NEAR HIM
-Allora Ale
ti piace questo posto?- chiese Marco allungando una mano sulla gamba della sua ragazza. I due si trovavano in un locale al centro di Roma. Era una discoteca black. Marco sapeva che Alessia stravedeva per questa musica e sapeva pure che, avendocela portata, lei difficilmente gli avrebbe negato un favorino in cambio
-Sì è stramegafantastico! Grazie amore!- lo baciò sfiorandogli appena le labbra.
In quel momento il cellulare le suonò. Alessia guardò il display e disse: -Marco esco
sono i miei se mi beccano che a quest'ora sono ancora in giro vengono su da Benevento e mi giustiziano
Così dicendo uscì dal locale dopo essersi fatta timbrare la mano e andò in un angolino poco rumoroso nel parcheggio.
-Pronto?- finse una voce un po' assonnata.
-Ale!
-Mami
come mai a quest'ora?
-Bhe non posso chiamarti quando voglio?
-Certo che puoi! Ma mami sono le tre di mattina
-Hai ragione ma sai
avevo un presentimento
Alessia guardò in aria: sua madre era telepatica! Tempo prima fu grazie a un suo sogno che si salvò la vita e da allora qualsiasi cosa la madre diceva riguardo a sogni e premonizioni che aveva, le faceva provare una fitta di paura mista ad ammirazione. Le legava un rapporto che andava oltre l'essere semplicemente madre e figlia. Erano amiche, complici e confidenti.
-Mami tutto bene
torna a dormire
sono a casa e non è successo nulla!
-Valentina?
-Anche lei tutto ok
- glissò sul fatto che era partita proprio quella mattina per passare dieci giorni con il suo ragazzo in montagna. All'insaputa di tutti giustamente e dei genitori soprattutto. Non era il caso di preoccuparla con quelle sciocchezze. Non aveva paura di dormire da sola. Non aveva paura di stare sola a casa
vabbé forse un poco sì
ma dieci giorni passavano in fretta. E poi bastava aprire tutte le porte della casa
e poi bastava mettere due tappi per non sentire le voci in strada che sembravano conversare sul suo balcone
INSOMMA ERA ADULTA E POTEVA CAVARSELA DA SOLA NO? Se si fosse dimostrata debole e fragile i suoi le avrebbero fatto cambiare università e l'avrebbero fatta tornare a Benevento con un volo charter
ok a Benevento non c'era l'aeroporto ma era tanto per chiarire il concetto!
-Sicura Alessia?
-Mamma non fare Mago Zurlì con me ok? È tutto sotto controllo
under control come direbbero gli americani
-Sì i Backstreet Boys
-Ecco brava
-A proposito il babbo non fa che chiedermi la birra Beck da quando è tornato dal concerto di Milano
e qui è introvabile
quando torni a casa facciamo i conti
- disse ridendo.
Alessia rise: suo padre era uguale a un mito vivente!
-Ok mami
buonanotte e salutami babbo.
-Notte cucciola.
Attaccò il telefono e si incamminò verso il locale con gli occhi più vigili dell'andata. Ormai sua madre le aveva messo una pulce nell'orecchio e sarebbe stata ardua togliergliela per almeno i prossimi 20 giorni!
Mostrò il palmo della mano al gorilla all'ingresso e cercò per dieci minuti buoni il suo ragazzo. Rimase estasiata nel vederlo ballare. Era così
sinuoso
bello, moro, occhi verdi, alto, studente al 4 anno di architettura, voti alti, mini cabrio come macchina, un pacco di soldi, ma soprattutto dolce, tenero, comprensivo, innamorato. Lo guardava a bocca aperta pensando che non poteva essere successo proprio a lei. Si erano conosciuti al mare a giugno e erano rimasti colpiti l'uno dall'altra. Era una sera d'estate classica. Nulla da fare. Tutti fuori al bar ad ascoltare il juke box. Lei era in piedi vicino al bancone e stava aspettando le birre per lei e sua cugina. Marco si era avvicinato e aveva letto ad alta voce la scritta sulla sua maglietta.
-Io e te, stasera
va bene bellezza dimmi bene i particolari e andiamo
Alessia si era messa a ridere. Da allora si incontravano tutte le mattine e facevano lunghe passeggiate insieme, castamente mano nella mano. Fino al giorno della partenza di Ale. Lui era andato ad aiutare Carlo, il papà di Alessia, a caricare la macchina. Ai genitori di lei Marco era sembrato da subito un bravissimo ragazzo. Dopo aver posato l'ultima valigia si era allontanato con Alessia e le aveva detto: -Ehy
ma ci pensi tra poco verrai a Roma e staremo vicinissimi
-Non è fantastico??
Marco la baciò all'improvviso
lei rimase senza fiato
e
-Alessia? Alessia mi senti?
Alessia si destò da quel sogno ad occhi aperti:il suo ragazzo la stava scuotendo per un braccio!
-Ma che ti sei rincoglionita? Che cazzo stai facendo impalata a bordo pista a bocca aperta!
Vabbé forse un po' di romanticismo era svanito ma che le importava? Riprese a fantasticare mentre ballava con lui un sensuale ritmo black. Una volta erano andati vicino a fare quella cosa
sì insomma sesso
ma Ale aveva ancora le idee confuse e lui era stato così dolce! Che bello! Non l'aveva forzata e non si era neanche arrabbiato. L'aveva coccolata e le aveva detto che l'avrebbero fatto solo quando lei si fosse sentita pronta! Quale altro ragazzo si sarebbe comportato così da principe, così da gentleman nei suoi confronti?? Nessuno!
-Eh
- sospirò a voce alta.
-COSA HAI DETTO?- gridò Marco in un orecchio ad Alessia per farsi sentire dato il casino della sala.
-No nulla
- rispose Alessia.
La serata era finita nel migliore dei modi. Si erano allungati su un divanetto e si erano baciati fino a slogarsi la lingua! Poi lui l'aveva aiutata ad alzarsi, era andato a prendere i cappotti e all'uscita glielo aveva porto. Lei era sicura che le ragazze lì intorno stessero rosicando perché non esistevano molti ragazzi che al giorno d'oggi ti porgevano il cappotto il quel modo e ti aiutavano ad infilarlo. Il clou arrivò quando giunsero alla macchina. Lui fece suonare lo scatto per aprirla e corse al suo fianco per spalancargli lo sportello. E glielo chiuse pure dopo che lei si fu accomodata! Un sogno, una sensazione di piacere la invase dalla punta delle Converse ai capelli lisciati nel pomeriggio con la piastra.
Marco salì al posto di giuda e accese la macchina. Si girò a guardarla e spense il motore.
-Cos'è successo amore?- chiese Ale.
-E' che sei così bella e irresistibile stasera
-Ma dai
- arrossì leggermente. Sai che non mi piaccio affatto!
-E invece sbagli
sei l'essere più bello sulla faccia della terra. L'astro più luminoso. La pietra più preziosa
Alessia chiuse gli occhi e si mise a sognare ogni immagine che le evocava Marco
la stella
Sirio
la pietra
un diamante
il metallo
il platino
il fiore più bello
la rosa
il libro più pregiato
la prima edizione della bibbia in greco
il letto più comodo
possibilmente a due piaz
-COSA?????????- lo interruppe Alessia.
-Ale ma mi ascolti sì o no?
-Mi sono persa qualcosa temo
-Ma che ti prende oggi?
-Sai è che sei stato così carino
-Anche tu amore
ti sei messa la maglietta del nostro primo incontro
è molto romantico da parte tua festeggiare il nostro mesiversario con quella maglietta
-Sì va bene ma che stavi dicendo???
-Dicevo che visto che Valentina non c'è potremmo dormire insieme da te
nel tuo letto
-Cosa?
-Sì Ale, dai non fare la finta tonta
ho voglia di scoparti
Ok forse Alessia aveva sentito male
lui
il suo principe azzurro a cavallo di un destriero bianco non poteva essersi espresso così
così
volgarmente!
-Vuoi passare la scopa in camera mia sotto il letto?
Marco allora perse la pazienza: -Alè parlamose chiaro
c'ho voia de fa sesso
o capisci sì o no?
-Ma
e tutti quei discorsi sul ti aspetto
quando sei pronta
-Alè me stai a mannà in bianco da giugno
adesso è dicembre
lo capisci che nun ce la faccio più?
-Ma allora oggi
il locale
le tue carinerie
-Ma, ma, ma e sempre ma
Alessia vuoi venire a letto con me sì o no?
-NO!- gridò Alessia sconvolta.
Marco si passò le mani sul viso disperato alla fine si allungò, le aprì lo sportello e disse: -Scendi
-C
osa?
-Hai capito bene
scendi
-Marco sono le quattro di mattina e come ci torno a casa
-Non me ne sbatte un cazzo
prendi un bus notturno
-Non stai dicendo sul serio
-Mai stato più convinto
è finita
Alessia richiuse lo sportello in lacrime: -Stai scherzando
non è vero? Marco non puoi
mi ami e non puoi
-Ale quella sera ti ho avvicinato perché volevo sbatterti
poi tu mi hai detto che ti trasferivi a Roma
e allora
-Hai pensato che avresti avuto la tua troia gratis
vero?
Stavolta fu Ale ad aprire lo sportello, a scendere e a sbatterlo con tanta di quella forza che per un miracolo la machina non implose. Si allontanò a testa bassa verso la via principale per chiamare un taxi. Poi si ricordò che non aveva molti soldi. Infatti aprì il portafoglio e si trovò con 3 euro e l'abbonamento del bus.
-Maledetta me
- soffocò tra le lacrime.
Si diresse verso la fermata del pullman.
Arrivò alla fermata e attese per oltre mezz'ora l'arrivo di un pullman tra commenti vari di ragazzi che passavano coi finestrini abbassati e come sempre la fortuna fu dalla sua
-Cazzo
- mormorò vedendo il rudere che si avvicinava. La notte l'Atac mandava in giro dei catafalchi improbabili e puzzolenti!
Salì con circospezione e si guardò intorno: c'erano tre ragazzi dell'est, li riconobbe dalla parlata, che fortunatamente erano occupati con una donna della stessa nazionalità che sembrava molto accomodante. Poi c'era una signora anziana, un ragazzo e una cosa non ben definita seduta in fondo al bus. Se ne accorse perché di solito lei si sedeva lì in modo di avere la visuale di tutto il bus e non avere sorprese. Invece quella notte c'era una persona che teneva la testa poggiata sul sedile di fronte e le braccia non erano visibili. Ale già si immaginava
era un porco che si stava toccando. Si sedette il più vicino possibile all'autista e aspettò di arrivare vicino casa sua.
Il tipo in fondo al bus alzò impercettibilmente la testa al rumore del chiudersi delle porte e vide la ragazza seduta davanti
forse il suo amico aveva ragione: Dio esisteva veramente. Era proprio quello che stava cercando
una ragazza sola.
L'autobus non ci mise molto e Alessia scese di fretta. La strada era deserta e ancor più deserti e bui erano i 2 chilometri che separavano la fermata, posta su un'arteria principale, da casa sua, posta tra mille stradine immerse nell'ombra e nel silenzio.
-Ok posso farcela
in fondo quando vedo film dell'orrore con Vale la sfotto perché urla dalla paura
dimostriamo al mondo intero il mio self control
Non si accorse nemmeno che il tipo che era in fondo al bus era sceso anche lui e barcollante la stava seguendo.
Imboccò la piccola viuzza sospirando. Tra un quarto d'ora sarebbe stata a casa. Si asciugò con la felpa le lacrime e il trucco colato e accelerò il passo. Tagliò per i giardini pubblici in modo da abbreviare la strada e si sentì morire quando qualcuno la tirò per un braccio.
Si voltò e si trovò di fronte il tipo dell'autobus. Lo riconobbe dal cappotto. Non c'era molta luce non poteva vedergli la faccia, mezza coperta da un berretto di lana, ma distingueva bene la mano che portava un guanto nero con le dita scoperte. Era stretta intorno alla pancia ed era sporca di un qualcosa indefinito. Alessia si sentì morire
la mamma aveva sempre ragione, dovette pensare tristemente.
-Cosa cazzo vuoi!- urlò sperando che qualcuno la sentisse.
La persona davanti a lei rispose con una voce flebile: -Uhm
bella maglietta
io e te stasera
-Andate a fanculo tutti
voi e questa maglietta del cazzo
Con tutta la forza che aveva tirò il braccio e l'uomo lasciò subito la presa cadendo bocconi in avanti. Alessia stava per fuggire quando lo sentì gemere.
-Ale non lo fare è uno sconosciuto
Cristo
potrebbe essere un drogato
-pensò. Ale non fare la cogliona
sicuramente lo è
le brave persone non se ne vanno in giro a strattonare le ragazze sole
ma cavolo è lì per terra
magari sta male
sì e magari Babbo Natale esiste e per Natale mi porta un ferrari
anzi no, un ragazzo nuovo di zecca visto che sono rimasta single
- i piedi di Ale fecero due passi verso l'uomo -
NON LO FARE
da brava
fregatene e vattene a casa possibilmente di corsa
ma cosa penserebbe di me Brian? Sicuramente mi direbbe che mi aspetta l'inferno per l'eternità
ma cazzo Ale tu nemmeno lo conosci Brian
Il suo spirito da crocerossina ebbe il sopravvento. Mentre parlava con la sua coscienza si era avvicinata all'uomo e si era chinata per vedere come stava.
-Come non detto
la parte buona di me ha vinto
Dio se muoio stasera dì ai miei che sono stati dei genitori fantastici, dì a mia cugina che anche se non mi parla più resterà sempre nel mio cuore, dì a NiColett@ che le sue fiction mi piacciono un casino e le leggerò dal cielo, dì ad 3l3 che è una persona meravigliosa e che non deve buttarsi giù
MA COSA CAZZO STO PENSANDO!- si destò.
-Ehy? Stai bene?
Lui era rimasto lì a terra bocconi e ansimava. Ale si spaventò.
-EHY RISPONDIMI
Lui gemette: -Puoi
non
urlare
cazzo
se avessi
voluto svegliare tutti
avrei suonato
i campanelli
uno ad
uno
no?
-In effetti
scusa
Alessia gli poggiò le mani sulle spalle per girarlo e rimase senza fiato vedendogli del sangue tra le mani che teneva strette alla pancia. Non erano sporche di chissà che
era sangue
allora sull'autobus si stava comprimendo la ferita
-E io che l'avevo scambiato per un porco pervertito
- pensò. Istintivamente guardò la manica che lui le aveva toccato e rabbrividì: quel testa di quiz le aveva sporcato il cappotto di pelle nero che le aveva regalato quell'altrettanta testa di quiz di Marco. Ritrovò la calma e si disse che tanto a casa aveva lo smacchiafacile
si concentrò di nuovo sull'estraneo.
-Oh mio Dio
ma tu sanguini
devo chiamare un'ambulanza
- si alzò prese il telefono ma l'uomo la fermò: -No ti prego
La sua voce era uscita così dolce e quella frase era sembrata ad Ale più una supplica che un ordine impartito da un narcotrafficante. Così ripose il cellulare nello zainetto di Winnie e si chinò di nuovo su quello sconosciuto concentrandosi sul viso. Quasi le prese un colpo
si trovava di fronte alla copia spiccicata di Nick Carter.
-Cristo
-Piacere Nickolas
- bisbigliò -
certo
che hai un
nome
da uomo
-Ma sta zitto e fammi vedere
deficiente
mi chiamo Alessia
Il ragazzo le sorrise.
Alessia gli tolse le mani da sopra la pancia e gli alzò la felpa.
-Ma che sei scemo??? Qui è tutto infettato
-Senti
se avessi
potuto
andare
in ospedale
ci sarei
andato
no?
-Ma che cretino
io mica sono un dottore
-Alessandra
-Alessia
- lo corresse irritata.
-Alessia
- si riprese lui -
ho bisogno di una mano
anche di due
perché proprio non
ce la
faccio ad alzarmi
-E una volta che ti ho alzato posso andarmene e fare finta di non averti mai visto?
-Fai come
vuoi
- disse irritato.
Il ragazzo tentò di rialzarsi da solo sotto lo sguardo di Alessia, e ci riuscì quasi. Peccato che alla fine perse l'equilibrio e ricadde di pancia lanciando un urlo di dolore. Aveva sbattuto la parte ferita. Alessia non poté vederle ma due lacrime di dolore solcarono il suo viso.
-Ok
senti io non so se sei un drogato, un narcotrafficante, zorro, batman, un pervertito o chiunque tu voglia
però ti avverto che ho appena comprato i coltelli Miracle Blade serie perfetta e se ti azzardi a farmi qualche giochino strano ti infilzo come una salsiccia
poi ti faccio a pezzi
ti surgelo in pacchettini separati e quando ho fame ne tiro fuori uno
-Ok
ok
ok
hai reso l'idea
- la bloccò il ragazzo: -
ti sto solo chiedendo
di aiutarmi per
un
paio di giorni
Alessia sbuffò ma alla fine l'aiutò ad alzarsi e, trascinandoselo praticamente di peso, se lo portò in casa.
La parte più difficile fu salire le scale
poiché, appena entrati, lei lo aiutò a sorreggersi al muro mentre inchiavava la porta ma appena si girò se lo trovò sdraiato a terra.
-Bene
mi sei di aiuto
-Mi
spiace
- mormorò: -
non
pensare
che io
stia comodo
Di nuovo lo aiutò ad alzarsi e lo portò in bagno.
-Senti come ti ho detto non sono un'infermiera ma penso che la prima cosa che dobbiamo fare è lavare la ferita
per cui ora ti spogli e io ti do una mano per lavarti, ok?
-Ma
non ho
il costume
- Ale vide il suo volto diventare rosso sotto il berretto. Ed era una cosa positiva visto che era bianco cadaverico!
-Non sei ne' il primo ne' l'ultimo uomo che vedo in mutande (lo spero per me)
sperando che tu le porti
- gli mostrò due dita incrociate!
Il ragazzo poco convinto iniziò a chinarsi per slacciarsi le scarpe ma dovette fermarsi dal dolore
-Lascia stare siediti sulla tazza
- lo accompagnò e lo aiutò a sedersi.
Alessia gli slacciò le scarpe e cominciò a notare che non era affatto vestito male
Converse anche lui, calzini praticamente nuovi
via
pantaloni della Levi's con le tascone
via
ops
mutande d&g
eh eh eh
una sbirciatina appena
MIO DIO
-è messo bene
veramente moooolto bene- pensò. Quelle gliele lasciò. Anche se poi tanto di sarebbero bagnate
ora toccava al sopra. Mise una mano sul cappello della Riza nero e lo tirò via. In quell'istante una tegole le cadde in testa
il cappello nascondeva una chioma bionda
come aveva detto che si chiamava sto tipo?
-Scusa come hai detto che ti chiami?
-E'
importante?- disse lui sulla difensiva.
-Certo a meno che tu non voglia ritrovarti così nudo fuori dalla mia porta di casa
-Nickolas
-OH MIO DIO
-Ci
risiamo
coi
Santi
-Veramente quello è il Padre Supremo
ma tu
tu
tu
tu
-Occupato
- disse sarcastico Nick
-Scemo
tu sei
NICK CARTER??????????????
-Potremmo
rimandare a dopo
qualsiasi commento
sulla mia o sulla tua
presunta identità? Sto per
morire
dissanguato
e ti giuro
che fa male
abbastanza
-Oh Gesù
scusami
sì
ora mi sbrigo
Strattonò con violenza la maglietta della Gas per togliergliela più in fretta.
-DIO
- urlò lui: -MA SEI PAZZA
- si circondò l'addome con un braccio.
-Scu
sa
dai ora sei svestito
ce la fai a entrare nella vasca?
Ale l'aiutò e Nick si abbandonò nella vasca con il volto contratto dal dolore.
La ragazza prese il manigliotto della doccia e regolò il calore. Quando fu sicura di non scottarlo bagno il ragazzo dai piedi alla testa. Insieme all'acqua scivolava via il sangue rappreso intorno alla ferita e quello che sgorgava di nuovo. Nick fu stoico! Non tirò fuori un urlo anche se Ale poté vedere che si mordeva le labbra per non fiatare. Quando fu certa che la ferita fosse stata ben pulita, gli accarezzò la fronte.
-Oh mio Dio
sto toccando Nick Carter
-Nick ascoltami
ora dobbiamo pulire la ferita con dell'alcool
ok?
Nick annuì ad occhi chiusi.
-Però abbiamo un problemino Houston
non ho disinfettante in casa
Nick li aprì di scatto.
-NON GUARDARMI COSI'! Mi sono appena trasferita!! Ok da qualche mese ma non avevo mai avuto bisogno del disinfettante! Per cui ora taci, chiudi gli occhi
vado a prendere una grappa, un qualcosa di moooolto alcolico ok? Poi domattina
cioè tra qualche ora
vado a comprarlo
Alessia si alzò e andò in cucina. Nick bisbigliò: -Se sarò ancora vivo
Tornò trionfante con della vodka.
-Ti ha detto bene che la vodga liscia non piace a nessuno
altrimenti ti toccava quella alla fragola o alla pesca
A Nick scappò un sorriso sincero. Ok
vai
Ale prese un asciugamano piccolo bianco e pulito e lo imbeverò di vodga. Appena il panno toccò la ferita Nick si contrasse afferrando con una mano il bordo della vasca e con l'altra, dalla parte opposta, il braccio di Alessia.
-Scusami
- disse lei sinceramente mortificata.
-Non
fermarti
fai quello che devi
fare
Ale continuò a pulire la ferita con meticolosità anche se le lacrime ormai gli scendevano da sole ad ogni contrazione di Nick.
-Ho fatto
- disse sussurrando dopo aver pulito il taglio in ogni sua parte.
Nick si rilassò.
-Ora però devi collaborare
dobbiamo andare di là così ti sdrai sul letto e posso bendarti in qualche modo l'addome.
-Lasciami
qui
-Nick non fare lo scemo
dai
Dopo una decina di minuti erano riusciti ad arrivare in camera di Alessia. Nick aveva perso ogni energia e Ale non è che ce la faceva tanto a trascinarsi lui dietro! Lo aiutò ad adagiarsi sul letto. Non le importava nulla che le avrebbe bagnato tutte le lenzuola. Non osava proporgli di asciugarsi. Si sarebbe asciugato sotto il piumone.
Aprì l'armadio e prese un lenzuolo pulito bianco. Fece quattro strisce e velocemente le unì in un'unica benda dando qualche punto con l'ago e filo. Finita questa operazione tornò verso di lui e ripassò il panno bagnato di alcool sulla ferita. Ormai Nick non si contorceva più tanto era distrutto.
-Ok
il sangue sembra essersi fermato
ora però devo bendarti
ce la fai a reggerti sulle mani?
-Ci provo
- sussurrò.
Fu una passione ma alla fine Alessia fermò con un pezzo di scotch da pacchi il capo della benda improvvisata e si sedette sulla sedia vicino al letto sospirando.
Voleva dirgli di riposare ma Nick era già nel mondo dei sogni
restò lì a guardarlo dormire e a rinfrescargli la fronte che scottava per via dell'infezione.
Alle otto di mattina Ale era ancora bella vigile dopo aver passato tutta la notte ad accertarsi che Nick respirasse! Aveva le guance rosse a forza di prendersele a pizze. Voleva svegliarsi da quel sogno
ma dopo 238 sberle era sicura ormai che non si trattasse di un sogno! Nick era veramente lì, nel suo letto, aveva bisogno di lei
Decise che forse era da maniaca fargli vedere la camera tempestata di foto, così com'era di cattivo gusto lasciare la foto di Paris attaccata dietro alla porta con le puntine conficcate nei posti peggiori! Prese una delle sue scatole di Ikea e passò al setaccio le pareti. Ogni foto se la baciava e gli sussurrava:-Tornerai al tuo posto
non preoccuparti
Poi si disse: -Ma sono cretina? Ho lui e bacio una foto?
Si chinò e, dopo essersi guardata intorno come se qualcuno la potesse beccare, lo baciò su una guancia.
MMMMMM Dio che bello!!!
Lo fece altre quattro volte prima di smetterla
Si alzò e scrisse in fretta un bigliettino. Glielo lasciò sul comodino vicino alla colazione e scese.
Ci mise un po' a convincere il farmacista che tutta quella roba gli serviva per il suo dobermann ferito! Ma alla fine aveva avuto vinta la battaglia! Era passata a fare spesa e adesso stava tornando dal suo amore
camminava felice perché sapeva cosa la attendeva a casa e maledisse quel cavolo di cellulare che squillò distogliendola dai suoi pensieri.
Lesse il nome di Marco sullo schermo. Rispose solo perché era felice e perché grazie a lui aveva incontrato Nick!
-Pronto?
-Amore scusami...- esordì Marco.
-Risparmiatela la scena madre ok? Non mi tocca
-Ma come
non ho dormito tutta la notte pensando a te sola per strada e mi rispondi così
-Se eri davvero preoccupato potevi non smollarmi allocale no? Senti Marco ho da fare
l'hai detto tu no? È finita
bene, per me va bene!
-Ma
-Ciao!
E attaccò il telefono.
Gli ultimi metri li fece saltellando felice: al diavolo Marco!
Quando entrò a casa notò subito che Nick si era svegliato, visto che dalla porta di ingresso il suo letto era visibilissimo.
-Ehy! Ciao!
-Ciao
- le rispose Nick.
-Come ti senti?- chiese Alessia entrando in camera e buttando sulla sedia cappotto, borsa e sciarpa.
-Intorpidito è la parola giusta
Ale gli mise una mano sulla fronte: -Bhe hai ancora la febbre alta
ma non preoccuparti
ho qui tutto l'occorrente!- gli disse tirando fuori dallo zainetto una busta della farmacia.
-Mi devo preoccupare?
-No! Ho detto al farmacista che il mio dobermann è tornato a casa accoltellato!
-Alessandra
ma io sono un uomo
Non un cane!
-ALESSIA
ALESSIA
mi chiamo ALESSIA!
-Ops
scusa
-Comunque NICOLA è la stessa cosa. Ho letto la posologia e va benissimo!
-Mi chiamo NICKOLAS
-Lo so e a proposito
che cosa ci fai qui, a Roma, in camera mia, nel mio letto, in mutande per giunta, ferito invece di stare a casa tua a Malibù, in un enorme letto a baldacchino, con il cellulare che ti squilla a tremila e i Backstreet Boys che ti aspettano per le prove?
-Non sono affari tuoi!
-Ma guardalo te
LO SONO ECCOME! Mi piombi addosso alle quattro di mattina facendomi prendere un infarto, hai uno squarcio nell'addome, hai una febbre da cavallo e mi dici che non sono fatti miei???????
Seguì un silenzio lunghissimo che venne interrotto da Alessia: -Ok alzati
-Cosa?
-Alzati ho detto ci senti?
-Ma
-Senti ieri mi hai bagnato tutto il letto
devo cambiarti le lenzuola e mettere fuori il piumino. Tieni
- disse prendendo della roba dentro ad un'altra busta: -
è una maglietta, una felpa, un paio di mutande, uno di calzini e dei pantaloni della tuta
vai in bagno e cambiati
anzi vestiti
io sistemo la camera. Vedi di non fare casini ok?
Nick si alzò con circospezione e quando si sentì pronto si chiuse in bagno. Quando riuscì Alessia stava rifacendo il letto con delle lenzuola pulite. Si fermò a guardarla dalla porta
non si era accorta che lui era lì
piangeva. Nick guardò la stanza e vide sul tavolo tutte le medicine che aveva comprato, a terra una bacinella con l'asciugamanino imbevuto di sangue, sul comodino gli avanzi della colazione, un termometro e un altro catino con l'acqua e la pezza che per tutta la notte gli aveva passato sulla fronte. La finestra era aperta e sulla ringhiera aveva steso il piumino ancora un po' umido.
Entrò in camera e le toccò un braccio :-Ale..
-NON PREOCCUPARTI ok?- l'aggredì lei. Hai ragione,non sono fatti miei
- prese un'altra coperta pesante dall'armadio. Ecco
il letto è quasi fatto
ora sdraiati
Nick ubbidì e lei tagliò la benda con le forbici e scoprì la ferita. Era uscito ancora del sangue ma era sicuramente meno infetta del giorno prima. Prese delle garze e le imbeverò con il disinfettante appena comprato. Per Nick fu musica al confronto della vodka! Pulì la ferita e poi ci mise il gentalyn per scongiurare ulteriori infezioni. Poi prese un cerotto comprato in farmacia e gli chiuse la ferita. Prese il termometro e glielo ficcò in un orecchio. Al suonò si segnò su un pezzo di carta 38,9.
-Ok è la prima puntura che faccio in vita mia
girati di sedere
Nick non osò obiettare. E dovette ammettere che di fegato ne aveva! Gli fece la puntura e se ne stava per andare se non fosse che Nick la chiamò: -Ale?
-Cosa vuoi?
-Siediti qui
Alessia si sedette sul letto con le braccia conserte.
-Scusami
sono stato un cafone
mi spiace
sono scappato se così si può dire
volevo prendere un po' d'aria lontano da quel frastuono e ieri pomeriggio due tizi per scipparmi il portafoglio e l'orologio mi hanno accoltellato. Deve essere successo per sbaglio visto che si sono spaventati e non hanno finito a perquisirmi
dovrei avere ancora il cellulare in tasca
se mi fossi recato in ospedale mi avrebbero identificato e rispedito in America
ma io ho bisogno di un momento di pace
di tranquillità
ti ho vista sul bus e mi sono detto che forse tu avresti potuto aiutarmi
e ho avuto ragione
grazie Alessia
e scusami per la mia cafonaggine
Alessia si sciolse da quell'aria impettita che aveva.
-Ok
sei perdonato
-Poi la mogliettina di Winnie è bellissima
- disse ridendo
-Lo so
- ammise Alessia.
-Tu hai fatto così tanto per me ora
Ale si alzò dal letto e prese tutto ciò che doveva buttare nella spazzatura: -Tu hai fatto tanto per me in tutta la tua vita
Così dicendo lasciò che l'antibiotico facesse effetto cullandolo in un sonno ristoratore.
Nick dormì fino a pomeriggio inoltrato e per Ale fu quasi una fortuna visto che aveva un esame a giorni. Non che riuscisse bene a concentrarsi
ogni tre secondi si girava sul letto per vedere se lui era vero ed era lì con lei! Ad ogni minimo sospiro di Nick poi si alzava e controllava che tutto andasse bene. Alle otto, stanca di "studiare", iniziò a girare per la stanza aspettando che Nick si svegliasse. Gli ficcò il termometro in un orecchio per controllare la temperatura e fu felice di vedere che stava a 37.8. Andò in cucina e iniziò a trafficare per la cena facendo più rumore possibile per svegliarlo. Quasi le prese un colpo però quando lui entrò in cucina e le bofonchiò assonnato: -'sera
-OH!- urlò Alessia.
Nick si sedette con attenzione su una sedia della cucina tenendo un braccio sull'addome e stropicciandosi la faccia.
-Credevo facessi tutto quel casino solo per svegliarmi
Alessia diventò bordeaux all'istante: -Ma scherzi! Anzi scusa se ti ho svegliato mamidevodecidereamettereapostoquestescemedipentole
perchésaineprendiunaenecascano100. Nontièmaicapitato? Ahcertochenochescematuhaichiticucina
Disse tutto questo d'un fiato. Nick finì di stropicciarsi gli occhi e la fissò. Non poté fare altro che sbottarle a ridere in faccia!
Ale gli andò dietro. La sua risata era contagiosa.
-Ok lo ammetto l'ho fatto per svegliarti
cavolo è da stamani che dormi!
-Bhe non ti è mai capitato di avere una giornataccia e di voler dormire?
-Sì ma tu sei Nick Carter e sei qui a casa mia
cosa pretendi?? Che io ti lasci dormire?
-Sarebbe un'idea grandiosa
Nick vide la faccina da cane bastonato di Ale e ritrattò: -Dai
scherzo
mi sento davvero meglio e sono felice perché così posso conoscerti meglio
-Conoscermi
meglio
-Sì
-UAU
questo sì che è bello!!
I ragazzi passarono la sera a scambiarsi confidenze e chiacchiere. Prima in cucina, mentre preparavano la cena e poi mentre cenavano e lavavano i piatti. Poi sdraiati sul letto di Ale.
A mezzanotte Nick esordì: -Devo fare uno squillo a Brian
-Brian, Brian?
-Brian, Brian, Brian
conoscendolo sta iperventilando!
Alessia uscì e chiuse la porta per discrezione anche se poi rimase incollata ad ascoltare.
Nick dapprima parlava con voce normale, poi il tono si fece sempre più alto fino a quando non rimbombò un "Vaffanculo" madornale e si sentì il cellulare cadere a terra.
Alessia sgattaiolò di corsa in salone a guardare il poster di Schumacher. Nick la trovò lì.
-Ma che fai?
-Nulla perché?- disse facendo la vaga!
-Ha ascoltato tutto vero?
-Bhe diciamo che l'ultima parte l'anno sentita anche gli altri boys in America in viva voce!
-E' che Brian non capisce
mi vuole lì ma io non voglio
- due lacrime solcarono le guance del giovane.
-Non voglio tornare in America
non ora
Alessia gliele asciugò e l'abbracciò: -Non piangere
Brian è solo preoccupato ma tu devi fare quello che è meglio per te
Era tenerissimo vederlo in lacrime con la maglietta di Winnie. Assomigliava proprio a quell'orsetto alla continua ricerca di miele e coccole.
Nick spontaneamente passò dalla schiena di Alessia al sedere. Alessia spalancò gli occhi dalla sorpresa ma non disse nulla.
-Ho bisogno che tu mi ami
Alessia
- lo disse tra le lacrime, così seriamente che lei non poté non dirgli di sì.
-Nick
non vorrei però sembrarti inesperta
-Lasciati guidare
Dopo di che le parole furono a zero
Nick iniziò ad abbassarsi e lei lo seguì a terra. Le tolse il top che portava baciandole il seno proprio sopra la stoffa del reggiseno. Buttò via la maglia e sganciò il suo intimo. Alessia l'aiutò a disfarsi di quell'ultima barriera e poi con cautela gli tolse la t-shirt. Passarono più di mezz'ora a toccarsi vicendevolmente il petto. Ale voleva stamparsi in mente ogni ricordo della sua pelle, ogni minimo neo. Lui le prese il seno con le mani e iniziò a toccarglielo stringendolo con ardore. Lei ad ogni stretta non poteva che gemere di piacere. Dopo questa prima conoscenza passarono a togliersi i pantaloni. Alessia si sentì stranamente a suo agio nuda vicino a lui. Rabbrividì quando lui la aiutò a sdraiarsi a terra. Il suo corpo non era pronto per il freddo del pavimento. Ma le braccia di Nick erano lì per scaldarla e per rassicurarla. Lui dal canto suo non fece molti complimenti e si mise sopra di lei. Aveva già raggiunto l'erezione e Alessia provò un'eccitazione massima quando iniziò a spingere con irruenza dentro di lei. Il dolore che le stava provocando quella lacerazione che l'avrebbe cambiata per sempre, era sopraffatto dalla gioia di perdere la verginità con lui
mentre lui spingeva violento, come un animale in completa estasi, lei inarcava la schiena per andargli incontro e per far sì che i loro organi genitali stessero ancora più vicini. Dopo qualche tentativo l'imene dilacerò e finalmente Alessia urlò per la gioia di avere Nick tutto per sé e dentro di sé. Nick continuò a muoversi ancora per parecchi istanti all'interno di Alessia e lei iniziava a sentire il dolore dato dal suo pene che spingeva. Strinse gli occhi e continuò ad accoglierlo accarezzandolo e baciandolo dove poteva.
Nick si accasciò sul pavimento vicino ad Alessia senza dire una parola. Ancora ansimava dallo sforzo fatto. Così lei
allungò una mano e lui se la fece trovare e stringere.
-Grazie
- disse lui.
Alessia sorrise soltanto.
Il giorno seguente Ale si svegliò di fianco a Nick. Dopo la prestazione notturna erano rimasti ancora per un'ora sdraiati a terra ma poi Alessia l'aveva obbligato ad andare a letto per via della ferita e Nick l'aveva a sua volta costretta a fargli compagnia. Mai nessun risveglio era stato più dolce! Nick si era preso praticamente tutto il letto e Ale si era rannicchiata in un angolino con un braccio che circondava le spalle di lui. Le era sembrato così vulnerabile la sera precedente
il volto di lui era girato verso di lei: Ale iniziò ad accarezzargli il volto e a spostargli i capelli dalla fronte a piccole ciocchette. Nick si svegliò sentendo quei tocchi dolci e ripetuti.
-Ciao
-Ehy buongiorno
-Sono proprio un wild boy
Alessia rise: -Mi piacciono i ragazzacci!
-Non sapevo che tu fossi ancora
Ale gli poggiò un indice sulla bocca: -Shhhh non importa più
l'ho voluto e sono felice questo è quello che conta!
-Ale
sei stata divina
-Grazie!- rise
La faccia di lui era serissima.
-Nick cosa succede
Le accarezzò prima la guancia e poi mise una mano sotto la camicia da notte. Ale non si era rimessa le mutandine e questo non potè che facilitare lo scivolare della mano di lui lungo la sua vagina. Un brivido percorse la schiena della ragazza e si sentì in piacevole dovere di ricambiare quell'atto di intimità. Non ci volle molto per aumentare la voglia fino ritrovarsi di nuovo l'uno sull'altra. Stavolta Alessia era sopra di lui e sbottò a ridere
-Sai non avrei mai pensato che fare l'amore fosse così bello
è farlo con te forse
è speciale
-Ale
non nego di aver avuto milioni di donne nella mia vita, anche più sensuali a letto di te
ma tu sei così genuina, così semplice
mi piace così tanto poterti fare mia
Il pene di Nick l'attendeva pulsante e Alessia non si fece attendere. La prima volta che l'avevano fatto per lei era una novità adesso poté assaporare tutta la gioia e l'esplosione di felicità che le provocava quel semplice contatto. Nick era un uomo molto virile e impetuoso a letto, era un dominatore e lo si sentiva da come ti afferrava peri fianchi e ti spingeva a lui sul suo pene. Sapeva come toccare una donna e come provocarle piacere. Ale insieme a lui iniziava a scoprire i segreti del sesso e quelle piccole magie che ad occhi chiusi trasformavano il buio in esplosioni colorate.
-Non possiamo starcene a letto tutto il giorno
- disse ridendo Ale nel pomeriggio mentre sistemava la camera.
-Perché no?
-Nick! Sei proprio un pervertito!- disse quella frase con malizia!
-Vieni qui
- le ordinò lui.
Alessia si avvicinò e si sedette al suo fianco.
-Dimmi caro
-Sei così bella Ale
- le accarezzo i capelli setosi.
-Nick sono sinceramente affaticata! Fino a ieri sera ero vergine
sinceramente non penso di reggere un'altra volta!
-Ehy ma per chi mi hai preso? Neanche io ho le Duracell!
Alessia si sdraiò abbracciata da Nick.
-C'è una cosa che volevo chiederti Ale, se posso
-Dimmi
se posso ti risponderò
-Tu il primo giorno che ci siamo incontrati mi hai detto che io ho fatto tanto nella tua vita
so che sono un cantante
Alessia rise.
-Cosa ridi?
-Perchè tu non immagini proprio cosa sei stato e sei per me
-Cosa sono?
-La vita Nick
la vita
tempo fa mi è stata diagnosticata una leucemia
fortunatamente è stata presa in tempo
ma immaginati cosa è stato per una bambina di 14 anni combattere contro quel male oscuro. Era da poco uscito Black & Blue
lo ricordo benissimo
il 19 Ottobre del 2000
il mondo mi è caduto addosso. Non potevo frequentare la scuola, facevo i compiti in classe da sola, a casa o in ospedale. L'ho sfangata quell'anno a scuola ma soprattutto ho battuto la malattia
-E io? Cosa c'entro?
-Sei stato l'amore Nick
la benzina che dava giri al mio motore
sentivo la tua voce e per me era tutto bello, tutto facile
non ero malata quando sentivo la tua voce, ero felice
poi ci sono stati i giorni brutti
quelli in cui le nausee ti abbattono, quelli in cui ti accorgi che i tuoi capelli stanno cadendo, quelli in cui appena vedi un ago ti senti morire
e c'eri tu
mamma, papà e tu
uscita dalla sala operatoria, appena messo il catetere, la prima parola che ho detto è stata
Nick
e fino a prima di incontrarti ogni volta che ero giù mi ripetevo il tuo nome e questo mi dava forza
coraggio
e voglia di andare avanti
-Mio Dio Ale
Ale piangeva ma non per disperazione, per la gioia di avergli detto perché era così importante per lei. E Nick la stringeva ancora più forte. Adesso era lì
poteva fare ancora di più
basta essere l'amore platonico
ora poteva
AMARLA
Nick era entrato nella sua vita da due giorni e già sentiva che le mancava l'aria quando erano lontani... fortunatamente la ferita riportata dal ragazzo era veramente una stupidaggine. L'unico problema era stata l'infezione che grazie alle pronte cure di Alessia stava guarendo.
Ale, che si era trasferita a Roma per l'università, non poteva segare le lezioni per chissà quanto tempo. Così la mattina andava al centro e appena terminati i corsi volava a casa da Nick. Lui le faceva trovare il pranzo pronto e dopo mangiato...
-Ale...
-Dimmi...
Erano come al solito sdraiati sul grande letto matrimoniale. Nick teneva la testa sulla pancia di Ale e Ale gli accarezzava i capelli.
-Ma com'è che sto così bene qui con te?
Alessia rise: -Ma che razza di domande sono? Ecco perchè poi tutti dicono che sei scemo...
Anche Nick rise: -Mi vengono spontanee lo giuro...
-Ci credo cucciolo...
Nick le prese la mano che gli stava sfiorando il volto e la baciò.
-Bagno?
-Vuoi farlo lì?- chiese stupita Alessia.
-Bhe... in tre giorni l'abbiamo fatto per terra, sul letto, all'ingresso, sulla macchina del gas... manca la vasca!
-Bhe se la metti così...
Alessia si alzò e improvvisò uno streap tutto per il suo amore.
Nick rimase a fissarla con lo sguardo ipnotizzato e non poté fare altro che seguirla mentre ancheggiando sensualmente si dirigeva in bagno. Ale si mise seduta, completamente nuda, sul bordo della vasca e aprì l'acqua. nel frattempo Nick si spogliò e iniziò a baciarla con bramosia. Non erano i soliti baci. erano baci dati con passione e ardore. Baci che lasciavano Alessia piacevolmente senza fiato. La sua lingua esplorava la cavità di Alessia cercando di provocarle piacere. Intanto la vasca si era riempita e loro scivolarono dentro con un enorme splash. Risero non appena si accorsero che l'acqua era uscita fuori quasi tutta bagnando il pavimento. Questo piccolo momento di divertimento fu però subito interrotto dagli occhi penetranti di Nick che lasciavano intendere la sua propensione a fare altro. Nonostante la scomodità della posizione riuscirono a fare l'amore come non mai! Peccato che le loro coccole post-orgasmo furono interrotte dal suonare insistente alla porta.
Ci misero qualche minuto a divincolarsi dall'intreccio che avevano creato. Ale uscì ridendo dal bagno, tutta grondante, si avvolse un asciugamano intorno al corpo e aprì la porta. Si trovò davanti la signora del piano terra.
-Signorina il suo bagno perde!
Ale si trattenne dal riderle in faccia: -Sì mi scusi... mi sono addormentata nella vasca con l'acqua aperta!
-Bhe si sbrighi e chiuderla... altrimenti continuerà a piovermi di sotto!- e se ne andò impettita.
Alessia chiuse la porta, tornò in bagno e sbottò a ridere... Nick si fece spiegare l'accaduto e anche lui non riuscì a trattenersi.
Tra le risa si misero ad asciugare il pavimento.
I giorni volarono e Nick, dopo una settimana che era da Ale, ricevette una chiamata... aveva disintegrato il display del telefono, per cui non riuscì a leggere il nome di chi chiamava.
-Pronto?
-Nick, sono Kevin...
-Ah, ciao...
-Come stai?
-Meglio grazie...
-Grazie a te per aver acceso il cellulare...
-Kev... volevo...
-Staccare la spina... lo so magari però bastava renderci partecipi di questa cosa no? Sei scappato dimostrando scarsa responsabilità... non è che noi non sentiamo mai il bisogno di evadere ma tu hai esagerato!-il suo tono non era arrabbiato, ma deluso e quello ferì ancor di più Nick.
-Mi spiace Kev...
-Noi dobbiamo sapere se possiamo contare su di te visto che a breve dobbiamo partecipare ad un programma...
-Quando? Non ho l'agenda...
-Tra tre giorni... qui a L.A.
-Tre giorni...- in un attimo, mentre sentiva Alessia che ignara della telefonata canticchiava Siberia mentre preparava la cena, gli passarono davanti tutti i momenti passati in quella cosa con lei vicina... dal loro incontro a due minuti prima. E decise...
-Ci sarò... ti chiamo per farti sapere a che ora sto a L.A.
-Non c'è bisogno... c'è un jet che ti attende da 1 settimana all'aeroporto Leonardo Da Vinci.
-Ok... - Nick trascrisse il numero del volo e il nome del pilota.
-Grazie Kev... salutami gli altri...
Detto questo attaccò.
Andò in cucina e Alessia alzò lo sguardo: Nick piangeva e lei capì.
Il giorno dopo all'aeroporto erano lì, mano nella mano a guardare l'aereo che lo avrebbe portato via.
-E' stato bello Ale...
-Rimani...
-Non posso... la mia vita è di là...
-E la mia qua...
Nick sorrise: -Non siamo poi così diversi...
-No...
Un uomo in divisa da pilota si avvicinò ai due: -Signor Carter, è ora... possiamo imbarcarci..
Nick annuì e si girò a guardare Alessia: -Sicura?
-Sì... avrai sempre un posto dove tornare quando vuoi scappare da tutto e da tutti...
Nick di risposta la baciò: se esistesse una classifica tra i baci più belli dati nel mondo, allora quel giorno, tristi perchè si stavano dicendo addio, memori di tutto quello che avevano vissuto in una lunga e intensa settimana, bhe loro avrebbero vinto il primo premio.
Nick si allontanò ritardando il più possibile la separazione tra le loro mani... le sussurrò quando ormai era lontano -I love you...
Lei non poté sentire la sua voce ma assaporò quelle labbra che muovendosi formarono una frase che mai si sarebbe aspettata dal suo idolo... e rispose: -Anche io... per sempre...
FINE