cosa del tutto impensabile. E, per l'ennesima volta, ad aiutarlo a rialzarsi, anche se indirettamente c'era stata lei. Sorrise, un sorriso che venne inquadrato nei maxi schermi. Nick Carter era stato salvato più volte da una ragazza che faceva parte del gruppo di persone che lo definivano il loro salvatore. Alquanto ironica, la cosa.
- Beh, però è
- Syd interruppe il silenzio tra di loro, voltandosi verso l'amica. Lay la guardò, e, sebbene lei cercasse di nasconderlo, non le sfuggirono gli occhi che brillavano, il sorriso accennato sulle labbra. Del resto tutte e tre, erano state fan, e anche loro li rivedevano dopo molto tempo. Ma, inspiegabilmente, questo le scatenò un lampo di gelosia. Lo sguardo delle sue amiche era quello che ogni ragazza poteva avere per il suo idolo, ma sapere che erano rivolti ai ragazzi, e in particolare a Nick, le diede fastidio. Forse perché non riusciva più a trovare la stessa gioia semplice e spontanea nel vederli, quel bellissimo sentimento che solo una fan può provare. O forse perché era gelosa e basta. E guardarlo muoversi sul palco con fare ammiccante non migliorò la situazione.
- E' uno stronzo, ecco cos'è. decretò in tono secco. - Guardalo, come si diverte. S'è scordato in fretta di me. Se la passa bene, uh? Tornato in mezzo alla folla che tanto lo adora, e da cui mi ha tanto nascosto. Si sedette sulla sua poltroncina, incrociando le braccia al petto. Si morse le labbra, volendo immediatamente rimangiarsi quanto detto, ma ormai era tardi. Syd e Marghe la guardarono, stupite. Scossero appena la testa e tornarono a guardare lo show, immergendosi di nuovo nel silenzio. Ma per pochi secondi. Syd poi si girò di scatto e le diede un ceffone.
- Piantala! sbottò, facendo voltare un paio di ragazze di fronte a loro. Lay la osservò basita, portandosi una mano alla guancia. Tu ne sei innamorata, ti manca da morire, ammettilo e basta, cazzo. E' un anno che ti sentiamo ripetere che non te ne frega niente di lui, e ora arrivi qui e ti metti a sputare sentenze? Per quanto ti ha cercato quel ragazzo, eh? E quante volte l'hai lasciato appeso a un telefono aspettando che rispondessi, mentre tu dall'altra parte osservavi sadicamente il cellulare con la sua foto sullo sfondo vibrare, il suo nome sullo schermo, senza fare niente? Ha sbagliato, ma tu non hai fatto di meglio. si zittì, voltandosi di nuovo verso il palco. Quello che Lay non notò fu l'occhiolino che le due amiche si rivolsero, sorridendo soddisfatte.
Lei rimase seduta, guardando il palco e riflettendo su quanto le aveva detto la sua amica. Aveva ragione, forse. Non aveva il diritto di pontificare. Ma la verità era che, vederlo così, le faceva male. Non lo aveva mai dimenticato, e vedere che per lui non era stato lo stesso non era una bella sensazione. Forse, concluse, da quando aveva ricevuto quei biglietti, anche se aveva finto il contrario, la sua unica speranza era che l'avrebbe rivisto, magari ci avrebbe parlato. E invece mai come ora tutte queste segrete speranze che si era raccontata prima di dormire le sembravano assurde e irrealizzabili. Lo guardò mandare un bacio alla folla, e chiuse gli occhi. Non era sicura di voler continuare a vederlo. Si alzò, picchiettando la spalla di Marghe.
- Io credo che uscirò
- borbottò, ma le sue parole vennero sovrastate dalla voce di Nick.
- Questa è l'ultima canzone! disse verso il pubblico, posizionando poi il microfono nuovamente sull'asta.
- L'ultima canzone
- ripetè Marghe, in tono quasi supplichevole. Lay annuì, tornando a sedersi.
- E'un brano inedito, lo troverete come b-side nel nostro primo singolo. Ed è la prima e ultima volta che me lo sentirete cantare live. continuò il cantante, mentre le luci si abbassavano. E' dedicato a una ragazzina dagli occhi grandi e con la matita sbavata. disse infine. Un cenno verso i ragazzi alle sue spalle. Lay sussultò appena, alzandosi in piedi, come mossa da una scossa, come la prima volta che lo incontrò. E poi ci fu solo la voce di Nick.
This time, This place
Misused, Mistakes
Too long, Too late
Who was I to make you wait?
Just one chance
Just one breath
Just in case there's just one left
'Cause you know,
you know, you know
That I love you
I have loved you all along
And I miss you
Been far away for far too long
I keep dreaming you'll be with me
and you'll never go
Stop breathing if
I don't see you anymore
On my knees, I'll ask
Last chance for one last dance
'Cause with you, I'd withstand
All of hell to hold your hand
I'd give it all
I'd give for us
Give anything but I won't give up
'Cause you know,
you know, you know
That I love you
I have loved you all along
And I miss you
Been far away for far too long
I keep dreaming you'll be with me
and you'll never go
Stop breathing if
I don't see you anymore
So far away
Been far away for far too long
So far away
Been far away for far too long
But you know, you know, you know
I wanted
I wanted you to stay
'Cause I needed
I need to hear you say
That I love you
I have loved you all along
And I forgive you
For being away for far too long
So keep breathing
'Cause I'm not leaving you anymore
Believe it
Hold on to me and, never let me go
Keep breathing
'Cause I'm not leaving you anymore
Believe it
Hold on to me and, never let me go
Keep breathing
Hold on to me and, never let me go
Keep breathing
Hold on to me and, never let me go
La folla impazzì. Uno scroscio di urla e di applausi accolsero la fine della canzone, mentre Marghe e Syd si girarono verso Lay che aveva gli occhi appannati dal pianto.
- Oh Lay
- mormorò Syd abbracciandola, mentre a sua volta si metteva a piangere. Hai visto? Ti ama! balbettava, stringendola forte. Lay chiuse gli occhi, lasciando cadere sulla felpa dell'amica tutto quello che aveva trattenuto per un anno intero.
- Grazie a tutti!! esclamò Nick, alzando le braccia verso il pubblico, ricacciando indietro le lacrime che gli pizzicavano gli occhi. Insieme ai ragazzi si inchinò, quindi, uno ad uno, si ritirarono dietro al palco. Solo lui tentennò un secondo, afferrando l'ultima volta il microfono e pronunciando Cercherò per sempre i tuoi occhi. Lascia che li trovi. lo abbandonò a terra quindi, nascondendosi veloce dietro le quinte, mentre le ragazze in prima fila urlavano estasiate dalla visione del loro idolo in versione romantica.
- Lascerai che li trovi, Lay? chiese Marghe, osservando le sue amiche ancora abbracciate. Lay sollevò il viso, guardando quella che, tra le tre, era sempre stata la più pacata, e la più assennata. Certo che l'avrebbe fatto. Ora lo sapeva. Mosse appena il capo in cenno d'assenso. Vai da lui, allora. l'esortò lei, mentre Syd la liberava dal suo abbraccio. Lay si alzò passandosi una mano sugli occhi. Guardò le due amiche, i loro sorrisi, e capì. Capì che loro sapevano, avevano sempre saputo, e sospettava che Aj fosse artefice di tutto ciò. Strinse forte le loro mani.
- Grazie
- sussurrò, mentre le lacrime nuovamente facevano capolino.
- Su, vai! le disse di nuovo Juliey, e Syd annuiva. Ed Lay non se lo fece ripetere di nuovo. Guardò il palco, quindi l'uscita artisti poco distante. E si mise a correre. Scese le scale tutte d'un fiato, buttandosi controcorrente alla folla che premeva per uscire.
- Nick! Sono io quella ragazza, guardami! urlava una ragazzina attaccata alla transenna, mentre il gruppo passava lì davanti per fare gli autografi di rito.
- No, sono io, guarda me! Sono qui soltanto per te! Ti amo! urlò un'altra, meritandosi una bella spinta dalla massa di ragazze dietro di lei.
Nick sospirò, firmando una cartolina e sistemandosi l'asciugamano sulle spalle. Non era servito a nulla. Lei non era lì. Muoveva il pennarello senza nemmeno guardare dove scriveva, autografando anche un paio di magliette e qualche braccio ai poveri malcapitati che gli porgevano fogli e poster. Aj gli passò accanto, posandogli una mano sulla spalla.
- Mi dispiace
- gli disse solo, lanciando poi un'occhiata alla folla e scuotendo il capo. Il cantante nemmeno se ne accorse. Voleva soltanto che tutta quella bolgia finisse, per rinchiudersi da solo nella sua tristezza.
- Quanto devo restare ancora? mormorò solo con voce atona.
- Altri cinque minuti, ha chiesto Brian. Se vuoi resto, così ne distraggo un po'. rispose il cantante.
Lui annuì, senza neanche guardarlo. Aj lo osservò, i suoi occhi spenti, e chinò il capo verso terra. Aveva sperato sarebbe servito, farla venire, farle sentire quella canzone, anche le sue amiche sembravano positive. E invece aveva fallito. Si avvicinò alle transenne dispensando autografi a sua volta.
- Nick! Nick! Lay urlava in mezzo alla folla, cercando, pian piano di avanzare. Sapeva di avere poco tempo.
- Abbella, se vuoi vedere Nick mettete in fila, che noi siamo tutte stronze che stamo qua da prima de te? una ragazza diede prova della sua finezza apostrofandola così, mentre cercava di passare oltre. Lei cercò di non darle retta, ma questa, irritata forse per essere stata ignorata, la afferrò per i capelli e tirò. M'anvedi sta cessa
ma chi ti credi di essere, la principessa sul pisello? Che ti pensi sul serio che Nick ti calcoli? Mica sei na fan vera te
io si invece, e infatti m'ha guardato per tutto il concerto. Famme passà!- disse, tirando nuovamente, e cercando di superarla. Lay vide tutti i colori dell'arcobaleno, poi il soffitto cosparso di luci, visto che la tizia in questione le stava tirando i capelli verso il basso. Quando riuscì a riportare la testa dritta, vide Nick. Inspirò profondamente, quindi si voltò in direzione della versione femminile di Thomas Milian.
- Senti un po', stronza, tirami un'altra volta i capelli e ti corco di mazzate. disse risoluta, per poi tornare a cercare di avanzare. Ma questa non pareva cedere, e afferrò i suoi capelli per tirarli di nuovo, senza però riuscirci subito, graffiandole così la faccia e riuscendole solo poi a strapparle una quantità consistente di capigliatura. Lay si voltò imprecando come solo lei sapeva fare. Ora hai veramente rotto! sbottò, assestando quindi un pugno ben calibrato sullo zigomo della ragazza, facendola cadere a terra. Questa non fece in tempo a rialzarsi, che già lei era oltre, superando delle ragazze che si erano voltate ad osservare la scena.
- Si stanno menando
- ridacchiò Aj osservando un po' di movimento nella folla, cercando di distrarre Nick. Lui alzò lo sguardo per un istante, riabbassandolo quasi subito.
- Sono solo delle bambine. Che senso ha? borbottò. Aj si strinse nelle spalle, non sapendo che dire. Perlomeno gli aveva cavato fuori due frasi di fila.
- Io mi sto stufando, Aj. Voglio andare in camerino. non ce la faceva più a dispensare falsi sorrisi e frasi di circostanza. Aveva impiegato troppa speranza in quel concerto e in quello che sognava come risultato, per potersi mostrare un minimo cordiale.
- Capisco
beh, mancano un paio di metri alla fine delle transenne. Arriviamo lì, e torniamo in camerino. rispose il chitarrista. Lui annuì nuovamente.
- Nick!! Lay cercò di chiamarlo ancora, ora decisamente più vicina alla transenna. Un metro e mezzo e una quindicina di ragazze la distanziavano da lui. La mano le faceva male, aveva le ossa dure, quella deficiente di poco prima. Il graffio sulla faccia le sanguinava appena, e bruciava per via della scia di lacrime sul viso. Ma non le interessava. Lui alzò il capo per osservare la ragazza di fronte a lui, e lei notò il suo sguardo rabbuiato, quasi spento. Lo vide allungare un braccio per prendere un foglio e a sua volta allungò una mano, afferrando il vuoto. Ripetè il suo nome, ma si mischiava alle decine di "Nick, Nick" che la circondavano. Lui arrivò alla fine della transenna. Aj che notò solo ora accanto a lui prese voce.
- Ragazze, è stato un piacere, ma purtroppo dobbiamo ritirarci, siamo stanchi. se ne stavano andando. No. Non potevano. Versi di disapprovazione s'alzarono dal gruppo di ragazze, mentre i due si allontanavano.
- Nick, ti amo!! gridò una. Lui nemmeno rispose, voltandosi.
- Nick, sei bellissimo!! le fece eco un'altra mentre lui prendeva l'ingresso del backstage. Lay trattenne le lacrime mentre osservava l'uomo che amava andarsene dalla sua vita, probabilmente per sempre. Non poteva permetterglielo.
- Nick, sei un fottutissimo idiota!!! urlò a squarciagola, sovrastando le urla delle ragazze che aveva intorno. Lui si bloccò, voltandosi verso la folla. Questa gli giungeva nuova. Un insulto. Era forse la voce di Lay quella che aveva sentito? Spalancò gli occhi, guardandosi intorno, riavvicinandosi alla transenna.
- Dove sei? chiese con la voce colma d'ansia. Aj sorrise, avendo a sua volta sentito quella voce, e fece un cenno a Worm.
- Qui! rispose lei, e un cuore le fece un balzo nel petto quando lo vide riavvicinarsi. Il suo viso ora trasudava emozione, incertezza. Avrebbe tanto voluto rassicurarlo con una carezza. Ma non appena lui si avvicinò le ragazzine ricominciarono a strepitare.
- Lay
? Lay? la chiamava, agitato, ma non la vedeva. Lay capì che l'unico modo di farsi notare, era continuare ad essere una voce fuori dal coro.
- Maledetto cretino, sono qui!!! urlò mentre riceveva uno spintone. Lui si voltò nella sua direzione, e la vide. Gli occhi si spalancarono per lo stupore, brillando di contentezza. D'istinto, si sporse nella folla per prenderla, ma fu assalito.
- Worm!! Worm!! biascicò mentre una ragazza lo afferrava e lo baciava in bocca. Worm si precipitò ad afferrarlo per la cinta dei pantaloni, tirandolo fuori. Non me, lei!! gridò quindi lui pulendosi le labbra con la mano, indicando il punto dove si trovava prima Lay. Non appena capirono che Worm stava per tirare fuori Lay, le ragazze puntarono lei come bersaglio, cercando di impedirle di arrivare alla bodyguard. Ma Worm fu più veloce, e l'afferrò per le mani, facendola uscire, portandola nel backstage. Lei sorrise, ringraziandolo con un sonoro bacio sulla guancia paffuta, voltandosi poi verso Aj, abbracciandolo di slancio.
- Tu sei un nano spione. gli disse ridacchiando e lui rise.
- L'ho fatto per il tuo bene, lo sai. Lo sapevo, che saresti venuta. rispose solo, quindi lanciò un'occhiata a Nick, rimasto in disparte. Vi lascio soli. Ti strapazzerò dopo. le disse in un orecchio, quindi si staccò dirigendosi verso la porta del camerino. Nick gli prese la mano e la strinse forte, in un gesto di profonda amicizia. Lui ricambiò, uscendo quindi e chiudendosi l'uscio alle spalle. Si guardarono un momento, poi Nick le si avvicinò subito, fermandosi a pochi centimetri da lei, come se non osasse toccarla.
- Io
- cercò di dire, a voce flebile, lo sguardo basso.
-
sei un deficiente, si. concluse lei la frase, guardandolo.
- Lay, sei uscita da lì in mezzo e hai la mia totale attenzione ora, puoi anche smettere di insultarmi. replicò lui inarcando un sopracciglio.
- No, questo era gratis. Per omaggiare il tuo tentativo di buttarti nella folla e farti violentare carnalmente da ogni donna presente. Una quasi ci stava riuscendo. Credevi davvero di sopravvivere? domandò ironica lei, avvicinandosi appena.
- Oh. Beh, ecco
- disse lui imbarazzato.
- Non preoccuparti, ho apprezzato il tentativo di cavalleria per salvare la donzella in pericolo. disse lei in tono addolcito, cercando di sfiorargli la mano, trattenendo una smorfia di dolore. Lui prese la sua, stringendola con entrambe le sue mani, e ne osservò le nocche gonfie e tendenti al violaceo.
- Cos'hai fatto? domandò, sfiorandole le labbra. Lei socchiuse gli occhi per un attimo, quindi lì riaprì, tornando su di lui.
- Piccolo incidente di percorso. Una stronza che non mi voleva far arrivare da te. replicò semplicemente. Nick ridacchiò, baciandole ancora la mano.
- Allora eri tu che facevi a botte
- disse osservandola con finto rimprovero.
- Certo. E ti ho anche fatto un favore. Era pericolosa, quella. disse lei seria, annuendo.
- Cerco in tutti i modi di salvarti, ma a questo punto è proprio evidente che sei tu il cavaliere e io la donzella in pericolo
- lei sorrise, avvicinandosi ancora, carezzandogli il viso.
- E' per questo che ti amo, per il tuo essere estremamente femminile. gli disse sorridendo, mentre le dita sfioravano la guancia su cui stava iniziando a crescere la barba.
- Mi ami? domandò lui in un soffio, posando la propria fronte contro la sua.
- Ti amo. rispose lei, sicura, guardandolo negli occhi. Lui la osservò a sua volta. Una ragazzina spaurita, i capelli sconvolti, il trucco colato intorno agli occhi, come quella volta che la incontrò nel bar. Come la ragazzina che cercava. Quanto le era mancata. Il suo profumo, il suo corpo tra le sue braccia, i suoi occhi nei propri.
- Anche io ti amo. E finalmente li ho ritrovati, questi occhi meravigliosi. le rispose, aprendo le braccia e stringendola a sé.
- Lo so. disse lei, zittendosi un attimo, beandosi del calore che le trasmetteva quell'abbraccio, quel rifugio sicuro che tanto aveva sognato in quei mesi. Quella canzone
- riprese dopo poco, ma lui la zittì, posandole un dito sulle labbra.
- E' tua. Basta così. lei annuì, sorridendo.
- Grazie. disse solo.
- Abbiamo tante cose di cui discutere
- sospirò lui sfiorando il suo viso col proprio.
- Non ce n'è bisogno. Quelle parole dicevano tutto. Io piuttosto
- lui non la lasciò parlare di nuovo, baciandola dolcemente. A quel contatto entrambi rabbrividirono, stringendosi ancora più uno contro l'altro.
- Capisco perché l'hai fatto. Come capisco che ti ho fatto soffrire. Abbiamo sbagliato entrambi, in modi diversi. Ma è passato tutto ora, ti ho qui con me e non mi importa più del resto. Basta solo che non mi lasci più
per tutto il resto, sono sicuro potremo trovare un compromesso. Del resto, Aj e Kevin ci sono riusciti benissimo, no? sorrise dolcemente lasciando che le loro labbra si toccassero di nuovo.
- Già. Ma lo vuoi sul serio? gli chiese lei, seria. Trattenne appena il fiato dopo avergli posto questa domanda, timorosa della sua risposta.
- Io voglio passare con te il resto della mia vita. E tu, lo vuoi? chiese lui di rimando, fissandola in quegli occhi che aveva amato dal primo momento.
- Mi stai chiedendo
- lui sorrise prendendola in braccio e canticchiando la marcia nuziale, fino a posarla sul divanetto, contro la parete del camerino, e sedersi accanto. Lay sorrise, mentre un'altra lacrima le scorreva sul viso, portandosi via un altro po' di trucco. Oh cielo, si che lo voglio. Certo che si. Cioè, si. balbettava felice, e lui la baciò, cercando di tranquillizzarla.
- Per intanto, ho preso casa a New York. Potresti venire con me. Potremmo iniziare da lì
anche perché non ho intenzione di sposarti finchè non imparerai che marca di make up devi usare. disse lui ridacchiando e passandole un dito sulla guancia, per levarle un po' del nero che le sporcava il viso.
- A Syd e Marghe verrà un colpo. disse lei ridacchiando a sua volta al gesto di lui.
- Anche a mio fratello, credo. rispose mentre la stringeva a sé. Ma del resto, sono tutti ben abituati ai nostri colpi di testa, immagino.
- Assolutamente. Anche perché il primo che prova ad obiettare, gli spacco il naso. disse lei con una risatina. Nick le baciò il collo, sussurrandole poi nell'orecchio:
- E' per questo che ti amo, per il tuo essere estremamente mascolina. sorrise, carezzandole poi un seno. fortunatamente solo caratterialmente, aggiungerei
- lei rise, quindi arrossì leggermente.
- Ma non lo sai che un futuro sposo non dovrebbe comportarsi così? disse con aria fintamente sostenuta.
- No, infatti dovrebbe fare molto di peggio. rispose Nick, armeggiando col gancio del suo reggiseno. ti va di lusso, solo perché siamo nel mio camerino
aspetta che arriviamo a casa
- mormorò divertito nell'incavo del suo collo. Quindi tornò serio, un istante carezzandola con lo sguardo colmo d'amore. Amore mio, ci aspetta un futuro fantastico. Te lo prometto. Insieme. Solo io e te. le sussurrò, per poi sfilarsi la camicia. Lei rispose allo sguardo con uno altrettanto pieno di dolcezza, mentre lentamente, i loro vestiti finivano a terra, e i loro corpi si univano. Lo guardò negli occhi, quegli occhi verde bosco che le avevano sempre tolto il respiro, e che ora, invece, parevano ridarglielo dopo una lunga apnea. Sorrise, un sorriso carico di promesse, aspettative.
- Solo io e te. rispose, prima di chiudere gli occhi.
FINE