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On The Wings Of Love

Ultimi aggiornamenti. Oggi 2 Novembre 2009.


On The Wings Of Love

Autore: NickyFrack
Protagonisti: Brian
Genere: Romantica
Categoria: G
La storia e' completa?: SI
Trama: Amber ha 16 anni abita a Norfolk, la sua vita adolescenziale e' un po' critica, i suoi sono separati, suo padre e' un famoso dottore che non ha molto tempo per stare con lei a causa di questo e dal volta faccia improvviso del suo migliore amico Nick, perde la poca fiducia che aveva in se stessa e negli altri specialmente nei maschi che la prendevano in giro da quando era approdata all'istituto privato di Norfolk.
Ma un giorno di primavera il destino la fara' incrociare con un nuovo compagno di scuola, che scoprira' poi essere il suo nuovo vicino Brian che succedera'? Lui diventera' suo amico o si aggreghera' ai compagni per prenderla in giro?

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On The Wings Of Love

(Type a title for your page here) 1) Keep Believing

Prologo

La campanella della terza ora appartenente all' istituto privato di Norfolk in Virgina suonò per dare il "benvenuto" all' ultima ed estenuante ora di Storia dell' Arte, gli alunni presenti in quell' aula composta da 9 ragazzi e 10 ragazze, cominciavano a dare i primi segni di cedimento, non ne potevano più, avevano scritto più di 10 pagine di soli appunti e ancora la professoressa, la signorina Katerine Dallas alta 1.70, bel fisico, di circa 30 anni, con i capelli lunghi biondi, e due occhi castani, stava continuando a spiegare il neo-classicismo, i ragazzi ormai distrutti decisero di fare qualcos'altro, tanto per passare il tempo, anche se alla prossima campanella sarebbe finalmente giunta la ricreazione per la gioia di tutti i presenti, meno che per una persona, che sedeva all'ultimo banco dell'ultima fila, era una ragazza di 16 anni, aveva i capelli castani di media lunghezza, due occhi color nocciola, molto profondi, naso a patatina, fisico leggermente un pò più in carne delle sue compagne, che si avvicinavano alle caratteristiche fisiche della Barbie, la ragazza si chiamava Amber, viveva con il suo adorato cagnolino Kenny incrociato con un Husky e un lupo di circa 4 anni con un bel pelo bianco e grigio che sembrava quasi argentato, e con suo padre il Dottor Steven Ripper, il medico più famoso e bello di tutto il Saint Hospital. La ragazza temeva l'ora della ricreazione perchè i suoi compagni specialmente i maschi la prendevano in giro, ogni giorno, sia al intervallo, sia durante le due ore di educazione fisica, sia quando avevano la supplenza e anche con determinati professori che erano troppo impegnati a spiegare la lezione per intervenire in difesa della povera vittima, negli ultimi due anni di scuola superiore, lei aveva dovuto subire le peggiori offese, ma in fin dei conti ormai ci aveva fatto l'abitudine era dalla seconda media che i ragazzi la deridevano senza pietà, qualcuno aveva provato anche a picchiarla, ma la botta, il punto in cui sentì il suo povero cuore spezzarsi fu quando il suo migliore amico Nickolas Gene Carter, un ragazzo alto all'incirca 1.80, biondo capelli corti, e gli occhi azzurri, durante una lezione di letteratura inglese cominciò a prendersi gioco di lei, all'inizio la ragazza rimase un pò sconcertata, ma decise di non badarci, però all'uscita di scuola la batosta fu definitiva:

Flashback

-Nick! Nickolas aspettami-esclamava la ragazza correndo verso la schiena del suo migliore amico che si stava allontanando senza considerarla, giunta a pochi cm da lui gli afferrò la manica del giachetto di blue-jeans costringendolo a voltarsi, quando furono faccia a faccia:
-Nick, come mai te ne stavi andando senza aspettarmi?Ti ho fatto arrabbiare con qualcosa che ho detto o fatto, se è così ti chiedo scusa non volevo!-
-......-
-Nick?-
Lui la guardò negli occhi poi
-Cos'è adesso non posso tornare a casa per i cazzi miei?-
-No...certo che puoi torn...-
Non riuscì a finire la frase che lui la squadrò da capo a piedi, sorrise sarcasticamente e fissandola nei bulbi oculari gli disse a brucia pelo:
-D'ora in poi io e te abbiamo chiuso, non voglio più essere amico di uno sgorbio come te!-detto questo le voltò le spalle e scomparve tra la folla, in quel preciso istante il suo cuore si spezzò, cominciò a piangere e alcuni ragazzi del Norfolk Istitute, le passavano accanto e le ridevano dietro e anche in faccia lanciandogli le peggio offese.
Una ragazza, Charlotte, alta, mora, occhi azzurri, bel fisico,era la più perfida del quinto anno, ella si avvicinò a lei, la osservò attentamente, le sorrise diabolicamente poi parlò:
-Poverina...cosa credevi che un ragazzo come lui, potesse esserti amico in eterno, ma guardati, neanche la chirugia plastica potrebbe farti diventare un tantino più accettabile, sei un caso disperato, tuo padre è un dottore giusto? Bene perchè non ti fai uccidere, così libereresti il mondo da un abominio come te, ciao sfigata-

Fine Flashback

Quelle parole le fecero male, però il male peggiore gliel'aveva appena fatto il suo migliore amico, e da quel giorno non si erano più nè guardati in faccia ne parlati, anche perchè Nick era il capo di quelli che la sfottevano ogni giorno.

CAPITOLO 1


The "Crash"

La voce della professoressa continuava a farsi sentire, Amber da brava alunna stava continuando a scrivere appunti, dato che era l'unica cosa che la faceva stare serena, in quella classe non aveva fatto amicizia con nessuno, era troppo timida, e quella poca sicurezza che aveva avuto durante quei due anni prima che Nick la mandasse al diavolo ormai era scomparsa, non riusciva a socializzare, ad essere felice, l'unica cosa che la faceva star bene erano gli appunti che prendeva, lo studio, la campanella delle 1.10pm che suonava dichiarando la fine delle lezioni e le vacanze.

*§*§*§*

Il lapis stretto nella mano destra di Amber stava percorrendo il foglio a quadretti a gran velocità, tracciando frasi attineti alla lezione, era totalmente immersa quando una pallina di carta la raggiunse sul banco, la voleva gettare per terra, ma non lo fece perchè su quel foglio lesse il nome di Nick, guardò la terza fila di fianco a lei, vide il volto dell'ex-amico sorriderle e pregarla di aprirlo, quindi volendogli ancora un pò bene, e sperando che smettesse di comportarsi a quel modo, lo aprì e lesse quanto segue:

"Amber....ci ho riflettuto a lungo questi ultimi mesi, mi sono comportato molto male con te, specialmente i primi due anni qui, quando quel giorno decisi di mandarti letteralmente al diavolo, dopo 8 anni di fedele amicizia, cavolo eri la mia migliore amica...aha la finisco con questo poema vengo al dunque, ti ho scritto questo biglietto perchè mi facevi pena, stai sempre sola, non parli con nessuno, ma perchè non te ne vai allo zoo con i tuoi simili, hai presente i babbuini? No scusami, che offesa, loro sono di gran lunga molto meglio di te, mostro!"

In quel preciso istante la campanella della ricreazione suonò, Amber aveva gli occhi lucidi, gettò il foglio per terra, depose i libri nello zaino, se lo mise in spalla, si alzò, passando davanti al banco di Nick che gli rideva in faccia, offendendola insieme agli altri compagni. La ragazza non ci badò, guardò verso la cattedra per vedere se la prof ci fosse ma per sua enorme sfortuna ella si era già dileguata, Amber cominciò ad avere paura quindi accellerò il passo e giunse alla porta, Nick si alzò dal banco la raggiunse, le dette una piccola spintarella, velocizzandole l'uscita dalla classe poi esclamò:
-Ecco brava vai a piangere dal paparino-
Le lacrime della ragazza stavano scendendo copiose dai suoi occhi, Nick negli ultimi giorni ci era andato giù pesante e la cosa la faceva soffrire il doppio, molte volte aveva desiderato ammalarsi e starsene per una o due settimane a casa, altre volte desiderava non essere mai venuta al mondo, la sua vita faceva schifo, però lei nonostante tutto ci teneva, non gli era mai passato per l'anticamera del cervello di farla finita, perchè aveva dei sogni che voleva realizzare uno tra questi era quello di fare l'attrice, posò il suo sguardo intriso di lacrime sul viso di quello che prima era il suo migliore amico, erano pure diventati fratelli di sangue 4 anni prima, poi scosse la testa e scappò via, uscendo dalla scuola.

*§*§*§*

Amber correva e correva, senza sapere dove volesse andare, gli sembrava di essere in un incubo, adesso voleva solo fuggire, tornarsene a casa, gettarsi sul letto, chiudendosi a chiave nella propria camera e iniziare a piangere, e a piangere.
i suoi piedi "sfrecciavano" sulla ghiaia della scuola, pochi metri ancora e avrebbe solcato la soglia che l'avrebbe condotta sulla strada di casa, ma all' improvviso il suo corpo si scontrò con qualcosa o qualcuno che involontariamente ne provocò la caduta di entrambi, Amber "precipitando" in avanti si era sbucciata leggermente il ginocchio nudo, e la mano destra, mentre un pò di polvere cadutagli sulla gonellina scozzese di media lunghezza, rossa, che insieme ad una camicetta bianca di seta, un gilet scozzese rosso, dove dalla parte destra vi era presente lo stemma della scuola, e un farfallino piccolo fatto di velluto dal colore nero, che formava l'uniforme del Norfolk Istitute, si sporcò.
La ragazza stava per alzarsi quando le forti mani della persona con cui si era scontrata l'anticiparono aiutandola a tornare in piedi, poi le orecchie di Amber udirono una voce maschile molto dolce, dispiaciuta e gentile che disse:
-Scu..scusami, che imbranato che sono, non ti avevo visto, mi spiace..ti sei fatta...-la voce si bloccò per poi ricominciare:
-Vedo che ti sei sbucciata il ginocchio, mi spiace, come posso farmi perdonare? Ti accompagno in infermieria?-
-No..non importa non è successo nulla-rispose timidamente tenendo sempre lo sguardo basso, trattenendo a fatica le lacrime ma i singhiozzi la tradivano
-Dimmi dov'è l'infermeria ti ci accompagno, potresti prenderti un infezione-
Amber per la prima volta dopo lo scontro di pochi secondi fà, alzò il viso incontrando quello del ragazzo che gli stava davanti, aveva all'incirca 16 anni, alto 1.72, con gli occhi di un blu splendente, capelli biondo scuro e un fisico ateltico, indossava una semplice felpa nera senza zip, senza tasche e capuccio, con il marchio della Reebook fisso al centro dell'idumento che si estendeva per quel punto in orrizzontale, indossava degli shorts grigio chiaro fino alle ginocchia, calzini di spugna chiari, e scarpe da ginnastica, dalla parte inferiore della felpa, si poteva vedere anche che indossava una t-shirt bianca, e poi al braccio sinistro teneva un rolex.
Lui la guardò poi:
-Piacere io mi chiamo Brian Tho....-
si bloccò non appena notò che la ragazza stava piangendo
-Hey..che ti è su...-
non terminò la frase che Amber:
-Scusami ma devo andare-
detto questo se ne andò via zoppicando leggermente.
Brian rimase attonito, poi tirò su le spalle e proseguì per la sua strada cercando di capire come mai quella misteriosa ragazza stesse piangendo.
"Bhe, spero di non essere finito in una specie di gigantesca cella di tortura!"

*§*§*§*

La mano destra di Brian spinse la maniglia anti-panico del istituto, che lo avrebbe condotto in portineria, i suoi piedi solcarono quella soglia, che dalla prossima settimana sarebbe diventata un elemento fondamentale nella sua vita, era giunto a Norfolk da meno di un giorno insieme alla sua famiglia composta dalla madre Jackie Hokins affermata stilista, dal padre Harold Littrell che era un avvocato molto famoso, e infine dalla gattina persiana bianca di nome Missy.
I sui piedi si insediarono per il corridoio principale dove alla sua destra incontrò la porta della segreteria è lì che doveva andare, quindi si voltò verso essa, bussò e attese che una voce dall'altra parte le desse il permesso di entrare:
-Avanti!-
Il ragazzo sussultò, deglutì la saliva, abbassò la maniglia, si udì il clak dell'apertura, e vi entrò timidamente, i suoi occhi blu si scontrarono con gli occhi verdi della segretaria Justine, una donna bassottina, un pò in carne, con gli occhiali, e i capelli a caschetto neri, con indosso una semplice camicetta bianca, e una gonna lunga blu, che lo osservò per poi parlare:
-Cosa desidera?-
-Sono Brian Thomas Littrell, il nuovo alunno, sono venuto per sapere in quale classe sono e l'orario settimanale delle lezioni-
-Si, sei quello che viene da Lexington giusto?-
lui annuì
-Bene...-rispose la donna sulla quarantina, distogliendogli lo sguardo per vedere sul pentium che gli stava accanto, fece correre il mouse per un minuto poi:
-Eccoti qui, sei nella III°C , al terzo piano, ora ti stampo l'orario..un attimo di pazienza, che devo andare nell'altra stanza, dato che la stampante si è guastata e ancora quel fanullone del tecnico non si è fatto vivo, scusami-disse per poi sparirgli davanti
-Ok,grazie-rispose ma le sue parole si persero nel silenzio della stanza.
"Cominciamo bene..qui"pensò iniziando a dare un occhiata in giro, sui bianchi muri vi erano appesi della sottospecie di quadri, anzi erano dei manifesti di concorsi fatti qui e vinti, poi il suo sguardo si portò in alto, sul soffitto, bianco dove risiedevano 4 semplici luci al neon, poi si distolse da quest'ultimo e tornò ad osservare la porta, dove la donna era scomparsa, sbuffò annoiato, d'un tratto dietro le sue spalle udì bussare, sussultò, poi sentì che altre due voci si erano fatte vive dietro di lui:
-Nick, sei stato grande, l'hai fatta piangere-
-Ma cosa vai dicendo Duke, Amber ha una sensibilità pari ad una capra-
-Già è vero, mi ci diverto troppo a prenderla per il culo, è talmente brutta che anche Monika della terza sezione D è molto più bella di lei-
-Non esageriamo-
-Cioè, mi vuoi forse dire che se Amber fosse l'ultima ragazza sulla terra tu te la faresti?-
-No, preferirei morire piuttosto che farmela, che schifo-
-Poi visto com'è scappata!-
-Tutta scena-
Brian rimase sconcertato da quello che involtariamente stava udendo, non vedeva l'ora che la segretaria ritornasse con l'orario, per togliersi di lì, gli facevano "ribrezzo" le persone come loro, infatti dopo pochi secondi la donna fece la sua comparsa, dette il foglio a Brian e:
-Ecco tieni, qui c'è l'orario settimanale, se vuoi puoi venire anche domani dato che è martedì-
-Preferisco la prossima settimana sono arrivato solo ieri mattina-
Justine annuì, il ragazzo le sorrise salutandola, poi si voltò incontrando gli sguardi interrogativi di Nick e del suo compagno Duke, ed uscì.
I due ragazzi si guardarono negli occhi, tirarono su con le spalle, e guardarono la donna:
-Cosa volete?-disse lei
-Justine, volevamo solo avere il permesso per domani pomeriggio dato che vorremmo rimanere qui e lavorare sul tema di letteratura che ci ha dato da fare la prof. Jaguar-
-In quanti sarete?-
-Io e Duke-
La donna gli osservò sospettosa e Nick accortosene
-Non faremo danni al laboratorio, stai tranquilla!-
-Lo spero, l'ultima volta che avete fatto un permesso per rimanere qui, la macchinetta degli snacks si è guastata-
-Non eravamo stati noi, ma uno del quinto anno-
-Si..certo, comunque eccovi i vostri permessi, fateli firmare dalla professoressa in questione e da uno dei vostri genitori-
-Okay, grazie arrivederci-
-Arrivederci-
Detto questo i due ragazzi fecero ritorno in classe dove il professore di biologia il signor Oscar Farrel, un uomo di circa 50 anni uguale ad Einstein, solo che a differenza di quest'ultimo aveva i capelli castani, stava iniziando l'appello:
-Duke Buble-
-Presente-rispose reggiungendo il suo posto
-Nickolas Carter-
-Presente-rispose riuscendo a sedersi
Il professore si fermò un attimo, osservò gli ultimi due ragazzi appena citati e parlò:
-Carter e Buble, la campanella è suonata da circa 5 minuti dove eravate?-esclamò irritato
-Ci scusi prof. ma eravamo in segreteria, credevamo di riuscire ad essere in classe al suono della campanella, ma non ce l'abbiamo fatta, le chiediamo scusa-Nick
L'uomo sembrò accettare le scuse e proseguì con l'appello, pronunziò gli ultimi 6 nomi del registro, giungendo all'ultimo:
-Amber Ripper?-
-.....-
-C'è la signorina Ripper-
uno dei maschi, un ragazzo con gli occhi verdi e i capelli a punta neri, si girò verso Nick e Duke dicendogli:
-No, perchè è corsa a piangere dal suo paparino-rise seguito a ruota da gli altri due
-Cosa ci trovate di così tanto divertente èh Carter, Buble e Danter- senteziò la voce ferma del professore, che poi continuò
-Per caso sapete qualcosa sulla mancata presenza della Ripper?-
I tre lo guardarono poi fu di nuovo Nick a parlare
-Non sò dove sia, ma al suono della ricreazione, si è alzata dal banco ed è scappata via come una pazza, e nessuno gli aveva fatto nulla di male-
-Magari ha visto uno scimpanzè ed è andata ad accoppiarsi-esclamò un'altro ragazzo robusto, con gli occhi castani, e i capelli a rasta
-Già magari si porterà Cita al ballo studentesco di fine anno-senteziò una ragazza, con i capelli lunghi biondi lisci, e gli occhi azzurri
la classe scoppiò in una fragorosa risata, il professore battè la mano sulla cattedra riportando il silenzio poi parlò:
-Miller e Baggins farò finta di non aver sentito le brutte cose che avete detto sulla vostra compagna di classe, ma se vi sento rifiatare di nuovo tornerete a casa con una nota, in quanto a voi Carter, Buble e Danter se vi ripesco a ridere, finirete dritti fuori dalla classe ci siamo capiti?-
annuirono
-Bene cominciamo con la lezione-

CAPITOLO 2


The New Neighbours

Erano scoccate da poco le 7:30pm a casa Ripper, Amber come quasi tutti i giorni era a casa da sola, dato che suo padre era a fare il suo turno al Saint Hospital, e adesso si stava preparando la cena, quando udì il suono del campanello, sorpresa, si recò alla porta l'aprì e:
-Cosa desiderate?-chiese alle due persone sulla trentina che le stavano di fronte, erano marito e moglie lui era un uomo abbastanza alto, rasato, con i capelli corti biondo scuro e gli occhi blu, era vestito con una camicia a righe azzurre, e jeans, mentre la donna era simile a Marylin Monroe, con gli occhi azzurri, indossava un semplice vestito primaverile, di raso azzurro pastello, Amber li squadrò da capo a piedi, poi con un dolce sorriso ripetè quello che aveva detto all'inizio:
-Cosa desiderate?-
-Piacere siamo i signori Littrell i vostri nuovi vicini, io sono Harold faccio l'avvocato, e lei è la mia bellissima moglie Jackie stilista, siamo arrivati qui solo ieri, e non abbiamo avuto il tempo di presentarci le chiediamo scusa signorina...?.-
-Amber Ripper piacere-disse porgendogli la mano che loro prontamente strinsero
-I suoi genitori?-chiese Jackie
-Bhe mio padre è a lavoro fà il medico, mentre mia madre abita a Long Beach dato che hanno divorziato un annetto fà-
-Oh ci dispiace, così sei sola a casa?-
-Si-
-Sai abbiamo anche un figlio che più o meno avrà la tua stessa età-Jackie
-Oh davvero?-
-Certo ora te lo chiamo-senteziò Harold
-Ehy Brian vieni a presentarti alla nuova vicina-
La ragazza sussultò, si voltò verso destra e vide uscire dalla porta di casa Littrell un ragazzo che non gli era nuovo, anzi era quello con cui si era scontrata la mattina, e temette di essere vista da lui come uno scorfano:
"Oh no un ragazzo, non bastava essere presa per il culo da tutti i maschi di Norfolk tra cui Nick, adesso ne è arrivato un altro"
In pochi secondi Brian era già davanti a lei, indossava una camicia azzurro cielo, e un paio di pantaloni bianchi, era un bel ragazzo, Amber arrossì, stava per parlare quando la precedette lui, dicendole:
-Noi due non ci siamo già scontrati stamani?-
Amber abbassò lo sguardo
-Allora voi due già vi conoscete-esclamò Harold guardando il figlio, che le lanciò un occhiata che solo la madre capì, quindi prese sotto braccio il proprio marito e lo trascinò via:
-Andiamo caro, dobbiamo finire di svuotare gli ultimi tre scatoloni, è stato un piacere conoscerti cara, ciao-
-A..arrivederci il piacere è stato mio-
Non appena i signori Littrell si allontanarono Brian prese la parola:
-Cominciamo da capo, visto che stamani sei scappata via come un fulmine, mi chiamo Brian Thomas Littrell, sono giunto solo ieri, ho 16 anni, e vengo da Lexington, piacere-disse sorridendole e porgendogli la mano.
-Pi..piacere mi chiamo Amber Ripper, e ho 16 anni-rispose stringendogli la mano
-.....Tutto qui-
La ragazza lo guardò stranita, lui le sorrise e parlò.
-Volevo dire se hai degli hobby?-
Lei annuì
-Ti va di parlarne? Sai vorrei conoscerti un pò meglio dato che saremo vicini di casa da oggi-le disse sedendosi sul portico, invitandola a fare lo stesso.

*§*§*§*

Una volta seduti, Amber avrebbe dovuto cominciare a parlare ma era titubante nel farlo, non sapeva da dove iniziare, non si fidava tanto di quel ragazzo anche se sembrava gentile, ma lo era stato anche Nick all'inizio, però ora era diventato l'esatto contrario e lei ne era intimorita, praticamente stava facendo scena muta, e già temeva la reazione che avrebbe avuto quel ragazzo, sì, già percepiva la sua voce unirsi a quella di quelle persone che la deridevano, cominciava a temerlo e Brian accortosene, la guardò con occhi gentili, e con alltrettanta gentilezza parlò:
-Vedo che sei timida, bhe inizio io, mi piace uscire, andare al cinema, e giocare a basket, tu?-
-....-
-Coraggio non sono qui per mangiarti, anche perchè fino a prova contraria non sono un cannibale, quindi tranquilla-
La ragazza sospirò e cominciò con fatica a parlare:
-Bhe ecco, mi piace giocare alla play2, di..disegnare, fare scampagnate, ascoltare musica, e..e scrivere-
-Wow molti più hobby di me-
Sul viso di Amber sbocciò un piccolo sorriso

*§*§*§*

Erano passati solo 5 minuti e i due ragazzi stavano parlando amichevolmente , quando vennero interrotti bruscamente dall'arrivo di una mercedes blu metallizzato, Amber guardò Brian e:
-E' tornato mio padre- rispose alzandosi seguita a ruota da lui, non appena l'uomo di circa 30 anni, in giacca e cravatta nera, capelli castani corti, pizzetto, occhiali da sole, e valigetta da dottore stretta alla mano destra, si "prostrò" davanti ai loro occhi, squadrò immediatamente il ragazzo accanto alla sua adorata bambina, chiedendosi chi diavolo fosse e perchè era lì, dati i precedenti con Nick lui non si fidava dei maschi che si fingevano amici di sua figlia per poi illuderla e al momento buono, scacciarla in malo modo dalla loro vita, per poi schierarsi dalla parte di quelli che la prendevano in giro, e rincarare la dose di offese, con passo sicuro e severo si avvicinò ai due ragazzi guardò amorevolmente la figlia la salutò con un bacetto sulla guancia poi, portò il suo sguardo investigativo su Brian, si tolse gli occhiali da sole per vederlo meglio, il padre di Amber aveva gli occhi color verde smeraldo, lo scrutò attentamente, poi prima che Amber o anche lo stesso Brian potessero proferire parola lui si fece sentire:
-Tu chi saresti?-
Brian si intimorì un pochino a causa dell'innaturale fredezza percepita nel tono del padre, però rispose:
-Mi chiamo Brian Thomas Littrell, ho 16 anni, vengo da Lexington e sono il nuovo vicino di casa! piacere di conoscerla signore-
-Piacere sono il dottor Steven Ripper, adesso ti chiedo scusa ma devo andare-rispose dandogli una furtiva ma attenta occhiata, quindi proseguì per la sua strada.
Una volta raggiunto il portone dell'immensa casa, si voltò verso la figlia e:
-Avanti Amber vieni dentro che è tardi-
-Si papà arrivo-
Non appena Steven sparì all'orizzonte la ragazza, salutò il ragazzo e rientrò in casa, chiudendo la porta dietro di sè.

CAPITOLO 3


New Entry

<"Sorgi e brilla Norfolk, oggi è una stupenda giornata primaverile, il sole batte su tutta la costa, previsioni del giorno: Sole, e cielo azzurro, buongiorno qui è Dj Alex che parla, sparatevi questo pezzo pop per cominciare al meglio la giornata" gridò la radio sveglia, poi la canzone si presentò nell'aria e nella camera di Brian.
Dalle lenzuola sbucò la sua testa, capelli spettinati, sguardo tutt'altro che sveglio, cercò con la mano destra di spegnere la radio, ma forse per uno sbaglio di calcoli, o a causa del sonno, cadde dal letto:
-Ahi...comincio bene-disse
poi la voce di sua madre si fece sentire aldilà della porta:
-Che è successo Brian? Ho sentito un tonfo-
-Niente, sono solo ruzzolato dal letto-
-Stai attento la prossima volta, comunque datti una smossa o farai tardi a scuola-
-Siii...(Pfui tardi, sono appena le 7:00am...ahuuu uffa che palle, nuovo posto, nuova casa, nuova scuola e nuovi compagni, spero che quei due che mi ritrovai in segreteria non siano in classe con me! Non le sopporto le persone come loro, aha vabè pace, su coraggio Brian alza le chiappe da terra e fai quello che devi fare)-
Si alzò da terra, e si recò in bagno.

*§*§*§*

Erano scoccate le 7:15am Brian era giù nell'immensa sala da pranzo a fare colazione sua madre e suo padre si erano già recati al lavoro, e lui era da solo con Missy che se la stava dormendo sul suo letto.
Brian immerse il cucchiaio nella tazza di cereali, per poi portarselo alla bocca e cominciare a mangiare, mentre la sua mente vagò alla settimana prima, ogni giorno, quando usciva verso le 1:30pm a prendere la posta, vedeva tornare Amber da scuola, quasi sempre in lacrime, la salutava e lei gli rispondeva con un cenno di mano tenendo lo sguardo fisso per terra, magari voleva nascondere le lacrime che gli bagnavano il viso, ma nonostante i capelli castani, che le coprivano il volto, la sua schiena la tradiva, perchè era avvolta dai singhiozzi, Brian i primi giorni faceva finta di nulla, non voleva fermarla e parlargli, perchè non gli sembrava una cosa giusta, si doveva fare gli affari suoi, ma alla fine non ce la fece.

Flashback


Erano le 1:30pm di venerdì 24 Marzo Brian si recò fuori come sempre per prendere la posta, ma non trovò niente, comunque decise di aspettare Amber che era stranamente in ritardo, rientrò in casa, e si mise vicino alla finestra che dava sulla strada, guardava la Tv e allo stesso tempo scrutava l'orrizzonte per riuscire a vederla, ma fu il nulla più totale, quindi cominciò un pò a preoccuparsi, però continuava a tenere gli occhi sulla strada.

Ore 2pm

Gli occhi di Brian videro la figura di Amber avvicinarsi alla propria abitazione, si tolse dalla sua postazione, e con fare disinvolto e il più naturale possibile uscì di casa per andare verso la cassetta postale, in quel preciso istante Amber fece il suo ingresso nel giardino di casa propria, Brian la salutò lei fece il solito cenno di mano, stava per aprire la porta di casa, quando lui decise una volta per tutte di intervenire:
-Ehy Amber, aspetta devo chiederti una cosa-
Amber sussultò, si asciugò le lacrime, ed esclamò
-Non ho tempo scusa-
-Amber, è da quando sono qui che ti vedo tornare in lacrime, che hai?-
-Non sono cose che ti riguardano-
-Forse potrei aiutarti-
Amber scoppiò
-NO NESSUNO MI PUO' AIUTARE E ADESSO LASCIAMI STARE, NON TI CONOSCO NEMMENO, CHE DIRITTO HAI DI IMPICCIARTI DEGLI AFFARI MIEI-urlò entrando in casa sbattendo la porta.
Brian rimase li sulla soglia della porta, scosse la testa dispiaciuto, poi fece ritorno nella propria abitazione

End Flashback

Brian, ingiottì l'ultima cucchiata di cereali, depose con cura la scodella nel lavabo, prese chiavi di casa, zaino ed uscì per recarsi a scuola.
Percorreva la strada con sicurezza, indossando la divisa della scuola, formata da pantaloni e giacca nera con lo stemma sul petto dalla parte sinistra, e una camicia bianca. Aveva i capelli gelatinati,sembravano quasi bagnati, lo zaino invece era di un semplice colore nero, e alle orecchie teneva le cuffie del walkmen, da esse fuoriusciva la canzone del suo gruppo preferito i Boys 2 Men, camminava e camminava, guardandosi intorno, era quasi giunto a destinazione, i suoi occhi blu osservarono estasiati l'oceano, che gli faceva compagnia insieme alla canzone, che si disperdeva nelle sue orecchie e nella sua testa, portandolo a cantargli dietro, aveva un voce molto dolce e delicata anche quando intonava le parole che udiva, fece un altro pò di passi, poi svoltò a sinistra dando le spalle all'oceano e fece il suo ingresso nell'immenso piazzale-giardino della scuola, erano le 8:10am la campanella suonò e lui insieme ad altri migliaia e migliaia di ragazzi e ragazze che andavano dai 15 ai 18 anni solcò l'ingresso del istituto più prestigioso di tutta Norfolk.
Dopo spinte e spintoni, spiaccicamenti e non Brian riuscì a raggiungere il suo piano, era spaesato, si guardava intorno senza sapere qual'era la direzione da prendere, era un piano, ma ai suoi occhi sembrava un labirinto, non sapeva da che parte andare, era disperato, per fortuna in suo aiuto giunse una ragazza del 4°anno appartenente all'orientamento delle new entry, matricole e non. Era alta e formosa, aveva dei lunghi capelli rossi e due occhi azzurri, si avvicinò a Brian, le sorrise, aveva dei denti bianchissimi, labbra carnose, e un profumo di vaniglia, che lo rintronò un pò, poi la ragazza parlò:
-Ciao sei nuovo vero?-
lui annuì
-Sono Brooke del 4°anno, vedo che sei un pò spaesato, coraggio dimmi in quale classe devi andare, ti ci accompagno io-
Brian arrossì, deglutì la saliva, ricompose la voce, e parlò
-Bhe ecco dovrei andare nella 3°C sò che a questo piano però non ho la più pallida idea di dove sia precisamente
-Ho capito, seguimi-
Annuì seguendola

*§*§*§*

percosero tutto il corrodio per poi voltare a sinistra, a destra e infine a sinistra, giungendo poi a destinazione:
-Eccoci, è la prima porta a destra-
-Grazie-
-Di nulla è il mio lavoro! A proposito come ti chiami?-
-Brian-
-Bel nome, bene ti saluto, in bocca a lupo-
-Grazie crepi-
Brooke le sorrise poi girò l'angolo e scomparve.
Brian si recò alla propria classe, bussò e udì la voce di uomo che gridò:
-Avanti!-
Il ragazzo tirò un bel respiro, spinse la maniglia anti-panico ed entrò, guardandosi intorno, vedeva sia ragazzi che ragazze, la sua attenzione si posò su due ragazzi che chiaccheravano in fondo alla fila e riconobbe quei tizi che aveva incontrato in segreteria, lunedì scorso.
"Perfetto, quelli erano due che preferivo non avere in classe, vabè pace"
le ragazze che vedeva erano tutte molto carine c'erano due bionde,tre brune, tre rosse e una castana chiara, i maschi erano più o meno simili come capigliatura solo i capelli biondi di Nick spiccavano tra la folla maschile, smise di guardarsi intorno, non appena la voce del professore di psicologia il signor Andrew Sanders, un uomo di 40 anni, con i capelli castani come gli occhi, vestito di tutto punto si fece sentire:
-Bene da oggi avrete un compagno nuovo, presentati alla classe- disse spostando lo sguardo dai i propri alunni per tornare su di lui che si presentò.
-Ciao a tutti mi chiamo Brian Thomas Littrell ho da poco compiuto 16 anni, provengo da Lexington in Kentucky, sono qui a Norfolk con la mia famiglia da una settimana pari, pari, non ho molti hobby, però adoro giocare a basket, spero di fare amicizia-
-Bene, spero che vi comportiate bene con lui, benvenuto al Norfolk Istitute Brian Thomas Littrell io sono il suo professore di psicologia mi chiamo Andrew Sanders, saremo insieme per due ore stamani, bene siediti laggiù, all'ultimo banco della 4°fila-
Il ragazzo annuì, e con passo sicuro si diresse al suo posto incontrando gli sguardi delle ragazze che erano per la maggior parte già stracotte di lui, i maschi, tra cui Nick lo guardavano in modo strano, specialmente quest'ultimo forse volevano arruorarlo nella squadra di basket o magari nel club "Sfotti Amber Ripper"
Brian giunse al suo banco, alla sua destra c'era Nick che lo chiamò:
-Ehy tu new entry-
Brian si voltò verso di lui che già gli dava sui nervi, fece un sorrisino di circostanza e rispose:
-Si che c'è?-
-Piacere, mi chiamo Nickolas Gene Carter, e lui è....-
-Mi presento da solo Carter-rispose
-Piacere sono Duke Dave Buble-
-Piacere mio-
-All' intervallo dobbiamo parlare-
disse Nick a Brian che annuì per poi voltarsi dalla parte opposta dove i suoi occhi blu si scontrarono con un banco vuoto.

*§*§*§*

Il professore Sanders dette un ultimo sguardo ai suoi allunni e cominciò con l'appello nel momento in cui la sua bocca si aprì per pronuziare il primo nome, bussarono alla porta, sbuffò, poi esclamò:
-Avanti-
Tutti si voltarono a vedere chi fosse anche Brian, la porta si aprì presentando a tutti Amber che timidamente, senza guardare nessuno apparte il professore, si avvicinò alla cattedra e parlò:
-Le chiedo scusa per il ritardo stavo poco bene-
Il professore stava per parlare, quando la voce di uno dei compagni si fece sentire
-Si certo come no Amber, dì piuttosto che guardandoti allo specchio lo hai rotto!-
Brian sussultò infastidito, Amber sembrò non attutire il colpo, ma purtroppo non fu così perchè i suoi occhi divvenero lucidi, il professore accortosene guardò quello che aveva proferito parola e:
-Qualcuno qui si ritroverà con uno specchio spaccato in testa, se non la pianta di usare la propria bocca per offendere invece che usarla per raccontare la lezione di psicologia che avevo dato da studiare Giovedì scorso, non è vero Signor Dudley!-
Il ragazzo preso in causa abbassò la cresta, e si ammutolì
poi il professore si voltò verso Amber dicendole:
-Va bene scuse accettate, ora vada al suo posto, ha un compagno nuovo da stamani-
Amber annuì, per poi dirigersi al proprio posto, i suoi occhi non guardavano nessuno in faccia e già temeva che il nuovo arrivato si aggregasse alla Nick & company, fece un altro passo giungendo a destinazione, si sedette, depose lo zaino a terra e prese il libro di psicologia da dove cadde un lapis rimasto tra le pagine, depose il libro sul banco e si apprestò a raccoglierlo, quando vide una mano maschile prenderlo al posto suo, alzò il volto, trovandosi davanti Brian che le sorrise:
[Ciao come và?]
[Bri..Brian?!]
[In persona! Sono il tuo nuovo compagno di classe, mi spiace, dovrai sopportarmi!]
La ragazza fece un debole sorriso, che non si poteva notare ad occhio nudo, Brian ci rimase un pò maluccio, comunque gli porse il lapis:
[Tieni]
[Gra..grazie]rispose prendendo con mano tremante la matita
[Di nulla]senteziò il ragazzo portando lo sguardo sul prof che stava terminando l'appello.

CAPITOLO 4


Brian Starts A First And True Approach

Durante l'intervallo:
Brian era sulla terrazza dell' Istituto in compagnia di Nick, Duke e gli altri ragazzi di classe.
Da dov'erano, Brian poteva vedere la classe e in particolare Amber, la vedeva seduta, da sola, intenta a bere il suo succo di frutta alla pesca e a rivisitare gli appunti appena presi. Aveva un volto triste, nei suoi occhi anche se era dall'altra parte del vetro, lui ci leggeva molta sofferenza, non sembrava, anzi non era affatto felice, era talmente immerso nel guardarla sottocchi da non rendersi conto che Nick lo stava chiamando, fu una leggera pacca sulla spalla datagli da quest'ultimo a destarlo, quindi portò lo sguardo su di lui che parlò:
-Hai capito che ti ho detto?-
Brian lo guardò con un punto interrogativo, Nick capì, sospirò e ripetè tutto
-Allora ti ho chiesto se ti andava di entrare nella squadra di basket della scuola, e ti stavo avvisando riguardo alla Ripper, è solo una sfigata, quindi per il tuo bene stagli lontano! Altrimenti non avrai una buona reputazione qui a scuola, sei un bel tipo, e non puoi rovinarti stando con una perdente come quella, hai capito?-
Brian rimase a dir poco sconcertato da quello che aveva sentito uscire dalla bocca di Nick, voleva difenderla ma lasciò perdere e rispose solo:
-Ci penserò-
-Okay hai tutta la settimana per pensarci, comunque ti conviene accettare la mia proposta di entrare nella squadra di basket, e di seguire il mio consiglio riguardo ad Amber Ripper-
-Okay ho capito, tra una settimana avrai una risposta, grazie per l'invito e per il consiglio-
Detto questo la campanella segnò la fine dell intervallo, e l'inizio delle 2 ore di matematica odiata da tutti, pure da Amber la quale non riusciva ad andare più in là del 4 nonostante tutti i suoi sforzi.

*§*§*§*

Erano le 1:10pm Amber per tutta la mattina era stata lasciata in pace, quasi non ci credeva, però per le ultime 3 ore di scuola Brian non le aveva rivolto parola, anzi era stato tutto il tempo a parlare con Nick e Duke e questo le fece intuire che forse lui si era aggregato alla combriccola di Nick per prenderla in giro, e si stava sentendo male per questo, anche perchè Brian era il suo vicino di casa.

All'uscita di scuola...

Amber si stava dirigendo a grandi passi verso l'uscita di scuola, con il suo fedele walkmen alle orecchie, dalle cuffie di un colore nero usciva una musica molto lenta, che poi diede il via alle parole della canzone, l'artista in questione era Celine Dion, era immersa nei suoi pensieri, quando improvvisamente sobbalzò dato che aveva percepito qualcosa che gli aveva colpito lo zaino, poi sentì il rumore di un sasso che cadeva proprio dietro di lei, capì subito chi fosse stato e cominciò a correre per giungere il più fretta possibile verso l'uscita, una volta fuori dalla mischia, continuò la sua estenuante corsa, la paura si era impadronita di lei, non riusciva quasi a correre, percepiva altri passi raggiungerla velocemente, si spaventò ulteriormente, cercò di accellelare, svoltò a sinistra, ma inciampò su un tombino e cadde slogandosi leggermente la caviglia, voleva alzarsi ma era paralizzata dalla paura, lì intorno poi non c'era nessuno, era l'unico tratto di strada,privo di case, infatti c'era solo un muretto che separava la strada sterrata dall'oceano, percepì i passi avvicinarsi, poi udì delle voci di ragazze che dicevano:
-Si l'ho vista è andata da quella parte-
Cercò di alzarsi, ma nel momento in cui lo fece, le ragazze erano già intorno a lei, che cominciò a tremare.
-Amber dicci un pò che diritto hai di conoscere il nuovo arrivato? Tu non puoi e non devi parlare con lui, vuoi rovinagli la reputazione?-disse Eva Miller la più bella della classe, la reginetta della scuola e la leader delle ragazze
Amber scosse la testa:
-No, non voglio rovinargli la..la reputazione-
-Bene allora smettila di giragli intorno e di guardarlo, lui diventerà il mio ragazzo, lo inviterò al ballo studentesco, tu non te lo meriti, sei un mostro!-
Amber, abbassò lo sguardo, ma poi fu costretta a riazarlo dato che Eva gli mollò uno schiaffo e quasi gli urlò in faccia:
-Guardami demente! Hai capito?-
-......-
Un altro schiaffo si presentò sulla sua guancia
-Hai capito!-
-Si-disse infine Amber
-Bene-
Detto questo Eva non contenta le dette una spinta, facendola cadere a terra, si strofinò le mani fiera e se ne andò via con le altre, poi voltando l'angolo, incontrò lo sguardo di Brian e ne rimase estasiata, lo guardò negli occhi, le sorrise facendogli l'occhiolino, per poi leccarsi sensualmente le labbra, dopo le sfregò le spalle sorpassandolo, poi decise di completare l'opera dandogli una leggera palpata al sedere, a quel gesto lui si voltò verso di lei sconcertato:
-Ciao Bri-gli disse sensualmente
-Ciao-rispose facendo un sorrisino di circostanza, scosse la testa, e svoltò l'angolo, dove trovò Amber intenta ad alzarsi, corse verso di lei:
-Amber, stai bene?-
La ragazza sussultò, e rispose
-Sto benone lasciami in pace- disse cominciando a camminare, ma la caviglia le faceva male e stava per cadere a terra, fu Brian che la prese in tempo, Amber cercò di divincolarsi da quella presa ma non ci riuscì:
-Sò camminare da sola, mollami!-
-No, non credo proprio-
-TI HO DETTO DI LASCIARMI!-urlò con una voce soffocata dall'imminente pianto che stava per assalirla.
Brian la lasciò poi chiese:
-Possiamo almeno fare la strada insieme?-
Amber, riprese il cammino zoppicando e rispose:
-Fai come ti pare-
-Grazie-disse scherzosamente
Amber scosse la testa, e alzò ulteriormente il volume del proprio walkmen.

CAPITOLO 5


The Drop That Make To Overflow The Pot

Da quel giorno, era passato un mese e una settimana, per tutto quel tempo Brian aveva cercato in tutti i modi possibili, di conquistarsi la fiducia di Amber, le voleva essere amico, ma ancora non ci era riuscito, ma non si sarebbe arreso, nel frattempo aveva accettato la proposta di Nick, ovvero quella di entrare nella squadra di basket, però si era altamente rifiutato di evitare Amber, dicendo a Nick questo:
-Non mi interessa, di cosa penserete, o che reputazione avrò, io non intendo, e non ho la minima intenzione, di snobbare Amber, io non sò che cavolo avete contro di lei e non voglio saperlo, ma non puoi dirmi di trattatarla come tutti voi specialmente come tu la stai trattando, ci siamo intesi, se non ti va bene la mia condizione puoi escludermi dalla squadra, a te la scelta Carter!-disse queste parole, prima di lanciare un occhiata sicura e seria a lui e ai suoi "lacchè", poi gli voltò la schiena e se ne andò.
Ancora Brian non riusciva a capire come mai i suoi compagni di scuola ce l'avessero così tanto con quella povera ragazza, più cercava di capirlo, più gli andava in panne il cervello, quindi decise di finirla con lo scervellamento, e comunque a lui Amber stava simpatica, sembrava molto più dolce e sensibile delle sue compagne, specialmente di una, ovvero Eva Miller, quella ragazza, la copia esatta di Barbie, gli stava sempre addosso, cercava di sedurlo, di farsi piacere, ma ancora non c'era riuscita, e tutta la sua frustrazione la getteva addosso ad Amber, senza farsi notare da lui.
Amber continuava a non fidarsi di Brian, però si era resa conto che le offese erano un pò diminuite, ma erano ugualmente presenti.

*§*§*§*

Era una splendida giornata d'aprile, il cielo era azzuro, completamente privo di nuvole, e il sole risplendeva alto nel cielo, Amber e la sua classe stavano terminando l'ultima mezz'ora di educazione fisica, i maschi erano impegnati in una partita di basket mentre, le femmine in una partita di pallavolo, la squadra di cui Amber faceva parte stava vincendo per 10 a 5. Alla battuta c'era Eva, che scrutava il campo avversario per scovare, una persona e quella persona era proprio Amber, Eva sorrise diabolicamente poi:
-PALLA!-urlò battendo
il pallone arrivò minacciosamente e velocemente verso Amber, che fu pronta a batterlo con l'ausilio del palleggio, ma improvvisamente la palla perse quota e fu costretta a tuffarsi usando il pugno, il suo corpo scivolò sul pavimento, Brian si fermò un attimo per prendere fiato e casualmente si voltò per dare un occhiata alla partita di volley, e vide Amber a terra, mentre la palla colpì il suo pugno teso, per ritornare al mittente e segnargli il punto, il viso della ragazza si voltò accidentalmente verso il campo di basket facendole così incontrare lo sguardo di Brian, che le sorrise alzando il pollice, per poi dargli le spalle e ritornare al suo gioco, Amber si alzò, continuando a tenere gli occhi su di lui, voleva vedere come giocava, e così fece, lo vide mentre si prendeva possesso di palla ai danni di Nick, per poi diregersi a canestro, saltò, e cestinò il pallone con uno slam dunk, lo vide atterrare per dopo girarsi, e lei distolse lo sguardo tornando alla partita di volley.

*§*§*§*

Il pallone di pallavolo venne lanciato male dalla battitrice di turno della squadra avversaria, quindi uscì dal campo di volley, per recarsi a quello da basket, i ragazzi erano impegnati nella propria partita quindi nessuno notò la palla, e Amber dovette andare a prenderla, si abbassò evitando la precaria rete che separava il campo di basketball da quello di volley, corse verso il punto in cui la palla si era fermata, ovvero in fondo al campo, la raggiunse, si chinò per prenderla quando si vide venire addosso Nick, che gli scivolò letteralmente alle gambe spostandola leggermente, poi il ragazzo si alzò, si voltò verso di lei e:
-Accidentaccio a te mostro,stai sempre tra piedi, per colpa tua scema che non sei altro, sono scivolato, perchè una buona volta non ti levi dalle p....-non riuscì a terminare la frase perchè Brian lo raggiunse:
-Nick ti vuoi decidere a fare la rimessa?-
il ragazzo annuì, guardò con rabbia Amber, e si recò nel punto in cui avrebbe effettuato la rimessa, non appena si allontanò, Amber si chinò per prendere la palla, ma Brian la preceddete passandogliela, le sorrise e le disse:
-Hai fatto un bel tuffo complimenti!-
-Gr..grazie- rispose debolmente, voleva complimentarsi con lui per lo stupendo slam dunk che aveva fatto, ma ormai Brian era ritornato alla propria partita, e lei doveva fare lo stesso, quindi inizò a correre giungendo al campo di volley, e si preparò per la battuta, dato che stava a lei.

*§*§*§*

Ore 12:40am Amber come tutte le altre ragazze era nello spogliatoio, intenta a cambiarsi, per indossare nuovamente l'uniforme scolastica, i pantaloni della sua tuta nera firmata Nike, erano arrotolati alla sua sinistra, mentre la sua maglia era posizionata alla sua destra, era in reggiseno e mutandine bianche, le sue gambe partendo dal basso verso le ginocchia erano avvolte con i gambaletti color fumo, ai piedi indossava le scarpe della divisa, si infilò la gonna, stava per mettersi la camicetta, quando davanti a lei si posizionò Eva Miller, già vestita, che la squadrò da capo a piedi per poi dirle in tono minaccioso:
-Mi sbaglio o tu ti stai avvicinando troppo a Brian?-
Amber, non proferì parola, la guardò solo dritta negli occhi, voleva, per la prima volta risponderle ma non lo fece e lei proseguì il discorso:
-Stai zitta vedo...come sempre del resto, dì un pò, chi ti credi di essere per parlare liberamente con lui?-
Stavolta Amber decise di far sentire la sua voce:
-Innanzi tutto, io non ci..non ci stava parlando, lui ha iniziato a parlarmi-
-Osi anche rispondermi e mentirmi, mostro?-
-Bhe mi hai fatto una domanda è mi è sembrato logico ris...-
Non terminò la frase, che Eva la prese per le spalle, e la "sbattee" alla porta,
poi parlò:
-Ti avrò detto mille volte, di stargli lontana, tu non meriti di stare con lui, sei brutta, e sopratutto sfigata, non hai il dirittto di flirtarci!-
-Io..io non ci stavo flirtrando, tu sei pazza!-
Quella parola rimbombò svariatissime volte dentro la testa di Eva che non ci vide più, per la prima volta Amber aveva deciso di risponderle educatamente, apparte l'ultima parola, e questo lei non lo tollerò, come osava, quella insulsa ragazza chiamata Amber, ribattere, senza il suo permesso? Lei non si doveva permettere di ribellarsi a Eva Miller figlia del più ricco imprenditore di Norfolk! quindi perse il controllo, cominciò a spintonare Amber che cercava in tutti i modi di difendersi.

Dall'altra parte della parete vi era lo spogliatoio dei ragazzi, che udendo delle urla appartenenti sicuramente alle loro compagne di classe, cominciarono ad ascoltare, specialmente Brian, che riusciva ad udire delle offese, delle risate, delle grida, poi infine percepì un rumore, era come un tonfo di qualcuno sulla porta, si alzò da sedere, e si diresse fuori dallo spogliatoio, e vide Amber seduta a terra con le spalle verso di lui, la ragazza era solo in gonnellina, scarpe, gambaletti e reggiseno il quale aveva la spallina destra calante, lui sussultò, si tolse la giacca della divisa studentesca, e la depose sulle spalle della ragazza, che balzò in piedi coprendosi davanti, i suoi occhi castani imbarazzati incontrarono quelli blu di lui, sussultò, si sentiva una scema, e voleva nascondersi sotto terra, per la figuraccia che stava facendo, quindi portò la mano sulla maniglia anti-panico dello spogliatoio femminile, e scoprì di essere chiusa fuori, sentiva le lacrime scendergli dagli occhi, era lì fuori, in mezzo al corridoio, con indosso solo la gonnellina, e la giacca che gli aveva porto gentilmente Brian, che adesso era lì con lei, stava per scoppiare a piangere, non sapeva che dire, era immobile davanti alla porta chiusa, lui intuendo il suo mastodontico imbarazzo, parlò:
-Amber, chi ti ha buttato fuori?-
-Ne..nessuno!-rispose titubante
-Andiamo, vuoi farmi credere, che ti sei gettata fuori da sola?-
Amber, portò timidamente lo sguardo su di lui per poi abbassarlo nuovamente senza proferire parola, le lacrime cominciarono a scenderle dagli occhi, Brian se ne accorse, gli mise una mano sulla spalla, ma lei prontamente si staccò, allora lui decise di presentarsi davanti a lei, "costringendola" a guardarlo in faccia poi parlò:
-E' stata Eva non è vero?-
-.....-Non rispose ma lui capì
-Adesso ci penso io-disse voltandosi verso la porta
Amber le fermò timidamente il braccio che stava per bussare alla porta dicendo:
-Lascia stare, sono fatti miei!-
Brian scosse la testa, bussò, la porta si aprì di botto colpendolo in pieno naso:
-Si può sapere cosa vuoi cretina che non sei a....-esclamò Eva bloccandosi, non appena si rese conto che la persona che aveva colpito con la porta non era Amber, ma Brian, prontamente si avvicinò a lui dando una spallata alla ragazza:
-Levati demente- le disse, togliedogli in malomodo la giacca di Brian per poi deporla su di lui e:
-Scusami, Brian non volevo, ti accompagno in infermieria, non sai quanto mi dispiace-
-No..non importa sto bene-rispose togliedosi la mano dal naso, per poi guardarla per paura che gli stesse uscendo il sangue, ma non vide niente, era solo un pò rintronato
-Scusami amore, non volevo, ti accompagno in infermeria per accertamenti! non vorrei ti venisse un trauma-
-Gra..grazie-rispose un pò intontito allontanandosi dalla visuale di Amber che si sentì profondamente in colpa, abbassò lo sguardo, e rientrò nello spogliatoio dove terminò di vestirsi.
Alle 12:55pm Amber, dopo aver deposto tuta, t-shirt, calzini e scarpe nell'apposito borsone, uscì dallo spogliatoio recandosi in fretta e furia fuori, non vedeva l'ora che la campanella dell' 1:10pm suonasse, per decretare il termine delle lezioni.

*§*§*§*

Una volta fuori, si voltò verso l'entrata della palestra, e vide attraverso il vetro Kelly Andersen il braccio destro di Eva.
Kelly era una ragazza bionda, dai capelli chiusi in una coda di cavallo, occhi azzurri, labbra carnose, naso perfetto, alta si e no 1:70, fisico da passerella, stava parlando con Nick, che non smetteva di lanciare occhiatacce tutt'altro che amichevoli alla povera Amber che cominciò a temere il peggio, sentì l'ansia salirgli, guardò l'orologio che segnava solo l' 1:00pm, e l'angoscia la pervase, chissà che gli avrebbero combinato una volta faccia a faccia, quasi tremava al solo pensiero, l'apice giunse non appena i suoi occhi videro che si stavano affrettando ad uscire, sussultò, e decise di cambiare posto per sfuggirgli e cosi fece, accellerò il passo, e si mise dietro ad una delle tante colonne lì presenti, ma questo non bastò perchè all'improvviso, affacciandosi leggermente per vedere se fossero usciti, si ritrovò faccia a faccia con Nick e due dei sui tanti lacchè
-Credevi di svignartela èh Ripper?-Nick
-No io non....-rispose titubante la ragazza quasi pietrificata
-Shh non parlare...come ti senti ad essere stata la causa di quello che è successo a Bri?-
-......-
-Cos'è stai zitta adesso? eh Amber, ti rendi conto di quello che hai combinato?-
-Io..io non volevo, non è stata colpa m...-
Nick la zittì con un gesto poi parlò di nuovo:
-Oh si, invece è stata proprio colpa tua, porti sfiga a tutti quelli che ti circondano!-
Intervenne uno dei sui lacchè, si chiamava Tod Patter, era un ripetente, aveva il piercing al naso, capelli rasati castani, occhi azzurri e un tatuaggio sulla parte sinistra del collo che raffigurava un cobra stilizzato nero, la guardò in modo agghiacciante e poi aprì bocca dicendole:
-Già, Nick ha ragione, porti sfiga a tutti, e poi..ahahah..guardati come stai messa! Fai talmente schifo che in confronto a te la babbiona della 4°D è miss universo, porti solo guai, se Brian si è fatto male è solo per colpa tua il minimo che potresti fare è scusarti con lui, sempre che non ce l'abbia con te....-
Intervenne Nick
-Ancora non capisco come mai Brian, cerchi in tutti i modi di voler diventare amico tuo, io se ripenso a quando eravamo amici mi viene su il vomito! bleah, io, ero amico di una demente e obrida creatura come te, yak-
Amber teneva lo sguardo basso, stava piangendo, lui se ne rese conto e decise di rincarare la dose.
-Oh poverina, ti ho fatto piangere, guarda come piange poverina, vuoi la mammina o il paparino, quali dei due? Oh scusa, dimenticavo, i tuoi sono separati, tua madre vive dalla parte opposta degli USA, e tuo padre è sempre impegnato con il lavoro e a casa non c'è mai! Sai...credo che faccia così tante ore, per tornare a casa tardi ed evitare di vedere la tua orrenda faccia! E lo stesso vale per tua madre!-
All'udire queste parole Amber perse la pazienza, alzò lo sguardo scontrandosi con quello di lui, e gli mollò un tremendo schiaffo urlandogli in lacrime:

-SEI SOLO UN LURIDO BASTARDO, TI ODIO, ODIO TUTTI VOI, ODIO QUESTA SCUOLA, ODIO TUTTO E TUTTI QUI, SAPETE SOLO OFFENDERE, NON VI FERMATE DAVANTI A NIENTE, E SECONDO VOI IO SAREI UN MOSTRO, SOLO PERCHE' NON SONO MAGRA COME TUTTE LE FINTE BARBIE QUI DENTRO, NON SAPETE FAR ALTRO CHE DERIDERMI SENZA RITEGNO, IO NON SONO IL VOSTRO GIOCATTOLO, SONO UNA PERSONA COME TUTTE VOI, HO DEI SENTIMENTI COME TUTTI NELL'UNIVERSO, MA A VOI NON IMPORTA, SEI IO MORISSI A CHI IMPORTEREBBE? A NESSUNO, ANZI CREDO CHE SARESTE COSI CONTENTI DA FARE UNA FESTA, IO SARO' ANCHE UN MOSTRO, UNO SGORBIO, SARO' PIU' BRUTTA DI QUELLA DELLA QUARTA D, OKAY VA BENE! MA I VERI MOSTRI QUI, SIETE VOI, TUTTI QUANTI VOI!-

Sulla scuola piombò un silenzio tombale, Amber tremava a causa della rabbia e della sofferenza accumolata negli anni e che adesso miracolosamente era riuscita a far uscire. Sorpassò un Nick completamente scioccato (a causa dello schiaffo), e i suoi due lacchè che non erano da meno, e accellerò il passo che da lì a poco si tramutò in corsa, cominciò a correre e a correre, non badando a dove andasse, l'unica cosa che voleva fare era quella di uscire da quel postaccio il più in fretta possibile.

*§*§*§*

In quel preciso istante, Brian insieme ad Eva uscì dalla infermieria, entrambi stavano per raggiungere i propri compagni, quando un Amber singhiozzante gli passò davanti come un fulmine, Eva la guardò con disprezzo, mentre lui decise di andarle dietro doveva esserle successo qualcosa di grave, e voleva scoprirlo.

*§*§*§*

Amber stava per solcare il cancello dell'uscita, quando percepì una forte mano afferrarle il braccio sinistro, costringendola poi a fermarsi e a voltarsi incontrando il viso di Brian:
-Amber, che ti è successo?-le chiese preoccupato
La ragazza si liberò dalla presa, lo guardò negli occhi, e gli disse trattenendo a fatica i singhiozzi
-Scu..scusami-
Brian non capì, stava per parlare, ma lei non glielo permise, perchè scappò via.

CAPITOLO 6


The Search

La mattina dopo a scuola tutti parlavano della sfuriata che aveva fatto Amber Ripper, e di come aveva mollato lo schiaffo a Nickolas Gene Carter e alcuni raccontavano l'accaduto a loro modo, qualcuno diceva che dopo avevano fatto a botte, qualcuno che Nick gli aveva mollato un ceffone a sua volta, insomma morale della favola solo la 3°C sapeva come erano andate veramente le cose, il più all'oscuro di tutti era Brian, ma lo sarebbe stato per poco, perchè al suono della prima campanella che preparava gli studenti all' inizio delle lezioni, vide entrare Nick, insieme al suo migliore amico Duke, li salutò e loro fecero lo stesso, poi si sedettero al proprio posto.
-Hey come ti va il naso?-chiese Nick a Brian
-Tutto okay, ah senti mi potresti spiegare che cosa cavolo è successo ieri in mia assenza?-
-Cioè?-chiese Nick cadendo dalle nuvole
-Girano molte voci qui, che dichiarono che una, ti ha mollato uno schiaffo, davanti a tutti-
Nick si irrigidì, sentiva la rabbia scorrergli nelle vene e decise di fare scena muta, però fu Duke a farsi quasi scappare l'accaduto di bocca:
-Amber gli ha mollato uno....-
Nick lo freddò con lo sguardo, poi abbassò il volto e disse:
-Mi ha dato uno schiaffo, quella sottospecie di demente!-
Brian non badò all'ultima parola pronunziata da Nick, però cominciò a ridere sotto i baffi e lui accortosene si alterò:
-Che cazzo hai da ridere Brian-
Brian sgranò gli occhi innocentemente e rispose:
-Io ridere? Ma quando mai, figurati se rido di te!-
-Lo stavi facendo!-
-No, ti sbagli Nick-
-Non mi sfottere!-
-Ti assicuro che non ti sto sfottendo-
-Sarà ma non ti credo!-
-Fai come ti pare!-sentenziò infine, ponendo termine a quella mini discussione, che stava diventando interminabile
Erano le 8:10am tra non molto sarebbe entrata la prof di letteratura Inglese, avevano due ore piene in sua compagnia, Brian nell'attesa si ripassava l'ultima lezione, e i suoi occhi ogni tanto si staccavano momentaneamente dal libro, per guardare la porta, e vedere se Amber sarebbe entrata, ma ciò non accadde.
L'ultima volta che vide quella porta aprirsi, fu all' entrata della professoressa di letteratura inglese: Molly Jaguar, che indossava un talier a pantaloni nero con righe poste verticalmente bianche, camicia di pura seta di un colore bianco con scollatura, dove si notava a malapena l'incavo dei seni, aveva la pelle abbronzata, occhi verdi, lineamenti perfetti, capelli lunghi neri leggermente mossi, labbra carnose al punto giusto, ricoperte con una leggera sfumatura rossa, aveva mani e unghie molto curate, era alta all'incirca 1,65, snella con le curve al posto giusto, e stava sulla trentina, era una delle professoresse che aveva sul suo curriculum il più alto tasso di strage di cuori del suo indirizzo, molti alunni erano stracotti di lei, ma putroppo la donna era sposata con il preside dell' Istituto, il signor Edward Kendrick: un uomo molto bello, alto, atletico, biondo con gli occhi azzurri, di circa 33 anni, quindi non c'era trippa per gatti.
La donna salutò i propri alunni, si mise a sedere e cominciò con l'appello.

*§*§*§*

Erano passati 4 giorni dalla sfuriata fatta da Amber, e lei non si era più presentata a scuola da quel giorno, quindi Brian cominciò un pò a preoccuparsi e decise di andarla a trovare appena tornato, per vedere come stesse, e così fece.
Era da poco scoccata l'1:35am Brian, giunto a casa, si recò veso l'abitazione Ripper, solcò il cancello, fino a giungere al porticato, suonò il campanello e attese.
Dopo circa un minuto, le orecchie del ragazzo percepirono il flebile clack della porta, non appena essa si aprì, i suoi occhi trovarono davanti Amber che le disse un timido:
-Ci..ciao!-
-Come và?-
-Be..bene, ma che ci fai qui?-
-Bhe, sono venuto a vedere che cosa ti era successo, dato che è da 4 giorni che non vieni a scuola, e poi ti ho portato i compiti-
-Oh..grazie, ma non dovevi disturbarti-
-No ma che disturbo, l' ho fatto con piacere, po..posso entrare o vuoi che ti dia i compiti qui fuori?-
Amber sorrise leggermente, abbassò gli occhi, per poi ritornare a guardare il suo compagno di classe e le fece cenno di entrare:
-En..entra pure!-
-Grazie, ti dovrei anche parlare-rispose togliendosi lo zaino dalle spalle per tenerlo, con la mano per una spallina
Amber sussultò e annuì con la testa.
Non appena la porta si chiuse dietro di loro, la ragazza si sedette sul divano seguita a ruota da lui, che si depose lo zaino di fianco, per poi aprirlo, tirandone fuori un quadernone con la rilegatura a spirale, di colore nero, con il disegno argentato e stilizzato di una tigre, lo depose sul tavolino che aveva di fronte e poi parlò:
-Ecco qui Amber ci sono gli appunti di arte, letteratura, storia, biologia ecc, spiegate in questi tuoi giorni d'assenza, spero che tu capisca la mia calligrafia-
-Bri..Brian grazie ma tu come farai? Dovrai studiarli o sbaglio?-
Abbozzò un sorriso e rispose:
-Non preoccuparti per me, me la caverò-le disse passandogli il quaderno che lei "rimandò" al mittente dicendogli
-No, non puoi Brian...perchè fai questo per me?-
-Certo che posso, e poi perchè tu sei mia amica-
Quelle parole colpirono molto profondamente Amber in senso positivo, ed era spiazzata non sapeva come reagire, i suoi occhi castani guardarono quelli di Brian, per poi ritornare a fissare il quaderno, che lui spostò nuovamente verso di lei, e prima che potesse proferire parola lui intervenne dicendole:
-Amber, prendilo, non preoccuparti per me, e comunque ci sono sempre le fotocopie!-
Lei sorrise debolmente poi rispose un semplice
-Grazie-
-Di nulla!-
Dopo l'ultimo scambio di parole, cadde un silenzio imbarazzante tra di loro, che ruppero involontariamente insieme dicendo l'uno all'altra e viceversa:
-Che compiti ha...-
-I compiti s...- esclamarono all'unisono, poi Amber lasciò la parola a lui:
-I compiti li ho scritti sul diario, un attimo che lo prendo-disse frugando nel suo zaino, da dove ne fuoriuscì un diario piccolo, firmato Nike, aveva la copetina in lucido bianca, e il simbolo della marca in questione, risiedeva al centro, era di colore nero, le pagine andavano dal bianco all'azzurro ghiaccio, depose anch'esso sul tavolino, e cominciò a cercare i compiti:
-Eccoli qua, ti conviene tornare la prossima settimana, almeno domani eviterai l'interrogazione di storia, il prof si è incacchiato parecchio stamani, avresti dovuto vederlo, era talmente infuriato che la vena del suo occhio destro pulsava, temevo che gli scoppiasse-
-Immagino...chi è stato l'arteficie? Nick per caso?-
-Si, proprio lui, non aveva studiato sapendo che sarebbe stato interrogato oggi, e pensa che ha avuto la faccia tosta di dichiarare, che il prof si era sbagliato, e che ce l'aveva con lui, credo anche che il prof era già incazzato per conto suo, e Nick con il suo atteggiamento, lo ha irritato il doppio facendolo scoppiare! Morale della storia, lui si è beccato una nota negativa sul registro, e deve scontare due ore nell'aula di punizione-
-Tipico di lui!-rispose abbassando lo sguardo e copiando i compiti su un foglio.
-Sai il professore di biologia, ci ha chiesto di fare una ricerca, sul capitolo che abbiamo terminato oggi, sai quello riguardante gli atomi!-
-Si...-
-E bhe, ti volevo chiedere, se ti andrebbe di farla con me!-
Amber rimase di sasso, lo guardò con gli occhi sgranati, senza riuscire a capire se la stava prendendo in giro o diceva sul serio:
-Dici sul serio?-
Lui annuì
-Io..non lo sò se...-
-Per favore Amber, tu sei un asso a biologia, io non me la cavo molto bene!-
-Che cosa?! ma se hai preso "A" all'ultimo compito!-
-Bhe, era stato un caso!-
-Si certo, come no-
-Comunque, cosa mi dici, ti va di fare la ricerca con me?-
Amber sospirò e:
-O..okay va bene-
-Davvero?-
lei annuì
-Grazie Amber-le disse sorridendole dolcemente
-Di niente-rispose arrossendo leggermente.
-Per quand'è la ricerca?-
-Il prof ce l'ha data da fare durante le vacanze di Pasqua, la prossima settimana è l'ultima di scuola, poi a casa in vacanza anche se solo per 15 giorni, non vedo l'ora!-
-Già-
-Comunque quando pensi di ritornare?-
-Bhe credo la prossima settimana-
-Okay, bhe io adesso vado a casa, ho il pranzo che mi aspetta, ci vediamo!-rispose alzandosi e recandosi alla porta, che aprì
-Ciao e grazie-Amber
-Dovere! Ciao-disse infine scomparendo dietro la porta.
Amber sorrise, prese il quadernone, e da esso cadde un foglio ripiegato, la ragazza sussultò lo raccolse, e vide che era per lei, infatti rieccheggiava la scritta:

"For Amber"

CAPITOLO 7


The Letter

Amber rimase sorpresa, non sapeva che fare:
"La leggo o no?"si chiese
temeva che forse era uno scherzo, temeva che ci fosse scritto qualcosa di male nei suoi confronti, stava per accartocciarla, e gettarla nel sachetto della carta, ma ripensando agli occhi blu di Brian, che tutto sembravano fuorchè cattivi e meschini, decise di leggerla.
Salì in camera, una volta giunta lì, si sedette sul letto e con mano tremante e la curiosità negli occhi cominciò a leggere, il suo sguardo vide un testo di canzone che recitava così:

"When you're sad,
When you're feeling low
When you're hurt and don't know where to go.
Think of me-
There I'll be,
Anytime you need a friend.

When you're down,
And your luck runs out,
Or if you're in trouble or in doubt,
It's OK-
Turn my way,
Anytime you need a friend.

When you're scared,
I will stay with you,
When you feel you're falling,
I'll lift you.
When you're heart breaks,
I'll ease your aches,
Whatever it takes, I'm in-
Anytime you need a friend.

All our lives,
Anywhere we are,
Just reach out-I'll never be too far.
Come what may
There I'll stay
Anytime you need a friend.

When you're scared,
I will stay with you,
When you feel you're falling,
I'll lift you.
When you're heart breaks,
I'll ease your aches,
Whatever it takes, I'm in-
Anytime you need a friend.

When you need a friend,
Come what may,
There I'll stay,
Now until the very end,
Anytime you need a friend.
Anytime,
Whatever it takes,
Anytime,
Anywhere,
Anytime you need a friend."
Ciao Amber...sono proprio io che ti scrivo, Brian Thomas Littrell, perdonami innanzi tutto per la mia calligrafia (spero che riuscirai a leggere, le mie zampe di gallina), ti volevo solo dire che bhe, che sei una persona diversa da tutte quelle che ho conosciuto fino ad esso. Sei molto simpatica, sensibile e dolce, a differenza delle tue compagne di classe, che sono a mio parere: un branco di Barbie senza cervello! Sò cosa è successo ad educazione fisica, Hai mollato uno schiaffo al Carter, e hai fatto benissimo! Se lo meritava proprio, Ma non ti volevo parlare di questo, vengo al dunque: Premetto che non sono un sensitivo, però quando ti guardo negli occhi, leggo tanta sofferenza, e non mi piace vederti così, ti vorrei vedere sorridere per una volta, c'è un mondo splendido quà fuori, non puoi rovinartelo così, io non sò che cosa ti sia successo in passato, e non voglio saperlo se tu non vuoi, vorrei solo poter essere tuo amico, perchè tu sei simile a me, e credo che se io e te ci siamo incontrati è perchè il destino ha voluto così! Quindi te lo chiedo di nuovo:
Vorresti essere mia amica?

P.s. Questa pagina sarà l'inizio di tutto, adesso è solo un semplice foglio, che ho strappato dal mio quadernone,( durante l'ora di supllenza), ma potrà diventare una sorta di diario per entrambi, dove ci racconteremo tutto, inserendoci anche i nostri problemi, sarà il nostro sfogo, e saremmo liberi di risponderci o meno! Ho concluso, il destino di questo foglio e della nostra amicizia sta a te, spero che io domani possa riscriverci,

Ciao!

Brian

A lettera finita, Amber era confusa, non sapeva se accettare, era un pò spaventata dato i precedenti con Nick, però le parole che aveva letto, le sembravano sincere e l'avevano colpita più di quanto lei pensasse.
La sua mente vagò al mese precedente,Brian era l'unico in quella scuola e nella classe che la rispettava per quello che era, ovvero una persona semplice, una ragazza dolce e sensibile. Per la prima volta in vita sua, Amber voleva cominciare a fidarsi di qualcuno che non fosse stato solo suo padre, quindi decise, sul volto gli apparve un sorriso, guardò la lettera abbandonata sul letto, la prese, osservò fuori dalla finestra, si voltò verso la casa di Brian, ripensò al suo viso, ai suoi occhi, alla sua voce, ed esclamò felice:
-Perchè no?-
Detto questo, si sedette sulla sedia davanti alla scrivania, prese un biro, e cominciò a scrivere sul foglio, dove l'inchiostro di Brian aveva lasciato il segno.

*§*§*§*

Erano da poco scoccate le 9pm in casa Ripper, quando il telefono squillò,
Amber era intenta a preparare la cena per se e suo padre, ed era molto contenta, perchè da quasi due settimane non era riuscita a cenarci insieme, a causa del lavoro che lo aveva tenuto occupato con dei turni ad orario pieno, dato che ultimamente all' ospedale c'era carenza del personale medico, perchè il primario, il Dottor Jason Hawks: un uomo alto all'incirca 1.85, divorziato da poco, pelato, un pò in sovrappeso, di circa 50 anni aveva licenziato nel giro di una settimana tre dottori.
La ragazza sussultò all'ennesimo trillo telefonico, e andò a rispondere il più veloce possibile:
-Pronto?-
-Amber?-
-Papà, ciao, ti stò aspettando!-
-Amber...mi spiace ma non posso venire...-
-Sei stato trattenuto di nuovo?-
-Si, abbiamo undici pazienti adesso, è un inferno, mi spiace, ma hanno bisogno di me-
-Si ho capito, papà non preoccuparti-
-Ti prometto che domani andremo a cena alla tua pizzeria preferita!-
[Sempre se riuscirai a venire papà]
-Hai detto qualcosa Amber?-
-No niente, allora ciao, buon lavoro!-
-Grazie,Ciao!-
Detto questo chiusero la chiamata in sincronia.
Amber, desolata, ritornò in cucina, sparecchiò la tavola, si recò al frigo, e tirò fuori i maccheroni al formaggio, che infilò nel micronde.

*§*§*§*

Ore 10pm in casa Littrell:
Brian se ne stava tranquillamente seduto sul divano, a guardarsi un documentario in attesa del suo programma preferito, quando la voce della madre si fece sentire, alle sue spalle, destandolo:
-Brian, vai tu a buttare la spazzatura per favore?-
-Okay-
-Grazie piccolo-le rispose dandolgli un bacio sulla guancia
-Di niente mamma-rispose un pò imbarazzato, non sopportava queste cose, veniva trattato ancora come un bambino, e lui aveva 16 anni, scosse la testa, e si alzò dal divano per recarsi in cucina, una volta giunto lì, prese i due sacchetti uno contenente plastica, e lattine, l'altro contenente i rifiuti organici ed uscì dalla porta di servizio, che dava sulla stradella principale, dove vi erano i cassonetti, divisi per il riciclaggio, Brian sbuffò, ancora non si era abituato a dividere i rifiuti, era tentato a buttare tutto dentro il cassonetto dei rifiuti organici, e lo stava per fare, ma all'ultimo minuto ci ripensò, e divise l'immondizia per poi gettarla nei cassonetti ad essa designati, fatto questo, decise di fare 4 passi, ed entrare dalla porta principale di casa sua, dato che voleva vedere se Amber avesse accettato la sua proposta.

*§*§*§*

La porta di casa Ripper si aprì e Amber uscì, teneva ben stretta in mano la lettera che aveva ricevuto da Brian, solcò la soglia di casa Littrell, si avvicinò alla loro cassetta postale, stava per deporci la lettera, quando una voce a lei molto famigliare si presentò alle sue spalle:
-Amber? Ciao!-
Amber sussultò voltandosi e lo vide, Brian era davanti a lei, indossava un paio di blue-jeans, una felpa bianca, e scarpe da ginnastica dal colore indefinito.
-Ciao-
rispose lei titubante, nascondendosi la lettera dietro, indossava una felpa e un paio di pantaloni azzurro chiaro da danza, e i suoi capelli erano cinti in due codini, lui le sorrise, poi notò che nascondeva qualcosa dietro e comiciò a scherzarci amichevolmente:
-Cos'hai dietro la schiena?-
-Io..ni..niente?-rispose imbarazzata
-Sicura-
-Si..sicurissima!-
-Ah...e allora come mai eri qui fuori?-
-Bhe stavo facendo 4 passi-
-Sul giardino di casa mia?-
-Bhe ecco...-
-Amber...?-
-Okay...ecco ti..ti ho portato la lettera!-disse porgendogliela, Brian le sorrise, la guardò negli occhi, piegò la lettera, mettendosela in tasca e disse:
-Dì ti va, di..di entrare? Mia madre ha fatto dei biscotti buonissimi, magari ci prendiamo anche un bicchierone di buon latte fresco di mucca! Che ne dici?-
-Bhe ecco...non vorrei disturbare!-
-No ma che disturbi! Dai, non ti mangio mica!-
Amber lo guardò sorridendole, poi fece un cenno di assenso con la testa ed insieme entrarono in casa.

CAPITOLO 8


Thanks For Being Always With Me

Passarono, le settimane, le ore, i minuti, i secondi e infine i giorni e l'amicizia tra Brian e Amber era diventata quasi leggenda, da quel giorno in cui decisero di diventare amici la vita per lei si trasformò totalmente, i maschi avevano diminuito in maniera spaventosa le offese, adesso erano le femmine che l'attaccavano spesso perchè gelose di Brian, specialmente Eva Miller che nutriva per la ragazza odio profondo, ma non lo manifestava in pubblico specialmente se c'era Brian, quindi ne approfittava in sua assenza, le inventava di tutti i colori, ma Amber riusciva si e no a cavarsela nel migliore dei modi, e questo la faceva infuriare il doppio, adesso era guerra tra di loro, e Brian ne era letteralmente all'oscuro, se lui a scuola mancava Amber veniva aggredita verbalmente, subiva i colpi, ma riusciva ad uscirne con gran classe, anche con Nick succedeva la stessa cosa, ma stavolta Amber lo zittiva avendo la battuta pronta, come? Bhe giocava la carta dei segreti più imbarazzanti di Nick, erano stati amici per molto tempo, quindi sapeva cose di lui che egli stesso aveva tolto dalla sua memoria perchè reputate vergognose, imbarazzanti, da far ridere a crepa pelle tutti quanti, quindi inadatte per la sua condizione sociale, nella classe era il leader, il macho, il duro, l'inataccabile, ma per sua sfortuna quella persona che prendeva sempre in giro, aveva deciso di svegliarsi, ed era diventata una specie di arma pericolosa, che a scuola poteva mettere sicuramente a rischio la sua popolarità, e Amber ne era consapevole, quindi ogni volta che il suo ex migliore amico, provava ad offenderla lei controattaccava con qualche aneddoto imbarazzante, facendogli abbassare la cresta.

*§*§*§*

Erano le 6:00pm del primo Giugno, fuori era una serata tutt'altro che fresca anzi, si crepava di caldo e Amber era davanti al computer di camera sua, intenta a finire il tema di letteratura per la mattina dopo, tra pochi giorni la scuola sarebbe finita, e gli alunni del terzo anno dovevano comporre un tema che sintetizzava un pò tutto l'anno appena trascorso, dando il via al quarto e penultimo anno di scuola, gli alunni dovevano scrivere le loro sensazioni, gioie, dolori, se in certi aspetti quest'anno era stato più producente o controproducente del primo, che cosa si aspetterebbero per l'anno seguente, insomma era una sorta di "budget" scolastico (metaforicamente parlando).
Le dita di Amber digitavano parole, frasi, poi dopo un pò di minuti, quelle stesse dita chiusero il tema, la ragazza si stiracchiò voltandosi verso l'orologio che segnava le 6:30pm, sussultò, salvò il contenuto, e decise di prendersi una pausa, alla sua destra vi era il nuovo quadernone con la rilegatura a spirale che lei e Brian si scambiavano ogni giorno, la copertina sia sul davanti che sul dietro aveva tutte le sfumatore dell'azzurro, che era il colore preferito di entrambi, le mani della ragazza, lo fecero strisciare sotto i suoi occhi, l'aprì, sorrise era ilquarto quadernone che stavano ultimando, l'aprì e gli apparve davanti una foto che li ritraeva insieme, si ricordava molto bene quel giorno di circa 4 settimane fà, era la prima Domenica di Maggio, i due avevano deciso di comune accordo di recarsi a Disneyworld, dato che non ci erano mai stati, ma avevano riscontrato svariati problemi uno di questi era suo padre, èh già proprio il papà di Amber, che non riusciva a farsi piacere Brian, era più forte di lui, se ripensava a quello che era sucesso con Nick gli saliva il sangue al cervello, non riusciva a sopportarlo, e sopratutto non voleva che la sua amata figlia dovesse di nuovo essere presa in giro da chi credeva esserle amico, molte volte i due avevano litigato per questo motivo ma Amber aveva sempre vinto, però quella sera fu più dura del previsto:

Flashback

Erano scoccate da poco le 10pm, Amber, era seduta sul divano del salotto e si stava godendo uno dei suoi programmi preferiti, era Venerdì sera e suo pare era a casa, la ragazza doveva dirgli che i genitori di Brian l'avevano invitata ad andare con loro a Disneyworld però il problema era come dirlo a suo padre, che appena sentiva nominare il nome "Brian" si innervosiva.
La ragazza, tirò un bel respiro, si voltò, verso le scale, dato che aveva udito dei passi, i suoi occhi si scontrano con quelli del padre, che già aveva intuito qualcosa, scese l'ultimo scalino, si avvicinò alla figlia e parlò:
-Amber mi devi dire qualcosa per caso?-
Lei sussultò, annuì titubante, poi con il groppo in gola cercò di tirare fuori la voce:
-Bhe ecco, ti..ti volevo chiedere una cosa riguardo Disneyworld!-
-Okay, quando vuoi che ti ci porti, sono impegnato con il lavoro, comunque un week-end libero lo posso avere, emergenze permettendo-le rispose sorridendo
-Papà, grazie...-
-Prego, allora quando ci vuoi andare?-
-Domani!-
-Bhe..è un pò presto no? Io ho il turno tutto il giorno!-
-Infatti è per questo che i genitori di Bri mi hanno invitata ad andare con loro-
Non appena terminò la frase, chiuse gli occhi pronta a ricevere la solita sgridata che prontamente arrivò:
-Ancora con Brian?-
lei annuì
-Amber, sai come la penso su di lui, no?-
-No, non lo sò come la pensi, ce l'hai a morte con lui e ancora non riesco a capire perchè!-
-Lo sai Amber! Da quando tua madre se ne è....-
Amber perse la pazienza, si alzò dal divano ed esclamò:
-Ancora con la storia di mamma, che...-
-Fammi finire, da quando lei se ne è andata a Long Beach, Nick quello che credevi fosse il tuo migliore amico ha fatto finta di starti vicino, di volerti bene e poi cosa ti ha fatto éh Amber? Che cosa ti ha combinato?-
-.......-
-Ti ha letteralmente mandato al diavolo! E credo che anche Brian prima o poi farà lo stesso!-
-No, lui non è come Nick, te lo giuro papà!-
-Adesso dici così, ma non lo conosci benissimo-
-Ah si e perchè tu lo conosci forse?-
-No, non lo conosco, ma non mi piace!-
-Come fai a dire che non ti piace, se non lo hai mai voluto conoscere?-
-Vai a letto che è tardi!-
-NON CAMBIARE DISCORSO PAPA'!-le urlò
-Io non sto cambiando discorso, e vedi di calmarti!-
-COME FACCIO A CALMARMI SE TU.....-
-Se io cosa?-
-SE TU MI PROIBISCI DI ANDARE A DISNEYWORLD CON LUI E CON I SUOI!-
-CERTO CHE TE LO PROIBISCO SIGNORINA, FINO A CHE STARAI SOTTO AL MIO TETTO, SONO IO QUELLO CHE COMANDA QUI!-
Gli occhi di Amber si fecero lucidi, abbassò lo sguardo, per poi rialzarlo e urlò:
-BENE ALLORA SARA' MEGLIO CHE MI LEVI DALLE PALLE!-
Le voltò le spalle, e corse fuori, il padre voleva seguirla, ma la lasciò fare, era troppo nervoso, ed era sicuro, che se le sarebbe andato dietro, avrebbero ricominciato nuovamente a litigare, nelle ultime settimane la sua bambina era molto cambiata, non la riconosceva quasi più, abbassò lo sguardo e disse:
-Sta diventando testarda più di sua madre!-

*§*§*§*

Intanto Brian da camera sua aveva sentito delle urla e successivamente lo sbattere della porta, quindi decise di presentarsi sulla terrazza per vedere chi era uscito da casa Ripper.
Vide Amber in giardino, che se ne stava seduta sulla poltrona a dondolo, spingendola avanti ed indietro,sussultò, rientrò in camera ed uscì fuori in giardino.
Giunto lì, la chiamò da dietro il cespuglio che divideva casa Littrell da casa Ripper:
-Amber!-
La ragazza dapprima sussultò, guardandosi intorno, poi non vedendo nessuno, ritornò ai suoi pensieri.
-Amber, sono io!-
Stavolta lo udì benissimo, scese dalla poltrona a dondolo e:
-Bri...Dove sei?-
-Sono qui dietro il cespuglio-
Amber annuì, e si recò verso il punto da cui era prevenuta la voce del suo amico e:
-Brian!-
-Amber che cosa è successo?-
-Ahi, ci hai sentito non è vero?-
-Bhe anche non volendo le vostre urlava giungevano sin quà-
-Scusa!-
-No non importa, allora ti va di parlarne?-
Amber non rispose
-Percaso si tratta di Disneyworld?-
-Si, non vuole che ci venga!-
-Ma tu gliel'hai detto che ci portavano i miei?-
-Si, certo che gliel'ho detto!-
-Ma allora perchè non ha...-
La sua amica lo interuppe dicendo:
-Perchè sei tu!-
-Io?-
-Si, non capisco perchè ce l'abbia così tanto con te, mi dispiace Bri..io..io non sò come scusarmi con te!-
Brian dall'altra parte scosse la testa, sorrise, poi venne raggiunto da un lampo di genio e parlò:
-Scappiamo!-
Ci fu un attimo di silenzio, che sembrava un eternità, Amber fissava il cespuglio con occhi spalancati e increduli, Brian non sentendo giungere alcun suono vocale dall'altra parte decise di farsi sentire:
-Amber, ci sei?-
La ragazza rinsavì e poi rispose
-Si..Mi puoi ripetere?-
Brian sospirò sorridendo, per poi aprire nuovamente la bocca e riferire
-Scappiamo!-
-Sca..scappiamo?! in..in che senso?-
-Se tuo padre non ti ci vuole mandare perchè non ci andiamo da soli senza dire niente a nessuno?-
-Brian io..io non sò se..tu?
-Io cosa?-
-Come la metti con i tuoi?-
-Qui l'unico problema è tuo padre, i miei me li sono già lavorati-
-Io ho paura Bri-
-E di cosa Amby?-
-Non, lo sò, se poi mio padre ritorna e non mi trova a casa, se..-
-Amby, frena, aspetta, ti assicuro che non succederà niente di male-
-Ne sei sicuro?-
-Si, ti prometto che prima delle 9pm saremmo tutti e due a casa, e nessuno si accorgerà di niente!-
Amber sembrò fidarsi, sorrise poi rispose:
-O..okay, ci sto-
-Bene, ascolta, domani appena tuo padre se ne sarà andato.....-

*§*§*§*

La mattina seguente come da piano, uscirono di casa, salirono in auto, e si recarono a Disneyworld, per poi ritornare puntuali alle 9pm, ed era andato tutto liscio come l'olio, nessuno sospettò nulla, entrambi si erano divertiti un mondo, Amber per la prima volta dopo molti anni aveva ritrovato il sorriso, svelando altri suoi lati di una personalità molto simile a quella di Brian, Era stata una giornata stupenda che gli aveva uniti di più, rafforzando il loro rapporto.

End Flashback

Sul volto di Amber riaffiorò un sorriso, accarezzò la foto che li ritraeva insieme, quella giornata era stata speciale per entrambi, specialmente per lei, ripensando a tutte le cose che erano riusciti a fare in neanche 24 ore. Erano andati ad esplorare il castello della Disney, erano saliti in diverse attrazzioni, avevano persino pranzato nel ristorande "The Lion King", dove al suo interno, due adetti travestiti da Timon e Pumbaa rallegravano il pranzo con delle gags, chiudendo poi con la canzone Hakuna Matata.
Dopo si erano recati a visitare l'Animal Kingdom, dove si erano fatti anche qualche foto davanti alla gigantesca quercia, dove vi erano intagliati, dettagliatamente e a mano all'interno del tronco, tutti i visi degli animali della giugla, presenti anche all'interno del parco.
Ma quella foto, la stessa che aveva sotto gli occhi, era stata scattata da un turista , lì venivano ritratti entrambi in compagnia di Aladdin e Jasmine con il tappetto volante compreso, posizionato su uno sfondo di cielo stellato, soretto da un impalcatura alta all'incirca 2 metri, che non veniva ripresa dalla macchina fotografica, i due sembravano che stessero volando, Amber sorrise e ripensò a quel momento, ma sopratutto a quell'istante in cui Brian, voltandosi verso di lei per dirgli semplicemente una frase, poche parole che la portarono a ringraziare Dio per avergli donato un amico come lui:
-Amber, forse non lo sai, ma sei una persona davvero speciale, sono fiero di averti come amica, ti voglio bene-dopo, le labbra di Brian si posarono sulla sua guancia, e la macchina fotografica scattò.

*§*§*§*

Amber scosse la testa, sorrise nuovamente, si portò una mano sulla guancia che lui aveva baciato e pesò:
"Anche io ti voglio bene Brian, e non ti immagini neanche quanto, sei l'unico dopo mio padre di cui mi fidi, non smetterò mai di ringraziare Dio per averti condotto qui, per avermi donato un amico meraviglioso come te! Sei l'unico che riesce a capirmi con un solo sguardo, ci intendiamo a vicenda, quando io stavo male, tu eri sempre lì con me, pronto a farmi sorridere, e il bello è che ci riuscivi, come ci riesci tutt'ora! Grazie a te ho riconquistato l'autostima e la fiducia che avevo in me stessa! Grazie amico mio, grazie per essere sempre qui con me!"
Dopo aver pensato questo, decise di scrivere qualcosa sul quadernone, prese la penna e cominciò a farla scorrere sulla nuova pagina, aveva anche intezione di riportare lì il pensiero che aveva appena avuto, in fin dei conti Brian a Disneyworld gli aveva "aperto" il cuore e adesso stava a lei.

CAPITOLO 9


Chicken Pox

Erano le 7:00pm quando Amber uscì di casa per recarsi dal suo migliore amico che era assente ormai da quasi 2 settimane, ebbene si, Brian si era preso una bella varicella, e non ce l'avrebbe fatta a tornare a scuola il giorno seguente.
La ragazza teneva tra le mani il quadernone che condivideva con lui, ed era anche un pò "spaventata" perchè all'interno dell'ultima pagina da lei compilata aveva "aperto" il cuore.
In men che non si dica era già davanti porta Littrell, stava per suonare il campanello, quando udì un "clack", vide uscire un uomo con una valigetta, e intuì subito che era un dottore, si impaurì, poi scorse dietro quel medico la madre di Brian, stava per aprire la bocca e parargli ma Jackie la precedette dicendole:
-Ciao Amber, ho chiamato il medico perchè Brian aveva un pò di febbre ma niente di cui preoccuparsi-
-Po..posso salire da lui?-
-Certo, le farà piacere vederti-le disse facendola entrare.
Amber solcò la soglia, sorrise alla donna, poi si recò ai piani superiori dove lo avrebbe trovato, bussò alla porta, sentì un flebile avanti e con timidezza entrò, la cosa la lasciò al quanto "perplessa" da quando lo aveva conosciuto, ogni volta che entrava nella sua camera non aveva mai avuto quella strana sensazione di "disagio", scosse la testa, i suoi occhi castani incontrarono quelli blu di Brian che con un sorriso disse:
-Ciao Amber, ti presento Mr Cratere-
La ragazza sorrise, poi rispose avvicinandosi:
-Suvvià Bri, non sei poi così male?!-
-Stai flirtrando con me per caso?...Ma guardami, faccio schifo, pure la luna mi invidia con tutti sti crateri in viso, uffa!-
-Bhe..devi esserne onorato, non capita tutti i giorni di provocare invidia alla luna!-
-Si certo come no!-
-Cos'è questa tua, tra virgolette improvvisa punta di pessimismo? Quei cra...no cioè quelle sottospecie di croste andranno via, basta che non te le gratti altrimenti ti ci rimane la cicatrice! Te lo dico per esperienza personale Bri!-
-Quindi tu, l'hai già avuta la varicella giusto?-
-Si l'anno scorso, altrimenti sarei venuta con la mascherina e tu saresti in quarantena-le rispose in tono scherzoso, Brian sorrise e le chiese:
-Ti è rimasta qualche cicatrice?-
-Si, ce ne ho due qui sulla fronte, e altre due sulla spalla sinistra, ma non si vedono più, tranquillo Bri non rovineranno il tuo bel faccino!-le disse scherzosamente afferrandogli le guance, facendogli venire le labbra a pesce, Brian la guardò, le disse qualcosa che Amber non capì, quindi gli tolse la mano dal viso:
-Che hai detto Bri?-
-Ho detto, che lo spero!-
L'amica si sedette vicino a lui, lo guardò negli occhi, aveva un viso buffissimo con quelle croste, stava per ridergli in faccia ma resistette anche se lui notò benissimo una sorta di sorriso sotto i baffi:
-Stai ridendo Amber?-
La ragazza scosse la testa
-Amber...non sono scemo, faccio ridere non è così?-
-No Bri, ma che vai dicendo no...-
-Amber!-il tono si fece più alto
-E' solo che..-
-Che...-
-Bhe ecco non lo sò-
Brian scosse la testa, sorrise poi all'improvviso "saltò" su di lei e cominciò a fargli il solletico, la ragazza scoppiò a ridere seguita da lui:
-Ahahah no Brian basta scusami, scusa, non ti devi agitare hai la varicella!-
-No adesso me la paghi sognorina Ripper!-
-Ahahaha..no basta mi arrendo basta!!!!-
Entrambi erano sul letto, Brian si fermò, Amber era sotto di lui, era una situazione imbarazzante per tutti e due, poi all'improvviso le mani di lui ricominciarono a fargli il solletico fino a che tutti e due non caddero dal letto! Fecero un tonfo pazzesco ma per fortuna la signora Littrell non udì niente, dato che era scesa in cantina per prendere due bottiglie da due litri una d'acqua naturale e l'altra frizzante.
Continuarono a ridere come due pazzi, poi si fermarono, si alzarono e si risedettero sul letto e lì cominciarono a parlare normalmente:
-Allora Amber, cosa mi hai portato di bello da scuola?-
-Niente! Ero venuta a trovarti per vedere come stavi!-
-Bhe apparte un pò di febbre sto benone, a che punto sei con il tema?-
-L'ho finito poco fà tu a che punto sei?-
-Bhe ti ho battuto l'ho finito giusto ieri sera!-
-Bene!-
-Sai sono stato tutta la notte sveglio con la finestra aperta, mi faceva un caldo pazzesco, forse è per quello che ho preso una piccola febbriciattola!-rispose facendole una simpatica linguaccia, Amber lo guardò, Brian non capì, stava per parlare ma venne fermato da un mini scapellotto da parte della propria amica sulla sua nuca e:
-Ahi Amber! Perchè?-
-Sei uno scemo, perchè diamine te ne sei stato con la finestra aperta! Nelle tue condizioni poi!-
-Bhe te l'ho detto mi faceva caldo, e poi ero ispirato e non potevo fermarmi, altrimenti addio! E la mattina non mi sarei ricordato più nulla!-
-Sei proprio strano Bri! Spero che tu non l'abbia fatto per competizione!-
-No ma che vai dicendo Amby!-
-Brian....?-
-Bhe...forse-
-CHE COSA!!!!!-
-Ahahahah dai scherzavo!-
-Uffi non ti sopporto quando fai così, sei incredibile B!-sentenziò alzandosi e andando verso la finestra, Brian la seguì poi parlò:
-Bhe, non si può più scherzare adesso?-
-Cavolo Bri, nelle tue condizioni, non puoi stare tutta la notte sveglio con la finestra aperta per finire uno stupido tema!-
Il ragazzo rise:
-Ehy Amby non sono mica in pericolo di vita! Ho solo una banalissima varicella! Sei troppo apprensiva, si vede che hai un padre dottore!-
-Non sei divertente Bmoon-
-Bmoon?!-
Amber sorrise sotto i baffi
-Bmoon è riferito al fatto della varicella e ai tuoi come li chiami tu: "Crateri Lunari", ti volevo sopranomminare per l'occasione Bmooncrater, o Bcrater ma Bmoon era più carino!-
Brian scosse la testa, sul suo volto apparve un sorriso, questo era un lato di Amber che gli piaceva, aveva sempre la battuta pronta e inventava soprannomi sul momento, cosa che anche lui sapeva fare e questa era una delle tante cose che li accumunava, insieme al segno zodiacale e al mese di nascita tutti due a Febbraio, apparte il giorno di nascita; lui il 20, mentre lei il 24.

*§*§*§*

I passi del ragazzo si presentarono verso il quadernone che la sua amica aveva appoggiato sopra il comodino, lo prese cominciando a sfogliarlo:
-Ehy Amby ha continuato il quaderno-
Non appena la ragazza udì queste parole, raggiunse l'amico bloccando il suo sfogliare, per poi dirgli il motivo di quel suo improvviso gesto:
-No Bri, per favore leggilo quando me ne sarò tornata a casa?-
Lui la guardò confuso:
-Perchè?-
-Ti prego Bri, non ti chiedo molto-
Il ragazzo iniziò nuovamente a scherzare
-Cosa ci sarà mai scritto, una dichiarazione d'amore per caso?-
Amber arrossì:
-Non mi dire che ti sei innamorata di me?-rispose scherzando
-No..no Bri ti sbagli è che preferisco che tu lo legga quando me ne sarò andata!-
-E perchè? Lo abbiamo sempre letto insieme!-
-Per favore-lo supplicò
Brian la guardò negli occhi, e con un sorriso accettò:
-Ok, va bene come vuoi-
Detto questo depose il quadernone dove l'aveva trovato.
Amber dentro di se tirò un bel respirone di sollievo, Brian si risedette sul letto, poi aprì bocca:
-Quante pagine hai fatto?-
-Di cosa?-
-Del tema!-
-Ah bhe credo 5 o 6 non ricordo tu?-senteziò sedendosi di fianco a lui
-Mah mi aggiro intorno alle 8 pagine!-
-Cavolo Bri! Cos'è avevi intenzione di fare un romanzo!?-
-Bhe l'idea era quella, poi ho lasciato perdere ihihihi-
-Sei sempre il solito! Quando pensi di ritornare a scuola?-
-Mah non lo sò, domani no, forse tra 4 o 5 giorni dipende da queste maledette croste, che non si decidono a levarsi di culo-
un attimo di silenzio poi Amber proferì parola
-...Mi sei mancato a scuola-
-Davvero?-
-Bhe si, non ho fatto altro che fare lotte verbali con Nick, una noia!-
-Hai vinto tu?-
-Come sempre, ho i miei assi nella manica, tu sai di cosa parlo-
Lui annuì sorridendo per poi cambiare discorso:
-Dì un pò, a fine anno ci sarà il ballo della scuola giusto?-
-Si-
-Bhe ecco, senti...ti andrebbe di andarci con me?-
Un gelo imbarazzante piombò sulla stanza, Brian era un pò arrosito ma nulla di che, Amber invece era letteralmente scioccata in senso positivo e rossa fino alla punta delle orecchie. Non sapeva che dire o che fare, era imbambolata, i suoi occhi fissavano il pavimento per poi spostarsi sul suo amico in modo furtivo, senza che lui se ne rendesse conto, i suoi battiti cardiaci aumentavano vertiginosamente sembrava che il cuore gli volesse uscire dal petto, non sapeva davvero come aprire bocca, dentro di sè continuava a rispondere si, si ma ancora le sue labbra non si erano aperte per fare uscire quelle due semplici lettere che tanto gli fremevano e ruggevano in gola spingendo per uscire, qualcosa la bloccava, era la sua timidezza, o la sua paura? Non lo sapeva, certo si fidava di lui, però dopo quello che gli era capitato in passato con Nick e company era un pò insicura sul dal farsi, perchè mai il suo passato doveva sempre tornare a galla nei momenti meno oppurtuni come quello?
Lo sguardo di Brian adesso si era posato su di lei, che venne avvolta da un senso di "oppressione" ecco ci siamo, stava per venirgli un attacco di panico, era consapevole che avrebbe detto qualcosa di sbagliato, voleva dire di "Sì" ma non riusciva a spiccicare parola, a salvarla fu proprio il suo amico che intervenne dicendole:
-Ho capito, non ti fidi ancora al 100% di me-
Alla fine ci riuscì:
-SI!-
Lui sussultò, convinto che quel "si" era riferito al: "Ho capito, non ti fidi ancora al 100% di me" quindi parlò:
-Scusami Amber io credevo che...-
-Sì Brian!-
-Si cosa?-
-Verrò con..con te al..al ballo!-
Sul volto del ragazzo apparve un sorriso, guardò la sua amica e:
-Perchè ci hai messo così tanto per rispondermi?-
-Ah ahem..bhe sai com'è...-
-Ho capito, ti ringrazio, sul serio!-
-Di nulla..dì un pò tu, ma perchè non hai invitato Brooke la ragazza del quarto anno, quella che ti ha fatto da guida per trovare la nostra attuale classe?-
-Bhe era già stata invitata!-
-Oh no, mi spiace Bri!-
-Fa nulla! Tanto ho trovato con chi andarci e quella persona sta proprio qui accanto a me!-
Amber arrossì in fin dei conti Brian gli piaceva non ne era innamorata però gli piaceva, fece un sospiro poi parlò:
-Vabè si è fatto tardi, devo tornare a casa, altrimenti se mio padre torna e non mi vede, sono cavoli amari!-
Brian annuì
-Grazie per essere venuta a trovarmi, appena solchi la soglia del mio giardino comincio a leggere il quadernone okay?-
-Fallo quando sono già entrata in casa, che è meglio, per favore!-
-Okay come vuoi-
-Grazie-
-Di nulla-
-Ciao e riguardati, guai a te se passi la notte con la finestra spalancata, ti giuro che vengo personalmente su in camera tua e la sigillo okay?!-
Brian non riuscì a trattenersi, Amber aveva fatto una faccia troppo buffa, quindi scoppiò a ridere seguito da lei, una volta calmati:
-Ok ahah..va bene, mammina ahahah! Non sapevo di avere 2 mamme wow!-
-Ma piantala- senteziò la ragazza dandogli una leggera e amichevole pacca sulla schiena, dopo entrambi si scambiarono un abbraccio fraterno.
Una volta staccati:
-Apparte gli scherzi Bri, riguardarti-
-Non preoccuparti! Ciao Amby-
-Ciao Bmoon-
Detto questo Amber uscì di camera e fece ritorno a casa propria.

CAPITOLO 10


The Little Plane Of Paper

Non appena Amber fu scomparsa dalla sua vista, si affacciò dalla finestra, la vide, stava entrando in casa, lei si voltò lo scorse e lo salutò, lui fece lo stesso, poi una volta svanita dietro l'enorme portone di casa propria, Brian come aveva promesso si mise comodo sulla sua scrivania, aprì il quadernone e comiciò a sfogliare, sfogliava e sfogliava, alla fine giunse alla pagina interessata e cominciò a leggere quanto segue:

Ciao Bri come va?

Ho appena terminato il tema, una noia, non vedevo l'ora di finirlo, mi saranno venute 5 o 6 colonne ihihih, sai in questi tuoi giorni di assenza mi sei mancato, ti immaggini 2 settimane a fare a "botte verbali" con Nick, ogni giorno ne aveva sempre una per la testa, ma io sono riuscita a cavarmela egregiamente! Comunque non è questo di cui ti volevo parlare, volevo dirti un altra cosa.
Oggi sfogliando questo quaderno mi è ritornata agli occhi la foto che facemmo a Disneyworld, te la ricordi quella sul tappeto volante, insieme ad Aladdin e Jasmine? Si vero! Tu mi dicesti una cosa molta bella, e non ti ho ringraziato come si deve, anzi non ti ho aperto il cuore come avevi fatto tu, e adesso vorrei farlo, perdonami se non sono mai riuscita a dirtelo a quattrocchi ma era più forte di me, sono troppo timida, e forse anche un pò fredda, ancora non riesco a credere che tu sei diventato il mio migliore amico! Ecco che parto:

""Brian, amico mio ti voglio un bene dell'anima, e non ti immagini neanche quanto, sei l'unico dopo mio padre di cui mi fidi, non smetterò mai di ringraziare Dio per averti condotto qui, per avermi donato un amico meraviglioso come te! Sei l'unico che riesce a capirmi con un solo sguardo, ci intendiamo a vicenda, quando io stavo male, tu eri sempre lì con me, pronto a farmi sorridere, e il bello è che ci riuscivi, come ci riesci tutt'ora! Grazie a te ho riconquistato l'autostima e la fiducia che avevo in me stessa! Grazie amico mio, grazie per essere sempre qui con me! Grazie con tutto il cuore, se non ti avessi al mio fianco, la mia vita sarebbe un disastro! Ti voglio bene Bri, tantissimo bene! Grazie per essere con me, per essere il mio migliore amico, quello che non ho mai avuto! Non cambiare mai."

Amber

*§*§*§*

Non appena Brian giunse al termine, gli occhi si fecero lucidi, si era leggermente commosso per quelle bellisime parole che gli aveva scritto la "sua" Amby, sorrise, guardò fuori dalla finestra, e notò la propria amica intenta a giocare con il cane, sussultò, prese un foglio dalla stampante, ci scrisse qualcosa, lo trasformò in aereoplanino di carta, aprì la finestra e lo lanciò, sperando che riuscisse a raggiungerla, infatti accadde proprio questo, l'aereo di carta colpì con la punta la testa di Amber, la ragazza sussultò, si voltò verso la direzione da cui era provenuto, lo raccolse da terra, alzò gli occhi, e alla finestra scorse Brian, che le fece cenno di aprire quel foglio, la ragazza un pò titubante lo aprì e lesse quanto segue:
"So many people come and go
Nothing can change the "you" I know
You'll never be just a face in the crowd
And time will show
Through the seasons and the years
I will always hold you"

Grazie, ti voglio molto bene anche io!

Brian

Non appena terminò con la lettura, alzò gli occhi, incontrò lo sguardo dell'amico, le sorrise, lui ricambiò, poi entrambi ritornarono a fare le loro cose, tra di loro bastava un solo sguardo per capirsi al volo, quella strofa scritta su quel foglio di carta apparteneva ad una canzone che a loro piaceva molto, e gli aveva fatto compagnia durante il viaggio per Disneyworld si intitolava :Will Be Your Friend di Amy Grant.

*§*§*§*

Erano da poco scoccate le 10pm Amber in meno di 10 minuti si era ritrovata sola in casa,suo padre era stato chiamato all'ospedale per un emergenza, quindi adesso la ragazza stava per andarsene a letto, era già in pigiama, stava per coricarsi quando all'improvviso venne raggiunta da un flash, guardò il pc, ed esclamò:
-Oddio no, il tema di Bri!-
sussultò, si mise in fretta e furia le ciabattine di peluche e uscì di casa come un fulmine.

Brian nel frattempo, si stava coprendo, quandò udì il suono del campanello, sussultò, guardò l'orologio e:
"Chi potrai mai essere a quest'ora?"pensò uscendo dal letto per affacciarsi sulla scala, abbassò il viso, e incrociò Amber che si voltò verso di lui, la sua amica indossava un pigiamino di cotone, molto fine, di un bel colore rosa chiaro con degli strani disegnini bianchi, Brian non riusciva a capire da quella distanza cosa fossero, pensò a dei gattini o cagnolini, ma non ne era del tutto sicuro, ai suoi piedi, la ragazza calzava ciabattine di peluche, ovvero due coniglietti bianchi, il ragazzo sorrise, era troppo carina e buffa in tenuta notturna, sussultò quando vide la sua amica abbassare lo sguardo all'improvviso, sembrava imbarazzata, il ragazzo scosse la testa, non capiva quell'atteggiamento, poi vide sua madre che lo guardava in modo strano, rinsavì, si guardò e si rese conto che era solo in boxer, arrossì, e corse subito in camera per mettersi qualcosa addosso, una volta fatto questo, un pò imbarazzato, raggiunse Amber in salotto e:
-Ci..ciao-le disse
-Ciao Bri, scusami per il disturbo-
-No figurati, che cosa è suc..ma prego accomodati-le disse facendola sedere sul divano seguita da lui
La signora Littrell, sorrise ai due ragazzi, poi parlò:
-Vi và un pò di latte e biscotti?-
-No grazie Jackie, tra poco vado-
-Non fare complimenti Amby-le disse Brian sorridendole era molto dolce, e lei non riusciva a resistere a quello sguardo da cagnolino che il suo amico le stava facendo, era una tattica che aveva anche lei, ma a lui riusciva molto meglio, voleva resistere, ma non ci riuscì, e annuì, Jackie sorrise e si congedò.
I due amici si guardarono negli occhi poi Brian parlò:
-Come mai sei qui? E' successo qualcosa?-
-No, o meglio si-
-E' un sì o un no?-
-Era un no....anzi si-
-Amber deciditi-
-Okay, vedi mentre stavo per coricarmi, mi sono ricordata, che non avevo preso il tuo tema per domani-
Il ragazzo cadde dalle nuvole:
-Già, si il tema, me ne ero completamente dimenticato!-
-Non sono stata l'unica vedo, comunque dov'è? Lo hai già stampato giusto?-
-......-
-Brian....-
Il suo amico alzò lo sguardo verso il soffitto cominciando a fischiettare facendo il vago
-Non mi dire che lo devi ancora stampare?-
-Si, e lo devo pure riguardare eheheh-
-Bri....-
-Scusa, non ci ho pensato-
-Fa nulla, sarà una questione di pochi minuti, coraggio-
In quel preciso istante, fece il suo ingresso la signora Littrell con due vassoi contenenti rispettivamente un bicchiere colmo di latte, e un ciotolina di biscotti al cioccolato ciascuno.
-Mamma, dovremmo portarceli in camera devo ancora riguardere e stampare il tema-
La donna annuì sorridendo, depose i vassoi sul tavolo e se ne andò, i due ragazzi portarono tutto al piano di sopra, chiusero la porta, si misero davanti al pc e cominciarono a correggere.

*§*§*§*

Ore 11am entrambi avevano terminato tutto da meno di un'ora, e adesso si erano messi a girellare per internet, ma sopratutto ad entrare in una chat dove si discuteva di cose serie e non:
-Ehy Amber che ne dici della stanza erotica?-esclamò scherzando
La ragazza lo guardò male, lui rise poi continuò:
-Ahahah dai stavo scherzando-
-Ah menomale-
-Ihihihi..però...-
-BRIAN!-senteziò riprendendolo scherzosamente
-No dai, dove andiamo, decidi tu-
la ragazza scrutò un pò, poi:
-Mah non lo sò, che ne dici, in quella dei cuori solitari?-
-Cos'è vuoi flirtrare con qualcuno?-
-No, però-
-Io opteri per questa, Chatcoffeeunderthebridge!-
-Che strano nome per una stanza, vabè sono curiosa andiamo a vedere-
Detto questo si scelsero un nickname, ovvero "AmbyBmoon" ed entrarono.
stettero lì per quasi due ore si stavano divertendo come dei pazzi, il tempo stava scorrendo senza che loro se ne rendessero minimamente conto, tutte le luci in casa Littrell erano spente, il silenzio regnava, tra quelle mura, solo loro due rompevano innocentemente quella quiete.
-Ahahaha, è stato troppo forte-Amber
-Già infatti ahahaha-senteziò lui uscendo dalla chat, per poi disconnettersi da internet
-Come si chiamava quello?-
-Quello chi-
-Aha accidenti non mi ricordo il nickname, mi sembra qualcosa tipo Glo..Glo-
-Ah GlobalTraveler80?-
-Si ecco lui, ri ricordi quando ha cominciato a sparare cazzate per fare il macho con noi, credendo che fossimo due ragazze?-
-Si ahahha, ma il punto più forte è stato quando ha giurato di essere un parente del nostro presidente ahahahahah troppo buffo ahhahaha-
-Già ahahahh, certa gente-
-Infatti-
-Ahahah...-
-Ahahah-
Entrambi smisero di ridere, si guardarono negli occhi e Brian:
-Ehy Amber, sai ieri ho scaricato una cosa da internet, era un film, e credo che era quello che volevi vedere!-
-Ce ne sono un casino di film che vorrei vedere-
-Questo ti piacerà, mi hai detto che volevi andarlo a vedere-
La ragazza lo guardò confusa, lui sorrise poi parlò
-Ti dice niente Liar Liar?-
Amber spalancò gli occhi, adorava i film di Jim Carrey, e lo stesso valeva per lui, ed entrambi Liar Liar non erano riusciti a vederlo, la ragazza quasi non ci credeva:
-Wow Bri, come hai fatto ha?-
-Eh me ne intendo di queste cose...Poi lo sai che Jim Carrey è il mio mito,Ti va di vederlo?-
-Si-
-Bene allora guardiamolo-
-Adesso?-
-Si!-
-Ma è tardissimo-
-Non credo finisca tardi, Penso che alle 2am sarai già a letto!Coraggio mettiamoci comodi sul divanino almeno lo vedremo bene entrambi, allora?-
-Ma tu sei sicuro, che finirà presto?-
-Si penso di sì, allora che mi rispondi, ce lo guardiamo o no?-le chiese guardandola
La ragazza fu un pò titubante all'inizio, poi alla fine accettò.
Passarano pochi minuti, il film piaceva ad entrambi, ma i loro occhi cominciarono a farsi pesanti, e in men che non si dica, entrambi si addormentarono sul divanino, testa contro testa, mentre il film stava continuando ad avanzare senza interruzioni.

CAPITOLO 11


Help From The Mom

La mattina nella camera di Brian arrivò leggermente in anticipo, i raggi dell'alba, si presentarono attraverso il vetro della finestra, superarono la tenda bianca, per poi salutare il ragazzo, che lentamente cominciò ad aprire gli occhi, la schiena gli faceva leggermente male, forse aveva dormito in una posizione scomoda, si voltò verso sinistra e il suo sguardo assonnato incrociò il viso di Amber, sussultò, quasi arrossì, era una situazione imbarazzante, adesso come faceva a svegliarla senza "traumatizzarla", stava cercando di trovare un modo per destarla senza farla urlare o qualcosa del genere, quando la sua attenzione si fermò sulla radio sveglia, che segnava appena le 6:00am, tra non molto il padre della sua amica sarebbe ritornato, e se non la trovava a casa sarebbe successo il finimondo, quindi a suo rischio e pericolo, cominciò a scuoterla e a chiamarla:
-Amber, sveglia Amber-
la ragazza mugulò nel sonno qualcosa tipo "è ancora presto papà"
Brian sorrise, avrebbe voluto lasciarla dormire, ma non poteva
-Amber svegliati-
-....-
-Amber!-
Lentamente la ragazza aprì i suoi occhi castani trovandosi davanti il viso dell'amico, le sorrise, e con il tono di voce assonnato le disse:
-Ciao Bri!-
-Ciao Amby!-
In pochi secondi la ragazza ritornò in sè realizzò tutto, balzò dal divanino e:
-Ahhhhh!!!!Brian ma..ma che...-
-Shhh i miei dormono! Amber-
-Brian ma cosa, perchè io, perchè tu-
La sua amica era molto agitata, il ragazzo si alzò dal proprio posto, si avvicinò con cautela a lei poi cercò di spiegare:
-Amber calma, non è successo niente di male, dovremmo esserci addormentati mentre guardavamo Liar Liar-
Amber si calmò prendendo un bel respiro:
-Già, potevi svegliarmi Bri!-
-Mi sono addormentato anche io cosa credi-
-Tu non dovevi addormentarti-
-Cosa?!-rispose aggrottando il ciglio
-Cioè, se ti faceva sonno potevi dirmelo, così me ne sarei andata!-
-Non ci ho pensato, sono crollato scusa, e comunque se avevi sonno potevi andartene no? E invece sei rimasta!-
-Non è vero-rispose imbarazzata, abbassando lo sguardo
-Amber...sei tu quella che è rimasta qui a dormire con me, non io-
-Tu sei..tu sei?-sentenziò la ragazza guardandolo negli occhi con il volto rosso come un peperone
-Sono cosa?-rispose divertito
Amber non sapeva cosa rispondere quindi ritornò a guardare il pavimento
-Ho capito hai una cotta per me!-esclamò scherzosamente l'amico
Amber sussultò, tornò a guardarlo in viso e:
-No non ho una cotta per te! E adesso tolgo il disturbo, ciao!-ribattè facendogli la linguaccia per poi, prendere e andarsene
Brian scoppiò quasi a ridere, si affacciò alla finestra per vedere Amber correre dentro casa, una volta che lei scomparve dalla sua vista, sorrise, stava per entrare nel letto quando vide che il suo tema era rimasto sulla scrivania, sorrise di nuovo,
-Oh!? E quello è rimasto lì, vabè non mi farà male uscire per 5 secondi-
Detto questo, si vestì in fretta e furia, si coprì bene nonostante fosse quasi estate, e si recò a casa della sua amica, non appena fù davanti al portone, udì dietro le sue spalle il frenare di un auto, si voltò e vide uscire il padre di Amber, indossava un paio di pantaloni di velluto blu scuro, camicia bianca, cravatta nera, giacchetta di velluto attinente ai pantaloni:
"Bene, adesso che gli dico?"
Pensò il ragazzo, stava per salutare l'uomo ma lui lo precedette dicendogli in tono freddo:
-Che vuoi tu?-
"Oh è talmente freddo, che l'Alaska in suo confronto è un isola tropicale"
-Buogiorno signor Ripper, sono venuto a portare il mio tema ad Amber-
-Alle 6:30 di mattina?-
-Bhe ecco vede ahem, è una storia molto lunga da spie...-
-Bene non mi interessa, dammi il tuo tema ci penserò io a darlo a mia figlia! Vattene a casa, con la varicella non puoi gironzolare-
Brian era rimasto un pò attonito, il signor Ripper con quelle poche parole era riuscito a fargli capire che non gli piaceva per nulla, quindi sospirò, le porse il tema e lo ringraziò:
-Grazie!-
-Si va bene!-le rispose entrando in casa e sbattendogli la porta in faccia.
-E' stato un vero piacere vederla signore! Caspita che caratteraccio-esclamò per poi ritornare in casa propria.

*§*§*§*

4 giorni dopo ore 7:45am, due ragazzi stavano camminando fianco a fianco, chiaccherando del più e del meno, erano Brian ripresosi completamente dalla varicella e Amber.
-Visto il tuo bel faccino è intatto-le disse Amber sorridendo
-Già, mi era preso un colpo-
-Vanitoso, e poi voi maschietti lo dite a noi ragazze che siamo troppo vanitose-
-Non l'ho mai detto!-
-Era in generale!-
-Comunque mi ci hai infilato-
-Non è vero!-
-E invece sì, ma cambiando discorso, ne hai parlato a tuo padre di quella cosa?-
Amber cadde dalle nuvole
-Quale cosa?-
-Quella del ballo-
-Ah quella....-
Brian annuì guardandola, la ragazza si fermò, poi cominciò a parlare:
-Non gli ho ancora detto nulla!-
-Ancora!? Il ballo ci sarà tra due settimane-
-Si lo sò Bri, dammi tempo, è che non sò come dirglielo-
-Ho capito,se vuoi ti posso dare una mano-
-Cioè?-
-Glielo dirrò io-
-Che cosa?!-esclamò con gli occhi spalancati
-Bhe perchè quella faccia meravigliata? Sò che tuo padre non mi sopporta, ma se tu non riesci a dirglielo lo farò io a mio rischio e pericolo, tu intanto avverti tua madre!-
-Mia madre?-
-Si è una stilista giusto?-
-Si-
-Bene, fatti fare il vestito da lei-
-Cosa no, non posso ci vorrà molto tempo-
-Io ti dico che per la data del ballo, lo avrai già-
La ragazza all'udire quelle parole, sussultò, guardò l'amico negli occhi e capì tutto, stava per parlare, ma venne interrotta da lui che con il sorriso sulle labbra disse:
-Ebbene sì, ho fatto una telefonata alla boutique di tua madre, 4 giorni fà-
-Che cosa ma come hai fatto ad avere il suo numero?-
-Ricorda anche mia madre è una stilista, e ha le sue conoscenze!-
-Brian io..non sò che dire, come posso ringraziarti?-
-Un grazie è sufficiente, poi guarda il lato positivo, se tuo padre non ti darà il permesso, potrai benissimo uscire di nascosto, tanto il vestito lo avrai di già-
La ragazza sorrise e abbracciò l'amico che ricambiò.

Non appena si staccarono, il cellulare di Amber squillò, la ragazza sussultò e rispose senza guardare chi fosse:
-Pronto?-
-Amber-
-Ciao mamma-rispose la ragazza con il sorriso sulle labbra
-Come va?-
-Benissimo grazie te?-
-Tutto okay! Sai...un uccellino mi ha detto, che parteciperai al ballo studensco giusto?-
-Si mamy-rispose spostando gli occhi su Brian, che mise le mani avanti come se volesse dire che lui non centrava niente, Amber le sorrise e ritornò sul cellulare
-Bene, avrai bisogno di un aiuto con il trucco, l'acconciatura ed altro-
-Credo di si-
-Bene piccola, non preoccuparti tra pochi giorni verrò da te-
-Torni qui-
-Si prenderò un albergo però, vedrai ci divertiremo andremo a fare shopping, ti comprerò molte cose carine, sarai la più bella della scuola-
-Grazie-
-E di che sei mia figlia poi è da un mese che non ci vediamo, mi raccomando non dire niente a tuo padre! va bene tesoro della mamma-
-Si, va bene mamma-
-Okay ciao!-
-Ciao-
-Un bacio ciao!-
-Ciao-

CAPITOLO 12


The Quarrel

Casa Ripper ore 4:00pm
Amber aveva invitato Brian a casa sua per ripassare un pò di matematica dato che il giorno dopo avrebbero avuto l'ultimo compito che metteva la parola fine al quadrimestre, e lei non era brava in quella materia più ci provava, più falliva ancora non era riuscita a prendere almeno un 6 i suoi voti andavano da 5 a 5 1/2.
Tutti e due erano seduti davanti alla scrivania, Amber aveva il quaderno aperto, la biro in bocca, e fissava nervosamente la disequazione che gli si era proposta davanti. Brian era di fianco a lei, e la guardava per vedere se riusciva a risolverla, la ragazza di tutta risposta alzò gli occhi e lo guardò, Brian fece un respiro poi parlò:
-Allora Amber, te lo ripeto quando il delta è maggiore di zero si considerano i valori esterni alle soluzioni-
-Lo sò-
-Bene allora risolvila-
-.......-
-Amber?-
-Non ci riesco-
-Come non ci riesci, la regola la sai, ora mettila in pratica-
-Si, ma da dove comincio?-
-Cosa? Amber te l'ho spiegato poco fa-
-Lo so ma non ci riesco, non ci riesco-rispose quasi disperata gettando la penna per terra. Alzandosi e sedendosi sul letto con le mani sul viso, Brian la seguì, si mise davanti a lei poi proferì parola:
-Amber, coraggio non puoi dare forfèt, stavi cominciando a capire il meccanismo-
-Non è vero, Non ci capisco niente, non ci capirò ma nulla, avrò nuovamente il debito a matematica! E in più ti sto facendo perdere tempo, dovrai pur ripassare anche tu no? Ti avevo invitato qui per ripassare insieme e invece è da 2 ore quasi che sono sempre a punto e a capo. Bri, torna a casa e vai a ripassare, stando qui ti faccio perdere solo del tempo prezioso!-
Il ragazzo scosse la testa, si sedette accanto all'amica. Le mise una mano sulla schiena poi, costringendola a guardarlo in volto, le disse:
-Amber, non intendo andarmene di qui fino a che tu non hai almeno memorizzato il procedimento-
-Ma Brian io...-
-Tu cosa?-
-Sono troppo scema-
-Ahahahah, lo sono anche io-
La ragazza abbassò il volto, lui lo riportò davanti a se poi parlò
-Amber non sei scema, ti senti solo insicura, non preoccuparti del voto o come andrà a finire, e tantomeno non incaponirti con il fatto che non ce la farai, perchè sò che non è così, hai solo paura. Ascoltami, adesso ti alzi ritorni alla scrivania e risolvi la disequazione, andrà bene ne sono certo-
detto questo si alzò, le porse la mano e con un dolce sorriso la invitò a prendere posto sulla scrivania. Amber all'inizio fu un pò titubante, poi accettò l'invito e si posizionò sul suo "banco di lavoro" con il suo migliore amico accanto.
Insieme riguardarono le regole e Amber cominciò a capire, e in poco tempo a risolvere tutte quante.
-Brava ce l'hai fatta hai visto che ti dicevo?-
-Grazie Bmoon, sei il migliore-rispose al settimo cielo, abbracciandolo, lui ricambiò, una volta staccati:
-Caspita sono già le 6:00pm-esclamò Amber
-Eh già, e hai visto in poco più di due ore senza che ce ne siamo resi conto abbiamo ripassato tutto, dimmi Amby ti senti pronta per domani mattina?-
-Si, però per sicurezza stasera ripasserò-
-No-
-Come no?!-
-Conoscendoti bene, se ti rimetti a ripassare, combinerai casino, e non riuscirai più a capire niente! Dai retta a me non ripassare! Andrà bene ne sono certo-
-Ne sei sicuro?-
-Si-
-Okay allora seguirò il tuo consiglio, anche perchè ho un mal di testa tremendo!-
-Non sei l'unica!-
La ragazza sorrise, portò i suoi occhi castani su quelli blu dell'amico poi parlò:
-Bri, ti va di prenderci qualcosa da mangiare?-
-Okay ho un certo languorino-
-Bene coraggio scendiamo, sai tu non lo sai ma sono una vera maestra nel preparare gli spuntini-
-Vedremo-
-Cosa? Vedremo?! Non mi credi Bri?!-
-Bhè l'ultima volta che hai preparato uno spuntino io sono corso tutta la notte in bagno-
-Non era colpa mia, sei tu che hai esagerato, sembrava che non mangiassi da anni-
-No il burro di arachidi era avariato!-
-Non era vero, non sono io quella che ci aveva messo pure la panna montata, che era scaduta da un giorno-
-E tu perchè non l'hai buttata?-
-Lo stavo per fare ma se non mi ricordo male, appena me l'hai vista in mano, me l'hai tolta, e l'hai versata sul toast!-
Brian sorrise, lei ricambiò e insieme si recarono in cucina.

*§*§*§*

Un'ora dopo, entrambi erano seduti sul divano, con una ciotola di popcorn sulle gambe a guardarsi un film horror, intitolato " Two Sisters" ignari di tutto e tutti e completamente immersi nel film, dove balzavano ad ogni scena a causa dell'ansia e della tensione che quel film giapponese poteva offrire. Non si resero conto che la porta d'ingresso si era aperta lasciando entrare la figura del padre che non potè fare a meno di notare che sul divano oltre a sua figlia c'era anche un ragazzo, il suo vicino. Si sentì salire la rabbia. Si avvicinò ai due, sbattè la borsa da medico sul tavolino dietro le loro spalle, e:
-Amber-
Non appena udì quella voce severa e un pò fredda, sussultò lo stesso accadde a Brian, entrambi si voltatono e il signor Ripper cominciò a farsi sentire.
-Ciao Pa..papà sei tornato presto vedo-esclamò titubante Amber
-Non avevo più emergenze, che cosa ci fà lui qui-
-Ero solo venuto per....-rispose Brian
-Sta zitto, l'ho chiesto a mia figlia-lo zittò il medico
-L'ho invitato io per aiutarmi con matematica domani abbiamo compito-
-Potevi benissimo chiedere aiuto a me!-
-Come potevo tu non ci sei mai-
-Amber, io lavoro-
-Bhe però qualche volta potresti prenderti un giorno libero-
-Ieri l'avevo fatto, potevi parlarne con me di matematica-
-Infatti l'avevi fatto, poi dopo neanche mezz'ora sei dovuto correre in ospedale perchè era successo un incidente doloso, avevano più di 32 feriti gravi e carenza di personale, così ti hanno chiamato
E TU SEI CORSO DA LORO!-urlò
-BHE COSA DOVEVO FARE, DIRE; "NO NON POSSO DEVO STARE CON MIA FIGLIA"!-
-PROPRIO COSI'-
Brian era lì, davanti ai suoi occhi stava nascendo una vera e propria litigata. Voleva intervenire ma non sapeva come fare, voleva andarsene, ma non riusciva a muovere un muscolo. Rinsavì dal suo stato di semitrance non appena udì il signor Ripper urlare a sua figlia:
-COME OSI DIRMI DI DOVER SCEGLIERE TRA TE E 32 PAZIENTI FERITI GRAVEMENTE! E' LOGICO CHE SCELGO LORO, LORO POSSONO MORIRE, HANNO BISOGNO DI AIUTO MA TU NO-
Brian rimase sconvolto, ma non quanto ne rimase la sua amica. La vedeva, era accanto a lui, i suoi occhi erano spalancati, lucidi, delle lacrime stavano cadendo da essi, le sue labbra tremavano, poi la vide voltarsi verso di lui, stava chiedendogli aiuto, poi riportò lo sguardo sul padre. Brian a questo punto decise di intervenire a suo rischio e pericolo, stava per farlo. Ma all'improvviso Amber uscì di casa come una furia, il ragazzo sussultò, voleva seguirla ma suo padre lo fermò afferrandogli il braccio, per poi dirgli:
-Guai a te se gironzoli ancora dietro a mia figlia, ti diverti ad illuderla, stai facendo l'amico non è così, ma scometto che un giorno la farai soffrire come ha fatto Nick-
Brian se lo scrollò di dosso, guardò la porta spalancata, poi riportò gli occhi sul padre, deglutì la saliva e:
-Sò che cosa è successo con Nick, sò come la trattavano a scuola, e non voglio fare la stessa cosa, io ad Amber voglio bene, è la mia migliore amica, non sono un ragazzo che si diverte a far soffrire tutte le persone che gli stanno intorno, Amber è un amica speciale per me e nonostante il suo pensiero signor Ripper, io non sono come Nick, non sarò mai come lui, io a sua figlia ci tengo, ed è per questo che l'ho invitata al ballo studentesco!-
Il gelo calò sulla casa, il padre di Amber fissava incredulo gli occhi di Brian, agrottò le ciglia, poi con voce fredda:
-Non darò mai il permesso ad Amber di venire al ballo con te!-detto questo le voltò le spalle e salì ai piani di sopra.
Brian scosse la testa, poi corse fuori in giardino a cercare Amber.

*§*§*§*

Dopo circa un minuto di ricerche per l'immenso giardino Ripper, Brian trovò Amber nel retro seduta accanto alla cuccia di Kenny intenta ad accarezzare il proprio cane, Brian si avvicinò a lei poi la chiamò:
-Amber?-
La ragazza sussultò si asciugò le lacrime e alzò il volto per poi rispondere all'amico:
-Si-
-Stai bene?-le chiese raggiungendola e sedendosi accanto a lei.
-Sto bene Brian non preoccuparti non è la prima volta che litigo con mio padre, e poi è uno stupido ballo, uno stupido ballo a cui volevo andare, non sono mai stata invitata da nessuno, mi..mi dispiace Bri non potrò venire con te, cercati un altra ragazza non avrai problemi io sono solo una perdita di tempo...-
-Amber non sei una perdita di tempo-
-E invece si, che cosa stai ottenendo con la mia amicizia nulla! Volevi andare al ballo con me e mio padre me lo ha impedito, sono solo una portasfiga capisco perchè Nick all'improvviso cominciò a trattarmi male, capisco perchè tutti si prendono gioco di me..perchè sono una stupida romantica che attende il suo princepe azzurro che non giungerà mai, Nessuno si avvicina a me dei ragazzi perchè porto sfiga e lo stesso sta accadendo con te, ti sto rovinando la vita... ti sto rovi....-non riuscì a terminare la frase che Brian all'improvviso l'abbracciò, Amber alla fine cominciò a piangere e a piangere tra le braccia del suo unico e migliore amico che soffriva con lei.
-Amber tu non porti sfiga hai capito, e soprattutto non mi stai rovinando la vita io mi trovo benissimo con te, sei l'unica ragazza che conosco che non si comporta come gatta morta con tutti i maschi che incontra, tu sei diversa dalle Barbie che ormai hanno invaso il pianeta, sei speciale Amber, sei dolce, gentile, sensibile, intelligente, nessuna è come te mettitelo bene in testa...-
Si fermò staccandosi dall'abbraccio le alzò il viso, ormai coperto di lacrime che continuavano a scendere, gliele asciugò delicatamente con il pollice destro, la guardò negli occhi le dette un bacio sulla fronte e la abbracciò nuovamente consolandola mentre i suoi singhiozzi a poco a poco si affievolivano.
-Io volevo venire al ballo con te Bri credimi-
-Shhh ehy, non preoccuparti te l'ho detto no, che avevo un piano se tuo padre non ti avesse dato il permesso, fidati Amby, se puta caso andrà male, il ballo lo faremo noi due da soli qui in giardino, anche perchè io non andrò mai a quello stupido ballo senza di te!-
la ragazza guardò il viso dell'amico, lo ringraziò dandogli un casto bacio sulla guancia sinistra poi si perse nel suo abbraccio, nel suo addome riuscendo a sentire il suo profumo e il suo cuore che batteva a tempo con il suo. chiuse gli occhi e cominciò a sognare la sera del ballo, continuando a ringraziare Dio per quell'angelo di ragazzo che gli aveva donato.

CAPITOLO 13


Love Or Simple Affection?

La campanella del college suonò, dando inizio ad un momento che ogni studente adorava, dopo la fine delle lezioni, l'intervallo.
In pochi secondi, ogni corridoio si riempì di studenti e studentesse. Che si dirigevano fuori nella terrazza, alle macchinette, o in bagno.
Tra tutti quegli studenti, spiccavano due ragazzi, Brian e Amber.
Entrambi stavano parlando allegramente e sorridendo. Brian teneva le mani in tasca, mentre all'orecchio destro, teneva una cuffia di colore bianco, che trovava la propria fine nell'orecchio di Amber. Stavano ascoltando Hysteria l'album del loro gruppo preferito i Def Leppard.
La canzone che risuonava nelle loro orecchie era: Pour Some Sugar On Me.
-Allora Amby, come credi che ti sia andato il compito di mate?-
-Non lo sò, Bri....Temo di aver sbagliato tutto quanto prenderò un'altro 5 me lo sento!-
Brian roteò gli occhi, sorrise, guardò l'amica e esclamò:
-Amby..Amby, ti prego un pò di ottimismo!-
-Ehy non stò facendo la pessimista-
-A me è parso di si Amby-
La ragazza sbuffò, poi ribattè:
-Uffa..e che ho paura di aver scazzato ogni cosa!-
-Oh Scazzato? che parolone Amby, sei una fanciulla!-disse scherzosamente
Amber sorrise timidamente, gli dette una leggera e amichevole gomitata sul fianco dicendogli:
-Dai piantala!-
-Ahi sei persino violenta! Sto seriamente pensando di derogarti il mio invito-gli disse sherzosamente ponendosi dinnanzi a lei.
Amber sorrise. Lo guardò dritto negli occhi, gli afferrò delicatamente con i pollici e gli indici di entrambe le mani, le guance e gli regalò un buffetto dicendo:
-Troppo tardi per derogarmi l'invito Bmoon!-
In quel preciso istante il silenzio piombò tra di loro. Entrambi erano l'uno di fronte all'altro. I loro cuori battevano all'unisono. I loro occhi si stavano fissando. La musica continuava a farsi sentire nelle loro orecchie. Nessuno diceva più nulla. Si era creata una situazione strana. Amber deglutì la saliva, Brian la seguì a ruota. Il suo viso cominciò ad avvicinarsi a quello di lei, era davvero troppo vicino. Amber era bloccata da quegli occhi, non riusciva in alcun modo a reagire, la cuffia scivolò via dal suo orecchio. Le labbra di lui erano a pochi mm dalle sue. Oddio stava per accadere, voleva baciarla. Amber era pietrificata, non sapeva cosa fare, era lì, imbambolata. Ecco, le labbra di lui sfiorarono le sue. Un piacevole brivido l'avvolse. Brian stava per toccargli le labbra quando la campanella, decise di farsi sentire, distruggendo quel momento.
"Sorgi e brilla Norfolk, oggi è una stupenda giornata primaverile, l'estate e alle porte il sole batte su tutta la costa, previsioni del giorno: Sole, caldo e cielo azzurro! buongiorno qui è Dj Alex che parla, sparatevi questo pezzo dei Def Leppard, per cominciare al meglio la giornata! Dall'album Hysteria, la canzone si intitola Animal" Tuonò il dj, svegliando Brian di soprassalto.
"A wild ride, over stony ground
Such a lust for life, the circus comes to town
We are the hungry ones, on a lightning raid
Just like a river runs, like a fire needs flame
I burn for you...."

Gli occhi del ragazzo si spalancarono incontrando il soffitto bianco.
"...I gotta feel it in my blood whoa oh
I need your touch don't need your love whoa oh

And I want and I need
And I lust animal
And I want and I need
And I lust animal...."

Si voltò verso la finestra. Il sole risplendeva come non mai, e con i suoi deboli raggi che filtravano attraverso la tenda bianca del bancone, illuminavano timidamente la scrivania bianca. Dove riposava il libro di matematica.
"...Cry wolf, given mouth to mouth
Like a movin' heartbeat in the witching hour
I'm runnin' with the wind, a shadow in the dust
And like the drivin' rain, yeah, like the restless rust
I never sleep..."
Mentre la canzone proseguiva spedita, Brian ripensò al sogno appena fatto, arrossì leggermente. E scuotendo la testa si disse:
"Brian che sogni fai? Amber è la tua migliore amica!"
Sorrise divertito. Si alzò dal letto e si recò al bagno, per farsi una bella doccia.
"...Huh!
Ah!
Cry wolf, baby cry tough
Gonna hunt you like an, an, an, an, an, animal
Gonna take your love 'n' run..."

La canzone gli fece compagnia fino a che le parole del cantante non vennero sovrastate dall'acqua che scrosciò dalla doccia. Si spogliò, e attese pochi secondi, per lasciare che la doccia si fosse riscaldata ed entrò.
L'acqua cominciò a scivolargli giù delicatamente, ogni goccia sulla sua pelle era un dettaglio in più che essa gli evidenziava. Brian aveva un corpo perfetto, i pettorali erano da urlo. I suoi occhi blu poi, sotto il vapore apparivano ancora più intensi e profondi, le sue labbra venivano attraversate da alcune gocce, che ne risaltavano la morbidezza. Era un ragazzo meraviglioso. Che non aveva problemi a trovarsi una ragazza, sai quante ne aveva a scuola che gli morivano dietro, ma a lui sembrava non importare. Aveva la testa su altre cose. O forse il suo cuore, era stato già preso da un altra? Lui non lo sapeva, ma l' immagine del sogno in cui baciava la sua migliore amica, non volevano lasciarlo in pace. La trovava carina, simpatica. Gli voleva molto bene, ma da lì a pensare, che forse i sentimenti che provava per lei, andavano oltre l'amicizia. Era una cosa da pazzi. Scosse la testa, convincendosi che, forse il sogno lo aveva un pò sconvolto, e che i pensieri che gli stavano attraversando la mente, erano solo causati dalla sua personalità influenzabile.
Quindi tirò su con le spalle. Riempì le proprie mani con il bagnoschiuma e cominciò a passarsele sul suo corpo gocciolante d'acqua.

*§*§*§*

Mentre Brian si stava facendo la doccia, Amber era già uscita dal bagno da circa 10 minuti e si stava vestendo, mentre nella sua camera, rimbombava Pour Some Sugar On Me dei Def leppard.
La sua canzone preferita dall'album Hysteria. Lo stereo era a tutto volume. Suo padre aveva il turno notturno, poi doveva affrontare altre 3 ore. Quindi lei era libera di fare ciò che voleva. Infatti, lo stava facendo, come si dice, quando il gatto non c'è, i topi ballano! E lei con indosso solo la gonnellina della divisa estiva, e il reggiseno stava sballettando, per la camera, a volte saltava sul letto e usava la propria spazzola come microfono. Si stava divertendo come una pazza.
Mentre l'orologio scorreva inesorabile.
Non appena la canzone terminò, Amber cadde sfinita sul letto, grondava di sudore, si voltò verso l'orologio che segnava le 7:20 am. Era in ritardo, tra meno di 10 minuti Brian avrebbe suonato il campanello di casa sua, per andare a scuola. E lei doveva rifarsi la doccia, non poteva andare a scuola sudata. Saltò giù dal letto si tolse la gonna, il reggiseno, le mutandine bianche con i cuoricini rosa, e si fiondò di nuovo nella doccia, stando attenta a non bagnarsi i capelli già asciutti e profumati di vaniglia.
Dopo 5 minuti uscì dal bagno, si asciugò velocemente, per poi vestirsi con una velocità fulminea, Flash avrebbe perso con lei. Non appena Amber terminò di vestirsi, il campanello si fece sentire. Prese lo zaino, il walkmen, con l'album dei Def Leppard e corse giù all'ingresso.
Doveva fare ancora colazione, ma non aveva tempo:
"Pace, comprerò qualcosa strada facendo"
Il campanello si fece sentire di nuovo.
-ECCOMI BRI, ARRIVOOOO!!!-
Urlò aprendo la porta, inciampando sul rialzo dello scalino, stava per cadere rovinosamente a terra, ma Brian con i riflessi pronti riuscì ad afferrarla. In quel preciso istante entrambi vennero attraversati da un debole ma piacevole brivido.
Il tempo sembrò fermarsi. Entrambi si stavano guardando negli occhi. I loro cuori accellerano i battiti. poi Amber si liberò dalla forte presa del'amico e con un sorriso esclamò:
-Gr..grazie Brian-
Il ragazzo tornò alla realtà, ricambiò il sorriso poi rispose:
-Di nulla, vedo che vai di fretta! Calmati abbiamo tutto il tempo-
Amber lo guardò stranita, Brian abbozzò un sorriso.
-Non dirmi che te lo sei scordato!-
lei non rispose, e lui capì quindi scoppiò in una fragorosa risata:
-Ahahahahaha Amber! Me lo sentivo che te lo saresti dimenticato. Entriamo un ora dopo! Perchè c'è l'assemblea. il compito di matematica di ieri ti deve aver dato alla testa!-
-Ah...giusto! è vero!-
-E ti sarai anche scordata che avevamo deciso di ripassare insieme letteratura, sei tu la secchiona in quel campo no?-
-Non esageriamo..anche tu vai bene!-
-Si infatti vado benissimo, all'ultimo compito ho preso un bel 6, mentre tu un 10 dimmi se questo non sta a significare quanto secchionsa tu sia!-
Amber abbozzò un sorriso. Abbassò lo sguardo, lo alzò guardando negli occhi il suo migliore amico che a quel gesto stranamente trasalì, degluttendo la saliva, l'immagine del sogno in cui la baciava, si fece presente nella sua testa, stava per farlo, voleva baciarla ma Amber ignara e con il sorriso sulle labbra, lo riportò sulla terra dicendo:
-Si forse hai ragione, coraggio entra-
sentenziò prendendogli la mano e tirarlo all'interno casa, per poi chiudere la porta.
Una volta dentro:
-Bri hai già fatto colazione?-
-Si mi sono un pò strozzato con i cereali ma okay-
-Svegliato tardi?-
-No, alle 7am, mi sn fatto la doccia e alle 7:20 ho fatto colazione-
Amber sgranò i suoi occhi castani ed esclamò:
-Cavolo Bri, ci metti così poco a farti la doccia?-
-Sono i miei 10 minuti di relax! Me la prendo con calma, e poi mi strozzo con la colazione-
Amber rise, all' ultima affermazione dell'amico, poi parlò
-Io ci metto un'ora piena!-
Brian sorrise
-Voi ragazze ci mettete sempre tanto a fare tutto. Non mi meraviglio, mia mandre ci mette più o meno il tuo stesso tempo!-
-Bhe...noi dobbiamo anche asciugare il bagno, cosa che voi maschietti non fate!-
-Bhe ci sono le donne per questo no?-ribattè scherzando
Amber lo guardò fingendo di essersi offesa,
poi tirò fuori, dal proprio zaino il libro di letteratura e glielo sbattè sulla testa.
-Ahia, Amber che diamine!-
-Zitto e studia! Tsè gli uomini-
-Tsè le donne-
-Ehy!-lo rimproverò guardandolo
-Stai diventando violenta Amber!-
-Sei tu che mi provochi Bri-
-Io...ma se sono un angioletto!-
-Si...un angioletto-
-E' la verità Amby!-
-Bmoon..se tu sei un' angioletto io sono Satana-
-Infatti lo sei ah ah ah-
-EHY INSOMMA BRIAN!!!!-urlò incurvando le ciglia in un modo che lo fece crollare dalle risate.
-AHAHAHAHAH CHE FACCIA HAI FATTO AHHAHAHAH-
-HA PARLATO LUI!!!-
Si guardarono negli occhi, si sorrisero a vicenda, poi Brian gli arruffò amichevolmente i capelli, dicendogli dolcemente:
-Amby..Amby sei unica, ti voglio bene, e molto anche-detto questo gli dette un'leggero e casto bacio sulla guancia. Amber rimase allibita, voleva dirgli che anche lei gli voleva molto bene, ma le parole non riuscivano ad uscirgli dalla bocca. Sorrise all'amico poi parlò:
-Allora che cosa vuoi ripassare-
Brian si era perso a guardarla, dette un leggero e imbarazzato colpo di tosse e rispose.
-Ahem ecco...George Berkeley, non mi è ben chiaro il suo pensiero, con la sua dottrina in cui esclude l'esistenza assoluta delle cose!-
Detto questo i due si sorrisero un pò imbarazzati.
Amber cominciò a spiegare, e dettero il via al ripasso.

CAPITOLO 14


Why Don't You Kiss Her?

"We're the best of friends
And we share our secrets
She knows everything that is on my mind
Ohhh...
Lately something's changed
As I lie awak, in my bed
A voice here inside my head
Softly says
[Chorus]Why don't you kiss her
Why don't you tell her
Why don't you let her see the feelings that you hide
She'll never know
If you never show
The way you feel inside

Oh, I'm so afraid
To make the first move
Just a touch and we could
cross the line
And everytime shes near
I wanna never let her go
Confess to her what my heart
knows, hold her close

[Chorus]

What would she say
I wonder would she just turn away
or would she promise me
that she's here to stay
It hurts me to wait
I keep asking myself

[Chorus]

Why Don't you kiss her (tell her you love her)
Why Don't You tell her (tell her you need her)
Why don't you let her see
The Feelings that you hide
Cause she'll never know
If you never show
The way you feel inside"
(Why Don't You Kiss Her? - Jesse McCartney)

Erano entrambi chini sul compito di letteratura, dedicato agli scrittori irlandesi tra cui George Barkeley. Amber era tranquillissima, la sua bic nera scorreva veloce, e sicura sul quel foglio, che faceva parte di altre 10 pagine. Rispondeva alle domande aperte e metteva una crocetta nell'apposita casellina. Era sicurissima. Brian da altro canto andava più cauto. Non era sicuro di quello che scriveva, e molte volte aveva cancellato con un frego, una parola o anche un' intera frase, nei suoi occhi blu erano chiari i segni del terrore di sbagliare. Esitava nelle domande a crocette, sembrava quasi stesse tirando a caso. Molte volte stava per segnare un quadratino poi ci ripensava e passava ad un'altro, e viceversa. Il tempo poi non era dalla sua parte, tra meno di mezz'ora sarebbe suonata la ricreazione, e all'ora dopo. lui e Amber sarebbero stati interrogati a storia, materia dove avevano entrambi distinto. Ma Brian per sicurezza durante l'intervallo, voleva dare un' ultima sbirciatina agli appunti, così per essere un pò più sicuro. E aveva davanti a sè altre 4 pagine di domande aperte e a scelta multipla, temeva di non farcela. Con la coda dell'occhi guardò Amber, che stava ultimando l'ultima parte del compito. Sospirò:
"E' velocissima...Io non ce la f..."Il suo pensiero venne interrotto dalla voce della professoressa.
-Brian Thomas Littrell, occhi sul compito, altrimenti sono costretta a ritiralo-
Il ragazzo trasalì, sbuffò interiormente e rispose un debole:
-Mi scusi-
-Scuse accettate. Adesso ritorni al suo compito!-
Il ragazzo annuì, e si concentrò sul proprio compito. Mentre Amber con un leggero sorriso di sollievo, stampato sul volto, si alzò dal proprio banco e consegnò il compito alla cattedra, per poi raggiungere di nuovo il proprio posto. E senza farsi vedere dalla professoressa, dette un pezzo di carta arrotolato, a Brian. e si sedette al proprio banco. Il ragazzo lo srotolò con cautela, facendo estrema attenzione agli occhi della prof. Una volta aperto lesse quanto segue:

"Brian, ho notato che sei molto teso, non hai niente di cui preoccuparti, le cose le sai. Ce la puoi fare benissimo! Coraggio Bri fatti valere, sono strasicura che ti porterai a casa un bel 10! Devi solo aver fiducia! Ti dò un consiglio, non ti crogiolare troppo sulle domande aperte. Leggile una o due volte. e poi scrivi la risposta che ti viene in mente sarà quella giusta. fidati Bmoon: Vai e colpisci bro!


Ti voglio tanto bene!

Amby"

Brian sorrise. Portò lo sguardo sull'amica, che gli stava sorridendo, e la ringraziò. Deglutì la saliva, fece un bel respiro e si dette da fare. Seguì alla lettera il suo consiglio e in 10 minuti le 4 pagine di schede mancanti vennero completate, e il compito consegnato.
La campanella dell'intervallo suonò. Alcuni ragazzi uscirono dalla classe, altri invece furono costretti a saltare la ricreazione perchè impegnati con il compito. Tra questi c'era Nick.
Amber e Brian, presero il libro di storia, e uscirono, per recarsi nel immenso parco del'istituto.
Dove c'era il loro posto segreto. Andavano lì quando volevano allontanarsi dal chaos durante la ricreazione, perchè dovevano ripassare o parlare di cose personali che nessuno doveva sentire apparte loro. In quel posto molti segreti si erano svelati a vicenda, e molte promesse si erano fatti, tra cui quella di rimanere per sempre amici. Ecco perchè nel polso sinistro di lui e in quello di lei, albergava un braccialetto, di palline in vetro con tutte le tonalità del blu dalla più scura alla più chiara, che era tra l'altro il loro colore preferito. Entrambi i bracciali terminavano con un mezzo, smile ciascuno, di colore azzurro chiaro sfumato di bianco. che una volta uniti avrebbero dato orgine ad una faccina sorridente. Era il loro simbolo. Potevano essere sereni e felici solo quando erano insieme.
Intorno a loro c'erano solo salici piangenti, dai rami molto folti. Davanti vi era un piccolo laghetto, nel quale ogni tanto qualche cigno faceva il bagno. Quel posto, quel luogo sembrava incontaminato, si respirava aria pura, gli uccellini sembravano non voler smettere di cantare, molte rondini si gettavano sul filo dell'acqua per accaparrarsi qualche succolento moscerino, che svolazzava a pelo del lago. Amber e Brian avevano deciso di chiamare il posto: SHEELIN.
Era un nome irlandese, che stava a significare lago delle fate. E per loro quel posto aveva un non sò che di magico, e fatato. Solo loro erano rusciti a trovarlo, solo loro avevano visto oltre le immense siepi di alloro, un passaggio. Una sorta di porta. Che una volta solcata, dava origine ad un picccolo sentiero. Lo avevano percorso un pò per curiosità, un pò per avventura e un pò per divertimento, e alla fine di quella stretta stradina erbosa, una distesa di immensi salici piangenti li aveva travolti.
Amber e Brian avevano spostato con cura tutti i rami che gli si paravano davanti, sembravano non finire mai. Poi all'improvviso ai loro occhi si presentò un laghetto, che luccicava grazie ai raggi, che il sole gettava sulle sue acque cristalline, che scintillavano sotto quella luce. Il lago sembrava fosse pieno di stelle. Erano rimasti a bocca aperta. I loro cuori avevano perso un battito, si erano innamorati perdutamente di quel posto. E da lì tutto cominciò. Il posto segreto, ricevette un nome. SHEELIN. E divenne loro.

*§*§*§*

Entrambi erano lì. L'uno di fronte all'altra. Brian stava ripetendo ad Amber storia e viceversa.
Ripassarono per quasi tutto il tempo della ricreazione, che grazie a Dio da pochi giorni durava un'ora. Mezz'ora dopo Amber parlò:
-Bri, allora come ti è andato il compito?-
-Non saprei spero bene, ero andato nel pallone-
La ragazza sorrise gentilmente:
-Lo avevo notato, ecco perchè ti ho fatto quel bigliettino spero ti abbia dato un pò di supporto-
-Me lo ha dato eccome, comunque ho seguito il tuo conglio Amby!-
-Allora avrai un 10 assicurato!-
-Lo spero!-
-Su, su, non fare il pessimista, mi stai rubando la parte, sono io la pessimista tra noi due!-
Brian gli abbozzò un sorriso, si spostò accanto a lei e gli sussurrò scherzosamente all'orecchio:
-No Amby, tu non sei pessimista sei solo un tantino stupidina ma niente di grave, tranquilla!-
-Ehy Bri-replicò facendo la falsa offesa.
Brian la guardò, la luce del sole gli aveva illuminato una parte di collo, mettendogli in evidenza dei particolari dettagli del viso. Lui cominciò a guardala, perdendosi in essa. poi, le dette un dolce e casto bacio sulla guancia. A quel gesto la ragazza trasalì. Si voltò verso di lui.
I suoi occhi castani, incontrarono quelli di profondi e intensi di lui, ne rimase estasiata.
Quello sguardo. Quegli occhi, in un qualche modo la paralizzavano. Vide il viso di Brian avvicinarsi pericolsamente a quello suo. Amber non capiva. Sorrise timidamente poi si fece sentire debolmente:
-Ahem Brian, che vuoi fare?-
A quelle parole, il ragazzo tornò alla realtà. Le sue guance si colorarono di un leggero rossore. Fermò il suo avvicinamento. Tossì leggermente e rispose:
-Eh..niente..Su fammi qualche altra domanda di storia-
La ragazza lo guardò allibita, stranita, e divertita allo stesso tempo.
-Ma Bri l'abbiamo ripassata fino ad adesso, e la sapevi benissimo, che bisogno c'è di...Poi tra poco la....-
Non riuscì a terminare la frase, che la campanella che segnava la fine della lunga, e a tratti imbarazzante ricreazione. Entrambi chiusero i libri. Si alzarono e si incamminarono velocemente verso la scuola.
Brian da dopo il suono della campanella si era improvvisamente ammutolito, teneva lo sguardo basso, le mani in tasca e camminava vicino a lei. Ma non le rivolgeva la parola. Si era chiuso improvvisamente nei suoi pensieri. Amber si era resa perfettamente resa conto, dell'improvviso cambiamento in lui, ma decise di non indagare, forse era solo preoccupato per l' imminente interrogazione. Quindi aveva lasciato perdere.

*§*§*§*

L'interrogazione per entrambi andò benone Brian si prese un bel 10 e lode, mentre Amber un 10 e basta, ma non aveva niente di cui lamentarsi. Dopo la seconda ora di storia, giunse l'ora di matematica, e questo stava a significare interrogazione, spiegazione ma soprattutto il risultato dei compiti.
Non appena, la porta di classe si aprì, lasciando entrare la prof di matematica. Amber cominciò ad agitarsi sapeva che sarebbe giunto il momento X. Ovvero; da lì a pochi minuti, avrebbe saputo il voto che aveva preso al compito. Portò i suoi occhi su Brian, il quale non la degnava nemmeno di uno sguardo. Anzi stava parlando con Nick, che ogni tanto mandava degli occhiate poco amichevoli ad Amber, che già temeva che fosse successo qualcosa. Aveva paura che Brian avesse deciso di unirsi a Nick & Company. Percepì il suo cuore cominciare a incrinarsi non riusciva a crederci. Stava per scoppiare a piangere, ma cercò di trattenersi. Brian aveva terminato di scambiare qualche parola con lui, e adesso la stava guardando. Amber si sentì osservata. Deglutì a fatica il groppo che gli si era formato in gola. E si voltò verso Brian che non potè non notare i suoi occhi lucidi. Trasalì. Stava per chiederle cosa avesse, ma lei lo arrestò.
-Professoressa le chiedo scusa, ma non oi sento tanto bene, potrei andare un attimo fuori-
La donna, dallo sguardo severo, ma anche dolce e gentile, alzò gli occhi dal registo e parlò:
-Non è stata abbastanza fuori alla ricreazione?-
-Si lo sò, mi scusi, ma davvero non mi sento bene.-
La donna la scrutò un pò. Amber dentro di sè stava pregando che gli dicesse di si, perchè le lacrime, avevano già cominciato a scendergli debolmente dagli occhi. Brian se ne era reso conto però non capiva. Voleva chiderglielo ma la voce della professoressa si presentò a lui. Dando il permesso alla ragazza di uscire. Amber la ringraziò. Si alzò dal banco e cercando di trattenersi uscì dalla classe, e raggiunse alla velocità della luce la terrazza della scuola.
E si allontanò dalla visuale, delle finestre della propria classe.

*§*§*§*

10 minuti dopo.
Amber, ancora non era rientrata in classe. La prof. che aveva appena detto i voti dei compiti si rivolse a Eva e gli disse:
-Potresti, andare a vedere come stà la signorina Ripper?-
Eva fu disgustata da quella richiesta. Voleva dire di no, ma lei era la lecchina degli insegnati, quindi non poteva rifiutare. Stava per acconsentire quando, Brian si fece sentire:
-Posso andare a controllare io?-
La prof. lo guardò poco convinta, poi acconsentì.
Brian ringraziò con un assenso della testa. Uscì dalla classe, e si recò dalla bidella che sedeva a pochi metri dalla porta della 3°C. Si chiamava Megan, era una donna di circa 40 anni, snella, con i capelli neri, a metà spalla. Indossava una semplice camicia bianca, non molto attilata corta e un paio di jeans neri. e stivaletti privi di tacco.
La donna vide Brian avvicinarsi a lei. Sorrise e parlò:
-Posso fare qualcosa per lei?-
-Si, grazie volevo sapere se ha percaso visto Amber Ripper-
La donna annuì:
-Mi può dire dov'è andata?-
-E' uscita in terrazza, non aveva una bella faccia. Gli ho chiesto se voleva qualcosa, non sò un aulin, un aspirina ma, mi ha detto che non ne aveva bisogno-
-Okay, grazie!-
Detto questo Brian uscì fuori in terrazza. Camminò per un paio di metri, svoltò l'angolo e la vide. La sua schiena sussultava debolmente ad ogni singhiozzo. Il ragazzo deglutì la saliva, e la raggiunse. Non appena Amber udì dei passi che si facevano man mano più vicini, affogò l'ultimo singhiozzo. Si asciugò velocemente le lacrime, con il dorso della mano destra. Inghiottì il groppo formatoglisi in gola. E cercò di ricomporre la voce. In quel preciso istante Brian fermò il suo incedere. Era a pochi cm da lei. La guardava senza sapere bene che parole dire, o usare per attirare la sua attenzione, senza spaventarla o urtarla. Ormai la conosceva bene. Sapeva che era molto fragile e si metteva strane idee in testa, se qualcuno si atteggiava o diceva qualcosa in modo sbagliato nei suoi confronti. E capì che, forse il motivo per cui stava male, era per l'improvviso distacco che lui aveva avuto nei suoi riguardi. Ma non era una cosa che aveva deciso di fare per ferirla o altre cose. Ma semplicemente per il fatto che adesso dentro di lui, qualcosa stava cambiando. Qualcosa lo aveva costretto a diventare distante verso di lei. E quel qualcosa era chiamata insicurezza. Già era insicuro su cosa provasse veramente per Amber.
Non lo sapeva più. Gli voleva bene come amica o c'era dell'altro? Non riusciva a capirlo. Il sogno che aveva fatto lo aveva letteralmente mandato in confusione, lo aveva influenzato a tal punto, da non fargli capire, cosa significasse veramente lei per lui. E adesso lei, la sua cara amica Amber, era lì seduta per terra ad osservare tristemente il panorama che gli si prostrava dinnanzi. Brian sembrò trovare le parole giuste per attirare la sua attenzione:
-Hey, Amber?-Erano semplici parole, ma erano state dette con una dolcezza inaudita.
la ragazza lo udì benissimo, e trasalì, voltandosi verso di lui. I suoi occhi color nocciola segnati dalle lacrime si scontrarono con quelli intensi e pronfondi di lui.
-Hey come ti senti?-
La ragazza distolse lo sguardo dall'amico, si alzò e gli voltò le spalle per andarsene.
Ma lui la fermò, afferrandola delicatamente per il polso sinistro.
-Amber aspetta!-
-Lasciami-esclamò voltandosi verso di lui e cercando di liberarsi dalla sua presa, ma fu tutto inutile, anche perchè gli occhi di Brian la paralizzavano. Avevano questo potere e nonostante tu tentassi di evitare il contatto visivo, non avresti resistito più di un millesimo di secondo lontano da quegli occhi. Che ritornavi a guardare ipnotizzata.
-Amber per favore mi spieghi che cos' hai?-
La ragazza non rispose, abbassò di nuovo lo sguardo.
-Amby ti prego guardami- sentenziò gentilmente Brian, afferrandogli delicatamente, con l'indice e il pollice, della mano che non la stava trattenendo, il mento di lei, alzandogli con estrema dolcezza il viso, per condurlo ai suoi occhi.
-Amber-
La ragazza, fu costretta a guardarlo.
-Dimmi cosa c'è. E' colpa mia non è vero?-
Amber tacque.
-Lo sò che è colpa mia, ti chiedo scusa, ma mi è successa una cosa!-
Alla fine Amber prese la parola:
-E che cosa ti può essere mai successo, di così terribile da non degnarmi nemmeno di uno sguardo? Ho visto che parlavi con Nick, ho visto come lui mi guardava. Ti sei unito alla suo club "Sfotti Amber Ripper" Non è così? E adesso stai fingendo di fare l'amico con me. Anzi forse mi hai sempre preso per il culo. Credevo fossi diverso da loro, ma soprattutto mi ero convinta che tu non fossi come Nick! Mi hai solo preso per i fondelli, non sei mai stato mio amico mai...E IO STUPIDA MI SONO FIDATA DI TE!-urlò piangendo, mentre la sua mano destra si presentò sul braccialetto, dell'amicizia che aveva legato al polso sinistro, se lo tolse. E lo gettò ai piedi del amico. Che la guardava sconvolto. Amber riuscì a liberarsi dalla sua presa. E se ne andò.
Brian si sentì in colpa, profondamente in colpa.
Amber aveva frainteso tutto, tutto quanto.
"Ha frainteso tutto ha..."
Il suo pensiero si bloccò. I suoi occhi blu, diventati improvvisamente lucidi, osservavano la schiena di lei, sussultante a causa dei singhiozzi, allontanarsi sempre e sempre di più da lui. Non doveva finire a quel modo. Brian deglutì la saliva e gli urlò:
-HAI FRAINTESO TUTTO AMBER!-
All'udire quelle parole, la ragazza d'istinto si fermò, voltandosi verso l'amico. Lo vide chinarsi e prendere il braccialetto, per poi guardarla e correre verso di lei, che stava per andarsene nuovamente.
-No aspetta, ti prego-
-Cosa cazzo vuoi ancora?- gli disse freddamente appena la raggiunse
-Amber io..ti chiedo scusa, ti prego guardami!-
La ragazza alzò gli occhi, e si accorse che erano lucidi. Brian continuò:
-Non potrei mai, fererti te l'avevo promesso te lo ricordi? Tu sei la mia migliore amica, non potrei mai farti del male, mai e poi mai! Ti voglio bene e tu non ti immagini neanche quanto! Perdonami, se sono stato così distaccato da te in queste ultime ore, scusa se non ti ho degnato di uno sguardo. Stavo parlando con Nick, ma non era niente contro di te. Non potrei mai farti una cosa del genere. Figurati se poi mi abbasso al livello di Nick & Company. Tu ti devi fidare di me. Se di te non mi importasse niente, se ti avrei preso per il culo, ora non starei qui a chiederti scusa. A chiederti di continuare ad essere amici. Sarò ripetitivo ma ti voglio troppo bene per perderti! Quindi ti prego predi di nuovo questo braccialetto, e legalo al polso. Perchè la nostra amicizia è più forte, di un qualsiasi pensiero brutto, che ti ha attraversato la testa Amber! Per favore...Tieni...-disse infine porgendogli il bracciale.
Amber fu titubante all'inizio, non era sicura in quel momento. Brian se ne era accorto allora la pregò:
-Amber ti prego!-
Quelle parole, sembravano molto sincere, lui teneva a lei. E lei teneva a lui. Deglutì la saliva. Fece un passo in avanti, tese la mano e prese il braccialetto, dalla mano dell'amico. Se lo legò al polso. Accarezzò la sua metà di smiley, portò i suoi occhi su di lui, che gli sorrise dolcemente. In quell'istante Amber capì che aveva preso decisioni affrettate. Era stata troppo impulsiva, e aveva sbagliato.
-Scu..scusami Bmoon, scusami tanto-
Disse in lacrime, abbracciandolo e stringendolo come una bambina piccola stringerebbe il proprio orsacchiotto preferito.
Brian ricambiò immediatamente quell'abbraccio. e poi con voce dolce e gentile le sussurrò all'orecchio:
[Ti voglio tanto bene, piccola]
Quel "piccola", sebbene fosse una semplice parola, detta per giunta in modo molto dolce.
La colpì profondamente, da fargli perdere, per un attimo un battito. Tolse il volto dal petto dell'amico, dove il cuore stava battendo molto velocemente. Alzò gli occhi intrisi dalle ultime lacrime. Lui la guardò dolcemente e le sorrise. Gli asciugò lievemente le lacrime con il pollice. Gli accarezzò una guancia sempre sorridendogli poi, le sue labbra si posarono sulla fronte di lei. Una volta terminato quel semplice ma profondo tocco. Brian:
-Allora signorina Ripper, possiamo ritornare in classe? Mi sà che ho scampato l'interrogazione-
la ragazza tirò su col naso, poi parlò:
-Hai scampato?-sentenziò, guardandolo incredula.
L'interrogazzione di cui stavano parlando, era dedicata a quelli che avevano sbagliato il compito di matematica. E succedeva molto spesso ad Amber. Aveva perso il conto di quante interrogazioni attineti al compito che avevano fatto, avesse fallito prendendosi un bel 4 che per pietà della prof diventava 5. Quindi quel: "Mi sa che ho scampato l'interrogazzione" fuoriuscito dalla bocca del suo amico, suonava un pò strano. Il ragazzo rise vedendo la faccia a punto interrogativo che gli stava facendo l'amica.
-Ebbene sì, udite, udite signori e signori, Brian Thomas Littrell ha preso un bel 5 al suo ultimo compito di matematica!-
-Aahhahahaah! Dai, non scherzare-rise
-No non sto scherzando Amber, per niente al mondo-
Lui non lo dava a vedere, ma l'aver preso quel 5, gli dava enormemente fastidio.
Amber era rimasta sbalordita, non riusciva a dire nulla.
-Sei rimasta senza parole giusto? Figurati io-
-Mi..mi dispiace-
-Aha non fà niente, su coraggio torniamo in classe-
La ragazza annuì, e insieme ritornarono nella propria classe, dove la prof interrogò Brian, e riferì ad Amber il voto che aveva preso al compito ovvero, un bel 10 e lode. Non appena il voto risuonò nella silenziosa aula rimasero tutti a bocca aperta, specialmente Amber che non riusciva a crederci. E Brian? Bhe, lui rimase sconvolto. La media di Amber sarebbe migliorata e forse sarebbe passata alla materia con un 6 o magari anche un 7 ma Brian? Bhe lui aveva i brividi pensando che tutta la sua pagella, la qualr aveva sempre riportato tutti 10 a matematica, potesse avere un 6. Non riusciva a capacitarsene.

*§*§*§*

Erano da poco scoccate le 5pm. Brian e Amber, dopo aver dedicato il proprio pomeriggio a darsi da fare con i compiti, a casa propria. Avevano deciso di andare a vedere il Norfolk's Virginia Zoo. E infatti erano giunti lì da circa un'ora. Brian indossava un paio di jeans neri, e una T-shirt bianca con un disegno indefinito stilizzato per tutto il tronco, era di colore nero. Ai piedi portava un paio di scarpe bianche da ginnastica. Amber, invece era vestita con un paio di jeans chiari, non molto attillati, una semplice magliettina nera, sfumata leggermente di bianco. E un paio di adidas blu scuro.
Entrambi stavano scherzando e parlando come sempre. Solo che Amber aveva notato che Brian non sembrava molto felice, quindi senza preavviso parlò:
-Bri ti stai divertendo?-
Il ragazzo sussultò guardandola, e rispose.
-Si Amber certamente!-
-Strano a me non...-
Non la fece finire che la prese per mano e iniziò a correre dicendo:
-Amber andiamo, hanno portato dei nuovi animali voglio vederli!-
-Si ho capito Bri...vai piano! Sò camminare da sola!-
Diceva, ma sembrava che lui non l'ascoltasse, perchè aveva accellerato la corsa, e lei aveva rischiato un infinità di volte di inciampare e cadere a terra come una pera cotta.
All'improvviso, grazie a Dio, Brian si fermò. Lasciò la mano dell'amica e si diresse verso il cancello dei nuovi arrivati. La ragazza potè prendere fiato, e con passo lento raggiunse l'amico. E insieme si misero a guardare le new entry del Norfolk's Virginia Zoo. Era una famiglia di Suricati; esili animali caratterizzati dal muso proteso molto dinnanzi alle labbra. Le zampe erano provviste di quattro dita fornite di grosse unghie, utili per scavare le gallerie e per dissotterrare il cibo.La loro pelliccia sul dorso era grigio bruno con sfumature giallognole e strisce marroni; sulle zampe, il pelo era bianco grigiastro o argentato; mentre in prossimità della bocca, sul mento e sulle guance il pelo era biancastro. Attorno ai loro occhi era evidente un cerchio nero; dello stesso colore, erano le orecchie rotonde e la punta della coda. La lunghezza complessiva di quei suricati, ma dell'anima in wuestione era di circa 40 cm, la coda misurava circa 25 cm e l'altezza alle spalle era di 20 cm.
Brian e Amber rimasero incantati a guardarli. Poi una volta che la famigliola fu sparita dentro la propria tana sotterranea. Amber si rivolsre a Brian gli sorrise e chiese:
-Ti và un frappè?-
Il ragazzo sorrise, e asserì con la testa. Si sorrisero ed insieme si diressero alla frapperia posta all'ingresso dello zoo. Amber si prese un maxi frappè alla banana, mentre Brian un mega maxi frappè al cioccolato. La sua amica, come anche il gelataio: un uomo di circa 45 anni, pelato, con un pò di barbetta. Non appena Brian aveva ordinato quel bicchierone enorme di frappè al cioccolato per giunta. lo avevano guardato sbalorditi specialmente Amber, che si fece sentire:
-Bri stai bene?-
Il ragazzo tirò su con la cannuccia un pò di frappè, e replicò.
-Certo, offro io-disse infine pagando il tutto, e uscendo dalla frapperia, seguito a ruota da lei.
-No, tu non stai bene. Quale persona normale si prenderebbe un mega maxi frappè, al cioccolato poi! Tu sei l'unico!-
-Bhe, forse qualcuno se lo prende, se no non l'avrebbero messo, nella lista-rispose irritato
-Bri, ma si può sapere cos'hai è da quando hai saputo del...-Si bloccò aveva intuito il perchè. Voleva continuare il discorso, ma Brian la precedette.
-Del mio 5 a matematica?-
Amber annuì debolmente, e controbattè:
-Non è che stai un pò esagerando?! Non è poi la fine del mondo!-
-Bhe forse non lo è per te, visto che ci sei abituata a prendere brutti voti a matematica, ma io no! E mi spiace Amber. Ma lo sai questo che significa? Lo sai non è cosi? Mi farà media e mi ritroverò con un 6! Hai capito un fottuttissimo 6! Una stramaledetta sufficienza, io che ho sempre preso 10...Ah a proposito di 10, dimmi come diavolo hai fatto a prendertoi 10 e lode eh? Come!-
-Ho semplicemente seguito il tuo consiglio, poi se ti ricordi mi ha spiegato tutto tu, è grazie a te che ho potuto prendermi quel bel voto. Dovresti almeno essere un pochino felice per me! Invece di rifartela con me!-
-Io non me la sto rifacendo con te, e sono molto felice per te. Ma non capisco!-
-Non capisci cosa?-
-Come puoi aver preso 10? E io 5 come?-
-Io non lo sò-
-Oh si certo che lo sai Amby, certo che lo sai?-
-Dovrei sapere cosa?-
-O hai copiato, o hai sostituito il tuo compito con il mio!-
Amber sgranò gli occhi, la sua bocca si spalancò, fissò l'amico e controbattè:
-Tu sei completamente fuori Brian Thomas Littrell!-
-Oh certo te la cavi così, eh?! Bene adesso sono anche fuori di testa! Ammmettilo che hai sostituito i compiti!-
-Ma io non ho sostitutito un cazzo Brian, ma sei scemo!-
-Offende pure, la signorina non sò matematica ecc..E poi mi prende un 10 e lode!...Mettiamo non avessi sostituito i compiti!... Io sono stato ore a casa tua a spiegarti cose che già sapevi! Mi hai fatto perdere solo del tempo-
Quelle parole urtarono Amber che d'istinto tolse il tappo di plastica leggera dal frappè. Guardò l'amico e gli urlò al colmo dell'ira:
-AH E COSI' SAREI UNA PERDITA DI TEMPO!? BENE ALLORA, VAFFANCULO BRIAN-
In pochi secondi, gli versò tutto il frappè in testa e infuriata, gli dette le spalle. Andandosene alla velocità della luce.

*§*§*§*

Ore 10pm.
Casa Ripper.

Amber, era in camera sua, distesa sul letto, mentre nel walkmen andava a tutta palla una canzone dei Def Leppard intitolata: Hysteria. Le parole gli attraversavano la mente, mentre i suoi piedi si muovevano al ritmo della batteria presente nella canzone. I suoi occhi fissavano persi, la finestra, Nel quale un debole panorama si mostrava a lei.
Senza che se ne rendesse minimamente conto, la sua mente vagò a poche ore fà, quando adirata, aveva versato il frappè sulla testa di Brian. Scosse la testa, e provò a convincere sè stessa che quello che aveva fatto era giusto, perchè lui in fin dei conti l'aveva provocata. Provò a convincersi di ciò, ma fu tutto inutile. Si alzò dal letto e si recò alla finestra della propria camera. L'aprì. La fresca brezza, quasi estiva l'avvolse completamente.
Chiuse gli occhi respirando, e godendosi quella brezza. Dopo pochi istanti li riaprì, scontrandosi con l'immenso cielo stellato. Sospirò. Poi voltò lo sguardo sulla casa di Brian, in particolare sulla terrezza della camera di quest'ultimo. Trasalì quando lo vide. Era seduto su un sdraio di plastica. Indossava solo un paio di boxer, di colore rosso.

*§*§*§*

Brian stava leggendo un libro, e alle orecchie il walkmen gli stava mandando a palla la stessa identica canzone che stava ascoltando Amber. ovvero Hysteria.
Anche lui, stava ripensando a quello che era accaduto tra di loro allo zoo, poche ore fà.
Si portò la mano sui capelli. Depose il libro che stava leggendo. Si alzò da dov'era, e raggiunse, il balcone. Chiuse gli occhi lasciandosi accarezzare dal vento. Li riaprì e si voltò verso la casa di Amber, con gli occhi guardò la sua camera. e i suoi occhi blu incrociarono la figura della ragazza che indossava il pigiama, formato da una paio di shorts di stoffa azzurro cielo, e t-shirt corta un pochino più scura. Amber distolse lo sguardo da lui e rientrò in camera.

*§*§*§*

Ore 10:30pm
Casa Ripper:

Amber, dopo svariati minuti. istanti. attimi e secondi di esitazione, decise di andare da Brian per chiederle scusa. Si mise l'infradito blu e bianchi ai piedi. Scese di corsa le scale, raggiunse l'ingresso, e prese le chiavi di casa, non voleva rischiare di rimanere chiusa fuori.
Aprì la porta, ed uscì chiudendola dietro alle sue spalle. A quello sbattere si unì ache quello della porta di casa Littrell. La ragazza sussultò, si voltò a sinistra e incontrò la figura di Brian, che adesso oltre ai boxer indossava anche una t-shirt bianca. Entrambi si sorrisero imbarazzati. Poi cominciarono, titubanti ad incedere l'uno verso l'altra. Erano ad un metro di distanza quando una timida e impacciata Amber abbassò il volto, e deglutì la saliva. Portando i suoi occhi su Brian e:
-Brian io...-
-Amber io...-
Sorrisero. Poi prese la parola Amber:
-Ti chiedo scusa Brian per il frappè, non volevo, è stato un gesto istintivo lo sò ma..Ma io non...-
Si bloccò non appena si rese conto che Brian era a pochi cm da lei.
-Il frappè non è niente in confronto a quello che ti ho detto, me lo sono meritato. Non dovevo sfogarmi su di te. Sapevo che non avevi copiato, come sapevo che non avevi scambiato i compiti, e che non sei mai andata bene in matematica...Te lo sei meritato quel 10 e lode piccola. E comunque non sei una perdita di tempo, non lo sarai mai per me Amby, mai! Scusami-
La ragazza annuì, e lo abbracciò. Lui ricambiò.
In quel preciso istante, qualcosa si accese in lui. Non poteva più resistere. Doveva dirglielo. Doveva fargli capire che, finalmente aveva capito. Che finalmente quella confusione che regnava in lui si era dissolta dandogli la risposta che desiderava sapere. La tolse delicatamente da sè, e
la guardò intensamente negli occhi. Sospirò. Deglutì la saliva. le sue labbra cominciarono a tremare. il suo cuore cominciò a battere all'impazzata e parlò:
-Amber io...-
-Dimmi-
-Volevo solo dirti che...-
-Che cosa Brian?-
Il ragazzo titubante iniziò ad avvicinarsi a lei, che si era completamente persa in quegli occhi blu.
-Che io...-continuò
-Brian insomma cosa vu...-
Le sue parole vennero arrestate, dolcemente e improvvisamente dalle morbide labbra di lui, che sfociarono in un dolce e tenero bacio.

CAPITOLO 15


Just So You Know

"I shouldn't love you
but I want to,
I just can turn away
I shouldn't see you
but I can't move
I can't look away

I shouldn't love you
but I want to,
I just can turn away
I shouldn't see you
but I can't move
I can't look away

And I don't know
How to be fine, when I'm not
Cause I don't know
How to make this feeling stop

CHORUS
Just so you know
this feeling is taking control of me
and I can't help it
I won't sit around
I can't let it win now
I thought you should know
I tried my best to let go, of you
but I don't want to
I just gotta say it all before I go
Just so you know

It's getting hard to, be around you
There's so much I can't say,
do you want me to have feelings
and look the other way

And I don't know
how to be fine, when I'm not
Cause I don't know
How to make this feeling stop

CHORUS
Just so you know
this feeling is taking control of me
and I can't help it
I won't sit around
I can't let it win now
I thought you should know
I tried my best to let go, of you
but I don't want to
I just gotta say it all before I go
Just so you know

This emptiness is killing me
and I'm wondering why I waited so long
Looking back I relize,
it was always there to stand spoken
and I'm waiting here
been waiting here

mmmm.....

CHORUS
Just so you know
this feeling is taking control of me
and I can't help it
I won't sit around
I can't let it win now
I thought you should know
I tried my best to let go, of you
but I don't want to
I just gotta say it all before I go
Just so you know"
(Just So You Know - Jesse McCartney)
Non appena la ragazza percepì le labbra di lui sulle sue, perse un battito.
Si annullò completamente, sentì le mani di lui stringerla a sè. Poi appena la sua lingua titubante, iniziò a farsi strada all'interno della sua bocca, lei lo allontanò da sè.
Il silenzio piombò tra di loro.
Entrambi si stavano guardando negli occhi. Amber era totalmente sotto shock, lo fissava allibita ma soprattutto confusa. Si portò la mano destra sulla bocca e mormorò guardandolo:
[i]-Che..che cosa ti sei messo in testa?-[/i]
Brian deglutì la saliva abbozzò un sorriso e parlò:
-Niente Amby Ti..ti ho baciato -
La ragazza scosse la testa e replicò:
-Non chiamarmi Amby e poi lo sò che mi hai baciata, non dovevi farlo!-
Brian stranito stava per rispondere, ma le parole gli morirono in gola, perchè una scossa Amber sparì dentro casa. Il ragazzo rimase lì, per un minuto a fissare la porta chiusa, chiedendosi dove avesse sbagliato. Ma non riusciva a trovare una risposta. Molte volte aveva mosso i primi passi per raggiungere la casa dell'amica, e tutte le volte che stava per suonare il campanello, ripensava alle parole che lei gli aveva detto. e la sicurezza acquisita svaniva. Così sconsolato, aveva deciso di stare ancora lì, sperando che Amber desse segni di vita, ma ciò non accadde. Allora amareggiato, decise di rientrare.
Amber da camera sua guardava il suo amico scomparire dentro casa. Si lasciò scivolare a terra, e cominciò a piangere silenziosamente, ripetendosi:
"Perchè mi hai baciato, perchè lo hai fatto?...Brian non dovevi, non dovevi hai rovinato tutto, tutto quanto, io non posso piacerti...Non sono piaciuta mai a nessuno, perchè mi fai questo, perchè ti diverti anche tu a prendermi in giro! Hai rovinato tutto, tutto! Ora niente sarà più come prima niente, nulla!"
Lasciò cadere la testa sulle proprie ginocchia, e avvolse il tutto con le braccia. Stette così per un'ora poi si gettò sotto le coperte cercando di prendere sonno.

*§*§*§*

La mattina per Amber iniziò, pesantemente il solo pensiero del bacio di Brian, la mandava ko in tutti i sensi, non riusciva a capire il perchè di quell'improvviso gesto, come mai l'aveva baciata, perchè lo aveva fatto? Lei non poteva piacergli, non era mai piaciuta a nessuno.
I suoi occhi castani, si scontrarono prepotentemente, con la sua immagine riflessa, in quello specchio, appannato a causa del vapore della doccia, che lentamente stava scemando, per poi svanire, così come era giunto e si era espanso.
Amber era lì, di fronte al proprio riverbero, la sua mano sinistra si posiziò delicatamente su quelle labbra che Brian aveva catturato con le sue, quel tocco, così delicato e morbido, quelle labbra calde e tremanti fecero capolino nelle sue sensazioni, dandosi battaglia con ciò che aveva provato in quel magico momento, e ciò che sarebbe successo dopo. E ebbero la meglio. Quell'attimo era stato sublime, e Amber non poteva far altro che essere felice, ma non voleva ciò.
"No..no non può essere, io non gli piaccio, mi ha solo voluto prendere in giro, ha rovinato tutto, ogni cosa, perchè Brian? Non..non potevamo rimanere amici, perchè hai voluto farmi questo? Perchè? Io non sono mai piaciuta a nessuno, non posso piacerti!"
Il motore della macchina di suo padre, che partiva la destarono da quell'improvviso pensiero, deglutì la saliva, scosse la testa mandando via l'amico dai propri pensieri. Sospirò, e senza pensare ad altro, uscì dal bagno per asciugarsi e vestirsi, dato che tra meno di 2 ore la scuola l'attendeva e con essa anche lo sguardo indagatorio di Brian.

*§*§*§*

Se da una parte Amber si sentiva in ogni istante più confusa e sconvolta, nonchè arrabbiata, Brian forse stava peggio di lei.
La scena della sera precedente lo aveva tormentato senza riusciure a dargli allmeno un'ora di riposo, non era riuscito a dormire, e forse non voleva nemmeno dormire, non lo sapeva neanche lui, l'unica cosa però di cui era certo, è che era stato tutta la notte a sedere, sulla terrezza, a fissare le stelle, e a tratti anche la casa, ma soprattutto la camera di Amber.
Amber si, lei ormai senza che se ne fosse reso minimamente conto, era diventata tutto nella sua vita, ma soprattutto nel suo cuore, che ancora piangeva e gli faceva male non appena dentro di lui la frase della ragazza, si ripresentava imperterrita: -Non chiamarmi Amby e poi lo sò che mi hai baciata, non dovevi farlo!-
seguita a ruota dal suo rifiuto, ancora la vedeva correre in casa, e lui. Lì, su quel pezzo di giardino, sul quel pianerottolo a vederla andare via, e non riusciva a fare niente per scattare riprenderla, portarla al petto, stringerla a sè, proteggerla da ogni male del mondo, e guardarla negli occhi, perdersi in essi, sperando che anche lei come lui, si potesse perdere nei suoi per poi dirgli, sussurargli timidamente, un solo e flebile:
'Mi piaci...mi sono innamorato di te Amby'
Brian scosse la testa, deridendo se stesso, per essere stato così impulsivo, ed istintivo spaventandola.
Dai suoi occhi chiusi scivolarono due leggere lacrime, poi con un sorriso amaro stampato in volto, poggiò la testa al muro, e attese che l'alba giunta da un'ora, lo accarezzasse con quei suoi raggi caldi, per regarargli quel calore che da parte di Amber non era giunto, per la prima volta da quando l'aveva conosciuta, l'aveva sentita fredda verso di lui.
"Sono stato uno stupido...stupido ho rovinato tutto, tutto quanto, perchè cazzo non mi sono trattenuto, perchè non ho provato a dirglielo, forse se non fossi stato così imbranato, e precipitoso, lei...non si sarebbe spaventata, non l'avrei urtata, e forse adesso non starei qui, a piangere per lei..."
Il suo pensiero venne interotto all'istante dal rumore dello sbattere della porta, d'istinto si alzò di colpo, raggiuse il balcone, e scorse Amber uscire di casa, indossava l'uniforme estiva, gli stava divinamente. La gonnellina scozzese la faceva sembrare più alta, e la camicetta, metteva in risalto il petto, era stupenda, e sotto quei deboli raggi solari, ogni lineamento di quel volto femminile e delicato, veniva accettuato, e agli occhi di Brian, Amber, la sua piccola Amby pareva una creatura di rara e semplice bellezza, unica in tutto e per tutto, ed era la sola che in ogni istante, lo trascinava in un turbinio d'emozioni, sensazioni, che lo tramutavano in un ragazzo debole, fragile che temeva di aprire bocca, di agire per paura di dire, o fare qualcosa che invece di avvicinarla, l'avrebbe allontanata. Scosse la testa, i suoi occhi blu non riuscivano a staccarsi da lei, e dentro di se gridava, sperava che lei potesse voltarsi verso sinistra, ed incontrare quegli occhi che morivano per lei:
[Amber...guardami....girati, ti prego guardami]
mormorava fino allo sfinimento, ma senza risultato.
"Diavolo....che cazzo fai Brian Thomas Littrell, sei un 'uomo no? che ci fai qui su a fissarla come un depravato, senza mettere le palle, correre giù, raggiungerla e parlarle, chiederle scusa...non puoi stare così, devi agire, coraggio, sei un uomo cazzo, e lei ti piace da impazzire quindi cosa ti frena, cosa ti ferma!"
-Mi frena la paura di sentire la fredezza che ieri sera mi ha travolto senza pietà-
Rispose amareggiato, stette a guardarla per alcuni secondi, poi abbassò il viso e distolse lo sguardo. Stava per portarlo al terreno, quando la sua schiena venne raggiunta da un intenso e forte batticuore, portò gli occhi su Amber, e la vide, scorse i suoi occhi guardarlo.
Brian perse un battito, l'aria sembrò svanire da lui, che senza rendersene conto, fece un passo, poi le sue labbra tremanti si aprirono, e dalla sua bocca uscì un sussurrato:
[A..Amber..piccola]
Alcuni istanti dopo, con suo enorme dispiacere, vide l'amica voltare le spalle, e andarsene, il cuore cessò di battere, tutta la sua timidezza di colpo svanì, e senza dire o fare niente, cominciò a correre come un pazzo.
Uscì di camera, saltò gli scalini 4 a 4, si fiondò in salotto, rischiando di cadere, e così com'era scalzo, con solo i suoi boxer blu, e una canottiera bianca attillata al petto, che gli metteva in risalto quegli splendidi addominali, si fiondò fuori in giardino, e la scorse, stava per entrare in casa, quindi affrettò la propria corsa, e prima che potesse entrare, gli fu dietro, e con voce tremante e rotta dall'affanno parlò:
-A...Amber...asp..aspetta ti, ti prego-
La ragazza udendolo, arrestò ogni suo passo, ma non si voltò, non riusciva a guardarlo negli occhi, non voleva farlo per niente al mondo.
Dentro di sè si era convinta che tutto quello che era successo la sera prima, fosse stata tutta una farsa per deriderla. Era fragile e nonostante si fidasse ciecamente di Brian, ora ne era rimasta delusa, e ferita.
Dai suoi occhi castani, scesero due lacrime, stava per scoppiare a piangere, non voleva trattenersi oltre lì fuori con lui, il solo pensare quel nome per lei era una fitta al cuore, e un'ennesima lacrima, un'altra ancora, velarono quelle guance, poi di nuovo, il respiro di lui alle sue spalle, il profumo del suo dopobarba, e infine quella sua dolce e tenera voce, ora tremante e triste che si presentò fievole alle sue orecchie:
-Ti..Ti prego guardami Amber..guardami-
La ragazza trasalì, ora non poteva evitarlo, cercava di resistere.
No non voleva incontrare quei suoi occhi blu, non voleva leggere niente in lui, non voleva, ma era tutto inutile, lui era proprio lì dietro di lei, che non riusciva a fare nemmeno un passo, era paralizzata, lo era sempre anche quando lui la guardava con quei suoi profondi ed intesi, occhi blu che sembravano essere in grado di leggere, la sua anima e il suo stesso cuore, ogni sguardo che Brian gli donava lei vi si perdeva ogni istante. Loro erano la prima cosa che incontrava la mattina, ed erano gli ultimi che vedeva rincasando. Ormai lui faceva parte di lei, della sua vita, erano amici da pochi mesi, ma il loro rapporto si intensificava in ogni istante, che anche causualmente si guardavano. Sembrava si conoscessero da secoli, ormai erano quasi come fratelli, fratelli si, ma uno di loro due era lì in piedi, a gridare fino allo sfiancamento scusa e mi piaci, uno di loro era innamorato, uno di quei giovani cuori batteva all'impazzata scontrandosi prepotentemente con l'altro, che gli regalava fredezza e un distacco glaciale, che lo annullava spaventandolo a morte.
Poi all'improvviso, in quel silenzio un flebile singhiozzo scappò da lei.
Brian, sebbene fosse stato un suono impercettibile ad orecchio umano, era riuscito a sentirlo, proprio come sentiva lei, la sua piccola e adorabile Amby. Percepiva sino in profondità, tutto ciò che la stava tormentando, udiva le sue urla nel buio di una mastodontica e profonda grotta, piena, stracolma di cunicoli, infiniti passaggi, dove chiunque si sarebbe perso, ma non era il caso di Brian, lei era così vicina a lui, racchiusa nel suo cuore da farne totalmente parte, era in lui, come lui era in lei, lo sentiva chiaramente fino in fondo all'anima.
Amber, tentava di trattenere i singhiozzi, e sembrava riuscirci, quando il delicato tocco della mano del suo migliore amico, gli sfiorò, tremante il braccio. A quel flebile e magico tocco Amber venne percorsa da un piacevole brivido, ma che però la spaventò. Sussultò e Brian arrestò ogni suo movimento, sussurandole abbattuto:
[Amber ti prego voltati, guardami, te ne prego...scusami, mi dispiace io..io]
La ragazza continuava a fissare la porta che aveva davanti, mentre percepì la mano dell'amico stringere la sua, e in pochi secondi quelle braccia maschili si avvolsero completamente ai suoi fianchi. La strinse a sè, come solo lui sapeva fare, e con un filo di voce, parlò ancora:
-Ti prego perdonarmi, io non volevo ferirti, non volevo in alcun modo farlo, perdonami...perd..-
La ragazza, si svegliò dal suo stato di semi trance, e si liberò dalla sua presa, non riuscendo però ad evitare, di incrociare quegli occhi blu lucidi e sconvolti, che la guardavano abbattuti, e veramente dispiaciuti.
Calò un improvvisa taciturnità su tutto il quartiere, i loro occhi si persero gli uni negli altri, nessuno era in grado di fare niente, la voce, da Brian scomparve, e il blocco in Amber si volatilizzò, poteva voltare le spalle ed entrare in casa, ma nonostante lo desiderasse con tutte le sue forze, ogni suo tentativo risultava vano, era inutile, non gli sarebbe sfuggita, quindi deglutì la saliva e sentenziò flebile:
[Pe...perchè mi fai questo, perchè Brian, perchè..io..io non posso piacerti, non sono mai piaciuta a nessuno...mi stai prendendo solo in giro, come ha fatto lui, come ha fatto Nick, sei..sei come LUI TUTTI QUANTI SONO COME LUI!]
Urlò piangente, guardandolo dritto negli occhi, per poi scappare in casa, stava per sparire dietro la porta quando un Brian disperato, gli afferrò improvvisamente il braccio, e trattenendo a fatica le lacrime, la condusse a sè, abbracciandola forte e con trasporto come mai aveva fatto prima.
Amber si perse nel suo profumo, nei battiti accellerati del suo cuore, stava per ricambiare l'abbraccio stava per farlo ma, Nick gli aveva fatto troppo male, ancora dentro di lei questo blocco esisteva, e qualunque cosa che Brian gli avesse detto o fatto in quel momento, per lei era solo una presa di giro, quindi cominciò a dimenarsi come una pazza, più si dimenava più lui la stringeva a sè, la stringeva, e la stringeva ancora e ancora, poi tremante portò le sue labbra all'orecchio di lei e gli sussurrò dolcemente e con il nodo alla gola:
[Amber non sono come Nick, non lo sono...io Ti voglio bene davvero]
All'udire quella frase la ragazza sembrò placarsi, stava per abbandonarsi a quell'abbraccio colmo di affetto, quando le parole che Nick gli disse anni fà tornarono a tormentarla, ora più che mai, ferendola a morte, e cominciando ad intaccargli il cuore, a colpirlo, trafiggerlo decimarlo totalmente:

-Nick, come mai te ne stavi andando senza aspettarmi?Ti ho fatto arrabbiare con qualcosa che ho detto o fatto, se è così ti chiedo scusa non volevo!-
-......-
-Nick?-
-Cos'è adesso non posso tornare a casa per i cazzi miei?-
-No...certo che puoi torn...-
-D'ora in poi io e te abbiamo chiuso, non voglio più essere amico di uno sgorbio come te!-

Quella luce che era riuscita a vedere con Brian, di colpo scomparve da lei, spingendola a allontanarlo da sè, e a dirgli , guardandolo abbattuta e spaventata negli occhi:
-Non riesco a crederti!- proferì fievole affogando in un singhiozzo, per poi solcare la soglia di casa, e chiudere, serrare, sigillare quella porta che era anche la porta del suo cuore.
Brian rimase lì immobile a fissare quell'uscio chiuso, e capì che la "sua" piccola Amby aveva deciso di chiudere fuori dalla sua vita anche lui, che con tanta fatica era riuscito a farle vedere la luce, il mondo vero che esisteva oltre la crudeltà umana, oltre l'invidia, un mondo dove loro due erano i padroni assoluti, un mondo che adesso era crollato per entrambi, un universo dove Brian sarebbe rimasto da solo.

CAPITOLO 16


Paso A Paso

"Ayer me sonreías
Era un día más en nuestra vida tan normal
Y de golpe el cielo cambia…
Se nubla el sol y nada sigue igual

Pero aún, tengo fe
Me muerdo el dolor
Y bajo la almohada escondo el temor…
Tú le harás frente

Paso a paso
Mirando hacia adelante
Paso a paso
Todo se cura con amor…
La noche pasará
Y paso a paso aprenderás, a ser más fuerte
Y yo iré contigo

Tantas decisiones
Jamás dudar porque el mañana es hoy
Voy nadando entre emociones…
Con un solo nombre, y una sola piel
Pero aún, tengo fe
Podemos vencer
Podemos torcer la suerte, lo sé
Tú le harás frente

Paso a paso
Mirando hacia adelante
Paso a paso
Todo se cura con amor…
La noche pasará
Y paso a paso aprenderás, a ser mas fuerte

Aunque se caiga el mundo
Aguanta un poco más
Estamos juntos, hasta el final…

Paso a paso
Se cura con amor…
La noche pasará
Y paso a paso aprenderás, a ser más fuerte
Y yo iré contigo
Paso a paso"
(Paso A Paso - Luis Fonsi)

La campanella della ricreazione si fece sentire nel bel mezzo del termine dell'interrogazione a Storia Dell'Arte di Brian, che non aveva riscosso un grande successo come era solito fare, anzi tutt'altro. Aveva la mente altrove, dentro di lui c'era qualcosa, qualcuno che si divertiva a tormentarlo e quel qualcuno era proprio lei, si lei Amber Ripper, la sua Amby, che si era divertita ad occupargli la testa per tutte le prime tre ore. Ore nelle quali il suo sguardo non guardava lui, anzi era fisso sul libro. Neanche per un istante i loro occhi si erano incrociati.
Brian aveva provato, a chiamarla ma Amber faceva finta che non esistesse, ferendolo, decimandolo talmente tanto, da negargli ogni possibilità di reagire, diventava debole con lei, che aveva il potere di renderlo fragile fino all'inverosimile.
Si sentiva ferito più di chiunque altro, e a causa di ciò, di come dentro stava soffrendo non prestava attenzione alla lezione, e la professoressa vestita di tutto punto; con un taileur nero, non gli era sfuggito. Come osava lui non stare attento alla sua lezione? Era intollerabile, quindi aveva deciso di interrogarlo a sorpresa, e con lui anche Nick che come sempre non ne voleva sapere di arte, la odiava, come odiava lei, quella professoressa che era l'unica che riusciva a tenergli testa, l'unica che lo riprendeva in ogni istante, anche prima che dicesse o facesse qualcosa di irritante o sbagliato. Non la sopportava, la sola vista gli faceva venire l'acidità di stomaco. Però una volta chiamato non poteva sottrarsi, quindi accettò.
E adesso era lì seduto davanti alla cattedra con Brian accanto, un Brian che a stento riconosceva, eh sì quel ragazzo pieno di vita, solare, allegro, positivo adesso aveva quei suoi occhi gioiosi velati di tristezza, preocupazzione, e dubbi, infiniti dubbi.
Quello sguardo truce, e demoralizzato lo portò a portare quei suoi occhi cristallini, verso l'ultimo banco dove Amber sedeva. La vedeva disegnare o scarabocchiare su quel suo block notes, e intuì che era lei la causa della sofferenza che quella mattina macchiava gli occhi del amico.
Questa cosa dentro di lui era una sorta di "manna dal cielo", se Brian e lei avevano litigato, non ci sarebbe stato nessuno a "proteggerla" e quindi Nick era libero di prenderla in giro, o di inventare qualcosa per fargliela pagare. Deglutì la saliva, distolse gli occhi da Amber e li portò su Brian, poi su Eva che posava lo sguardo su Brian e successivamente su Amber, fino ad incontrare lo sguardo complice di Nick, avevano entrambi in mente qualcosa, si sorrisero complici, e annuirono distogliendo lo sguardo da Amber, che ignara continuava a disegnare un volto su quel foglio bianco che aveva sotto gli occhi, era in versione manga, ma era lui non c'era alcun dubbio, era la caricatura di Brian, la sua "delusione".
Era immersa nel suo disegno quando la voce della professoressa invase l'aula distogliendola.
-Bene ragazzi, potete uscire a fare l'intervallo-
Esclamò, ed ogni alunno composto, si alzò dalla propria sedia e cominciò a raggiungere l'uscita seguiti a ruota da Nick e Brian, il quale venne richiamato improvvisamente dalla professoressa
-Signor Littrell, lei no-
Il ragazzo sentendosi preso in causa, arrestò ogni movimento, la porta si chiuse davanti a lui, che si voltò, incontrando la figura di Amber, che teneva il capo chino.
la chiamò fievole e quasi intimorito da come avrebbe reagito:
-A..Amber-
Di tutta risposta lei lo sorpassò, non degnandolo di uno sguardo e senza proferire parola alcuna, uscì dall'aula e chiuse quella porta dietro di sè, fu un'altro colpo per lui, e un'altra lama gli trapassò quel cuore che ormai dalla sera precedente versava lacrime di sangue e dolore. Scosse la testa, trattenendo a fatica le lacrime, deglutì la saliva, sospirò e raggiuse l'insegnante, una volta giunto faccia a faccia parlò:
-Mi dica-proferì debolmente
La donna lo scrutò dalla testa ai piedi, e lo invitò a sedersi.
-Prego siediti-
Lui annuì accomodandosi, portò gli occhi su di lei che sospirò, per poi parlare, anzi rimproverarlo dello scarsissimo risultato che aveva ottenuto nell'interrogazione.
-Brian Thomas Littrell...vorrei sapere cosa gli è preso stamani all'interrogazione! Si rende conto che la sua media adesso vacilla?-
Brian abbassò lo sguardo consapevole, secondi dopo lo riportò sull'insegnante, deglutì e rispose demoralizzato:
-Si...lo sò-
-Come...si lo sò!- ribattè lei irritata
-Mi scusi...è che..che io non..non-
-Tu non cosa!-
-Recupererò glielo giuro-replicò frustrato
-Qui non si tratta di recuperare o meno, siamo agli sgoccioli signor Littrell e questo 3 ha rovinato tutta la sua media, ci vorrebbe un miracolo per farla passare con un 6!-
Non fu una bella notizia per lui, che si sentì risucchiare da tutto e tutti, la professoressa stava continuando a rimproverarlo, ma lui non la udiva, non sentiva nulla in quel momento, la sua mente era altrove, da lei. Da Amber che non voleva lasciargli in pace la mente, il cuore, l'animo, nulla gli si era insinuata fino in profondità, mettendoci le radici, più lui cercava di scacciarla dai suoi pensieri, più lei si insediava in lui, era una vera e propria ossessione, un ossessione che lo trascinava giù con sè, in un profondo e tetro burrone, dove ogni appiglio gli era negato.
Stava impazzendo, ed esasperato mormorò:
-Esci dalla mia testa!-
La donna lo udì alla perfezione, aggrottò il ciglio e lo riprese.
-Brian Thomas Littrell-
Quel tono severo, freddo ed improvviso distolse anche se per pochi istanti Brian da quei pensieri, da quelle sensazioni e da quei dubbi, ma non riuscì a frenare la sua lingua che sentenziò:
-Che diavolo vuoi ancora lasciami in pace!- esclamò di colpo, per poi rendersi conto troppo tardi a chi avesse detto ciò, e cercò di rimediare:
-Professoressa mi..mi scusi io..io non...-
La voce femminile severa, fredda e autoritaria arrestò ogni sua parola ribattendo.
-Brian Thomas Littrell...lei è un maleducato merita due ore di detenzione, e una nota negativa sul registro, e non si azzardi a discutere con me ha capito! Se ne vada non la voglio vedere! Si è giocato la media , e non provi a chiedermi di interrogarla nuovamente, perchè non lo farò!
Lei con la mia materia ha finito...da 8 è passato a 4 e ti porterò agli esami con il 4!-
Detto ciò lo fulminò con lo sguardo, battè la mano destra sulla cattedra, prese la propria borsa, i propri libri e adirata uscì dalla classe.
Brian rimase lì, fermo, immobile a fissare vacuo quella superficie di legno. I rimproveri, e il verdetto finale appena udito lo catturarono incrementandone la sofferenza, tutto stava andando male, il mondo, ogni cosa gli si stava rivoltando contro, per quanto avrebbe resistito ancora? Non lo sapeva, ma l'unica cosa consapevole che fece in risposta a tutto ciò, fu quella di lanciare il registro a terra, alzarsi gettando la sedia sul pavimento, dare un calcio alla cattedra, ed uscire da quella classe, da quella prigione, dove l'unica salvezza era il sorriso di Amber, che lei stessa gli aveva negato.
Era solo, e si sentiva abbandonato da tutto e tutti, ma specialmente da lei.
-Ma si..ma si andate tutti quanti a fanculo-
Sentenziò, per poi aprire la porta e ritrovarsi nel corridoio, davanti a gruppi e gruppetti, che chiaccheravano, scherzavano tra di loro, e si divertivano. Alla sua destra scorse Nick e Eva parlare amichevolmente, gli fecero cenno di unirsi a loro, ma lui scosse la testa, per poi portare lo sguardo a sinitra, incontrando l'immensa vetrata della terrezza, e attraverso di essa, aldilà di quel vetro c'era lei, Amber che per la prima volta in quella mattina lo stava guardando.
Brian perse un battito, lei era lì, a pochi mentri da lui e non faceva niente, era li e lo guardava, la sua frustrazione raggiunse il limite, la rabbia lo invase e senza accorgersene detro di sè disse:
"Che cazzo vuoi anche tu! E' colpa tua se sto così, è colpa tua Amber solo ed esclusivamente tu, io non sono come Nick...Non sono come lui...Io ti voglio bene davvero..perchè non lo vedi, perchè non lo capisci!"
-POSSIBILE CHE TU NON TE NE ACCORGA!-
Gridò esasperato ammutolendo tutto il corridoio, aveva urlato talmente tanto che ciò era giunto anche alle orecchie della diretta interessata, che trasalì, per poi abbassare lo sguardo e sparire dalla sua vista.
Di nuovo se ne stava andando, di nuovo stava scappando da lui, che disperato scosse la testa e mormorò ancora:
-Amber sei solo una stupida..STUPIDA HAI CAPITO!-
Gridò ancora abbattuto, per poi colpire con un destro micidiale la porta della propria classe, e scappare via, fuggire da tutto e tutti, e andare laggiù.
Raggiungere quel posto magico, quel luogo segreto, dove lui con lei ci passava la ricreazione, e le ore libere, là proprio laggiù in quella piccola radura, in quel piccolo boschetto chiamato "Sheelin", dirigersi a quel magico ed incantevole laghetto, circondato da salici piangenti, sedersi su quell'erba piccola e verde, assaporare l'aria pura che quel luogo magico gli regalava, e abbandonarsi a tutto, e piangere e piangere lì dove lui, aveva donato ad Amber la propria amicizia e l'affetto, la dedizione più totale, lì dove aveva capito di amarla alla follia, ma non come un semplice amico o un fratello, ma come un giovane ragazzo innamorato perso di lei, che la considerava la sua vera ed unica ancora di salvezza, lei era l'unica padrona del suo cuore che batteva solo ed esclusivamentre per lei, alla quale lui aveva donato tutto se stesso, lei era la sola ad aver ricevuto in dono il suo cuore innamorato per poi vederselo distruggere e chiudere fuori dalla sua vita per un tempo indeterminato.
E adesso quel cuore, come lo stesso Brian stava correndo, correndo come un forsennato, ma nonostante la velocità con cui proseguiva quel cammino intriso di dolore, non riusciva a raggiunre quella radura che tanto amava, era come fosse lontana anni luce, proprio come lo era Amber, pareva che tutto gli stesse svanendo intorno, come se avesse vissuto in un sogno per tutto quel tempo, un sogno che stava diventando un incubo, un incubo dal quale difficilmente sarebbe potuto uscire indenne.
Le lacrime si fecero largo in lui, sentiva il sapore del sale,e dell'amarezza raggiungergli la gola. Percepiva quelle calde stilli iniziare a bagnargli lente e delicate le guance, stava per crollare, ma non voleva ciò per niente al mondo, accellerò la propria corsa, e raggiunse l'esterno.
Alle sue spalle una voce femminile lo raggiunse, ma non era la voce della sua Amby, non era ciò che voleva sentirlo chiamare, non era lei, quindi aumentò ulteriormente la velocità, e raggiuse Sheelin, attraversò abbattuto quel sentiero, le lacrime copiose gli stavano offuscando la vista, percepì il leggero profumo della lago, udì le rondini conguettare allegre, e accelerò ancora fino a giungere a pochi metri dal lago. Dette un pugno ad un tronco, poi stremato si lasciò cadere ai piedi di quel salice, portò le ginocchia al petto, le avvolse con le braccia, lasciò che la testa si abbandonasse ad esse, per poi chiudersi a riccio, farsi travolgere completamente dalla sofferenza e dare libero sfogo a quelle lacrime, che urlavano silenziose un unico nome che per Brian voleva dire vita, ma anche dolore: Amber.

CAPITOLO 17


Numb

Pianse e pianse per pochi minuti, e avrebbe pianto per tutto il tempo, se all'improvviso, dalle retrovie non fosse giunto un fruscio, successivamente dei passi, e poi un tocco femminile sulla sua schiena, il suo cuore accellerò i battiti, era sicuro che fosse lei, si forse lo aveva visto correre, per poi entrare nel loro luogo segreto, e aveva deciso di raggiungerlo finalmente, di parlargli, o magari di dirgli che stava vivendo in un sogno, o magari che si era addormentato nel bel mezzo del ripasso di storia, e aveva sognato tutto quanto.
Sul suo viso comparve un fievole sorriso, stava per alzare gli occhi e incontrare quelli di Amber, quando una voce femminile lo arrestò:
-Ehy Brian ti senti bene!-
Il ragazzo trasalì, alzò gli occhi e incontrò il volto dell'ultima persona che si sarebbe aspettato di vedere: Eva.
Sussultò, si alzò di botto la guardò e parlò:
-Che ci fai qui?-
-Scusami Brian..è che ti ho visto scappare, e ho deciso di venirti dietro per sapere come stavi..Ti ho anche chiamato ma tu non mi hai sentito, quindi ti ho seguito sin qui...perdonami, non volevo-
Brian sorrise debolmente, poi rispose:
-Comunque sto bene adesso, grazie-
-Sicuro?-
Annuì
-Ma che è successo tra te e Amber?- chiese a bruciapelo
Brian trasalì, deglutì e senza dire niente abbassò lo sguardo, voltò le spalle alla ragazza e se ne andò.

*§*§*§*

Le 5:30pm giunsero, e la campana del termine della lezione suonò, adesso potevano tornare tutti finalmente a casa, tutti tranne uno: Brian, che era costretto ad assorbirsi altre due ore chiuso in quella classe, dove alla porta vi era affissa un targhettina con su scritto "DETENZIONE"
Quei suoi occhi blu, fissavano dalla finistra della propria classe il paesaggio che aveva di fronte.
In lontananza tra pile e pile di salici, scorse una piccola parte del laghetto di "Sheelin", scosse la testa, non poteva perdere tempo a gustarsi il panorama doveva alzarsi e raggiungere l'aula di dentenzione.
Sbattè lo zaino sul banco, lo aprì e vi ripose il libro di letteratura inglese, che era aperto sulla pagina di Shakespeare, e più precisamente su Romeo e Giulietta nella scena del balcone, sopra quella pagina la sua mano destra aveva scritto solo il nome di "Amber" lo guardò e riguardò, poi chiuse tutto zaino compreso, e si alzò dal proprio posto.
Fuori con la coda dell'occhio scorse Eva che parlava con Nick, ultimamente quei due erano diventati molto intimi. Sorrise affranto, desiderava tanto stare così con Amber, scosse la testa e si voltò incontrando come sempre Amber, sgranò gli occhi sorpreso di vederla lì, deglutì la saliva, poi tentò di parlare, anche se aveva timore della sua reazione, quindi cercò di essere freddo, anche se la cosa gli restava difficile.
-Tu perchè sei ancora qui?!-
Quella freddezza, la spaventò, però non lo biasimava di ciò, in fin dei conti la sua reazione era più che plausibile, visto il modo in cui lei lo stava trattando,dispiaciuta abbassò lo sguardo, deglutì la saliva, sospirò, poi alzò gli occhi incontrando quelli blu dell'amico,perse un battito e tremò,
Brian stava per andarsene, quando con uno sforzo psichico enorme, decise di parlargli, le sue labbra cominciarono a tremare poi con un filo di voce parlò:
-Brian io..io-
Sentì quegli occhi blu penetrarla e si spaventò, cacciando via ciò che voleva dire.
Brian scosse la testa dicendo:
-Io cosa...cosa vuoi da me? ti sei divertita tutto il tempo a guardarmi senza dirmi niente, chi cazzo ti credi di essere èh?-
-......-
Sul viso deluso del ragazzo comparve un sorriso consapevole e replicò:
-Non mi rispondi neanche, a che che gioco stai giocando con me Amber, si può sapere? Ci godi tanto a vedermi stare male per te! Ti ci diverti, giosci di ciò? si non è vero? BENE IO MI SONO STANCATO OKAY! CHE CAZZO, AMBER PENSI SEMPRE A CIO' CHE TI HA FATTO NICK! SEI OSSESIONATA DA CIO' TALMENTE TANTO DA NON RENDERTI CONTO CHE IO NON SONO COME LUI, NON LO SONO! SCUSAMI SE TI HO BACIATO, SCUSAMI SE NON SONO RIUSCITO A DIRTI CHE MI SONO INNAMORATO DI TE, AVRO' SBAGLIATO OKAY! MA NON POTEVO FARE ALTRIMENTI! MA A QUANTO PARE A TE NON TE FREGA UN CAZZO DI ME! NON TI IMPORTA DI COME IO MI SENTA! VUOI CHE TI CAPISCA? ALLORA PRIMA CAPISCI ME! SEI UN EGOISTA AMBER, IL MONDO NON GIRA TUTTO INTORNO A TE! E CON QUESTO COMPORTAMENTO NON MI MERAVIGLIO SE NON RIESCI A TENERTI STRETTA LE PERSONE!-
Dopo aver urlato ciò, senza guardarla negli occhi, se ne andò.
Amber rimase lì in completo stato di trance solo lo sbattere violento della porta da parte di Brian la riportò brutalmente alla realtà. Quelle parole gridategli contro, gli invasero la mente, aumentando d'intensità in ogni istante, i suoi occhi castani, fissavano quella porta chiusa.
tremò, percepì le lacrime salirgli alla gola, Brian non gli si era mai rivoltato contro a quel modo.
Deglutì la saliva una frase decise di sovrastare le altre dandogli il colpo di grazia:

-...SEI UN EGOISTA AMBER IL MONDO NON GIRA TUTTO INTORNO A TE!...-

Perse ogni battito, e sconvolta cercando di non svenire a causa dello shock si diresse verso la porta l'aprì, guardò a sinistra incontrando la schiena di Brian che stava svoltando l'angolo, lo vedeva allontanarsi sempre e sempre di più. Un'altra frase la travolse:

-...NON MI MERAVIGLIO SE NON RIESCI A TENERTI STRETTA LE PERSONE!-

Scosse la testa, non voleva che quella schiena che ora a stento riusciva a vedere svanisse totalmente dalla sua vita.
Le lacrime la invasero, e cominciò a correre e a correre, voleva raggiungerlo abbracciarlo dirgli, gridargli mi dispiace, pregarlo di stare con lei, ma più correva più lui si allontanava, e all'improvviso svanì.
Amber inciampò, cadde a terra, e urlò in lacrime:
-BRIAN MI DISPIACE-
L'unica risposta che ricevette fu il rimbombo della propria voce, Brian non tornò indietro.
Lentamente, cercò di alzarsi da terra, stava zoppicando, il ginocchio gli faceva molto male, ma quel dolore non era paragonabile alla sofferenza che la logorava dentro, Brian aveva ragione, ogni cosa che gli aveva urlato contro era la nuda e cruda verità, una verità che gli stava facendo molto male.
Dentro di sè i bei momenti passati con Brian la travolsero: quel ragazzo, quell'angelo di amico comparso nel nulla e soprattutto in un momento della sua vita in cui tutto sembrava volesse aggredirla e infine ucciderla, non poteva essere come Nick, e glielo aveva dimostrato infinite volte, possibile che fosse stata così ottusa, cieca da non accorgersene, come aveva osato, anche solo pensare che Brian potesse essere come lui? Non lo sapeva ma l'unica cosa di cui purtroppo adesso era certa, era che lo aveva perso, aveva allontanato l'unica persona, l'unico ragazzo a cui gli importasse veramente di lei.

*§*§*§*

I suoi piedi incedevano su quell'asfalto lenti, incerti e pesanti.
Dentro i suoi occhi color nocciola risiedeva l'annulamento più totale, avevano perso quella luce che solo Brian era riuscito a donargli.
Lei e Brian avevano vissuto momenti indimenticabili insieme, mille e milioni di pagine scritte di interminabili quadernoni si erano passati a vicenda. Quante risate, quanti bei momenti avevano condiviso, erano stati attimi, ricordi, istanti memorabili che adesso purtroppo non sarebbero più ritornati per colpa sua, di lei, e di quel suo assurdo blocco psicologico, l'unica che aveva rovinato tutto era stata lei, Brian non aveva fatto niente di tutto ciò, e si odiava per questo, per ogni cosa. Voleva urlare, gridare, darsi colpe su colpe ma le lacrime, e la consapevolezza di averlo perso non gliene davano la possibilità, e l'unica cosa che riuscì a fare, fu quella di cominciare a correre e a correre infischiandosene del male al ginocchio.
Amber voleva scappare, per raggiungere il loro luogo segreto, superare quel sentiero intriso di ricordi, che in ogni istante la distruggevano talmente tanto da privarla del respiro.
Correva e correva disperata, e le lacrime che scendevano copiose dai suoi occhi le impedivano di vedere dove stesse andando.
Proseguì ancora, poi giunta sulla sponda del lago si lasciò scivolare sul terreno erboso, dove iniziò ad affogare quel suo imminente pianto atroce, lancinante e soffocante.
Mentre versava e versava lacrime, dentro la sua testa, il suo cuore e la sua stessa anima la voce, il profumo, gli occhi e il corpo di Brian tergiversavano massacrandola come non mai.
I suoi singhiozzi angoscianti, le impedivano di prendere aria, di respirare la stavano soffocando senza requie, ma a lei non importava, aveva ferito il suo migliore amico non vi era cosa peggiore.
E adesso era lì in preda ad un pianto convulso, schiacciata dai sensi di colpa, e tra quei singulti l'unica cosa che riusciva a fare era gridare disperata:
-Scusami Brian perdonami ti prego-
Urlava fino a perdere la voce. Il suo pianto stava per raggiungere il culmine, quando alle sue orecchie giunsero dei passi.
Trasalì, forse Brian l'aveva vista correre fuori, e aveva deciso di seguirla? Sì era certamente così!
Si sentì sollevata e rincuorata dal fatto che forse non l'aveva perso come temeva.
Cercò di ricomporsi, l'ultima cosa che voleva, era che lui la trovasse in lacrime.
Si asciugò gli occhi, ricompose la voce e si voltò in attesa che sbucasse di fronte a lei, stava tremando.
Ma con sua enorme sorpresa a quei passi se ne aggiunsero altri, sussultò iniziando a guardarsi intorno, in cerca di un nascondiglio, ma ormai era troppo tardi, e in pochi secondi davanti a lei si materializzarono le figure ostili di Nick ed Eva, che la guardavano con odio.
Perse un battito, inghiottì la saliva e con voce tremante sentenziò:
-Che..che ci..ci fate qui?-
Eva la freddò con lo sguardo replicando:
-Noi dici?..Niente passavamo di qui e abbiamo visto questo strano posto e abbiamo deciso di entrare, cos'è non possiamo Amby..è così che ti chiamava il mio Brian no?-
Amber tremò ancora
-Se non vado errato tu e Bri avete litigato non è vero?-
Chiese un Nick strafottente incedendo con Eva verso di lei, erano molto minacciosi.
Amber era pietrificata dalla paura, sentiva e temeva che da lì a poco gli avrebbero fatto qualcosa di terribile, era in trappola.
A pochi cm dalle sue spalle c'era il lago, sentì il profumo dell'acqua farsi pericolosamente più vicino, non riusciva a respirare, poi la voce sadica di Eva le attraversò le orecchie:
-Non aver paura Amber non vogliamo farti niente di male-
-La..lasciatemi passare!-proferì intimorita
-No, perchè te ne vuoi andare èh? Non ti piace più stare qui? Non ti và di parlare con me come ai vecchi tempi, eh Amb-
Ribattè Nick facendo qualche passo in più di Eva.
Amber si spaventò ulteriormente ed indietreggiò, per poi fermarsi di colpo. Nick gli era pericolosamente vicino, e la stava guardando con occhi freddi e cattivi, Amber chiuse gli occhi, poi terrorizzata parlò ancora:
-Lasciatemi passare, devo tornare a casa devo...-
Si arrestò, perchè con la coda dell'occhio scorse una via di fuga, scattò per sfuggire a loro, ma Nick come un fulmine gli afferò il braccio, la tirò a sè, impedendogli ogni via di fuga:
-LASCIAMI!-Gridò, ma lui, la voltò ed aumentò la stretta facendogli male, adesso era davanti ad Eva che con la solita strafottenza nella voce sentenziò autoritaria.
-Non così in fretta cara, devi pagare per ciò che hai fatto al mio Brian-
In pochi istanti la mano di lei gli mollò uno schiaffo sulla guancia destra, rivoltandogli il volto a 45°l'aveva colpita così duramente con l'anello da ferirgli il labbro inferiore e tramortendola leggermente.
Nick notò quel rivolo di sangue, portò gli occhi su Eva che stava per colpirla nuovamente, e la fermò dicendo:
-Eva, non esagerare!-
La ragazza sorrise, poi distolse lo sguardo dal compagno e lo portò su un Amber alla sua mercè, per poi replicare:
-Hai ragione non ne vale la pena!-
-E comunque io ho un'idea migliore!-
-Oh davvero Nick e dimmi la cosa si fà interessante..che hai in mente?-
-Uhmmm bhè...solo questo-
All'improvviso Nick sollevò Amber da terra, la ragazza rinsavì, e intuì cosa volesse fargli, quindi cominciò a dimenarsi come una pazza, e a gridare di lasciarla stare, e lui a stento risciva a tenerla:
-BASTA, FERMATI STRONZA!-gli gridò
LASCIAMI BASTARDO, LASCIAMII-urlò spaventata fino all'inverosimile, cercando in tutti i modi, di difendersi, dandogli gomitate.
Nick si spazientì accellerò la propria andatuta e la gettò in acqua gridandogli di rimando:
-COSI TI FREDDERAI STRONZA!-
Entrambi scoppiarono a ridere, come pazzi mentre Amber che era riuscita a riemergere cominciò a dimenarsi, non riusciva a stare a galla, stava affogando.
Nick notandola con la coda dell'occhio smise di ridere, vide in quei suoi occhi la paura più profonda, la vedeva lottare per riuscire almeno a tenersi in superficie ma tutto risultava vano, se sarebbe andata giù di nuovo, sarebbe stata sicuramente la fine, quindi d'istinto senza pensarci su due volte tentò di gettarsi in acqua per aiutarla credeva che in 6 anni avesse imparato a nuotare, ma a quanto pare si era sbagliato di grosso, doveva fare in fretta.
-AMBER ARRIVO!-gridò istintivamente
Era a pochi mm dall'acqua quando Eva lo arrestò dicendo:
-Ci penso io-
Nick la guardò, e annuì lasciandola fare, e in pochi secondi raggiunse Amber che la pregava terrorizzata.
-Aiutami Eva non sò nuotare...Aiutami ti pre...-
Non terminò la frase che le mani di Eva la spinsero sotto.
Nick perse un battito, e all'improvviso la sua lucidità scomparve pietrificandolo.
Era su quella sponda immobile ad osservare la scena, non riusciva a dire o fare niente, vedeva Eva che spingeva e spingeva giù Amber senza dargli tempo di respirare, la stava uccidendo.
All'ennesima spinta, rinsavì e si gettò immediatamente in acqua, raggiunse Eva e furioso e spaventato la strattonò via da Amber e gli urlò furente:
-LASCIALA SEI IMPAZZITA! LA VOLEVI AMMAZ...-
Si bloccò di colpo non poteva perdere tempo a mandarla al diavolo, Amber aveva bisogno di aiuto, quindi si voltò incontrando metri più in là il suo corpo che galleggiava a testa in giù, il mondo si fermò di colpo, dentro di lui quella scena si ripetè all'infinito, Amber era laggiù, e non si muoveva più, non respirava, era forse morta? Provò a chiamarla terrorizzato:
-AMBER! AMBER!-
-....-
Solo il rumore dell'acqua rispose rimbombando in quella spaventosa quiete.
Il ragazzo perse un battito, Amber era annegata? si convinse di ciò, e venne annullato completamente dalla paura, non riusciva a fare niente, era totalmente assente,mentre davanti ai suoi occhi, dentro la sua mente quella scena si insediò talmente tanto da renderlo completamente vuoto, fu la mano di Eva che lo tirò fuori dall'acqua, per poi cominciare a correre trascinandolo via.
In pochi secondi entrambi scomparvero da quel luogo, lasciando lì dentro al lago Amber, la cui vita forse era giunta al termine.

CAPITOLO 18


Bring Me To Life

"How can you see into my eyes like open doors
leading you down into my core
where I've become so numb without a soul my spirit sleeping somewhere cold
until you find it there and lead it back home

(Wake me up)
Wake me up inside
(I can't wake up)
Wake me up inside
(Save me)
call my name and save me from the dark
(Wake me up)
bid my blood to run
(I can't wake up)
before I come undone
(Save me)
save me from the nothing I've become

now that I know what I'm without
you can't just leave me
breathe into me and make me real
bring me to life

(Wake me up)
Wake me up inside
(I can't wake up)
Wake me up inside
(Save me)
call my name and save me from the dark
(Wake me up)
bid my blood to run
(I can't wake up)
before I come undone
(Save me)
save me from the nothing I've become

Bring me to life
(I've been living a lie, there's nothing inside)
Bring me to life

frozen inside without your touch without your love darling only you are the life among the dead

all this time I can't believe I couldn't see
kept in the dark but you were there in front of me
I've been sleeping a thousand years it seems
got to open my eyes to everything
without a thought without a voice without a soul
don't let me die here
there must be something more
bring me to life

(Wake me up)
Wake me up inside
(I can't wake up)
Wake me up inside
(Save me)
call my name and save me from the dark
(Wake me up)
bid my blood to run
(I can't wake up)
before I come undone
(Save me)
save me from the nothing I've become

(Bring me to life)
I've been living a lie, there's nothing inside
(Bring me to life"


(Bring Me To Life- Evanescence)

Quel gesso bianco tracciava, delle parole delle frasi su quella lavagna nera, per poi fermarsi di colpo, lasciando campo libero ad una voce maschile, che rimbombò in quell'aula silenziosa, dove in un banco c'era lui, Brian:
-Allora signor Littrell, mi deve coniugare questo verbo-
Brian trasalì, aveva la testa da tutt'altra parte, e non era stato attento alla lezione, aveva altro a cui pensare, ovvero a non vedere l'ora che quell'assurda punizione cessasse.
Era quasi una presa di giro tutta la situazione e più passavano i minuti, i secondi e gli attimi e più lui si convinceva che stesse vivendo un sogno, era tutto così strano, surreale e senza logica, i suoi occhi fissavano rapiti il panorama, vedeva l'oceano oltre la strada che percorreva ogni giorno con Amber per recarsi a scuola e per tornare.
Inghiottì la saliva, e ripensò al suo sfogo di pochi minuti fà, e iniziò a sentirsi in colpa:
"Sono stato un..."
Non terminò la frase che la voce del professore un uomo di 50 anni, pelato vestito di tutto punto, invase la sua mente, e stavolta Brian lo sentì benissimo.
-Signvicina al Paradisoor Littrell insomma è tra di noi?-
Il ragazzo si riscosse, portò gli occhi verso l'insegnate e rispose un interrogativo:
-Eh? dice a me?-
In risposta alla sua domanda, giunse lo scoppio improviso di una fragorosa risata da parte degli altri ragazzi in punizione, ce ne erano solo 4 ma da come ridevano sembravano in 10.
Scosse la testa, stava per parlare e rispondere, neanche lui sapeva a cosa quando di colpo, dentro di lui un urlo di paura esplose, trafiggendogli il cuore.
D'istinto si portò la mano al petto, il cuore aveva cominciato a battere all'impazzata senza riuscire a diminuire, gli stava uscendo con forza dall'addome, gli batteva talmente tanto da fargli male.
Chiuse gli occhi, una fitta decise di travolgerlo assieme ad un improvviso magone allo stomaco, senza riuscire a capire cosa gli stesse accadendo, d'un tratto nella sua testa, dentro la sua anima il viso di Amber apparve. Lo vedeva si stava sfumando lentamente, si annulò completamente, il dolore che provava andava oltre il limite della sopportazione, era come se qualcuno lo stesse colpendo dall'interno, il respiro gli mancò, la vista si offuscò, cercò di alzarsi, ma non appena si portò in piedi ad occhi sgranati, cadde di botto in ginocchio, si stringeva il petto fino a farsi male, stava soffocando, era come se qualcuno si divertisse ad affogarlo in un oceano immaginario, in un oceano nero come la pece, era la morte, laggiù in quel posto terrificate, la vide, la scorse giacere senza vita, ma non riusciva a fare neanche un passo, l'unica cosa che era in grado di fare fu quella di urlare, gridare quel nome, che per lui significava vita.
-AMBER!..AMBER!-
Lei non rispose anzi scomparve davanti a suoi occhi, Brian era disperato, stava morendo in quel mistico luogo creato dalla sua stessa mente.
Stava per lasciarsi tirare giù da quelle misteriose e tetre acque, quando un brivido glaciale lo freddò, rivide Amber, era in pericolo. La vedeva svanire a poco a poco, quindi senza pensarci due volte, sorreggendosi a stento, raggiunse la porta dell'aula, l'aprì e una volta solcata l'uscita cominciò a correre a correre come un forsennato, più avanzava più sentiva la luce di Amber spegnersi sempre e sempre di più, era come se gli stessero strappando via il cuore a mani nude! Amber era quel cuore, quel battito che lo rendeva vivo, quell'aria che lo faceva respirare, senza di lei sarebbe morto, e la brutta sensanzione di perderla, lo schiacciava fino ad eliderlo totalmente.
Correva, correva, mentre con un filo di voce continuava a chiamarla esasperato, non la vedeva da nessuna parte, non la sentiva, percepiva solo che qualcosa di orribile stava accadendo, che la sua vita era in pericolo e doveva affrettarsi, doveva correre e correre fino a sfiancarsi, doveva trovarla, doveva assolutamente trovarla:
-AMBERRRR!!!!-
Con la coda dell'occhio scorse il luogo segreto, e senza farselo ripetere due volte affrettò l'andatura, e solcò quell'ingresso, proseguiva, incedeva sicuro e veloce, percepiva l'anima di lei farsi sempre più vicina, ma qualcosa non andava, dato che l'avvertiva debolmente, non capiva perchè, ma di colpo tutto gli fu chiaro.
Raggiunse il lago, e la vide là in mezzo, galleggiava a pancia in giù, il cuore si fermò di colpo, quell'acqua nera vista prima dentro di sè, si tramutò in uno tsunami nero come la morte, oscuro, tetro e freddo, che lo decimò senza pietà, perchè quell'oscurità era la vita di Amber, e lui la stava perdendo, quindi senza pensarci due volte si gettò in acqua e la raggiunse ignorando l'improvviso crampo che aveva deciso di rallentarlo, frenarlo. Sentì l'acqua giungergli alla gola, cercò di risalire, poi con un grido disumano sconfisse quel dolore, e raggiunse più veloce che poteva l'amica, le sue mani tremarono non appena la toccarono, la portò a pancia su e notò che stava diventanto cianotica. perse un pezzo di cuore e in lacrime la supplicò:
-Ti prego Amby, piccola non farmi questo non farlmelo ti SCONGIURO!-
Cercando di non crollare in lacrime, la trascinò fuoiri dall'acqua, la depose delicatamente sulla sponda, le accarezzò la guancia, poi iniziò a fargli la respirazione bocca a bocca.
Gli "iniettò" aria rimanendo quasi senza fiato, si allontanò per respirare, mentre le sue mani si posarono sul suo petto, sbottonandogli la camicia per poi iniziare con il massaggio cardiaco:
-1...2...3...4..5-
-AMBER!-
-.............-
Niente
Brian continuò ancora
-1...2...3...4...5 oddio Amber ti prego non farmi questo, NON FARLO!- gridò esasperato in lacrime mentre nei suoi occhi blu era vivo il vuoto e la paura più assoluta.
-Oddio AMBER-
Ancora respirazione bocca a bocca, ma niente, lei non dava cenni di ripresa.
Continuò con il massaggio cardiaco.
-1...2...3...4..5 Amber ti prego piccola non lasciarmi non farlo, non puoi, non puoi Io ti amo, non puoi...non puoi abbandonami! No ti supplico piccola non farlo, ti scongiuro non farlo!-
Ma non riceveva risposta alcuna, era esasperato, era da 10 minuti che tentava di rianimarla ma senza risultato ma avrebbe continuato in eterno, non gli importava di rimanere senza aria nei polmoni, voleva salvarla a tutti i costi, anche a costo di morire, ma l'avrebbe comunque salvata.
Altra aria inserì in quel corpo esanime, poi ancora il massaggio cardiaco:
-1..2..3..4...5 AMBER! AMBER TI PREGO, TI PREGO SVEGLIATI, RIPRENDITI NON LASCIARMI! NON FARLO, NON FARLO PICCOLA..NON FARLO AMORE MIO NON...-
Nulla, gli donò altra aria era arrivato davvero al culmine, stava perdere i sensi ma riuscì comunque a resistere, gli fece di nuovo il massaggio, ma lei ancora non accennava a riprendersi. Alla fine stremato Brian gli regalò altro respiro, i suoi polmoni erano totalmente vuoti, vedeva il corpo di Amber sdoppiarsi, come tutto ciò che aveva intorno, stava per chiudere gli occhi e cedere, ma con mano tremante a causa della stanchezza gli fece ancora il massaggio.
-Amber...ti..ti prego ti...-
Scosse la testa, le lacrime già bagnavano le sue guance, raccolse altra aria l'ultima che gli era rimasta, e la donò a lei. che al secondo getto, sussultò.
Brian la percepì benissimo, tolse la bocca dalla sua, e lei ebbe uno spasmo e iniziò a sputare acqua e acqua. Poi aprì gli occhi incontrando quelli blu e in lacrimre dell'amico:
Stava per parlare quando lui di colpo l'abbracciò.
-Mi hai fatto prendere un colpo Amber...non farlo mai più, non farlo non potrei vivere senza di te...-
Gli avrebbe voluto dire "ti amo" ma era davvero esausto, e senza accorgersene si abbandonò a lei, che lo strinse, sorrise quanto aveva desiderato che lei lo abbracciasse così, sentiva il suo cuore battere, era viva, proprio come lo era lui, che ormai giunto al limite, si accasciò su di lei, e raggiunse il buio.
Amber lo sentì abbandonarsi, lo strinse ancora di più a sè come meglio poteva e con le lacrime agli occhi gli sussurrò:
[Mi dispiace, Brian, perdonami..perdonami te ne prego io..io]
Si arrestò di colpo, anche lei era stanca, e debole stava per svenire, ma cercò di resistere, allontanò l'amico da sè, lo adagiò delicatamente a terra, e gli accarezzò tremante quel viso bagnato. Vedeva quelle gocce d'acqua scivolare su quei lineamenti addolcendoglieli ancora di più, trasalì, il suo cuore perse un battito, l'aria sembrò abbandonarla di colpo, tremante e attirata come una calamita da quelle labbra iniziò a incedere con la propria bocca verso di esse, scese e scese, era a pochi mm da sfiorarle, ma deviò, sulla fronte regalandogli un dolce e casto bacio. All'improvviso alle sue orecchie giunse una voce in lontananza, si spaventò, e si portò in difesa di Brian alzandosi di colpo, un giramento la travolse, ma riuscì a stare in piedi, pronta ad affrontare l'imminente ritorno di Eva e Nick, ma con sua sorpresa quello che vide fu il professore della detenzione, si sentì sollevata, e non appena lo vide guardarla e dirgli qualcosa, sorrise debolmente, per poi lasciarsi cadere giù, lasciandosi vincere dalla stanchezza, dallo schock e in pochi istanti anche lei venne portata via da Morfeo.

CAPITOLO 19


When I Found You


"I believe
We all have one true love
Somewhere in this world
I do (I do, I do)

When it seemed
All my dreams
Were falling through
That's when I found you

I believe for every heart
That whispers in the dark
There's a ray of light somewhere
Shining through
It was seen
Worst when
When the tide came in

I found myself
When I found you
I found the closest thing to heaven
Next to you
I found the deepest love I knew
Ooooh Ohh
I'll believe
Yes it's true
I found myself
When I found you

Ooh yeah

I believe (I believe)
For every door (Every door)
That's closing
For every heartbreak
There's hope for something new
From the ashes rise a glimpse of paradise
It said flickered in your eyes

When I found you
I found the closest thing to heaven
Next to you
I found the deepest love I knew
Ooooh Ohh
I'll believe
Yes it's true
I found myself
When I found you

A life I thought
No one knows
I thought love was just a tingling of the skin
I found so long
All Alone
More than you could ever know
You show deep love
Sweet love

When I found you (I found love)
Oooh (the closest thing to heaven)
Oh yeah
I found you baby, I found you
I found you
Yeah
I found myself

When I found you
I found the closest thing to heaven
Next to you
I found the deepest love I knew
Ooooh Ohh
I'll believe
Yes it's true
I found myself
When I found you, you..."
(When I Found You- Britney Spears)

Ancora nella sua testa, quell'acqua che aveva sempre creduto magica, gli risaliva la gola, portandola sempre e sempre più giù.
Lottava, scalciava per cercare di ritornare a galla, ma qualcosa, un ombra oscura si divertiva a spingerla sotto sempre e sempre di più.
I suoi occhi castani guardavano terrorizzati quel fondo nero, assaporava a poco a poco la poca aria che ancora gli risiedeva nei polmoni, alzò gli occhi incontrando lui, quello sguardo tenero, dolce e amichevole che sempre gli aveva regalato, svanire a poco a poco.
Chiuse gli occhi, li strinse, e provò a chiamarlo, a pensarlo, voleva lui adesso, voleva vederlo un ultima volta prima di salutare il mondo, voleva chiedergli scusa per ciò che aveva fatto, per avergli detto quelle cose, per aver dubitato di lui conoscendolo.
Amber si odiava, ancora nelle sue labbra quelle calde di lui, poi di colpo tutto scomparve, il suo sorriso, il suo viso, la sua voce l'abbandonarono di colpo, e lei non voleva che ciò accadesse, non non voleva questo, non ora, non adesso che aveva capito, e prima di perdere completamente il contatto con la realtà urlò, chiamò mentalmente quel nome, quelle semplici parole, quelle 5 lettere che celavano un nome, il solo nome per cui lei aveva cominciato a sorridere alla vita:
-BRIAN!!!!-
Di colpo i suoi occhi castani, si aprirono, incontrando, un soffitto, nero poi ancora urlò quel nome con le lacrime di paura che gli bagnavano le guance:
-BRIANN...BRIANNN-
In pochi attimi, due braccia maschili la strinsero più forte che potevano, si dimenò spaventata, poi percepì un profumo maschile a lei molto famgliare, e poi quel sussurro, quella voce, dolce, calda e tenera che riusciva sempre a rassicurarla:
[Shh Amber,calmati, piccola sono qui, sono qui con te, sei salva non preoccuparti, sono qui, sono qui]
[Bri..Brian]
[Si..Amby]
Di colpo la ragazza si calmò, ricambiò l'abbraccio dell'amico stringendolo, per poi scoppiare a piangere come un bambina piccola.
Tra quei singhiozzi, tremanti e soffocanti riusciva a dire solo:
-Ho avuto tanta paura..ho avuto tanta paura...Non volevo ferirti Brian, non volevo non...-
[Shhh piccola, stai tranquilla, non preoccuparti! ci sono io adesso]
Amber di tutta risposta, sprofondò ancora di più nel suo abbraccio.
Brian la stringeva talmente tanto da fargli respirare l'odore della sua pelle, Amber ne venne inebriata, e perdendosi in quella fragranza udì quel cuore battergli aumentando in ogni attimo, sembrava volesse uscirgli dal petto, per entrare e congiungersi con quello di lei che batteva ancora più forte.
Udì il suo respiro, sentì quelle mani accarezzargli tremanti la schiena, la nuca i capelli, per poi fermarsi. arrestarsi. così come si arrestò il cuore di entrambi, poi la sua voce tenera, intesa, calda e dolce, di lui che le sussurrò timidamente:
[Amby...ho avuto tanta paura di perderti, non voglio perderti per niente nulla al mondo, non mi importa se non ricambi ciò che provo per te, non mi importa più, se questo significa perderti allora ti amerò in silenzio Amby, lo farò te lo giuro, te lo prometto piccola io..io..non..]
Si bloccò di colpo, incontrando gli occhi castani dell'amica che lo guardavano.
Brian perse anche l'aria che aveva in corpo, tremò debolmente, poi quelle dita femminili gli percorsero tremanti i lineamenti di quel suo viso dolce e perfetto, gli sorrise, voleva parargli, voleva dirgli tante cose, anche un semplice scusa, ma non ne fu capace.
Lo guardava e basta smarrendosi in quel blu intenso, e prezioso che erano quegli occhi, occhi capaci di scovargli l'animo in un solo attimo.
Il cuore gli aumentò i battiti di colpo, i suoi tocchi divennero ancora più tremanti, poi lentamente cominciò ad avvicinarsi a quelle labbra. Brian trasalì, il suo cuore gli uscì dal petto, congiungendosi a quello di lei, poi fu un attimo, un breve istante e le loro labbra si avvicinarono, frementi. Amber non aveva la minima idea di come baciare, ebbe un pò di timore ma quando vide gli occhi di Brian chiudersi, quando percepì quelle sue mani splendide e morbide, accarezzarla, si lasciò completamente andare, e travolgere dai battiti del cuore dell'amico, dalle sue emozioni, e dai suoi sentimenti.
Chiuse gli occhi, percepì la lingua di Brian accarezzarle timidamente il labbro inferiore, e accadde, finalmente anche lei rispose a quel tenero bacio colmo d'amore, un'amore profondo esploso in un attimo, non poteva evitarlo, c'era passione, compresione, complicità, affetto c'era tutto quanto, i cuori erano diventati di colpo uno, che batteva sempre e sempre di più, sembrava volesse uscire dal petto di entrambi, che annullarono tutto il resto, c'erano solo loro lì, nessun'altro, poi accadde l'inaspettato.
Si staccarono dal bacio, fino ad incontrare i loro occhi, nei quali si persero totalmente, si sorrisero poi Amber, tremante, lasciò scivolare le proprie mani, lungo il collo, le spalle di lui, fino ad incontrare la felpa grigia a zip che indossava. Trasalì, gli regalò un casto bacio sul collo, e con la mano destra fece scivolare giù quella cerniera, sino ad avere l'addome di Brian totalmente di fronte agli occhi. Lo vedeva alzarsi e abbassarsi nell'atto della respirazione, ma era un respiro ansioso. Agitato.
Portò gli occhi su di lui, che di tutta risposta si perse nel suo sguardo, e fremente avvicinò le labbra alle sue. Cominciarono nuovamente a baciarsi, e a baciarsi, ad accarezzarsi ancora e ancora. Poi Brian completamente imprigionato da lei, che si dilettava a fargli scendere la felpa, portò le sue carezze oltre, i suoi tocchi da gentili divennero delicati, lievi dolci, teneri e famelici. Iniziò a scanciargli la camicetta dell'uniforme che indossava, la sbottonò lentamente, regalandogli infuocati e casti baci, man mano che il suo petto veniva scoperto da quell'indumento.
Baciando e baciando incontrò il pizzo di quel reggiseno nero, scese giù, fino ad incontrare l'incavo di quei seni, la percepì irrigidirsi e si fermò all'istante, portò il suo viso su quello di lei e gli sussurrò ansante, dolce ed emozionato:
[Amber scusa io...]
Di tutta risposta Amber scosse la testa regalandogli un sorriso.
Brian capì al volo, ma voleva esserne sicuro:
[Se..sei Sicura?]
Amber annuì baciandolo a sua volta, per poi abbracciarlo, mentre lui, si dilettava a baciargli quei capezzoli, che liberò da quell'intimo con delicati e timidi morsettini. Ad ogni bacio, ad ogni morso un gemito, ad ogni carezza un tremito, ad ogni respiro un sussulto, e poi in poco tempo i jeans di Brian scivolarono giù dalle sue gambe fino ad incontrare quel pavimento.
Su quelle cosce possenti e forti, le dita di Amber vagavano perse, proprio come lo era lei stessa, annullata completamente, e succube di quell'unico cuore che sembrava giudasse il gioco.
Era lui che faceva le regole, loro dovevano soltanto ubbidirgli, e su questo non c'erano dubbi.
In poco tempo anche le mani del ragazzo liberarono le gambe lisce e sode della sua piccola e fragile Amby, che gemeva ad ogni suo tocco, bacio, leccata e quant'altro.
fu un lampo e tutti e due rimasero nudi.
Nudi l'uno di fronte all'altra, nudi proprio come lo erano i loro cuori, le loro emozioni, e i loro sentimenti.
Ci fu un attimo di stallo dove sia Brian che Amber si persero a contemplare il proprio partner, per poi sorridergli dolcemente, e accarezzargli teneramente e lievemente i lineamenti del viso.
Poi Brian pose fine a quel gioco di sguardi, avvicinò lentamente le proprie labbra frementi al collo di Amber regalandogli un tenero succhiotto, che la fece gemere, per poi abbandonare quel collo, e scendere giù sino a raggiungergli i seni baciarli, sfiorarli con le labbra, con la lingua e con i denti per poi scendere giù dolcemente attraversare quel corpo, e quella pelle morbida, vellutata. Perfetta e profumata, ma non era il profumo dei fiori, o di altri, era il profumo di lei della sua piccola Amber che come d'incanto aveva lasciato il passato alle spalle, e aveva deciso di guardare oltre di lei, oltre il mondo, oltre l'animo umano, oltre quegli occhi blu e scoprire chi fosse quel magico ragazzo che aveva di fronte, quello era il suo angelo, il suo amato angelo custode, il suo unico punto di riferimeto, la sua unica ragione di vita, lui era il sole, la sua gioia, il suo cuore e tra poco sarebbe stato anche la sua stessa anima, gli voleva bene molto bene, forse anche più di quanto potesse immaginare.
Chiuse gli occhi lasciandosi trasportare da quei dolci, teneri, gentili e passionali baci.
Da quelle carezze tremolanti, da quelle labbra morbide. Calde e da quella lingua, che sapeva esattamente dove colpire.
Poi di colpo tutto si arrestò, percepì Brian risalirgli dolcemente l'interno coscia, fermarsi, accarezzargli con una mano la sua area proibita, per poi risalire aiutato dalla sua bocca raggiungergli i seni, baciarli, e accarezzarli con l'altra mano per poi fermarsi ancora, aprire gli occhi ed incontrare quelli di lei, chiusi completamente persi ed impegnati a sentirlo, voleva sentirlo davvero, desiderava farlo e lui non era da meno.
Voleva sentirla, voleva che lei catturasse oltre che il suo cuore, anche la sua stessa anima.
In lei voleva perdersi, in lei voleva svanire, smarrirsi e vivere per sempre in quel luogo magico, in quel loro mondo che adesso si era aperto nuovamente e Brian non era più solo, c'era lei con lui, lei che prima era scomparsa, ma che adesso era lì, sotto di lui, stretta a lui e che attendeva solo di unirsi completamente per diventare un tutt'uno con lui, e governare quel mondo insieme ma uniti per la vita.
Brian sorrise, poi con estrema delicatezza, accarezzò quelle labbra, per poi staccarsi, percorrergli le guance, il naso, la fronte, e scendere all'orecchio sinistro e sussurargli teneramente e colpetamente perso, innamorato di lei, di quella fatina che aveva con sè.
[Amber..stai con me...stai con me]
L'abbracciò per poi, accarezzare con il proprio corpo il petto di lei, accarezzargli con le mani quelle curve da sballo fino a raggiungergli le cosce stringerle, e poi lasciarsi andare a lei, abbandonarsi completamente a quel corpo, ed entrarci.
Amber lo sentiva chiaramente, Brian stava per entrare, stava per portarla via con sè, ma lei lo fermò.
Brian si arrestò, aprì i suoi occhi limpidi e la guardò, si perse in lei, e capì, gli sorrise dolcemente regalandogli un tenero e casto bacio, per poi sussurargli con trasporto:
[Tranquilla, farò piano]
Amber sorrise annuendo, chiuse gli occhi, lasciò che la bocca di lui si chiudesse in quella sua e che quella lingua, gli attraversasse tutto il palato.
Poi lo sentì giungere delicato e dolce, lo sentiva, era in lei.
Ecco che stava accadendo, ecco che una luce magica, calda e luminosa più del sole la travolse di colpo, la invadeva sempre e sempre di più.
Si strinse a lui, e lo vide dentro di lei, vide i suoi occhi, la sua bocca, udì la sua voce, poi quel fatidico tocco, quel dolore dolce e afrodisiaco, quella sofferenza paradisiaca, e quella sua mano calda che la prendeva, la stringeva a sè. la stringeva più che poteva evitandogli ogni via di fuga, una fuga che non sarebbe mai esistita, lei voleva stare così con lui, voleva rimanere imprigionata in quel limbo solo ed esclusivamente con Brian, e nessun' altro, lei voleva vivere per sempre in quel meraviglioso mondo.
Un altro tocco, un'altra spinta nell'altalena dell'amore, poi quell'angelo di ragazzo, la trascinò via con sè, annientandola completamente, fino a farla divenire un tutt'uno con lui, fondersi per non lasciarsi mai più. Poi di colpo i loro respiri aumentarono a dismisura, i loro cuori esplosero, la loro mente, la loro anima venne travolta da una miriade di emozioni e sensazioni. D'un tratto tutto di colpo si fermò, ogni cosa, e poi ecco che i loro respiri si trasformarono in gemiti, un altro colpo, un'altra spinta e il ciclo si completò, l'orgasmo li catturò, ed entrambi si strinsero fino a raggiungere la perdizione più totale.
Le loro anime si separarono, come anche i loro cuori che portarono via con sè l'uno una parte dell'altra. Infine si lasciarono a fatica, si separarono, per poi ritrovarsi e capire che quel magico momento era ancora lì, non era stato un sogno e che lo avevano vissuto in prima persona.
Si sorrisero dolcemente, poi Brian sudato e ansimante si lasciò cadere su di lei, la strinse tremante e gli sussurrò ansimante e dolce:
[Sei il mio mondo, vuoi stare con me?]
Amber trasalì, i suoi occhi si riempirono di lacrime di gioia, accarezzò il viso dolce del suo Brian che la guardava dolcemente, per poi sorriderle.
Lui voleva parlare ma lei lo arrestò con un lungo e tenero bacio, per poi stringerlo a sè, e sussurrargli tremante e dolce:
[Non chiedermelo, sai già la risposta]
Brian intuì subito, la strinse ancora più forte , e la baciò delicatamente, con trasporto per poi sussurrargli un ultima volta:
[Io e te...per sempre]
[Si Io e Te]
Si sorrisero di nuovo, si strinsero ancora, si baciarono e poi delicatamente chiusero gli occhi e Morfeo li portò via con sè.

"Dalle ceneri che si alzano io intravedo un Paradiso che brilla nei tuoi occhi
Quando ti ho trovato, ho trovato la cosa più vicina al Paradiso..."

CAPITOLO 20


Private Emotion

"It's a private emotion that fills You tonight
And a silence falls between Us
As the shadows steal the light
And wherever You may find it
Wherever it may lead
Let Your private emotion come to Me
Let Your private emotion come to Me"

(Private Emotion - Ricky Martin Feat Meja)

Quella mattina entrambi sapevano che sarebbe stata diversa, che tutto sarebbe cambiato, ogni cosa, intorno a loro. Loro due che da poche ore erano diventati un'anima sola.
Ancora lei poteva sentirlo scorrere dentro di sè, ancora percepiva quei suoi tocchi delicati, quelle labbra morbide che percorrevano ogni mm del suo corpo.
Il suo cuore non aveva mai smesso di battere all'impazzata, e la sua schiena era sempre attraversata da piacevoli brividi. Sorrise mentre indossava l'uniforme scolastica, i suoi occhi erano completamenti persi in un'altra dimensione, in un altro mondo, e quel mondo si chiamava Brian Thomas Littrell il suo adorato Bri, il suo amato Bmoon.
Il suo sorriso si ingrandì, stava per perdersi in quell'universo, quando il campanello di casa, si presentò alle sue orecchie. Percepì un grosso magone allo stomaco e il cuore smise di battere.
Lo sentiva, percepiva chi fosse alla porta, e quella sola piacevole ed evanescente sensazione le faceva toccare il cielo con un dito.
Deglutì la saliva, e si precipitò di corsa alla porta, che aprì successivamente trovandosi il suo adorato Bri davanti agli occhi.
Si sorrisero, poi Brian si perse a guardarla, lei si fece risucchiare da quell'intenso blu, poi alle sue orecchie la sua dolce, gentile e soave voce si presentò, e accarezzandogli il lobo con le labbra, le sussurrò:
[Credevo che fosse stato tutto un sogno, e sono corso qui per constatarlo]
Le accarezzò con la punta del naso il collo, perdendosi nel suo profumo, poi le accarezzò la nuca con la mano destra, gli sfiorò con la bocca l'orecchio, poi Amber rispose abbracciandolo, stringendosi a lui, sentendo quel suo cuore battere, e il suo respiro aumentare:
[E allora hai constato che è un sogno?]
Lui sorrise regalandogli un bacio sul collo. Chiuse gli occhi, mentre le sue braccia la strinsero ancora di più, poi soschiuse le labbra si avvicinò al suo orecchio e con trasporto gli mormorò:
[No è la realtà, una realtà che mi fa volare oltre il cielo,oltre le stelle, fino ad incontrare il Paradiso, e trovare te ad attendermi...Ti amo Amby]
Gli occhi di Amber si fecero umidi, e senza proferire niente, lo guardò, gli sorrise, e si strinse ancora di più a lui. Si perse ad ascoltare quel battito cardiaco che accelelarava, senza arrestarsi.
Sospirò rapita, poi percepì Brian allontanarla delicatamente da sè, fino a fargli incontrare il viso con il suo, la guardò negli occhi, notando le leggere lacrime di gioia che l'avevano invasa, le sorrise dolcemente, le accarezzò con il pollice la guancia, poi avvicinò le sue labbra ai suoi occhi, e ne portò via le lacrime, per poi condurla a sè, stringerla dolcemente e sussurrargli ancora:
[Ohhh Hey Baby...don't cry]
Amber sorrise si strinse di più a lui, e gli sussurrò all'orecchio:
[Ti amo]
Brian sorrise, poi lentamente le loro labbra si sfiorarono accarezzarono, fino a toccarsi e ad unirsi in uno splendido e tenero bacio.
Una volta staccati, si guardarono nuovamente negli occhi, Brian con un tocco delicato della mano sinistra scostò dolcemente e gentilmente una ciocca di capelli che Amber aveva sul viso, gli sorrise poi sempre con dolcezza parlò:
-Allora coraggio, la scuola ci attende-
Amber annuì sorridendo, e replicò:
-Okay, solo che sei venuto un oretta in anticipo-sorrise
Brian ricambiò e le sussurrò all'orecchio baciandoglielo:
[Non potevo stare un minuto di più lontano da te. Mi hai stregato Amby, sarò tuo in eterno]
Amber di tutta risposta, lo baciò con dolcezza, e poi teneramente e mano nella mano, mentre le loro dita giocherellavano con quello dell'altro, entrarono in casa.

*§*§*§*

La campanella dell'intervallo sembrava giunta prima del solito, Brian aveva da poco terminato l'interrogazione di arte, e adesso stava per dirigersi verso la sua amata che lo attendeva sulla soglia della porta.
Si avvicinò a lei, prese nelle sue mani le sue, poi entrambi intrecciarono le dita giocherellando con esse, guardandosi negli occhi perdendosi.
Brian si divertiva ad avvicinare le labbra a quelle di lei, che prontamente rendeva la sua bocca sfuggente, si sorrisero, poi alla fine dopo tanto giocare le loro labbra si sfiorarono, fino a toccarsi e ad unirsi, una volta staccati Amber:
-Allora com'è andata l'interrogazione amore?-
Brian gli sorrise, e replicò:
-Ho preso 8 cucciola-
-Complimentoni- esclamò entusiasta gettandogli le braccia al collo e baciarlo seguita a ruota da lui.
si allontanarono, Brian stava per parlare quando dall'autoparlante la voce del preside si fece sentire intromettendosi:
-Il signor Brian Thomas Littrell è desiderato in presidenza-
All'udire il suo nome Brian guardò Amber sorpreso e lo stesso fece lei, poi parlò:
-Che vorrà?-
-Non lo sò, io non ho fatto niente-
-E invece si-disse scherzosamente Amber
Brian portò i suoi occhi su di lei, guardandola con un punto interrogativo,
-E cosa?- sentenziò
La ragazza rise debolmente poi replicò
-Bhe...hai stregato il mio cuore, è un reato-
Brian sorrise furbescamente l'abbracciò e lei le sussurrò birichinamente
[Un reato, che amo aver subito]
Il ragazzo si passò la lingua tra le labbra, poi portò la sua bocca all'orecchio di lei e le sussurrò sensualmente.
[Amber Ripper, sei una ragazza cattiva, se continui così dovrò punirti]
La ragazza sorrise e replicò:
[Tu sai come punirmi amore]
Brian le regalò un debole morsettino al lobo e gli sospirò dicendogli:
[E' un invito o cosa?]
[Non lo sò dimmi tu]
Risero entrambi, regalandosi un ennesimo bacio, poi l'autoparlante irruppe nuovamente in quel magico momento, e a malincuore Brian dovette allontanarsi dalla sua amata, regaragli un altro bacio e recarsi in presidenza:
[Vado...a tra poco piccola]
Si sfiorarono le mani, poi Brian voltò le spalle andandosene.

Amber rimase a contemplare quella schiena che a poco a poco scompariva inghiottita dalle scale e dalla folla degli studenti, fino a svanire totalmente dalla sua visuale.
Sorrise, era persa a pensare a lui, quando qualcuno bruscamente decise di "attaccarla" alle spalle, sentì un profumo a lei molto familiare, e dopo pochi istanti udì quela voce carica di gelosia giungergli allo orecchio dicendole:
-E così brutta puttana stai con il mio Brian-
Amber trasalì, e come un flash improvviso quello che gli era capitato il giorno prima invase completamente il suo corpo, il suo cuore e la sua stessa anima spaventandola.
Quando stava con Brian quell'orribile istante svaniva ma quando era da sola, e i suoi occhi incontravano in una proiezione mentale quelli di Eva tutto finiva, e la paura bloccava ogni suo tentativo di fuga, e rimaneva lì impalata, immobile, scioccata, tramortita, e devastata.
Deglutì la saliva, stava per rispondere a tono a quella arpia, ma non riuscì a farlo perchè davanti a lei sopraggiunse Nick.
Tutto intorno a lei, divenne silenzio, paura e devastazione psichica, il suo cuore aveva smesso di battere, l'aria sembrava essersi annidiata, all'intero dei suoi polmoni, bloccata dalla paura, quegli occhi azzurri le facevano paura. Abbassò gli occhi incontrando il gelido pavimento e la sua mente cercava di correre da Brian ma la forte presa di Eva la teneva imprigionata lì.
Poi quella sua voce diabolica:
-Vieni con noi dobbiamo fare 4 chiacchere-
Amber si spaventò, tentò di liberarsi dalla presa ma senza risultato, quindi fu costretta a segurli.
camminarono per circa 2 minuti, fino a raggiungere un angolo nascosto del istituto.
Era nei pressi della soffitta della scuola, soffitta abbandonata da secoli ormai.
Eva di colpo aumentò la stretta sul braccio della ragazza, e la sbattè al muro.
Nick trasalì ma non fece niente.
-Allora Amber Ripper, sei riuscita a sopravvivere vedo?-
Amber inghiottì il groppo che aveva in gola, era troppo frenata dal terrore, e non riusciva a ribattere. Vide le perfette labbra di Eva aprirsi in un sorriso diabolico che le fece accaponare la pelle, la vide avvicinarsi minacciosamente a lei, le prese il volto tra le mani, lo strinse quasi a fargli male poi perforandola con lo sguardo esclamò adirata:
-Guai a te se parli di ciò che ti abbiamo fatto, tu prova solo a parlarne con qualcuno o anche con il tuo stesso adorato Brian, e io non risponderò di me, te ne farò pentire amaramente anche se questo vorrà dire metterci di mezzo il tuo Bri, lo ferirò a tal punto che lui non vorrà più saperne di te, e allora me lo prenderò, lui deve stare con me, non con una piccola creatura insignificate e priva di popolarità come te, e adesso ti saluto...ciao tesorino-
Detto questo la spinse contro il muro, le sorrise diabolicamente, la squadrò da capo a piedi con disprezzo e le voltò le spalle.
Amber sentì le gambe tremargli, stava per lasciarsi cadere giù e iniziare a piangere quando i suoi occhi pieni di lacrime e terrore si insinuarono in quelli all'apparenza freddi di Nick, che distolse lo sguardo, per poi dirgli fievole:
-Mi..mi...dispiace-
Detto questo la guardò un ultima volta, e poi scomparve dalla sua vista, mentre lei finalmente potè abbandonarsi al pavimento, chiudersi a riccio e cominciare a piangere e a piangere.
Il sogno che stava vivendo con il suo amato Brian, di colpo era divenuto un incubo nel quale, lei avrebbe fatto di tutto per evitare che il suo amato, ne venisse travolto.
Lo amava e avrebbe fatto tutto ciò che gli era umanamente possibile per non destare sospetti, e farlo preoccupare.



CAPITOLO 21


All I Need
I'm dying to catch my breath
Oh why don´t I ever learn?
I´ve lost all my trust,
though I´ve surely tried to turn it around
Can you still see the heart of me?
All my agony fades away
when you hold me in your embrace
Don´t tear me down for all I need
Make my heart a better place
Give me something I can believe
Don´t tear me down
You´ve opened the door now, don´t let it close
I´m here on the edge again
I wish I could let it go
I know that I´m only one step away
from turning it around
Can you still see the heart of me?
All my agony fades away
when you hold me in your embrace
Don´t tear me down for all I need
Make my heart a better place
Give me something I can believe
Don´t tear it down, what´s left of me
Make my heart a better place"
(All I Need - Within Temptation)
Erano passati 5 giorni dalla minaccia che Eva aveva rifilato ad Amber.
Brian si era accorto che nella sua ragazza c'era qualcosa che non andava.
La vedeva strana, la sentiva intimorita per non si sà cosa, molte volte aveva provato a parargli, cercare di capire, o almeno carpire un qualcosa da come gli parlava, dal suo tono di voce e quant'altro, ma senza risultato. L'unica cosa che aveva intuito, era che sentiva con tutto sè stesso che la sua adorata piccola Amby, stava male.
Chiuse gli occhi e si perse a guardare il soffitto per poi portare gli occhi su di lei, su Amber che avvolta nelle lenzuola dormiva accanto a lui. Il Dottor Ripper era fuori per un convegno e i genitori di Brian avevano deciso di prendersi una piccola pausa dal lavoro, per recarsi in montagna, era così rimasto solo in quella grande casa, comunque la cosa non gli dispiacva affatto c'era abituato a stare per settimane solo, in grandi, gigantesche case o anche ville, e poi con lui, c'era lei la sua amata.
Sorrise dolcemente, accarezzandogli tremante quella pelle, quel viso scoperto e delicato, amava averla accanto, adorava perdersi nel suo profumo e nella sua anima.
Lentamente avvicinò le sue morbide, calde e frementi labbra al collo della sua Amber, lo percorse delicato, sfiorandogli lievemente e teneramete la pelle, fino a raggiungergli, l' orecchio, sospirare fievole, e sussurrargli con una dolcezza infinita:
[Ti amo piccola Amby!]
Dopo quelle sue labbra morbide e timide, gli regalarono un dolce bacio a fior di labbra, per poi guardarla, contemplarla, e senza dire o fare nient'altro alzarsi dal letto senza fare il minimo scossone. I suoi piedi nudi vennero a contatto con la pavimento, per poi condurre Brian fuori, nel balcone di camera sua, era completamente nudo. sospirò e guardò il cielo stracolmo di stelle, a sinistra poteva vedere chiaramente la via lattea, adorava quel quartiere perchè non c'era nessuno lì intorno, accanto aveva la casa di Amber e metri più in là ce ne erano altre.
Si sdraiò sul lettino e si mise ad osservare le stelle, erano miliardi, milioni, ed erano stupende, non sapeva con esatezza che ore fossero, ma dal silenzio che regnava accompagnato dal canto dei grilli, e dall'abbaiare di qualche cane in lontananza, dovevano essere all'in circa le 4am.
Deglutì la saliva, sospirò poi chiuse gli occhi, e attese che la delicata brezza oceanica, gli accarezzasse quel corpo, filtrandogli la pelle fino a perdersi in lui.
Amava sentire quella fresca sensazione, crollò un'improvviso silenzio nel quartiere rotto successivamente da dei delicati passi femminili, alle narici di Brian giunse un dolce profumo di fiori, a lui molto famigliare.
Sorrise a fior di labbra, poi percepì il tocco della sua delicata mano sul volto, avvertì il suo respiro sulle labbra, e poi sentì quella bocca femminile e morbida accarezzare la sua, sfiorarla gentilmente, teneramente per poi prenderla nelle sue con estrema dolcezza e chiudere il tutto con un dolce bacio.
Le mani di Brian percorrevano tremanti e lente quella schiena, quella pelle vellutata.
La strinse di più a sè, si staccarono ognuno aprì i propri occhi incontrando l'uno quelli dell'altra si persero, si sorrisero, poi le mani di Amber accarezzarono il collo, i capelli e la nuca di un Brian totalmente rapito che la guardava con amore immenso e dolce, che lei ricambiava appieno, si sorrisero ancora, poi lui la strinse di più a sè, le regalò un delicato morso sul collo, per poi risalire con dei dolci baci, si perse nel profumo di lei, fino ad annullarsi completamente, raggiunse il suo orecchio e con voce tremante e tenera gli sussurrò:
[Ti amo]
Amber sorrise, si strinse di più a lui, percorse con le sue labbra il viso, il collo del ragazzo per poi giungere al suo orecchio, e trattenendo a fatica lacrime di immensa gioia e amore rispose:
[Ti amo anche io]
Amber di colpo cacciò un singhiozzo, e Brian all'istante si portò in posizione seduta, le prese il volto tra le mani, le asciugò le lacrime con il pollice, e gli sussurrò tenero:
[Ehy..ehy piccola cos'hai perchè stai piangendo?]
La ragazza si perse in quegli occhi blu, e poi trattenendo a fatica un singhiozzo, si strinse a a lui sussurrandogli:
[E' che..che io ancora non ci credo, che tu stia con me, è come se vivessi in un sogno, e ho paura di svegliarmi, non voglio svegliarmi se ciò significa non averti qui, ti amo Brian, ti amo e ancora non ci credo che stai con me io..io..]
[Shhhh...imvece sto con te Amby, piccola, starò sempre con te, questo non è un sogno, è la realtà, una realtà dove finalmente ho trovato tutto ciò per cui sono nato, e quel tutto ciò sei tu, sempre e solo tu cucciola e lo sarai per sempre..Ti amo]
La strinse a sè, per poi allontanarla gentilmente guardarla negli occhi, portargli via le lacrime, ricondurla al proprio petto, e sussurrargli ancora:
[Lo senti Amby, lo senti questo battito che si fa sempre e sempre più accellerato lo senti...tu sei l'unica che riesce a farmi battere così il cuore. Ogni volta che sei con me, ogni istante che mi sei accanto, questo cuore vuole sempre uscire dal petto, perchè vuole sfiorarti, e il solo sfiorarti lo renderebbe felice, e anche io come lui appena ti guardo, o ti sfioro vado oltre il cielo, oltre lo spazio oltre il paradiso, sei speciale Amby, sei tutto il mio universo, non scordarlo mai! piccola...]
Si arrestò per un solo istante, l'allontanò da sè, gli prese con il pollice e l'idice il mento, la guardò, le sorrise, si avvicinò fremente, e tremante alle labbra, le sfiorò con la sua bocca, chiuse gli occhi, e prima di toccarle, sussurrò:
[Mai...Amby non dimenticarlo mai]
Gli occhi della ragazza si chiusero, e i due si persero in un lungo e tenero bacio, mentre una stella cadente attraverò il cielo. I due ragazzi ancora avvinghiati, si abbracciarono, si accarezzarono, per poi perdersi completamente l'uno nella bocca dell'altra e lasciarsi guidare dall'amore profondo e puro che occuppava appieno i loro cuori, giovani, e innamorati.
*§*§*§*
Sbadigliai annoiato. Eravamo all'ultima ora di scuola dell'ultimo giorno, non vedevo l'ora, che questo tram tram giungesse fimalmente al termine. Erano stati, giorni, mesi e settimane pesantissimi, l'ulimo mesi poi era stato da urlo, ma per fortuna con me, al mio fianco avevo lei, la mia piccola e dolce Amby, che sedeva nel banco accanto al mio.
La guardai, lei mi sorrise teneramente, volevo baciarla ma purtroppo eravamo in pieno ripasso quindi niente. Tratenni la mia voglia di fare quel gesto, ricambiai il sorriso, poi lentamente avvicinai la mia mano alla sua, l'accarezzai, la presi, e ne intrecciai le dita.
Mi persi a contemplarla, ero andato da un'altra parte. Quando di colpo, una voce, una voce che non sopportavano da settimane, si insediò nel mio luogo paradisiaco, riprendendomi severamente:
-Signor Littrell e signorina Ripper non tollero questi scambi di effussioni, durante la mia ora di lezione avete capito, quindi uscite dalla classe, muoversi!-
Sbuffammo, ci scambiammo uno sguardo di intensa complicità ed uscimmo di classe mano nella mano.
Una volta fuori aula, raggiungemmo il terrazzo, ci posizionammo in un luogo lontano dagli sguardi delle altre classi e parlai.
-Ehy Amby ascolta!-
-Dimmi sono tutta orecchie!-
Mi rispose con un sorriso.
Io ricambiai, arrossendo leggermente. Presi un bel respiro e iniziai a tremare come un bambino piccolo, mi portai la mano in tasca, dove c'era una scatolina, volevo dirglielo in un'altro momento, ma quella che stavamo vivendo era una situazione capitata giusto in punto, gli sorrisi, poi mi avvicinai a lei.
Lo vedevo. Vedevo quelle sue stupende labbra avvicinarsi lentamente al mio viso, chiusi gli occhi e assaporai quei delicati, lenti, teneri, amorevoli, e dolci baci.
Le sue labbra si posavano sulla mia pelle come un battito d'ali di farfalla, era una sensazione stupenda, mi persi in quei tocchi gentili e a tratti tremanti, sentivo il suo respiro su di me, lo percepivo fin dentro l'anima, poi di colpo tutto si fermò. Quei tocchi si fecero più sicuri e forti ma allo stesso tempo teneri. Percepii le sue labbra lambire le mie, avertii la sua lingua che fremente mi accarezzava ogni lato della bocca incontrando, giocando con la mia lingua, per poi privarmi dell'aria.
Era un bacio mozzafiato, un bacio meraviglioso, che mi fece volare oltre il pardadiso e anche di più. Le mie ginocchia tremarono, mi abbandonai completamente a lui, seguendolo totalmente fino ad annullare tutti i miei sensi, e lasciare che lui fosse tutto ciò che avevo annullato. Stavo per svenire quando lui mi strinse a sè, sorreggendomi con una presa dolce e forte. Sentii il mio corpo sollevarsi da terra, le mie gambe si avvinghiarono ai suoi fianchi, le mie braccia si strinsero al suo collo, e poi la mia schiena si scontrò veemente e selvaggia al muro della scuola, lo scambio delle nostre lingue e labbra si fece più desideroso, udii il suo respiro aumentare, percepii le sue mani portarmi in su la gonna dell'uniforme tremai, cacciando un debole gemito di piacere, e lo lasciai fare, mentre anche il mio ansimare aumentò.
La sentivo ansimare, la percepivo muoversi, su di me, adoravo sentire i suoi gemiti.
Amavo il suo profumo, amavo quella pelle liscia e morbida, amavo il suo cuore, la sua anima ogni cosa di lei.
Amber era tutto per me, e non avrei mai chiesto nient'altro a Dio per rendermi felice, perchè con lei avevo tutto ciò che mi faceva sentire unico e speciale. Aumentai l'intensità dei miei tocchi poi lentamente lasciai che i pantaloni dell'uniforme e i boxer calassero, fino a toccare il terreno. Avvertii un senso di freschezza e calore. Dio...eravamo in terrazza, se ci beccavano ci avrebbero espluso categoricamente, ma non me ne fregava niente, nulla lei era lì con me, era la mia stessa anima il mio stesso cuore il resto non contava, non contava per niente nulla al mondo.
Mi staccai debolmente, e per un solo istante da quella bocca. Aprii gli occhi incontrando i suoi, ci perdemmo, le sorrisi, le regalai un dolce succhiotto al collo, che la portò a gemere fievolmente e a stringersi ancora di più a me. Dopo le mie labbra, e la mia lingua tremanti risalirono fino a giungere al suo orecchio, ansimai e con voce rotta dalla forte emozione e dai piacevoli brividi che stavo provando le sussurrai:
[Ti amo]
Il mio cuore esplose, adoravo quando me lo diceva, amavo quella sua dolce voce, calda tenera e sensuale, amavamo ciò che lui era, amavo la sua persona, il suo cuore e il suo animo puro. Ancora non riuscivo a credere che era con me, che lui era qui, che era sempre stato con me dall'inizio della mia vita, Brian il mio Bri era la mia anima gemella, lo avevo atteso per così tanto tempo, e adesso eccolo qui con me, non c'era gioia più grande.
Mi strinsi a lui regalandogli dei delicati baci, per poi raggiungere il suo orecchio, ansimare in esso e sussurargli tremante:
[Ti amo anche io, tu sei tutto ciò che voglio..tu sei la mia..la mi...]
Non riuscii a terminare la frase che di colpo, e dolcemente lo sentii penetrare nel profondo della mia anima. Tratenni il respiro, e provai di nuovo quel dolore, piacevole, dolce e intenso, che mi portò ad aumentare la respirazione, e i miei mugolii che in pochi istanti divennero dei gemiti.
Sorrisi, lo sentivo muoversi su di me, dentro di me.
Mi stava cercando, e cercando, così come mi cercavano le sue labbra, che mi trovarono subito, e iniziammo così a baciarci, e baciarci. Mentre le nostre anime finalmente unite, iniziarono a danzare e a danzare frenetiche, libere, selvagge, dolci, intense e profonde.
Ballammo per chissà quanto, poi di colpo, tutto ebbe una fine. Una luce potente ci avvolse, completamente, le nostre anime smisero di ballare, e si abbracciarono, si strinsero, fino a diventare una.
I nostri mugolii divennero pesanti ed eccitati sospiri, fino a tramutarsi in gemiti, e poi di nuovo il blocco, un contatto, l'ultimo, e poi una forza, quella potenza che ci stava trascinando via, via fino a giungere all'apice.
Urlai di piacere, e poi a malincuore dovetti allontanarmi da lei, che si strinse di più a me, mentre i nostri cuori e le nostre anime fremevano per incontrarsi nuovamente. Percepii il respiro di lei sul mio collo, la sentii tremare, le regali un dolce e tenero bacio sulla spalla scoperta, risalii il collo, per trovare il suo lobo morderlo gentilmente e poi sussurrarle, ansimante, e rapito:
[Amber...sei tutto ciò che ho sempre desiderato dalla vita, ti amo...e non c'è giorno, minuto, istante, attimo, o secondo in cui non pensi a te...E' per questo motivo che io..io, voglio che tu sia l'unica ragazza che farà parte del mio, del nostro mondo, ma soprattutto del mio cuore e della mia stessa anima!]
Il mio cuore smise di battere, stavo per piangere di gioia, ma lui me lo impedì, con un bacio. Poi con mano tremante, frugò in una tasta della sua uniforme, e secondi dopo ne tirò fuori una scatolina di vellutto blu, l'aprì davanti ai miei occhi, e lo vidi quell'anello, in oro bianco con inciso:
"Amber & Brian 4Ever"
In quel preciso istante le lacrime cominciarono ad uscire da sole, non sapevo cosa dire, e l'unica cosa che feci, fu quella di abbracciarlo, stringerlo a me e baciarlo, baciarlo.
Lui ricambiò, poi mi allontanò delicatamente da sè prese la mia mano sinistra, e mi mise l'anello, per poi stringermi a sè, sfiorarmi ogni lineamento del viso, raggiungere il mio orecchio, e sussurrarmi dolcemente:
[Io e te per sempre]
Sorrisi, lo strinsi più forte, gli baciai il collo, e gli sussurrai con voce tremante
[Si..per sempre io e te ti amo, grazie di esistere!]
Si staccarono, si guardarono per un solo istante che ad entrambi parve un secolo, poi lentamente, frementi e dolci si avvicinarono di nuovo. Le loro bocche tremanti si sfiorarono ogni mm del viso, per poi giungere l'una alle labbra dell'altro, sfiorarle, toccarle, morderle, per poi allontanarle e riavvicinarle secondi dopo. Giocarci, e infine sigillare tutto con un lungo e dolce bacio, dove le loro labbra e la loro lingua come anche loro stessi, si muovevano in completa sintonia.
Stavano per perdersi, c'erano quasi quando l'odiosa campanella, rimbombò quintuplicata dentro le loro orecchie. Dispiaciuti si staccarono, si sorrisero, per poi raggiungere la classe mano nella mano.
*§*§*§*
Non appena solcarono l'ingresso, i loro occhi si trovarono davanti il chaos più totale.
Alunni di ogni classe sparsi per il corridoio. Urla. Strilli di gioia e iniziarono anche i gavettoni, per il corridoio. I due ragazzi riuscirono a malapena a schivare quei palloncini di ogni colore pieni zeppi d'acqua. Si insinuarono tra la folla per raggiungere la propria classe, stavano per farcela quando un ragazzo gli andò accidentalmente addosso separandoli. Amber si voltò:
-Brian-
-Amber!-Urlò lui che venne spinto via da un'altro studente, voleva raggiungere la sua amata, ma Eva sbucata dalle retrovie lo tratenne.
-Ehy Bri cos'è non mi saluti neanche?-
Il ragazzo portò gli occhi sulla ragazza che lo guardava sorridente, deglutì la saliva fece un sorrisino di circostanza ed esclamò infastidito:
-Non ora Eva éh!-
Si liberò dalla presa si gettò nella mischia per raggiungere Amber, che a fatica era riuscita ad entrare in classe.
I suoi occhi castani, incontrarono quelli azzurri di Nick, che le sorrise.
Lei sconcertata, lasciò correre, e raggiunse il proprio banco dove mise apposto nel suo zaino i libri. Era di spalle quando all'improvviso una forte presa le cinse i fianchi, voltandola di colpo e con un leggero impeto.
Il suo volto si scontrò con quello di Nick, che parlò:
-Amber..io volevo dirti che...-
Sospirò, Amber tremò, aveva paura di lui, non si fidava, e cominciò a dimenarsi mentre dai suoi occhi lacrime di paura cominciarono a scendere:
-BRIAN!- Urlò terrorizzata, in quel preciso istante, lui entrò. Vide la scena, stava per scaraventarsi su Nick, quando quest'ultimo vedendolo, con un movimento fulmineo strinse a sè Amber facendogli quasi male, la guardò e le sussurrò:
[E' finita!]
In pochi istanti le labbra di lui, si insediarono in quelle di lei, che cercava invano di toglierselo di dosso, ma lui era troppo forte e la sua presa altrettanto.
Amber tremava, piangeva poi di colpo, Nick si staccò da lei, che voltandosi incontrò Brian che si era gettato su Nick e lo stava picchiando a sangue, infatti il suo naso ne era una prova inconfutabile.
Amber era sconvolta, un Brian così infuriato e aggressivo non l'aveva mai visto, e la cosa la spaventò a morte, quindi chiuse gli occhi, e piangente urlò:
-BRIAN BASTA TI PREGO, LASCIALO!-
Quelle parole per Brian furono una doccia fredda. Il cuore sembrò morirgli in petto, tremante e folle di rabbia, mollò Nick, per poi voltarsi ed incontrare gli occhi castani della sua amata, pieni di terrore, voleva abbracciarla, sapere come stava, ma la scena di quel bacio, e le parole urlategli da lei secondi prima, lo annullarono completamente.
L'animo e il cuore di lui vennero invasi dalla rabbia, dalla delusione, e dalla gelosia, deglutì la saliva guardò la ragazza furioso, e trattenendo a fatica le lacrime, gli urlò:
-CHE STUPIDO A CREDERE CHE TI IMPORTASSE VERAMENTE QUALCOSA DI ME!-
Detto ciò, le voltò le spalle e corse via.
Amber sconvolta, portò gli occhi su Nick che sorridendo strafottente, gli disse:
-Mi spiace!-
Lei non ci badò e iniziò a correre e a correre per uscire da quella maledetta classe e raggiungere Brian.
Lo vedeva stava per prendere le scale, quando lei con scatto felino, lo ragginse e urlò prendendogli la mano:
-BRIAN ASPETTA TI PREGO!-
Il ragazzo, si fermò, l'allontanò bruscamente da sè e urlò:
-LASCIAMI IN PACE..AMBER IO E TE ABBIAMO CHIUSO!-
Quelle parole le fecero crollare l'intero universo addosso, il suo cuore esplose in petto, la sua anima si dileguò, le lacrime presero il sopravvento, stava per svenire per il forte shock ma riuscì a reggersi in tempo. vide Brian svoltare l'angolo e svanire per sempre dalla sua vista.
Voleva scendere, correre raggiungerlo, ma era pietrificata, non riusciva a muoversi tutto per lei andava a rallentatore, era in trance, una trance che venne bruscamente rotta da due spallate.
Amber si riscosse e i suoi occhi incontrarono Nick e Eva che la guardavano soddisfatti.
Poi lei, quell'arpia avvicinò le labbra al suo orecchio, sorrise e le sussurrò diabolica:
[Io ottengo sempre ciò che voglio]
Gli rise in faccia e poi mano nella mano con Nick scese le scale per raggiungere l'uscita.
Amber sentii il sangue ribollirle in testa, tutte le angherie che aveva subito la travolsero come un fiume in piena, annientandole ogni cosa, anche la sua stessa personalità.
Si morse il labbro furiosa, ferendosi leggermente, poi riuscì a sbloccarsi, e iniziò a scendere le scale alla velocità della luce, uscì fuori e corse, corse fino a raggiungere Eva che si stava avvicinando ad un Brian abbattuto. La vedeva, la vedeva, quella odiosa mano femminile che gli stava accarezzando il volto, e non ci vide più.
In pochi secondi si scaraventò su di lei gettandola a terra.
Cominciarono a piacchiarsi, a rotolarsi per terra come due gattine inferocite, intorno a loro voci di incitamento invasero tutto il piazzale della scuola, ma loro non le sentivano, specialmente Amber che sembrava avere la meglio su di lei stava per mollargli uno schiaffo, quando la forte presa di Brian la strappò via:
-LASCIAMI, E' COLPA SUA, E' COLPA LORO! HANNO ESCOGITATO TUTTO LASCIAMI!-
Brian aumentò la stretta e rispose a tono:
-BASTA AMBER TI STAI RENDENDO RIDICOLA!-
Di colpo la ragazza fermò ogni suo movimento, il suo cuore venne trafitto da mille e milioni di lame affilate e velenose, che la mandarono totalmente K.O. resettandole ogni cosa, voleva solo svanire, morire lì.
Brian dopo essersi assicurato che si fosse calmata, mollò la presa, e guardandola deluso negli occhi si avvicinò ad Eva che era sorretta da Nick.
Deglutì la saliva e con tono preoccupato chiese:
-E..Eva stai bene?-
lei annuì:
-Si, grazie, è una pazza!-
Brian non rispose, ma distolse lo sguardo da lei per portarlo su Amber che ancora tremante e sconvolta, si risvegliò dallo shock, si tolse l'anello che lui gli aveva regalato, e urlò:
-SEI COME LORO, SEI COME LORO, BUGIARDO, BUGIARDO! NON TI E' MAI IMPORTATO UN CAZZO DI ME! MAI! PERCHE' NON MI HAI LASCIATO MORIRE AL LAGHETTO, EH PERCHE!-
Detto questo tentò di soffocare un singhiozzo, ma invano.
Abbassò gli occhi, e senza guardare nessuno in faccia, scappò via, mentre il suo cuore ridotto ai minimi termini, cominciò a dissolversi, a sanguinare, a fargli male, molto male, fino a privarla del respiro.

"HO TENTATO COSI' TANTE VOLTE MA NIENTE ERA REALE
FA CHE SVANISCA, NON SPEZZARMI
VOGLIO CREDERE CHE QUESTO SIA REALE
SALVAMI DALLA MIA PAURA
NON ABBANDONARMI"
(All I Need - Within Temptation)
CAPITOLO 22


Breathe No More

"...If I try to touch her,
And I bleed,
I bleed,
And I breathe,
I breathe no more...."
(Breathe No More - Evanescence)

Correre e ancora correre, fino ad annularsi, a sfiancarsi completamente.
Non sapeva dove stesse andando, e la cosa non gli importava, voleva solo correre via, fuggire, scappare da quella città, da quel maledetto Istituto Privato, da quelle persone, dalla sua vita.
Ma soprattutto voleva scappare da lui, da Brian, che sperava fosse dietro di lei, e la stesse rincorrendo per raggiungerla. Afferrarla dolcemente ma con presa forte e sicura, attirarla al suo petto, abbracciarla teneramente, facendole percepire il suo amore, facendole sentire il battito accellerato del suo cuore, farle sentire quella pelle calda, ma soprattutto udire la sua dolce e soave voce che gli sussurrava tremante:
[Amby...piccola, non è successo niente, è stato solo un orrendo incubo, io sono qui, sono con te, ti sto stringendo. Mi vedi, mi senti, percepisci il mio corpo, avverti il mio cuore in comunione con il tuo? Riesci a sentirmi l'anima, senti l'immenso amore che provo per te?
Io ti amo Amber, non smetterò mai di farlo]
Scosse la testa arrestando per alcuni istanti la propria fuga, singhiozzò, il cuore si frantumò, non ci sarebbe mai stato più Brian adesso. Lui non le stava correndo dietro, non gli importava nulla di lei, preferiva stare con Nick e quella Eva.
Sospirò trattenendo un ennesimo singhiozzo, e si voltò indietro: poteva vederlo correre verso di lei, si lo vedeva.
Non ci credeva Brian era a pochi metri da lei la stava raggiungendo, sentiva la sua voce chiamarla, vedeva il suo dolce sorriso, poi di colpo tutto svanì in una nuvola di fumo.
la strada, e il suo fondo era vuoto, lui non c'era, il suo amore non l'aveva seguita, non gli era corso dietro, e mai l'avrebbe fatto.
Il suo cuore svanì all'istante, le gambe tremarono, stava per svenire, l'aria le mancava, non riusciva a respirare, gridava soffocata quel nome, quel meraviglioso nome che adesso era lo stesso che gli stava trafiggendo spietato il corpo e la sua anima fragile che vinta iniziò a precipitare in un baratro oscuro, trascinandosi dietro Amber, un Amber totalmente decimata. Un Amber giunta ai minimi termini della sua fragilità.
-BRIAN!- urlò disperata e addolorata, poi senza proferire altro, vacillando cercò di non cadere a terra, e a fatica cominciò nuovamente a correre e a correre senza sapere esattamente dove volesse recarsi. Scappare era la sola cosa che occupava la sua intera esistenza.
*§*§*§*
L'orologio a cucù in casa Littrell suonò le 9pm. Brian era lì a sedere davanti alla sua cena, che non aveva toccato. Giocherellava con la forchetta, infilzando un maccherone al formaggio, alzandolo dal suo luogo sicuro, farne scivolare via il formaggio fuso, e poi riporlo nel piatto mentre i suoi occhi blu da vivi e solari erano divenuti di colpo cupi, delusi e tristi.
Nella sua testa l'episodio di poche ore fà si ripercuteva all'infinito aumentandone il tono, le emozioni e la disperazione, l'angoscia negli occhi castani di lei, di Amber.
Scosse la testa, cercando di togliersela dalla mente.
Era solo in casa, i suoi erano fuori per lavoro, e sua madre si era raccomandata di mangiare la cena, ma Brian non sembrava intenzionato a farlo. Infatti gettò la forchetta, sul tavolo, si alzò dalla sedia, prese il piatto con la cena è lo versò nel trita rifiuti, dette una leggera lavata al piatto, e alla forchetta che poi depose nei propri posti.
Ritornò al tavolo, fissò spento il biccherone di latte che aveva di fronte, lo prese e se lo portò in camera.
I suoi occhi osservavano spenti la propria stanza. sospirò ferito, e raggiunse la scrivania dove l'anello che Amber aveva gettato a terra riposava.
Ebbe una stretta al cuore, lo accolse tremante nella mano e dai suoi occhi scivolarono delle calde e leggere lacrime, mentre con passi lenti e timidi raggiunse il balcone.
Venne accolto da una forte brezza oceanica, fresca ma allo stesso tempo anche calda, chiuse gli occhi sperando che quel leggero venticello portasse via il dolore, la delusione e la rabbia, ma più cercava, pregava che esso lo ascoltasse più lei, il suo volto e le sue parole lo travolsero, non poteva sfuggirle, era inevitabile, stava impazzendo.
Di colpo udii lo sbattere di una porta, trasalii, e si voltò verso la direzione da cui era giunto quel rumore improvviso e la vide: Amber, che indossava la sua fedele tuta dell'Adidas, nera a strisce bianche, aveva i capelli stretti in due codini, sul suo viso da bambina vi era caduto un velo di tristezza e rassegnazione.
Brian deglutii la saliva, voleva chiamarla, ma la voce non voleva saperne di uscire quindi si limitò a fissarla, mentre nella mano destra stringeva il suo anello.
"Perchè?" si chiese
I suoi occhi blu continuavano a seguirla, e la udii.
-Kenny..ehy piccolo vieni qui...andiamo a fare due passi ti và?-esclamò tremante, sul punto di piangere, mentre si abbassava al livello di Kenny.
La risposta del suo adorato Husky fu un "bau" molto allegro seguito da un salto.
Amber sorrise, mentre altre lacrime gli bagnavano il volto.
Fu Kenny il suo cagnolino ad avvicinarsi a lei, e dargli una leggera leccata per lavarle via le lacrime.
Amber di colpo, lo abbracciò e cominciò a piangere e a piangere.
Brian che assisteva alla scena dall'alto si sentii trafiggere da mille e milioni di lame, percepiva chiaramente la sua immensa sofferenza, avvertiva sulla sua stessa pelle quel dolore che la stava attanagliando, e si sentì male, stava per inginocchiarsi al suolo quando notò che si era voltata, per poi abbassare il viso, e correre via seguita dal suo adorato cane.
Si sentii portare via il cuore in petto e senza dire o fare niente, corse, fuori, voleva raggiungerla, afferrarla, farsi spiegare, chiedergli perchè aveva avuto quella reazione esagerata contro Eva.
"Amber no non ti lascerò scappare così, senza un come, senza un perchè? Che ti è successo? Perchè ti sei comportata in quel modo con Eva, dov'è finita la dolce e adorabile Amber che tanto avevo cercanto,e che tanto avevo amato, e amavo, dov'era?"
Questa era l'unica cosa che gli martellava la testa, annulando tutto il resto, non gliene fregava niente di niente al momento, poco gli importava se indossava solo i boxer, ed era a piedi nudi, voleva raggiungerla, desiderava solo quello, aveva già rischiato di perderla molte volte, e non voleva che ciò accadesse, non adesso che sapeva chiaramente cosa lei significasse per lui, non ora che dopo tanto tempo era riuscito a vedere su quel faccino che più amava di sè stesso, quel sorriso dolce, tenero timido, che a fatica era riuscito a tirargli fuori, non voleva vederla svanire, scivolare dalle sue mani, non l'avrebbe permesso.
*§*§*§*
Correva e correva come un forsennato, cercandola chiamandola. ma non riusciva a vederla, o forse era lei che si era nascosta?
-AMBER!-gridò trattenendo a fatica un singhiozzo, poi si arrestò di colpo in mezzo alla strada, senza fiato, si guardava attorno ma l'unica cosa che vedeva scorrere davanti ai suoi occhi disperati, erano solo auto parcheggiate, e ville e villette, di lei neanche una flebile traccia.
L'aria gli era svanita di colpo, ancora quella tremenda sensazione di vederla sparire sotto i suoi piedi, di vederla morire.
Ancora l'immagine di lei nel lago, poi quella frase, quella tremenda frase che tanto l'aveva ucciso, annientandolo, resettandogli ogni singolo soffio vitale, rimbombò in lui, dentro di lui trafiggendolo da parte a parte con una lama più grossa di lui.
-....PERCHE' NON MI HAI LASCIATO MORIRE AL LAGHETTO, EH PERCHE!-
-AMBER!- gridò in lacrime, ancora poteva vederla morire sotto gli occhi.
Scosse la testa scacciando a stento quell'episodio, tentò di chiamarla ancora, ma non riuscì a proferire nulla, perchè poco più avanti udii l'abbaiare di un cane, lo riconobbe: era Kenny, di colpo riprese a correre e a correre.
E la scorse, Amber aveva ripreso a correre ma lui stavolta era più vicino e riuscì ad afferrarla per un braccio, e arrestarla.
-LASCIAMI, VATTENE SEI COME LORO BRIAN LASCIAMI!-
-Amber no...ti prego Amber ascoltami!- la pregò
Ma lei non sentiva ragioni, e cercava di dimenarsi come meglio poteva senza riuscirci, ma non demordeva.
-Lasciami...vattene...lasciami-piangeva
-No non ti lascio AMBER NON TI LASCIO HAI CAPITO! -
La ragazza con un improvviso scossone riuscì a liberarsi da quella presa ed urlò in lacrime.
-LASCIAMI TU NON FAI PARTE DEL MIO MONDO, NON PUOI PIU' FARNE PARTE, NON VEDI NULLA, NON CAPISCI! NON HAI CAPITO CIO' CHE VOLEVO DIRTI, MI HAI GUARDATO COME FOSSI UNA PAZZA, MA NON LO ERO, E NON LO SONO, NON SEI RIUSCITO A CAPIRE NIENTE DI EVA COSA CREDI CHI SIA LEI, UN ANGELO, UNA VITTIMA? NON E? COSI! E STATA COLPA SUA, HA ESCOGITATO TUTTO..PER..PERCHE' TI VUOLE BRIAN E TU HAI PREFERITO AIUTARE LEI INVECE CHE ME...HAI CREDUTO A LEI! SEI SOLO..SEI SOLO...TI ODIO! ODIO TUTTI QUANTI PREFERIREI ESSERE MORTA IN QUEL LAGHETTO, NON DOVEVI SALVARMI, NON DOVEVI FARLO, DOVEVI LASCIARMI MORIRE, TANTO NESSUNO AVREBBE SENTITO LA MIA MANCAZA..NESSUNO E EVA AVREBBE FESTEGGIATO!-
l'ultima frase la gridò fino a sgolarsi e lasciarsi quasi cadere a terra per la fatica, tremava, e non riusciva a tenersi in piedi per la rabbia. Fu un cancello lì vicino a riuscire a sostenerla, mentre un Brian sconvolto, la guardava angosciato, senza capire, senza riuscire a leggere tra le righe, a vedere oltre quei suoi occhi castani delusi, e la sua anima ormai ferita e decimata.
[A..Amber]
Sussurrò tremante.
Lei alzò lo sguardo dalla strada, lo portò su di lui ancora sconvolto, e con la poca voce rimasta gridò.
-SI BRIAN HAI CAPITO BENISSIMO, AVREBBERO FESTEGGIATO SE FOSSI MORTA, TUTTA LA SCUOLA MI ODIA! OGNUNO MI ODIA, E TU NON SEI DA MENO! FINITE TUTTI PER PENDERE DALLE LABBRA DI EVA, E' SUCCESSO CON NICK, E ORA ANCHE CON TE! CREDEVO POTESSI CAPIRMI, MI FIDAVO DI TE! ERI TUTTO PER ME BRIAN; TUTTO, OGNI COSA! E TU MI HAI PRESO SOLO IN GIRO, MI SENTO SOLO UNA STUPIDA! MI HAI UCCISO, BRIAN E QUEL CHE PEGGIO E' CHE NON SEMBRA CHE TU TE NE RENDA CONTO!...NON VOGLIO VEDERTI MAI PIU', MAI PIU' HAI CAPITO, MAI PIU'!-
Detto ciò, riprese forza nelle gambe, e corse via seguita a ruota da Kenny.
Brian rimase lì, impietrito, il suo cuore era esploso, svanito come anche la sua stessa anima, quelle parole gridate fredde, disperate, e angosciate lo avevano ucciso ancora e ancora penetrandogli in profondità, annullandogli ogni cosa, fino a renderlo un automa, un perfetto zombie, che senza riuscire a fiatare, si voltò decimato, a guardarla correre via, senzaq riuscire più a prenderla, era caduta, gli era scivolata di mano per sempre.
Respirò debolmente lasciandosi inebriare dalla scia del profumo di lei, e si lasciò cadere giù, le sue ginocchia incontrarono l'asfalto,e iniziò a piangere e a piangere consapevole, che quella scia, che quel profumo sarebbe stata l'unica cosa che Amber gli avrebbe lasciato.
Era finita davvero, come era possibile, quelle frasi erano state fin troppo chiare, e gli avevano fatto male molto male.
-AMBERRR!- fu l'unica cosa che riuscì ad urlare angosciato, per poi abbandonarsi a quella strada che già da prima aveva accolto le sue lacrime.





CAPITOLO 23

I Know
 
"I know, you love the song but not the singer
I know, you've got me wrapped around your finger
I know, you want the sin without the sinner
I know
I know

I know, the past will catch you up as you run faster
I know, the last in line is always called a bastard
I know, the past will catch you up as you run faster
I know
I know

I know, you cut me loose in contradiction
I know, I'm all wrapped up in sweet attrition
I know, it's asking for your benediction
I know
I know

I know, the past will catch you up as you run faster
I know, the last in line is always called a bastard
I know, the past will catch you up as you run faster
I know
I know

I know, the past will catch you up as you run faster
I know, the last in line is always called a bastard
I know, the past will catch you up as you run faster
I know
I know."
 
(I Know - Placebo)

Due settimane erano appena trascorse e tante molte cose erano successe nella vita di Brian. Amber era come svanita dalla circolazione, mancava da scuola da giorni, e lui sembrava un secolo. Il ballo era stato posticipato a data da destinarsi, perchè la scuola aveva problemi alle tubature, e il preside non sapeva quanto tempo ci avrebbero messo per terminare i lavori. E in più non erano nemmeno iniziati a dovere dato l'uragano che si scatenava nelle vicinanze. Tutto stava andando a rotoli e Brian si era ritrovato all'inferno. Amber gli mancava, gli mancava perdutamente, aveva tentato, o almeno provato a scrivergli delle lettere, lettere che mai aveva avuto il coraggio di consegnarle. Così andavano le cose scriveva ogni santissimo giorno; poteva essere la mattina a scuola tra un ripasso e un altro, nel pomeriggio con i compiti per tenere allenato il cervello visto che la scelta per l'università si avvicinava minacciosamente ma lui nn riusciva a scegliere a chi fare domanda, o la notte quando per molte notti non riusciva a chiudere occhio.
Le parole che gli aveva urlato la sua piccola Amby giorni fà non gli davano pace lo tormentavano fino a sfinirlo, eliderlo completamente, non riusciva a uscirne, non tentava nemmeno, o forse non voleva farlo, lui non lo sapeva però era sicuro che ogni volta che stava per consegnarle una delle lettere, attraversava il giardino, per raggiungere quella porta, si posizionava lì davanti a quel portico, sempre in pocinto di suonare, ma quando stava per premere conl'indice il campanello di casa Ripper, tutto ritornava ad abbatterlo. Quegli occhi che tanto amava che piangevano, quella voce rotta dalla delusione era tutto insostenibile, quindi deglutii la saliva, fissava quella porta, e chiudeva gli occhi mentre delle leggere lacrime gli rigavano le guance, poi abbassava la testa, per poi voltarsi e andarsene, scappare ritornare in casa propria, o direttamente a scuola, o al campo di basket più vicino, o anche al mare, in quell'oceano dove per molte volte si era tuffato per nuotare, o surfare cercando di distogliere la mente da lei, ma senza risultato, perchè quando stava per rilassarsi, lei subentrava uccidendolo.
Era al limite, la depressione era a pochi mm da lui, e lo stava catturando, tirandolo giù con sè, se già non fosse giunta e si stesse solo divertendo per rendere lenta e insopportabile la sua agonia.
Era immerso nei suoi pensieri, rivolti sempre a lei, quando lo squillo del telefono di casa si fece sentire di colpo spaventandolo, mentre i suoi occhi fissavano catatonici il tramonto che incendiava il panorama, e illuminava il balcone dove era solito stare quando non riusciva più a respirare l'aria di chiuso della sua camera, e della sua casa. Si era isolato da tutti, preferiva starsene da solo, a deprimersi piuttosto che uscire e divertirsi in compagnia, cosa c'era poi da divertirsi se con lui non c'era l'unica stella che aveva illuminato il suo cuore, trascinandolo lassù in quel cielo arancione che di lì a poco avrebbe ceduto il passo all'oscurità, della notte.
Sospirò alzandosi da terra, e raggiunse il salotto, dove quel dannato telefono ancora squillava. Inghiottì la saliva, e rispose cercando di tirare fuori la sua vecchia voce serena, ma ahimè era impossibile. Infatti il suo tono abbattuto e spento giunse imperterrito come sempre.
-Pronto?-
Di là una voce squillante lo privò dell'udito per alcuni istanti.
-Ciao Brian-
-Ci...Ciao Eva-rispose attonito
-Come ti senti piccolo hai una voce?-
Il "piccolo" sfuggì alle sue orecchie.
-Come vuoi che stia..come sempre, per favore ascolta, lasciami in pace ho bisogno di stare per conto mio..io..io-
La sua voce si fece tremante, stava per piangere quando Eva ancora insistette.
-Brian è da 2 settimane che ti comporti da derelitto, io e Nick siamo preoccupati, tutta la classe lo è, devi ritornare in te-
-Per te è facile vu...vuoi vedermi sorridere tranquillamente e comportarmi come se niente fosse successo?-
-Si ma perchè è per il tuo bene-
-Tu..tu sei incredibile, come puoi pretendere ciò da me, Amber mi ha lasciato, ed è colpa mia, l'ho fatta soffrire e...-
-Bla..bla...bla...senti Brian, basta pensare a lei hai me, hai Nick hai tutti i tuoi compagni di squadra, lei non è niente, ti avrà già dimenticato, scema com'è-
Quella frase fece irritare Brian talmente tanto da condurlo ad alzare la voce e ribattere adirato.
-Sai Eva...quasi dimenticavo, questo è un lato di te che mi ha riportato alla realtà facendomi capire di nuovo il motivo per cui ho sempre preferito passare il mio tempo con Amber, lei è gentile, sensibile, tenera, e dolce...tu sei solo una piccola e mal riuscita copia di Barbie-
Dall'altro capo si udii una risatina isterica poi la voce di Eva replicò.
-Sarò anche una copia mal riuscita di Barbie, ma questo non mi farà cambiare idea su di lei, io volevo solo invitarti al ballo studentesco, tutto qui-
-Bhè sappi che diniego l'invito-
Detto ciò attaccò la cornetta, e decise di uscire a prendere una boccata d'aria Eva gli aveva fatto saltare i nervi.
 
*§*§*§*
 
-Che ti ha detto?- chiese una voce maschile alle sue spalle mentre con le labbra sfiorava quel collo rapito, e le cingeva con le mani i fianchi.
La ragazza chiuse gli occhi, assaporando quel breve istante, passò una mano tra i capelli biondi e morbidi di lui, e replicò infastidita.
-Poraccio...sta messo davvero male mi ha detto che diniega il mio invito ma ti rendi conto, come può trattarmi così, chi si crede di ess...-
Si alzò di scatto adirata pronta per uscire di casa e correre a casa di lui, quando quel ragazzo biondo aumentò la stretta su i suoi fianchi e rispose sorridendole ammiccante.
-Ehy..ehy calmati tigre! Cambierà presto idea vedrai-
La ragazza sembrò rilassarsi, si voltò verso quello che pareva essere il suo ragazzo, gli prese il viso tra le mani, con le labbra gli sfiorò i lineamenti, raggiunse il suo orecchio sospirò, e chiese.
[Come fai ad essere sicuro che il mio Brian cambi idea Nick?]
Il biondino sorrise, ribattendo con una punta di gelosia, nella voce.
-Intanto Eva...sarei io quello tuo, Brian ancora no...devo iniziare ad essere geloso di lui adesso?-
Eva rise, poi gli regalò un bacio, sulla bocca e replicò.
-Che sciocco che sei Nickolas, lo sai che per me al mondo esisti solo tu, Brian è solo una distrazione, dato che mi sto annoiando, e poi non voglio che stia con una come Amber, visto come lo sta riducendo, noi come suoi amici dobbiamo stargli vicino, aiutarlo, e liberarlo dalle grinfie di quella arpia che è Amber-
-Eva..Eva...vuoi distruggerlo?-
-No Nickolas non lo farei mai, però deve capire che con noi starebbe meglio-
-Forse vorresti dire con te!-
-Nick su non essere geloso...comunque come mai così sicuro che lui cambierà idea?-
Gli occhi di Nick si illuminarono di una strana luce di follia.
Sorrise regalando un bacio alle labbra di Eva e rispose.
-Sai piccola, 3 sere fà sono andato con due pizze giganti a trovare Brian, così per vedere come se la passava. Stavo per solcare l'ingresso del suo giardino, quando ho sentito il clack della porta di casa Ripper, mi sono nascoto dietro la siepe dei Littrell e attraverso quelle foglie, mi sono messo ad osservare la scena, senza essere beccato da nessuno, tantomeno dai diretti interessati e sai cosa ho visto...èh Eva?-
La ragazza si fece curiosa voleva fare una delle sue solite battutacce per Amber, ma si tratenne nel farlo, era più interessante cosa Nick stesse per rivelarle, era sicura che qualunque cosa fosse stata, le sarebbe servita per rendere Brian ancora più fragile di quanto già non lo fosse.
Deglutì la saliva, sorrise e incitò Nick nel continuare.
-Dai dimmi baby che hai visto?-
Nick si passò la lingua tra le labbra innocentemente tratenne una risata e poi rispose, sussurrandole all'orecchio.
[Bhe sul pianerottolo..è spuntato un ragazzo, da quel poco che riuscivo ad intravedere avrà avuto circa 24 anni o giù di lì, capelli scuri, forse castani, e due occhi blu, stava sorridendo a lei, ad Amber che era a pochi cm da lui e che lo guardava..poi lui gli ha sorriso e ho sentito dirle qualcosa tipo:
"Allora ti sei divertita stasera?" lei mi pareva che avesse sorriso per poi risponderle "Si grazie"
lui poi gli ha detto "Sono contento, allora ti và domani di uscire di nuovo?" lei gli ha risposto "Mi..piacerebbe ma io...io..."lui l'ha interrotta, dicendole "Amber...per favore basta piangere per lui, non se lo merita piccola credimi" lei di tutta risposta gli ha sorriso, lui ha ricambiato, e poi si sono salutati]
Non appena Nick terminò il racconto, Eva lo guardò intensamente negli occhi, gli sorrise.
Lui di tutta risposta ricambiò infatuato da lei, che gli accarezzò il viso, l'abbracciò, si strinse a lui, le portò le braccia al collo, lo fissò e poi gli regalò un succhiotto sul collo,
Nick chiuse gli occhi mugolò rapito, e poi lei, parlò sussurrandogli all'orecchio.
[Nick ti amo...non sai che favore mi hai fatto!]
Nick sorrise perdendosi, inebriandosi di quel suo profumo, l'allontanò dolcemente da sè, per poi guardarla, sorriderle completamente perso e sussurrargli sringendola al proprio petto.
[Eva..io farei qualsiasi cosa per te...non sò che mi hai fatto, ma tu sei tutto ciò per cui perderei volentieri anche il mio buon senso]
Eva sorrise fiera, si strinse a lui, poi avvicinò le labbra alle sue, gliele sfiorò, gliele accarezzò, e poi le catturò con le sue, cominciarono a baciarsi e baciarsi fino a raggiungere il pavimento.
 
"Lo so, mi tagli fuori nella mia contraddizione
Lo so, sono del tutto avvolto in un dolce logoramento"
 
(I Know - Placebo)
CAPITOLO 24

Siberia
 
"When you come back I won't be here
She said and gently pulled me near
If you want to talk you can call
And no it's not your fault

I just smiled and said let go of me
But there's something that I've just gotta know
Did someone else steal my part?
She said it's not my fault

Then my heart did time in Siberia
Was waiting for the lie to come true
'Cause it's all so dark and mysterious
When the one you want doesn't want you too

I was drifted in between
Like I was on the outside looking in, yeah yeah
In my dreams you are still here
Like you've always been

Oh yeah, my heart did time in Siberia
Was waiting for the lie to come true
'Cause it's all so dark and mysterious
When the one you want doesn't want you too

I gave myself away completely
But you just couldn't see me
Though I was sleeping in your bed
'Cause someone else was on your mind
In your head

When I came back she wasn't there
Just a note left on the stairs
If you want to talk give me a call

My heart did time in Siberia
Was waiting for the lie to come true
'Cause it's all so dark and mysterious
When the one you want doesn't want you too
When the one that you want doesn't want you

My heart did time in Siberia
Was waiting for the lie to come true
'Cause it's all so dark and mysterious
When the one you want doesn't want you too

Siberia, Siberia
When the one you want doesn't want you too..."
 
(Siberia - Backstreet Boys)
 
 
*§*§*§*

 
Ero in un luogo, forse un giardino non riuscivo bene ad decifrarne i dettagli.
l'unica cosa che intuivo, che riuscivo a scorgere era solo il fatto che lì, in qualunque posto mi trovassi, c'era l'oscurità più nera, il buio più tetro, più scuro, che mai occhio umano abbia mai visto, e faceva freddo molto, terribilmente freddo.
Indossavo una semplice felpa a tinta unita: grigio chiaro, con zip nera, e cappuccio a carico, un paio di jeans, credo fossero blu, anche se non ero in grado di vederli bene a causa del buio, anche se per uno strano caso sapevo di che colore fossero, così come ero a conoscenza delle scarpe calzavo e di che tinta fossero.
Chiusi gli occhi tremante, non sapevo dove andare, e che strada dovevo prendere.
Stavo entrando nel panico, quando di colpo lo udii; un singhiozzo molto distante da me, lo sentivo chiaramente. Qualcuno stava piangendo, stava soffocando i singhiozzi senza però riuscire nel suo intento. Sospirai, aprii di scatto le palpebre e senza dire o fare niente, con solo un innato senso di ansia e agitazione che mi dilaniavano mente, e cuore decisi di incamminarmi, di incedere a passo lento verso quel rumore, quel suono tanto dilaniante quanto disperato, che sembrava non aver intenzione di cessare.
Era come se qualcuno, quella persona che stava versando lacrime in quella oscurità nera come la pece, mi stesse chiamando, come se io fossi l'unico motivo di farla smettere.
La voce, quella persona aveva bisogno di me.
Inghiotii la saliva e accelerai la mia andatura che da ansiosa e attenta si fece timorosa, ma con la voglia, il desiderio, la bramosia di raggiungere quel luogo ignoto, e trovare ciò che mi pregava di giungere, ciò per cui io ero lì, ciò per il quale mi stavo sentendo in quel modo.
Man mano che avanzavo, quel pianto si faceva sempre e sempre più forte da togliermi l'aria in corpo.
Più incedevo, più quella voce mi sembrava di conoscerla.
Si, mi era familiare.
Mi stava uccidendo, decimando barbaricamente la mente e il cuore.
Potevo sentirlo chiaramente dentro di me, quel suo perfido travaglio, quella pesante sensazione di essere stato colpito, ucciso, alle spalle dalla persona più cara che avevi al mondo, la persona che amavi più di te stesso, la persona che con un solo sguardo ti trascinava in quel suo magico, dolce, e tenero mondo interiore, fino ad incontrarsi con la tua anima.
Una fitta di colpo mi attraversò il corpo, lasciando al mio interno pile e pile di foltissimi, rami di rovo, carichi fino all'inverosimile di grosse, lunghe, affilate e perforanti spine che si divertivano a trafiggere ogni singola parte del mio corpo, senza tralasciare niente.
Perdevo aria, perdevo sangue, sentivo premere, urlavo di dolore, ma quello che stava gridando, quello che era invaso dalle spine non ero io, ma solo il mio riflesso, un riverbero dietro un enorme e gigantesco specchio, che circondava quel luogo, me stesso, e la persona che aldilà di quella immensa parete d'acqua gelata, pativa le pene dell'inferno.
Lo stesso inferno, lo stesso identico dolore che aveva invaso la mia immagine riflessa.
Deglutii la saliva, e chiusi gli occhi. Altre spine si insediarono in me, e questo significava che stavo fallendo, si stavo perdendo ciò per cui ero giunto in quel luogo, volevo gridare, ma la voce non mi usciva, un urlo di immenso e tagliente nonchè lancinante dolore mi colpii la testa decimandomi.
Caddi in ginocchio, privo delle forze, alzai gli occhi e vidi me stesso lì riflesso, me stesso che stava mutando, si stava trasformando in un'altra persona, la stessa persona per la quale, quelle spine mi stavano contorcendo corpo, mente e cuore. Inghiotii la saliva.
Le lacrime cominciarono a scivolarmi sulle guance, cacciai un singhiozzo, e la figura riflessa compii la propria metamorfosi, dando vita a lei.
Si era lei, la mia Amber, la mia piccola Amby, che stava perendo in quel dolore, soffocando tra quegli stramaledetti rami.
No...non volevo perderla non di nuovo, no!
-AMBER AMBER!-
lei sussultò, mi guardò con quei suoi occhi gonfi e rossi per il tanto pianto, pianto che ancora sembrava divertirsi a bagnarle quel suo dolce faccino.
-Brian...-chiamò debolmente.
-AMBER!- gridai trascinandomi verso quella parete, volevo toccarla, volevo oltrepassare quel muro, ma invano.
-LASCIAMI PASSARE!-gridai in lacrime a non so chi.
La mia voce tuonò, ma senza ricevere risposta.
-Brian cosa ci fai qui, non è posto per te...lasciami andare!-mormorava delirante Amber
Trasalii mi avvicinai ancora, volevo vederla meglio, volevo raggiungerla, volevo vedere come stava, volevo prenderla e portarla fuori di lì.
Non riusciva ad uscire da quei rami che si muovevano contorcendosi soffocandola. Perchè?
-AMBER, AMORE, OH MIO DIO AMBER, NON TI VEDO AMBER, NON TE NE ANDARE AMBER!-
Gridai spaventato a morte mentre singhiozzavo senza riuscire a respirare.
Ancora la sua dolce voce si insediò in me strappandomi il cuore dal petto, sradicandomelo dal corpo senza ritegno.
-Brian...io ti amavo...Brian come hai potuto?-
-No Amber ti prego...Amber scusami, perdonami ti amo...ti amo!-
Ancora i rovi la stavano stritolando, e io non potevo fare niente per salvarla, niente, mi stava morendo davanti, stava perendo lì! NO!
-Non c'è più tempo mmore mio...devo andare!-
-Andare dove?..Amber!-
I roghi smisero per un'istante di soffocarla, ripresi fiato, nella speranza che quell'incubo fosse finito, stavo per toccare quell'immagine quando di colpo, lei urlò, e gridò in lacrime, trafitta da quella sofferenza disumana.
-...NON DOVEVI SALVARMI, NON DOVEVI FARLO, DOVEVI LASCIARMI MORIRE...-
Il mio cuore si disintegrò di colpo, privandomi di tutto ciò per cui ero lì.
Poi ancora un'altra frase:
-...ERI TUTTO PER ME BRIAN; TUTTO, OGNI COSA! E TU MI HAI PRESO SOLO IN GIRO, MI SENTO SOLO UNA STUPIDA! MI HAI UCCISO, BRIAN E QUEL CHE PEGGIO E' CHE NON SEMBRA CHE TU TE NE RENDA CONTO!...-
La mia anima, quello che restava del mio cuore, e la mia mente, tutto in quel momento svanì.
I miei occhi fissavano quella parete, tremavo, volevo parlare ma anche la voce era sparita, in una voragine invisibile.
Lo specchio a pochi mm da me esplose in mille pezzi, i frammenti mi ferirono come mille e milioni di lame affilate, e poi la vidi, il mio unico motivo per cui avevo capito il perchè del mio essere stato messo al mondo, l'unica ragione per cui il mio cuore batteva, la mia anima brillava e la mia mente si infiammava, la causa per cui il mio mondo era un paradiso, era lei..la mia piccola, dolce e fragile Amby, la creatura più meravigliosa che avessi incontrato nel mio cammino, e che adesso di colpo, davanti ai miei occhi e al mio corpo spento, periva senza che io potessi fare nulla.
La scorsi sorridermi dispiaciuta. Un suo ultimo sussurro:
[Brian...bastava solo che mi credessi]
Scossi la testa, risvegliandomi dal torpore, e di colpo scattai in avanti e gridai allungando la mano, urlando sofferente per l'immenso dolore che le spine mi infleggevano senza requie.
-AMBER...AMBER TI CREDO...AMBER RESTA CON ME, AMBER!!!!-
Mi allungai il dolore mi tolse il respiro, le sfiorai la mano, stavo per prenderla, quando all'improvviso una forza misteriosa mi scaraventò via lontano da lei, per sempre.
 
*§*§*§*

 
-AMBER!-
Urlò trafitto, decimato da quel dolore che gli aveva strappato l'aria dal corpo.
Un tuonò rimbombò nella sua camera, i suoi occhi blu ritornarono alla realtà, e
si lasciò cadere sul cuscino, sudato e ansimante.
-Brian- una voce nel buio a lui molto famigliare lo raggiunse soave all'orecchio.
le palpebre del ragazzo si chiusero, percepii una carezza sul volto, successivamente avvertì una leggera freschezza, sulla fronte, e ancora quella voce.
-Brian amore...calmati-
le sue palpebre tremarono fievolmente, fino ad aprisi, i suoi occhi incontrano quelli blu di quella donna che era sua madre, che con cura gli accarezzava il viso, asciugandogli il sudore, e bagnandogli la fronte con acqua gelata, Brian deglutì e fievolmente parlò.
-Ma..Mamma? Dove sono?-
Una'altra carezza e poi la sua voce capace di tranquillizzarlo giunse.
-Hai la febbre alta piccolo, e hai avuto un incubo, e da una settimana che non riuscivi a riprenderti, ti abbiamo tenuto in ospedale, e il dottor Ripper ti ha trattenuto sotto stretta sorveglianza per tre giorni, per sapere cosa ti fosse accaduto, avevi preso un pò di bronchite che non ti faceva respirare accuratamente e ti soffocava il cuore, Dio Brian ci hai spaventato, temevamo che non ti ripredessi mai più, ti abbiamo riportato a casa 2 giorni fà, e ancora avevi la febbre alta ma riuscivi a respirare, ma io e tuo padre temevamo lo stesso, ma ora ti sei ripreso cucciolo non sai quanto sia contenta, grazie a Dio!-
Di colpo la donna lo abbracciò in lacrime, e gli regalò un bacio sulla guancia.
Brian ricambiò ancora frastornato.
Una volta raggiunto il cuscino, si guardò intorno scorse la sua gattina Missy sulla poltroncina blu di fianco al letto che lo guardava tranquilla, gli regalò una carezza, e la micina contenta saltò sul letto e si accoccolò vicino al suo viso.
Il ragazzo si guardò ancora attorno sua madre era in vestaglia rosa, mentre suo padre non c'era, si preoccupò, deglutì la saliva, portò gli occhi sulla madre e chiese.
-Mamma...papà dov'è?-
-E sceso giù in cucina per preparar...-
Non terminò la frase che l'uomo solcò l'ingresso con in mano un vassoio portavivande con sopra un bel bicchierone di latte caldo.
Dal profumino che gli giunse alle narici Brian intuì che ci fosse anche del miele.
Suo padre depose il vassoio, poi abbracciò il figlio.
Il ragazzo ricambiò.
-Dio Brian nn farlo mai più!-
Lo strinse a sè, poi si allontanò, gli sorrise e parlò.
-Ti ho portato qualcosa di caldo, bevilo ti farà bene vedrai-
Di tutta risposta Brian annuì, ma era troppo stanco, voleva bere il latte, ma il sonno non gli diede scampo e prima di dire o fare qualcosa, le sue palpebre si fecero pesanti, i suoi occhi raggiunsero il buio, e Morfeo lo portò via con sè.
Il Signore e la Signora Littrell si guardarono sorridendo sollevati, regalarono entrambi una carezza al figlio, un bacio e poi con estremo silenzio, abbracciati, uscirono dalla camera lasciando la porta accostata se caso mai Brian avesse avuto ancora bisogno di loro, lo avrebbero sentito.
 
*§*§*§*
 
Il sole mattutino di una classica mattinata estiva, filtrò oltre quel vetro, oltre quelle finestre fino ad attraversare le immense tende bianche, ed espandersi in quella camera, accarezzando quel letto, e specialmente quei lineamenti dolci e perfetti, di quel viso angelico.
Le palpebre cominciarono a tremargli lentamente, ancora e ancora fino a fargli aprire quel blu, che si scontrò con la luce del sole, ne rimase accecato per alcuni istanti, quindi strizzò gli occhi, e li riaprì, fissando la sua radio sveglia che segnava le 10:30. Deglutì la saliva, non ebbe nemmeno il tempo di riuscire a svegliarsi per bene, che di colpo il telefono in salotto squillò. Scocciato attese che i suoi rispondessero, ma nessuno si degnava di farlo, probabilmente erano entrambi al lavoro. Quindi all'ennesimo squillo, si sforzò ad alzarsi dal letto, e un pò traballante, raggiunse il piano di sotto, ricompose la voce, inghiottì, sbuffò e afferrò la cornetta rispondendo assonnato.
-Pronto?-
Dall'altra parte sentì un brusiio fastidioso, stava per riattaccare quando udì qualcuno sospirare come se volesse dirgli qualcosa non avendone la forza necessaria.
-Pronto- insistette
-Brian...-
La voce giunse flebile, di colpo la testa del ragazzo venne ricatapultata al sogno che aveva fatto la notte appena passata, perse un battito, i suoi occhi si fecero lucidi, e con voce tremante sentenziò titubante.
-A..Amber sei tu..Amber?-
-No...Brian...son..sono io, Nick-
La speranza nei suoi occhi blu svanì di colpo, scosse la testa e cercando di essere il più rilassato possibile rispose.
-Oh..ciao, Nick cosa volevi?-
-Volevo solo sapere come ti sentivi, ci hai fatto prendere mezzo colpo quando sei caduto a terra in classe mentre stavamo ripassando storia dell'arte-
-Ah!..Sto meglio grazie!-
-Bene sono contento...-
Brian ebbe una fitta al cuore, deglutì il groppo che aveva in gola, ripensò al sogno, ad Amber chissà se era stata in classe quando si era sentito male.
-Nick...ascolta-
-Dimmi tutto-
-Io non mi ricordo forse avrò sbattuto la testa, ma volevo chiederti se..se Amber c'era quando mi sono sentito male...voglio dire, è ritornata a scuola o..o..n..no?-chiese con il nodo alla gola.
Ci fu un attimo di silenzio.
Un sospiro, poi Nick debolmente parlò.
-Brian, è ritornata proprio stamani-
Ebbe un tuffo al cuore, sul suo viso apparve un debole sorriso, sospirò, voleva dire qualcosa, ma la voce del suo amico lo prevenne dicendogli.
-Brian...non volevo essere io a dirtelo..ma sono tuo amico, e credo che tu abbia il diritto di sapere che Amber....Bhe si che lei..ecco insomma...non sò come dirtelo Bri.
Dimenticala per favore, ti farai solo del male, lei non merita le tue lacrime, non merita il tuo stato d'animo Brian..credimi-
Brian teso, iniziò a preoccuparsi alzò un pò la voce e tremante parlò:
-Che è successo? Perchè? Amber sta bene? Nick dimmelo-
-Brian meglio di no- replicò preoccupato
-No voglio saperlo NICK CAZZO DEVI DIRMELO!-
Ci fu un altro interminabile momento di quiete, il biondino sospirò, poi fermo rispose un freddo e secco.
-Brian..Amber sta con un'altro!-
Brian sgranò gli occhi,perse ogni battito, il nodo alla gola si fece più stretto, soffoncandolo a morte, le lacrime scesero copiose, la poca aria rimasta intonrno e dentro di lui svanì trascinando con sè il suo stesso cuore che veniva trafitto da mille e milioni di lame affilate, brucianti e avvelenate che lo stavano riducendo ai minimi termini.
La mano tremante lasciò cadere la cornetta. dentro di lui solo una fase si ripeteva all'inifinito.
"No..non è vero...è una bugia..Amber non può avere un'altro, non è la mia Amber, menti, stai mentendo, Nick non è vero, NON E' VERO!"
Gridò dentro di sè, mentre il cuore piangeva lacrime di sangue.
Tutto poi tacque intorno a lui, dentro di lui.
Piombò pesantemente a terra con le ginocchia, e lasciò che il buio lo travolgesse, e lo buttasse ancora più giù in quella voragine.
Il silenzio la faceva da padone in quella villa, dove solo la voce di Nick proveniente dal telefono si faceva sentire imperterrita.
-Brian...Ehy Brian-
-......-
-Brian..mi dispiace...-
-.......-
-Brian-
La risposta non giunse, e in pochi istanti la voce venne sovrastata dal "Tu..Tu" di quel telefono.
la linea era caduta, come era caduto, precipitato proprio lui, Brian.
 
"Sono stato mandato alla deriva
Come se stessi guardando tutto dall'esterno, Si, si
Nei miei sogni tu sei ancora qui
Come sei sempre stata..."
 
(Siberia - Backstreet Boys)
 

1) Keep Believing
 
CAPITOLO 25


Where Are You Know
"Calling out your name
Your face is everywhere
I'm reaching out to you
To find that you're not there
I wake up every night
To see the state I'm in
It's like an endless fight
I never seem to win
I can't go on as long as I believe
Can't let go when I keep wondering

CHORUS:
Where are you now, what have you found
Where is your heart, when I'm not around
Where are you now, you gotta let me know
Oh baby, so I can let you go

I can hear your voice
The ring of yesterday
It seems so close to me
But yet so far away
I should let it out
To save what's left of me
And close the doors of doubt
Revive my dignity

Bit, I can't go on as long as I believe
Can't let go when I keep wondering

Repeat CHORUS

I should let it out, it's time to let you go
Oh baby, I just want to know"

(Where Are You Now - Britney Spears)
-Pronto...-
-Ehy piccola-
-Oh Ciao Mark...-rispose cn un sorriso
-Ehy ciao Amber...come ti senti oggi?-
-Bene grazie tu?-
-Molto meglio...ascolta senti ti và di non sò...uscire dopo la scuola, ti vengo a prendere io-
Ci fu un attimo di silenzio, poi la ragazza titubante rispose
-Certo va bene..ma ecco io..insomma-
-Dimmi Amber-replicò calmo e gentile
-Non credo che sia una buona idea io non voglio che lui...-
-Lui chi..Ti riferisci a Brian?-
Quel nome quelle 5 lettere le ridussero in mille pezzi ilcuore, nella sua testa la sua voce, quel suo sguardo lucido che la fissava vuoto, ma stracolmo di sofferenza, ancora innondava tutto il suo essere, non era ancora riuscita a dimenticarlo e mai l'avrebbe fatto, lui era tutto ciò per cui lei aveva iniziato a lottare, a combattare contro Eva e Nick, lui era stata la ragione per cui, quando era al suo fianco si sentiva veramente e per la prima volta viva.
Deglutì il groppo che gli si era incrementato in gola voleva parlare ma la voce calda e gentile di lui, di Mark, e quel suo accento irlandese la prevennero educatamente proseguendo il discorso che lui stesso aveva iniziato.
-Amber..senti ascoltami, mi dispiace di avertelo ricordato, non volevo credimi, ma devi smetterla una buona volta di pensare a lui, se vuoi che ti aiuti devi liberare la mente da ogni pensiero rivolto a lui, devi cominciare a vivere davvero Amby-
La ragazze deglutì ancora.
Le lacrime cercarono di cadere ma lei le riicacciò dentro, stava resistendo, lo stava facendo, ci stava riuscendo ma poi ancora, di nuovo lui, che dolcemente si insendiò dentro di lei uccidendola nuovamente. Quelle parole, e quel tono di voce con cui gliela aveva dette, sussurrate stringendola forte a sè, riaffiorarono, più dettagliatamente di prima.
[Amber...sei tutto ciò che ho sempre desiderato dalla vita, ti amo...e non c'è giorno, minuto, istante, attimo, o secondo in cui non pensi a te...E' per questo motivo che io..io, voglio che tu sia l'unica ragazza che farà parte del mio, del nostro mondo, ma soprattutto del mio cuore e della mia stessa anima!]
Il cuore si spense di colpo, una fitta, un dolore tremendo ed improvviso le tranciò l'anima sdradicandola via dal suo corpo, e strappandola anche al cuore.
Soffocò un singhiozzo, si lasciò cadere in ginocchio, e parlò, gridò, urlò un lancinante, soffocante, penetrante e atroce:
-NON CE LA FACCIO A DIMENTICARLO, NON VOGLIO FARLO!-
Lasciò che i singhiozzi la travolsero, e ancora gridò.
-NON PUOI CHIEDERMI DI NON PENSARE PIU' A LUI, NON PUOI MARK, NON PUOI!-
Dall'altra parte la voce del ragazzo non voleva saperne di uscire, Amber ne udiva solo il respiro. stava per attaccare quando lui velocemente parlò.
-Amber..vengo a prenderti dopo scuola così ne parliamo ancora e a quattr'occhi...scusami, ciao!-
Non appena alle orecchie di Amber giunse il clak del telefono e successivamente il "tu..tu" prolungato, attaccò e debolmente si alzò, per poi correre di sopra, gettarsi su letto e piangere e piangere, fino a soffocare, perdere il respiro, e chiudersi nel suo mondo, sigillarsi in esso per poi non uscirne mai più. Ciò era l'unica cosa che riusciva a fare, da quando aveva gridato in faccia a Brian di non volerlo mai più rivedere.
*§*§*§*
Alle mie orecchie, avevo le cuffie del walkmen che stava mandando una delle mie canzoni preferite dei Def Leppard era "Long, Long Way To Go" ero immersa nell'ascolto, e stavo raggiugendo l'aula a capo chino quando sentii un profumo a me familiare.
Persi un battito, deglutii la saliva. No era impossibile non poteva essere lui, non lì, non così.
Di sotecchi incontrai un paio di scarpe, erano proprio le sue, mi mancò l'aria, non riuscivo a respirare. Tentai di inghiottire ma il nodo era troppo forte da farmi male. Chiusi gli occhi, e proseguii avvicinandomi.
Quei piedi non volevano spostarsi per niente, nulla al mondo.
Il suo profumo si fece ancora più forte, intenso vicino, e poi eccola la sua voce, calda, dolce che mi chiamava teneramente. Sorrisi debolmente, ma ritornai bruscamente alla realtà non appena quella sua voce si insediò in me, più fredda, e severa che mai.
-Amber, bentornata! Terminato il tuo ruolo da eremita?-
Sarcasmo. freddo, gelido e crudele.
Una lama mi trafisse il cuore, recidemdomi un pezzo d'anima, soffocando il mio respiro che divennw pressocchè nullo, la bocca non voleva saperne di aprirsi. Alzai gli occhi intimorita e incrociai i suoi agghiaccianti, che furono capaci di trapassarmi da parte a parte travolgendomi senza pietà.
-Br..Brian-
-Amber..allora come te la passi, ti diverti vero?-
Fredezza, un'altro taglio netto oltrepassò il mio cuore ferendomi l'anima.
Deglutii il groppo, volevo abbassare lo sguardo solcare quella soglia senza guardarlo, ma lui me lo impedì violentemente; il suo pollice e il suoi indice destro mi afferrarono con prepotenza il mento, costringendomi a guardarlo dritto in quel blu, che mi stava uccidendo.
Quello che avevo davanti, oltre quello sguardo non era più il mio Brian non era più lui, era svanito, scomparso come se non fosse mai esistito.
Potevo chiamare, urlare il suo nome, implorare fino allo stremo di ritornare indietro di correre da me, di lasciarmi ritrovare il mio caro e vecchio Bri, il mio unico amore quel ragazzo che tanto era speciale, che tanto era unico, quel ragazzo che mi aveva voluto bene dal primo istante, quell'amico che sapeva farmi ridere, quella persona che mi aveva conosciuto meglio di chiunque altro. Quel ragazzo, quell'angelo caduto dal cielo solo per me, per proteggermi, per volermi bene, per amarmi, ma senza risultato, lo sentivo era sparito, svanito. Cercai di vedere ancora oltre il suo nuovo ego, volevo penetrare nel suo animo, cercarlo, trovarlo e portarlo via, strapparlo, ma non ci riscivo, non potevo farcela.
Il nuovo Brian era più potente, era freddo, imperscrutabile un muro in cemento armato, una parete impossibile da scalfire. Chiusi gli occhi, era stata tutta colpa mia, io avevo lasciato che il mio vecchio amore svanisse, per settimane, lo avevo evitato, per un mese avevo saltato i ripassi, allenandomi a casa, chiusa lì, al sicuro, protetta da quelle calde mura domestiche, mi ero sigillata al loro interno, proteggendomi dal dolore, dalla tremenda ferita che il mondo esterno mi aveva inferto senza avvertire.
Mio padre era da un mese fuori per lavoro, e la mamma si era trasferita in un albergo in città con il suo nuovo ragazzo, che era anche il suo stesso modello.
Un ragazzo di circa 24 anni alto, bello capelli corti castani, e due grandi occhi blu, dall'accento irlandese, Mark era il suo nome. Mark era il ragazzo che mi era stato vicino in questo mio lungo mese da derelitto, Mark mi aveva costretto ad uscire, per fare shopping, comprarmi abiti nuovi, e gettare quelli vecchi, bruciarli così almeno sarei riuscita a dimenticare Brian, ma non era riuscito a farlo, anche se ancora insisteva.
Si era anche offerto per portarmi al ballo, io avevo negato spudoratamente, ma lui aveva continuato ad insistere e con l'aiuto di mia madre era riuscito a convincermi.
Scossi la testa, guardai con gli occhi lucidi quel blu furente, tratenni un singhiozzo.
Sentii la presa di Brian alleggerirsi, persi un battito, e per un attimo scorsi il mio adorato Bri, ma fu un breve istante però, perchè di colpo il nuovo lui fece capolino, aumentò la stretta, per poi mollarla con foga, spingermi al muro, pressarmi, avvicinarsi al mio viso spaventato, sorridermi strafottente, avvicinare le labbra alla mia bocca, scansarla, stringermi la presa alle spalle, spingermi ancora alla parete, pressandomi con il suo corpo teso e rigido, e sussurrarmi glaciale e crudele all'orecchio.
[Cosa c'è Amby hai paura di me adesso? Scometto che tu non ti sei lacerata di dolore per me, cosa hai fatto di tanto interessante in questo mese? Girava voce che mentre uno stupido, idiota ragazzo chiamato Brian, che era ed è un tuo vicino di casa, si logorava di dolore, e si rovinava l'esistenza affogando in degli inutili sensi di colpa, per te,, tu cara la mia Amber te la spassavi con un new guy..incontrato chissà dove..E dimmi piccola e dolce Amby ti sei mai fermata a pensare a questo povero ragazzo? Non eri tu quella che diceva di amarlo, di amarmi, non eri tu la ragazza per cui io avrei volentieri dato la vita solo per proteggerti? Non te lo sei mai domandato, non te lo sei mai chiesto come stessi, ti è mai fregato realmente qualcosa di me..avanti PARLA!]
Mi urlò infine mollando di colpo la presa facendomi male.
Inghiottii il groppo che avevo in gola, tratenni le lacrime, e mentre il cuore si lacerava dentro di me decimandomi, tentai di parlare.
-Brian no..non è come pensi tu credimi, tra me e Mark non c'è niente, non c'è mai stato nie...-
-Stai zitta! sei solo una lurida e sporca bugiarda, come si chiama lui, ah Mark ebbene questo Mark ti ama?-
-Brian ti prego non è come pen...-
D'improvviso una voce maschile una che tanto odiavo si insediò tra di noi strafottente.
-Come no Amber ti ho vista sai con lui, sul portico di casa tua, mentre vi baciavate-
Trasalii, distolsi gli occhi da Brian e li portai alla mia sinistra, incontrando quelli azzurri di lui, di Nick.
-E' UNA SPORCA BUGIA!- gridai trattenendo le lacrime ma senza risultato, sentii gli occhi di Brian ancora addosso, portai il mio sguardo su di lui, volevo insistere, dirgli che non era vero niente, ma mi arresi non mi avrebbe mai creduto. Deglutii il groppo che avevo in gola, le mie labbra tremarono, e la lama giunse all'improvviso, come l'attacco di uno squalo.
Il colpo finale, quello più tremendo mi tranciò il cuore in mille pezzettini, fino a raggiungermi l'anima e colpirla, trafiggerla senza pietà, fino ad elidermi, uccidermi completamente.
-Sai Amber, ora capisco molte cose di te, lo vedo oltre i tuoi occhi castani, finalmente vedo ciò che realmente sei, eri e sarai per sempre, una sporca bugiarda, una traditrice, che gioca e scherza con i sentimenti altrui, forse avevi ragione sai Amby, forse dovevo lasciarti annegare in quel fottutissimo laghetto, almeno non avrei mai sofferto così, non avrei mai pianto per una piccola ragazzina viziata, che crede che tutto giri intorno a lei, mi sento uno stupido idiota per aver ceduto a te, hai capito MI PENTO DI ESSERMI INNAMORATO DI TE! TI ODIO!-
Morii, in quel preciso istante.
Tutto intorno a me iniziò a girare vorticosamente, i miei occhi annebiati scorsero quelli blu di lui sofferenti, e in lacrime, allontanarsi, e abbassarsi.
Scorsi la sua figura voltarsi, e vidi la sua schiena allontanarsi sempre e sempre di più, mentre tutto intorno a me scomparve, svanii, e precipitò ancora di più con me, fino a schiacciarmi, a privarmi dell'aria. Il buio mi catturò, le voci che mi ronzavano intorno cessarono, solo un ultimo rimbombo, un ultima frase quella che più mi aveva ucciso.
-...MI PENTO DI ESSERMI INNAMORATO DI TE! TI ODIO!-
Mi trapanò quadruplicata la testa, percepii il freddo del pavimento, e poi tutto divenne silenzio.
*§*§*§*
La testa, il cuore e l'animo di Brian erano un tumulto di emozioni, e di sofferenza.
Ripensò a ciò che era accaduto pochi minuti fà, scosse la testa, non ci credeva era impossibile Amber, no non poteva averlo fatto. Le lacrime non smettevano di cadere dai suoi occhi, i ricordi con Amber, tutti i bei momenti passati insieme a lei, riaffiorarono torturandolo, uccidendolo, altre mille e milioni di volte, e non poteva far altro che scacciare ogni cosa, e correre via, scappare da quella scuola, da quel paese e rifugiarsi altrove.
Ma non poteva farlo, non riusciva a farlo i ricordi erano troppo forti, troppo potenti, poteva ancora rivedere il primo momento in cui Amber era entrata nella sua vita, e poteva ancora sentire chiaramente il profumo che aveva quando si erano sontrati. Si ricordava tutto in ogni minimo dettaglio, deglutì il groppo alla gola, dentro la sua testa una sola frase rimbombava senza sosta.
"No non è possibile non è vero, no AMBER PERCHE'..perchè...ti odio, mi ha solo preso in giro, mi hai ferito più di chiunque altro, dovevo credere a lei, a Eva quando la prima volta mi avertì di starti lontano, che mi avresti rovinato la vita...e così è stato, a te non è mai importato veramente di me, ti sei divertita, ti sei vendicata su di me per ciò che gli altri ti avevano fatto, per ciò che Nick ti aveva fatto. Anche lui mi aveva avvertito, ed io scemo non gli ho creduto...Sei una bugiarda, ti odio, dovevo farti annegare, dovevo lasciarti morire, anzi era meglio che tu non fossi mai nata almeno io non ti avrei incontrato, non mi sarei mai innamorato di te e non mi avresti fatto così male...ti odio Amber!"
Continuò a correre come un forsennato, senza sapere che meta raggiungere, alla fine la sua corsa si arrestò mezz'ora dopo in uno stradone dei quartieri alti.
Deglutì la saliva e si guardò intorno spaesato, non sapeva dove fosse, non riusciva ad orientarsi e poi di colpo la vide, si proprio lei che stava uscendo di casa, indossava una semplice gonnellina scozzese, stivali, e un top nero, era una figura familiare. Sospirò, voleva avvicinarsi chiamarla, ma decise di non farlo, stava per andarsene quando la udì chiamarlo.
-Ehy Brian, che ci fai qui?-
Si voltò incrociando quella figura che si stava avvicinando. Inghiottì e cercò di ricomporre la voce.
Era a pochi metri da lei, poteva vederla chiaramente Eva.
La ragazza gli sorrise, ma il suo sorriso si spense non appena, si rese conto che lui a stento riusciva a trattenere le lacrime, deglutì la saliva le posò delicamente una mano sulla spalla e chiese preoccupata.
-Brian che ti è succes..-
Non terminò la frase che il ragazzo venne travolto da una valanga di ricordi con Amber, il suo cuore si frantumò, l'anima uscì di colpo dal suo corpo, l'aria svanì e lui si ritrovò a terra, in ginocchio a piangere e a piangere come un bambino piccolo, mentre Eva lo aveva raggiunto, e lo stava abbracciando, con una strana luce negli occhi.
-Nick..aveva ragione..Nick aveva ragione..avevate ragione tutti, Amber...AMBER!-gridò disperato mentre i singhiozzi lo travolsero, fino a negargli totalmente il respiro.
"Grido il tuo nome
Il tuo volto è ovunque
Ti raggiungo
Per poi scoprire che non ci sei..."
(Where Are You Know - Britney Spears)

CAPITOLO 26


Out From Under
 
"Breathe you out
Breathe you in
You keep coming back to tell me
you're the one who could have been
and my eyes see it all so clear
It was long ago and far away but it never disappears
I try to put it in the past
Hold on to myself and don't look back

I don't wanna dream about
All the things that never were
Maybe I can live without
When I'm out from under
I don't wanna feel the pain
What good would it do me now
I'll get it all figured out
When I'm out from under

So let me go
Just let me fly away
Let me feel the space between us growing deeper
And much darker every day
Watch me now and I'll be someone new
My heart will be unbroken
It will open up for everyone but you
Even when I cross the line
It's like a lie I've told a thousand times

I don't wanna dream about
All the things that never were
Maybe I can live without
When I'm out from under
I don't wanna feel the pain
What good would it do me now
I'll get it all figured out
When I'm out from under

And part of me still believes
When you ay you're gonna stick around
And part of me still believes
We can find a way to work it out
But I know that we tried everything we could try
So let's just say goodbye
Forever"
(Out From Under - Britney Spears)
-Coraggio Brian, tirati su, vieni entriamo in casa-
Il ragazzo singhiozzante annuì debolmente
E aiutato da Eva che lo teneva stretto, si alzò da terra, e insieme si diressero all'interno di villa Miller.
Una volta in casa, la ragazza lo fece accomodare sul lungo divano nero.
Lui cercò di calmarsi.
Mentre le lacrime stavano terminando di cadere, e i singhiozzi si stavano affievolendo, Eva si accomodò accanto a lui, gli depose un braccio sulle spalle e lo spinse verso il proprio petto.
Brian trasalì, chiuse gli occhi, e si lasciò scivolare con la testa sulle sue cosce seminude.
Inghiottì il groppo che aveva in gola.
Eva sorrise debolmente, gli accarezzò la testa, gli passò delicatamente le dita tra i capelli, sospirò e chiese.
-Come ti senti Brian?-
La risposta del ragazzo fu un impercettibile sospiro, poi iniziò nuovamente a piangere e a piangere come un bambino piccolo.
Eva lo scostò dolcemente dalle sue gambe per condurlo al suo seno, gli accarezzò i capelli, lui d'istinto, avvicinò il viso all'incavo di quel delicato collo femminile, sentì il suo profumo, si inebriò in esso, e per un attimo Amber svanì dai suoi pensieri.
"Farmi male era tutto quello che volevi Amber, non è vero?"pensò poi scosse la testa, abbandonandosi fievole a quell'ancora di breve salvezza che aveva trovato nella sua compagna di classe.
*§*§*§*
10 minuti dopo.
Eva continuava a stringerlo a sè, gli accarezzava teneramente la schiena contratta dai singhiozzi che anche se deboli avevano cominciato a riaffiorare in lui, dentro di lui.
Le sue labbra tremarono, deglutì il groppo che aveva in gola fece cessare per un attimo un singhiozzo e le sussurrò sofferente, ma soprattutto bisognoso di affetto, di comprensione e di rassicurazione.
[Eva..non voltarmi le spalle, non lasciarmi da solo, io non voglio più soffrire per lei, non voglio più stare così male per lei, ti prego aiutami a dimenticarla..dovevo dare ascolto a Nick,dovevo dargli ascolto..oddio, perchè a me? perchè mi sono innamorato di lei, perchè?]
Di tutta risposta Eva perse un battito, sul suo viso comparve un debole sorriso, strinse ancora di più Brian a sè, e pensò.
"E' fatta...Io ottengo sempre ciò che voglio"
-Shh Brian calmati, starò sempre con te, non ti volterò mai le spalle e soprattutto non ti farò mai del male, Ti voglio bene cucciolo, credimi-
le disse infine regalandogli un dolce bacio sulla guancia, per poi sentirlo fremere, e sorridere ancora.
Era fatta, era suo adesso era cotto a puntino doveva agire e subito.
La sua bocca carnosa gli sfiorò il collo, il mento, per poi risalire e raggiungergli l'orecchio, respirare in esso e sussurrargli.
[Bri..lascia che sia io la persona che potrà curarti, non sai quanto ho desiderato che tu mi tenessi stretta a te, mi piaci Brian, sei tutto ciò che voglio..lasciati andare a me, te ne prego]
Brian non ebbe il tempo di connettere che di colpo le labbra tremanti di Eva gli portarono via le lacrime, fino a sfiorargli le guance, raggiungergli la bocca accarezzarla fievolmente, per poi sfiorarla e infine toccarla, e sigillare tutto con un bacio, che Brian totalmente distrutto ricambiò all'istante.
Fu un attimo, un istante, e lei fu sopra di me.
Le mie labbra non aveva nemmeno accennato ad un piccolo movimento per arrestare tutto. Che ciò che stava per accadere non andava fatto, io non dovevo, non potevo farlo io..io. Cercavo di trovare ogni opzione, mille e milioni, anzi infinite scuse, per fermarmi non doveva accadere, non con lei, non così, io non potevo farlo. Io, non dovevo.
Stavo per ritornare in me e bloccare il tutto sul nascere, ma non appena mi allontanai da lei per riprendere aria da quel bacio mozzafiato, qualcosa accadde.
I miei occhi blu ancora brucianti e arrossati per le mille e milioni di lacrime versate per lei, per Amber, si incontrarono violentemente e vertiginosamente con quelli azzurri e cristallini di lei, e ne rimasi estasiato, incantato. Cercai di parlare, di respirare, volevo almeno tentare di reagire.
[Eva..no..non posso io non...]
Sussurrai tremante, lei di tutta risposta si avvinghiò a me, mi regalò un casto succhiotto, e poi raggiunse il mio orecchio, respirò in esso e mi sussurrò sexy, mentre il suo corpo perfetto e il suo seno sodo si era pressato completamente con il mio addome.
[Cosa ti frena Bri...]
Mi regalò un morsetto sul collo, io chiusi gli occhi e fremetti lasciando fuori uscire un mugolio di approvazione, e quasi rapito replicai confuso.
[Eva...sono confuso, non capisco..io non, Amber lei..io no.. Eva..]
[Shhhh...lei non c'è...e poi cos'è che ti confonde, la luna forse?]
[Mi confondi tu Eva..mi]
Un altro morsettino, e in pochi istanti, percepii le sue mani sulla camicia della mia uniforme.
Le sue lunghe dita delicate e perfette con unghie lunghe e taglienti, sfiorarono la pelle seminuda del mio petto, per poi stringersi sul tessuto della camicia, lambire le mie labbra con le sue, fino a farmi distendere completamente sul divano, mentre lei sopra di me si muoveva sinuosamente, sbottonandomi la camicia.
Ero già cotto, la fresca brezza proveniente dal condizionatore posizionato chissà dove in salotto, mi fece rabbrividere, mentre con le pupille sigillate e in ectasy mi gustavo quel momento.
Il mio cuore ferito, cominciava forse a riprendere un pò di vita.
Trasalii non appena, mi resi conto che in quel rapimento e annulamento totale il mio corpo, le mie mani, si erano mosse automaticamente trasportate, traghettate, trascinate via da lei, da quella ragazza divina che mi stava regalando un immenso piacere, e si stavano dando da fare per liberarla dal collant, ma soprattutto dal suo top.
Ansimai, emozionato, tremai, e persi l'aria in corpo non appena percepii il suo caldo corpo sul mio. Il mio cuore svanii, e esplose in un debole sussurro di appagamento infinito, non appena le sue mani calde mi accarezzarono i fianchi, lo stomaco, il petto, il collo sino a fermarsi, stringermi fameliche quest'ultimo per poi lasciare che le sue nudità già scoperte, si strusciassero su di me.
[Eva...]
Sussurrai ammagliato e trasportato, lei mi leccò fievolmente le labbra, per poi allontanarsi, raggiungermi l'orecchio e mormorarmi sensuale.
[Ti desidero più di chiunque altro Brian Thomas Littrell, non ti basta per tenermi con te?]
Quella semplice frase, il modo in cui me lo aveva detto, resettò completamente ogni mia singola cellula cerebrale, ogni fibra muscolare, sino a raggiungermi il cuore, e l'anima.
[Si mi basta Eva...stai con me]mormorai infine.
Percepii un delicato liquido caldo scorrermi, scivolarmi giù sulle guance, bagnandole.
Stavo piangendo, ma non piangevo per ciò che Amber mi aveva fatto, non piangevo per lei, ma per me stesso.
Dopo un mese di logoramento, dove Amber mi uccideva in ogni istante, per la prima volta dopo settimane, e giorni infiniti, qualcuno si stava preoccuopando per me, qualcuno mi desiderava davvero, qualcuno era li con me, non mi stava voltando le spalle. Non mi stava ferendo no non più finalmente, non più.
Eva era lì per me, per la prima volta, lei era tutto ciò che era in grado di farmi dimentricare Amber.
Si Amber, che mentre mi disperavo e mi tormentavo, mi decimavo a causa sua, lei ragazzina bugiarda e viziata come era si era già trovata un'altro.
Oddio..Dio! il solo pensiero mi trapassò da parte a parte, come una lama lunga affilata, tagliente, e avvelenata che mi frantumava, sbriciolava, massacrava barbaricamente il cuore che a stento aveva cominciato a raccogliere i primi pezzettini per ricomporsi.
Strizzai gli occhi, percepii quella lama perforarmi, stavo per gridare di dolore, quando le sue labbra rosee e morbide, sigillarono il tutto con un bacio alleviando il tutto.
Amber di colpo svanì dai miei pensieri.
Un nuovo, forse il nuovo me uscii allo scoperto, si impossessò di tutto ciò che ero, e ingaggiò una lotta, una gerra. una battagli impari, e l'ebbe vinta! Sì vinse non appena la mia bocca, il mio corpo, la mia anima, il mio stesso cuore e la mia testa si lasciarono andare, si abbandonarono completamente, incondizionatamente a lei ad Eva, sino ad azzerrarsi e fondersi con le sue stesse identiche sensazioni.
Più la baciavo, più l'accarezzavo, più lei ricambiava ogni mio singolo gesto. Mi sentivo rinascere sempre e sempre di più e ancora, ancora. Ero vivo!
Di colpo la strinsi a me, lei avvinghiò le gambe sui miei fianchi e continuando a baciarci e a baciarci ci alzammo dal divano.
La mia schiena si scontrò contro una parete o qualcosa di simile, lei si strinse a me, e mi soffoccò con un suo bacio, il mio io urlò entusista.
Sì gridai dentro di me, Amber se ne stava andando, liberai ogni mi freno inibitorio, e ritonai con una nuova versione, un nuovo me che adesso mi piaceva moltissimo.
Sorrisi guardandola dritta negli occhi, non appena ci allontanammo per riprendere fiato.
Il mio naso sfiorò il suo, lei mi sorrise docemente, e si strinse di più a me, e poi senza dire niente, i nostri occhi si chiusero, le nostre bocche si sfiorarono, si accarezzarono, sino a toccarsi e rapirsi. Rincorrersi a vicenda per poi attacarsi e correre via, scappare insieme.
Feci altri passi indietro, con la schiena mi scontrai ancora con qualcosa forse la tv, non lo sapevo, ma non importava niente, cavolo Eva era avvinghiata a me, e io la tenevo stretta a un metro dal pavimento, ero in delirio.
Di colpo l'oggetto con cui mi scontrai emanò all'improvviso una strana musica, mi pareva fosse una canzone. Non mi ricordavo di chi, ma si intitolava "Tainted Love".
riprendemmo aria, poi continuando a stare appiccicati, imbocammo delle scale. Percorremmo un corridoio, poi d'istinto il mio piede si scontrò con una porta semi aperta. la solcai con Eva in braccio, chiusi con il tallone e non appena lo sbattere giunse alle mie orecchie io e lei ci ritrovammo sul letto.
Ero sopra di lei, e la stavo baciando quasi dapertutto, mentre le mie mani affamate e tremanti la liberarono dagli ultimi indumenti. lei ricambiò liberandomi dai jeans, e dai boxer.
Poi tutto divenne luce, tepore, caldo, emozione, brividi, sentimenti, gemiti, emozioni, colpi, tuffi piacevoli al cuore, sussurri e urla. La luce giunse!
La vedevo quella luminosità posta in un gigantesco giardino fiorito, era la sua stessa anima che mi stava aspettando.
Sorrisi e con estrema dolcezza, e delicatezza la raggiunsi, l'accarezzai, la sfiorai, e poi la presi con me, la strinsi e la portai via.
Iniziammo a volare, ballare, e danzare in quel limpido cielo.
Danzammo per molto, poi il nostro ballo si fece virulento, frenetico, e ci stringemmo sempre e sempre di più, mentre di colpo un vortice di inteso calore, e emozioni ci travolse.
Si scareventò su di noi, risucchiandoci.
I nostri respiri si fecero sempre e sempre più forti, i nostri tocchi più bramosi.
Un ultimo ballo veemente, morsi, baci, e carezze.
I sospiri divennero gemiti, tremai, lo sentii giungere più veloce di un razzo, lanciai un ultimo respiro, e poi l'apice giunse, il vortice smise di girarci intorno, e io stremato, stanco, sudato, dovetti a malincuore lasciare Eva.
Ritornai alla realtà, i miei occhi blu incontrarono quelli di lei, gli sorrisi dolcemente, lei ricambiò, e mi accarezzò i capelli.
Le mie mani si persero ne suoi capelli setosi, e morbidi, il mio indice tremante, le sfiorò le labbra, poi la mia bocca si avvicinò alla sua, gli sorrisi ancora, e poi la baciai.
Una volta allontanato, tremai, uno spasmo mi attraversò il corpo.
la guardai di nuovo poi le mie palpebre si fecero pesanti, sino a chiudersi.
Sospirai stavo per farmi catturare da Morfeo, quando la sua voce dolce e soave si insediò in me sussurrandomi.
[Brian...non pensare più a lei, ci sono io adesso, ti voglio bene cucciolo]
Sorrisi, precipitando in un dolce e sereno sonno.
"Non voglio sognare
Tutte le cose che non ci sono mai state
forse posso vivere senza di te"
(Out From Under - Britney Spears)


CAPITOLO 27

Broken Wings
 
"...On broken wings I'm falling
and it won't be long
The skin on me is burning
By the fires of the sun
On skinned knees I'm bleeding
and it won't be long
I've got to find that meaning
I'll search for so long..."
(Broken Wings - Alter Bridge)
Le 4 pm scoccarono in quell'enorme casa, e il trillare insistente del telefono rimbombò in quel silenzio.
Il clak improvviso di una porta, il tonfo di uno zaino, e poi una voce maschile tranquilla e un pò si presentò tra quelle 4 mura.
-Mà puoi risp...-
Si arrestò seduta stante e la vide a terra, riversa nel proprio vomito.
Perse un colpo, tutto improvvisamente divenne buio, gelo, e paura, il suo cuore gli morì in petto, l'aria svanì stava per sentirsi male pure lui, quando si riscosse, e con uno scatto felino si gettò su di lei.
-Mamma..mamma che hai fatto? Mamma rispondi, mamma!-Gridava mentre la scuoteva tremante.
La donna ebbe un debole spasmo i suoi occhi azzurri si insediarono in quelli di lui, che a stento riusciva a trattenere le lacrime, e il terrore.
Non era la prima volta che succedeva, ma lui ancora non era riuscito ad abituarsi.
-Nickolas sei tornato?-
Bonfocchiò lei, lasciando una scia di alcool da far drizzare i capelli.
Nick tratenne il respiro, poi l'aiutò ad alzarsi.
Il telefono ancora trillava insistentemente, deglutì la saliva, e iniziò a incedere sorreggendo la madre che ancora un pò frastornata sentenziò.
-Cosa aspetti a rispondere angelo mio, io sto bene, lasciami in pace! Vado a farmi una sigaretta!-
Nick aumentò la stretta sulla donna, la fulminò con lo sguardo e parlò.
-Che vada a farsi fottere il telefono, io devo portarti in ospedale se Rachel torna da scuola e ti vede così si spaventerà, quante volte devo ripetertelo di smetterla di ubriacarti ed impasticcarti, Alan è stato qui non è vero?-
-....-
Silenzio, Nick intuì, scosse la testa e furioso esclamò.
-Perchè non lo molli quello stronzo, pezzo di merda!-
Sapeva a che andava incontro con quella frase, ma non gli importava.
Infatti pochi istanti dopo, la donna si liberò dalla sua presa, e guardandolo adirata, gli mollò uno schiaffo, per poi allontanarsi ed uscire di casa sbattendo la porta.
Nick rimase lì vuoto, con la mano appoggiata sulla guancia colpita, e con gli occhi brucianti di rabbia ma anche di lacrime. Non ce la faceva davvero più.
-MALEDIZIONE!-urlò dando un calcio al tavolo che aveva di fronte.
Deglutì la saliva, voleva uscire e convincere sua madre a farsi curare, ma ci rinunciò.
Tra meno di mezz'ora la sua sorellina sarebbe rientrata da scuola, e l'ultima cosa che voleva era che vedesse in che condizioni la sua amata mamma si riduceva ogni volta che Alan, il suo nuovo e giovane amante di circa 22 anni, si presentava a casa per chiederle dei soldi per spacciare o altre cose.
Nick non ne poteva più, aveva cercato milioni di volte di convincerla fino allo sfinimento di lasciarlo, ma lei o non gli rispondeva, o se aveva bevuto gli mollava qualche schiaffo per zittirlo.
Scosse la testa, esasperato, le lacrime già uscivano dai suoi occhi, quando l'ennesimo trillo del telefono rimbombò nella sua mente.
Si voltò verso l'aparecchio, inghiottì la saliva, e rispose cercando di ricomporre la voce.
L'ultima cosa che voleva era quella di farsi sentire quasi in lacrime da estranei o conoscenti, o amici.
-Pronto?- rispose controllando il tono
Dall'altro capo udì un sospiro, e successivamente una voce calda e femminile che conosceva benissimo, era lei la sua Eva. Sorrise.
-Ehy ciao Ammore come stai?-squittì la ragazza
Lui sorrise, e tratenne le lacrime.
Voleva dirgli che stava malissimo, che aveva bisogno di essere confortato e rassicurato da qualcuno che lo amava, voleva dirgli tutto, rivelargli ogni cosa, ma non lo fece, non voleva farlo.
Era da ormai 4 anni che nascondeva a tutti la sua situazione familiare, se gli chiedevano di come andassero le cose a casa, lui mentiva dicendo: che stavano tutti bene, che suo padre lavorava fuori, e che sua madre proseguiva alla grande il suo impiego come produttrice per case cinematografiche indipendenti, e che Rachel andava benissimo a scuola e che si stava impegnando seriamente con il pattinaggio sul ghiaccio.
Solo su quest'ultima un pò di verità c'era.
Scosse la testa distogliendo i pensieri, ancora nella sua testa la figura della sua dolce sorellina che cadeva a terra 2 anni fà in una gara regionale, rompendosi il femore destro, che pose termine a quello sport che lei amava profondomante, rimbombava uccidendolo in ogni istante.
Scosse la testa e rispose sempre riuscendo a controllare la voce.
-Ciao piccola, sto bene grazie tu?-
-Io...tutto okay-
-Come mai mi hai chiamato?-chiese
Ci fu un attimo di silenzio poi Eva rispose.
-Senti Nick amore ti ricordi la nostra uscita di stasera?-
-Si, vuoi rimandarla? Hai avuto qualche impegno con le cheerleaders?-
-No no, volevo solo sapere se ti andava di anticiparla-
-Okay Eva, dimmi quando!-
-Che ne dici tra un'ora?-
-Eva io non lo sò, Rachel sarà qui a momenti e devo portarla all'allenamento, ti va bene se facciamo verso le 6pm?-
Ci fu un attimo di quiete, poi Nick udì un sospiro e successivamente la risposta.
-Uhm e dimmi ti va bene alle 7pm?-
Nick sospirò dentro di sè e rispose.
-Okay va benissimo cosi poi passo a riprendere Rachel all'allenamento-
-Direi che è perfetto amore, è che devo dirti una cosa-
-E' successo qualcosa?-chiese preoccupato
-No no niente di preoccupante credimi, allora io ti saluto, ci vediamo alle 7pm ciao ti amo-
Nick sorrise dolcemente, e poi rispose contento e con trasporto.
-Okay a dopo allora, ti amo anche io-
-Si ciao!-rispose frettolosa
Detto questo la linea cadde.
*§*§*§*
-Allora hai scelto a quale Università andare?- chiese di getto Mark mentre giocherellava con la cannuccia posta all'interno di quell'enorme bicchierone, che conteneva un gustosissimo frappè al cocco.
La ragazza che gli sedeva di fronte, non rispose, sospirò, e deglutì la saliva, mentre la sua bevenda risultava intatta.
Il ragazzo attese un'altro minuto, voleva parlare ma un'altra voce, quella della sua fidanzata rispose per lui, rivolgendosi amorevolmente a lei ad Amber che ancora era sconvolta a causa di ciò che Brian gli aveva urlato contro. Non poteva scordarlo, anche se ci stava provando con tutte le forze a rimandarlo giù nelle profondità più scure del suo subconscio, ma senza risultato.
-MI PENTO DI ESSERMI INNAMORATO DI TE! TI ODIO!-
Scosse la testa, sentì il proprio cuore svanire di colpo, e l'aria mancargli.
Voleva piangere ma le lacrime erano uscite tutte quella mattina, bruciandogli gli occhi come carboni ardenti.
Deglutì ancora, le mani iniziarono a tremargli debolmente a causa di quello shok, stava per lasciarsi andare giù, quando la voce della propria madre posta al suo fianco, riuscì a sprofondare oltre quel muro di sordità che aveva innalzato, riportandola bruscamente alla realtà e liberandola almeno per un solo istante,attimo, e secondo da lui. Da Brian che tanto l'aveva uccisa.
-Amber, ehy amore, non pensarci più hai già pianto troppo per lui...-
la ragazza annuì debolmente, portò lo sguardo sulla madre, poi su Mark, e parlò.
-Vorrei tornare a casa, non mi và di statre ancora fuori, voglio...-
Di colpo tutto si annullò i suoi occhi si sgranarono e lo videro: Brian, che indossava una felpa bianca, un paio di blue jeans, scarpe Adidas, e capellino blu firmato Nike in testa.
Stava tenendo per mano qualcuno, e rideva e scherzava come aveva sempre fatto sino a che loro due non avevano litigato. Amber inghiottì il macigno che gli si era piantato in gola, il cuore sembrò espolderle in petto, stava cercando di sfondargli le costole e scappare, uscire, fuggire via e correre a perdi fiato verso Brian, e per un attimo aveva offuscato quella mano femminile che teneva stretta quella maschile, poi di colpo, eccola lì, la scorse: indossava una minigonna da capogiro di jeans, anfibi neri, e top scollato bianco.
Non riusciva a crederci, era tutto impossibilre inimmaginabile, orrendo, era un incubo un tremendo incubo. Sì stava sognando, era scura di ciò.
Quella non poteva essere Eva Miller no! Era un bugia, una falsa allucinazione.
Ma allora perchè man mano che si avvicinavano il suo cuore si distruggeva in mille pezzi, procurandogli fitte e doloroi lancinanti, e soffocamento? Stava per morire soffocata:
"No..no" ripetè dentro di sè, iniziando a tremare.
Voleva alzarsi e correre via, scappare, ma non riusciva a sbloccarsi da quella maledetta sedia di plastica blu.
Non vedeva nessuno attorno a lei, a parte Brian e Eva che ancora si avvicinavano sempre e sempre di più. Ebbe un giramento di testa, poi la botta decisiva, il colpo finale, un altra torturante agonia.
Gli occhi di Brian si posarono su di lei, la squadrarono da capo a piedi, con una fredezza allucinante, poi quel sorrisino di sfida, quella serenità che sembrava tutto fuorchè fasulla.
E poi quella voce, che era sempre stata dolce nei suoi confrointi in quel breve lasso di tempo divenne arida, secca, e stafottente.
-Ciao Amby-
Il crollo della sua fragile psiche, il precario equilibrio che per almeno pochi secondi erano riusciti a farla stare sù, si spaccò sotto i suoi piedi.
Stava per precipitare, ma non ci riuscì, ancora non era finita, non bastava la tortura appena incassata, doveva giungere l'ultima, quella finale.
Tutto si fermò di colpo andando a rallentatore ripetendosi in lei all'infinito.
Gli occhi del suo amato Brian, si staccarono da lei per poi rivolgersi ad Eva guardarla dolcemente, tirarla delicatamente a sè, e con l'indice e il medio della mano destra accarezzargli il mento, afferrarlo gentilmente, avvicinare delicato le sue labbra a quelle di lei, sfiorarle, acarezzarle, lambirle e infine baciarle, unire la sua bocca a quella di lei, baciarla ancora, allontanarsi e poi stringerla tra le sue braccia sempre e sempre di più e svanire dietro l'angolo.
Il messaggio giunse freddo, rapido e crudele, dentro la testa di Amber, all'interno del suo cuore, fino in fondo all'anima, uccidendola veramente.
Poteva formulare una frase dentro di sè, era ciò che Brian gli aveva comunicato con quel suo comportamento.
"Amber...vedi, posso avere tutte le donne del mondo, morto un papa se ne fà un'altro"
Tratenne un singhiozzo, poi senza dire nulla, si alzò e corse via seguita a ruota dalla madre e da Mark.
*§*§*§*
Le 6:30pm scoccarono.
Nick leggermente agitato, si stava dando l'ultima occhiata per vedere se era okay.
Una volta constatato il tutto, tirò un bel respiro, uscì dal bagno e incontrò in grandi e intensi occhi blu delle sua adorata sorellina, che lo stava fissando con ammirazione.
Il biondino gli sorrise dolcemente.
-Ehy Rachel cosa fai mi pedini in bagno?-
Scherzò, regalandole una delicata arruffata a quei lunghi capelli biondi.
Rachel sorrise, arrossì leggermente e poi con voce timida parlò.
-Fratellone dove vai?-
-Eva vuole vedermi mi deve dire qualcosa-
-Po..posso venire con te?-
Nick scosse la testa debolmente.
-No piccola non puoi, poi tra poco papà passerà a prenderti, ha detto che vuole farti una sorpresa anticipata per il tuo compleanno-
La bambina sorrise.
-Ma il mio compleanno è tra una settimana-replicò
-lo sò ma sai com'è papà!-
La piccola annuì, poi senza dire nulla, lo abbracciò, e lui se la caricò in braccio, e la condusse in salotto, la televisione dava i cartoni animati.
La strinse dolcemente a sè poi le sussurrò all'orecchie lievemente.
-Allora Rachy, vuoi che ti prepari qualcosa mentri aspetti papà?-
Lei scosse la testa, avvinghiandosi di più a lui.
-No grazie, ma come mai la mamy è in camera, stà male?-chiese preoccupata.
Nick ebbe un tuffo al cuore, deglutì la saliva e rispose rassicurandola come solo lui sapeva fare.
-No tranquilla piccola, ha solo avuto una giornata pesante. Stasera quando tornerai la vedrai pimpante come sempre, non preoccuparti, okay?-
-Si-rispose debolmente allontanandosi dalle sue spalle per poi guardarlo dritto in viso, sorridergli e chiedergli.
-Nick, io vorrei tanto poter ricominciare a pattinare-
Un sospiro, e la voce di lui da dolce divenne debole e triste.
-Rachy...lo sai cosa hanno detto i dottori? E'..è pericoloso, non possiamo rischiare che tu ti faccia ancora male-
-Ma io sto bene, voglio pattinare di nuovo, per favore ce la faccio, fratellone ti prego-
-Rachy, io non lo sò-sentenziò combattuto
-Ti prego!-
-Non puoi, poi non abbiamo i soldi, io non-
-Per favore-lo implorò guardandolo dritto negli occhi.
A Nick si strinse il cuore, non voleva ferirla, quindi sospirò, inghiottì a fatica il groppo, e chiese fievole.
-Ci tieni davvero piccola?-
Lei annuì.
Nick sospirò rispondendo.
-Rachy, non ti posso assicurare niente, però domani andrò dai dottori per fissare un appuntamento per controllarti la gamba, okay?-
Sul visino della ragazzina comparve un solare e dolcissimo sorriso, si strise di più al fratellone, che ricambiò, poi lentamente la fece scendere, le regalò un bacio sulla testa, la salutò, e uscì di casa.
*§*§*§*
Erano entrambi lì, in piedi davanti a quell'ingresso del cinema.
Si guardavano dritti negli occhi, un sussulto, un sospiro e lui parlò.
-Allora Eva...di che cosa volevi parlarmi?-
La ragazza gli sorrise, deglutì la saliva, prese un bel respiro, lo squadrò da capo a piedi, e con estrema scioltezza, e sicurezza, pronunciò quella frase, quelle parole che decretarono l'annullamento totale di Nick.
-Nickolas, mi dispiace dirtelo così, ma è giusto che tu lo sappia.
Ho fatto sesso con Brian, e mi sono messa con lui, andrò al ballo con lui, mi dispiace Nick, davvero!-
Il mondo di Nick crollò all'istante.
Perse un battito, il suo cuore cominciò e battere gli ultimi colpi, la sua anima iniziò il processo di frantumazione, e i suoi polmoni smisero di inglobare aria.
I suoi occhi azzurri la fissavano, increduli, vuoti, sconvolti. Lucidi e sgranati.
Voleva parlare, ma le sue labbra tremavano facendo fuoriuscire solo dei deboli respiri.
-Eva..ma..che-balbettò infine
Ma la ragazza non gli diede il tempo di proseguire.
-Niente ma Nickolas è così e basta! Non ti amo più! Non mi servi più!
E' finita! Ho già strappato te a Amber, ora gli ho strappato Brian che era ciò che volevo, ciò che desideravo sin dal primo istante che lo avevo visto. Lo sai Nickolas, caro, il mio unico obiettivo, e solo ferire quel piccolo mostriciattolo! Tu eri suo amico, lei era felice e non lo sopportavo, i mostri come lei non meritano di essere felici.
Sono scherzi della natura, e tali devono restare! Non meritano niente, nulla! Ciao!-
Pronunciò infine, voltandogli le spalle e correre via, senza il ben che minimo dispiacere.
"...Sto cadendo
e non ci vorrà molto
La mia pelle sta bruciando"
(Broken Wings - Alter Bridge)
CAPITOLO 28

Love Bites
 
"If you've got love in your sights
Watch out, love bites

When you make love, do you look in the mirror?
Who do you think of, does he look like me?
Do you tell lies and say that it's forever
Do you think twice or just touch 'n' see
Ooh babe oh yeah

When you're alone do you let go
Are you wild 'n' willin' or is it just for show
Ooh c'mon

I don't wanna touch you too much baby
'Cos makin' love to you might drive me crazy
I know you think that love is the way you make it
So I don't wanna be there when you decide to break it
No!

Love bites love bleeds - it's bringin' me to my knees
Love lives love dies - it's no surprise
Love begs love pleads - it's what I need

When I'm with you are you somewhere else
Am I gettin' thru or do you please yourself
When you wake up will you walk out
It can't be love if you throw it about
Ooh babe

I don't wanna touch you too much baby
'Cos makin' love to you might drive me crazy

Love bites love bleeds - it's bringin' me to my knees
Love lives love dies - it's no surprise
Love begs love pleads - it's what I need

I don't wanna touch you too much baby
'Cos makin' love to you might drive me crazy
I know you think that love is the way you make it
So I don't wanna be there when you decide to break it
No!

Love bites love bleeds - it's bringin' me to my knees
Love lives, love dies
Love bites love bleeds - it's bringin' me to my knees
Love lives love dies - it's no surprise
Love begs love pleads - it's what I need

If you've got love in your sights
Watch out, love bites"
(Love Bites - Def Leppard)

"Niente ma Nickolas è così e basta! Non ti amo più! Non mi servi più!"
Subentrò in un assordante grido, dentro la sua testa, all'interno della sua anima fino ad eliderlo completamente.
Lui era lì, sdraiato a pancia in su nel suo letto, a fissare vuoto il soffitto bianco: tra le mani una pallina da baseball, e dall'altra il guantone. In quell'oscuro silenzio spirituale, lo stereo mandava a palla e a ripetizione: "Love Bites" dei Def Leppard
Ad ogni parola del cantante, Nick attonito veniva trafitto da mille e milioni di lame affillate che si divertivano a penetrarlo di colpo senza avvertire. Stava impazzendo, voleva gridare, urlare come un forsennato, ma la voce non voleva saperne di uscire, era spaventata, intimorita e ancora sotto shock come lo era lui.
Sussultò debolmente, trattenendo un debole mugolio agonizzante, le sue palpebre si chiusero, si strinsero, per poi lasciar cadere, scivolare, su quelle guance contratte, delle lacrime.
Deglutì l'enorme montagna che gli aveva occupato appieno la gola.
Strinse la pallina e la lanciò sul soffitto, per poi riprenderla, rilanciarla e riprenderla, e rilanciarla sempre e sempre più forte.
Il soffitto era pieno di ammaccature che a popco a poco si facevano più grandi. Ma a Nick non importava, che gliene fregava se con altri colpi ben assestati avrebbe fatto staccare il lampadario, che gli sarebbe piombanto irrimediabilmente addosso.
Era ciò che voleva in fondo. Si sentiva ferito, e profondamente, totalmente preso in giro.
Scosse la testa, chiuse gli occhi per poi riaprirli, lasciando cadere altre lacrime.
Deglutì ancora, un 'altro colpo al soffitto, poi la canzone cessò e pochi secondi prima che ricominciasse, il bussare alla sua porta si fece sentire.
Nick si voltò di scatto, e fissò la porta vuoto ma terribilmente irritato, chiunque avesse osato aprire, ed entrare sarebbe stato totalmente preso a calci.
Si maledì per aver spaccato con un calcio i cardini, la porta si chiudeva, ma anche se giravi la chiave non si sarebbe mai chiusa veramente, era quasi perpendicolare al pavimento, e vi era uno spiraglio che gli permetteva di vedere, chi avesse osato tanto.
E che cavolo, non aveva letto quella persona, il cartello appeso a stento che gridava ai 4 venti: "KEEP OUT!"
A quanto pare no, perchè osò entrare, e la sua furia esplose impedendogli di vedere chi avesse realmente di fronte.
-CHE CAZZO VUOI TU GUASTAFESTE LASCIAMI IN PACE, VATTENE AL DIAVOLO ANDATEVENE TUTTI AL DIAVOLO!-
La figura in piedi all'ingresso tremò, dai suoi occhi blu cominciarono a scendere delle lacrime di vero terrore, poi la sua voce uscì in un sussurro spaurito.
[Ni..Nick fratellone io..io]
Un colpo al cuore, era Rachel quella che aveva davanti, deglutì la saliva voleva chiederle scusa ma era troppo infuriato, troppo ferito per tentare di essere il suo caro e dolce fratellone quindi, irato sentenziò, cercando di moderare almeno il tono.
-Rachel non hai visto il fottuto cartello alla porta, che cazzo ti è preso!-
-Ma Nick io..io, la mamma scusami io...-
-La mamma? Vuoi la mamma? Bene valla a cercare tra la sesta e la settima strada a spacciare con quell'idiota di Alan, e lasciami in pace! LASCIATEMI TUTTI QUANTI IN PACE!-
Gridò, per poi alzarsi dal letto di colpo, scansare la sorellina che lo guardava completamente sconvolta, scendere a due a due le scale di corsa, uscire fuori, ed incontrare il padre, che vedendolo furioso tentò di avvicinarsi. Ma Nick lo allontanò bruscamente, lo trapassò con uno sguardo, duro e disperato per poi dirgli.
-Stà a casa con Rachel, la mamma è a fare la puttana con Alan, capito, la puttana! ad impasticcarsi! A spacciare! Fregandosene altamente di me e di Rachel...CHISSENE FREGA SE NICK STA' MALE CHI SE NE IMPORTA! IO MI DROGO ALE'!-urlò quasi cadendo in ginocchio esasperato ai minimi termini.
L'uomo sconvolto, voleva avvicinarsi, abbracciarlo, ma non appena provò a toccargli la spalla lui si scrollò violentemente la sua mano di dosso, lo fissò furioso, freddo e urlò in lacrime.
-NON TI AZZARDARE A TOCCARMI, NON OSARE FARE IL PADRE CON ME ADESSO! PERCHE' NON TI CONSIDERO PIU' COME TALE! CI HAI ABBANDONATO, BRUTTO PEZZO DI STRONZO MENEFREGHISTA DEL CAZZO! E' STATA TUTTA COLPA TUA, NON DOVEVI LASCIARCI, NON DOVEVI FARLO! HAI CAPITO! IO TI ODIO, ODIO TUTTI QUANTI VOI!-
Detto ciò corse via come un forsennato.
Suo padre voleva rincorrerlo ma non appena udì sua figlia urlare:
-PAPA'-
L'uomo si voltò verso la sua piccola bambina che corse ad abbracciarlo, a stringerlo e a gridare spaventata, preoccupata e traumatizzata.
-Papà Nick, Nick che gli è successo, rivoglio il mio fratellone! Vallo a cercare, andiamo a cercarlo..NICK!- urlò esasperata.
-Shh piccola, tornerà tranquilla, ora ti calmi, mangi qualcosa e poi lo andiamo a cercare io e te!-
Rispose dolcemente l'uomo cercando di nascondere lo shock che suo figlio gli aveva causato. Ancora non riusciva a capacitarsi di ciò che era uscito dalla sua bocca, quanta sofferenza, e un infinita agonia, che sembrava si stesse divertendo a infierire sulla fragile anima del figlio.
Poteva vederlo in quel promontorio pronto a gettarsi per non risalire mai più, e quindi perire.
Il suo cuore perse un battito, l'aria gli mancò, vacillò stava per svenire ma riuscì a trattenersi. Raggiunse Rachel sistemandosi alla sua altezza, la guardò con estrema dolcezza, rassicurandola, poi la strinse a sè fino a farle affondare il viso nel petto e sussurrargli.
[Lo troveremo vedrai..lo...]
Le parole gli morirono in gola, strinse ancora la figlia, e nella testa un pensiero si insediò, una frase che se fosse giunta 4 anni prima, a quest'ora tutto questo dolore non sarebbe mai giunto.
"Non dovevo andarmene di casa, in quella fredda notte di Natale, dovevo stare con loro, dovevo pensare a loro, ai miei figl. Oddio Nick, il mio povero Nick quanto dolore ha dovuto incassare, sopportare quanto! E' stata colpa mia, e stata tutta colpa mia!
Non sarei mai dovuto scappare come un vigliacco, dovevo lottare per il loro bene, dovevo pensare alla mia piccola Rachy e dovevo essere presente per Nick e non abbandonarlo in un mondo dove diventare uomo è difficile.
lui è diventato uomo troppo presto, dovrei esserne fiero, ma lo sarei se quel suo essere cresciuto troppo in fretta, non avrebbe reso la sua anima, e il suo cuore così fragili.
Oddio...che cosa ho fatto! Come ho osato abbandonarli, come ho potuto, con che cuore?
Che razza di padre sono, che razza di orrenda persona sono diventato! Erano tutto per me, tutto quanto! Oddio...Oddio Vi prego perdonatemi"
*§*§*§*
Dei passi lenti, a volte sicuri, altre insicuri affondavano su quel manto erboso.
Un sospiro, un lieve sorriso, e poi i suoi occhi blu si fiondarono verso la propria porta di casa.
Si era divertito con Eva, la trovava semplicemente stupenda. Sorrise ancora ripensando a lei.
Stava per raggiungere il pianerottolo, infilare la chiave nella serratura, e dare le due solite e consuete mandate, quando di colpo, udì la porta di casa Ripper aprirsi.
Trasalì, ebbe un tuffo al cuore, l'aria sembrò mancargli, tutto di Amber lo sommerse, ogni cosa.
I suoi dolcissimi occhi castani, la sua voce, quel suo corpo, quel sorriso e la sua stessa anima.
Gli occhi divennero lucidi, tutto ciò che era successo con Eva scomparve velocemente, Adesso c'era solo Amber ad occupargli appieno mente, anima e cuore.
Deglutì la saliva, scosse la testa, deridendo sè stesso. Possibile che ancora l'amasse? No era totalmente impossibile, non l'amava più, l'aveva scordata, doveva dimenticarla, e fu lì che giunse Eva. Rassicurato, placò ogni cosa, fece un passo, tirò fuori le chiavi, stava per affondarle nella serratura quando con la coda dell'occhio vide Mark uscire.
Il cuore perse un battito, sentì il sangue ribollirgli in corpo, fino a raggiungergli il cervello, bruciarlo annientando la sua capacità di relazione.
La lucidità venne meno, dentro la sua testa, davanti ai suoi occhi la scena di Mark che baciava Amber, e che si perdeva in quella sua anima splendida, facendola sua, lo uccise. E di getto esclamò.
-TE LA SEI SCOPATA NON E' COSI?-
Parole, forti, dure e gridate così di colpo a bruciapelo.
Mark lo aveva udito benissimo, si arrestò, e deglutì.
Una morsa al cuore lo travolse, ripensò a quanto Amber aveva sofferto per lui.
Tutto il resto svanì per alcuni istanti, per poi rifarsi vivo incendiandolo.
Nella sua testa si materializzò lo stato in cui riversava Amber minuti fà, prima che lui uscisse da casa Ripper, dove l'aveva lasciata con la madre, perchè aveva preferito tornare in albergo, per lasciare sole, nella speranza che Amber si potesse sentire meglio.
Scosse la testa, gli occhi si fecero lucidi e fu in quel breve istante, che la rivide consumarsi di dolore per lui. Sì, la rivedeva, la sentiva di nuovo piangere disperata come se la stessero bruciando viva. Era troppo, troppo per lui.
Odiava Brian con tutto se stesso.
Perse ogni contatto con la realtà, voltò il viso verso quel ragazzo in piedi, verso quel bastardo che tanto aveva ferito quell'angelo di ragazza, e lo fulminò con lo sguardo.
La sua bocca si aprì e la risposta giunse, fredda, severa alle orecchie di Brian.
-Tu non hai la minima idea di come hai ridotto Amber, sei solo un bastardo senza cuore!-
Brian rise strafottente e ribattè allontanandosi dalla porta, per incedere minaccioso verso l'altra parte dove risiedeva il giardino dei Ripper, dove Mark lo attendeva a petto in fuori.
-Ah davvero sarei io il bastardo, quello senza cuore? Ahahah!-
-O chi se nò, stronzo!-
-Woh, woh che paroloni, non sai dire di meglio, con questo tuo bel faccino da modello, cos'è non vuoi prendermi a pugni, l'etichetta non te lo permette?-
-Sei solo patetico, non sai niente!-
Quella frase accese di rabbia e pura follia gli occhi blu di Brian, che con un scatto si portò a pochi mm dal viso di Mark, lo afferrò per il colletto della camicia blu che indossava,
e ne aumentò la stretta. Sembrava volesse strappargli la camicia di dosso.
Inghiottì nervosamente e replicò, anzi urlò in preda ad una furia collerica, indomabile.
-STAI ZITTO IO SO PIU' COSE DI TE, SO' CHE NON CI HA MESSO POCO QUELLA BUGIARDA A CAMBIARE RAGAZZO, DIO COME LA ODIO, IO ME NE STAVO CHIUSO NELLA MIA FOTTUTISSIMA STANZA A CONSUMARMI AD AVVILIRMI, AD INCOLPARMI PER LEI, ,MENTRE LA STRONZA SI DIVERTIVA CON UNO COME TE, E' SOLO UNA PUTTANA, UNA PAZZA, UNA CRETINA UNA CHE E' CONVINTA CHE TUTTO GIRI IN TORNO A...-
Non riuscì a terminare la frase, che Mark infuriato, se lo scrollò di dosso, strappandosi la camicia. Lo afferrò per il colletto della t-shirt e lo spinse a terra, e su quel marciapiede.
Brian all'impatto rimase senza respiro per un istante, poi Mark lo scosse e gli urlò adirato.
-TACI SEI SOLO UN PEZZO DI MERDA TU NON SAI UN CAZZO, NON SAI NIENTE, SEI SOLO UN DEFICIENTE, AMBER MI HA RACCONTATO TUTTO MI HA DETTO CIO' CHE HAI OSATO DIRGLI SENZA DARGLI IL TEMPO DI SPIEGARE, SEI SOLO UNO STRONZO! IO NON STO CON LEI HAI CAPITO, IO NON STO CON LEI, LEI E' LA FIGLIA DELLA MIA DONNA, IO HO SOLO CERCATO DI AIUTARLA, DI FARLA RISALIRE DA QUEL BARATRO DOVE TU L'HAI GETTATA SENZA RITEGNO, L'HAI FERITA PIU' DI CHIUNQUE ALTRO, SEI STATO PEGGIO DI NICK, COME HAI OSATO FARLO? LEI SI FIDAVA DI TE, CAZZO BRIAN TI AMAVA E TU COSA HAI FATTO? HA CREDUTO A DELLE SEMPLICI PAROLE CHE QUEI DUE TI HANNO DETTO, NON L'HAI LASCIATA SPIEGARE, L'HAI SUBITO CONDANNATA A MORTE, SEI SOLO UN BUGIARDO, SAPEVI CIO' CHE AVEVA PASSATO, GLI AVEVI PROMESSO CHE GLI SARESTI SEMPRE STATO VICINO, GLI HAI REGALATO IL SORRISO, E POI L'HAI UCCISA! L'UNICO CHE DEVE CONSIDERARSI, STRONZO, CRETINO, PAZZO E CONVINTO CHE TUTTO GIRI INTORNO A LUI, QUELLO SEI SOLO TU BRIAN, TU E NESSUN'ALTRO, NON SAI QUANTO HO VOGLIA DI SPACCARTI LA FAC...-
Non riuscì a terminare la frase che all'improvviso due voci femminili a lui molto familiari lo arrestarono.
-MARK NO!-gridarono
Il Ragazzo scosse la testa, voleva farlo fuori, picchiarlo, mollargli un destro su quella faccia che odiava con tutto se stesso, ma venne bloccato dalla mano della sua ragazza.
-Mark no ti prego, non ne vale la pena-
Il ragazzo tentennò, poi guardò la sua amata negli occhi, annuì e liberò Brian dalla presa per poi togliersi da sopra di lui, e voltargli le spalle.
Brian sconvolto, rimase a terra, ogni cosa in lui subentrava con interminabili ed infiniti flash. ripensava a ciò che era con Amber, a come stava con lei, a quanto amore lei in ogni istante gli donava, senza chiedere nulla in cambio. Ripensò alla loro litigata ad Eva, a Nick e a ciò che gli avevano detto, ma soprattutto a ciò che lui stesso aveva fatto alla sua amata Amby.
Perse ogni battito, il suo viso si voltò verso l'abitazione Ripper, scorse i piedi di Amber, risalì con lo sguardo, per poi alzarsi debolmente, e guardarla negli occhi.
Li vedeva gonfi e rossi, vedeva quelle lacrime deturpargli il viso. E fu lì che intuì, quanto stupido, egoista, e idiota fosse stato.
Il suo cuore si frantumò, deglutì dolorosamente quella montagna che gli aveva preso possesso della gola.
Le labbra gli tremarono, la guardò ancora, la trapassò, poi con un sussurro lancinate chiese decimato.
[A..Amber..io..io non ti ho creduto io..io mi dispiace io...credevo che, insomma io, perdonami, mi dispiace ti prego..mi dispiace]
Si avvicinò a lei con le lacrime agli occhi, voleva allungare la mano toccarla, o almeno sfiorarla ma lei indietreggiò, abbassò gli occhi, e corse via.
Brian gli fu subito dietro, e prima che potesse entrare in casa, l'afferrò.
-Amber no, ti prego! Perdonami sono stato solo un bastardo, uno stronzo, un verme..io..io.
Oddio Amber ti prego perdonami!- esclamò distrutto
La ragazza si scrollò dalla sua presa, e lo allontanò.
Lo guardò dritto negli occhi, e riconobbe il suo vecchio e amato Brian, stava per cedere, ma ripensò a ciò che era successo, e senza dire niente, con le lacrime che gli bagnavano le guance, gli mollò uno schiaffo in piena guancia destra, per poi urlargli disperata, e ferita.
-NON TOCCARMI, NON TI VOGLIO PIU' VEDERE STAI CON EVA ADESSO NO? LA VOLEVI NON E' COSI? ALLORA CHE CI FAI QUI, CHE VUOI DA ME, COSA VUOI ANCORA DA ME! LASCIAMI IN PACE! HAI CAPITO? LASCIAMI IN PACE, NON MI FIDO PIU' DI TE, NON MI FIDERO' MAI PIU' DI TE, MAI PIU'!-
Urlato ciò, entrò in casa, salì di corsa le scale, si fiondò in camera sua, si chiuse a chiave, alzò lo stereo al massimo e si gettò sul letto.
Strinse il cuscino tremante e diede ancora libero sfogo alle lacrime.
Brian rimase lì sulla porta, Mark e la signora Ripper gli passarono accanto, senza degnarlo di uno sguardo, vide i due solcare l'ingresso.
La porta stava per chiudersi, quando la madre di Amber si voltò verso di lui delusa, inghiottì, lo guardò e parlò.
-Brian...credevo fossi diverso da Nick, credevo che ci tenessi veramente a mia figlia, ma non è così, mi hai deluso Brian, mi hai deluso su tutti i fronti, la mia piccola Amby non meritava un'altra ferita, lei non meritava di stare ancora più male di quanto non la faceva stare Nick.
Ero felice perchè con te aveva ritrovato il sorriso che per anni era scomparso.
Ora però quel suo stesso sorriso è precipitato nel'oscurità, sta male ed è solo per colpa tua! Lasciala in pace, hai già fatto troppi danni in poche settimane!-
Detto ciò, gli voltò le spalle, e chiuse la porta dietro di sè.
Brian fissava in lacrime e vuoto quel pezzo di legno che gli era appena stato sbattuto in faccia.
Crollò il silenzio, rotto poi dalla musica che proveniva dalla stanza di Amber.
"...So I don't wanna be there
When You decide to break it
No!
Love bites, love bleeds -It's bringin'Me to My knees
Love lives, love dies..."
(Love Bites - Def Leppard)
E con quella strofa tanto veritiera e dolorosa, Brian abbassò lo sguardo, cadde in ginocchio su quel pianerettolo e iniziò a piangere silenziosamente, mentre ad ogni lacrima sentiva Amber allontanarsi sempre e sempre di più da lui.
L'aveva persa.

CAPITOLO 29



Second Thoughts
 
Camminare, solo proseguire e non guardare niente, nulla, nessuno.
Era l'unica cosa che lui era in grado di fare in quel momento.
Tutto ciò che era e ciò che stava diventando dopo averla conosciuta ritornava prepotentemente a galla nella sua testa, all'interno del suo cuore, sin dentro il profondo della sua anima, diventata di colpo fredda, e glaciale.
Davanti ai suoi occhi, la poteva rivedere, ricordava il suo sorriso, e quanto si erano sempre divertiti insieme. Erano amici per la pelle, fratelli e si volevano un bene dell'anima, ma allora perchè tutto di colpo era cambiato?
Lui non se lo era mai chiesto così intensamente fino a quel preciso istante.
Ebbe una debole fitta al petto, quando le sue urla di terrore gli inondarono la testa, la vedeva chiaramente annegare sotto quella presa folle e incontrollabile di lei, di quella arpia di ragazza, di quella persona che fino a poche ore fà la considerava la tipa più perfetta e sexy sulla faccia dell'universo. Dio quanto era stato completamente idiota, si odiava per ciò che aveva fatto a causa sua, voleva uccidersi per tutto il male che aveva fatto passare a lei: ad Amber, quella ragazza timida, e dolce che nonostante tutte le umiliazioni infertole da lui e da Eva aveva sempre continuato a non arrendersi, e a resistere.
Scosse la testa, alla mente riaffiorò un suo ricordo, sorrise al solo pensiero di ciò che era successo in quel soleggiato e caldo pomeriggio di Maggio.
 
Come ho fatto a scordarmi tutto ciò di lei? Di noi come, con che cuore?
Quel giorno di Maggio, mi ricordo che io ed Amber avevamo deciso di fare forca, e mandare a puttane lo scrutinio di fine quadrimestre, tanto sapevamo che ci avrebbero sicuramente interrogato, e per fortuna andavamo bene a scuola, lei molto più di me ma almeno dei sette li raccimolavo, non ero mai giunto all'otto, ma in fondo chi se ne fregava tanto non rischiavo la bocciatura.
Nessuno dei due la rischiava, quindi un giorno di vacanza dopo mesi e mesi di intenso studio, ce lo potevamo godere no, che dite?
E così facemmo.
La sera prima tornando dal rientro pomeridiano, dopo esserci goduti una gustosa merenda a suon di frappè, e a passeggio per il nostro parco preferito, mi venne l'illuminazione. Presi un bel respiro, tirai un sorso al mio frappè al cocco, e fissai l'oceano che avevo alla mia destra.
Le onde si infrangevano imponenti sugli scogli, vedevo i surfisti prendere un onda dopo l'altra, notavo qualche delfino saltare, il tutto accompagnato da uno splendido tramondo che incendiava ogni singola cosa. Deglutii la saliva, chiusi gli occhi per un istante e assaporai quella leggera brezza che era giunta di colpo dal mare, sentivo l'odore selvaggio delle onde, penetrarmi sino in fondo all'animo, era una sensazione bellissima. Udii secondi dopo il canto di alcuni gabbiani, riaprii gli occhi e mi voltai verso Amber, che tutta tranquilla e serena fissava anche lei l'oceano che a poco a poco le si apriva davanti. Sospirò, si voltò verso di me, i suoi capelli castani sciolti, danzavano al vento, non mi ero mai accorto che fosse stata così carina.
Mi ricordo che arrossii come un mammalucco, ma per fortuna il sole mi compriva il viso e quindi ciò rimase nascosto ai suoi occhi.
Le sorrisi e prima che potesse parlare, l'anticipai dicendo.
-Forca!-
Lei mi guardò stranita, inghiottì di colpo un pò del suo frappè, e ancora con gli occhi sgranati esclamò.
-Cosa?-
-Hai sentito benissimo Am...-
-Nick ma ti ha dato di volta il cervello, per caso? Manca poco alla fine della scuola e tu te ne esci con la forca?-
-Dai Am credo che ce lo meritiamo benissimo un giorno di vacanza no? Cavolo, guardati intorno cincillà, con delle giornate così splendide, tu preferisci startene chiusa in una classe a respirare aria e aria di un trillioni di materie già studiate.
Am andiamo non ci crede nessuno. Poi noi andiamo bene a scuola quindi di che ti preoccupi?-
-Lo sò Nick, ma ecco...io non lo sò...-
Indecisa, era sempre così adorabilmente indecisa.
Sospirai, le misi le mani sulle spalle, avvicinai la mia fronte alla sua e guardandola dritta negli occhi parlai.
-Am guardati in giro, fermati un attimo a conteplare tutta questa meraviglia che hai attorno! Come puoi dire di no a passarci un giorno intero, togliendoci dalla testa la scuola, non ti andrebbe di uscire e divertiti? Dimmi ti accontenti solo di goderti questo sole solo per quei pochi minuti o orette che passiamo tornando a casa, non ti piacerebbe goderne appieno?-
La vidi destreggiarsi a pensare, tanto per farmi stare sulle spine, ma comunque avevo intuito solo guardandola negli occhi, e osservando quel debole sorriso che gli illuminava il viso, che la risposta era un "sì!" ma lei amava farmi attendere.
L'aveva sempre fatto.
Le sorrisi ancora, lei ricambiò e sentenziò.
-Uhm ci ho pensato, e a quando sarebbe questa forca?-
Mi allontanai da lei, per poi risponderle.
-Uhm avrei pensato per domani-
I suoi occhi castani si sgranarono e quasi mi urlò contro.
-Ma tu sei fuori Nick, ma che diamine! Domani abbiamo lo scrutino!-
-E dai che te ne frega, tanto se machiamo ci interrogheranno appena possibile no?-
Era titubante.
-Si è vero ma...-
-Ma, cosa...ti stai tirando indietro struzzo?-
-Non chiamarmi struzzo, pesce rosso che non sei altro-
-Pesce rosso? E questo quando te lo sei inventato?-
Lei mi sorrise come aveva sempre fatto, e fu in quel preciso istante, non sò come, o non sò cosa accadde dentro di me, ma qualcosa si arrestò.
Il mio cuore perse un battito il mondo si fermò, non avevo più nessuno intorno, non sentivo niente, solo la sua voce: bella, calda, dolce, gentile e serena che mi rispose.
-Bhe Flaunder era il tuo pesciolino rosso, che vincesti al Luna Park due anni fà, che da intelligentone che sei, lo gettasti nell'acquario comunale proprio nella zona dei pirahana-
-Perchè me lo hai ricordato Am, sei stata cattiva, ci sono stato tanto male per giunta-
Di tutta risposta lei mi sorrise, e si avvicinò a me.
La sua mano destra mi arruffò dolcemente i capelli, dopo le sue labbra sfiorarono la mia guancia, fino a toccarla, regalandomi un casto e soave bacio.
Per poi sussurrarmi all'orecchio.
[Si me lo ricordo, poi per consolarti il direttore dell'acquario ti regalò un pesce pagliaccio, che tu chiamasti Flaunder II che ancora oggi girella tranquillo nel piccolo acquario di pesci tropicali a casa di tuo zio.
Comunque...vada per la forca Bboy. Ti voglio tanto bene!]
Io le sorrisi, ci abbracciamo e poi insieme intraprendemmo la strada di casa, mentre il mio cuore ad ogni suo sguardo, ad ogni suo sospiro, ad ogni sua parola, ad ogni suo sorriso perdeva battiti, e desideravo con tutto il cuore che la strada di casa non finisse mai, solo per poter godermi ancora del tempo con lei.
Lei la mia piccola e dolce amica Amber, la ragazza che mi ero promesso di non abbandonare mai, di proteggere sempre, ignorando tutti e tutto.
Una promessa, che dopo un anno infransi senza ritegno, e solo perchè tutti ce l'avevano con lei. Troppe Barbie, troppi perfettini che non potevano sopportare di avere nella loro scuola privata una ragazzina un pò in carne, non bellissima come loro, ma carina, e soprattutto dolce e buona come il pane, era lei la ragazzina che mi aveva rubato il cuore, era lei. Ma purtroppo una volta giunti in quel istituto, tutto per me cambiò, e io cambiai in negativo.
Eva era meravigliosa e in pochi mesi caddi ai suoi piedi come un pesce lesso, e come dice il detto: "chi pratica lo zoppo, impara a zoppicare" infatti in pochi secondi etichettai Amber, come il mostro della scuola, un pericolo per la mia reputazione, una persona da evitare come la peste, e da umiliare per scacciarla.
Solo per una fottuta reputazione, solo perchè lei non era una Barbie, solamente perchè, io sono stato uno spregevole bastardo, un verme senza cuore, questo istituto aveva tirato fuori il peggio di me. E forse l'unica persona che veramente mi era amica, io l'ho fatta sparire dalla mia vita, circondandomi di stronzi, che non mi sarebbero mai stati amici. e lei Eva, lei che credevo la più pura e giusta, si era rivelata la più stronza, bastarda, falsa ed ipocrita che sia mai esista sulla faccia della Terra. E io non ero da meno.
 
CAPITOLO 30


Cap.30
If I Only I Could Just Push Rewind
 
"The memories of us won't pass
I try to let them go
Was our love to good to last
Will we ever know

I can see
Now your gone
I can't seem to move on
I know why
Your the one
Cause your my oxygen

I wish i never left you behind
If only i could just push rewind

Now that your over me
Now that your over me yeah
You are not my want your my need
You are all the reasons i breathe
Now that your over me
Now that your over me yeah
Why was i blind to see

When you feel over the edge
I should have broke your fall
Have you heard a word i said
Are you listening at all

I can see
Now your gone
I can't seem to move on
I know why
Your the one
Cause your my oxygen

I wish i never left you behind
If only i could just push rewind

Now that your over me
Now that your over me yeah
You are not my want your my need
You are all the reasons i breathe
Now that your over me
Now that your over me

I won't feel the same
I'm stuck inside the shame
And i know i'm to blame
That you don't feel the same
I won't feel the same

I wish i never left you behind
If only i could just push rewind
Now that your over me
Now that your over me yeah
You are not my want your my need
You are all the reasons i breathe
Now that your over me
Now that your over me
I know why your the one
Now that your over me
Cause your my oxygen
Now that your over me
And i won't feel the same"
 
(Over Me - The Veer Union)

 
Brian percorreva a testa china quella strada che iniziava a bagnarsi d'acqua.
In lontananza i tuoni sembravano farsi sempre più vicini e forti quasi come se lo stessero rincorrendo per abbatterlo e fargli del male, un male che non era paragonabile a tutto il dolore che aveva procurato ad Amber.
Un lampo illuminò la zona, poi un fulmine squarciò il cielo divenuto quasi rosso sangue, e lui annullato continuava imperterrito il proprio cammino senza realmente sapere dove volesse andare.
Camminava e camminava, mentre la pioggia iniziava a precipitargli addosso sommergendolo.
Più proseguiva più l'acqua aumentava le precipitazioni, era fradicio, zuppo ma era come se non se ne rendesse conto, non si rendeva conto di niente e di nessuno. Nella sua testa, dentro il suo cuore, fino in fondo alla sua anima, lei era lì, il suo viso, i suoi occhi, il suo cuore, il suo spirito il suo corpo, e stava piangendo. Brian poteva vederla chiaramente inglobata in lui, scosse la testa, voleva scacciare quel volto ferito, ma era tutto inutile.
Inutile come lo era stato quel suo patetico tentativo di riconquistarla, di farsi perdonare per ciò che aveva fatto.
I suoi occhi blu già pieni di lacrime ne dettero libero sfogo. Perse un battito, le ginocchia si fecero deboli e dentro di lui quella frase, quel momento, il più bello di tutta la sua vita subentrò uccidendolo.
 
[Sei il mio mondo, vuoi stare con me?]
 
[Non chiedermelo, sai già la risposta]
 
[Io e te...per sempre]
 
[Si Io e Te]
 
Il colpo giunse freddo, e tagliente da negargli ogni cl di aria nei polmoni.
Sentì chiaramente il suo cuore spezzarsi, frantumarsi provocandogli un dolore atroce da fargli perdere quasi i sensi. Si strinse la mano sinistra al petto, un colpo di tosse fuoriuscì dalla sua bocca e lui cadde, piombò in ginocchio, riversandosi su quell'asfalto bagnato, mentre un singhiozzo lancinante e strazziante prese possesso di quel luogo scuro e freddo abbattendo quei tuoni, quel rumore di tempesta, una tempesta che era subentrata fuori e dentro di lui, sino alle viscere della sua anima. Era distrutto. Se sotto di sè non avesse avuto l'asfalto si sarebbe lasciato precipitare giù e sempre più giù, sino a svanire in eterno in quell'oscurità terrificante pari alla morte.
Una morte che adesso aveva cominciato a consumarlo alla velocità della luce, una morte che era stata creata dalla sua piccola e adorata Amber, che forse non sarebbe mai più ritornata da lui, o mai si sarebbe fatta avvicinare da lui, dal ragazzo che l'aveva uccisa, che l'aveva massacrata senza rendersene minimamente conto.
Scosse la testa, gridò tutta la sua immensa frustrazione, tutto il suo infinito dolore, tutta la sua vita, ed ora la sua stessa e inevitabile fine. Si era la fine di tutto: di lui, del suo cuore, della sua anima, di quel suo mondo, di quell'universo che aveva creato accanto, ed assieme a lei.
Lo vedeva disintegrarsi e non poteva fare nulla per evitarlo, e poi esso svanì, si tramutò in polvere la stessa polvere con la quale aveva visto la sua Amber svanire, lasciandolo lì da solo, abbandonato in balia di tutto e tutti.
-AMBER! TORNA DA ME AMBER!-
Gridava a sguarciagola come se la stesse rincorrendo.
Sì la vedeva correre via come il vento, e lui allungava le mani per afferrarla, sfiorarla, ma era tutto inutile, più lui si avvicinava a lei, più lei si allontanava sempre e sempre di più.
Era all'apice, non vedeva più niente solo ed esclusivamente lei, una sua allucinazione.
Strinse gli occhi, poi con il groppo in gola e la paura di non riuscire più ad avvicinarla, si alzò da terra e senza badare a niente e a nessuno iniziò a correre veramente, a correre e a correre sempre e sempre più veloce.
L'aveva davanti, e le sorrideva. Perchè le sorrideva? L'aveva perdonato? Brian non lo capiva, non lo intuiva e francamente poco gli importava voleva solo afferrarla, e stringerla a sè come aveva sempre fatto, sì voleva assaporare la sua bocca, il suo respiro. Toccare, sfiorare quella pelle, quel corpo caldo, accarezzargli quei lunghi capelli castani, perdersi nel loro profumo, fino a svanire all'interno della sua anima, gustarsi ancora quell'attimo, quella magia, quella favola che sentiva ogni volta che lei lo abbracciava, o lo baciava, o si univa a lui, o solamente quando le sorrideva, o lo guardava con quella dolcezza che lo aveva rapito fin dall'inizio, sino da quel preciso istante che i loro occhi si erano incontrati. Da quella volta, da quel momento tutto dentro di lui si era bloccato, tutto all'interno del suo cuore era esploso, e l'unica cosa che voleva, era che lei fosse sua amica, sì non gli importava se lei non lo avrebbe mai ricambiato a lui bastava stargli vicino per sentirsi semplicemente in Paradiso.
-AMB...!-
Non riuscì a terminare la frase che di colpo una luce accecante lo travolse, un suono assordante lo invase stordendolo e poi il silenzio crollò su di lui e dentro di lui.
 
*§*§*§*
 
Due palpebre iniziarono a tremare fino ad aprirsi sotto quella pioggia fitta.
Lui tremava stava tremando, era sconvolto, ma senza capire realmente perchè, cosa era successo?
Una volta che i suoi occhi si aprirono completamente, e i sensi assopiti subentrarono nuovamente, una fitta gli invase la gamba destra, quasi urlò di dolore portò il suo sguardo verso la gamba dolorante e la vide: una ferita gigantesca dalla quale sgorgava lento il sangue, perse per un attimo l'aria, percepì qualcosa di caldo scivolargli sulla guancia, d'istinto portò una mano su di essa, per poi dirigerla davanti ai suoi occhi, e lo vide, era sangue.
Si guardò intorno, ma non c'era nessuna anima viva, strinse i denti, non gli importava realmente di chi o cosa era stato o come mai si fosse ritrovato in quelle condizioni, il suo unico pensiero era Amber, quella stessa Amber che stava rincorrendo, la stessa ragazza che era svanita così come era giunta.
-Amber...AMBER!-
Urlò ancora, ma l'unica risposta che ricevette fu un tuono, le grida dell'oceano, il rumore tonante delle gigantesce onde che si infrangevano negli scogli, ed infine un lampo, che illuminò tutto quanto, mostrandogli un ombra a pochi metri da lui.
Erano lineamenti che conosceva benissimo, non c'erano dubbi era lei. Lei la sua Amber che lo stava attendendo.
Deglutì il groppo che aveva in gola si alzò, trattenne l'immenso dolore, e con gli occhi felici, speranzosi e ancora pieni di lacrime cominciò a correre e a correre verso di lei, verso tutta la sua vita.
Stava per raggiungerla quando nuovamente un lampo illuminò la zona e i suoi occhi blu si scontrarono prepotentemente con degli occhi azzurri.
Fermò la sua corsa, un tuono risuonò assordate nell'aria, un ennessimo fulmine squarciò il cielo tingendolo di un forte rosso sangue, un altro lampo giunse, e tutto fu chiaro ai suoi occhi.
-Ni..Nick..che ci fai tu qui?- chiese affannato e distrutto.
Di tutta risposta lui lo trapassò da parte a parte, con uno sguardo freddo, glaciale e infuriato.
Dentro il biondino un incendio di rabbia, tristezza, malinconia bruciavano ogni suo organo vitale, annullandogli completamente il cervello. Vedeva Eva che se la spassava con Brian alle sue spalle, tornava indietro e rivedeva Amber, ciò che aveva cominciato a provare per lei, prima che Eva entrasse nella sua vita. Percepiva sulla sua stessa pelle tutto ciò che gli aveva fatto, quante lacrime aveva visto cadere da suoi occhi a causa sua, quanto dolore aveva dovuto patire per una sua battuta idiota. Si odiava a morte per questo, e l'unica cosa che voleva fare, era sparire definitivamente, mettere fine alla sua stessa vita, una vita che aveva cominciato ad odiare ancora di più ore prima.
Scosse la testa, le lacrime che mai avevano cessato di scendere dai suoi occhi aumentarono.
Un sorrisino dispiaciuto, rassegnato, affranto e amareggiato sfociò sul suo volto, e poi la sua voce distrutta, e piena di alcool uscì, come una condanna verso Brian, ma soprattutto verso se stesso.
-Sai Brian amico mio...Eva mi ha mollato, Mi ha mollato per te, non gli andavo più bene, non mi ha mai amato sai, ero un giocattolo per lei. E il bello è che lo sapevo benissimo, ma io scemo non ho mai fatto niente per impedirgli di farmi ciò che voleva. Ero suo okay? Ero suo, e la cosa mi andava bene! Tutto andava bene, poi se arrivato tu...Tu sei subentrato così prepotentemente all'interno di questa mia fottutissima vita, che già andava a rotoli, è sempre andata a rotoli! Eh già andava tutto a rotoli, ogni cosa! Ah già tu non lo sai amico mio, mia madre è una puttana, alcoolizzata e drogata, mio padre ci ha abbandonato, e io mi sono ritrovato da solo a badare alla mia sorellina, ma purtroppo anche a lei non è andata bene la vita. Sai faceva pattinaggio artistico su ghiaccio, e durante una gara è caduta e si rotta una gamba, e non ha più potuto pattinare, mai più, e il pattinaggio era la sua vita, e non sai quanto ho sofferto illudendola che un giorno sarebbe ritornata sulla pista, ma sapevo che non poteva più farlo, ma io ho continuato ad illuderla, ed illuderla e basta!
Già ma poi a te cosa te ne frega di come sto io, a nessuno gli importa realmente un cazzo di me! A NESSUNO BRIAN! E tu non sei da meno. Sei arrivato di colpo così, e hai osato prendere il mio posto nella vita di Eva, e nella vita di Amber, come cazzo hai osato farlo! Mi hai portato via Eva te la sei scopata alla grande! E hai preteso anche di portartidi nuovo via Amber, lei che era l'unica persona che mi abbia realmente voluto bene! Te le sei prese tutte e due! Eva te la puoi tenere scopatela quanto ti pare, tanto è solo una lurida troia ricca e viziata! Ma Amber...lei non puoi riprendertela, non te lo lascerò fare, ti distruggerò come tu hai fatto con me!-
Brian non ebbe il tempo nè di ribattere, nè di reagire, che Nick gli si fiondò addosso come un forsennato, gettandolo a terra per poi cominciare a colpirlo, e a colpirlo senza dargli il tempo debito di difendersi. Il taglio alla testa, ad ogni pugno scagliato da un Nick totalmente fuori controllo, si aprì ancora di più, fino a fargli schizzare sangue, la vista gli si annebbiò, stava per perdere i sensi, quando di colpo, il volto di Amber prese possesso della sua testa, dandogli la forza debita per difendersi ed essere in grado di ribattere.
Con un colpo di reni invertì la situazione, e cominciò a colpire Nick urlandogli contro.
-QUI L'UNICO A CUI NON IMPORTA NIENTE DI NESSUNO SEI TU NICKOLAS! SOLO TU! NON L'HO CHIESTO IO DI VENIRE QUI! TU ED EVA SIETE DEI LURIDI BASTARDI! NICK MI AVEVI DETTO CHE AMBER STAVA CON UN'ALTRO ED IO SCEMO CI SONO CASCATO, QUINDI COME OSI ACCUSARE ME! IO AMO AMBER, E ORA CHE L'HO PERSA PER ME IL MONDO, LA MIA VITA E' FINITA ED E' GRAZIE A TE, MA SOPRATTUTTO AD EVA QUELLA FOTTUTA PUTTANA DELLA TUA RAGAZZA! L'UNICO CHE HA IL DOVERE DI DISTRUGGERTI SONO IO NICKOLAS!-
Gli mollò un gancio destro che gli procurò una ferita allo zigomo sinistro, poi come una furia lo afferrò per il colletto della t-shirt, lo alzò da terra e gli sbattè la schiena contro una quercia che distava pochi metri. Un altro tuono sovrastò quella furia, seguito a ruota da un lampo che illuminò la zona.
Brian si distrasse, portò lo sguardo verso destra e lo vide l'immenso oceano, abbassò lo sguardo erano lì tutti e due in bilico su quella gigantesca scogliera. Un passo falso e sarebbero volati entrambi di sotto.
Brian spaventato, allentò la presa al colletto della t-shirt di Nick, che senza farselo ripetere due volte lo allontanò con un calcio allo stomaco, per poi scaraventarsi su di lui, afferrargli il colletto della t-shirt che indossava, iniziare a percuoterlo e ad urlargli accecato dalla rabbia e dall'alcool.
-EVA SARA' ANCHE UNA PUTTANA, MA TU SEI UN COMPLETO IDIOTA SE TI SEI BEVUTO UNA BALLA DEL GENERE E' STATO DIVERTENTE PRENDERTI PER IL CULO! E Amber, lei l'aveva capito che era tutto un piano di Eva per separarti da lei, ma tu non gli hai dato ascolto, vergognati di te stesso! Hai detto che ami Amber che non lascerai che io te la porti via...Bhè spiacente Brian ma tu stesso l'hai allontanata da te! Ti sei comportato esattamente come me!-
Quelle parole così vere e taglienti, trafissero quel suo cuore già distrutto, trapassandolo da parte a parte. La rabbia e il dolore per la realtà dei fatti lo uccisero ancora, e senza dire o fare altro con un colpo di reni capovolse la situazione, stava per colpirlo, ma il passo falso giunse, e entrambi in pochi secondi videro la terra cedergli sotto il corpo, e si scontrarono con la vista dell'oceano che con quelle onde gigantesche sembrava volesse inghiottirli.
Caddero da oltre 600 metri di altezza e si "sfracellarono" all'interno del punto più fondo di quell'oceano ingrossato.
Quell'acqua salata li travolse, li buttò giù, spingedoli giù, e ancora più giù negli abissi.
Brian perse un battito, stava per svenire ma si riprese in tempo, riuscendo almeno ad evitare di sprofondare ancora in profondità, e a non sbattere la testa contro uno scoglio appuntito, lo stesso scoglio che Nick, ormai svenuto non riuscì ad evitare.
Brian sgranò gli occhi, vide del sangue fuoriuscire dalla testa di un Nick che ormai alla mercè della forza della natura, si stava lasciando trascinare giù in un burrone marino.
-NICK!- Gridò mentre altra acqua salata entrò nella sua gola togliedogli l'aria.
La corrente lo stava trascinando lontano da Nick, che sarebbe sparito da un momento all'altro inghiottito dall'oceano infuriato.
Scosse la testa, e cominciò a nuotare contro corrente.
Doveva raggiungerlo, doveva prenderlo, e afferrarlo prima che fosse troppo tardi.
Brian nuotava e nuotava stringendo i denti, ma il dolore delle ferite lo massacrava,e non ce la faceva in nessun modo a raggiungerlo. Nick sarebbe morto.
Stava cominciando realmente a perdere le speranze, quando all'improvviso una forte ed improvvisa corrente lo spinse verso Nick, lo afferrò per un braccio, lo portò al suo petto aumentando la stretta, e poi con l'auito della corrente che prima lo stava allontanando dal biondino, si trascinò verso la riva.
Nuotò e nuotò per circa 20 minuti, poi finalmente raggiunse la riva.
Portò Nick fuori dall'acqua, e cominciò a fargli la respirazione bocca a bocca.
-1..2..3..4..5-
Niente
-1..2...3..4..5..Cristo Nick!-
-1..2..3..4 5...-
-NICK! SVEGLIATI! CAZZO NICK! SVEGLIATI!-
Inglobò aria in lui ma non ottenne nulla
-1...2..3...4...Nick..5-
Il tempo stringeva Nick era pallido come un lenzuolo, e le labbra stavano diventando violacee.
-NICK! NO...NICK!-
Proseguì per altri 5 minuti, ma tutto risultava vano, stava per rassegnarsi, poi avvenne il miracolo.
Regalò esausto ancora altra aria all'amico che sussultò.
Brian tolse la bocca da quella di lui, gli alzò la testa, e l'acqua venne sputata tutta fuori.
Nick tossì, e tossì poi sfinito portò gli occhi su Brian, deglutì la saliva, e piangente disse una frase, delle parole che fecero crollare tutto l'universo addosso a Brian uccidendolo definitivamente.
-E..Eva..voleva annegarla al laghetto, voleva ucciderla, voleva, che..che lei..mi dispiace..mi..-
Non riuscì a dire altro, perchè la stanchezza e il dolore della ferita alla testa lo travolsero e perse totalmente i sensi.
Il mondo crollò su un Brian già schiacciato dalla forza degli eventi, il suo cuore che a stento stava dentro al suo corpo svanì con la sua anima, lasciandolo lì in balia di tutto e tutti, inerme, ed esanime.
 
"I can see
Now Your gone
I can't seem to move on
I know why
Your the one
Cause Your My oxygen
I wish I never left You behind
If only I could just push rewind..."

CAPITOLO 31



Sleeping Sun

"The sun is sleeping quietly
Once upon a century
Wistful oceans calm and red
Ardent caresses laid to rest

For my dreams I hold my life
For wishes I behold my nights
The truth at the end of time
Losing faith makes a crime

I wish for this night-time
to last for a lifetime
The darkness around me
Shores of a solar sea
Oh how I wish to go down with the sun
Sleeping
Weeping
With you

Sorrow has a human heart
From my god it will depart
I'd sail before a thousand moons
Never finding where to go

Two hundred twenty-two days of light
Will be desired by a night
A moment for the poet's play
Until there's nothing left to say

I wish for this night-time
to last for a lifetime
The darkness around me
Shores of a solar sea
Oh how I wish to go down with the sun
Sleeping
Weeping
With you

I wish for this night-time
to last for a lifetime
The darkness around me
Shores of a solar sea
Oh how I wish to go down with the sun
Sleeping
Weeping
With you"
 
(Sleeping Sun - Nightwish)

 
2 Settimane dopo.
Lo stereo della camera mandava musica a palla.
Un ragazzo scalzo, sdraiato sul proprio letto, con indosso una t-shirt nera del suo gruppo metal preferito, e un paio di jeans non molto attilati e rotti alle ginocchia, fissava spento il soffitto che aveva sopra di sè.
Mentre con un guantone da baseball e pallina a carico, si sfogava colpendo il soffitto.
Quei suoi colpi erano talvolta forti, talvolta deboli, ma non erano abbastanza "potenti" da sfondarlo.
La porta della camera era chiusa, e accanto al suo letto, sul comodino c'era la colazione, una colazione che mai e poi mai avrebbe toccato. Da quando era tornato dall'ospedale lasciando lì Brian, che lo aveva guardato con odio e profonda delusione, e avendo incontrato per puro caso in quei corridoi ospedalieri il Dottor Ripper, tornato da quasi una settimana, e sua figlia Amber che sembrava si fosse spenta del tutto, dall'ultima volta che l'aveva vista con Brian.
Bhe da quel momento, Nick non era più riuscito a chiudere occhio, non voleva mangiare e se lo faceva, non ne inglobava quanto gli bastava per tenere duro per tutto il giorno, aveva perso il conto di quanti mancamenti, e giramenti di testa lo avevano colto alla sprovvista.
Ma non gli interessava, si sentiva un verme un bastardo per tutto ciò che aveva fatto, per tutto il dolore che aveva procurato ad Amber, che poverina aveva l'unico difetto di essere reputata mostro e altre cose dalle Barbie e dai Ken dell'istituto, la stessa fottuta scuola privata dove purtroppo lui ne faceva parte. Ed era stato lui a regalare offese gratuite e prive di senso addosso ad Amber, ignorando i suoi sentimenti, fregandosene altamente di lei, della sua persona di tutto ciò che per lui era stata. Ed era stato lui, anzi era lui il capo del club "Sfotti Amber Ripper" oddio si odiava a morte.
Ripensò a tutto ciò che di male gli aveva fatto, ed ebbe una stretta al cuore, talmente forte da annientargli il battito e la respirazione, lasciando fuoriuscire un soffocato urlo di tremenda lacerazione spirituale, che ebbe il picchio quando nella sua mente, ritornò a galla ciò che aveva fatto pure a Brian, che nonostante tutti lo aveva salvato da morte certa, e che ora lo odiava con tutto sè stesso, ma era ciò che si meritava per tutto il male che aveva fatto, per compiacere lei, quella arpia, quella megera, quella strega, quella puttana di Eva.
Si morse talmente forte il labbro inferiore da ferirsi, poi aumentò la stretta alla pallina, chiuse gli occhi, e urlò. Sì cacciò un urlo di tremendo dolore coe se gli avessero strappato il cuore dal petto con le tanaglie.
La pallina venne lanciata con forza contro la finestra spaccando il vetro che si sfracellò al suolo.
l'urlo si placò lasciando spazio libero ad un singhiozzo soffocante, da negargli ogni briciolo d'aria. Stava soffocando di dolore, e dentro di sè si odiava, si detestava sempre di più e desiderava solo non essere mai nato.
-PERCHE' SONO VENUTO AL MONDO! PERCHE'? SONO SOLO UN LURIDO VERME, UN BASTARDO, MI ODIO! ODIO TUTTO, OGNI FOTTUTISSIMA COSA DI ME!-
Gridò, gettandosi pesantemente sul pavimento della camera e lasciare libero sfogo alle lacrime, a quel pianto convulso e soffocante, che sembrava quasi lo stesse lacerando dall'interno senza pietà.
Dentro il suo corpo, il suo cuore e la sua anima si stavano consumando, lacerando di odio verso sè stesso, verso tutto ciò che lo circondava senza dargli requie.
Gli occhi di Brian, e quelli di Amber si alternavano dentro di lui quadruplicandosi, fissandolo con profondo odio, odio nero, vedeva oltre quegli occhi, ciò che lui voleva fare della sua stessa vita, ovvero: terminarla, resettarla completamente, e abbandonarla per sempre, porrergli una fine eterna! E non risvegliarsi mai più.
"Sono solo uno schifoso verme, odio tutto, ogni cosa di me, perchè non mi vuoi punire? Perchè devo subire tutto ciò, ti ho detto, ti ho pregato, supplicato di farla finita, sì voglio porre una fine categorica a tutto ciò che ero, sono, e che diventerò se non fermerò tutto seduta stante!"
Ripetè dentro di sè una decina di volte, poi strinse i denti, portò quei suoi occhi azzurri intrisi di lacrime sul pavimento, seguendo con occhio attento quei frammenti di vetro.
Li seguì, sino a trovarsi davanti la finestra rotta, sul suo viso intriso e bagnato di lacrime, sfociò un debole sorriso folle, la stessa follia che adesso si rifletteva su i suoi occhi, occhi stanchi, occhi tristi, depressi, occhi che con rabbia profonda, ed odio immenso guardavano il mondo, la sua vita, il suo essere, e si lacerava anima e corpo di rabbia sadica verso sè stesso.
Chiuse gli occhi, deglutì la saliva, si alzò traballante dal pavimento, e vacillante si recò verso la finestra. Fissò quel caldo cielo estivo che stava diventando grigio, poteva sentire tuoni avvicinarsi, vedere deboli fulmini trafiggere quel cielo, erano rossi, rosso sangue. Nick depose le mani sul davanzale tagliente, strinse le dita in esso ferendosi leggermente, cacciò un tremendo grido interiore che esplose in un urlo, contro il creatore.
Una minaccia contro quel Dio che ancora lo stava tenendo lì a marcire, a subire, e a soffrire.
-SE CI SEI, SE DAVVERO ESISTI IN QUESTO FOTTUTO MONDO DI MERDA! PERCHE' NON MI UCCIDI, SI PERCHE' MI TIENI ANCORA QUI! NON VUOI PORRE FINE ALLA MIA VITA, VUOI PUNIRMI IN QUESTO MODO, EBBENE CE L'HAI FATTA CONGRATULAZIONI, MA ADESSO BASTA, HO CAPITO LA LEZIONE, QUINDI SE NON MI UCCIDI TU LO FARO' IO, E NON RIUSCIRAI A FERMARMI HAI CAPITO, NON RIUSCIRARI A FARLO STAVOLTA, PERCHE' SARO' MOLTO PIU VELOCE DI TE!-
Detto ciò, a piedi nudi salì sul davanzale.
Guardò giù, era al secondo piano, nessuno avrebbe potuto salvarlo, sarebbe stata la morte, e ciò lo riempiva di adrenalina, nessuno lo voleva punire con la morte, ebbene sarebbe stato lui a punire sè stesso.
Deglutì il groppo che aveva in gola, un giramento di testa lo colse di colpo, ma riuscì a tenersi al cornicione della finestra.
Sotto di lui il manto erboso lo chiamava.
Poteva già vedere il suo stesso corpo precipitare e spiaccicarsi al suolo, spaccandosi le ossa, e procurandosi un'emorragia interna, poteva già sentire calare su di sè il manto freddo della morte. Stava per gettarsi, lo stava per fare, ma di colpo la porta di camera sua si sfracellò a terra.
Un tuono avvolse la casa, strondendolo, stava per cadere, quando una forte presa lo arrestò, Nick vide il suo stesso corpo venire portato via dal davanzale, e reagì d'istinto scacciando via bruscamente chi avesse osato tanto. Ma non ebbe il tempo di reagire che d'un tratto sulla sua guancia destra, si presentò uno schiaffo, che lo scaraventò a terra.
Alzò gli occhi, per vedere chi lo avesse colpito, e si trovò davanti l'ultima persona che voleva vedere. Suo padre, che lo fissava scioccato, sconvolto e adirato.
-Che cazzo stavi tentando di fare Nickolas?-
Nick abbassò lo sguardo, e rispose infuriato.
-Come non si capiva, volevo gettarmi dalla finestra e porre fine a tutto ciò che sono diventato grazie a te!-
Si alzò da terra, si avvicinò bruscamente al padre, e gli urlo a pochi cm dal viso.
-COME CAZZO HAI OSATO FERMARMI EH? VUOI FARE IL PADRE ADESSO, POVERINO FORSE HAI FINITO I SOLDI, E TI SEI TRATTENUTO QUI PER SCROCCARNE A NOI ALTRI, COME SE NUOTASSIMO NEI DOLLARI! PEZZO DI MERDA, VIGLIACCO CHE NON SEI ALTRO, TI ODIO HAI CAPITO! ODIO TUTTO DI TE, DI ME, ODIO LA MIA VITA! HAI CAPITO! ODIO TUTTO CIO', QUINDI NON OSARE FERMARMI!-
Urlò in lcrime, mentre teneva lo sguardo puntato su quell'uomo che osava definirsi suo padre, che lo fissava senza riuscire a proferire parola, lo vedeva tremare, sentiva che voleva dirgli qualcosa ma non riusciva a farlo.
-Nickolas mi dispiace...non intendevo farti soffrire così, io non volevo lasciarti!-
-CAZZO! STAI ZITTO, CI HAI ABBANDONATOI-
L'uomo distolse gli occhi dal volto del figlio, e lo portò sulle sue mani ferite e sgorganti sangue.
-Nickolas mio Dio, dobbiamo curarti quelle ferite, ti accompagno all'ospedale-
disse posandogli una mano sulla spalla, che lui allontanò violentemente da sè, urlandogli infuriato, avvicinandosi alla finestra.
-NON TOCCARMI MAIALE SCHIFOSO, VATTENE VIA DA QUI, VATTENE TI ODIO! NON TOCCARMI, NON TOCCARMI!-
Salì sulla finestra, dando le spalle all'esterno mentre con gli occhi fissava suo padre.
-NICK NO!-urlò cercando di raggiungerlo, ma lui fu più svelto, sorrise beffardo e gridò
-NICKOLAS GENE CARTER DA OGGI IN POI NON ESISTERA' MAI PIU'!-
Chiuse gli occhi, sul suo viso comparve un sorriso di liberazione, e si lasciò cadere giù.
Raggiunse il suolo. Un colpo di tosse gli attraversò il corpo, e dalla sua bocca uscì del sangue, ma era ancora vivo.
Suo padre da lassù fissava la scena attonito. Non riusciva a fare niente, a non pensare a nulla era lì, fermo, bianco in volto, tremante e fissava tutto, vedeva suo figlio lì per terra, con la bocca macchiata di sangue, vedeva il suo torace alzarsi nell'atto della respirazione vedeva quei suoi occhi serrati, poteva notare le smorfie di dolore che gli attraversarono il viso, poteva sentire dei deboli rantoli, ma non era in grado di fare nulla, era bloccato, vuoto, scioccato.
Fu un urlo proveniente dall'ingresso a destarlo, guardò giù distogliendo lo sguardo da Nick, e la vide la sua piccola Rachel correre verso suo fratello cadere in ginocchio davanti a lui e piangere, gridare aiuto.
-Nick fratellone, NICKOLAS!!!-
Nick trasalì, ebbe un leggero spasmo, aprì gli occhi incontrando il cielo ormai nero, sentiva i tuoni farsi sempre più vicini, vedeva i fulmini squarciare le nuvole, e si rese conto che era ancora vivo, stava per gridare di rabbia, quando alle sue orecchie, giunse una voce a lui famigliare, era una voce di bambina, e stava piangendo.
Deglutì il groppo che gli intaccava la gola, voltò lentamente il viso verso quella voce, e incontrò gli occhi in lacrime, e spaventati della sua piccola sorellina, l'unica persona che gli aveva dato un senso per vivere. Dopo Amber lei era stata, ed era tutt'ora la persona più cara che avesse al mondo, e che gli voleva veramente bene, senza chiedere nulla in cambio.
-Rachy, cosa ci fai qui, sta per piovere và a casa, vai in...-
Perse per un attimo il respiro, tossì, ancora del sangue uscì dalla sua bocca, stava per perdere i sensi, ma si riprese, guardò la sorellina, che singhiozzante e tremante parlò.
-Nick....non dormire, Nick stai sveglio! Nick! Come stai? Fratellone!-
-Sto...sto bene sorellina, sto bene tranquilla vai in casa ti prego, sta per piovere!-
-NO NICK!-
-Entra in casa!-
-NO!- gridò piangente gettandosi sul suo petto.
Nick poteva sentirla singhiozzare, il suo cuore perse un battito, deglutì la saliva, e tentò di muovere il braccio sinistro. Una debole fitta lo travolse, strinse i denti, e riuscì ad abbracciare Rachel sussurrandogli dolorante.
[Rachy,sorellina ti voglio bene]
Strinse ancora i denti lasciando cadere il braccio, stava per alzarsi quando percepì i passi di suo padre raggiungerlo. Trasalì mandò a puttane il dolore che lo lacerava, scostò la sorellina e cercò di alzarsi più velocemente, aiutandosi con la quercia che aveva a pochi cm dalla testa, una testa che aveva una leggera ferita da cui sgorgava un pò di sangue.
Ci riuscì, era in piedi adesso, il braccio destro ciondolava sul suo fianco, Rachel si era stretta a lui dando le spalle al padre, che si avvicinò per sfiorarla, ma Nick la strinse a sè con il braccio buono, guardò feroce il padre, che si stava quadruplicando davanti ai suoi occhi, la testa cominciò a pulsargli, un bruciore improvviso lo travolse, chiuse gli occhi, barcollò, stava per cadere a terra, ma riuscì a trattenersi, portò gli occhi in basso, che da adirati si fecero più dolci, sorrise alla piccola, e parlò.
-Rachel, corri a casa...vai a casa non devi vedermi così hai capito? Piccola non mi vedrai mai più , me ne vado via per sempre Rachy! Sii forte, andrà tutto bene d'ora in poi, la mamma si disintossicherà vedrai, papà forse resterà ancora qui con voi, e tu vivrai più serenamente.
Mi dispiace per quello che ti urlai tempo fà, mi dispiace piccolina non volevo ferirti, tu sei la persona più importate della mia vita, non voglio rovinarti ancora l'esistenza, non voglio più.
Ti voglio bene Rachy-
Lentamente Nick si portò al suo livello, la strinse a sè stringendo i denti, chiuse gli occhi, pianse e sussurrò alle sue orecchie fievole e tremante.
[Sii forte piccola! ti voglio bene! addio]
La strinse ancora e prima che lei potesse avvinghiarsi a lui e gridargli "Non andare via" la spinse verso il padre, e senza dire o fare altro voltò le spalle a tutti e due, raccolse le poche forze rimastegli e fuggì.
 
*§*§*§*
 
Stava correndo quel poco che riusciva a farlo, correva e correva mentre dentro la sua testa le urla disperate di Rachel che lo chiamavano in lacrime, rimbombavano pesantemente stordendolo, lacerandolo da parte a parte.
"E' l'unico modo che ho per dimenticare tutto il male che ho fatto!
Amber scusami...perdonami se non ho capito quel giorno che mi stavo innamorando di te, perdonami per tutto il male che ti ho fatto, scusami per averti reso infelice, mi dispiace, perdonami.
Brian amico mio, mi dispiace merito tutto il tuo odio, me lo merito, non dovevo farti ciò che ti ho fatto perdonami..perdonatemi tutti.
Rachel sorellina mia, mio prezioso petalo di rosa scusami se ti ho abbandonato, ma non merito di avere una sorellina buona e dolce come te al mio fianco. Papà nonostante tutto l'odio che provo per te, non posso negare che ti voglio comunque bene, non le abbandonare ancora te ne prego.
Mamma, mamma perdonami per non averti aiutato quando ne avevi più bisogno, forse ora non saresti quella che sei adesso! Vi voglio bene, perdonatemi.
Questo Nick non vi farà più del male.
Amber...Brian siate felice ve lo meritate!"
Un clacson giunto da dietro arrestò la sua debole corsa, la luce accecante di quei fari lo bloccarono, e la vide in lontananza giungere quell' ombra.
L'auto gli sfrecciò accanto, ma Nick non si destò neppure di un mm, i suoi occhi erano fissi verso quella figura che si stava avvicinando tranquillamente.
Un tuono lo riscosse di pochi attimi, un lampo illuminò la zona, e la riconobbe Amber, che si era fermata di colpo, e lo stava fissando, spaventata, preoccupata e sconvolta.
La vide fare dei passi verso di lui, che indietreggiò di poco, un colpo di tosse, del sangue cadde dalla sua bocca, una fitta al corpo, un urlo di dolore implose dentro di lui, le gambe cedettero facendolo piombare in ginocchio sull'asfalto.
I suoni si fecero ovattati, il respiro si fece più ansante, e a fatica riuscì ad inglobare aria.
I suoi occhi vedevano la strada quadruplicarsi, e vedevano Amber sfuocata raggiungerlo.
La vide inginocchiarsi davanti a lui, gli disse qualcosa che non riuscì a capire.
Una fitta di perforante dolore gli attraversò il corpo, sussultò, le palpebre si fecero pesanti, stava per raggiungere il buio, ecco stava per accadere, inghiottì il macigno che aveva in gola, le sue labbra tremarono, poi la voce gli uscì in un rantolo.
[A..Amber..mi, mi dispiace, mi...di..]
Il cuore perse un battito, i suoi occhi raggiunsero il buio, e tutto intorno a lui piombò nel silenzio più glaciale.
Avvertì flebilmente la stretta di Amber, un urlo.
-PAPA'!-
E tutto cessò di esistere.
 
"...Vorrei che questa notte durasse una vita
L'oscurità intorno a me
Spiagge del mare solare
Oh quanto vorrei immergermi con il sole
Dormire
Piangere
Con te..."
 
(Sleeping Sun - Nightwish)
CAPITOLO 32



Shattered

"...Oh, how it hurts
That it's lift from your hands
Hit the ground, then now it shattered
I'm so shattered
(Can't believe, it was me. I'm so shattered.)
So shattered
(Can't believe, you and me ohh)
I'm so shattered
(Can't believe, you left me shattered.)
I'm shattered cause....?

(Shattered - Backstreet Boys)
 
Nell'oscurità calata di colpo dentro la sua testa impedendogli di aprire gli occhi, e scontrarsi con il mondo che tanto odiava, un rumore improvviso,delicato e scrosciante irruppe in quella quiete mentale e profonda facendosi strada in lui, dentro di lui sino a spingerlo a reagire, a combattere quel calore che gli bruciava il corpo.
Aveva avuto la febbre altissima per svariati giorni, e non sembrava voler cessare, anzi aumentava. Amber gli era stata affianco per tutto il tempo, solo adesso si era presa un break, dato che finalmente quella febbre da perennemente 40, era scesa ad un rassicurante 37.
Nick sentiva i rumori intorno a lui farsi sempre e sempre più vicini. Riusciva a riconoscere, il rombo dei motori delle auto che passavano all'esterno, pecepiva il vento che faceva sbattere dei rami a quella che doveva essere una finestra, a giudicare dal rumore battente e intervallato.
lo scrosciare dell'acqua lo raggiunse ancora, forse stava piovendo, non lo sapeva, ma era consapevole che quei rumori non erano quelli del suo quartiere.
deglutì il groppo che aveva in gola, lentamente anche gli altri sensi intorpiditi inizivano a svegliarsi. Al suo naso giunse il profumo di caffè appena fatto, e il profumo di lenzuola pulite.
le labbra cominciarono a tremargli, le palpebre lentamente lasciavano entrare la luce del sole sorto da poco, che gli accarezzava delicatamente il viso, riscaldandoglielo gentilmente.
Tossì, i suoi occhi incontrarono un soffitto bianco, poi un comodino, con una bacinella d'acqua, con pezza a carico.
Scosse debolmente la testa frastornato, percepì nel suo corpo il dolore del volo che aveva fatto, sentì quel sapore metallico di sangue riaffiorargli nei ricordi e scosse nuovamente il capo.
All'interno della sua mente il volto di Amber fece capolino, risentì quel'urlo
-PAPA!-
Quella presa delicata, e cominciò a ricordare un pò di cosa gli fosse accaduto.
-Ma che...-
non terminò la frase che quello scrosciare ritornò all'interno della sua testa, spingendolo ad alzarsi lentamente e a raggiungere l'enorme finestra, per vedere se effettivamente stesse piovendo, nonostante il pallido sole, infatti era tutto asciutto.
Sussultò, si voltò verso sinistra incontrando quella porta semiaperta.
Incedette stranamente rapito da quello scrosciare, fece 4 passi e un giramento lo travolse ma si tratenne al muro che distava a pochi cm dal suo fianco destro.
Vedeva del fumo cospagersi fievole nel corridoio, sentiva quel rumore farsi sempre e sempre più forte.
Proseguì e la vide una porta bianca da lì il fumo usciva, da lì quell'acqua cadeva, e da lì quella voce femminile di colpo iniziò a cantare dolcemente.
 
-I hear Your voice on the line
But it dpesn't stop the pain
If I see You next to never
How We can say forever...-
 
Stava per continuare, ma la voce si bloccò di colpo.
Nick ancora frastornato, depose tremante la mano su quella maniglia.
Vacillò, poi senza fare altro spinse giù, e la porta si aprì delicatamente, mostrandogli attraverso quel fumo la figura di Amber. Che usciva dalla doccia, avvolgendosi nell'accappatoio bianco.
Nick perse un battito, e come ammagliato, stregato da quella figura femminile, circondata da una lieve nuvoletta di vapore, incedette verso di lei.
[A..Amber...]
La ragazza sussultò, si strinse nell'accappatoio e si voltò di scatto trovandosi davanti un Nick barcollante, che a fatica riusciva a tenere gli occhi aperti.
-Ni..Nick ma che fai qui...Nick non dovevi alzarti-
Tartagliò tremante, tenendo gli occhi preoccuopati su di lui, che senza rispondere alla sua domanda, incedeva verso di lei, fissandola dritta negli occhi.
Amber perse un battito, la paura si impossessò di lei, voleva indietreggiare ma il muro la bloccava. Era in trappola.
Il cuore le esplodeva in petto, Nick seguitava a fissarla e ad avvicinarsi, e perse un attimo l'equilibrio, ma si riprese in tempo.
-Nick fermo...stai male, devi tornare a letto...Nick..Nickolas, per favore-
erano le uniche cose che Amber riusciva a blaterare terrorizzata.
[A..Amber]
Sussurrò Nick ormai a pochi cm dal suo viso.
La ragazza ancora spaventata chiuse gli occhi, abbassò il volto, mentre lacrime di terrore le rigavano le guance.
"Nick ti prego no...aiuto"
Pensò ripensando a tutte le cose cattive che lui ed Eva gli avevano fatto.
Sentiva che stava per accaderle qualcosa, era pietrificata, voleva urlare, e lo stava per fare ma di colpo, delicatamente il tocco del pollice di Nick, si presentò sul suo mento, alzandoglielo dolcemente.
Amber teneva ancora gli occhi chiusi, tremava come una foglia.
Cosa voleva farle Nick? Non gli bastava tutto ciò che le aveva fatto, èh non gli bastava? Lei non lo sapeva, era solo consapevole di quanto avesse il terrore di lui..
-Nick...no lasciami, ti prego-riuscì a dirgli.
La risposta del biondino fu quella, di passarle i pollici sulle guance portandole via le lacrime.
Amber deglutì, i suoi occhi lentamente si aprirono incontrando quelli azzurri, limpidi, tristi, e dolci di lui, che tremante deglutì l'enorme groppo che aveva in gola. Il cuore esplose, i battiti accelerarono sempre e sempre di più, una morsa allo stomaco lo raggiunse, seguita da un urlo interiore di libeazione. Inghiottì ancora, intimorito, sentiva chiaramente nella sua pelle la paura di Amber, e questo lo spezzò in due, sapeva che era stato lui a infondere in lei questo terrore implacabile, e si odiava ancora di più. Chiuse gli occhi per un secondo, le lacrime cominciarono a scendergli sulle guance, le labbra tremarono, si avvicinò cauto a lei, e gli sussurrò, addolorato, e spaventato.
[Non avere paura di me, ti scongiuro Amber...Perdomami... non cacciarmi anche tu..non..]
Voleva continuare, ma un singhiozzo lo fermò, si tratenne quel poco che riusciva a fare.
Un giramento lo avvolse, ma lui resistette, incrociò gli occhi della ragazza, e inghiottì il macigno che teneva fermo in gola.
[Non temermi ti prego...Am]
Sussurrò mentre lentamente le sue labbra tremanti e bagnate di lacrime sfiorarono, quelle di lei che non ebbe il tempo di realizzare cosa stesse realmente accadendo, perchè Nick ebbe un capogiro.
Amber sconvolta riuscì a tornare lucida quel poco che bastava per sorreggerlo, ed evitargli di cadere a terra, per poi condurlo in camera e metterlo a letto.
Poteva sentire quel viso bruciante, sul suo collo. la febbre gli era salita nuovamente.
Nick ansimava, stava male.
Quindi senza pensarci un attimo ancora scossa dall'accaduto, bagnò la pezza e gliela posò sulla fronte, per poi correre al piano di sotto e telefonare al padre intimamdolo di tornare.
Nick stava peggiorando.
 
*§*§*§*
 
-E..Eva..voleva annegarla al laghetto, voleva ucciderla, voleva, che..che lei..mi dispiace..mi..-
 
-LASCIAMI TU NON FAI PARTE DEL MIO MONDO, NON PUOI PIU' FARNE PARTE, NON VEDI NULLA, NON CAPISCI! NON HAI CAPITO CIO' CHE VOLEVO DIRTI, MI HAI GUARDATO COME FOSSI UNA PAZZA, MA NON LO ERO, E NON LO SONO, NON SEI RIUSCITO A CAPIRE NIENTE DI EVA COSA CREDI CHI SIA LEI, UN ANGELO, UNA VITTIMA? NON E' COSI! E STATA COLPA SUA, HA ESCOGITATO TUTTO..PER..PERCHE' TI VUOLE BRIAN E TU HAI PREFERITO AIUTARE LEI INVECE CHE ME...HAI CREDUTO A LEI! SEI SOLO..SEI SOLO...TI ODIO! ODIO TUTTI QUANTI PREFERIREI ESSERE MORTA IN QUEL LAGHETTO, NON DOVEVI SALVARMI, NON DOVEVI FARLO, DOVEVI LASCIARMI MORIRE, TANTO NESSUNO AVREBBE SENTITO LA MIA MANCANZA..NESSUNO E EVA AVREBBE FESTEGGIATO!-
 
-E..Eva..voleva annegarla al laghetto, voleva ucciderla, voleva, che..che lei..mi dispiace..mi..-
 
-SI BRIAN HAI CAPITO BENISSIMO, AVREBBERO FESTEGGIATO SE FOSSI MORTA, TUTTA LA SCUOLA MI ODIA! OGNUNO MI ODIA, E TU NON SEI DA MENO! FINITE TUTTI PER PENDERE DALLE LABBRA DI EVA, E' SUCCESSO CON NICK, E ORA ANCHE CON TE! CREDEVO POTESSI CAPIRMI, MI FIDAVO DI TE!....-
 
-E..Eva..voleva annegarla al laghetto, voleva ucciderla....-
 
Quelle frasi, sempre le stesse frasi gli tartassavano la mente, il cuore, e l'anima impedendogli di riposare tranquillamente, come chiudeva gli occhi crollava per poi venire investito secondi dopo da tutto, ogni cosa, e riapriva di scatto gli occhi, non trovava pace, e l'unica cosa che riusciva a fare era quella di fissare vuoto il soffitto di quella camera ospedaliera, sembrava in uno stato di catalessi perenne e pareva non volerne uscire mai più.
I suoi genitoi venivano a fargli visita ogni giorno, ma per lui era come se non ci fossero, sentiva che gli parlavano, percepiva il loro affetto, le loro carezze ma non reagiva, era freddo, come una statua di marmo.
-Brian piccolo mio- provò a chiamarlo debolente la madre, accarezzandogli quel viso contratto dalla sofferenza, dall'enorme senso di colpa nei riguardi di Amber, e dal'orrenda verità che circa 4 settimane fà aveva scoperto, dalle labbra di Nick.
Eva voleva uccidere Amber, e lui ci aveva fatto sesso! Si odiava a morte per questo, nella sua mente ritornò quel fottuto giorno, quel fottutissimo momento, e non ci vide più, cacciò via bruscamente la mano di sua madre, si portò a sedere sul letto, è gettò a terra il vassoio con il cibo urlando di rabbia e in lacrime come un pazzo agonizzante.
-ANDATEVENE VIA TUTTI QUANTI, NON VOGLIO VEDERE NESSUNO, NON MERITO NIENTE! LASCIATEMI IN PACE, ANDATEVENE VIA! VI ODIO, ODIO TUTTI VOI, E SOPRATTUTTO ODIO ME STESSO. MI ODIO! L'HO PERSA MAMMA, L'HO PERSA HAI CAPITO MERITO LA MORTE PER QUELLO CHE GLI HO FATTO MERITO LA...-
Non riuscì a terminare la frase che un singhiozzo lo travolse impetuosamente, portandogli via tutta l'aria che aveva in corpo. Il cuore perse un battito, tutto implose dentro di lui, come un urlo lancinante di una angoscia profonda e tagliente come una falce.
Si sentì tranciare da parte a parte, voleva gridare di dolore, voleva buttare fuori quella agonia assassina ma non riusciva a farlo, essa era troppo potente, stava per esplodere, stava per abbandonarsi all'oscurità, ma non ci riuscì perchè le forti braccia cariche di affetto di suo padre e di sua madre lo avvolsero interrompendo quella sua eterna caduta, lo strinsero più forte che potevano, e lui si lasciò andare ad un pianto eterno.
-SONO SOLO UN BASTARDO SENZA CUORE, NON MERITO NIENTE, NULLA! COME HO POTUTO FARLE QUESTOP, CON CHE CUORE! SONO UN BASTARDO! UN VERME, MI ODIO! IO..IO AMBERRR!!! AMBER PERDONAMI..PERDONAMI..TI PREGO, TI AMO, TI AMO ANCORA, TI HO SEMPRE AMATO AMBERR!!!- urlava in preda alla disperazione più totale e all'orrenda sensazione di sentirsi un verme per aver ceduto a quella Eva, a quella strega.
I genitori rotti dalla sofferenza che stava lacerando il loro "bambino" a stento riuscivano a tenerlo stretto, ma cercavano in tutti i modi di resistere, ed essere forti, per lui, per il loro amato figliolo che adesso stava patendo le pene dell'inferno.
-Shh Brian calmati...shhh andrà tutto bene, andrà tutto bene...- queste erano le uniche cose che riuscivano a sussurrargli in lacrime, perchè il suo dolore era troppo forte per trovare le parole adatte a rassicurarlo, e a tenerlo su, lui era annullato, e loro lo stavano seguendo.
 
"Can't believe, it was me. I'm so shattered.)
So shattered
(Can't believe, you and me ohh)
I'm so shattered
(Can't believe, you left me shattered.)..."
 
(Shattered- Backstreet Boys)
CAPITOLO 33

Don't Tear It Down,
What's Left Of Me

"...Don´t tear it down, what´s left of me
Make my heart a better place..."
(All I Need - Within Temptation)

Un'altra settimana era volata. Due occhi blu ancora vacui e spenti fissavano quella finestra aperta, perdendosi in quel cielo azzurro senza nuvole.
Il ragazzo sospirò debolmente, per poi degluttire e perdersi ancora in quell'empireo.
Tra meno di 20 minuti sarebbe uscito da quel maledetto ospedale, e la cosa lo doveva far felice ma non era così, sapeva chi avrebbe rivisto fuori di lì Nick, Eva che odiava a morte e, lei..Amber la sua piccola Amby.
Scosse la testa debolmente, portandosi secondi dopo le mani tra i capelli e stringerli, mentre delle lacrime sfociarono dai suoi occhi. Come ce l'avrebbe fatta a incrociare i suoi occhi, come avrebbe resistito in quella enorme casa, sapendo che a 4 passi da lui abitava Amber, sarebbe stato impossibile evitarla. Ma lui voleva farlo, non ce la faceva ad affrontare la realtà, era finita, finita per sempre, si era arreso, ma l'amava ancora e molto più di prima, ma aveva deciso di congelare tutto e iniziare a dimenticarla, le aveva fatto troppo male. Come poteva passare oltre dopo aver visto quei suoi occhi castani così dolci, e teneri pieni di gioia diventare di colpo tristi, decimati e soprattutto feriti.
Dio se ripensava a quel viso, tutto il male che Amber aveva provato in quel momento, tutta quella sofferenza decimante, lancinante gli si ritorse contro, facendogliela percpire al colmo della potenza. Era talmente forte da negargli ogni via d'uscita si sentiva oppresso, stritolato, schiacciato da tutto quell'incumensorabile dolore, da tutta quella tagliente agonia, fino a ridurlo in mille e milioni di pezzettini, poteva sentire chiaramente quelle lame affilate, e cariche di dolore tranciare ogni suo legamento muscolare, raggiungere gli organi e trapassarli, tagliarli fino a incedere, spingere e affondare quelle lame all'interno della sua anima rovinandola del tutto.
Gli faceva male tutto questo, male da morire, ma non riusciva in alcun modo a reagire, l'unica cosa che voleva fare, era scappare da tutto e tutti, e soprattutto non incrociare gli occhi di quella persona che per lui era diventata la sua vera ed unica ragione di vita.
Avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei, avrebbe strisciato per tutta l'America implorandola di perdonarlo, ma era inutile farlo perchè sapeva che non l'avrebbe perdonato, ne era consapevole, gli aveva fatto fin troppo male. L'aveva uccisa, non gli aveva creduto quando cercava in tutti i modi di spiegargli che Eva lo voleva per sè, e che avrebbe fatto qualsiasi cosa per prenderselo, e ahimè c'era riuscita. Brian si detestava a morte per essersi lasciato abbindolare da quella arpia, in quel modo, fin troppo facilmente..
Scosse ancora la testa, ripensò a tutto ciò che aveva passato con Amber, a quando finalmente in lei aveva visto sfociare quel dolce sorriso colmo di amore e speranza. Quel sorriso che lui era riuscito a vedere nel momento in cui Amber si era lasciata andare veramente e del tutto a lui, a quel ragazzo che l'amava più di ogni altra cosa al mondo, a lui, allo stesso Brian che adesso era solo un corpo che camminava, senza niente dentro. Era completamente svuotato, aveva congelato, ibernato tutto dentro di sè.
Però sotto tutta quella coltre di ghiaccio, qualcosa di caldo e ardente viveva, ardeva come fuoco, era l'amore per Amber, solo quello, ma che lui in tutti i modi insisteva, e lottava affinchè rimanesse imprigionato lì.
Non voleva liberarlo, non voleva farlo, perchè si era convinto che ormai l'aveva persa definitivamente.
"Sono stato solo uno stupido, idiota, un inetto, un imbecille, un coglione, perchè l'ho fatto..."
-PERCHE' DIAVOLO HO PERMESSO CHE ACCADESSE TUTTO QUESTO! PERCHE' A ME, PERCHE' AD AMBER! PERCHE' A NOI, PERCHE'!-
L'ultima frase la pronunciò a denti talmente stretti da indurlo a ferisri il labbro inferiore, dove un rivolo di sangue sgorgò, bagnato anche da quelle lacrime che mai e poi mai sarebbero cessate di bagnare quegli occhi, quel viso, quelle guance e quei lineamenti.
Piangere ormai per Brian era rimasta l'unica cosa che gli restava di fare, per non sembrare un automa completo, senza nemmeno un briciolo di emozioni. Solo quelle lacrime facevano capire che lui era vivo, perchè il resto era morto, congelato in lui, dentro di lui, fino in fondo all'anima.
Il clack della porta si insediò in lui destandolo per alcuni secondi, ma non se ne curò affatto,
e rimase lì, seduto al lato del letto, a fissare l'infinito fuori dalla finestra, e per un attimo aveva pensato di poter volare via, e porre una fine definitiva alla sua sofferenza.
Deglutì senza nemmeno voltarsi per vedere chi fosse appena entrato, era convinto che fosse sua madre, o suo padre che erano saliti per dirgli che poteva uscire.
I suoi occhi continuavano a fissare al di là del vetro della finestra.
Udiva quella persona avvicinarsi, ma lui proseguiva imperterrito a guardare fuori.
Poi di colpo un riflesso ad un lato del vetro. roconobbe subito quel taglio di capelli, sentiva benissimo quel profumo, come percepiva chiaramente quella presenza a pochi mm da lui. era lei.
Ebbe uno scatto d'ira immenso, si voltò di colpo verso quella figura che aveva osato tanto, e non ci vide più.
Si scaraventò su di lei prendendola per il colletto della camicia e sbatterla all'armadietto.
La pressò ad esso e a pochi mm dal suo viso, irato gli disse.
-Che cazzo ci fai tu qui? Chi ti ha fatto entrare vattene, volevi ucciderla non è così, volevi farlo non è vero!-
Eva era terrorizzata, il suo volto era bianco come un lenzuolo, il corpo le tremava come una foglia. Brian infuriato così non l'aveva mai visto, cercò di liberarsi da quella stretta, ma era tutto inutile.
-Lasciami Brian, mi stai facendo male...-
Di tutta risposta la pressò ancora di più e ribattè.
-Oh ma davvero, ti sto facendo male, questo non è niente in confronto a quello che voglio farti e che meriti di ricevere! Nick me lo ha detto, la volevi uccidere brutta stronza!-
Non appena sentì pronunciare quel nome di 4 lettere si infuriò.
"Traditore, bastardo me la pagherai"
Pensò per poi portare gli occhi su Brian e mentire innocentemente.
-Io non ho fatto niente, è stata un idea di Nick! Io ho cercato di dissuaderlo! LASCIAMI!-
Il ragazzo scosse la testa non gli credeva, ora non più.
-No non ti credo, sei solo una sporca sgualdrina ti odio!-
Aumentò la stretta su quel fragile collo, stava per soffocarla quando di colpo, due forti braccia lo staccarono da lei.
Brian si dimenò, si scaraventò nuovamente verso Eva, ma ancora quelle braccia lo afferrarono buttandolo a terra.
-BRIAN SEI IMPAZZITO! FERMATI!-
-LASCIAMI PAPA' DEVO FARLA FUORI, HA TENTATO DI UCCIDERE AMBER! HA TENTATO di....-
Non riuscì a terminare la frase che sul suo braccio destro, un'altra mano subentrò, sentì qualcosa di appuntito penetrargli nella vena centrale, e tutto di colpo ebbe quasi la fine.
Le palpebre gli si fecero pesanti, i suoni iniziarono ad essere ovattati.
Vide il volto di Eva sorriderle debolmente, la vide avvicinarsi e regalargli un bacio sulle labbra, che lui ormai frastornao non riuscì ad evitare, e poi la sua voce subentrò all'interno del suo orecchio in un sussurrato:
[Io avrò anche tentato di ucciderla come Nick ti avrà detto, ma tu comunque hai fatto sesso con me. Come puoi dirmi che mi odi]
Brian ebbe un debole sussulto stava per scaraventarsi ancora su di lei, ma il tranquillante che gli avevano somministrato lo fermò prima che potesse reagire anche minimamente.
In pochi istanti il buio lo travolse e l'incoscienza lo catturò trascinandolo via.
Non appena il Signor Littrell, aiutato dal medico di turno, depose Brian sul letto, si rivolse alla ragazza preoccupato e spaventato, stava per scusarsi ma lei lo anticipò dicendo.
-Stia tranquillo Signor Littrell non è successo niente, non dovevo disturbarlo visto le sue condizioni, Amber lo ha distrutto poverino, me lo saluti quando si sveglierà, la prego-
L'uomo annuì. Detto ciò Eva accarezzò il volto di Brian delicatamente, sorrise fievolmente compiaciuta, gli regalò un bacio sulla fronte, e gli sussurrò.
[Ciao piccolo, tranquillo la dimenticherai presto, non permetterò a lei o a Nick di intracialrmi ti amo]
Lo baciò ancora, poi salutò il Signor Littrell e uscì dalla camera con un solo pensiero in mente.
"Nick non dovevi farmi questo, te la farò pagare in qualche modo!"

*§*§*§*

Le voci di Amber e suo padre raggiunsero al piano di sopra, un Nick ripresosi da pochi giorni dall'alta febbre. Era ancora debole e a malincuore del signor Ripper, Nick doveva soggiornare da loro fino a che non si sarebbe ripreso per il meglio.
-Amber nonostante mi dispiaccia, e odii ammetterlo, ma il nostro ospite acquisito di recente, ha bisogno di essere controllato a dovere-
-Cioè?- chiese la ragazza frettolosamente
-Credo abbia dei seri problemi, non lo sò Amber, ti ricordi in che condizioni lo abbiamo trovato, dato l'emorragia, credo che si sia gettato dalla finestra o qualcosa di simile, per fortuna che l'abbiamo soccorso in tempo, altrimenti non sarebbe più qui a quest'ora-
Quelle parole fecero rabbrividire Amber, ripensò all'accaduto di una settimana fà, a quel bacio sfiorato e scosse la testa scacciando quel fastidioso ricordo.
Non aveva raccontato nulla al riguardo, al padre, e con Nick aveva fatto finta che niente fosse successo, anche perchè forse lui non se lo ricordava più.
Delirava, quindi era probabile che si fosse scordato ogni singola cosa.
Si sentì sollevata. Sospirò, e diede un bel sorso al suo latte freddo al cioccolato.
Stava per parlare, quando un rumore di deboli passi si presentò alle loro spalle.
Entrambi si voltarono, e i loro occhi incontrarono la figura di Nick, che incrociando quegli sguardi abbassò la testa intimorito.
Ebbe un flash, e ricordò il bacio che aveva rifilato ad Amber.
Purtroppo per lei, lui non se lo era scordato.
La ragazza intuì subito, distolse lo sguardo dal biondino, lo portò sulla sua tazza, bevve un altro sorso, e senza dire o fare altro, si alzò dalla sedia, prese la tazza e con gli occhi rivolti al pavimento, incedette verso il lavandino, che per sua sfortuna era situato proprio dove adesso Nick era giunto.
La vide avvicinarsi, ma fissò il pavimento, lei faceva la stessa identica cosa.
Ebbere un fremito non appena si sfiorarono accidentalmente. Amber tremò, aveva ancora timore di lui.
-Scu..scusa- borbottò Amber sorpassandolo.
Nick inghiottì il macigno che aveva in gola e rispose un flebile.
-Non fa..ni..niente-
-Bene- replicò lei pulendo la tazza, rimmeterla al proprio posto, allontanarsi immediatamente da quella stanza, e raggiungere l'ingresso, dove sentenziò.
-Papà vado a portare a spasso Kenny-
In pochi istanti l'uscio sbattè.
Nick fissava il pavimento spaventato, sentiva quanto odio provasse il Signor Ripper nei suoi confronti, e non lo biasimiava affatto, si meritava tutto ciò.
Deglutì a fatica, e sospirò.
Lentamente alzò il viso, e timidamente puntò gli occhi verso il padre di Amber, che leggeva il suo giornale, e sorseggiava il proprio caffè senza degnarlo di uno sguardo.
Il gelo risiedeva in quella casa, e anche dentro di lui.
Nick inghiottì nuovamente, poi debolmente sentenziò.
-Gr..grazie per la sua ospitalità Signor Ripper e per avermi salvato la vita..-
Ci fu un attimo di silenzio, e poi la voce dell'uomo tranciò fredda quella quiete, colpendo Nick in pieno.
-Non ringraziarmi, se non fosse stato per Amber ti avrei lasciato morire su quell'asfalto, non ti perdonerò mai per ciò che le hai fatto...-
-Signor Ripper io..io...-
Non lo fece finire di parlare, perchè battè la mano sul tavolo, abbandonò il giornale, si alzò dalla sedia, si voltò verso di lui, e incedette minaccioso. Giunto a pochi cm, arrestò il proprio incedere, lo fissò dritto negli occhi e parlò.
-Stai zitto, le tue scuse non servono a niente, ho deciso di tenerti con noi solo per controllarti meglio, e per farti recuperare le forze, poi te ne andrai via di qui, e non ti avvicinerai mai più a questa casa, ma soprattutto ad Amber, non ti permetterò di fargli del male nuovamente.
Tu, Eva e tutti i tuoi compagni avete superato il limite, avete rovinato la vita a mia figlia. Credevate che non sapessi niente non è così? Sbagliato! In questi anni l'ho osservata e dopo che tu l'hai abbandonata senza un perchè, ho notato che la sua gioia, il suo sorriso si erano spenti, non ci ho messo poco a capire chi fossero i colpevoli, ma ero troppo impegnato con il lavoro da preoccuparmi di lei, sono stato un pessimo padre lo sò benissimo, ma ora ho intenzione di fare qualcosa-
Nick non rispose, abbassò nuovamente gli occhi e blaterò tremante
-Mi..mi dispiace, mi disp...-
Non riuscì a teminare la frase che un nodo alla gola lo raggiunse, delle lacrime cominciarono a scendere dai suoi occhi, e senza fare altro, voltò le spalle al padrone di casa, prese le scale, e raggiunse più veloce che poteva, quella che per adesso era la sua camera.
Sbattè la porta e si gettò sul letto, lasciandosi logorare da quell'odio che lo aveva travolto, e scaraventato a terra senza ritegno.
-Tutto questo non finirà mai, lo sò, me lo sento..non posso continuare a vivere così, perchè non sono morto, perchè, PERCHE'....-
Il gridò gli smorzò l'aria e un singhiozzo lo travolse.
Stava per crollare a piangere, ma si tratenne.
Fissò alla sua destra una porta-finestra che dava sul balcone, si alzò dal letto, raggiunse quel luogo, l'aprì lentamente, e uscì.
Una volta furi guardò giù, scorse il doccio dell'acqua, e con cautela decise di scendere, di raggiungerla, doveva parlarle, sentiva che doveva farlo.
Eral'unica cosa che avrebbe portato un pò di pace nel suo cuore, voleva essere perdonato, da lei, da Amber.
"Amber perdonami te ne prego, ho bisogno del tuo perdono.
Io..io credo di aver bisogno di te, si ho bisogno di te, di una amica, una vera amica, ho bisogno di riavere la mia migliore amica.Voglio che tutto ritorni come prima, quando c'eravamo solo io e te, quando tutto andava bene, quando tutti erano felici.
Voglio sentirmi di nuovo completo, perchè solo con te lo ero davvero."

"...Non lacerare ciò che rimane di me...
Fà si che il mio cuore sia un posto migliore..."

(All I Need - Within Temptation)

CAPITOLO 34


Raining Again

"A piece of glass
In the sand under your feet
It cuts you deep
It makes you hate the beauty that you see
And you wonder where you are
How you ever got so far
Now you question what went wrong
It's your heart

It's raining again
There's a dark cloud over your head
It follows you around
It's bringing you down
It's raining
It's raining again

A welted rose
And you're the gaze of all you see
You buy the flaws
And miss the beauty that is yours for free
Because of lies you are so far
From the things that matter now
And to only wonder how
It's your heart

It's raining again
There's a dark cloud over your head
It follows you around
It's bringing you down
It's raining
It's raining again

Come on
Come on get it right
Come on
Come on make it right
Come on
Come on it's alright

It's raining again
There's a dark cloud over your head
It follows you around
It's bringing you down
It's raining
It's raining again

It's raining
Raining again
There's a dark cloud over your head..."
 
(Raining Again -Staind)
 
Una volta che i suoi piedi toccarono il prato verde, udì la frenata di un'auto, sussultò.
D'istinto si voltò verso destra e la vide. Quella Spider rossa metallizzata fiammante, sapeva di chi fosse, solo non aveva la più pallida idea di cosa ci stesse facendo quella persona lì.
Deglutì il groppo che aveva in gola, voleva voltare le spalle e raggiungere Amber, ma qualcosa lo teneva bloccato lì, immobile.
Notò la portiera aprirsi. Un tuffo al cuore, e poi la vide uscire, bella come sempre, era comunque ancora attratto da lei, ma non voleva cedere. Deglutì il groppo che aveva in gola, abbassò lo sguardo adirato e sofferente, sospirò e si liberò da quel blocco.
Stava per andarsene quando davanti a lui si parò un'altra auto. Era una Spider nera, rabbrividì, sapeva di chi fosse, e temeva già che cosa gli sarebbe potuto accadere se si fosse lasciato prendere. Doveva affrontarli entrambi.
Inghiottì il groppo plasmato in gola, e il cuore si arrestò non appena vide il tizio della auto nera, che era al volante uscire.
Stava per parlare ma la voce della ragazza lo precedette freddamente.
-Non potevi tacere vero Nick?-
Nick sorrise debolmente, si voltò verso di lei, la guardò e rispose a tono.
-E tu non potevi tenertela buona vero? Dovevi per forza darla anche a lui?-
L'uomo dietro di lui, si avvicinò minaccioso alle sue spalle, ma lei lo intimò di fermarsi.
Guardò Nick con un sorrisino furbo e replicò.
-Ah ecco perchè lo hai fatto sei geloso, oh che caro che sei, ma tra noi è finita Nick ficcatelo in testa..io non...-
Nck la interruppe bruscamente e tremante di rabbia.
-Eva non me ne frega un cazzo se tra di noi è finita, mi hai fatto male è vero, ma mi hai fatto anche aprire finalmente gli occhi....-
Si bloccò, sospirò e si avvicinò a lei, a pochi cm dal suo viso continuò.
-...Si ho aperto finalmente gli occhi, e ho visto chi sei!-
-E chi sarei?-Ribattè sarcasticamentre.
-Una povera pazza, una stupida oca puttana che, siccome ha i soldi, ed è la figlia di un ricco produttore cinematografico, si può permettere di rovinare la vita a tutte le persone che non le vanno a genio. E lo sai cosa odio di più in te, la cosa per la quale ti detesto più di ogni altra cosa...?-
-No quale- rispose ironicamente e indifferente a tutte le offese che Nick gli aveva rifilato.
Il ragazzo scosse la testa e sentenziò a pochi mm dalla sua bocca.
-Che tu ci godi a veder soffrire le persone, ci godi a rovinare la vita di tutti, lo trovi divertente. Credi di avere il mondo ai tuoi piedi, ma io sò cosa ti può fermare, ricordi eravamo fidanzati sò tutto di te, della tua famiglia, e dei loschi giochetti di tuo pa...-
L'aria gli si mozzò in gola, non appena l'uomo alle sue spalle, gli si parò davanti mollandogli un cazzotto in pieno stomaco, che lo portò a cadere in ginocchio per terra, e a sputare sangue, mentre l'aria mozzataglisi in gola a fatica, e a rilento riaffiorava ai suoi polmoni.
E fu un attimo.
Quell'uomo lo afferrò da sotto le ascelle e lo alzò in piedi bloccandogli le braccia, mentre Eva si avvicinò a lui, stava per toccargli il viso ma il biondino spostò disgustato il volto leggermente verso sinistra, non degnandola di uno sguardo.
la ragazza si irritò, afferrò il mento di Nick con forza selvaggia, e lo costrinse a guardarla negli occhi, per poi sorriderle dolcemente, fare la sexy avvicinare le sue labbra al suo orecchio e sussurrargli seducente.
[Nicky, Nicky non lo vuoi ammettere ma sei ancora molto attratto da me, non è vero?]
-Ti prego stai zitta vipera-
L'uomo strinse la presa. Nick serrò i denti e poi ancora Eva parlò.
[Puoi fingere quanto ti pare Nickolas,te lo leggo negli occhi che mi vuoi, che mi desideri più di ogni altra cosa al mondo, ma adesso io ho Brian]
Nick si alterò, si liberò dalla presa di quel'energumeno e rispose.
-Sei una povera pazza se pensi che lui dopo ciò che hai fatto ad Amber ceda di nuovo alle tue avan...-
Stavolta lei gli mollò uno schiaffo, l'uomo lo riprese e lo scaraventò a terra, mollandogli un calcio al fianco, che gli fece quasi perdere conoscenza.
Vide Eva chinarsi su di lui, accarezzargli il volto, e sentirla dire.
-Povero Nicky, come ti sei ridotto-
E senza dire o fare altro, fece congiungere le sue labbra a quelle di lui, che cercò di schivare ma invano.
Sentì quella lingua premere per entrare, ma lui non le concesse niente, si allontanò e riuscì a dire infuriato.
-Troia!-
Un calcio all'altro fianco, e lei ancora parlò.
-Non osare mettermi i bastoni tra le ruote Nickolas, o sarà peggio per te! Conosco molte persone Nick, e sai di che cosa sono capace. Stavo per uccidere quella mostruosità di ragazza che osava stare vicina al MIO Brian rovinandogli la reputazione, lo potrei fare nuovamente. Se ci tieni a lei, fatti da parte....Brian è MIO, solo ed esclusivamente MIO!-
Nick stava per rispondere ma il rombo della Spider Nera che gli sfrecciò accanto quasi investendolo, lo arrestò.
Istanti dopo anche la Spider di Eva svanì dalla sua vista.
Tossì, un piccolo rivolo di sangue uscì dalla sua bocca, scosse la testa frastornato, poi a fatica si alzò da terra. Stava per riprendere il cammino, quando alle sue spalle un'altra voce femminile lo raggiunse, spaventata e preoccupata.
-Nick ma..che..-
Il ragazzo riconoscendola, si voltò incontrandola. Kenny lo guardava torvo.
-Amber io volevo....-
-Che ti è successo?-
-Niente...ti prego Amber ascoltami!-
La ragazza abbassò lo sguardo, poi tremante rispose.
-Noi..non abbiamo niente da dirci...Entriamo devi farti medica...-
Non riuscì a terminare la frase che Nick di colpo l'afferrò per le spalle.
La guardò dritta negli occhi, inghiottì il groppo che aveva in gola e a fatica, e con voce tremante parlò.
-Amber...non ti biasimo per tutto l'odio che stai provando per me. Me lo merito tutto quanto. lo sò. Io non pretendo niente da te, vorrei solo chiederti scusa, mi dispiace per tutto il male che ti ho fatto...Mi sento un lurido bastardo. Ti ho mollato così, su due piedi solo perchè credevo che tu mi rovinassi la reputazione. Ti giuro, credimi Amber mi dispiace così tanto, non sò cosa fare, come devo comportarmi?...Io non voglio più farti del male, non lo voglio più Amber credimi, ti prego dammi una chance, voglio solo averti vicino come un tempo, quando eravamo amici.
Mi dispiace così tanto, io non intendevo farti del male, non capivo perchè mi stavo comportando a quel modo, non mi sono reso conto di quanto tu avessi sofferto. Di quanto io ti avessi fatto del male. Mi dispiace Amber...Ti..ti prego perdonami, ti scongiuro, voglio ritornare il vecchio Nick. Il tuo Nick, il tuo migliore amico, il tuo fratello di sangue.
Io..io vorrei che tutto quello che è successo fino ad adesso sia solo stato un orrendo incubo. Amber voglio tornare indietro, voglio fermare tutto a quel tempo, dove c'eravamo solo io e te. Voglio di nuovo sentirmi amato da qualcuno, voglio che tutto ricominci da capo, vorrei che niente fosse successo!
E non potrò farlo se tu non sei con me. Perchè solo con te, io mi sentivo davvero completo, solo con te io ero me stesso, solo con te avevo un motivo per continuare a vivere, nonostante la mia famiglia, solo con te io ero veramente felice. Solo con te io ero Nick-
Calò un silenzio tombale nel quartiere, solo i loro respiri e i battiti dei loro cuori facevano da colonna sonora, a tutta quella quiete tesa e glaciale.
La brezza oceanica giunse sul volto di Amber, spostandole leggermente alcune ciocche di capelli che gli accarezzarono le guance per poi fermarsi.
Nick continuava a fissarla, senza riuscire a fare niente. Il cuore batteva così all'impazzata, da fargli male in petto, e a togliergli il respiro. Deglutì debolmente quel pesante macigno.
Poi vide e sentì Amber sospirare.
Ebbe un tuffo al cuore, inghiottì ancora, e tremante tolse le mani dalle sue spalle.
I suoi occhi azzurri quasi si riempirono di lacrime aveva capito.
Abbassò lo sguardo, voleva insistere. Ma temeva già il peggio.
Amber lo guardava con occhi lucidi, aveva creduto alle sue parole, sentiva e vedeva che era sincero, e realmente pentito, e stava per perdonarlo, ma questo voleva dire, che ciò che gli aveva fatto ormai era passato, ma ripensando a Brian, a ciò che era successo con lui, e a quanto ancora lo amava. Bhe la sofferenza passata ritornava imperterrita annientandola, e riportandola al presente, un presente che era diventato un nuovo inferno senza Brian, un inferno che stavolta l'avrebbe uccisa veramente.
Deglutì il groppo che aveva in gola, delle lacrime scesero dai suoi occhi, le sue labbra tremarono e la sua voce uscì quasi in un singhiozzo.
-Tu..tu mi hai fatto troppo male Nick, tu mi hai fatto del male, mi hai ferito, eri il mio migliore amico. Come puoi pretendere che tutto possa ritornare come prima èh? Come? Io..io ti volevo tantissimo bene, eri come un fratello per me, e poi di colpo sei diventato la persona che mai mi sarei aspettata che potesse ferirmi, mi hai fatto tanto, troppo male Nick..io..io-
Una frenata di auto a pochi metri da loro, ma nessuno ci badò.
Nick sentì le lacrime salirgli, bruciandogli gli occhi, le avvertì cadere lentamente e tremanti sulle guance. Tremò.
Le sue mani si posarono sulle spalle di Amber, volevano raggiungerle il volto per asciugarle le lacrime, ma si arrestarono.
[A..Amber..Ti prego...mi dispiace Amber io...]
D'istinto un urlo, a pochi m da loro.
-NON TOCCARLA!-
Nick non ebbe il tempo di realizzare chi avesse urlato come un pazzo furioso, che si sentì placcare il fianco da qualcuno, che lo scaraventò violentemente a terra togliendogli l'aria, per poi, salire sopra di lui e dargli un pugno.
In quel breve istante di contatto visivo, scorse due occhi blu incandescenti, lucidi, folli e brucianti di rabbia. Era Brian.
 
Nick intontito vedeva e sentiva sulla sua pelle i colpi infertogli da Brian, ma non riusciva o forse non voleva reagire in nessun modo. Era come entrato in una catalessi oscura, che lo trascinava giù sempre più giù. In quei veloci e intensi secondi di caduta sperava con tutto se stesso che Brian lo uccidesse.
Brian colpiva e colpiva senza darsi un freno, Nick era quasi una maschera di sangue, i suoni gli giungevano ovattati: sentiva Amber urlare in preda al panico, sentiva la voce di un uomo gridare.
-BRIAN SMETTILA, BRIAN-
-PERCHE' NON REAGISCI PEZZO DI STRONZO, TI ODIO, TI ODIO NICK! REAGISCI!-Urlava Brian
Nick subiva e subiva senza fiatare o lamentarsi, voltò debolmente il viso verso Amber, era tutto sfuocato, riusciva a scorgere nella sua figura il panico e la paura, vide un uomo dietro le sue spalle correre verso di lui, capì che era il signor Ripper. Sorrise debolmente.
"Forse è meglio che muoia ammazzato di botte...uccidimi, uccidimi Brian.."
-UCCIDIMI BRIAN!-urlò infine mentre di colpo un'ombra scaraventò via Brian da lui allontanandolo con tutta la forza che aveva, ma lui era incontrollabile stava per liberarsi nuovamente, ma quell' uomo aumentò la stretta. Brian bloccato iniziò ad urlare in preda ad una furia cieca e disperata.
-TI ODIO, TI ODIO, TI ODIO NICKOLAS!-
Crollò il silenzio.
Il signor Ripper si accinse ad aiutare un Nick a pezzi, che già malediva tutto e tutti per essere stato risparmiato anche questa volta.
Brian portò gli occhi su Amber che sconvolta guardava sia Nick che lui.
Non appena quegli occhi castani che lui amava tanto, si fiondarono nei suoi perdendosi in quelli di lei, sentì una morsa al petto che lo privò di un battito.
Vide le lacrime scendere su quel dolcissimo viso.
Abbassò lo sguardo, lo portò su Nick che a stento si reggeva in piedi, poi lo riportò su Amber, e deglutì il groppo che aveva in gola.
Strinse i pugni, gli occhi cominciarono a riempirsi di lacrime, scosse la testa, e urlò.
-COS'E' HAI SCELTO LUI ADESSO? SAI CHE TI DICO NON ME NE FREGA UN CAZZO, PRENDITELO PURE, PRENDITELO PURE!-
Si liberò dalla presa del padre, e corse verso casa, aprì la porta, e sbattendola raggiunse il piano di sopra, si liberò dei vestiti con furia, e si fiondò in bagno.
Una volta lì, entrò nel box doccia.
Le lacrime stavano per scoppiargli, non ce la faceva più, a stento riusciva a trattenerle.
La scena vista poco fà gli martellò la testa, quegli occhi castani spaventati, e in lacrime lo uccisero ancora. Colpì con un pugno il plexiglas rompendolo, ferendosi leggermente le nocche.
Aprì a stento la doccia. Un potente getto di acqua gelida lo travolse in pieno, e urlò tra i denti:
-AMBER!!!-
Liberò quel singhiozzo che tanto fremeva per uscire, e si lasciò cadere giù, fino ad incontrare il pavimento dove si abbandonò al pianto, mentre nella sua testa gli occhi tristi e spaventati di lei iniziarono a tormentarlo senza pietà.


CAPITOLO 35

All These Things I Hate (Revolve Around Me)
 
"Wear your heart on your sleeve, make things hard to believe, I'm not feeling this situation
Run away try to find a safe place you can hide
It's the best place to be when you're feeling like..

Me...(me!)
Yeah...(yeah!)
All these things I hate revolve around
Me...(me!)
Yeah...(yeah!)
Just back off before I snap and you'll see...(see!)
Me...(me!)
All these things I hate revolve around
Me...(me!)
Yeah...(yeah)
Just back off before I snap...
"
(All The Things I Hate (Revolve Around Me ) - Bullet For My Valentine

 
*§*§*§*
 
-Cosa aspetti a rispondere angelo mio, io sto bene, lasciami in pace! Vado a farmi una sigaretta!-
-....ma come mai la mamy è in camera, stà male?-
-No tranquilla piccola, ha solo avuto una giornata pesante. Stasera quando tornerai la vedrai pimpante come sempre, non preoccuparti, okay?-
-Nick, io vorrei tanto poter ricominciare a pattinare-
-Rachy...lo sai cosa hanno detto i dottori? E'..è pericoloso, non possiamo rischiare che tu ti faccia ancora male-
-Ma io sto bene, voglio pattinare di nuovo, per favore ce la faccio, fratellone ti prego-
-Rachy, io non lo sò-
-Ti prego!-
-Non puoi, poi non abbiamo i soldi, io non-
-Per favore-
-Ci tieni davvero piccola?-
 
-Niente ma Nickolas è così e basta! Non ti amo più! Non mi servi più!
E' finita!....-
 
-Ma Nick io..io, la mamma scusami io...-
-La mamma? Vuoi la mamma? Bene valla a cercare tra la sesta e la settima strada a spacciare con quell'idiota di Alan, e lasciami in pace! LASCIATEMI TUTTI QUANTI IN PACE!-
-Stà a casa con Rachel, la mamma è a fare la puttana con Alan, capito, la puttana! ad impasticcarsi! A spacciare! Fregandosene altamente di me e di Rachel...CHISSENE FREGA SE NICK STA' MALE CHI SE NE IMPORTA! IO MI DROGO ALE'!-
-NON TI AZZARDARE A TOCCARMI, NON OSARE FARE IL PADRE CON ME ADESSO! PERCHE' NON TI CONSIDERO PIU' COME TALE! CI HAI ABBANDONATO, BRUTTO PEZZO DI STRONZO MENEFREGHISTA DEL CAZZO! E' STATA TUTTA COLPA TUA, NON DOVEVI LASCIARCI, NON DOVEVI FARLO! HAI CAPITO! IO TI ODIO, ODIO TUTTI QUANTI VOI!-
 
Che cazzo stavi tentando di fare Nickolas?-
-Come non si capiva, volevo gettarmi dalla finestra e porre fine a tutto ciò che sono diventato grazie a te!-
-COME CAZZO HAI OSATO FERMARMI EH? VUOI FARE IL PADRE ADESSO, POVERINO FORSE HAI FINITO I SOLDI, E TI SEI TRATTENUTO QUI PER SCROCCARNE A NOI ALTRI, COME SE NUOTASSIMO NEI DOLLARI! PEZZO DI MERDA, VIGLIACCO CHE NON SEI ALTRO, TI ODIO HAI CAPITO! ODIO TUTTO DI TE, DI ME, ODIO LA MIA VITA! HAI CAPITO! ODIO TUTTO CIO', QUINDI NON OSARE FERMARMI!-
-Nickolas mi dispiace...non intendevo farti soffrire così, io non volevo lasciarti!-
-CAZZO! STAI ZITTO, CI HAI ABBANDONATO-
 
-Gr..grazie per la sua ospitalità Signor Ripper e per avermi salvato la vita..-
-Non ringraziarmi, se non fosse stato per Amber ti avrei lasciato morire su quell'asfalto, non ti perdonerò mai per ciò che le hai fatto...-
 
-.....Mi dispiace Amber...Ti..ti prego perdonami, ti scongiuro, voglio ritornare il vecchio Nick. Il tuo Nick, il tuo migliore amico, il tuo fratello di sangue.
Io..io vorrei che tutto quello che è successo fino ad adesso sia solo stato un orrendo incubo. Amber voglio tornare indietro, voglio fermare tutto a quel tempo, dove c'eravamo solo io e te. Voglio di nuovo sentirmi amato da qualcuno, voglio che tutto ricominci da capo, vorrei che niente fosse successo!
E non potrò farlo se tu non sei con me. Perchè solo con te, io mi sentivo davvero completo, solo con te io ero me stesso, solo con te avevo un motivo per continuare a vivere, nonostante la mia famiglia, solo con te io ero veramente felice. Solo con te io ero Nick-
-Tu..tu mi hai fatto troppo male Nick, tu mi hai fatto del male, mi hai ferito, eri il mio migliore amico. Come puoi pretendere che tutto possa ritornare come prima èh? Come? Io..io ti volevo tantissimo bene, eri come un fratello per me, e poi di colpo sei diventato la persona che mai mi sarei aspettata che potesse ferirmi, mi hai fatto tanto, troppo male Nick..io..io-
 
[A..Amber..Ti prego...mi dispiace Amber io...]
 
-NON TOCCARLA!-
 
-PERCHE' NON REAGISCI PEZZO DI STRONZO, TI ODIO, TI ODIO NICK! REAGISCI!-
 
-UCCIDIMI BRIAN!-
 
-TI ODIO, TI ODIO, TI ODIO NICKOLAS!-
 
Tutte quelle frasi passate.
Ogni singola parola, ogni singolo tono vocale esplodevano in lui, uccidendolo in ogni istante, senza dargli requie. Lo tormentavano senza porsi una fine e sembravano divertirsi a vederlo agonizzare così, in quel enorme letto di casa Ripper.
Nick si rigirava e rigirava sotto quelle lenzuola. Voleva svegliarsi e mettere a tacere tutto e tutti, ma nonostante ce la stesse mettendo tutta, non riusciva in alcun modo ad uscire da quel vortice doloroso che lo teneva imprigionato nell'occhio di quel ciclone emotivo, che aveva preso dimora fissa dentro e al di fuori di lui, che con il passare dei giorni, dei minuti, delle ore e dei secondi, aveva visto persone allontanarsi, scappare da lui, e guardarlo con odio collerico.
Gli occhi di Brian freddi come il ghiaccio, quelli di Amber divenuti duri, quelli del Signor Ripper pronto ad ucciderlo con una sola occhiata, gli occhi della sua sorellina che lo guardavano vuoti e tristi, l'aveva abbandonata, non sarebbe più ritornato da lei.
Ebbe una stretta al cuore. Delle lacrime in quell'oscurità mentale e fisica scivolarono dai suoi occhi bruciandogli le guance.
Strinse i denti, cacciò un debole singhiozzo poi dentro la sua testa fragile, scorse gli occhi gelidi e strafottenti di Eva, che lo fissavano come a godere di quel suo dolore.
Deglutì il macigno che gli stava intaccando la gola, abbassò il volto, lo alzò e incontrò gli occhi di sua madre spenti, e quelli di suo padre sconvolti, che lo fissavano innoriditi e disprezzanti.
Ogni singolo occhio, di ogni singola persona che faceva parte della sua vita, lo guardava in quel modo. Lo stavano odiando, disprezzando senza ritegno.
Poteva correre, scappare, oppure nascondersi da tutto e tutti ma senza risultato, riuscivano sempre a raggiungerlo, a trovarlo ed infine ad ucciderlo veramente tra atroci sofferenze e agonie lancinanti.
Era in trappola, imprigionato per sempre nella sua stessa testa, all'intero del suo stesso cuore e della sua stessa anima. Scappare? Poteva provarci ma sapeva che non ce l'avrebbe mai fatta.
I suoi occhi azzurri gonfi di lacrime, finalmente si aprirono di scatto mostrandogli l'oscurità di quella camera, e quella freddezza che sentiva trasparire da ogni singola parete, e che lo stava comprimendo, soffocando senza farlo respirare.
Il suo sguardo perso, vuoto e lacerato, si guardava intorno, spaurito, nella speranza vana di intravedere qualche spriraglio di luce, anche uno piccolo, che gli avrebbe illuminato completamente cuore e anima, ma come già sapeva, quello che stava cercando, non sarebbe mai più riuscito a trovarlo, a riprenderlo e infine a riconquistarlo. Era davvero solo stavolta, abbandonato da tutto e tutti.
Dovunque andasse, in qualsiasi istante che i suoi occhi guardavano il mondo: l'amore, e l'affetto non erano più presenti in nessuna persona che conosceva, riceveva da loro solo ed esclusivamente, collera, delusione, e odio. Odio immenso intollerabile, insostenibile ed insopportabile.
Non poteva uscirne, non poteva liberarsi, era la fine! Condannato a vivere così per un tempo indeterminato.
Scosse la testa, e si portò a sedere sul letto.
Le mani si strinsero con forza tra i suoi capelli, e premevano la testa, mentre i suoi occhi si strinsero e lacrime di dolore scesero a flotte.
Quelle frasi aumentavano d'intensità in ogni attimo, non ce la faceva più, e con il volto lacerato da tale agonia, la sua voce cominciò ad uscire spezzata e strazziata. Stava impazzendo.
-No..no..basta..basta...andate via...andate via! MANDALE VIA PERCHE' MI TORTURI COSI' PERCHE' LO STAI FACENDO, NON TI E' BASTATO NEGARMI LA MORTE, VUOI TORMENTARMI ANCORA, NON CE LA FACCIO PIU', LASCIAMI! TI PREGO TI SUPPLICO LASCIAMI IN PACE!-
Urlò tra i denti.
Ma quelle frasi si centuplicavano fino a renderlo sordo, e a chiuderlo di nuovo, in quell'oscurità trascinandolo senza pietà.
-BASTA!!!!!- Gridò strazziante cadendo dal letto.
Stette a terra per alcuni minuti, in attesa che tutto dentro di lui si decidesse almeno a dargli una piccola tregua, una minima, microscopica pausa, solo per farlo alzare.
Ciò accadde, e traballante si alzò.
Tirò un debole sospiro di sollievo, un respiro però che gli si mozzò in gola, perchè le frasi riapparvero più violente e turbolente che mai. Gli facevano talmente male da farlo piombare nuovamente in ginocchio sul pavimento, e farlo gridare interiormente fino a perdere la voce, ma Nick tenne duro, i suoi occhi semichiusi, si aprirono quel poco da permettergli di vedere fuori della finestra. La notte era splendida, e tranquilla nessuna nuvola in cielo solo la pace. Una pace che a lui non sarebbe stata mai più donata.
Che fare adesso, che l'ultima persona, che aveva scoperto di tenerci ancora, e molto di più, di quanto potesse immaginare, gli aveva negato quello spiraglio di luce, che tanto andava cercando? Niente.
Ogni speranza di ritornare il vecchio Nick era svanita così, in un sbuffo di fumo.
Che in pochi istanti si era dissolto, lasciandolo lì, in balia di quella nera oscurità, che si divertiva a scagliarlo giù con una forza immonda e alla velocità della luce.
Non poteva neanche toccare il fondo, perchè la sua caduta sarebbe stata eterna, e travolta da lente agonie e atroci sofferenze.
Che a confronto con l'Inferno di Dante, e il suo ultimo girone dei dannati, per Nick sarebbe stato il Paradiso.
Un Paradiso che però non lo avrebbe mai accolto.
Cacciò un singhiozzo, fissò quella luna piena e luminosa; in essa rivide quegli occhi, e quei volti, le frasi ormai lo avevano reso sordo, ma purtroppo il suo cuore e la sua anima le sentivano ancora e molto più di prima, non c'era via di scampo.
Nick deglutì la montagna che gli stava maciullando la gola, tossì, i suoi occhi si spalancarono, fissò ancora la luna poi senza dire o fare altro voltò le spalle alla finestra, a tutto il mondo, e corse giù.
Erano le 4:00am casa Ripper e tutto il quartiere dormivano profondamente, non avrebbe svegliato nessuno.
I suoi piedi filavano spediti su quel parquet, sino a raggiungere l'ingresso, guardò il mobiletto a pochi mentri da lui, alla sua destra. Notò le chiavi dell'auto di Steven Ripper, le afferrò senza pensarci due volte, le mise in tasca, e uscì in giardino facendo attenzione a non svegliare Kenny.
"Porrò fine a tutto questo, voglio che tutto finisca, voglio che tutto svanisca!"
Queste erano le uniche parole che in quel momento si davano battaglia contro quelle voci sovrastanti che da troppo, molto tempo ormai lo stavano tormentando.
Erano passate quasi 2 settimane, ma per lui erano sembrati secoli! Sì secoli interminabili di lento dolore e lancinante sofferenza, non poteva più farcela. Era decimanto totalmente.
Scosse la testa, e con passo vacillante raggiunse il garage dietro l'enorme villa. Tolse le chiavi, e premette il tasto del telecomando automatico.
La saracinesca si aprì silenziosamente, Nick varcò la soglia, chiuse il garage, e una volta dentro cominciò a guardarsi intorno. Aveva deciso cosa fare, voleva tentare ancora, stavolta nessuno lo avrebbe fermato, stavolta quello che voleva sarebbe giunto lento ed indolore.
Era l'unica via d'uscita che riusciva ad intravedere, l'unica rimastole, l'unico modo per arrestare quella caduta eterna.
Spostò lo sguardo a sinistra e scorse il tavolo degli attrezzi, c'era un cencio logoro abbandonato a tutto e tutti, proprio come lo era Nick, che senza indugiare oltre si recò lì, prese con determinazione e coraggio quello straccio, lo strinse con forza, e con enorme sicurezza lo posizionò all'interno del tubo di scappamento dell'auto.
Inghiottì, si assicurò che tutto fosse tappato a regola d'arte.
Constatato ciò, sul suo viso sfociò un debole sorriso, deglutì nuovamente, poi inserì la chiave, nell'apposita fessura della portiera, nella parte del conducente.
Aprì sicuro, ed entrò, con altrettanta sicurezza e determinazione da fare quasi paura.
Chiuse con gesto deciso lo sportello, e con fredda decisione, inserì la chiave.
Mise in moto, per poi posizionare il cambio in folle e si lasciò andare sul sedile.
In poco tempo il monossido di carbonio si fece largo all'interno dell'abitacolo, gli occhi di Nick cominciarono a farsi pesanti, le frasi che tanto gli avevano dato il tormento iniziarono a svanire a poco a poco.
La vista si offuscò, la mente si placò, e dentro di lui delle frasi, di quei ricordi dolci, e gentili subentrarono.
 
-Am guardati in giro, fermati un attimo a contemplare tutta questa meraviglia che hai attorno! Come puoi dire di no a passarci un giorno intero, togliendoci dalla testa la scuola, non ti andrebbe di uscire e divertiti? Dimmi ti accontenti solo di goderti questo sole solo per quei pochi minuti o orette che passiamo tornando a casa, non ti piacerebbe goderne appieno?-
-Uhm ci ho pensato, e a quando sarebbe questa forca?-
-Uhm avrei pensato per domani-
-Ma tu sei fuori Nick, ma che diamine! Domani abbiamo lo scrutino!-
-E dai che te ne frega, tanto se manchiamo ci interrogheranno appena possibile no?-
-Si è vero ma...-
-Ma, cosa...ti stai tirando indietro struzzo?-
-Non chiamarmi struzzo, pesce rosso che non sei altro-
-Pesce rosso? E questo quando te lo sei inventato?-
-Bhe Flaunder era il tuo pesciolino rosso, che vincesti al Luna Park due anni fà, che da intelligentone che sei, lo gettasti nell'acquario comunale proprio nella zona dei pirahana-
-Perchè me lo hai ricordato Am, sei stata cattiva, ci sono stato tanto male per giunta-
[Si me lo ricordo, poi per consolarti il direttore dell'acquario ti regalò un pesce pagliaccio, che tu chiamasti Flaunder II che ancora oggi girella tranquillo nel piccolo acquario di pesci tropicali a casa di tuo zio.
Comunque...vada per la forca Bboy. Ti voglio tanto bene!]
 
-Ehy Rachel cosa fai mi pedini in bagno?-
-Fratellone dove vai?-
-Eva vuole vedermi mi deve dire qualcosa-
-Po..posso venire con te?-
-No piccola non puoi, poi tra poco papà passerà a prenderti, ha detto che vuole farti una sorpresa anticipata per il tuo compleanno-
-Ma il mio compleanno è tra una settimana-
-lo sò ma sai com'è papà!-
 
Sul volto di Nick comparve un debole e sereno sorriso, intriso di pace e tranquillità, dai suoi occhi le lacrime scesero, deglutì.
Sorrise ancora, le labbra tremarono debolmente, e la sua voce uscì in un sussurro di liberazione.
[E' tutto finito adesso...Am, Rachy, Bri, Mamma, Papà vi voglio bene.]
Le palpebre si chiusero e lui si abbandonò, lasciandosi portare via, in quel posto, in quel luogo, in quel suo Paradiso del non ritorno.

CAPITOLO 36


Our Farewell
 
"In my hands
A legacy of memories
I can hear you say my name
I can almost see your smile
Feel the warmth of your embrace
But there is nothing but silence now
Around the one I loved
Is this our farewell?

Sweet darling you worry too much, my child
See the sadness in your eyes
You are not alone in life
Although you might think that you are

Never thought
This day would come so soon
We had no time to say goodbye
How can the world just carry on?
I feel so lost when you are not at my side
But there is nothing but silence now
Around the one I loved
Is this our farewell?

Sweet darling you worry too much, my child
See the sadness in your eyes
You are not alone in life
Although you might think that you are

So sorry your world is tumbling down
I'll watch you through these nights
Rest your head and go to sleep
Because my child, this is not our farewell.
This is not our farewell."
 
(Our Farewell - Within Temptation)

L'alba in Casa Ripper giunse in fretta.
Steven si era alzato da pochi minuti, era già vestito di tutto punto, pronto per fare colazione e recarsi all'ospedale, dato che il turno sarebbe iniziato verso le 6:30am.
Si stiracchiò un'altro pò, poi con passo sicuro e deciso scese le scale, per raggiungere la cucina. Portò gli occhi sull'orologio a muro che segnava le 5:15am, deglutì, sospirò, poi si preparò un bel caffè extraforte. Lo bevve tutto di colpo, come se avesse buttato giù semplice acqua. Tossì.
Depose la tazzina nel lavandino, e decise di risalire le scale, e raggiungere la camera di Amber, per lasciargli un pò di soldi.
Non appena i suoi piedi solcarono silenziosi la stanza, Steven incontrò gli occhi della figlia, stranamente era sveglia. Rimase un pò sorpreso, poi decise di dire qualcosa.
-Buongiorno Amber, come mai sei già sveglia?-
La ragazza guardò il padre, accennò un fievole sorriso e rispose.
-Buongiorno papà, mi sono svegliata di colpo verso le 4:30 e poi non sono più riuscita ad addormentarmi-
Deglutì la saliva, abbassò lo sguardo, per poi riportarlo sul padre, che di tutta risposta ricambiò sentenziando.
-Sono cose che capitano, senti io adesso devo correre al lavoro, non prendo la Jaguar stamani, vado più sul soft,con la Peugeot. Ti lascio un pò di soldi, cosi puoi uscire un pò. Ah!? ascolta, mi costa tanto dirtelo ma credo che sia meglio anche per Nick uscire un pò, non credi? è da 2 settimane che è chiuso qui, sta recuperando le forze, però credo che sia meglio che esca un pò, a prendere aria, e anche tu piccola-
La ragazza sospirò, abbassò lo sguardo e rispose.
-O..okay per me va bene-
-Perfetto...Corro, ci vediamo stasera piccola ti voglio bene, e per ogni cosa chiamami sul
cercapersone!-
Detto ciò, le accarezzò la testa e le regalò un bacio sulla fronte, per poi salutarla, uscire di camera, recarsi all'ingresso, prendere le chiavi della Peugeot, che teneva nel mobiletto alla sua sinistra, aprire la porta, e raggiungere l'esterno.
L'orologio da polso segnava le 5:20, sospirò e raggiunse con passo veloce il garage.
Giunto nei pressi di esso, udì il rumore di un motore.
Rimase interdetto per alcuni secondi, non capiva. Scosse la testa un improvviso senso di ansia e paura lo avvolse.
Premette velocemente il telecomando automatico, e la saracinesca si aprì lentamente, mostrandogli, la sua Jaguar in moto. Deglutì, allargò il campo visivo e lo vide, disteso sul sedile del conducente, era Nick.
Con occhio attento guardò il tubo di scappamento era tappato da un cencio ormai nero.
Senza pensarci due volte raggiunse a tutta velocità la portiera del volante era chiusa, serrata, battè su essa e urlò.
-NICK..NICK!-
Lui non rispondeva
-NICK!- continuò ancora, gridava talmente forte che la sua voce rimbombò per tutta la zona.
Scosse la testa, si guardò intorno per vedere se trovava qualcosa per spaccare quel fottuto vetro aprire, entrare, prenderlo e portarlo fuori, sapeva che non c'era tempo da perdere, Nick poteva morire in pochi attimi, se già non lo fosse.
I suoi occhi dopo tanto cercare, scorsero sul tavolo degli attrezzi un martello.
lo prese e senza indugiare oltre colpì con forza il vetro.
Un colpo, due, tre, quattro e riuscì a spaccarlo.
Afferrò Nick, se lo caricò sulle spalle e lo portò fuori, dove incontrò la figura di Amber, mentre dietro di lei stavano giungendo a gran velocità il Signor, e la signora Littrell seguiti a ruota da Brian.
Avevano sentito le urla di Steven.
Amber non appena vide Nick esanime in braccio al padre venne trafitta da un infinità di lame.
Il cuore sembrò uscirle dal petto, e scappare via lontano, abbandonandola.
Sentiva le forze mollarla, e le gambe tremarle, mentre i suoi occhi sgranati fissavano scioccati quella scena. Non capiva niente, nulla. Tutto le giungeva ovattato, tutto le si mostrava sfuocato, tutto, ogni singola cosa, all'infuori di Nick.
Sentì la gola arderle, e il respiro svanirle. Le labbra tremarono, e di colpo un urlo uscì, colmo di paura e dolore.
-NICK! ODDIO NICK!-
Le lacrime iniziarono a bagnarle le guace, i suoi occhi castani fissavano tutto attoniti, stava per entrare in catalessi, quando la voce alterata e di richiamo all'ordine, di suo padre la destò.
-AMBER COSA FAI LI' IMPALATA VA' A CHIAMARE IL 911, MUOVITI!-urlò mentre adagiò Nick per terra, cercando di rianimarlo, ma senza risultato. Era forse troppo tardi?
Amber era disorientata, non riusciva a ragionare, e a stare lucida.
Sapeva che doveva correre in casa, prendere il telefono e chiamare, ma non riusciva a muoversi, tutti i vecchi ricordi con Nick la travolsero senza ritegno come se volessero schiacciarla, e ucciderla.
 
-Ma, cosa...ti stai tirando indietro struzzo?-
-Non chiamarmi struzzo, pesce rosso che non sei altro-
-Pesce rosso? E questo quando te lo sei inventato?-
-Bhe Flaunder era il tuo pesciolino rosso, che vincesti al Luna Park due anni fà....-
 
Quella frase, come anche quel ricordo che ad essa era legato si spezzò di colpo, trascinandola in un'altro ricordo.
 
[A..Amber...]
-Ni..Nick ma che fai qui...Nick non dovevi alzarti-
-Nick fermo...stai male, devi tornare a letto...Nick..Nickolas, per favore-
[A..Amber]
-Nick...no lasciami, ti prego-
[Non avere paura di me, ti scongiuro Amber...Perdomami... non cacciarmi anche tu..non..]
[Non temermi ti prego...Am]
 
-NICK!-urlò in lacrime dentro di sè
Un'altra frase la raggiunse, gettandola nella perdizione più totale.
 
-...Voglio di nuovo sentirmi amato da qualcuno, voglio che tutto ricominci da capo, vorrei che niente fosse successo!
E non potrò farlo se tu non sei con me. Perchè solo con te, io mi sentivo davvero completo, solo con te io ero me stesso, solo con te avevo un motivo per continuare a vivere, nonostante la mia famiglia, solo con te io ero veramente felice. Solo con te io ero Nick-
 
L'uccisione completa della sua fragile psiche, e della sua stessa anima giunse, velocemente.
Amber ormai assente fissava la scena, mentre in lontananza la sirena dell'ambulanza sopraggiungeva. Man mano che l'ambulanza si avvicinava sentiva che qualcuno se ne stava andando per sempre, e quel qualcuno era proprio lì davanti a lei, era lì per terra, esanime, quel qualcuno era Nick, il suo "Ex" Migliore Amico. Scosse la testa terrorrizzata, le lacrime ormai avevano innondato il suo viso. La ragazza tremante riuscì a sbloccarsi da quel blocco che l'aveva tenuta prigioniera per un tempo indeterminato.
I suoi piedi cominciarono ad incedere, fino a aumentare l'andatura che si tramutò in una corsa sfrenata. Più correva verso quel "luogo di morte", più vedeva Nick allontanarsi sempre e sempre di più. Sentiva che se ne stava andando, la stava lasciando ancora, percepiva chiaramente i suoi occhi azzurri spegnersi, vedeva chiaramente il suo corpo raggiungere quel luogo di non ritorno, quella luce, che lo avrebbe avvolto di lì a poco, portandolo via per sempre.
-NICK!-urlò per poi raggiungerlo, stava per toccarlo, quando di colpo, notò la barella che arrivava più veloce di lei. Vide due paramedici che si chinarono su di lui, notò uno di loro liberarlo dalla t-shirt blu che indossava, e caricarlo aiutato dal collega sulla barella. Amber notò quel defibrillatore freddo, toccargli il petto. Una scossa, e il corpo di Nick sobbalzò. Poi la voce fredda dell'uomo chino sulla carotide di lui, giunse.
-Non c'è battito-
Amber udemdolo, arrestò la sua corsa.
Un'altra scossa.
-Niente battito, Nick coraggio!-
Ancora quell'uomo parlò.
-Non respira dobbiamo intubarlo-
Amber vide quel paramedico aprire il kit di intubazione, e infine lo intubò.
Stavano per regarargli un'altra scossa ma Steven parlò.
-Non possiamo stare qui, dobbiamo portarlo in ospedale seduta stante!-
Gli uomini annuirono, e veloci lo caricarono sull'ambulanza, mentre Amber in preda ad una crisi di pianto ricominciò a correre nello spasmodico tentativo di raggiungerlo, salire con lui, e stargli accanto.
Amber correva e correva velocemente, quando di colpo sentì due forti braccia avvolgerla.
Quella presa gli era famigliare, ma era troppo preoccupata, e terrorizzata per Nick da non riuscire a capire chi la stesse trattenendo in quel modo.
-VOGLIO ANDARE DA LUI..NICK, DEVO DIRGLIELO-
[Amber...Ti prego, resta qui con me, non puoi fare niente per lui, non possiamo fare niente lo capisci!]
Quella voce anche se sussurrata lei riuscì a sentirla.
Era triste, spaventata e preoccupata proprio come lo era lei stessa.
Deglutì il groppo che aveva in gola, si voltò lentamente, ed incontrò gli occhi blu di Brian, che la fissavano sofferenti.
Perse un battito, inghiottì il macigno e parlò talmente piano che Brian a fatica riuscì a sentirla, ma capì cosa gli avesse chiesto.
[Che..che vuoi dire che...che non possiamo fare niente? che è successo, che è....]
Brian tremò, abbassò gli occhi, e rispose trattenendo a fatica le lacrime.
[Ni..Nick non respirava, il cuore non stava battendo e tuo padre ha deciso di caricarlo subito in ambulanza e di non aspettare oltre, ma dalla sua espressione non prometteva niente di buono.
Io..io non lo sò, se...se Nick ce la farà, ha respirato troppo monossido di carbonio...Amber io..io...non]
Non riuscì a parlare, che dentro di lui frasi passate di Nick giunsero.
 
-Ehy tu new entry-
-Si che c'è?-
-Piacere, mi chiamo Nickolas Gene Carter, e lui è....-
-Mi presento da solo Carter-
-Piacere sono Duke Dave Buble-
-Piacere mio-
-All' intervallo dobbiamo parlare-
 
-Hai capito che ti ho detto?-
-Allora ti ho chiesto se ti andava di entrare nella squadra di basket della scuola...-
 
-Hey come ti va il naso?-
-Tutto okay, ah senti mi potresti spiegare che cosa cavolo è successo ieri in mia assenza?-
-Cioè?-
-Girano molte voci qui, che dichiarono che una, ti ha mollato uno schiaffo, davanti a tutti-
-Amber gli ha mollato uno....-
-Mi ha dato uno schiaffo, quella sottospecie di demente!-
-Che cazzo hai da ridere Brian-
-Io ridere? Ma quando mai, figurati se rido di te!-
-Lo stavi facendo!-
-No, ti sbagli Nick-
-Non mi sfottere!-
-Ti assicuro che non ti sto sfottendo-
-Sarà ma non ti credo!-
-Fai come ti pare!-
 
Sorrise debolmente divertito, ripensando a quel momento.
Le lacrime iniziarono a scendere, ma cercò di trattenerle.
Amber lo guardò, dentro di lei l'ultimo discorso fattole da Brian rimbombò, il cuore esplose, e di colpo, le sue mani si avvinghiarono ai fianchi di lui, si strinsero ad esso talmente tanto da destarlo da quel ricordo, e portarlo a ricambiare l'abbraccio.
A quel gesto Amber crollò, si strinse ancora di più a lui e iniziò a piangere e a piangere come una bambina piccola, alla quale era stato strappato via con forza e prepotenza qualcosa a cui teneva molto ma che per un pò aveva accantonato, in un angolo del suo cuore.
Le gambe le cedettero conducendola a terra, seguita a ruota da Brian, che decimato dal dolore e dalla sofferenza della ragazza, crollò anche lui, e con voce tremante sussurrò.
[A..andrà tutto bene Amber, Nick ce la farà, Nick ce la...]
Non riuscì a terminare, e anche lui come lei si lasciò travolgere dalla disperazione, dalla paura e dall'angoscia più totale.
In lontananza la sirena dell'ambulanza in cui c'era Nick, si dissolse, lasciando precipitare un gelido silenzio in tutto il quartire, era una quiete tombale, talmente forte da impedire agli uccellini di cinguettare al sorgere del sole.
Tutto era avvolto nella taciturnità più totale, e solo i singhiozzi soffocati di Amber rimbombavano, seguiti a ruota dalla voce tremante di Brian, che a fatica, stringeva la sua piccola Amber in un abbraccio colmo di amore, sussurrandole solo ed escusivamente:
[Andrà tutto bene...Amber andrà tutto bene, si salverà, si salverà...]
[E' stata tutta colpa mia...è stata colpa mia]
[No..No..No non è stata colpa tua, hai capito? Non è stata colpa tua! Lui si..si salverà, si salverà vedrai...é forte, Nick è...]
Non terminò, non poteva trattenersi e sopportare ancora tale agonia quindi aumentò la stretta su Amber e affondò il naso nel suo collo dando libero sfogo alle lacrime.
 
"Quasi vedo il tuo sorriso
Sento il calore del tuo abbraccio
Ma c'è solo silenzio ora...."
 
(Our Farewell - Within Temptation)
CAPITOLO 37

I'd Come For You
@
"Just one more moment
That's all that's needed
Like wounded soldiers
In need of healing

Time to be honest
This time I'm pleading
Please don't dwell on it
Cause I didn't mean it

I can't believe I said
I'd lay our love on the ground
But it doesn't matter
Cause I made it up
Forgive me now

Every day I spend away
My soul's inside out
Gotta be someway that I can
Make it up to you now
Somehow

By now you'd know that
I'd come for you
No one but you
Yes i'd come for you
But only if you told me to

And I'd fight for you
I'd lie it's true
Give my life for you
You know i would come for you

I was blindfolded
But now I'm seeing
My mind was closing
Now I'm believing

I finally know just what it means
To let someone in
Just see the side of me
That no one does or ever will

So if you're ever lost
And find yourself all alone
I'll search forever just to
Just to bring you home
Here and now this I vow

By now you'd know that
I'd come for you
No one but you
Yes I'd come for you
But only if you told me to

And I'd fight for you
I'd lie it's true
Give my life for you
You know i would come for you
You know i would come for you

No matter what gets in my way
As long as there's still life in me
No matter what remember
You know i would come for you

Yes I'd come for you
No one but you
Yes I'd come for you
But only if you told me to

And I'd fight for you
I'd lie it's true
Give my life for you
You know i would come for you

No matter what gets in my way
As long as there's still life in me
No matter what remember
You know i would come for you

I'd crawl across this world for you
Do anything you want me to
No matter what remember
You know I would come for you

No matter what gets in my way
As long as there's still life in me
No matter what remember
You know i would come for you
You know i would come for you"
(I'd Come For You - Nickelback)


Correvano e correvano per quel corridoio ospedaliero, veloci come il vento.
-Muoversi, muoversi, aprite sala emergenza 6 fate passare, muoversi, non possiamo perdere un minuto di più!-gridava il dottor Ripper.
In pochi attimi, intorno a quella barella sopraggiunse anche un'atro dottore, suo collega pronto ad intervenire, ed aiutare.
-Steven cos'ha?-
L'uomo deglutì la saliva e rispose, continuando a dare ossigeno a un Nick perennemente incosciente.
-Intossicazione da monossido di carbonio, è in ipossia, lo abbiamo intubato, respira ma non c'è battito, temo che se non ci muoviamo, se non lo perderemo, andrà in coma-
-Se già non lo fosse...-rispose il collega per poi ordinare.
-Okay, presto portatelo in sala emergenza 5 è stata appena liberata, iniettategli 100 cc di adrenalina, e continuate con il defibrillatore, Ripper và a cambiarti ci penso io per adesso-
Steven arrestò la sua corsa, annuì guardò un ultima volta Nick svanire nella sala emergenza 5, deglutì il groppo che aveva in gola e corse a cambiarsi, per poi ritornare pochi istanti dopo.
Giunto in sala emergenza 5, C'era un via vai continuo ed interminabile.
Il corpo di Nick sobbalzava sotto le scosse del defibrillatore, mentre un infermiera continuava a dargli ossigeno ogni minuto, ma niente il monitor continuava a dare quella odiosa linea piatta.
-Coraggio, 3 cc di atropina-gridò il dottore
Steven si avvicinò, pronto per darsi da fare e salvarlo.
-Defibrillatore a 360 presto-urlò Steven
-Carica!-
-Libera!-
Nick sobbalzò.
-Non c'è battito...-sentenziò un infermiera
Steven scosse la testa e gridò.
-E'impossibile, iniettategli altra adrenalina, presto...Nick coraggio-
Nessuno si mosse.
-Cosa state aspettando, altra adrenalina, respira! Dobbiamo solo fargli ripartire il cuore!-
-Steven...è finita-
-NO! RESPIRA CAZZO!-
-Non c'è più niente da fare cos'è vuoi distruggergli il cuore?-
-Andrew ti ho deto che respira, altra adrenalina-
-Steven-
-Atropina-
-E' finita-
-No c'è ancora una possibilità-
disse infine, facendogli il massaggio cardiaco.
-Caricate il defibrillatore, muoversi-
Urlò portado gli occhi sull'infermiera che lo guardava dispiaciuta, stava per dirgli qualcosa, ma Steven la freddò all'istante, urlando sicuro e deciso.
-CARICA!-
la donna trasalì, poi caricò.
-LIBERA!- urlò Steven
Il corpo di Nick sobbalzo nuovamente, ma la linea era piatta.
Steven sentì il cuore spezzarsi, il senso di colpa lo travolse, deglutì, e cercando di rimanere freddo pronuciò quella frase che avrebbe decretato la fine di tutto.
-Ora del decesso...Sei e tren...-
Non terminò la frase che il monitor suonò.
L'infermiera guardò il display dell'elettrocardiogramma ed esclamò.
-C'è battito! Il cuore ha ripreso a battere-
Steven Andrew e tutte le infermiere si guardarono negli occhi, sorrisero sollevati, poi Andrew parlò.
-Bene, fategli gli esami per vedere quando tasso di intossicazione ha nel corpo in modo che possiamo intervenire di conseguenza, dopo fategli gli esami di routine, una tac al cervello, dobbiamo vedere se ha riportato dei danni, e poi portatelo in camera iperbarica, bel lavoro Steven-
L'uomo annuì, guardò un ultima volta Nick svanire oltre la porta, deglutì il groppo che aveva in gola, uscì dalla sala emergenza, e si recò nella sala dei medici, per poi lasciarsi cadere su una poltroncina poco distante dalla porta, chinò il capo all'indietro incontrando il muro, chiuse gli occhi, prese un bel respiro e si rilassò, Nick era stato ripreso per i capelli.
 
*§*§*§*
 
Casa Ripper ore 9:00am
Amber era seduta immobile sul divano e fissava il pavimento, tesa, spaventata e molto preoccupata.
I suoi occhi erano rossi per il tanto pianto, e ancora delle leggere lacrime scendevano bagnadole debolmente le guance. Accanto a lei Brian, che le stringeva la mano, e ogni tanto la portava a sè e le levava via quelle lacrime. Stava facendo la roccia, che in quel momento per Amber non esisteva, ma anche lui come lei, stava male dentro, la paura e la preoccupazione per Nick lo logoravano, ma lo uccideva molto di più percepire chiaramente dentro di sè, ciò che stava tormentando la sua Amby.
Deglutì il macigno che aveva in gola e parlò.
-Amber-
La ragazza trasalì, portò i suoi occhi sul volto di Brian, e tremante rispose.
-E se non ce l'avesse fatta?- chiese in tono spezzato.
Brian scosse la testa. Anche lui temeva ciò, ma doveva essere forte soprattutto per lei.
Le sorrise debolmente e dolcemente, per poi accarezzarle delicatamente e con tocco tremante, quel viso che amava ancora con tutto se stesso, e dirle pacato, gentile e tenero.
-Ce la farà, vedrai-
lei scosse la testa tremante.
-Lo dici solo per farmi stare tranquilla, papà ancora non ha chiamato deve essere successo qualcosa dev...-
Stava per scoppiare a piangere, ma Brian accortosene, la strinse a sè, conducendola di colpo e delicatamente sul suo petto caldo.
Alle orecchie della ragazza, giunsero i battiti intensi e veloci di lui.
Udì quel respiro agitato sulla sua pelle, si inebriò del suo profumo fino a perdersi completamente in esso. Dio quanto gli era mancato quel calore, quel cuore, quel respiro, quel profumo, quegli occhi, quella bocca, quella voce dolce, tenera e calda e quel corpo.
Ebbe una stretta al cuore, gli era mancato così tanto, e voleva che tutto questo non finisse mai, stava per sospirare, ma esso le si bloccò in gola, non appena avertì sul suo collo il respiro caldo di Brian, e le sue labbra, che lente e tremanti percorrevano sfiorando gentili e timide quel collo, sino a raggiungere l'orecchio.
Arrestarsi alcuni istanti, fermarsi in attesa, quella dolce attesa che anticipava qualcosa di speciale, qualcosa che nessuno dei due, specialmente Brian avesse mai pensato, visto ciò che era successo tra di loro, realizzarsi, così di colpo, come se niente avesse mai toccato i loro cuori, come se nulla avvesse mai osato catturare, ed inglobare le loro anime, trascinandole in altri luoghi distanti anni luce tra loro.
Tutto si fermò in quel trepido, intenso e profondo istante eterno.
Brian tremò, chiuse i suoi occhi blu, e da essi cominciarono ad uscire delle lacrime, lacrime che si unirono, si fusero a quelle di Amber. Che stretta nel suo abbraccio si stava lasciando portare via da lui. Tutto era annullato, tutto si era spento, ciò che era accaduto tra di loro venne di colpo gettato nelle profondità del suo incoscio fino a venirne chiuso, serrato, e sigillato da quest'ultimo.
E infine, in quel dolce e interminabile momento di attesa, e di sospensione. La voce di lui giunse in un sussurro caldo, tenero, tremante, gentile e colmo di amore vero, profondo, intenso, puro, ed eterno, che le accarezzò timido e intimorito la pelle rapendola, e trascinandola in lui, dentro di lui, fino in fondo all'anima.
[Andrà tutto bene, tutto si risolverà nel migliore dei modi, Nick tornerà a casa sano e salvo!
Am...Amber io non sò cosa ne sarà di me, di noi non appena tutto questo sarà finito...ma volevo solo dirti che, che io...ci sarò sempre per t. Non lo sò se tu mi vorrai ancora al tuo fianco, non lo sò più, l'unica cosa che sò, è che la mia vita ti appartiene, ti è sempre appartenuta. Io tornerò sempre da te.
Odiami pure, ne hai tutte le ragioni, ma questo mio cuore, questa mia anima, la mia stessa vita, il mio stesso corpo, tutto ogni cosa di me, porta il tuo nome.
La mia voce, il mio spirito, ogni mio respiro, ogni mio battito ti chiama. Per favore non gettarmi via. Non importa se non mi vorrai più come ragazzo, a me basta sapere che ci sarà in un angolino del tuo cuore, anche quello più microscopico, una scintilla di me, una piccola e flebile fiammella che mi donerà la luce, per poter un giorno far di nuovo parte della tua vita.
Sei l'unica cosa che risplende dentro di me, l'unico motivo per cui io resto qui, e ci resterò per sempre. Sei tutto il mio mondo piccola.]
Amber perse un battito, il respiro le si mozzò in gola, le lacrime stavano per scenderle ancora.
Deglutì il groppo che aveva in gola, lentamente e tremante staccò l'orecchio dal petto di Brian, per poi alzare il viso ed incontrare quei suoi splendidi occhi blu, nel quale si perse, voleva parlare, dire qualcosa, ma tutto si era annullato, tutto era svanito.
Restavano solo i battiti accellerati del suo cuore, che parlavano per lei, gli stessi battiti che rimbombavano all'interno di Brian, che la guardava dritta negli occhi, stava perdendosi in essi, quando vide le lacrime scenderle. Tremante le sfiorò il viso con entrambi i pollici portandogliele via dolcemente. Tutti e due fremettero,e poi tutto si bloccò.
Sospirarono, perdendosi ancora l'uno negli occhi dell'altra, e rimasero lì immobili.
E lo sarebbero stati in eterno, se di colpo il telefono non squillò destandoli bruscamente.
@
"...Non importa cosa ci sarà sulla mia via
finchè ci sarà sempre vita in me
non importa cosa ricordare
sai che verrei per te"
(I'd Come For You - Nickelback)

CAPITOLO 38


Incomplete

"...Empty spaces fill me up with holes
Distant faces with no place left to go
Without you within me I can't find no rest
Where I'm going is anybody's guess

I've tried to go on like I never knew you
I'm awake but my world is half asleep
I pray for this heart to be unbroken
But without you all I'm going to be is incomplete..."
(Incomplete - Backstreet Boys)


Con movimenti lenti Amber e Brian si allontanarono.
Lei si alzò, e con passo lento raggiunse il comodino dove c'era il telefono, alzò tremante la cornetta e rispose un flebile:
-Pro..pronto?-
Dall'altra parte ci fu un breve istante di silenzio, poi la voce del padre si insediò dentro di lei.
-Amber...Abbiamo salvato Nick per un pelo, gli abbiamo fatto tutti gli esami, anche una tac al cervello ma quest'ultimo ha riportato dei danni, non sappiamo quanto saranno gravi, ma una volta risvegliato Nick non sarà più quello di prima...era inevitabile purtroppo, o riportava danni al miocardio, o al cervello se non entrambi...Ancora non si è svegliato, è stato portato pochi minuti fà nella camera iperbarica. Lo terremo lì dentro per 18 ore nella speranza che si svegli.
Non posso assicurarti niente tutto dipende da lui adesso, se non si sveglierà in quel lasso tempo, visto i danni cerebrali dovremmo considerarlo in coma-
Quelle parole colpirono Amber nel profondo, la sua mente si annullò, deglutì il macigno che aveva in gola, e poi con gesto automatico, attaccò la cornetta. Si voltò verso Brian, e blaterò annullata.
-Nick è stato messo nella camera iperbarica. Lo, lo terranno lì per 18 ore, non si è ancora svegliato e papà ha detto, che se non si risveglierà entro 18 ore, verrà considerato in..in coma-
Scosse la testa, un giramento la travolse stava per svenire e cadere per terra, ma Brian sconvolto e parallizzato da ciò che aveva appreso, riuscì in un qualche modo a sbloccarsi, a raggiungerla e afferrarla in tempo, per poi prenderla in braccio e portarla in camera ed adagiarla sul letto, per poi lasciarsi cadere a sedere per terra, fissando vuoto il pavimento, mentre ciò che lei gli aveva detto pochi istanti prima subentrò in lui, tormentandolo per un tempo indeterminato.

*§*§*§*

Correvo e correvo senza un perchè, per chi? Per cosa? Non avevo nessuna meta.
Sapevo che dovevo fermarmi, ma era impossibile. Più tentavo, più le mie gambe accelleravano senza darmi un attimo di tregua.
Non capivo cosa ci stessi facendo io, lì in mezzo a quella radura. Su quel terreno bagnato di pioggia, che arrestata, adesso stava dando libero sfogo ad una nebbia, che incessante e pesante calava su di me, in quel luogo sino ad insinuarsi oltre le mie ossa.
L'aria mi mancò per alcuni attimi. Istanti atroci dove vedevo tutta la mia vita passarmi davanti, senza che io, stanco di essa facessi qualcosa per bloccare qualche ricordo, un momento particolare, o un avvenimento speciale.
Ero stremato da tutto e tutti, volevo solo dormire in eterno e non svegliarmi più, almeno sino a quando questo incubo non avesse cessato di convivere e coesistere intorno e dentro me. Cosa al quanto impossibile.
Il mio cuore? Bhe lui stava perendo, sino ad incendiarsi e marcire in me.
L'amore cosa era veramente? Stare insieme a qualcuno che ti aveva convinto di amarti, invece il suo amare era un pretesto fasullo e meschino per fare del male a lei. Ad Amber. La mia piccola Amb.
Lei che ferita, spaventata, tormentata da me mi aveva fissato come se io fossi la causa di tutta la sua atroce sofferenza, come biasimarla io ero divenuto questo.
Ipnotizzato, ammagliato, stregato da quella vipera, da quella sgualdrina che solo il suo nome era un offesa al creato. Lei bella, dannata, diabolia, perfetta fuori ma dentro era oscura, spietata, sleale e orrenda. Lei che tanto mi aveva fatto tremare, lei che tanto mi aveva dannato, lei che aveva risvegliato in me, il mio lato oscuro, uccidendo ciò che prima di incontrarla ero.
Io Nickolas Gene Carter non ero un verme, non era la mia natura, con Amber questo mio lato non si era mai affacciato. E ora dopo tutto ciò che avevo fatto, quei suoi occhi castani dolci, teneri e in lacrime mi tormentavano. Volevo fare qualcosa per almeno alleviare il suo dolore. Volevo ritornare ad essere il suo migliore amico, il vero Nick.
Ma lei me lo aveva negato. Dovevo morire dentro. Pagare per tutto il male che avevo fatto, ma io non ce la facevo più. Esigevo che quest'incubo cessasse di esistere, per poi svanire in una nuvola invisibile di monossido di carbonio. Anelavo di morire, volevo farlo davvero, e forse ci ero riuscito. Ma perchè, allora la mia corsa proseguiva senza trovare una fine? Non lo sapevo, ma l'avrei scoperto presto, molto presto.
In quella tetricità asfissiante di colpo le mie gambe bloccarono la loro traversata.
Stanco, e stremanto stavo per accasciarmi a quel suolo, ma qualcosa me lo impedì.
Il mio viso fissava il terreno, poi un raggio di luce incandescente mi ferì gli occhi.
Mi portai il braccio al volto, per pararmi la vista, ma quel fascio luminoso si fece più tagliente e intenso da superare anche la mia precaria difesa.
Tremai, perecepii un caldo tepore avvolgermi in un abbraccio. Sussultai.
Quel fascio divenne di colpo gelo, fuoco e atroce e lento soffocante dolore, un agonia talmente dolorosa da privarmi del cuore e dell'aria in pochi attimi. Una morsa più letale di qualsiasi altro mezzo, arnese, utensile, marchingegnio e arma di tortura.
Potevo scagliare urla di disumano e lancinante dolore, ma non potevo farlo, perchè non ero in grado di esternarlo, da quanto esso mi avesse sigillato e rinchiuso in sè.
In quei millesimi secondi, tra quelle spire letali, i miei occhi stavano per raggiungere nuovamente il buio. Stavo morendo dunque, ebbene ne ero felice. Sì potevo svanire davvero, stavo per farlo ma quel dolore me lo impedì. E fu in quel momento, in quella notte oscura, in quel freddo tombale, in quel fuoco incendiario che una voce mi attraversò in un sussurro le orecchie, facendosi largo nella mia mente sino ad intaccarne: spirito, membra, anima e cuore.
[Fa male vero Nick?]
Volevo negare, ma mi era illecito. Sì faceva male, male davvero.
Ansante tremai e debolmente replicai.
[E' un dolore troppo forte da..da non riuscire nemmeno ad urlare. Chi sei?]
La stretta sembrò placarsi, potei prendere un pò d'aria ma poca, perchè istanti dopo quella morsa mi strinse ancora di più. E la sua risposta mi arrestò ogni cosa.
[Sono te Nickolas, la parte di te che vuoi condurre alla morte, sono quel lato oscuro, quella persona, quell'individuo che tu odi più della tu stessa esistenza.
Sono Nick, il vecchio Nick. Quello che tu vuoi eliminare. Non te lo lascerò fare.]
Persi il cuore e l'ossigeno, cercai di divincolarmi e sfuggire da lui, ma più mi dimenavo, più la via d'uscita si riduceva ad un straccio di me.
-Lasciami!-urlai.
-Te lo scordi, se ti lascio tu vivrai con l'intento di uccidermi, se ti trattengo invece, tu calerai in un sonno profondo e io potrò subentrare di nuovo e fare del male, ferire la tua dolce e tenera Amber-
-Tienila fuori! Ho già rovinato fin troppo la sua vita maledetto, lasciami!-gridai cominciando ancora a ribellarmi più che potevo, sentivo quella stretta ridurmi in briciole le ossa, consumare i miei organi dall'interno, fare scempio di tutto me stesso, ma non me ne importava. Non avrei permesso a lui, al mio maledetto alterego di vincere. Avevo già distrutto la mia vita, e quella di Amber non volevo infierire ancora su di lei, non lo meritava, non se lo era mai meritato! Ora basta!
Sarei morto lottando nel mio stesso inconscio, non sarei scappato stavolta, avrei affrontato a spada tratta quel mio lato oscuro, l'avrei ucciso e forse dopo sarei ritornato da lei, o mi sarei abbandonato al mio lungo ed eterno sonno. Dovevo difenderla, proteggerla, salvarla da me.
Riuscii di colpo a strattonarlo lontano da me, deglutii la saliva, e ingoiai a fatica il macigno che mi stava sfondando la gola.
Respirai, tosii, e un rivolo di sangue inumidì le mie labbra, incedetti verso il mio attuale nemico, e attaccai verbalmente.
-Ti ucciderò prima che tu possa osare tanto!-
La sua risata rimbombò nel luogo rabbrividendomi.
Stavo per scagliarmi contro di lui, quando di colpo, vidi una luce oltre l'ombra di me stesso. Era una sorta di tunnel, dove intravedevo; non solo la luce, ma anche una radura, un boschetto? Mi era molto famigliare quel posto. Mi ricordavo benissimo quel sentiero, stavo per parlare, quando per quella stradina boschiva colma di felci, querce ed erba verde e fresca, due sagome, due figure dai lineamenti che conoscevo, stavano camminando serenamente l'uno affianco all'altra.
Non capivo bene chi fossero, ma sentivo. Ero consapevole che mi erano famigliari.
Sospirai, un gelo tagliente mi mozzò l'aria, una presa improvvisa e potente mi afferrò da dietro scagliandomi contro quel tunnel, quel fascio di luce, provocando in me un dolore lancinante, una sofferenza inspiegabile. Cosa stava accademdo? Piombai sul terreno, alzai il volto, e tremante fissai quelle figure, mi concentrai su quella femminile, e il cuore morì non appena quegli occhi castani si insediarono nei miei, trapassandoli da parte a parte. Come se io non ci fossi, come se io non esistessi.
Dolore immenso, agonia lacerante, Amber, non mi guardava come la guardavo io, non ero lì presente? Non mi voleva vedere forse?
Tentai di chiamarla, ma la voce del mio alterego mi ferì le orecchie, arrestandomi.
-Non può sentiri, non può vederti, tu nel suo mondo non esisti, sei morto per lei Nickolas...-
-Mo..Morto?-
-Sì esattamente, era ciò che volevi no? Farla finita totalmente.
Convicendoti che senza di te tutto sarebbe andato bene, per la tua famiglia, per Amber e per Brian no?-
I miei occhi iniziarono a bruciare, perchè mi faceva così male tutto ciò?
Tremai, deglutii a fatica il macigno, e replicai debolmente.
-Sì io volevo farla finita, liberare le loro vite da uno come me, da un verme, un vigliacco senza spina dorsale. E' questo che ero, sono e sarei sempre stato, non è così? Sono sicuro che se io non fossi mai nato tutto questo non sarebbe mai accaduto. Loro sarebbero stati davvero felici, tutto sarebbe stato rose e fiori per ognuno di loro. Mia..mia madre non si sarebbe mai ridotta a fare quella fottutissima vita di merda, una vita fatta di droga e prostituzione! Mio padre non ci avrebbe mai abbandonati, sarebbe stato sempre con noi, la mia sorellina non avrebbe mai avuto quell'incidente che gli è costato la carriera di pattinatrice. Tutti sarebbero stati sereni, felici, contenti, liberi. In pace. Senza problemi, senza pensieri. Ma sono nato e ho rovinato tutto, ogni cosa.
Amber, la mia piccola Amb. Lei, la mia migliore amica. La persona che mi aveva sempre voluto bene. Quella ragazzina che nonostante il mio improvviso abbandono aveva sempre sperato che ritornassimo come un tempo, ora era morta. Io l'avevo uccisa, rovinandole quella sua prematura e serena vita con Brian. Oddio, che cosa ho fatto, lei..lei era..lei era felice, ed io ho distrutto tutto! Come ho osato tanto! Con che cuore! CON CHE CUORE!
Non la biasimo per il suo odio, me lo merito tutto. L'ho persa. Ho perso l'unica persona che era in grado di far ritornare il vero me. Il vero Nick. Il Nick che mai gli avrebbe fatto del male, il Nick che si era innamorato di lei, il Nick che gli voleva bene oltre l'umana e singolare percezione.
Senza di me tutto sarebbe andato per il verso giusto. Tutto, ogni cosa e non avrei causato sofferenze a nessuno. Meritavo di morire, dovevo morire.
Maledico solo l'attimo in cui nacqui, non dovevo venire al mondo. NON DOVEVO!
IO..io, dovevo perire. Svanire per sempre. Lo sò! io..io non, io adesso non posso più rimediare a tutto il male che ho fatto, ormai è tardi, lo sò. E' per questo che ho scelto la fine! La morte era, ed è l'unica soluzione che mi dava e darà speranza per vedere quei loro volti sorridere liberi da ogni dolore. Liberi da me. da Nick per sempre.
Rivedere sul viso dolce di Amb sbocciare quel suo tenero sorriso, che le illuminava gli occhi e il volto. Sentirla ridere, felice e spensierata. Era ciò che avrei volentieri osservato in eterno. Il suo dolce sorriso, le sue infinite faccine, le sue smorfie, le sue linguacce. Quel suo essere dannatamente carina e sbarazzina, e quel suo essere stupenda senza rendersene effettivamente conto. Erano, e sono le cose che gli avevo tolto, senza curarmi di quanto male gli stessi facendo, e adesso desideravo vederle nascere in lei di nuovo.
Amber, Pixie che non sei altro. Mia adorabile stellina, perdonami per ciò che ho fatto, scusami se me ne sono andato per sempre senza salutarti. Ma l'ho fatto per renderti davvero felice. Tranquilla, ora andrà tutto bene, tutto nascerà, sfocerà in un nuovo giorno, in una nuova vita, senza di me, è così che deve essere.
Me ne vado per sempre, trapasserò la soglia del non ritorno, ti dimenticherai presto di me.Un "ti voglio bene" non basterà per farti capire ciò che realmente in me è rinato. Dovevo dirtelo tempo fà.
Amber...La mia vita eri tu, la mia parte mancante, la mia anima, il mio stesso spirito, erano completi solo quando tu eri accanto a me...Senza di te io nn esisto-
In quel preciso istante, i miei occhi già sgorganti di lacrime cominciarono a chiudersi, e a sigillarsi per l'eternità.
Percepivo la presa del mio alterego soffocarmi conducendomi alla morte, non mi ribellavo. Non volevo farlo. doveva finire tutto.
Dentro di me, nel mio cuore, nella mia mente, nella mia anima i loro volti sorridevano finalmente.
Amber mi guardava come un tempo, il suo calore di quei momenti, istanti, attimi, giorni, settimane, mesi e anni passati assieme mi avvolsero totalmente. e Capii che d'ora in poi sarebbero stati veramente felici senza di me.
Sì era la cosa giusta, stavo per dire addio alla vita definitivamente, quando in quell'immenso gelo, in quell'oscurità profonda; un pianto. Una voce femminile irruppe in un sussurro che mi travolse, privandomi dell'udito per alcuni attimi.
[Nick...NO, NON ANDARTENE TI PREGO RESTA! NICK!]
Trasalii, quella voce l'avrei riconosciuta fra mille.
[A..Amber?]
[Nick ti prego apri gli occhi...Nick svegliati, io..io non voglio perderti, non voglio perdere più nessuno. Nick ti prego, apri gli occhi NICK!]
Piangeva. Stava piangendo per colpa mia, la mia morte la stava ferendo così tanto?
[Non posso, ti farei del male se ritornerò da te, lasciami andare è meglio così]
[Nick ti prego, apri gli occhi, come puoi credere che tutto ci sorrida senza di te! Nickolas ti prego rimani, resta con me, NICK TI AVEVO GIA' PERDONATO QUELLA NOTTE! NON ANDARTENE, NICK TI VOGLIO BENE! NON ANDARTENE, NICK TI PREGO...NICKKKKKK!!!!]
Di colpo la luce mi ferì gli occhi. le mie lacrime sfociarono in un singhiozzo soffocante. Milioni, miliardi di lame mi trafissero da parte a parte! Mi spingevano, mi costringevano ad andare verso quella luce, seguendo la sua voce. Mi stavano uccidendo.
Volevo ritornare sui miei passi, stavo per farlo, ma di colpo dietro alle mie spalle, la vidi. Amber correva verso di me.
-Nick!-
-Amber Torna indietro!...io non posso tornare io non...-
Non terminai la frase che le sue tenere braccia mi avvolsero i fianchi.
La sentii stringersi a me, avertii il suo cuore raggiungere il mio. Persi un battito.
Volevo che il tempo si fermasse in quell'istante, per ripetersi in eterno, ma non ero in grado di fare tanto. Mi rassegnai e l'allontanai dolcemente da me. Per poi sfiorarle le guance con le mie labbra tremanti, esitanti, smarrite. Perse. Incantate. Rapite, da lei.
Percepii il suo caldo tepore, mi inebriai del suo dolce profumo. Tremai ancora.
Volevo parlare ma Amber fermò tutto.
Le sue labbra tenere, dolci, gentili e calde sfiorarono il mio collo, potevo percepire il suo respiro sulla pelle. Vacillai. Poi la sua voce dolce mi raggiunse l'orecchio in un sussurro travolgente e tenero.
[Resta con me]

*§*§*§*

In quella flebile luce soffusa, due occhi cristallini e gonfi di lacrime incontrarono quelli castani teneri, spaventati e dolci di lei.
[Amber] Fu l'unica cosa che un lui in lacrime riuscì a sussurrare
prima di perdersi in lei, oltre quegli occhi, fino in fondo alla sua anima.

continua