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true colors

Ultimi aggiornamenti. Oggi 31 Luglio 2008.


TRUE COLORS

Autore: Nicoletta
Protagonisti: Nick
Genere: XXX
La storia e' completa?: SI
Categoria: Drammatica
Trama: Due persone importanti nella vita di Nick spariscono e lui non ne accetta la dipartita. Non accetta neanche il modo di comportarsi dei suoi amici e familiari che sembrano trattarlo come un bambino. Con un po' di buona volonta' pero'...

TRUE COLORS

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Prologo

You with the sad eyes
Don't be discouraged
Oh i realize
It's hard to take courage
In a world full of people
You can lose sight of it all
And the darkness inside you
Can make you feel so small

But i see your true colors
Shining through
I see your true colors
And thats why i love you
So don't be afraid to let them show
Your true colors
True colors are beautiful,
Like a Rainbow

Show me a smile then,
Don't be unhappy, can't remember
When i last saw you laughing
If this world makes you crazy
And you've taken all you can bear
You call me up
Because you know i'll be there

And i see your true colors
Shining through
I see your true colors
And thats why i love you
So don't be afraid to let them show
Your true colors
True colors are beautiful,
Like a Rainbow

-Traduzione-

Tu con quegli occhi tristi
Non scoraggiarti
Oh... Lo so
E' difficile avere coraggio
In un mondo pieno di persone
Tu puoi perdere di vista tutto
E lo sconforto che hai dentro
Ti fa sentire così piccolo

Ma io ho visto i tuoi veri colori
Brillare in te
Ho visto i tuoi veri colori
Ed è per questo che ti amo
Non avere paura di mostrare a loro
I tuoi veri colori
I veri colori sono belli
Come l'arcobaleno

Fammi un sorriso allora
Non essere infelice, non riesco a ricordare
L'ultima volta che ti ho visto ridere
Se questo mondo ti manda ai pazzi
E hai preso tutto ciò che puoi sopportare
Chiamami
Perché sai che sarò lì


CAPITOLO 1

-Nick... stai con noi... Nick...
Brian gli stava schiaffeggiando il volto. Poteva sentire le loro voci ma non riusciva, non voleva aprire gli occhi.
-Kevin alzagli le gambe...
-Sì Fatima.
Kevin gli prese le caviglie e poggiò le gambe di Nick contro il suo petto.
Fatima -Howie fatti portare un bicchiere di acqua e zucchero...
Howie si allontanò verso il luogo dove c'era il servizio catering. Le labbra di Nick si mossero e mugolarono qualcosa.
-Si sta riprendendo- disse Brian.
Aj- Anche stavolta è andata...
-Aj...- lo rimproverò bonariamente Kevin.
Aj- Scusatemi…
Si allontanò scosso dalla situazione. Erano 2 mesi che Nick non stava bene. Veramente era quasi un anno che stava di merda ma da due mesi a questa parte la situazione era peggiorata. Sveniva un giorno sì e un no. Tutti sapevano dei suoi problemi di pressione ma non gli era mai successo di venire meno con questa frequenza.
Si girò per vedere come stava e vide che Kevin aveva rimesso le gambe di Nick a terra ed ora era chino su di lui. Il biondino stava tentando di rialzarsi ma Brian gentilmente gli fece cenno di rimanere sdraiato.
In quel momento Howie gli passò vicino correndo come un razzo con il bicchiere in mano.
-Tutto bene vecchio mio?
-Sì D... io sì....
Nick -Posso alzarmi Brian... veramente... posso farcela...
-Nick rimani ancora un attimo... stavolta hai sbattuto la testa...
Kevin- Non ho fatto in tempo a pararti...
-Sono svenuto sul palco?
-Fortunatamente no... ma c'è mancato poco che succedesse on stage...
-Meno male...- sospirò Nick.
Howie si chinò e gli alzò la testa per aiutarlo a bere.
-Tieni...
-Il solito? - chiese sarcastico.
-Il solito...- rispose Howie sorridendogli.
Nick bevve tutto d'un fiato la sua acqua e zucchero e Kevin l'aiutò a rialzarsi.
-Coma va?
-Mi gira tutto...
Fatima- Ragazzi aiutatelo a raggiungere il bus.
-Ma... manca il bis... lo facciamo sempre...
Brian- Non sei nelle condizioni... non se ne parla.
-Ce la faccio Brian... davvero...
Aj- Come no? Ne facciamo due di bis - gli passò un braccio intorno alla vita -Andiamo campione.
Aiutato da Kevin e Aj raggiunse il suo bus.
I due ragazzi lo fecero sedere sulla branda.
-Come ti senti?- chiese Kevin.
-Meglio... per il bis...- provò a chiedere.
Aj- Perfetto io vado a cambiarmi nel mio bus... lo spettacolo per stasera è finito.
Nick guardò l'amico allontanarsi e sbattere la porta del bus.
-E' arrabbiato con me?
-No Nicky è preoccupato come tutti noi...
-Ma sto bene vi dico....
-Nick è la quarta volta che svieni questo mese....
-La terza...
-La quarta Nick... la prima da Brian, la seconda durante il sound-check di Atlanta, la terza a...
-Ok ok... quattro... aggiudicate... hai sempre ragione.
-Nick voglio che tu veda un medico al più presto...
-Kevin mi sono fatto 10 analisi del sangue roba che neanche le sanguisughe succhiano così tanto sangue in una volta sola... poi le radiografie... e quella cosa lì al buio nel tubo...
-La Tac...
-Ecco la tac... lo sai che ho paura del buio e soffro di claustrofobia no? Mi hanno imbottito di medicine....
-Ti hanno dato solo il ferro e quelle per la pressione...
-Mi dici nulla… Che devo fare di più?
-Forse dovresti vedere uno psichiatra...
-Co... COSA????
Nick si alzò di scatto dalla branda lanciando a terra la giacca di scena che si era appena tolto.
- NON SONO PAZZO KEVIN... NON LO SONO OK? IO NON CI VADO DA UNO PSICHIATRA DEL CAZZO...
-Nick calmati era solo un'idea e poi anche Aj ci è andato...
-AJ ERA UN ALCOLISTA IO SOFFRO SOLO DI PRESSIONE BASSA... COSA CAZZO CI FACCIO CON UNO PSICHIATRA...
-Nick ne parliamo domani ok?
-L'ARGOMENTO E' CHIUSO DA STASERA OK?
In quel momento Nick sentì venir meno le forze e si accasciò sulla branda. Kevin gli fu subito vicino e prima che potesse di nuovo sbattere la testa, lo tenne vicino al suo petto.
-Non voglio Kev... non sono pazzo...- cantilenava.
Kevin l'abbracciò forte -No che non lo sei Nick ma devi venir fuori da questa situazione... devi farlo per te stesso... noi non ti possiamo più aiutare...
Nick iniziò a singhiozzare tra le braccia di Kevin.
-Ho... paura...
-Shh... ora riposa... finché ci sarò io non ti succederà nulla te lo prometto...
Nick annuì. Kevin si sdraiò sulla branda di Nick accompagnando anche il corpo dell'amico scosso dai singhiozzi.

CAPITOLO 2

Quando Brian e Howie entrarono nel bus di Nick, le luci erano soffuse e tutto taceva. Raggiunsero la zona notte che si trovava in fondo al veicolo e aprendo la porta videro Kevin, sveglio, che teneva Nick tra le braccia e gli accarezzava i capelli.
Brian -Come sta?
Kevin -Ora dorme... puoi prendermi un po' di ghiaccio di là e mettermelo in uno straccio? Ha un bernoccolo in testa enorme...
Howie toccò il braccio a Brian -Ci penso io tu stai con lui...
Brian annuì e si chinò a raccogliere da terra la giacca di pelle di Nick e la piegò con cura poggiandola sulla poltrona, poi prese una sedia e si sedette di fronte alla branda a guardare l'amico che dormiva.
Howie tornò poco dopo con il ghiaccio. Kevin lo prese ringraziandolo e lo poggiò sulla testa di Nick.
Howie -Se non vi serve altro aiuto io andrei da Aj
Kevin -Grazie Howie... sarebbe perfetto... è uscito come una furia ...
Howie -Kev non avercela con lui... Alex si sente così impotente in questo momento. Nick sta a pezzi e lui non può fare nulla per aiutarlo... lo sai com'è...
Kevin sorrise -Non ce l'ho con lui ci mancherebbe... sono preoccupato anche per lui...
Howie -Gli sto vicino io ok? Voi pensate a Nick.
Howie fece per andare via ma Kevin lo richiamò -Howie?
-Sì?
Kevin -Stasera io dormirò qui con Nick... non voglio spostarlo.
Howie -Ok allora anche io rimarrò nel bus e parlerò con Aj. Sono sicuro che neanche lui ha voglia di tornare in albergo.
Kevin -Facciamo colazione insieme verso le 11.30? Qui nel bus di Nick?
Howie -Perfetto...
Kevin -Howie grazie...
Howie gli sorrise: -Buonanotte Kev, 'notte Brian. Se vi serve sono da me o da J...
Brian -Notte Howie
Brian rimase in silenzio per tutto il tempo in cui Kevin tenne la borsa del ghiaccio sulla testa di Nick. Quando ormai s'era quasi sciolto Kevin la porse al cugino e, facendo attenzione a non svegliare l'amico, scese dalla branda. Dolcemente gli tolse le scarpe e gli slacciò la cinta dei pantaloni. Brian prese una coperta dall'armadio e lo coprì.
Si ritrovarono tutti e due nella zona giorno del BackTheStreet.
Kevin -Domani si sveglierà che puzzerà come una fognetta con quei costumi sintetici addosso ma non vorrei rischiare di svegliarlo adesso che è riuscito a prendere sonno.
Brian -No hai ragione... domani si farà una bella doccia…
Kevin -Come stai?
Brian -Scosso Kevin... stasera proprio non me l'aspettavo, era svenuto 3 giorni fa... e poi era stato bene tutto di oggi... diventano sempre più frequenti questi malori
Kevin -Dalle analisi risulta avere problemi solo col ferro ma sta prendendo quelle pasticche per integrarlo... poi vabbé... la pressione ma lo sapevamo che soffriva di pressione bassa
Brian -Non riesco a capire cosa gli prende…
Kevin -Non riesce a superare il trauma di Mandy... secondo me ha qualcosa che non va qui...- disse indicando la testa -...comunque domani parleremo tutti insieme. Dobbiamo trovare una soluzione, dobbiamo stoppare il tour...
Brian -Sì... domani ci pensiamo. Io stasera rimango qui...
Kevin -Brian avresti bisogno di riposo anche tu
Brian -Tu no cugio?
Kevin -Sta bene... io dormo di là sulla sedia e tu ti sdrai qui ...
Brian -Facciamo il contrario??
Kevin -Brian...
Brian -Voglio essere lì quando si sveglia... per favore...
Kevin -Ok va bene... hai vinto- disse rassegnato-Però dormi ok? Domattina ti conto le occhiaie...
-Ok...- sorrise Brian
Kevin lo strinse forte in un abbraccio e gli disse -Andrà tutto bene... te lo prometto
-Sì Kev.... andrà tutto bene... deve andare per forza tutto bene!
Brian si accucciò sulla poltrona in camera di Nick e ci mise parecchio prima di addormentarsi. Non riusciva a staccare gli occhi di dosso dall'amico. Ora dormiva tranquillamente ma quando era sveglio aveva quell'aria accigliata, un misto tra tristezza, arrabbiatura e paura. Ce l'aveva col mondo intero. Questo era chiaro e comprensibile. Quando saliva sul palco invece tornava il Nick di sempre: sorrideva, era professionale, non sbagliava un passo. Ma appena le luci si spegnevano finiva anche il suo show personale. Doveva fare qualcosa per il suo Frack, doveva aiutarlo in qualche modo. Non riusciva a stargli vicino vedendolo soffrire silenziosamente in quel modo e non potendo fare nulla per risollevargli il morale.

CAPITOLO 3

-Mi dispiace signorina Jones ma non abbiamo bisogno di altro personale…
-Ma lei forse non ha capito bene o sono io che mi sono spiegata male… Ho bisogno di questo lavoro… non posso vivere di risparmi ancora per molto… non so neanche se riuscirò a pagare l'affitto il mese prossimo- disse calorosamente.
-La capisco ma il direttore ha bloccato la sua domanda di assunzione… non ha esperienza nel settore.
-Non ho esperienza???? Ma che razza… Che discorsi sono????… Se nessuno mi assume non avrò mai esperienza cosa pensa lei?
-Non è un nostro problema mi dispiace ancora… ora se vuole accomodarsi…
Jen lo guardò esterrefatta: tutte le volte era la stessa storia. Non aveva esperienza! Così con una laurea si ritrovava ad imbottire panini in una catena di fast-food.
-Ok… la ringrazio… e mi saluti il suo caro direttore.
Uscì dall'ufficio sbattendo la porta. Si fece scivolare su una sedia e iniziò a piangere. Era un periodino niente male! La tavola calda l'aveva licenziata perché era arrivata tardi 2 giorni di fila! Vai a spiegare a quello scemo del principale che doveva finire le pulizie a casa di quella coppia adorabile di vecchiette! Lo stipendio del ristorante non bastava a coprire le spese dell'affitto e della luce… il telefono era un lusso che ormai aveva dimenticato: glielo avevano staccato 2 mesi fa perché non aveva pagato la bolletta. Il cellulare era quasi sempre a corto di credito… Insomma uno sfacelo!
Si alzò da quella sedia convinta che entro sera avrebbe trovato un lavoro… doveva trovarlo!

Girò per tutti i bar, ristoranti e i pub di Tampa lasciando curriculum. L'esperienza come cameriera ce l'aveva eccome!
Jennifer Jones era una ragazza come tante: alta 1.70 mt , capelli rossicci e occhi chiari, bei lineamenti. Il suo corpo sembrava essere uscito dalle mani di uno scultore rinascimentale… aveva delle forme tondeggianti, al punto giusto. Certo è che non si poteva dire fosse la ragazza stereotipo "americano"! Ma a lei piaceva guardarsi allo specchio e scoprirsi rotondetta! L'importante era non andare oltre! Per non parlare della sua carnagione chiara, refrattaria a qualsiasi raggio solare! Era nata a New York da un matrimonio già in crisi tra Evelin Mitchell, nota arredatrice d'interni, e Kirk Jones famoso, se non il più famoso, architetto della capitale. A 18 anni si era trasferita a Tampa per studiare e, col passare del tempo, aveva rotto completamente i rapporti con la sua famiglia atipica e disastrata. Ogni scelta ha il suo prezzo e Jen pagò il suo in… contanti… già perché finirono i tempi di due assegni mensili di 1.000 dollari ciascuno. Lasciò il suo appartamento per cercare qualcosa più modesto che potesse dividere con altre ragazze. Così ne trovò uno che era la metà del precedente ma aveva anche trovato 2 fantastiche amiche! Aveva un bel caratterino, odiava arrendersi e non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno. Era laureata in scienze naturali ed il suo sogno era quello di lavorare per un istituto di ricerca ma per entrarci bisognava avere qualche conoscenza. Aveva anche quasi pensato di chiamare i suoi per farsi fare una lettera di raccomandazione, ma alla fine aveva lasciato stare: piuttosto avrebbe spalato letame per il resto dei suoi giorni piuttosto che permettere ai suoi genitori di intromettersi di nuovo nella sua vita. Testarda? Neanche poco…

Entrò in casa che ormai era quasi buio e Pat, il gatto di Trisha, le fu subito addosso.
-Ehi Pat… Ciao… hai fame?
Il gatto miagolò facendole le fusa.
-Jen com'è andata?- le chiese Trisha tirando fuori la testa dal suo studio.
-Come al solito… come poteva andare secondo te?
Trisha andò ad abbracciarla- Vedrai andrà meglio la prossima volta…
-Sì speriamo bene… intanto ho lasciato il curriculum in ogni locale pubblico della costa!
-Hai fatto bene ma sai finché avrai bisogno ci saremo io e Brooke!
-Grazie… lo so che voi due ci sarete sempre! Ti serve una mano con analisi?
Trisha sorrise – Te l'avrei chiesto tra poco…
-Ecco perché allora eri così gentile- scherzò Jen- Andiamo va…

Quella sera, le tre ragazze acquistarono cibo in un ristorante cinese e si buttarono sul divano a vedere vecchi film che avevano registrato dalla televisione.
-Certo che non abbiamo niente da fare che guardare vecchi film… siamo proprio messe male…- disse Brooke sorridendo.
Parlava così ma tutte sapevano che la sera dedicata ai film era la sua preferita.
Trisha- Se vuoi domani usciamo con te e con Tob!
-Ehi lascia stare il mio adorato Tob! A proposito Jen…
Trisha -Guai in vista…
Jen -Dimmi…- disse titubante. Stava per fregarla… lo sapeva!
Brooke -Tob ha un amico da presentarti…
Jen -E' come l'ultimo che mi ha presentato o peggio?
Brooke - Sei troppo selettiva! Craig non era niente male… Masticava solo con la bocca un po' aperta…
Jen -SOLO BROOKE? Gli si vedeva l'ugola mentre masticava…
Le ragazze scoppiarono a ridere.
Brooke -Jeremy è diverso, vedrai ti piacerà…
Trisha -Jeremy? Che nome orribile… è già un programma
Brooke -Tu zitta ok?
Jen -Dai va bene ci esco… poi ti saprò dire… non è che si mette le dita nel naso?
Trisha -Sarebbe il massimo!
Brooke -Siete due arpie…
Risero a crepapelle immaginando il primo appuntamento di Jen e Jeremy.

CAPITOLO 4

> Nick si svegliò con un gran mal di testa. Si guardò intorno e si accorse di essere ancora nel suo bus. Qualcuno doveva avercelo portato. Cercò di fare mente locale accarezzandosi il bernoccolo che aveva in testa e alla fine ricordò tutto: il concerto, lo svenimento, Aj e Kevin che lo portavano nel bus e la chiacchierata con Kevin a proposito dello psichiatra. Scostò le coperte e lentamente si mise a sedere. Aspettò qualche secondo che il bus finisse di girargli intorno e si alzò. Si guardò allo specchio di fronte alla branda: aveva ancora i vestiti di scena addosso e… accidenti… che aspetto orribile!
Fu allora che sentì qualcuno parlare di là nel soggiorno. Appoggiò l'orecchio alla porta.
Aj- Buongiorno
Kev- Hey ben arrivato…
Aj- Howie mi ha svegliato a suon di botte!
Howie- Non voleva alzarsi sono giustificato…
Aj- Come sta Nicky?
Brian- Ha dormito serenamente tutta la notte…
Howie- Per fortuna che riesce almeno a dormire
Aj- Che si fa Kev?
-Ieri ho provato a parlargli di uno psichiatra… forse gli farebbe bene. Avete notato che non parla più di loro? Saranno tre o quattro mesi che non le sento nominare…
Howie- Neanche con te Brian?
-Neanche con me
Kevin- Parlare con uno specialista potrebbe rendere tutto più facile…
Aj- Ma lui ha rifiutato…
Kevin- Già e si è anche incazzato molto… se solo riuscisse ad accettare la situazione…
Brian- Kevin… erano sua moglie e sua figlia!
Kevin- Lo so benissimo Brian ma ora non ci sono più… e… - la voce di Kevin si incrinò -… io non voglio perdere anche lui. Già è stato duro e difficile accettare la scomparsa di Mandy e di Nina…
Nick si sentì morire: Kevin stava piangendo a causa sua! Kevin non aveva mai pianto davanti a loro e neanche nei momenti più difficili. Sicuramente si sfogava quando era solo. Ma era il primo a dare forza a tutti. Continuò ad origliare.
Aj- Stai bene Kevin?
Kev –Sì scusate… è tutto così difficile…
Howie- Certo che se ci crolli tu Kev è la fine…
Kevin si alzò sbattendo i pugni sul tavolo -NON CE LA FACCIO PIU' HOWIE... ANCHE IO PERDO LA PAZIENZA A VOLTE...
Howie- Kev dobbiamo avere fede...
-IN COSA HOWIE? PERCHE'? Pensi che io tutte le sere non prego Dio affinché Nick superi questo momento?
Brian- Kevin non strillare Nick è di là che dorme...
In quel momento Nick fece il suo ingresso nella zona soggiorno.
-Non preoccupatevi sono sveglio già da un po'- disse e come se nulla fosse successo si sedette davanti alla sua colazione e iniziò a spelluccare il suo cornetto.
Kev- Nick mi spiace... non volevo alzare la voce...
Nick - Non preoccuparti Kev - sorrise- Sei umano anche tu...
Howie- Come ti senti?
Nick - Un gran mal di testa ma tutto sommato bene...
Kevin gli passò una mano tra i capelli - E' diminuito- disse toccandogli il bozzo.
Brian gli posò una tazza di latte davanti -Tieni Frack manda giù tutto d'un sorso...
Nick lo guardò con gratitudine - Grazie Frick.
Tutti lo osservavano mentre faceva colazione. Finita la tazza di latte li guardò e gli disse -Vi dispiace aspettarmi qui? Vorrei fare una doccia...
Brian- Ok ... ti aspettiamo...
Nick prese l'accappatoio dalla sua camera e andò nel piccolo bagno del bus dove fece scorrere l'acqua. Si spogliò e si mise sotto a quel getto freddo. I suoi muscoli all'inizio si irrigidirono come per protestare, poi iniziarono a distendersi e il suo pensiero vagò...

"Pa...pa...pa...pa..."
"Mandy... mi ha chiamato papà!"
Mandy gli sorrise affacciandosi dalla cucina "No Nick ti ha chiamato papapapa!"
Nick prese in braccio la piccola Nina e si avvicinò a sua moglie "Diglielo piccolina: ho detto papà!"

Quel flash svanì e Nick notò con desolazione che era ancora nel bus sotto l'acqua fredda. Prese il bagnoschiuma e si insaponò veloce.

I ragazzi si ammutolirono vedendo Nick riemergere nel soggiorno con l'accappatoio bianco.
Brian- Meglio?
-Decisamente.
Si rivolse a Kevin- Sai Kev... ho pensato alla discussione di ieri...
-Dimenticala Nick ok? Non volevo...
-No hai ragione penso che potrebbe farmi solo che bene...
Kevin lo guardò esterrefatto -Sei sicuro?
-Sì... insomma... male non fa... non credi? Potrei provare poi se va bene... giusto Alex?
Aj- Ottima idea Nick!
Brian- Nick abbiamo pensato di fermarci un attimo...
Il Nick di una volta si sarebbe arrabbiato come una bestia. Lui invece si limitò a fare spallucce e a dire- E' una buona idea...

CAPITOLO 5

Sedeva rigido sulla sedia. Non aveva potuto prendere nessun tranquillante perché gli avrebbe provocato un abbassamento di pressione e non voleva assolutamente svenire davanti a tutti. La situazione era abbastanza sotto controllo e la stampa non aveva scritto nulla sulle sue condizioni di salute grazie anche al fatto che nessuna notizia sembrava essere trapelata. Vicino a lui c'erano Brian da una parte e Kevin dall'altra mentre il moderatore era seduto subito dopo Kevin.
-Buonasera a tutti voi. I Backstreet Boys hanno convocato una conferenza stampa per annunciare un periodo di pausa inaspettato. I concerti a partire da quello di stasera, verranno posticipati a data da definirsi. A voi la parola.
Il primo giornalista alzò la mano:- Possiamo sapere il motivo?
Kevin- Abbiamo avuto un problema personale che dobbiamo risolvere, non possiamo più rimandare. Spero che le nostre fans ci capiscano e ci scusino. Posticiperemo le date e i biglietti acquistati saranno validi per quando recupereremo questa parte di tour.
Un altro giornalista:- Che tipo di problema dovete affrontare?
Tutti si girarono a guardare Aj mentre Nick si irrigidì sulla sedia ancora di più.
Brian- No mi spiace, non possiamo dirvelo ma non c'entra nulla con il problema di Aj che abbiamo risolto e superato. Non è nulla di grave ma abbiamo bisogno di un po' di tempo per noi.
Dopo queste due domande i giornalisti cambiarono discorso spostando l'argomento su eventuali nuovi cd e sulla loro musica.

Brian- Non è andata male non credi?- chiese a Nick mentre tornavano verso il furgone passando nei garage dell'hotel dove si era appena conclusa la loro conferenza stampa.
Nick- No anzi....
Kevin- L'importante è che ora tu ti senta più tranquillo...
Nick- Già... Sai mi è sembrato strano il fatto che non mi rivolgessero domande su... sì... su Mandy e Nina...
Brian- Forse avranno capito che vuoi essere lasciato in pace no?
Aj- Ti hanno torturato abbastanza in quel senso...
Nick- Lo so...
Howie abbracciò Nick - Andiamo dai... è ora di tornare a casa... dobbiamo chiudere le valigie... Sei pronto? Ti serve una mano?
Nick sorrise:- Devo ancora iniziare a preparare la roba...
Aj - Chiamo un'impresa di pulizia?
Nick - Ah ah ah spiritosone...
Il sorriso del buon vecchio Nick era tornato momentaneamente ad illuminare il suo bel viso.

Il bus era veramente un disastro: forse avrebbe fatto bene ad accettare una mano da Howie! Il suo ordine era proverbiale!!! Iniziò dalla zona notte. Prese il trolley, lo aprì e ci buttò dentro la roba con noncuranza. L'unica cosa che depose con cura era un orsetto di peluche che era appartenuto alla piccola Nina... era il suo primo regalo...

-Signor Carter?
-Sì buonasera... sono io....
-Buonasera signor Carter sono il tenente Isaac Storm del 5° dipartimento- si presentò esibendo un distintivo e mettendogli in mano un biglietto da visita.
-Posso fare qualcosa per lei?
-Conosce i signori Moore?
-Certo! Sono i miei suoceri ... e' successo qualcosa?
-Posso chiederle dove vivono?
-Qui vicino ma sono da circa tre settimane a Los Angeles per una vacanza...
-E sua moglie e sua figlia?
-Mio Dio... cosa sono tutte queste domande?
-La prego risponda...
-Sono da loro.... COSA SUCCEDE?

-Nick?... Nick...
Nick aprì gli occhi e stavolta proprio non riusciva a capire dove si trovasse; se non fosse stato per l'assordante cantilenare della sirena forse non avrebbe capito di essere dentro un'ambulanza.

FLASHBACK
Brian- Nick... mi chiedevo se... Nick.... ????
Brian entrò nel bus dell'amico e non sentiva rumori. Il suo campanello dall'allarme iniziò a suonare e si diresse a grandi falcate verso la zona notte. Trovò l'amico a terra e sembrava avesse la testa piegata come se qualcuno gli avesse spezzato l'osso del collo.
-Dio Nick...- si precipitò vicino a lui e sentì che ancora respirava.
Corse fuori dal bus e urlò per richiamare l'attenzione di qualcuno : - Chiamate un'ambulanza presto.....
END FLASHBACK

-Nick Mi sente?
A svegliarlo dall'incubo era stata una persona di colore che gli sedeva accanto con un camice verde.
Nick decise di annuire con la testa pur di non sentire più la sua voce chiamarlo ma questo gli comportò un gemito di dolore.
-Cerchi di non muovere la testa signor Carter: il suo collo non è messo bene. Sa dove si trova?
-In... una... ambulanza???
-Bene, e lo sa che giorno è oggi?
-Merc... no... giovedì
-E il presidente degli stati uniti?
-Ma... che razza di... domande sono?
-La prego...
-Bush?
-Ok Signor Carter-
L'uomo segnò qualcosa su una cartellina e poi tornò a guardarlo.
-La stiamo portando in ospedale. I suoi amici l'hanno trovata svenuta nel bus e si sono spaventatati. Non sapendo da quanto era così ci hanno chiamati.
-Ok... ma ora loro dove sono?
-Ci stanno seguendo in macchina...
Nick chiuse gli occhi e sprofondò di nuovo nei labirinti bui dei suoi vecchi ricordi.

-Signor Carter purtroppo debbo darle una brutta notizia...
Nick si irrigidì di colpo. Si avvicinò con fare minaccioso all'agente -Senta cosa cazzo vuole eh? Mi ha chiesto se conosco i miei suoceri, dove sono mia moglie e mia figlia... mi ha spaventato abbastanza per cui se deve dirmi qualcosa lo faccia ora...
-Volevo accertarmi che sua moglie e sua figlia fossero presenti in quella casa...
-Oggi sono state lì tutto il giorno... stavano facendo una festicciola per il primo anno di Nina... Ha compiuto un anno una settimana fa ma loro non c'erano... così ne hanno organizzata una lì. Le ho sentite qualche ora fa...
-La casa... c'è stata una fuga... di gas... e un'esplosione...
Nick indietreggiò istintivamente:- Un'esplosione?
-Già... la casa è diventata un grande rogo.... mi spiace signor Carter... ma...
Nick gli fece cenno di tacere con una mano. Iniziava a perdere i contatti col mondo:
- Nina... Mandy...
Nick era evidentemente sotto shock. I pezzi del puzzle da ricomporre erano facili ma lui non voleva mettere la parola "morte" vicino ai loro nomi. Ci pensò il tenente a esprimere le sue paure:- Mi dispiace signor Carter... sua moglie e sua figlia sono morte.

CAPITOLO 6

- Jen? Ancora all'ufficio di collocamento?
Jen - Cosa vuoi Trish, dovrò pure trovarlo uno stralcio di lavoro...- disse pettinandosi.
Trisha -Ti accompagno... lo sai che sono fortunata… magari oggi è la giornata buona!
Jen -No grazie Trish vado da sola...
Trisha -Cos'hai capito! Non è una domanda è un'affermazione! Devo portare due moduli del mio capo lì...
Jen -Non puoi farmi assumere lì da te??? Ti pregoooo…
Trisha -Lo sai che sono l'ultima ruota del carro... una studentessa lavoratrice... part-time per di più.... Non ho questa influenza sul capo...
Jen -Sfodera il tuo fascino allora....- rise divertita facendo la mossa da femme fatale.
Trisha -Andiamo scemetta!- disse divertita.

All'ufficio di collocamento le due amiche si separarono. Jen doveva leggere gli annunci della bacheca e Trisha portare quei moduli dopo aver fatto un'enorme serpentone di fila!
Trisha -Ci vediamo qui ok? Io a quanto pare avrò da fare per un'oretta almeno...
Jen -Non preoccuparti anche io ho da fare. Ci sono migliaia di offerte da copiare... Devo uscire di qui con un lavoro!
Trisha –Tò! Questa l'ho già l'ho sentita...
Jen -Ehi ma non dovresti essere dalla mia parte???
Trisha l'abbracciò -Lo sono sempre!!! A dopo...
Jen -Sì a dopo...
Jen si avvicinò alla bacheca e iniziò a leggere e a segnare le offerte di lavoro che le interessavano.

-Mi scusi?
Jen aveva appena finito di riempire la prima paginetta di numeri di telefono da chiamare quando fu richiamata da una signora.
-Sì mi dica....
-Qui nelle offerte di lavoro non trovo un annuncio che fa per me, sa come posso fare per metterne uno?
Jen -Certo, si fa dare un modulo prestampato lì a quello sportello- le disse indicato lo sportello di fronte a loro -scrive quello che le serve con il recapito e poi lo affigge qui.
-La ringrazio- rispose gentilmente la signora squadrandola .
Jen si sentì sotto esame.
-Lei è qui per trovare lavoro?
Jen -Sì ma ho quasi perso le speranze...
-Forse potrebbe aiutarmi lei... sempre che le interessi fare da baby-sitter a mio figlio...
-Vuole darmi un lavoro???- le chiese a bocca aperta.
-Sto cercando una ragazza giovane che si occupi di mio figlio e lei ha un'aria così rassicurante... magari mi sbaglierò... dovremmo conoscerci un pochino di più… ma sembra proprio la persona che stavo cercando... Che ne dice?
-Penso che mi possa interessare parlarne…
- Allora signorina....
-Jennifer ....
-Jennifer... le segno il mio indirizzo. Se oggi pomeriggio può fare un salto da me le spiego tutto e ci mettiamo d'accordo per il compenso, sempre che lei voglia accettare.
-E' perfetto...
Jen osservò quella strana signora bionda scrivere i suoi dati su un biglietto e quando glielo porse lo prese custodendolo gelosamente.
-A più tardi allora Jennifer.
-A più tardi... e grazie…
Jen guardò la signora uscire a bocca aperta. Finalmente aveva un lavoro!!!!
Trisha -Ehi? Con chi parlavi??
Jen incredula guardò l'amica -Forse ho trovato un lavoro... e mi è caduto dal cielo...
Trisha -Raccontami.... è quella signora?
Jen -Già... mi ha assunto come baby-sitter per suo figlio. Certo non è quello che volevo io ma per ora può andare bene e sicuramente avrò tempo libero a sufficienza per poter fare colloqui qua e là...
Trisha l'abbracciò- Brindiamo?
Jen -Aspettiamo domani ok? Oggi pomeriggio vado da lei e quando sarà ufficiale brinderemo tutte e tre!
Le due amiche si allontanarono contente dall'ufficio di collocamento.

Erano le cinque di pomeriggio e Jen era riuscita a trovare la casa della signora incontrata in mattinata. Osservando quel poco di casa che si vedeva al di là del cancellone, sperò che avesse preso anche una donna delle pulizie. Era una casa enorme! Suonò il campanello titubante e dopo qualche secondo le rispose una voce maschile.
-Chi è?
-Sono Jennifer Jones, sono qui per un colloquio con la signora...- per la prima volta lesse il nome della signora sul biglietto- ...Jane Carter...
-Sì l'aspettava. Ha paura dei cani?
Jen sorrise- Dipende dai cani....
-Allora entri pure sono piccoli...
Il cancello si aprì come per magia davanti a lei rivelando un lungo vialone. Al suo ingresso quattro cagnolini le corsero incontro abbaiando.
Jen respirò profondamente e varcò la soglia di quella villa. Avanzò accarezzando i cuccioli che si litigavano le sue carezze. Era quasi arrivata quando si trovò di fronte un enorme pastore tedesco. Lui non sembrava gradire la sua presenza. Iniziò a ringhiarle minaccioso. Al ringhiare i quattro cagnolini scapparono a nascondersi.
-Bei tipini...- pensò Jen:- Arriva il boss e loro scappano....
Il pastore avanzava verso di lei ringhiando e sbavando. Jen era immobile più per la paura che per altro.
-GUNTHER.... qui bello...
Il cane sentendosi chiamare dal padrone si trasformò in un agnellino belante e corse scodinzolando felice verso quella voce.
Jen rimase a bocca aperta: il padrone della bestia feroce era un ragazzo che sembrava un angelo. Era biondo, alto e quando le si avvicinò per chiederle come stava, Jen notò un paio di occhi blu splendidi.
-Mi scusi signorina Jones ... Mi è scappato. Tutto bene?
-Oh... sì... non si preoccupi... non è successo niente...
-Venga la scorto fino in casa! Aveva un appuntamento con mamma...
-Se lei è il figlio di Jane....
-Sì... uno dei figli...
Jen si tranquillizzò: allora non era lui a cui doveva fare da balia.... per fortuna! Quel ragazzo sembrava avere la sua stessa età!
Entrò in casa e il ragazzo la face accomodare in salotto dove ritrovò due dei quattro cuccioli di prima.
-Si accomodi vado a chiamare mamma. Non ha sentito il campanello...
-Ok grazie...

CAPITOLO 7

-Vi siete già conosciuti?
Una voce alle spalle di Jen la fece sobbalzare.
-Salve signora Carter...
-Scusami cara, non volevo spaventarti... hai detto che ti chiami?
-Jennifer Jones... anche Jen può andare bene...
-Bene Jennifer, accomodati- disse ignorando l'allusione di Jen al suo soprannome.
Jen si sedette sul sofà mentre Jane si accomodò sulla poltrona di fronte così da poterla osservare meglio.
-Posso offrirti qualcosa? Mio figlio mi ha raccontato la tua esperienza con Gunther...
-No grazie sto benissimo... non è successo nulla...
-Allora parliamo subito di affari... ok?
- Ok...
-Il ragazzo che hai visto prima è mio figlio Nick, il più grande. Ha 23 anni. Tu quanti ne hai?
-25... quasi 25...
-E' perfetto!
-Mi scusi signora ma mi sfugge qualcosa... dovrei fare da balia ad un ragazzo di 23 anni????
-Più o meno....
-Io avevo pensato ad un bambino... non so se sono in grado....
-Ascolti musica?
Jen la guardò visibilmente sbalordita ma decise comunque di assecondarla -Non molta veramente...
-Sai cucinare?
-Sì...
-Tirare avanti una casa?
-Vivo sola con altre due ragazze...
-Perfetto allora... sei in grado!
-Mi scusi... ancora non la seguo...
-Mio figlio Nick ha vissuto un brutto periodo in quest'ultimo anno. E' uscito due giorni fa dall'ospedale di Las Vegas, dove si trovava per lavoro. Ora si è messo in testa di tornare a casa sua e non voglio che stia solo...
-E io allora...
-Tu ti trasferirai lì...vitto, alloggio più un accredito da parte mia sul tuo conto di 2.000 dollari al mese...
-Co… sa???? Duemila dollari più vitto e alloggio???
-E' poco?- chiese Jane guardandola
-Non sarà vantaggioso per me farglielo notare ... ma è troppo!
-Oh...- rise - Non preoccuparti possiamo permettercelo e sono pronta a salire fino a 3.000 per assumerti!
-Andranno bene 2.000...- Jen la guardò e poi chiese - Perché proprio me?
-Mi sembri una ragazza colta, sveglia, onesta, semplice, seria... ed è quello di cui ho bisogno
-E cosa dovrei fare?
-Mandare avanti la casa... e buttare un occhio su Nick. Il giardino e la piscina sono compiti di un giardiniere che viene un giorno sì e uno no, cani e barca sono di Nick. Si arrabbia terribilmente se qualcuno glieli tocca. A casa invece non ci pensa nessuno. Non ha mai voluto nessuno dentro.
-E cosa le fa pensare che accetti me?
-Intanto il fatto che io lo obbligherò... poi anche se lo nega lui ha bisogno di compagnia... quella casa è così vuota e triste da quando...
Jane si morse le labbra. Stava dicendo qualcosa che non doveva dire. Cambiò immediatamente discorso.
-Avrai una macchina a disposizione ed una carta di credito intestata a te per fare tutte le spese necessarie per il mantenimento di casa.
-E lei si fida??? Insomma non mi conosce...
-I conti al dettaglio arrivano qui a casa mia e poi tu puoi solo pagare nei negozi non puoi prelevare. Hai un budget mensile e anche se scapperai con la carta di credito e la macchina non ci rimetteremo molto...
Jen sorrise- Ha pensato a tutto....
-Vedi Jennifer... sono una madre disperata...voglio solo che Nick stia meglio... le ho provate tutte...
-Per cui io sono l'ennesimo esperimento....
-Già... cosa ne pensi?
-Penso che sono talmente disperata che accetterò... anche se mi spaventa un po' data l'età di Nick…
-Bene!- Jane sorrise soddisfatta :- Avrai 6 mesi di stipendio anticipato. Dopo questi 6 mesi se ti sei trovata male sarai libera di andartene... altrimenti rinnoviamo il contratto per altri 6 mesi.
-Ok...
-Rimani a cena? Così parliamo con Nick e ti presento il resto della famiglia...
-Accetto volentieri! Jane?
-Sì?
- Perché mi ha chiesto se ascolto musica?
- Perché mio figlio è Nick Carter... una popstar

Jen aiutò Jane ad apparecchiare. La casa sembrava vuota eppure a tavola c'erano ben 8 coperti! Prima o poi, pensò la ragazza, tutta questa gente si sarebbe fatta vedere.
Infatti verso le sette e mezza la cucina iniziò a popolarsi di gente che salutava Jane con un bacio e Jen con una stretta di mano: Bob, Angel, Aaron, Bj, Leslie. Sembrava ricordare tutti i nomi! Nick fu l'ultimo a scendere. Forse era stato il discorso di Jane a colpire Jen ma ora che guardava Nick da vicino notava un velo di tristezza sul suo volto.
Jane- Ciao amore... ti ricordi di Jennifer? Vi siete incrociati prima nel giardino...
-Certo che mi ricordo. Ciao Jen, io sono Nick- le fece un sorriso di circostanza.
A Jen rimase impresso il fatto che lui avesse usato il suo nomignolo da subito invece che il suo nome di battesimo.
-Ciao Nick...- gli strinse la mano.
Jane- Bene ora sediamoci a tavola.
Jen invidiò quella famiglia: innanzitutto erano tantissimi. A lei sarebbe bastata una sorella... o un fratello! Poi erano così affiatati e mangiavano insieme, cosa che a casa sua non succedeva. Ricordava di tristi pranzi con la baby-sitter e altrettanto tristi cene da sola mentre i suoi fuggivano a qualche festa o riunione urgente con un panino in bocca.
Come se le stesse leggendo nella mente Nick le disse in un orecchio:-Non è tutto oro quello che luccica...
Jen- Scusa?
Nick- E' difficile che stiamo tutti insieme a tavola... allora se succede per noi è come Natale...
-Siete una bella famiglia...
Jane interruppe la conversazione tra i due:- Come sapete Jennifer era venuta per un colloquio... e l'ho assunta.
Aaron- E che farà mamma?
Jane- Si trasferirà da Nick...
Un silenzio tombale scese nella cucina. Nick si alzò dal suo posto sbattendo il tovagliolo sul tavolo. Uscì dalla cucina come una furia senza dire una parola.
Jen- L'ha presa benissimo...

CAPITOLO 8

Jane guardò esterrefatta Nick uscire in quel modo e si sentì in diritto di fare la buona padrona di casa :- Scusalo Jennifer, non si era mai comportato così...
Jen- Forse avreste dovuto interpellarlo prima... non è stata una buona idea fermarmi a cena...- disse alzandosi e poggiando il tovagliolo vicino al piatto.
Bob- Non ti preoccupare Jen sarebbe andata comunque così... conosco mio figlio...ti prego, rimani.
Jane- Vado da lui... tu aspettami qui Jennifer.
Jen non potè far altro che obbedire visto che l'aria era quella di un ordine.

Al piano di sopra, in camera di Nick.....
-Nick... come hai potuto essere così maleducato?
-MALEDUCATO MAMMA??? E TU COME MAI SEI SEMPRE COSI' FICCANASO?
-Io voglio il tuo bene Nick
-IL MIO BENE E' TORNARMENE A CASA MIA DA SOLO....
-Lo dici tu che è questo il tuo bene... e piantala di strillare... ti potrebbero sentire...
-IO SO QUAL'E' IL MIO BENE MAMMA E POI STRILLO QUANTO VOGLIO... E' CASA MIA NO? CHE SENTISSERO PURE....
-Nick non puoi tornare a casa da solo... non reggeresti tutto e lo sai...
-SONO UN UOMO MAMMA GUARDAMI... POSSO FARCELA... MA TU NON CI HAI MAI CREDUTO...
-Nick ti ho creduto e lo sai... e cosa ci ho rimesso la tua salute.... se svieni e in casa non c'è nessuno? E se succede come a Las Vegas??? Sei stato un mese in quell'ospedale col tirante al collo... perché cadendo avevi sbattuto...non te lo ricordi????
-SI' CHE ME LO RICORDO... E NON SUCCEDERA' PIU'- le urlò in faccia.
Jane a questo punto i arrabbiò tremendamente -E CHI ME L'ASSICURA CHE NON SUCCEDERA' PIU'? TU NICK???? NON TI CREDO!

Bob al piano di sotto cercava di parlare con Jen :- Scusalo Jen è che non è stato facile quest'ultimo anno... poi è diventato così ribelle...
-Non preoccuparti Bob... forse farei meglio ad andarmene... mi sento molto a disagio…
Aaron- No Jen rimani...
Jen- Perché??? Tuo fratello è visibilmente arrabbiato e penso di esserne la causa...
Aaron- Ho paura Jen che Nick vada a vivere a casa sua da solo... può succedergli di tutto...
Bob- Soffre di svenimenti... negli ultimi tempi sono diventati molto frequenti. L'ultimo è stato a Las Vegas. Stava preparando i bagagli ed è svenuto. Era solo nel bus e Brian quand'è arrivato l'ha trovato a terra privo di sensi. E' stato un mese in ospedale perché cadendo si era incrinato una vertebra del collo. Siamo spaventati tutti a lasciarlo solo... ma lui a noi non ci vuole... e Jane quando ti ha visto ha avuto la sensazione che tu fossi una persona forte...
Jen- Io... non so se posso farcela...
Bob- Ma se te lo permette Nick... ci proverai?
Jen ci pensò un attimo su e poi disse:- Penso che potrei provare...

Intanto al piano di sopra continuava la discussione.
-MAMMA VOGLIO ESSERE LASCIATO IN PACE DA TUTTI VOI!
In quel momento fece l'ingresso nella camera Bob che si era scusato con Jen ed era salito al piano di sopra per parlare con suo figlio.
-Jen di sotto sta aspettando una risposta...
-MANDALA AL DIAVOLO!
-NICKOLAS INNANZITUTTO PIANTALA DI URLARE E POI TU A CASA TUA CI TORNI SOLO CON LEI... PENSO DI ESSERE ANCORA TUO PADRE E DI POTERTI DIRE COSA PUOI O NON PUOI FARE... ALTRIMENTI TI RINCHIUDO IN UNA CLINICA...
Scese il silenzio nella camera. Fu Nick a romperlo. Stava piangendo.
-No...non puoi farmi questo...
Anche Bob aveva gli occhi umidi:- Posso Nickolas... e lo farò se tu mi spingi a farlo. Noi tutti abbiamo paura di lasciarti solo a casa, lei ti aiuterebbe a mandare avanti la casa e noi staremmo tranquilli perché non sei solo.
-Ma...Mandy si occupava della casa....
Bob abbracciò suo figlio, che tutt'un tratto sembrava più piccolo e fragile del solito.
-Nick, Mandy non c'è più... e tu stai cadendo in un baratro profondo... proviamo se funziona ok? Poi ti prometto che se non va rispediremo Jen a casa.... ok?
Nick guardò il padre con ammirazione. Riusciva sempre a convincerlo e a trovare una soluzione per quello che non andava. -Va bene pa' proviamo...

Dopo una mezz'oretta Jane, Nick e Bob raggiunsero gli altri in salotto. Jen guardò Nick negli occhi e lui le fece un sorriso.
-Bhe scusa la mia ignoranza Jen... sembra che se non ti porto a casa con me non mi lasciano andare...
Jen gli sorrise- Già... mi spiace…
-Va bene per te domani? Se mi segni il tuo indirizzo passo a prenderti a casa e poi andiamo da me...
-Penso che possa andare bene...
-Ok allora...

CAPITOLO 9

-… e così è sceso e si è scusato… era come se non fosse successo nulla…
Brooke: -Ma dai! Nick Carter… il biondino dei Bsb… ma è fantastico…
Jen: -Perché, tu lo conosci?
Trisha: -Lo conosco anche io… figurati!
Jen: -Devo aver vissuto sulla luna per tutto questo tempo…
Brooke: -Ti dobbiamo fare un corso intensivo?
Jen rise: -Non penso che ce ne sarà bisogno, lo conoscerò col passare dei giorni!
Brooke: -Non aspettarti Mister Simpatia…
-E perché? A me sembra un tipo ok…
Trisha: -Mamma mia Jen, sei proprio una sfigata, gossip parlando si intende! Allora un anno…
Brooke: -No dai gliela voglio raccontare io!
Trisha: -E va bene, forza Brooke tanto è il tuo mestiere… quello di spettegolare…
Brooke: -Grazie!- si atteggiò soddisfatta: -Allora se tu avessi prestato un po' più di attenzione ai gossip avresti saputo che è vedovo...
Jen:- VEDOVO????? Ma se ha due anni meno di me…
Trisha:-Non è colpa mia se sei una tardona...
-Ah! Io sarei tardona... tu invece fischi…
Brooke:-Dai Trish lascia stare... non capirà mai...
Trisha:-Hai ragione...
-Mi farete impazzire!- disse Jen buttando i pantaloni della tuta in valigia e sedendo sul letto.
Brooke:-Mi stai a sentire?- chiese per riprendere l'attenzione. Stavolta aveva un pennarello in mano e iniziò a disegnare delle sagome sul calendario aiutandosi con quel supporto visivo: -Due anni fa il nostro soggetto, Nick Carter, ha sposato la sua fidanzata storica Mandy che era un attimino incinta, dalla loro storia è nata una bimba… non mi ricordo come si chiama…
Trisha: -Nina…
Brooke: -Giusto, Nina…- scrisse sulla sagoma che doveva raffigurare un neonato.
-Per il suo primo compleanno Mandy e Nina hanno raggiunto i genitori di lei a Los Angeles per festeggiare coi nonni ma c'è stato un incidente… al piano di sotto, una fuga di gas, ha fatto saltare in aria il palazzo…
Jen: -Oh mio Dio…- disse Jen portandosi le mani alla bocca.
Brooke: -Già… sua moglie e sua figlia… bhe, sono morte…
Jen: -Racconti sempre in maniera così frivola le disgrazie altrui?- Chiese ancora sotto shock con gli occhi fissi sul disegno del fuoco che lambiva una casa fatto da Brooke sul calendario.
Brooke: -Bhe dai ti ho fatto un sunto…
Jen si accomodò meglio sul letto e disse: -Ora capisco perché non mi vuole in giro per casa e perché ha reagito così alla notizia…
Trisha: -Mettiti nei suoi panni…
Brooke: -Già brutta storia... Nick non si è ancora ripreso da quello shock... ha ripreso a lavorare dopo soli venti giorni dalla tragedia e si è buttato anima e corpo nel lavoro, non ha più avuto una relazione con una donna... insomma poveraccio... non ha una vita felice...
Jen: -Ragazze preferivo rimanere senza lavoro… ora comunque devo chiudere le valigie… chi mi dà una mano?
Brooke: -Indovina un po'?
Le ragazze si alzarono dal letto e si avvicinarono alla valigia che per ora conteneva due paia di pantaloni e due magliette...
-Non porto via molto, tanto avrò una macchina per me, per cui vengo a prendermi le cose man mano che mi servono… poi pare brutto presentarsi con gli scatoloni no?- Chiese come per scusarsi.

Dopo una mezz'ora…
Brooke -Secondo me dovresti portarti quel toppino blu con gli stass...
-Il toppino blu con gli strass??
-Certo e anche quel gilet fashion nero di pelle…
-Nero di pelle???
-Sì dai non fare la sfigata… ti presto anche le mie scarpe tacco 12 con le borchiette… quelle che ti piacciono tanto…
-Scarpe con le borchie tacco 12????????
-E piantala di ripetere ogni parola che dico... hai fatto la stessa cosa con la mini lilla, la maglia scollata verde pistacchio e anche con le scarpe con i tacchi a spillo fucsia...
-Brooke... vado a fare la badante!!! Non vado a prostituirmi!
-Jen insomma dovrai anche metterti addosso qualcosa di INN ogni tanto no?
-Sì magari mentre passo la cera nel salone...
Trisha rise di cuore:-Ti prego chiamami quando lo farai... non voglio perdermi la scena!!!
-Uffa... piantatela siete due oche... Nick è un bel ragazzo ma non vado lì a fare colpo...
Brooke:- Ma dai ora che è single...
Trisha e Jen: -BROOKE!
Brooke:- Ok, ok... - disse alzando le mani in segno di resa. -Mi arrendo... non lo dirò più... però potrebbe invitare a cena i ragazzi e allora potresti sfoggiare qualcosa di diverso da una tuta da mercato...
Alla fine, dopo un lungo consiglio di famiglia optarono per un paio di completi un pochino più chic!

CAPITOLO 10

Alle nove precise, la mattina seguente, Jen era pronta per andare via.
Era rimasta d'accordo con Nick che l'avrebbe aspettato sotto al portone. Era lì seduta sulla sua valigia più grande e con altri due trolley vicino. Le sue amiche sbirciavano dalla finestra in attesa di vedere questo fantomatico angelo biondo. Jen ogni tanto si girava e le salutava con la mano.
Alle nove e mezza di Nick non c'era neppure l'ombra.
Stava per rinunciare, si era alzata, aveva preso una delle valigie quando un macchinone nero lucente si fermò vicino a lei. Ne scese un ragazzo in jeans e maglietta attillata verde e gialla. Le sorrise e si tolse gli occhiali da sole. Si avvicinò alla ragazza.
Jen rimase quasi pietrificata quando si chinò per darle un bacio, non aveva fatto caso alla sua altezza!
-Ciao Jen!
-Ciao Nick… tutto bene?
-Sì e tu? Pronta per questa nuova avventura?
-Bhe diciamo di sì…
-Scusa per il ritardo, sai mia madre mi ha riempito di cose da mangiare... ho il frigo vuoto...- le sorrise ancora.
-Non preoccuparti Nick, ci mancherebbe... non aspettavo da molto...- disse imbarazzata.
-Troverai un disordine immenso per casa ti avverto…
-Oh, non fa niente sarà compito mio rassettare la casa…
Nick prese le valigie e le caricò nel portabagagli, poi aiutò Jen a salire. La ragazza lanciò un'ultima occhiata alla finestra e vide le sue migliori amiche che le facevano ciao con le mani. Le ricambiò e chiuse lo sportello.
Durante il viaggio ascoltarono un cd dei Metallica e non parlarono molto. Nick era amabile e cortese: rispondeva alle sue domande ma non amava entrare nei particolari. Jen sospettò che in quel suo stato di calma apparente c'entrasse la madre di lui. Le uniche frasi che si scambiarono riguardavano i suoi gusti culinari e gli orari dei pasti. Niente altro.

La casa di Nick, che distava una ventina di minuti dall'abitazione sua e delle sue amiche, era una bella villa circondata da verde e affacciava sull'oceano.
Nick parcheggiò vicino ad una Crysler.
-Vieni, ti aiuto a portare dentro i bagagli, le camere da letto sono al piano superiore.
Jen lo ringraziò e prese uno dei trolley piccoli.
Nick le fece strada fin sotto al portico e, dopo aver aperto la porta, la accompagnò di sopra in una stanza grande e soleggiata.
-Vieni Jen, questa sarà la tua stanza.
Jen entrò e la prima cosa che fece fu affacciarsi alla finestra: davanti a lei c'era una bellissima spiaggia e l'oceano.
-La vista è bellissima...- disse sinceramente meravigliata.
-Grazie, sono felice che ti piaccia... ho scelto questa casa perché tutte le camere da letto hanno questa veduta...
-Un'ottima scelta...
-La camera ti piace? Ne ho altre quattro altrimenti... hai il bagno in camera e se apri quel mobiletto puoi trovare la tv, il dvd e il videoregistratore... se poi vuoi una psp basta chiederlo…
-Ma è magnifico, grazie..
-Io dormo due porte più in là… per cui se hai bisogno…
-Grazie…
-Ehy non ringraziarmi sempre...- rise Nick -... non ce n'è bisogno... davvero!
Jen diventò rossa.
Nick le porse una busta gialla da spedizione: -Tieni, queste sono le istruzioni che ti manda mia madre… buona lettura!- disse ironico.
Il ragazzo se ne stava andando ma Jen lo bloccò:-Nick senti…so che non mi hai scelto te e magari potrò sembrarti fuori luogo... e mi ci sento davvero fuori luogo… ma ti giuro che non intralcerò la tua vita in nessun modo… non sarò un peso per te… in fondo sono solo una domestica…
Nick le sorrise: -Jen ammetto che non mi piace avere estranei per casa… ma vorrei che ti considerassi parte… magari tra un po' di tempo… della nostra famiglia, mi spiace per ieri, sono stato scortese… è solo che a volte mia madre è così invadente…
-Grazie per l'accoglienza… quella di oggi intendo…
-Ti dirò tutte le mattine i miei impegni così sai se sono qui a pranzo o a cena… ok? Tipo stasera sono fuori ma pranziamo insieme, così ci conosciamo un po' meglio… non avrò molto tempo in questi giorni. Stiamo preparano un tour… però farò del mio meglio per non farti sentire sola…
-Va bene…
-Ora ti lascio mettere in ordine le tue cose… Ah... Se vuoi uscire queste sono le chiavi della Crysler... è la tua macchina ok?
Così dicendo uscì lasciandola a trafficare con le sue valigie.

Non era iniziata poi così bene. Jen non voleva assolutamente prendere il posto di sua moglie ma lui l'aveva trattata proprio come una colf... si rassegnò all'idea: in fondo non era altro che una badante... imposta per giunta!
Si sedette sull'enorme letto matrimoniale e si riposò un po' prima di iniziare a disfare i bagagli.

Quando scese per il pranzo Nick le fece trovare una bella pizza.
-Eccoti! Bene... mi sono preso la libertà di ordinarti una pizza rossa con la mozzarella... spero ti piaccia!
Jen sorrise e si sedette: -Andrà benissimo!
-Allora Jen, parlami di te...
La ragazza iniziò a parlare a ruota libera della sua famiglia, delle sue amiche e di come aveva incontrato Jane Carter. Cercava di non fare troppe pause: la metteva in soggezione quel ragazzo e a maggior ragione temeva i silenzi che si sarebbero potuti creare tra loro. Verso le tre del pomeriggio Nick la salutò e uscì per andare a lavoro.

Rientrò verso le undici di sera. La casa era nel silenzio più totale. Salì le scale senza far rumore e accostò l'orecchio alla porta di Jen. Non si sentivano rumori e non si vedevano luci. Scese in cucina e vide che la sua domestica si era già data da fare: mancava da quella casa da più di due mesi e si era creato uno strato di polvere non indifferente. Jen aveva iniziato proprio da lì: c'erano pentole e piatti a scolare su ogni ripiano e un bustone nero a terra.
Ci ficcò il naso e vide che aveva buttato tutti i prodotti scaduti.
Aprì il frigo e notò che anche quello era stato accuratamente pulito e riempito sia con i cibi dati da Jane sia con altra roba che sicuramente era uscita a comprare.
Doveva rassegnarsi: non era più solo ora e questo pensiero non gli dispiaceva.
L'ultimo anno era stato completamente solo e non gli era piaciuto, adesso se non altro aveva Jen.

CAPITOLO 11

Il rumore dell'aspirapolvere lo destò da un incubo. Controvoglia si alzò e scese con indosso solo i boxer a vedere che succedeva. Passando davanti alla portafinestra vide Tom il giardiniere intento a potare le piante. Lui sì che era un uomo fidato: nonostante l'assenza da casa il giardino era sempre in perfetto stato. Non poteva che essergliene grato. Si affacciò in salotto e trovò Jen che passava l'aspirapolvere sulla moquette dei tappeti.
-Buongiorno…- alzò un po' la voce per farsi sentire.
Jen spense l'affare e si girò con un bellissimo sorriso stampato sulle labbra: -Buongiorno Nick, ben svegliato. Dormito bene?
Nick storse un po' il naso ma le rispose comunque di sì.
-Vado a prepararti la colazione se vuoi…- propose Jen.
-No, non preoccuparti tu continua pure qui…- si allontanò.
-Sicuro?
-Certo… vuoi che metto qualcosa su anche per te?
-No grazie… io ho già fatto colazione…
-Prendi un succo di frutta con me?
Jen capendo che la voleva vicino annuì: -Sì magari quello sì…
Poggiò a terra il manico dell'aspirapolvere e lo seguì in cucina.
Si sedette sullo sgabello e lo guardò prepararsi la colazione: era un po' imbarazzata dalla sua mise… ma decise che se si concentrava a guardargli la faccia, e non altro, non le avrebbe portato imbarazzo la cosa!
Nick mise in tavola il latte, dei cereali, due uova che aveva strapazzato in padella e un succo per lei.
-Volevo ringraziarti…- disse sedendosi anche lui.
-E di cosa?
-Di quello che fai per me… ho dato un'occhiata al tuo curriculum e ho visto che sei laureata… non me l'avevi detto!
-Sì in scienze naturali… bhe scusami se te l'ho taciuto… ma sai non conta molto la mia laurea visto che non riesco a fare quello per cui ho studiato…
-Vuoi che ti metta in contatto con qualche istituto di ricerca?
Jen si sentì come colpita in pancia: -Non… non va bene…quello che faccio qui? Sono arrivata solo da un giorno… dammi il tempo di abituarmi…
Nick scoppiò a ridere. Era uno dei pochi sorrisi che le concedeva e lei arrossì dalla bellezza che sprigionava: -Scusami… non voglio licenziarti… pensavo solo che una bella ragazza come te, giovane, laureata avesse altro per la testa e non fare da babysitter ad un bambinone che non vuole crescere!
Jen sorrise pensando a quanto era stata patetica quella frase, perché non glielo raccontava lui cos'era successo?
-Bhe per ora sto bene qui se a te va…
-Certo…
-Allora torno a fare le pulizie…- disse alzandosi e piantandolo lì in cucina.

Aveva da poco ripreso a passare l'aspirapolvere quando qualcuno le staccò la spina.
-Jen… scusa davvero…- le disse Nick serio andandole incontro con il filo in mano. Lei glielo prese dalle mani e andò a inserire nuovamente la spina. L'aspirapolvere era ripartito e stavolta Nick lo spense manualmente.
Jen: -Nick scusami… è da meno di 24 ore che conviviamo e già mi sento cacciata…
-Lo so è che non sono molto bravo con le persone… ma vorrei veramente che tu capissi che sei la benvenuta…
-Ok…- disse Jen poco convinta.
Nick lasciò cadere il discorso capendo che non era aria: -Jen… vado via tra poco e torno tardi ok? Non mi aspettare per cena…
-Ok… buona giornata…

-Che mi dici di questa Jen?- chiese Howie
-E' una tipa apposto…
-Ti fa compagnia?- chiese Aj
Brian: -Aj mica gli hanno regalato un cane! È una persona!!
-Lo so ma chiedevo…
Nick rise: -Sì Aj, mi fa compagnia non preoccuparti e grazie a tutti per l'interessamento… preferirei però lavorare se per voi è ok, ieri ero giù di tono e non mi piace proprio la parte che ho registrato!
Kevin assecondò Nick e si rimisero al lavoro provando e riprovando quel pezzo fino a che non venne inciso come volevano. I cori dei concerti erano importanti: sarebbero stati il loro sottofondo per le quasi 100 date del Never Gone Tour!

CAPITOLO 12

I giorni passavano e Jen dalla mattina alla sera non faceva che pulire quell'enorme casa. Mancavano due ripostigli al piano di sotto, la camera di Nick, dove lui ancora non le aveva dato il permesso di entrare, e due ripostigli al piano superiore.
Nick a casa lo vedeva solo attraverso le fotografie… non c'era mai. Non si fermava mai a pranzo, mai a cena. Non veniva mai nessun amico a casa sua. Ormai le uniche visite che riceveva erano quelle di Jane o di Bob o di uno dei fratelli di Nick. Aveva anche preso una decisione: finiti quei sei mesi avrebbe scisso il contratto… tanto che ci stava a fare a casa se lui non c'era mai?
Ogni tanto chiamava le sue amiche che la tiravano su di morale…
Brooke: -Bella mia ma che vuoi che ti trombi seduta stante? Ti hanno assunto come donna delle pulizie!
-Sì Brooke lo so ma lui non c'è mai a casa! Vuoi sapere la mia giornata tipo? Mi alzo alle sette e mi sistemo la camera, alle otto scendo e faccio colazione ed inizio a fare lavori che creano poca confusione perché il conte, rientrando alle 3 tutte le notti, dorme fino alle 11 ! Alle 11 appunto faccio i lavori + rumorosi… così il ghiro si sveglia lode a Dio! Fa colazione, si veste ed esce… io rimango a fissarlo come una pirla… finisco le faccende, pranzo e me ne vado in giro tutto il pomeriggio, faccio spesa, vengo da voi… poi torno a casa… perché non sempre mi avverte quando non viene a cena e se sta a cena lui esige che io sia lì a scodinzolare… e tutto ricomincia uguale il giorno dopo!
-Hai finito?
-SI'!
-Bene, calmati allora… sei la sua D O N N A D E L L E P U L I Z I E… non puoi aspettarti che ti dia confidenza…
-Lo so… ma…
-Ci avevi sperato vero?
-Sì… Jen non puoi salvare l'universo tanto meno uno che NON vuole essere salvato… com'è la jacuzzi?
-Come fai a sapere che ha una Jacuzzi?
-JEN tutti i divi ce l'hanno!
-Ah… comunque comoda… ma mai quanto la sua piscina coperta e riscaldata!- rise Jen
-Davvero?
-Fenomenale… acqua salata… perché lui adora il mare e la filtra direttamente dall'oceano!
-Mio Dio! Devo vederla…
-Appena parte per un tour o altro vi invito a dormire… certo lo chiedo a Jane prima…
-SEI UN MITO!!!- urlò Brooke nella cornetta. Jen dovette allontanarsela dall'orecchio per non rimanere sorda.
-Ora vado che ho quasi finito di pulire sta caspita di casa!
-Ciao allora bella e ci vediamo domani pomeriggio per un the…
-Ok a domani… oggi farò un bagno in piscina…- disse con tono altezzoso!
-SCEMA!- le urlò l'amica prima di salutarla.
Jen rise mentre tornava al lavoro.
Iniziò dal ripostiglio al piano inferiore e la prima cosa che le capitò per le mani fu uno scatolone. Fece per alzarlo e spostarlo quando tutto il contenuto scivolò a terra. Rimase a guardare quel casino e con i reni ormai rotti dalla fatica si inginocchiò per ammucchiare tutto provvisoriamente da una parte, in attesa di mettere lo scotch alla scatola.
Le sue mani lavoravano frenetiche senza badare a cosa stesse toccando quando una foto la colpì come una secchiata di acqua fredda: non poteva essere Nick…
La prese e la rigirò leggendo la data. Risaliva a poco più di un anno prima.
Nella foto c'era lui con una donna e una bambina: sicuramente Mandy e Nina. Erano fuori, in un parco e sorridevano felici. Jen accarezzò la foto all'altezza del volto del ragazzo. Iniziò a guardare con più interesse il contenuto della scatola che le era caduta e vi trovò foto e articoli riguardanti l'esplosione, tutto chiuso lì… da una parte, lontano dal suo sguardo, lontano dal suo cuore. Ecco perché non aveva mai visto foto in giro per casa: le aveva tolte tutte e le aveva messe via.
Passò l'intero pomeriggio a guardarle senza combinare nulla.
Il tempo, come se seguisse il suo umore, si era guastato e lampi improvvisi solcavano il cielo. A breve la pioggia a avrebbe bagnato tutto.
Quando finì di visionare gli ultimi ritratti aveva ormai il viso bagnato dalle lacrime e si accorse, dai rintocchi dell'orologio, che erano già le sei. Preoccupata per un improvviso ritorno di Nick, prese lo scotch, aggiustò lo scatolone e mise tutto in ordine dentro… stava per rimetterlo a posto quando però le venne in mente di portarlo in camera di lui. Forse vedendolo lì si sarebbe aperto con lei, avrebbe cercato qualcuno con cui sfogarsi… e lei sarebbe stata lì ad accoglierlo in un abbraccio caloroso.
Lo prese e con non poca fatica lo depositò vicino al guardaroba. Richiuse la porta ma prima di scendere aprì le due porte che a detta di Nick davano l'accesso ai ripostigli. In una c'era veramente un ricettacolo di oggetti che aspettavano di essere sistemati. L'altra era chiusa a chiave.
Corse nella sua stanza e prese la sua chiave augurandosi che fossero tutte dello stesso tipo e provò a girarla nella toppa al piano superiore. La serratura si sbloccò ma all'interno di quella stanza non c'era un ripostiglio ma una bellissima camera matrimoniale con un enorme letto in legno al centro della stanza ancora mezzo disfatto e una culla bianca a pochi passi da lì. Girò con circospezione in quel locale notando come tutto era coperto da uno strato di polvere. Era come se Nick non avesse più abitato quella stanza da anni. L'armadio-cabina era colmo di vestiti da donna mentre la parte che probabilmente era stata di Nick adesso era vuota. La culla era in ordine. Una rosa poggiata all'interno era ormai secca. Il fiocco con il nome delle piccola Nina chiarì gli ultimi dubbi: era stata la loro stanza e Nick non aveva più dormito lì dentro da almeno un anno. Uscì correndo perché non riusciva a reggere l'orrore di quello che aveva vissuto quel povero ragazzo e scese giusto in tempo per sentire la macchina arrivare. Si asciugò le lacrime in fretta e furia e lo accolse con un sorriso.
-Ciao…- disse Nick entrando.
-Ciao, passato una buona giornata?
-Abbastanza grazie, se non fosse per questo tempaccio…
-Già… bhe vado a prepararti qualcosa da mangiare?
-Magari grazie… io vado a fare una doccia…
Nick salì di sopra e lei aspettò a muoversi per sentire i suoi movimenti. Non passarono neanche 10 minuti che un botto terribile riecheggiò per la casa. Jen corse verso la fonte di quel rumore e vide Nick in cima alle scale con uno sguardo infuocato e lo scatolone con tutto il suo contenuto riverso per le scale…
-Nick… ma…
Senza badare alle foto Nick scese le scale e l'afferrò per un braccio. La portò in salotto e la buttò a terra con violenza. Jen si sentì mancare il respiro al contatto col marmo gelido.
-Ma Nick cosa…
-STAI ZITTA! HAI CAPITO? ZITTA!!! CHI TI HA DATO IL PERMESSO DI FRUGARE NELLE MIE COSE EH?- la sua voce faceva trapelare l'odio che stava provando nei suoi confronti.
-Nick stavo sistemando…
-STAVI METTENDO IL NASO IN COSE CHE NON TI RIGUARDAVANO… VOLEVI UNO SCOOP SU QUALCHE GIORNALETTO SCANDALISTICO?
-Ma cosa vai a pensare?- rispose la ragazza indignata sull'orlo delle lacrime.
-VUOI VENDERE LE FOTO DI MANDY E DI NINA A QUALCHE GIORNALACCIO? IO NON TI CI VOLEVO QUI HAI CAPITO? NON VOLEVO NESSUNO QUI IN CASA… CHE TOCCASSE LE LORO COSE!
-Nick mancavano i ripostigli… io pensavo di farti un favore…
-UN FAVORE? CI SARA' UN MOTIVO SE E' TUTTO LI' NO? SEI… SEI LICENZIATA JEN… ADESSO… SEDUTA STANTE… ESCI DA QUELLA CAZZO DI PORTA… QUANDO TORNO NON VOGLIO PIU' VEDERTI QUI!
Così dicendo uscì dalla portafinestra del salotto e scomparve all'orizzonte.

CAPITOLO 13

Jen rimase a terra per un periodo che parve un eternità era sotto shock. Tremava come una foglia, non riusciva a smettere di piangere e si sentiva una merda. Con le gambe malferme si alzò e si trascinò fino alle scale. Le lacrime bagnavano le foto che con amore stava cercando di rimettere insieme nello scatolone ormai sformato. Non poteva andarsene così… non senza aver rimesso a posto quelle foto dolcissime, non senza avergli chiesto scusa.
Il braccio le doleva e vide che si era formato un ematoma dove l'aveva presa lui. I singhiozzi aumentavano al ricordo di quei minuti interminabili.
-Volevo… solo aiutarti…- sussurrò guardando una foto di Nick con Nina tra le braccia.
Finì il lavoro con calma pensando che così avrebbe ingannato il tempo che la separava dal successivo incontro-scontro con lui. Non ci poteva fare nulla… quel suo spirito da crocerossina aveva avuto di nuovo il sopravvento: voleva salvarlo, voleva farlo sorridere ancora… no… ma a chi la dava a bere… voleva semplicemente amarlo…
Era rimasta folgorata da quell'angelo che l'aveva salvata dal cane a casa sua… di quell'angelo triste che adesso vedeva aggirarsi come un fantasma per quell'enorme casa vuota. Si girò verso l'entrata e si immaginò un albero di Natale proprio lì. E dei pacchi… ed un cucciolo che correva per casa per sfuggire da Nina che voleva tirargli la coda… chissà perchè proprio Natale… forse perché ricordava i Natali a casa della nonna dove, per non farle sentire la mancanza dei genitori impegnati a lavorare, si organizzavano feste e i regali abbondavano sempre… nella casa di Nick il Natale era stato sicuramente diverso tempo fa… migliore dei suoi… per la prima volta pensò a Mandy come alla moglie di Nick. E si sentì ancora peggio: l'aveva forzato a ricordare cose che non voleva, gliele aveva fatte trovare lì apposta. Meritava le sue scuse e se lui avesse voluto, il suo rispetto.
Guardò l'ora: erano le 21.30. Nick era fuori già da un po'. Sicuramente era uscito a piedi perché le macchine non erano state mosse. Se solo avesse smesso di piovere… lei si sarebbe sentita più sicura. Invece l'incessante tintinnio della pioggia sulla finestra, su quell'ultima cosa toccata da lui, la faceva andare ai pazzi.
Si mise sul divano con lo sguardo puntato verso la finestra. Era sicura che tra poco lui sarebbe tornato, si sarebbe asciugato e si sarebbe seduto accanto a lei per discutere della faccenda. L'avrebbe sgridata ancora, magari avrebbe urlato, ma poi vedendo che lei piangeva ed era sinceramente pentita, l'avrebbe stretta a sé e l'avrebbe perdonata.
Ma i minuti passavano e di Nick neanche l'ombra…
Era tentata di uscire a cercarlo ma per una sera aveva già combinato l'irrimediabile: non poteva intromettersi di nuovo nella sua vita privata. Adesso lui stava combattendo con i fantasmi del suo passato ed era certa che una volta che avesse di nuovo varcato quella soglia, non sarebbe più stato uguale all'uomo che ne era uscito.
Si alzò e guardò di nuovo le lancette: un'altra ora era passata…
Si avvicinò alla finestra e cercò di scorgere qualcosa fuori ma ormai era buio pesto e per giunta il vetro era mezzo appannato. Con la t-shirt che indossava cercò di pulirlo ma il risultato non cambiò: nessuno stava venendo verso di lei.
I suoi pensieri furono interrotti dal telefono. Saltò dallo spavento portandosi una mano alla gola e con lo stomaco trinciato dall'ansia alzò la cornetta e rispose: -Pronto Nick?
Una voce allegra dall'altra parte disse: -Andiamo bene qua… una casa di matti! Dovrei essere io a chiedere di Nick non te! Sei Jen vero?
Di risposta ebbe solo dei singhiozzi soffocati.
-Jen? Jen… mi ascolti? Jen per favore che succede? Sono Brian…
-Brian… io…
-Ehy calmati tesoro… cosa è successo?
Jen cercò di raccontare come meglio poteva tra i singhiozzi l'avvenuto. Brian l'ascoltò senza interromperla solo quando lei si fermò disse: -Da quanto è in giro?
-Un paio d'ore forse qualcosa di più…
-Senti aspettaci là ok? Stiamo arrivando… chiamo i ragazzi…
Così dicendo attaccarono.

Un'ora dopo sentì delle macchine nel viale e corse ad aprire: erano loro. Per un momento aveva sperato fosse la polizia che glielo riportava a casa o qualche vicino…
-Ehy ciao Jen… io sono Brian e loro sono Howie, Kevin ed Aj…
-Ciao…- salutò timidamente.
Brian sapeva già che non era tornato: l'aveva chiamata ogni 10 minuti per sentire se c'erano novità.
Li fece accomodare e lui notò subito il livido sul braccio: -Te l'ha fatto lui? Perché non me lo hai detto per telefono?
-Non l'ha fatto apposta… era fuori di sé e a ragione…
Howie: -Ragazzi faccio un giro di chiamate agli ospedali ok? Sento anche mio padre… ha qualche collega alla polizia qua e saprà essere discreto…
Aj: -Kevin che si fa? Io speravo di trovarlo a casa…
Kev: -Anche io…
Jen: -Era furioso… io… io…- sbottò a piangere di nuovo: -Mi dispiace…
Howie tornò mezz'ora dopo. Brian si alzò di colpo dalla poltrona: -Allora D?
Howie scrollò la testa: -Nulla… non so se dire per fortuna… ma ne' la polizia ne' gli ospedali l'hanno visto.
A quel punto Jen si alzò e corse in camera sua. Tornò con un impermeabile ed una torcia.
-Dove vai con questo diluvio?- disse Aj.
Ormai scendeva grandine con chicchi grandi come ciottoli.
-Io ho combinato questo casino… esco fuori a cercarlo…
Brian sorrise ironico: -Jen non dire cazzate! Chiamiamo la polizia…
-Brian… dammi un'altra ora ok? Un'ora sola…
Kev: -Bhe dai ragazzi copriamoci e sparpagliamoci per la spiaggia… se chiamiamo la polizia è la fine… domani sarà su tutti i giornali… Brian, tu sei il più cagionevole…- disse facendo bloccare Brian che in realtà non aspettava altro che un segno del genere dal cugino per correre fuori.
-E che vuoi?
-Rimani qui a casa…
-MA NICK E'…
-Nick ha bisogno di qualcuno che l'aspetti qui e che tenga calda la casa e che ci prepari una bella tazza di the così ci facciamo quattro risate insieme ok?- la voce di Kevin era tesa, ma Brian apprezzò la leggerezza con cui aveva riassunto l'accaduto.
-Ok…- disse togliendosi il cappotto. Prese il cellulare e lo diede a Jen: -Così potete comunicare voi quattro ok?
Jen lo accettò grata e si precipitò fuori.
I primi chicchi di grandine la colpirono al viso con una forza che non si aspettava. Ma al pensiero di Nick solo chissà dove si fece forza. Indicò ai ragazzi la sua direzione e li salutò. Mentre correva pensava a quanto sarebbe stato forte il giorno dopo quel ricordo: magari lui era ad ubriacarsi come una zampogna e loro preoccupati e con l'influenza lo riempivano di botte.
Rise quasi a quel flash ma si dovette subito concentrare a rimanere in piedi data la forza dei venti. Ricordava che Nick era uscito con una camicia, un maglione e una giacca… a quest'ora se stava sotto la pioggia era completamente bagnato…

Aveva corso in linea retta di questo ne era sicura ma ormai aveva perso il passare del tempo. Il suono del cellulare la destò: -Pronto?
-Jen sono Kevin…
-Trovato?
-No torniamo a casa ho già avvisato Aj ed Howie… chiamiamo chi di dovere…
-O…- stava per rassegnarsi quando vide una figura scura a pochi passi da lei. Era un uomo su quello non c'erano dubbi… stava seduto sulla spiaggia con lo sguardo rivolto all'oceano.
-Kevin aspetta… venite dove sono io… seguite in linea retta il mio percorso… l'ho trovato…
-Ok li richiamo…
Attaccò il cellulare e si precipitò verso quella figura. Si buttò praticamente sulla sabbia dura dalla pioggia e non ebbe nemmeno il bisogno di accertarsi che fosse lui… lo abbracciò e basta.
Nick dal canto suo si girò a guardare chi fosse e si trovò i suoi occhi addosso.
-Jen… sei venuta…
Era completamente fradicio…
-Nick sei completamente bagnato…
-Non fa nulla…
-Ma come non fa nulla… ce la fai ad alzarti?
Nick provò a collaborare ma era completamente privo di forze. Ricadde sulla sabbia allagata.
-Vai a casa Jen… non voglio che tu stia qui a bagnarti per me… non ti licenzio ok?... ma adesso vai…
Jen quella sera non riusciva proprio a trattenere le lacrime: -Non ci torno senza di te a casa…
Mentre pronunciava quelle parole iniziò a togliergli la giacca, poi il maglione e infine la camicia che tanto erano ormai colmi di pioggia. Si tolse l'impermeabile e lo coprì.
-Stanno arrivando Kevin, Howie ed Aj… Brian ci aspetta a casa
Nick sorrise: il primo vero sorriso affettuoso che Jen avesse mai visto sulle labbra di quel ragazzo: -Loro mi tolgono sempre dai guai…
-Nick mi dispiace io… non avevo nessun diritto…
-Invece hai fatto bene… solo un coglione come me poteva pensare di chiudere tutto in uno stanzino e sperare di dimenticare… hai visto anche la camera?
Jen a malincuore annuì.-Sei arrabbiato?
-No… ero arrabbiato ma non con te… con Mandy e Nina perché mi hanno lasciato solo… serbavo qualche ricordo di loro in un cassettino che si trova alla frontiera tra l'amore e l'odio… le ho amate Jen credimi…- disse guardandola con occhi supplichevoli: -… ma quanto le ho odiate quando se ne sono andate senza di me…
-Mi spiace…- furono le uniche parole che riuscì a pronunciare.
Nick allungò una mano e le toccò il viso bagnato: -Grazie Jen… per aver riaperto quel cassettino e per avermi permesso di ricominciare ad amarle…
Detto questo svenne tra le sue braccia e come per magia la pioggia si placò lentamente fino a dissolversi nel nulla.

CAPITOLO 14

Kevin fu il primo ad avvistare Nick e Jen. Lei era seduta e abbracciava il corpo riverso di Nick. Era stanchissimo per via della faticosa corsa sulla sabbia bagnata ma quella scena lo scosse…
Le sue gambe andavano da sole, veloci, verso i due ragazzi. Howie ed Aj gli erano dietro.
Kev:-Jen…- la chiamò prendendola per le spalle.
Jen continuava a stare attaccata a Nick e a piangere.
Kev:-Jen… lascialo… lo portiamo dentro…
Howie si avvicinò alla ragazza e la tirò via… solo allora lei si rese conto davvero dell'arrivo dei ragazzi.
Jen:-Ragazzi… io…
Howie: -Sh… adesso non preoccuparti ok?
Kevin:-Aj aiutami a tirarlo su…
Il tatuato non ebbe bisogno della chiamata di Kevin… era già vicino a Nick pronto per riportarlo a casa. Nonostante la pioggia fosse cessata i movimenti erano rallentati dal freddo che era ormai penetrato nelle loro ossa e dallo sconforto dovuto alla situazione.
Arrivarono a casa e Brian li scorse dalla finestra… non riuscì a frenarsi: spalancò la portafinestra che dava sulla spiaggia e iniziò a correre chiamando Nick. Gli fu addosso in un attimo. Mentre i suoi amici procedevano trascinando il corpo senza sensi del biondino, Brian gli prese il viso con le mani e glielo alzò.
-Nick… apri gli occhi… Nicky…
Howie: -Bri, è svenuto… andiamo a chiamare il Dr Philips ok?- così dicendo prese il suo amico per un braccio e lo trascinò dentro così da lasciare a Kev ed Aj libertà di movimento.
Nick fu adagiato sul letto e Brian rimase con lui e gli mise dei panni asciutti mentre anche gli altri cercavano di scaldarsi ed asciugarsi. Si ritrovarono tutti nella grande camera da letto di Nick. Brian era seduto vicino al suo migliore amico e gli teneva una mano.
-Quando arriva Mark?- chiese senza togliere gli occhi dal viso di Nick.
-Si sta precipitando qui… dagli almeno 10 minuti…- disse Howie.
-E' pallido…
-Brian, Nick non è mai stato di carnagione scura!- disse Aj anche se era preoccupato quanto lui.
-Ha la febbre alta, gliel'ho misurata… 40.2…
Jen andò in bagno e prese un asciugamano, lo immerse nell'acqua, lo strizzò bene e poi ritornò da Brian e glielo porse: -Passaglielo sulla fronte…
Brian le sorrise grato.
Il Dott. Philips fu di parola… in un quarto d'ora fu da Nick e mezz'ora dopo il suo arrivo scese in salotto dove l'aspettavano i ragazzi.
-Mark…- disse Aj alzandosi.
-Una polmonite… bilaterale.
-Cristo…- mormorò Kevin passandosi una mano tra i capelli.
Jen si sentiva oltre che un'estranea, anche la causa di quell'enorme macello.
Brian se ne accorse, le prese la mano e le sorrise: -Jen… Nick ha l'età giusta per pagare le conseguenze delle sue scelte… non darti colpe che non hai ok?
-Ma se io mi fossi fatta gli affari miei…
-Forse questo si sarebbe evitato…- aggiunse Brian :-…ma sono sicuro che una ragione c'è… Dio non fa accadere le cose a caso… credimi, non sentirti in colpa…
Kevin intanto si stava facendo spiegare la cura antibiotica da somministrare a Nick.
-Dice che non dobbiamo portarlo in ospedale?
-No Kevin, per ora possiamo seguirlo da casa… se peggiora penseremo al ricovero.
-Da cosa ci accorgiamo se peggiora?- chiese Aj.
-Intanto non spaventatevi per la febbre alta, i brividi e la tosse secca… io passerò tutti i giorni a controllare ok? Potrà tossire anche un po' di sangue, ma è normale. Se invece tende alla cianosi, per cui labbra e punta delle dita bluastre, se ha dei rientramenti costali quando inspira… allora non esitate a chiamare l'ambulanza ok?
Kevin annuì.
-Se tra 48 ore la febbre non è scesa ricoveriamo.
-Cosa possiamo dargli da mangiare o da bere…
-Tanti liquidi Howie, acqua, bevande calde, the per cui, camomilla, il miele a posto del dolcificante… è ottimo. Fate in modo che mangi ma non fatelo sforzare ok?
-Grazie Mark…
-Di nulla chiamatemi quando volete…
-Ciao…
Il medico salutò e li lasciò non prima di avergli dato uno sciroppo a tutti, data l'acqua che avevano preso.
Kevin:-Ok ragazzi… ci organizziamo in turni di un paio d'ore ok?
Brian:-Inizio io… voi andate a riposare un po'… siete sconvolti…
Kev:- Ok… tra 2 ore allora sveglia uno di noi, se vuoi anche me…
Così dicendo i ragazzi si cercarono una stanza dove poter riposare mentre Brian si andò a sistemare al capezzale di Nick.

Erano passate già tre ore, ma Brian non aveva sonno e soprattutto non aveva voglia di andare svegliare i suoi amici: erano rientrati zuppi almeno quanto Nick, avevano bisogno di riprendere un po' di energie. Mentre passava l'asciugamano bagnato sulla sua fronte, il ragazzo iniziò a tossire per riprendere poi conoscenza.
-Ehi Frack…
-Frick che ci fai qui?- disse con fatica.
-Non sforzarti, ti sei beccato una bella polmonite coi fiocchi…
-Jen?
-Jen sta riposando… non preoccuparti- gli sorrise.
-Sta bene?
-Sì… sconvolta ma sta bene… l'ho rassicurata dicendole che è solo colpa tua… e lo sai che è così vero?
Nick si girò dall'altra parte non riuscendo a trattenere le lacrime.
Brian dolcemente girò il viso dell'amico fino a ritrovarsi faccia a faccia con lui: -Nick… sono Brian… non sono un estraneo con me puoi piangere quanto vuoi… lo sai…
-Sono stanco Frick… rivoglio la mia vita di prima… rivoglio Mandy… rivoglio Nina…- un eccesso di tosse lo fece bloccare. Brian lo aiutò a mettersi seduto. Gli passò un fazzoletto e Nick quasi si sentì male nel vedere delle tracce di sangue.
-Non preoccuparti… Mark ha detto che è normale.
-Io Brian… vorrei non essere più un peso per voi… ma non ci riesco… oggi volevo solo andare a fare due passi… e guarda cosa ho combinato…
-Jen ci ha raccontato…
-Povera… l'ho sbattuta a terra… lei non c'entra niente se io non ho fatto pace col mio cervello…
-Bhe se ti consola non se n'è andata anzi… è ancora qui…
Nick sorrise: -Mi sento tanto stanco…
-Riposa allora ma prima bevi due bei bicchierozzi d'acqua ok?
-Ok…
-Dopo papà Kevin ti verrà a fare la puntura…
-PUNTURA?
-Sì Nick mi spiace…
-Ma sai che odio le punture! Potevi farti dare un suppostone visto che c'eri!- disse ironico.
-Quella è la cura… bevi e dormi… -sorrise Brian passandogli una mano sui capelli.

CAPITOLO 15

Una settimana era passata da quello spiacevole incidente e Nick era migliorato. La tosse ancora lo disturbava soprattutto di notte ma il peggio era stato scongiurato dall'intervento tempestivo del dottore. Jen già dal giorno successivo era tornata a casa per volere della signora Carter che l'aveva sbattuta fuori di casa senza lasciarle vedere Nick neanche per un secondo. Le aveva fatto una scenata madornale: la ragazza se la ricordava ancora...

FLASHBACK
-Io non ti pago per rovinare la vita di mio figlio!- urlò isterica Jane nel salotto di Nick. Le mani le tremavano e la cicca della sigaretta volava nell'aria sparpagliandosi come polvere.
-Jane... calmati...- suggerì Brian.
-Brian per favore! Il tuo Dio non ha salvato Mandy e Nina e voleva anche prendersi mio figlio per mano di questa deficiente!
-Signora...- disse Jen veramente mortificata: -...volevo solo aiutarlo...
La mamma di Nick le si avvicinò e la guardò dritta negli occhi: -Pensi che noi siamo incompetenti? Che non abbiamo già provato a fare qualcosa per lui?
-No non intendevo...
-Ecco allora non pensare e fai i bagagli... mio marito ti riporterà a casa...
In macchina Jen guardava fuori dal finestrino e tratteneva le lacrime. Bob aveva tutt'altra pasta...
-Jen non preoccuparti... si sistemerà tutto... è stata Jane a consigliare a Nick di togliere tutto ciò che ricordasse Nina o Mandy... è logico che ora si sia sfogata con te...
-Mi spiace Bob...
-Non dirlo ancora ok? Ero con Nick mentre mia moglie ti faceva la sua sfuriata... ha detto che se vuoi puoi tornare quando vuoi...
Jen si girò a guardare Bob che le sorrideva: -Davvero?- disse con gli occhi rossi di stanchezza e di lacrime.
-Sì... fai passare qualche giorno... e poi richiamalo...
END OF FLASHBACK

Era con la fronte appoggiata al vetro e guardava la pioggia cadere quando il telefono squillò.
Trisha si affacciò alla porta della sua camera col cordless: -Jen?
L'amica si girò.
-Penso sia per te! Un certo Nick...- sorrise.
Jen scattò a prendere il telefono e la chiuse fuori. Prima di rispondere esitò un attimo. Era dal giorno dell'incidente che non lo sentiva ed aveva paura delle sue parole...
-Pr...onto?
-Jen?
-Ciao...
-Ehy...- l'esclamazione fu interrotta da un eccesso di tosse e fu come una coltellata per lei.
-Nick mi spiace...- sussurrò all'apparecchio quando il ragazzo si fu ripreso.
-Jen non è colpa tua... veramente...
-Bhe da una parte lo so... ma...
-Niente ma ok?... Come stai?
-Io bene...-disse mentre una lacrima iniziò a scenderle sul volto.
-Mi spiace per quello...
-Shh... non dirlo ok?- lo interruppe.
-Ok... Che... ne diresti di tornare?
-Direi che tua madre è lì pronta con un bazooka!
Nick scoppiò in una fragorosa risata che finì quasi con un soffocamento in diretta telefonica!
-Nick ti prego! Riprendi fiato!- disse Jen preoccupata.
-Non preoccuparti, tutto bene... me la immagino la mamma col bazooka... è molto protettiva ma non preoccuparti... qui con me c'è Brian. L'ho già rimandata a casa! Che ne dici allora? Vuoi tornare?
-Ok...
-Perfetto... mando qualcuno a prenderti...
-Non preoccuparti mi faccio accompagnare...
-Ok...
-Grazie Nick...
-Ciao Jen!- la salutò affettuosamente.
Nick posò il ricevitore sul tavolo della sala e guardò Brian sorridendo.
-Dal tuo sorriso e dalla frase finale mi sembra di capire che stia per tornare.
Nick annuì ancora col sorriso ebete stampato in viso.
-Per fortuna... mi annoiavo qui con te...- scherzò l'amico.
-Sei perfido Brian...
-Lo so ed è per questo che mi adori! Senti Nick a proposito di donne... Leigh vorrebbe venire a trovarti...
Toccare l'argomento "famiglia di Brian" era come pestare la coda ad un cane rabbioso che dorme! Nick infatti si oscurò :-Brian sai quanto adori Leigh... ma...
-...non vuoi vederla insieme a Baylee...- concluse per lui.
-Infatti...
-Ok Frack...- disse rassegnato Brian: -...ti capisco e sai che non voglio imporre la loro presenza nella tua vita. Ma non puoi continuare a voltare la faccia quando vedi una famiglia...
-Brian per favore... ci vado già dallo psicologo non ho bisogno anche di te che attacchi la paternale...
-Lo sai che non attacco la paternale...- gli rispose alzandosi e poggiandogli le mani sulle spalle: -... è che ti voglio troppo bene per vederti così e vorrei che ricominciassi a vedere la vita in una prospettiva futura e non di un continuo passato...
-Mi rimane difficile...- disse sarcastico: -...e se a questo aggiungi il fatto che tua moglie è di nuovo incinta... non mi aiuta...
-Nick se te l'ho detto è solo perché l'avrei fatto comunque... anche se Nina e Mandy fossero ancora state con noi tu saresti stato il primo a saperlo... sei il mio migliore amico!
Nick si passò una mano sulla faccia: -Lo so Brian scusami... è che mi rimane difficile veramente... Baylee e come lo guarda tua moglie... mi fanno troppo ripensare al passato e non sono pronto... non ancora...
-Va bene... magari domani mando lei ok? E io rimango a casa...
Brian si maledisse mentre diceva quelle parole: non era dandogliele tutte vinte che l'avrebbe aiutato! Lo sapeva benissimo: ma poi quegli occhioni blu erano così disarmanti!

CAPITOLO 16

Jenn pagò il tassista e aspettò che si allontanasse un attimo. Posò il borsone sportivo in cui aveva riposto i suoi vestiti e iniziò a girare la testa ad occhi chiusi col volto in aria per rilassarsi. Ogni volta che era nervosa le prendeva un torcicollo assurdo! E Nick la rendeva decisamente nervosa. Non ricordava il momento in cui aveva deciso di amarlo, forse era stato quando l'aveva salvata dal cane a casa dei suoi. Era apparso come un angelo e le aveva sorriso. Ricordava benissimo quell'espressione di dolcezza mista a malinconia e l'aveva subito colpita. I giorni che avevano trascorso insieme poi... il vederlo la mattina appena svegliato e ancora assonnato, sentire i suoi passi al piano superiore mentre era china sotto un mobile in sala a togliere la polvere, la sua voce che irrompeva nel silenzio nei momenti più impensabili che la faceva sobbalzare, i suoi lunghi... lunghissimi silenzi carichi di dolore che non riusciva ad esprimere... ancora con gli occhi chiusi sussurrò: -Perché mi devo innamorare sempre dei casi umani?
-Innamorare di chi?- la interruppe una voce!
Jenn aprì di scatto gli occhi e si trovò davanti Nick che aveva già preso la sua borsa e stava aspettando che uscisse da quella specie di coma indotto! Alla ragazza scappò un urlo di spavento!
Nick di rimando fece cadere il borsone e si tappò le orecchie visto che era a pochissimi passi da lei...
-Ma sei pazzo???????
-Cosa? Non ho sentito...
Jenn gli fece segno di togliersi le mani dalle orecchie: -Magari... se togli senti...
Nick ridendo impacciato, seguì il suo consiglio.
-Dicevi?
-Mi chiedevo se sei pazzo... mi hai fatto prendere un colpo...
-Bhe in realtà io ero venuto ad aiutarti... ma se non ti serve il mio aiuto...- girò i tacchi e la lasciò al cancello col suo pesante bagaglio!
-Bastardo…- sussurrò.

Jenn riuscì ad arrivare a casa Carter col fiatone.
-La prossima volta porto solo un paio di mutante...- mugolò col fiatone. Nick l'attendeva sdraiato sul divano col controller della play in mano.
-Ti ho preparato un bicchiere di acqua...- indicò con la testa il tavolinetto.
Jenn lo prese e dopo averlo bevuto alla goccia lo ringraziò.
-Comunque potevi anche portarmelo il borsone...
-Non mi sembravi in difficoltà... sinceramente...- sghignazzò il biondino.
"Dio com'è bella oggi..." pensò.
Jenn si rilassò sul divano a occhi chiusi per riprendere fiato: Nick così poteva guardarla per bene. Portava un paio di pantaloni neri larghi e con le tascone. Dalla cintola e dalle ginocchia scendevano delle frange di stoffa fucsia e nere. La magliettina era corta, nera anche quella, con una farfalla stampata sul seno destro. Il giubottino a jeans allacciato in vita completava l'opera. I capelli erano perfettamente stirati e appena una linea di matita sull'occhio l'aiutava a darsi un'aria decisamente attraente.
Quante volte Mandy si era sdraiata in quello stesso modo dopo una lunga giornata di giochi con Nina. Sorrise appena ricordando quanto quella bambina era piena di vitalità. Nonostante fosse piccina già muoveva le manine e le gambine a ritmo della musica del suo papà.
Si ricompose giusto qualche secondo prima dello squillo del telefono che fece sobbalzare Jenn.
La ragazza si stava per alzare ma Nick le fece cenno con la mano di restare: -Se è mamma meglio che ci parli io...
Fortunatamente era Brian che voleva sapere come stava e se era arrivata compagnia. Lo salutò poco dopo e, prendendo il borsone di Jenn, bofonchiò :-Poi non dire che non sono un uomo galante...

Jenn iniziò da subito a riprendere in mano le redini della casa: iniziò col bucato, poi passò a stirare, a lavare i piatti e a cucinare. Nick le girava intorno come un cagnolino.
-Nick non è che mi devi seguire ogni volta...
-Ma mi annoio...- sospirò il ragazzo.
-Lo so che ti annoi ma ti assicuro che fare tutte queste cose non è divertente... per cui che ne so... chiuditi in una stanza, scrivi musica, canta, suona... MA NON MI STARE APPICCICATO!
-Uff Jenn che palle che sei...- fece per andarsene a spalle curve.
-Dai Nick... non prendertela... è che con te intorno non riesco a combinare nulla...
-Ho capito... rilassati... me ne vado a giocare con la play...
Jenn sorrise ma Nick non potè vederla visto che ormai aveva imboccato la rampa delle scale.

Alle otto e mezza era tutto sul tavolo. Jenn si era andata a cambiare prima di chiamare Nick che ormai aveva gli occhi a palla a forza di stare davanti al televisore. Si era fatta una doccia veloce e aveva indossato un vestitino di lino verdino e dei sandali. Si era ravvivata i capelli con le mani e addirittura aveva sfoderato il suo lucidalabbra da rimorchio. Poi si era guardata allo specchio annuendo.
Rivolta al vestito :-Mi hai sempre portato una sfiga immensa... oggi è la tua ultima possibilità... ok? Se non tiri fuori qualcosa da questa situazione ti regalo ai poveri!
Corse in cucina e prima di chiamarlo inspirò ed espirò tre o quattro volte. Era così emozionata: era una delle prime volte che potevano sedersi con calma a tavolino e parlare un pochino. Prese due candele e le stava per accendere quando si sentì stupida: -Ma che cazzo faccio!- sospirò. Spense tutto e con una mano cercò di mandare via la puzza di stoppino bruciato.
-Nick? È pronto...- lo chiamò prima di ripensarci e ritirare fuori le decorazioni!
Nick arrivò di corsa più o meno come un bambino al richiamo del pane e cioccolata ma la ragazza non si aspettava che prendesse a curva della cucina a 70 chilometri orari... così l'unica cosa che udì fu un botto... anzi due botti... il primo era quello nato dall'incontro tutt'altro che amichevole tra la fronte di Nick e lo sportello della dispensa che Jenn aveva lasciato aperto per riposare il pane in esubero; il secondo fu quello del rinculo dello stesso sportello che, a causa di un cassetto aperto all'interno, non si era chiuso e così era tornato indietro riprendendo ancora Nick in testa, nel medesimo punto.
Jenn si girò a bocca aperta: non aveva frasi da dire alla scena che aveva ascoltato e visto. L'unico pensiero che le vagava era :"E' proprio uno sfigato!"
Nick intanto era rimasto stranamente in piedi dietro alo sportello ancora riccamente spalancato. Lei si avvicinò con passo leggero :-Tutto bene Nick?- disse mentre cercava di ricacciare dentro una risata. Richiuse il cassetto e lo sportello.
Nick era ancora lì... stoico... in piedi... con una mano sulla fronte, la faccia paonazza dalla vergogna e due lacrimoni di dolore ancora fermi agli angoli degli occhi: lottava per non farli scendere. Guardò Jenn, alzò un dito e corse via.
La ragazza non seppe mai le bestemmie che andò a tirare al piano inferiore chiuso nella sala insonorizzata: lo vide comparire minuti dopo, ancora con la mano in fronte e lo vide accasciarsi per terra, nello stesso punto in cui era stato preso dallo sportello.
-Oh Gesù... Nick??- si chinò preoccupata. Ma lui non stava male... un singulto... poi un altro... e un terzo... sconquassarono il suo petto ed una risata di cuore riecheggiò nella casa. Jenn gli diede una pacca sul torace: -Mi hai fatto prendere un colpo! CRETINO!
Nick non riusciva a risponderle tanto rideva ma l'abbracciò e la trascinò a terra vicino a lui fino a stringerla in un tenero abbraccio.

Dopo 10 minuti erano ancora lì abbracciati, sdraiati a terra, che cercavano di calmarsi.
Nick fu il primo a ritrovare un minimo di fiato per parlare: -Non sono normale...- sospirò.
-No... decisamente...
-Che figura di merda!- ammise.
Jenn ricominciò a ridere.
-EHI! Non è che aiuti il mio orgoglio in questo modo...
Senza accorgersene le stava accarezzando i capelli. Il silenzio era diventato una culla per quelle piccole e tenere coccole.
-Un penny per i tuoi pensieri...- le disse.
-Facciamo un quarto di dollaro?
Sorrise: -Economica la ragazza…Ok...
-Pensavo a quanto fossi... no dai non posso dirtelo...
-Signorina...- disse poggiando i gomiti a terra e facendo scivolare la testa di lei sul suo ventre. Lei lo guardava maliziosa: -... lo sto pagando questo pensiero... pure caro!
-Ok...ok... Dio Nick quanto sei sfigato!- e scoppiò a ridere.
-Non posso crederci... stavi davvero pensando a questo?- le chiese
-Mmm...- annuì con la testa.
-Bhe benvenuta nella chiesa delle stronzate di Nick! E qui ti assicuro... è sempre domenica!
-Sei felice?- gli chiese a bruciapelo.
-Credi ancora a queste sciocchezze Jenn? La felicità non esiste... però sono contento che tu sia tornata...- le disse sorridendole e arricciando una ciocca dei suoi capelli.
Di nuovo scese la mano bianca del silenzio tra di loro e lei si sentì stupida per la domanda che gli aveva appena fatto: eppure perchè pensava di poter essere la sua seconda possibilità? Lo sentiva nelle sue vene, nella sua testa, nel tocco leggero che lui non aveva smesso di regalarle. Già, con Nick era tutto un regalo: niente doveva essere dato per scontato.
Si scrollò di dosso quelle cavolate che le ronzavano in testa e tentò di alzarsi altrimenti la cena si sarebbe finita di raffreddare.
Lui però la fermò e le disse: -No... aspetta...
Si alzò andò in salone e ritornò con due cuscini... poi prese le pietanze in tavola e le mise a terra: -Stasera si mangia a modo mio...

CAPITOLO 17

Il gallo suonò la sua sveglia scornacchiata alle sette di mattina e Jenn faticò ad uscire dal suo letto. Prima ancora di riaprire gli occhi toccò il posto vicino al suo: vuoto...
-Dicevo... mi sono sognata tutto...
Poi però lo sguardo si posò sul vestitino di lino a cui aveva dato un'altra possibilità e lui era lì, carino, col suo verdino che faceva tanto estate che la guardava complice come per dire :-Voglio proprio vedere se mi butti...
Si infilò le ciabatte e una vestaglietta e ciabattò in cucina e un sorriso le apparve sul volto illuminando quella grigia mattina: a terra ancora i due cuscini, la bottiglia di vino e i piatti sporchi.
Ritornò in camera: -Ok... non abbiamo fatto goal però ti sei salvato da morte sicura...
Avevano cenato a terra e mangiato, tutto quello che Jenn aveva preparato, con le mani a partire dagli spaghetti al pomodoro... infatti il suo vestitino ne portava ancora i segni...
Si infilò sotto la doccia felice come non mai e per la prima volta da mese si mise a canticchiare.

Nick aveva sentito la sveglia di Jenn suonare: -Vaffanculo...- disse: -...non ho chiuso occhio...
Si alzò dal letto e andò in bagno: si buttò due manciate di acqua sul volto schizzando lo specchio e il pavimento e poi si decise ad alzare lo sguardo per fissarsi riflesso.
Le occhiaie nere risaltavano sulla superficie della sua pelle chiarissima e gli occhi erano rossi: gli capitava spesso quando non dormiva ed era stanco. Ricordava tutto quello che era successo la sera precedente. Aveva fatto una delle sue solite figure di merda e poi l'aveva notata: fottutamente sexy in quell'abitino che lasciava intravedere un fisico ben tornito. Aveva sperimentato che non reggeva molto l'alcool la sua bella e che nel sonno a volte russava! L'aveva riportata in camera mezza svenuta per via del vino che si era trangugiata: eppure era impossibile che esistesse ancora sulla faccia della terra una ragazza "astemia"!

Preparò la colazione fischiettando e quando lui arrivò lei era più euforica del giorno prima: -Buongiorno...- le disse.
-Oh... ciao Nick!- e con uno slancio dovuto ancora forse ai fumi dell'alcool lo baciò delicatamente sulla guancia.
"Cristo..." pensò lui: "Profuma di mughetto!"
Impazziva per quell'essenza!
Si sedettero a tavola e mangiarono in silenzio.
Piano piano nella mente di Jenn si riaffacciavano i ricordi della sera precedente: ricordava benissimo Nick che le accarezzava i capelli, che le massaggiava i polpacci, che la imboccava teneramente... lei che gli leccava le dita come una panterona. Arrossì all'istante quando le parve di ricordare anche il fatto che lui le aveva ficcato due dita in gola per aiutarla a vomitare visto che stava per soffocare a causa di un boccone sceso male.
-Sì... hai vomitato!
-Ih...- disse lei saltando sulla sedia: -E che sei Houdini che mi leggi nel pensiero?
-No semplicemente fino a 30 secondi fa avevi l'aria della bella addormentata nel bosco... poi il tuo volto si è trasformato in una maschera d'orrore...
-Allora non mi sono sognata il fatto che tu stavi chino nel bagno a pulire il ...
-No sono stati i folletti del vomito! Sono carini, hanno 5 zampe e i cappellini colorati! Verdi mi sembra!
-Oh Dio... sei stato... fantastico...
-No...- rise Nick: -...tu sei stata strepitosa... pochi pezzi grossi!
Jenn rise: -Dovrei essere io a farti da balia...
-Ogni tanto ci invertiamo i ruoli...- addentò un cornetto e la lasciò in cucina per andarsi a mettere sotto la doccia.

Possibile che riusciva a concentrarsi solo quando l'acqua gli scrosciava sulla testa? Aveva ragione Aj... forse in un'altra vita era stato un pesce! O una pianta acquatica... fatto stava che solo a contatto col suo elemento naturale si sentiva in piena sinergia con la sua mente ed il suo corpo.
Sferrò un pugno al muro per sfogarsi. Ritrasse subito la mano stringendosi, con l'altra, il polso dolorante. Poggiò la fronte al pannello della doccia idromassaggio e strinse gli occhi per ricacciare dentro quel pensiero che gli si stava affacciando nella testa.
-No... rimani lì dove sei...- sussurrò tra sé stesso.
Ma prepotentemente l'immagine del viso di Jenn gli apparve sorridente.
Il giorno prima era stato ad aspettarla affacciato alla finestra ansioso di riabbracciarla: da quando si era ripreso e aveva connesso che lei non era più sotto il suo stesso tetto, aveva decisamente perso le staffe.
Si era sentito solo un'altra volta come quando Mandy era volata in cielo portandosi via, egoista, anche la piccola Nina.
Egoista...
Si soffermò su quella parola: come poteva dare dell'egoista a sua moglie? Lei che aveva sempre vissuto in funzione di lui... che gli aveva dato la gioia della paternità... lei... che adesso non c'era più...
-Scusami amore mio... perdonami se anche solo per un attimo ho dubitato di te...
Sorrise scoprendosi a parlare da solo: gli capitava frequentemente. In macchina, a casa, in sala prove... ogni tanto si sentiva la sua voce uscire automaticamente dalla bocca come se veramente i suoi due angeli potessero ascoltarlo.
Quell'acqua intanto continuava a cadere su di lui lavando via dalla sua pelle e dal suo spirito tutto quanto di negativo gli attanagliava lo stomaco: odio, tristezza, dolore e soprattutto colpe... non essere andato con loro dai suoceri, l'aver discusso nel tragitto all'aeroporto con Mandy perché aveva indosso un paio di pantaloni troppo attillati, il non averla baciata sulle labbra un'ultima volta ancora in collera per quello stupido episodio...
In tutto questo un pensiero stonava: ed era Jenn...
Nella sua testa il volto di Mandy si sovrapponeva troppo spesso a quello della sua governante.
-Mandy... non sono pronto... non può essere lei... non puoi mandarmi ora qualcuna da amare...
Con le lacrime che si confondevano all'acqua si accasciò e si raggomitolò in un angolino sognando di avere Mandy... o Jenn... lì accanto a stringerlo forte in un abbraccio rassicurante.
Aveva bisogno di sentirsi dire che sarebbe andato tutto bene, che prima o poi quel dolore sordo si sarebbe placato almeno quel tanto che bastava per respirare di nuovo aria pulita...
Jenn... se solo Jenn fosse riuscita a capire quanto per lui rappresentava quell'aria tanto agognata...
Deciso a non far passare mai più, neanche nell'anticamera del cervello, il pensiero di avere una storia con Jenn, si rialzò e si tolse con prepotenza ogni traccia del profumo di lei.

CAPITOLO 18

E venne il giorno che successe: una sera come tante di quelle che avevano scandito la loro convivenza forzata.
-Nick?
-Sono nello studio Jenny...
Aveva iniziato a chiamarla con questo piccolo vezzeggiativo anche se ogni volta che lo pronunciava, subito dopo, si sarebbe voluto staccare la lingua a morsi.
La ragazza entrò un po' trafelata nell'ufficio di Nick.
-Qualcosa non va?
Gli sorrise adorabile e arrossendo leggermente sulle gote: -No... no... solo che mi sono un po' sbrigata a fare tutto perché mi chiedevo se stasera avevi bisogno di me...
Il biondo capì subito dove voleva andare a parare e le sorrise di rimando :-Ma certo che non ho bisogno... te l'avrò detto mille volte, hai la macchina, hai tutto... puoi uscire quando vuoi senza chiedermi nulla...
-Grazie... perché stasera avrei una serata con le amiche... un compleanno...
-Non mi devi spiegazioni... va, preparati e non preoccuparti per me...
-Ti ho lasciato la cena nel microonde... devi solo accenderlo ok?
-Ok...
Sorrise un'ultima volta e andò a preparasi.

Nick si stava gustando il piatto di lasagne cucinato da Jenn quando la sentì dire: -Allora io vado... sicuro tutto ok?
Prese il piatto e andò all'ingresso poggiandosi alla colonna: -Certo vai...
In quel momento la ragazza si girò per salutarlo e lui sentì una strana ma ben nota sensazione nel basso ventre...
Era bellissima: aveva una mini a pieghe nera ed una magliettina celestina chiara sopra. Il cinturone alto le copriva l'ombelico e le dava l'aria di una cow-girl. Le calze chiare permettevano alle gambe di mostrarsi sfacciate ai suoi occhi e le scarpe coi tacchi alti le facevano risaltare le sue caviglie piccole.
Pensò che fosse sull'orlo di vomitare tutto quello che aveva appena ingurgitato.
Quasi con paura passò ad esaminarle il volto: i capelli rossicci erano lisci e le ricadevano sulle spalle sbarazzini, il trucco le metteva in risalto gli occhi chiari che apparivano brillanti come due gemme preziose. La bocca appena sfiorata dal pennellino del gloss sembrava aver tatuata sopra la scritta :BACIAMI.
Nick posò il piatto sulla consolle dell'ingresso e come un automa andò a prendere il cappotto lungo di Jenn all'appendiabiti. Glielo tenne mentre se lo infilava e così lui potè sentire il profumo che emanava quel corpo divino.
Il sangue iniziò a fluire decisamente in zona rischio e se ne accorse perché il suo Mr. Happy parve risvegliarsi da un letargo durato lunghi e gelidi inverni...
-Bhe dai... è ora altrimenti fai tardi...
Jenn lo guardò spalancando gli occhi: -Mi stai cacciando?- chiese ironica.
-Assolutamente ma non vorrei che arrivassi tardi... tutto qui...
La accompagnò alla porta: -Divertiti...- le disse sbattendogliela in faccia.
Lei rimase ancora un attimo interdetta mentre guardava l'uscio chiuso: poi scrollò le spalle e si avviò al locale...

Quando tornò a casa era da poco passata l'una di notte. Cercò a tastoni la toppa della porta e col dito tremante seguì la filettatura del buco della serratura. Dopo svariati tentativi riuscì a mettere la chiave e ad aprire l'uscio. Ancora si stava chiedendo quale santo aveva vegliato su di lei... ma era troppo ubriaca per formulare una risposta. Barcollò fino in salotto dove si tolse le scarpe e, inciampando, finì lunga sul divano. La gonnellina le arrivò sul seno lasciandole scoperte le gambe affusolate strette nelle autoreggenti e il perizoma nero. Sapendo Nick a dormire non si preoccupò di ricoprirsi e anzi... tentò di togliersi le calze precipitando così dal divano a terra a sedere in aria.
La sua risata proruppe nel silenzio della stanza. Ma si accorse di non essere sola quando sentì un respiro affannato provenire dalla poltrona accanto. Il sogghigno le morì in gola. Si volse piano piano verso quel rumore ancora accucciata a quattro zampe e si trovò di fronte Nick.
Lesta come un fulmine e per qualche secondo sobria, si ricoprì il sedere e schizzò a sedersi sul divano.
-Ehm... ciao... sveglio?
-Già...- in mano aveva un bicchiere pieno a metà: -Ti sei divertita?
-Eh... sì... tu?- domandò imbarazzata e con la testa ancora alleggerita dall'alcool che le girava nelle vene come una macchina di formula uno.
-Ti ho pensata tutta la notte...
Jenn barcollò un attimo non sicura di aver capito cosa volesse dire.
-Cosa?
Nick di risposta si alzò, posò il bicchiere a terra e la raggiunse. Le prese le mani e la strattonò violento addosso al suo petto. La ragazza non poté far altro che seguire quell'energia e terminare la sua corsa in piedi con la bocca a pochi centimetri da Nick.
Nonostante non stesse lì con la testa al 100% era emozionata: aveva sognato quel momento, quel bacio... dal primo momento in cui i suoi occhi si erano posati sui suoi lineamenti da angelo.
Forse i Martini che si era trangugiata avidamente l'aiutarono a prendere il coraggio: si mise in punta dei piedi e gli sfiorò le labbra. Nick non ricambiò quel bacio ma Jenn percepì chiaro e tondo il suo pene ingrossarsi e sfiorarle la parte alta del pube.
-Hai capito bene... - ripeté scandendo le parole: -Ti ho pensata tutta la notte... ho pensato a te... alle tue gambe... al tuo sederino nascosto dalla gonnellina povera che hai scelto stasera... e ho faticato sai Jenn? Ho faticato a non correre in bagno a tirarmi una sega... perché era quello che volevo fare...
La ragazza sentì le mani stringergli ancora più forte i polsi e per un attimo si spaventò: ma poi nella sua testa apparve il sorriso di Nick, le sue frasi dolci, lui che la imboccava la sera del suo ritorno... e gli sorrise fiduciosa. Non le avrebbe mai fatto del male.
-Io ti penso tutte le notti dalla prima volta che ti ho visto...- ammise faticando a mettere insieme le parole in una frase compiuta.
Nick le lasciò i polsi e lei presa da una grande nausea e giramento di testa ripiombò sul divano stordita.
-Ehy... scemo!- l'accusò.
Di risposta lui si chinò e l'aiutò a toglierle l'autoreggente che ancora stava al suo posto.
Jenn sentì un brivido percorrerle la schiena ma i suoi sensi attutiti dall'alcool non erano pronti a mandarle il messaggio di pericolo che invece il suo corpo sentiva benissimo. Davanti a lei c'era Nick... la persona che aveva desiderato dal primo momento, che aveva voluto salvare disperatamente e che adesso la stava toccando... cosa voleva di più dalla vita?
Nick la guardava estasiato: era lì seduta a gambe aperte e fiduciosa... sarebbe stato un gioco da ragazzi.
Le prese una gamba con entrambe le mani e iniziò ad accarezzargliela con sempre maggior vigore. Si chinò e al massaggio si sostituirono baci vogliosi a cui seguì una voglia matta di assaporarla. Con la lingua le inumidì la lunghezza prima di una gamba e poi dell'altra, partendo dai piedi e risalendo fino alla sua femminilità. Si fermò e chiudendo gli occhi la annusò in modo quasi animalesco. Poi le morsicò l'inguine e iniziò a massaggiarlo... lo leccò e lo massaggiò fino a quando non la sentì muoversi sotto di lui.
Jenn iniziò ad andargli incontro con il corpo scaraventando all'indietro la testa. Aveva il decoltè imperlato di goccioline di sudore. Senza pensarci troppo le mise una mano sull'esile pezzetto di stoffa del perizoma e con uno strattone glielo strappò via. All'inizio la ragazza protestò con un urlo di dolore avventandosi su di lui ma appena Nick iniziò a massaggiarle il pube lei si calmò e iniziò ad accarezzargli la testa scompigliandogli i capelli. Le sue dita sfiorarono appena la sua fessura che era già pronta per accoglierlo. La toccò più e più volte fino a farla reagire ai suoi richiami.
-Dio... Jenn... quanto l'ho sognato...- sospirò con la voce roca colmo d'eccitazione.
La sollevò dal divano prendendole le natiche con le due mani e la sdraiò a terra. La ragazza rideva quasi senza rendersi conto di cosa stava succedendo. Le mani esperte di lui passarono, ancora un po' umide di lei, a toglierle la magliettina e fu soddisfatto quando vide che non portava il reggiseno e che il suo petto era piccolo e sodo. I suoi capezzoli erano rigidi di piacere e lui non resistette oltre: li toccò, li strinse, li baciò e li morse lasciandola gridare di piacere.
Jenn, distesa a terra con i capelli rossi che giacevano scompigliati sul pavimento, lo teneva per i polsi e non lo faceva allontanare.
Ma l'erezione ormai già gli pulsava da interminabili secondi e lo rendeva sempre più ansioso di penetrarla: se a questo si aggiungeva il fatto che la ragazza ci stava alla grande...
Si slacciò i pantaloni mentre lei lo provocava allargandogli le gambe davanti e lui dovette lasciar perdere gli slip per tuffarsi con la faccia in quel paradiso terrestre. Prima la odorò cercando di trattenere quel profumo inebriante che non sentiva da troppo tempo e poi velocemente la leccò. L'erezione gli pulsò ancor di più quando la sentì urlare. Con un ghigno si chinò nuovamente su di lei e usando la sua lingua la torturò finché Jenn non gli tirò i capelli e la sentì tremare sotto le sue mani che la stringevano sul sedere e capì che era venuta.
La ragazza stremata da quella piacevole fatica pensò che fosse tutto finito e sospirò beata sognando di volare tra le nuvole. Ma non sapeva che per Nick il gioco era appena iniziato. Finì di togliersi l'ultima barriera che non gli permetteva di stare totalmente a suo agio nella situazione. Finalmente libero il suo membro potè avvicinarsi al tanto agognato monte di Venere che sfiorò infinite volte prima di scendere di nuovo a leccare il petto di lei.
La prima spinta che diede, Jenn se l'aspettava... ma più continuava a spingere più la forza aumentava tanto che i gemiti di piacere si trasformarono in esclamazioni di dolore. Il suo corpo, dopo la prima e piacevole penetrazione, iniziò a irrigidirsi. Non era abituata ad essere penetrata più volte di fila senza dare tempo al suo sesso di abituarsi a quella presenza estranea in lei.
-Nick...- riuscì a farsi sfuggire.
-Zitta...- sbiascicò lui intento a spingere sempre e sempre più forte.
La ragazza si ammutolì e non potè fare altro che stringere i denti e chiudere gli occhi sperando che non vedesse le lacrime che volevano uscire prepotenti. Forse lui era abituato a fare così... e lei era la ragazzina di campagna abituata ai suoi ex che le chiedevano sempre come andava... strinse con una mano il tappeto e l'altra, non avendo nulla a cui appigliarsi, la strinse a pugno.
All'ennesima penetrazione forzata Jenn sentì un dolore lancinante, dovuto anche al suo innaturale irrigidimento. E portò le mani sul petto di Nick cercando di fare forza per cacciarlo. Lui di rimando le sorrise arrogante e si buttò ancora più con la forza su quel piccolo corpo.
Solo quando si fu liberato del suo sperma, trattenuto troppo a lungo, allora si placò. Cadde riverso su di lei, schiacciandola e lasciando ancora il suo pene all'interno. I singhiozzi di Jenn lo fecero tornare in sé... la guardò e, senza nessuna cura, si alzò andandosene in camera. Non gli importava cosa provasse lei in quell'istante, era arrabbiato perché solo dopo essersela fatta aveva capito che non era la sua piccola Mandy ma la Jenn di sempre... la dolce, sensibile e sexy Jenn del primo incontro.

CAPITOLO 19

-Ma che cazzo di ore sono…-
Nick allungò la mano e tastò il comodino fino a quando non gli capitò a tiro il suo orologio da polso. Infilò il braccio sotto il cuscino ma dovette comunque alzare un pochino le spalle per far entrare uno spiraglio di luce.
L'idea che fossero quasi le dodici e mezza quasi lo sconvolse: nessun aspirapolvere in funzione, nessun rumore di piatti e, cosa più allarmante, nessun rumore di passi.
Scattò a sedere sul letto e rimase in ascolto da quella posizione.
Niente.
Scese dal letto e solo in quel momento si accorse che stava senza mutande. Guardò in basso e si complimentò: -Bravo Mr Happy adesso sei capace anche di sfilarti le mutande da solo? Sei una bestia!!!
Rise della sua battuta anche se un campanello di allarme gli tintinnava nella nuca. Il terribile mal di testa post-sbornia non lo aiutava però a ricordare. Entrò nella cabina armadio, si infilò un paio di slip e un costume della Shark. Noncurante delle infradito accanto alla finestra uscì dalla stanza scalzo e origliò un attimo alla porta di Jen. Non si sentivano rumori.
Scese le scale, guardò in cucina e niente… neanche un messaggio con scritto che cosa gli aveva lasciato pronto per il pranzo.
-Che stronza! Eppure lo sa che voglio trovarla a casa quando mangio… la pago apposta…
Aprì il frigo e prese un sorso dalla latta del succo di frutta alle arance rosse. Si infilò in bocca due pezzi di formaggio e, dopo aver richiuso l'anta, continuò a cercare Jen. Passando vicino allo sportello a cui aveva sbattuto qualche tempo prima, gli venne ancora da ridere. E un calore dal cuore partì e si diffuse nel suo corpo pensando alla piccola Jenny appoggiata sul suo petto. Ricordava i suoi capelli morbidi e profumati, le sue guance un po' arrossate dall'alcool, le sue man…
-Alcool…- disse a voce alta.
Un flash lo catturò. Corse di nuovo verso il frigo e lo spalancò: non c'era una birra di quelle che aveva comprato due giorni fa. E il Martini? La vodga alla pesca? Sbattendo lo sportello con forza corse in sala da pranzo e tutto fu chiaro.
La bottiglia di vodga era lì sul tavolinetto di vetro rovesciata. Parte del contenuto era stato assorbito dal tappeto. Quella del Martini invece era vuota, a terra, con tre bottigliette di birra vicino. Vuote anche quelle.
La confusione regnava sul divano e la parte del tappeto proprio ai piedi del sofà era ammucchiata. Pian piano la sua mente stava uscendo dal torpore e stava ricostruendo la serata precedente. Lei che si era affacciata nel suo ufficio per chiedergli se poteva uscire, lui che, con le lasagne in mano, stava appoggiato alla colonna estasiato da quella incantevole visione. E poi la solitudine, quell'enorme casa vuota e silenziosa. Aveva acceso lo stereo al massimo volume per riempirla ma non c'era riuscito. Sentiva il sangue ribollire al pensiero di Jen. Tutto si sarebbe concluso in poco tempo se lui avesse scelto di masturbarsi in bagno.
Invece no.
La rabbia per aver perso Mandy e Nina, la voglia di toccare nuovamente una donna, il desiderio di sentirsi ancora una volta amato presero il sopravvento. Ma le ore passavano e lui fremeva.
Aveva preso la machina e aveva fatto un giro per la città passando davanti a tutti i locali che conosceva sperando di vederla. Di lei però nessuna traccia.
Tornato a casa aveva iniziato dalle birre per poi continuare col resto. L'alcool lo faceva sentire leggero, senza pensieri. Aveva quasi finito il suo ennesimo bicchiere di vodga quando aveva sentito dei rumori all'ingresso. Era apparsa dall'oscurità silenziosa come una pantera se non fosse stato per il tappeto forse lui si sarebbe accontentato di vederla andare a letto. Invece era finita stesa sul divano e la gonna le era salita fino a scoprirle le cosce e il sedere. In quel momento aveva capito che doveva farla sua a tutti i costi.
Ricordava la sua faccia maliziosa e le gambe aperte pronte per accoglierlo. Sì lo voleva anche lei. Era consenziente. E perché allora piangeva mentre lui spingeva? Perché gli aveva messo le mani sul petto e tentava di mandarlo via?
Raccolse quello che rimaneva del perizoma nero e si sentì un animale. Ecco cos'era stato ieri per Jen: una bestia.
Corse al piano di sopra e spalancò la sua porta: la stanza era vuota. Le ante della cabina armadio aperte, il letto ancora rifatto. Non c'era più un vestito o una scarpa che tradisse la sua presenza in casa.
Se n'era andata.
Iniziò a tremare dalla paura man mano che una frase gli si stava materializzando nella mente. Non voleva sentirla riecheggiare nella scatola cranica, così con un filo di voce la fece uscire dal suo corpo: -Mio Dio, l'ho violentata…

CAPITOLO 20

-Jen apri questa porta… non te lo sto chiedendo… è un ordine!
La voce di Trisha era colma di panico. Brooke si aggirava davanti alla stanza di Jennifer mangiandosi le unghie e non era da lei. L'aveva fatto solo una volta in vita sua quando aveva perso la madre. Il che completava il quadro della situazione.
Brooke si era svegliata verso le cinque di mattina e impastata di sonno aveva sentito scorrere l'acqua in bagno. Era tornata a dormire pensando che fosse Trisha. Lo stesso fece l'altra ragazza nella sua stanza.
Fu solo verso le nove di mattina, quando si incontrarono per la colazione in cucina, che, scambiandosi le consuete frasi mattutine, avevano capito che nessuna delle due aveva deciso di lavarsi a quell'ora del mattino.
Le loro teste si girarono all'unisono verso la porta della stanza di Jen. Trisha si avvicinò e la trovò chiusa a chiave. La loro amica non aveva risposto alle loro chiamate e si preoccuparono ancora di più quando in bagno trovarono la gonna di Jen con delle macchioline di sangue secco.
Non era da lei essere così disordinata in quei particolari periodi del mese di una donna…
Brooke:-Ok Jen ti avverto mi sono rosicchiata l'unghia dell'indice, del medio e del mignolo della mano… Trish questa è la sinistra vero?
-Sì Brooke…- la guardò disperata.
-Ecco sinistra e sto cominciando col pollice della destra… se domani mi verrà una colica o mi opereranno di appendicite sarà solo colpa tua. Capito signorina??
Brooke terminò la sua tirata di orecchie con le braccia conserte convinta che quello sarebbe bastato a convincere Jen ad aprire la porta.
-Mmmm le hai messo proprio paura… complimenti Brooke- disse Trisha sparendo nel ripostiglio.
Ne uscì con l'estintore.
-Ok Jen ora se non apri la porta la butto giù a suon di botte con l'estintore!
-Trish ma stai fuori come un balcone! Questo coso esploderà…
-Meglio almeno la porta salterà in aria e noi potremmo vedere che sta succedendo…
Mentre le ragazze discutevano si sentì girare la chiave.
Brooke avvilita: -Perché quello che dici o fai te funziona sempre e quello che faccio o dico io no?
-Forse perché non sai distinguere la destra dalla sinistra?
Trisha entrò per prima. La camera era in ordine e le tre valigie di Jen erano riposte in un angolo. Lei era sdraiata sul letto col suo pigiamone blu e abbracciava il cuscino tenendo lo sguardo perso fuori dalla finestra.
Brooke: -Jen, pensavamo fossi morta…
Trisha: -Potevi aprire prima…
La loro amica si girò a guardarle ed aveva gli occhi rossi e cerchiati di occhiaie di una che non dorme da parecchio e piange da ancor di più.
Trisha: -Mio Dio Jen… che è successo? Ieri ti abbiamo lasciata che andavi a casa e stavi benissimo…
Brooke: -Qualcuno ti ha spaventata? Perché sei qui?
Trisha: -Dov'è Nick?
Jen ricominciò a piangere stringendosi a Trisha che già le teneva le mani.
Quando riuscì a calmarsi dai singhiozzi disse :-Scusatemi… non avevo voglia di parlare…
Brooke: -Non ci devi spiegazioni lo sai… però… non ti aspettavamo… e poi la tua gonna in bagno è sporca… e ci siamo preoccupate…
Trisha: -Chiamo Nickper dirgli che sei qui… sarà preoccupato!- disse alzandosi dal letto.
-NO!- quell'urlo non aveva nulla di umano.
Brooke saltò indietro tanto la prese di sprovvista quella reazione.
Trisha si sedette di nuovo vicino a Jen e le scostò i capelli che aveva davanti alla faccia: -Jen, cosa è successo con Nick? Ti ha picchiata?
-No…
-Tesoro, parla con noi… siamo tue amiche e siamo dalla tua parte. Se non ci dici cosa è successo non possiamo aiutarti a sistemare le cose…
-Trish, Brooke… non potete aiutarmi.. è colpa mia…- disse piangendo di nuovo.
Lei l'aveva stuzzicato, l'aveva accolto tra le sue gambe e non aveva capito fino a che punto voleva arrivare. Nonostante lo conoscesse poco però di una cosa era certa: l'aveva fatto con amore. Provava amore per quel ragazzo tenero e tenebroso, per quella sofferenza che emanava, per l'uomo che aveva visto nelle foto con Mandy e Nina.
-Io… ero solo gelosa…
-Jen, di chi? Spiegati per favore…- l'aria di Trisha era supplichevole. Le si torceva lo stomaco nel vederla così.
-Di Mandy e Nina… mi vergogno a dirlo… lo so… loro non ci sono più… ma Nick era così felice con loro… pensavo potesse esserlo anche con me…
Le parole uscivano dalla sua bocca lentamente e tra i singhiozzi. Voleva raccontare alle sue amiche cos'era successo. Voleva dir loro come si sentiva violata nel suo intimo.
Quando lui aveva iniziato a spingere aveva perso tutto il suo fascino. Sembrava un animale, ecco… un toro da monta. Non un bacio, non una carezza, non una coccola dopo averla posseduta. Quando si era alzato lei con gli occhi l'aveva seguito. L'avevo visto arrivare fino alle scale e girarsi a guardarla disgustato. In quel preciso momento si era sentita una troia di terzo ordine. E non voleva ammetterlo.
-Ero ubriaca… lui mi aveva aspettata in piedi… sono scivolata mi si è alzata la gonna…
Brooke: -Mi stai spaventando Jen… ti prego… non dirmi…
Jen abbassò la testa e quelli che prima erano singhiozzi si tramutarono in lacrime silenziose. Si accucciò in un angolo del grande letto matrimoniale tenendo le ginocchia al petto.
Aveva dolore, nel cuore, nella testa e anche fisicamente… dove Nick aveva sfogato le sue voglie.
Trisha si sdraiò di fianco a lei, così fece Broooke, e l'abbracciarono piangendo sommessamente.

CAPITOLO 21

Trisha le pettinava i capelli con cura. Erano pieni di nodi visto che dopo la doccia che si era fatta quella stessa mattina all'alba, si era subito messa a letto e non li aveva neanche degnati di un colpo di spazzola.
Brooke: -Jen devi andare da un dottore… e alla polizia…
Trisha: -Questa volta strano ma vero… concordo con Brooke.
-Mi spiace ragazze ma non ho intenzione di fare ne l'una ne l'altra cosa… il dolore sta passando… e per quanto riguarda la polizia… ne ha già passate tante…
Brooke: -Dio Jen sembri uscita dalla confezione a tubo dei Marsh Mellow! Ti ha violentata! Ha approfittato di te…
Le lacrime ripresero ad uscire dagli occhi di Jen.
Trisha: -Ma grazie tante Brooke! Poi non chiedermi perché quello che fai e dici te non va mai bene…
Jen: -No Brooke hai ragione… ma non me la sento. Ero ubriaca e svestita… e l'ho chiamato a me… ci sono stata… almeno fino a quando lui…
Trisha: -Questa è una decisione che spetta a te Jen ma permettimi di dirti che non voglio rivederti più in quella casa!
-Sarà…- sospirò Brooke: -… ma a me l'idea che quello stronzo stia beato a casa mentre tu sei qui disperata mi fa impazzire…
-Non è neanche l'una… starà dormendo… e poi gli ho nascosto le chiavi delle macchine… avevo paura potesse accorgersene che me ne stavo andando. Non volevo ritrovarmelo dietro con il suo suv…
-Dove cazzo stanno queste maledette chiavi… porca troia…
Nick era furioso con se stesso: doveva correre da Jen, doveva scusarsi, doveva dirle che quello che aveva fatto era stato un errore, era ubriaco e non avrebbe mai voluto farle del male. Ma non trovava neanche un mazzo di quelle dannate chiavi. Era frustante avere 4 macchine in giardino e non poterne usare neanche una.
Alla fine chiamò Brian.
-Eilà Nick già sveglio? Niente aspirapolvere stamani?- ridacchiò Brian
-Brian ho combinato un casino…- la voce di Nick era seria.
-Prima ancora di raccontarmi che hai combinato… è possibile che tu finisci sempre nei casini?
-Brian… stavolta l'ho fatta grossa… rischio la galera…
Brian rimase interdetto a quelle parole e riuscì solo a dirgli di non muoversi che sarebbe stato da lui in una mezz'oretta.
-Ti assicuro, non avevo intenzione di farlo…
Brian camminava su e giù per la cucina di Nick. Quello che gli aveva raccontato in lacrime l'amico non aveva senso. Lui non aveva bisogno di prendersi una donna con la forza! Cadevano semplicemente dal cielo: le fans lo adoravano, parecchie star della musica e dello show business non nascondevano il loro debole per Nick. Perché proprio Jen?
-Nick quello che hai fatto è perseguibile penalmente…
-Lo so Brian, ma quello è l'ultimo dei miei problemi… se mi merito la prigione e sia… ma tu non hai visto i suoi occhi e le sue lacrime… ti giuro, non ero in me… io voglio solo chiederle scusa… poi se vorrà denunciarmi è giusto che lo faccia…
-L'hai chiamata?
-Ha il telefono staccato…
-Giusto…
-Accompagnami da lei
-Nick non so se è la cosa giusta da fare…
-Brii ti prego…
Trisha:-Chi è?
Nick:-Ciao, mmm sono Nick… vorrei par…
-SCORDATELO!
Nick sentì il citofono tornare muto. Brian lo guardava appoggiato sul cofano della macchina.
-Bhe non rimanerci male… non è che potevi aspettarti la banda musicale…
Nick sbuffò e citofonò di nuovo, poi ancora una volta e un'altra. Alla fine si attaccò al bottone.
Una finestra si aprì due piani sopra e si affacciò una delle amiche di Jen.
-Senti è meglio che te ne vai ok? Jen non ha voglia di sentirti o di vederti…
-Ti prego… ho bisogno di parlarle…
-Non ha chiamato la polizia, non ancora… ma se continui a rompere le palle la chiamo io ok?
-Non me ne frega un cazzo della polizia… mi importa di Jen…
-Strano, da quello che mi ha detto non è che ti importi poi molto…
-Avete ragione ad avercela con me… ma ti prego dille che la voglio vedere solo un attimo… se non si fida anche con voi presenti…
Trisha sparì in casa e chiuse la finestra.
Jen la guardò:-Fallo entrare…
-Ma…
-Digli di far salire anche Brian…
Nick era a disagio mentre aspettava con Brian fuori dalla porta. Il suo amico gli accarezzava una spalla per fargli forza. Forza che gli venne quasi a mancare quando ad aprire la porta si presentò Jen.
Non appena i loro occhi si incrociarono lui riuscì solo a bisbigliare il suo nome.
-Entrate…
Fece strada a i ragazzi e li portò in cucina dove già li attendevano Trisha e Brooke.
-Loro sono le mie amiche… parla cosa vuoi ancora da me?
Nick la seguì e le si sedette di fronte. Provò a prenderle le mani che teneva appoggiate sulle ginocchia ma non fu una bella idea: -Non provare minimamente a toccarmi…- scandì le parole ad una ad una guardandolo con occhi di fuoco.
-Jen… io volevo scusarmi…
-E fai bene…
-Ieri non ero in me, ti assicuro. Ero ubriaco…
-Anche io Nick ero ubriaca ma non per questo ti ho fatto del male…
-Jen ti prego… ascoltami… quando ti ho vista così bella… prima di uscire… avrei voluto venire con te e stare con te…
-Se solo me lo avessi chiesto…
-Sono un cretino lo so… sono uscito, ti ho cercata non ti ho trovata… poi ho bevuto… Dio com'è difficile…
Aveva gli occhi di tutti piantati addosso.
-Non mi nascondo dietro ad un dito… hai tutto il diritto di denunciarmi e non sono venuto per dirti di non farlo… sono venuto per te, per sapere se stavi un pochino bene… se avevi bisogno di vedere un medico… se avevi bisogno di darmi uno schiaffo… Jen mi dispiace…
Due lacrime gli scesero sulle guance.
-Non sono cattivo… credimi… questi mesi con te sono stati i più belli da quando Nina e Mandy sono andate via… non mi sono più sentito male, non sono più svenuto… e questo perché c'eri tu Jenny… non ti ho mai vista solo come una badante… credimi. Era solo che non riuscivo ad essere me stesso… tu sei così dannatamente bella…
Jen sussultò a quelle parole: -Mi trovi bella?
-Sì… e l'ho pensato dal giorno che ti ho visto a casa mia… quando sei venuta a parlare con mia madre… ma per era difficile guardare un'altra donna… era come tradire mia moglie… non mi sto giustificando… ti sto solo chiedendo di credermi… Jen… torna con me… io… mi sono inna…
-Zitto…- sussurrò con un filo di voce: -Ti prego stai zitto… non voglio che tu dica cose di cui ti pentirai… non andrò alla polizia Nick, ti credo… l'ho visto che non eri in te ieri sera… ma adesso vattene… ok? Non voglio vederti mai più…
-Ma Jen…
Jennifer si era già alzata e aveva lasciato la stanza.

CAPITOLO 22

La donna affrettò il passo verso la porta. Non aveva idea di chi potesse essere a quell'ora della sera. Aveva già avuto una giornata infernale. Ci mancavano solo altri problemi di lavoro!
Rimase sbalordita dalla figura che si trovò davanti.
-Lo so che non mi aspettavi e non pretendo che tu mi faccia le feste… ma sei mia madre e adesso mi devi aiutare.
-Jennifer… tu sei… tu sei…
-Incinta- concluse per lei la ragazza.
Evelyn portò un bicchiere di acqua alla figlia che l'aspettava seduta sul divano del salotto. Non si erano scambiate ancora una parola.
-Jennifer…- la richiamò porgendole la bibita.
Jen la prese e dopo averne bevuto un sorso le parlò: -Se ti stai chiedendo chi è il padre… rinuncia. Non te lo dirò mai. Quell'uomo è morto per me. Se invece ti stai chiedendo come mai io sia qui e non con le mie… aspetta come le hai chiamate una volta? Amiche di prostituzione… è solo perché ho quasi finito il tempo e da almeno 4 mesi non lavoro… non potrei permettermi un ospedale per partorire e non posso chiedere a loro di mantenermi oltre… mi serve un posto dove stare e un ospedale per partorire. Qualche soldo… per il bambino e il tempo di riprendermi dal parto. Poi sparirò di nuovo…
Le guance le bruciavano dalla vergogna. A tutto sarebbe arrivata per quel suo bambino ma mai avrebbe voluto pronunciare quelle parole a sua madre.
-Jennifer sono tua madre, pensi che ti sbatterei fuori?
-Ah ah ah…- rise ironica: -L'hai già fatto una volta… perché non farlo una seconda!
-Ero arrabbiata… io ti voglio bene…
-Non mi hai mai cercata… passi per quel poco di buono che ti sei scelta come marito…
-Non mi sembra che il tuo di "marito" stia qui vicino a te!
-Com'è difficile stare con te mamma… - si alzò e andò verso la porta.
Evelyn si precipitò a bloccarla: -No aspetta Jen… riproviamo… per favore… starò alle tue condizioni… ok? La casa è grande puoi prendere la camera qui al piano basso altrimenti ti farà male fare le scale… per l'ospedale ci penserò io. Domani andiamo dalla mia ginecologa… lavora al Presbiterian Hospital in centro a Manhattan…
-Ok andrà benissimo… ora se non ti dispiace sono stanca… il volo e il taxi …
-Sì ti accompagno.
-Andiamo Frack… gli altri ci aspettano!- lo spronò Brian. Quando lo vide col telefono in mano e lo sguardo perso aggiunse :-Nick quante volte devo dirtelo… avrà cambiato numero… è pasato quasi un anno…
-Nove mesi Brian…
-Ok nove mesi… ci sarà un motivo se sono nove mesi che l'operatore ti dice che il cliente non è raggiungibile…
-Quelle sue amiche del cavolo… non me la lasciano vedere…
Brian: -Non farei vedere neanche io la mia migliore amica a uno che le fa le poste sotto casa ogni volta che non è in tour… sei inquietante…
Nick sorrise: -Hai ragione… però non la vedo da quel giorno in cui ci siamo parlati… vorrei solo vedere come sta e parlarle… niente più…
-Frack mettici una pietra sopra… Jen non vuole farsi vedere da te e non vuole sentirti… non farti ancora più male. Ok?
-Ok… andiamo dai ci aspetta un concerto!- si alzò pronto per lo show.
Jen aveva scoperto di essere incinta due mesi dopo quella dannata nottata. All'inizio aveva dato la colpa del ritardo allo shock. Ma quando iniziarono le nausee dovette fare i conti con la realtà: aspettava un figlio da Nick e quello era un figlio nato da una violenza. Trisha e Brooke le avevano consigliato di abortire: lei non faceva che piangere da quando aveva fatto il test. Ma appena la pancia iniziò a crescere un pochino, accolse quel dono che Dio le aveva fatto.
Vivere a soli 20 minuti di distanza da Nick era diventato un problema anche perché lui spesso andava sotto casa sua e aspettava in macchina. Lo scorgeva dalla finestra. Mai e poi mai gli avrebbe detto che aspettava un bambino.
L'aveva perdonato? Sì l'aveva fatto. Il giorno che era venuto a parlarle e aveva pianto. Poi le sue continue chiamate che l'avevano spinta a cambiare numero. Se non altro ci teneva a lei. Quella notte era stata un errore per tutti e due. Lui era fuori di sé ma anche lei ricordava in che modo l'aveva attirato. Nonostante questo si sentiva ancora umiliata e non aveva il coraggio di vederlo o parlargli perché sapeva che si sarebbe buttata tra le sue braccia.
Nick dal canto suo aveva iniziato una tournee mondiale: avevano già toccato l'Asia, l'Europa e il Sud America. Mancava l'America. Quando era a casa, in California, cercava di incontrare Jen. Quando era in giro coi ragazzi provava a chiamarla, le mandava biglietti, fiori e regali che puntualmente venivano respinti. Non poteva sapere che erano le amiche di Jen a farlo e non lei, solo con l'intento di proteggerla.
In compenso il pensiero su di lei lo distraeva da Mandy e Nina. Aveva accettato la presenza di Jen nel suo cuore e si era convinto a lasciarsi andare di nuovo. Non aveva più avuto malori e ormai coi ragazzi parlava tranquillamente di sua moglie e di sua figlia. Giocava sempre più spesso con Baylee e anche con Sarah la nuova arrivata in casa Littrell. La sua vita iniziava a da vere un po' di ordine e di questo doveva ringraziare solo e soltanto lei. Un giorno lo avrebbe fatto…

CAPITOLO 23

*Questa fiction era nata come una storiella d'amore tra due persone.
Non voleva avere altre pretese.
Arrivata però a questo punto ho deciso di introdurre un tema che io purtroppo conosco bene. Non entrerò molto nei particolari, non sono un medico, però mi piacerebbe che lasciasse un segno in chiunque la leggesse.
Oltre alla guerra, alla fame nel mondo e altre disgrazie declamate dai telegiornali, ci sono milioni di famiglie al mondo che lottano quotidianamente, e in silenzio, contro diverse forme di tumore. Per rimanere in ambito Backstreet basti pensare al papà di Kevin o, ultimamente, quello di Howie. Senza pensare a Caroline… scomparsa per un lupus.
Fino ad oggi molto si è fatto e i casi positivi di guarigione sono aumentati esponenzialmente. Senza entrare nella retorica, permettetemelo, dedico questa parte della fiction alla speranza, che spero cresca sempre più nelle persone affette da questi mali e spero che la scienza un giorno, grazie anche allo studio delle staminali, possa mettere un punto finale a questo male bastardo. NiC*
-3 anni dopo-
-Trish… ti dispiace guardarmi Jason? È il mio turno…
Trisha annuì e raggiunse Jason che stava giocando nella sala dei bambini. Jen raccolse la borsa e tutte le carte che riguardavano il suo bambino. Prima di seguire l'infermiera si girò di nuovo a guardarlo. Proprio in quel momento Jason la stava sbirciando e quando si trovarono faccia a faccia lui le sorrise. Jen non potè far altro che ricambiarlo. Più cresceva e più assomigliava a Nick: la forma del viso, gli occhi e i capelli. Perfino lo spazietto tra i due incisivi superiori. Lo salutò con la manina trattenendo le lacrime e seguì Helena che la stava aspettando.
-Buongiorno signora Jones, si accomodi.
-Salve dottor Owens- la ragazza prese posto davanti al medico.
-Abbiamo i risultati di tutte le analisi del piccolo Jason…
-E?- chiese con impazienza.
-Signora Jones…
-Signorina…
-Signorina Jones… è sicura che non ha nessuno che possa condividere con lei questo momento?
-La mai amica Trisha è di là con Jason… e Brooke non è potuta venire, sono sola… la prego dottore…
-Vuole che chiami sua madre?
-No… voglio solo che lei mi dica cos'ha il mio bambino…
-Il piccolo Jason è affetto da una forma di leucemia infantile…
-Oh mio Dio…- Jen si portò una mano davanti alla bocca e dagli occhi le lacrime iniziarono a scendere da sole.
-Signorina, la prego… si sente bene?
-C…come posso sentirmi bene… mi ha appena dato una sentenza di… morte… per mio figlio…
-Non dica così signorina Jones, la scienza ha fatto progressi e ho già un piano di terapie che vorrei farle vedere. Vuole parlarne ora?
Jen annuì.
Il dottor Owens era un medico giovane, non arrivava ai quaranta e appena aveva letto i risultati degli esami di Jason aveva provato una fitta al cuore. Era abituato a certe notizie, lavorava nel padiglione di ematologia da quando aveva iniziato la specializzazione a 26 anni. Ma a Jason e a sua era molto affezionato. Ricordava ancora la prima volta che li vide un mese prima.
Stava aspettando l'ascensore e intanto leggeva delle analisi che portavano delle novità ad una famiglia, quando sentì la voce di un bambino chiedere: -E perché veniamo qui?
-Perché sei poco abbronzato Jay!
-Ma allora mamy portami in Florida!!! Voglio vedere l'oceano!!
La mamma rise: -Ti ci porterò appena il dottore mi dice che stai bene, te lo prometto!
-E fai venire anche nonna?
-Farai… Jay… si dice farai venire… se la nonna vorrà potrà accompagnarci!
-Dormiremo da zia T e zia B?
-Certo… ma da quando le chiami B e T?
-Da quando zia Brooke mi ha detto che è più fassssion!
-Fashion? Zia B è proprio matta!!
Si girò e vide un bambino che teneva la sua mamma per mano e nell'altra aveva una chitarrina giocattolo. La donna era giovane e Owens dovette ammettere che era anche molto bella.
Ora la vedeva lì fragile e sola. Provava rabbia per quel marito che non si era mai fatto vedere in ospedale. Quale uomo poteva essere uno che abbandonava una donna così bella e forte e un bambino adorabile? Si alzò e si sedette vicino a lei. Le prese una mano: -Signorina, le prometto che farò di tutto per far star bene suo figlio ma lei a sua volta deve assicurarmi che davanti a Jay cercherà di essere il più normale possibile. Ok?
-Sì… può spiegarmi qualcosa in più… io ho solo 28 anni… non mi è mai capitato… non so come…
-Tranquilla, affronteremo tutto insieme. Oggi la leucemia si può sconfiggere…
-Cosa sta succedendo a Jay?
-Vede, in condizioni normali globuli rossi, bianchi e piastrine vengono prodotte dalle cellule che sono nel midollo osseo. La leucemia determina una anarchia nelle cellule sanguigne. Per effetto di stimoli che al momento non abbiamo ancora rintracciato, alcune di queste cellule midollari che producono i globuli bianchi impazziscono e ne producono troppi e immaturi sovvertendo il normale equilibrio. Da qui il pallore, il rischio di emorragie per mancanza di piastrine e la febbre dovuta alle infezioni.
-Ma se ha più globuli bianchi… non dovrebbe subire le infezioni…
-Purtroppo non è così poiché questi globuli bianchi sono immaturi, non lo proteggono.
-Ok… come vuole procedere dottor Owens?
-Ora va a casa e passa una serata con suo figlio. Dovrà spiegargli che per un po' di tempo vi trasferirete qui in ospedale. Avrete una camera con due letti così lei può stargli accanto. Nel frattempo io farò sbrigare tutte le pratiche amministrative per il ricovero.
-Quanto dobbiamo rimanere?
-Non lo so Signorina Jones. Partiremo con un ciclo di chemioterapia e questo durerà tra i 10 e i 20 giorni. Poi potrete tornare a casa ma faremo controlli settimanali e se il caso lo richiede anche bisettimanali. Jay non va ancora a scuola?
-No…
-Perfetto, altrimenti avrebbe dovuto lasciare. Dobbiamo tenerlo al riparo dai possibili malanni. Nel giro già di un paio di mesi sapremo se la terapia ha funzionato oppure no.
-E… se non funziona?
-Dovremmo pensare al trapianto di midollo osseo… per ora però pensiamo a questa prima fase ok?
-Dottor Owens… io non so se posso permettermelo…- disse Jen imbarazzata.
-Sua madre ha già dato il numero di carta di credito all'amministrazione… provvederà a tutto lei. Non sono affari miei Signorina Jones ma è una brava donna… mi ha raccontato che tra di voi le cose non vanno benissimo, ma mi ha anche detto che da quando c'è Jay almeno riuscite ad andare d'accordo. Si faccia assistere. È pentita di quello che è successo con lei qualche anno fa…
Jen sospirò. Era stata Evelyn a consigliarle il dottor Owens. Era stato vicino ad una sua amica tempo addietro. In effetti la scelta sembrava quella giusta. Si era da subito dimostrato molto disponibile e Jay, cosa importantissima, lo adorava. Forse era vero che sua madre meritava una seconda possibilità.
CAPITOLO 24

-Jen?
I suoi pensieri furono interrotti dall'arrivo del dottor Owens.
-Tom… sei tu…
Thomas le passo un braccio intorno alle spalle e la strinse a sé. Quegli ultimi giorni erano stati duri e si erano ritrovati ad avere una complicità fuori dal comune. Osservò il bambino che riposava al di là del vetro che divideva il corridoio dalla sua stanzetta sterile. Era notte fonda e lui si meravigliò di trovare la madre fuori di lì.
-Cosa ci fai qui? Hai bisogno di dormire…
-Sì hai ragione…- si asciugò le lacrime :- E' che avevo tanto bisogno di aria… mi sento mancare lì dentro…
-Vieni sediamoci qui sul divanetto e parliamo un po' ok?
-Va bene…
Tom la portò verso il sofà e la fece sedere.
-Jen purtroppo la terapia…
-Non funziona vero?
-Esatto… a distanza di un mese è tornato tutto e più forte di prima… dobbiamo pensare al trapianto.
-Ok… pensi sia la cosa migliore?
-Non la migliore, l'unica… dai test che ti abbiamo fatto sappiamo che non puoi essere tu la donatrice e lo abbiamo già iscritto nel registro per ricevere un midollo compatibile. Per ora però non abbiamo avuto risultati soddisfacenti… lo sai Jen io non ti faccio mai domande private… ma stavolta devo farlo… Jay ha un padre?
Jen lo guardò e un lampo di rabbia gli passò negli occhi :-NO…- urlò alzandosi di scatto: -Quell'uomo è morto…
Tom le si parò davanti :-Jen non so cosa sia successo tra te e il papà di Jay ma se è vivo… è il caso che tu gli faccia una chiamata…
Jen si stropicciò il viso più e più volte.
Nick.
Da quando aveva scoperto la malattia di Jay lo pensava spesso. Si chiedeva che fine avesse fatto.
Brooke un giorno l'aveva incontrato sotto quella che era stata la sua casa e stufa di vederlo lì l'aveva cacciato minacciando di chiamare la polizia. Era successo un anno prima.
Aveva comprato a Jay il suo ultimo cd "Unbreakable" e il bambino si muoveva sulle note di Panic un po' come il padre durante i concerti. Non si era ancora ricostruito una storia anche se ogni tanto circolavano voci sui suoi flirt. Avere vicino Nick adesso… sarebbe stato un sogno.
Vedeva le altre mamme che avevano i loro bambini in quello stesso reparto che si davano il cambio con i loro mariti. Lei invece era sola.
-Egoista…- pensò. Non era sola. Brooke e Trisha si erano trasferite a New York appena saputa la notizia. Avevano cambiato lavoro e pur di starle vicino si erano accontentate di fare le cameriere. Evelyn si era rilevata una persona nuova: pagava tutte le spese dell'ospedale e aveva aperto le porte anche alle sue amiche.
Aveva pensato di tornare in Florida appena dopo il parto. Però poi aveva trovato un lavoretto in un centro di ricerca. Doveva durare solo un anno. Le avevano rinnovato il contratto per un altro anno. Poi la tragedia… ed era rimasta lì. Senza Evelyn non ce l'avrebbe mai fatta. Non avrebbe mai conosciuto il dottor Owens che si prendeva cura di Jay in un modo impagabile.
Crollò di nuovo sul sofà.
-Jay è la copia di suo padre…- ammise: -Se tu vedessi le sue foto da piccolo… due gocce d'acqua…
-Perché non è con te Jen?
-Perché non sa di avere un figlio…
Tom rimase interdetto: -Scusa?
-Hai capito bene… non sa di essere padre. E io non ho lasciato tracce… sono praticamente scappata di casa a 18 anni. I miei volevano che io facessi l'architetto come loro… non fraintendere è una bellissima professione… ma per me significava divorzio, litigi, notti da sola, feste a casa dei nonni… volevo fare un lavoro che mi permettesse di prendermi cura di qualcuno… sono laureata in scienze naturali. Sono specializzata nello studio dei delfini. Mi sono laureata a Tampa, in Florida, dove ho anche conosciuto zia T e zia B come le chiama Jay… -rise: -Dividevamo un appartamento. Loro avevano ancora un piccolo mantenimento dai genitori e poi si davano da fare nei pub e nei ristoranti. Io per stare al passo con l'affitto e le bollette facevo di tutto. Conobbi la madre di Nick in un centro per l'impiego. Cercava una "babysitter" per suo figlio. Nick era da poco rimasto vedovo. Nell'incidente aveva perso anche sua figlia di appena un anno. Non stava benissimo di salute e lei mi assunse per stare a casa e controllarlo. Mi avrebbe pagato bene… non me lo sono fatto scappare. Mi trasferii da lui: cucinavo, lavavo, stiravo, gli facevo compagnia… poi abbiamo iniziato ad avere un po' di confidenza… io credevo fosse pronto per un'altra storia… una sera… eravamo ubriachi tutti e due. Io tornavo da una festa. lui mi aveva aspettata sveglio… mi desiderava… lo vedevo nei suoi occhi… non è stato come pensavo. Lui spingeva forte, io cercavo di allontanarlo…
Il ricordo di quella esperienza era vivido. Ma, mentre cacciava fuori quei ricordi, scoprì che in confronto a quello che stava succedendo al suo bambino, quella notte non le faceva più così male.
-Vissi quel rapporto come una violenza… e lo fu davvero… ma non eravamo in noi… nessuno dei due. Lui non era pronto. Io invece volevo solo averlo tutto per me… lascia quella casa due ore dopo, mentre dormiva. Lo rividi il giorno seguente. Venne a chiedermi scusa… piangeva… da allora era sempre sotto la mia finestra… vivevo blindata in casa. Facevo di tutto per non incontrarlo. Poi ho scoperto di aspettare Jay… all'inizio non lo volevo… poi però… era così bello sapere che non ero più sola… rimasi a Tampa fino alla fine dell'ottavo mese poi venni a New York da mamma… non avevo soldi e non volevo che il mio bambino nascesse per strada… il resto lo sai…
Tom era confuso da quel racconto: -E lui non ti ha mai cercata?
-Sempre… ma ho cambiato numero… se era sotto casa mi chiudevo in camera… non rispondevo alla porta o al telefono… però forse adesso è arrivata l'ora di cercarlo...
-Ci metterai mesi Jen se per caso si è trasferito…
-Oh no Tom, tranquillo… so già dov'è… è a Las Vegas fino a dopodomani…
-Mi hai appena detto che non lo senti da praticamente 3 anni… come fai a sapere dove si trova?
-Lo so perché lui è Nick Carter… uno dei Backstreet Boys…

CAPITOLO 25

Fu un'emozione grande per Jen rivederlo. Negli ultimi anni si era accontenta di seguire le sue vicende su internet. Aveva visto e rivisto i suoi ultimi concerti su You Tube, ma dal vivo sprigionava tutta un'altra energia. Lo vedeva cantare e ballare sulle note di Any other way e non poté fare altro che constatare che era bello come un tempo.
Era la prima volta che lo guardava live nonostante avessero vissuto insieme per mesi. Le piaceva quel Nick!
Aspettò pazientemente che lo show volgesse al termine. Cantò con lui il medley di I got you e di Blow your mind e si commosse sulle note di Inconsolable. Quando arrivarono a Shape of my heart capì che era il momento di darsi di fare. Sperava di trovare ancora qualcuno di sua conoscenza nella crew altrimenti non sarebbe stato facile avvicinarlo.
Girò sul parterre ai lati del palco e finalmente al secondo giro avvistò Leighanne.
Si avvicinò correndo e la chiamo :-Leigh? Leighanne…
Leigh si girò ma non la riconobbe subito. Si stava allontanando quando Jen la richiamò: -Leigh aspetta sono Jen…
Sentendo quel nome Leighanne si voltò nuovamente e alla fine la riconobbe: -Oh mio Dio… Jen!
Era quasi sconvolta dalla sorpresa. Tutto si aspettava di vedere tranne lei. Per di più ad un concerto di Nick.
-Jen!- Si arrampicò sulla transenna abbracciando la ragazza. Un gruppo di fans aveva visto la scena e si stava catapultando verso Leigh. Una delle bodyguards, Marcus, fu talmente veloce che Jen si ritrovò al di là della recinzione senza nemmeno accorgersene.
-Wau… possiamo rifarlo?- chiese ridendo.
-Jen… perdonami se non ti ho riconosciuta subito… ma sinceramente non mi aspettavo di vederti…
-Tranquilla Leigh so che sono un po' come la pioggia in luglio…
-Prima che tu possa dirmi qualsiasi cosa… non chiedermi di mentire a Nick…
-In che senso?
-Gli dirò che eri qui…
Jen sorrise: -In realtà sono qui per lui… ho bisogno di vederlo…
Leigh era eccitatissima: -Ne sarà felicissimo e credimi anche Brian e gli altri…
-Leigh ho bisogno di vederlo da sola… non so quanto rimarrò e vorrei parlargli in privato prima possibile… sempre che non sia troppo stanco…
La ragazza le sorrise e la prese per mano: -Allora vieni…
La trascinò dietro le quinte e prima di sparire in un lungo corridoio, Jen si girò a guardarlo ancora una volta da dietro. Riuscì solo ad intravederlo tra gli strumenti ma questo gli bastava a farle arrivare il cuore in gola.
-Ta dam…- cinguettò Leigh prendo una porta.
Jen entrò con circospezione, guardandosi qua e là.
-Ehi ricordi? Nick è sul palco…
-Hai ragione… scusami… è tutto così difficile…
Leigh si andò a sedere su una poltrona: -E' il suo camerino… accomodati.
Jen camminava lentamente guardando tutto: la sedia spostata, il pacchetto di gomme gettato vicino allo specchio, la spazzola con qualche capello biondo ancora intrappolato, le scarpe da ginnastica abbandonate in un angolo, i costumi di scena già usati. La giacca di pelle con l'ideogramma cinese era appoggiata sull'appendiabiti. Si avvicinò e la sfiorò con una mano.
-Come fanno a venire a cambiarsi qui?- chiese a Leigh.
-No, si cambiano sotto al palco. Qui ci riportano i vestiti durante le pause più lunghe… Nick di solito si allontana durante l'assolo di Howie e butta qualcosa di già messo, poi passa Mariel che prende tutto e sta sicura che domani sarà tutto bello pulito e stirato!
Si girò a guardare meglio la specchiera: c'era una foto di Mandy che teneva in braccio Nina e una sua foto. Mentre la guardava realizzò che gliela aveva fatta a tradimento: non ricordava di essersi mai messa in posa per lui. stava leggendo un libro in veranda e portava gli occhiali.
-La mette sempre sulla specchiera di ogni stadio… insieme a quella di Mandy e Nina… praticamente ti sei girata il mondo…- le sorrise complice.
-Oh Leigh… sono così confusa… e anche egoista… non ti ho chiesto nulla di Baylee e dell'ultimo arrivato…
-Non preoccuparti… posso capire la tua agitazione in questo momento… Baylee ormai è un ometto ed è di là che balla e canta dietro al padre… l'ultima arrivata si chiama Sarah e anche lei ormai va per la maggiore età… senti il concerto sta finendo… senti le urla? Adesso vado. Tu aspetta qui… Nick arriverà a momenti…- disse alzandosi e andando verso la porta.
Jen le prese la mano e le disse :-Leigh… grazie… veramente!
-Jen non so cosa devi dirgli e non voglio saperlo… ma vorrei che voi due vi deste una opportunità… Nick è così cambiato… anche grazie a te… in bocca al lupo!
Detto questo la lasciò sola.

CAPITOLO 26

-… e poi mi sono scordato quel passo in Treat me right
-Infatti se non era per me… avresti schiacciato Howie!- rise Aj.
-E voglio dire… ti si avvicina Nick che sbraccia come un ossesso…gira il braccio seguendo la coreografia e zacchete… ti pesta il naso!
-Dai non ti preso non lamentarti!
-Brian?- BRok si girò sentendosi chiamare dalla moglie.
-Eccomi stellina… scusate ragazzi… doveri matrimoniali!
Brian corse dalla sua donna e la baciò con amore: -Mancato?
-Affatto… eri lì…- sorrise: -…e poi è successa una cosa spettacolare…
-Cosa?
-Non puoi capire chi c'è nello spogliatoio di Nick…
Brian la guardò prima dubbioso ma vedendo il ghigno di lei si lasciò cadere la mascella…
-Eh già maritozzo mio… indovinato!
Brian si girò di scatto e prese sottobraccio Howie ed Aj: -Andiamo ragazzi dai sbrighiamoci… anche tu Nick muoviti… ho da fare… vai nel tuo CAMERINO e raccogli i tuoi stracci…
-Brian stai bene?
-Howie niente domande… su su… devo andare in un posto…
I ragazzi seguirono Brian protestando e Nick, che era arrivato alla sua porta, si girò vero Leigh. Lei lo guardò e gli disse :-Gli ho promesso una notte da sogno…
Nick rise di cuore ed aprì la porta. Seduta sulla sua sedia davanti alla specchiera c'era lei…
All'udire il rumore della porta Jen aveva alzato la testa e lo guardava attraverso lo specchio.
-Ciao Nick…
Nick dal canto suo era rimasto con la mano sulla maniglia e la stava stringendo talmente tanto forte da sentire un dolore che dalla mano si irradiava per tutto il polso.
Jen si voltò per fissarlo negli occhi e rimasero a guardarsi per un po' senza dire una parola e senza muoversi. Nick stava lottando con i suoi sentimenti: aveva voglia di lanciarsi su di lei e baciarla ma sapeva che non era una buona idea.
Non riusciva a fermare le lacrime che iniziarono a scendere sul suo volto.
Jen gli si avvicinò e lui con un filo di voce riuscì a dirle: -Aspetta… ti prego… non ero pronto a questo…- ma lei non si fermò e gli mise una mano sulla spalla. Nick riuscì allora a staccarsi dalla maniglia e a stringergliela tra la sua.
-Ciao Jenny…
-Ciao di nuovo…
Nick rise: -Sono 4 anni che non ti vedo e riesco solo a dirti ciao…
-E' un inizio… Nick… sono qui perché ho bisogno di parlarti…
-O…ok… - si staccò da quel contatto e si passò tutte due le mani sul volto.
-Scusami sono sudato… e da quando ti ho visto è ancora peggio… hai programmi per le prossime ore?
-Domani pomeriggio ho un volo da Los Angeles per tornare a casa…
-Senti… se vuoi… noi stasera partiamo per L.A. e tu puoi fare il viaggio con noi… e prendere il tuo volo…
-Ok…
-Hai accettato?- disse sorpreso.
-Sì Nick…
-Ah… ok… allora io mi faccio una doccia… se vuoi puoi aspettarmi nel bus… ti accompagno…
-Sarà perfetto.
Attaccò il telefono proprio quando Nick varcò la soglia del bus.
-Ehi…
-Eccoti…
Aveva un paio di jeans e una maglietta, si era pettinato e aveva un buon profumo di dopobarba che sentì ancora meglio nel momento che si chinò per baciarla sulla guancia. Appena lui si fu seduto il bus partì.
-Hai dato un'occhiata in giro? Vieni ti faccio vedere dove dormirai…
Nick la scortò nella sua stanza sul retro dove c'era un bel lettone matrimoniale.
-Puoi sistemarti qui…
-E tu?
-Dormirò di là, il tavolo scompare e dal divanetto esce fuori un letto
-Ma sarai scomodo…
-No tranquilla… agli inizi dividevamo il bus in 5 e avevamo delle cuccette 10.000 volte peggio rispetto al divanetto!
-Ok, grazie… in realtà dalla fretta non ho preso neanche un pigiama…
-Posso darti un pantalone della tuta e una maglia… ok penso basterà un pantalone da basket!
-Grazie Nick…
-Jen da quando ci siamo visti ci siamo detti solo grazie e ciao… io… vorrei sapere come stai… che hai fatto in questi anni… perché non mi hai mai risposto…
-Nick è tutto molto complicato…
-Sei tu che la fai complicata…- la prese per le mani e la fece sedere sul letto: -Parlami… dimmi tutto…
-Sono venuta qui perché ho bisogno che tu ti sottoponga ad un'analisi… un'analisi di compatibilità…
-Mmmm ok… di che tipo?
-Di compatibilità per il midollo osseo…
Nick la guardò quasi con gli occhi di fuori: -Jen, piccola… stai male?
-Non ne ho bisogno io…
-Aiutami a capire… allora a chi potrebbe servire il mio midollo osseo… non sono così ignorante… in effetti neanche a te potrebbe andar bene… di solito il midollo osseo si dona tra parenti… fratelli e sorelle… padri e figli…
-Appunto…- si affrettò ad aggiungere Jennifer.
-Non sapevo che mio fratello era malato…- scherzò Nick
-Infatti… la seconda…
Il ragazzo si bloccò di colpo e la guardò con aria interrogativa.
-Il mio bambino… Jason… è malato… e io non sono compatibile… ci suono buone probabilità che tu invece lo sia… visto che sei il padre biologico…
Nick si sentì mancare il respiro. Si alzò e barcollando andò verso la cabina del conducente.
-Accosta…
-Ma Nick siamo appena partiti…
-ACCOSTA MALEDIZIONE….
L'autista l'accontentò e aprì la porta. Nick scese saltando i 4 gradini e si allontanò con le mani in tasca. Anche Jen scese i gradini e stava per seguirlo quando si sentì chiamare da Brian.
-Jen… che succede…
Howie: -Già noi eravamo dietro e c'è mancato poco vi tamponassimo…
-Io… ho combinato un casino…
Marcus li raggiunse: -Lo seguo?
Brian: -No Marcus ci pensiamo noi… vero Jen?
Jen annuì, sparì nel bus e ne scese con due felpe una per lei e una per lui.

CAPITOLO 27

Non ci mise molto a raggiungerlo.
-Nick…
-Jen la conosci la parola privacy? Ecco ora ho bisogno di questo…
-Per favore… mi avevi detto di parlarti… di dirti qual'era il problema…
Nick si girò e l'afferrò per le braccia: -Sinceramente Jen tutto mi aspettavo tranne questo… maledizione!
La lasciò andare e proseguì. La strada era buia illuminata solo dalle luci non troppo lontane di Las Vegas. Gli autisti sceglievano sempre quella proprio per evitare il traffico dei turisti che venivano a giocare d'azzardo.
Nick deviò e destra seguendo un viottolo e si abbandonò sull'erbetta incolta di un giardinetto pubblico. Jennifer lo seguì ma rimase in piedi. Lo vedeva cercare l'aria tirando su il volto e solo allora si rese conto di quanto era stata egoista: non aveva mai parlato a Nick del loro bambino e lo faceva solo ora perché forse gli sarebbe tornato utile.
-Nick… credimi mi dispiace…
All'iniziò parve quasi non sentirla ma dopo qualche secondo che sembrò alla ragazza interminabile disse: -Dai vieni a sederti qui vicino a me…- le sorrise facendogli segno con la mano.
Jen si avvicinò e dapprima poggiò la felpa sulle spalle di Nick poi gli si sedette accanto. Come per ristabilire un contatto, si appoggiò con la testa sulla sua spalla.
-Come hai detto che si chiama?
-Jason…
-Hai scelto un bellissimo nome…
-Grazie…
-Parlami di lui… dov'è ora? Come è fatto? Cos'ha di preciso? Gioca già a basket?
Jen iniziò a piangere sommessamente: -Nick… sono così mortificata… scusami… io volevo solo che tu non fossi più parte della mia vita…
-Jenny, so di averti ferita quasi 4 anni fa… mi meritavo la tua vendetta…
-Non meritavi questo…
Nick si girò per guardarla bene in faccia e l'abbraccio stretta al suo petto. Quando si fu calmata si staccò da quell'abbraccio pur rimanendo vicina al corpo di lui.
-E' un bel bambino… ti assomiglia tantissimo… guarda!- gli disse prendendo una foto dalla tasca della felpa.
Un ometto biondo con i capelli a spazzola lo guardava con due occhioni azzurri da quel pezzo di carta. Aveva indosso una divisa da gioco dei Lakers gialla e un pallone da basket che sembrava essere più grande di lui. Sorrideva felice accentuando le fossette sulle guance.
-Ha proprio bisogno di un papà Jen… - si lasciò sfuggire sull'orlo di un collasso emotivo: -…i Lakers son passati di moda mannaggia!!
Jen gli sorrise: -E' un bimbo molto maturo sai? Parla bene, sbaglia giusto qualche verbo… in ospedale si fa fare tutto riducendo al minimo le lacrime… è forte… ma anche così spaventato…
-Gli hai detto che venivi da me?
-No… non sapevo come l'avresti presa e lui non deve soffrire ancora…
-Cosa gli hai detto di noi?
-Gli ho detto che la sua mamma è scappata dal suo papà e che non è colpa del suo papà se ora non è con lui…
-Sa chi sono?
-No… di te sa che sei un cantante… gli ho comprato tutti i cd, canta e balla con voi ma non sa che sei suo padre…
-Dove viene seguito e cos'ha di preciso?
-E' nato a New York… sono tornata da mia madre. Ora è lì e viene seguito da un ematologo molto bravo, il dottor Owens. Jason lo adora! Ha una forma infantile di leucemia, abbiamo provato con la che mio ma non c'è verso… il trapianto è l'ultima spiaggia…
-Dio… ho duecentomila domande…
-Risponderò a tutte… il viaggio per Los Angeles è lungo…
Nick le prese le mani e l'aiuto ad alzarsi: -Hai ragione… torniamo verso i bus…
I ragazzi ormai erano tutti scesi dalle loro case mobili e aspettavano di veder tornare Nick e Jen.
Howie fu il primo a scorgerli: -Non si sono ammazzati lode a Dio!
Brian gli corse incontro: -Frack tutto bene?
-Sì…- teneva per mano Jen e la guardò un attimo di sguincio. Appena lei annuì prese la parola facendosi sentire da tutti: -Ragazzi ho una novità… io… ecco… quando è successo quello che è successo quattro anni fa… insomma… sono padre di un bellissimo maschietto di nome Jason…
Leigh abbracciò Brian felicissima.
-Però… Jason ha un problema… è malato di leucemia… - mentre diceva questo strinse ancora più forte la mano di Jen. –Non so cosa ho fatto a Dio per meritarmi tutto questo… però sono positivo e domani parto per New York per stargli vicino… farò un'analisi particolare e se il mio midollo è buono… lo donerò a mio figlio…
Aj fu il primo ad avvicinarsi a Nick: -Complimenti ragazzo! Pensa a rimetterlo in forma che poi zio J lo porta a donne!
Jenny: -Aj ha solo 3 anni e mezzo!
Aj: -Tranquilla Jen lo porto per bimbe allora!!
Anche gli altri si strinsero intorno alla copia con parole di conforto. Jen guardava Nick che parlava agli altri di Jason mostrando una foto e finalmente, dopo 4 anni, lo vide felice.

CAPITOLO 28

-Ehi sei preoccupato?- gli chiese Jen richiamandolo nel mondo reale.
Nick si girò a guardarla: -Preoccupato? Assolutamente… sono terrorizzato! Da quello che mi hai detto Jason è un tipo tosto… parlami ancora di lui…- le disse sistemandosi ancora più comodo nel sedile di prima classe del volo che lo stava portando a conoscere suo figlio.
-Allora… quando aveva appena due anni ha pensato bene di dipingere tutto il divano chiaro di mia madre con un bel pennarello nero indelebile a punta grossa! Io ero in cucina a preparare da mangiare. Lo sentivo chiacchierare da solo e pensavo stesse come al solito giocando sul tappeto… quando sono andata di là l'ho trovato che dipingeva lo schienale! Ero convinta che stavolta mamma ci avrebbe dato proprio un bel calcio nel sedere. Sai lei ha tutto quell'arredamento casual-chic… invece quando è tornata dal lavoro e ci ha trovati che tentavamo di pulire l'impossibile è sbottata a ridere…
-Ve la siete vista brutta!
-Jason è una peste! Non sta un attimo fermo…
-Dimmi Jen… Si rende conto di quello che gli sta succedendo?
-Non proprio… sa che sta male e che ha bisogno di qualcuno che gli doni il midollo, ma non si rende conto della cosa. Stamattina mi ha chiamato Trisha dicendomi che l'hanno riportato in una stanza normale. Quando sono venuta a Las Vegas era ancora in una cameretta sterile, aveva i valori un po' bassi ed il dottor Owens per precauzione l'aveva fatto ricoverare lì.
-Come passa il tempo?
-Ci sono io a fargli compagnia… giochiamo, guardiamo la tv, ascolta la tua musica…
Nick sorrise: -Canta le nostre canzoni?
-Va matto per Panic!
-Davvero?- le chiese stupito: -Anche io adoro quella canzone!!! Ho sbattuto i piedi all'infinito per essere la prima voce all'inizio!
-Mi immagino!- rise e poi aggiunse: - Tu poi quando vuoi qualcosa…
La frase non era stata detta con cattiveria ma Nick si irrigidì. Jennifer lo notò subito cercò di riparare: -Nick, non volevo che tu equivocassi… è vero… quattro anni fa ho vissuto quell'esperienza in maniera negativa ma ogni singolo giorno mi sveglio e vedo Jason che è davanti a me. A volte mi sveglia saltandomi sulla pancia. Mi sorride e fa il ruffiano quando combina qualche casino… e ti assicuro Nick… è la cosa più bella del mondo…
-Lo so, con Nina provavo le stesse cose… vedere lei in me mi riempiva di soddisfazione…
-Ti mancano molto vero?
-Ogni giorno di più… ma ho imparato a sopravvivere… poi adesso c'è Jay… e spero che tu mi permetta di vederlo anche dopo… che tutto questo sarà passato… anche se non sarò io a donargli il midollo…
-Quando ho deciso di venire da te sapevo che tu avresti potuto prenderla in due modi: o saresti sparito e stavolta per sempre o avresti accettato di aiutarci e allora io non avrei più potuto tenerti fuori dalla sua vita. Sappi che comunque andrà sarò felice se tu vorrai vederlo ogni tanto…
-Grazie Jenny…- gli disse allungando un braccio per abbracciarla. Lei cortesemente si distaccò, gli sorrise e si alzò per andare in bagno. Dopotutto non poteva pretendere che dimenticasse.

CAPITOLO 29

-Una merda B…
-Dai Nick non fare così… mi fai pentire di non essere venuto lì con te!- gli disse l'amico per telefono.
-Brian era inutile la vostra presenza… e poi avevate voglia di passare un po' di tempo con la famiglia no? Approfittatene! Non avete Nick in mezzo ai piedi da invitare a pranzo e cena!- scherzò.
Brian però conosceva Nick da anni ormai e sapeva che non stava affatto a suo agio: -Se vuoi ci metto poche ore a raggiungerti… ha chiamato Kevin… lui è a Boston e ci mette ancor meno…
-No veramente B, è una cosa che devo affrontare da me… è solo che è tutto così strano… a Las Vegas mi sembrava quasi che lei avesse non dico dimenticato… è chiedere troppo, ma almeno… non lo so… capito… oppure… lo ammetto… rimosso totalmente! Mi sento così sporco Brian per quello che ho fatto…
-Non ne avete parlato?
-Affatto… ci siamo appena scambiati due battute a riguardo sul volo… poi lei si è alzata per andare in bagno, è tornata dopo mezz'ora, si è scusata dicendo che era stanca e ha dormito per tutto il resto del volo… arrivati a New York tra la mia valigia smarrita e altro… non una parola. Mi ha scaricato in hotel ed è finita lì…
-Non hai ancora visto Jason?
-No… lei ha pensato che dovesse prepararlo così anche con la scusa del bagaglio che sto aspettando mi ha lasciato qui…
-Cosa ti aspettavi, sinceramente, che tutto tornasse come prima? Nick ti sta usando… le servi! Lo so che è brutto detto in una situazione del genere… quel bambino sta male… e hai pensato al fatto che potrebbe non essere tuo figlio?
-Ao Brian… ma da quand'è che sei diventato così malfidato?
-Da quando ho visto centinaia di persone usarti…
-Comunque se sarò compatibile non ci saranno dubbi sulla paternità…
-Quello è vero… ma mettiti anche in testa che forse da te vuole solo questo… le moine a Las Vegas, non dico fossero finte però… avevano un fine…
-Ho capito… io spero solo che quest'incubo finisca presto… l'attesa mi uccide… che posso portargli Brian? Tu a Baylee che gli hai regalato a 3 anni?
-Un sacco di cose ma dipende da quello che gli piace fare…
-Forse colorare, Jen mi ha raccontato di un episodio con un divano…
-E allora portagli dei colori e degli album… poi lo conoscerai meglio e potrai fargli altri regali…
-Già… alla fine se è vero che è un nostro fan sarà già contentissimo della maglietta autografata…
-Nick stai tranquillo ok? È un bambino ed è molto più diretto di un adulto…
-Grazie Brian… ti adoro… ora vado a farmi una doccia ed esco a cercare questi colori… domani è il gran giorno!
-Fatti sentire e per ora non fare cazzate con Jen ok?
-Ok capo!
-Ti manda un bacio Leigh e anche io!
-Salutamela… Ciao Brian…
-Ciao Nick!
Brian attaccò il telefono un po' triste. Leigh lo guardava dall'altra parte della loro stanza da letto.
-Sai cosa penso Brian?
-Cosa amore?- le chiese
-Che non mi dispiacerà andare a trovare i miei a Marietta…
-Non ti seguo…- si sedette sul letto vicino alla moglie.
-Diamine Brian, cos'è ora, conosco meglio io Nick di te? Ha bisogno di voi, di te… non dimentichiamoci che è un ragazzino… ed è già vedovo, ha perso una figlia, ha scoperto di avere un figlio e adesso forse quel figlio non ce la farà… credi che sia meglio restare qui ad aspettare o andare lì e controllarlo?- gli sorrise
-Hai ragione amore mio… è solo che pensavo… al diavolo quello che pensavo… chiamo gli altri!
Così dicendo Brian passò una nottata ad organizzare la partenza sua, di Aj, di Howie e di Kevin.
Nel frattempo in ospedale…
-Toc toc…- disse Jen ad alta voce per catturare l'attenzione di Jason. Il bambino stava colorando sul letto con Brooke. Quando sentì la voce della mamma si alzò in piedi sul letto e iniziò a salterellare con le braccia pretese verso di lei: -Mamy!!! Sei tornata!!!
Jen corse dal suo bambino e lo prese in braccio con le lacrime agli occhi. Quando si staccarono Jay raccolse una lacrima con un dito e con l'aria imbronciata chiese: -Perché piangi mamma?
-Nulla tesoro… due giorni senza vederti sono stati terribili! Tu invece come sei stato con le ziette?- chiese guardando Brooke e sorridendole riconoscente.
-Benone! Mi hanno fatto tanto divertire! È venuta anche nonna e Tom passava sempre a salutarmi!
-Sempre?- gli chiese sorridendo.
-Tutti i giorni e tante volte al giorno!
-Amore mio…- lo abbracciò: -Sei cresciuto di qualche centimetro in due giorni? Ti trovo più alto!
-Forse…- disse il bambino pensieroso. Jen lo rimise a letto e si sedette vicino a lui. Aveva perso i capelli a causa dell'ultimo ciclo di chemio ma le sue guanciotte erano ancora rosee e paffute. Mille pensieri le si accavallavano in testa : come sarebbe finita questa storia, se una volta passato tutto avrebbe avuto problemi nella crescita, come avrebbe preso la notizia che stava per dargli…
-Jay la mamma deve dirti una cosa…
Brooke: -Zia Bi va a prendersi un caffè… cioccolata campione?
-Un po' zia sì… grazie!
Brooke li lasciò soli e Jen tornò a guardare suo figlio: -Lo sai che sono andata a Las Vegas vero?
-Sì..
-Bene a Las Vegas mamma ha incontrato un suo amico che domani verrà a conoscerti… ti farebbe piacere?
-Sì mamy… mi porterà un regalo?
Jen rise: -Non lo so… penso di sì… questo amico di mamma starà qui per un po' e forse vorrà farti un po' di compagnia… pensi che posso dirgli di venire?
-Sì però mamma ricordagli il regalo mi raccomando!
Jen abbracciò ancora una volta suo figlio.

CAPITOLO 30

-Signor Carter?
-Sì?- disse Nick rispondendo al telefono diretto nella sua stanza.
-E' arrivata la Signora Jones ed anche la macchina è qui.
-Grazie scendo subito…
Agganciò il telefono e prese il giacchetto di pelle. Si guardò di nuovo allo specchio e respirò tre quattro volte a fondo. Si sgranchì il collo un'ultima volta e provò un sorriso deciso ma affettuoso.
-Ciao Jason, sono Nick… ciao Jay… hey ciao… come butta? Cazzo… no forse questo è meglio che non glielo dico! Ahhhh che palle!- disse sbattendo la testa allo specchio.
Si precipitò fuori dalla stanza prendendo al volo le buste che aveva lasciato vicino al letto prima di rimanere ancora a fissare la sua immagine riflessa che provava duecento modi di salutare diversi.
Jen lo aspettava sul divanetto della hall e intanto sfogliava una rivista.
-Hey…
La ragazza alzò lo sguardo e trovandoselo davanti gli sorrise: -Buongiorno! Hai dormito bene?
-Insomma… sono un po' preoccupato…
-Nick tranquillo, Jay è molto socievole!
-Sarà… andiamo va… la macchina ci aspetta…
-Hai prenotato una macchina?
-Certo…
Jen sorrise e lo seguì verso la Jaguar che aspettava all'ingresso. Salirono in macchina con qualche difficoltà visto che Nick aveva in mano almeno una decina di buste.
-So che non sono fatti miei… ma cosa sono queste buste?
Nick si fece spazio a fatica e la guardò sorridendo: -Sono per Jay! Ero uscito solo per dei colori ma alla fine ero indeciso… così ho preso qualcos'altro!
-Mica lo vizierai spero!- lo rimproverò bonariamente.
-Tranquilla… è solo che per me è una giornata importante… mentre lui scarta i regali ho tempo di osservarlo e trovare qualcosa di intelligente da dirgli… insomma mica posso presentarmi "ciao sono tuo padre"…
-Nick a proposito… io gli ho detto che sei un mio amico…
Nick rimase interdetto per qualche secondo e anche molto deluso. Ma alla fine le sorrise nuovamente: -Hai ragione… hai fatto bene… in fondo è meglio così…
-Nick…
-No no tranquilla Jen, hai cresciuto Jay da sola per tutto questo tempo e sai per certo cosa è meglio per lui… a me va benissimo…
-Ok…
Non si dissero più una parola fino all'arrivo in ospedale.
L'ascensore sembrava non arrivare mai al ventiseiesimo piano. Man mano che il segnale luminoso saliva anche il cuore di Nick aumentava i battiti. In quei pochi istanti gli tornò in mente Mandy che gli dava la notizia di aspettare un figlio. Rivide la sala operatoria e lei che faceva nascere Nina. Si rivide prenderla in braccio appena nata, ancora calda e sporca del liquido amniotico. Chiuse gli occhi per ricacciare dentro le lacrime. Ma appena lo fece, rivide il volto del tenente Storm, il suo bigliettino da visita, il volo per Los Angeles nell'aereo privato che la casa discografica gli aveva messo a disposizione. La polizia che lo aspettava al LAX e che lo aveva scortato a sirene spiegate fino all'ospedale. Brian era con lui. Anche Jane, sua madre, era lì. Bob era rimasto a casa con gli altri fratelli aspettando novità per poi raggiungerli.
La notizia era arrivata talmente inaspettata che aveva a malapena messo un cambio in uno zaino. Non avrebbe mai più dimenticato la stanza asettica in cui l'avevano fatto accomodare con i suoi accompagnatori. Era spoglia e piccola, solo un tavolo, delle sedie, una lampada, alcuni fogli sparsi sul ripiano e un poster alla parete con il sistema venoso e arterioso del corpo umano. E poi la scatola che il tenente gli aveva portato con dentro delle bustine di plastica. Ognuna conteneva degli oggetti che il fuoco aveva risparmiato. Si ricordò di aver preso due sacchetti che avevano subito catturato la sua attenzione: in uno c'erano un paio di orecchini piccolini, di quelli che si mettono appena fatto il buco alle orecchie…
Mandy: -Devi vederla Nick… aspetta ti mando un mms… mamma le ha fatto fare questi buchi e lei strillava come una posseduta!
-Immagino! Mi ricordo quando li ho fatti io…
-Nick tu te li sei fatti ai capezzoli!
-Ehehehe non ti sfugge nulla amore mio…
-Come faccio a dimenticarmelo… hai avuto un'infezione che è durata 6 mesi! Ti è arrivata la foto?
-La sta caricando… cazzo Mandy come le stanno bene!!
-E devi vederla… è così contenta… al supermercato non faceva altro che metterli in mostra…
-Dille che papà sarà lì a giorni e vuole vederli…
In un altro sacchetto due anelli: un trilogy e una fede…
-E' stupendo amore mio!
-Sono contento ti piaccia… sono tre diamanti… siamo noi tre… io, te e la piccola Nina…
Le disse infilandolo al dito dove già Mandy portava la fede.
Aveva partorito Nina da neanche un paio di ore e le aveva donato quell'anello perché per lui la sua famiglia era la cosa più preziosa. Nella fede che aveva tirato fuori dal sacchetto, annerita dal fuoco, ancora incise quelle parole: Dopotutto ancora noi…29 maggio 2002.
Aveva preso quell'anello e vi si era aggrappato con forza come per riportarla indietro: l'aveva lustrato davanti agli occhi incrinati di pianto di Brian e Jane. E poi aveva urlato con rabbia e aveva scaraventato addosso al muro la sedia, spaccandola. Aveva stracciato il poster e mandato in frantumi la lampada. Si era accucciato a terra e aveva pianto.
-Nick… ehi ci sei?
Riaprì gli occhi e la porta dell'ascensore era aperta e Jen lo guardava interrogativa da fuori. Vedendolo sconvolto rientrò nell'abitacolo e gli prese una mano: -Ehi tutto bene? Sei bianco cadaverico…
-Tutto… a posto…- pronunciò sussurrando e cercando l'aria per respirare.
-Ehi.. vieni usciamo…
Lo trascinò fuori dall'ascensore e lo fece avvicinare ad una finestra, vicino al bocchettone dell'aria condizionata.
-Ce la fai?
-Sì scusa… mi stavo sentendo… nulla dai adesso sto meglio…- la rassicurò mentre il suo volto tornava roseo.
In quel mentre un uomo col camice si avvicinò a loro: -Jen?
Jen si girò senza staccare le mani dal braccio di Nick: -Tom ciao! Puoi controllargli la pressione? Ho paura stia male…
-No no sto benone…- disse Nick sorridendo al nuovo arrivato: -Solo un po' di agitazione…
-Sicuro?- gli domandò Jen.
Nick annuì.
-Allora passiamo alle presentazioni… Nick questo è il dottor Thomas Owens, il medico che segue Jason… Tom questo è Nick Carter, il papà biologico di Jay…
I due uomini si strinsero la mano scambiandosi frasi di circostanza mentre ognuno di loro studiava l'altro. Il dottor Owens vedeva in Nick l'uomo che aveva violentato Jennifer e Nick vedeva in Tom una minaccia visto che Jen già gli si era attaccata al braccio e lo guardava con un'aria strana.
-Signor Carter…
-Nick la prego, mi chiami Nick…
-Perfetto Nick, so che ha fretta di conoscere il nostro campione ma posso chiederle di venire subito in sala prelievi così mandiamo il suo sangue in laboratorio per le analisi?
-Ok non ci sono problemi…
-Jen, Jason ha chiesto di te. C'è Brooke che lo sta vestendo… poi se vuoi accompagno io Nick da voi…
-Nick ti serve che ci sia anche io?
In realtà avrebbe voluto dirle di sì: aveva una paura nera degli aghi… ma capì che non era il caso di fare la femminuccia davanti al dottorino così le rispose che poteva stare tranquilla. Avrebbe fatto solo.

CAPITOLO 31

Nick si era accomodato su una poltrona e stava aspettando l'infermiera. Il dottore gli aveva fatto tante domande sul suo stile di vita, copiandone le risposte su un modulo, e alla fine gli aveva messo il laccio al braccio. Odiava essere giudicato!
L'infermiera Kate arrivò subito interrompendo i suoi pensieri e il ragazzo dovette ammettere che era proprio brava! Non sentì neanche l'ago entrare. Mentre gli veniva prelevato il sangue pregava Dio affinché quell'esame desse esito positivo. Voleva con tutto se stesso essere utile a Jen e al piccolo Jason. Inoltre ciò avrebbe garantito al 100% la paternità.
-Ecco fatto signor Carter- gli disse togliendo ago e laccio.
-Ora le metto un batuffolo imbevuto di disinfettante. Lo tenga premuto per qualche minuto così da non farle venire l'ematoma ok?
-Perfetto… grazie. Tra quanto si sapranno le risposte?
-Il dottor Owens ve le comunicherà nel pomeriggio. Venga, mi segua la porto in sala di aspetto.
-Io in realtà vorrei vedere Jay…
-Jay sta facendo una lastra ai polmoni.
-Perché? Ha problemi ai polmoni?
L'infermiera sorrise:- No signor Carter, ma il dottor Owens vuole monitorare la situazione. Se lei risultasse positivo Jason inizierebbe subito la preparazione al trapianto.
-Ho capito…- non dovette far altro che rinunciare.
Nick seguì Kate e si sedette su un divanetto colorato. Riguardò il contenuto delle buste finché non trovò quello che aveva preso per Jen. Era una piccola spilla di smeraldi a forma di mezza luna. Appena l'aveva vista se ne era innamorato, gliela immaginava impuntata su qualche cappotto. Ma ora non era più tanto sicuro di volergliela dare, almeno non dopo quello che aveva detto in macchina. Lui era solo un amico, nulla più. Se la mise in tasca ed iniziò a contare da uno all'infinito sperando di poter in questo modo bloccare tutti i pensieri.
Dopo un'ora ancora stava aspettando. Passeggiava per la larghezza del corridoio con il suo palmare in mano indeciso su che fare.
Nel frattempo qualcuno lo stava guardando da lontano.
-Sembra così maturo, non trovi Kev? Eppure è un ragazzino…
-Già…- rispose il cugino a Brian: -Farei di tutto per togliergli questa preoccupazione…
Howie era un po' nervoso: gli ospedali non gli piacevano. Mentre Aj era andato a prendere caffé per tutti. Non l'avrebbe mai ammesso ma odiava vedere un bambino soffrire.
Il cellulare di Nick squillò. Rispose subito: -Pronto?
-Nickers! Allora come stai?
-Brian ciao! Che bello sentirti… sto ancora aspettando di vedere Jay…
-Ancora? E perché?
-Mi hanno subito fatto il prelievo e poi mi hanno lasciato qui in una sala d'aspetto di merda perché Jason è a fare una lastra… è un'ora che aspetto… gliela staranno scrivendo su lamina d'oro!
-Dai Prick calmati… vedrai che tra poco potrai conoscerlo! Com'è andato l'esame?
-Se è una domanda velata per sapere se sono svenuto… la risposta è no!
-Dai, non mi dire!
-Già stavolta sono rimasto in piedi! Brian… sono stressatissimo… vorrei mettermi le mani in testa e strapparmi i capelli…
-Fallo!
-Ci ho provato ma non vengono via… stamattina ho sbattuto una decina di volte la testa addosso al muro e allo specchio… forse avevi ragione… avrei dovuto chiederti di venire… o almeno chiederlo a Kev visto che è il più vicino… o magari Howie… anzi no Aj… lui ancora non ha famiglia…
-Ehi già senti la nostra mancanza?
-Lo ammetto… sì… se foste qui l'attesa sarebbe diversa… sono così nervoso! Penso di aver consumato il pavimento qui…
-Lo vedo… fermati un attimo altrimenti inizieranno a fumarti i piedi!
Brian vide Nick abbassare di colpo il telefono e girare la testa a destra e sinistra finché non li vide: i suoi quattro amici gli sorridevano e lo stavano salutando con la mano dal fondo del corridoio…
-Che bastardo!- sentì Brian una voce provenire dall'apparecchio. Ma vide anche il suo migliore amico correre per il corridoio e arrivare da loro saltando in braccio a Kevin.
-Ehi Prick! Per fortuna che hai scelto Kev!
-L'ho fatto apposta!! Lui ce la fa a reggermi! A te ti avrei steso in un attimo! Ragazzi quanto sono felice di vedervi! Voi non potete immaginarlo!- disse riempiendo di baci la guancia di Kevin.
-Anche tu ci sei mancato! Vuoi un caffè?- gli chiese Aj
Nick rimise i piedi a terra e Brian vide che aveva gli occhi lucidi: -Ehi… non pensavo di mancarti così!
-Brian sto scoppiando…- si lasciò andare.
Howie: -Sinceramente Nick ci stavamo chiedendo quanto ci avresti messo a sfogarti…
-Scusatemi ultimamente sono un po' debole di lacrime… me le perdo ovunque!
Kev:- Insomma, è vero che ancora non hai visto Jay?
Nick gli fece strada così da accomodarsi nella saletta con loro: -Già Kev… e stamani Jen mi ha fatto capire che a Jay non dirà chi sono…
-Ma non può farlo!- obiettò Brian.
-Andiamo Brian, ora sei tornato l'uomo di Cristo? Fino a ieri avresti messo in dubbio perfino la paternità…
-E va bene… ma questo no! Tu hai delle speranze, delle aspettative…
-Va bene così ragazzi… intanto speriamo di poterlo aiutare e poi mi farò il problema…
Aj era contrariato :-.Io non capisco veramente cosa ci provi a farti…
La frase si bloccò a metà quando apparve l'infermiera Kate sulla porta: -Signor Carter? È pronto?
Nick si guardò intorno: -Di già?
Kate sorrise: -Mi sembrava di aver sentito qualcuno dire che non ce la faceva più di stare in una saletta d'aspetto!
Il ragazzo arrossì, raccolse le sue buste e guardò i suoi amici: -Ragazzi… fatem…
-In bocca al lupo!- gli dissero all'unisono.
-Mmm ok… grazie!
Detto questo si girò e seguì Kate verso il reparto degenza.

CAPITOLO 32

Nick sentiva le risa di un bambino fino dal corridoio. Quando si fecero più vicine si bloccò.
-Signor Carter, tutto bene?
-Sì… è solo che mi ci vuole un attimino…
-Guardi la stanza è la seconda porta a sinistra. Quando si sente pronto può andare- così dicendo lo lasciò solo.
Nick si avvicinò piano alla porta aperta di quella stanza e si affacciò appena. Jen era di spalle e stava facendo il solletico al bimbo sul letto. Non poteva vederne la faccia perché era coperto dai capelli della madre. Vedeva i piedini muoversi su e giù e ogni tanto un braccino che fingeva di voler allontanare la mamma mentre continuava a ridere.
-E dimmi chi è la più bella?- chiedeva Jen.
-Zia Brooke!- rispondeva Jay ridendo da matti.
-Zia Brooke? Mmm ora ti mangio un piedino! Quanto ti ha pagato per farti rispondere così??- disse mordendo appena con le labbra un piedino di Jay e spostandosi verso la fine del letto lasciando scoperto il volto.
Lo stomaco gli si chiuse all'istante e il fiato si fece corto: Nina. Quel bambino aveva lo stesso sorriso di Nina. Cercò di liberarsi la mente dal viso della figlia perché aveva paura che fosse solo uno stupido condizionamento. Ma quando tornò a guardarlo la sensazione era la stessa.
Portava un pigiamino celeste e sulla testa una bandana. Si aspettava di trovarlo senza capelli. Aveva le guanciotte rosee, soprattutto per l'eccesso di risa. Non resistette oltre: voleva guardarlo negli occhi.
Bussò allo stipite della porta e madre e figlio si girarono verso la fonte di quel rumore.
Nick vide Jay guardarlo dapprima e sbalordirsi subito dopo aver realizzato che si trattava del suo cantante preferito.
-Buongiorno, disturbo?- chiese sperando che la voce fosse uscita davvero dalla sua bocca.
Jen sorrise: -Eccolo qua il mio amico Jay! Vieni pure Nick…
-Forte mamma! Tu sei amica dei Backstreet Boys!!!
Nick gli sorrise ancora sull'uscio:-Ciao campione!
-Vieni pure Nick…- lo esortò Jen.
Sentiva le gambe di piombo ma riuscì quasi a trascinarsi vicino al letto del piccolo che continuava a guardarlo estasiato e diventando tutto d'un tratto timido. I suoi occhi erano dello stesso blu di Nick. La tonalità di Jen tendeva al verde. Quelli no, erano occhi della famiglia Carter. In cuor suo Nick non aveva più bisogno di un test di paternità o di compatibilità del midollo: quel bambino era suo figlio.
Cercò di non commuoversi: non sarebbe stato bello mettersi a piangere ora!
-Come ti senti oggi Jay? La mamma mi è venuta a trovare a Las Vegas dicendomi che avevi piacere di incontrarmi!- gli sorrise.
Jen guardava padre e figlio vicini e mai fino ad allora aveva notato la grandissima somiglianza tra i due, nonostante ogni tanto confrontasse le foto da internet di Nick con quelle del suo piccolo Jay.
-La mia mamma è proprio forte!- sorrise timidamente.
-Lo credo anche io!- ammise Nick. Ruppe subito il silenzio che era calato tra di loro e che per lui era oltretutto imbarazzante: -Senti ti ho portato qualche pensierino… ti va di vederli insieme?
-Wau… ma sono tutti per me?
Nick si guardò intorno nella stanza: -Mi sembra che ci sia solo tu… ma se vuoi li porto a qualcun altro!
-No no e no!! Grazie Nick!
Il giovane mise le buste sul letto e Jay ci si tuffò felice. Nick lo aiutava tenendogli i sacchetti aperti: Brian aveva avuto ragione sul fatto di incantarli. La cosa che piaceva di più a Jason era strappare via la carta. Uno dopo l'altro depose sul letto un trenino di legno con due vagoncini, un album da disegno, uno da colorare e un set di matite variopinte, la divisa dei Chicago Bulls, una tazza per la colazione di paperino con il becco in rilievo, una piccola tastiera a batterie, un sacco di cubetti in legno da costruzioni e una lavagnetta magnetica.
-Ti piacciono? Se c'è qualcosa che non va bene…
-Mi piace tuttissimo! Grazie!
-Jay, da un bacetto a Nick no?- suggerì Jen.
Il ragazzo si girò di scatto a guardarla terrorizzato ma non fece in tempo a fare nient'altro perché il bimbo gli passò le braccia intorno al collo e gli schioccò un bel bacione.
-Gr…azie a te Jay…- disse rimanendo a fissarlo mentre lui rimirava ancora i suoi giocattoli nuovi.
Ad un tratto gli vennero in mente gli altri: -In realtà Jay ho un'altra sorpresa…
-Davvero?
-Sì…- tirò fuori la maglietta autografata e gliela diede: -Intanto questa… poi se vuoi gli altri ragazzi sono qui fuori…
-Nick, quando sono arrivati?- li interruppe Jen.
-Poco fa, ti spiace?
-No assolutamente, ne siamo felici vero tesoro?
Il bambino annuì estasiato ancora dalle numerose splendide sorprese.
I ragazzi erano da un po' nella stanza con Jen e Jason: il dottore gli aveva dato il permesso di vederlo tutti insieme visto che aveva degli ottimi valori e che stava in una stanza singola. Brian, Aj, Kevin, Howie e Nick avevano cantato qualche canzone a cappella ed avevano promesso all'infermiera Kate che più tardi avrebbero fatto un giro per le stanze degli altri piccoli pazienti per portare loro un po' di allegria. Nick aveva spedito l'autista a comprare dei regalini anche per gli altri bimbi del reparto.
Stava bevendo un goccio d'acqua quando Jen si avvicinò: -Ehi…
-Ehi tu…
-Grazie Nick, sei stato magnifico con Jay… è così felice…
-Ne sono contento anche io. Jen è un bambino meraviglioso e sveglio… contando che ha solo 4 anni…
-Sì lo so…- sorrise: -Sono molto fortunata…
Ambedue guardarono verso il bimbo che si stava divertendo a sfilare gli occhiali da sole ad Aj e a metterli a turno ad un altro dei suoi nuovi amici.
-So che non è il momento ma io e te dobbiamo parlare… quando vuoi tu…
-Nick… io…
-Jen è mio figlio… ce l'ha scritto in fronte…
-Shhh…- sussurrò mettendogli un dito davanti alla bocca: -Ti prego Nick… non ora…
-E quando? Se poi sarà troppo tardi? Per favore Jen, non voglio farti male… non ancora… solo parlare…
-Ok… stasera alle nove viene Trisha a darmi il cambio… verrò in hotel da te.
-Ok ti lascio l'autista.
-Non ce n'è bisogno…
-Invece sì...
Le loro schermaglie furono interrotte dalla voce del dottor Owens: -Scusate? Jennifer, Nick potete seguirmi?
I due si guardarono negli occhi e annuirono. Prima di uscire Nick lanciò ancora uno sguardo al piccolo e incrociò anche lo sguardo di Brian che gli fece l'occhiolino.

CAPITOLO 33

Il dottor Owens li aveva fatti accomodare nel suo studio ma prima che potesse comunicare loro i risultati, era stato chiamato per un'urgenza.
Nick giocherellava con il portachiavi e dopo quel piccolo battibecco non aveva intenzione di rivolgere ancora la parola a Jen. Fu lei a prendere l'iniziativa: -Nick possiamo parlare ora?
-No Jen, non ne ho voglia… sto cercando di mettere a posto le idee… e tu non mi rendi questa cosa facile!
Jen lo guardò a bocca aperta: -Ah, e così adesso sarebbe colpa mia?
Nick si alzò di scatto dalla sedia nervoso: -Sì, va bene? È colpa tua maledizione!
La ragazza gli si avvicinò minacciosa e arrivò a guardarlo da vicino negli occhi: -Sei tu che mi hai violentato!- quasi sussurrò con rabbia, digrignando i denti, per non farsi sentire da fuori.
-Ed è stato l'unico sbaglio che ho fatto… e non me l'hai mai perdonata vero Jen? La piccola Jenny, la dolce Jenny… povera Jenny… ma ti sei mai chiesta come mi sono sentito io? E come mi sento adesso? Dio Jen, non sono una bestia… quella sera è stato un errore… ero ubriaco, tu eri bellissima e ci stavi porca troia… ho perso il controllo… è vero… allora denunciami no? Mandami in galera! Tanto ho già la fedina penale sporca… ma Cristo… superiamola questa cosa… non continuare ad odiarmi in questo modo!
-Hai detto bene Nick… io ti odio! E non…
L'aprirsi della porta riportò il silenzio nella stanza:- Tutto bene?- chiese Tom guardandoli con circospezione.
I ragazzi tornarono a sedersi e fu lei a rispondere per entrambi :-Sì… scusaci… piccole questioni irrisolte…
Il dottor Owens si sedette nella poltrona e aprì la cartellina che riportava il nome di Jason.
-Ragazzi, le notizie sono ottime… Nick, sei compatibile al stato chiamato per un'100%... abbiamo eseguito tutti i controlli di primo e secondo grado. Sei ok!
Lasciò la frase in sospeso e il tempo necessario a Nick e Jen di assimilare la notizia. Un sorriso di gioia apparve sul volto di Nick che si risistemò sulla sedia e riuscì a dire solo :-Uau…
-Già, è la parola giusta!- confermò il dottore: -Mi aspettavo una buona compatibilità, o meglio la speravo… soprattutto dopo che Jen mi ha detto che il padre eri tu, ma averla al 100% è significativo per l'esito del trapianto.
-Dottore questo conferma la paternità?- chiese Nick.
-Ci vorrebbe l'esame del dna per averne la certezza assoluta, ma sinceramente i casi sono due: o sei il padre di Jason oppure abbiamo avuto una fortuna sfacciata a trovare una persona che ha avuto rapporti con Jen e che ha lo stesso midollo di Jason…
Jen nel frattempo non poteva fermare le lacrime. Nick di istinto la guardò e le afferrò la mano stringendola.
-Vi lascio un attimo soli, per qualsiasi domanda mi trovate in giro. Appena vi sentite pronti parleremo della preparazione.- disse Tom uscendo.
Nik continuava a fissare Jen e a tenerle la mano: -Andrà tutto bene Jen…
-E chi me lo assicura?- disse tra le lacrime.
-Io…
-Tu Nick? Non pensi sia troppo tardi per dirmi che andrà tutto bene?
-Per favore… questa volta fidati… lasciamo stare i nostri problemi, almeno per oggi… almeno fino al trapianto… Jason ha bisogno di te e non voglio che tu ti innervosisca…
-Non ci siamo chiariti affatto…
-Lo so, ma posso aspettare…- le sorrise: -Adesso abbiamo una speranza da coltivare no?
Stranamente Jen si fece abbracciare da Nick e pianse sul suo petto.
---
I ragazzi uscirono dalla stanza qualche minuto dopo il dottore e Jen si precipitò vicino ad una finestra per telefonare alla madre. Nick invece si avviò verso la stanza del bimbo e trovò i ragazzi fuori.
-Vi hanno cacciati?- chiese.
-Kate sarà anche bravissima ma è di origine svizzera… "Orario visite finito!"- simulò la sua voce Howie.
Nick sorrise ai ragazzi: -Siete colpiti anche voi vero? È strepitoso quel bambino!
Aj lo confermò: -E' vero Nickers! Ha gli stessi occhi…- si bloccò tappandosi la bocca e maledicendosi per quello che stava per dire. Ma l'amico gli fece una smorfia simpatica e aggiunse :-…di Nina, vero?
-Sì scusami… non volevo…
-Tranquillo Alex, l'ho notato subito anche io. Mi ha dato una gioia vedere qualcosa di lei in quel bimbo… e posso ufficialmente dirvi che donerò il midollo a Jason!
I ragazzi stupiti dalla sorpresa abbracciarono Nick.
Brian: -Sono contento Nick! Per te, per Jen e soprattutto per Jason.
-Tu vai a recitarti 400 preghiere in 18 lingue… sei stato un cristiano proprio cattivo… sono compatibile al 100%... per cui…
Brian ammise: -E' tuo figlio… scusami Nick se ho dubitato di lei. Me ne sono accorto anche io appena l'ho visto… ma non volevo che tu soffrissi di nuovo.
-Dai Brian…- gli diede un buffetto: -…mi sento un leone oggi! Ti ringrazio per la tua vicinanza e anche voi ragazzi… siete unici!
Nel frattempo li raggiunse Jen: -Ciao a tutti, non ci siamo ancora salutati.
L'atmosfera era un po' tirata. I ragazzi erano un po' impacciati dalla presenza di Jennifer.
-Ciao Jen. Avremmo voluto rivederti in altre circostanze…- iniziò Kevin: -… ma siamo comunque felici di vederti!
-Grazie Kevin. Nick ascolta, ho incontrato il dottor Owens. Domani Jay inizierà un ciclo di 3 settimane di chemio per prepararsi al trapianto. Dopo di che si procederà. Nel frattempo ti verranno fatte altre analisi e mi chiedeva se domani potevi venire qui digiuno per altri esami.
-Non ci sono problemi.
-Inoltre dovresti avere uno stile di vita il più sano possibile prima dell'operazione…
-Anche per questo no problem Jen, non sono venuto a New York per divertirmi…
-Bene… allora… quando vuoi puoi andare da Tom e farti spiegare tutto… ti faranno un'anestesia generale, sarai ricoverato 3 giorni al massimo. Qualsiasi domanda lui è disponibile…
-Ti ringrazio Jen. Ora vado a salutare Jay se a te non dispiace… sempre che Kate mi faccia entrare e poi vado in albergo… è stata una giornata lunga…
---
La luce in camera era soffusa, Jay stava vedendo un video e Nick riconobbe un loro concerto.
-Quel video lo conosco…- disse richiamando l'attenzione del bambino.
Jay gli sorrise un po' sdentato: -Me l'ha regalato Brian!
-E ti piace?- gli chiese sedendosi sul letto di fianco al bimbo.
-Sì, siete forti!
Nick rimase a guardarlo rapito dai ricordi che gli suscitava Jason. Fu proprio quest'ultimo a richiamarlo alla realtà: - Nick, puoi tenermi la mano finché non mi addormento?
-Certo piccolino!- gli rispose arrossendo e prendendogli la manina impacciato.
Il bambino chiuse gli occhi ma dopo una mezz'ora Jay si girò a guardarlo e Nick quasi trasalì: -Ehi… mi fai prendere un colpo così! Pensavo ti fossi addormentato!
-Ho un'altra cosa da chiederti!
-Ok spara campione!
-Posso chiamarti papà?
Nick si tirò un attimo indietro con le spalle ma la manina di Jay strinse la sua più forte: -Non ti piace?
-No, scusami Jay ma non ero pronto a questa domanda… non penso che a mamma piacerà questa cosa. Ma tu chiami papà tutti gli amici di mamma?
-Seaaaaa, se lo facessi mi sgriderebbe. Andrew Bale dice che se tua mamma non ha il marito non sta bene chiamare papà il suo fidanzato perché lo fa scappare!
-Mmmm e chi è questo Andrew Bole?
-Bale… è uno che giocava con me ai giardini. Anche lui non ha il papà.
-Jason… mi spiace… ma questo penso che non sia possibile… a Jen non piacerebbe e poi le bugie non si dicono…
-Ma non dico una bugia! Sei tu che stai dicendo una bugia!- si infervorò il bambino: -Perché tu sei il mio papà no? È la verità!- urlò quasi con le lacrime che gli luccicavano agli angoli degli occhi.
-Chi te l'ha detto?- gli chiese Nick bianco in volto.
-La mamma… la notte prima che veniva da te a Las Vegas… mentre dormivo ho sognato che mi diceva "dormi la mamma va a prendere il tuo papà"…

CAPITOLO 34

Quando Nick raggiunse i ragazzi in sala d'aspetto li trovò che parlavano con Jen e Brooke. Brian si accorse subito che qualcosa non andava.
-Nick tutto bene?- si avvicinò prendendo l'amico per il braccio e portandolo a sedere su una sedia.
Anche Jen si era avvicinata e gli stava porgendo la bottiglietta di acqua minerale che aveva in mano.
-Prendine un goccio…
Nick bevve d'un fiato quasi la metà del contenuto della boccetta e guardò Jen: -Sa che sono suo padre…
Jen trasecolò: -Cosa scusa?
-Hai capito… sa che sono suo padre!
Senza pensarci troppo lei gli lanciò uno schiaffone che fece rimanere di stucco tutti, Nick specialmente: -Di te proprio non ci si può fidare vero Nick? Ti avevo chiesto di non dirglielo… ma o si fa come dici tu o niente… come quella sera… te la ricordi vero?
-PIANTALA JEN!- urlò Nick.
Il chiasso richiamò un'infermiera di turno: -Scusatemi siamo in un ospedale e per di più in un reparto pediatrico… abbassate la voce o andate fuori!
Ancora massaggiandosi la guancia Nick le si avvicinò: -Se vuoi saperlo, cretina, sei stata tu a dirgli che sono il padre… mi ha detto che ti ha sognato mentre dicevi che andavi a prendere il suo papà… il giorno prima che tu venissi a Las Vegas per farmi una bella sorpresa… ora dimmi saputella… l'hai detto o no ad alta voce? L'ha solo sognato? No perché c'è mancato poco che gli prendessero le crisi isteriche quando gli ho ricordato che la buona educazione vuole che non si raccontino bugie…
Gli occhi di Jen erano colmi di lacrime. A Nick non serviva una risposta alla sua domanda.
-Ma guardati… anche Jen la perfettina sbaglia!
-Nick dai lascia stare…- disse Kevin tenendolo per un braccio.
-Non lascio stare… ci eravamo detti di prenderci una pausa fino al trapianto di Jay e lei che fa? Mi prende a schiaffi? Rinfacciandomi poi ancora una volta quella storia… te lo ripeto Jen: niente e nessuno potrà mai cancellare la vergogna che provo per quel gesto… ma oggi posso dirti di essere felice che da qualcosa di brutto sia nato Jay!
Detto questo si girò e guadagnò strada verso l'ascensore.
I ragazzi si girarono verso Jen e fu Aj a parlare per loro: -Jenny noi andiamo con lui in hotel. So che è un momento difficile per te… ma credimi lo è anche per lui… Nina, Mandy, te, quella brutta storia e scoprire di avere un figlio… che ha una leucemia… non ti chiedo di baciargli i piedi o di gettargli petali prima che passi. Anche io lo prenderei a calci nel culo almeno 200 volte al giorno… ma rispettalo. Quello lo merita… ci vediamo domani piccola. Dormi un pochino.
Brian, Howie, Kevin e Aj uscirono dalla sala d'aspetto e raggiunsero in fretta l'amico mentre Jen era tra le braccia di Brooke ancora confusa e in lacrime.
---
Nick non riusciva a chiudere occhio. Sentiva il respiro di Brian provenire dal letto vicino e quasi lo invidiava. Si chiese se anche gli altri, nella stanza accanto, dormivano così serenamente.
Pensava e ripensava alle parole di Jay e a quello che era successo con Jennifer subito dopo. Possibile che non riuscissero a parlare senza aggredirsi? Non che si conoscessero poi così bene. Forse era proprio quello il loro problema. A parte il periodo di convivenza forzata a casa di lui, non avevano avuto modo di frequentarsi e di sapere qualcosa in più l'uno dell'altra.
Si toccò la guancia: gli aveva mollato un bel ceffone in ospedale. L'aveva colto talmente di sorpresa che non aveva fatto in tempo neanche a tentare di evitarlo.
Nonostante i loro passati poco felici, lui non aveva smesso un attimo di pensarla: prima di quella notte, giorno per giorno, aveva imparato ad apprezzare la sua presenza. Amava il modo in cui lo faceva sentire protetto e non più solo. E gli mancava. Gli mancava di trovare nel bagno alcuni dei suoi capelli incastrati nella spazzola o di vederla canticchiare mentre ritirava il bucato con l'ipod nelle orecchie. E poi il suo profumo, la sua pelle chiara… quando l'aveva rivista a Las Vegas avrebbe voluto stringerla al petto e gridare al mondo quanto aveva sentito la sua mancanza e quanto aveva sperato di vedere quel giorno arrivare. Ma poi tutto era successo così velocemente. Ed ora era a New York a pochi passi da lei ma non poteva vederla o parlarle senza sentirsi offeso continuamente e rifiutato.
I suoi pensieri furono interrotti dalla vibrazione del suo cellulare. Si alzò dal letto, lo prese dal tavolo e lesse che aveva ricevuto una chiamata senza risposta. Un solo squillo. Pigiò il tasto per vedere il numero e apparve il nome di Jen. Si erano scambiati i numeri durante l'incontro nel Nevada. Si sorprese nel vedere che erano le tre del mattino, per lui il tempo non aveva avuto molto significato nelle ultime 72 ore!
Senza esitazione la richiamò e appena sentì rispondere all'altro capo disse: -Jen…
-Nick… scusami…- fu l'unica cose che riuscì a dirgli in lacrime.
-Ehi, piccola… non preoccuparti, ero sveglio…
-Non per quello… cioè anche per questo… Dio…
Nick si diresse alla finestra che dava sulla Fifth Avenue tutta illuminata e si sedette su una poltrona che dava proprio verso il magnifico skylight notturno della città: -Jen è un periodo molto duro per te e per noi…
-Ti ho mancato di rispetto, aveva ragione Aj… e lo sapevo ma l'ho fatto ugualmente… mi spiace… è che non riesco a guardarti senza ripensare a quella notte… - la sua voce era alterata dalle lacrime.
-Mi dispiace… ancora una volta, te lo dico col cuore…vorrei cancellare quel giorno…
-E poi adesso la storia di Jay… volevo proteggerlo… non sapeva che aveva un padre e mi sembrava sconvolgente presentarglielo di punto in bianco…
-Non ho detto io a Jay di essere suo padre, credimi…
-Lo so l'ho fatto io, non l'ha sognato…
-Io mi sono limitato a dirgli che era forse davvero tutto un sogno… era deluso ma dopo poco si è addormentato…
-Grazie… per quello che fai per me e per Jay
-Jen lo faccio anche perché è mio figlio…
-Ho voglia Nick di vederti, di parlarti… dobbiamo pensare a tante cose… ad adesso, per il trapianto e a dopo sia se Jay ce la farà, sia…
-Non dirlo neanche Jenny…
Jen non riusciva a frenare le lacrime: -Ma devo pensarci Nick, come faccio a far finta di nulla? C'è la possibilità che non ce la faccia… e non voglio farmi trovare impreparata…
-Non riuscirai mai a prepararti per una cosa del genere… non puoi programmare tutto nella vita…
-Sono esausta… sono quasi sei mesi…non ce la faccio più…
-Posso piangere Jen?- le chiese all'improvviso.
-Perché me lo chiedi?- sembrò quasi sorridere dall'altra parte del telefono: -Io ti ho chiamato alle 3 di mattina per farlo…
-Mi sento così impotente…- aggiunse Nick iniziando a singhiozzare.
I ragazzi rimasero qualche minuto ancora insieme al telefono e quando si furono calmati si diedero la buona notte. Forse domani sarebbe andata meglio.

CAPITOLO 35

Jay aveva reagito benissimo al ciclo di 3 settimane di chemio anche grazie ai ragazzi che lo tenevano occupato in mille attività. C'erano stati giorni difficili in cui era molto triste, aveva male ovunque e non era affatto di compagnia, giorni invece in cui giocava ore alla play con Nick, sotto lo sguardo di Jen.
Gli altri ragazzi e le sue ziette si alternavano negli orari di visita. Brian, Kevin e Howie si erano fatti raggiungere dalle famiglie così da poter stare comunque vicino a Nick . Nel frattempo si erano appoggiati in uno studio di registrazione e lavoravano un pochino, anche se i loro pensieri erano comunque rivolti al gran giorno che si stava avvicinando.
Nick fu ricoverato un venerdì mattina. Il dottor Owens trovò un posto al quinto piano in chirurgia.
-Preferirei che passassi il fine settimana qui. Non voglio rischiare che ti becchi un'influenza o qualche altro tipo di batterio.
-Non ci sono problemi, faccio un salto in hotel a prendere le mie cose…
Brian lo interruppe: -Se vuoi vado io. Cosa ti serve?
-Grazie B! Un pigiama, è ancora nella busta. L'ho comprato qualche giorno fa…- guardò il dottor Owens: -…mi pare di aver capito che non posso dormire in mutande… poi le cose per lavarmi, una tuta, il caricatore dell'i-phone… vedi tu…
-Torno tra poco. Arrivederci dottore!
-Arrivederci Brian. In quanto a te, vieni… ti faccio vedere la tua stanza.
---
-Posso entrare?
Nick si girò e vide Jen sulla porta: -Ehi, ciao. Non dovresti essere di sopra?
-Jay dorme, c'è Trisha con lui. Così ho pensato… fammi un po' vedere dove hanno sbattuto Nick… ed eccomi qua!
Nick allargò le braccia: -Benvenuta nella mia reggia allora!
Jen gli sorrise e si avvicinò alla valigia che stava sul letto: -Vuoi che faccia io?
-No, non preoccuparti…
La ragazza si girò a guardare verso l'armadio che era aperto e vide tutte le cose in disordine: -Forse è meglio che fai fare a me!
Nick si poggiò al muro, vicino allo stipite della finestra e la guardava trafficare con le sue cose.
-Mi sei mancata Jen… non sai quanto…
Jen alzò lo sguardo: -Anche io ho sentito la tua mancanza… ma è tutto diverso adesso…
-Lo so, volevo solo che lo sapessi e poi… volevo ringraziarti…
-Per cosa?- gli chiese ripiegando la tuta e mettendola sopra il ripiano del piccolo guardaroba.
-Mi hai fatto superare un momento veramente difficile… da quando sei entrata nella mia vita non ho avuto più problemi di salute… non sono più svenuto, non ho preso più antidepressivi… e lo devo a te. Avrei dovuto ringraziarti anni fa…
-Sono felice di averti aiutato… sono stata molto bene a casa tua… a parte quel piccolo e insignificante incidente…
Jen dapprima sorrise e poi scoppiò in una risata e Nick ne fu contagiato. –Scusami, ma me ne sono uscita così…
-In effetti non mi aspettavo che lo definissi tale…
Jen ci mise qualche minuto a tornare seria e quando lo fece i suoi occhi incrociarono quelli del biondino: -Voglio che sia chiara una cosa Nick… nonostante il modo in cui ti ho trattato in questi giorni… io ti ho perdonato… so come sono andate le cose. È stata anche colpa mia… in confronto al dolore che provo ogni volta che penso al futuro che forse Jay non avrà mai, quella notte non fa poi così male. È solo che non riesco a passarci sopra… scusami… la mancanza di rispetto, il farmi fare una cosa che non volevo fare in quel modo… non so se riesco a spiegarmi…
-Sì… ci riesci benissimo…
-Ho bisogno di tempo Nick… poi se Jay ce la fa dovremmo pensare al modo di dirgli che un papà ce l'ha… quel giorno chiedendoti di non dirglielo ho solo complicato le cose… se mio figlio andrà per il resto della sua vita da uno psicoterapeuta è solo colpa mia e dei miei stupidi errori…
Nick le si avvicinò fino a toccarle il braccio: -Non dire così Jenny… tuo figlio è spettacolare! L'hai cresciuto con amore e si vede. Hai preso le decisioni che ti sembravano più giuste, magari sono davvero giuste che ne sai? Lo scopriremo più avanti non credi?
-Posso chiederti di abbracciarmi?- gli chiese arrossendo.
-Posso chiederti perché dobbiamo sempre chiederci il permesso a vicenda per fare qualcosa?- sorridendo l'attirò a sé e la tenne stretta.
Quando si staccarono da quell'abbraccio, che a Nick sembrò durare troppo poco, lei impacciata tornò a disfare i bagagli e cercò subito un argomento per scacciare quel silenzio pesante: -Tom mi ha detto che non sei andato da lui a chiedergli informazioni circa il trapianto…
Nick fece spallucce: -Non mi importano le conseguenze per me. Quando ha detto che Jay non è in pericolo a me è bastato…
-So che lo faresti anche se la tua vita fosse in pericolo… però vorrei che sapessi a cosa vai incontro… per questo ti ho portato un opuscolo…- disse porgendogli un libricino che aveva preso dalla sua borsetta.
-Come capire il trapianto di midollo osseo…- lesse Nick prendendolo: -…Mmmm penso di doverti ringraziare…
-Se ti va… Nick sicuro che va tutto bene?
Nick si sedette sul letto con la faccia un po' spaventata: -Vedi Jen non ho fatto domande a Tom perché sono un fifone… odio gli ospedali, odio i dottori, odio sentire dolore… e se leggo questo libricino non dormirò fino a lunedì…
Jen si mise seduta di fianco a lui e gli sorrise: -Allora il tuo gesto è ancora più importante… grazie…
CAPITOLO 36

-Siamo pronti…- disse il dottor Owens di fianco alla barella che stava portando Nick in sala operatoria. Gli amici lo aspettavano lungo il corridoio. Il ragazzo era intontito dalla pre-anestesia e li salutò con una mano senza capire bene che cosa gli stavano dicendo.
Si era appena chiusa la porta dell'ascensore quando arrivò Jen di corsa. Brian la vide guardare dispiaciuta la porta chiusa e le si avvicinò: -Mancato di poco…
-Già… ciao Brian…
-Buongiorno anche a te… caffè?
-Magari…
I due scesero al piano di sotto in caffetteria. Brian prese due caffè e due muffins e li portò al tavolino dove lo aspettava Jen.
-Allora, il nostro campione è pronto?
-Sì, è salito poco prima di Nick.- le sue mani spiluccavano nervosamente il dolce.
Brian gliene afferrò una: -Jenny, andrà bene. Jay è una roccia…
-Grazie Brian… lo spero…
-Tra un'ora sarà qui e potrai vederlo con i tuoi occhi.
-Al solo pensiero di un altro lunghissimo mese nella sterile mi prende un colpo…
-Se però questo significa la fine dell'incubo…
-Già…
Bevvero il resto del caffè in silenzio quando Brian le disse: -Anche Nick starà bene… è un toro…
Jen sobbalzò. Come aveva fatto a capire che stava pensando a lui?
-No… non mi preoccupavo per lui…- mentì.
-Lo so che di tutto hai bisogno tranne che di un amico di Nick che ti parli bene di lui…
-No anzi…- lo interruppe: -…vorrei che qualcuno mi parlasse di lui perché a parte frasi di circostanza e qualche raro momento di apertura, con me almeno è una tomba…
-Jenny…- rise Brian: -Non è che tu gli rendi le cose facili…
-Sei la seconda persona che me lo dice…
-Mi pare di ricordare chi fu la prima e come gli risposi…- disse mettendosi le mani sulle guance.
Jen rise: -Non preoccuparti non ti schiaffeggio…
-Gli sei mancata molto…
-Me l'ha detto.
-Non ha voluto nessun'altra in casa dopo te. I primi tempi eravamo tutti un po' preoccupati. Invece poi ha iniziato anche una psicoterapia e col passare del tempo si è tranquillizzato… abbiamo ripreso a lavorare, lui si è impegnato al massimo. Porta sempre con sé una tua foto. L'hai vista no nel camerino?
Jen annuì.
-E' stato difficile Brian, mi sentivo sporca. Lo so che l'ho provocato. So che era ubriaco e ha perso il controllo… ma per un attimo mi è sembrato un animale… dopo la nascita di Jay anche io ho cercato un aiuto psicologico. Ho metabolizzato la cosa, ma quando ho scoperto la malattia di Jay è tornato tutto su con una forza che neanche io mi aspettavo. Lo odiavo. Era per colpa sua che Jay stava male… per il modo in cui l'avevamo concepito. Però era solo un modo per dare la colpa a qualcuno di quello che ci stava capitando…
-E ora? Come ti senti?
-Confusa… da quando l'ho rivisto a Las Vegas è così carino con noi… io mi aspettavo una sfuriata. Invece a parte all'inizio… è stato fantastico… non si è neanche preoccupato per le conseguenze dell'operazione… e poi vengo a sapere che è un fifone nato…
-Bhe se vuoi ti racconto qualche aneddoto…
-Mi farebbe piacere…
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Quando squillò il cellulare di Jen, lei si affrettò a rispondere. Riattaccò e guardò Brian: -Jay è sceso… era Trisha…
-Allora andiamo!
-Grazie Brian, quest'ora è volata. Se non fosse stato per te…
-Ha ragione Nick, sei noiosa con tutti questi grazie!- la abbracciò e salirono al nono piano.
Ad aspettarli c'erano i ragazzi e le sue amiche.
-Jay è in camera sterile. Sta benissimo anche se si lagna un po' perché gli fa male il sederino!
-Scusatemi…- si congedò Jennifer.
Brian guardò gli amici: -E Nick?
-Ancora non abbiamo notizie. Il dottor Owens non è passato.
Passò ancora un'ora e ormai la tensione nell'aria si tagliava con un coltello.
-Lo vado a dire a Jen…- disse Brooke.
Howie la fermò: -No! Non dirglielo. Il dottor Owens ha detto che non si può entrare e uscire da una sterile come se fosse una camera normale… e poi è già preoccupata per il piccolo.
-Ma Nick non è ancora sceso…
-Starà bene. Ne sono convinto…- disse Howie con forza per convincere se stesso e gli altri.
Alla fine dopo altri dieci minuti videro il dottor Owens arrivare.
Kevin corse verso di lui: -Dottore…
-Eccomi ragazzi, scusate…
Si formò velocemente un gruppo intorno al medico.
-Come sta Nick?- chiese Brian.
-Abbiamo avuto una piccola difficoltà…
-Quanto piccola?- chiese Alex.
-Abbiamo avuto delle difficoltà nella fase del risveglio. Ora è in terapia intensiva, solo per questa notte. Domani lo riportiamo in camera.
-Aspetti… che significa?
-Qualcosa è andato storto con l'anestesia. Forse un'allergia latente ad alcuni farmaci. Ma la nostra equipe anestesiologica è stata grande. Adesso è in uno stato di dormiveglia ma è cosciente. Non ha riportato nessun danno e non si è neanche accorto di aver perso conoscenza per così tanto tempo.
-Allora perché è in intensiva?- Brian aveva avuto l'esperienza dell'intensiva e non era affatto piacevole.
-Lo monitoriamo, tutto qui. Stiamo tenendo sotto controllo i parametri della respirazione e il cuore.
-Ma possiamo vederlo?
-Una persona sì, può entrare e rimanergli vicino per questa notte. Potete salire al 12 piano. La stanza se non sbaglio è la 1225. Ora con permesso…
Kevin abbracciò Brian: -E' tutto a posto…
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-Bell'addormentata…- lo apostrofò Brian non appena vide gli occhi di Nick fluttuare per la stanza.
-Ehi…
-Tu se non ci fai preoccupare non sei contento…
-Non è la mia stanza…- disse con un po' di fatica.
-No è l'intensiva.
-Mmmm… forse dovevo leggere il libretto sui rischi del trapianto…- sorrise.
-Hai avuto una reazione allergica ad uno dei farmaci dell'anestesia. Ringraziando Dio te ne avevano fatta talmente poca perché l'intervento era breve…
-Come sta Jay?
-Meglio di te, di sicuro.
-Bri… ho un male al culo allucinante….
-Sempre poetico… è normale hai tutte punture all'altezza del gluteo sinistro. Il dottore dice che potrebbero rimanerti i segnetti.
-Poco male… basta che Jay stia bene.
La loro conversazione fu interrotta da un tonfo dato alla finestra dell'intensiva. Brian si girò per vedere cos'era successo mentre Nick alzò lo sguardo e videro Jen in lacrime con i palmi delle mani attaccati al vetro. Aveva ancora indosso il camice della sterile.
Nick osservò Jen girarsi e parlare con qualcuno. Appena entrò nella visuale vide che era il dottor Owens. Jen gesticolava, urlava e indicava Nick sbattendo l'indice al vetro. Non arrivavano suoni ma lo spettacolo era chiaro.
Brian si girò verso Nick: -Sta fuori come un balcone…
Nick sorrise: -Lo penso anche io… quando questa storia sarà finita mi toccherà pagarle un viaggio dall'altra parte del mondo per farla rilassare.
La porta si aprì e il dottor Owens entrò: -Sei abbastanza forte per la visita di una furia?
-Posso farcela sì…- rispose ridendo.
-Buona fortuna!- Gli augurò uscendo seguito da Brian.
Jen entrò e sembrava trasformata dall'attimo precedente: -Ciao…- disse calma e tranquilla.
-Ciao Jenny, tutto bene?
-Io?... sì… non mi avevano detto nulla… quando ho sentito la parola intensiva… io…
-Vieni qui Jen…- le disse Nick. La ragazza si sedette sul letto e appoggiò la testa sul petto di lui che iniziò ad accarezzarle i capelli.
-Sto bene, non ti dovevi preoccupare… potevi rimanere da Jay…
-Jay si è addormentato… gli effetti del trapianto inizieranno a farsi sentire tra una settimana… a parte il dolore al sederino.
-Non dirlo a me… mi toccherà chiedere una ciambella!- scherzò.
-Nick… quando Brooke si è lasciata sfuggire la cosa mi sono sentita morire…
-Ma lo vedi? Sto benissimo! Un po' rimbambito… ma sto bene. C'ho solo messo un po' di più a svegliarmi… tranquilla. Non mi succederà nulla.- la rincuorò continuando ad accarezzarle i capelli ed il volto.
CAPITOLO 37

-Il mese più lungo della mia vita!- sospirò Nick buttandosi sul divanetto della sala d'aspetto dell'ematologia pediatrica. Quel divano lo aveva visto in tutte le salse: prima di conoscere Jay, dopo averlo conosciuto, dopo il trapianto. Ci aveva anche dormito un paio di notti quando il suo bambino aveva avuto una crisi respiratoria e si era temuto il peggio per lui. Adesso però era felice.
Il piccolo Jay sarebbe uscito dalla camera sterile da lì a poco e finalmente avrebbe potuto riabbracciarlo senza tutte quelle precauzioni come il camice, i copri scarpe, la cuffietta e la mascherina. Brian come sempre, nei momenti importanti, era lì vicino a lui.
-Vedrai Prick, ti chiederà subito di giocare alla psp!
-E mi trova prontissimo! È proprio il mio ragazzo!! Gioca troppo bene. Tu che sei uno colto Kev… esiste un gene per queste cose?
-Come no, Mr I design in Florida o la Svezia è in Norvegia…
-Non scherzare!!!
-Dico sul serio… aspetta vediamo… come si chiama J?
-Gene del fancazzista?
-Ecco proprio lui!
I ragazzi sbottarono a ridere, anche Howie che di solito lo difendeva dalle prese in giro degli altri.
-Howie… anche tu!
-Eh Nick quando è troppo… te le cerchi!
-Uffa… mi prendete in giro solo perché ve lo permetto! Ricordatevelo…
-E perché ci metti dei corner allucinanti…- bisbigliò Aj.
-Cosa hai detto Alex?
-Uhm niente! Ecco Jenny!
Nick si girò e le andò incontro: -Allora?
-Tutto fatto, ora è in camera. Vuoi andare a vederlo?
-Certo! A dopo!
Brian però lo prese in contropiede e gli si buttò tra le braccia. Nick rimase rigido per un attimo e poi ricambiò timidamente l'abbraccio. Era un lunedì mattina e nonostante a nessuno delle persone che giravano in quel piano importasse la loro popolarità, avevano altro a cui pensare, molte si giravano a guardare quella scena sorridendo.
-Brian? Ehi Rok?- disse Nick ritrovano il dono della parola: -E' meglio se mi lasci andare ora oppure le chiacchiere sulla nostra presunta omosessualità torneranno di moda su tutti i tabloid….
-Scusami… avevo voglia di abbracciarti…
-Tranquillo fratello… quando vuoi!
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-E quando il re tornò a casa… il principe sposò la principessa e vissero tutti felici e contenti…- chiuse il libro Nick.
Guardò suo figlio che aveva una faccia schifata.
-Cos'è? Non ti è piaciuta?
-Non ti arrabbiare Nick… è forte… poi tu sei divertente quando leggi sbagliando le parole… ma questa favola è per una bambina!
-Hai ragione! Scusami ma in biblioteca le avevamo lette tutte quelle da maschietto… domani faccio un salto in libreria e te ne compro di nuove…
-Forte!
–Ecco il mio nipotino preferito!!
-NONNA!!!!- il bambino si alzò sul letto e le si buttò tra le braccia.
-Ti ho portato anche zia Brooke!
-Zia B!!!!
-Buonasera Signora, ciao Brooke!
-Ciao Nick- rispose cortesemente la mamma di Jennifer: -Tutto bene?
-Sì un pomeriggio tranquillo, tra uomini!
-E' ora però di fare la nanna… sono già le nove!
Nick guardò l'orologio. Non si era affatto accorto dell'orario.
-Bhe allora campione a domani!
-Sì! Ciao Nick e non dimenticare le storie!
I due si batterono il cinque: -Tranquillo, sei in una botte di ferro! Brooke ti posso parlare?- aggiunse mentre stava uscendo dopo aver anche salutato la signora Jones.
-Dimmi…- disse Brooke quando furono usciti.
-Ma Jen dov'è? Mi aspettavo venisse lei a mettere a letto Jay…
-Stasera l'abbiamo obbligata a riposarsi…
Il tono dell'amica era evasivo.
-C'è qualcosa che dovrei sapere?
-Chi? Tu? Naaaaa è solo che ci sembrava giusto dopo un mese nella sterile darle l'opportunità di dormire bene…
-Ok…- disse non convinto: -Allora passa una buona notte…
-Anche te Nick
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Girava da un paio d'ore per la città. Non era per nulla stanco. L'aria frizzante di New York lo catturava e gli faceva venire voglia di girare per ore solo per stare in mezzo alla gente e alle luci della città. Dopo la Florida questo era lo stato che preferiva. Anche la California non era male ma New York era magica.
I suoi pensieri furono interrotti da un brontolio del suo stomaco. Era ora di assaltare qualche ristorante. Prese il cellulare e fece il numero di Jen ma prima di inviare la chiamata lo richiuse: non voleva disturbarla dopo che sua madre e Brooke avevano fatto di tutto per farla riposare. La immagino seduta sul divano a leggere un libro oppure già addormentata nel letto… immagine che cozzò con quella che aveva davanti.
Stava pensando a lei mentre si avviava alla ricerca di un ristorante e senza volerlo si era ritrovato a guardare dentro la vetrina di un locale sulla sesta. Mentre formulava quei pensieri da focolaio domestico aveva visto una donna che sembrava proprio Jen alzarsi da un tavolo. Era vestita on un abitino mini bianco e aveva i capelli raccolti in un'acconciatura molto curata. L'uomo che le stava spostando la sedia era Tom…
Entrò come una furia nel ristornate ma fu fermato dal maitre: -Ha prenotato?
-No… voglio parlare con quella donna…- disse indicando Jen.
-Signore mi spiace, dovrà attenderla fuori.
-Forse non ha capito…
-No Signore, non ho capito ma le devo comunque chiedere di attendere fuori, per favore.
Mentre diceva questo avanzava verso di lui facendolo camminare all'indietro e in men che non si dica si trovò sbattuto fuori.
Tornò a guardare attraverso la vetrina. Non poteva credere ai suoi occhi. Stava a cena con Tom Owens! Si poggiò alla lastra facendo urlare di paura la coppia seduta al tavolo vicino alla finestra. Jen fu richiamata da quel grido e si voltò vedendo Nick lì fuori con una faccia che non prometteva nulla di buono. Tom non aveva notato nulla visto che si era allontanato per pagare il conto. Lei raccolse le sue cose e si precipitò sul marciapiede.
Solo allora Nick decise di staccarsi.
-Co… cosa ci fai qui?
-No Jen, cosa ci fai TU qui… con lui…- disse indicando il ristorante.
-Sono a cena con un amico…
-Un amico? Ci vai a letto?
-Ma cosa ti prende… non ti devo spiegazioni!
-Sì che me le devi porca troia!
-Senti Nick, se hai bevuto vattene a fare un giro ok? Così ti passa… sono stanca delle tue scenate degne di uno a cui piace stare sui tabloid di mezzo mondo- fece per andarsene ma lui l'afferrò per un braccio. A quel tocco Jen raggelò. Era come rivivere una scena già vissuta. Nick si accorse dell'irrigidimento della ragazza e la lasciò subito andare.
-Jen non voglio farti male… guardami…- disse abbassando la voce.
Jennifer si girò: aveva gli occhi pieni di terrore.
-Non guardarmi così Jen… non ti sto facendo nulla…
-Scusami è più forte di me…
-Non voglio farti male e non voglio fartene mai più…
-Cosa vuoi Nick?- gli chiese.
-Vorrei solo che tu mi ascoltassi perché ho una cosa di dirti… ci metterò pochi minuti. Poi se vuoi te ne puoi andare con quel coso là…
In quel mentre uscì anche il dottor Owens dal ristorante: -Jenny sei qui, non ti avevo più vista e… oh… Nick, salve. Anche tu qui?
-Jen…- si avvicinò toccandole il volto e facendo finta che Tom non esistesse: -… cosa cazzo ci fai qui con quello spocchioso, saputello, arrogante e viscido di Tom…
-Nick!- lo redarguì Jennifer: -E' il medico che sta salvando nostro figlio! È grazie a lui se fino ad ora è andato tutto bene!
Il ragazzo sorrise: -Adesso è nostro figlio Jen? Lo usi per farmi sentire in colpa? Fino a pochi giorni fa era tuo figlio… ed io potevo essere ipoteticamente il padre!
-Non dire mai più così… che mi piaccia o no è con te che ho avuto Jason! Per cui è nostro figlio!
I toni si stavano alzando di nuovo. Tom cercò di intervenire: -Jenny, ora calmati. È fuori di sé andiamo…- fece per portarla via ma Nick gli disse: -Stanne fuori dottorino. Se non l'hai capito IO sono il padre di Jay e lo avrei potuto essere anche nei quattro anni passati se solo Miss Sincerità me lo avesse comunicato… non sono affari che ti riguardano…
-Non ti permetto di parlare così a Tom!- lo aggredì Jen.
-Jen, parlo come voglio! Nostro figlio è in ospedale. Io mi sono accampato lì da quando sono arrivato a New York, Brooke, Trisha e anche i ragazzi sono lì e tu che fai? Fai la stronza a cena con questo qui?
-Cosa vuoi insinuare? Che non mi prendo cura abbastanza di Jay?- adesso Jen era furiosa.
-Forse!- le urlò Nick.
Jen si avvicinò a Nick con gli occhi pieni di lacrime: -Non ti permetto, e sottolineo che NON TI PERMETTO di parlarmi in questo modo! Lo so io cosa ho passato da quando ho scoperto la malattia di Jason e vicino a me non c'eri tu. Ma Tom. Le notti a casa a guardare se respirava nel sonno, le telefonate nel cuore della notte per una febbriciattola… non permetterti mai più Nick.
Detto questo si girò e prese sotto braccio Tom: -Andiamo…- sussurrò piangendo.
Nick si passò una mano in faccia: decisamente non era un tipo da reggere lo stress! Si stava preparando tutto un discorsetto che si era andato a far fottere nel momento che l'aveva vista con Tom.
Si ricompose e corse dietro alla coppia parandosi davanti a Jen che non accennava a fermarsi. Così si ritrovò a camminare all'indietro mentre le parlava: -Jennifer, scusami… sono il solito coglione che rovina tutto… in realtà mi stavo preparando tutt'altro discorso… poi ho perso le staffe…
-Le perdi troppo spesso…- Tom a quelle parole di Jen fece un sorrisetto ma Nick lo fulminò con lo sguardo puntandogli un indice minaccioso in faccia: -Attento a te dottorino…
Poi si concentrò di nuovo su di lei: -Ti prego… non complicarmi le cose…
-Sempre colpa degli altri vero Nick?- lo apostrofò scansandolo e andando oltre.
Nick riprese la sua scomoda posizione: -Ascoltami, ti prego… io non ti ho mai dimenticata… mai… ti amo…
Jen trasalì a quelle parole ma non fermò il passo, ormai quasi trascinava dottor Owens che non poteva far altro che rimanere spettatore di quella scena. Nick la lasciò passare: quello che provava glielo aveva detto, non aveva senso continuare a seguirla.
-Jen… Jen JEN!- urlò Nick: -Jen IO TI AMO! LO HAI CAPITO? TI AMO!

CAPITOLO 38

Jen aprì la porta e si trovò davanti un Nick che sembrava non avere appoggiato la testa su un cuscino da almeno 6 giorni. In realtà erano passate appena una manciata di ore. Erano le otto del mattino e anche lei non aveva un'aria fresca e riposata.
-Posso parlarti?- le disse.
Lo lasciò entrare e vedendolo impacciato sull'uscio lo esortò: -Puoi sederti se vuoi…
Nick seguì il suo suggerimento e si passò una mano sulla faccia.
-Lo vuoi un po' di caffè?
-Magari…
Dopo qualche minuto tornò con due mug colmi. Ne bevvero insieme un lungo sorso e finalmente lui prese la parola: -Non era esattamente il modo che avevo scelto per dirti quella cosa…
-Quale delle tante che hai detto? O meglio quale delle tante che hai sottointeso…
-Non ho sottointeso nulla…
-Non si direbbe… mi hai velatamente dato della donna di strada… della madre snaturata…
-Per favore… abbi almeno un po' di pietà… ero disperato… ti avevo vista con Tom… ero arrabbiato…
-E quando sei arrabbiato o mi violenti o mi insulti…
-Diciamo che mi fai perdere quel poco di controllo che di solito ho… ma è solo perché sei sempre nei miei pensieri…- fece una pausa. Jen lo guardava senza dire nulla e con un'espressione illeggibile.
-Puoi dire qualcosa se vuoi… mi aiuterebbe…
-Non ho intenzione di concederti nulla Carter. Ti sei messo in questo pasticcio, ti ci tiri fuori da solo…
-Ok… senti Jen, ho passato mesi sotto casa tua, anche quando non c'eri perché eri qui a New York e io non lo sapevo… ho scritto una canzone che parla di te…
-Davvero?- chiese Jen risistemandosi sul divano.
-Certo… è nell'ultimo album…
-E' Any other way? – chiese con gli occhi che le brillavano. Adorava quella canzone e sapeva che l'aveva scritta lui.
-No!- disse Nick quasi schifato.
-Come no?
-E' Panic
All'inizio Jen rimase interdetta, non era una classica ballata d'amore ma le tornarono in mente tutte le interviste in cui diceva che adorava quella canzone, che la ascoltava almeno venti volte al giorno e che aveva fatto quasi a botte per essere il primo a cantarla. Era stata la prima canzone del nuovo cd dei Backstreet Boys che Jay aveva imparato a memoria.
-Dio… Jay è molto più sveglio di te Jenny!- disse Nick.
Jennifer quando aveva fatto accomodare Nick aveva tutta l'intenzione di trattarlo con sufficienza e con distacco, ma appena gli disse questo dapprima sorrise e alla fine scoppiò a ridere di gusto.
-Hai ragione… ha da subito adorato quel pezzo…
Nick le sorrise e iniziò a canticchiare sottovoce: - Go, stop and go I just hit static I used to read you Loud and clear Not like this It's so erratic And I'm not rational When I see you around Your inconsistency And you know it's dragging me down You're so conflicted baby… You're always walking away One step and everything's over And you're running back to me You say I let you down Baby take me in or just take me out I'm already dead I already said I'm sorry… I've made mistakes I've been an addict A blind fanatic Don't you know You're not immune to the panic With somebody When the snow hits your skin The cold don't last forever But you'll live it again If you don't let seasons change… How many times do I have to say it Before you believe me…
-Nick, Tom ieri dopo quella scenata mi ha chiesto di sposarlo…
Fu preso talmente di sorpresa che gli salì su per il naso il caffè che stava bevendo. Iniziò a tossire spargendo qua e là goccioline della bevanda. Quando la tosse si placò Nick poggiò la tazza sul tavolo, si alzò, si sistemò i jeans e si avviò verso la porta.
-Ehi ma dove vai?- lo richiamò Jen.
-Non ho speranze contro di lui… è bello, bravo, intelligente, non ti fa scenate, sa dove stanno la Svezia e la Norvegia, sa che "resign" significa dimettersi e non risiedere…
-Ma non era spocchioso, saputello, arrogante e viscido?
-Anche… ma Jen, credimi…- le disse tornando verso il divano, inginocchiandosi davanti a lei e prendendole il viso con le mani: -… tu meriti il meglio e forse tra noi due il meglio è lui…
-Peccato…- confessò Jen.
-Peccato cosa?
-Gli ho detto che avrei voluto tanto sposarlo… ma in realtà stavo aspettando che qualcun altro me lo chiedesse…
-E quel qualcun altro…?
-Era impegnato a offendermi, a cercare di capire come parlarmi, a fare figure di merda, a non svegliarsi dalle anestesie e… a fare da padre a suo figlio…
-Jen io…- Nick sorrideva felice mentre le accarezzava le guance.
Si avvicinò e depositò un bacio lieve sulle sue labbra. A quel contatto tutti e due sentirono un brivido scendergli lungo la schiena. Jen gli passò le mani sotto al giubbotto sfilandoglielo mentre continuava a baciarlo. Gli tolse anche il maglione e Nick rimase in camicia.
Quando iniziò a sbottonargliela lui si bloccò :-Jen, sei sicura? Non vorrei…
-Nick questa volta siamo lucidi tutti e due no? Lo so che non mi farai del male…
E si amarono per la prima volta appartenendo l'uno all'altra.

Epilogo

-Sono proprio felice che siate potuti venire un giorno prima!- disse Nick appoggiando il bicchiere del digestivo sul tavolo in veranda dove stavano finendo di mangiare.
-Bhe all'ultimo i miei genitori hanno disdetto il pranzo di famiglia ed eccoci qua!- disse Leigh.
-Certo Howie, Kev e Aj mi uccideranno quando scopriranno che mi sto spupazzando Jay già da oggi!- aggiunse Brian.
Poi si girò verso Baylee: -Ehi Bay, non fate giochi pericolosi ok? Sei tu il fratello maggiore!
Ma sia lui che Jason stavano giocando tranquillamente con le costruzioni.
-Vanno d'accordo quei due non trovi Brian?- disse Jen.
-Sì, mi ricordo ancora quando l'ha visto la prima volta! Era shockato! Non poteva credere che zio Nick aveva un figlio!
-Bhe se è per questo gli hai detto che io ho avuto la sua stessa espressione?- scherzò. Jen gli diede un buffetto sulla pancia.
-Sempre il solito!
Leigh chiese a Jen: -Come avete deciso di gestire il tutto? Non sarà facile… se ti serve qualcosa…
-Grazie Leigh, con Nick ci abbiamo pensato a lungo e alla fine abbiamo deciso che diremo a Jay la verità quando sarà un po' più grande ed in grado di capire. Adesso ci aspettano altri 4 lunghi anni in cui la malattia può riaffacciarsi senza preavviso. È inutile confondergli le idee ancora di più. Lui in cuor suo sa già che Nick è il suo papà e lo chiama così praticamente dal primo giorno che l'ha visto. È sereno e questo ci conforta…
-Poi tra qualche mesetto avrà una sorellina…- aggiunse Nick toccando la pancia appena visibile di Jen.
-E dove lo metti il matrimonio?- gli chiese Brian sorridendo.
-Oh… ormai per quello è tutto pronto! Tra due giorni saremo la signora ed il signor Carter!
Jen gli sorrise felice e lo baciò sulle labbra: -E non c'è niente che desidero di più al mondo…
Nick si alzò da tavola: -Jen sto scoppiando… vado a fare un po' di moto con i ragazzi!- disse correndo verso suo figlio e Baylee.
Brian, sua moglie e Jen lo guardavano mentre faceva decollare un aereo fatto con i mattoncini colorati e faceva finta di bombardare la città formata dalle casette che i bambini avevano costruito. Lo sentirono gridare: -Si salvi chi può….- poi cambiando tonalità di voce e mettendosi a quattro zampe: -Forza salite in sella e reggetevi forti! Dobbiamo scappare!
Baylee e Jay stavano ridendo come matti mentre cavalcavano Nick intorno alla piscina.
Jay urlava come un vero cowboy: -Corri papà, corri… più forte del vento!
-E' un padre meraviglioso…- disse Leigh.
-Mi sono sempre chiesto come sarebbe diventato una volta padre… e devo ammettere che non è cambiato affatto rispetto a prima!
-E' molto attento a me, a Jay e anche alla piccola che ancora riposa qui dentro… sono molto felice ragazzi!- ammise Jen.
-Nonostante sai che ti toccherà avere a che fare col suo caratteraccio a volte?- scherzò Brian e tutti risero.
-Nonostante quello… io so vedere quali sono i suoi veri colori…

FINE