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near him

Ultimi aggiornamenti. Oggi 20 Gennaio 2008.


NEAR HIM

Autore: NiColetta
Protagonisti: Nick
Genere: PG-17/Hard
La storia e' completa?: Si
Trama: Una storia molto Hard

-Allora Ale… ti piace questo posto?- chiese Marco allungando una mano sulla gamba della sua ragazza. I due si trovavano in un locale al centro di Roma. Era una discoteca black. Marco sapeva che Alessia stravedeva per questa musica e sapeva pure che, avendocela portata, lei difficilmente gli avrebbe negato un favorino in cambio…
-Sì è stramegafantastico! Grazie amore!- lo baciò sfiorandogli appena le labbra.
In quel momento il cellulare le suonò. Alessia guardò il display e disse: -Marco esco… sono i miei se mi beccano che a quest'ora sono ancora in giro vengono su da Benevento e mi giustiziano…
Così dicendo uscì dal locale dopo essersi fatta timbrare la mano e andò in un angolino poco rumoroso nel parcheggio.
-Pronto?- finse una voce un po' assonnata.
-Ale!
-Mami… come mai a quest'ora?
-Bhe non posso chiamarti quando voglio?
-Certo che puoi! Ma mami sono le tre di mattina…
-Hai ragione ma sai… avevo un presentimento…
Alessia guardò in aria: sua madre era telepatica! Tempo prima fu grazie a un suo sogno che si salvò la vita e da allora qualsiasi cosa la madre diceva riguardo a sogni e premonizioni che aveva, le faceva provare una fitta di paura mista ad ammirazione. Le legava un rapporto che andava oltre l'essere semplicemente madre e figlia. Erano amiche, complici e confidenti.
-Mami tutto bene… torna a dormire… sono a casa e non è successo nulla!
-Valentina?
-Anche lei tutto ok…- glissò sul fatto che era partita proprio quella mattina per passare dieci giorni con il suo ragazzo in montagna. All'insaputa di tutti giustamente e dei genitori soprattutto. Non era il caso di preoccuparla con quelle sciocchezze. Non aveva paura di dormire da sola. Non aveva paura di stare sola a casa… vabbé forse un poco sì… ma dieci giorni passavano in fretta. E poi bastava aprire tutte le porte della casa… e poi bastava mettere due tappi per non sentire le voci in strada che sembravano conversare sul suo balcone… INSOMMA ERA ADULTA E POTEVA CAVARSELA DA SOLA NO? Se si fosse dimostrata debole e fragile i suoi le avrebbero fatto cambiare università e l'avrebbero fatta tornare a Benevento con un volo charter… ok a Benevento non c'era l'aeroporto ma era tanto per chiarire il concetto!
-Sicura Alessia?
-Mamma non fare Mago Zurlì con me ok? È tutto sotto controllo… under control come direbbero gli americani…
-Sì i Backstreet Boys…
-Ecco brava…
-A proposito il babbo non fa che chiedermi la birra Beck da quando è tornato dal concerto di Milano… e qui è introvabile… quando torni a casa facciamo i conti…- disse ridendo.
Alessia rise: suo padre era uguale a un mito vivente!
-Ok mami… buonanotte e salutami babbo.
-Notte cucciola.
Attaccò il telefono e si incamminò verso il locale con gli occhi più vigili dell'andata. Ormai sua madre le aveva messo una pulce nell'orecchio e sarebbe stata ardua togliergliela per almeno i prossimi 20 giorni!
Mostrò il palmo della mano al gorilla all'ingresso e cercò per dieci minuti buoni il suo ragazzo. Rimase estasiata nel vederlo ballare. Era così… sinuoso… bello, moro, occhi verdi, alto, studente al 4 anno di architettura, voti alti, mini cabrio come macchina, un pacco di soldi, ma soprattutto dolce, tenero, comprensivo, innamorato. Lo guardava a bocca aperta pensando che non poteva essere successo proprio a lei. Si erano conosciuti al mare a giugno e erano rimasti colpiti l'uno dall'altra. Era una sera d'estate classica. Nulla da fare. Tutti fuori al bar ad ascoltare il juke box. Lei era in piedi vicino al bancone e stava aspettando le birre per lei e sua cugina. Marco si era avvicinato e aveva letto ad alta voce la scritta sulla sua maglietta.
-Io e te, stasera… va bene bellezza dimmi bene i particolari e andiamo…
Alessia si era messa a ridere. Da allora si incontravano tutte le mattine e facevano lunghe passeggiate insieme, castamente mano nella mano. Fino al giorno della partenza di Ale. Lui era andato ad aiutare Carlo, il papà di Alessia, a caricare la macchina. Ai genitori di lei Marco era sembrato da subito un bravissimo ragazzo. Dopo aver posato l'ultima valigia si era allontanato con Alessia e le aveva detto: -Ehy… ma ci pensi tra poco verrai a Roma e staremo vicinissimi…
-Non è fantastico??
Marco la baciò all'improvviso… lei rimase senza fiato… e…
-Alessia? Alessia mi senti?
Alessia si destò da quel sogno ad occhi aperti:il suo ragazzo la stava scuotendo per un braccio!
-Ma che ti sei rincoglionita? Che cazzo stai facendo impalata a bordo pista a bocca aperta!
Vabbé forse un po' di romanticismo era svanito ma che le importava? Riprese a fantasticare mentre ballava con lui un sensuale ritmo black. Una volta erano andati vicino a fare quella cosa… sì insomma sesso… ma Ale aveva ancora le idee confuse e lui era stato così dolce! Che bello! Non l'aveva forzata e non si era neanche arrabbiato. L'aveva coccolata e le aveva detto che l'avrebbero fatto solo quando lei si fosse sentita pronta! Quale altro ragazzo si sarebbe comportato così da principe, così da gentleman nei suoi confronti?? Nessuno!
-Eh…- sospirò a voce alta.
-COSA HAI DETTO?- gridò Marco in un orecchio ad Alessia per farsi sentire dato il casino della sala.
-No nulla…- rispose Alessia.
La serata era finita nel migliore dei modi. Si erano allungati su un divanetto e si erano baciati fino a slogarsi la lingua! Poi lui l'aveva aiutata ad alzarsi, era andato a prendere i cappotti e all'uscita glielo aveva porto. Lei era sicura che le ragazze lì intorno stessero rosicando perché non esistevano molti ragazzi che al giorno d'oggi ti porgevano il cappotto il quel modo e ti aiutavano ad infilarlo. Il clou arrivò quando giunsero alla macchina. Lui fece suonare lo scatto per aprirla e corse al suo fianco per spalancargli lo sportello. E glielo chiuse pure dopo che lei si fu accomodata! Un sogno, una sensazione di piacere la invase dalla punta delle Converse ai capelli lisciati nel pomeriggio con la piastra.
Marco salì al posto di giuda e accese la macchina. Si girò a guardarla e spense il motore.
-Cos'è successo amore?- chiese Ale.
-E' che sei così bella e irresistibile stasera…
-Ma dai…- arrossì leggermente. –Sai che non mi piaccio affatto!
-E invece sbagli… sei l'essere più bello sulla faccia della terra. L'astro più luminoso. La pietra più preziosa…
Alessia chiuse gli occhi e si mise a sognare ogni immagine che le evocava Marco… la stella… Sirio… la pietra… un diamante… il metallo… il platino… il fiore più bello… la rosa… il libro più pregiato… la prima edizione della bibbia in greco… il letto più comodo… possibilmente a due piaz…
-COSA?????????- lo interruppe Alessia.
-Ale ma mi ascolti sì o no?
-Mi sono persa qualcosa temo…
-Ma che ti prende oggi?
-Sai è che sei stato così carino…
-Anche tu amore… ti sei messa la maglietta del nostro primo incontro… è molto romantico da parte tua festeggiare il nostro mesiversario con quella maglietta…
-Sì va bene ma che stavi dicendo???
-Dicevo che visto che Valentina non c'è potremmo dormire insieme da te… nel tuo letto…
-Cosa?
-Sì Ale, dai non fare la finta tonta… ho voglia di scoparti…
Ok forse Alessia aveva sentito male… lui… il suo principe azzurro a cavallo di un destriero bianco non poteva essersi espresso così… così… volgarmente!
-Vuoi passare la scopa in camera mia sotto il letto?
Marco allora perse la pazienza: -Alè parlamose chiaro… c'ho voia de fa sesso… o capisci sì o no?
-Ma… e tutti quei discorsi sul ti aspetto… quando sei pronta…
-Alè me stai a mannà in bianco da giugno… adesso è dicembre… lo capisci che nun ce la faccio più?
-Ma allora oggi… il locale… le tue carinerie…
-Ma, ma, ma e sempre ma… Alessia vuoi venire a letto con me sì o no?
-NO!- gridò Alessia sconvolta.
Marco si passò le mani sul viso disperato alla fine si allungò, le aprì lo sportello e disse: -Scendi…
-C…osa?
-Hai capito bene… scendi…
-Marco sono le quattro di mattina e come ci torno a casa…
-Non me ne sbatte un cazzo… prendi un bus notturno…
-Non stai dicendo sul serio…
-Mai stato più convinto… è finita…
Alessia richiuse lo sportello in lacrime: -Stai scherzando… non è vero? Marco non puoi… mi ami e non puoi…
-Ale quella sera ti ho avvicinato perché volevo sbatterti… poi tu mi hai detto che ti trasferivi a Roma… e allora…
-Hai pensato che avresti avuto la tua troia gratis… vero?
Stavolta fu Ale ad aprire lo sportello, a scendere e a sbatterlo con tanta di quella forza che per un miracolo la machina non implose. Si allontanò a testa bassa verso la via principale per chiamare un taxi. Poi si ricordò che non aveva molti soldi. Infatti aprì il portafoglio e si trovò con 3 euro e l'abbonamento del bus.
-Maledetta me…- soffocò tra le lacrime.
Si diresse verso la fermata del pullman.
Arrivò alla fermata e attese per oltre mezz'ora l'arrivo di un pullman tra commenti vari di ragazzi che passavano coi finestrini abbassati e come sempre la fortuna fu dalla sua…
-Cazzo…- mormorò vedendo il rudere che si avvicinava. La notte l'Atac mandava in giro dei catafalchi improbabili e puzzolenti!
Salì con circospezione e si guardò intorno: c'erano tre ragazzi dell'est, li riconobbe dalla parlata, che fortunatamente erano occupati con una donna della stessa nazionalità che sembrava molto accomodante. Poi c'era una signora anziana, un ragazzo e una cosa non ben definita seduta in fondo al bus. Se ne accorse perché di solito lei si sedeva lì in modo di avere la visuale di tutto il bus e non avere sorprese. Invece quella notte c'era una persona che teneva la testa poggiata sul sedile di fronte e le braccia non erano visibili. Ale già si immaginava… era un porco che si stava toccando. Si sedette il più vicino possibile all'autista e aspettò di arrivare vicino casa sua.
Il tipo in fondo al bus alzò impercettibilmente la testa al rumore del chiudersi delle porte e vide la ragazza seduta davanti… forse il suo amico aveva ragione: Dio esisteva veramente. Era proprio quello che stava cercando… una ragazza sola.
L'autobus non ci mise molto e Alessia scese di fretta. La strada era deserta e ancor più deserti e bui erano i 2 chilometri che separavano la fermata, posta su un'arteria principale, da casa sua, posta tra mille stradine immerse nell'ombra e nel silenzio.
-Ok posso farcela… in fondo quando vedo film dell'orrore con Vale la sfotto perché urla dalla paura… dimostriamo al mondo intero il mio self control…
Non si accorse nemmeno che il tipo che era in fondo al bus era sceso anche lui e barcollante la stava seguendo.
Imboccò la piccola viuzza sospirando. Tra un quarto d'ora sarebbe stata a casa. Si asciugò con la felpa le lacrime e il trucco colato e accelerò il passo. Tagliò per i giardini pubblici in modo da abbreviare la strada e si sentì morire quando qualcuno la tirò per un braccio.
Si voltò e si trovò di fronte il tipo dell'autobus. Lo riconobbe dal cappotto. Non c'era molta luce non poteva vedergli la faccia, mezza coperta da un berretto di lana, ma distingueva bene la mano che portava un guanto nero con le dita scoperte. Era stretta intorno alla pancia ed era sporca di un qualcosa indefinito. Alessia si sentì morire… la mamma aveva sempre ragione, dovette pensare tristemente.
-Cosa cazzo vuoi!- urlò sperando che qualcuno la sentisse.
La persona davanti a lei rispose con una voce flebile: -Uhm… bella maglietta… io e te stasera
-Andate a fanculo tutti… voi e questa maglietta del cazzo…
Con tutta la forza che aveva tirò il braccio e l'uomo lasciò subito la presa cadendo bocconi in avanti. Alessia stava per fuggire quando lo sentì gemere.
-Ale non lo fare è uno sconosciuto… Cristo… potrebbe essere un drogato…-pensò. –Ale non fare la cogliona…sicuramente lo è… le brave persone non se ne vanno in giro a strattonare le ragazze sole… ma cavolo è lì per terra… magari sta male… sì e magari Babbo Natale esiste e per Natale mi porta un ferrari… anzi no, un ragazzo nuovo di zecca visto che sono rimasta single…- i piedi di Ale fecero due passi verso l'uomo -…NON LO FARE… da brava… fregatene e vattene a casa possibilmente di corsa… ma cosa penserebbe di me Brian? Sicuramente mi direbbe che mi aspetta l'inferno per l'eternità… ma cazzo Ale tu nemmeno lo conosci Brian…
Il suo spirito da crocerossina ebbe il sopravvento. Mentre parlava con la sua coscienza si era avvicinata all'uomo e si era chinata per vedere come stava.
-Come non detto… la parte buona di me ha vinto… Dio se muoio stasera dì ai miei che sono stati dei genitori fantastici, dì a mia cugina che anche se non mi parla più resterà sempre nel mio cuore, dì a NiColett@ che le sue fiction mi piacciono un casino e le leggerò dal cielo, dì ad 3l3 che è una persona meravigliosa e che non deve buttarsi giù… MA COSA CAZZO STO PENSANDO!- si destò.
-Ehy? Stai bene?
Lui era rimasto lì a terra bocconi e ansimava. Ale si spaventò.
-EHY RISPONDIMI…
Lui gemette: -Puoi… non… urlare… cazzo… se avessi… voluto svegliare tutti… avrei suonato… i campanelli… uno ad… uno… no?
-In effetti… scusa…
Alessia gli poggiò le mani sulle spalle per girarlo e rimase senza fiato vedendogli del sangue tra le mani che teneva strette alla pancia. Non erano sporche di chissà che… era sangue… allora sull'autobus si stava comprimendo la ferita… -E io che l'avevo scambiato per un porco pervertito…- pensò. Istintivamente guardò la manica che lui le aveva toccato e rabbrividì: quel testa di quiz le aveva sporcato il cappotto di pelle nero che le aveva regalato quell'altrettanta testa di quiz di Marco. Ritrovò la calma e si disse che tanto a casa aveva lo smacchiafacile… si concentrò di nuovo sull'estraneo.
-Oh mio Dio… ma tu sanguini… devo chiamare un'ambulanza…- si alzò prese il telefono ma l'uomo la fermò: -No ti prego…
La sua voce era uscita così dolce e quella frase era sembrata ad Ale più una supplica che un ordine impartito da un narcotrafficante. Così ripose il cellulare nello zainetto di Winnie e si chinò di nuovo su quello sconosciuto concentrandosi sul viso. Quasi le prese un colpo… si trovava di fronte alla copia spiccicata di Nick Carter.
-Cristo…
-Piacere Nickolas…- bisbigliò -…certo… che hai un… nome… da uomo…
-Ma sta zitto e fammi vedere… deficiente… mi chiamo Alessia…
Il ragazzo le sorrise.
Alessia gli tolse le mani da sopra la pancia e gli alzò la felpa.
-Ma che sei scemo??? Qui è tutto infettato…
-Senti… se avessi… potuto… andare… in ospedale… ci sarei… andato… no?
-Ma che cretino… io mica sono un dottore…
-Alessandra…
-Alessia…- lo corresse irritata.
-Alessia…- si riprese lui -… ho bisogno di una mano… anche di due… perché proprio non… ce la… faccio ad alzarmi…
-E una volta che ti ho alzato posso andarmene e fare finta di non averti mai visto?
-Fai come… vuoi…- disse irritato.
Il ragazzo tentò di rialzarsi da solo sotto lo sguardo di Alessia, e ci riuscì quasi. Peccato che alla fine perse l'equilibrio e ricadde di pancia lanciando un urlo di dolore. Aveva sbattuto la parte ferita. Alessia non poté vederle ma due lacrime di dolore solcarono il suo viso.
-Ok… senti io non so se sei un drogato, un narcotrafficante, zorro, batman, un pervertito o chiunque tu voglia… però ti avverto che ho appena comprato i coltelli Miracle Blade serie perfetta e se ti azzardi a farmi qualche giochino strano ti infilzo come una salsiccia… poi ti faccio a pezzi… ti surgelo in pacchettini separati e quando ho fame ne tiro fuori uno…
-Ok… ok… ok… hai reso l'idea…- la bloccò il ragazzo: -… ti sto solo chiedendo… di aiutarmi per… un… paio di giorni…
Alessia sbuffò ma alla fine l'aiutò ad alzarsi e, trascinandoselo praticamente di peso, se lo portò in casa.
La parte più difficile fu salire le scale… poiché, appena entrati, lei lo aiutò a sorreggersi al muro mentre inchiavava la porta ma appena si girò se lo trovò sdraiato a terra.
-Bene… mi sei di aiuto…
-Mi… spiace…- mormorò: -… non… pensare… che io… stia comodo…
Di nuovo lo aiutò ad alzarsi e lo portò in bagno.
-Senti come ti ho detto non sono un'infermiera ma penso che la prima cosa che dobbiamo fare è lavare la ferita… per cui ora ti spogli e io ti do una mano per lavarti, ok?
-Ma… non ho… il costume…- Ale vide il suo volto diventare rosso sotto il berretto. Ed era una cosa positiva visto che era bianco cadaverico!
-Non sei ne' il primo ne' l'ultimo uomo che vedo in mutande (lo spero per me)… sperando che tu le porti…- gli mostrò due dita incrociate!
Il ragazzo poco convinto iniziò a chinarsi per slacciarsi le scarpe ma dovette fermarsi dal dolore…
-Lascia stare siediti sulla tazza…- lo accompagnò e lo aiutò a sedersi.
Alessia gli slacciò le scarpe e cominciò a notare che non era affatto vestito male… Converse anche lui, calzini praticamente nuovi… via… pantaloni della Levi's con le tascone… via… ops… mutande d&g… eh eh eh… una sbirciatina appena… MIO DIO… -è messo bene… veramente moooolto bene- pensò. Quelle gliele lasciò. Anche se poi tanto di sarebbero bagnate… ora toccava al sopra. Mise una mano sul cappello della Riza nero e lo tirò via. In quell'istante una tegole le cadde in testa… il cappello nascondeva una chioma bionda… come aveva detto che si chiamava sto tipo?
-Scusa come hai detto che ti chiami?
-E'… importante?- disse lui sulla difensiva.
-Certo a meno che tu non voglia ritrovarti così nudo fuori dalla mia porta di casa…
-Nickolas…
-OH MIO DIO…
-Ci… risiamo… coi… Santi…
-Veramente quello è il Padre Supremo… ma tu… tu… tu… tu…
-Occupato…- disse sarcastico Nick
-Scemo… tu sei… NICK CARTER??????????????
-Potremmo… rimandare a dopo… qualsiasi commento… sulla mia o sulla tua… presunta identità? Sto per… morire… dissanguato… e ti giuro… che fa male… abbastanza…
-Oh Gesù… scusami… sì… ora mi sbrigo…
Strattonò con violenza la maglietta della Gas per togliergliela più in fretta.
-DIO…- urlò lui: -MA SEI PAZZA…- si circondò l'addome con un braccio.
-Scu… sa… dai ora sei svestito… ce la fai a entrare nella vasca?
Ale l'aiutò e Nick si abbandonò nella vasca con il volto contratto dal dolore.
La ragazza prese il manigliotto della doccia e regolò il calore. Quando fu sicura di non scottarlo bagno il ragazzo dai piedi alla testa. Insieme all'acqua scivolava via il sangue rappreso intorno alla ferita e quello che sgorgava di nuovo. Nick fu stoico! Non tirò fuori un urlo anche se Ale poté vedere che si mordeva le labbra per non fiatare. Quando fu certa che la ferita fosse stata ben pulita, gli accarezzò la fronte.
-Oh mio Dio… sto toccando Nick Carter…
-Nick ascoltami… ora dobbiamo pulire la ferita con dell'alcool… ok?
Nick annuì ad occhi chiusi.
-Però abbiamo un problemino Houston… non ho disinfettante in casa…
Nick li aprì di scatto.
-NON GUARDARMI COSI'! Mi sono appena trasferita!! Ok da qualche mese ma non avevo mai avuto bisogno del disinfettante! Per cui ora taci, chiudi gli occhi… vado a prendere una grappa, un qualcosa di moooolto alcolico ok? Poi domattina… cioè tra qualche ora… vado a comprarlo…
Alessia si alzò e andò in cucina. Nick bisbigliò: -Se sarò ancora vivo…
Tornò trionfante con della vodka.
-Ti ha detto bene che la vodga liscia non piace a nessuno… altrimenti ti toccava quella alla fragola o alla pesca…
A Nick scappò un sorriso sincero. –Ok… vai…
Ale prese un asciugamano piccolo bianco e pulito e lo imbeverò di vodga. Appena il panno toccò la ferita Nick si contrasse afferrando con una mano il bordo della vasca e con l'altra, dalla parte opposta, il braccio di Alessia.
-Scusami…- disse lei sinceramente mortificata.
-Non… fermarti… fai quello che devi… fare…
Ale continuò a pulire la ferita con meticolosità anche se le lacrime ormai gli scendevano da sole ad ogni contrazione di Nick.
-Ho fatto…- disse sussurrando dopo aver pulito il taglio in ogni sua parte.
Nick si rilassò.
-Ora però devi collaborare… dobbiamo andare di là così ti sdrai sul letto e posso bendarti in qualche modo l'addome.
-Lasciami… qui…
-Nick non fare lo scemo… dai…
Dopo una decina di minuti erano riusciti ad arrivare in camera di Alessia. Nick aveva perso ogni energia e Ale non è che ce la faceva tanto a trascinarsi lui dietro! Lo aiutò ad adagiarsi sul letto. Non le importava nulla che le avrebbe bagnato tutte le lenzuola. Non osava proporgli di asciugarsi. Si sarebbe asciugato sotto il piumone.
Aprì l'armadio e prese un lenzuolo pulito bianco. Fece quattro strisce e velocemente le unì in un'unica benda dando qualche punto con l'ago e filo. Finita questa operazione tornò verso di lui e ripassò il panno bagnato di alcool sulla ferita. Ormai Nick non si contorceva più tanto era distrutto.
-Ok… il sangue sembra essersi fermato… ora però devo bendarti… ce la fai a reggerti sulle mani?
-Ci provo…- sussurrò.
Fu una passione ma alla fine Alessia fermò con un pezzo di scotch da pacchi il capo della benda improvvisata e si sedette sulla sedia vicino al letto sospirando.
Voleva dirgli di riposare ma Nick era già nel mondo dei sogni… restò lì a guardarlo dormire e a rinfrescargli la fronte che scottava per via dell'infezione.
Alle otto di mattina Ale era ancora bella vigile dopo aver passato tutta la notte ad accertarsi che Nick respirasse! Aveva le guance rosse a forza di prendersele a pizze. Voleva svegliarsi da quel sogno… ma dopo 238 sberle era sicura ormai che non si trattasse di un sogno! Nick era veramente lì, nel suo letto, aveva bisogno di lei…
Decise che forse era da maniaca fargli vedere la camera tempestata di foto, così com'era di cattivo gusto lasciare la foto di Paris attaccata dietro alla porta con le puntine conficcate nei posti peggiori! Prese una delle sue scatole di Ikea e passò al setaccio le pareti. Ogni foto se la baciava e gli sussurrava:-Tornerai al tuo posto… non preoccuparti…
Poi si disse: -Ma sono cretina? Ho lui e bacio una foto?
Si chinò e, dopo essersi guardata intorno come se qualcuno la potesse beccare, lo baciò su una guancia.
–MMMMMM Dio che bello!!!
Lo fece altre quattro volte prima di smetterla…
Si alzò e scrisse in fretta un bigliettino. Glielo lasciò sul comodino vicino alla colazione e scese.
Ci mise un po' a convincere il farmacista che tutta quella roba gli serviva per il suo dobermann ferito! Ma alla fine aveva avuto vinta la battaglia! Era passata a fare spesa e adesso stava tornando dal suo amore… camminava felice perché sapeva cosa la attendeva a casa e maledisse quel cavolo di cellulare che squillò distogliendola dai suoi pensieri.
Lesse il nome di Marco sullo schermo. Rispose solo perché era felice e perché grazie a lui aveva incontrato Nick!
-Pronto?
-Amore scusami...- esordì Marco.
-Risparmiatela la scena madre ok? Non mi tocca…
-Ma come… non ho dormito tutta la notte pensando a te sola per strada e mi rispondi così…
-Se eri davvero preoccupato potevi non smollarmi allocale no? Senti Marco ho da fare… l'hai detto tu no? È finita… bene, per me va bene!
-Ma…
-Ciao!
E attaccò il telefono.
Gli ultimi metri li fece saltellando felice: al diavolo Marco!
Quando entrò a casa notò subito che Nick si era svegliato, visto che dalla porta di ingresso il suo letto era visibilissimo.
-Ehy! Ciao!
-Ciao…- le rispose Nick.
-Come ti senti?- chiese Alessia entrando in camera e buttando sulla sedia cappotto, borsa e sciarpa.
-Intorpidito è la parola giusta…
Ale gli mise una mano sulla fronte: -Bhe hai ancora la febbre alta… ma non preoccuparti… ho qui tutto l'occorrente!- gli disse tirando fuori dallo zainetto una busta della farmacia.
-Mi devo preoccupare?
-No! Ho detto al farmacista che il mio dobermann è tornato a casa accoltellato!
-Alessandra… ma io sono un uomo… Non un cane!
-ALESSIA… ALESSIA… mi chiamo ALESSIA!
-Ops… scusa…
-Comunque NICOLA è la stessa cosa. Ho letto la posologia e va benissimo!
-Mi chiamo NICKOLAS…
-Lo so e a proposito… che cosa ci fai qui, a Roma, in camera mia, nel mio letto, in mutande per giunta, ferito invece di stare a casa tua a Malibù, in un enorme letto a baldacchino, con il cellulare che ti squilla a tremila e i Backstreet Boys che ti aspettano per le prove?
-Non sono affari tuoi!
-Ma guardalo te… LO SONO ECCOME! Mi piombi addosso alle quattro di mattina facendomi prendere un infarto, hai uno squarcio nell'addome, hai una febbre da cavallo e mi dici che non sono fatti miei???????
Seguì un silenzio lunghissimo che venne interrotto da Alessia: -Ok alzati…
-Cosa?
-Alzati ho detto ci senti?
-Ma…
-Senti ieri mi hai bagnato tutto il letto… devo cambiarti le lenzuola e mettere fuori il piumino. Tieni…- disse prendendo della roba dentro ad un'altra busta: -… è una maglietta, una felpa, un paio di mutande, uno di calzini e dei pantaloni della tuta… vai in bagno e cambiati… anzi vestiti… io sistemo la camera. Vedi di non fare casini ok?
Nick si alzò con circospezione e quando si sentì pronto si chiuse in bagno. Quando riuscì Alessia stava rifacendo il letto con delle lenzuola pulite. Si fermò a guardarla dalla porta… non si era accorta che lui era lì… piangeva. Nick guardò la stanza e vide sul tavolo tutte le medicine che aveva comprato, a terra una bacinella con l'asciugamanino imbevuto di sangue, sul comodino gli avanzi della colazione, un termometro e un altro catino con l'acqua e la pezza che per tutta la notte gli aveva passato sulla fronte. La finestra era aperta e sulla ringhiera aveva steso il piumino ancora un po' umido.
Entrò in camera e le toccò un braccio :-Ale..
-NON PREOCCUPARTI ok?- l'aggredì lei. –Hai ragione,non sono fatti miei…- prese un'altra coperta pesante dall'armadio. –Ecco… il letto è quasi fatto… ora sdraiati…
Nick ubbidì e lei tagliò la benda con le forbici e scoprì la ferita. Era uscito ancora del sangue ma era sicuramente meno infetta del giorno prima. Prese delle garze e le imbeverò con il disinfettante appena comprato. Per Nick fu musica al confronto della vodka! Pulì la ferita e poi ci mise il gentalyn per scongiurare ulteriori infezioni. Poi prese un cerotto comprato in farmacia e gli chiuse la ferita. Prese il termometro e glielo ficcò in un orecchio. Al suonò si segnò su un pezzo di carta 38,9.
-Ok è la prima puntura che faccio in vita mia… girati di sedere…
Nick non osò obiettare. E dovette ammettere che di fegato ne aveva! Gli fece la puntura e se ne stava per andare se non fosse che Nick la chiamò: -Ale?
-Cosa vuoi?
-Siediti qui…
Alessia si sedette sul letto con le braccia conserte.
-Scusami… sono stato un cafone… mi spiace… sono scappato se così si può dire… volevo prendere un po' d'aria lontano da quel frastuono e ieri pomeriggio due tizi per scipparmi il portafoglio e l'orologio mi hanno accoltellato. Deve essere successo per sbaglio visto che si sono spaventati e non hanno finito a perquisirmi… dovrei avere ancora il cellulare in tasca… se mi fossi recato in ospedale mi avrebbero identificato e rispedito in America… ma io ho bisogno di un momento di pace… di tranquillità… ti ho vista sul bus e mi sono detto che forse tu avresti potuto aiutarmi… e ho avuto ragione… grazie Alessia… e scusami per la mia cafonaggine…
Alessia si sciolse da quell'aria impettita che aveva.
-Ok… sei perdonato…
-Poi la mogliettina di Winnie è bellissima…- disse ridendo
-Lo so…- ammise Alessia.
-Tu hai fatto così tanto per me ora…
Ale si alzò dal letto e prese tutto ciò che doveva buttare nella spazzatura: -Tu hai fatto tanto per me in tutta la tua vita…
Così dicendo lasciò che l'antibiotico facesse effetto cullandolo in un sonno ristoratore.
Nick dormì fino a pomeriggio inoltrato e per Ale fu quasi una fortuna visto che aveva un esame a giorni. Non che riuscisse bene a concentrarsi… ogni tre secondi si girava sul letto per vedere se lui era vero ed era lì con lei! Ad ogni minimo sospiro di Nick poi si alzava e controllava che tutto andasse bene. Alle otto, stanca di "studiare", iniziò a girare per la stanza aspettando che Nick si svegliasse. Gli ficcò il termometro in un orecchio per controllare la temperatura e fu felice di vedere che stava a 37.8. Andò in cucina e iniziò a trafficare per la cena facendo più rumore possibile per svegliarlo. Quasi le prese un colpo però quando lui entrò in cucina e le bofonchiò assonnato: -'sera…
-OH!- urlò Alessia.
Nick si sedette con attenzione su una sedia della cucina tenendo un braccio sull'addome e stropicciandosi la faccia.
-Credevo facessi tutto quel casino solo per svegliarmi…
Alessia diventò bordeaux all'istante: -Ma scherzi! Anzi scusa se ti ho svegliato mamidevodecidereamettereapostoquestescemedipentole
perchésaineprendiunaenecascano100. Nontièmaicapitato? Ahcertochenochescematuhaichiticucina…
Disse tutto questo d'un fiato. Nick finì di stropicciarsi gli occhi e la fissò. Non poté fare altro che sbottarle a ridere in faccia!
Ale gli andò dietro. La sua risata era contagiosa.
-Ok lo ammetto l'ho fatto per svegliarti… cavolo è da stamani che dormi!
-Bhe non ti è mai capitato di avere una giornataccia e di voler dormire?
-Sì ma tu sei Nick Carter e sei qui a casa mia… cosa pretendi?? Che io ti lasci dormire?
-Sarebbe un'idea grandiosa…
Nick vide la faccina da cane bastonato di Ale e ritrattò: -Dai… scherzo… mi sento davvero meglio e sono felice perché così posso conoscerti meglio…
-Conoscermi… meglio…
-Sì…
-UAU… questo sì che è bello!!
I ragazzi passarono la sera a scambiarsi confidenze e chiacchiere. Prima in cucina, mentre preparavano la cena e poi mentre cenavano e lavavano i piatti. Poi sdraiati sul letto di Ale.
A mezzanotte Nick esordì: -Devo fare uno squillo a Brian…
-Brian, Brian?
-Brian, Brian, Brian… conoscendolo sta iperventilando!
Alessia uscì e chiuse la porta per discrezione anche se poi rimase incollata ad ascoltare.
Nick dapprima parlava con voce normale, poi il tono si fece sempre più alto fino a quando non rimbombò un "Vaffanculo" madornale e si sentì il cellulare cadere a terra.
Alessia sgattaiolò di corsa in salone a guardare il poster di Schumacher. Nick la trovò lì.
-Ma che fai?
-Nulla perché?- disse facendo la vaga!
-Ha ascoltato tutto vero?
-Bhe diciamo che l'ultima parte l'anno sentita anche gli altri boys in America in viva voce!
-E' che Brian non capisce… mi vuole lì ma io non voglio…- due lacrime solcarono le guance del giovane.
-Non voglio tornare in America… non ora…
Alessia gliele asciugò e l'abbracciò: -Non piangere… Brian è solo preoccupato ma tu devi fare quello che è meglio per te…
Era tenerissimo vederlo in lacrime con la maglietta di Winnie. Assomigliava proprio a quell'orsetto alla continua ricerca di miele e coccole.
Nick spontaneamente passò dalla schiena di Alessia al sedere. Alessia spalancò gli occhi dalla sorpresa ma non disse nulla.
-Ho bisogno che tu mi ami… Alessia…- lo disse tra le lacrime, così seriamente che lei non poté non dirgli di sì.
-Nick… non vorrei però sembrarti inesperta…
-Lasciati guidare…
Dopo di che le parole furono a zero… Nick iniziò ad abbassarsi e lei lo seguì a terra. Le tolse il top che portava baciandole il seno proprio sopra la stoffa del reggiseno. Buttò via la maglia e sganciò il suo intimo. Alessia l'aiutò a disfarsi di quell'ultima barriera e poi con cautela gli tolse la t-shirt. Passarono più di mezz'ora a toccarsi vicendevolmente il petto. Ale voleva stamparsi in mente ogni ricordo della sua pelle, ogni minimo neo. Lui le prese il seno con le mani e iniziò a toccarglielo stringendolo con ardore. Lei ad ogni stretta non poteva che gemere di piacere. Dopo questa prima conoscenza passarono a togliersi i pantaloni. Alessia si sentì stranamente a suo agio nuda vicino a lui. Rabbrividì quando lui la aiutò a sdraiarsi a terra. Il suo corpo non era pronto per il freddo del pavimento. Ma le braccia di Nick erano lì per scaldarla e per rassicurarla. Lui dal canto suo non fece molti complimenti e si mise sopra di lei. Aveva già raggiunto l'erezione e Alessia provò un'eccitazione massima quando iniziò a spingere con irruenza dentro di lei. Il dolore che le stava provocando quella lacerazione che l'avrebbe cambiata per sempre, era sopraffatto dalla gioia di perdere la verginità con lui… mentre lui spingeva violento, come un animale in completa estasi, lei inarcava la schiena per andargli incontro e per far sì che i loro organi genitali stessero ancora più vicini. Dopo qualche tentativo l'imene dilacerò e finalmente Alessia urlò per la gioia di avere Nick tutto per sé e dentro di sé. Nick continuò a muoversi ancora per parecchi istanti all'interno di Alessia e lei iniziava a sentire il dolore dato dal suo pene che spingeva. Strinse gli occhi e continuò ad accoglierlo accarezzandolo e baciandolo dove poteva.
Nick si accasciò sul pavimento vicino ad Alessia senza dire una parola. Ancora ansimava dallo sforzo fatto. Così lei… allungò una mano e lui se la fece trovare e stringere.
-Grazie…- disse lui.
Alessia sorrise soltanto.
Il giorno seguente Ale si svegliò di fianco a Nick. Dopo la prestazione notturna erano rimasti ancora per un'ora sdraiati a terra ma poi Alessia l'aveva obbligato ad andare a letto per via della ferita e Nick l'aveva a sua volta costretta a fargli compagnia. Mai nessun risveglio era stato più dolce! Nick si era preso praticamente tutto il letto e Ale si era rannicchiata in un angolino con un braccio che circondava le spalle di lui. Le era sembrato così vulnerabile la sera precedente… il volto di lui era girato verso di lei: Ale iniziò ad accarezzargli il volto e a spostargli i capelli dalla fronte a piccole ciocchette. Nick si svegliò sentendo quei tocchi dolci e ripetuti.
-Ciao…
-Ehy buongiorno…
-Sono proprio un wild boy…
Alessia rise: -Mi piacciono i ragazzacci!
-Non sapevo che tu fossi ancora…
Ale gli poggiò un indice sulla bocca: -Shhhh non importa più… l'ho voluto e sono felice questo è quello che conta!
-Ale… sei stata divina…
-Grazie!- rise
La faccia di lui era serissima.
-Nick cosa succede…
Le accarezzò prima la guancia e poi mise una mano sotto la camicia da notte. Ale non si era rimessa le mutandine e questo non potè che facilitare lo scivolare della mano di lui lungo la sua vagina. Un brivido percorse la schiena della ragazza e si sentì in piacevole dovere di ricambiare quell'atto di intimità. Non ci volle molto per aumentare la voglia fino ritrovarsi di nuovo l'uno sull'altra. Stavolta Alessia era sopra di lui e sbottò a ridere…
-Sai non avrei mai pensato che fare l'amore fosse così bello… è farlo con te forse… è speciale…
-Ale… non nego di aver avuto milioni di donne nella mia vita, anche più sensuali a letto di te… ma tu sei così genuina, così semplice… mi piace così tanto poterti fare mia…
Il pene di Nick l'attendeva pulsante e Alessia non si fece attendere. La prima volta che l'avevano fatto per lei era una novità adesso poté assaporare tutta la gioia e l'esplosione di felicità che le provocava quel semplice contatto. Nick era un uomo molto virile e impetuoso a letto, era un dominatore e lo si sentiva da come ti afferrava peri fianchi e ti spingeva a lui sul suo pene. Sapeva come toccare una donna e come provocarle piacere. Ale insieme a lui iniziava a scoprire i segreti del sesso e quelle piccole magie che ad occhi chiusi trasformavano il buio in esplosioni colorate.
-Non possiamo starcene a letto tutto il giorno…- disse ridendo Ale nel pomeriggio mentre sistemava la camera.
-Perché no?
-Nick! Sei proprio un pervertito!- disse quella frase con malizia!
-Vieni qui…- le ordinò lui.
Alessia si avvicinò e si sedette al suo fianco.
-Dimmi caro…
-Sei così bella Ale…- le accarezzo i capelli setosi.
-Nick sono sinceramente affaticata! Fino a ieri sera ero vergine… sinceramente non penso di reggere un'altra volta!
-Ehy ma per chi mi hai preso? Neanche io ho le Duracell!
Alessia si sdraiò abbracciata da Nick.
-C'è una cosa che volevo chiederti Ale, se posso…
-Dimmi… se posso ti risponderò…
-Tu il primo giorno che ci siamo incontrati mi hai detto che io ho fatto tanto nella tua vita… so che sono un cantante…
Alessia rise.
-Cosa ridi?
-Perchè tu non immagini proprio cosa sei stato e sei per me…
-Cosa sono?
-La vita Nick… la vita… tempo fa mi è stata diagnosticata una leucemia… fortunatamente è stata presa in tempo… ma immaginati cosa è stato per una bambina di 14 anni combattere contro quel male oscuro. Era da poco uscito Black & Blue… lo ricordo benissimo… il 19 Ottobre del 2000… il mondo mi è caduto addosso. Non potevo frequentare la scuola, facevo i compiti in classe da sola, a casa o in ospedale. L'ho sfangata quell'anno a scuola ma soprattutto ho battuto la malattia…
-E io? Cosa c'entro?
-Sei stato l'amore Nick… la benzina che dava giri al mio motore… sentivo la tua voce e per me era tutto bello, tutto facile… non ero malata quando sentivo la tua voce, ero felice… poi ci sono stati i giorni brutti… quelli in cui le nausee ti abbattono, quelli in cui ti accorgi che i tuoi capelli stanno cadendo, quelli in cui appena vedi un ago ti senti morire… e c'eri tu… mamma, papà e tu… uscita dalla sala operatoria, appena messo il catetere, la prima parola che ho detto è stata… Nick… e fino a prima di incontrarti ogni volta che ero giù mi ripetevo il tuo nome e questo mi dava forza… coraggio… e voglia di andare avanti…
-Mio Dio Ale…
Ale piangeva ma non per disperazione, per la gioia di avergli detto perché era così importante per lei. E Nick la stringeva ancora più forte. Adesso era lì… poteva fare ancora di più… basta essere l'amore platonico… ora poteva… AMARLA…
Nick era entrato nella sua vita da due giorni e già sentiva che le mancava l'aria quando erano lontani... fortunatamente la ferita riportata dal ragazzo era veramente una stupidaggine. L'unico problema era stata l'infezione che grazie alle pronte cure di Alessia stava guarendo.
Ale, che si era trasferita a Roma per l'università, non poteva segare le lezioni per chissà quanto tempo. Così la mattina andava al centro e appena terminati i corsi volava a casa da Nick. Lui le faceva trovare il pranzo pronto e dopo mangiato...
-Ale...
-Dimmi...
Erano come al solito sdraiati sul grande letto matrimoniale. Nick teneva la testa sulla pancia di Ale e Ale gli accarezzava i capelli.
-Ma com'è che sto così bene qui con te?
Alessia rise: -Ma che razza di domande sono? Ecco perchè poi tutti dicono che sei scemo...
Anche Nick rise: -Mi vengono spontanee lo giuro...
-Ci credo cucciolo...
Nick le prese la mano che gli stava sfiorando il volto e la baciò.
-Bagno?
-Vuoi farlo lì?- chiese stupita Alessia.
-Bhe... in tre giorni l'abbiamo fatto per terra, sul letto, all'ingresso, sulla macchina del gas... manca la vasca!
-Bhe se la metti così...
Alessia si alzò e improvvisò uno streap tutto per il suo amore.
Nick rimase a fissarla con lo sguardo ipnotizzato e non poté fare altro che seguirla mentre ancheggiando sensualmente si dirigeva in bagno. Ale si mise seduta, completamente nuda, sul bordo della vasca e aprì l'acqua. nel frattempo Nick si spogliò e iniziò a baciarla con bramosia. Non erano i soliti baci. erano baci dati con passione e ardore. Baci che lasciavano Alessia piacevolmente senza fiato. La sua lingua esplorava la cavità di Alessia cercando di provocarle piacere. Intanto la vasca si era riempita e loro scivolarono dentro con un enorme splash. Risero non appena si accorsero che l'acqua era uscita fuori quasi tutta bagnando il pavimento. Questo piccolo momento di divertimento fu però subito interrotto dagli occhi penetranti di Nick che lasciavano intendere la sua propensione a fare altro. Nonostante la scomodità della posizione riuscirono a fare l'amore come non mai! Peccato che le loro coccole post-orgasmo furono interrotte dal suonare insistente alla porta.
Ci misero qualche minuto a divincolarsi dall'intreccio che avevano creato. Ale uscì ridendo dal bagno, tutta grondante, si avvolse un asciugamano intorno al corpo e aprì la porta. Si trovò davanti la signora del piano terra.
-Signorina il suo bagno perde!
Ale si trattenne dal riderle in faccia: -Sì mi scusi... mi sono addormentata nella vasca con l'acqua aperta!
-Bhe si sbrighi e chiuderla... altrimenti continuerà a piovermi di sotto!- e se ne andò impettita.
Alessia chiuse la porta, tornò in bagno e sbottò a ridere... Nick si fece spiegare l'accaduto e anche lui non riuscì a trattenersi.
Tra le risa si misero ad asciugare il pavimento.
I giorni volarono e Nick, dopo una settimana che era da Ale, ricevette una chiamata... aveva disintegrato il display del telefono, per cui non riuscì a leggere il nome di chi chiamava.
-Pronto?
-Nick, sono Kevin...
-Ah, ciao...
-Come stai?
-Meglio grazie...
-Grazie a te per aver acceso il cellulare...
-Kev... volevo...
-Staccare la spina... lo so magari però bastava renderci partecipi di questa cosa no? Sei scappato dimostrando scarsa responsabilità... non è che noi non sentiamo mai il bisogno di evadere ma tu hai esagerato!-il suo tono non era arrabbiato, ma deluso e quello ferì ancor di più Nick.
-Mi spiace Kev...
-Noi dobbiamo sapere se possiamo contare su di te visto che a breve dobbiamo partecipare ad un programma...
-Quando? Non ho l'agenda...
-Tra tre giorni... qui a L.A.
-Tre giorni...- in un attimo, mentre sentiva Alessia che ignara della telefonata canticchiava Siberia mentre preparava la cena, gli passarono davanti tutti i momenti passati in quella cosa con lei vicina... dal loro incontro a due minuti prima. E decise...
-Ci sarò... ti chiamo per farti sapere a che ora sto a L.A.
-Non c'è bisogno... c'è un jet che ti attende da 1 settimana all'aeroporto Leonardo Da Vinci.
-Ok... - Nick trascrisse il numero del volo e il nome del pilota.
-Grazie Kev... salutami gli altri...
Detto questo attaccò.
Andò in cucina e Alessia alzò lo sguardo: Nick piangeva e lei capì.
Il giorno dopo all'aeroporto erano lì, mano nella mano a guardare l'aereo che lo avrebbe portato via.
-E' stato bello Ale...
-Rimani...
-Non posso... la mia vita è di là...
-E la mia qua...
Nick sorrise: -Non siamo poi così diversi...
-No...
Un uomo in divisa da pilota si avvicinò ai due: -Signor Carter, è ora... possiamo imbarcarci..
Nick annuì e si girò a guardare Alessia: -Sicura?
-Sì... avrai sempre un posto dove tornare quando vuoi scappare da tutto e da tutti...
Nick di risposta la baciò: se esistesse una classifica tra i baci più belli dati nel mondo, allora quel giorno, tristi perchè si stavano dicendo addio, memori di tutto quello che avevano vissuto in una lunga e intensa settimana, bhe loro avrebbero vinto il primo premio.
Nick si allontanò ritardando il più possibile la separazione tra le loro mani... le sussurrò quando ormai era lontano -I love you...
Lei non poté sentire la sua voce ma assaporò quelle labbra che muovendosi formarono una frase che mai si sarebbe aspettata dal suo idolo... e rispose: -Anche io... per sempre...
FINE