la bufera
Ultimi aggiornamenti. Oggi 20 Novembre 2007.
LA BUFERA
Autore: Nicoletta
Protagonisti: Nick
Genere: NC-17
La storia e' completa?: SI
Categoria: Hard
Trama: Un incontro casuale che sfocia in autentica passione.
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Stacy raccolse lo zaino e si apprestò a tornare verso casa. Il cielo prometteva male. Ormai dopo anni di vita in quel posto sapeva interpretare i presagi di una bufera di neve. Si incamminò ripensando per l'ennesima volta ai suoi ultimi 3 anni di vita. Ripensò a Steve e alla scena che vide quando rincasò prima del previsto trovandolo a letto con Maria, la sua migliore amica; ripensò agli anni passati a mantenerlo perché diceva :"Un giorno sarò uno scrittore famoso..."; ripensò a quando si indebitò fino al collo per comprare quella baita in montagna per fargli piacere, così avrebbe avuto un posto tranquillo dove scrivere il suo primo romanzo e forse la vicinanza della natura l'avrebbe aiutato a decidersi a compiere il grande passo con lei... tutte sciocchezze... Stacy si sentiva offesa come donna, come amante, si sentiva di essere stata sfruttata, usata e poi buttata. L'aveva cacciato dal suo appartamento in città, aveva venduto tutto e si era trasferita lì. Non voleva più saperne di lui. E di tutti quelli che erano correlati a lui. Continuava a lavorare per il quotidiano di Tampa e mandava i suoi articoli via mail. Difficilmente scendeva in città, gestiva una rubrica di moda e non doveva fare l'inviata speciale. Una volta al mese prendeva la Jeep e andava a fare la spesa maggiore, a ritirare lo stipendio in banca e la posta nella sua casella postale. Contatti umani... pochi e per scelta. Era diventata un "orso". Non ne andava fiera ma non riusciva più ad aprire il suo cuore facilmente. Aveva provato ad uscire con qualcuno. Addirittura un paio avevano passato la prima prova e li aveva invitati lì in montagna... ma dopo di che... nulla. Aveva preferito rintanarsi nella sua casetta a leccarsi le ferite lasciate da quell'uomo stupido e insensibile. Sapeva che si era sposato proprio con Maria e che adesso era papà di un bellissimo bambino...
Delle calde lacrime colarono lungo le sue guance. Le asciugò prima che il freddo le potesse strinare la pelle e affrettò il passo. Mancavano ancora un paio di chilometri alla casa e doveva sbrigarsi perché doveva portare dentro la legna per il camino. Lì di solito quando si scatenava una bufera poteva durare anche quattro o cinque giorni. Poi c'era Buck che stava fuori... e l'acqua da far bollire... mille pensieri le si affacciarono nella mente quando sentì un grido soffocato provenire da una radura poco distante. Una vocina dentro di lei le consigliava di farsi i fatti suoi... ma d'altra parte sapeva che sarebbe arrivata una bufera e se c'era una persona in pericolo bisognava aiutarla... poteva morire assiderata...
Si affrettò verso la fonte di quel rumore.
Nick era a terra maledicendo la sua goffaggine.
-Cazzo, cazzo e ancora cazzo... Porca puttana a me e alla mia voglia di natura... ma non me ne potevo rimanere caldo caldo in hotel a giocare alla play con Brian... no... dovevo fare l'apprendista scalatore... tutto perché Kev continua a dirmi che sono diventato un abbacchio da giorno del ringraziamento...-
Tentò di rialzarsi ma dovette desistere. Mentre camminava aveva messo male un piede in una buca ed aveva finito per slogarselo. Ricadde a terra stringendo i denti dal dolore e tenendosi la caviglia con le mani. Guardò il cielo e si preoccupò: non ci voleva un meteorologo per capire che tra poco lì sarebbe diventato un inferno... e lui non riusciva neanche ad alzarsi. Pensò subito al peggio: se si era rotto il piede sarebbe dovuto ritornare in hotel rotolando. Si sdraiò sulla soffice neve e scoppiò a ridere al pensiero di lui che rientrava in hotel rotolando. Iniziava anche ad avere freddo. Non aveva indossato ne' la sciarpa, ne' i guanti, ne' il cappello. La giacca era già umida, sentiva il freddo entrargli nelle ossa. Non aveva previsto di rimanere fuori così tanto e alle tre di pomeriggio, quando era uscito, non faceva così freddo. Veramente non aveva previsto che si sarebbe perso nel bosco... altrimenti si sarebbe vestito in maniera più consona ad una notte alla diaccio. Magari si sarebbe portato anche il cellulare per avvertire i suoi amici... Si fece forza e tremante si mise in piedi sulla gamba buona, tentò un paio di saltelli e poi un passo ma la caviglia slogata cedette di nuovo e lui cadde urlando di dolore.
-Che male... porca...-
Stava per levarsi la scarpa per constatare i danni quando giunse una voce alle sue orecchie: -Aspetti! Non tolga la scarpa... se si è storto il piede finirebbe per accelerare il gonfiore...
Nick alzò gli occhi e si trovò davanti una giovane donna che si stava avvicinando. Non riuscì a dire nulla perché lei già gli si era chinata accanto e lo stava riempiendo di domande. Lui nel frattempo era piombato in uno stato di semi-incoscienza. A Nick arrivavano pezzi di quelle frasi...
-... quanto tempo... come... successo... mi guardi... mi sente... non si... assideramento...-
Ad un tratto sentì una mano della ragazza alzargli la testa da terra e sentì colare prima nell'esofago e poi nello stomaco un liquido forte che sembrò bruciargli in pancia. Tossì un paio di volte e alla fine riuscì a mettere a fuoco il volto della ragazza.
-Mi sente ora?
-...Sì...
-Senta io abito qui vicino... ho bisogno che lei collabori e mi aiuti a trascinarla al caldo ok?
-... Sì...
-Mi capisce? Sta soffrendo un principio di assideramento...
-... assideramento...
-Bene... almeno mi capisce... a tre l'aiuto ad alzarsi...
Senza neanche rendersene conto al tre Nick era in piedi: poggiò anche il piede ferito a terra e, dal dolore, dovette scaricare tutto il suo peso sulla ragazza che lo sorresse. Stranamente il piede non si piegò e allora notò che lei glielo aveva bloccato con due bastoni vicino ai malleoli.
-So che le fa male me è l'unico modo per evitare ulteriori danni...
Nick annuì poco convinto.
-Ce la fa?
Annuì di nuovo e si incamminarono barcollando verso casa.
Durante tutto il tragitto non si parlarono affatto. Nick era tropo concentrato sul dolore martellante che sentiva ad ogni passo: partiva dalla caviglia e si irradiava fino al polpaccio. Stacy invece era troppo presa dal non farlo cadere. Sapeva che ormai mancavano 10 minuti a casa ma camminando così come stavano camminando loro ce ne sarebbero voluti 30!
Ad un tratto Nick perse l'equilibrio e cadde. Stacy tentò di tenerlo ma non ci riuscì. L'urto col terreno non fu forte perché attutito dalla neve.
-Ehy... ce la fa a rialzarsi?
-...Non... ce la faccio... più... sto congelando...- balbettò dal freddo.
-Senta siamo quasi arrivati...
-Mi lasci... mi lasci qui... non penso di... riuscire a muovere... un altro passo...
Intanto l'aria si era fatta ancor più pungente. Stacy aprì di nuovo la zaino e gli fece bere ancora del liquore per scaldarlo.
-Senta... io faccio una corsa a casa e prendo una coperta ok? Mancano 10 minuti... correndo ce ne metterò meno. Però lei deve promettermi che non si addormenterà...
-Sì... ok...
Stacy fece per andare ma poi ci ripensò: non poteva lasciarlo così, sarebbe sicuramente svenuto e svenire in quelle condizioni equivaleva a morire. Si voltò e senza dirgli nulla lo sollevò da terra mettendoci tutta la forza che aveva. Una volta in piedi iniziò a camminare seguita da lui che faticava a starle dietro. Camminarono per un quarto d'ora quando Stacy vide la familiare stradina di casa.
-Avanti... ce l'abbiamo fatta...
Nick continuava a restare in silenzio.
Un cane gli corse incontro abbaiando dalla gioia.
-Buck... buono bello...
Arrivarono davanti alla porta di casa. Stacy aprì il portone e trascinò dentro il ragazzo scaraventandolo sul divano. Il cane entrò insieme a loro andandosi a sdraiare davanti al caminetto dove ormai la brace si stava spegnendo. La ragazza prese dei ciocchi di legna e li buttò sopra attizzando il fuoco. Grazie al cielo la fiamma riprese a brillare vigorosa scaldando la casa. Corse fuori e fece altri 5 o 6 viaggi con la carriola per portare dentro abbastanza legna. Alla fine chiuse la porta e si concentrò sul ragazzo. Era molto pallido e batteva i denti dal freddo. Le sue labbra erano violacee: era rimasto troppo tempo al freddo.
-Mi sente?...
Per la prima volta da quando l'aveva incontrato notò che era giovane, presa dal soccorrerlo non l'aveva neanche degnato di uno sguardo.
"Stacy... tu e gli uomini ormai siete su due pianeti diversi..." pensò.
Visto che il ragazzo non rispondeva lei passò all'azione: senza pensarci due volte iniziò a togliergli quei vestiti di dosso. Tolse la giacchetta, il maglione, la t-shirt. Poi passò alla parte inferiore. Tolse l'armamentario di salvataggio che gli aveva applicato alla caviglia. Tolse le scarpe facendo attenzione al piede infortunato e alla fine gli tolse i pantaloni. Lo coprì con una coperta che teneva sempre sul divano e poi corse al piano di sopra in camera a prendere degli asciugamani. Tornata giù sfregò vigorosamente i capelli biondi dello sconosciuto per asciugarli. Si accorse che non smetteva di tremare così prese coraggio, si spogliò e si sdraiò accanto a lui sperando di poterlo scaldare col suo calore.
Quando si svegliò sentì un buon profumo di caffè nell'aria e gli parve un sogno. Non sapeva che in paradiso passassero il caffè! Ancora non aveva aperto gli occhi quando alla sua mente gli tornarono in mente gli avvenimenti del giorno prima. La litigata con Kev per via del suo peso, la decisione di andare a fare due passi, la caduta, il dolore... e poi nulla. Quel "nulla" lo spaventò a morte tanto da farlo saltare seduto aprendo di colpo gli occhi e urlando dalla paura.
-Ehy... buongiorno anche a te...- sentì una voce di donna.
La scena che Nick si trovò davanti era del tutto inaspettata. Era su un divano, con una tuta addosso e delle coperte che lo coprivano. L'interno di quello stanzone era tutto in legno. Davanti a lui c'era un angolo cucina con una penisola e arroccata su uno sgabello c'era una donna bellissima che stava facendo colazione e che lo stava guardando con occhi interrogativi. Aveva addosso un camicione bianco, una felpa di pile e ai piedi due graziosi calzettoni colorati. Le sue gambe dal ginocchio in giù erano scoperte. A completare il quadro... un cane che gli saltò sopra leccandolo.
-Buck... giù... lo vedi che è spaesato... Buck...- la ragazza riprese il cane.
-Come ti senti oggi?- gli chiese scendendo dallo sgabello e avvicinandosi a lui.
-Be... bene almeno credo...- balbettò Nick.
-Ciao, io sono Stacy!- allungò una mano.
Nick gliela strinse: -Nick...
-Te la sei vista brutta ieri...
-Non vorrei sembrarti scortese... ma non ricordo molto... ricordo di essermi allontanato dall'hotel per una passeggiata e di essermi perso...
-Io ti ho trovato ieri pomeriggio verso le cinque. Si stava per scatenare una bufera che imperversa tutt'ora lì fuori... Ti sei storto una caviglia.
Nick ora ricordava e se lo ricordò ancora meglio quando tentò di muovere il piede intorpidito e si lasciò sfuggire un'imprecazione di dolore.
-Ehy, non lo muovere... è una brutta distorsione... per di più ci hai camminato su per arrivare qui...
Nella testa di Nick riaffioravano piano piano i ricordi... l'arrivo di quella ragazza, l'aiuto che gli aveva dato, le parole con cui l'aveva sostenuto... lei nel frattempo si era alzata e aveva preso una tazza colma di caffè bollente.
-Manda giù. Non può che farti bene...- gli disse porgendogliela.
Nick la prese e iniziò a bere. Ad un tratto un pensiero si fece pressante in lui ed esclamò: -BRIAN!
-Chi è Brian?
-E' uno dei miei amici che mi aspettavano ieri in hotel... Dio saranno preoccupatissimi... mi staranno cercando...
-Guarda preoccupatissimi sì... cercando no... purtroppo sono bloccati in hotel come noi qui... però se vuoi puoi chiamarli... ho un telefono...
-Magari... mi faresti un gran favore Stacy... nella giacca dovrei avere il biglietto da visita dell'albergo...
Stacy andò sulla sedia dove giacevano abbandonati i vestiti di Nick e frugò nelle tasche fino a trovare un pezzo di carta malconcio.
-Sei fortunato! Il numero si legge ancora!
Prese il cordless e lo portò al ragazzo. Nick compose il numero e aspettò che squillasse. Chiese della camera 303 e aspettò il collegamento.
Una voce familiare proruppe nella cornetta: -PRONTO...
-Bri...
-NICK??? SANTO CIELO... SEI TU? COME STAI? DOVE SEI? CAZZO CI HAI FATTO PRENDERE UN COLPO!
Nick allontanò la cornetta dall'orecchio tanto erano forti le urla dell'amico.
-Ehy Bri... ho un mal di testa boia... ti dispiace abbassare la voce?
-ABBASSARE LA VOCE... NICK STAVAMO MORENDO QUI... DOVE CAZZO SEI FINITO???
Nick sentì la cornetta fare un rumore strano e poi un'altra voce giungere a lui, molto più calma e posata.
-Nickolas, intanto dove sei?
-Ciao Kev... sono in una baita di montagna...
-Come ci sei finito lì?
-Mi sono perso e...
-Quando?
-Kev... se mi lasci parlare e la pianti di farmi domande io ti spiego tutto ok?
-Sì... scusa Nick è che siamo stati davvero in pena...
-Lo so mi spiace, ma ho dormito da ieri sera a 10 minuti fa...
-Ti va di dirmi cosa è successo?
-Ieri sono uscito per fare due passi e mi sono perso... poi mentre cercavo la strada per tornare in hotel ho messo male un piede e me lo sono storto... mi ha soccorso una ragazza che abita a pochi chilometri dal punto in cui mi sono fatto male e mi ha aiutato ad arrivare a casa sua... avevo freddo... penso di essere svenuto... stamattina appena svegliato vi ho chiamati... ecco tutto. Ora non posso muovermi perché qui fuori sta facendo un casino...
-Adesso come stai?
-Bene, credo... il piede mi fa male però per il resto sto bene... Stacy è stata molto gentile... se non fosse stato per lei adesso sarei morto assiderato...
-Nick rimani lì finché la bufera sarà passata poi ti veniamo a prendere ok? Puoi lasciarci un numero dove chiamarti?
-Guarda adesso Stacy è salita su... dopo glielo chiedo e ti richiamo ok?
-Ok...
-Salutami Brian e gli altri...
-Va bene...
-Kev?
-Sì?
-Scusa...
Dopo un attimo di silenzio Kevin disse: -Non ti devi scusare. Siamo stati tanto in pena... ma adesso che sappiamo che stai bene...
-Ok... allora vi richiamo dopo...
-Ok... ciao...
-Ciao Kev...
E attaccò. Si stese nuovamente tenendo il telefono tra le mani. Aveva fatto preoccupare i suoi amici e gli dispiaceva tanto.
I suoi pensieri furono interrotti da Stacy che scendeva dal piano superiore. Si era cambiata e adesso indossava dei jeans e un maglione di lana bello caldo.
-Hai fame?
-A dire il vero sì... Stacy... grazie per tutto quello che stai facendo per me...
-Non preoccuparti Nick, è il minimo...
Si mise a trafficare un po' in cucina e poi lo chiamò: -Vuoi che te lo porti lì o vuoi alzarti?
-Guarda preferirei alzarmi... anche perché vorrei andare al bagno...- disse diventando rosso.
Stacy gli fu subito accanto. -Ok ora mettiamo alla prova il tuo senso dell'equilibrio...
Lo aiutò ad alzarsi. Nick però ebbe un giramento di testa e perse l'equilibrio. Stacy non riuscì a tenerlo su e caddero ambedue a terra. Stacy sotto e Nick sopra di lei. Da quella posizione riusciva a vederla bene negli occhi. A nessuno dei due dispiaceva quella vicinanza. Stacy sentiva il corpo di Nick sopra e si ricordò la sera precedente quando si era sdraiata nuda vicino a lui per scaldarlo. Quel corpo sodo l'aveva fatta impazzire!
-Mi... dispiace...- sussurrò lui a pochi centimetri dal volto di lei.
-Ti sei fatto male?- le chiese lei che cercava di dominarsi.
Lui scosse la testa e senza pensarci la baciò con passione e rimase sconcertato quando lei lo ricambiò.
Dopo questo bacio lei disse: -E' meglio che tu vada al bagno no?
-Già...- disse lui impacciato.
Si rialzarono e lei gli indicò il bagno. Lui ci arrivò da solo saltellando.
Rimase chiuso in bagno per più di un quarto d'ora seduto sul water a darsi dello stupido. Come aveva potuto baciare così una ragazza appena conosciuta? Lo aveva anche salvato e lui se n'era approfittato... ma quel momento era stato così intenso... Quando gli era caduto sopra gli era sembrato che quel contatto col suo corpo non fosse sconosciuto.
Continuò a darsi del cretino fino a quando lei bussò per chiedere se era tutto ok.
-Sì Stacy... è tutto ok... sto solo sciacquandomi la faccia...- disse aprendo i rubinetti.
Dopo altri 5 minuti riemerse saltellando dal bagno e si andò a sedere sullo sgabello vicino a lei.
-Eccomi...
Stacy gli mise davanti un piatto con dei toast, del prosciutto e delle uova col bacon.
-Hai bisogno di mangiare...
Lui sorrise:-Kevin non sarebbe della stessa idea...
-Chi è Kevin?
-Kevin, Aj, Brian e Howie sono i ragazzi con cui sto qui in vacanza, sono i miei più grandi amici nonché colleghi di lavoro...
-E perché Kevin non sarebbe dello stesso parere?
Nick finì di masticare e rispose:-Siamo nello show business e io mi sono un po' ingrassato...
-Io penso che tu stia benissimo così...
Nick arrossì. -Stacy a proposito di quello che è successo poco fa...
-Sì... scusami Nick, non so cosa mi sia preso...
-No... scusa te... ti sono saltato addosso... mi sembrava un contatto così naturale... come se non fosse stata la prima volta...
-Ci credo...
-Ci credi??- chiese incredulo.
-Abbiamo dormito insieme ieri notte...
Nick la fissò stupito... -Aspe...aspetta... penso... di... ess... essermi... perso... qualcosa...
Stacy rise: -Nick ma allora balbetti sempre quando sei in imbarazzo! Non preoccuparti non è successo nulla... eri svenuto e non riuscivi a recuperare calore, così mi sono sdraiata accanto a te...
-Ah... be... bene..
-Dai mangia adesso che poi dobbiamo dare una controllata a quella caviglia...- aggiunse ridendo e alzandosi per andare sopra.
Quando tornò Nick aveva finito, aveva già sparecchiato ed era tornato sul divano.
-Non strapazzarti troppo!- gli suggerì lei
-E' il minimo che possa fare... togliermi il piatto...
Lei aprì una borsa e tirò fuori delle bende elastiche e un tubetto di pomata.
-Vediamo un po'... - disse avvicinando uno sgabello e sedendoci sopra.
Tolse delicatamente il calzino dal piede destro di Nick che faceva di tutto per non imprecare. Guardò con fare esperto la caviglia. Il piede era molto gonfio e iniziavano a vedersi neri i segni della storta sul malleolo. -Nick... è una brutta distorsione...- disse -...non ho la palla di vetro ma avresti bisogno di un'ingessatura... guarda qui...- indicò il malleolo spingendo con poca pressione -... è probabile che ci sia una microfrattura...
-AHIA!!!!!- urlò Nick -Non spingere!!! Fa male...- cercò di ritirare il piede.
-Riesci a muoverlo?- chiese bloccandogli la "ritirata".
Nick provò a muovere il piede ma gli faceva troppo male.-No... non ci riesco...
-Capperi... - gli prese il piede tra le mani e glielo fece roteare piano piano. -Dimmi quando ti fa più male...
-Mi fa male sempre!- la faccia di Nick lasciava trapelare il dolore che provava quando lei gli faceva girare l'arto infortunato.
-Ok... senti per ora, finché non possiamo scendere a valle, te lo blocco con le bende... c'è bisogno di una radiografia... tu però devi agitarti il meno possibile e non scaricare il peso ok?
-Ok...
-Mi spiace ma non ho stampelle... per cui dovrai stare buono buonino seduto...
Prese la pomata e gliela spalmò sulla parte ferita. -Non ti farà tanto questa pomata ma è un antinfiammatorio per cui ti allevierà il dolore.
Nick si fece spalmare il gel e Stacy gli bloccò il piede fasciandoglielo con due bende.
-Sembri un'infermiera!
Stacy rise:-No... tutt'altro... mio fratello giocava spesso a calcio anni fa e per non dire ai miei che si era fatto male, veniva a piagnucolare da me. Abbiamo passato intere nottate con borse del ghiaccio, bende, massaggi e gel su caviglie martoriate!
-Ed ora?
-Ora è avvocato e ha smesso di giocare a pallone, per fortuna direi...- rise -Ok... mi sembra abbastanza stabile...- disse chiudendo la fasciatura.
-Grazie ancora...
-Non preoccuparti... senti pensavo che forse sarebbe meglio che tu ti trasferissi sul letto al piano di sopra... qui con la porta rischi una polmonite...
-E te?
-Non preoccuparti... ci dormo io qui... poi su c'è la tv...
-Io non vorrei...
-Senza ma... dai ti aiuto...
Stacy gli passò un braccio sotto la spalla e lo aiutò a salire.
La camera di Stacy era anch'essa in legno. C'era un enorme letto matrimoniale con delle calde coperte di lana sopra. C'era la tv, il pc, lo stereo, il telefono e il caminetto acceso.
-Sei attrezzata qui!- disse sedendosi sul letto.
-Ci vivo e ci lavoro...- si sedette accanto a lui.
-Cosa fai?
-Giornalista di moda... scrivo per una rivista in Florida.
-Florida??? Ma dai io vengo da lì...
-Da dove?
-Tampa...
-Io scrivo per il Tampa News!
-Davvero?
-Sì... sono anch'io di quelle parti ma ormai vivo qui da tre anni...
-E come mai? Posso chiedertelo?
Lei si rabbuiò.
-Scusami se non vuoi...
-No non preoccuparti... mi sono lasciata col mio ragazzo tre anni fa dopo una lunga storia... e ho staccato i ponti con la realtà della città...
-...Mi spiace...
-La tuta che porti è la sua... ho ancora un po' di vestiti suoi qui così potrai cambiarti...
-Sei sicura?
-Certo... figurati! Poi tu non hai proprio il senso della montagna!
-Cioè?
-Ma daiii! Che si va in montagna a fare una passeggiata col piumino d'oca leggero e con le scarpette da ginnastica basse?? Grazie che ti sei quasi rotto un piede!!!
Lui era divertito da questa lezione di vita e stette al gioco: -Intanto non me lo sono rotto...
-Ci sei andato vicino...
-Ma non me lo sono rotto...
-Ok... te la passo...
-...poi non è stata colpa mia se c'era quella buca...
-Che tu non hai visto..
-Certo che no! Era una buca nascosta, se l'avessi vista...
-E ci sei andato dentro...
-Non proprio... una parte del mio piede c'è andata dentro... l'altra no... è stato questo il problema...
-Il problema è che non hai l'attrezzatura giusta...
-Il problema è che non ho visto la buca! Sai non mi diverto a saltellare su un piede solo...
-Se avessi avuto gli scarponi... avresti preso solo una piccola storta guaribile in due giorni...
-Se avessi avuto gli scarponi non mi sarei fatto male!
-Se non ci fossi stata io...
-Se non ci fossi stata tu ci sarebbe una statua di ghiaccio a posto mio lì... ma se...
-Ma se?
-Ma se non mi fossi fatto male... non ti avrei mai conosciuta...- bisbigliò.
Lei si lasciò accarezzare i capelli e non oppose resistenza quando lui l'accompagnò delicatamente sul letto fino a farle poggiare la schiena sul materasso.
Nick la baciò e lei ricambiò nuovamente.
Si staccò da quel bacio e la guardò. Lei gli sorrise. Nick prese tutto il suo coraggio e si mise a cavalcioni sopra di lei e iniziò a toccarle il petto con tutte e due le mani. Stacy si lasciava scappare piccoli gridolini di piacere mentre Nick aumentava la pressione. Passò le mani sotto il maglione e sentì il calore della sua pelle morbida. Si chinò e le baciò la pancia e sentì un dolce profumo di fiori. Arrivò con le mani ai seni e toccando i capezzoli li sentì indurirsi. Ciò gli provocò un piacere immenso.
Stacy sentiva le sue mani toccarle i seni e quando questi si indurirono sentì il pene di Nick indurirsi e venire sa contatto con il suo organo genitale. Aprì le gambe per aumentare quel contatto e Nick spinse ancora di più... pregò affinché lui le togliesse i jeans ma visto che non accennava a prendere iniziativa, lei percorse tutto il suo corpo con le mani fino ad arrivare all'elastico dei pantaloni. Senza esitare glieli tirò giù. Dopo fu il turno dei boxer aderenti che portava. Rimase nudo dalla cintola in giù e si sentì mancare del piacere quando lei gli afferrò il membro. Stacy si girò attorcigliata a Nick fino a ritrovarsi lei sopra di lui. Il ragazzo le slacciò i jeans e con modi sensuali glieli abbassò fino al ginocchio. Giocò un po' con l'elastico del suo tanga e le toccò più volte le rotondità del sedere prima di sfilarglielo. Ora erano tutti e due nudi e non avevano barriere tra di loro. Si baciarono con passione più volte sul collo, sulla bocca, sul petto. Più volte lei sfiorò con la sua vagina il pene rigido di lui per poi allontanarsi come per dispetto. Lui non si aspettava proprio la spinta finale con cui lei si fece penetrare giungendo all'orgasmo.
Stacy si svegliò sotto le coperte del suo letto: sentiva il lenzuolo a contatto con la pelle e ciò non poteva che significare che era nuda. Vicino a lei c'era il giovane Nick che dormiva ancora. Avevano passato una mattina fantastica cadendo poi addormentati dopo aver fatto l'amore per ben due volte. Il braccio di lui la teneva stretta al suo petto e lei si avvicinò ancora di più a quel piccolo uomo. Sapeva che avevano una differenza d'età non trascurabile, ma era il primo dopo tre anni che l'aveva fatta sentire così vogliosa di avere un contatto intimo. I suoi pensieri furono interrotti da Nick che iniziò ad agitarsi nel sonno fino ad aprire gli occhi.
-Principessa...
-Nick...
-Tutto bene?
-Sì... e te?
-Tutto bene...
-La caviglia? Ti fa male?
-Un po'...
Stacy uscì da sotto le coperte e si andò a sedere ai piedi di Nick. Spostò le coperte e iniziò a massaggiargli la caviglia. Nick constatò che il suo tocco era dolce e piacevole e non poté fare altro che immaginarsela di nuovo sopra. Poi così nuda com'era... non riusciva a pensarla diversamente...
-Ehy... lascia stare... vieni qui con me...
Lei gattonò fino a raggiungerlo e lui l'accolse sotto le coperte.
-E' stato bellissimo Stacy...
-Anche per me Nick... erano tre anni che non facevo l'amore... e sono felice che sia stato tu il primo dopo tutto questo tempo...
-Posso chiederti quanti anni hai?
Lei gli tirò una cuscinata sorridendo: -Non si chiede l'età di una signora!!!
Nick spostò il cuscino e la baciò: -Basta per le scuse?
-Mmm... facciamo di sì... comunque ho 30 anni... tu sei piccino, giusto?
-Ne ho otto meno di te...
Lei si coprì la faccia con le coperte e sbottò a ridere.
-Cosa ridi?- le chiese e visto che non accennava a smettere, le tirò via le coperte dal volto e chiese di nuovo: -Cosa??
-Mi possono accusare di pedofilia!!! Sei così piccolo...
Nick fece la faccia offesa, lei se ne rese conto. Avvicinò il suo viso a quello di lui e disse: -Sei piccolo è vero... ma sei così bello Nick... hai portato una ventata di gioia nella mia vita...
-Stacy, non sono uno che va in giro a fare sesso con tutte le ragazze che incontra...ma diamine... con te è stato diverso... è un'attrazione a pelle...
-Lo è anche per me piccolo, non ti devi giustificare...
Rimasero abbracciati ancora per un lungo momento.
-Che ore sono?- chiese lui
-Sono le due...
-Di pomeriggio?
-Certo...
-Mamma quanto abbiamo poltrito... ho una fame... e dovrei chiamare anche Brian e gli altri per lasciare il tuo numero...
-Vuoi che cucini per te?
-Certo che sì...
-Allora aspettami qui...
Stacy si alzò e si mise una felpa addosso: era abbastanza lunga da arrivarle fin sotto al sedere. Poi scrisse un numero su un pezzo di carta e lo diede a Nick insieme al cordless:-Tieni, questo è il mio numero.
-Grazie...- rispose Nick baciandole la mano.
Lei gli sorrise e andò in cucina a preparare uno spuntino.
Quando tornò trovò Nick seduto sul letto a vedere un programma di football in tv. Lei gli si sedette vicino accomodando sulle gambe di lui il vassoio con il pranzo.
-Mmmm... che profumino... grazie piccola...- la baciò sulla bocca.
Lei ricambiò il bacio e lui gliene diede un altro.
-Ehy adesso basta... dobbiamo mangiare... altrimenti si fredda tutto.
Lui:-Ok... però sappi che mi dispiace e ti baratterei volentieri con questo piatto di carne...- indicò la bistecca.
Lei rise:-Mi avrai non preoccuparti...
Dopo mangiato Nick spense la tv e si sdraiò vicino a Stacy.
-Ti va di parlarmi di te?
-Che vuoi sapere?
-Tutto...
-Allora...- disse la ragazza iniziando ad accarezzargli i capelli -Mi chiamo Stacy Donovan e sono una giornalista di moda... Vivo qui da tre anni e ringrazio quel bastardo del mio ex perché se non fosse stato per lui non ti avrei mai conosciuto... un tempo ero molto più allegra e piena di vita, mi piaceva andare alle feste e organizzarle... adesso ho scoperto che la vita non è solo apparenza... per cui cerco di dedicarmi sì al mio lavoro... in fondo mi dà da mangiare, ma cerco anche di ricercare me stessa e capire cosa voglio dal mondo e da chi mi circonda...
-E da me cosa vorresti?
Stacy lo guardò divertita:-Vorrei un bel bacio...
Nick glielo concesse volentieri:-Piccola... ho paura di avere un bisogno impellente...
-Quale?
-Voglio toccarti e farti mia...
-Ma... l'abbiamo appena fatto!- disse lei ridendo divertita!
-Lo voglio ancora...
-Ok... se è questo quello che vuoi...
Stacy si alzò e si andò a mettere in piedi alla fine del letto. Con fare sensuale si tolse la felpa che la copriva e nuda iniziò ad avvicinarsi a Nick gattonando sul letto. Nick la guardava senza riuscire a staccarle gli occhi di dosso: quella dona sapeva come farlo impazzire. Arrivò alle sue labbra e invece di baciarle gliele morse con delicatezza. E poi ancora e ancora. Spostò le coperte e constatò che Nick era ancora nudo e ne fu felice. Gli baciò il collo e poi l'addome e la pancia fino ad arrivare al basso ventre. Nick gemeva dal piacere e lei era eccitata da questo suo gemere. Di risposta gli prese tra le mani il pene e lo portò fino al piacere.
La tempesta imperversò ancora per quattro giorni e i due ragazzi trascorsero quasi tutto il tempo a letto insieme. Si alzavano solo per andare in bagno, mangiare, dar da mangiare al cane e telefonare ai ragazzi per rassicurarli che andava tutto bene. La loro sintonia sessuale era strepitosa e Stacy stessa ne rimase piacevolmente sorpresa. Era difficile avere lo stesso ritmo già dalla prima volta ma con lui era diverso. C'era stato subito un feeling, un richiamo carnale molto forte. Non riuscivano a capire come ma ognuno di loro sapeva di cosa l'altro aveva bisogno.
Una mattina Stacy si svegliò prima di Nick. Si erano fatti le coccole fino a tardi e ora il suo principe dormiva serenamente con i capelli scompigliati sul cuscino. Lei scese e la prima cosa che notò fu che la bufera era finita. Ciò però non le portò gioia... tutt'altro. La fine della bufera segnava il ritorno a casa di Nick...
Nick si svegliò e si meravigliò di non trovarla vicino. Si alzò da letto e si vestì. Quindi scese saltellando in cucina. Lì trovò Stacy stranamente vestita che cucinava.
-Ehy mi sei mancata stamani... come mai sei qui? E vestita per giunta...- le disse abbracciandola da dietro.
-Bhe Nick la bufera è finita, tocca tornare alla realtà...- disse scostandosi.
Nick rimase interdetto da quell'uscita. -Stacy... ma...
-Niente ma Nick, tra poco ti chiameranno i tuoi amici e ti verranno a prendere... dobbiamo riacquistare un po' di decenza...
-Stacy, non mi sono mai sentito "indecente" insieme a te...
Stacy si girò e lo guardò dritto negli occhi: -Nick abbiamo otto anni di differenza, tu sei capitato qui per sbaglio e abbiamo fatto sesso per quattro giorni di fila...
-...l'amore... abbiamo fatto l'amore no sesso...
-E' uguale...
-No non è uguale... per me non sei stata la scopata di un weekend...
-Buono a sapersi... comunque devi dimenticare me, la baita e tutto quello che è successo...
-COSA??? MA DICO SEI IMPAZZITA??? NON VOGLIO DIMENTICARTI STACY!!!
-Devi farlo... io già ho iniziato... ora siediti...- gli ordino.
Lui obbedì ma più per lo shock di averla sentita parlare così che per altro.
Lei in fretta e senza grazia disfò la fasciatura intorno al piede del ragazzo e mise di nuovo la pomata di cui l'arto sembrava affamata, infatti si assorbiva subito. Il piede di Nick era molto miglioratograzie al riposo forzato di quei giorni. Si sbrigò ad effettuare la fasciatura, ma stavolta la strinse troppo. Il ragazzo non si lamentò. Non voleva darle nessuna sorta di soddisfazione.
-Scendo in paese...- disse voltando le spalle e scomparendo fuori dall'edificio.
Nick incavolato nero andò al piano di sopra si rimise i suoi vestiti, quelli del giorno dell'incidente. Mentre si rivestiva sentì la macchina di Stacy allontanarsi. Non ci vide più dalla rabbia. Scrisse in fretta un biglietto, si mise le scarpe ed uscì zoppicando dolorosamente da quella casa.
Stacy tornò un'ora dopo. Era uscita per stare lontana da quel ragazzo che le aveva rubato il cuore. Non riusciva a pensare ad un giorno solo senza di lui ma doveva farlo... doveva restituirlo alla sua vita. Non poteva legarlo a lei. Entrò e trovò Buck seduto vicino al camino.
-Ehy vecchio mio... dov'è Nick? E' sopra? E' ancora arrabbiato?
Salì seguita dall'amico fidato e non lo trovò. Lo chiamò più volte e quando vide che non rispondeva iniziò a preoccuparsi.
Scese le scale di corsa e l'occhio le cadde su un foglietto poggiato sul tavolo.
Tolgo il disturbo visto che hai finito a giocare con me... Nick
-Oh Dio... Nick... no...- sussurrò terrorizzata.
Senza pensarci due volte prese Buck con sé ed uscì a cercare Nick. Seguì il vialetto principale e notò delle orme sulla neve a cui prima non aveva fatto caso: erano le orme del giovane! Sicuramente non poteva essere andato lontano nelle sue condizioni... Affrettò il passo e camminò per una trentina di minuti quando alla fine vide una sagoma a terra. Quella sagoma sussultava come se piangesse. Stacy lasciò il cane che corse verso Nick e iniziò a leccargli la faccia. Anche lei corse vicino al ragazzo.
-Nick... ehy... Nick...- lo chiamò tentando di alzargli il viso per incontrare i suoi occhi.
Nick continuava a singhiozzare.
-... piccolo rispondimi... ti prego...
Il ragazzo alzò lo sguardo incontrando quello di lei. I suoi occhi erano colmi di lacrime, il suo volto rosso dal pianto e dal freddo.
-... cosa... vuoi Stacy... ritorna nella tua tana... io me ne sto tornando in hotel...
-Non essere stupido... nevica e tu non sei nelle condizioni di camminare...
-... sarò anche stupido ma capisco quando la mia presenza non è gradita...
-Nick... scusami per quelle parole...
Nick la guardò con rabbia:-Non mi venire a dire che non le pensavi... perché non ci credo... criticavi tanto Steve, di come ti aveva mentito e adesso hai fatto lo stesso con me... illuso e cacciato...
Stacy adesso piangeva: -Non ti ho illuso ne' tanto meno cacciato...
-No??? Strano a me è sembrato il contrario...
-Nick... non posso affezionarmi a te lo capisci?
-PERCHE'?... perché non puoi???
-Nick sei piccolo e io... sono una donna...
-Stacy io... io... ti amo...
Stacy lo guardò stupita. -Nick...
-Ho imparato a conoscerti ed ad amarti... non posso immaginare domani senza di te...
Stacy non poté far altro che abbracciarlo e piangere a dirotto tenendo stretta al petto la testa del suo amato.
-Nick... amore mio...
Ritornarono alla baita e Stacy medicò nuovamente il piede di Nick che stavolta si lasciò andare alle lacrime di dolore. Sforzandolo si era gonfiato e la fasciatura aveva fatto il resto.
-Mi dispiace... amore mio...- sussurrò Stacy baciandolo sullo zigomo e asciugando così una lacrima.
-Non... fa niente...
Stacy lo abbracciò a se.
Questo momento di intimità fu interrotto dal telefono. Stacy andò a rispondere e parlo per qualche minuto, poi tornò da Nick sul divano.
-I tuoi amici stanno arrivando...
Nick annuì: -Allora è finita...
-Già...
-Non voglio dimenticarti...
-Allora non farlo...
-Non farlo neanche tu.
-Ci proverò...
Dopo una quarantina di minuti arrivarono Brian e Kevin che dopo aver scambiato i saluti con i due aiutarono Nick a salire in macchina. Lui si limitò a darle un saluto con la mano dal finestrino.
Brian: - Grazie per quello che hai fatto per Nick, te ne siamo grati.
Stacy: -L'avrebbe fatto chiunque... comunque ha bisogno di una radiografia e sicuramente del gesso...
Kevin: -Lo portiamo subito dalla guardia medica, passa a trovarci quando vuoi...
Stacy: -Oh, grazie... ma non vengo ad orlando da almeno tre anni e non penso che lo farò... comunque grazie per l'invito...
Si salutarono e Stacy vide la Jeep allontanarsi dalla sua baita.
In ospedale...
Nick era in attesa dell'ortopedico per l'ingessatura. Brian gli si avvicinò: -Allora Frack? Come va? Non hai spiaccicato parola in macchina...
-Non avevo nulla da dire...
-Ehi ma che ti prende? Ti ha trattato male Stacy?
-No...
-Allora? Non ti capisco...
-Lascia stare Brian...
-Ma...
In quel mentre entrò Kevin:-Ehy Nickers sei presentabile? Ci sono visite...
Nick si girò verso la porta e vide affacciarsi la testolina di Stacy.
Era imbarazzatissima: -Sai... ho pensato a quello che mi hai detto... forse dovrei proprio venirti a trovare il Florida...
-E perchè?- disse Nick freddo.
-Perchè... non riesco a stare un minuto senza pensarti...
Così dicendo andò ad abbracciare il ragazzo che la tenne stretta sul suo cuore.
fine