FACELESS
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The Orlando Sentinel, Settembre, 30 2001
SCOMPARSO BACKSTREET BOYS
di Ray Oxford
Giorno solenne per le fans dei Backstreet Boys di tutto il mondo per la notizia che Nick Carter, il giovane ruba cuori dei Fab five, è stato dato per disperso dopo un fatale incidente del suo autobus in Canada. I ragazzi stavano raggiungendo Vancouver dopo una tappa a Jasper , Alberta, quando a causa delle cattive condizioni dell'asfalto il bus è andato fuori strada nei pressi della foresta presso le Rocky Mountains. Mentre Brian Littrell (26), Howie Dorough (28), Kevin Richardson (30) e Aj McLean (23) ne sono usciti relativamente indenni, il bus dove viaggiava Carter è stato trovato quasi totalmente distrutto. La polizia e i vigili del fuoco non hanno potuto rinvenire nessun corpo. In questo momento le autorità non danno informazioni circa questa scomparsa.
The Orlando Sentinel, Ottobre 7, 2001
PRESUNTA MORTE PER LA POP STAR
di Ray Oxford
Dopo una settimana di investigazioni riguardanti il caso della scomparsa di uno dei Backstreet Boys, Nick Carter, la polizia ha chiuso il caso. La speranza di trovare il giovane in vita è salita quando, un agente di polizia, ha rinvenuto tracce di sangue su un albero. Sfortunatamente le tracce non hanno portato a nulla e di Carter nessun segno. I poliziotti hanno detto che le possibilità di sopravvivenza per il giovane sono molto poche. "Anche se fosse sopravvissuto all'incidente del bus, sembra abbia perso enormi quantità di sangue e potrebbe essere morto di emorragia se non l'ha ucciso prima la temperatura rigida di queste parti." Il resto dei ragazzi non crede alla tragica scomparsa del loro amico."Non ci arrenderemo così facilmente" dice Brian Littrell "è il nostro fratello minore. Sappiamo che è qui da qualche parte. Stiamo pregando affinché stia bene." Solo il tempo potrà dare ragione alla fede di questi ragazzi.
CAPITOLO 1
Katarina Clark respirò la dolce e fresca aria della mattina e sospirò soddisfatta. Era una giornata soleggiata, piacevole e fresca nelle Rocky Mountains in Canada e guardò avanti per esplorare con lo sguardo la natura bellissima che la circondava. Certo, le mancava l'aria dell'oceano in Florida. Le Keys erano di gran lunga il suo posto favorito ma c'era qualcosa in questo posto che la attraeva ... qualcosa che la stava chiamando e le diceva di rimanere ed esplorare...
-Rina?- una voce assonnata interruppe la sua tranquillità.
Billie, sua sorella, strisciò fuori dalla tenda. -Che ore sono?
-Le 9- Sogghignò vedendo Billie lamentarsi e strofinarsi la faccia.
-Come puoi essere già in piedi a quest'ora? Le vacanze servono per alzarsi tardi e fare i fannulloni, no alzarsi all'alba e fare esercizi...
-Sorellina... l'alba era ben 3 ore fa e cosa c'è di male ad essere tutt'uno con la natura? E' un bene per la salute
-Lo stesso vale per il dormire...
Katarina rise. Voleva molto bene alla sorella anche se Billie a volte aveva un caratteraccio. Non poteva chiedere una sorella migliore! Era sempre lì per lei, la supportava e la proteggeva. Avevano un riporto bellissimo considerando anche il fatto che Billie era otto anni più grande di lei. Katarina aveva solo 19 anni.
-Bene bene... buongiorno ragazze!- un'altra testa sbucò dalla tenda di Billie
Questa volta Katarina era meno entusiasta della visione.
-Buongiorno amore...- disse Billie baciando le labbra di Kris -Dormito bene?
-Oh certo...- sorrise Kris -Ho avuto tanti sogni bellissimi- lanciò un'occhiata veloce ma ammiccante a Katarina che Billie non notò.
Katarina guardò altrove disgustata. Non poteva lasciarla sola?
-Vado a prendere un po' di legna per il fuoco mentre voi ragazzi vi vestite
Senza attendere una risposta si tuffò tra gli alberi perché sentiva il bisogno di allontanarsi quanto umanamente possibile, da Kris Reid. Sospirò una volta lontana dalla loro vista sentendo l'urgenza di urlare la sua angustia. Kris era stato un problema per lei già all'età di 17 anni. Soprattutto perché non riusciva a tenere le mani al suo posto.
Katarina l'aveva conosciuto a Disney World quando lavorava lì come cassiera... e se lo ritrovava sempre tra i piedi con quel suo modo di parlare e modi gentili. Era sempre così che catturava le sue vittime. Giocava al ruolo del tenero ragazzo per 6 mesi fino a che una notte chiedeva qualcosa che lei non gli diede.
Il suo corpo.
E fu allora che cambiò. Non si erano più divertiti dopo quella notte. Spingeva sempre per fare sesso. Anche se andavano a mangiare in un ristorante, anche se stavano parlando di scuola o del tempo lui spostava sempre il discorso sul sesso. Perchè non l'aveva scaricato dopo una settimana non l'aveva capito fino a quel giorno.
Così giunse la notte più brutta della sua vita.
Le aveva detto che voleva portarla al cinema, parlare dei loro problemi. Le disse tante cose. Ma la cosa che dimenticò di dirle era che voleva portarla lontano da casa dopo il film e portarsela a letto con la forza.
Rabbrividì con orrore a quei ricordi. Lui che la toccava ovunque e lei che strillava. Lui le diceva che nessuno l'avrebbe udita.
Per fortuna qualcuno lo fece.
Kris era troppo impegnato a fare altro per notare che qualcuno aveva parcheggiato vicino a lui. Un'altra coppia era sopraggiunta per divertirsi ma si accorsero che quello che stava avvenendo nella machina vicino era tutto fuorché divertente. Salvarono Katarina dal così detto "fidanzatino amorevole" prima che potesse farle male davvero.
Dopo quella scena i suoi eroi la portarono a casa. Si rifiutò di andare alla polizia... perchè la sua famiglia avrebbe saputo dell'accaduto e poi lui era 10 anni più grande di lei. Si tenne dentro tutto, senza dire nulla neanche a Billie. Tirò avanti con la vita di sempre e iniziò a frequentare altre persone ma nel momento in cui questi si avvicinavano troppo a lei, scappava. Tutto quello che loro volevano era... metterle le mani addosso.
L'incubò tornò un anno dopo.
Billie le disse che aveva trovato l'uomo della sua vita e che si erano fidanzati. Katarina era così eccitata all'idea... finchè non le venne presentato il futuro sposo...
-Ciao... sono Kris Reid. E' un piacere conoscerti Katarina.
Dio, lei non dimenticò mai quel suo sorriso idiota stampato sulla faccia.
Da allora in poi lui tentò di portare a termine quello che aveva iniziato quel giorno. Fortunatamente lei aveva preso lezioni di difesa personale per cui era capace di badare a se stessa.
Strillò sommessamente sedendosi sull'erba fresca stringendo le sue ginocchia al petto. Stranamente, dopo questa esperienza, lei credeva ancora nell'amore. Quell'amore che sembra esistere solo nei libri e nei film. Lei doveva trovarlo. L'uomo gentile e tenero che sapeva guardare oltre l'aspetto fisico ed apprezzare le sue virtù. L'uomo che l'avrebbe amata nonostante tutto. Lui che l'avrebbe fatta ridere quando piangeva, sorridere quando era giù di tono. A quell'uomo lei avrebbe dato il suo cuore e... una volta sposati qualcos'altro.
Qualcosa in lei le disse che l'avrebbe incontrato presto.
-So che è vivo... deve esserlo...
Erano tutti nella loro casa in Atlanta, Georgia, per prendere una decisione circa la loro carriera. Nessuno voleva che questo giorno giungesse ma la vita va avanti a prescindere da ciò che vogliamo. Brian guardò tutto loro con disperazione, sperando che loro lo appoggiassero al 100%
-Credete anche voi questo vero ragazzi?
Tutti tranne suo cugino girarono lo sguardo altrove. Il cuore di Brian ebbe un sussulto.
-Brian...- Kevin iniziò con solennità- è passato un anno da quando...- si bloccò tentando di controllare la sua voce.
-E' passato tanto tempo- Howie mormorò sedendosi vicino a Brian - E noi non abbiamo ricevuto chiamate, lettere...
-Ma io lo so che è da qualche parte...- continuò Brian -Ve l'ho detto di quelle strane chiamate...
-Brian non ne hai ricevuta una da mesi- Kevin replicò strofinandosi gli occhi - e molto probabilmente erano stupide chiamate di qualche idiota...
Aj si tolse gli occhiali da sole rivelando degli occhi rossi -E' dura avere ancora fede Rok. Io cerco di essere positivo ma...
-Non possiamo lasciarlo solo...- strillò Brian- Nick è una parte di noi... è il nostro fratellino noi dobbiamo credere...- crollò piangendo -noi... dobbiamo....
Kevin mise un braccio introno al cugino e lasciò correre liberamente le sue lacrime. - Noi dobbiamo lasciarlo andare Brian ...
Aj e Howie fissavano il pavimento sapendo che prima o poi queste parole sarebbero state dette. Il loro fratellino era morto... e i Bsb non sarebbero stati più gli stessi. Senza Nick non erano completi.
I loro cuori si appesantirono nell'ascoltare le parole di Kevin -Noi dobbiamo lasciarlo andare ...
-Sono stanchissima- disse Billie stiracchiandosi -Penso che andrò a riposare
-Anche io- Katarina disse. I tre avevano girovagato per tutto il giorno. Era stata dura ma Katarina aveva gustato ogni momento... tranne quando Kris le toccava accidentalmente il sedere.
"Creatura disgustevole" pensò . Poteva sentire i suoi occhi puntati su di lei. Come poteva Billie non notarlo? iniziò a radunare le cose.
- Ragazzi andate avanti io vi raggiungo subito... do una sistemata...
-Ti aiuto- disse Kris
Katarina stava per obiettare quando Billie disse -Non è così carino??
Kris ghignò e Katarina si girò dalla parte opposta. "Non ci sono parole per descriverlo...." Lo guardò e subito si pentì di averlo fatto. C'era la voglia nei suoi occhi. Tornò a concentrarsi sul suo lavoro "Ti prego Dio... non lasciare che mi faccia male. Non un'altra volta"
-Buonanotte Rina- disse Billie sorridendo a Kris prima di scomparire nella tenda.
Continuò a trafficare con l'immondizia sapendo che lui si stava facendo sempre più vicino. "Vattene Kris... vattene" pensò.
Prima che potesse dire qualcosa le mani di lui le tapparono la bocca.
-Finalmente soli...
-Vattene....
-Quando ti stancherai di resistermi?- le sussurrò nell'orecchio "Lo so che lo vuoi più di me..."
Adesso le sue mani le stringeva i polsi e il suo corpo spingeva verso il suo forzandola di provare cose che non voleva provare. Chiuse gli occhi per raccogliere tutta la forza che poteva mentre Kris le mordicchiava il collo. Poi colpì Kris alle costole tanto da mandarlo a sbattere contro un albero e corse via.
Corse come il vento, lontano da lui, da sua sorella che non sapeva e non sospettava nulla. "Corri" pensava "Devi correre"
Sembravano passate ore quando finalmente si fermò. Si asciugò le lacrime e iniziò a respirare a pieni polmoni la fresca aria. "Perchè... perchè non la pianta?"
Iniziò a guardarsi intorno e tutto sembrava così uguale. Si era persa.
"Dove sono?"
CAPITOLO 2
Caroline Parker mise gli ultimi biscotti fatti in casa sul vassoio e sorrise. Lui amava i suoi biscotti al cioccolato. Erano una delle poche cose che riusciva a persuaderlo a sorridere. Versò un bicchiere di latte e prese il tutto salendo al piano di sopra. Aveva 80 anni ma non aveva mai smesso di fare le due rampe di scale che la portavano al secondo piano. Si teneva in esercizio tutti i giorni
fino a quando la sua artrite non si faceva sentire.
Arrivò alla sua stanza e aprì la porta. Come sempre era tutto scuro. Lui odiava la luce.Lei sapeva benissimo perché.
-Caro?- sussurrò
Nulla.
Caroline si avvicinò al letto. Era addormentato. "Bhe non è una sorpresa". Lui era solito essere sveglio di notte. Era l'unico momento in cui usciva fuori ed esplorava la natura selvaggia intorno alla sua vecchia casa. Posò il latte e i biscotti sul comodino e studiò i suoi lineamenti apparentemente calmi. Spostò i suoi capelli biondi dagli occhi. Sembrava riposare così tranquillamente
diversamente dall'aria accigliata che aveva quando era sveglio. Lui si mosse all'improvviso e si rotolò su un fianco. Gli occhi di Caroline si addolcirono "Povero ragazzo
ne ha passate tante". Non c'era da meravigliarsi che fosse così duro. Lei sarebbe riuscita nella sua missione: farlo ridere di nuovo, un giorno.
I suoi occhi caddero sul blocco da disegno vicino a lui. Lui amava disegnare e ciò faceva molto piacere a Caroline. Anche lei era un'artista. Alcuni giorni, quando lui era di umore migliore, passavano ore facendo ritratti dopo ritratti
lui li disegnava, lei li dipingeva. Aprì il blocco e diede un'occhiata alle pagine e non rimase sorpresa da quello che trovò. Disegni di alberi, montagne, la casa
e gli uomini che aveva conosciuto grazie ai suoi racconti. Ne parlava quando voleva tirare fuori tutto il suo dolore. C'era l'uomo dallo sguardo dolce con dei grandi occhi, riccio e con un sorriso piacevole, lui le aveva detto che gli piaceva dargli fastidio. Poi c'era quello particolare
aria da duro, pizzetto, occhiali da sole
troppi piercing e tatuaggi per i suoi gusti ma lui le raccontava che era un grande amico e anche un gran latin-lover
L'altro ragazzo , le aveva detto, era come una figura paterna per lui. Occhi penetranti e molto mascolino
un ragazzo per cui lei avrebbe perso la testa molti molti anni fa! E alla fine c'era lui: aveva una faccia interessante simile al precedente (le disse che erano cugini) ma i suoi occhi erano molto più dolci e i suoi capelli ordinati. Per lei sembrava un angelo e aveva un grande effetto sul suo caro amico. Dalle sue parole lei aveva potuto capire che c'era un legame fortissimo tra i due. Dai suoi disegni poteva capire che gli mancavano moltissimo.
Caroline poggiò il blocco vicino al latte e ai biscotti e con un grosso sorriso sulla faccia lo coprì fino alle spalle con una coperta che gli aveva cucito lei stessa. Gli diede un bacio sulla fronte "Dolci sogni caro
"
Billie tornò al campo terrificata. "Dove può essere andata Rina?" Il vento aveva iniziato a soffiare forte da quando Katarina si era allontanata e stava per buttarla a terra ma Billie cercò di mantenere la posizione. Kris l'abbracciò Nulla?
-Niente
Stava per mettersi a piangere Kris dobbiamo trovarla
Se morirà
se la perderò
-Shhh- le sussurrò nell'orecchio - Calmati Honey. Non ti preoccupare. La ritroveremo ma non penso sia stanotte
Billie si raggelò Ma
noi non possiamo lasciarla qui fuori
potrebbe morire
non ha la sua giacchetta
-Billie lo so ma non possiamo fare nulla con questo tempo
e poi è buio
-Non mi importa
- si allontanò da lui con l'aria offesa Non me ne vado senza di lei
La pioggia veniva giù copiosa e lei iniziava a sentire freddo sotto i suoi vestiti. "Rina
"
-Honey dobbiamo andare Ti prometto che appena la pioggia finisce di scendere andremo a cercarla ok?-Le prese la mano Torniamo in hotel
Billie sapeva che aveva ragione. Era impossibile cercare qualcuno con quel tempo. Chiuse gli occhi. "Per favore Rina
non morire
ti verrò a cercare presto
"
-Honey?
-Sì
andiamo
Era ghiacciata e affamata. Ma più che altro era terrificata. Katarina spostò i suoi capelli biondi dagli occhi e continuò a camminare speditamente senza idea di dove fosse o dove stava andando. "In che guaio mi sono cacciata?". Saltò dalla paura allo scroscio di un fulmine e frettolosamente spostò un ramo dalla sua via pregando che Billie o qualcun'altro riuscisse a trovarla e a portarla al caldo. Sarebbe stata persino felice di vedere Kris. Più o meno.
Ad un tratto si accorse che non c'erano più rami da spostare. La pioggia fitta le restringeva la visuale ma poteva scorgere in lontananza il profilo di una casa. "Grazie a Dio". Iniziò a correre bisognosa di calore. Avvicinandosi alla casa divenne più cauta. Era un tipo di posto che puoi vedere solo nei film dell'orrore... logoro, abbandonato. Ma avrebbe preferito passare la notte in una casa con i "fantasmi" che restare fuori a beccarsi una polmonite.
Una luce brillò dalla finestra al pino terra e Katarina sperò che la persona... o fantasma che viveva lì avrebbe avuto un po' di pietà per lei. Era davanti alla porta, prese un bel respiro e bussò.
Non rispose nessuno.
Disperata bussò più forte "So che sei lì dentro... ho freddo..."mugolò tra sé e sé, il suo corpo era intorpidito "... così freddo..."
-Oh cielo! Cosa fai lì fuori con un tempo del genere!
Katarina si girò- Oh... per favore... mi sono persa e...
L'anziana la prese gentilmente per un braccio -Sono sicura che potrai spiegarmi tutto dentro dopo esserti fatta un bel bagno caldo. Vieni pure!
Per la prima volta dopo ore Katarina sorrise. -Grazie...
Un'ora dopo Katarina prese posto nel salotto vicino alla donna.
-Eccoti! C'è del latte e dei biscotti fatti in casa
-Grazie!Muoio dalla fame.
-Immagino- sorrise caldamente
Prese un sorso e sospirò. Poteva sentire il tiepido latte che le scendeva nello stomaco. Era fantastico. Si focalizzò sulla sua salvatrice- Apprezzo molto quello che ha fatto per me.... signora...
-Parker, ma chiamami pure Caroline
-Caroline- Katarina sorrise -Non potrò mai ringraziarla abbastanza
-Non preoccuparti- sorseggiò il suo the -Faccio ciò che il Signore mi mette davanti alla mia strada. Ora vuoi dirmi il tuo nome o devo indovinarlo?
Katarina sorrise- Katarina Clarke ma i miei amici mi chiamano Rina
-E' bellissimo! Mi piace... Potrebbe diventare Kat
Il suo sorriso si attenuò -Non mi piace Kat...
-Benissimo... Rina
Katarina le sorrise nuovamente prima di dare un'occhiata al posto. Era molto più bello di quello che si aspettava. Parquet di legno lucidi e bianchi muri ricolmi di disegni, comodi divani e sedie, al centro il tavolino da caffè con le statue di porcellana di Maria e di Gesù. Caroline doveva essere una donna molto credente! Nel caminetto brillava un caldo fuoco.
-Mio marito disegnò la casa quando aveva 24 anni. Una volta ero anche io una bella ragazza come te e lui faceva di tutto per farmi piacere! Avevo 19 anni quando mi sono sposata.
-19??- Katarina esclamò -Io ho 19 anni... non posso crederci...
-Alla mia età ci si sposava presto- sorrise per la sorpresa che leggeva nella faccia della sua ospite
Katarina si sentiva totalmente rilassata. Avrebbe potuto passare ore a parlare con quella donna. Era così affascinante! -Vivi da sola?
Il sorriso di caroline sembrò esitare un momento -Sì ma ogni tanto ricevo delle visite...- guardò alla finestra -Mi dispiace ma dovrai restare qui per qualche giorno. La pioggia non accenna a diminuire
Katarina la guardò -Non avevo mai visto tanta pioggia in vita mia!
-Non sei di queste parti?
-No- ammise -Vengo dalla Florida... Tampa- Un rumore al piano di sopra catturò la sua attenzione- Hai sentito?
-La casa tende a fare sentire rumori...
Non convinta continuò a guardare nella direzione di quel rumore. "Avrei giurato di aver sentito un rumore... come se ci fosse qualcuno..."
-Bene vieni con me Rina! Ti farò vedere la tua camera Dopo questa avventura penso che tu sia molto stanca!
I suoi occhi tornarono su Caroline -Sì mi sento molto stanca...
La seguì al piano di sopra. Una strana sensazione la circondò mentre passava di stanza in stanza e lei mise le sue braccia intorno alla vita "Caroline mi ha detto di vivere sola... Sarà ma io mi sento osservata..."
"Tampa...viene da Tampa"
Erano anni che non sentiva quel nome. Il suo sguardo duro la guardava come un'aquila mentre parlava con Caroline di chissà cosa. "E' bellissima" ammise a se stesso esitante. Con i suoi lunghi capelli biondi che le cadevano sulle spalle, gli occhi marroni gentili che brillavano con innocenza, delle belle labbra piene rosee che ogni uomo avrebbe voluto baciare e una bella figura con cui sicuramente era nata! Era l'esatta immagine di un angelo.
Troppo credere in loro e in qualcosa che aveva a che fare con Dio. Dio aveva cessato di esistere per lui già da tempo. Così le ragazze.
I suoi occhi blu si strinsero. non gli piaceva la sensazione che provava guardandola, erano sensazioni sconosciute... insopportabili. Fino ad ora... pensava fossero sepolte ormai nel suo cuore di pietra. Ma quello che lo infastidiva di più è che c'era qualcosa in lei oltre la bellezza... lei era diversa... era VERA. Una piccola parte di lui voleva scoprire fino a che punto fosse vera. "Se solo..."
Subito quel momento di debolezza scomparì. Lei non avrebbe mai potuto provare nulla per lui. Serrò la mascella. Una donna come lei sarebbe corsa via disgustata alla vista di ciò che "Dio" gli aveva fatto.
"Come posso provare queste sensazioni... neanche la conosco..."
No. Tutto ciò non gli piaceva affatto.
"Cosa succederebbe se scoprisse la verità?" Scosse la testa. "Averla qui è troppo rischioso. Deve andarsene. Non appartiene a questo mondo... deve tornare tra la gente normale... come lei"
Determinato camminò nei bui corridoi fino al passaggio che lo riportava in camera sua. Doveva convincere Caroline a mandare l'angelica Katarina Clark a casa. Tempesta o no. Per tutti Nick Carter era morto. E doveva assicurarsi che rimanesse così.
CAPITOLO 3
-Non voglio crederci... ma so che devo farlo- Kevin disse al telefono -Dobbiamo accettare tutti che Nick non tornerà mai indietro
-Sono così dispiaciuta Kevina- sua moglie rispose -Per essere onesta anche io non riesco ad accettare che sia andato via... era così giovane. Come sta Brian?
-Non bene. Leighanne lo sta tenendo sott'occhio e lui ha rifiutato di venire alla conferenza stampa di oggi. Crede ancora che Nick sia vivo
-E' comprensibile. Era il suo migliore amico
-Lo so ma non va bene per lui credere ancora a questo. Io non voglio che si ammali... già l'operazione al cuore è stata abbastanza e adesso Nick che se ne è andato... non vorrei che ci lasciasse anche lui...
-Non pensare questo ok? Brian starà bene... col tempo. Devi crederci
-Kev- Aj interruppe la chiamata affacciandosi alla porta-Ci stanno aspettando
Lui annuì -Honey devo andare
-Buona fortuna amore
-Grazie. Ti amo
-Ti amo anche io... se hai bisogno di qualcosa non esitare a chiamarmi ok?
-Ok
Sospirando Kevin salutò sua moglie e attaccò il telefono. Parlare con Kristin l'aiutava a sentirsi meglio, a recuperare un po' di forza per chiudere definitivamente la sua vita come Backstreet Boys e... per accettare la morte del suo fratellino.
-Deve essere devastata Ms Malone
-Lo sono- le lacrime di Rachel scendevano liberamente sul volto -Lo ho amato con tutta me stessa
-Sa già cosa farà adesso? Starà nella sua casa o la venderà?
-Onestamente non ho idea- rispose - Devo ancora abituarmi all'idea e al dolore, poi potrò decidere cosa dovrò fare senza... senza di lui
-Grazie Ms Malone. Da Chennel 5 news...
Rachael si allontanò piangendo dalle telecamere e dai giornalisti e si affrettò verso il camerino. Si fermò di fronte ad uno specchio e si guardò un momento prima di ridere soddisfatta. Si asciugò le lacrime dalle sue guance. "Che grande performance Rachael! E i giornali hanno creduto a tutto quello che gli ho detto. Dovrei considerare l'idea di intraprendere la carriera di attrice... adesso che Nick non c'è più a soddisfare le mie necessità" Arricciò il naso. Lavoro? Lei? Come no?
Aveva la sua bellezza, la sua capacità di recitare. Avrebbe avuto al più presto un altro conto in banca. "E quale conto potrebbe essere migliore di un altro dolce Backstreet Boys?" Fino a poco fa aveva Nick tra le mani. Doveva solo trovarne un altro. Si toccò i capelli e lasciando le tracce di trucco sulle guance: doveva apparire più devastata possibile. " Adesso chi prenderà il posto di Nick nel mio cuore e nel mio portafogli? Brian? No è troppo preso dalla mogliettina. Aj? Non è il mio tipo e poi c'è sempre quella Sarah di torno. Howie? Troppo.... carino. Kevin? Kevin!" La sua faccia divenne splendente "Il tipo strano e silenzioso... e Kristin? Non sarebbe stato un problema. Certo era carina ma mai quanto lei! Ms Rachael Richardson!" Annuì con la testa. "Mi piace!"
Erano le 6 di mattina quando Nick entrò nella cucina. Aveva fame... e doveva parlare con Caroline. La loro ospite doveva lasciare la casa oggi stesso. Caroline lo guardò dal lavandino e sorrise - Buongiorno caro. Dormito bene?
Riuscì a fare una traccia di sorriso - Tutto bene
-La tua colazione è quasi pronta
-Grazie- si sedette sulla sedia di fronte al tavolo e sistemò la pezza di cuoio che copriva parte della sua facia. Ormai era quasi un anno che la portava e senza la quale si sentiva nudo.
-Nickolas caro... non accigliarti così. mi manda ai pazzi!
-Scusa- mugolò - Caroline dobbiamo parlare...
Lei sorrise- Ti stavo aspettando! Non vedevo l'ora che tu prendessi il discorso... Cosa pensi di lei? Io penso che sia adorabile... e....
-Voglio che se ne vada
Carolina lo guardò interrogativa - Perché? Ha bisogno di aiuto
-Può trovarlo altrove
-Nickolas! Se avessi avuto il tuo stesso atteggiamento ora tu non saresti qui
-Infatti sarebbe stato meglio morire quella notte
-NICKOLAS!
Vedendo lo sguardo triste della donna lui sospirò- Scusa Caroline. Non volevo dire questo. E' solo che non piace... Lo so darà sei problemi...
Caroline sorrise -Problemi eh?
-Sì- annuì - Scoprirà che vivo qui... e potrebbe dirlo a tutti
-Ed è bella...
Non disse nulla per un momento ma poi annuì di nuovo-Penso di sì
-Pensi?
Nick la guardò -Caroline...
-Lei rimane
-Non può!
-E' la mia casa
Frustrato Nick si alzò dalla sedia e iniziò a camminare- ma rovinerà tutto!
-Caro- lei lo fermò e posò una mano rugosa sulla sua -Mi credi?
Lui esitò -S...Si ti credo. Sei l'unica persona al mondo in cui credo
-Allora lascia fare tutto a me ok? Rina non scoprirà che tu stai qui. te lo prometto
La guardò per un attimo prima di annuire -Ok...
-Non posso credere a questa pioggia!- Katarina commentò incredula quando guardò fuori dalla finestra del salotto.
Credici cara!- Caroline replicò- Abito qui ormai da tutta la vita E non cambia mai il tempo troppo in fretta!
Lei sospirò. Voleva riuscire a contattare Billie per dirle che stava bene. Caroline non aveva il telefono, non aveva la radio.
-Caroline? Cosa fai qui... per passare il tempo?
Ridacchiò -Leggo e dipingo. E' abbastanza per me
Katerina sorrise- Deve essere bello non essere una tv dipendente- Camminò verso i quadri alla parete. I dettagli erano squisiti. Poteva vedere l'amore che c'era in quei disegni. Si fermò davanti ad un ritratto di 4 bellissimi ragazzi. Stranamente sembravano familiari. -Caroline chi sono queste persone?
-Nessuno che conosci... frutto della mia fantasia
Non riusciva a togliere gli occhi da quel quadro "Ero sicura di averli già visti...
-Rina? Vuoi che ti faccio vedere i miei libri? Magari trovi qualcosa che ti interessa
Si girò -Non ti dispiace?
-Certo che no... sei la mia ospite!
Katarina la seguì al piano di sopra senza riuscire a togliersi dalla mente quel ritratto. C'era qualcosa...
-Rina?
Sobbalzò guardando Caroline- Sì?
-Ti avevo solo chiesto che genere di libro potrebbe interessarti...
-Oh... uh... attualmente lego romanzi d'amore
Nick guardò il suo blocco da disegno sentendo la tristezza nella sua faccia stanca. Tra pochi giorni sarebbe stato un anno... un anno da quando aveva visto la sua famiglia, la sua casa, i suoi amici. Sembrava ieri che stavano tutti insieme, girando per il mondo, facendo buona musica. Voleva tanto stare con loro. Ma sapeva che era impossibile. Non li avrebbe mai più rivisti... I suoi occhi si fissarono su Brian, il suo migliore amico al mondo. Come stava? Stava bene? Già si era dimenticato di lui? Nick si prese la testa con le mani... probabilmente tutti loro si erano dimenticati di lui. Ormai credevano fosse morto. Era passato troppo tempo. Una lacrima cadde lungo la sua guancia. Gli mancavano terribilmente...
"HA... Vi abbiamo dato un calcio nel sedere" si rallegrò Nick trionfante
"mai..." Aj esclamò "Voglio la rivincita!"
Brian ballava nell'autobus con il controller nella mano "Chi sono i migliori?"
Howie incrociò le braccia "Se lo dici tu"
"Guardate la realtà" disse Nick "Non potete competere con la forza di Frick e Frack"
"Ragazzi" Kevin disse "Sto al telefono"
"Dai Kev..." esclamò Brian "Basta fare il serio... almeno per una volta"
"Sì Kev" continuò Nick " Vieni a parlare qui con noi!"
"Meglio di no..." Aj esclamò
Howie "Kevin ti stanno prendendo in giro!"
"Dai non fare sempre il perdente!"
"Nick hai due secondi per sparire dalla circolazione"
Subito Kevin emerse dal retro del bus con il cuscino in mano "Sei a due secondi dall'essere picchiato. Adesso vieni qui che ti faccio vedere!"
"AHHHHH"
Nick sorrise. Era uno dei suoi ricordi migliori. Aveva solo 16 anni. Non avevano idea di cosa sarebbe successo a loro più avanti. Il suo sorriso si trasformò in una smorfia. Non aveva idea allora che 5 anni dopo sarebbe rimasto imprigionato in quest'incubo, senza essere capace di credere neanche alla sua ombra. Si asciugò le lacrime dalla guancia. "Basta piangere" Lasciò la camera per andare a cercare qualcosa da mangiare "Devo andare avanti con la mia vita ...o con quello che mi rimane"
Katarina posò il libro e si stropicciò li occhi. Gli piacevano troppo i romanzi d'amore. Poteva solo sperare che il suo principe azzurro fosse gentile e tenero come il personaggio del libro che aveva appena finito di leggere. "Adesso cosa faccio?" Si guardò intorno nella camera di Caroline. Non c'era altro che librerie con libri, un completo di colori e materiale per pitturare.
Uscì nel corridoio "Non penso che si arrabbierà se faccio un giro per casa. Dubito che si arrabbi per qualcosa..." Iniziò a girare camera per camera senza trovare nulla che la interessasse. Le camere sembravano chiuse da una vita. Alla fine aprì l'ultima porta dell'ultima camera che gli era rimasta in quel piano aspettandosi di trovare nulla come nelle precedenti. Si stava annoiando. Odiava non avere nulla da fare. entrò nella camera e rimase sorpresa nel vedere un letto disfatto, mozziconi di candele, piatti vuoti e pile di fogli tutti sparsi sul pavimento. Rimase interdetta "Caroline non è disordinata" Prese alcuni fogli e guardò. Erano vuoti. Si sentì raggelare. C'era qualcosa in quella stanza di così vivo. Le tende erano chiuse facendo sì che tutto rimanesse allo scuro. Katarina si sedette sul letto . Non doveva essere lì. La sua mente gridava di andarsene ma non poteva... C'era quella strana sensazione di nuovo... qualcosa che le diceva di rimanere... fu allora che notò un blocco da disegno sul comodino. Curiosa lo prese e lo aprì. Rimase impressionata da quello che vide. "E' incredibile, non credevo che qualcuno potesse disegnare imprimendo tanto amore in un disegno" Si fermò a guardarlo e rabbrividì di nuovo. C'erano i ragazzi che aveva visto al piano di sotto. "Perché sembrano così familiari?" Sapeva di averli visti già da qualche parte ma non ricordava dove. Si concentrò sulle loro facce. Erano veramente carini! Specialmente quello con i piercings! Sorrise, Billie la prendeva sempre in giro perché le piacevano i ragazzi "tosti". Billie... Billie... I suoi occhi si spalancarono. Ecco dove li aveva visti! Nella camera di Billie... nei suoi posters!
-Oh mio Dio!- mormorò "Io so chi sono... sono..."
Un rumore proveniente dalla sua sinistra la distrasse. Guardò ma non vide nulla. Poi lo vide. Un'ombra le si stava avvicinando.
-Cos...
-Vattene dalla mia camera
Poteva vedergli gli occhi azzurri. Il suo sguardo la trapassava come un coltello.-Chi...
-Vattene
Si alzò dal letto e si allontanò qualche passo. "aspetta..." guardò l'ombra e vide che non era un fantasma... era un uomo, alto e molto arrabbiato.
-Io...io...
-Non mi hai sentito?
Il cuore di Katarina non aveva mai battuto così velocemente.
-VATTENE
Gridando Katarina uscì dalla stanza e iniziò a correre giù per le scale verso la porta di ingresso.
-Rina?- la chiamò Caroline uscendo dalla cucina -Cosa c'è che non va?
-Me ne vado...- piangeva e uscì senza aspettare che Caroline potesse parlarle.
Aprì la porta e iniziò a correre nella pioggia e col vento. Non vedeva nulla ma non era importante. Qualsiasi posto sarebbe stato meglio che quella casa con quell'uomo iroso.
-Aiuto- gridò -Qualcuno mi aiuti...
Era troppo occupata a gridare per accorgersi dell'albero che le stava davanti. Gli andò contro sbattendo la testa duramente. L'ultima cosa che vide nella sua mente erano quegli occhi penetranti e poi tutto divenne nero.
CAPITOLO 4
-Stava ficcando il naso nella mia camera
Caroline incrociò le braccia -Questo non significa che puoi spaventarla in questo modo!
Nick iniziò a camminare impazientemente -Lei ora sa tutto! Se lo dirà a qualcuno...
-E' l'ultimo dei tuoi problemi- lo interruppe - Ora vai fuori a cercarla
-COSA???- esclamò Nick -Non vado da nessuna parte! Sta piovendo!
-Potevi pensarci prima!
-Ma...
Caroline batté il piede sul pavimento -Nickolas Carter porta il tuo sedere fuori di qui immediatamente!
-Va bene- disse dopo un po' -Vado
Gli sorrise- Grazie!
Nick scomparve nel ripostiglio e poco dopo lei sentì aprire e poi chiudere la porta di casa. "Ha ancora un cuore" pensò " Non sarà così dura tirarglielo fuori di nuovo. Ha bisogno di una luce... e penso che Rina potrebbe essere questa luce..."
Nick spostò i capelli bagnati dal viso ed era molto preoccupato. sapeva che era colpa sua ma non poteva farci niente, provava un gran risentimento verso Katarina Clark. Era lì solo da un giorno e già aveva stravolto la sua vita. "Grazie a lei mi beccherò una broncopolmonite... bhe magari mi fa un favore... Se me la busco è probabile che finalmente potrò lasciare questo posto". Entrò nella fitta boscaglia. Non aveva idea di dove cercarla ma qualcosa gli diceva che stava andando nella direzione giusta. Un tuono lo fece saltare "Dannazione... mi ha spa..." I suoi occhi si allargarono "Oh merda!" . Guardò la figura di Katarina a terra. "Dio... questo non doveva succedere..."
-Katarina?
Nulla.
-Katarina... dai dimmi qualcosa...- Nick iniziò a entrare nel panico più assoluto. "Che faccio se è morta?" Controllò il polso e diede un respiro di sollievo. C'era il battito. La prese tra le braccia attentamente ignorando la strana sensazione che provava nel suo corpo e iniziò a camminare velocemente verso casa.
-Caroline!- chiamò -Abbiamo un problemino!
Caroline entrò di corsa nel salotto e si coprì la bocca scioccata. -Oh cara... Portala immediatamente di sopra. Io arrivo subito.
Nick fece ciò che le aveva chiesto la donna. Gentilmente la posò sul letto. Non si era mossa da quando l'aveva trovata. Magari era morta davvero. Controllò ancora il polso e sentendolo battere allontanò quel pensiero. Era viva... respirava...
I suoi occhi si spostarono sul suo corpo. I suoi vestiti erano fradici e le si stampavano intorno al corpo... Nick si destò da quel pensiero "Non è tempo di pensare a questo Carter".
I suoi occhi si fermarono sulla sua fronte quando vide un bozzo e sussultò. "Non è carino.."
Caroline entrò nella camera e buttò fuori Nick così che potesse prendersi cura di lei.
Attese impaziente fuori dalla porta sentendosi terribilmente in colpa. Lui voleva solo che lasciasse quella casa... non voleva che si ferisse... si passò le dita tra i capelli. faceva sempre cose stupide. "Non doveva succedere..."
-Sapevo che mi avresti trovato...
Guardò quell'alta figura non più spaventata ma intrigata. I suoi dolci occhi azzurri la guardavano e lui le sorrise. Lei fece altrettanto anche se era confusa dai suoi atteggiamenti- Tu mi stavi aspettando?
-Ti ho cercata per tutta la vita... e so che tu stavi cercando me...
Adesso lei era veramente senza parole -Non capisco...
-Capirai al più presto- le prese la mano con aria solenne -Ho bisogno di te Rina...
La sensazione che provò al tocco le piacque. Non aveva mai provato nulla di simile... ma le piaceva... le piaceva molto.
-Ho bisogno di te... che tu mi salvi
-Salvarti?- guardò i suoi occhi terrificati continuando a non capire
-So che sei l'unica che può farlo
Rina passò una mano sulla sua faccia. Era morbida, calda... Lui era bellissimo... ma c'era qualcosa nei suoi occhi che catturò la sua attenzione. I suoi bellissimi occhi erano dello stesso colore dell'oceano a casa sua.
-Salvami Katarina...
.Da cosa?
-Da me stesso
Un'ora era passata quando Caroline finalmente uscì dalla stanza.
-Come sta?-chiese immediatamente
-Sta bene per ora e dormirà per il resto della notte per cui non possiamo fare altro fino a domani mattina. Starò con lei... vai a riposare caro
-No, tu vai a riposare starò io con lei Caroline
Caroline gli fece un sorriso- Non preoccuparti ora Nickolas. Starà benissimo...
-Non mi sto preoccupando... è che... è colpa mia se si è fatta male- incrociò le braccia -E' mia la responsabilità.
Caroline annuì -Bene caro, buona notte
-Buona notte- la guardò finché non si chiuse nella sua camera e poi entrò esitante in quella di Katarina. Senza fare rumore prese la sedia dalla scrivania e si sedette vicino al suo letto. Sembrava stare meglio. Il bozzo si era rimpicciolito... Guardò la fioca luce della luna ballare sul suo volto e i suoi occhi si addolcirono. Cos'era che gli faceva venire voglia di toccarla? Qualcosa gli diceva che lei era diversa dalle altre... non come tutte le ragazze. Sembrava così innocente e lui aveva paura che il semplice toccarla avrebbe potuto corromperla. La sua mano si poggiò delicatamente sulla sua guancia. Voleva solo sentire com'era la sensazione derivante da quel tocco. Sentì come una scossa elettrica salirgli su per il braccio. Non aveva mai avuto una reazione del genere prima... era bella... era bella parecchio.
La sua faccia era liscia come la seta. Le tracciò con il dito il profilo fino a toccarle le labbra. Cosa avrebbe fatto per baciarle almeno una volta? Avrebbe voluto dire a tutti che quelle labbra appartenevano a lui soltanto. Poteva vedere un futuro insieme a lei. Ma com'era possibile? Scosse la testa. Infatti non era possibile.
Rimosse la mano dalla sua faccia. "Non posso farmi questo... Non posso.."
Chiuse gli occhi gemendo di dolore. Lei era un angelo... lui non era altro che un mostro.
CAPITOLO 5
La intrappolò contro il muro del bagno e iniziò a sollevare la sua gonna, anticipando quello che sarebbe venuto dopo. Kris non aveva fatto sesso da più di due giorni a causa della «sparizione» di Kat, e aveva urgentemente bisogno di una bella «rinfrescata». Per fortuna una hostess molto bella avrebbe soddisfatto benissimo il suo desiderio e entro un'ora l'avrebbe fatto. Qui, nel bagno.
In venti minuti ottenne quello che voleva.
Soddisfatto si richiuse i pantaloni. "Grazie baby, è stato bellissimo."
Lei sorrise mentre si rivestiva e rimetteva a posto la gonna. "In effetti era bellissimo, potrei finire licenziata per questo, ma quello è sempre meglio di niente."
"Ovviamente" Kris rise aprendo leggermente la porta. Non c'era nessuno in attesa per il bagno, sorridendo la richiuse. La tirò di nuovo tra le sue braccia "fuori non sta aspettando nessuno."
"Davvero?"
"uh huh" iniziò a sbottonarle la camicetta. Sapeva che non avrebbe detto di no. Nessuno diceva di no a Kris Reid. I suoi occhi si socchiusero mentre la sua bocca arrivava alla gola. Nessuno si negava a Kris Reid.
Nessuno tranne Kat.
Ma anche quel problema sarebbe stato risolto presto. Gli doveva molto e finché lui non otteneva quello che voleva non la avrebbe lasciata neanche respirare in pace. Poteva negarlo quanto voleva ma lui sapeva che lei lo desiderava tanto quanto lui desiderava lei. Lei era semplicemente testarda, ma lui aveva un debole per le donne testarde. E adorava conquistarle. Anche Billie... sorrise. L'avrebbe lasciata e sarebbe andato a cercarsi il divertimento da qualche altra parte come sempre. Ma per ora doveva tormentarla fino a quando Kat non sarebbe caduta nella sua ragnatela; il suo sorriso si allargò.
Aveva grandi progetti per la sua piccola gattina.
Billie diede un'occhiata dalla finestra della sua camera d'albergo. Il temporale non accennava a placarsi da quasi un'ora. Non aveva notizie da sua sorella ormai da due giorni e lì non c'era nessuno a farle compagnia: Kris era partito per un incontro di lavoro a Tampa. Sobbalzò quando un altro tuono si fece sentire in lontananza. Odiava a morte i temporali! La spaventavano da quando era bambina. Kris... perché sei andato? Lei lo voleva qui, ma capiva che il suo lavoro era molto importante per lui.
"E' per il nostro futuro, devo iniziare a risparmiare per la nostra famiglia, il college dei nostri bambini, la nostra pensione quando saremo troppo vecchi."
Sorrise per un momento: lo amava così tanto e sapere che lui faceva lo stesso con lei era bellissimo. Ovviamente tutto questo è stato aiutato anche dal fatto che i suoi genitori e sua sorella approvavano la relazione. Soprattutto l'opinione di Rina era importante. Amava tantissimo sua sorella, non solo perché erano sorelle, anche perché lei era la sua migliore amica. Lacrime si formarono nei suoi occhi. Dove poteva essere adesso? Aveva freddo, fame... era sola? Oppure per lei era impossibile provare tutto questo perché era... Billie scosse la testa. No. Rina sta bene. E' una ragazza forte.
Si spostò dalla finestra, dalla sua borsa prese il cd player portatile. Doveva distrarsi in fretta, altrimenti sarebbe impazzita!
I promise you from the bottom of my heart,
I will love you 'till death do us part.
I promise you as a lover as a friend,
I will love you like I'll never love again...
with everything I am.
(from BSB, "I promise you with everything I am")
Sospirò rilassandosi. Sapeva che la loro musica l'avrebbe rilassata. Era una delle ragioni per le quali li amava così tanto. Era stata una Backstreet fan da quando era andata a un loro concerto mentre era in Europa a trovare un'amica nel 1996. I suoi colleghi di lavoro la prendevano in giro costantemente su questo visto che era una loro fan anche adesso che aveva quasi 30 anni, ma a lei non importava nulla di quello che dicevano gli altri. Non era la sola. Kris continuava a cercare di convincerla a togliere quei poster dal muro, ma lei aveva sempre rifiutato. Era una fan in tutto e per tutto... e molto fiera di esserlo. Anche se loro non erano più un gruppo.
You see me sitting here, a smile upon my face.
The time has come but you know that it's not too late.
There's been too many things together we have seen.
It's not that hard if you start to believe...
(from BSB, "the answer to our life")
Si era rattristata quando aveva letto l'articolo sul giornale di questa mattina che si sarebbero separati, ma aveva capito. Senza Nick, i BSB non sarebbero mai stati gli stessi, sia che lo sostituissero con qualcun'altro sia che rimanessero in 4. O erano tutti e 5 o niente. Aveva pianto quando aveva scoperto che Nick era morto. Rina aveva passato più di un'ora a confortarla, anche se non aveva idea di chi fosse Nick. L'unico che si ricordava era Aj perché pensava fosse molto attraente. Billie sorrise: sua sorella aveva uno stranissimo gusto in fatto di ragazzi. Amava anche Aj ma lei preferiva ragazzi più «normali» come Brian... o Howie. Improvvisamente riaprì gli occhi, l'articolo su Nick ritornava in mente. E' scomparso qui a Alberta! Iniziò ad avere paura. E adesso è scomparsa anche Rina... le lacrime agli occhi ritornarono quasi immediatamente E se non riuscissi a trovarla? E se fosse andata incontro allo stesso destino al quale è andato incontro Nick?
Kevin stava finendo di fare i bagagli quando qualcuno bussò alla porta.
"Ehi Kev. Posso entrare?"
"Certo Howie. Entra pure."
Howie aprì la porta ed entrò gli occhi rossi dagli eventi di ieri "Stai già partendo?"
Kevin fece un piccolo sorriso "Sì... Kristin mi aspetta a L.A. Grazie per avermi fatto stare a casa tua comunque."
"Nessun problema." Howie si appoggiò al muro "E' proprio finita eh?"
"Sì... credo proprio di sì."
"Mi mancherà..."
Sospirò "Anche a me." Avevano girato il mondo, sentito persone urlare a loro per quasi 10 anni, era strano ritornare a una vita «normale». Ma non avevano scelta. I loro fans erano molto contrariati, ma in un certo senso se l'aspettavano da mesi. I ragazzi avevano detto in fin troppe interviste che i BSB erano 5 non 4...
"Ho chiamato Brian un attimo fa" disse Howie sommessamente "non è cambiato nulla."
"Non ne sono sorpreso."
"Aj pensa di andare ad Atlanta con Sarah e passare qualche giorno con lui e Leighanne. Forse avere i suoi amici attorno gli potrebbe essere d'aiuto no?"
Kevin annuì "Sì, io e Kristin andremo tra qualche settimana."
"Penso di passare qualche giorno con la mia famiglia prima di andare da Bri" Howie sospirò "voglio essere con loro adesso. Ah e prima che mi dimentichi, c'è Rachel giù."
Kevin si lamentò chiudendo la valigia. "Stai scherzando?"
"Vorrei" Howie incrociò le braccia "dice che vuole salutarti prima che tu vada via."
"Che educata" rispose Kevin in tono sarcastico.
"La sola ragione per cui l'ho lasciata entrare è Nick..." la sua voce tremò "lui non voleva che noi fossimo... rozzi con lei visto che lo amava così tanto..."
Kevin sussultò. Odiava sentire nominare Nick al passato. Rendeva tutto troppo reale. "Credo che non ho altra possibilità che vederla, quindi" seguì Howie giù, valigia in mano cercando di tenere a bada la sua riluttanza a vederla quando la vide in fondo alla scala. Era molto difficile però, visto che lei stava sorridendo e aveva un vestitino rosso... solo ieri sembrava che per lei il mondo fosse finito... Non si aspettava questo da Rachel. Che Nick volesse vederlo o no, era facile classificare il tipo di persona che Rachel era...
Una sanguisuga.
"Ehi Kevin" mise una mano sul suo braccio "ho sentito che stai già partendo."
"Sì..." Era proprio necessario che lei premesse il proprio corpo contro il suo in quel modo? Si spostò e guardò Howie irritato.
Howie semplicemente girò gli occhi.
"Ti posso portare all'aeroporto adesso se vuoi."
"No grazie" la risposta di Kevin mentre piazzava la valigia tra le sue gambe e quelle di Rachel. "Mi porta Howie. Vero Howie?"
"Vero, infatti dovremmo anche andare adesso" Howie aprì la porta "Ci vediamo Rachel."
"Awww non posso venire con voi ragazzi?"
"Ehm non c'è spazio nella mia macchina" rispose Howie. Sapeva benissimo che invece di spazio ce n'era e questo lo sapeva benissimo anche lei.
Kevin sorrise. Qualunque idiota poteva berla, quindi sapeva che Rachel l'avrebbe bevuta.
"Oh" rivolse uno sguardo raggelante a lui.
Howie rimase impassibile "Andiamo."
Quando lasciarono il parcheggio Kevin diede una pacca sulla spalla a Howie "E' stato perfetto Howie. Non ci sarei riuscito da solo."
"Grazie, ma non pensare che è tutto finito. Sembra che Rachel si sta movendo avanti nella vita molto rapidamente e non vede l'ora di cacciare le sue grinfie addosso a te."
"Voglio proprio vedere se ne ha il coraggio..."
Katarina sollevò lentamente gli occhi. Dove mi trovo? il suo sguardo passò dal soffitto alla tenue luce che entrava dalla finestra alla sua sinistra. Sono di nuovo nella casa di Caroline... ma come sono tornata qui? Si alzò e si sentì afflitta. La mia testa... Un leggero sospiro proveniente dalla sua destra le fece prendere una tale paura che quasi urlò quando vide lui seduto a fianco del suo letto. Il suo respiro aumentò E' lui... Quell'uomo terribile... ma quando la luce dalla finestra illuminò un lato della sua faccia si ricredette: non era spaventoso come pensava. Al contrario era molto... attraente! Le sue ciocche di capelli biondi cadevano sopra i suoi occhi e la guancia era un pochino «dimagrita», ma sembrava morbida. Si accigliò questa faccia non mi è nuova. Un altro sospiro uscì dalle sue labbra e Kat si chiese come un ragazzo dall'aspetto così gentile l'aveva spaventata a morte l'altra sera. Ma bisognava tener conto che adesso dormiva. Tutti sembrano tranquilli e docili quando dormono, anche ragazzi come Kris. I suoi occhi freddi riaffiorarono dai suoi ricordi di ieri e lei tremò: non si sarebbe mai dimenticata quegli occhi per tutta la vita.
All'improvviso il ragazzo iniziò a muoversi e Katarina si aspettava il suo sguardo su di lei da un momento all'altro. Invece vide qualcosa di molto meno appagante. La sua faccia... cosa gli è successo al volto? Guardava il pezzo di cuoio nero che copriva l'altra parte della faccia con un buco per l'occhio e uno per le labbra. Deve essergli successo qualcosa di terribile, pensò con compassione. Ma questo non lo rendeva affatto meno inquietante. Continuò a guardarlo esitando. Era quell'artista... quello che faceva quei bellissimi disegni, quelli che Caroline aveva dipinto e che teneva appesi giù. Caroline che lo nasconde qui da lei... ma perchè? Tutto un tratto divenne lampante a lei chi era ricordandosi la scoperta che aveva fatto ieri sera. Restò a bocca aperta. Ecco perché mi sembra familiare!
Stava guardando in faccia Nick Carter.
Si sentiva già i suoi occhi su di lui. Si era stupito che lei non aveva urlato dalla paura quando lo aveva visto. Perfino Caroline si era lasciata scappare un piccolo urlo quando lo aveva visto in volto per la prima volta. Sembrava che Katarina Clark fosse piena di sorprese! Questo lo appagava ma anche lo scuoteva per ragioni a cui era meglio che non pensasse.
Aveva passato tutta la notte pensando a lei.
Stanco di far finta di dormire, aprì gli occhi e la guardò di traverso. Luce. Si alzò e sentì nuovamente la sua esclamazione di stupore. Bè... è meglio che una che mi urla in faccia. Tirò le tende e finalmente si girò per guardarla in faccia. Ne era passato di tempo dall'ultima volta che qualcuno lo guardava esterrefatto, era quasi rinfrescante. Sfortunatamente, sapeva che non era per il suo status di star né per il suo bell'aspetto.
"Pensavo che fossi morto!"
Cazzo! Quindi lei sapeva chi era lui. Semplicemente perfetto! "Lo sono."
Le sue dita aggrapparono la coperta che lei aveva in mano. "Ma io ti vedo..."
Nick si lasciò scappare una risatina. Pensava di avere davanti un fantasma. Il vecchio Nick avrebbe giocato su quell'idea... ma il vecchio Nick se ne era andato tanto tempo fa. "Volevo dire, per tutti... io sono morto" Distolse lo sguardo da lei "Ma come puoi ben vedere, non è vero." Stava cominciando ad avere paura del suo sguardo e si spostò verso la porta. "E' meglio che vada a chiamare Caroline---"
"Aspetta!"
Si fermò e si girò un pochino, mostrando a lei solo la parte «sana». "Che c'è?" chiese un po' spazientito.
"Come sono ritornata qui?"
Sapeva fin troppo bene che non era quella la domanda che Katarina intendeva fargli, ma ringraziava il fatto che aveva scelto qualcos'altro. Nick perdeva la pazienza fin troppo facilmente. "Ti ho riportata qui."
"Lo hai fatto?" lei lo guardava allibita "ma se mi avevi buttato fuori?!?!"
"Sì, ma come ha detto Caroline, questa non è casa mia." Ma perché continua a guardarmi in quel modo?
"Uh... grazie, credo."
"Non ringraziare me, ringrazia Caroline." Okay ne ho abbastanza del suo sguardo! mise la mano sulla maniglia della porta.
"Io ti conosco..."
Nick era impaziente di uscire, ma si rigirò per guardarla "Credo che quello sia già risaputo."
"No, non in quel modo..." divenne pensierosa "so che ti ho già incontrato... ma dove?
"Vado a chiamare Caroline." Lasciò la stanza prima che lei potesse fermarlo un'altra volta. Mentre scendeva si rabbuiò. C'era qualcosa nelle sue parole che gli dava fastidio. Stava parlando in un modo strano ma lo stesso qualcosa dentro di lui aveva capito che anche Nick conosceva Katarina.
Ma prima che avesse avuto il coraggio di dirglielo faceva a tempo a nevicare giù a Tampa...
CAPITOLO 6
Brian non riusciva a dormire.
Avvicinò il suo corpo stanco a Leighanne, aveva bisogno di sentirla vicina. Respirò il profumo dei suoi capelli biondi e si lasciò scappare un sospiro. Lei era la sola persona nella sua vita che riusciva a tenerlo lucido da quando Nick era scomparso. Ma ultimamente, lui non riusciva a dormire bene. Continuava a sognarsi Nick che gli chiedeva di continuare a credere che era vivo... che l'avrebbe trovato se manteneva la fede... Ma come posso avere fede in te Nick, te ne sei andato da troppo tempo... non posso sopportarlo ancora. Lacrime iniziarono a scendere. Forse tutti avevano ragione. Forse era il momento di mettere Nick a riposo e andare avanti.
Gli mancava il suo migliore amico.
Squillò il telefono e immediatamente le teste di Brian e Leighanne si sollevarono dai cuscini "ugh!" si lamentò Leigh mentre accendeva la lampada "ma chi è che chiama a quest'ora?"
Brian alzò il ricevitore "pronto?"
"..."
"Prontoooo?"
"...Bri..."
Aprì gli occhi. La voce all'altro capo della linea era bassa, ma sapeva senza ombra di dubbio chi era... era lui! "Nick?"
"..."
Non me lo stavo sognando lo sapevo che era reale! "Nick sei tu?"
"..."
"Per favore Nick parlami! Dove sei?"
click
NO! Bri fu preso dal panico "NICK! NICK!" ascoltava deluso il tono di linea. Era così vicino...
"Brian" riprese Leigh "tutto bene?"
"Era lui Leigh, era lui..."
"Brian..."
Ripose il ricevitore e si girò a guardare sua moglie "Leigh era Nick! Ho sentito la sua voce!"
"Ma..." sospirò "Brian, non puoi andare avanti così---"
"A fare cosa?" esclamò il marito "è vivo! L'ho sentito! ma perché cazzo nessuno mi crede?" si strofinò la fronte frustrato "perfino mia moglie pensa che sono pazzo!"
"Non l'ho mai detto!"
"Non occorre che tu lo dica."
"Brian" Leigh prese la mano del marito "non credo proprio che tu sia pazzo. E' solo che... ho paura che la mor... scomparsa di Nick stia mandando la tua vita a rotoli" i suoi occhi azzurri si riempirono di lacrime "non ti voglio perdere Bri"
Lui avvolse le braccia attorno a lei e la abbracciò "non mi perderai Leigh... non permetterò che niente e nessuno separi me da te, lo prometto."
Rimasero così per un po' di tempo finché lei si ritrasse dall'abbraccio "credi davvero che lui è là fuori?"
Lo sguardo di Brian non si muoveva da lei "avevo iniziato a perdere la speranza, ma ora più che mai credo che sia vivo... e lo troveremo."
Leigh lo guardò pensosa per un attimo prima che un sorrisino comparisse sulla sua faccia "anche io."
"Grazie signor McGregor" rispose Caroline salutando il proprietario del negozio mentre andava via. Si girò per guardare Nick, che continuava a mostrare quella faccia che aveva anche quando erano usciti dal negozio. "Ti sei dimenticato di ringraziare il signor McGregor per averci aperto il negozio così tardi"
"L'ho chiamato di nuovo" Nick si strofinò gli occhi sospirando "ho cercato di dirgli qualcosa, ma non posso, non posso andare a casa..."
"Nickolas non puoi continuare a fare questo a lui e a te stesso" si lamentò Caroline mentre apriva la porta.
"Lo so!" Nick prese le borse della spesa e si spostò arrabbiato verso la cucina "so che quello che sto facendo è sbagliato, ma non posso farci niente! C'è ancora questa parte di me che non vuole lasciarmi andare..." Appoggiò per terra le borse e si sedette al tavolo, sull'orlo di piangere "non sono rimasto come prima, non farei altro che farli soffrire se tornassi..."
"Non è vero."
"Sì Caroline" urlò lui "GUARDAMI! Sono un MOSTRO e morirò da MOSTRO!" uscì arrabbiato dalla cucina.
"Nickolas! Torna subito qui prima che ti molli uno schiaffone!"
Come previsto, Nick non tornò.
Caroline sospirò frustrata. Ok. D'ora in poi non verrà più in centro città con me. Si spaventò quando sentì sbattere la porta della sua camera.
Sarà un'altra di quelle notti...
Ho bisogno di te adesso Rina.
Katarina guardò i suoi scintillanti occhi azzurri. Apparivano così addolorati... "sono qui con te... non vado da nessuna parte."
"Guardami Rina, ho bisogno che tu mi guardi..."
Ora lei era confusa "non capi---"
Lui iniziò a scomparire mentre lo sguardo di lei si allargava "dove stai andando?!"
"Per favore Rina... non è rimasto molto tempo..."
"Ma non so cosa vuoi da me!"
"Guardami Rina... è tutto quello che voglio... guardami... guardami..."
Rina aprì gli occhi nell'oscurità. Se li strofinò e lentamente si abituò al buio che la circondava. Dovrei fare qualcosa, pensò smarrita, ma cosa?. Aveva avuto strani sogni da quando era entrata in quella casa misteriosa, ma spesso ricordava poco o nulla sul significato di quei sogni. Si sedette sul letto facendo attenzione a eventuali rumori provenienti da di sotto.
Niente.
Nè Caroline, nè Nick.
Nick.
Eh... pensava a lui abbastanza di frequente dal loro ultimo incontro. Lui era così misterioso, interessante...
Così giù.
Aveva chiesto di lui a Caroline, ma non aveva ottenuto nulla di più di quello che aveva già visto.
"Non è il caso di raccontarti la sua storia cara. Magari te la racconterà lui più avanti..."
Nick Carter... perché non riesco a toglierti dalla testa? Sospirando, si alzò dal letto, sentendosi molto meglio, uscì dalla camera nella quale aveva dormito tutto il giorno. Le avrebbe fatto comodo ricordarsi dove stava il bagno, era così scuro in corridoio...
"Che ci fai qui fuori?"
Katarina sentendo il suo freddo sussurro sobbalzò allarmata "Dio" guardava i suoi occhi azzurro ghiaccio "ma perché devi farmi sempre prendere questi spaventi?" le parve di aver scorto un pizzico di divertimento nel suo sguardo.
"Non dovresti essere qui fuori. Devi riposarti cazzo!" comandò.
Ovviamente lei si stava sbagliando.
"S... sto cercando il bagno" esclamò ma perché deve sorvegliarmi così? Potrei pensare che non abbia mai visto una ragazza! "Che ci fai tu qui fuori?"
"Niente."
In quel momento notò che i suoi occhi erano leggermente rossi "tutto... tutto bene?"
"Sì sì grazie" rispose di scatto "mai stato meglio."
"Oh." Nick non era molto bravo a raccontar bugie...
"E a te come va?"
Katarina lo guardò sorpresa "meglio. Credo che mi serviva proprio questo riposo."
"Dovresti riposare di più."
Ora iniziava ad agitarsi. "Se vuoi che io me ne vada perché non me lo dici e basta?" iniziò a muoversi "devo trovare il ba---" si sentì la sua mano che la prendeva per il braccio, lei trattenette il respiro sentendo un brivido lungo tutto il corpo.
"Non è quello che intendevo io" rispose lui mentre il suo sguardo iniziava a diventare intenso.
Lei non poteva nemmeno chiudere gli occhi; quei suoi occhi che indicavano ansia... e qualcos'altro a cui però non voleva nemmeno pensare.
Guardami Rina... guardami
C'era qualcosa nei suoi occhi... lei quasi riusciva a vedere all'interno...
Riesci a vedermi Rina? Lo so che puoi...
Lui stava combattendo contro qualcosa... si vedeva! Le espressioni sulla sua faccia lasciavano trasparire tante emozioni... Perché combatte così?
Improvvisamente Rina non vide più nulla.
Nick si tirò indietro e lasciò andare il braccio. Rina era confusa. Scosse la testa. Che è successo?
"C'è Caroline nel bagno. Se vuoi puoi usare quello nella mia stanza." Senza aspettare risposta si incamminò lungo il corridoio verso la sua camera.
Ancora un po' scossa, Rina lo seguì il più distante possibile. Non capiva che cosa era successo nel momento in cui i due sguardi si erano incrociati, ma qualsiasi cosa fosse, ne era spaventata quasi a morte...
E allo stesso tempo avrebbe dato qualunque cosa per provare quelle emozioni di nuovo.
Che cos'era quello?
Nick era seduto sul suo letto, girando i pollici pensando a quella «connessione». Era stato bellissimo. Qualcosa che non aveva mai provato in tutta la sua vita. Quando aveva guardato negli occhi Katarina era come se potesse vedere nel suo cuore, nella sua anima... Poteva vederla. Ma quello che lo spaventava più di quelle emozioni era anche il fatto che lui sentiva come se lei cercasse lui... quel Nick Carter che amava l'oceano, che aveva un gran senso dell'umorismo, che poteva giocare con la PS2 per ore e ore...
Il Nick Carter che poteva amare ed essere ricambiato.
Questa notte capì che quel Nick era ancora lì... cercava ancora di risaltare fuori... Nick s'impuntò. Col cavolo che lo avrebbe permesso questo! Ma come faceva a evitare queste sensazioni se ogni volta che si avvicinava a lei provava sempre quel desiderio di essere quella persona?
La porta del suo bagno si aprì e Rina ne uscì esitando, guardando in tutte le direzioni eccetto quella dove si trovava lui. Nick era irritato dal fatto che lei aveva paura di lui, anche se non riusciva a capirne il motivo. Non era che lei gli piacesse o cose del genere. I mostri e gli angeli non si mischiano!
"Uh grazie ancora", mormorò lei e in fretta avanzò verso la porta.
Lui era lì a guardare la sua figura sparire, provando emozioni contrastanti che incasinavano ancora di più la sua mente. Non uscire ancora...
Lei si fermò sulla porta.
Il suo sguardo si fece stupito. Ma mi ha sentito? Non l'ho mica detto a voce alta...
Katarina si girò, gli occhi caddero su di lui. "Sei sicuro che va tutto bene?"
Nick guardò altrove. Non voleva rispondere, ma qualcosa gli diceva che doveva. "Tutto a posto."
"Almeno sii convincente!"
Riusciva ad avvertire il sorriso nelle sue parole e voleva sorridere anche lui... cazzo se lo voleva!
Detto fatto, lei era già seduta sul suo letto. "Lo so che non ci conosciamo molto, ma se hai bisogno di qualcuno con cui parlare..."
Il suo sguardo incrociò quello di Rina. "Non hai paura di me?"
Lei sorrise "un pochino, ma non per via del tuo aspetto esteriore, se è questo quello che pensavi." I suoi occhi si riempirono di tristezza "sembra che nessuno capisca che non è l'esterno che conta, ma l'interno."
Nick la guardò curioso. Qualcosa nel modo con cui lo aveva detto gli fece capire che anche lei aveva i suoi scheletri nell'armadio. Voleva chiederglielo, ma questo sarebbe stato troppo. Non poteva farlo!
"E' meglio che vada" Katarina si alzò con calma "ma la mia offerta è sempre valida..."
Lui tenne lo sguardo incollato al pavimento.
"Buonanotte Nick"
"Buonanotte."
Proprio mentre lei stava per chiudere la porta lui alzò lo sguardo "Katarina?"
Lei lo guardò, in attesa della domanda.
"Grazie."
Rina gli rivolse un'occhiata che gli fece accelerare il battito cardiaco.
Non va proprio bene.
"Di niente figurati."
Rachel si rigirò su un fianco e fece una smorfia. Lui è a L.A. e io sono chiusa qua nella casa di Nick da sola. Che cazzo! Il suo piano per sedurre Kevin era fallito e lei adesso era furente. Aveva saputo solo poche ore prima del volo che lui sarebbe partito in anticipo. Questo le ha completamente rovinato il piano. E maledetto Howie per esserti cacciato in mezzo. E io pensavo che fosse educato... ma quando mai? Otterrà quello che sta per ottenere.
Si rabbuiò di più. E Kevin? Ma chi si crede di essere? Il dono di Dio alle donne? Mah! Farò vedere al signor Sopracciglia chi è il capo! Si alzò dal letto dirigendosi verso il ripostiglio. Prese la valigia e iniziò a fare i bagagli. Dirigendosi verso i cassetti sorrise. Cara vecchia lingerie. Dove sarei senza di te? Tirò fuori un piccolo completino nero che andava da dio con Nick. Yup sarà perfetto. Lui cadrà nelle mie mani e anche il suo portafogli sarà mio! In un'ora era già pronta. Sogghignando prese il cellulare e chiamò l'aeroporto.
"Buonasera, vorrei un biglietto per il prossimo volo per Los Angeles, California..."
CAPITOLO 7
"Buongiorno" Caroline intonò felice mentre Nick entrava in cucina.
"Buongiorno credo" rispose sbadigliando mentre si sedeva a tavola.
"Ti senti meglio adesso?"
"Un pochino" guardò l'orologio e diede un'occhiata alla cucina.
Caroline lo guardava con la coda dell'occhio mentre lui continuava a guardare in continuazione prima l'orologio e poi la porta. Sorrise, "E' andata."
"Che?" esclamò Nick ma subito si ricompose "voglio dire... se... se ne è semplicemente andata?"
"Bè... il temporale si è calmato, non aveva nessun motivo per rimanere."
"Oh."
Caroline quasi scoppiò a ridere al suo tentativo mal riuscito di nascondere il disappunto. "Ma siccome le ho offerto un bel posticino dove stare qualche mese, non ha potuto rifiutare."
Nick la guardava confuso "Come?"
"E' solo andata dal signor McAllister per far sapere a sua sorella dove si trovava e che stava bene."
Si schiarì la voce. "Oh... bene... molto bene. Bene per lei."
"E anche per te."
"Questo non l'ho detto."
Gli occhi blu di Caroline lo assecondarono "Non serviva dirglielo tesoro." sospirò "Rina è una ragazza graziosissima."
"Se uno le piace."
Posizionò la colazione davanti a lui e si sedette. "Nickolas, penso veramente che potrebbe essere una parte importante della tua vita."
"Quale vita Caroline?"
"Quella che la benevolenza del Signore ti ha dato."
"Ma stai scherzando? Se questa è la vita che «Dio» vuole, può anche prendersela indietro e farla finita---"
"NICKOLAS GENE CARTER! Non farmi lavare la tua bocca con il sapone! E non guardarmi più in quel modo! Lo sai che prima o poi lo faccio!"
Nick si calmò e iniziò a mangiare la colazione, "scusa" mormorò.
"Non devi scusarti con me."
Ora ne aveva abbastanza. "Caroline per favore!"
"Va bene va bene!" ritornò il sorriso sulle sue labbra. "Allora...?"
"Allora..." ripeté lui mentre la guardava con aria diffidente.
"Cosa ne pensi di Rina?"
"Lei..." continuava a mangiare "è diversa da ogni altra ragazza che ho incontrato." Buttò la forchetta sul tavolo "ecco! l'ho detto! Sei contenta adesso?"
Caroline sorrise. "Molto!"
Un impeto di sollievo senza fine attraversò il corpo di Billie quando vide quando vide la sua sorellina correrle incontro. Aveva un sorriso a 360°! "Rina!"
"Billie!"
Si abbracciarono l'una l'altra e Rina guardò il cielo azzurro limpido. Grazie Signore! Grazie! "Ero così in pensiero per te! Pensavo di averti perso per sempre!" Lacrime di gioia scendevano dalle sue guance.
"Sto bene" rispose Katarina tutta felice "ho incontrato una signora molto educata che mi ha ospitato a casa sua e---"
Billie si insospettì a questa sua improvvisa interruzione "E?"
"E... ehm... suo nipote."
"Oh..." rispose senza esitare "allora dovrò sdebitarmi con loro. Magari compro qualcosa per loro prima di partire per casa."
"Billie" Rina guardava la sorella in modo nervoso "dobbiamo parlare."
"Di che cosa?"
"Bè... vedi... il fatto è che... non penso di andare a casa... almeno non ancora."
Billie la guardava, stupita da questa decisione della sorella. "Che? Perché no?"
"Voglio fermarmi qui ancora per qualche tempo."
Billie si insospettì. C'era qualcos'altro sotto... "Rina non penso che---"
"Caroline," la interruppe Rina, "la signora che mi ha ospitato, vive lassù tutta sola..."
"Mi pare di aver sentito che lassù ci vive anche suo nipote."
Arrossì "Sì... ma lui non è sempre là... va... molto a scuola. Sta con lei solo nei weekend."
"Oh," Billie annuì "deve sentirsi molto sola durante la settimana."
"Sì e io voglio... diciamo tenerle compagnia per alcuni mesi."
Billie sorrise. "Sei così buona Rina! Sempre altruista."
"Credo proprio di sì!" sorrise lei.
"Va bene. Almeno portiamo la tua roba in albergo e ti porterò in macchina dove starai per questi «alcuni mesi»."
"Billie, prima che tu vada ti devo chiedere un grande favore."
"Qualsiasi cosa."
"Non dire a nessuno che mi trovo lì chiaro?"
"Perché?"
"Perché... no... tu non dirlo a nessuno e basta ok? Lo apprezzerei molto."
"Billie guardava la sorella con occhi che imprecavano per una risposta. "Va bene. Terrò la bocca cucita."
Rina sorrise, "sei la migliore!"
"Sì lo so!"
"Ciaooo!" Katarina urlò quando chiuse la porta d'ingresso alla casa "Caroline sono qui!"
Silenzio.
Mise a terra le valigie. "Caroline?" Ma dov'è? La figura scura che apparve alla sommità della scala la spaventò.
"E' andata fuori a fare una passeggiata" rispose Nick scendendo le scale "sarà fuori per circa un'ora."
"Oh" Katarina incrociò le braccia attorno a se stessa, si sentiva molto a disagio con il suo sguardo su di lei. Non era riuscita a smettere di pensare a quello sguardo da ieri sera e questo la stava facendo impazzire.
Nick si fermò a pochi passi da lei "Vuoi aiuto per i bagagli?"
"Uhm sì si grazie."
Lui annuì, prese le valigie e si apprestò a risalire le scale. Lei lo seguiva da una certa distanza, non riusciva a decidere se provare a rompere il ghiaccio oppure no. Nick aveva un caratterino... Entrarono nella sua stanza, lui mise le valigie a terra e si girò a guardarla. Anche lei lo guardava, quante domande aveva in mente... Perché lui era qui e non assieme ai suoi amici? Perché portava quel pezzo di cuoio sulla faccia? Cosa c'era sotto? Perché lei non riusciva a smettere di pensare a lui? Quasi scoppiò a ridere. Ma quando mai aveva il coraggio di fargli quest'ultima domanda!
"Ehm" Nick non si sentiva a suo agio in quella posizione "vuoi... vedere il resto della casa?"
Lei mostrò un'espressione sorpresa. "Lo stai chiedendo a me?"
"Non c'è nessun altro qui"
Lei arrossì e puntò lo sguardo verso il pavimento, non vedendo il divertimento nei suoi occhi.
"Ebbene?"
"Certo, ma prima vorrei almeno iniziare a disfare le valigie."
"Va bene. Ritorno tra un po'."
Lasciò la stanza in fretta con Katarina che lo seguiva con lo sguardo, sentendosi un po' confusa. Come mai tutto a un tratto lui era così carino e educato con lei? Era quasi strano sentire la sua vera voce invece di quel solito mugugno. Sorrise. Aveva una bella voce, non troppo acuta, non troppo grave... e molto mascolina, ma c'era qualcos'altro di sorprendente: il tono timido, non freddo e pungente... Scosse la testa. Svegliati Katarina. Stiamo parlando di Nick Carter qui. Lui è una grande star... tu sei soltanto un normalissimo essere umano. Guardò pensierosa i suoi vestiti. Ma c'era qualcos'altro oltre alla sua celebrità. Lo sentiva... Aveva proprio intenzione di vedere quell'altra parte di lui.
Se solo fosse riuscita a tirargliela fuori.
Lui la stava perdendo questa battaglia.
Nick guardò Katarina mentre lei si dava un'occhiata intorno. Non aveva mai sentito il suo cuore battere così forte. Lei era molto timida. Lui lo aveva imparato molto in fretta parlandole. E anche se una gran parte di lui era contenta della sua timidezza, una piccola parte l'avrebbe voluta più aperta in modo da conoscerla più a fondo. Perfetto scosse la testa è proprio quello che mi ci voleva, essere ammaliato da una ragazza che neanche conosco. Ma non era colpa sua. Sarebbe stato da pazzi se qualunque ragazzo non avesse visto quanto bella era... o la personalità che aveva.
"E' incredibile il numero di passaggi segreti in questo posto!" esclamò Rina tutto a un tratto. "Puoi spiare qualsiasi camera di questa casa senza essere visto... Non mi spiavi quando c'ero io dentro vero?"
Si schiarì la voce e cercò il più possibile di trattenersi dall'arrossire. "Ovviamente no!"
Uno sguardo strano attraversò la sua faccia ma sparì velocemente come era apparso. "Stavo solo---" Improvvisamente urlò e la sua faccia divenne disgustata dall'orrore.
"Che c'è?" Nick la guardava con aria interrogativa.
"C... c'è qualcosa su di me" rispose con voce tremula "lo... sento."
"Vediamo" Nick si avvicinò a lei e iniziò a camminarle intorno. Non vedeva niente, ma la vista gli piaceva molto!
"Nick! si sta movendo!"
"Ma non c'e nien---" In quel momento lo vide. Era in mezzo ai capelli.
Un gran buon vecchio ragno.
Niente bene.
"Nick! Che cos'è?"
"Un ragno."
Un urlo lacerante uscì dalla sua bocca "LEVAMELO DI TORNOOOOOO!"
Nick sorrise e afferrò il suo corpo tremante "calmati! Non fai altro che peggiorare la situazione!"
"LEVALO!"
Sospirò impaziente. "Sì ma devi stare ferma!"
"Non capisci niente!" esclamò "ho una paura matta dei ragni... devi levarmelo!"
Non sapendo cos'altro fare Nick avvolse le braccia attorno al suo bacino iniziando a sussurrare nell'orecchio. "Ora ascoltami. Devi stare calma ok? Non ti fa niente..." sentiva il suo corpo rilassarsi. "Va bene, adesso te lo levo ok? Andrà tutto bene."
"Ma---"
"Shhh!" ignorò il buon profumo del suo shampoo "Fidati di me."
"Okay."
Lentamente, le sue dita armeggiarono nei suoi capelli setosi, prese l'animaletto e lo scaraventò il più lontano possibile. "Tutto a posto. Non c'è più."
Tirò un sospiro di sollievo e si girò per guardarlo. "Grazie mille! Non hai idea di quanta paura avevo."
Fece un piccolo sorriso "Va tutto bene." Lei si leccò le labbra, cosa che immediatamente attirò l'attenzione di Nick che si accorse che la stava ancora tenendo in braccio. Le sue labbra non erano molto distanti... tutto quello che doveva fare era avvicinarsi di qualche centimetro...
"Nick" disse Rina dolcemente.
A lui questo non piaceva affatto. C'era qualcosa nella sua voce che gli diceva che lei non voleva questo. Poi c'era la paura negli occhi che andava dritta al cuore. Non voleva fare niente con lui.
La lasciò andare.
"Meglio che vada a vedere se Caroline è tornata a casa." Si mosse oltre lei.
"Nick! Aspetta!"
Lui ignorò la sua supplica e si affrettò ad allontanarsi da Katarina il più possibile. Avrei dovuto saperlo prima di sperare, pensò aspro, ma non succederà più. Katarina Clark può rimanere il piccolo bell'angioletto e sposare il principino ideale con il look ideale e il lavoro ideale.
Non me ne frega niente
CAPITOLO 8
Lei guardava mentre lui la teneva stretta nelle sue braccia condividendo un tenero bacio all'ombra delle palme. Chiunque poteva vedere quanto il loro amore era forte, quanto lui amava lei.
Rachel pensò come poteva fare per abbattere quella barriera. Le serviva denaro alla svelta e i risparmi di Nick erano appena sufficienti ora, anche perché la sua brutta famiglia aveva ritirato quasi tutto il denaro. Per fortuna, aveva preso abbastanza soldi per comprarsi un bell'appartamentino qui a Los Angeles.
"Sono così contenta che tu sei qui" Kristin accarezzava il collo "mi mancavi."
"Anche tu mi mancavi" rispose Kevin e avvicinò la sua fronte a quella della moglie "ho moltissimo bisogno di te adesso Kristin..."
"Lo so. Cercheremo di passare questo momento insieme ok?"
Rachel sorrise. Che diavolo! Perché non mi chiamano? Doveva però ammettere che sarebbe stato difficile catturare l'attenzione dei Richardson. Difficile ma non impossibile per lei che aveva i suoi metodi per fare in modo che gli uomini le dessero quello che voleva.
E non aveva mai fallito.
"Penso che ho offeso i suoi sentimenti, Caroline" sospirò Katarina mentre sorseggiava una cioccolata calda "ma non volevo..."
Caroline annuì "e lui non ti parla da allora."
"Esatto... semplicemente mi guarda... ma non lo sa..." la voce si attenuò.
"Non sa cosa cara?"
Katarina appoggiò la tazza sul tavolo e guardò il caminetto per molto tempo prima di parlare di nuovo. "Quando avevo 16 anni, ho incontrato questo ragazzo di cui mi ero totalmente innamorata... era bello, dolce, assolutamente perfetto."
"Sembra di sì"
"Ma non lo era proprio... l'ho imparato più tardi." Tremò ricordando quei momenti terribili "Lui... voleva fare sesso con me... e io ho rifiutato."
"Giusto. Una donna dovrebbe rimanere casta finché non si sposa."
"Ovviamente lui non la pensava così" rispose Katarina "e lui..." si fermò, non decidendo se dirlo o no.
"Lui cosa tesoro?"
"Ha cercato di violentarmi."
"Che stronzo!"
"Le lacrime iniziarono a farsi vedere "è stato orribile Caroline... ci era quasi riuscito..."
Caroline l'abbracciò stretta. "Mi dispiace molto. Non volevo far riaffiorare quei ricordi orribili."
"Non fa niente. Il mio psicologo ha detto che è meglio parlarne se se ne sente il bisogno." Fece un respiro profondo. "Praticamente l'ho superato quel bruttissimo evento, ma adesso ho paura dell'eccessiva vicinanza di qualunque ragazzo. Dio quanti ragazzi ho lasciato a causa di questo! Molti vedono solo una bella ragazza con cui fare l'amore."
"Sono dei bruti Rina. Semplicemente animali."
"E quando Nick è venuto così vicino a me, è stato quando mi sono ricordata. Non avevo paura di lui..."
Caroline si sedette e appoggiò la mano sull'altra "Capisco."
"Sì certo, tu capisci ma Nick no."
"Rina, hai... gli hai chiesto di baciarti?"
Guardò altrove per un attimo, quindi riprese a guardare Caroline. "Penso di sì."
Nick continuava a guardare la luna piena. Era completamente assorto nei suoi pensieri. Ne erano successe tante in questi ultimi giorni che pensava sarebbe impazzito. Voleva andare a casa. Voleva morire. Voleva Katarina.
Un momento.
Lascia stare l'ultima. Non la voleva. Per niente. Sospirò e chiuse gli occhi. Poteva negarlo quanto voleva. Questo non cancellava il fatto che lei era costantemente nei suoi pensieri, a tormentarlo perché non avrebbe mai potuto essere sua. Nick non era abbastanza stupido da credere che una ragazza come Rina avrebbe voluto passare il resto della vita con un ragazzo come lui. Non si piaceva nemmeno a se stesso, figuriamoci agli altri!
"Ciao"
Raggelò. Cazzo. Non si girò. "Ciao." Ebbe paura quando lei si sedette di fianco a lui a guardare la luna piena. Ma che può volere adesso?
"E' un po' freddo qua fuori vero?"
"Sì credo."
"Vuoi venire dentro ad aiutare Caroline e me a fare i biscotti?"
"Non proprio."
"Ma Nick io---"
"Senti, non sono dell'umore giusto per parlare con qualcuno oggi ok? Mi faresti il favore di lasciarmi solo?"
"Perché fai così?"
"Ho le mie ragioni"
Incrociò le braccia "E perché non me le dici?"
"Non me la sento di farlo."
"Perfetto! allora restatene qua fuori!"
"Certo!"
Ritornò di corsa in casa e lui sbatté il pugno sul muro. Cazzo! Cazzo! Cazzo! Ma perché lei deve sempre fare così?
A un tratto sentì la porta aprirsi e girandosi vide Katarina piazzarsi davanti a lui. Prima che potesse pronunciare una parola lei lo prese per il collo, lo portò in basso e lo baciò sulla guancia.
"Ecco! E' questo quello che volevi? Bè... eccoti servito, brutto... brutto ANIMALE!" Ritornò di corsa in casa sbattendo la porta.
Nick stava lì a cercare di capire quello che aveva appena sentito. Mi ha baciato? un piccolo sorriso comparve sulla sua faccia. Mi ha baciato! non aveva idea da quanto tempo non si sentiva così... umano. Alzò la mano alla guancia e lentamente passò le dita sul punto dove Katarina lo aveva baciato. Aspetta un momento...
Mi ha chiamato animale?
Katarina sedeva sul suo letto, sveglia, guance ancora calde da quello che aveva fatto poco fa. Mise la testa nelle mani. Oh Dio! Non sono mai stata così imbarazzata nella mia vita! Come posso averlo fatto? Dovevo essere fuori di---
"Ma sei fuori di testa? la sua voce si fece sentire tutto a un tratto, e la testa si alzò. L'aveva spaventata parecchio! "Ma ti piace proprio spaventarmi così?"
"Ti sembro un animale?"
"Ti ho baciato nel momento più umiliante della mia vita e tu ti preoccupi del commento finale?"
Sospirò e sedette al margine del letto. "Non dovevi farlo..."
"Odio quando le persone si incazzano con me."
"Non ero inca---"
"Non dire stronzate Nick. Non sono nata ieri!"
Incrociò le braccia "Va bene. Forse io sono nato ieri"
"Senti Nick... Non volevo..." s'interruppe in attesa di trovare le parole giuste che non lasciassero trasparire troppi sentimenti nei suoi confronti "se hai pensato che ero esitante riguardo a... bè lo sai cosa... non era per causa tua."
"Ma comunque volevi---"
"Non l'ho mai detto."
"Oh."
Tirò un piccolo sospiro di sollievo quando capì che lui era contrariato. Forse Nickolas Carter non era così freddo e duro come lo pensava. Si alzò e si mosse verso di lei. Intanto lei studiava la sua faccia, improvvisamente incuriosita da quel pezzo di cuoio. Voleva tanto vedere cosa c'era sotto...
"Mi dispiace" disse dolcemente "per essermi incazzato prima."
"Non fa niente" iniziò a giocare con i suoi capelli "uhm posso chiederti una cosa?"
"Certo."
"Perché porti... quello sul tuo volto?"
Trattenne il respiro "non posso dirtelo."
"Perché?"
"Perché no e basta. Lascia stare, per favore..."
Sospirò "Bene." Forse un giorno si sarebbe aperto a lei, sperava. Fino ad allora, doveva mantenere molta pazienza.
"Meglio che vada. Devi riposare."
"Anche tu."
"Sì credo anche io."
"Buonanotte Nick." Lo guardò a lungo mentre usciva dalla camera da letto. Ma poi lui si girò e le dette le spalle. "Che?" sussurrò.
Si abbassò e le diede un piccolo bacio sulla guancia. Immediatamente lei si sentì la faccia diventare molto calda. Oh wow...
"Buonanotte Rina."
"Lei cosa?" esclamò Kris.
"Rina resterà in Canada per qualche mese." rispose Billie con non-chalance "le piace il posto."
"E con questo? La sua casa e qui!"
"Guarda che ritornerà Kris, perché stai facendo un casino su una cosa così semplice?"
Merda. Non farlo ora Kris. Si schiarì la gola e portò il telefono da un orecchio all'altro "E' solo che... sono un po' incazzato perché sai quanto ti manca Rina quando è via... Odio vederti depressa."
"Aww, non preoccuparti di me dolcezza. Sto bene."
Buon per te pensò. Cazzo Kat! Sapeva benissimo perché lei aveva scelto di restare in Canada, ma non sarebbe durato a lungo.
"Amore, dove ha detto che sta?"
"A voler essere onesta non ho la più pallida idea, ma mi fido abbastanza di lei da sapere che---"
Kris non volle sentire il resto delle parole della sua fidanzata. Buona a nulla! Come faccio adesso a trovarla?
"Kris? Sei sempre lì?"
"Certo baby. Stavo solo pensando al nostro matrimonio e non vedo l'ora di vederti nel tuo stupendo vestito da sposa."
"E io non vedo l'ora di essere tua moglie Kris. Ti amo tanto."
"Anche io ti amo Billie."
Quando finalmente salutò la sua patetica ragazza iniziò ad andare avanti e indietro nella stanza. Non mi scapperai... Ti troverò Kat...
E ti pentirai anche di avermi detto di no...
CAPITOLO 9
Rok, perché continui a dirlo?"
"Perché è vero" rispose Brian frustrato "Nick mi ha telefonato! Ho sentito la sua voce!"
Aj sospirò "Rok..."
"Aj devi credermi! Sai benissimo che non direi questo se non fosse vero!"
Guardò Sarah e Leighanne in modo scettico prima di rivolgere lo sguardo verso Brian. "Ma... il suo corpo non è mai stato ritrovato."
"Su questo concordo con te Aj, ma c'ero anche io quando gli ha telefonato e dovresti aver visto la sua faccia." Leigh prese le difese del marito.
"Ma pensavo che tutte quelle telefonate fossero stupidi scherzi," rispose Sarah confusa.
Brian scosse la testa "stavo cominciando a convincermi del peggio, fino a pochi giorni fa."
"Cosa ti ha detto quando ti ha telefonato?" Chiese Aj incuriosito.
"Ha detto solo «Bri» e poi ha riattaccato."
"E basta?"
"E basta."
"Nick non è mai stato diciamo eloquente..."
"Non lo è Aj, non lo è."
"E che facciamo se è veramente lui?" Fu Sarah a fare la domanda che Brian aveva in testa da quella telefonata.
"Dobbiamo capire dove sta... e portarlo a casa." rispose determinato "alla sua casa."
Aj si mise la testa tra le mani. "Non so più a cosa pensare."
"Senti," Leighanne prese la mano del marito "per ora cerchiamo di pensare a qualcos'altro ok? Howie e Kevin saranno qui tra meno di un'ora. Una volta che siamo tutti insieme, discuteremo l'argomento in modo più approfondito e speriamo di riuscire a trovare un modo per arrivare alla verità..."
"La Messa è finita. Andate in pace."
Howie alzò la testa, si alzò in piedi, un po' meno scosso di prima ma non ancora tranquillo. Gli serviva più tempo... per riordinare la sua mente e pregare per Nick, che sperava fosse sano e salvo in Paradiso. Aspettò finché tutti furono usciti dalla chiesa per portarsi davanti all'altare e sedersi in prima fila. Con occhi miserabilmente vuoti guardava il crocefisso appeso sopra l'altare ormai spoglio. C'erano così tante domande che avevano bisogno di risposte... perché sua sorella aveva lasciato questo mondo prima ancora che lui potesse almeno salutarla? Perché Nick era morto così giovane? Tante domande dolorose...
Una parte di lui si sforzava di credere che Brian aveva ragione. Che Nick era vivo, ancora qui, a respirare, parlare e ridere come tutti. Ma se era veramente così...
Allora perché non era tornato a casa?
No. Era semplicemente impossibile.
Abbattuto Howie chiuse gli occhi e iniziò a pregare di nuovo, sperando di trovare sollievo e di trovare le risposte a quelle domande.
"Mi scusi?"
Guardando chi lo aveva chiamato Howie rimase a bocca aperta.
Lei più o meno faceva lo stesso. "Oh Dio volevo dire--- Ehilà..."
Howie si lasciò scappare una risatina mentre ascoltava le sue parole. Era bella... a dire il vero molto di più.
Non aveva mai visto una ragazza così graziosa nella sua vita.
"Wow" esclamò con calma "non avrei mai pensato di incontrarti..."
Nemmeno io, pensò lui completamente estasiato.
"Scusa," continuò la ragazza "stavi pregando. Non volevo disturbarti."
"Non fa niente." rispose con calma, finalmente trovando le parole "posso fare qualcosa per te? Vuoi un autografo?"
"No no" sorrise "onestamente non avrei mai immaginato che eri tu quello seduto lì davanti. Dev'essere il mio giorno fortunato..."
Ma guarda... anche il mio.
Il suo sorriso scomparve "Ma visto che sei qui volevo farti le mie condoglianze, ero sconvolta quando ho sentito quello che è successo a Nick."
Howie guardò altrove sentendosi di nuovo incredibilmente depresso. "Grazie. Stavo pregando per lui."
Lei annuì "meglio che ti lasci solo adesso."
"Sei sicura che non ti serve nulla?"
"Ma... veramente stavo cercando il sacerdote" sorrise "mi sto per sposare e dovrei prenotare la Messa."
Howie si sentì ancora più depresso. Bè che fortuna. "La sacrestia è di là" indicò oltre la spalla "dovrebbe essere ancora lì, la Messa è finita un attimo fa."
"Ok. Grazie mille. Forse dopo ti chiederò l'autografo."
Non riuscì a trattenere la risatina, a dispetto di come si sentiva in quel momento. "Ma certo." Allungò la mano, "Ovviamente questo lo sai già ma io sono Howie Dorough. Piacere di conoscerti."
Questa volta era il suo turno per ridere. "E' un piacere incontrarti finalmente di persona. Sono Billie Clark."
"Ehi!" Katarina esclamò contenta al telefono mentre Caroline era andata a fare la spesa.
"Rina! Come stai? Mi manchi!"
"Anche tu mi manchi... tutto bene. Anzi perfetto!"
"Grande! lo capisco dalla tua voce che devi essere molto felice!"
Sorrise. "Lo sono Billie. Non so che cosa ha di particolare questo posto ma lo adoro."
"Penso che sia per gli uomini!" Billie sorrise scherzosa.
Katarina arrossì: la battuta della sorella non era molto distante dalla verità! Ma non erano gli uomini, era un uomo...
"Rina praticamente ti sento arrossire!"
"Ti odio!"
"Lo so."
Ridacchiò contenta "Allora che c'è di nuovo?"
"Dio Rina non immagineresti mai che cosa mi è successo ieri!"
"Cosa?"
"Sono andata in chiesa per prenotare la Messa di matrimonio e indovina chi ho trovato là?"
Katarina sorrise al tono tutto contento della sorella "Chi?"
"Howie!"
"Howie chi?"
"Sveglia!!! Howie D!"
Era ancora confusa, anche se il nome le suonava familiare. "Billie, io non conosco nessun Howie D..."
Caroline rincasando ebbe un sussulto sentendo il nome di Howie e Katarina la guardò stupita. Cosa?
"Ma è uno dei BSB Rina!"
"Uno dei BSB?!"
Caroline sorrise.
"Mi sembrava che il nome suonasse familiare..."
"Sveglia Katarina!!!"
"Scusami."
"Comunque" continuò la sorella maggiore "era in chiesa a pregare per il povero Nick." la sua voce si fece più depressa. "Era molto abbattuto..."
Katarina si sentì il cuore in gola. Se solo sapesse... "Terribile."
"Sì, ma è stato così gentile con me, è proprio come me lo immaginavo anzi di più."
"Davvero?"
"Sì... non so cosa sia di lui ma non riesco a togliermi i suoi occhi vuoti di felicità dalla testa."
Katarina si stupì di quello che aveva detto Billie. Mmm...
"Penso che sia perché sono una gran fan dei BSB da molto tempo che è stato come un sogno avverato aver incontrato uno di loro."
"Probabilmente sì" Rina sorrise.
"Kris si chiedeva dove ti trovavi quando sono tornata dal Canada." Billie cambiò discorso.
Si sentì un nodo allo stomaco. "Dimmi che non gli hai detto dove mi trovo."
"Ovviamente no! Non te l'ho promesso?"
Tirò un sospiro di sollievo "Grazie."
"Comunque perché non vuoi che lui lo sappia dove sei? Ormai fa quasi parte della famiglia."
Ugh! "Non è per lui... E' solo che non voglio che nessuno sappia dove mi trovo adesso."
Nick aprì la porta della sua camera e fu sorpreso di trovarsi Katarina davanti tutta sorridente.
"Hey!"
"Hey."
"Ho un'idea e penso che tu mi puoi aiutare a riguardo."
Lasciando che la curiosità prendesse il sopravvento, si spostò dalla porta per farla entrare. "Quale idea?"
Rina si sedette sul bordo del letto. Ma doveva proprio sedersi lì? pensò Nick. Ma da quando le sue labbra vennero in contatto con la guancia, ebbe subito delle visioni molto... interessanti. Poteva essere un mostro, ma questo non toglieva nulla al fatto che era anche un uomo...
"Prontooo? C'è nessuno in casa?"
Nick la guardò confuso "Eh?"
"Non hai sentito niente di quello che ti ho detto vero?"
"No mi dispiace."
Cazzo. Ma non vede che mi sta mangiando vivo con quei suoi sorrisini? "Cosa stavi dicendo?"
"Come probabilmente saprai, tra qualche giorno è il compleanno di Caroline."
Annuì accennando un sorriso "Certo, 81 anni."
"Penso che dovremmo festeggiarlo."
"Mai! Credevo di averti detto che nessuno sa che sono vivo Rina!"
Incrociò le braccia. "Intendevo noi tre Nick. Non sono proprio così deficiente."
Ma perché doveva sempre incasinare tutto? "Ok... non... non sei affatto deficiente." La stanza era quasi nella totale oscurità, solo un raggio di luce lunare entrava dalle tende chiuse, ma nonostante questo lui sapeva benissimo che lei era rossa... Voleva ridere.
Se solo si fosse ricordato come si ride.
"Pensavo che siccome lei va a pranzo fuori con il signor McAllister intanto noi potremmo decorare il soggiorno, preparare una torta e farle una sorpresa quando rincasa."
"Sembra una buona idea ma non vedo dove posso aiutarti."
"Perché?"
"Se non lo avessi ancora notato, non sono un tipo che si può definire un patito delle feste." Almeno non più.
"Non importa. Lo riscoprirai."
"Dubito che ci riuscirai."
"Vedremo." Si alzò e si diresse verso la porta "in un modo o nell'altro."
Nick la guardò a lungo mentre se ne andava. Si sentiva che lei avrebbe lavorato duro per riuscire a riscoprire quella parte di lui che invece era sepolta da tanto tempo, ma era troppo stanco per pensarci adesso. Gli faceva paura che lei potesse fargli questo... Che potesse provare emozioni così forti e estranee in così poco tempo. Ma le provava.
Si stava innamorando.
E di brutto.
CAPITOLO 10
Mise a posto il libro e sospirò. Non riusciva a distrarsi. La sua mente pensava solo a una cosa: Nick. Katarina si scoprì e si alzò, era stanca di starsene a letto. Stava sorgendo il sole, si sentiva un profumino di caffè venire da giù... era tempo di essere viva. D'altronde se Nick era sveglio anche lei lo doveva essere. Sbadigliando aprì la porta della camera.
"Ow! Caroline!"
"Lo so che fa male Nickolas caro, ma è necessario."
"****!"
"Per stavolta te la lascio passare."
Pensando a cosa stesse succedendo giù Katarina arrivò davanti alla porta della camera di Nick e si fermò lì. Cosa sta facendo Caroline?
"Non capisco perché questo sia necessario Caroline, non migliorerà la situazione della mia faccia."
"Lo so, ma almeno la pelle non si infetterà."
"Ow!"
"Calmati bambinone! Ho quasi finito!."
Katarina si stava veramente incuriosendo adesso. Qualunque cosa stesse facendo Caroline, aveva a che fare con la sua faccia. Deve essersi tolto la maschera... Si avvicinò alla porta. Magari riesco a dare un'occhiata dentro...
"Rina sta ancora dormendo, Nickolas, non devi guardare la porta come se lei potesse entrare da un momento all'altro..."
"Forse hai ragione. Ma per sicurezza, mi sentirei molto meglio se chiudessi la porta Caroline. Non voglio che mi veda in questo stato."
"Va bene caro, ma non credo che reagirebbe male vedendoti così."
"Ma stai scherzando? Scapperebbe dalla paura se vedesse che razza di mostro sono diventato. Guardala, lei è bellissima..."
"Questo non significa che vede solo la sua bellezza Nickolas."
La sua voce si stava alzando. Katarina svelta si infilò nella camera adiacente a quella di Nick e rimase il più possibile immobile finché non sentì la porta chiudersi. Sentendosi scoraggiata, ritornò nella sua stanza sedendosi davanti allo specchio. Di tutte le persone, quella che avrebbe voluto vedere assieme a lei nello specchio era Nick... ma lo aveva sentito da lui stesso che a causa del suo aspetto, lei pensava che fosse un mostro. Iniziò a piangere. Ma perché nessuno le dava mai una possibilità? Guardava la sua immagine nello specchio, sperando di non essere troppo turbata dalle parole di Nick. Non era che lei pretendesse di sentirsi come lui... Depressa, iniziò a pettinarsi e prese una decisione. Se Nick non era il ragazzo che lei stava cercando, forse era il momento di cercare altrove.
Forse era il momento di tornare a casa.
Kevin sospirò mentre firmava l'ultimo autografo e salutava le ragazze prima di ritornare al suo shopping. Kristin aveva una audizione oggi, e quindi toccava a lui andare a fare la spesa. Ma questo non era andato esattamente come previsto. I BSB non esistevano più, ma questo non lo rendeva affatto meno popolare. Stava cercando della pasta quando quattro ragazze gli si avvicinarono per un autografo. Era sorpreso, ma almeno era contento che c'erano ancora delle fans! L'unica cosa che lo turbava era il fatto che anche loro pareva credessero che Nick fosse vivo... Allora si decise a chiedere il motivo di questo. La risposta fu molto semplice:
"Perché Brian crede che sia vivo ed è il suo migliore amico."
Sospirò mentre prendeva alcuni Cheerios per la colazione. Quanto avrebbe desiderato poter ragionare come loro!
"Ehi straniero, è passato un bel po' di tempo!"
Kevin si irrigidì. Deve essere uno scherzo. Si girò. No, non era affatto uno scherzo. Rachel era lì, proprio dietro di lui, sorridendo come se avesse appena vinto alla lotteria. Il premio? Il mio conto in banca, pensò arrabbiato incrociando le braccia. "Rachel ma che ci fai qui?"
"La stessa cosa che stai facendo te. La spesa. Questo supermercato è vicino a dove abito."
Vicino a dove abita? Questo è veramente un incubo! "Oh."
Si avvicinò a lui e cercò di portare in fuori il bacino... come se fosse attraente... "Quando vuoi puoi venire a trovarmi... sono un'ottima entraineuse."
"Ma pensi che io sia proprio così cretino?"
"Che?"
"Guarda," si mosse oltre lei verso il reparto alimentari, "potresti essere riuscita a fregare Nick con il tuo «fascino», ma sicuramente non riuscirai a fregare il resto di noi, quindi vatti a cercare la fortuna da un'altra parte perché noi non abbocchiamo."
Rachel mise le mani sulle cosce. "Quello non è il motivo per cui ero con Nick!"
"Ma per favore! Lo abbiamo visto tutti la prima volta che ti abbiamo visto!" Scosse la testa "Avrei solo voluto che anche Nick potesse averlo visto prima di..."
"Tutto quello che sto facendo è andare avanti con la vita." lo prese per un braccio "e penso di andare avanti... con te."
"Sono sposato Rach."
"E allora?"
Kevin si liberò dalla sua presa disgustato. "Stai lontana da me e da mia moglie." Si diresse verso le casse.
"Kevin torna qui!"
La ignorò e pagò il conto.
"Kevin!!"
Lasciò il supermercato, consapevole delle persone che lo guardavano, ma di questo al momento non gliene importava.
Era stanco delle sue cazzate.
"Che c'è cara?" Caroline guardava Katarina pensierosa. Da quando era scesa per la colazione non sembrava la solita ragazza felice.
"Non è niente, Caroline."
Si sedette vicino alla sua giovane amica e posò la mano sulla sua "parla con me Rina. Sai benissimo che non lo direi a nessuno, men che meno a Nickolas."
Katarina guardava il caminetto, ammutolita. Poi guardò l'anziana signora "non sono una persona superficiale. Lo so che non lo sono."
"Non l'ho mai detto questo tesoro."
"Lo so che tu non lo hai mai detto. Ma Nick sì."
"Quando?"
"Stamattina."
Caroline la guardava confusa. "Ma..." si fermò subito.
"Ho origliato tutto."
"Mi dispiace."
"Non fa niente, è meglio che abbia saputo la verità ora invece di quando sarebbe stato troppo tardi."
Ora Caroline era delusa. "Non capisco."
"Me ne vado... Domani." Si alzò in piedi "Caroline, non posso stare qui. E' troppo doloroso per me."
"Ma... tesoro... non..."
"Nick non mi vede nello stesso modo in cui io vedo lui. Non prova nulla per me. Perché dovrei rimanere?"
"Rina, non lo sai questo."
"Credo di saperlo."
Caroline sospirò "Ma perché non ci parli? Fagli capire come ti senti."
"E perché? Per farmi ridere in faccia? No grazie."
"Rina---"
"Per favore Caroline" la guardava imprecandola "non rendermi questo ancora più difficile. Sarà già difficile salutarlo..."
"Che cosa ne pensi?"
Nick guardò Katarina mentre osservava il ritratto. Quando le sue labbra si trasformarono in un sorriso si sentì il cuore uscire dal petto.
"E' stupendo Nick. Hai fatto un bellissimo lavoro."
Nick apprezzava i suoi commenti, anche se non voleva farlo vedere. Ma alla fine le opinioni di Rina sembrarono acquistare tutto a un tratto una importanza vitale...
"Sono sicuro che piacerà moltissimo anche a Caroline."
La felicità nella sua voce era sparita all'improvviso. Sembrava non a suo agio. Avrebbe dovuto chiederglielo?
"Vado di sotto."
"Rina aspetta!"
"Cosa vuoi?" lo guardava triste.
Perché era così addolorata? "Va tutto... va tutto bene? Mi sembri un po' giù..."
"Ho i miei alti e bassi come tutti credo..."
"Oh." Guardò il pavimento. Che altro poteva rispondere?
"Aspetta Nick... cosa pensi veramente di me?"
Confuso, rialzò la testa per guardarla di nuovo. "Huh?"
"Quando... quando mi guardi" iniziò a spettinarsi i capelli "cosa vedi?"
Nick si stupì. Questa non se l'aspettava. "Perché lo vuoi sapere?"
"Oh non fa niente" si mosse verso la porta "dimenticati la domanda."
"Rina" la seguì e la prese per il braccio "perché lo vuoi sapere?"
Lei non lo guardò "per curiosità?"
"Certo..." Nick la esaminò a fondo, aveva milioni di domande da porle! "Vedo... vedo... te."
Ora Rina si era decisa a guardarlo in faccia. "Me?"
"Tu." a un tratto la bocca gli si seccò da come non si sentiva a suo agio. Se lei continuava a fare così, lui sarebbe arrivato a dirle cose che non voleva dire. Meno lei sapeva dei suoi sentimenti meglio era. Ma era difficile trattenersi quando lo guardava così... come se volesse la stessa cosa che aspettava da giorni...
Si schiarì la voce "anche io vedo te Nick."
Non sapeva come fosse successo, ma adesso le sue braccia erano già attorno a lei e la sua faccia era così vicina...
In un momento divenne difficile respirare.
Un bacio non fa male a nessuno no? Pensò mentre avvicinava la testa alle sue labbra. Solo uno per soddisfare la sua curiosità... e la misteriosità che si nascondeva nella bocca di Rina. C'era ancora una parte di lui in attesa di un segno che lei non voleva andare oltre, ma quando anche le sue braccia avvolsero il collo, divenne certo che anche lei era ansiosa per questo, come lui.
"Nickolas? Rina? Oh cavolo!"
Subito Nick e Katarina si separarono dallo spavento, consapevoli fin troppo dell'intrusione non voluta. "Caroline! Sei... Sei tornata presto!" Nick si spostò vicino al ritratto che aveva dipinto per lei, guardava l'espressone allibita sulla sua faccia.
"Stavamo... ehm... uh..."
Katarina sembrava così impaurita che Nick avrebbe voluto avvicinarsi a lei e dirle che era tutto a posto. Ma non era questo il momento.
Stranamente Caroline iniziò a ridere di gusto. "Non c'è bisogno che spieghi nulla caro. Sono stata giovane anche io."
"Io... Io..." Katarina sembrava tutto tranne felice. "Devo andare al bagno" Sparì dalla stanza come se ne andasse della sua vita.
Caroline scosse la testa. "Povera ragazza, è così timida" sorrise guardando Nick.
Lui conosceva quello sguardo fin troppo bene.
"Vedo che sei riuscito a portarla fuori dal guscio un pochino di più..."
"Caroline!"
Rideva contenta. "Sono di sotto a preparare la cena se avete bisogno di me."
Nick era troppo imbarazzato per dire nulla. Si limitò ad annuire.
"Ah un'altra cosa Nickolas"
"Sì?"
"Se pensi di fare la corte alla mia ospite, ti suggerisco di chiudere la porta a chiave la prossima volta!"
CAPITOLO 11
"E allora? Hai sentito qualcosa da Kat?"
Billie sorrise "Sì, sta bene."
"E non sai ancora dove sta?"
"No", rispose lei non prestando attenzione alle altre parole di Kris, pensava ad altro.
"BILLIE!"
Ciò la fece ritornare nel mondo reale "Come?"
"Ma hai sentito quello che ho detto?"
Sorrise "scusa."
Kris sospirando mise a posto le coperte che li coprivano, in modo da non guardarla in faccia. "Dimenticatelo" mormorò.
Di solito, quando lui era incazzato con lei, dopo si incazzava anche lei, ma stranamente ora lei era calma. La sua mente era altrove... all'incontro con Howie. Era stato un po' di giorni fa, ma Howie era ancora nei suoi pensieri. Wow devo essere molto più impressionata di quanto pensassi. Girò la testa per guardare il poster dei suoi Boys preferiti. Il suo sguardo era fermo sul più basso dei cinque, aveva un sorriso adorabile. Avrebbe voluto vedere quello stesso sorrisino anche il giorno che si erano incontrati, ma capì subito che non c'era nessuna ragione al mondo per sorridere in quel momento. Spero che ti senta meglio adesso Howie, tu e gli altri ragazzi.
Una leggera carezza sul braccio la distrasse dalla sua adorazione e si girò per guardare il suo fidanzato. "Non dovresti essere incazzato?"
Kris fece un sorriso seducente "non potrei mai incazzarmi con te dolcezza."
"Vieni qui amore..."
Lo sguardo di Rachel si incuriosì mentre da una certa distanza guardava Kevin, Kristin e Howie entrare nella casa del Littrell. Cazzo! E adesso come faccio a tenere d'occhio Kevin? Da quando Brian e Leighanne avevano scoperto un intruso nella loro proprietà i sistemi di sicurezza erano lo stato dell'arte in fatto di protezione. In nessun modo poteva entrare senza il loro permesso.
Uscì dalle frasche a lato della strada di fronte a casa Littrell e si scrollò di dosso la polvere. NON aveva pazienza di aspettare. Le sue risorse si stavano esaurendo rapidamente e quindi aveva bisogno al più presto di una ricarica. Ma prima, doveva soddisfare un altro bisogno. Kevin l'aveva praticamente distrutta quando si erano incontrati al supermercato. Da allora lei era sconvolta e molto arrabbiata. Non aveva mai odiato nessuno così tanto nella sua vita.
Inoltre adesso le sue priorità erano ufficialmente cambiate. Certo, voleva ancora i suoi soldi, ma anche qualcos'altro. Voleva vincere su tutti.
Avrebbe rovinato la vita di Kevin Richardson fino in fondo.
Sta nevicando.
Katarina guardava fuori dalla finestra i fiocchi mentre scendevano a terra, sorridendo. Non era mai stata in canada tanto a lungo da riuscire a vedere la neve, ma ora ce l'aveva giusto sotto il naso. Non vedeva l'ora di andar fuori e sentire quella soffice massa bianca sulle sue mani. Forse a Nick sarebbe piaciuto andare fuori con lei... Si sentiva tutta eccitata.
Nick...
Aveva pensato di andarsene via ieri, ma dopo quell'intenso momento che avevano passato, ora non pensava ad altro che a sperare di ritrovarsi di nuovo tra le sue braccia. Ovviamente senza Caroline a ficcare il naso! Kat si era sentita talmente umiliata quando lei era entrata proprio mentre si baciavano. Aveva continuato a scusarsi all'infinito finchè Caroline non le aveva cacciato un biscotto in bocca e detto che se avesse ancora provato a scusarsi per quello l'avrebbe zittita con le maniere forti. Rise di gusto scuotendo la testa.
"Che c'è di così buffo?"
Si girò istantaneamente al suono della sua voce. "Nick! Ciao..." non gli aveva più parlato da quel loro «incontro», ma comunque i suoi occhi la seguivano dovunque lei andasse. All'inizio questo l'aveva spaventata, il suo sguardo era così intenso... ma dopo qualche tempo non poteva farne a meno. E ora, con quegli occhi di nuovo addosso, le farfalle nel suo stomaco erano ben sveglie...
"Ma che è? Di solito ridi anche al nulla?"
Arrossì e guardò il tappeto a terra, non vedendo il sorrisino che era sulle labbra di lui. "Non stavo ridendo al nulla, stavo solo..." Ehi! Adesso riusciva anche a vedere i suoi piedi! Questo poteva significare solo una cosa... Lei non era affatto sorpresa di ritrovarsi le sue dita che già accarezzavano il mento, sollevando la sua testa per guardarla in faccia. Si passò le mani sui pantaloni. Ma perchè devo sempre essere così nervosa? Il suo sguardo viaggiava già in giro per la faccia di Nick, un lato apparentemente docile... l'altro... nessuno poteva saperlo con quella maschera che nascondeva quello che c'era sotto.
"Mi piace quando mi guardi" balbettò lui ancora estasiato.
Katarina si schiarì la gola "Ah sì?"
"Mmhmmm" si leccava le labbra.
"Posso chiederti perchè?" Il suo sguardo non riusciva a distogliersi da quelle labbra.
"NICKOLAS! RINA! TORNO PIU' TARDI!" urlò Caroline da sotto.
Spaventata Rina si spostò da Nick e si diresse verso la porta. "Okay Caroline!" Quando sentì la porta chiudersi, si girò per guardare Nick, ma intanto lui si era già portato vicino a lei, la sua faccia sbattè contro il suo stomaco. "Oof!"
"Tutto bene?"
"Sì sì", si toccò il naso "solo un---"
La mano di lui intanto spostò quella di lei per accarezzarle il naso. Le parole che lei voleva dire le si bloccarono in gola.
"Va meglio?"
Tutto quello che poteva fare era annuire. Ma poi tra il suo stupore... e appagamento, lui si avvicinò per baciarla dolcemente sulla punta del naso.
"E così come va?"
"Molto meglio" fu tutto quello che riuscì a dire sentendo il colorito rosso apparire di nuovo sulla faccia.
I suoi occhi azzurri lasciavano trasparire una contentezza... "Ho piacere."
Caroline salutò il signor McAllister mentre se ne andava nel suo malandato fuoristrada. Che uomo gentile pensò sorridendo. Ovviamente oggi lui l'aveva trattata in modo più rispettoso e cortese che mai visto che da oggi lei aveva ufficialmente 81 anni. Rise a se stessa mentre infilava la chiave nella serratura. 81 anni ma da quello che faceva pareva ne avesse ancora 20, non avrebbe potuto sentirsi meglio! E grazie a moltissime cose! La sua salute relativamente buona, la sua passione per l'arte... ma più importante i suoi amici che ormai vedeva come suoi figlioletti. Proprio così, anche se Nickolas e Katarina ormai non erano proprio «bambini», ma ai suoi occhi sarebbero sempre stati i suoi «figlioletti».
Entrò nella casa e chiuse la porta. "Nickolas! Rina! Sono a casa!"
Silenzio.
Caroline si stupì "c'è nessuno?"
"Siamo nel soggiorno!" urlò Katarina da lontano.
Caroline mise a posto il cappotto e si diresse verso dove erano i suoi amati tesori. "Perchè non vi preparo---"
"SORPRESA!"
Caroline rimase a bocca aperta guardando tutti i festoni e i palloncini che pendevano da ogni parte... dal soffitto, appesi al muro, sul caminetto... "Mio Dio!" Iniziò subito a piangere commossa quando vide Nick e Katarina in piedi l'uno di fianco all'altra al centro della stanza, non solo per come sembravano felici insieme, ma anche perchè Nick sorrideva in un modo che la faceva sentire al settimo cielo. Stava sorridendo! Gli corse incontro a braccia aperte. "Venite qui tesorucci!"
Loro non esitarono neanche un attimo ad abbracciarla forte. "Grazie a tutti e due per una sorpresa così magnifica!"
"Nessun problema Caroline," rispose Katarina affettuosamente "era il minimo che potevamo fare per ricambiare tutto quello che hai fatto per noi..."
"Sì certo" continuò Nick "per averci ascoltato e aiutato quando ne avevamo bisogno."
Caroline sorrise contenta. "Solo l'aver visto quel bel sorriso sulla tua faccia Nickolas mi ha già commosso."
"Racconta..." chiese Rina ma poi rendendosi conto di quello che aveva detto si corresse "Intendevo..."
E per la prima volta Caroline guardava con stupore che tutti e due erano arrossiti... Ridendo di gusto, prese le mani. "Ok. Adesso accompagnatemi al dolce!"
"Era così contenta" esclamò Katarina mentre riponeva i piatti puliti qualche ora dopo.
Nick asciugò l'ultimo piatto e lo ripose sorridendo "Riesco ancora a ricordarmi perfettamente quell'espressione che aveva quando è entrata nella stanza. Era davvero indimenticabile!"
"Esatto" concordò chiudendo la credenza "ma la parte migliore è sicuramente stata la partita a Monopoli."
"Dovevi proprio ricordare quello vero?"
Katarina rise "Sei proprio un perdente!"
"Non è colpa mia se a Monopoli faccio schifo" incrociò le braccia "niente e nessuno mi ha aiutato..."
Lei intanto continuava a ridere divertita e Nick la guardava amorevolmente. La sua faccia irradiava sentimenti ed emozioni che lui per la prima volta riusciva a capire... e a sentire. Un rumore familiare uscì dallo stomaco, attraversò la gola e uscì dalla bocca. Fu allora che si accorse che stava ridendo.
Nick Carter stava ridendo!
E stava ridendo così tanto che non si era accorto che Katarina aveva smesso di ridere e lo stava guardando tutta contenta...
Ma sotto c'era anche qualcos'altro che per ora è meglio non nominare.
Una volta calmatosi Nick la guardò. "Che?"
Tutto a un tratto lei sembrò divenire timida. "Ehi... hai riso veramente di gusto!"
"Grazie" le prese la mano "anche tu." Guardava contento mentre lei giocava con la sua mano, incrociando le dita... Dio quanto era morbida la sua pelle... quando era calda...
Poi la lasciò andare.
"Meglio che io vada a letto, è tardi."
Katarina non aveva mai chiesto a Nick di seguirla, ma lui più o meno sapeva che era questo che lei voleva, e fece proprio questo senza che nessuno lo esortasse a farlo. Quando si fermarono davanti alla camera di lei, si sentì il cuore battere forte. Erano in mezzo all'oscurità e questo rendeva il tutto molto più seducente.
Intimo.
"Nick?" sussurrò mentre lo guardava negli occhi.
"Sì?"
"Spero di vederti ridere più spesso."
Ma che cosa avevano quegli occhi? Lo appagavano, lo incantavano, lo catturavano. Non doveva essere mai stato così innamorato con una ragazza prima d'ora. "Tu mi dai molti spunti per ridere... non riesco nemmeno a spiegare quello che hai fatto per me Rina..."
Lei si sentì confusa "Che cosa ho fatto?!?"
"Sì" si avvicinò alla sua figura, solo pochi centimetri li separavano ora. "Mi fai sentire... di nuovo me stesso."
Sorrise, ma era ovvio che stava arrossendo. Se non fosse stato per il fatto che Nick trovava il suo arrossire così affettuoso, sarebbe stato tentato di chiederle se il suo arrossire era un caso patologico...
"Ho piacere che ho potuto fare questo per te."
Lui sorrise contento. "Anche io."
Anche Katarina sorrise mentre si avvolgeva i capelli attorno alle dita. "Nick?"
"Hmm?" Guardava la sua lingua uscire dalla bocca per leccarsi le labbra e poi rientrare. Lei non sapeva quanto più attraente era diventata con quel semplice gesto!
"Vuoi... baciarmi?"
Nick fu subito stupito ma anche contento della sua improvvisa «audacia». Lei aveva trovato il suo punto debole... ora era molto più difficile mantenere l'autocontrollo! "Che ne pensi?"
Stava quasi per chinare lo sguardo verso terra ma lui le risollevò la testa, obbligandola a guardarlo.
"Penso che lo vuoi."
"E pensi esattamente."
"E allora che cosa stai aspettando?"
Senza altre parole, la bocca affamata di Nick si appoggiò sulla sua...
CAPITOLO 12
Oh wow...
Era tutto quello a cui Katarina poteva pensare: la bocca di Nick scrutava la sua in modo molto approfondito...
Come se a un tratto non importasse nulla respirare.
Nick se l'era tirata vicino e lei aveva accettato volentieri la sua vicinanza, avvolgendo le braccia attorno a lui, passandogli le mani in mezzo ai capelli. Da quanto tempo non lasciava che un ragazzo le facesse questo? Non lo sapeva, e non gliene fregava assolutamente niente. Tutto quello che importava adesso era Nick che se la stava tenendo stretta, baciandola in un modo come nessuno aveva mai fatto prima.
La faceva sentire come l'unica donna al mondo...
Dev'essere così pensò delirante dev'essere proprio così. Per la prima volta, capiva che cosa significava volere qualcuno, desiderare quel qualcuno che ti porta in posti dove non sei mai stata.
Si ritirò leggermente "Rina" la voce era tremolante "fermami..."
"Non voglio che ti fermi." rispose senza fiato e riacciuffò le sue labbra. Ma perchè aveva atteso così tanto per far questo? Non si sa, ma ad ogni modo in questo momento la sua mente era troppo annebbiata per riuscire a ragionare lucidamente. Si sentì un brivido mentre lui le accarezzava la schiena su e giù, su e giù...
Quanto avrebbe voluto riuscire ad ottenere la stessa cosa da lui... non ne aveva la più pallida idea. Ma perchè devo essere proprio «esperienza zero»? Mosse le sue mani insicure dal collo verso la schiena... Dovrei? No... bè perchè no? Intanto continuava il suo «viaggio», le mani si appoggiarono sulle tasche dietro dei suoi vecchi jeans.
Lui gemette contento.
Sì! esultò quando i baci si fecero più profondi, lei era sempre più sottomessa al suo incantesimo. Sentì una delle mani lasciarle la schiena e subito dopo un rumore dalla maniglia della porta. Stava cercando di aprire la porta.
Il cuore iniziò a battere più forte, ma ora per tutto un altro motivo. Sapeva benissimo che cosa significava aprire la porta della camera da letto.
Era pronta per quel passo avanti?
Purtroppo non ebbe tempo di pensarci perchè ormai la porta era già aperta e Nick la stava dolcemente spingendo dentro. E ora che faccio? pensò pervertita. E che succede se rifiuto...?
Improvvisamente scoprì che il bacio era terminato.
Aprì gli occhi e vide lui che la guardava in un modo che ricordava lo sguardo di Kris, solo che non aveva paura di Nick. Nick non era Kris! E lei voleva Nick.
Disperatamente.
"Rina, se non vuoi farlo dimmelo subito."
Quasi pianse alla dolcezza delle sue parole. Stava andando tutto liscio. Era proprio quello che lei si aspettava da una vita!
E allora perchè non si sentiva a suo agio riguardo a questo?
"Sì lo voglio" rispose Rina molto più convincente di quanto pensasse e prima che potesse dire altro, le labbra di lui si appoggiarono alle sue per la terza volta e ogni riluttanza a farlo scomparve. Chissenefrega se lei aveva qualche dubbio! La vita non durava abbastanza da fugare questo genere di dubbi. Non aveva imparato di vivere la vita il più possibile, una volta? Poteva benissimo iniziare adesso a viverla!
Vero?
Si diressero verso il letto, senza mai lasciarsi, accarezzandosi dappertutto...
Tremava contenta, anche se c'era ancora una cosa che la disturbava.
La maschera.
Rina non esitò neanche un attimo a portare le mani alla sua faccia e a cercare di rimuovere l'ostacolo.
Subito Nick si tirò indietro lasciandola andare e si girò dall'altra parte. "Non toccarla."
Katarina si stupì all'improvviso tono arrabbiato. "Ma---"
"Non toccarla MAI Rina. MAI!"
"Non occorre che urli Nick!"
"Non capisci quello che potresti aver fatto?"
"No" rispose, adesso anche lei iniziava ad arrabbiarsi. "No. Allora perchè non me lo spieghi così lo capisco?"
Si girò di nuovo verso di lei e si accorse che il suo sguardo si era trasformato: era impassibile, freddo...
"Non devo spiegare niente a te!"
"Ok allora smamma"
"Ri---"
"Non abbiamo più nulla da dirci Nick" lo interruppe.
"Va bene. Non ci perdo niente a smammare."
Uscì dalla stanza sbattendo la porta, lasciandola sola e sconvolta. Lei non sapendo che cos'altro fare se ne andò a letto, pensando a come poteva essere così stupida da credere che Nick fosse cambiato. Forse perchè dentro di lei sapeva che era riuscita a farlo rinascere... che era riuscita a far riapparire il caro, vecchio Nick.
E ora lui se n'era andato... a seppellirsi ancora una volta in quella impenetrabile cortina di oscurità che lei odiava fino all'ultimo.
"Sei molto quieto D. Qualcosa non va?"
Howie guardò Aj "No niente..."
Sorridendo Aj bevve un altro po' di coca-cola prima di rispondere. "Sputa il rospo"
"Bè..." Howie si guardava nervoso intorno, appoggiò la tazza di tè "Ho incontrato qualcuno."
"Ottimo" rispose Aj contento "era ora che sentissi qualcosa del genere da te."
"Mi dispiace contraddirti allora."
"Che vuoi dire?"
Howie sospirò. "E' fidanzata..."
"Cosa?" Aj guardava l'amico esterrefatto. "Stai scherzando?"
"Eh vorrei..."
"Sporco affare." diede una pacca sulla spalla al suo migliore amico "comunque come l'hai incontrata?"
"In chiesa. Stavo pregando e lei è entrata", sorrise, "come una stupenda visione..." il sorriso scomparve "era lì per prenotare la messa di matrimonio."
"Accidenti. Fortunato eh?"
"Sì, sono il ragazzo più fortunato del mondo. Ho perso uno dei miei migliori amici e la ragazza dei miei sogni si sta per sposare. Non potrei chiedere niente di meglio alla vita."
Aj rise "Molto bene D."
"Lo so."
"No."
"Perchè no?"
"Lei vive a Tampa, non è mica che salto in macchina e vado da lei con una qualche scusa ridicola per vederla. E non so neanche il suo indirizzo."
"E allora? Magari la puoi convincere a sposare te invece dell'altro cretino"
"E come sai se è un cretino? Magari è un ragazzo normale con un lavoro normalissimo... niente rispetto a me."
"D" Aj scosse la testa "non buttarti giù subito. Odio quando parli così, non sembri te"
"Lo so, è solo che sono un po' depresso adesso."
"Penso che comunque dovresti andare a cercarla. Dopo tutto, ci deve essere un motivo per cui l'hai incontrata la prima volta. E' l'Uomo lassù che decide tutto lo sai"
"Non credo proprio Aj" Howie non concordava con l'amico "non posso. Sarebbe troppo difficile per me. Non voglio ricordarmi sempre di quello che non posso avere..."
"Billie? Posso parlarti un momento?"
"Certo" rispose dalla sua scrivania stranamente disordinata mentre rimetteva a posto alcuni fascicoli. Chissà cose vuole pensò entrando nella stanza del capoufficio. Lui era sempre occupato e se chiamava qualcuno nel suo studio doveva essere molto importante.
"Siediti pure."
Billie sorrise e si sedette, sperando di non apparire troppo tesa. "Cosa posso fare per lei signor Williams?"
"Ho bisogno che mi faccia un favore. So che sei molto occupata in questo momento, ma sei l'unica cui posso affidare questo incarico."
"Che cos'è?"
"Dovresti andare fuori città a sbrigare alcune faccende in una delle nostre filiali. Hanno avuto qualche problema con del denaro falso."
"Ok ho capito. Quando parto e dove devo andare?"
"Sei sicura di voler andare? Se non te la senti, puoi benissimo---"
"Non si preoccupi. Mi occupo io di tutto."
Sorrise sollevato. "Grazie Billie. Non t'immagini quanto apprezzo questo tuo interessamento, se potessi andrei di persona ma..."
"Non c'è problema signor Williams. Capisco perfettamente."
"Va bene. Partirai domani mattina, la filiale è a Atlanta, in Georgia."
Cazzo! Ma dove diavolo è?
Kris andava avanti e indietro nella sua camera. Katarina se ne era andata ormai da troppo tempo e era stufo di aspettarla. Doveva trovarla.
Ora.
Ma come? Neanche Billie sapeva dove si nascondeva... almeno questo diceva. Si fermò davanti allo specchio e sorrise contento. Si può nascondere quanto vuole... ma questo non la farà mai sentire sicura a sufficienza. "Pensi di avere vinto Kitty Kat?, Ti consiglierei di prepararti, perchè appena ti metto le mani addosso, ti pentirai anche di essere nata."
Ebbe un'idea. Sembra che Billie non mi sia proprio contro... anzi mi ha fatto un favore. Si spostò verso il letto e si distese. L'avrebbe ringraziata quando sarebbe tornata dal suo viaggio. Sorrise tutto contento. Finalmente le carte giocavano a suo favore!
Non vedeva l'ora che arrivasse domani.
Aveva fame.
Ma non solo di cibo.
Nick guardò la tenue luce solare che filtrava dalle tende. Non aveva chiuso occhio l'altra notte. Ogni volta che cercava di addormentarsi vedeva lei. La sentiva. "Ma che mi succede?" si trofinò gli occhi. "AHI!" Si era dimenticato che non indossava la maschera in questo momento. L'aveva fatta a pezzi dopo quello che era successo ieri notte con Katarina. Sospirando si ributtò sul cuscino.
Andava tutto bene... Aveva aperto il suo cuore a lei... ma per cosa?
Per niente.
Alla fine tutto era finito per via di quella maschera. Quella stupida maschera!
Ma perchè lei non l'aveva lasciata lì dove stava?
Si appoggiò il lato sano della faccia sulla mano. Ora erano tornati indietro nel tempo. A quando erano ancora sconoscuiti l'uno all'altra.
Nient'altro che sconosciuti.
Si alzò e si mosse verso lo specchio, non si guardava allo specchio senza maschera da chissà quanto! Lentamente sollevò il telo che lo copriva e guardò il mostro che gli si rifletteva davanti. Fu preso dall'angoscia, aveva capito la realtà. Lei non lo avrebbe mai amato. Bastava un'occhiata alla faccia e sarebbe scappata. Lo sapeva. Nessuno lo avrebbe mai accettato in questo stato.
Neanche un angelo perfetto come Katarina.
Non voleva nemmeno pensarlo il lato positivo.
Si sentì una tensione e una ferocia dentro che addirittura lo stupivano! Prese lo specchio e lo scaraventò a terra, ascoltando il rumore dei frantumi. Voleva semplicemente morire.
Più di ogni altra cosa.
Morire.
CAPITOLO 13
"Vado a rimettermi a posto."
Bille si alzò dal tavolo dove aveva passato le ultime due ore, annoiata. Si fece spazio tra la gente del locale affollatissimo, dirigendosi nello stranamente pulito bagno, si chiedeva se i suoi colleghi l'avevano notata andarsene. Tirò un sospiro di sollievo, il bagno era una via di fuga dalle urla incessanti e dai litri di alcolici. I suoi colleghi di lavoro temporanei erano brave persone, ma quando bevevano un po' troppo... era tutta un'altra storia. Meno male che il problemino alla filiale era quasi risolto. Sarebbe forse ritornata a casa in 2 o 3 giorni.
Dopo essersi messa a posto il trucco e riassettata il vestito, sorrise soddisfatta alla sua immagine allo specchio. Spero che nessuno mi veda pensò lasciando il bagno meno male che ho ancora addosso il mio anello di fidanzamento... Si guardò intorno nell'atmosfera festante che regnava lì e vide il bancone del bar poco distante. Credo che mi concederò un Campari. Non fece neanche in tempo a fare due passi che andò a sbattere contro qualcuno.
"Oh Dio, mi dispiace molto."
"Non c'è problema" rispose passandosi le dita tra i capelli prima di alzarsi "Colpa mi---"
Era lui!
"Billie?"
Se non fosse stato per il fatto che anche lei era stupita, avrebbe riso vedendo l'espressione di colui che aveva davanti. "Howie! Che ci fai qui?"
Howie la guardò stranito per un attimo prima di rispondere. "Sono a trovare Brian e Leighanne. E tu che ci fai qui?"
"Sono qui per lavoro." Sorrise. "Il mondo è piccolo!"
"Sì..."
Sentendosi il cuore in gola Billie diresse lo sguardo verso terra. Ma che mi succede?
"Come va?" chiese lui interrompendo lo stato di trance.
"Sto bene. Un po' stanca ma va tutto bene. E te?"
"A dire il vero sono un po' spaventato. Non pensavo che ti avrei rivisto. Penso che stavolta è il mio giorno fortunato."
Billie rise, attonita dalle sue parole. "Adesso capisco perché ti chiamano «Sweet D»."
Anche Howie rise guardandosi attorno.
"Sei qui con qualcuno?"
Scosse la testa con forza. "Non proprio. Aj è qui con Sarah, ma li ho persi di vista poco fa. Mi sentivo troppo una «ruota di scorta»."
"Aww pensi che riuscirei a incontrarli?"
"Bè non vedo perché no, ma forse è meglio un'altra volta. Sempre che tu non voglia passare il resto della serata a cercarli qua dentro."
"No no. Te ne stai andando?"
"Dipende. E tu?"
"Bè a dire il vero... pensavo di sì"
"Bene. C'è qualcuno che ti porta?"
"Al momento no, sembra che i miei colleghi non si interessino a me più di tanto."
"Bene, allora ti porto io a casa."
Sorpresa dall'offerta di Howie, accettò subito ignorando come si sentiva al momento. "Grazie molte, magari domani ci possiamo incontrare a pranzo se vuoi."
"Sei sicura che al tuo fidanzato non disturbi questo?"
Kris... Si accorse che non aveva pensato più di tanto a lui da quando era qui ad Atlanta. "Non è qui... e anche se lo fosse, non è un tipo geloso."
Howie annuì e rimase pensieroso per un momento.
"Senti, non devi---" Il suo sorriso la interruppe.
"Ti vengo a prendere all'una."
"Non riesco proprio a capire" sospirò Katarina mentre preparava i biscotti "che ho fatto di male?"
Caroline la guardò simpatica. "Niente cara. Nickolas deve ancora spiegarti molte cose. Se lo vorrà."
Lei sorrise. "Si ma quando mai lo farà?"
"Rina, lo so che te l'ho già detto una marea di volte questo, devi portare pazienza con lui. Non sto certo cercando di giustificare il suo comportamento un po' maleducato nei tuoi confronti in questi giorni, ma sai lui ha sofferto tanto che tu non ti puoi nemmeno immaginare."
Katarina scosse la testa. "Forse hai ragione Caroline, ma non è il solo che deve andare avanti con gli scheletri nell'armadio. Anche io ce li ho ogni giorno della mia vita eppure non mi vedi comportarmi come lui in questo momento." No. Questo non avrebbe risolto nulla. Lei era così abbattuta e stufa del suo comportamento che il pensiero di tornare a Tampa stava iniziando a diventare una buona idea.
"Ho bisogno di te Rina... devi salvarmi."
"Savlarti?"
"So che sei la sola che può farlo. Salvami Katarina..."
"Da cosa?"
"Da me."
Chiuse gli occhi, dolorose memorie occupavano i suoi pensieri, aveva tantissime domande a cui voleva trovare risposta. Chi era l'uomo che si sognava? Perché proprio lei era l'unica che potesse salvarlo... e che c'entrava con Nick? Sapeva che in un modo o nell'altro ci doveva entrare perché lei continuava a fare sogni del genere ogni volta che lei e Nick discutevano, cosa ormai all'ordine del giorno.
Katarina si ricordava anche tutto quello che le aveva detto Kris da quando era entrato nella sua vita qualche anno fa, ma mentre le parole di Kris incutevano solo paura, quelle di Nick erano come un coltello dritto al cuore. E anche quando lei scappava da lui, lui le urlava di stare lontana, di andare al diavolo... e peggio di tutte,che la odiava.
Bè in quel caso, allora perché quando si soffermava ad ascoltare fuori dalla sua stanza lo sentiva piangere, chiedere di morire, chiedere di lei?
Iniziò a piangere.
Ma perché non mi parli Nick?
Nick guardava alla fotografia che aveva in mano mentre stava seduto sul letto. Avrebbe voluto trovare un modo per comunicare con loro. Gli mancava la loro voce, le loro risate... E i suoi genitori? Chissà se Aaron stava andando forte con la sua carriera, se BJ aveva visto i suoi sogni avverarsi...
Se lui mancava tanto a loro quanto loro a lui.
Una lacrima scese dalla guancia e subito l'asciugò. Era stanco di piangere! Un uomo non dovrebbe piangere così facilmente! Ma poteva considerarsi ancora un uomo? Forse una bestia sarebbe stato più appropriato. Dopo tutto, era così che l'aveva chiamato Katarina durante la loro ultima discussione.
"Basta Nick! Smettila di trattarmi come se tutto fosse colpa mia! Non ho fatto altro che esternare quello che provavo dentro! E pensavo anche tu provassi!"
"Allora credo che pensi male vero?"
"Ma che ti è successo? Dove sta il Nick Carter che avevo conosciuto e... che avevo a cuore?"
"NON SONO AFFARI TUOI! ORA ESCI SUBITO DALLA MIA STANZA!"
"Per favore Nick!"
"FUORI! FUORI! FUORI!"
"E VA BENE! Ovviamente mi sbagliavo a pensare che tu avessi un cuore... non sei ALTRO CHE UNA BESTIA NICKOLAS CARTER! MI HAI SENTITO? UNA BESTIA!"
Non sapeva che con questo aveva infranto anche quel poco che rimaneva del suo cuore... non sapeva che aveva colpito proprio dove era peggio. Non sapeva che se lui si fosse rivelato a lei, era proprio quello che lei avrebbe visto.
Una bestia.
Ripose la fotografia della sua famiglia nel posto segreto e sorrise alle cicatrici sui polsi. Quante volte ci aveva provato e aveva fallito... non se lo ricordava nemmeno più. All'ultimo tentativo ci era quasi riuscito, ma Katarina lo aveva trovato disteso nel bagno e aveva chiamato subito Caroline perché l'aiutasse. E ci erano riusciti a salvargli la vita. Non aveva mai sentito il bisogno di ringraziarli.
Non voleva essere salvato.
Si tirò giù i pantaloni lunghi e si alzò in piedi. Non vedeva l'ora che Katarina andasse a letto cosicché lui potesse andarsene liberamente in giro per la casa, senza i suoi occhi bellissimi a seguirlo dappertutto. Gli faceva male provare quella sensazione di nuovo... Sentire le labbra di lei arrendersi alle sue come l'altra volta. Ma c'era troppo di mezzo. Troppe parole dolorose dette.
"... non sei ALTRO CHE UNA BESTA NICKOLAS CARTER!..."
La odiava. Perché lei aveva ragione.
"Howie ma hai sentito una parola di quello che ti ho detto?"
Howie guardò Kevin sorridendo. "Scusa, è che sto pensando a un sacco di cose ultimamente."
Kevin guardò Kristin e poi di nuovo Howie. "Billie vero?"
"Sì."
"Sembra una brava donna" commentò Kristin "siamo andati subito d'accordo."
Howie rise. "Grazie Kristin. Non sai quanto io ho bisogno della tua approvazione..."
Kristin si sedette di nuovo, sempre sorridente. "Ah ah".
"VOLO 204 DA ATLANTA, GEORGIA PER ORLANDO, FLORIDA E' IN FASE DI ATTERRAGGIO..."
Howie fu il primo ad alzarsi. "Bè è il mio" abbracciò la coppia felicemente.
"Mi raccomando amico e tieniti in contatto." Kevin sorrise "se ti serve qualcosa non esitare a chiamarci."
"Lo stesso per te." Howie capì subito il nervosismo nelle parole di Kevin. Loro due, insieme a Aj e Brian condividevano la paura che la distanza cambiasse il rapporto che avevano creato ai tempi dei Boys. Non sarebbe mai più stato lo stesso senza Nick, ma dovevano tirare avanti lo stesso.
Era il momento di iniziare una nuova vita.
Howie attraversò il varco d'ingresso dirigendosi verso l'aereo, pensava ancora agli eventi della scorsa settimana. Brian sembrava essersi convinto che Nick non sarebbe mai tornato indietro. L'atmosfera a volte tesa che regnava in casa Littrell sembrava essersi dissolta da quando lui aveva smesso di rompersi la testa a pensare e pensare e pensare... Howie ne era più che sollevato. Brian sembrava anche più in forma. E quello era molto più importante che cercare per qualcosa che non avrebbero mai trovato.
E poi c'era Billie.
Le sue labbra si curvarono in un sorrisino soddisfatto. Il pranzo con lei era stato il momento più appagante della sua vita. Lei era una fan, ma a lui non era sembrato che guardasse solo alla sua fama o ai suoi soldi, anche perché aveva detto sin dal primo momento in cui si erano incontrati che era fidanzata con un altro. Il sorriso si attenuò. Il suo nome era Kris Reid. Billie gli aveva raccontato che si erano incontrati circa due anni fa in un night club a Orlando e era stato subito colpo di fulmine. Quanto voleva che Billie avesse incontrato lui in quel club!
Billie aveva anche una sorella minore che si chiamava Katarina e da quello che aveva capito avevano un legame inseparabile. Gli aveva fatto vedere la sua foto e lui aveva sorriso al fatto che la bellezza pareva «una cosa di famiglia». Katarina sembrava la facile rubacuori. Howie era quasi sicuro che Nick se l'avesse vista si sarebbe fidanzato con lei.
Se solo fosse ancora vivo.
Howie si rilassò nel sedile e chiuse gli occhi, immaginandosi davanti a sé la faccia sorridente di Billie, i suoi occhi azzurri brillanti di tenerezza e umorismo, le sue labbra da baciare...
"Desidera qualcosa da bere signore?"
L'hostess interruppe i suoi sogni con un'offerta di bevande e lui aprì gli occhi per un momento. "No grazie comunque." Lei intanto continuava il suo giro tra i sedili e Howie guardò fuori dal finestrino. Non avrebbe dovuto fare questo a se stesso. Billie si stava per sposare! Non aveva nessuna ragione per desiderarla, men che meno amarla. Ma era così difficile combattere questi sentimenti. Lei aveva tutto quello che si potrebbe chiedere a una donna. Gentile, educata, estroversa... sembrava anche molto altruista.
Era perfetta. Solo che apparteneva a qualcun'altro.
"CAZZO!"
Kris sbatté l'ultimo cassetto e si trattenne dal fare un buco nel muro della camera della sua fidanzata. Aveva cercato tutta la settimana e non aveva trovato niente. Assolutamente niente che potesse aiutarlo a scoprire dove era Katarina. Stupida puttana! Dovrei spaccarle il culo per essere stata così inutile! Ma quella non sarebbe stata una mossa appropriata al momento. Billie era l'modo per arrivare a Kat. Non poteva permettersi di perderla adesso.
Dove ti nascondi Kitten? Quanto dovrò aspettare per vedere di nuovo la tua bella faccia, il tuo corpo... per sentirmi dentro di te... Sorrise. Non vedeva l'ora di farlo. Ma per il momento doveva starsene con Billie e quel cazzo di matrimonio. Sarebbe tornata domani. Finalmente sarebbe riuscito a fare qualcosa, pensò sentendosi già contento al solo pensiero. Voleva uscire e trovare un modo per cancellare le sue frustrazioni ma al momento era troppo impegnato a frugare la casa di Billie per qualcosa che potesse portarlo da Kat.
Una perdita di tempo.
Lo squillo del telefono attirò la sua attenzione e rispose. "Pronto?" uno spavento fu la risposta in linea e immediatamente lui si sentì contento... contentissimo! Sorridendo alla grande iniziò a parlare. "Sei te Kitty Kat?"
"Dove... dov'è Billie?"
"E' fuori città. Ti sto cercando dappertutto Kat."
"Dì a Billie che ho chiamato."
Katarina riattaccò prima che Kris potesse dire un'altra parola. Ridendo riattaccò anche lui. Forse la sua fortuna non era proprio scomparsa del tutto! L'aveva sentita... si sentiva più eccitato adesso. L'aver solo sentito la sua voce lo aveva accontentato per il momento... fino a che si rese conto di un dettaglio.
Billie non aveva il servizio di identificazione del chiamante.
"MERDA!"
CAPITOLO 14
Ne aveva abbastanza.
Katarina guardava furiosa la sua immagine allo specchio. Nick l'aveva esasperata per l'ultima volta. Si diresse verso il guardaroba e tirò fuori la valigia. Non sapeva esattamente dove andava, ma qualsiasi posto sarebbe stato meglio di dove si trovava adesso. Ma anche casa non era una possibilità da prendere in considerazione.
Lì c'era Kris.
Togliendoselo dalla testa, i suoi pensieri tornarono indietro all'ultima sera e sentì qualche lacrima scendere. Ma perché lo aveva fatto? Ma perché era entrato nella sua stanza ubriaco? Ma perché le aveva urlato che non avrebbe mai voluto averla incontrata? Ma perché aveva voluto appoggiare le sue labbra odoranti di vodka su quelle di lei?
No. Non avrebbe dovuto fare nulla di tutto questo.
Ma lo aveva fatto. E quello che rendeva ancora più strana la faccenda era il fatto che quando si erano baciati lei poteva ancora sentire l'anima di Nick fondersi con la sua, diventare una cosa sola... un cuore solo. Ma poi lui l'aveva spinta via e le aveva girato le spalle.
"Dovresti andartene. Non devi stare qui. E mai ci starai."
Era stato allora che Rina aveva capito che il suo Nick se ne era andato. Per sempre. Avrebbe voluto portarlo indietro, ma più ci provava e più Nick si distanziava da lei. Caroline le aveva detto di dargli tempo. Tempo di fare cosa? Farle male, offenderla, e avanti così finché non fosse sparita anche l'ultima traccia di un amore per lui a cui lei dava più importanza che alla propria vita? No, non glielo avrebbe permesso. Non gli avrebbe permesso di cancellarle i ricordi della sua faccia sorridente, la sua risata allegra, i suoi occhi azzurri... e le sue labbra. Questa era la cosa peggiore che doveva ammettere, ma purtroppo doveva ammettere di sentirsi sconfitta.
Il Nick Carter che lei conosceva e amava era morto... e non poteva fare altro per riportarlo in vita.
"Kevin, perché non rispondi a quel dannato telefono e le dici di andarsene?" chiese Kristin irritata quando per la sesta volta in un'ora il telefono iniziò a squillare.
Lui buttò sul tavolo la forchetta, si alzò, si diresse verso il telefono e lo strappò dal muro gettandolo a terra. Subito lo squillo si arrestò. "Ecco, problema risolto."
Kristin sorrise alle maniere del marito scotendo la testa. "Spero che ti sia reso conto che dovrai uscire per comprare un telefono nuovo."
"Non me ne frega niente" Kevin sorrise alla moglie e le prese la mano "Non ti avevo promesso un giorno romantico in pace? Io mantengo le promesse."
"Ma sono preoccupata per tutta questa faccenda con Rachel, Kev. Ma che vuole da te?"
"Sono sicuro che vuole solo i soldi Kris. Niente altro." Odiava mentire a sua moglie, ma non voleva che Kristin si preoccupasse più del necessario riguardo a Rachel che voleva mettere le grinfie addosso a Kevin. Avrebbe camminato sui carboni ardenti piuttosto che lasciare che quella donna gli mettesse le mani addosso e, peggio, mettesse le mani sul suo denaro.
"Esattamente che cosa hai pensato di fare con me stasera?" chiese Kristin, cambiando subito discorso, fatto che fece sentire Kevin più calmo e sollevato.
La fece alzare dalla sedia e la abbracciò. "Ma... veramente avevo programmato molte cosette per stasera, ma penso che andrò direttamente al sodo" le sue labbra dolcemente accarezzavano quelle della moglie.
"Speravo che dicessi proprio quello" mormorò Kristin mentre passava le mani tra i capelli del marito.
Ridendo, Kev la abbracciò di nuovo e insieme sparirono nella camera da letto dove avrebbero passato il resto della serata...
Brian cacciò l'ultimo degli indumenti nell'asciugatrice e la accese prima di tornare di sopra. Era una mattinata stupenda e quanto avrebbe voluto che Leighanne fosse lì con lui a godersela, ma purtroppo era uscita presto stamattina per andare a L.A. per un'audizione. Almeno in casa c'era Aj per un altro giorno. Non si sarebbe sentito solo!
"Ehi Rok" Aj salutò Brian mentre entrava in cucina e si preparava un caffè "credo proprio che saremo noi due soli qui oggi."
"Sì" Brian sorrise leggermente "in che casino ti vuoi cacciare oggi?"
Rise "mah credo che un giochetto di golf vada benissimo."
"Ho detto casino!"
"No, quel reparto è dedicato a te e Nick..." Aj si ammutolì capendo quello che aveva appena detto.
Subito Brian si rattristò.
"Ehi non volevo..."
"Va tutto bene, non c'è problema." Brian in questo periodo doveva convivere con la stessa realtà con la quale dovevano convivere gli altri ragazzi. Parlavano come se Nick fosse ancora qui... ancora vivo. La maggior parte di lui era ancora dell'opinione di essere sulla giusta pista riguardo a Nick, ma senza prove concrete...
Non c'era modo di sapere. Era ora che lasciasse perdere.
"Allora come vanno i preparativi per il matrimonio?"
Quella domanda rimise subito il sorriso sulla faccia di Aj. "Benissimo. Sarà un matrimonio storico Rok."
"Quando si parla di te, credo proprio di sì."
"Ma certo che lo sarà! Sarah è andata a fare un po' di attività fisica prima di andare dal parrucchiere..." Già si immaginava l'aspetto "sarà bellissima."
Brian sorrise "Certo che lo sarà."
Ma quasi subito l'atmosfera festosa che si era creata in casa Littrell fu assorbita dalla faccia delusa di Aj. "Come vorrei che anche Nick fosse qui."
Brian sospirò guardando fuori dalla finestra il sole splendente e il cielo limpido. "Anche io."
Caroline scosse la testa mentre Nick beveva il caffè "Che schifo che fa questa roba."
"Bè se non avessi fatto irruzione nella mia dispensa di liquori l'altra notte, non dovresti berlo adesso giusto?"
"Perché mi parli in quel modo?"
Caroline incrociò le braccia. "Nickolas, il tuo comportamento l'altra notte è stato deplorevole! Non ti ho accolto in questa casa per trasformare le vite di quelli che ci vivono in un casino!"
"Allora buttami fuori. Come se me ne importasse!" Nick si alzò in piedi.
"Nickolas siediti immediatamente!" ordinò Caroline furiosa.
Apparentemente scosso da quell'ordine, si risedette mantenendo il suo sguardo su di lei. "Non mi hai mai urlato in quel modo..."
"Non me ne starò qui seduta a vederti distruggere la tua vita. Non vedi quello che stai facendo a te stesso e a Katarina? Non vedi quanto ti ama? Perché continui a trattarla così male?"
Nick si alzò di nuovo, "non voglio ascoltare questi discorsi!"
"HO DETTO SIEDITI NICKOLAS!"
Anche questa volta si risedette.
"Devi dirle la verità."
"Mai."
"Lei ha il diritto di saperlo Nickolas."
"E perché? Semplicemente perché mi adora? Non credo proprio."
"Ascoltami. A meno che tu non voglia vivere da solo per il resto dei tuoi giorni, suggerisco che porti il tuo bel sederino di sopra e le parli. Scusati con lei. E dille la verità! Non buttar fuori dalla tua vita l'unica donna del mondo che riesce a prendersi cura di te nel modo in cui lo sta facendo."
"Ma io---"
"Io io io, sempre io!" Caroline appariva molto arrabbiata. "Per una volta nella vita smettila di pensare a te stesso e pensa a quella povera ragazza chiusa a chiave nella sua camera che ha commesso il solo errore di innamorarsi di te!"
Ora Nick guardava l'anziana signora esterrefatto. "Innamorarsi... di me?"
"Vedi altri uomini in questa casa?"
"Ma cosa succede se..." guardò a terra "che succede se lei scappa appena mi vede così conciato... non riuscirei a sopportarlo."
"Caro" Caroline si avvicinò al suo «figliolo» prendendolo per il mento, obbligandolo a guardarla in faccia, "l'amore comporta anche dei rischi. Se non corri mai nessun rischio, passerai la vita a chiederti «che cosa sarebbe successo se...» Non è questo il modo di vivere!"
Nick guardò lei per un attimo "Sono stato proprio un cretino Caroline."
Sorrise "Non devi dirmelo tesoro. L'ho visto con i miei occhi. Ma ora è il momento di rimettere le cose a posto. Ora è il momento di correre il rischio. Sei disposto a correrlo?"
Qualche minuto dopo Nick era in piedi davanti alla porta della stanza di Rina, pensando a cosa dirle. Si era fregato da solo l'altra notte, e quella prima ancora...E quella prima ancora.
Doveva scusarsi di molte cose. Sperava solo che Rina gliene avrebbe dato la possibilità. Non avrebbe saputo cosa fare se lei gli avesse voltato le spalle. Prese un bel respiro e bussò.
"Entra pure Caroline, sto solo mettendo a posto una cosetta."
Aprì la porta e con calma entrò. Lei era chinata sul letto a fare qualcosa. Cosa stava facendo?
"Spero che non sia arrabbiata con me Caroline" parlò, la sua voce addolorata "ma non posso più stare qui. Devo andare via prima che le cose vadano per il peggio."
Il suo sguardo si allargò. Non può stare...? Se ne sta andando!
"Spero solo che tu possa capire. Io---"
"Non puoi andartene!"
Katarina si spaventò e si girò di scatto. "Nick!"
Il suo sguardo si portò sul letto. Stava facendo le valigie. "Perché te ne stai andando?" chiese, sentendosi il cuore che stava per infrangersi da un momento all'altro.
Intanto lei lo guardava allibita "Prova a pensare perché."
Nick scosse la testa. Perché incasinava sempre tutto? "Mi... mi dispiace Rina. Non volevo---"
"Non voglio sentir nulla da te Nick. Sono stufa di sentire le tue scuse. Mi hai offeso... e molto"
"Ma non pensavo Rina... Non avevo pensato di essere stato un deficiente ad averti trattato così. Ma ora l'ho capito... e voglio mettere a posto tutto."
"Nick come pensi di riuscire a farlo?" chiese esasperata.
Lui non sapeva come rispondere a questa domanda.
Lei gli voltò le spalle. "Non riuscirai a farmi cambiare idea. Né tu né nessun altro."
"Ma---"
"Addio."
Nick doveva fare qualcosa. Non poteva lasciare che lei se ne andasse. Anche se avevano passato l'ultima settimana a discutere come matti, lei era ancora l'unica ragione per cui lui viveva ancora... l'unica ragione per cui lui voleva vivere. Nel suo intimo lui le era grato per avergli salvato la vita quel giorno. Cosa era peggiore di vivere una vita senza di lei? Non voleva pensarci.
Rifiutava di pensarci.
"Non ti lascerò andare Rina!"
"Non puoi fermarmi"
Disperato Nick si avvicinò a lei, con gentilezza la prese per un braccio, la fece girare in modo che lei lo guardasse. Il suo sguardo lasciava trasparire stupore ma anche desiderio di fare qualcosa... mentre la sua bocca era a solo pochi centimetri da quella di Nick. "Sì che posso."
Questo era il suo modo di chiederle di restare.
CAPITOLO 15
Eh se fosse stato tutto così facile...
Tutto quello che lei doveva fare era resistere. Spingerlo più lontano possibile. Rimproverarlo perché si era permesso di chiederle di restare dopo tutto quello che le aveva fatto... Ma in questo momento ogni tentativo di spingerlo via non esisteva. Nick era irresistibile.
Lei lo amava troppo per andarsene.
Le mani di Nick iniziarono a passare tra le trecce bionde di lei e lei lo tirò ancora più vicino. Non voleva neanche un millimetro di spazio tra lei e Nick. E nel momento in cui si sentì così vicina, sentì tutto. I suoi muscoli tesi, il suo battito... e la maschera che ora si trovava a contatto con la sua guancia.
"Non toccarla."
"Ma---"
"Non toccarla MAI Rina. MAI!"
"Non serve che urli Nick!"
"Ma non ti rendi conto di quello che potresti aver fatto?"
Subito il suo «buonsenso» ritornò e cercò di divincolarsi ma il suo abbraccio invece di lasciarla andare si fece più stretto. "Nick lasciami!"
"Per favore Rina, non andartene" implorò lui, ignorando la richiesta e invece appoggiando la testa sul collo "non lasciarmi."
Il tono disperato nella sua voce fece qualcosa nel suo cuore. Non voleva altro che tenerlo stretto... lasciare che le labbra «esplorassero» tutta la sua faccia, sussurrare parole senza senso nell'orecchio... ma non era questo il momento di fare ciò. Non quando c'era molto altro di cui occuparsi. "Nick" finalmente Rina riuscì a distanziarsi e fare qualche passo indietro "non puoi continuare a farmi questo."
Lui aprì la bocca per parlare, ma non ne uscì nulla. La guardava in un modo tale che lei voleva quasi ributtarsi nel suo abbraccio. No. Sei più forte per cedere Rina. Continuava a guardare quel suo sguardo indecifrabile. "Ti piace usarmi come---"
"Non è stata mai mia intenzione Rina" finalmente trovò le parole "e questo lo sai."
Quasi iniziò a ridere. "Ma stai scherzando? Un attimo prima hai bisogno di me, un attimo dopo mi odi a morte..." si girò "guarda che i miei sentimenti non sono un giocattolino Nick!"
"Lo so Rina, lo so è solo che sono... un po' spaventato."
Lei si calmò sentendo il tono vulnerabile della voce "Spaventato da cosa?"
Nessuna risposta.
Pensando che se ne fosse andato, si rigirò, ma lui era sempre là, radicato in quella posizione, rigido. Sembrava così impaurito. Volendo disperatamente confortarlo, con diffidenza prese la sua mano. Lui si sentì stranito a questo gesto, ma acconsentì stringendole la mano. Sorridendo Rina accompagnò Nick al letto.
Si sedettero sul bordo, fianco a fianco, mano nella mano. Cercò di non sospirare. La tenue luce del sole nella camera rendeva ancora più incantevole il colore dei suoi occhi e quanto avrebbe voluto perdercisi dentro... se solo non avessero avuto quello sguardo impaurito e avvilito.
"Rina io..." si lasciò uscire un sospiro di frustrazione "non sono molto bravo a giostrare con le parole."
"Ti ascolto Nick. Dimmi semplicemente quello che hai nel cuore."
Passò ancora silenzio prima che parlasse di nuovo. "Ti meriti qualcuno meglio di me."
Scosse la testa. "Non voglio nessun altro. Voglio te Nick."
Il suo sguardo lasciò lei per guardare il pavimento. "Adesso lo dici, ma non lo sai."
"Non so cosa?" lasciò andare la sua mano e incrociò le braccia. "Perché non mi dici quello che sta succedendo e basta?"
"Perché appena mi vedi, sono sicuro che scapperai. Lo so!"
Ora lei era confusa. "Ti vedo? Non..." si lasciò andare. "Stai parlando del tuo volto?"
Silenzio.
"Nick non devi aver paura" cercò di nuovo la mano, ma stavolta fu lui a incrociare le braccia.
"Non capisci."
"Allora fammi capire Nick! Voglio solo capire!"
Sempre silenzio, e teneva sempre lo sguardo fisso a terra.
"Nick per favore..."
"Non ho mai... mai provato nella mia vita quello che provo quando sono con te Rina." alla fine rialzò lo sguardo per guardarla "e non potrei mai perdonarmelo se dopo questo tu mi guardassi come... un mostro."
"Ni--"
"Perché è quello che sono. Un mostro."
"No Nick," sussurrò dolcemente asciugando la lacrima che scendeva sulla sua guancia "non sei un mostro. Ai miei occhi non sarai mai un mostro."
Aprì la bocca per protestare ma subito Rina gli fece il gesto di stare zitto.
"Non mi importa del tuo corpo, dei tuoi capelli, della tua faccia... mi importa solo di te Nick. Tu che sei qui dentro." Pose la mano sul petto. "Niente e nessuno cambierà mai questo."
Nick prese la sua testa tra le mani. "Promesso?"
Lei mise le mani sulle sue e sorrise, "lo prometto."
Qualche istante dopo, le mani lasciarono la sua testa e si posizionarono sulla propria. Lei guardava le sue mani tremanti mentre raggiungevano la nuca per slacciare e quindi rimuovere la maschera di cuoio che copriva quella parte del suo volto finora misteriosa. Rina si sentì qualcosa allo stomaco e fece un bel respiro. Aspettava questo momento da così tanto tempo...
Nick chiuse gli occhi e lentamente rivelò a Rina quello che c'era sotto la maschera.
Silenzio.
Nick era stupito dal silenzio, in questo caso. Si sarebbe aspettato un urlo, un'esclamazione di disgusto, di paura...
Ma invece c'era solo silenzio.
Mantenne gli occhi chiusi, aveva paura di quello che avrebbe visto aprendoli. Voleva disperatamente correre a nascondersi dalla faccia stupenda di Rina, rifugiarsi tra le braccia di Caroline, nel suo abbraccio materno, in questo momento. Si sentiva troppo vulnerabile. Aveva troppa paura.
Si sentiva troppo libero.
Ma che cosa le passava per la testa adesso? Forse pensava come poteva essersi innamorata di uno così orribile? Forse stava pensando a un modo di liberarsi della sua presenza nella sua vita? Si sentiva il cuore battere contro il petto, sentiva paura e peccato. Forse lei avrebbe riso se le avesse detto quanta paura aveva lui ora? Mah. Tutte queste domande lo stavano facendo impazzire!
Si sentì il cuore in gola sentendo un suo dito accarezzare il lato ferito della faccia. Stava sognando? Cercando di trovare tutto il coraggio che aveva ancora in corpo, aprì gli occhi. No. Non stava sognando. Lei era ancora lì. E gli stava toccando la faccia... la sua faccia ferita e sfigurata. Stranamente però tutte le volte che qualcuno toccava la carne viva lui si contorceva dalle sofferenze...
Ma ora invece non sentiva niente...
Nient'altro che le sue dolci mani sul suo volto.
E sulla sua anima.
Ma come gli è successo tutto questo?
Katarina passava le mani su quei segni rossi che erano incisi sul lato sinistro della faccia... le strane macchie bianche e rosse lasciate dalle ustioni sulla pelle che un tempo era normale. L'unico punto risparmiato da qualsiasi cosa avesse lasciato Nick così conciato erano le labbra. Difficilmente il mondo avrebbe riconosciuto Nick Carter in questo stato. Il mondo conosceva ancora Nick Carter come una delle più attraenti star sulla faccia della terra...
Ma questo non aveva cambiato proprio per niente i sentimenti di Rina nei confronti di Nick. Semmai erano divenuti più intensi, più significativi. Voleva amare quest'uomo sfigurato. Voleva averlo vicino ogni notte e prendersi cura di lui... sposarlo. Voleva avere figli da lui e raggiungere la terza età assieme a lui. Questi erano pensieri un po' bizzarri a 19 anni, ma Rina non si era mai sentita in vita sua così sicura di quello che stava pensando.
Aveva trovato la sua anima gemella, la sua «dolce metà».
"Non stai scappando..." mormorò a un tratto.
Katarina sorrise al suo sguardo di speranza. "Non vedo perché dovrei."
"Mi vuoi ancora... dopo aver visto tutto questo?"
"Penso che ti voglio anche più di prima Nick." Le mani lasciarono la faccia per prendere di nuovo quelle di Nick. "E tu... mi... vuoi?"
Le labbra di lui diventarono uno di quei sorrisini ammiccanti che l'avevano fatta innamorare. "E me lo chiedi anche?"
Ridendo, lasciò che Nick l'abbracciasse di nuovo e appoggiò la testa sul suo stomaco mentre lui si appoggiava al muro. Sospirò mentre giocava con le sue treccine. Felicità... questa era perfetta felicità. Ma dopo qualche minuto di silenzio, altre domande affiorarono alla mente. "Nick?"
"Hmmm..."
"Ma come ti è successo tutto questo?" Subito Rina sentì lui venir preso dalla tensione e dall'angoscia e chiuse gli occhi, si aspettava che ridiventasse «l'altro uomo» e la mandasse via di nuovo.
"Non... non so se riesco a raccontartelo Rina. Mi porta a ricordare certe cose molto dolorose il parlare di come mi è successo."
"Capisco, non voglio appunto farti ricordare cose che ti fanno soffrire."
Ritornarono in silenzio. Lei era tutta presa dalla curiosità, ma non voleva sapere nulla che potesse farlo soffrire ancora. Si rilassò nelle sue braccia. Si stava quasi addormentando quando di nuovo lui si fece sentire.
"Ma te lo racconterò un giorno... quando il dolore di ricordarlo sarà passato. Per adesso, tutto quello che voglio è stare con te."
Sorrise e sentì delle sensazioni che attraversavano tutto il suo corpo mentre lui le accarezzava il braccio. "Niente mi renderebbe più felice di questo" sussurrò piano piano prima di addormentarsi
CAPITOLO 16
Il tempo sembrava passare così in fretta per tutti ed era già arrivato Natale. Mentre i pensieri andavano alle persone amate e ai regali da fare, nessuno pensava a che cosa avesse in serbo il futuro. A nessuno importava saperlo...
Nessuno sapeva che la felicità presto sarebbe diventata solo un ricordo dei tempi passati...
"Pensi che Kristin verrà a casa in tempo per il cenone di Natale qui in Kentucky?"
Kevin si mise la cornetta tra la testa e la spalla per mescolare la zuppa di pollo che stava cucinando. "Credo di sì. Oggi dovrebbe essere l'ultimo giorno di audizioni per quel tour."
"Molto bene. Altrimenti mammina si sarebbe arrabbiata" scherzò Brian.
Kevin sorrise. "Per te è la zia Jackie vero? Vuole sempre che per le feste siate tutti insieme..."
"Non vedo l'ora... che strano sentirsi di nuovo «normali» eh?"
"Vero, possiamo finalmente fare programmi per vedere le nostre famiglie senza doverci attenere a una maledetta agenda. Ma anche l'agenda mi manca un po'."
"Anche a me."
Per un momento i due interlocutori rimasero silenziosi mentre tornavano alla mente i ricordi della vita on the road. Era estenuante e in alcuni casi anche stremante, ma allo stesso tempo nessuno di loro avrebbe voluto rinunciare al successo per niente al mondo.
"Ho parlato con Jane prima" Brian interruppe il silenzio.
"Davvero?" Kevin era curioso. "Come stanno?"
"Mah sembra che sia tutto a posto visto e considerato. Ma diciamo che non regna un'atmosfera di festa, è il secondo Natale senza Nick."
"Sì capisco."
"Mi hanno detto che Aaron è stato il più toccato dalla tragedia. Sta anche pensando di mollare la carriera."
"Merda" Kev scosse la testa. "Forse dovremmo parlargli."
"Gli ho detto che forse andremo a trovarli dopo le feste."
"Buono. Io... ho parlato con Howie stamane."
"Sì anche io gli ho telefonato ieri. Voleva che io lo aiutassi a uccidere Aj" rise "sembra che sia molto «indaffarato» adesso che il suo matrimonio si avvicina..."
Kevin annuì "Questo non mi sorprende affatto."
"Ma và? Ah ti ha detto qualcosa di Billie?"
"Sì mi ha detto che pensa di andare a trovarla a Tampa..."
"Arrivo!"
Billie digitò le ultime frasi sul suo notebook prima di alzarsi dalla sedia del suo studio per andare a risponedere alla porta. Mentre si avvicinava alla maniglia, guardò l'orologio. Non può essere Kris... aveva detto che sarebbe tornato domani. Incuriosita, aprì la porta d'ingresso e si trovò davanti un mazzo di rose bianche.
"Buon Natale!"
La sua espressione indifferente subito divenne contentezza quando riconobbe la voce che le stava augurando buon Natale. "Howie!"
Abbassò il bouquet e le sorrise. "Ciao."
"Che ci fai qui?"
"Mah ero qui in città e ho pensato di passare qui da te e vedere come andava. Spero di non averti disturbato."
"Ma scherzi?" esclamò Billie spostandosi dalla porta per farlo entrare "entra pure!"
Howie ridendo fece qualche passo dentro casa.
Billie chiuse la porta e guardò lui mentre dava un'occhiata in giro per il piccolo appartamento. Ovviamente non era nulla in confronto a quello in cui lui viveva, ma lei amava la sua casa e fu contenta di vedere un'espressione di appagamento.
"Semplice ma al tempo stesso arredato con stile. Come te" sorrise.
"Ma smettila" Billie prese il mazzo di rose dalla sua mano "sono per me?"
"Sì... il mio regalo di Natale per te."
Billie si stupì "Ehi ma io non ti ho preparato niente in cambio!"
"Non fa niente. Non mi aspettavo niente in cambio."
"Ma..."
"Non farti tanti problemi." Howie le strinse la mano dolcemente "volevo semplicemente regalarti qualcosa di bello. Chiamalo... un gesto di amicizia."
Amicizia. Si sentì rattristare, non voleva chiedersi perchè. Gli indicò il divano prima di ritornare in cucina per mettere i fiori in acqua. "Grazie sei stato molto carino!" disse prendendo un vaso "apprezzo molto il tuo regalo."
"Nessun problema! Comunque sento un profumino..."
Billie sorrise "sto cucinando" e prima che riuscisse a resistere chiese "ti piacerebbe fermarti a cena con me?"
"Mah meglio che non mi metta in mezzo tra te e il tuo fidanzato."
Il mio cos... Oh! Ma come hai potuto dimenticartelo? Forse dovresti riposarti stanotte! Ritornò nel soggiorno e si sedette a fianco a lui. "Veramente Kris è fuori città per lavoro. Torna domani."
Howie si passò le mani tra i capelli e la guardò incerto. "Solo se sei sicura che io non sono d'impiccio."
"No. Te l'ho già detto che Kris non è geloso. E poi, come hai detto tu prima, siamo amici adesso giusto?"
Un'espressione strana passò sulla sua faccia prima che rispondesse. "Sì."
Howie la guardava con uno sguardo dolce... Billie pensò quanto bello sarebbe stato perdersi in quegli occhi... però capì subito che si era già persa. Ma che vuoi che sia un piccolo flirt? Non è mica interessato concretamente...
Tutto a un tratto Howie si alzò dal divano "che cosa stai preparando?" chiese come se avesse fretta.
Mandando giù quel nodo di disapprovazione che non ci avrebbe dovuto esserci, si alzò anche Billie e sorrise. "Fettuccine all'Alfredo e pollo fritto. Ti aggrada?"
Howie ricambiò il suo sorriso "Perfetto!"
"Che albero vuoi?" Nick guardava sorridente mentre Katarina dava un'occhiata agli alberi attorno a lei. Un'espressione graziosa si formò sulla fronte e Nick cercò in tutti i modi di ricacciare indietro il desiderio di appoggiare l'accetta che aveva in mano per abbracciarla e baciarla come lui voleva da tanto tempo. Da quando si era finalmente deciso e aveva rivelato a lei quello che c'era dietro quella maschera, passavano quasi ogni minuto della vita insieme. Parlare, ridere... e baciarsi di nascosto quando Caroline non era nei paraggi.
Novembre era stato il più bel mese della sua vita, passato con le sue due donne preferite a fianco, e si era anche accorto che i pensieri di morte e la depressione non si erano fatti più vivi da settimane. Forse è questa la felicità pensò ricordando la canzone che Aj aveva scritto l'anno scorso durante la sua «guerra» contro l'alcolismo. Alzò lo sguardo al cielo notturno stranamente sereno e subito lo diresse verso una delle tante stelle che luccicavano nell'oscurità. Se solo i suoi amici e la sua famiglia avesse potuto vedere la felicità che in questo momento arrivava a toccare il profondo del suo cuore...
Ma questo non sarebbe mai accaduto.
La sensazione della mano fredda di Katarina appoggiata alla sua lo distolse dai suoi pensieri un po' oscuri. Lei lo guardò come se avesse capito cosa provava.
Senza dire una parola, la prese, la abbracciò e la baciò sulla fronte non prima di averla accarezzata con la guancia.
Poteva solo sperare che di tutti quelli a cui lui voleva bene qualcuno si prendesse cura come si prendeva cura Caroline di lui.
Perfetto.
Rachel guardava la sua schiena imponente in mezzo al casino di gente che ballava a tempo di musica. Kristin non c'era e i suoi amici erano tutti andati a ballare. Questo era il momento di colpire. Non perse tempo a fiondarsi al suo tavolo dove Kevin era seduto da solo con un bicchiere in mano, lo sguardo perso nel vuoto. Era nel suo «mondo delle nuvole». Lei rise contenta. Sarà più facile di quanto lo sia stato fregare Nick!
Sorrise e si infilò tra il tavolo e la sedia, assicurandosi di toccare la sua gamba. "Non mi aspettavo di trovarti qui."
Lui ci mise un po' prima di «svegliarsi» e guardarla in faccia. Ma una volta capito chi aveva di fronte si fece subito sospettoso. "Rachel, credevo di averti detto di lasciarmi solo." Rimosse la mano dalla gamba "NON sono interessato."
"Credo proprio che ti farò cambiare idea" si avvicinò a lui.
"Cazzo" mise giù il bicchiere e si alzò in piedi. "Quando ritorno non ti voglio vedere qui Rachel. PERDITI!" uscì dalla sala dirigendosi verso la pista da ballo.
Sapevo che avrebbe funzionato! Rach aprì la borsetta per tirarne fuori una pillola. Buoni vecchi sonniferi... funzionano sempre! Sorridendo, si diede una rapida occhiata in giro prima di mettere la sua «arma segreta» in quello che stava bevendo Kevin, agitando finchè non si fosse disciolta del tutto. Quindi si alzò e si diresse verso il bancone del bar e si sedette su uno degli sgabelli, assicurandosi di avere la visuale libera sul tavolo.
Ora tutto quello che doveva fare era attendere.
"Ugh! Sono a posto!" Howie si stiracchiò sulla sedia prima di tirare un sospiro "La cena era fantastica. Sei una cuoca fantastica."
Billie sorrise apprezzando il complimento e si alzò per iniziare a raccogliere i piatti da lavare. "Sono contenta che ti è piaciuta."
Se solo avesse potuto ammettere pubblicamente che non era solo quello che lei aveva cucinato che gli piaceva... Non aveva coraggio per dirle che si sentiva al settimo cielo quando era con lei, che il suo sorriso era mozzafiato...
Che era pazzamente innamorato di lei.
Il sorriso sparì. Non sarebbe mai stato capace di dirle nessuna di queste cose. Lei era già di un altro e farle paura era l'ultima cosa che lui voleva. La guardava mentre iniziava a lavare i piatti. Se lei non poteva essere sua, almeno potevano stabilire un ottimo rapporto di amicizia! Si alzò. "Lascia che ti aiuti."
"No, non occorre che---"
Sorrise prendendo un asciugapiatti. "Insisto."
Billie sorrise di nuovo. "Va bene."
Mentre lei lavava e lui asciugava, Howie continuava a pensare a qualcosa da dirle ma che non fosse in qualche maniera collegato ai suoi veri sentimenti per lei. Ma era così difficile quando lei era così vicina... Chiuse gli occhi. Guarda che è fidanzata D. Fidanzata!"
"Tutto bene?"
Riaprì gli occhi per trovarsi Billie che lo guardava preoccupata. "Benissimo. Ho solo un sacco di pensieri per la testa."
"Bè, spero bei pensieri" guardò altrove "come forse una ragazza speciale?"
Howie si schiarì la gola nervoso. Come ha fatto a saperlo? Si vedeva così tanto? "Più o meno."
"Quindi hai la ragazza?"
"No... sono single."
"Come mai? Sono sicura che c'è una miriade di ragazze tra le quali puoi scegliere."
"Sì" rispose "è proprio quello il problema."
"Cosa vuoi dire?"
"Posso benissimo aver una marea di ragazze da cui scegliere, ma questo non vuol dire necessariamente che sono abbastanza cretino da credere che oltre la metà di loro sono interessate all'Howie «normale» e non all'Howie «Backstreet Boy»".
Billie annuì "Eh sì è difficile capirlo."
"Certo," la guardò ansioso "ma so che la ragazza giusta per me è là fuori da qualche parte. Magari è proprio qui." I due sguardi si incontrarono, la sua espressione sorpresa, ma lui guardò altrove. "Volevo dire... qui in Florida..." Quando si accorse che lei non smetteva di guardarlo, si fece coraggio e la guardò. Che cosa le passava per la testa?!?
"Forse la ragazza guista per te è qui, Howie."
Si sentiva tutto su di giri. Forse interpretava male quello sguardo caloroso di lei? O le sue labbra? Gliene importava qualcosa? Fece un passo avanti e le prese la mano "Billie, io..."
"Amore! Sono a casa!"
Howie e Billie subito si separarono spaventati e lui si girò per trovarsi davanti un ragazzo alto e biondo che aveva più o meno gli stessi suoi anni, vestito da uomo d'affari, in piedi nell'ingresso, sorridente.
"Non sapevo che avevi compagnia."
Billie si passò le mani tra i capelli "Amore, questo è Howie Dorough. Howie, il mio fidanzato, Kris Reid."
"Dammi le chiavi di casa Kevy. Te la apro io la porta."
Kevin scosse la testa, cercando di dissolvere la nebbia che aveva riempito i suoi pensieri. "Che...? Chiavi?"
"Le chiavi di casa tua scemo!" rispose Rachel e subito infilò una mano nella tasca dei suoi jeans. "Vabbè me le prendo da sola."
"Va...via...Rach... Dove...siamo?" Si sentì la sua mano in tasca che toccava «qualcos'altro» e stranamente si sentiva reagire a quello stimolo.
"Ecco fatto Kevy... bravo ragazzo..." Prese le chiavi, trovò quella giusta, la infilò nella serratura e aprì la porta. "Dov'è la camera da letto baby?"
"Uhm..." Ma dove sono? "Di là" rispose lentamente puntando alla sua sinistra, "o forseeee... di lààà..." puntò alla sua destra "non loo sooo..."
"Non fa niente caro. Troveremo un altro posto dove divertirci." Senza dire altro, lo abbracciò e lo baciò.
Kristin! E' qui! si sentì sollevato. "Kris..." mormorava tra i baci "sei...a...casa...presto...amore"
"Sì... sono venuta solo per stare con te."
"Bene" il bacio si fece sempre più profondo e appassionato e si trovò trascinato nel soggiorno. Poi lei si tirò indietro. "Mmm... torna qui..." barcollò un po' prima di appoggiarsi a un muro. Ma perchè mi sento così strano?
"Vieni qui Kevy" chiese lei
Lui guardò in alto e riusciva appena a distinguere la figura di lei nuda. "Kris... ti sei... tinta i capelli?"
"Uhm sì dolcezza ti piace?"
Un piccolo sorriso apparì "Sì certo..."
"Ho piacere" si avvicinò a lui e premette il corpo contro il suo. "Dove eravamo rimasti?" passava le mani sul suo corpo imponente, a un tratto strappò la sua camicia.
"Non...lo...so... perchè non...mi...fai vedere..." Sussurrò piano. Gli era parso di averla sentita ridere. Kris mi sembra... davvero... strana ma subito si sentì spostare sul divano che era a fianco a lui e il corpo di lei sopra il suo.
Dopo quello non si ricordò più nulla.
CAPITOLO 17
Caroline osservava i due mentre decoravano l'albero di Natale con le decorazioni che lei stessa aveva fatto in casa nel soggiorno sorseggiando una tazza di tè fumante. Nick e Rina erano adorabili insieme. Le ricordavano così tanto lei e suo marito Monty quando avevano la loro età. Pieni di speranze e ambizioni per un ottimo futuro. Sorrise. Erano proprio innamorati!
Si domandava se solo l'avevano capito questo.
Lo capiranno presto. Ripose la tazza di tè e andò a prendere altri biscotti in cucina. Anche perchè aveva il presentimento che adesso volessero un momento da soli.
Lei si sarebbe defilata con piacere.
Katarina si guardò intorno nella stanza con un sorriso evidente sulle labbra. Decorazioni natalizie di ogni genere tappezzavano il soggiorno della casa di Caroline rendendolo una sorta di «paese delle meraviglie». E l'albero... con quelle luci sfavillanti, gli addobbi scintillanti e quella stella in cima, era il più bel albero di Natale che lei avesse mai visto.
Ovviamente era orgogliosa di questo!
Le braccia di Nick l'avvolsero e lei si lasciò andare su di lui. "E' perfetto Nick."
"Concordo, sai che Caroline è in cucina..."
Eh eh lo sapeva eccome! Si girò per guardarlo in faccia. Notando la felicità che sprizzava dai suoi occhi azzurri, non poteva fare altro che sorridere. "Che cosa hai in mente?"
"Se lo sapessi, mi avresti già picchiato."
Scosse la testa "pervertito"
Lui rise e lei lo abbracciò. "Non devi aver nessuna paura di me Rina, sono innocuo come un gattino. (ndr in inglese «kitten»)"
Subito si sentì strana e si ritirò dal suo abbraccio. Kitten...
"Sei tu Kitty Kat?... ti ho cercato dappertutto Kat."
Odiava quella parola. Il ricordo improvviso di Kris e delle sue mani addosso a lei invase i suoi pensieri e iniziò a tremare.
"Rina? Tutto bene?" pose una mano sulla sua spalla, ma lei si spostò e si girò.
"Non toccarmi!"
Lo stupore iniziale di Nick fu presto sostituito dal dolore. "Ho fatto qualcosa di sbagliato?"
Katarina fece un respiro profondo e cercò di scrollarsi di dosso quelle sensazioni spaventose. "Scusa Nick. Stavo solo... pensando a un'altra cosa."
"Ho forzato un po'? Non volevo assolutamente..."
"No no" cinse le braccia attorno al suo collo e gli diede un abbraccio rassicurante. "Non hai fatto niente di male. E' solo che..."
"Sicura?" la teneva stretta "non voglio spaventarti, lo sai."
Si tirò indietro leggermente e baciò teneramente una delle cicatrici vicino all'occhio sinistro, cercando di attenuare l'incertezza nella sua voce. "Non potresti mai fare nulla che mi può spaventare."
Lui avvicinò la fronte alla sua. "Spero Rina. Ma... voglio solo che tu sappia che non ti chiederò mai di fare nulla che non vuoi fare."
Quante volte l'aveva già sentita questa frase? Aveva perso il conto, ma con Nick, era tutta un'altra cosa. Lei si fidava di lui... e più tardi si era trovata a combattere contro i suoi stessi desideri davanti a lui.
Questo non era mai stato un problema prima, ma Rina sapeva che anche se voleva Nick, l'unico modo perchè lei si liberasse e si lasciasse andare ai suoi desideri era se lui le metteva una fede nuziale al dito. Chiamatela «all'antica», chiamatela pazza. Ma questa era la sua decisione... e l'avrebbe mantenuta.
"Grazie Nick per essere così comprensivo."
Sorrise e lei non potè fare altro che ricambiare quel sorriso adorabile. Aveva capito perchè le ragazze erano pazze di lui. Anche con la faccia che si ritrovava adesso, il solo sorriso la faceva ancora impazzire. Si avvicinò di nuovo per baciarlo ma lui si tirò indietro e le spruzzò le stelle filanti in faccia.
Lei guardava allibita mentre le si attaccavano dappertutto. "Nick!!!"
Subito lui tornò indietro e ne prese un'altra bomboletta.
Katarina sorrise. Aveva capito. "E va bene Nickolas Gene, te la sei cercata." Prese un'altra bomboletta di stelle filanti che giaceva sul tavolo dal compleanno di Caroline.
Nick subitò si tirò indietro. "Non farlo!"
"E invece sì!" lei avanzò cercando di trattenere le risate.
"Uh..." si allontanò da lei e lasciò cadere il contenitore. "Ciao ciao!" si girò e si fiondò verso le scale.
Sorridendo lei gli corse dietro. "Non puoi nasconderti da me Nicky!!!"
"Cazzo! Lui è arrivato proprio mentre stavate per farlo?" Aj scuoteva la testa mentre si sedeva sul divano di Howie. "Dovevi essere molto imbarazzato... io lo sarei stato"
"Ma scherzi?" Howie intanto stava versando un bicchiere di coca-cola all'amico. "E' bene che sia arrivato prima che io potessi fare qualcosa di cui adesso magari me ne pentirei!"
"Ma D, praticamente ti ha dato il via libera!" Tirò fuori una sigaretta dalla tasca dei jeans e cercò l'accendino nell'altra tasca. "Penso che ti ammira."
"Sì, ed è per questo che sposa un altro." Howie si sedette nella sedia davanti a Aj. "E in casa mia è vietato fumare!"
Aj sospirando si rimise la sigaretta non ancora accesa in tasca. "Seriamente Howie, se Billie ti stava dando tutti quei segnali, allora vuol dire che non si trova benissimo con questo Kris a differenza di quello che vuole farti credere."
"Non so Aj..."
"Fa niente, comunque com'era lui?"
"Pareva il tipo per cui vanno pazze le ragazze, ma ad essere onesti, mi pareva un po' troppo orgoglioso di sè. Comunque non prendere per verità tutto quello che dico. Sono prevenuto."
"Ehi D, non fare il modesto. Scommetto che era un vero stronzo."
"Tu l'hai detto."
Risero di gusto, ma alla fine Aj decise di cambiare discorso. "Allora quando hai intenzione di venire a trovare me e Sarah a Malibu?"
"Basta che tu mi dica quando e io verrò."
"Benissimo!" Aj prese il bicchiere dal tavolo e bevve abbastanza prima di rimetterlo sul tavolo. "Ho chiamato Kev ieri sera per invitarlo da me qualche giorno ma ho beccato la sua segreteria..."
Oohhh... ma dove diavolo mi trovo?
Kevin voleva aprire gli occhi, ma erano così pesanti... Gli faceva male dappertutto e si sentiva la testa pulsare da matti. Ma che cazzo è successo l'altra notte? Non ho neanche bevuto alcolici... Si mosse un pochino e allora capì che non era solo! Le gambe e braccia nude di qualcuno erano avvinghiate alle sue. Kristin? Quando è tornata? Un momento... Conosceva fin troppo bene il corpo di sua moglie, il suo profumo, la sua pelle...
La donna vicino a lui NON era sua moglie!
Lo spavento fu così forte che non si accorse neanche del suono della porta d'ingresso alla casa che si apriva e dei passi leggeri avventurarsi all'interno... non aveva nemmeno sentito la voce felice di sua moglie...
Si accorse di chi era entrato solo quando era troppo tardi.
"KEVIN?!?"
Subito si svegliò tutto allarmato, ignorando i dolori. Tutto quello che riusciva a vedere era la faccia di sua moglie. Sconvolta, sbiancata.
Non avrebbe mai dimenticato quell'espressione.
Spostò lo sguardo da Kristin per vedere chi stava distesa vicino a lui. No... NO!
"Oh Dio", fece qualche passo indietro, "Oh Dio... come hai... come hai osato? Come hai osato farmi questo?"
Kevin avvertì subito la voce addolorata "Kris non è come pensi tu! Non farei mai---"
"Mi AVEVI detto che LEI NON TI PIACEVA Kevin!"
"Kristin devi credermi! Non è così come pensi!"
"'Sto cazzo che non è così" Kristin esclamò fumante. "E io pensavo che eri diverso... che mi amavi. MI HAI TRADITO!" iniziò a singhiozzare. "Ci hai traditi..." e senza altre parole corse verso la porta.
"Kristin aspetta!" Kevin si alzò subito dal divano e si cinse un asciugamano sul bacino nudo. "Kris!" la inseguì fino fuori.
"NON VOGLIO SENTIRLO KEVIN!"
"Ma non capisci!" la prese per un braccio "Per favore---"
Kristin si girò, la faccia da incazzata e subito mollò uno schiaffo al marito. "NON TOCCARMI! NON VOGLIO CHE TU MI TOCCHI! MAI PIU'!"
Kevin si mise la faccia tra le mani e si sentì il cuore spezzarsi in due mentre lei saliva in macchina e se ne andava a tutta velocità. "Kristin..." sussurrò prima che iniziassero a scendere le lacrime.
E intanto Rachel rideva alla grande dalla finestra davanti della ormai distrutta casa e guardava Kev cadere in ginocchio a piangere.
"Non hai intenzione di venire a casa per Natale?"
"Non posso Billie. Ho le mie ragioni."
"Rina ma che sta succedendo? Non nascondi mai niente da me. Perchè tutto questo segreto tutto a un tratto?"
Eccola qua Kris sorrideva ascoltando la conversazione dal telefono dell'altra stanza, fai in modo che ti dica dov'è... e con CHI è.
"Billie, devi promettermi che non lo dirai a nessuno. Nè a mamma, nè a papà, e NON a Kris."
Kris dall'altra stanza rideva. Va pure avanti amore. Dalle la tua parola... tanto non fa nessuna differenza!
"Certo che lo prometto! Sai che non direi una parola a nessuno."
"Va bene. Sai che sto in quella casa con Caroline."
"Sì, il posto dove ti ho lasciato giù quella volta, la casa dall'aspetto inquietante vicino a Jasper"
Jasper, Jasper... Alberta. BINGO! Kris si distese sul letto, il sorriso a 360°.
"Giusto. Ebbene... ho mentito riguardo a Caroline che aveva un figlio...a dire il vero è un... ragazzo che si era perso nel bosco l'anno scorso... ha trovato la casa di Caroline come me quando mi sono allontanata da dove avevamo piantato le tende."
"Mmhmm... cosa stai cercando di dirmi esattamente Rina?"
"Mah... è il mio ragazzo Billie."
COSA?!?
"Ragazzo? Ma dici sul serio?"
Kris ascoltando la risatina della sua fidanzata si sentiva il sangue bollire dalla rabbia.
"Certo che sono seria! Abbiamo avuto un inizio un po' «aspro», ma poi le cose sono andate a posto... è così perfetto Billie... non mi sono mai sentità così riguardo a un ragazzo nella mia vita!"
"Miiiiiiiiiiiiiii sembra proprio che tu sia innamorata!"
"Penso di esserlo Billie. E sono così felice!"
In questo momento Kris aveva stretto il cavo del telefono attorno alla mano così forte che aveva bloccato la circolazione. DANNATA! CAZZO!
"Come si chiama?"
"...si chiama Nick."
"Oh! ha anche un nome meraviglioso! Come il mio bel Nicky... Pace all'anima sua."
"... sì... pace all'anima sua. Comunque, volevo passare le feste con lui quassù. Sono sicura che capirai."
"Bè perchè non te lo porti giù a Tampa? Posso incontrarlo e conoscerlo."
"NO... volevo dire... non vuole lasciare Caroline da sola e nemmeno io..."
"Vabbè sarà per un'altra volta. Almeno posso passare le feste qui con Kris."
Kris ne aveva abbastanza. Cercò in tutti i modi di non sbattere la cornetta nella sua sede. Nick eh? E' lo stronzo che ha rubato la mia KITTY KAT. No... se pensa anche per un solo secondo di averla fatta franca, dovrebbe ripensarci. Io avrò lei nel mio letto in un modo... o nell'altro. Ma non permetterò mai che il suo cosiddetto «ragazzo» se la faccia prima di me. La sua espressione incazzata divenne un sorrisino che avrebbe fatto felice il diavolo.
Stava andando in Canada.
CAPITOLO 18
Le stelle brillavano sopra di loro come piccoli diamanti sul cielo nero e la fredda brezza notturna soffiava attorno a loro, cercando di raggelarli... ma di questo non gliene importava nulla. Tutto quello che potevano sentire... tutto quello che potevano vedere... era l'un l'altra e basta.
Katarina guardò i suoi occhi, pensava come aveva fatto a sopravvivere tutto questo tempo senza di lui? Era diventato tutto per lei, il suo mondo, la sua vita...
Il suo cuore.
Nick accarezzò la guancia morbida di lei con le dita. "Ti amo Rina", sussurrò gentilmente facendola tremare tutta, intanto lei cercava di trattenere le lacrime.
"Anche io ti amo Nick", sussurrò Rina, parole piene di significato, senza ombra di dubbio.
Un sospiro uscì dalla sua bocca e si tirò Nick più vicino. Voleva fare molto di più, ma aveva paura a chiederlo. Si ritirò indietro e aprì gli occhi per guardare di nuovo il suo amore in faccia...
E urlò di paura.
"Che c'è Kitten? Non era questo che volevi?"
Katarina guardava allibita Kris che intanto le sorrideva tenendola tra le braccia. "Dov'è Nick? Dov'è?"
"Nick è morto e sepolto amore. Ora siamo solo io e te."
"No!" cercava disperatamente di divincolarsi dalla sua presa "Non è vero!"
"E invece sì Kitty Kat... ora sei tutta per me... ed è venuto il momento che paghi per quello che hai fatto."
"No!" cercava in tutti i modi di scappare mentre le sue labbra assaltavano il collo e Kris l'aveva obbligata a distendersi a terra. "Va via da me Kris VIA!"
"Dio quanto sei bona..." sussurrò ignorando le sue lamentele "da quanto tempo aspettavo questo momento..."
"Per favore! cercava ora disperatamente di togliersi Kris di mezzo, "fermati!" intanto le mani di lui continuavano a «esplorare» il suo corpo, aprire i suoi vestiti, togliendole anche la dignità. "No! NOOOOOOO..."
"Rina! Rina! Svegliati!"
"Nooooooo!" Katarina urlò e si alzò di soprassalto. "Oh Dio! Oh Dio!" piangeva. "Mi ha fatto male Caroline... tantissimo..." sentiva le braccia cadere e si lasciò andare ai singhiozzi sulla spalla di Caroline.
"Sssh..." Caroline la dondolava "va tutto bene cara. E' stato solo un incubo. Nessuno ti ha fatto niente. Sei qui con me adesso... va tutto bene."
Dopo aver sentito le parole confortanti di Caroline per ancora un attimo, Katarina finalmente smise di piangere e alzò la testa. "Sono... scusami tanto per averti svegliato Caroline. Non volevo..."
Scosse la testa "Non mi hai svegliato cara. Sono quasi le 7 di mattina."
"Oh" fece un respiro profondo cercando di asciugarsi il sudore freddo dalla fronte. "E' stato un sogno orribile Caroline." tremava dalla paura "Prima c'era Nick... e stavamo passando un così bel momento insieme... poi è scomparso... e al posto suo c'era lui..." ricominciò a piangere. "E lui... lui..."
"Non dirlo Rina. Capisco." Caroline la guardava come per confortarla. "Ricordati, è stato solo un sogno. Sai che quel verme non ha mai avuto quello che voleva... e finchè rimarrai sotto questo tetto, non lo avrà."
Sentendosi un po' rassicurata, annuì e si guardò intorno. "C'e Nick?"
"Sì ma non ha sentito niente. Ci vuole ben altro per svegliarlo..."
"Bene", sospirò "non voglio che si preoccupi"
"Hai raccontato a lui quello che ti è successo?"
Katarina si guardò le mani "Non ancora."
"Perchè?"
"Perchè... non... non voglio che dopo averglielo detto lui inizi a trattarmi in modo differente Caroilne. Mi piace quando mi accarezza... quando mi bacia... Che succede se glielo racconto e poi mi tratta tipo «vaso rotto»?"
"Se reagisce in quel modo è perchè tu gli stai molto a cuore Rina. Ha paura di sbagliare qualcosa con te... non vuole perderti."
"E non mi perderà" promise "Credo che abbia ragione. Forse dovrei raccontarglielo. Dopo tutto, lui è stato null'altro che onesto con me finora."
Caroline sorrise. "Penso che sarebbe molto giusto così. Adesso è meglio che vada a farti un bagno rilassante e intanto io ti preparerò la colazione."
Katarina respirò profondamente e finalmente sorrise. "Va bene."
Billie si strofinava gli occhi. Decise che per oggi non avrebbe più pianto per Kris Reid. Si alzò dal letto e fece una rapida doccia. Mentre si asciugava i capelli, sentì di nuovo le lacrime che cercavano di scendere dagli occhi. Mancavano due giorni a Natale e LUI era sulla strada per il Canada per impegni di lavoro che sarebbero durati da domani fino a dopo capodanno.
Non le aveva nemmeno chiesto di venire.
"Non vedo il motivo per cui io non possa venire con te Kris! Sono le feste di Natale! Voglio passarle con te!"
"E che cavolo Billie! E' un VIAGGIO DI LAVORO! Forse non avrò neanche il tempo di festeggiare! E comunque, non ci sono anche i tuoi genitori? Vai da loro!"
"Non te l'ho detto che sono in crociera fino a dopo capodanno?"
"Bè mi dispiace dolcezza, ma non posso farci niente."
E questa mattina, si era svegliata e aveva scoperto che lui era andato. Proprio come aveva detto.
Senza nemmeno salutarla.
Billie cercò di trattenere le lacrime e si vestì. Non lascerò che lui vada avanti. Se io non sono abbastanza importante per lui, allora lui non lo è per me. Era sorpresa di quello che stava pensando. Dopo tutto, Kris aveva già fatto robe del genere prima, ma lei non era stata mai così arrabbiata. Che cosa era cambiato? Confusa, si avviò verso la cucina per prepararsi la colazione e quasi subito vide il foglietto con il numero di Howie sul tavolo.
"Chiamami un giorno ok? Mi piacerebbe stare in contatto con te... e sapere come ti va."
Senza esitare un momento, prese il bigliettino e si diresse verso il soggiorno. Si sedette sul divano, prese il telefono e fece quel numero. Per chissà quale ragione, il momento che sentì la sua voce all'altro capo della linea si sentì il cuore in gola. "Uhm, ciao Howie. Sono Billie."
"Billie? Chi è Billie?"
Si sentì distruggere. "Ma non---"
La sua risata interruppe i pensieri dolorosi "Sto solo scherzando!"
Meno male! "Ehi mi hai fatto prendere paura sai!"
Rise di nuovo "Come va lì?"
"Tutto bene. E tu?"
"Ah niente di speciale credo. Sei sicura che va tutto bene?"
"Si certo" si sentiva la voce tremolante, la voce di lui era celestiale alle sue orecchie "Sono solo... un po' delusa."
"Per cosa?"
"Kris è andato via per un viaggio di lavoro stamattina... e non tornerà fino a dopo capodanno."
"CHE?!"
Nessuna risposta.
"E ti ha mollato a casa da sola?"
"Mmmhmm." Non si fidava più di quello che diceva.
"Quel brutto figlio di---"
"Che?"
"Niente. Non hai altri programmi quindi?"
Sospirò. "No. Mia sorella passerà le feste con il suo ragazzo in Canada e i miei genitori sono in crociera."
"Capito."
Sentì una piccola esitazione nella voce e pensò. Cosa aveva in mente Howie?
"Billie, perchè non vieni giù a Orlando e passi il Natale con me e i miei?"
"Ma Howie non posso---"
"Certo che puoi. Non mi avevi detto che non facevi nient'altro?"
"Ma non voglio essere d'impiccio alla tua famiglia riunita..."
"Ma stai scherzando? Sarebbero probabilmente contenti che porto qualcuno con me... anche se siamo solo amici."
"Non so Howie."
"Billie, non ti meriti di passare le feste da sola. Prometto che i miei non mordono!"
Rise. "Veramente era quello il mio solo pensiero..."
"Hey!"
Finalmente si sciolse un po' e Billie si sentì meglio riguardo a tutto. Il suo umore era tornato quello di sempre.
Grazie a Howie.
"Va bene verrò."
"Grande! Ti vengo a prendere la vigilia alle 17. Va bene?"
"Va bene..."
Brian fischiettava le canzoni di Natale che suonavano sul suo impianto stereo mentre puliva il pavimento della cucina. Non vedeva l'ora che arrivasse la vigilia. Sarebbe finalmente tornato nella sua città natale. Gli piaceva vivere a Atlanta, ma la sua anima sarebbe sempre stata a Lexington. Andò a svuotare il cestino nel cassonetto e, tornato dentro, iniziò a lavare i piatti quando sentì la voce di Leighanne che lo chiamava. Chiuse il rubinetto. "Arrivo subito Leigh!"
Si asciugò le mani e le andò incontro sulla porta dove lei lo aspettava con una montagna di borse della spesa. "Ehi tu" sorrise e gli diede un bacetto prima di dargli qualche sacchetto in mano.
"Ehi" ricambiò il sorriso e la baciò, cosa di cui Leigh fu contenta.
"Vedo che qualcuno è di buon umore oggi!"
Brian rise e i due ritornarono in cucina. "Sì sto benissimo oggi. Non so forse è quest'aria di festa."
Leighanne annuì e appoggiò alcuni sacchetti sul tavolo. "Sono molto felice di vederti di nuovo te stesso Bri. Mi mancava quel tuo sorriso"
Anche lui appoggiò i sacchetti sul tavolo e avvolse la sua adorabile mogliettina in un caloroso abbraccio. "Anche a me mancava questo buon umore Leigh e sono contento che sia tornato."
"Buono" si tirò indietro dall'abbraccio e guardò un momento la faccia del marito. "Sai non ti ho mai chiesto come mai sei cambiato così all'improvviso..."
"A dire il vero, non so nemmeno come spiegartelo. E' solo che sento che dovunque sia in questo momento, Nick è felice come me. E' al sicuro. Mi è sempre e solo importato questo. Che Nick sia felice e al sicuro."
Leigh sorrise accarezzando la guancia di suo marito. "Sono una donna fortunata ad avere un marito così devoto e premuroso nella mia vita Bri."
"No" si avvicinò e la baciò sulle labbra "Sono io l'uomo fortunato. Ti amo Leigh."
"Ti amo Bri."
Brian si avvicinò a lei e stava per suggerire che continuassero questo bellissimo momento in camera da letto quando suonò il telefono. Sospirò contrariato. "La prossima volta che facciamo questo ricordami di staccare il telefono okay?"
Leighanne rise di gusto mentre andava a rispondere alla chiamata.
Lui si ricompose e ricominciò a fare i lavori di casa, canticchiando alle canzoni che suonavano. Dopo aver finito di asciugare i piatti e aver messo a posto la spesa, si chiedeva chi avesse chiamato. Leigh è al telefono da parecchio tempo, forse è una chiamata importante. Entrò in salotto, e vide Leighanne riagganciare il telefono, un'espressione di stupore (o anche di delusione totale) sulla faccia. Subito si preoccupò "Amore che c'è?"
Leigh lo guardava esterrefatta "Era Kristin."
Sollevato lasciò andare la preoccupazione. "Oh! E' tornata a L.A.? Perfetto! Lei e Kev verranno in Kentucky per la cena di Natale."
"No, lei non verrà Bri."
"Non verrà? E perchè?" Le parole che Leighanne pronunciò poco dopo lo lasciarono attonito.
"Kristin ha trovato Kevin con un'altra donna... e lo ha lasciato."
Stava seduto sul letto, solo, perso nella miseria che ormai stava per prendere il sopravvento. Aveva nelle mani una sua fotografia. La fotografia della donna che aveva rubato il suo cuore fin dal giorno in cui si erano incontrati. Una donna che lui amava e avrebbe amato fino alla morte. Una donna che lui aveva tradito una stupida notte. Kevin non avrebbe mai, mai e poi mai perdonato se stesso per essere stato così debole. E per aver tradito sua moglie con la ex-ragazza del suo migliore amico defunto. Nick mi dispiace tanto... devi credermi...
Kristin se ne era andata oramai da due giorni e ogni ora che passava lui si sentiva sempre più inutile. Dovunque andasse in casa, vedeva la sua faccia sorridente, sentiva il suo profumo, sentiva la sua presenza. La amava tanto. Come poteva aver fatto questo a lei? Il suo senso di colpa lasciò presto il posto alla rabbia più profonda. Con LEI! I suoi occhi verdi mostravano una rabbia incredibile. In questo momento odiava Rachel Malone più di chiunque altro. In questo momento non sarebbe stato difficile strangolarla, ucciderla, distruggerla, toglierle quel sorriso idiota dalla faccia...
"Ammettilo Kev. E' stato bello. Ti è piaciuto stare con me. E' stata la miglior notte di sesso che abbia mai avuto in vita tua!"
Si sentì acido in bocca, ma lo ricacciò subito indietro. Non riusciva a credere che aveva davvero toccato quella... quella... barbona! La cosa strana era che non si ricordava nulla di Rachel. Neanche una virgola. Iniziò di nuovo a piangere. Ormai non importava più niente a nessuno. Kristin se ne era andata.
La sua vita era finita.
Kevin riuscì appena a sentire il telefono suonare e con un gesto automatico alzò la cornetta. "Pronto?"
"Kev? Sei te?"
Chiuse gli occhi, le parole di suo cugino lo afferrarono. No. Non era lui. Non era l'uomo che pensava di essere.
No...
Non era proprio lui.
"Kev?!"
"Sì..."
"Che è successo? Kristin ha chiamato qui un attimo fa e---"
"Cosa?" subito divenne allarmato. "Ti ha chiamato? Sta bene? Sai dov'è? Mi puoi dare l'indirizzo?"
"Miiiiiiiiiiiii aspetta un attimo! Io non so nulla. Ci ha parlato Leigh."
"Allora puoi chiederle se sa qualcosa?"
"Um non mi piace dirti questo Kev ma al momento Leigh non è diciamo «contenta» di te."
"Non posso darle torto."
"Che è successo Kev? Pensavo che voi due foste felici insieme."
"Siamo... pardon eravamo..." Kevin si sentì cadere. "Non so che è successo Bri. Sono solo andato a un club con degli amici... non ho neanche bevuto... Rachel era lì e ha cercato di sedurmi di nuovo, ma mi ricordo, sono sicuro che l'ho mandata via!"
"Non capisco quello che mi stai dicendo."
"Lo so... è solo che... non ricordo niente di quello che mi è successo l'altra notte. So solo che mi sono svegliato la mattina dopo... e lei era al mio fianco."
"Chi?"
"Rachel" si sentì disgustato al solo nome e cercò di non vomitare quel poco che aveva mangiato la sera prima.
"Ma scherzi?"
"Eh vorrei scherzare..." Silenzio all'altro capo del filo. Forse Brian aveva riattaccato! Kevin non ne sarebbe stato affatto sorpreso. Pareva che il mondo in questo momento fosse contro di lui.
"C'è qualcosa di strano in questo casino però."
Si sentì una scarica di sollievo prima di aver capito la risposta di suo cugino. "Che vuoi dire?"
"Meglio che parliamo di questa faccenda quando abbiamo più tempo in Kentucky. Non voglio parlare di questo al telefono."
"Non credo che verrò Brian."
"Kev devi venire. Non pensi che i tuoi penseranno che cosa è successo a voi due?"
"Si preoccuperanno ancora di più vedendomi da solo senza Kristin al mio fianco." Si sentì un dolore al cuore mentre diceva quelle parole. Come pensava di andare avanti con la vita senza di lei?
"Per favore... fatti vedere. Parleremo di più lì okay?"
Kevin rimase in silenzio, non sapeva che fare, sospirò, disse che sarebbe andato. Dopo tutto, aveva perso sua moglie...
Poteva anche perdere il rispetto dei suoi famigliari.
Nick era tutto concentrato su quello che stava disegnando. Voleva che fosse perfetto. Con la matita disegnava quelle labbra che conosceva fin troppo bene... quelle labbra dolci come il miele... Il solo pensiero gli fece venire la voglia pazza di uscire dalla camera e correre da lei. Ma non voleva interrompere le sue lezioni. Caroline aveva iniziato a insegnare a Katarina il cucito qualche settimana fa e lui aveva promesso che non avrebbe «rotto». E questo andava anche bene. Anche lui stava lavorando a qualcosa... come la sorpresa per la sua ragazza.
La sua ragazza... Un bel sorriso accese la sua strana faccia e smise di disegnare. Anche se erano insieme da quasi due mesi, non riusciva ancora a credere che lei era la sua ragazza... che voleva essere una parte della sua vita... una parte di lui. Forse in fondo Dio non era così crudele!
Forse.
Quello che sapeva per certo era che era un uomo fortunato ad avere Rina nella sua vita... e avrebbe fatto qualsiasi cosa per renderla felice. Ancora raggiante, tornò al suo lavoro. Qualche minuto dopo sentì un leggero bussare alla porta.
"Nick? Posso entrare?"
Merda! "Un momento!" Cacciò il blocco disegno nel posto segreto e le matite in un cassetto prima di mettersi comodo sul letto. "Okay!" Katarina entrò e si sentì eccitata. "Hey!"
"Hey", rispose lui e in questo momento capì che qualcosa non andava. Pareva nervosa, spaventata...
Era spaventata di lui? Aveva fatto qualcosa di sbagliato? Ma cosa? si chiedeva, non le ho neanche parlato questa mattina...
"Nick, dobbiamo parlare." Lei lo guardava in modo insicuro. "C'è qualcosa che devi sapere... riguardo a me."
Non gli piaceva affatto quello sguardo di paura e timore. E adesso che c'è? Va tutto così bene ora... "E che cosa dovrei sapere?"
Entrò nel letto e si appoggiò alle sue braccia. "Sei stato sempre onesto e sincero con me fin da quando ci siamo incontrati... e io... io adesso voglio essere onesta e sincera con te."
"Rina, stai iniziando a mettermi paura" girò la testa per guardarla in faccia. "Sei..." le parole rimasero in gola.
Come se lei sapesse quello che lui stava pensando, subito il suo sguardo, prima impaurito e timoroso, divenne stupito e Rina scosse la testa. "No, non ho nessuna intenzione di lasciarti Nick. Ti a... cioè voglio prendermi cura di te. Non ti lascerei mai."
Lui si rilassò un po', ma era ancora in apprensione per quello che doveva dirgli. "Allora che cosa devi dirmi?"
Rina rimase silenziosa per un momento per rimettere a posto i pensieri e finalmente parlare. "Ti ricordi l'altro ieri quando ti ho urlato di non toccarmi?"
Annuì. Allora c'era qualcos'altro sotto! Se lo sentiva, ma in quel momento aveva deciso di non insistere perchè lei era già abbastanza provata.
"Il motivo per cui ti ho urlato in faccia è perchè hai detto una cosa che ha fatto riemergere un ricordo... di qualcuno che un tempo era una parte importante della mia vita. Kris."
Si sentì a disagio. Kris? E chi è mai questo Kris?
"E' il mio ex-ragazzo."
Ora iniziava a sentirsi agitato. "Ti ho ricordato il tuo ex? Se stai cercando di non spaventarmi Rina, finora non sei riuscita nell'intento..."
"Nick per favore ascolta e basta." Katarina lo guardava scossa.
Va bene.
"Kris era il primo ragazzo che amavo. Mi trattava come una regina, era sempre un gentiluomo e pensavo che non avrei mai incontrato nessuno meglio di lui."
Nick adesso aveva una tal voglia di trovare questo Kris e dargli un bel calcio in culo, eh la gelosia...
"Più avanti però ho capito che mi sbagliavo completamente sul suo conto. Una notte... mi ha chiesto di fare sesso con lui e io ho rifiutato."
Ora era veramente spaesato. Non gli piaceva affatto dove si stava dirigendo il discorso.
"Da quella notte, ha continuato a tormentarmi e tormentarmi finchè ha perso la pazienza e... e..."
La voce ora tremava tanto che Nick aveva il terrore delle parole che sarebbero uscite dalla sua bocca adesso.
"Ha cercato di mettermi le mani addosso."
"COSA?!?!?!" Nick non credeva a quello che aveva sentito.
Katarina si allontanò da lui raggiungendo l'altro lato del letto, spaventata dalla sua reazione.
Nick sapeva che l'aveva spaventata parecchio con la sua risposta, ma in questo momento era troppo incazzato e scioccato per limitarsi. Infatti non era mai stato così incazzato in tutta la sua vita.
"Ti ha STUPRATO?"
"N... no. Ci è andato vicino, ma alcune persone sono riuscite a soccorrermi prima che ci riuscisse" rispose Rina, sussurrando.
Subito lui si alzò dal letto e iniziò ad andare avanti e indietro per la stanza. "Lo uccido, giuro che se trovo quel figlio di puttana, lo uccido."
"Nick non parlare così"
"E come vuoi che parli? Vuoi che dica che sono contento che quello stronzo ti ha quasi..." non concluse la frase. Si rifiutò di concluderla. "Ti ha fatto del male Rina!"
"Sì certo, ma ora è tutto nel passato."
Continuava a bollire dalla rabbia. 'Sto cazzo che era acqua passata... Quello è fortunato che io sono intrappolato qua... Dio---"
"Puoi sostenermi Nick?"
Guardò il corpo tutto tremante che aveva di fronte e si sentì calmato dalla sua fragilità. Subito si sedette al suo fianco, abbracciandola, voleva a tutti i costi far passare quel dolore dei ricordi. "Mi dispiace tanto Rina," sussurrava mentre lei piangeva appoggiata al petto. "Se solo avessi potuto fare qualcosa..."
"Tienimi stretta Nick... e non lasciarmi... mai."
"Non lo farò. Darò anche la mia vita per proteggerti Rina. Lo prometto."
CAPITOLO 19
"Signore, ti ringrazio per quello che mi hai dato" Caroline pregava, la testa bassa "per aver fatto incontrare Nickolas e Katarina e per averli lasciati qui affinché me ne prendessi cura io..."
Mentre continuava la sua preghiera, Nick diede un'occhiata in giro per la cucina. Che profumino! Tacchino fresco di forno, patate, insalate, riso... si sentì lo stomaco brontolare. Non vedeva l'ora! Il tavolo era decorato da una tovaglia rossa, candele, tovaglioli in stile natalizio... tutto insomma. Si lasciò scappare una risata. Senza dubbio i tovaglioli «a tema» erano una idea di Rina. Il suo sguardo si diresse verso di lei e il cuore esultò di adorazione. Lei era bellissima stasera in un semplice pullover di cotone bianco e jeans aderenti. Non aveva nulla di «ufficiale» da mettersi, ma questo poco importava. Era magnifica qualunque cosa indossasse. La sua capigliatura bionda acconciata riccia di recente era raccolta in una coda, rendendo la sua faccia più prominente... e molto più seducente! Sospirò.
Era il suo angelo venuto sulla terra.
Caroline concluse la sua preghiera e Katarina alzò la testa guardando il suo ragazzo in faccia con un sorriso ammiccante, e per la prima volta Nick sentì il bisogno di arrossire. Lei sapeva che lui l'aveva già «ispezionata a fondo» (almeno esteriormente!).
"Bè, avanti ragazzi. Avete tutta la notte per soddisfare ai desideri del vostro cuore, ma avete bisogno di uno stomaco pieno per farlo!" Caroline rise alle espressioni mortificate dei suoi figlioli.
"Caroline!!" Katarina esclamò incredula.
L'anziana signora continuava a ridere. "Chi ha detto che credendo fermamente nel Signore non abbia il senso dell'umorismo cara?"
"Non dovrei neanche essere sorpreso" Nick scuoteva la testa, ma poi si aggiunse a Rina nella risata. Presto lei non poteva più trattenere il suo stesso stupore.
Passò molto tempo prima che mangiassero qualcosa.
Qualche ora più tardi, il cibo era finito e Caroline aveva augurato loro buon Natale e si era ritirata in camera da letto per riposare. Dopo tutto era esausta, aveva incartato i regali e preparato la cena, lasciando Katarina in balia del suo Nick. Erano distesi sul divano davanti al caminetto, abbracciati. Guardandosi l'un l'altro negli occhi. Completamente persi...
Persi l'uno nell'altro.
Nick si lasciò ad accarezzare la pelle liscia del suo braccio, sperando di non fare nulla che potesse spaventarla. Non voleva che lei continuasse a pensare a quel bastardo... Kris... Lei era la sua ragazza adesso e lui avrebbe preso ogni precauzione possibile per proteggerla, prendersi cura di lei... amarla. Sì, la amava. Con tutto il corpo, con tutta la mente. Era quasi sicuro che già la amava quando quattro mesi fa lei era entrata nella sua vita, ma non era mai riuscito a trovare le parole giuste per dirglielo... Nessuna parola pareva si adattasse a quanto adorava e amava la donna che adesso aveva tra le braccia.
Strano però! Mesi fa pensava che non avrebbe mai provato una tale sensazione per qualcuno. Cantava versi riguardo a questo tipo di sentimenti con i suoi amici tutto il tempo, ma continuava a dubitare che quel tipo di amore esistesse. Che potessi perderti nell'amore di qualcuno (Drowning), che avessi paura di perdere quella persona (Don't wanna lose you now)... Che potessi amare qualcuno senza preoccuparti di chi era e cosa aveva fatto (As long as you love me). Ma tutto era vero. Ogni parola che aveva cantato era divenuta realtà perché provava quei sentimenti ora... con Rina.
Lei avvicinò la testa alla sua, toccandogli le labbra e lui sentì come una scossa lungo tutto il corpo, dalla testa ai piedi. Senza perdere un attimo di più a pensare, si avvicinarono e il bacio divenne più intenso, profondo... Lui aveva bisogno di soddisfare la sua fame per lei...
Anche se ci fosse voluto un numero infinito di vite per farlo.
"Allora, devi essere tutto eccitato. Il tuo sogno si è avverato!" Aj rispondeva al telefono mentre strizzava l'occhio a Sarah che intanto sorrideva mentre lei e Denise, la madre di Aj, mettevano a posto le posate.
"Ah ah Aj" Howie rispose in linea. "Se fosse stato un sogno avverato allora perché adesso mi sento così giù?"
Subito Aj smise di ridere e si calmò. Howie amava così tanto questa ragazza ma non poteva dimostrarlo. Quanto avrebbe voluto che ci fosse un modo per aiutare il suo amico! "Mi dispiace D. Credo che qualche volta mi dimentico di quanto complicata è la situazione."
"Non fa niente. So che stai semplicemente cercando di consolarmi. Se non fosse stata già fidanzata, forse allora..."
"Ma D perché non ci provi comunque?"
"Ma che sei matto? Proprio te dovresti sapere abbastanza bene quanto è importante un fidanzamento!"
"Certo che lo so, ma la differenza tra me e Billie è che io sono fidanzato con una donna che amo e rispetto e SO che mi rispetta a sua volta." Guardò Sarah in modo amorevole prima di continuare il suo discorso "Da quello che mi hai detto, sembra che Billie abbia bisogno di una via di fuga... e alla svelta." Sentì un altro sospiro in linea.
"Lei non vuole tirarsi indietro Aj. Lo ama. Avessi sentito quanto era sconvolta quando mi ha chiamato. Voleva tanto passare le feste con lui, e il cretino l'ha lasciata lì da sola!"
"Credo che il termine corretto sia stronzo, Howie." Denise gli rivolse uno sguardo come per rimproverarlo di quello che aveva detto e lui rispose con un sorrisino innocente.
"Devo solo andare avanti. Come se fosse facile."
Aj odiava sentire Howie così depresso, specialmente alla vigilia di Natale. "D, quello che devi fare è farle vedere quello che le manca. Falle vedere come sarebbe la sua vita se lei lasciasse quello str... per te. Falle vedere che sei pazzo di lei!"
"E se lei mi rifiuta?"
"Almeno ci hai provato. Il fatto è provare Howie. Si vive solo una volta!"
"...Odio ammetterlo, ma hai ragione" rispose Howie dopo aver riflettuto un momento.
Aj sorrise contento. "E quando mai io ho torto?"
Rachel si stiracchiò sul letto come un animale, appunto sorridendo come un animale che aveva catturato la sua preda. Sapeva che avrebbe funzionato. Sapeva che avrebbe avuto Kevin su un piatto d'argento e distrutto Kristin allo stesso momento. "Come hai potuto Kevin? wa wa wa" ripeteva contenta quello che aveva detto Kristin, ridendo fino a sentirsi male. Bevve un altro po' di champagne, il premio per il suo successo. Adesso è solo questione di tempo prima che lui venga in ginocchio al mio letto per chiedermi un'altra bella notte di sesso! Anche se tecnicamente sarebbe stata veramente la sua prima notte di sesso...
Ma lui questo non aveva bisogno di saperlo.
Era svenuto appena si era appoggiato a lei, proprio come aveva previsto, anche se questo, in parte, non era esattamente quello che lei avrebbe desiderato. Sarebbe stato bello farselo per bene prima di procedere con il piano, ma chissenefrega! E quello che era successo quella mattina aveva reso tutto più difficile. Non era stato previsto. Tutto quello che lei voleva adesso era far credere a Kevin che avevano fatto l'amore. Preparò tutto nei minimi dettagli. Busta di preservativo aperta sul pavimento, cuscini qua e là, lampade e suppellettili buttate per terra, e meglio di tutto, spogliare Kevin e abbracciarselo attorno. Fregare Kristin era stata una cosa in più. Ma molto facile e utile!
Così imparerai pensò con un sorriso diabolico, nessuno riesce a evitare Rachel Malone. Sorrise ancora più diabolicamente.
Nessuno.
"Basta sono stufo!" Brian si sedette vicino al suo cugino sconvolto. Erano seduti sugli scalini del porticato della sua casa di famiglia a Lexington. Brian si strofinava le mani. Era freddo e nevicava fuori! Ma avevano bisogno di un posto dove parlare senza nessuno che ascoltasse. Comprendeva lo stato d'animo in cui si trovava Kevin adesso. Era stato tutto un bombardamento di domande sia da parte della famiglia Littrell che della famiglia Richardson per tutta la cena e a un certo punto Brian pensava che suo cugino sarebbe scoppiato seduta stante.
Ma per fortuna non lo aveva fatto.
Aspettò fino a dopo cena per farlo.
"Torno a L.A. subito domani mattina" Kevin guardava il suo respiro uscire dalla bocca.
"Certo certo, ma adesso voglio sapere tutta la storia Kev. Comincia dall'inizio." Brian ascoltava con calma mentre Kevin riferiva quello che sapeva, dal primo momento che vide Rachel al presente. Durante il racconto le pieghe sulla fronte si fecero più profonde, pensava come poteva una donna essere così fredda e senza cuore? Non aveva neanche un briciolo di rispetto per la memoria del defunto Nick e neanche per la santità del matrimonio? Brian era quasi contento che non c'era Nick a vedere che tipo era veramente la sua ex. Bè tutti lo sapevano... tutti tranne Nick. Nick era stato completamente fregato dai suoi tranelli.
"E questo è tutto" Kevin finì il racconto "Rachel mi ha rovinato la vita e il mio matrimonio è quasi sicuramente finito, ma forse è meglio così."
Brian sentiva che Kevin cercava di non lasciarsi andare. Lui forse era uno degli uomini più duri e impassibili che aveva mai conosciuto, ma non si rifiutava mai di piangere quando era necessario e questo lo rendeva ancora più ammirevole. Sfortunatamente, queste circostanze e gli eventi non avevano solo distrutto il suo matrimonio.
Avevano distrutto anche lui.
Confortando suo cugino, assimilò le informazioni che aveva appena sentito, ma ancora con quella sensazione che aveva avuto anche ad Atlanta che c'era qualcosa che non andava in quel racconto. "Kev hai detto che non ti ricordi nulla di quella sera... quindi non ti ricordi nemmeno di averla toccata... qualcosa del genere?"
"No no" rispose Kevin disgustato "e a dire il vero non voglio ricordarmelo. Mi sento male solo a pensarci a questo casino."
"Senti, lo so che non sono ricordi felici ma non ti sembra un po' strano che non ti ricordi proprio niente di quanto ti è successo dopo che hai lasciato il club quella sera? Come hai detto, non hai neanche bevuto alcolici, quindi non puoi aver assunto nulla che potesse annebbiarti la mente."
"E' vero," Kevin guardò Brian, finalmente aveva capito dove voleva arrivare suo cugino "pensi veramente che c'è una possibilità che io non abbia fatto nulla quella notte? Che lei ha preparato tutto da arte per farmi credere che lo abbiamo fatto?"
Brian annuì "E' un'ipotesi da non scartare." Subito lo sguardo di Kevin si riempì di speranza.
"Se riesco a dimostrare che lei mi ha fatto qualcosa, allora tutto può tornare come prima!" Si alzò. "Devo scoprirlo Brian. Devo sapere la verità... prima che sia troppo tardi!"
"La tua famiglia è veramente unica" Billie disse mentre lei e Howie passeggiavano nella serata di Orlando. "Sono così gentili!"
Howie sorrise contento. "Grazie. Questo detto da te ha un grande significato per me."
Anche lei sorrise e una volta che furono seduti in giardino sul retro della casa, lui si lasciò andare a guardarla, la vista era molto appagante. I suoi ciuffi biondi lucenti erano arricciati invece di essere lisci come di solito li portava e invece dei soliti vestiti da donna d'affari, era vestita in un completino rosso, modesto, con scollatura alta e una gonna che le arrivava un pochino sopra le ginocchia, lasciando scoperta solo una piccola parte delle sue lunghe, lisce gambe. Era proprio incantevole...
Era quasi difficile credere che fosse priva di difetti, ma lo era. Era una persona dal cuore tenero e anche molto altruista. Però si fidava fin troppo facilmente degli altri. Pensando a Kris, Howie pensò se quello era il suo peggiore cruccio. Lei si girò per guardarlo e lui si spaventò. Perfetto Howie. Ti sei fatto sorprendere proprio mentre sbavavi per lei... regolare.
"C'è qualcosa nei miei capelli?" chiese iniziando a controllarseli.
Howie quasi scoppiò a ridere. Dopo tutto lei non sapeva niente! "No... stavo solo guardando quanto... incantevole sei stasera." Tanto sei incantevole sempre.
"Grazie" rispose con un sorrisetto dolce e si avvicinò. "Anche il tuo aspetto non è niente male."
Howie ridendo si mise a posto la camicia nera del suo vestito. "Grazie, quindi non ti penti di essere venuta qui eh?"
"No non credo proprio."
"Bene." guardò a terra "So che questo non era il Natale che volevi ma---"
"Ma non è vero Howie!" prese la sua mano e la accarezzò gentilmente "è stato meglio anche di quello che mi aspettavo. E' stato perfetto..."
Lui sentiva che lei voleva dire di più ma invece nessuna altra parola uscì dalla sua bocca. Poi si rese conto che lei lo stava ancora tenendo per mano e mantenendo lo sguardo su di lei incrociò le dita con le sue. Allora lo sguardo cambiò. Poteva vedere l'apparire di una sensazione. Nervosismo? confusione? O anche desiderio? Ma fu distolto dai suoi pensieri dal suo tono così gentile, poteva a malapena sentire quello che diceva. "Non so se lo hai notato, ma c'è del vischio sopra di noi."
Howie guardò in alto stupito. Davvero, non stava scherzando. Era lì, il vischio infame. Il peggio che potesse essere. Però non ce lo aveva messo lui. "Io non... non pensare che..."
"Non essere così! Lo so. Ho visto tua mamma mentre lo appendeva qui prima di cena."
"Oh rispose sollevato prima di ridere "credo che mia mamma abbia qualcosa in serbo per mio papà."
Billie annuì "bè penso che visto che siamo qui sotto almeno possiamo... seguire la tradizione."
Howie sapeva da come lei lo guardava che era esattamente questo che lei voleva... e anche lui voleva... ma... "Billie io---"
Lo zittì avvicinandosi e baciandolo teneramente. Tutti i dubbi lasciarono i suoi pensieri e lui la abbracciò, e tenendola in braccio ritornò il bacio con tutte quelle sensazioni che covavano nel suo cuore fin dal giorno in cui si erano incontrati per la prima volta. Al diavolo l'etichetta!
Non aveva mai provato niente di più giusto e corretto in tutta la vita.
"Nick dove stiamo andando?" Katarina chiese con un sorriso mentre si inoltravano nel bosco innevato.
"Non lontano" rispose lui in modo misterioso mentre la portava in mezzo agli alberi.
Lei lo teneva fermamente per mano, non voleva perdersi! Era molto buio fuori a parte la luce della luna e in un certo senso era magnifico. Almeno c'era Nick. Sapeva che con lui sarebbe stata al sicuro. Gli ultimi momenti passati insieme erano stati veramente memorabili. Erano stati l'uno abbracciato all'altra per un tempo che pareva un'eternità, toccandosi, accarezzandosi, baciandosi... Era passato molto tempo dall'ultima volta che lei aveva lasciato che un uomo facesse quello che stava facendo adesso Nick e anche se all'inizio si sentiva un po' tesa, ben presto si era rilassata e si era lasciata travolgere da quelle sensazioni così strane che le prendevano anima e corpo. Chi l'avrebbe detto che qualcosa che l'aveva spaventata a morte mesi prima adesso le stava dando così tanto piacere?
E allo stesso tempo, il loro conoscersi a vicenda l'aveva portata a chiedere sempre di più e anche se il suo corpo urlava di sì... la sua mente e il suo cuore rispondevano con un secco no. Non era ancora pronta, e non voleva nemmeno dare l'addio al celibato finché non si fosse sposata. E in qualche modo Nick questo lo sapeva... e si era tirato indietro prima di andare troppo avanti. Anche lui era rimasto spaventato da lei nei primi momenti, aveva il timore di far riaffiorare ricordi dolorosi...
"Rina, non voglio farti del male in nessun modo. Non voglio forzare nulla..."
"Non lo stai facendo affatto Nick. Solo non andare troppo in fretta..."
Era stato sincero con lei e questo la rendeva ancora più innamorata di lui.
"Eccoci siamo arrivati."
Uscendo dai suoi pensieri momentanei, si guardò intorno. Era uno scenario mozzafiato. Incredibile! Montagne ricoperte di neve, alberi, in fondo a tutto c'era un piccolo lago, ghiacciato dalle basse temperature. Tutto era piacevolmente illuminato dalla luna. "Oh Nick... è stupendo!"
"Pensavo che ti sarebbe piaciuto" si alzò dietro di lei, abbracciandola "ogni tanto vengo qui per rilassarmi e pensare... anche se questo posto l'ho visto solo una volta di giorno."
Sentendo che la tristezza stava per trasparire, si girò per guardarlo dritto in faccia. "Quando?"
"Il giorno che questo" indicò la faccia "mi è successo. E' stato l'ultimo posto dove sono andato insieme agli altri..." si lasciò andare.
Katarina allora capì perché questo angolo di paradiso era divenuto così significativo per lui. Era il suo ultimo ricordo felice con i suoi migliori amici... i suoi fratelli. "So che tu gli manchi Nick" gli prese la faccia tra le mani "come loro mancano a te."
"Lo so" sussurrava guardando nel vuoto per un attimo prima di ritornare a guardare la sua ragazza sorridendo. "Ma c'è un motivo per cui ti ho portata qui."
A lei non piacque il fatto che lui avesse cambiato discorso così all'improvviso, ma stasera era una sera speciale. Non voleva che lui fosse deluso, quindi sgomberò la mente da quel pensiero pessimistico. "Davvero? E posso chiederti quale sarebbe questo motivo?"
Le prese le mani, continuando a guardarla fisso negli occhi. "Ti volevo fare un regalo per Natale, ma non è ancora finito."
"Non fa niente, posso aspettare. Il solo fatto di essere qui con te è già un piacere."
"Forse sarà anche vero, ma comunque volevo regalarti qualcosa che non ti faccia dimenticare questa serata."
Lui lasciò andare le sue mani e lei lo guardò incuriosita mentre cercava qualcosa nella tasca del suo giaccone invernale e ne tirava fuori un oggetto avvolto in un tessuto rosso.
"Scusami per l'incartamento, sono una frana a incartare regali..."
Rise "non preoccuparti di quello." Prese questo oggetto del mistero dalle sue mani e rimosse il tessuto rosso. Rimase pietrificata. Era un bellissimo ciondolo d'argento da uomo che recava semplicemente i caratteri «BSB». Da tutto lo scintillare che Katarina vedeva i caratteri dovevano essere di diamanti incastonati nell'argento. "Nick... non posso... oh Dio!"
"L'avevo comprato per me qualche tempo fa... bè sai quando, e voglio darlo a te. Era la cosa a cui tenevo di più, finché non sei arrivata tu."
"Oh Nick..." toccava i caratteri di diamanti "non so se posso tenerlo."
"Puoi e lo terrai." Lo prese dalle sue mani e aprì la catenina per metterglielo al collo.
Era ancora allibita una volta indossato. Era così pesante... chissà quanto era costato! Girò di nuovo la sua ragazza per vedere come le stava davanti. Il suo sorriso si fece più evidente.
"Ti dona tantissimo."
Si sentì le lacrime agli occhi. "Grazie Nick. Prometto che non me lo toglierò mai." La trascinò in uno stretto abbraccio e Rina chiuse gli occhi, sentendo il bacio che lui le aveva dato sulla fronte, ringraziando Dio per aver finalmente esaudito il suo desiderio... per averle dato Nick.
Dovette usare tutte le energie che aveva in corpo per trattenersi dal correre lì e buttare quel bastardo giù dalla collina. Kris guardava sopraffatto dalla gelosia mentre le labbra di Kat e Nick si incontravano. Quello dovrei essere io... Quante volte Nick se la era portata a letto... aveva preso quello che apparteneva a lui? No, pensò quello è solo pateticamente innamorato di lei. Forse sta aspettando il momento giusto. Sorrise diabolico. Poteva vederlo ogni volta che posava quegli occhi azzurri su di lei. Lo faceva star male. Perdente!
Ormai erano alcuni giorni che li spiava, oltre a spiare quella vecchia nella cui casa vivevano, attraverso le finestre o quando uscivano, e pareva che uscissero solo di sera. Kris non ci mise tanto a capire perché. Il cavaliere dall'armatura scintillante era un brutto figlio di puttana... almeno una parte di lui. Se l'era quasi fatta sotto quando lo aveva visto. Quello era l'uomo del quale lei si era innamorata? Dopo aver visto quella faccia sfigurata, Kris sapeva che sarebbe stato molto facile riprendersi Kat... finché non aveva scoperto che questa persona non era una persona qualunque.
Dopo averlo visto in faccia negli ultimi giorni aveva notato che c'era qualcosa di familiare in quel ragazzo, e una volta riflettutoci sopra aveva concluso che quel bastardo altro non era che il «defunto» Nick Carter, il ragazzo biondo dei Backstreet Boys che aveva fatto piangere Billie all'infinito l'anno scorso quando si era diffusa la notizia della morte. Che bambinone! Ma dopo aver fatto queste considerazioni era ritornato il sorriso sulla sua faccia. Il fatto che il ragazzo di Kat fosse Nick Carter avrebbe reso tutto ancora più facile. Se quella popstar sfigurata stava qui invece di stare in Florida, era perché non voleva essere trovato.
Kris decise di lasciare che continuassero la loro seratina senza pubblico e se ne ritornò con calma alla macchina, che aveva abilmente camuffato da mucchio di neve e che si trovava a pochi chilometri dalla casa. Una volta sicuro di non essere sentito iniziò a fischiettare motivetti a caso. Sapeva che il suo piano era privo di difetti.
Voglio proprio vedere cosa farebbe la mia piccola gattina per mantenere il suo principe azzurro al sicuro...
Credo proprio che lo scoprirò presto...
CAPITOLO 20
"Vorresti dirmi che tu e Rachel..." la voce di Aj risuonò nel silenzio scioccante che regnava nel salotto della casa di Kevin. Ormai Natale era passato e adesso mancavano solo 2 giorni a capodanno. Aj aveva in programma di dare un gran party di capodanno nella sua casa di Malibu, quindi prima di questa festa decisero tutti di andare a casa di Kevin, che aveva appena finito di spiegare la faccenda ai suoi compagni di gruppo. Il loro stupore non era inatteso.
Howie si ricordò che era rimasto a bocca aperta e la richiuse, guardando Kevin come se stesse vedendo un fantasma. "Non credo ai miei orecchi..."
Kevin si teneva la testa tutto preso dall'angoscia, invece Brian la scuoteva. "Veramente non sa neanche lui cosa è veramente accaduto."
"Ma..." Aj non si sentiva a suo agio "non te ne saresti accorto se avessi fatto... quella cosa lì?"
"E' proprio qui il problema" rispose Brian "Kevin non si ricorda nulla e dobbiamo scoprire perché."
"Ho bisogno del vostro aiuto ragazzi" Kevin finalmente trovò la forza di aprire bocca, la voce suonava più sicura di quello che realmente lui si sentiva "devo capire cosa mi è successo quella sera. Devo sapere se ho veramente tradito mia moglie."
"Quindi pensi che c'è una possibilità che Rachel abbia messo in piedi tutta una montatura?" chiese Howie, anche se sapeva la risposta. Tutti la sapevano. Ognuno di loro sapeva come lavoravano le ragazze tipo Rachel Malone.
Kevin annuì "So che voi lo trovate difficile da credere..."
"No non proprio, Rachel è sempre stata una gran puttana... che Nick volesse vederlo o no, lo sapevamo tutti. Non sarei minimamente sorpreso se ti avesse drogato o robe del genere."
"Va bene" Brian si alzò in piedi "allora tutti d'accordo. Aiuteremo Kevin a scovare la verità."
"Certo, ma come?" chiese Howie.
Kevin sorrise contento "diciamo che ci vorrà molta pazienza e una ottima resistenza alla nausea."
"Vai a L.A. per capodanno?" esclamò Katarina al telefono.
"Sì certo!"
"Con chi?"
"...vado a trovare Howie."
"Dici sul serio?"
"Sì." Billie cercò di mettere da parte i sentimenti di colpevolezza che la tormentavano dalla vigilia di Natale.
"Billie ma che sta succedendo? Mi sembri strana dalla voce."
"Non è niente. E' solo che ho un sacco di pensieri in testa."
"Va bene."
Sentendo il bisogno di cambiare discorso, Billie iniziò a fare domande a Katarina. "Allora... come va tra te e Nick?" la sentì sospirare e si concedette una risata. Sua sorella pareva proprio innamorata pazza del suo ragazzo!
"Non sono mai stata così contenta e felice in tutta la mia vita. Lo amo così tanto... in un modo indescrivibile."
"E' grandioso Rina. Sono proprio contenta per te." Si sentì le lacrime agli occhi. Eh se avesse potuto dire lo stesso di Kris... ma le cose stavano cambiando troppo in fretta per i suoi gusti... e dire che era cominciato tutto con un bacio...
"Billie devo andare adesso. Sei sicura che va tutto bene?"
"Tutto a posto, ti richiamo dopo capodanno ok?"
"K. Ti voglio bene."
"Anche io." Riattaccò e si ridistese sul letto, aveva talmente tanti pensieri in testa che pensava potesse esplodere da un momento all'altro. Il dato di fatto era che in tutta la sua vita, non aveva mai provato una tale sensazione di passione e desiderio fino a quando lei e Howie si erano incontrati. Poteva ancora sentirsi addosso le sue carezze, le mani tra i capelli... il suo corpo vicino a lei. Scosse la testa. Che stupida che sono! Non avrei mai dovuto baciarlo! Sono una donna fidanzata! Dovrei sposare Kris... dovrei amarlo! Lo amo!
E allora perché diavolo mi sento imprigionata? Senza via di uscita?
"Torno tra un po' va bene?" Nick sorrise al suo angelo mentre lei si distendeva e si morse le labbra.
"Torna presto ok?" sussurrò Katarina.
"Sì va bene." Avvicinò le labbra alle sue ancora una volta prima di chiudere la porta e uscire. Si mise a posto il suo cappotto invernale e si inoltrò nel paesaggio imbiancato, con un'ascia in mano. Doveva tagliare più legna per il fuoco e doveva farlo in fretta. Odiava essere lontano da Katarina più del necessario. Determinato a sbrigarsi, andò verso il retro della casa e mise testa e corpo al lavoro. In poco tempo aveva rimediato tanta legna da durare per tutto l'inverno! Tremò al soffiare del vento gelido attorno a lui, la neve che copriva ogni cosa. Questo era l'unico periodo dell'anno che odiava qui in Canada. Era troppo freddo per i suoi gusti. Gli mancava il sole caldo e la brezza del mare. Gli mancava tanto Tampa...
Ma non poteva in nessun modo tornare a casa.
E in questo momento neanche lo voleva. Tutto quello di cui aveva bisogno era qui. Tutto eccetto la sua famiglia, i suoi amici... scosse la testa. No. Non distruggerti a pensare a cose che non puoi cambiare Nick. Quello è il tuo passato. Adesso è il momento di pensare al futuro. Subito sorrise. Il mio futuro con Rina. Un suono familiare ma allo stesso tempo sconosciuto interruppe i suoi pensieri di felicità e si girò.
Niente.
Diede un'occhiata in giro tra gli alberi imbiancati. Forse è solo l'immaginazione. Si girò di nuovo e stava per prendere in mano un fascio di legna quando lo sentì di nuovo. Quel rumore. Stranito si girò nuovamente e si diresse verso dove aveva sentito provenire quel suono. Si fece strada tra gli alberi.
Niente.
Ma che sta succedendo? pensò.
Quindi si sentì subito impaurito. Forse qualcuno sapeva che lui era qui? Forse qualcuno lo aveva trovato? No... non è possibile. Nessuno lo sa... vero? Ma nemmeno lui era certo di questo. Deciso a non perdere altro tempo, tornò al suo lavoro, prese tutta la legna che poteva e si diresse in fretta verso la porta di casa. Lì però si fermò di nuovo un attimo a cercare di sentire quel rumore.
Niente.
Forse se lo era sognato. Aprì la porta, mise la legna dentro e la richiuse, sperando di non essere stato scoperto...
Rachel si diresse verso la porta. Ma chi può essere a quest'ora? Una volta guardato fuori dalla finestra chi era che suonava, subito la curiosità lasciò il posto al diabolico piacere. Si mise a posto i ciuffi di capelli colorati in fantasia e si aggiustò il vestito prima di aprire la porta. "Kevy... che sorpresa!"
Lui sorrise e si appoggiò all'uscio con aria indifferente. "Rach. Era un po' di tempo che mi ero ripromesso di passare a trovarti."
Lei non credeva a quello che aveva appena sentito. "Davvero?"
"Sì... sembra che non riesca a toglierti dai miei pensieri."
Sorrise. "Nessuno può Kevin. E' il mio motto" si girò ridendo, non vedendo la sua espressione disgustata. "Seguimi... ti darò una performance da oscar."
"Non è per quello che sono qui Rachel" rispose chiudendo la porta.
"Hmm..." rispose delusa "e allora perché sei qui?"
Sorrise e avvicinandosi le accarezzò la guancia, facendole provare delle sensazioni sconosciute. Che diavolo era? Non aveva mai provato niente del genere prima d'ora...
"Sai Rach, sono un tipo molto formale. Anche se ovviamente siamo ben oltre la modestia e i limiti, penso che sarebbe bellissimo se ci conoscessimo a vicenda un po' di più. Raccontami cosa ti piace, cosa invece odi..."
In questo momento, le mani di lui stavano accarezzando le sue braccia e Rachel era troppo assorta per parlare. Non capiva perché il suo atteggiamento era cambiato così di colpo. Ma ancora peggio, non comprendeva quelle sensazioni strane che la coinvolgevano al 100% mentre lui la guardava con quegli intensi occhi verdi. Scosse la testa. Ma che cazzo mi succede? Forse sto per sentirmi male. Ma quello non può essere ciò che lui vuole veramente. Sorrise in modo attraente e avvolse le braccia attorno al collo. "Ma sì Kevy... possiamo parlare quando vuoi... in questo momento, però, voglio sentirti vicino."
"Rach guarda che non sto scherzando." Si tirò indietro dal suo abbraccio e le voltò le spalle "mi hai fatto vedere quello che mi mancava nella vita... e voglio farti vedere quanto lo apprezzo comportandomi in modo educato con te."
"Ma come puoi tu---" si fermò prima di combinare un casino. Come poteva dire questo se non sapeva un'acca di quello che era successo tra loro due?
"Che?" Kevin si girò.
"Niente" rispose Rachel sentendosi presa dall'ansia. "Che cosa stai facendo qui veramente?"
"Te l'ho detto. Io---"
"Non diciamo le cazzate. C'è qualcosa che non---"
Lui la fermò baciandola e Rachel subito si dimenticò quello che voleva dire.
"Allora..."
"Va bene." rispose lei, stupita del fatto che aveva risposto sì anche a una richiesta così strana. Almeno mi darà i soldi!
Kevin sorrise tutto contento. "Perfetto!"
CAPITOLO 21
Stasera è la sera giusta.
Kris guardava la vecchia casa da dietro gli alberi con un sorriso di soddisfazione. Stasera avrebbe ottenuto esattamente quello che voleva. Stasera si sarebbe ripreso la sua piccola Kitten.
Stasera avrebbe rovinato la sua vita.
Tutto quello di cui aveva bisogno era a portata di mano. Guardò appunto quello che gli serviva e quasi scoppiò a ridere. Sapeva benissimo che il suo piano non sarebbe fallito. Conosceva Kat fin troppo bene. Non appena Katarina avesse capito che controllo poteva esercitare lui su di lei e sul suo principe azzurro, avrebbe mollato tutto e sarebbe tornata a casa con Kris. Ricacciò l'elemento del ricatto in tasca e si strofinò le mani già pregustando il momento... e anche per scaldarle. Dio che freddo! Ma guarda cosa mi tocca fare per la mia Kitty Kat. Sorrise di nuovo. Ma non sarà di certo fatica sprecata dopo stasera. Si lasciò scappare una risatina diabolica.
Sarà veramente un felicissimo anno nuovo per me!
"Quanta gente c'è qui!" Billie teneva Howie stretto per il braccio mentre guardava sbigottita quanto grande era la casa di Aj e Sarah a Malibu e quante persone c'erano dentro. Dovevano essere almeno 200!
Howie le toccò la mano per rassicurarla, anche se quello che voleva veramente fare era avvolgerle le braccia attorno, abbracciarla e sussurrarle che sarebbe andato tutto bene... che era la più bella ragazza presente qui. Ma questo non poteva farlo. Da quella fantastica sera di Natale, i rapporti tra lui e Billie non erano andati proprio malissimo, ma poteva sentire che lei era ancora presa dal senso di colpa per quel bacio non proprio «da amici». Quanto voleva sentirsi anche lui così. Ma sfortunatamente il senso di colpa era l'ultima cosa che aveva in testa in questo momento.
"Ehi ragazzi!" Sarah li salutò con un sorriso smagliante. "Ho piacere che sei venuta anche tu Billie."
Billie ricambiò saluto e sorriso e Howie si sentì subito rilassato.
"Grazie per avermi invitato. Anche se non ci conosciamo ancora abbastanza..."
"Non c'è problema, credimi. Inoltre credo che qualcuno sarebbe stato molto di cattivo umore se tu non fossi venuta." Puntava lo sguardo su Howie.
Lui non rimase indifferente a quello che era appena stato detto e ricambiò Sarah guardandola di traverso, intanto Billie iniziava ad arrossire. "Aj ha proprio trovato la sua dolce metà vero?"
Sarah rise e prese la mano a Billie. "Vieni. Leigh e io vogliamo parlare con te di affari da donne." Si girò di nuovo verso Howie, ma con aria più autoritaria. "Aj, Bri e Kevin sono fuori in giardino..."
Howie annuì per indicare che aveva capito. "Grazie Sar."
Billie lo guardò timorosa. "Sei sicuro che andrà tutto bene?"
La sua preoccupazione verso di lui gli scaldò il cuore. Sorrise. "Sì. Io e i ragazzi dobbiamo soltanto discutere di una cosa." Mise la mano sulla spalla accarezzandola. "Ci vediamo dopo?"
Lei rispose con un sorrisino favoloso. "Sì certo."
"Ehi" Howie salutò sommessamente un attimo dopo mentre arrivava nel giardino della casa dei McLean.
Brian, Kevin e Aj risposero annuendo. "C'è Billie con te?" chiese Brian.
"Sì sta chiacchierando con Sarah e Leighanne." Howie si avvicinò a loro. Stavano tutti seduti l'uno vicino all'altro, silenziosi, guardando il cielo stellato, tutti persi nei loro pensieri.
"Pensi che ci sta guardando adesso?" chiese Aj qualche attimo dopo, il tono molto pensieroso.
"Credo di sì" rispose Kevin mettendosi una mano tra i capelli "o magari sta facendo certi scherzi di cattivo gusto agli angeli..."
"Certo" continuò Brian "tipo il chewing-gum al gusto di pesce."
Tutti risero a quel ricordo, era così divertente. Ma anche ancora così vivo nella memoria.
"Mi ricordo quando stavamo girando quella Millennium TV e credevo lui facesse finta di essere Nick Washten..." rise Howie.
Brian sorrise "quella volta gli hai proprio rovinato la recita!"
"Lo so!"
Le loro risate si perdevano nell'aria notturna come una allegra melodia. Parlavano di altri ricordi di Nick e del suo caratterino birichino... fino a quando Brian si lasciò in un piccolo singhiozzo.
"Aveva ancora tutta una vita da vivere... non capisco perché se n'è andato così presto..."
Kevin mise una mano sulla spalla di Brian per calmarlo mentre Aj e Howie avevano iniziato a piangere. Potevano far finta quanto volevano che andasse tutto bene. Ma la nuda verità era che gli mancava ancora il loro migliore amico. Lo rimpiangevano ancora. Ma se non riuscivano ad andare avanti doveva esserci un motivo... ma quale?
"Torno subito" Aj sussurrò avviandosi verso la festa. Quando ritornò più tardi, l'umore non era cambiato ma almeno Brian aveva smesso di piangere. "Tenete" distribuì dei bicchieri di liquore di mele. "Facciamo un brindisi. A Nick... dovunque si trova è al sicuro e felice."
Alzarono i bicchieri e mentre sorseggiavano il liquore lo stesso pensiero attraversò le menti di tutti e quattro.
Felice anno nuovo Nick.
Guardava il suo riflesso nello specchio. Sperava di essere a posto. Sospirando si sedette di nuovo sul letto. Era capodanno e Nick sapeva che avrebbe dovuto sentirsi tutto pimpante per festeggiare. Ma chissà perché non si sentiva in vena di feste e festicciole. Stasera era l'ultima sera del suo primo anno senza aver visto la sua famiglia né i suoi amici... tutti quelli che conosceva. Quanto avrebbe voluto sapere cosa avevano fatto quest'anno. Quanto avrebbe voluto sapere se stavano festeggiando in grande stile o se avevano preferito una serata tranquilla con pochi amici intimi.
Non pensarci più Nick. Finirai col rovinare la serata se continui a pensare a quello che non puoi cambiare. Convinto a mettere a tacere i suoi sentimenti di nostalgia si alzò e si diresse verso la porta. Improvvisamente si sentì qualcosa di stranissimo dentro e si fermò. Che cos'era? Capì solo allora che stavano pensando a lui... che non lo avevano dimenticato. Chiuse gli occhi e sorrise. Buon anno ragazzi.
Ancora con quel sorriso sulla faccia, uscì dalla sua stanza avviandosi verso la scala.
"Nickolas caro! La cena è pronta!"
"Arrivo Caroline!" rispose mentre scendeva i gradini. Che profumino che veniva da giù! Sentendosi rilassato, entrò in cucina e si accorse che Katarina non c'era. "Dov'è Rina?"
"E' andata fuori a prendere altra legna. Potrebbe servire. Sembra che questa casa non si stia scaldando affatto." Sorrise a lui e strizzò l'occhio. "So che vorresti uscire per aiutarla ma ora mi servi qui per preparare la tavola."
Nick finse di sentirsi seccato. "Ugh. Va bene se proprio devo farlo..."
Caroline rise di gusto. "Muovi il sederino pigrone che non sei altro!"
Ancora uno, penso che siano abbastanza, pensò Katarina raccogliendo un altro pezzo di legna e aggiungendolo alla pila che avrebbe portato in casa. Mentre prendeva il pesante fardello in braccio, pensò a cosa stesse facendo sua sorella. Sapeva che qualcosa non andava anche se Billie le aveva detto il contrario... e aveva il presentimento che in mezzo c'era Howie. Sperava che ci fosse. In questo modo Kris sarebbe sparito dalla sua vita per sempre.
Non avrebbe dovuto vivere nella paura per il resto dei suoi giorni.
Scosse la testa, cercando di non pensarci. Dopo tutto era capodanno! E' il momento di celebrare il nuovo anno. Il 2003! Avrebbe dovuto essere un anno molto migliore del 2002. Sorrise. Almeno quest'anno avrebbe avuto Nick vicino. Tutta contenta, canticchiava mentre ritornava verso casa.
"Te ne vai così presto Kitten?"
No. Si irrigidì. No. No. No. Se lo era sognato.
Era tutta immaginazione.
"Allora? Non hai intenzione di salutare in modo adeguato il tuo cognato?"
Scioccata lasciò cadere tutta la legna e con il cuore che batteva a 1000 si girò. Lentamente. Un poco per volta. Finché non si trovò faccia a faccia con il suo peggior incubo. NOOOOO!!!! Voleva urlare così forte, ma niente uscì dalla sua bocca.
Lui sorrise. "Perché sei così scossa Kitten? Sapevi che prima o poi ti avrei trovato."
Si sentì il voltastomaco. Poteva vomitare da un momento all'altro. Chiuse gli occhi. Per favore fa che sia un sogno... fa che non sia reale... per favore Signore... ti prego... Riaprì gli occhi per scoprire che lui si era mosso. Si era avvicinato, e molto avvicinato. Proprio mentre lei stava per emettere un urlo lacerante, lui le tappò la bocca.
"Sshh... non vuoi che il tuo caro Nick venga a sapere che sono qui vero? Inoltre dobbiamo discutere, in privato." Il braccio libero di Kris la avvinghiò e la portò ancora più vicina a lui. Katarina iniziò a tremare e si lasciò scappare alcuni urli zittiti dalla mano, e con il vento che c'era nessuno avrebbe potuto sentirla neanche se avesse urlato fortissimo.
Lui avvicinò la testa al suo orecchio. "Quanto tempo è passato Kitten... troppo. E anche se ti sto appena toccando, sto reagendo così deliziosamente... puoi sentire la mia presenza Kat?"
Certo che la sentiva la sua presenza. Provava tutto, specialmente quell'amaro che c'era in bocca. Per favore non di nuovo... per favore no...
"Credo che ci sarà molto tempo per quello, ma dopo." Sorrise malizioso. "Ora toglierò la mano dalla tua bellissima bocca, va bene? Ma se urli di nuovo, ti porto via seduta stante e tu questo non lo vuoi, vero Kitten?"
Scosse energicamente la testa. Non aveva scelta. Doveva fare come lui le diceva.
"Va bene."
Si tirò indietro leggermente e Katarina subito si distanziò il più possibile da lui. Non voleva rischiare nulla. Lui le rise dietro, sommessamente... in modo minaccioso. Come poteva fare per tirarsi fuori da questo enorme casino? "Co... cosa ci fai qui? Come mi hai trovato?"
Kris fece la faccia dell'indifferente. "E che ti importa Kat? Quello di cui dovresti preoccuparti seriamente adesso è come reagirà il tuo principe azzurro una volta scoperto che tu l'hai lasciato."
"Lasciato?" Con quel poco coraggio che le era ancora rimasto in corpo, alzò la testa e incrociò le braccia. "Io NON lascerò Nick. Men che meno per te Kris."
Rise di nuovo. "Oh certo che lo farai Kitty Kat. Te lo garantisco." Si mise le mani in tasca e ne tirò fuori qualcosa che pareva una busta. "Hmm... chissà che cos'è questa."
Katarina guardava intimorita mentre apriva la busta...
E rimase di sasso una volta aperta.
Il sorriso sulla faccia di lui era così ridicolo che si sentì così piccola... Non può essere... come ha fatto...
"Ah sì! Adesso mi ricordo! Sono le foto che ho scattato a Nick qualche giorno fa mentre stava prendendo della legna per te e la vecchia!"
Lo sa! capì allarmata e si chiuse la bocca con la mano. Sa tutto!
"Tsk tsk. Vorrei proprio vedere cosa succederebbe se portassi queste foto ai giornali. Sono sicuro che tutto il mondo morirebbe dalla voglia di sapere che Nick Carter non è morto."
Il suo sorriso diabolico si faceva sempre più grande, tormentando Katarina.
"Di sapere che invece è vivo e vegeto... e ha l'aspetto di un mostro a metà!" («sideshow freak»)
CAPITOLO 22
Billie guardò in mezzo alla gente che c'era in casa finché non lo vide rientrare dal giardino con Aj, Brian e Kevin al seguito. Cosa era successo? Non parevano molto allegri. Avvicinandosi vide che avevano gli occhi un pochino rossi. Avevano pianto? "Howie!"
Alzò la testa per guardarla. Subito il suo sguardo divenne più luminoso. "Billie ti sei divertita?"
Lo guardò per un attimo prima i rispondere. "Sì tutti sono così gentili con me."
"Che bello rivederti Billie" Brian la abbracciò, seguito nel gesto da Kevin e Aj.
"Devo dire che hai dei gusti molto raffinati per quanto riguarda le donne, Howie." Aj sorrideva e guardava Billie con apprezzamento.
"Aj taglia!" Howie si fece sentire.
"Miiiiiiiii sto solo scherzando! Non prendere tutto sul serio!"
Billie intanto rideva. "Va bene non fa niente. Tanto lo so che ami flirtare..."
"E che te devo di'? Adoro le donne!"
Kevin entrò nella conversazione. "Se solo Sarah fosse qui a sentirti."
"La mia donna ha una fiducia incondizionata in me" rispose Aj mentre andava a cercarla.
Howie si appoggiò a Billie. "E' un pervertito, ma non lo ammetterà mai."
Billie sorrise. "Il suo segreto è al sicuro con me."
Kevin e Brian salutarono i due per unirsi agli altri ospiti e per lasciarla sola con Howie. Cercò di cancellare il nervosismo che la dominava. "Tutto ok? Mi sembri un po' teso."
Howie rispose con un piccolo sorriso. "Sto solo pensando al passato."
Billie sapeva perfettamente a cosa si riferiva. I sentimenti di paura cedettero il posto alla comprensione. Lo guardò mentre ritornava pensieroso e decise che non lo avrebbe lasciato lì a rodersi a pensare a quello che non si poteva cambiare. Gli prese la mano. "Balli con me?"
Lo accompagnò sulla pista da ballo e si rese conto che questa non era stata una brutta idea. Infatti la canzone disco che stava suonando in quel momento fu subito sostituita da una romantica. Questo poteva significare solo una cosa. Prima che potesse fiatare, le braccia di lui la avvolsero in un caloroso abbraccio e i due si portarono più vicini. Subito ritornarono alla memoria quei momenti della vigilia di Natale...
Il suo sguardo era diretto verso di lei. Lei voleva guardare altrove ma non ci riusciva. Quegli occhi scuri l'avevano letteralmente acchiappata e non c'era possibilità di fuga. Non voglio fuggire... Ormai aveva la testa completamente persa tra le nuvole. Gli mise le mani tra i capelli. Al diavolo le precauzioni! E che c'è di male a desiderare qualcuno così tanto? Come fa a essere sbagliato quando lo sento così perfetto?
La sua testa si avvicinò e lei chiuse gli occhi. Si sentiva le labbra già addosso. Ma invece sentì lui che le sussurrava dolcemente in un orecchio. "Ti voglio..."
Riaprì gli occhi e si ritrovò quello sguardo infuocato. Senza pensarci due volte annuì.
Nessuno li aveva notati mentre si facevano largo in mezzo a tutta quella gente e si avviavano verso la camera da letto...
"Non puoi!"
"Oh certo che posso e lo farò Kitty Kat."
"Bastardo!" esclamò Katarina, incazzata ma impaurita. La situazione non avrebbe potuto precipitare. Ma invece poteva benissimo diventare ancora peggio. Ci sarebbe voluto un miracolo per evitarlo.
Kris era contento. "Oh ma da quando sei diventata così loquace Kitten? Mi piace."
"Non puoi portare quelle foto ai giornali. Non devono trovare Nick! Non puoi!"
"Ah sì e chi mi fermerà?"
"IO TI FERMERO'!"
Questa risposta lo fece ridere ancora di più. "E basta! Ma dacci un taglio!"
"Cosa vuoi Kris? Che vuoi per lasciare Nick in pace?"
"Niente. Quello stronzo biondino avrà quello che si merita per averti portato via da me!"
Non mi hai mai avuto! Cercò di controllare le lacrime. Non voleva che lui la vedesse piangere. L'aveva vista piangere così tante volte in passato. Ma adesso che poteva fare? Doveva proteggere Nick... doveva fare in modo che rimanesse al sicuro. Katarina quasi pianse dal dolore. Infatti sapeva cosa doveva fare per accontentarlo. Le sarebbe costato solo una cosa. La sua dignità.
Ma doveva farlo.
Amava Nick troppo per permettere che Kris gli facesse qualcosa.
"Farò TUTTO Kris. Tutto quello che vuoi. Solo non fare nulla a Nick. Ti prego."
Kris sorrise. "Tutto eh?"
Annuì fermamente, pronta a sbottare di nuovo. "Tutto."
Si avvicinò a lei. Chiuse di nuovo gli occhi. Sperando che fosse tutto finito presto...
"Fai i bagagli Kitten."
Lui era dietro di lei. Aprì gli occhi e tentò di girarsi verso di lui ma la forzò a restare girata da quella parte. "Che?"
"Fai i bagagli. Te ne torni a Tampa domani mattina con me."
"E avanti Kristin" Kevin sentiva il telefono squillare per la quarta volta impaziente "rispondi per favore..." Rachel era arrivata alla festa un'ora prima ed era stata incollata a lui per quasi tutto il tempo, finché non aveva deciso di andare a mettersi a posto.
Adesso che se ne era andata, aveva tempo per chiamare sua moglie. Ce ne era voluto per convincerla, ma alla fine Leighanne gli aveva dato il numero dove poteva trovare Kristin. Qualcuno rispose in linea e subito si sentì il cuore in gola.
"Pronto?"
Kevin quasi si mise a piangere. Quanto tempo che non la sentiva. "Kristin..."
"Kevin?! Dove hai preso questo numero?!" Rispose arrabbiata.
"Kris non arrabbiarti per favore, voglio parlarti."
"Non abbiamo nulla da dirci."
"Kristin..." la sentiva singhiozzare. "Non piangere Kris..."
"Dannazione Kevin... non far finta che ti interessi!"
"E invece mi interessa. Mi manchi tanto."
Nessuna risposta.
"Ci possiamo incontrare... così possiamo parlare?"
"Non credo proprio."
"Ti prego amore... per piacere? Devi sapere che cosa sta succedendo."
"Non voglio più sapere nulla riguardo a te Kevin.
Chiuse gli occhi, quelle parole lo avevano colpito dritto al cuore. "Per favore" La sentiva sospirare.
"E va bene. Ma questo non significa nulla Kevin. Hai capito?"
"Sì sì. Capisco perfettamente." Ringraziò Dio per avergli concesso almeno di vederla di nuovo. "Vieni a casa di Aj e Sarah domani mattina."
"Va bene."
Riattaccò dopo essersi messa d'accordo. Lui stava lì, ad ascoltare il tono di linea. Quanto voleva dirle che l'amava! Ma forse questa non era una buona idea in questo momento.
Un sorriso sincero apparve sulla sua faccia per la prima volta dopo tanto tempo. Almeno l'avrebbe incontrata domani. Dopo settimane di attesa... e attesa...
Avrebbe visto Kristin di nuovo.
Nick guardò l'orologio in cucina per l'ennesima volta in meno di cinque minuti. "Rina dovrebbe essere tornata adesso."
"Non agitarti caro. Sono sicura che tornerà molto presto," rispose Caroline mentre riempiva tre calici di champagne.
Quindi, come previsto, sentì la porta aprirsi. Si alzò e corse all'ingresso. Subito si sentì rilassato dalla vista di lei. "Eccoti qui!"
"Nick!" Katarina si buttò subito nelle sue braccia, facendolo quasi cadere per terra.
"Ehilà!" Rise e la tenne stretta cercando di non perdere l'equilibrio. "Mi mancavi anche tu." Lei lo guardò con un sorriso non molto visibile. Invece era visibilmente tesa. "Rina c'è qualcosa che non va? Stai tremando."
"Sto... bene. Solo un po' stanca."
La baciò sulla fronte. "La prossima volta vado io a prendere la legna okay?"
"Okay."
"Va bene," il sorriso riapparve "ora volevo che anche tu sapessi che ho fatto il bravo ragazzo e ho aiutato Caroline a preparare la tavola per la cena."
Lei rideva, anche se Nick non aveva notato quanto forzato era questo riso. "Capisco... e speravi di avere una qualche ricompensa?"
Annuì "Che cazzo certo."
Katarina alzò la testa e Nick non esitò ad avvicinarsi a lei, e non appena le labbra si toccarono si sentì fiacco. Non c'era ombra di dubbio su quanto amasse la donna che aveva tra le braccia. Avrebbe fatto tutto per lei... le avrebbe dato quello che voleva...
E stasera le avrebbe detto esattamente questo.
Era mezzanotte e mezza quando Katarina e Nick augurarono buonanotte a Caroline. "Dormi bene" Katarina abbracciò l'anziana signora forte. Sapeva che dopo stanotte probabilmente non l'avrebbe mai più rivista.
"Buonanotte cara." rispose già assonnata, "dormite bene anche voi due."
"Grazie" promise Nick e lanciò un'occhiata a Katarina.
Rispose sorridendo.
Caroline sparì salendo le scale e Katarina si girò per guardare Nick in faccia. Non aveva mai visto un sorriso simile in vita sua. I suoi occhi azzurri scintillavano luminosi di felicità e lei era fiera di sapere che era lei, appunto, la causa di questo.
E domani lei sarebbe stata la causa del suo dolore.
Trattenne le lacrime mentre lui la prendeva tra le braccia e appoggiava la testa sul suo collo. Lei giocava con i suoi capelli biondo oro e respirava il profumo dello shampoo. Che profumo maschile... niente era meglio di questo. Sarebbe stato molto difficile lasciare questo posto.
"Rina..." sussurrò lui, alzò la testa e subito si baciarono. Un bacio che aprì le porte alle lacrime che si teneva dentro da quando aveva incontrato Kris fuori.
Nick si tirò leggermente indietro, non aveva capito il perché di questa reazione. "Perché stai piangendo?"
"E' solo che... che sono così contenta Nick... stare qui con te... mi rende contentissima."
Baciò i rivoli di lacrime dolcemente prima di ritornare sulle sue labbra e lei ricambiò i suoi baci calorosi con la stessa intensità e passione, lasciandosi affondare nel suo abbraccio. Non ci sarebbe mai stato un altro uomo per lei. Questo lei lo sapeva e voleva più di ogni altra cosa che anche lui lo sapesse...
Si ritirò indietro di nuovo, la prese per mano e la accompagnò all'albero di Natale che era tutto sfavillante di luci coloratissime. "Stai qui" le sussurrò e si diresse verso la vecchia radio di fianco al caminetto. La accese. Per fortuna stava iniziando una canzone lenta e stupenda e Katarina sorrise quando lui ritornò verso di lei e timidamente le chiese di ballare. Andarono subito a tempo, abbracciati intimamente l'uno all'altro. Katarina chiuse gli occhi e appoggiò la testa al suo stomaco, ascoltando la canzone che subito divenne una canzone che non si sarebbe mai dimenticata.
"Sayin' I love you
is not the words I want to hear from you.
It's not that I want you
not to say it but if you only knew
how easy it would be to show me how you feel.
More than words is all you have to do to make it real.
Then you wouldn't have to say that you love me
'cuz I'd already know.
What would you do if my heart was torn in two?
More than words to show you feel...
that your love for me is real.
What would you say if I took those words away?
Then you couldn't make things new
just by sayin' I love you..." (More than words, by Extreme.)
E fu allora che capì dal modo in cui lui la teneva, da come la guardava dritto negli occhi, da come ascoltava ogni parola che usciva dalla bocca quando lei parlava... Nick la amava. Non lo aveva mai detto prima, ma il dato di fatto era che non ce n'era bisogno. Glielo dimostrava ogni giorno con i fatti.
"Rina, io---"
Prima che potesse aggiungere altro, lei alzò la testa e premette le labbra contro le sue. "Lo so Nick," sussurrava tra i baci, "Lo so e io..."
"Anche io lo so." rispose e il bacio si fece più intenso. Adesso si trovavano in un mondo dove solo loro due esistevano...
"Now that I've tried to
talk to you and make you understand,
all you have to do is close your eyes
and just reach out your hand
and touch me...hold me close...
don't ever let me go.
More than words is all I ever needed you to show.
Then you wouldn't have to say that you love me
'cuz I'd already know." (More than words, by Extreme.)
Ore dopo, con la valigia pronta, lasciò un foglio di carta sopra il cuscino... la sua lettera a Nick. Senza far rumore aprì la porta e mise la testa nella sua stanza. Era bello addormentato, sorridente. Katarina si avvicinò al lato del letto, guardava la luce della luna proiettarsi sul suo ragazzo. Nick... si avvicinò e spostò i ciuffi di capelli, poi gli diede un piccolo bacio sulla fronte. "Ti amo Nicky... tantissimo." Sussurrava tremante, "non dimenticarmi mai."
Qualche minuto dopo... Se ne era andata.
CAPITOLO 23
Caroline sbadigliò mentre si versava una tazza di caffè fumante appena preparato. Erano le 9 di mattina, non si era mai svegliata più tardi di così in tutto l'anno. Si sedette al tavolo e consumò la prima colazione, pronta per iniziare un nuovo giorno e un nuovo anno. Forse riesco a convincere Rina e Nickolas ad alzarsi per aiutarmi a smontare l'albero di Natale. Sorrise. Che bello era stato vederli andare così d'amore e d'accordo mentre decoravano l'albero di Natale! Sapeva da quando si erano incontrati che erano fatti l'uno per l'altra. Il destino e il Signore aveva portato Katarina Clark alla porta della sua casa tutti quei mesi fa.
Sbadigliò di nuovo e decise che li avrebbe lasciati dormire ancora un pochino. Dopo tutto, quasi sicuramente erano andati a letto molto più tardi di quando ci era andata lei. Pulì il tavolo dopo aver finito di fare colazione e si diresse verso l'ingresso. Credo che andrò fuori a farmi due passi in bosco. Contenta, si mise gli stivali e il giaccone e uscì a passeggiare nella fredda mattinata d'inverno. Non sapeva che cosa l'attendeva quando sarebbe tornata.
"Non dovresti essere contenta di tornartene a casa, dove dovresti stare?"
Katarina ignorò Kris e la sua voce contenta. Guardava fuori dal finestrino le nuvole attorno all'aereo. Ma quando è che smetterò di piangere? Erano in volo da tre ore ormai e con ogni chilometro percorso Nick era sempre più lontano.
E lei si sentiva sempre più misera e vuota.
Dio quanto dolore provava in questo momento...
Nick... sono partita solo da tre ore e già mi sento come se non potessi andare avanti senza di te. Continuava a piangere, le lacrime scendevano dalle guance come cascate. Se solo avessi saputo che non avevo scelta... Si lasciò scappare un piccolo sussurro.
"E basta la vuoi smettere con questo piagnisteo?" le disse Kris in un orecchio. "Sei oltremodo patetica!"
"Lasciami sola" rispose Katarina furiosa guardandolo in faccia "mi hai costretto a venire con te... quindi PUOI e DEVI sopportare il mio malumore!"
Sentì la mano di lui sulla coscia.
"Conosco mille modi per cancellare Nicky dalla tua mente."
"LEVAMI LE MANI DI DOSSO!" Katarina urlò e si girò per guardarlo, ancora con le lacrime agli occhi. Kris la guardava stupito mentre tutti i passeggeri si giravano nella loro direzione incuriositi da quell'urlo. Di solito lei in questi casi sarebbe stata imbarazzata al 100%. Ma oggi non gliene poteva fregare di meno. Non gliene fregava più di niente.
Una hostess si avvicinò cautamente a loro. "Uh va tutto bene signori?"
Katarina riportò lo sguardo sul finestrino. Ma si sentiva gli occhi infuocati di Kris sulla schiena.
"Va tutto bene grazie" rispose lui alla hostess.
Appoggiò la testa al vetro del finestrino e si lasciò a un sospiro di arrendevolezza.
Niente sarebbe stato più «a posto» per lei.
Mai più.
"Allora è finita vero?"
Howie guardava Billie e sentiva come il mondo cadergli addosso. Erano all'aeroporto in attesa del volo che la portasse in Florida. E che la portasse fuori dalla sua vita. "Credo proprio di sì... anche se non lo vorrei."
Billie lo guardò, gli occhi presi dai sentimenti che lui provava nel profondo del suo cuore. "Nemmeno io..." Si avvicinò e accarezzò la sua guancia. "Ieri sera era..."
Lui si lasciò scappare un lamento. Solo una parola poteva descrivere adeguatamente quella sera.
Incredibile.
L'essere nelle sue braccia... toccarla... sentirla... era stato incredibile. E ora lei se ne stava andando...
Strano però, che tutto questo pareva avesse un senso logico. Dopo ore di puro piacere si erano guardati negli occhi. Sapevano che la loro «amicizia» non poteva continuare. Avevano oltrepassato il confine... giocato con il destino... e adesso era troppo tardi per tornare indietro. Nessuno dei due voleva tornare indietro. E quindi si misero d'accordo.
Non si sarebbero più incontrati dopo solo quella notte insieme... una notte nella quale avevano scoperto molto più che il solo desiderio... Era la cosa giusta da fare.
Ma allora perché pareva così sbagliata?
"Billie puoi promettermi una cosa?"
"Qualsiasi cosa."
Asciugò la lacrima che le scendeva dalla guancia. "Non pentirti mai di quello che abbiamo fatto l'altra notte. Perché so benissimo che io non lo farò. Mai."
Lo abbracciò stretto. "Prometto che non lo farò Howie."
Lui ricambiò l'abbraccio nel modo migliore e la baciò delicatamente sul collo. Poi la lasciò andare.
"Volo 345 da Los Angeles, California per Tampa, Florida è in partenza. I passeggeri sono pregati recarsi all'imbarco."
Prese il bagaglio a mano e gli diede un'ultima occhiata fulminea prima di girarsi. Diede il biglietto e si avviò nel corridoio d'imbarco verso l'aereo.
Howie la guardò allontanarsi finché non la vide scomparire.
"Sai avevi ragione al riguardo di avere nervi saldi Kev" notò Aj mentre appoggiava una sigaretta spenta sul tavolino da caffè in salotto. "E' stato disgustoso vedere Rachel starti attaccata come una zanzara."
"Sì, bè almeno non sei tu quello sedotto da lei" rispose disgustato Kevin. Rachel aveva provato ancora a portarselo a letto l'altra notte.
Si sarebbe più volentieri lanciato in mezzo a un branco di lupi.
Il suono di due voci femminili si fece largo nel soggiorno e Kevin subito si sentì il cuore battere più forte. Aj gli diede una pacca sulla spalla e si alzò per salutare Sarah e Kristin.
"Ehi Kristin dai un abbraccio a Aj!"
All'inizio tutto quello che fece fu una risatina. "Ciao Aj."
Poi si abbracciarono. Da amici. Ma Kevin non si era mai sentito così invidioso verso Aj prima d'ora. Poi lo sguardo di Kristin cadde su di lui. Era bellissima. Quanto avrebbe voluto prenderla tra le braccia e tenerla stretta...
Se solo il suo sguardo non fosse stato così di ghiaccio.
"Vi lasciamo soli" Sarah prese il suo fidanzato per mano e insieme uscirono dalla stanza.
Aj girò la testa abbastanza per vedere Kevin. Gli fece segno con le labbra «buona fortuna».
Kevin annuì ringraziandolo. Quindi guardò Kristin. "Ciao."
Lei si sedette sulla poltrona davanti a lui incrociando gambe e braccia. "Ciao" rispose fredda.
Lui si fece coraggio. "Kris, devi sapere che sta succedendo."
Lei scosse la testa. "Non voglio sapere nulla. Non più."
"Non capisci amore. Io---"
"E che c'è da capire Kevin?! Mi hai tradita! Più semplice di così!"
"Cazzo" Kevin si alzò "Non ti ho tradita Kristin! MAI!"
"TI HO VISTO, CAZZO TI HO VISTO!!!"
"ASCOLTAMI PER FAVORE KRIS!" Cercò di calmarsi. "Per favore ascolta okay?"
Dopo un attimo di incertezza, annuì "Va bene. Ti ascolto."
Lui le raccontò tutta la storia, spiegando ogni dettaglio che poteva ricordarsi. A dire il vero non era del tutto sicuro che non l'aveva tradita, che non aveva infranto le promesse matrimoniali fatte a sua moglie, ma in qualche modo si sentiva che non lo aveva fatto. Ci erano volute le domande di Brian per fargli venire il sentore che non lo aveva fatto. Qualcosa non andava per il verso giusto. E doveva capire perché e in fretta. Quando finì il suo racconto, Kristin lo guardava con una intensità che di solito sarebbe stata gratificante.
"Non so che dire Kevin..."
"Kristin, tu mi conosci. Non farei mai nulla che ti possa fare del male in nessun modo!"
Ora che lei si sentiva più rilassata, lui si era seduto al suo fianco. Quando notò che lei non si era spostata, ringraziò Dio, si avvicinò e gentilmente prese la sua testa fra le mani.
Lei lo guardava. "Spero proprio che quello che dici sia vero Kevin... che in qualche modo Rachel ti ha fregato."
"Allora credici dolcezza. Dammi il tempo necessario per scoprire la verità." Trovando più coraggio, le accarezzò le labbra, sentendosi scaldare dentro. "Per favore... dammi... dacci un po' di tempo."
Gli occhi di lei, che aveva chiuso quando le labbra si erano incontrate, ora si aprirono lentamente e lo guardarono dritto in faccia. "Va bene."
Nick fischiettava tutto contento mentre finiva di preparare la colazione per Katarina. Mise le uova strapazzate sul piattino vicino alla pancetta e al pane tostato. Sorrise. Certamente non era il miglior cuoco del mondo, ma oggi non era andato neanche malaccio. Era sicuro che a lei sarebbe piaciuto. Mise tutto su un vassoio assieme a un bicchiere riempito di succo d'arancia appena spremuto. Alzò il tutto e stando attento a non spandere il succo sul pavimento salì le scale. Aveva lavorato duro per fare qualcosa di speciale per la sua ragazza e non voleva che fosse tutto rovinato per colpa sua.
Si fermò davanti alla porta e bussò. "Rina? Sono io... buon giorno!" Il suo sorriso solare si ridusse leggermente quando non sentì risposta. "Rina?" Forse è ancora addormentata... Tenendo il vassoio con una sola mano aprì la porta, sperando di trovarla tutta bella vestita... bè anche se non era vestita... non era questo il problema.
Ma appena mise piede all'interno, il suo sorriso divenne un'espressione di paura.
Katarina non era a letto.
Ma dove è andata? Appoggiò il vassoio sul comodino e si diede un'occhiata in giro. Era tutto nervoso. Pareva tutto così... vuoto. Si avvicinò al guardaroba. Lentamente lo aprì. Niente, eccetto appendiabiti vuoti.
No... non può essere... deve aver spostato i vestiti da qualche altra parte. Si girò e di nuovo diede un'occhiata nella stanza. Nessun vestito... e neanche la valigia. Infine vide la busta bianca sul cuscino.
Si sentì terrorizzato.
Esitando Nick si sedette sul letto e la prese in mano. Perchè si sentiva un presentimento così doloroso? Era solo una lettera, ma ancora prima di leggerla si sentiva che la sua vita sarebbe cambiata di lì a poco. E non in meglio. Con le mani leggermente tremanti aprì la busta, tirò fuori il foglio di carta e lo aprì.
Nick,
Nel momento in cui tu leggerai queste righe, io sarò su un aereo per Tampa. So che ti ho promesso che non ti avrei mai lasciato, ma non ho potuto mantenere la promessa. Vorrei dirti il perché, ma sembra che non ci sia un perché. Niente può rendere giustizia al mio stato d'animo. Non volevo lasciarti. DEVI saperlo questo. Ma non avevo scelta. Dio solo sa quanto volevo rimanere... i tuoi stupendi occhi azzurri che mi guardavano... il sentirti vicino... Credo che tu non saprai mai quanto sia significativo per me ogni momento che abbiamo passato insieme.
Per favore non essere arrabbiato con me Nicky. Dovevo fare quello che era giusto. Per te. Forse un giorno lo capirai. E non importa dove mi trovo io, sappi che penso sempre a te e alla tua faccia sorridente. Non dimenticarti mai di sorridere Nicky... e anche non dimenticarti mai di ridere. Sorridi e ridi quando pensi a me, quando pensi a noi due e a quei momenti speciali che abbiamo trascorso. Io cercherò di fare lo stesso, anche se mi sento il cuore pesante senza di te.
Con tutto il cuore,
Rina
Per molto tempo dopo aver finito la lettura, non si mosse. Non sbatté le palpebre. Immobile. Lo sguardo fisso nel vuoto, sentendosi come una candela che si spegne lentamente. Sentendosi andare alla deriva. Mi ha lasciato... non mi aveva mai a cuore... Si sentì il cuore spezzato in due.
Non mi ha mai amato!
In quel momento uscì dalla trance.
In un raptus di rabbia strappò in due la lettera, scaraventò a terra la deliziosa colazione che aveva preparato e si precipitò di sotto. Arrivò in soggiorno e vide l'albero... il loro albero.
Il loro dannatissimo albero!
"RINA!!!!!" Si diresse verso l'albero e ignorando gli aghi di pino che gli si conficcavano nelle mani lo prese e lo lanciò nella stanza verso i quadri di Caroline, che caddero a terra. "CAZZO CAZZO CAZZO!!!!!" Non ancora soddisfatto, si buttò sull'albero ormai danneggiato e strappò rami, palline, nastri, luci... tutto quello che gli capitava a tiro. Non gli importava del sangue che usciva dalle ferite che si era procurato nel suo raptus di follia.
E una volta appreso che aveva distrutto l'unico ricordo della sua amata, esplose in un pianto incontrollato. Era proprio questo quello di cui aveva più paura. Che lei lo lasciasse. Lui si era fidato di lei. Si era innamorato. Ascoltava ogni sua parola. La AMAVA cazzo! Il suo sguardo si fece duro anche se continuava a piangere.
Non l'avrebbe mai perdonata per averlo lasciato.
E non si sarebbe mai perdonato per averle creduto.
CAPITOLO 24
4 mesi dopo
Katarina si mise gli occhiali da sole mentre camminava sotto il sole della Florida, arrivando dal palazzo dietro di lei. Ma non se li metteva per via del sole. Sospirando, cacciò la borsa piena di libri sul sedile posteriore della sua cabriolet bianca e si sedette al posto di guida. Invece di girare la chiave, appoggiò la testa al sedile e cercò di stare sveglia. Non riusciva a dormire da molto tempo e questo la stava provando sempre più sia fisicamente che psicologicamente. Alla fine ritrovò il coraggio, accese la macchina e andò da Billie. Mentre aspettava a un semaforo rosso, sbadigliò e cercò di dipanare la nebbia che avvolgeva i suoi pensieri. Ma non ci riusciva.
Continuava a vederlo.
Sentirlo.
Avvertire la sua presenza.
*BEEP*
Spaventata, diede gas e andò avanti. Concentrati Rina! Stai guidando! Per il resto del tragitto, infatti, riuscì a concentrarsi sulla guida. Voleva arrivare da sua sorella tutto d'un pezzo. Ma non appena parcheggiato nel vialetto d'ingresso, appoggiò la fronte sul volante e si lasciò sopraffare dai sentimenti che provava.
Gli mancava.
Gli mancava così tanto che Katarina poteva sentire l'angoscia aumentare dentro di lei come una malattia. Cercò di non singhiozzare. Più di ogni altra cosa avrebbe voluto prendere il primo volo disponibile e correre in Canada da lui. Più di ogni altra cosa voleva vedere la sua faccia e sentire di nuovo il suo abbraccio caloroso mentre lui la guardava con quegli occhi azzurri maliziosi...
"Rina?"
Spaventata di nuovo, alzò la testa di scatto, andando quasi addosso a quella di Billie.
"Ehilà!" Billie si tirò indietro prima che lei la colpisse. "Ero troppo vicina."
"Scusami" Katarina rispose distratta, "non sapevo che eri lì."
"E come no? Ti ho vista arrivare e quindi sono scesa per salutarti. Credo di averti chiamato almeno 5 volte!" Lo sguardo di Billie era impaurito. Aveva notato la voce stanca e spenta della sorella. "Non dormi ancora bene vero?"
"Sto bene" rispose Katarina fermamente mentre usciva dalla macchina e prendeva i libri, "è solo che ho un sacco di pensieri per la testa tutto qua."
"Un sacco per la testa o solo Nick?"
L'aver solo sentito il suo nome le fece venir voglia di urlare. "Billie non cominciare."
Sospirò e mise un braccio sulla spalla di Katarina per confortarla. Si diressero verso l'appartamento. "Rina, se lo ami ancora, perché non vai da lui?"
"Non posso."
"E perché?"
"Non lascerò Nick, men che meno per te Kris."
"Oh certo che puoi e lo farai Kitty Kat. Te lo garantisco. Hmm... chissà cos'è questa... Ah sì ora ricordo! Sono le foto che ho scattato a Nick qualche giorno fa mentre tagliava legna per te e per la vecchia! Tsk tsk. Chissà cosa succederebbe se portassi queste foto ai giornali. Sono sicuro che il mondo intero morirebbe dalla voglia di sapere che Nick Carter non è morto, che è vivo e vegeto... e ha l'apparenza di un mostro a metà!"
"Non posso e basta Billie. Possiamo lasciar perdere l'argomento?"
La sorella aprì la porta e attese che le due fossero entrate prima di rispondere. "Rina, sono preoccupata del tuo stato. Non sei più la stessa da quando sei tornata dal Canada."
Katarina buttò la borsa sul divano e si sedette vicino. "Senti chi parla. Neanche io ho più visto un sorriso sulla tua faccia da quanto sono tornata."
Billie distolse lo sguardo dalla sorellina. "Quello è diverso."
"Ah sì? E' diverso? Devi sentirti distrutta proprio come me adesso. Perché non vai a trovare Howie?"
"Perché... abbiamo fatto un patto. Ma invece nulla può fermare te dall'andare a trovare Nick!"
Si mise quasi a ridere. Se solo sapessi...
"Comunque," Billie andò in cucina "Kris viene qui a cena stasera."
Katarina si sentì male. Se non era Nick che la faceva sentir male ci pensava Kris! "Oh."
"Sei la benvenuta."
Piuttosto mangerei gli scarafaggi. "No grazie. Penso che andrò da mamma e papà."
"Ma Kris vuole che ci sia anche tu qui. Ha detto che sarebbe stato bello passare un po' di tempo tutti e tre insieme. Non accetterà una risposta negativa."
In altre parole, sì o sì. Ma almeno la sua dignità e innocenza era ancora intatta. Stranamente Kris non aveva avanzato proposte indecenti da quando era tornata. Si chiedeva perché, ma continuava a pregare che si sarebbe accontentato dei baci. La sua faccia si contorse disgustata. Ormai aveva perso il conto di quante volte doveva lasciare che le labbra di lui si avvicinassero alle sue. Il corpo tremava di paura al solo pensiero. Quanto ancora, prima che chiedesse di più? Si sentì frustrata. Quando sarebbe uscita dallo stato di miseria interiore in cui si trovava ora? No. Voleva vivere. Finché Nick era vivo, voleva vivere. Anche se non lo avrebbe mai più visto.
Chiuse gli occhi per frenare le lacrime e si addormentò facilmente. Ma sapeva che non avrebbe dormito a lungo.
Billie mise gli spaghetti nella pentola di acqua bollente, poi si sedette al tavolo e si strofinò la faccia. 4 mesi... 4 dannati mesi e non riesco ancora a superarlo. Ma che mi succede? Mi sposo tra due mesi e tutto quello a cui riesco a pensare è Howie... Questo avrebbe dovuto essere il momento più bello e felice della sua vita. Ma invece di sentirsi contenta e felice, pareva attendesse una sentenza di morte. Kris la irritava sempre più mentre le settimane passavano, non solo con i suoi atteggiamenti irrispettosi ma anche per gli sguardi che lanciava a Rina ultimamente. Forse si stava solo sognando le cose ma poteva garantire che c'era desiderio nei suoi occhi quando guardava sua sorella. Aveva provato a farglielo presente una volta, ma come sempre lui aveva fatto passare le sue osservazioni come irrilevanti e l'aveva accompagnata alla camera da letto.
Parlando della camera da letto, non aveva ancora vissuto il «momento migliore della sua vita». Andare a letto con Kris era divenuto più un dovere che un momento di eccitazione e divertimento. Non riusciva nemmeno a ricordarsi l'ultima volta che si era sentita soddisfatta. Bè, forse sì. Ma non voleva ammetterlo. Era troppo doloroso, visto anche che Howie apparentemente frequentava qualcun altro adesso. I Backstreet Boys non erano più un gruppo, ma questo non esimeva i media dal ficcare il naso nelle loro vite private. Aveva letto su un giornale che Brian e Leighanne lavoravano tranquillamente con gli artisti che avevano firmato un contratto con la loro casa di produzione, la BriLeigh Productions, Aj e Sarah erano ancora in luna di miele in un luogo sconosciuto, il matrimonio tra Kevin e Kristin era in crisi e la famiglia di Nick era occupata con la Ocean's Campaign che lui aveva lasciato il giorno della morte.
E Howie?
Howie aveva girato il mondo per la sua Dorough Lupus Foundation con sua sorella e una bella biondina senza nome. Chissà? Forse la biondina era un'amica, ma Billie non voleva deludersi. Se era la sua ragazza, doveva accettarlo. Conviverci.
Andare avanti.
Ma anche se andava avanti, doveva ancora preoccuparsi di Rina. Lei non lo sapeva, ma quasi ogni notte Billie la sentiva singhiozzare e preoccuparsi per il suo ex-ragazzo. Ovviamente era ancora innamorata di lui, e allora perché non trovava un modo per mettere tutto a posto? Sospirò. A essere onesti, Billie nemmeno sapeva quello che era successo tra Nick e Rina. Era tornata a Tampa con Kris e appena appena le aveva detto che lei e Nick non erano più insieme. Fine della storia.
E poi chi era questo Nick? L'unica cosa che sapeva di lui era che viveva in una vecchia casa in Canada con un'anziana signora. Forse doveva cercare di saperne di più. Ma come? Si alzò, mescolò la pasta e entrò in salotto. Rina dormiva. Billie avrebbe voluto sentirsi rilassata, ma non poteva. Perché anche quando dormiva, Katarina era impaurita. Si contorceva. Mormorava che doveva salvarlo. Doveva salvare Nick.
Ma da che cosa?
Con un vaso di biscotti al cioccolato appena fatti su un vassoio Caroline bussò alla porta della camera di Nick. "Nickolas caro?"
"Che c'è?"
La voce era fredda, distante. Spenta. "Ti ho preparato dei biscotti. Li vuoi?"
"Non ho fame."
Sospirando aprì la porta. Come sempre, lui era seduto sul letto con le braccia conserte e uno sguardo che avrebbe spaventato anche il diavolo.
"Ho detto che non ho fame."
"Bè mi dispiace per questo perché credo che mangerai comunque." Caroline gli mise il vassoio tra le gambe. Dopo aver ignorato quel profumino per un attimo, finalmente prese un biscotto e diede un piccolo morso. Si vide apprezzamento nel suo sguardo. Ma subito sparì. Ritornò la freddezza. La sensazione di vuoto.
"Grazie" rispose quasi sottovoce.
"Di niente. Perché non vieni giù ad aiutarmi a dipingere?"
"Non mi sento in vena di farlo."
Si sedette davanti a lui e mise una mano gentilmente sulla guancia non danneggiata. "Per favore Nickolas, non puoi aiutarmi almeno per un po'?"
"Non posso" rispose e spostò maldestramente il vassoio da dove si trovava. "Non ho la pazienza e nemmeno l'ispirazione per disegnare. Non quando tutto quello che vedo è---" si fermò.
"Quando tutto quello che vedi è..." Caroline guardava la faccia del suo figliolo divenire ancora più spenta e avvilita.
"Non voglio. Voglio restare solo."
"Lo so che ti ha ferito interiormente ma---"
"Ferito?!" Nick la guardava incredulo. "Ferito non è neanche l'inizio!"
"Io---"
"Non voglio sentirlo Caroline. Non voglio sentire MAI PIU' il suo nome. MAI!"
Sapendo che era troppo arrabbiato per continuare la conversazione, si alzò e lasciò la stanza. Almeno stavolta avevano parlato. Era la prima volta in mesi che aveva detto qualcosa di più di frasi monosillabiche e di questo Caroline era molto contenta. Ma la rabbia c'era sempre. Bruciava ancora dentro di lui.
Rabbia e amore.
Poteva negarlo all'infinito, ma lei aveva un po' più di anni di esperienza in questo campo di lui e sapeva benissimo che Nickolas era ancora innamorato di Rina. Come lo era prima che lei lo lasciasse. Andò nella camera che era stata di Rina e si fermò nel mezzo. Era contenta che poteva ancora avvertire la sua presenza. Le mancava tanto. Sperava che un giorno sarebbe ritornata. Non solo per lei...
Ma anche per la salute di Nick.
Passarono alcuni minuti prima che Nick frugasse sotto il cuscino, tirasse fuori il suo prezioso blocco da disegno e lo aprisse. La faccia di lei lo guardava e ci volle tutta la forza che aveva in corpo per non accarezzare quei fogli...
O per evitare di strapparli dal blocco e ridurli in coriandoli.
Ma se avesse deciso di distruggerli allora avrebbe dovuto distruggere ogni pagina. In ogni pagina c'era lei. Il suo sorriso, i suoi occhi, le sue labbra... aveva immortalato ogni dettaglio. Era il regalo che pensava di farle la vigilia di Natale, ma allora non era ancora finito. Lo aveva finito a capodanno, ore prima di prepararle la colazione. Ore prima che lei distruggesse la sua vita per sempre.
Scosse la testa. Patetico! Come era possibile che si sentisse ancora così innamorato dopo quello che gli aveva fatto? Ma allora gli piaceva proprio il dolore! Gli piaceva essere deficiente! Avrebbe dovuto ODIARLA, augurarle null'altro che male, dolore, morte.
Invece passava le notti a chiedersi se stava bene, se pensava a lui, se si immaginava le sue labbra accarezzare le proprie come aveva fatto tante volte. Mise da parte il blocco e si passò una mano tra i lunghi ciuffi di capelli biondi. Caroline non glieli tagliava da mesi. Avrebbe voluto dirle come si sentiva. Che la vita era impossibile adesso. Che gli mancava da morire il tocco dolce e vellutato di Rina.
Che per vivere aveva bisogno di lei.
No no no! Nick ritornò ad altri pensieri. Non aveva bisogno di NESSUNO. Soprattutto non aveva bisogno di Katarina. Se lei si era permessa di lasciarlo, allora poteva andare al diavolo. Sentendosi la rabbia familiare ritornare, prese il blocco dei ricordi, lo rimise nel posticino segreto e si alzò.
Almeno vivere nella rabbia era meglio che vivere pensando al fatto che non avrebbe mai più rivisto la faccia sorridente di Rina
CAPITOLO 25
Howie sospirò quando riattaccò il telefono dopo aver parlato con Kevin. Povero ragazzo, pensò con simpatia, ancora nulla sul fronte Rachel. Avrebbe voluto far qualcosa di più, ma più di dare il benvenuto al Rachel nella loro stretta cerchia di amici non era possibile per cercare di aiutare il suo amico. Qualcuno che bussava alla porta interruppe i suoi pensieri e si alzò per andare ad aprire. Subito fu sorpreso riguardo a chi aveva davanti. "Aj?!"
Lui gli sorrise. "Ehi amico!"
Ridendo, si abbracciarono e Howie gli fece cenno di entrare. "Ma quando siete ritornati tu e Sarah dalla luna di miele?"
"Qualche giorno fa" rispose Aj tutto contento. Howie era molto invidioso dell'espressione di contentezza e appagamento che ora decorava la sua faccia.
"Credo che sia stata come speravi che fosse."
"Era molto meglio di quello che pensavo!" Aj era raggiante più del sole della Florida. Howie era contentissimo per lui. "Ma di questo avremo tempo di parlare più tardi. Sono venuto solo per vedere come ti va."
"Va bene. Sono ritornato dal Messico l'altro ieri con Polly e Lisa."
"Lisa?! E chi è Lisa?!"
"Una ragazza che frequento adesso."
"Cosa?!" esclamò "ma dici sul serio?!"
Howie in risposta annuì. "E allora che problema hai?"
Aj sapeva troppo bene quale era il suo problema. "Prontoooo? Lo so benissimo qual è il tuo problema. Un grosso problema che inizia con B e finisce con E..."
"Aj per favore non cominciare."
"Ma perché cazzo vai fuori con qualcuno che neanche ti piace?"
"Non l'ho mai detto questo!"
"Non serve che lo dica. Ce l'hai scritto in faccia. E sai che non mi freghi quindi non tentare di farmi cambiare idea."
"Aj!! Billie è FIDANZATA!"
"E allora? Questo non ti ha fermato prima di fare... bè lo sai..."
Howie arrossì un pochino. "Ah quello era solo un momento di debolezza."
"Mah! Momento di debolezza un cazzo!" Aj seguì l'amico nel salotto "scommetto dieci euro che non ti penti neanche un po' della tua «scappatella» con Billie."
Nessuna risposta.
Aj sorrise contento. "Lo sapevo!"
"Fa qualche differenza che io me ne penta o no? No. Nessuna differenza. Si è già costruita una vita per lei. Una vita che non include il sottoscritto."
"Solo perché voi due siete stati così cretini da fare quel patto del cazzo."
"Era la cosa giusta da fare."
"Non devi sempre fare tutto come da manuale D! Specialmente se farlo come da manuale ti costa la felicità."
"Finché lei è felice non m'importa nulla di come mi sento io."
"E se lei non è felice?"
Howie distolse lo sguardo dal suo amico. "Non lo so."
"Vado a fare shopping con Sarah per un paio d'ore" la voce di Kristin era distante.
Kevin si strofinò gli occhi impaurito. "Oh okay. Ti rivedrò... più tardi?"
"Forse. Dipende da come mi sento."
Lui prese quella risposta come un no, si rilassò, la salutò e riattaccò il telefono. La stava perdendo. Con ogni giorno che passava, lei diveniva sempre più distante... e finché Kevin non trovava la prova schiacciante, non poteva far nulla per fermarla dal portare avanti le pratiche per la separazione. Dio quanto lo spaventava questo! Merda, pensò mentre componeva il numero di Brian, e adesso che faccio?
"Pronto?"
"Bri? Sono Kevin."
"Ehi ciao cuz! Ancora niente?"
"Niente."
"Mi dispiace."
"Non dispiacerti" Kevin si sedette sul divano in salotto e chiuse gli occhi. "Non è per causa tua che Kristin non mi crede. La colpa è di una sola persona: me. Forse non vado tanto a fondo con le «indagini»."
"Non perdere la speranza Kev. Devi portare ancora un po' di pazienza, niente altro."
"E allora come ti è andata?" chiese. Voleva disperatamente cambiare discorso.
"Ah perfetto. Leigh e io abbiamo lavorato duro per la nostra etichetta. In studio è venuto anche Aaron e io ho prodotto una canzone per il suo nuovo album. Fa paura quanto mi ricorda Nick."
"Sì è vero, quando l'ho visto io in gennaio credevo di avere davanti Nick quando aveva quell'età."
"Sono... preoccupato per lui."
"Di chi? Di Aaron?"
"No. Di Nick."
Oh no. Non può ricominciare il casino. "Bri..."
"Dico sul serio Kevin. C'è qualcosa che non va."
"Pensavo che avessi passato quel periodo."
"Sì infatti... è solo che..." sospirò "non so come spiegartelo Cuz. Mi sento questo brutto presentimento..."
"Devi aiutarmi."
Katarina lo guardava e si sentiva inutile. "Non so come!"
"Per favore Rina... sei la sola persona che mi può aiutare... ho bisogno di te!"
"Ma non lo vedi? Non posso farci niente... lui non mi lascerebbe mai!"
Lei lo guardava mentre diventava sempre più trasparente. "Aspetta dove stai andando?!?"
"Rina..."
"No non andartene adesso! Per favore! Si avvicinò cercando di prenderlo. Ma acchiappò solo la nebbia che circondava la sua figura. "Aspetta Nick! Nick!!!"
"NICK!!!!" Urlò e si svegliò di soprassalto, alzandosi sul letto. Sudava freddo. Si sentiva il cuore battere forte.
Si aprì la porta della camera da letto e Billie si precipitò da lei. "Rina? Tutto a posto?"
Ne aveva abbastanza di tenersi tutto dentro. "NO! NON VA PER NIENTE BENE! NON STARO' MAI BENE FINCHE' NON LO AIUTO CAZZO!"
Lo sguardo di Billie divenne stupito. "Rina!"
Si mise la testa tra le mani. Cercava in tutti i modi di calmarsi. "Mi... mi dispiace Billie. Non volevo urlare. E' solo... è solo che ho paura di quello che potrebbe succedergli." Vide la sorella sedersi di fianco a lei e abbracciarla.
"E perché? Forse Nick è in pericolo?"
"Non quel tipo di pericolo" rispose.
"Eh?"
Katarina si mise la mano sul petto, tastando il pesane ciondolo. Chiuse gli occhi.
"L'avevo comprato per me prima di... bè lo sai cosa, e voglio che lo tenga tu. Era la cosa a cui tenevo di più, finché non sei arrivata te."
Lo stava perdendo. Il Nick che conosceva e amava con ogni cellula del suo corpo si stava consumando per il dolore e per la rabbia che erano tornate dopo che si erano lasciati.
Dolore e rabbia diretti a lei.
Devo fare qualcosa! Ma come faccio ad aiutarlo senza che lo sappia Kris? Al momento non le venne in mente niente. Ma ci avrebbe pensato. Doveva pensarci.
Non avrebbe lasciato che Nick si distruggesse da solo.
Howie si nascose dietro i cespugli davanti al condominio dove abitava Billie. Pensava ancora cosa mai lo aveva spinto fin qui a Tampa per rivederla dopo così tanto tempo. Sorrise. Quella persona era Aj. E chi altro poteva convincerlo a fare una cosa del genere? Spontanea ma al tempo stesso da idioti?"
"Non ho ancora finito con te Kris!"
"E allora?"
Allarmato, Howie diede una sbirciata da dietro le frasche e vide Billie correre dietro a Kris che si stava dirigendo verso una delle macchine parcheggiate davanti al condominio. Agitava le braccia in tutte le direzioni e aveva le guance rosse.
Si vedeva che era molto incazzata.
"Non mi hai risposto Kris! Perché continui a guardare Rina come se volessi mangiarla viva? HA 19 ANNI!"
"Non ho tempo per stare ad ascoltare le tue cazzate Billie. Chiamami quando ti decidi a crescere."
Howie nel frattempo si era arrabbiato. Come si permetteva quello di parlarle in quel modo? Si spostò. Voleva andare lì e far vedere a quello stronzo come si fa, ma Kris era già salito in macchina e se ne era andato. Billie guardava nella direzione verso dove si era diretto, tremando dalla rabbia. Lentamente uscì dal suo nascondiglio e si avvicinò a lei. "Er ehm..."
Billie si girò verso quel rumore e rimase a bocca aperta. "Howie?!"
"Ehm" si mise le mani in tasca. "Ciao."
Lei chiuse la bocca. Era esterrefatta. Poi gli si avvicinò e lo abbracciò stretto. "Oh Howie..."
Lui chiuse gli occhi e ricambiò l'abbraccio, lasciando che lei piangesse sulla spalla. Le passava una mano tra i capelli, cercando di calmarla. "Va tutto bene Billie. Ci sono io qui adesso."
"Sono... così... contenta."
Anche io, pensò mentre mentalmente rivedeva quello a cui aveva appena assistito. Ma chi era quello per permettersi di parlare in quel modo a una donna? Che razza di uomo era Kris Reid? Ma perché una ragazza come Billie stava per sposare proprio Kris Reid?
Dopo qualche attimo di apprezzamento della vicinanza di lui, lei si tirò indietro e si asciugò gli occhi. "Vuoi entrare?" chiese ancora tutta tremante.
Lui annuì e sorrise mentre lei lo prendeva per mano e lo accompagnava nell'appartamento. Era così bello rivederla dopo così tanti mesi di distanza. Aprì la porta e lui la seguì all'interno. Era ancora tutto come se lo ricordava, a parte alcuni nuovi testi sull'arredamento d'interni appoggiati sul tavolino. "Stai studiando qualcosa di nuovo?"
"No, adoro il mio lavoro e non lo cambierei per niente al mondo. Quei libri sono di mia sorella. Frequenta l'Accademia internazionale di Design e Tecnologia."
"Ah capisco. Non sapevo che tua sorella era ritornata."
Billie si sedette sul divano. "E' tornata in gennaio. Howie, perché sei venuto?"
Spaesato si sedette vicino a lei. "Sono venuto... a trovarti."
"Ma io pensavo..."
"E ci sbagliavamo Billie. Ora lo so. Non avremmo dovuto fare quello stupido patto. Non ha fatto altro che peggiorare le cose."
"Peggiorare?" rispose lei.
"Sì. Le ha peggiorate. Mi mancavi molto."
Le lacrime tornarono a farsi vedere sui suoi occhi. "Anche tu mi mancavi Howie... ma..."
Si sentì raggelare. "Ma?"
"E quella tua ragazza..."
Si sarebbe dovuto schiaffeggiare. Si era dimenticato che i media lo consideravano ancora una celebrità e quindi ogni scoop faceva il giro del mondo in pochissimo tempo. Forse aveva visto questa ragazza o letto qualche articolo a riguardo di lui e Lisa. "Non siamo più insieme."
Tornò la speranza negli occhi di lei. "Davvero?"
Annuì. "Ci siamo lasciati la settimana scorsa dopo che qualcuno mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto capire che io sono innamorato pazzo di qualcun'altro."
Billie si mise la mano sulla bocca. "Cosa?!" esclamò.
Prima che potesse rispondere si aprì la porta d'ingresso e una ragazza giovane, bella ma esausta, entrò con dei sacchetti in mano.
"Billie potresti aiuta---" Si ammutolì immediatamente non appena scoprì che vicino a sua sorella c'era Howie.
Lui si alzò e prese i sacchetti. "Ti aiuto io." Mentre appoggiava le buste della spesa sul tavolo, sentiva Billie e l'altra ragazza (che doveva essere sua sorella), che si parlavano sottovoce tutte pimpanti per la sua presenza. Sorrise e scosse la testa.
Donne.
Ritornò in salotto e non fu sorpreso quanto appena messo piede dentro tutto quel brusio si arrestò. La sorella di Billie ora si era seduta a fianco di lei, ovviamente incuriosita da questa presenza in più in casa.
"Howie" Billie si alzò, "vorrei presentarti a mia sorella, Katarina Clark. Katarina, questo è Howie Dorough."
Un piccolo sorriso comparve sulle labbra di Katarina. Allungò la mano per stringerla. "Ciao."
"Ciao" rispose lui stringendole la mano, prima di sedersi nuovamente. "Finalmente ti incontro Katarina. Billie mi ha raccontato molte cose su di te."
"Chiamami pure Rina e anche io ho sentito molto su di te."
Sorrise. "Cose belle spero."
Anche lei sorrise. "Ma certo!"
Howie si meravigliò di quanto erano belle queste due ragazze. Metteva quasi paura. Ed era ancora convinto che se Nick fosse ancora vivo, lei avrebbe sicuramente attirato il suo interesse. "Credo che sappiate di tutto di più sulla mia carriera..."
"Bè a essere sinceri non ti ho mai seguito come invece ha fatto Billie... e lo fa ancora." lanciò un sorrisino verso la sorellona "ma ho comunque saputo un po' di cosette su tutti voi."
"Oh?"
"Sì..."
Howie si aspettava che pensasse ma non lo fece.
"Qualcuno di voi gradirebbe del tè freddo o qualcos'altro?" Chiese Billie.
Howie era contento di vederla sorridere di nuovo. "Io gradirei un bicchiere di tè freddo se a te va bene..."
"Io non prendo niente, grazie Billie."
Billie sparì in cucina e Howie notò che l'espressione di Katarina era di determinazione a fare qualcosa. Chissà perché...
"Senti Howie, voi abitate tutti e 5 qui in Florida?"
Rise. "Ora ho la dimostrazione che non hai seguito nulla della mia carriera nei Backstreet Boys."
Lei sorrise. "Mi dispiace."
"No anzi. In un certo senso è bellissimo sapere che esiste qualcuno che non sa ogni dettaglio della mia vita. Ehm, io abito a Orlando. Aj si è sposato da poco, ma sta con sua moglie da un po' di tempo a Malibu. Kevin sta a Los Angeles... con sua moglie... e Brian vive ad Atlanta, anche lui con sua moglie."
"Atlanta, in Georgia."
Howie rise. "Vedo che conosci la geografia degli Stati Uniti."
Katarina arrossì. "Forse ai tuoi occhi sembro una completa idiota..."
"Nah sei incantevole come tua sorella." Il suo sorriso sparì. "Nick viveva qui a Tampa prima di morire. Bè, veramente viveva a Ruskin."
"La piccola cittadina in periferia a Tampa," rispose lei, la voce triste.
"Sì" rispose lui "era un ragazzo fantastico e un grande amico."
"Sì lo è... eeehm" Katarina si schiarì la gola, "sono sicura che lo è stato."
Howie non prestò molta attenzione all'umore strano che aveva in questo momento perché intanto Billie era tornata in salotto portando una brocca di tè freddo. Lo guardò. "Nick."
Howie annuì, era triste, ma sorrise comunque. "Stavo parlando di lui a Rina."
"E' stato bello incontrarti Howie" Katarina si alzò "ma ora devo dedicarmi agli studi."
Anche Howie si alzò e sorrise di nuovo. "Anche io sono contento di averti conosciuta."
Ricambiò il suo sorriso e si girò verso Billie. "Sono in camera mia se hai bisogno di me."
Billie annuì e non appena Katarina entrò nella sua stanza e chiuse la porta, si lasciò scappare un sospiro di preoccupazione.
"Che c'è?"
"E' di nuovo triste."
"Perché?"
"Il suo ex-ragazzo... anche lui si chiamava Nick. Forse il nome ha fatto riaffiorare ricordi non troppo belli."
"Oh no, io non ne avevo idea! Dovrei andare da lei a scusarmi..."
"Oh non fa niente. Sono sicura che lei sa che non lo hai fatto apposta."
"Cosa è successo tra loro due?"
Billie riempì i due bicchieri e rimise a posto la brocca prima di rispondere. "Non lo so. Nick vive in Canada, quindi non l'ho mai incontrato. Lei era... bè è ancora innamorata pazza di lui, ma ovviamente deve essere successo qualcosa che ha cambiato completamente la loro relazione, ma lei si rifiuta di fare qualsiasi cosa per tentare di riparare."
"Proprio brutto."
"Lo so."
"Sai? Stavo proprio pensando che se Nick fosse ancora vivo, sarebbe totalmente partito per Rina."
Billie rise. "Pensi davvero che sarebbe stato così?"
"Di sicuro!"
"E io che pensavo che a Nick piacessero solo le brune o simili..."
"Bè c'è sempre l'eccezione che conferma la regola..."
CAPITOLO 26
Era l'una di notte quando Nick uscì dalla sua stanza dopo una bella dormita. Si strofinò gli occhi azzurro ghiaccio e si fermò davanti alla porta della camera di Caroline. La aprì lentamente e ficcò il naso dentro, assicurandosi che fosse tutto a posto. Soddisfatto dall'aver sentito il suo respiro tranquillo, richiuse la porta e continuò il suo «viaggio», passando oltre la stanza di Katarina. Non voleva neanche guardare la porta di quella stanza. Scese le scale con le spalle cadenti e un mal di testa che lo faceva sentire come se gli occhi stessero per uscirgli dalle orbite. Si soffermò un attimo ai piedi della scala e si imbronciò guardandosi intorno. Odiava questo posto. Non faceva altro che fargli provare dolore, sofferenza e faceva riaffiorare ricordi.
Troppi.
Ricordi così dolci e belli che gli facevano male.
Con il cuore pesante si addentrò nel salotto e si sedette sul divano. Qui la sua espressione imbronciata divenne una di dolore, senza speranza... disperazione. Ormai erano passati mesi ma il dolore per aver perso l'unica ragazza che aveva amato veramente era ancora attuale e fresco come se fosse appena successo. Come se fosse appena passato capodanno. E come poteva essere altrimenti? Katarina era l'unica ragazza che lo aveva fatto sentire Nick Carter, l'uomo. Non Nick Carter, il mostro Backstreet. Con lo sguardo pieno di angoscia diede un'altra occhiata in giro per il salotto. Certo, era ancora lo stesso, ma la luce...
La luce non c'era più.
Sospirando Nick si mise la testa fra le mani. Ricordava troppo bene tutti i momenti che avevano passato insieme in questa stanza.
"Sono... così felice Nick... essere qui con te... mi rende così felice."
Il suo sguardo si fece più scuro, addolorato. Ma era così facile per lei mentire? E lui era così facile da fregare? Nick si alzò e si diresse verso la finestra. Non guardava gli alberi illuminati dalla luna, ma il suo orribile riflesso sul vetro. I segni scuri sotto gli occhi spenti. I capelli. Le cicatrici che avrebbero segnato per sempre la sua faccia.
E fu in questo momento che capì quanto era diventato patetico.
Ma devo proprio lasciare che una ragazza mi rovini la vita più di quello che già è? Ma sono proprio così cretino? Scosse la testa disgustato. Questo casino doveva finire. Un velo di ghiaccio si posò sopra quei sentimenti che si sentiva dentro e se ne tornò alla camera da letto, lasciando ancora una volta che la rabbia prendesse il sopravvento. Lì si sarebbe riposato. Si sarebbe svegliato presto la mattina e avrebbe chiesto a Caroline di tagliargli i capelli. Avrebbe nascosto la sua faccia dal mondo ancora una volta.
E avrebbe vissuto il resto dei suoi giorni odiando la donna che amava più della propria vita.
Mentre si metteva il suo rossetto rosso rubino, Rachel guardava contenta al suo aspetto raggiante. Lasciò il bagno in fretta per vedere il suo «ragazzo», da 5 mesi. Sorrise quando lo vide seduto sul divano, rilassato e incredibilmente sexy. "Ciao!"
Le labbra di Kevin si curvarono a formare un sorriso. "Ehi Rach!"
Lei si sedette sul divano e si avvicinò, portandosi davanti a lui, facendo scorrere una mano su e giù per la sua schiena. "Allora... cosa facciamo oggi?"
"Bè pensavo che potremmo stare---"
Quello era già abbastanza per lei. Gli diede una spinta, facendolo sprofondare di più nel divano. "Ottimo" iniziava già a sfiorare le sue labbra con le proprie. Non si era accorta che lui si era irrigidito dalla ripugnanza. "Anche io volevo rimanere qui."
"Rachel, non è esattamente quello che... OW! MI hai morso!"
Lei rise. "Scusa... forse sono andata troppo avanti."
"Credo..." Si sedette dritto, costringendola a mollare la «preda».
Rachel non era contenta di questo. "Kevin! Ormai ci frequentiamo da mesi! Speravo che---"
"Rach, ti ho detto che preferisco affrontare le cose con calma" sorrise di nuovo "e comunque non è come se non lo avessimo mai fatto prima giusto? Sono sicuro che puoi aspettare ancora."
Poteva già pregustare quel momento mentre queste parole uscivano dalla sua bocca. L'ultima cosa che avrebbe voluto era che lui capisse che lei era così disperata perché NON era andata a letto con lui. Sorrise. Ma lo farò... devo solo attendere ancora un po'...
"Perché non mi racconti della tua famiglia?"
Rachel fu presa alla sprovvista. "E quale famiglia? Mio padre è morto dopo che io sono nata. Mia madre faceva la cameriera. Punto."
"Sono sicuro che c'è dell'altro."
"E perché ti interessa tanto?"
"Perché sei la mia ragazza. Perché non mi dovrebbe interessare?"
Lei si sentì una sensazione strana allo stomaco. Lui la aveva a cuore?
Kevin divenne sospettoso. "Cosa?"
"Non capisco..." spazzò via quelle barriere che aveva in testa e cercò di sorridere. Per il momento si sarebbe concentrata sul suo «giocattolo». "Non fa niente. Che ne dici se andiamo a pranzo insieme oggi?"
La prima cosa che Brian chiese fu "Niente di nuovo?"
"No, non funziona Brian! Non so per quanto ancora posso reggere questo casino. Sapessi quante volte vomito..."
Si tenne dentro una risata. La faccenda era troppo seria e sapeva benissimo che Kevin non scherzava. "Non ha mai fatto nessun passo falso?"
"No. Ma sembra proprio che non veda l'ora di portarmi di nuovo a letto con lei. Bè forse non di nuovo. Non so! Cazzo che casino!"
Brian scosse la testa. "Kevin non arrenderti adesso. Devi riprenderti Kristin."
"E' una parola Brian. Questa faccenda sta andando avanti da così tanto tempo che sto cominciando a pensare che anche se riuscissi a scoprire la verità sarebbe comunque troppo tardi."
"Lei ti ama. Lo so che ti ama."
"Anche io lo pensavo. Ma ultimamente si è distanziata sempre di più." la voce tremava "è da una vita che non la vedo. Continua a trovare scuse per non incontrarmi."
Brian odiava ammetterlo, ma questa storia non stava andando avanti bene. Neanche un po'. "Kevin... aspetta ancora okay? Non puoi lasciare che vinca Rachel. Non sei un perdente." In linea sentì un sospiro.
"Cercherò di continuare Cuz. Cercherò di andare avanti con tutte le forze, ma continuo a pensare e se è tutto inutile?"
"Sapevo che era una buona idea rivederla!" Aj esclamò tutto contento mentre sorrideva a Sarah dall'altra parte della camera da letto.
Lei rise.
"Almeno una volta nella vita avevi ragione Aj" rispose Howie "ma se dici ad anima viva che io ti ho detto questo, lo smentirò categoricamente!"
"Eh eh eh odi dar ragione a Aj! Allora cosa hai in mente di fare ora?"
"Ehm... ha intenzione di annullare il fidanzamento."
"Era ora!" Aj seguì Sarah, mano nella mano, giù in cucina, dove i loro adorabili cagnolini aspettavano scodinzolando. "Questo Kris sembra proprio un cazzone!"
"E me lo dici anche? Non avevo mai fatto una cosa del genere a nessuno in vita mia!"
Adesso era Aj a ridere. "Embè? E non è interessante? Finalmente Sweet D fa sul serio!"
"Comunque, Billie stasera viene a Orlando, andiamo fuori a cena e poi a ballare."
"E ovviamente poi ve ne tornate a casina per fare qualche cos'altro!"
"Aj!" esclamarono Sarah e Howie insieme, Aj rideva di gusto.
"Suvvia sto solo scherzando! Che cazzo..."
"Sei sicura che starai bene qui da sola?" Billie guardava la sorellina impaurita.
"Billie! Tra poco compirò 20 anni! Credo che posso benissimo restare da sola per qualche ora!"
"Lo so. E' solo che ti vedo così giù in questi giorni..."
"Andrà tutto bene. Vai a divertirti con Howie. Ve lo meritate."
Billie sospirò. "Va bene..." si schiarì la gola "ehm... stasera potrei... non tornare a casa..."
Katarina sorrise. "Non devi dirmi tutto. Divertitevi e... bè lo sai cosa."
Entrambe sorrisero e si abbracciarono. "Ti voglio bene sorella."
"Anche io."
Non appena uscì dalla porta della casa, Katarina la chiuse a chiave e ritornò nella camera di Billie. Okay Rina... pensa. Dov'era l'ultima volta che l'hai vista? Iniziò a cercare nelle cose di sua sorella, sperando di trovare quello che cercava. La vita di Nick dipendeva da questo. Dopo aver rovistato in mezzo ad alcune foto di Kris, trovò quello che cercava. La sua rubrica telefonica. Si sedette sul letto e fece un respiro profondo. Per favore fai che sia qui... Aprì la rubrica e andò subito alla scheda della L.
Larroby... Landon... Lincoln... Lindon... Littrell... LITTRELL! Quasi svenne dal sollievo per aver trovato quello che cercava nella rubrica. Un momento, pensò, è questo il suo cognome no? Per essere sicura recuperò l'«official book» che Billie aveva comprato tanto tempo fa e sfogliò le pagine. Ancora una volta, tirò un sospiro di sollievo. Sì, il suo cognome era Littrell.
Trascrisse l'indirizzo su un pezzo di carta, ripose la rubrica al suo posto, si fiondò nella propria camera e prese il telefono. Pochi minuti più tardi, aveva un posto sul volo per Atlanta, Georgia delle 9 di domani mattina. Alt! Ma lei non aveva fatto una promessa a Nick di non rivelare mai a nessuno dove si trovava e che era vivo? Sì, ma adesso questo segreto doveva essere rivelato. Lui se ne stava andando. Lentamente. Lei se lo sentiva sempre più con ogni giorno che passava. Ma non poteva andare da lui. Avrebbe trovato qualcuno che sarebbe andato al suo posto. Qualcuno che lo avrebbe convinto a dare una svolta alla sua nuova vita, a essere il Nick Carter che lei amava così tanto.
E questa persona era Brian Littrell.
Con Kris fuori città per lavoro, era il momento ideale per mettere in azione il piano.
Era il momento che Brian conoscesse la verità.
CAPITOLO 27
Kris lasciò la stanza dei colleghi contento e sorridente alla grande, mentre si avviava verso la sua stanza. Niente di meglio che il sesso per metterti di buon umore! Si fermò davanti alla propria stanza, la aprì, ed entrò. Subito si diresse verso l'armadio e da un cassetto tirò fuori una fotografia della sua piccola Kitten. Il suo sguardo diabolico investigava quella faccia mentre guardava il suo prezioso Nick. Io ho vinto. Tu hai perso Nick Carter. Nessun Backstreet Boy buono a nulla riuscirà a battermi. Sorrise. Soprattutto se ha il tuo aspetto!
Kris scosse la testa contrariato. Non aveva ancora capito cosa ci vedeva Kat in lui. Nick era così indecente, così... patetico. Invece Kris aveva l'aspetto esteriore, il carattere, e la personalità. Tutto quello che una ragazza avrebbe potuto desiderare. Chiuse gli occhi e si leccò le labbra, ricordandosi la bocca magnifica di Kat sulla sua. Si sentì il corpo irrigidire. Oh sì, la voleva.
Tanto.
Pazienza amico. Non lasciare che i tuoi desideri ti rovinino il piano. Lascia che lei si rilassi, che abbassi la guardia, chieda... E poi colpisci.
Billie si svegliò. Lui la baciava teneramente sulla spalla. Sorridendo, si girò per guardare quella stupenda faccia. "Buongiorno."
La faccia di Howie era assonnata, ma sorridente. "Buongiorno."
"Dormito bene?"
"Assolutamente bene."
Lei si avvicinò a lui. "Bene." Rise quando lui mise la testa sulla spalla, vicino al collo, il pizzetto le dava fastidio. Ma il respiro su di lei la fece smettere di ridere. Lasciò il posto al desiderio.
"Billie, ti voglio qui... ogni giorno quando mi sveglio."
"Oh Howie..."
Alzò la testa e la guardò con quegli occhi marroni che la facevano sempre sentire incredibilmente piccola davanti a lui. "Sono pazzo di te Billie. Lo sono stato fin dal momento che ci siamo incontrati."
Lei si sentì una gran sensazione di felicità e appagamento in cuore. Accarezzò la guancia. "Non volevo ammetterlo prima, ma dal giorno che ti ho incontrato... anche tu mi sei rimasto sempre in mente. Mi sento così confusa."
"Ah quello non importa adesso. Presto tornerai ad essere una donna libera, ci fidanzeremo... magari anche ci sposeremo... avremo almeno tre figli... inizieremo a risparmiare per la loro istruzione."
Bilile rise. "Sei proprio uno che pianifica tutto te!"
Entrambi risero, ma dopo poco le risate finirono e Howie la prese in modo che lei stesse sopra di lui. Le prese la testa tra le mani. "Guarda che quello che ho detto prima l'ho detto sinceramente."
Lei si sentì il cuore battere più forte. "Cosa hai detto...?"
"Ti amo Billie."
Si sentì gli occhi pieni di lacrime di gioia. "Anche io ti amo Howie."
Dopo questo i due si avvicinarono.
Katarina uscì dall'aeroporto e chiamò un taxi. Diede all'autista l'indirizzo di Brian e si rilassò sul sedile, stanca come sempre. Si immaginava sempre peggio per Nick con ogni giorno che passava. Dormiva sempre meno. Si rimise a posto gli occhiali da sole. Almeno il trucco copriva quasi del tutto i grossi segni neri che aveva sotto gli occhi. Sperava di riuscire a confessare il suo segreto a Brian prima di svenire.
Sperava anche che il suo piano funzionasse. Che Brian le credesse e facesse qualcosa per aiutare Nick. Il tempo stava scadendo. Se ne stava andando. Si sentì le lacrime agli occhi. Non voleva nasconderle. Era tutta colpa sua. Se lei non lo avesse lasciato, ora non sarebbe quasi sopraffatta dal dolore. Non sarebbe così arrabbiata.
E loro due sarebbero ancora insieme.
Se solo ci fosse stato un modo per fargli sapere che lei lo amava ancora...
"Siamo arrivati signorina."
"Grazie" rispose tremando mentre usciva dal taxi. Pagò la corsa e aspettò finché la macchina non fosse ripartita prima di girarsi e dare un'occhiata alla casa dei Littrell. Che posto meraviglioso... ma pareva anche che non ci fosse modo per entrare. Perfetto. E adesso come penso di parlare con lui se non riesco neanche ad arrivare alla porta? Come se qualcuno l'avesse sentita, la porta si aprì, lei si spaventò e subito si nascose.
"Ti chiamerò ogni giorno okay? Lo prometto."
"Aw Leigh... dimmi che resti."
"Bri..."
"..."
Katarina divenne tutta rossa. Oh Dio...
"Ti amo B."
"Anche io."
Katarina sentì la porta chiudersi e un paio di tacchi alti scendere i gradini. Fece un respiro profondo. Puoi farlo Rina. Devi! Si aprì il cancello e una donna bellissima e anche dall'aspetto gentile uscì sul marciapiede. Fu sorpresa non appena vide Katarina.
"Posso aiutarti?"
"Ehm... sì. Forse lei non mi conosce, io sono Katarina Clark, la so---"
"Oh! Sei parente di Billie?"
"Sì sono sua sorella."
La donna sorrise. "Mi pareva che assomigliassi a lei! E' un piacere conoscerti! Sono Leighanne Littrell." Mise a terra le valigie e le porse la mano.
Katarina la strinse e sorrise.
"Cosa posso fare per te?"
"Bè, veramente sono qui per vedere Brian. Devo parlare con lui di una cosa."
Leighanne aveva in mente una marea di domande da fare alla ragazza. Ma non c'era tempo.
"Sarebbe possibile?"
"Ma certo, sono sicuro che gli piacerebbe conoscerti... oppure ti ha già incontrato prima?"
"No... ma abbiamo... un amico in comune... e devo discutere con lui su questo argomento."
Leighanne annuì. "Okay." Premette un tasto sulla centralina dell'allarme per riaprire il cancello. "Accomodati." Guardò l'orologio. "Cavolo! Sono in ritardo, rischio di perdere l'aereo!" Guardò di nuovo Katarina e sorrise. "Spero che ci rincontreremo, per conoscerci meglio. Sono sicura che sei buona e brava come tua sorella!"
Katarina arrossì. "Grazie. Spero anch'io."
Si salutarono e Leighanne andò via verso l'aeroporto, lasciando lì Katarina davanti al cancello aperto, con tantissime domande in testa. Ma decise di togliersele dalla mente. Non dar di matto adesso Rina. Si inoltrò nella proprietà dei Littrell, chiuse il cancello e si avviò lungo il vialetto verso la porta d'ingresso. Si fece coraggio e suonò il campanello.
Brian alzò lo sguardo dalle pagine del libro che stava leggendo. Leighanne non suonerebbe il campanello di casa sua... a meno che si sia dimenticata le chiavi. No, non può essere. L'ho vista mettersele nella borsa. Visite? Non sto aspettando visite. Sospirò. Dovevano cambiare di nuovo il sistema di sicurezza? Si avviò verso la porta, sperando che non dovessero farlo. Non voleva proprio che casa sua sembrasse una prigione. Aprì la porta e, come previsto, la persona che si trovò davanti era una sconosciuta.
"Uh, ciao."
"Ciao" rispose cautamente "hai bisogno di qualcosa?"
"Sono Katarina Clark, la sorella di Billie."
Subito lui si sentì rilassato. "Ehila! La sorella di Billie? E' vero mi aveva parlato di te. Come va?"
"Bene grazie... posso entrare?"
Brian rise. "E certo! Comunque, tu e tua sorella siete proprio graziose!" Rise ancora di più quando la vide arrossire. "Anche se non credo che Billie arrossisca in quel modo!"
Anche Katarina rise. "Non posso farci niente... specialmente quando uno mi fa un complimento."
"Oh non fa niente," l'accompagnò in salotto "Vuoi qualcosa da bere? Caffè, succo di frutta, coca-cola..."
"No grazie, sono a posto." Si sedette sul divano e cominciò a girare i pollici.
Brian si sedette davanti a lei. Aveva notato il suo nervosismo. Chissà perché era così nervosa? "Ah vedo che ti piace portare gli occhiali da sole anche in casa, come Aj."
Lei sorrise leggermente e se li tolse, rivelando occhi caldi e belli, ma affaticati. "Va meglio?"
Brian sorrise e annuì. "Molto meglio. Allora, che cosa posso fare per te?"
Ora il suo nervosismo era evidente. "Devo parlarti Brian... di qualcosa di molto importante."
"Okay."
"Bè... io..." non le venivano le parole.
Brian si avvicinò e le toccò la mano. "Va tutto bene Katarina. Prenditi tutto il tempo che vuoi."
Lei lo guardò come per ringraziarlo e si rilassò un pochino. "Ho... ho sentito che tu eri uno dei... bè dei migliori amici di Nick."
Subito lui si sentì intimorito, si ricordava quando aveva un presentimento che Nick fosse nei guai. "Sì... era il mio migliore amico tra i ragazzi."
Lei annuì. "E' proprio per questo che è importante che tu sappia..."
Lui la guardava confuso. "Sappia cosa?"
"Ci sono molte cose che devo spiegarti Brian. E' solo che non so da dove cominciare."
"Senti, se per te va bene, non vorrei parlare di questo argomento... ho avuto molti brutti presentimenti riguardo a Nick e..."
"Anche io."
Annuì. "E non voglio sprecare altro tempo né forze. E' morto e---" Si fermò, solo ora aveva capito le parole di Katarina. La guardava allibito. "Anche io?" Lei tremava.
"Sì..."
"Non capisco. Come puoi...?" La guardò più da vicino. "Conoscevi Nick prima che morisse?"
"No..."
Brian era sempre più confuso.
"L'ho incontrato dopo che è morto."
Lo aveva detto così piano che lui l'aveva sentita a malapena, ma abbastanza chiaramente da sentirsi male. "C... cosa?"
Katarina lo guardò dritto negli occhi. "Brian, Nick non è morto."
CAPITOLO 28
Katarina in vita sua non aveva mai visto niente di più pallido finora. Dire che Brian era allibito era poco. Se non fosse stato per il fatto che lei si sentiva come se sprofondasse in un buco e morisse, in questo momento avrebbe riso di gusto all'espressione stupita che dominava la sua faccia. Ma non c'era nulla di divertente in questo momento e anche la più piccola risatina sarebbe stata assolutamente fuori luogo.
Poi venne il momento per Katarina di fare la faccia allibita. Brian era scoppiato a ridere come se avesse sentito la barzelletta più divertente del mondo.
Ovviamente, questo ostacolo non era facile da superare, per portare a compimento il piano.
"O... ok" Brian rispose mentre smetteva di ridere, "mi hai fatto quasi svenire per un momento."
Oh Dio, non le piaceva quello che le aveva appena risposto, non ha creduto a una parola di quello che ho detto.
"Sai, tutti dicevano che ero tutto matto quando dicevo che Nick era vivo. Non li avevo creduto ma adesso che l'ho sentito dalla bocca di un'altra persona, capisco quanto ridicolo sia! Sai che per un momento ho pensato proprio..." la voce di Brian si spense lentamente assieme alla luce negli occhi quando lui vide che Katarina non aveva fiatato, l'espressione impassibile, eccetto per la disperazione che traspariva dal suo sguardo. "Oh... Dio" riuscì a malapena a dire, "non... non stai scherzando vero?"
Katarina scosse la testa. Non si fidava più neanche di quello che diceva. Guardò il suo sguardo farsi di nuovo «normale», la pelle riprendere colore, e lei iniziò a tremare. "Ma..." non credeva a quello che aveva sentito, "io... come?"
Si avvolse le braccia attorno alla vita. "Non so come ha fatto a sopravvivere all'incidente... non mi ha detto niente. Ma è vivo. Respira. Come te e me." Fu in questo momento che ringraziò Dio per il fatto che Brian era seduto, visto il modo con cui barcollava...
Stava proprio per svenire.
"Brian---"
"Dov'è?"
"In Canada. Vive tra le montagne... abbastanza distante dal luogo dell'incidente."
"Canada... Canada?! Nick è in CANADA?!?!"
Brian era sempre più incredulo.
"E' stato in Canada TUTTO QUESTO TEMPO e non ha avuto la BONTA' D'ANIMO di CHIAMARE? Per dirci DOVE SI TROVAVA e che era SANO E SALVO????"
"Brian, non capisci---"
Furioso si alzò e iniziò ad andare avanti e indietro. "Non lo avrebbe mai fatto! Se stava bene, non ci avrebbe spaventato in questo modo. LO SO che non lo avrebbe fatto." Rivolse lo sguardo verso di lei. "Stai mentendo!"
"No", rispose calma, "io---"
"Non cominciare nemmeno", si tappò le orecchie.
"Ho le prove."
Poteva anche tapparsi le orecchie, ma questo non significava che non potesse leggere le labbra. Lentamente, si tolse le mani dalle orecchie e la guardò ancora incredulo. "Prove?"
Katarina annuì e si mise una mano sotto la maglia. Dopo un momento di esitazione tirò fuori l'unico ricordo del suo amore.
Il ciondolo di Nick.
Guardava l'argento scintillante. "Lui... mi ha dato questo, Brian. Mi ha detto che era stato creato apposta per lui... qualcosa del genere, quindi nessun altro potrebbe averlo eccetto lui..." Quando Brian non rispose, lei lo guardò negli occhi e fece appena in tempo a vederli girarsi verso l'alto mentre lui cadeva sul pavimento, mancando completamente il divano.
"OhDioOhDioOhDio! Brian? Brian!!!"
Oh...
"E adesso che faccio? Brian?! Sono Katarina! Puoi sentirmi? Oh Dio..."
Che è successo? Come se si fosse svegliato da un incubo, aprì gli occhi e guardò in faccia la donna che aveva appena confermato quello che si sentiva nel cuore da tanto tempo.
Il suo migliore amico era vivo!
"Grazie a Dio!" tirò un sospiro di sollievo. "Tutto bene?"
"Sì... penso di sì" rispose lui mentre lei lo aiutava a sedersi. Si strofinò la schiena. "Che è successo?"
"Sei svenuto."
La sua faccia iniziò a mostrare un enorme imbarazzo. "Bè mi sento come un idiota."
"Non fa niente. Se al tuo posto c'ero io forse avrei fatto di peggio."
Questo lo fece sorridere. Non aveva dubbi sul fatto che il suo pavimento sarebbe proprio duro se la situazione fosse stata rovesciata! Ma mentre ricordava la conversazione che avevano appena avuto, quel sorrisino sparì. C'erano troppe domande che avevano bisogno di una risposta.
Risposte che lui cercava da quando era «morto» Nick.
"Katarina..." si fermò per un attimo, cercando di riordinare i suoi pensieri confusi, "se è sopravvissuto tutto questo tempo, allora perché non è ritornato a casa? Perché non ci ha detto niente...?"
Lei lo guardava, comprendeva il suo stato d'animo. "Brian, ci sono così tante cose che non sai... e che non sono tenuta a spiegare." Sospirò. "Nick non è... più la stessa persona che era quando lo hai visto per l'ultima volta. E' cambiato... e non in meglio."
Brian era impaurito e si vedeva. "Che vorresti dire?"
"Non posso spiegartelo," rispose lei, "dovrai verificarlo di persona."
Lo sguardo di Brian ora mostrava eccitazione... ed ansia. "Vederlo... dopo tutto questo tempo... non hai intenzione di portarmi da lui?"
Katarina scosse la testa. "Ti posso dire dove trovarlo e come arrivarci, ma non posso venire con te."
"E perché no?"
"C'è..." guardò altrove, "ho le mie ragioni."
In questo momento lui era curioso ma non volle andare oltre. "Come lo hai trovato?"
"...Bè, ero andata in escursione con mia sorella e il suo fidanzato, e ho finito per allontanarmi un po' troppo dal campo dove avevamo messo le tende. Sono arrivata a una vecchia casa dove Caroline, la signora che si prende cura di Nick, mi ha lasciato entrare per ripararmi dalla pioggia e mi ha proposto di stare con lei per qualche giorno." Un piccolo sorriso si fece vedere sulle labbra. "E' una signora così educata e gentile..."
"Mi sembra proprio di sì."
Lo sguardo di lei sprizzava di felicità mentre si ricordava di quei momenti. "E poi ho incontrato Nick... e lui è stata la causa per cui sono rimasta lì più a lungo."
Rimase quieta una volta finito il racconto e Brian vedeva che lei era tutta felice per quello che aveva riportato alla memoria raccontandolo a lui. I suoi stanchi occhi castani riacquistavano brillantezza, il colorito diventava più caldo... Ma presto questa parentesi di felicità fu chiusa e la nostalgia riprese il sopravvento. Lui si avvicinò e toccò il pesante ciondolo che le pendeva dal collo. Voleva verificare fisicamente che era vero... anche se lo vedeva.
"Devi andare da lui. Ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lui... e che lo capisca."
La guardò negli occhi mentre mentalmente analizzava il modo in cui lei parlava di Nick. La tenerezza nelle parole quando pronunciava il suo nome, quello sguardo spento che riacquistava vigore quando parlava di lui. Capì tutto. "Tu lo ami", disse.
Katarina si spaventò e guardò altrove. "...Ma sono proprio così ovvia?"
Brian sorrise. "Lo sento da come parli... e so che anche lui ti ama."
"Non proprio. Mi odia."
"Non lo credo," divenne pensieroso, "mi ricordo di aver provato la sensazione che lui era felice..." guardò di nuovo il ciondolo, "e non avrebbe mai dato la cosa più preziosa che aveva a chicchessia Katarina."
Lei si sentì le lacrime scendere e Brian le diede una pacca sulla spalla. "Ehi, perché piangi? L'amore è una cosa meravigliosa... soprattutto quando è reciproco."
"Non lo è, fidati" la voce di lei tremava "se solo potessi spiegargli perché..."
Lui la guardava con aria interrogativa. "Perché...?"
"Per favore... vai da lui," continuò, ignorando la domanda, "ha bisogno di te."
Anche se era quasi sicuro che Nick sarebbe stato molto più felice se avesse visto Katarina, acconsentì senza ulteriori suppliche.
"Prenderò il primo volo disponibile."
CAPITOLO 29
Questo non era venuto come lui aveva in mente che venisse.
Nick guardò il ritratto che aveva dipinto, preso tra la tenerezza e l'orgoglio. Andava molto meglio ultimamente. Non si sentiva più addolorato per sé stesso, non pensava più a lei 24/7, niente sentimenti. Ma ora lui era lì, un pennello in mano. Guardava alla sua bellissima faccia.
Una faccia che vedeva nei suoi sogni ogni notte.
Sospirò arrabbiato. Non aveva fatto nessun progresso.
"E' venuto bellissimo Nickolas" giudicò Caroline accarezzandogli la mano che aveva toccato prima.
Tutto quello che voleva lui invece era disegnare una figura scura. Un genere di immagini che riflettessero il tipo di vita che viveva ora. La vita che avrebbe voluto a ogni costo lasciarsi alle spalle. Avrebbe dovuto essere un'immagine nera come la morte... e invece aveva miscelato il giallo e il bianco fino a ottenere il tono dorato dei suoi capelli, aveva scelto un marrone carico che corrispondeva perfettamente alla bellezza dei suoi occhi... Cazzo ma perché mi preoccupo ancora così? Lei non ha fatto altro che trasformare la mia vita in un inferno e io sono qui a pensare a lei... amarla più di ogni altra cosa... più delle parole.
"Vuoi che io lo metta nella tua stanza intanto che tu ti fai la doccia?"
"Tienitelo", rispose arrabbiato togliendo la mano dalla stretta di Caroline. Non voleva ammettere che nonostante quello che era successo, nonostante come fosse finita tra lui e Katarina, lui l'avrebbe amata per tutta la vita.
"Non me ne faccio niente."
"Ma caro..." non finì la frase quando Nick si girò verso di lei. Dopo un attimo, si arrese. "Molto bene."
Le rispose annuendo e si avviò di sopra. Pensava cosa poteva averle fatto cambiare idea. Era il suo silenzio prepotente? Il suo sguardo?
O forse era quel velo di lacrime nei suoi occhi azzurri ormai privi di vitalità che stavano per scendere?
"E allora hai finalmente deciso di crescere?"
Billie rivolse lo sguardo verso il suo «delizioso» fidanzato mentre entrava in corridoio. "Mah tu lo dici."
Lei rispose guardandolo di traverso e si sedette sul divano. "Come va baby?"
Lui sbadigliò. "Cosa vorresti dire?"
"Il nostro fidanzamento Kris. E' finito." Si sarebbe aspettata la sua solita reazione esplosiva. Il suo bombardamento di domande. Le sue suppliche a cambiare idea. Ma non si sarebbe mai aspettata di vederlo così... contento.
"Davvero?"
"Sì davvero. Pensi che stia scherzando su una cosa così seria?"
"Seria per te, forse. A me non me ne frega niente."
Billie rimase a bocca aperta. "Come ti permetti? Dopo ANNI che stiamo insieme, ti permetti di sederti qui e di dirmi che NON TE NE FREGA UN CAZZO?"
"Esatto. Penso proprio che finalmente hai deciso di crescere Billie."
Ci volle tutta la forza che aveva in corpo per non prenderlo a schiaffi seduta stante e togliergli quel sorriso da pubblicità del dentifricio.
"Che? Pensi che non me lo aspettassi? Sapevo che non appena avessi incontrato quel Backstreet Bastard mi avresti lasciato. Sei altamente prevedibile, amore."
"Fuori!" urlò lei, si precipitò alla porta e la aprì di scatto. "Vai FUORI dal mio appartamento."
Kris rise. "Con piacere, ma mi vedrai qui comunque. Tua sorella e io abbiamo qualche conto in sospeso."
"Di che cazzo stai parlando?"
"Andiamo a letto insieme amore. Non te l'ha detto?"
Lei si pietrificò. Andiamo a letto insieme? Billie scosse la testa. "Non credo più a una parola di quello che mi dici Kris. Ora avrei piacere se tu te ne anda---"
"Chiedilo a lei Billie. Non mentirebbe mai alla sua sorella maggiore... bè almeno non alla sua faccia." Rise di nuovo e si alzò in piedi. "Chiediglielo pure."
"FUORI FIGLIO DI PUTTANA!"
Continuando a ridere, uscì. "Buon divertimento dolcezza e grazie per il sesso."
"VA' AL DIAVOLO!" Gli chiuse la porta in faccia. Non appena fu certa che lui se ne era andato, si accasciò sul pavimento singhiozzando. Come aveva potuto essere così stupida?
Ma guarda che modo di passare il weekend.
Kevin entrò in un'altro fansite dei Backstreet Boys. Era sorprendente che mesi dopo il loro scioglimento, ci fossero ancora migliaia e migliaia di siti dedicati a loro. Ma troppi siti contenevano memorie dolorose... immagini di lui con Kristin... quando erano felici...
Quando erano innamorati.
Lui la amava ancora.
Ma era arrivato al punto in cui dubitava che lei si sentisse allo stesso modo. Non la vedeva da giorni...
Forse il loro tanto desiderato matrimonio era arrivato al capolinea?
"Pensavo che ti avrei potuto trovare qui."
Spaventato, si girò e fu stupito da chi aveva davanti. "Stavo... stavo proprio pensando a te."
Kristin rispose con un piccolo sorriso e annuì.
"Come sei entrata?"
"Ho ancora la chiave."
Per non si sa quale motivo, questa risposta riaccese la speranza in lui. "Oh."
Lei si avvicinò e si schiarì la gola. "C'è qualcosa che penso dovresti sapere."
Anche lui si avvicinò a lei. "Che cosa?"
Kristin lo guardò dritto negli occhi con uno sguardo che lasciava trasparire molta frustrazione. Kevin fece un altro passo avanti per portarsi più vicino, in modo che fosse più facile prenderla tra le braccia. Se solo ne avesse avuto il coraggio.
"Ho parlato con una mia amica ieri..." Kristin iniziò a raccontare, senza mai distogliere lo sguardo da lui, "era andata in un club l'altra sera con un suo amico."
"Mmhmm..." Kevin si mise le mani in tasca per cercare di attenuare la voglia matta di abbracciarla.
"Questo suo amico ha incontrato un ragazzo che le ha offerto da bere. Da quel momento è sparita ed è stata trovata solo stamattina."
Ora lui era intimorito. "Sta bene?"
Kristin scosse la testa. "Si è svegliata in un appartamento, nuda e da sola."
"Oh Dio..."
"Kevin, il motivo per cui ti sto dicendo questo e perché quando le è stato chiesto cosa era successo, lei non si ricordava nulla. Nulla dal momento in cui quel deficiente le aveva offerto da bere."
All'improvviso la situazione sembrava molto familiare. "E..."
"La polizia le ha detto che potrebbe essere stata drogata."
Ma certo! Kevin sprizzava di felicità dopo aver sentito questa storia. "Non posso crederci! Come ho fatto a non pensarci prima?"
"Non ne sei ancora sicuro Kevin..."
"'Sto cazzo che non ne sono sicuro! Sono sicuro al 100% che lei mi ha drogato... che altra spiegazione ci può essere?"
Kristin lo guardava diffidente.
"Non sono andato a letto con lei Kris... devi credermi."
"Penso... sì ti credo."
Per la prima volta in tantissimo tempo, si lasciò ad un sorriso. "Davvero?"
"Ti credo." Prese la sua mano, rimanendo però seria, "ma dobbiamo dimostrare che Rachel ha usato qualcosa per fregarti."
Kevin era tutto preso dalla determinazione. "Lo dimostreremo." Le accarezzò la mano. "Insieme."
Kristin sorrise. "Insieme."
Caroline mise il sacchetto di deliziose mele nel carrello e continuò nella sua spesa finché non arrivò davanti a della verdura di cui aveva bisogno per la cena di stasera. Sfortunatamente, sarebbe stata un'altra cena in cui avrebbe mangiato da sola.
Nick non mangiava quasi più niente. Persino i suoi biscotti venivano lasciati intatti sul suo comodino mentre lui si girava nel letto e continuava a chiamare Rina... a supplicarla di ritornare. Ovviamente questo non glielo aveva mai detto. Era già abbastanza abbattuto dal suo stato attuale. Caroline sospirò. Non voleva che il Nickolas che aveva conosciuto e amava come un figlio si distruggesse da solo.
Ma aveva anche il sentore che per farlo tornare come un tempo ci sarebbe voluto un miracolo.
Per fortuna però lei credeva nei miracoli.
"Scusi, avrei bisogno del suo aiuto signora."
"Che cosa posso fare per te figliolo?"
"Sto cercando qualcuno. Mi hanno detto che lei è la persona che mi può indicare dove abita."
Caroline era incuriosita. Ovviamente era di fuori città. Non aveva mai sentito nessuno parlare con quell'accento. Molto carino però.
"Chi stai cercando?"
"Uhm... credo che si chiami Caroline... Parker? Sì Parker."
Fece quasi cadere il sacchetto di carote. Io?
"Credo che questo sia il tuo giorno fortunato figliolo perché la buona vecchia Caroline è qui, davanti a te, a fare la spesa."
Lasciando che la curiosità prendesse il sopravvento, lasciò il carrello della spesa e si diresse verso il davanti del negozio. Girò l'angolo...
Anche lo sconosciuto si girò e gli sguardi si incontrarono.
Dio santo! Non può essere!
"La signora Parker?"
Ci volle un momento per reagire, ma alla fine annuì. "Caroline, chiamami Caroline caro."
Lui sorrise e le strinse la mano. "Piacere di conoscerla. Io sono Brian Littrell."
CAPITOLO 30
Brian capì, mentre percorreva gli ultimi metri verso la casa, che Caroline era una delle donne più ammirevoli che avesse mai avuto modo di conoscere. Erano andati a piedi dal negozio di alimentari fino alla porta di casa sua in meno di due ore grazie alla sua determinazione ad andare avanti. Lei aveva 81 anni. Lui invece di anni ne aveva solo 28 ma doveva addirittura starle dietro! Questo fa pensare vero? Specialmente quando lei doveva anche preoccuparsi dell'artrite! Sorrise. Sì, Caroline era proprio ammirevole.
E anche così adorabile!
"Ora è meglio che entriamo così ti offro dei biscotti, fatti in casa ovviamente, e del latte."
Brian si lasciò ad una risata. Katarina gli aveva detto che avrebbe dovuto prepararsi a mangiare grandi quantità di biscotti durante la sua permanenza da Caroline. "Grazie signora... volevo dire Caroline," si corresse subito non appena lei gli rivolse uno sguardo come per dire "ti ho detto di chiamarmi Caroline."
Lei sorrise e aprì la porta. "Spero che ti fermerai qui per un po' vero?"
"Bè dipende..." Brian la guardava, con una faccia seria, "penso che sappia perché sono qui."
Caroline annuì. "Certo che lo so. Anche se sarei curiosa di sapere come hai scoperto tutta la faccenda."
Brian si sentì un'altra ondata di sollievo. E' vero... è vero! "Me lo ha detto Katarina."
Lei si stupì. "Hai visto Rina? Come sta? Sta bene?"
Lui fu preso alla sprovvista da tutte quelle domande. "Sta bene. Un po' stanca... ma bene."
Caroline non pareva contenta di quella risposta. "Pensa ancora a lui..." Scosse la testa. "Non dovrebbe essersene andata."
"Cosa è successo?"
"Eh se lo sapessi caro... vorrei proprio saperlo." Sospirando mise le borse della spesa sul tavolo in cucina e volle accompagnare Brian in salotto. "Siediti pure caro. Ora ti vado a prendere quei biscotti famosi."
"Veramente Caroline," Brian si alzò, "se non ci sono problemi, vorrei... mi piacerebbe molto vedere Nick."
Lei sorrise. Comprendeva lo stato d'animo di Brian. Ma aveva anche uno sguardo ansioso. "Certo certo, ma Brian, devo avvertirti di una cosa..."
"Di che cosa?"
"Nickolas è molto cambiato dall'ultima volta che lo hai visto."
"Anche Katarina mi ha detto questo. C'è qualcosa che non va?"
Caroline guardò altrove. "Credo che sia meglio se lo verifichi di persona."
Katarina entrò in silenzio nell'appartamento, sperando che Kris non fosse ancora tornato e che Billie fosse fuori casa. Brian aveva voluto che passasse la notte nella sua stanza degli ospiti. Lei non avrebbe voluto, ma era così stanca... e voleva anche conoscere il migliore amico di Nick un po' meglio. Voleva capire perché erano così attaccati. Fece un piccolo sorriso. Brian era proprio come Nick le aveva detto. Cordiale, premuroso e «normale».
Per non dire sciocco!
Nessun segreto sul perché lui e Nick andassero così d'accordo... Secondo Brian, anche Nick era un ragazzo sciocco. Sempre a ridere, sempre a sorridere... il sorriso sparì. Ma la vita aveva giocato un brutto scherzo a Nick.
E aveva perso tutto quello che aveva di più caro.
Katarina sperava che mandando Brian da lui, avrebbe trovato il coraggio per guardare in faccia al futuro e smettere di essere quell'uomo aspro che si era condannato a essere.
"Era ora che tornassi a casa."
Spaventata, Katarina guardò avanti mentre si accendevano le luci. Billie era seduta sul divano, gli occhi rossi. "Billie cosa c'è?"
"Ma dov'eri?" chiese la sorellona, ignorando la domanda precedente.
"S... sono andata fuori città. Per vedere qualcuno."
"Nick? O Kris?"
Kris?! si sarebbe piuttosto fatta pungere sul sedere da un porcospino! "Nessuno dei due. Sono andata da Brian."
Billie la guardava spaesata. "Brian? E perché?"
"Dovevo parlare con lui di una cosa importante, e ho fatto tutto, concluso tutto." Non voleva andare più nel dettaglio.
"Ho annullato il mio fidanzamento." Parlava a bassa voce, il fatto che avesse cambiato presto discorso sorprese Katarina.
"Lo hai fatto?" la guardava allibita per un momento, ma poi capì. "Howie vero?"
Subito sulla faccia di Billie comparve un bel sorriso. "Lui mi ama Rina. Veramente. Penso di non aver mai incontrato uno che mi tratta come una persona normale. Mi fa sentire me stessa."
Katarina si sedette vicino a lei e la abbracciò. "E' bellissimo Billie! Finalmente ti sei tolta quello stronzo di Kris dalla vita."
Billie si tirò indietro guardandola in modo interrogativo. "Uno stronzo eh?"
"Sì" Katarina si guardava le mani, "Non... non mi è mai piaciuto Kris per molti motivi. Un esempio è che non ti trattava mai nel modo giusto."
"E gli altri?"
Nessuna risposta.
"Rina sei andata a letto con lui?"
Katarina si sentì come se avesse preso uno schiaffo in faccia. "Billie! Ma come puoi dirlo? Io non farei mai---"
"Quando l'ho mandato al diavolo Kris mi ha detto che se ne fregava di me..." lo sguardo freddo "perchè tanto andava a letto con te."
"No! Non è vero!" Katarina si fermò. Oh Dio... lui mi sta costringendo a mentire...
Cosa vuoi Kris? Cosa vuoi per lasciare Nick in pace?
"Niente. Quello stronzo biondino avrà quello che si merita per averti portato via da me!"
"Farò TUTTO Kris. Tutto quello che vuoi. Basta solo che lasci in pace Nick. Ti prego..."
"Tutto eh?"
"Tutto."
"Bè," Billie guardava la sorella, "lo hai fatto Rina? Sei andata a letto con il mio ex-fidanzato?"
Nick guardò tra le tende la luce del sole splendere sul paesaggio. Dannata luce... Chiuse gli occhi per cercare di bloccarla, ma li riaprì di nuovo e quasi si lasciò a un pianto di angoscia. Stava impazzendo senza di lei.
Maledetta lei per avermi fatto questo! MALEDETTA LEI!
"Nickolas, caro. Hai fame?"
"No. Non voglio niente," rispose arrabbiato come sempre, "va' via!"
"Nickolas! non parlare così davanti a me!"
"Io parlo come cazzo mi pare e piace!" teneva lo sguardo fisso sul meraviglioso paesaggio che si vedeva dalla finestra. "Sono stufo di queste cazzate! Odio TUTTO E TUTTI! CAZZO! VIA! NON VOGLIO NE' TE NE' NESSUN ALTRO!!!"
"...neanche il tuo migliore amico?"
Porca vacca... Nick si irrigidì e gli mancò il respiro. Quella non era la voce di Caroline. Era una voce maschile. Una voce maschile molto familiare. Uno che conosceva praticamente da una vita. Ma...
Non poteva essere!
Non proprio!
"Nick?"
Tenne strette le tende tra le mani. Non voleva voltarsi. "Non... dovresti essere qui."
"Neanche tu Frack."
Frack... chiuse gli occhi, sentiva dolore. Era più di un anno che non sentiva quel soprannome molto familiare.
"Nick, guardami."
Non posso cazzo! "No."
"E perché?"
Perché sono un mostro! "Non voglio."
"Mi mancavi amico."
Nick quasi sorrise al sarcasmo nelle sue parole. Quasi.
"Perché non sei tornato a casa Nick? Eravamo tutti spaventati a morte... pensavamo infatti che eri morto santo Dio!"
"Questo era proprio quello che volevo pensassero tutti."
"Cosa? Che? Onestamente pensi che questo tuo comportamento sia divertente? Bè, edizione straordinaria Nick. Non lo è. Non lo è PROPRIO PER NIENTE!"
"Per favore vattene Brian. Non voglio nessuno di voi qua a dirmi cosa fare e cosa non fare! Ora la mia vita è diversa!"
"Una vita che vuoi proprio odiare."
"E allora?"
"Cazzo Nick! Ma che ti succede? GUARDAMI!"
"NON MI PUOI COSTRINGERE!"
"'STO CAZZO CHE NON POSSO!"
"La presa di Nick sulle tende era sempre più forte e quando si sentì le mani di Brian sulle spalle cercò in tutti i modi di togliersele di dosso. "NON TOCCARMI!" sentì Brian tirarsi indietro.
"Nick... perché non mi parli?" Si sentiva il dolore nella sua voce. "Ma sai quante volte sono rimasto sveglio di notte in camera mia, a pensare se tu stavi bene? Se avevamo fatto tutto il possibile per trovarti? Ero depresso Nick! E adesso tutto quello che fai è voltarmi le spalle e mandarmi via?"
"Non capisci Brian. Non puoi immaginarti come sia perdere la tua identità... la tua vita... in una sola notte!"
"Che vorresti dire?"
Nick lasciò andare una delle due tende e si toccò le cicatrici sulla faccia. La maschera era sul letto.
E non c'era modo per arrivarci.
"Per favore... Fr... Frick... va via."
"Non me ne vado finché non mi dici perché ti comporti così."
"Allora starai qui per tutta la tua vita."
"CAZZO NICK!"
Brian ormai stava perdendo la pazienza. Strano. Anche Nick.
"Nick..."
Silenzio.
"Nick... guardami amico."
"..."
"Per favore?"
CAPITOLO 31
Brian trattenne il respiro quando Nick accennò un movimento. Avanti Nick...
Ma lui si fermò. "Bri non posso..."
La vulnerabilità nella voce era talmente forte che Brian si sentiva le lacrime agli occhi. "Nicky, ti conosco da quando eri un ragazzino... non devi aver paura."
"Sì questo lo ha detto anche Rina e guarda che è successo."
"Eh?"
"Mi ha lasciato. Come dovresti fare anche tu."
"Nick, le manchi" vide il corpo irrigidirsi.
"La... hai vista?"
"E' stata lei a dirmi dove trovarti."
Si sentì una risata provenire da Nick. "Avrei dovuto immaginarmelo. Rina non mantiene mai le sue promesse."
"E' preoccupata per te. Quando l'ho vista... pareva così... giù."
Nick alzò le spalle. "E chissenefrega."
E certo come no? "Il Nick che conosco non lo avrebbe detto questo."
"Sì certo, bè il Nick che conoscevi è morto Brian."
Il tono duro e distante gli faceva venire i brividi. Scosse la testa. "Non credo proprio."
"Ma che cazzo Brian! Non riesci ad arrenderti!"
"Mi RIFIUTO di arrendermi contro il mio migliore amico! Non credo neanche un po' che questo è quello che tu dici di essere!" Si sentì un mugugno prima che Nick si decidesse a girarsi. Quando si girò Brian fece un passo indietro. Lo spavento era incredibile. Oh mio...
"CI CREDI ADESSO BRIAN? CI CREDI?"
Nick si sentiva così incazzato e inferocito che avrebbe voluto distruggere questo posto. Cominciando con il distruggere Brian. No. Non avrebbe mai potuto fare del male al suo migliore amico.
Mai.
"E' stato... il fuoco... vero?"
Nick chiuse gli occhi. Quelle parole avevano fatto riaffiorare dal profondo della memoria ricordi atroci. Quelle fiamme che gli lambivano il volto. Dio, poteva quasi sentirsi la pelle bruciare di nuovo...
"Dio Nicky..."
"Adesso lo capisci?" la voce di Nick tremava, "adesso capisci perché non posso tornare a casa? Capisci perché non posso essere la persona che ero?"
Brian fece un passo avanti. "Ni---"
"Non avvicinarti Bri... non è mica che sembra meno grave a seconda di da dove lo guardi..."
"Nick, pensi davvero che a noi importa del tuo aspetto esteriore? Ci conosci troppo bene per credere questo! Sappiamo benissimo come ci si sente a essere giudicati solo per il tuo look... e noi in particolare lo capiamo meglio di chiunque altro!"
"Ma quella non è la tua identità!"
Ora Brian era confuso. "Identità?"
Nick diresse lo sguardo verso il pavimento. "Sono quello popolare io vero? Quello desiderato da tutte le ragazze... bè sai cosa? E' tutto finito! Adesso che mi rimane? A chi importerà Brian? CHI? Ridotto così sono soltanto un altro uomo senza faccia un questo buco."
"Ma da quando sei diventato così cinico Nick?" chiese Brian dolcemente prima di scuotere la testa. "Sì, concordo sul fatto che forse qualcuno sarebbe spaventato da come sei messo adesso, ma sai cosa? Quello non importa Nick! E per quelli che ti amano? La tua famiglia, i tuoi amici... tutti quelli che ami? Ma pensavi proprio che ti avremmo voltato le spalle solo per il tuo aspetto esteriore?"
Nick cercò in tutti i modi di non piangere. "Rina mi ha lasciato... e io la amavo più di ogni altra cosa."
"Non sai perché ti ha lasciato Nick... e se la ami tanto quanto dici, dovresti concederle il beneficio del dubbio."
Ormai si sentiva le lacrime scendere. Tutto il lavoro che aveva fatto per seppellirsi nella miseria stava svanendo. Era pronto per lasciar andare tutto?
"Nicky... andiamo a casa."
Lo guardò di nuovo in faccia, con un pochino di speranza negli occhi. "A casa?"
Brian sorrise avvicinandosi e mettendogli una mano sulla spalla. "Sì a casa."
Nick lo guardò per un momento prima di lasciarsi andare al pianto. Un pianto che si teneva dentro dal giorno in cui la sua vita era cambiata per sempre. Le lacrime di dolore, paura... e per la prima volta, di felicità.
Stava andando a casa!
"Mi dispiace molto che ti sia successo tutto questo casino buddy" sussurrò Brian, anche la sua voce tremava. Anche lui stava per piangere.
Il pianto di Nick aumentò con quelle parole di conforto. Brian non aveva idea di cosa significasse questo per Nick.
Ma non aveva idea anche di un'altra cosa.
Nick doveva ancora rivelargli che la causa che lo aveva lasciato con la faccia mezza sfigurata...
Era lui.
Kris guardava il suo riflesso nello specchio tutto contento. Non potrei essere meglio! Ridendo ritornò in cucina e si versò in un bicchiere del succo d'arancia. Sì... finalmente era libero. Finalmente poteva liberarsi dalle maglie di quel maledetto fidanzamento con Billie e procedere con quella che veramente voleva.
La sua sorella minore.
Non vedeva l'ora di metterle le mani addosso.
Mentre i suoi pensieri prendevano la solita piega da pervertito, sentì il campanello suonare. Mise il bicchiere sul tavolo e si avviò alla porta. Fu stupito. Davanti a lui c'era un ufficiale di polizia che lo guardava impassibile. "Posso aiutarla?"
"Lei è il signor Kris Reid?"
"E chi lo sa?"
Il poliziotto non aveva voglia di scherzare. "Allora lei è o non è Kris Reid?"
"Sì sono io" rispose irritato "cosa vuole?"
"Le sto notificando un provvedimento restrittivo."
"Cosa?"
Il poliziotto diede a Kris i documenti. "Se la troviamo entro un raggio di 6 metri dalla signorina Katarina Clark e/o dalla signora Billie Clark, lei verrà arrestato. E' tutto chiaro?"
Si sentiva infuriato all'ennesima potenza. "CON QUALI MOTIVAZIONI?"
"Oh credo che lo sappia signor Reid. Buona giornata."
Kris sbatté la porta e subito ridusse in coriandoli quell'ordinanza. "MALEDETTE PUTTANE!" Prese uno dei vasi che c'era sul tavolino e lo scagliò in aria. Avrebbero pagato per questo.
No.
Lei avrebbe pagato.
La sua piccola Kitten si sarebbe presa una lezione che non avrebbe mai dimenticato
CAPITOLO 32
"Pronto? Sì... è fatto? Bene... grazie papà. Okay... ciao." Howie interruppe la conversazione al cellulare e si prese le due ragazze che piangevano tra le braccia. Voleva tanto poter fare di più per loro.
"Che... cosa ha detto tuo padre?" Billie chiese asciugandosi gli occhi.
Howie passava le dita tra quei belli ciuffi biondi. "Mio padre ha convinto quelli del commissariato e hanno appena mandato un poliziotto a notificare a Kris l'ordinanza restrittiva."
"Dio Howie... grazie... grazie mille" lei lo guardava, con gli occhi rossi da tutto quel pianto.
Lui abbassò la testa e le baciò la fronte. "Sai che farei qualsiasi cosa per te Billie. Qualsiasi."
Lei rispose con un piccolo sorriso e appoggiò la testa sulla spalla.
Howie si girò e guardava la testa di Katarina. Non parlava da un po'. "Rina? Tutto bene?"
"No..."
Si sentì il cuore spezzato per lei. Non aveva mai sentito una voce così indifesa e piena di paura. Quella povera ragazza ne aveva passate troppe. Non si meritava quel dolore.
Nessuno se lo merita.
"C'è qualche cos'altro che posso fare?"
Finalmente Katarina alzò lo sguardo verso di lui. "...non credo... ma grazie comunque. Sei una persona fantastica. Proprio come aveva detto lui."
"Chi?"
Divenne ancora più pallida. "Uhm... nessuno. Kris non può avvicinarsi a noi giusto?"
"Mai più." strinse l'abbraccio su tutte e due.
Mi assicurerò che sia così.
"Tutto pronto?" Caroline guardava Nick mentre le sorrideva.
"Sì..." si sedette sul letto. "Sto andando a casa Caroline. Hai sentito? Vado a casa."
Lei prese la sua testa tra le mani e sorrise. "Sì caro. A casa." Sospirò. "Però mi mancherai."
Lui mise le mani sopra le sue. "Caroline, sei stata come... una seconda madre per me. Anche in quei momenti nei quali ti ho trattata in modo orribile, non ti sei scomposta. Mi hai guidato." il suo sguardo si fece più dolce, "ti voglio bene... tanto bene."
Lei si sentì le lacrime agli occhi e sorrise di nuovo. Era la prima volta che lui le diceva una cosa del genere e questo la faceva sentire tutta orgogliosa per l'uomo che per lei era diventato così «speciale». "Anche io ti voglio bene Nickolas. Promettimi che ti prenderai cura di te stesso."
"Ci proverò."
"Ah e caro... cerca di trovare Katarina una volta che sei tornato a casa. Rimettete le cose a posto voi due."
Il suo sorriso sparì. "No."
"Nickolas..."
Guardò altrove. "Non posso Caroline."
"Ma non la ami?"
"...la amo," rispose, "non... non ho mai smesso di amarla, ma..."
"Ma cosa?"
"Mi ha spezzato il cuore."
Sospirando, si sedette vicino a lui, tenendogli la mano. "Se c'è una cosa che voglio che tu impari dopo aver lasciato questa casa, è che il perdono è la migliore delle virtù. Sì, lei ti ha lasciato e so che questo era sbagliato, ma riesci a immaginare la tua vita senza di lei?"
Nick continuava a guardare per terra. "Non lo so..."
"Pensaci tesoro."
Annuì.
"Okay adesso muoviamoci. Non voglio che tu e Brian perdiate l'aereo."
Mano nella mano, scesero le scale. Caroline pensava che quando fosse arrivato questo momento lei si sarebbe sentita avvilita. Delusa. Depressa al solo pensiero di essere lasciata di nuovo sola. Invece non provava altro che felicità per il suo Nickolas.
Suo figlio.
Brian si girò sulla porta e fece uno di quei sorrisi che potevano illuminare di felicità una stanza. "Pronti?"
Nick guardò Caroline nervoso.
Lei gli accarezzò la mano. Poi lo lasciò andare.
Lui si avvicinò e le diede un bacio sulla guancia. "Ti voglio bene" disse con le labbra.
Lei aveva le lacrime agli occhi. Ma stavolta di gioia. Anche lei mimò "ti voglio bene."
Nick la salutò con un sorriso, poi guardò Brian. "Sono pronto."
"Rina, mi dispiace tanto."
Katarina guardava la sorella con occhi gonfi di lacrime. Non aveva smesso di piangere da quando aveva svelato il suo segreto a Billie. "Non è colpa tua Billie. Non lo sapevi."
Billie si mise a braccia conserte. "Avrei dovuto immaginarmelo almeno. Ho visto il modo con cui ti guardava... ma non m'importava. Sono stata proprio cieca... Non volevo farti passare tutto questo casino."
"Per favore smettila di incolparti" Katarina si spostò sul letto per guardare la sorella, "semmai dovresti essere arrabbiata con me. Avrei dovuto dirtelo prima."
"Sì, avresti dovuto, ma... non posso essere arrabbiata con te Rina. E' solo che... vorrei tanto poter cancellare quei ricordi dolorosissimi dalla tua mente. Non posso crederci. Kris..."
Katarina guardò giù, quei ricordi che andavano in onda nella sua testa all'infinito. No... basta Rina... è finito... non ti può più far niente... ma...
"Rina..."
Ora la sorella era di fianco a lei, a tenerla mentre singhiozzava vistosamente. Era successo tanto tempo fa. Avrebbe dovuto essere superato ormai.
No.
Non importava se era successo 2 anni fa o 2 minuti fa. Non superi mai un trauma come quello. Almeno non facilmente.
"Rina? Non mi hai ancora detto perché Kris aveva una tale influenza su di te."
"Non posso dirtelo Billie."
"Perché tesoro?"
Chiuse gli occhi.
"Ti ha stuprata?"
"Nn... no. Ci era quasi riuscito, ma qualcuno è venuto in mio soccorso."
"Lo uccido! Giuro che se vedo quel figlio di puttana, lo uccido!"
"Nick non parlare così..."
"E che vuoi che dica? Che sono contento che quello stronzo ti abbia quasi... Ti ha fatto male Rina!"
"Nick, puoi tenermi?"
"Mi dispiace tanto Rina, se ci fosse qualcosa che posso fare..."
"Tienimi stretta Nick... e non lasciarmi mai andare... mai."
"Non lo farò. Darò anche la mia vita per proteggerti Rina. Lo prometto."
"Perché," Katarina alzò la testa per guardare la sorella, "devo proteggere le persone che amo." Devo proteggere Nick.
Come anche lui mi proteggerebbe.
"Kevin? Sono Brian."
"Ehi cuz. Che c'è?" Kevin guardò l'orologio. Kristin sarebbe tornata a minuti. Sorrise.
Rachel stasera sarebbe stata fregata.
"Ho bisogno che tu chiami Aj e Howie per me."
"E perché?"
"Dovete incontrarmi alla vecchia casa di Nick a Ruskin. Ci saranno anche i suoi famigliari."
Kevin non sapeva nulla. "Ti chiedo di nuovo: perché?"
"Non... non posso spiegartelo per telefono. Ma dovete essere tutti lì. E' importante."
Sentì una hostess un sottofondo e divenne più curioso. "Sei in aereo?"
"Sì sto tornando dal Canada."
"Canada? E che ci sei andato a fare fino a lì?"
"Sto portando a casa qualcosa di speciale."
Kevin non sapeva più come fare. "Va bene..."
"Senti Kev, so che ti sembra strano, ma fidati di me ok?"
Suonò il campanello e Kevin andò ad aprire. "Va bene cuz. Quando vuoi che ci troviamo?" salutò la moglie prima di tornare in cucina.
"Che ne dici di dopodomani?"
"Perfetto."
"Grazie... ah prima che riattacchi, come va con... bè lo sai cosa?"
Kevin sorrise e si strofinò le mani tutto su di giri. "Oh ora è tutto sotto controllo."
"Davvero?"
Kristin gli fece l'occhiolino e lui rise.
"Fidati di me Bri. E' tutto sotto controllo."
CAPITOLO 33
"Okay", Kristin guardava il marito nervosa, "sono pronta... penso."
Kevin le accarezzò la guancia. "Andrai benissimo amore. Basta che me la tieni distratta abbastanza perché io possa frugare la casa per scovare quello che ha usato su di me. Se lo trovo..."
"Lo so."
Uscirono dalla macchina e con calma si avviarono verso l'ingresso del condominio. Mentre in ascensore salivano verso il 4° piano lui fece una piccola preghiera affinché tutto si risolvesse per il meglio. Ridammi indietro la mia vita, è tutto quello che ti chiedo. A un tratto le porte si aprirono e mano nella mano si diressero verso la porta dell'appartamento di Rachel.
Kristin si guardò le spalle e guardò Kevin con timore, ma anche con determinazione. Lui le rispose con un sorriso incoraggiante e si defilò nascondendosi dietro a una grande pianta che c'era sul pianerottolo non distante dalla porta della casa di Rachel.
Ugh! E chi è adesso? Rachel si alzò irritata dal divano e con mooolta calma andò ad aprire. Forse è venuto per uno spuntino di mezzogiorno... Aprì la porta, aspettando il suo bacio. Ma la persona che aveva davanti non era Kevin.
Era sua moglie.
Il suo sguardo divenne sospettoso. La sua EX moglie per quanto ne so. "Cosa vuoi?"
Kristin incrociò le braccia e la guardò di traverso. "Vorrei parlare... credo."
"Senti," Rachel si mise le mani sui glutei "Kevin è mio ora e tu non hai NESSUNA voce in capitolo su niente quindi SMAMMA."
"E credi che io voglia ancora quello stronzo dopo quello che mi ha fatto? Francamente, penso però che voi due meritate di meglio."
Rachel rise. "Ehi, non è colpa mia se tu non sai come si tratta un uomo. Non ha niente a che fare con l'amore Kris. Ha a che fare con una sola cosa. Buon, vecchio S-E-S-S-O. E questo è esattamente quello che lui ha da me."
L'espressione di Kristin era oltremodo disgustata. "Che genere di persona sei?"
"Una persona scaltra, non sono abbastanza deficiente da credere che l'amore conquista tutto e tutti. E' patetico." Vide quello sguardo di colpevolezza e rise. "Non guardarmi in quel modo! Se c'è una persona per la quale devi sentirti dispiaciuta sei te stessa. Hai perso Kevin. Io me lo sono guadagnato. Più semplice di così..."
Kristin girò la testa da un lato mentre la guardava. "Lo sapevi?"
Rachel a un tratto divenne sospettosa. Forse lei sa la verità? No. Non è possibile. Si girò. "Vorrei che adesso tu te ne andassi." Ma quando Kristin entrò dalla porta passando oltre Rachel la rabbia prese il sopravvento. "Come ti permetti? Fuori!"
"Dobbiamo parlare!" Rispose Kristin.
"E di che?"
"Penso di procedere a chiedere il divorzio da Kevin."
Rachel rimase allibita da questa risposta. Il divorzio? Lo stupore però fu subito sostituito dalla contentezza. Dall'appagamento. Dalla gioia incontenibile. Il divorzio! C'era riuscita. Aveva vinto! Guardò Kristin con aria trionfante. Ormai non riusciva più a contenere la gioia. Non sapeva però che il suo ragazzo, vestito tutto di nero, era entrato dalla porta che aveva lasciato aperta e si era subito diretto in silenzio in camera da letto.
Avanti... vieni fuori... Kevin frugò in ogni cassetto, cercava disperatamente la prova di cui aveva bisogno per togliersi di mezzo Rachel Malone. Aprì il guardaroba e cercò in ogni borsa, borsetta, tasca.
Niente.
Cazzo! quasi sbatté la porta dell'armadio. Quasi. Non voleva essere scoperto. Ancora un attimo Kristin... Lentamente aprì la porta della camera e mise la testa fuori solo per sentire Rachel glorificarsi con Kristin di quanto era stato facile portarglielo via, quanto lo amava... Quella non sapeva neanche il vero significato della parola amore. E poi non aveva appena detto che non credeva nell'amore? Scosse la testa. Richardson smettila di perder tempo. Vai nel bagno. Subito uscì da una stanza per entrare nell'altra chiudendo piano la porta. Okay. L'armadietto dei medicinali. Lo aprì e controllò ogni bottiglietta, ogni scatoletta, ogni pillola.
Niente.
Ormai stava perdendo la pazienza e si sentiva pronto ad arrendersi. Dove cazzo? Dove mai può aver nascosto quelle pillole? Riguardò tutto quello che aveva davanti, dalla bottiglietta di Advil al profumo al portarossetto...
Il portarossetto.
Si sentì qualcosa di strano mentre lo prendeva in mano. Aveva visto Rachel mettersi il rossetto tante volte.
Ma non l'aveva mai vista usare un portarossetto.
Agitò il contenitore. Non c'era il rossetto dentro. C'era qualcosa di diverso. Con calma aprì il coperchietto e guardò il contenuto prima che i suoi occhi verdi iniziassero a splendere di vittoria.
Bingo!
Nick si tolse il travestimento e si guardò intorno. Questo posto gli era familiare. Il profumo dell'oceano, le immagini della sua famiglia sul tavolino, tutti quei premi appesi ai muri... e la Playstation coperta di polvere lì per terra vicino al televisore. Si sentì le lacrime agli occhi mentre Brian metteva un braccio sulle sue spalle tremanti.
Casa dolce casa.
"Bentornato amico" disse Brian contento dando un'occhiata al posto ben tenuto. Ovviamente c'era lo zampino di Jane.
"Non... non so che dire Bri..." Nick fece un respiro profondo e continuò a guardare estasiato. "Dio quanto mi mancava questo posto..."
"Bè ora non ti manca più."
Nick rivolse un piccolo sorriso verso il suo migliore amico. "Credo proprio di no." Si diresse in cucina. Tutto lindo e pulito. Il lavabo, i piatti... Mi sembra proprio che Mamma abbia dato una bella ripulita. Si ricordava ancora la pila di piatti sporchi che aveva lasciato. Li avrebbe lavati quando sarebbe tornato. Scosse la testa.
La vita era proprio imprevedibile.
Dalla cucina tornò in salotto e salì le scale verso la stanza da letto... bè sua e di Rachel. Ma dov'era lei? "Yo Fri... Brian!" Aveva perso l'abitudine a usare quel soprannome.
Brian entrò nella stanza dopo un momento. "Che c'è?"
"Dov'è Rach?"
Con questa domanda Brian non si sentiva a posto. Non voleva toccare questo argomento. "Ehm... adesso sta a L.A."
"E perché? Pensavo sarebbe rimasta qui o qualcosa del genere."
"Senti Nick, ci sono delle cose che devi sapere riguardo a Rachel. Non crederai alle tue orecchie."
Nick sospirò. "A esser sinceri, non me ne frega niente." Subito pensò a Katarina. "Ho smesso di pensare a lei tanto tempo fa."
Brian gli diede un'occhiata comprensiva. "Katarina vive a soli 40 minuti da qui Frack."
Fu stupito a sentire quel soprannome ma non ci fece caso. "Sì..."
"Bè..."
"Non ho intenzione di andarci Brian."
"In questo frangente non sei cambiato. Testardo come sempre."
Nick si avvicinò alla finestra, guardando il mare illuminato dal sole. Le parole di Brian gli davano fastidio. E' vero. Lui era cambiato. Non era più Mr. Hyperman. Non era più Kaos. Non era più Frack.
E allora chi era? Dov'era?
Che fine aveva fatto Nick Carter?
"Rina!"
Katarina uscì dalla doccia e si coprì con un asciugamano. "Sì?"
"C'è Brian al telefono per te!" la voce di Billie si diffondeva nel bagno pieno di vapore.
Subito si sentì il cuore battere più forte. Nick! Si avvolse i capelli bagnati in un altro asciugamano e entrò in soggiorno, si sentiva la pelle d'oca dal freddo. Prese il telefono. "Pronto?"
"Katarina? Sono Brian."
"Oh ciao come va?"
"Sono al settimo cielo. E tu?" rispose tutto eccitato.
"...tutto bene. Perché parli sottovoce?"
"...bè, c'è Nick nei paraggi. Non voglio che venga a sapere che ti sto chiamando."
Nick... "Lo hai trovato."
"Sì. Non credevo ai miei occhi quando ho visto quello che gli è successo..."
"Te l'avevo detto che era cambiato."
"Lo so. Infatti è cambiato. Non solo fisicamente. E' così... tranquillo."
Katarina avvertiva il timore nella voce di Brian. Avrebbe voluto digli che Nick stava bene. Ma non poteva. Non quando continuava a sognarsi il contrario.
"L'ho riportato a casa a Ruskin ieri sera."
Si spaventò. "E' tornato?!"
"Sì è tornato... e penso che dovresti venire qui a trovarlo."
"Non credo proprio Brian."
"E perché no? So che tu gli manchi."
"Non posso. Lo caccerei nei gu---"
"Katarina, prima che io partissi per il Canada, mi hai detto che lui aveva bisogno di me. Ma penso che sia te che me sappiamo di che cosa abbia veramente bisogno."
Certo che lo sapeva. Ma che succedeva se Kris lo veniva a sapere? Avrebbe rovinato Nick. Ma c'è un ordine restrittivo... non può farci niente ora... giusto?
"Katarina sei ancora lì?"
Fece un respiro. "Dammi l'indirizzo."
Rachel guardò Kristin con un altro sorriso prima di avviarsi alla porta. "Bè grazie mille per le ottime notizie. Ora puoi andare!"
Kristin la guardò per un momento prima di sorridere. "No, penso che rimango. Solo per vedere lo spettacolo."
Ora Rach era confusa. "Ma cosa cazzo vuoi---" Si fermò subito non appena un uomo alto e molto, molto incazzato apparve dal nulla davanti a lei. "K... Kevin? Come hai... Non capisco---"
"Tieni la bocca chiusa!" urlò Kevin. "Pensi PROPRIO che non lo avrei mai scoperto Rachel?"
Lei continuava a guardarlo stupita.
"MA QUANTO DEFICIENTE CREDI CHE SIA IO?!?"
"Kevy... baby, perché sei..." lo guardò mettersi una mano in tasca e tirare fuori il suo portarossetto.
Il suo nascondiglio!
Merda!
"Ehm... non è quello che pensi..."
Kevin rise di gusto. "Ma stai scherzando?"
Noooo! Non è possibile! Non quando ci sono quasi! "Non le ho mai usate su di te Kevin. Lo giuro!"
"Non diciamo le cazzate Rachel! Avevo tutti i sintomi... non ho neanche bevuto..." Scosse la testa. "Sei l'apoteosi della parola PATETICO."
"L'ho fatto per noi due Kevin! So che apparteniamo l'uno all'altra! Lo so!" Cercò di piangere. Doveva piangere. "Kristin non potrebbe mai amarti come ti amo io!"
"Amarmi? Mi hai quasi distrutto la vita, potevi anche uccidermi con questa schifezza e poi dici di AMARMI? Dovrei farti arrestare!"
"NO!" Per la prima volta in vita sua Rachel si sentì presa dalla paura. "Non farlo! Per favore non farlo! Farò tutto quello che vuoi! Tutto!"
Kevin la guardò per almeno un minuto prima di sorridere. "Se osi avvicinarti meno di un metro da me o mia moglie, ti faccio sbattere al fresco in due secondi. E' TUTTO CHIARO?"
E adesso? I soldi? Fu presa dal panico. Senza Kevin, non poteva mantenere questo posto. "Ma..."
Lui prese il cellulare.
"NO! Lo farò! Starò lontana!" cercò ancora una volta di piangere. "Ma Kevy, tu non puoi lasciarmi. Ti amo baby!"
"Non me ne frega niente Rachel. Non me ne è mai fregato." Si girò verso Kristin che in silenzio si godeva lo spettacolo. Questo spettacolo. Anche se si sentiva un po' in colpa per l'altra donna.
Ovviamente Rachel non conosceva nemmeno dove stesse di casa l'amore.
"Possiamo andare signora Richardson?" Le tese la mano.
Kristin sorrise. "Certo signore." Gli prese la mano e insieme uscirono, ignorando i lamenti della sconfitta Rachel Malone.
Mano nella mano, il signore e la signora Richardson uscirono dal condominio sotto il sole. Credevano fino in fondo nella devozione al matrimonio.
E nella devozione l'uno per l'altro.
CAPITOLO 34
Nick se ne stava disteso sul letto, ascoltando il fischiettare di Brian, mentre il profumo delle uova e del bacon che si cucinava invadeva la sua stanza. Si sentiva già l'acquolina in bocca. Si spostò un pochino per cercare di stare meglio. Sì, questo era il suo letto. Ci si era disteso sopra per tanti anni... ma qualcosa non andava adesso.
Niente riguardo alla sua camera o alla sua casa pareva fosse più a posto.
Forse è sbagliato sentirsi così? Pensò. Dovrei essere felice... di essere qui... ero contento di essere qui... Prese una penna e un pezzo di carta. Help me... scriveva sempre queste due parole. Help me... help me... Guardò il foglietto scarabocchiato con quelle parole per un momento prima di lasciarsi andare.
I wish I could define
all the thoughts that cross my mind.
They seem too big for me to choose.
I don't know which one's to lose
when I've fallen down so far.
I think i'll never see your light
bouncing off of me...
Shining down here from your eyes...
Trovando finalmente un modo per sfogarsi, continuò a scrivere su tutti quei sentimenti che provava dentro e che stavano consumando quello che rimaneva del Nick Carter che tutti conoscevano. Che Caroline adorava.
Che Rina amava.
Rina...
Help me
figure out the difference between right and wrong
weak and strong, day and night
where I belong and
help me
make the right decisions
know which way to turn, lessons to learn
and just what my purpose is here...
Signore aiutami. Lei gli mancava tanto. Troppo. Si sentiva male al solo pensiero. Diresse lo sguardo verso la finestra ancora una volta. Il cielo azzurro terso creava un forte contrasto con il suo umore. E allora Signore, se fai sempre giustizia, perchè mi hai lasciato ridotto così? Perché amo ancora la ragazza che mi ha mentito? Chiuse gli occhi.
Perché lei non mi ama più?
Katarina cercò di raggiungere la porta di casa di Nick prima di ripensarci, presa dalla paura. Non dovrei essere qui... Se solo il suo cuore e la sua mente concordassero. Si lasciò scappare un piccolo sospiro. Bussò alla porta. Per favore Signore, fà che non me ne penta. La porta si aprì e Brian la salutò con uno dei suoi soliti sorrisi raggianti. Questa doveva essere una delle ragioni per cui le ragazze andavano pazze per lui.
"Ci sei riuscita!"
Lei rispose con un piccolo sorriso. "Sì."
"Nick è di sopra," le disse mentre lei entrava, "forse sta dormendo, ma ne dubito. Lo sento andare avanti e indietro tutta la notte."
Katarina si sentì di nuovo quel presentimento fin troppo conosciuto. I suoi sogni riflettevano la verità. La realtà. Nick era nei guai.
"Rina, penso che tu possa aiutarlo."
Lei scosse la testa. "Non posso."
"Certo che puoi."
Teneva lo sguardo incollato per terra. "Non posso Brian. Non dovrei neanche essere qui. Lo farò sentire ancora peggio."
"Se pensi questo, allora perché ti sei disturbata a venire?"
Brian fu preso dallo spavento e Katarina si irrigidì a quel tono freddo e distante. A quella nuova voce che si sentiva in soggiorno. Lentamente, si girò e subito si sentì come se la sua anima fosse ritornata nel corpo. Con lo sguardo esplorò la sua figura alta e slanciata, la sua pelle, quei capelli dorati...
La mancanza di vitalità in quegli occhi. Ora erano tenebrosi.
Difficilmente poteva ancora essere chiamato Prince Charming, ma questo non importava. Lei lo amava in un modo indescrivibile.
Più di ogni parola.
"Ehm, io sono di sopra se avete bisogno di me," Brian voleva «togliersi di mezzo», vista l'atmosfera tesa che regnava ora in salotto.
"No," rispose Nick deciso, "devo parlarvi", il suo sguardo stava fisso su Katarina, "a tutti e due."
Katarina voleva rispondere, ma dalla sua bocca non uscì una parola.
"Ma io pensavo che voi due voleste prima parlare da soli. Posso---"
"Io e Katarina possiamo parlare più tardi, questo è più importante."
Katarina... più importante...? Lei cercava di trattenere le lacrime, quelle parole rimbombavano all'infinito nella sua testa.
Brian le mise una mano sulla spalla per rassicurarla e lei lo guardò come per ringraziarlo. Non aveva visto l'accenno di gelosia nello sguardo di Nick.
"Di che cosa ci vorresti parlare?"
L'espressione facciale di Nick divenne di timore, dolore.
Paura.
"Voglio... vorrei raccontarvi... riguardo alla mia faccia..."
Dopo qualche minuto, erano seduti in salotto, Nick davanti a Katarina e Brian. Nick la guardò. Era attaccata al suo migliore amico come un'ancora di salvezza. Se non fosse stato per il fatto che Brian era innamorato pazzo di Leighanne...
"Nick vuoi smetterla di guardarci in quel modo?" intervenne Brian, "se gli sguardi potessero uccidere, allora adesso noi saremmo già morti e sepolti... e non farti venire in mente idee strane. Se la smettessi di fare il cretino, forse non saremmo così spaventati!"
Nick era incazzato nero con Katarina. Ma spaventarla era l'ultima cosa che voleva fare. Concentrò il suo sguardo su di lei e si sentì più rilassato. Le sensazioni che provava adesso, seduto davanti alla sua ragazza, che non vedeva da tanto tempo, erano indescrivibili. Era stato quasi uno shock vederla di nuovo. Sentire il suo profumo leggero, il suo sguardo scaldargli il cuore indurito...
Perché Rina? Perché te ne sei andata? Stavamo così bene insieme...
No. Non l'avrebbe mai perdonata per quello che aveva fatto. Ma niente poteva fermarlo dall'adorarla.
Desiderarla.
Amarla.
Avrebbe passato il resto dei suoi giorni amandola «da una distanza di sicurezza».
"Sei sicuro che vuoi raccontarci quello Nick?" Brian lo guardava, preoccupato "forse è meglio se non---"
"Sì ve lo racconto" rispose lui, ritornando con la memoria al momento in cui Brian lo aveva trovato dopo tanto tempo, "ho bisogno di pace... e non la troverò se mi tengo tutto dentro."
"Prenditi tutto il tempo che vuoi Nicky." aggiunse Katarina sussurrando.
Queste erano le prime parole dirette da lei a lui da quando si erano rivisti oggi...
Ed erano esattamente quello che lui aveva bisogno di sentire.
Fece un respiro profondo e iniziò a raccontare la sua storia...
CAPITOLO 35
2001
"Devi ammettere," Kevin guardava il bellissimo paesaggio, "che questo posto è veramente stupendo."
"Sì certo," Howie aggiunse, "e infonde una tale sensazione di pace e tranquillità."
I cinque fratelli si lasciarono rilassare dalla tranquillità del momento per ritemprare corpo e spirito. Erano quasi due mesi che viaggiavano, dovevano ripristinare le date dei concerti che erano saltate quando Aj era andato in clinica. Grazie a Dio adesso stava bene e la vita era tornata come sempre.
Bè, come sempre per un Backstreet Boy!
Nick prese una matita per disegnare quel paesaggio mozzafiato, quelle montagne così immacolate, i boschi, l'acqua limpida e scintillante del lago. Tutto sotto un cielo azzurro senza una nuvola, un po' scuro perché il sole stava tramontando. Era proprio in momenti come questo che ringraziava Dio per avergli dato la possibilità di vedere paesaggi e scenari naturalistici così incontaminati.
"Voglio portare Sarah in un posto come questo quando le faccio la fatidica domanda," decise Aj con un sorriso.
"Allora hai proprio intenzione di chiederglielo?" chiese Brian giocando con i capelli di Nick.
"Ehi!" Nick si levò quell'«intruso» dalla testa e guardò il suo migliore amico di traverso.
Brian rise.
Aj si aggiunse nelle risate e rispose alla domanda. "Sì. Lo farò. Ormai ho deciso."
"Ottimo" rispose Howie annoiato, "Aj dirà «sì» prima di me."
"E questo è molto umiliante per te D" scherzò Nick sorridendo a 360°.
Howie incrociò le braccia. Ma non riusciva a nascondere il sorriso. "Ah ah Nick. Comunque mi sembra che anche tu non stia cercando una fede nuziale."
"Nah. Io e Rach non siamo ancora arrivati a quello..." pensò subito alla sua ragazza, non notando gli sguardi degli altri ragazzi. Gli piaceva Rachel. Era molto sexy, alla moda...
Si era dimenticato di dire sexy?
E chissà? Forse quando smetterà di far feste, concerti e party potrebbe anche prendere un anello e chiederle di sposarlo! Per ora però voleva soltanto divertirsi, divertimento vecchio stile.
"Ehm Nick," Kevin interruppe i suoi pensieri, "se mai ti dovessi decidere a sposarti... assicurati che ti sposi con qualcuno che ti ama e che ti merita ok?"
"Ma và?" Nick sorrise a lui. Non aveva capito il significato nascosto di quello che aveva detto Kevin. "Non è mica che mi sposo la prima che trovo per strada o robe del genere."
Howie, Aj e Kevin furono un attimo innervositi da questa risposta, e Brian si schiarì la gola. "Forse è meglio che torniamo ai nostri pullman ragazzi. Si sta facendo tardi e domani dobbiamo essere a Vancouver."
Furono tutti d'accordo su questo e tornarono indietro ripercorrendo il sentiero da un'ora e mezza che avevano fatto all'andata. Subito Brian iniziò a parlare con Nick. "Allora Frack, che cosa gradisci stasera? X-Box o PS2?"
Nick sorrise e Brian rise di gusto. "X-Box!" esclamarono tutti e due insieme.
Kevin scosse la testa mentre Aj e Howie si unirono a Brian nella risata. "Voi due siete proprio dei casi senza speranza di guarigione!"
"Te l'avevo detto che ti avrei battuto" Brian sorrideva tutto trionfante.
Nick lo guardò arrabbiato. "Ti ho lasciato vincere."
"Basta che dormi stanotte Frack."
Nick cercò di limitare l'irritazione per aver perso. Ma non ci riuscì. Entrambi scoppiarono a ridere di nuovo. Dopo che questo momento di ordinaria follia era finito, si sedettero l'uno davanti all'altro appoggiati alle pareti del pullman.
"Sai Frick, mi è piaciuto quello che abbiamo fatto oggi."
"Sì, anche a me. Lo so che non sono stato diciamo molto «disponibile» da quando ho sposato Leigh..."
"Capisco. E poi anche io sono «occupato» con Rachel..."
"Ne sono sicuro."
Nick notò quel tono di disapprovazione. "Cosa vorresti dire con questo?"
"Senti, non fraintendermi. Rach è una ragazza molto... bella, ma---"
A un tratto una sbandata del pullman arrestò la conversazione. Nick e Brian si avvicinarono di colpo, quasi sbattendo la testa.
"Merda!" Nick cercò qualcosa dove reggersi, "che cazzo era?"
Brian si aggrappò a uno dei sedili. "Non lo so. Fuori sta piovendo... forse l'autista per un attimo non ha visto dove stava andando."
"Meglio che vada a verificare", Nick si alzò, "tu chiama i ragazzi e vedi se è tutto ok."
"Va bene," rispose Brian mentre con calma si alzava e prendeva il cellulare.
"Kev? Sono Brian."
"Ehi, tutto bene lì? Ha sbandato anche il tuo pullman?"
"Bè non so il mio, ma quello di Nick sì," rispose Brian mentre cercava negli armadietti qualcosa da mangiare.
"Ah è vero! Mi sono dimenticato che sei da lui. Sta bene?"
"Sì, è andato in testa al pullman a chiedere all'autista che è successo."
"Ok. Ho appena parlato con Howie e Aj prima che tu mi chiamassi e mi hanno detto che anche da loro è tutto a posto."
"Va bene, ora vado da Nick. Ci vediamo."
"Sì---" improvvisamente cadde la linea.
Brian si spaventò. "Kevin?"
"NO!"
Nick! si girò e stava quasi per correre davanti a vedere che era successo quando il pullman sbandò di nuovo. Brian cacciò un urlo mentre veniva sbalzato in avanti. Batté la testa, perdendo i sensi.
"La pioggia ha reso la strada un po' scivolosa, e ciò non è bene con queste strade tortuose che ci sono qua. Ma andrà tutto bene. Sono un autista esperto!"
Nick rise. "Sono sicuro di questo. Adesso torno indietro a dire a Bri cosa--- Oh Dio!" Nick guardò raggelato dalla paura i pullman di Aj, Howie, Brian e Kevin perdere il controllo ed uscire di strada. "NO!"
"Merda!" L'autista cercò di fermare il pullman in sicurezza. Ma era tutto inutile. Era già uscito di strada più o meno dove erano usciti anche gli altri. Nick e l'autista urlarono mentre capottavano, sbattuti da tutte le parti.
Oh Dio oh Dio oh Dio oh DIO! Nick era tutto preso dal panico. Non sapeva se sarebbe sopravvissuto.
Dopo aver capottato, il pullman si era fermato in una posizione molto pericolosa. Nick sapeva che se avesse mosso un passo falso, sarebbe stata la fine. Era tutto spaventato, riguardo al suo destino, al destino dei suoi amici.
Brian!
"B... Br..." non riusciva a parlare. Doveva aiutarlo. Ma come? Lentamente, cercò di muoversi. Bè finora tutto bene. Si tastò la testa e sentì il taglio che si era fatto in quel casino. Chiuse gli occhi. Dolore. Devo... arrivare da Brian... Sempre lentamente cercò di alzarsi in piedi.
Niente.
Ok. Un passo alla volta Nick. Un po' alla volta.
Esatto. Un passo alla volta.
In quel momento si sentì un rumore strano provenire dal pullman. Nick si sentì ancora più spaventato prima che da quella posizione in cui si trovavano cadessero chissà dove. Il pullman si era rovesciato di nuovo.
Ohhh...
Brian riusciva a malapena ad aprire gli occhi, ma da quello che riuscì a vedere si pentì di averli aperti. Quello che prima era un pullman di lusso adesso era ridotto a un ammasso di lamiere. Un disastro.
Sono ancora qui dentro... e adesso come faccio a uscire?
Cercò di alzarsi ma il dolore non glielo permetteva. Dolore dappertutto. Prova di nuovo Brian... prova! E fu in quel momento che sentì l'odore di fumo che stava invadendo l'ambiente in cui si trovava. Si girò e vide una luce arancione provenire da sotto la porta. O quello che rimaneva della porta.
Oh Dio... morirò...
Si sentì gli occhi sempre più pesanti. Cercò di tenerli aperti.
Per favore...
Appoggiò la testa al pavimento.
Aiuto...
Quello fu il suo ultimo pensiero prima che perdesse nuovamente i sensi.
Non sapeva come aveva fatto a uscire da quell'ammasso di lamiere contorte. Forse era un miracolo...
Comunque, Nick era contento di essere uscito da quell'inferno. Non avrebbe mai più guardato un pullman per il resto della sua vita. Si ricordava ancora benissimo il suono della frenata, delle lamiere accartocciarsi, l'odore del carburante, il suo corpo che sbatteva contro chissà quale oggetto...
Lentamente, alzò la testa. Tutto quello che vedeva era distruzione e alberi.
Tanti alberi.
Non tanto distante riusciva a vedere i pullman incidentati di Kevin, Aj e Howie. Per favore fa che stiano bene... Guardò a destra e vide l'autista del suo pullman, che stava sanguinando vistosamente. Nick si tastò la fronte e scoprì che anche lui stava sanguinando. Molto.
Ma dove era Brian?
In quel momento, la parte anteriore del pullman esplose diventando una palla di fuoco. "Brian!!!" urlò Nick. Sapeva che se lui non era qui fuori...
Si alzò a fatica e si diresse verso le fiamme. "Brian! Arrivo!". Il fumo invase le sue narici e iniziò a tossire. Avanti... Arrivò alla porta aperta, recitò una piccola preghiera e saltò dentro in mezzo al fuoco. Non vedendo nulla, sbatté la testa contro una cosa dura e cadde per terra, sul pavimento rovente. Ancora intontito, rimase disteso lì, cercando di ritrovare la forza per andare avanti. Per raggiungere il suo migliore amico.
In quel momento lo sentì.
Un odore così stomachevole. Stava per vomitare.
Era lui...
"OWWWW!" Cercò di strappare la faccia dal pavimento rovente. Un dolore incredibile gli attraversava tutto il corpo. "La mia FACCIA! LA MIA FACCIA!"
"N... n... ick..."
La voce di Brian era così bassa e stanca. Nick sapeva che al suo amico non rimaneva molto tempo. Ma quel dolore...
"A... i... uto..."
Brian tossiva in continuazione.
Nick, provato dal suo dolore e dal sentire la voce distante di Brian, continuava a tossire. Ma riuscì a trovare la forza di alzarsi di nuovo. Non vedeva quasi niente, ma sapeva che dietro quella porta che adesso aveva davanti, avrebbe trovato il suo migliore amico. Si trascinò fino alla porta, cercando di stare lontano dalle fiamme che lo lambivano da tutte le parti...
2003
Nick si mise la testa tra le mani. Non voleva che Katarina e Brian lo vedessero piangere. "Sono... riuscito a portarti fuori di lì vivo... poi ho sentito delle voci... era Kevin... che ci cercava. Non volevo che mi vedessero. Sapevo che ero ridotto male. Mi faceva male dappertutto... avevo imbrattato di sangue la tua maglietta... dovevo andare via di lì. Così mi sono messo a correre." Dopo aver sentito questo, nessuno disse una parola, iniziando a comprendere tutto quello che Nick aveva appena raccontato. Anche se sapeva che Brian adesso si sarebbe sentito in colpa, Nick si sentiva sollevato dal fatto che adesso avevano conosciuto tutti e due la verità.
Gli aveva salvato la vita.
E aveva perso la propria.
"E' tutta colpa mia," Brian singhiozzava, "se non fosse stato per me che ero rimasto chiuso là dentro..."
"Ormai non importa più Bri, è tutto finito. Sei vivo. E' quello che importa."
"No cazzo! Non è solo quello che importa!" Brian si alzò, arrabbiato, "Mi hai salvato la vita e tu..."
Sentendosi ribollire di rabbia Nick rispose. "Ho detto che è tutto finito! Ormai faccio finta che non sia mai successo!"
"Ma come puoi far finta che non sia mai successo quando tutte le volte che ti guardi allo specchio---"
"NON FARLO!" Nick ormai era incazzato nero. Si alzò e si mise davanti a Brian. "TU NON LO SAI COME CI SI SENTE COSI' QUINDI NON CERCARE DI FARMI CREDERE CHE LO SAI!"
Brian si tirò indietro, "Tu dai... la colpa a me... vero?"
Nick non sapeva cosa dire... come spiegare i sentimenti che provava adesso. Semplicemente non sapeva più come comunicare con il suo migliore amico.
Brian si girò. "Devo andare." Uscì dalla stanza, la testa bassa.
Vagli dietro.
Nick la guardò. "Come?" Lei non aveva detto una parola. Ma lui sapeva. Bastava guardarla negli occhi.
Vagli dietro. Non dai la colpa a lui. Lo so.
Nick la guardò. Voleva dire qualcosa. Qualsiasi cosa. Ma le parole gli rimasero chiuse nel cuore.
"Parleremo più tardi."
Lui annuì.
Poi uscì per andare incontro a Brian.
Brian uscì dalla casa dirigendosi verso la spiaggia. Ringraziò il fatto che la casa di Nick fosse vicina all'oceano. Aveva bisogno di un posto tranquillo per riflettere. Si tolse le scarpe e iniziò a camminare sulla sabbia. Non c'era nessuno. Poteva camminare liberamente dove voleva, cercando disperatamente di liberarsi dai quei sentimenti di delusione e colpevolezza. Incolpa me... gli ho rovinato la vita...
Come poteva mai andare avanti con quel pensiero?
"Non do la colpa a te Bri."
Brian non si disturbò nemmeno a girarsi. "Non dovresti essere qui. Qualcuno ti potrebbe vedere."
"Questa è la mia spiaggia privata. Non ci può entrare nessuno."
Se lo era dimenticato. Si sedette. "Non devi mentirmi Nick. Si vedeva benissimo dalla tua faccia che mi odi. Mi dispiace."
"No. Mi dispiace... per averti fatto pensare che ti odio quando invece non è vero."
Brian lo sentì avvicinarsi e sedersi vicino a lui. Guardavano il mare, l'andirivieni delle onde. Che posto tranquillo.
"Devo ammettere che per qualche giorno dopo... quella notte, mi sentivo molto contrariato nei tuoi riguardi, nei riguardi di tutti quelli che hanno quello che io avevo. Ma dopo è passato e sai perché?"
Brian scosse la testa.
"Perché sapevo che tu avevi una bellissima mogliettina che ti aspettava a casa e che avresti fatto di tutto per vivere la vita. Io mi sarei potuto rilassare pensando che tu stavi bene. Tu... e i ragazzi."
Brian ormai non riusciva più a trattenere le lacrime. "Grazie Nick... non sai che cosa questo significhi per me."
"Lo so... è per questo che l'ho detto."
Sentendo il tono sommesso della voce, Brian si girò per guardarlo. Lui sorrideva.
Ridendo, Brian gli porse la mano. "Amici Frack?"
Nick la guardò per un attimo prima di stringerla. "Migliori amici Frick."
Katarina bevve un grande bicchiere di acqua e lo ripose nel lavandino della cucina della casa di Nick. Lui e Brian ormai erano fuori da un'ora. Lei era talmente nervosa, ma non ne capiva il motivo. L'unico motivo forse era che lui sarebbe tornato presto.
E avrebbero parlato.
Dio, e io che dico? Scusa? Non si sentiva pronta per le scuse. Lei aveva un motivo per vivere. Ma Nick questo non lo sapeva e se lo avesse saputo... iniziò a piangere.
La loro relazione sarebbe finita.
Definitivamente.
Niente pianto Rina! Non hai già pianto abbastanza?
I primi momenti dopo aver lasciato Nick li aveva passati piangendo. Lui era l'uomo più onesto che avesse mai incontrato. Onesto e sincero.
E così indifeso.
Cercava sempre di confortarlo quando piangeva. Lui voleva nasconderlo a tutti i costi, ma lei lo conosceva troppo bene. Gli faceva troppo male a parlare di quella sera. Oh Nick...
"Pensavo che te ne fossi andata."
Katarina si girò al suono della sua voce e rimase a bocca aperta. Lo amava tanto. "No. Avevo solo sete."
Lui si avvicinò a lei. Lei voleva quasi correre via a nascondersi. Ma il suo cuore... le diceva il contrario.
"Volevi... volevi parlare?" sussurrò lei.
Lui si fermò, vicino a lei.
Lei non poteva fare altro che guardare quegli occhi...
"Non so te, ma io non sono venuto qui per parlare."
Prima che lei potesse rispondere, lui azzerò la distanza tra le labbra.
Katarina esultava di gioia mentre si baciavano così intensamente. Se lo avvicinò ancora di più e gli passò le mani nei capelli. Da quanto non provava questo! Da quanto non si sentiva le sue mani accarezzarla e la sua lingua toccare la propria?
Da molto tempo. Nonostante tutto, però, si sentiva ancora come se volesse piangere.
Questo non era un bacio qualsiasi. Questo era il bacio memorabile. Uno di quelli che si ricordano per sempre. Uno di quelli che quando te lo ricordi dici "Oh sì!"
Questo bacio era il loro addio.
Nick si tirò indietro, accarezzando con la guancia la spalla di lei. Intanto lei cercava di trattenere le lacrime. Toccò il lato danneggiato della sua faccia.
"Rina..."
Lei chiuse gli occhi. Nick...
Dopo un attimo, lui alzò la testa e incrociò il suo sguardo. "Poteva andare diversamente, ma---"
"Ma io me ne sono andata, e tu non mi perdonerai mai per aver fatto quello giusto?" Spostò i ciuffi di capelli dalla sua fronte.
Per un momento il suo sguardo si fece più «morbido», ma subito ritornò quello duro di prima. "Non posso."
Quelle due parole dette da lui ridussero il cuore di Katarina in mille pezzi. Ci sarebbe voluta una vita per rimetterli insieme! Si lasciò scappare una lacrima. Lui la asciugò, ma lei si tirò indietro. "Addio Nick."
"...Addio."
CAPITOLO 36
Il giorno dopo era stato un giorno di grande sollievo per tutti quelli che si sentivano in ansia da quando Nick era «morto». Quando Kevin, Aj e Howie avevano rivisto Nick per la prima volta avevano pianto come bambini e lo avevano accolto a braccia aperte.
"Non posso credere che tu sei qui!" aveva detto Kevin abbracciando Nick.
"Pensavamo di averti perduto fratellino" aveva aggiunto Aj.
Howie era troppo emozionato e commosso per dire una parola. Si era aggiunto nell'abbraccio di gruppo, piangendo come gli altri.
E i familiari di Nick?
Nick si sedette sul letto e fece un piccolo sorriso. Dio quanto gli mancavano... Però aveva anche paura che non appena visto in faccia, lo avrebbero «diseredato».
"Ma come potresti pensare una cosa del genere!" aveva risposto irritata sua madre, "Sei nostro figlio Nickolas! Ti vorremo bene qualunque cosa succeda!"
Aaron gli era praticamente saltato addosso, per dargli il bentornato. Non aveva affatto paura di nulla. "Sei ancora uno sciocchino per me Nick!"
Nick si asciugò alcune lacrime che gli erano scese dagli occhi mentre ricordava quei piccoli momenti di gioia. Ma come sempre, la gioia non era durata molto, quel giorno. E neanche adesso di gioia ce n'era molta nella sua vita.
Perché?
Perché anche se aveva ritrovato la sua famiglia, i suoi fratelli, la sua vita, non aveva ritrovato l'unica cosa di cui aveva un disperato bisogno.
E per questo non doveva dare la colpa a nessuno se non a se stesso.
Un mese dopo
"Allora? Come è andata l'operazione?" Chiese Katarina mentre si metteva comoda sul divano, gli occhi rossi e gonfi.
"Mah sembra che sia andato tutto bene," rispose Brian, "il dottore dice che ha ancora molte cicatrici, ma almeno non è ridotto come prima."
Lei sorrise sollevata. "Grande. Sono molto contenta per lui."
"Lo sapevo che lo saresti stata. E' stato dimesso qualche giorno fa e non vede l'ora di togliersi le bende per vedere i risultati. Dovresti venire per vederlo di persona."
"No Brian. Ci siamo già dati l'addio. Non voglio passare quel casino di nuovo."
"Leigh avrebbe piacere che tu venissi qui a trovarci."
"Quando voi tornerete a Atlanta allora verrò. Ma adesso no. Tu sei a casa da Nick..."
"Credo di capire. Comunque sappi che gli manchi tanto."
Anche lui mi manca. "Devo andare Brian. Fammi sapere se c'è qualche cambiamento."
"Sicuro, ciao!"
"Ciao."
Katarina riattaccò e si alzò, cercando in tutti i modi di togliersi Nick dalla testa. Aveva una lezione alle 13 e l'ultima cosa che voleva era pensare a cose che non c'entrano. Ma a un tratto la porta di casa si aprì e Billie entrò con le borse della spesa.
"Ehi," salutò mentre entrava, tutta sorridente.
Era divenuta raggiante da quando lei e Howie si erano messi insieme e Katarina non poteva non sentire un po' di invidia nei riguardi della «sorellona». Deve essere bello avere la vita ideale. "Ciao."
Billie mise i sacchetti per terra. "Per caso ti ha chiamato Brian? Come va Nick?"
"Oh non c'è male. Nick sta bene, l'intervento è riuscito nell'intento almeno di ridurre un pochino le cicatrici. E' solo che... ho una voglia pazza di stare con lui adesso..."
"Oh Rina," Billie si sedette a fianco della sorella e le mise un braccio sulle spalle. "E allora perché non vai da lui?"
"Perchè," Katarina non voleva parlare di questo argomento, "non mi vuole."
"Te l'ha detto?"
"Non era necessario che me lo dicesse."
"Rina... devi combattere per ottenere quello che vuoi. Non puoi startene qui a mugugnare tutta la vita per lui. Quel ragazzo poteva anche morire quella notte dell'incidente ma invece non è morto. E' vivo... e francamente penso che sia vivo perché doveva incontrarti... e innamorarsi di te."
"Giusto. E' proprio per questo che non mi perdonerà mai il fatto che io l'ho lasciato."
"Perché non gli racconti la verità? Forse se lo sapesse, non sarebbe così testardo."
"E che differenza fa Billie?!? Non ha bisogno di me, non ne ha mai avuto e devo arrendermi all'evidenza."
Billie scosse la testa. Bene. Se voi due avete intenzione di essere così testardi a riguardo allora credo che provvederò io a mettervi insieme, con la forza se necessario!
Nickolas,
sono così felice di poterti dire che sono in ottima salute e sono anche felice che le cose siano andate così bene per te da quando sei ritornato a Tampa. Devo dire però che questa vecchia casa non è più la stessa senza di te. Forse potrai in futuro ricavare un piccolo spazio nella tua affollata agenda per venire a trovarmi. Ci sono sempre i biscotti che ti piacciono tanto e latte pronti per te!
Andrò a Jasper a trovare degli amici sperando di riuscire a vedere il tuo debutto in TV con i tuoi amici. Mi raccomando canta dal profondo del tuo cuore, caro, perché sennò io me ne accorgo! Porta i miei saluti a Brian e digli che lui e sua moglie sono sempre graditi qui, in qualsiasi momento.
Bè, anche se la mia salute è ottima, l'artrite non la smette di tormentarmi e quindi devo tagliar corto. Abbi cura di te caro, e spero di rivederti presto.
Con affetto,
Caroline
P.S. "La rabbia ti fa diventare piccolo, mentre il perdono ti esorta a superare tutti i brutti momenti che hai sofferto."
Nick sospirò e si distese sul divano. Quel P.S. impresso nella mente, più della pur illuminante lettera di Caroline. Lei gli mancava molto e lui si era ripromesso di andare a trovarla non appena avesse avuto del tempo libero. Certo, perché la vita stava ritornando ai ritmi di sempre. E cosa c'era al primo posto in agenda?
Risvegliare i Backstreet Boys da quel lungo sonno.
Era pronto il mondo per il nuovo Nick Carter?
E lui era pronto per ritornare al mondo?
C'era un solo modo per scoprirlo. Andò in bagno, dritto verso lo specchio. Non vedeva altro che garze e bende. Con mani tremanti, cercò la clip. La tolse. Lentamente iniziò a svolgere la medicazione. Chiuse gli occhi. Aveva paura di vedere quello che c'era sotto. Quando si sentì un brivido di aria fredda sulle guance, ne rimase stupito. Tutto finito.
Con calma, aprì gli occhi.
E sbatté le palpebre.
Allibito si passò una mano sul lato della faccia che era danneggiato. Si vedevano ancora dei segni, ma non vistosi come prima. L'intervento di plastica facciale li aveva ridotti parecchio e tutto quello che si vedeva adesso erano piccole cicatrici. Si sentì gli occhi pieni di lacrime. Sono io... sono io...
Se solo Rina potesse vedermi adesso!
In quel momento però gli si spezzò il cuore. Che cosa avrebbe pensato di lui? Lo amerebbe ancora con la faccia «rimessa a posto»?
E allora perché è così difficile per me perdonarla?
"Nick?" a un tratto Leighanne lo chiamò da di sotto. "E' arrivato anche Howie!"
Nick fu sollevato da questo. Doveva distrarre i suoi pensieri il più possibile da Rina e adesso che Howie e gli altri erano giù ad aspettarlo, a Katarina non ci avrebbe minimamente pensato. Lentamente discese le scale e quasi scoppiò a ridere quando vide le espressioni sulle facce dei suoi amici. Tra lo stupore e lo shock.
"Miiiiiiiiiiiiiii è come se fossi un'altra persona!" esclamò Aj.
"I medici hanno fatto un ottimo lavoro" aggiunse Kevin.
"Ma però ho ancora delle cicatrici... Non tornerò mai quello di prima."
"Non è questo che conta," rispose Brian, "noi siamo già contenti e felici che tu sia vivo."
"Grazie," mormorò Nick. Poi scoprì che nella stanza c'era qualcuno che non aveva mai visto. Però aveva visto una sua foto tante volte. Mah. Questa non se l'aspettava.
"Nick," Howie le mise attorno il braccio, "vorrei presentarti la mia ragazza, Billie Clark."
Billie. Ecco come si chiamava. "...Ciao", rispose distante, come se avesse paura che lei lo trattasse malissimo per come andavano le cose con Katarina.
"Ciao Nick," lei si presentò porgendogli la mano. "E' un piacere conoscerti dopo tutto questo tempo. Sono così felice che sei tornato."
"Uhm grazie" rispose lui e le strinse la mano. "sai... tu... tu e tua sorella vi assomigliate molto."
"Certo, ma credo che Katarina sia molto più attraente di me." Billie gli fece l'occhiolino e Nick divenne di un rosso pallido mentre tutti iniziavano a ridere.
Dopo qualche momento di sana allegria (per tutti tranne Nick), Howie e Billie si diressero verso la spiaggia per prendere una boccata d'aria fresca e fare un picnic, anche se a giudicare dal cielo, di lì a poco sarebbe piovuto.
Nick guardò Billie per un attimo prima di parlare. "Come sta Katarina?" chiese cercando di non lasciar trasparire nessun sentimento, anche se ciò gli risultava difficile.
"Ah tutto a posto. Studia molto..."
"Oh." E per quanto riguarda i ragazzi? Ha incontrato qualcuno? Le piace qualcuno? O pensa ancora a me come io penso a lei? Sospirò. Come se lei potesse rispondere a quelle domande...
"Senti, adesso la chiamo e vedo come sta ok?" rispose Billie, ma Howie la fermò dal chiamare.
"Billie, sono sicuro che sta benissimo. Non ti aveva detto che stava a casa?"
"Sì, ma da quando ho saputo di Kris---"
Nick si raggelò seduta stante. "Hai detto Kris?"
Howie lo guardò stranito. "Sì perché...? Lo conosci?"
Nick annuì incazzato. "Abita a Tampa?"
"Sì ma non può avvicinarsi a noi in nessun modo." rispose Billie, cercando di rassicurarlo, "gli abbiamo fatto notificare un ordine restrittivo."
L'aver solo nominato quel bastardo rodeva Nick dentro per chissà quale ragione. Ma sapeva che poteva significare solo una cosa.
Guai.
"Ti ricordi l'altro ieri quando io ti ho urlato di non toccarmi? Il motivo è perché hai detto una cosa che mi ha fatto ricordare un momento brutto... di qualcuno che una volta era una parte importante della mia vita. Kris. E' il mio ex-ragazzo."
"Ti ho ricordato il tuo ex? Se stai cercando di evitare di spaventarmi Rina, non stai facendo un buon lavoro..."
"Nick ascolta e basta per favore. Kris era il primo ragazzo di cui pensavo di essere innamorata. Mi trattava da regina, era sempre un gentiluomo e pensavo che non avrei incontrato nessuno meglio di lui. Poi mi sono resa conto che mi sbagliavo totalmente sul suo conto. Una notte, mi ha chiesto di... fare sesso con lui e io gli ho risposto di no. Da quella notte, ha continuato a tormentarmi finché... ha perso la pazienza e... e... ha cercato di stuprarmi."
Nick si sentì i muscoli tendere. No. NO. Questo ragazzo non se ne sarebbe stato seduto a guardare solo per via di quell'ordinanza. Lo sapeva. Troppo bene.
"Tienimi stretta Nick, e non lasciarmi mai andare... mai."
"Non lo farò. Darò anche la mia vita per proteggerti Rina. Lo prometto."
Si alzò e si diresse verso la porta di casa.
Howie lo seguì. "Nick! Nick dove stai andando?!"
"A Tampa. Devo vedere Katarina."
Billie sorrise. "Sono contenta che finalmente sei ritornato in te."
"No è peggio," Nick si mise le scarpe, "c'è qualcosa che non va."
"Che vorresti dire?"
"Quando hai nominato Kris... mi sono..." Nick si fermò un attimo. Non riusciva a descrivere quella sorta di «telepatia». "Ho un brutto presentimento, molto brutto..."
CAPITOLO 37
Ugh! Basta! Sono stufa di leggere! Katarina sbadigliò mentre rimetteva i libri in borsa. Stava studiando da tre ore. Ne aveva proprio abbastanza! Stanca, entrò in cucina per cercare qualcosa da mangiare per cena. Mentre preparava la verdura fu presa da una strana sensazione. Appoggiò sul tavolo il coltello. Nick... Perché pensava a lui? Sospirò. Lei pensava sempre a lui.
E come sempre qualcosa non andava, in questo frangente.
Ma quando è che ti deciderai a lasciarlo perdere e a dimenticartelo Rina?
Il suono del telefono interruppe questi pensieri e lei subito andò in salotto per rispondere. "Pronto?"
"Rina?!"
"Ehi Billie!"
"Grazie a Dio stai bene!"
Katarina non capiva questa esclamazione. "Certo, perché non dovrei?"
"Ascolta. Voglio che tu vada da mamma e papà ok?"
"Che?! Perché?"
"Fallo e basta!"
"Ma---"
"Ri---"
Silenzio.
"Billie?! Billie rispondimi!" Lentamente riagganciò la cornetta. Ma che succede?
Il rumore del vento forte che soffiava fuori era la risposta.
Forse dovrei andare da mamma e papà. Sì. Questo doveva essere fatto. Era la cosa giusta da fare. Intanto Katarina rientrò in camera da letto, ma le luci iniziarono a lampeggiare. Okay... ma adesso sto veramente avendo paura! Corse in camera e chiuse la porta. Stando appoggiata dall'altra parte chiuse gli occhi, cercando di bloccare quei presentimenti negativi che stavano per prendere il sopravvento. Oh Nick... Toccò il ciondolo che non si era mai tolta da quando lui glielo aveva regalato. Ma perché sei così intimorito? Se solo potessi dirti che non devi aver paura... che io sto bene... che anche tu starai bene...Finché rimaniamo distanti.
"Ehi D! Nick! Ma perché ci mettete così tanto?" chiese Aj mentre entrava in casa. Non ottenne risposta. "C'è nessuuunoooo!" Stranito si addentrò dentro casa. Ma dove si erano cacciati i suoi amici? "Perfetto", si disse tra sé e sé entrando ancora una volta in salotto, "sono usciti senza dire nulla a nessuno."
Ma fu in questo momento che vide quel pezzo di carta sul pavimento. La scrittura su di esso era familiare. Incuriosito, lo raccolse. Questa è la calligrafia di D... Diede una rapida scorsa a quello che c'era scritto e subito fu preso dalla tensione e dall'ansia. Merda! lasciò cadere quell'appunto e uscì di corsa. "Ragazzi! Dobbiamo andare via di qui! Subito!"
Kevin fu il primo ad alzare la testa. "E perché? E poi dove sono Howie e Nick? Non gli hai detto che li stiamo aspettando?"
"Esatto," Brian guardava impaziente la bistecca che si trovava davanti a lui. "e poi io non mangio niente da colazione!"
"Miiiiiiiii ma dimenticati del cibo per una volta nella vita!" rispose Aj irritato. "Sono usciti e dobbiamo raggiungerli!"
Leighanne non capiva. "Come?"
"Aj," Sarah si alzò e gli mise una mano sul braccio, "quello che stai dicendo non ha senso!"
"Mi spiegherò meglio per strada! Avanti ragazzi. Credo che Nick e Howie siano nei guai!"
Katarina accese l'ultima candela in salotto. Poi andò in camera da letto. In quest'ultimo posto si trovava più a suo agio che in nessun altro. Come aveva previsto, a un tratto le fluttuazioni della linea elettrica si trasformarono in un black out e lei fu avvolta dall'oscurità. Fece un respiro profondo e si sedette sul bordo del letto, toccando di nuovo quel ciondolo che le aveva regalato Nick. Odiava il buio. Faceva ritornare in mente tanti ricordi. Brutti. Tanti ricordi che lei cercava in ogni modo di seppellire. Di cancellare. Il tentativo di stupro... quella volta che si era persa nel bosco... e peggio di tutti, l'aver perso Nick.
L'aver perso Nick per il suo comportamento a dir poco irascibile.
L'aver perso Nick perché non è più la persona di una volta.
No, si strofinò gli occhi prima che una lacrima potesse cadere, non piangerò. Non piangerò! Strinse la presa sul bordo del letto. Non ho pianto abbastanza per te Nick? Non posso più sopportarlo.
Crack!
Katarina si spaventò e si sentì presa dall'angoscia. Cos'è stato?
Crack!
Adesso era spaventata a morte. Non è niente... non è niente... giusto? Lentamente si alzò dal letto, si avvicinò alla porta e appoggiando l'orecchio cercò di sentire di nuovo quel rumore strano.
Niente.
Fece un respiro e aprì la porta. Uscì dal suo rifugio e in punta di piedi si portò al centro del salotto. Le candele accese proiettavano ombre tetre e sinistre dappertutto. Si pentì solo ora di averle accese. Tanto non mi serve la luce adesso... posso anche restare al buio per qualche ora giusto?
Il suono rimbombante e squarciante di un tuono in lontananza la fece sobbalzare dallo spavento. Chiuse gli occhi e fece un altro respiro profondo. Calmati Rina. Devi rimanere calma. Non ti può succedere niente finché sei qui. Sei a casa tua. La porta è chiusa a chiave. Nessuno può entrare a meno che non abbia la chiave e la chiave la abbiamo solo io e Billie... Un momento! Aspetta! Anche Kris ha la chiave!
Ha la chiave!!
Subito gli occhi le si aprirono.
E quindi urlò.
Nick teneva il volante così stretto tra le mani che gli facevano male. Accelerò. Voleva arrivare da Rina il più presto possibile. Non riusciva a capire perché o come lo sapeva, ma in questo momento lei aveva bisogno di lui. Lei era mezza spaventata a morte. E Kris... il suo sguardo si fece incazzato.
Kris...
"Da quella notte, ha continuato a tormentarmi finché... non ha perso la pazienza e... e... ha cercato di mettermi le mani addosso."
Si sentiva la rabbia per Kris risvegliarsi da dove era rimasta addormentata per tanto tempo. Odiava questo ragazzo in ogni modo. E dire che non lo aveva neanche mai visto.
Non ancora.
Nick si sentiva un presentimento terribile al pensiero che avrebbe incontrato Kris Reid stasera e questo lo rendeva contento ma anche incazzato. Contento perché da quando Rina aveva fatto quella «confessione» voleva distruggerlo, ridurlo in pezzi. Incazzato perché quel bastardo aveva causato tanto dolore alla ragazza che amava più della sua stessa vita.
Sono quasi arrivato Rina. Attendi ancora un attimo. Non permetterò che lui ti faccia male di nuovo.
Se ce ne sarà bisogno lo ucciderò.
"Non riuscirai ad allontanarti da me questa volta, Kitty Kat. Sei proprio dove voglio che tu sia."
Katarina si sentiva indifesa. La sua vicinanza era la nuda realtà. Cercò di divincolarsi dal suo abbraccio, ma nulla da fare. "Lasciami andare! Non dovresti essere qui!"
Kris rise contento. "Ma quanto sai essere ingenua baby... Ma pensavi proprio che potesse essere un pezzo di carta straccia a tenermi lontano da te?" La sua mano lasciò il suo bacino e andò ad accarezzarle il collo. "No mia piccola Kitten. Ti avevo detto che lo avrei fatto. E adesso lo faccio."
"No!" esclamò lei in preda alla disperazione, cercando di togliersi di mezzo quell'uomo. Niente da fare. Lui invece se la teneva sempre più stretta.
"SI'", dopo questa esclamazione di desiderio si buttarono per terra e prima che lei potesse muovere un dito per scappare, lui si mise sopra.
Katarina piangeva mentre si sentiva il suo ginocchio sferrare un calcio nello stomaco. Non di nuovo! Per favore! Non di nuovo!
"Perché continui a combattere Kitten? Nessuno potrà salvarti questa volta. Ti avrò tutta per me, tutta la notte. Finché non verrai in ginocchio a chiedermi di rifarlo."
Lei si tappò le orecchie, non voleva sentire quelle sue parole ignobili. Ma questo momento di «pausa» durò poco. Infatti Kris le prese le mani e gliele mise sopra la testa.
"ADESSO ASCOLTERAI ME CAZZO!"
Lei si sentiva così piccola sotto di lui. Sotto quegli occhi infuocati. E si sentiva le lacrime agli occhi. Era tutto finito per lei? La fortuna questa volta aveva fatto cilecca?
"Rilassati amore. Vedrai, ti piacerà. Te lo garantisco." Lui sorrideva tutto eccitato. "Io non disattendo mai i miei desideri."
Lei scosse la testa con veemenza. "Per favore Kris! Lasciami andare! Ti prego!!"
La testa di lui si abbassò e ormai il tempo era scaduto. Quelle labbra disgustose le stavano accarezzando il collo, il petto...
"BASTA PER PIACERE! NOOOOO!!!!!"
"Stiamo al sesto piano, appartamento 631..."
La voce di Billie risuonava nella testa di Nick mentre saliva le scale. Ancora una rampa di queste maledette scale. Correva attraverso le porte e i pianerottoli. Si fermò per riprendere fiato. Era tanto tempo che non faceva uno sforzo simile ed era oltremodo fuori forma.
"BASTA!!!!!"
"Rina!" si precipitò nella direzione di quell'urlo, pregando che non fosse troppo tardi. Subito trovò l'appartamento e bussò. "RINA!"
"NICK!!"
Sentendo quella voce disperata e ormai senza speranze, con tutte le sue forze, abbatté la porta e si fiondò dentro. Trovò il suo amore in soggiorno con il suo peggior nemico sopra, che cercava di finire quello che aveva iniziato. Sentendosi una ferocia che non pensava esistesse, prese quel maiale per i capelli e lo scaraventò indietro.
"OW!"
"LEVA QUEL TUO CORPO DI MERDA DA LEI FIGLIO DI PUTTANA!" Nick lo buttò ancora più distante da lei e subito le si avvicinò. Katarina intanto si stava rimettendo la maglia. Subito si gettò tra le sue braccia piangendo.
"Oh Nick..."
"Tutto bene," lui la baciò sulla fronte, "ci sono io adesso."
"Bene bene bene. Ma guarda chi abbiamo qui. Un Principe azzurro che viene in soccorso della sua amata."
Nick si mise davanti a Kris con Rina dietro. I due si guardarono. "Te ne pentirai stronzo."
Kris se ne fregò. "Se pensi che io sia impaurito da uno insignificante come te, allora hai sbagliato persona."
Nick cercò di tenere la bocca chiusa con i denti stretti per evitare di morderlo seduta stante. Doveva prima di tutto far uscire Katarina da qui prima che succedesse il casino. Se solo Kris si fosse permesso...
Non avrebbe fatto un passo fuori da quella casa vivo.
Lentamente si tirò indietro, muovendo Rina lungo il muro finché non erano abbastanza vicini alla porta. Senza perdere di vista Kris per un attimo, le prese la mano. "Vai."
"No, non ti lascerò solo con lui."
"Rina, non voglio far discussione con te. Va' fuori. Ora."
Kris si lasciò scappare una risatina. "Non riuscirai ad allontanarti da me Kitten. Non appena finisco il lavoretto con il tuo bel ragazzino sono da te."
Basta! Ne ho abbastanza! Ormai Nick non riusciva più a trattenersi. Si avvicinò e buttò di nuovo Kris a terra. Incazzato nero, gli sferrò un gancio al mento. "Non riuscirai MAI PIU' ad avvicinarti a lei!" Un altro pugno. "MI HAI SENTITO?" Ormai con quei pugni aveva sbriciolato il naso di Kris, che sanguinava a più non posso. Ma Nick decise che un altro bel «diretto» non guastava. "E' TUTTO CHIARO?"
"Ve... vedremo!" Kris si spostò e si armò di un coltellino affilato. E molto pericoloso.
CAPITOLO 38
"NICK ATTENTO!" urlò Katarina mentre Kris cercava di prendere la mira dove affondare il coltello. Si precipitò dai due e mollò un pugno alla mano di Kris, facendogli perdere il coltellino, che finì per terra dall'altra parte della stanza. Ma questa azione eroica ebbe l'effetto opposto a quello che Katarina si aspettava purché subito Kris se la prese tra le braccia, per il collo, quasi strozzandola. Dio cosa ho fatto!
Nick si rialzò e lei poteva vedere la sua rabbia. La sua ferocia. Quel desiderio di disintegrare Kris. "LASCIALA!"
"Non credo proprio," rispose lui e insieme si avvicinarono alla camera da letto.
"Nick!" lei cercò in tutti i modi di scappare da quell'abbraccio della morte e tornare dal suo amato, ma più ci provava e più Kris se la teneva stretta. Ormai la stava quasi strangolando.
"Rina!" Nick si mosse in quella direzione per salvarla ma Kris prese il tavolo che aveva vicino e lo rovesciò, sbarrando la strada al salvatore.
Subito il tappeto su cui si era rovesciato il tavolo prese fuoco. Katarina capì solo ora che rovesciando il tavolo quel bastardo aveva anche rovesciato le candele. Nick cercò di scappare dalle fiamme e lei si rese conto che Kris aveva scoperto il punto debole del Principe azzurro.
Il fuoco.
Prima che potesse dire una parola, Kris se la portò in camera da letto e chiuse la porta.
Il peggiore incubo della sua vita era di nuovo realtà.
Nick guardò le fiamme avvolgere gli altri tappeti, i muri, i mobili. Era circondato. Iniziò a sentirsi mancare il respiro.
Doveva uscire di qui!
No NO! Non senza Rina. Non me ne vado senza di lei!
Ma quelle fiamme... Quelle fiamme orrende, accecanti...
"E adesso che decidi di fare Carter? Correre via come un bambinetto? Quel bambinetto che sei veramente?"
Nick rialzò la testa sentendosi sempre incazzato come prima. Kris era uscito dalla camera e gli si era avvicinato. Le fiamme gli lambivano i piedi.
Pareva che questo non gli importasse.
"Non me ne vado senza Rina."
"Perfetto. Neanche io."
Il fumo denso e acre iniziò ad invadere l'ambiente oscurando la visuale e invadendogli i polmoni. Proprio come quella volta...
"Mi hai fregato per l'ultima volta Carter. Questa volta mi assicurerò che tu muoia."
"Avanti, stronzo che non sei altro!" rispose Nick prima che Kris facesse la prima mossa.
Katarina intanto cercava invano un qualcosa che le potesse servire come arma. Incurante del fumo che iniziava a filtrare da sotto la porta vide il vaso di fiori che Howie le aveva regalato come gesto di amicizia. Non voleva rovinarlo, ma ora non c'era tempo di pensare a questo. La vita di Nick era in serio pericolo. Lei lo amava troppo per lasciarlo combattere contro Kris da solo.
Anche se ne fosse uscita morta dal combattimento.
Prese una coperta per coprirsi il naso e la bocca. Aprì la porta e fu travolta dal fumo nero che invadeva tutta la casa. Con gli occhi lucidi, cercò di andare nella direzione di quel rumore di pugni. Anche se non si vedeva quasi niente, lei riuscì comunque a distinguere la sagoma di Kris. Si portò dietro di lui. Invece Nick era sotto di lui, cercando di non farsi ammazzare. Senza pensarci due volte, Katarina fece atterrare il vaso sulla testa di Kris, facendogli subito perdere i sensi. Stramazzò a terra sopra Nick. Lasciò la coperta e si chinò per spostare il corpo di Kris. Nick tossiva e urlò quando una fiamma gli lambì il braccio. Lei lo sollevò e lui la abbracciò. Chiuse gli occhi e anche lei lo abbracciò. Nick...
"De... Devi... andare... fuori di qui..." cercò di dire prima di ricominciare a tossire.
Katarina scosse la testa prima di iniziare a tossire. "N... no... non... ti las..cerò."
Nick la prese in braccio e in fretta uscirono. Poi lui la rimise a terra. "Vai!"
"No Nick!" lei se lo teneva stretto, intanto era scattato l'allarme antincendio e tutti stavano evacuando l'edificio.
"Rina..." arretrò e prese la sua testa tra le mani.
Lei guardò quei meravigliosi occhi azzurri, si sentiva il suo amore entrare dentro nel suo corpo, circondarla... Iniziò a piangere. "Nick..."
Lui si riavvicinò e la baciò dolcemente sulla fronte.
"Nick! Rina!"
Si girarono per vedere Howie che gli correva incontro, facendosi largo tra la folla di gente che intanto si era formata e che voleva uscire.
"Tutto bene ragazzi?"
"A posto," rispose Nick, "ora però falla uscire di qui."
Howie guardò l'amico sospettoso. "Vieni anche tu!"
"No," rispose Nick, "ho un lavoretto da concludere."
Testardo come sempre.
"Nick---"
"VAI E BASTA!"
Howie lo guardò incerto ma prese comunque Katarina per mano. Prima che potessero aggiungere una parola, Nick ritornò in quell'inferno di fuoco e fiamme che un tempo era la casa di Katarina.
"Nick!" urlò lei "No!"
Kris sorrise quando vide Nick rientrare. Regolare.
Il momento giusto per farla finita.
E questa volta avrebbe vinto lui.
Tossendo a più non posso, Nick raggiunse il corpo di Kris, apparentemente privo di sensi, coltello in mano. Ormai aveva deciso.
Dio non pareva voler punire Kris per quello che aveva fatto a Katarina... e allora era venuto il momento di farsi giustizia da sé.
Ignorando le fiamme, si mise davanti al bastardo che aveva provocato al suo angelo tanto dolore e paura. Mirò al cuore. Questo è per te Rina...
"Non... credo proprio."
Nick rimase stupito guardando Kris. Invece di essere svenuto era sveglio e vispo e con un sorriso che il diavolo avrebbe apprezzato. Prima che Nick potesse muovere un muscolo, Kris gli lanciò un indumento ardente in faccia.
"OWWWW!" Il tessuto iniziò ad attaccarglisi al volto. L'odore familiare della carne umana che brucia si fece risentire dopo tanto tempo. Noooooo! Si tolse di dosso quella palla di fuoco e si toccò la faccia di nuovo danneggiata.
Kris con calma si alzò e si lasciò andare ad una risata di vittoria. "Ancora... una volta... Nick... Carter è... un mostro. Rina... non ti... amerà più... adesso."
Nick si sentì quella rabbia familiare ritornare. Dopo la plastica facciale, si sentiva di nuovo pronto per il mondo esterno, per essere il Nick Carter che a tutti mancava...
E avrebbe potuto dimostrare a Rina che non era un mostro.
Ma ora era tornato al punto di partenza.
Non aveva niente se non il suo cuore infranto e sogni che non si avvereranno mai.
"Io vinco... tu perdi." continuò Kris, ridendo nonostante il fumo.
Nick stramazzò a terra, un dolore atroce al volto.
Si sentì morire.
Ritornarono alla mente quei ricordi.
"Non voglio nessun altro. Voglio te Nick."
"Adesso lo dici, ma non sai cosa ti aspetti."
"Non so cosa? Perché non mi dici che ti succede?"
"Perché quando mi vedrai Rina, scapperai. Lo so!"
"Vedrò? Non... Stai parlando della tua faccia? Nick non devi aver paura."
"Non capisci."
"Allora fammi capire Nick! Voglio solo capire! Per favore..."
"...non... non mi sono mai sentito in vita mia come mi sento adesso vicino a te... e non potrei accettarlo se tu mi trattassi come un... mostro."
"Ni---"
"Perché è quello che sono. Un mostro."
"No Nick non sei un mostro. Non potresti mai essere un mostro ai miei occhi. Non mi importa delle tue gambe, le braccia, i capelli, la faccia... mi importa di te Nick. Tu che sei qui dentro. Niente cambierà questo."
"Promesso?"
"Lo prometto."
Chiuse gli occhi, non voleva che Kris lo vedesse piangere. Katarina gli aveva promesso che lo avrebbe amato anche se avesse avuto un aspetto orribile. Ma poi aveva infranto la promessa di non lasciarlo mai. E allora che certezze aveva lui adesso per credere alla promessa riguardante la faccia? Non si fidava abbastanza di lei per poter rischiare. Non posso farlo Caroline... Non posso lasciarmi andare...
"E' vero... Carter... sei un... perdente... e sempre... lo sarai. E dopo... che ti... avrò... ucciso... Katarina sarà... tutta... per me."
"Tienimi stretta Nick. E non lasciarmi mai andare. Mai."
"Non lo farò. Darò anche la mia vita per proteggerti Rina. Lo prometto."
Nick strinse i pugni. La amava così tanto... e dentro si sentiva che anche lei lo amava allo stesso modo. Tutto quello che doveva fare era lasciarsi andare alla collera... all'oscurità.
Riportare alla luce Nick Carter e seppellire l'uomo senza faccia (ndr, "faceless") che era divenuto.
"La rabbia ti fa diventare piccolo, mentre il perdono ti esorta a superare tutti i brutti momenti che hai sofferto."
Lentamente, si alzò in piedi, la mente annebbiata ma anche lucida allo stesso momento. Lucida per quello che doveva fare ora. "Ri...na non sarà... mai... tua... stronzo... e sai... perché?" Guardò Kris dritto negli occhi. "Perché... anche se... la prendi... per il corpo... non... riuscirai mai... ad avere... la... sua... anima... il suo... cuore... perché appartengono... a... me. SOLO... A... ME!!"
"CREPA FIGLIO DI PUTTANA! CREPA!" Urlò Kris e si alzò in piedi davanti a lui.
Ma Nick lo anticipò facendogli lo sgambetto, prendendolo per il collo. "No... sei tu che devi... morire." Nessuna esitazione. Prese Kris e lo lanciò di peso verso la finestra. Guardò mentre quella figura umana rompeva il vetro, usciva, e spariva nella notte.
Sentendo soddisfazione e anche trepidazione rimase ad ascoltare fino a sentire un urlo terribile ammutolito all'improvviso. Non aveva dubbi.
L'incubo di Katarina era finito.
CAPITOLO 39
All'esterno, nella macchina della sorella, davanti a quella che una volta era la sua casa, Katarina singhiozzava sulla spalla di Billie. Non si era mai sentita così in vita sua. Così devastata. Così vuota. Persa. "L'ho perso Billie. L'ho perso!"
"Mi dispiace tanto Rina" rispose la sorella insicura e le due si abbracciarono. "Se solo potessi fare qualcosa..."
Ma entrambe sapevano fin troppo bene che non potevano fare nulla per cambiare il destino.
Era stato il destino che aveva portato Nick ad avere quell'incidente.
Era stato il destino che aveva unito Nick e Rina.
E ora il destino se lo era ripreso.
Per il meglio.
Katarina non avrebbe mai dimenticato il rumore della casa crollare avvolta dalle fiamme. Sapeva che da qualche parte lì dentro c'era l'uomo che amava.
L'unico uomo che avrebbe mai potuto amare veramente.
Sentiva ancora Brian urlare disperato per la perdita del suo migliore amico mentre Leighanne lo teneva per mano, unendosi alla disperazione.
Vedeva Sarah tenere un singhiozzante Aj tra le braccia.
Vedeva Kevin cadere a terra in lacrime con Kristin vicino che cercava di consolarlo e confortarlo come meglio poteva.
Si sentiva le lacrime di Howie sulla spalla.
E adesso che potevano fare?
Come potevano anche solo pensare di poter tirare avanti dopo aver assistito a tutto questo inferno?
E come poteva lei vivere senza di lui?
Quella musica familiare che dalla radio le invadeva le orecchie, la fece piangere ancora di più. Si ricordava di quando Nick la teneva tra le braccia. Si sentiva il cuore a pezzi.
Sayin' I love you
is not the words I want to hear from you.
It's not that I want you
not to say it but if you only knew
how easy it would be to show me how you feel.
More than words is all you have to do to make it real.
Then you wouldn't have to say that you love me
'cuz I'd already know...
Non sono neanche riuscita a dirgli che l'amo... e adesso ormai lui non lo saprà mai più. Non glielo ho dimostrato...
A un tratto Billie fu sorpresa. Aveva visto qualcosa. "Rina."
"Che c'è?"
"Guarda lì."
Katarina alzò la testa e guardò la sorella, esterrefatta. "Cosa?"
"Guarda e basta" rispose Billie senza guardarla in faccia.
Con uno sguardo stanco guardò nella direzione che Billie indicava e subito capì una cosa. Da distante vedeva una figura che le veniva incontro. Una figura familiare. Una figura umana. Una figura che Katarina conosceva come le sue tasche. Non riuscendo a crederci ancora, si strofinò gli occhi e riguardò in quella direzione. Sì.
"Dio santo," anche Billie adesso era esterrefatta anche più di prima "è lui!"
Katarina subito saltò giù dalla macchina e gli corse incontro, facendosi largo tra la gente. Non le importava se faceva cadere qualcuno, adesso. "Nick! Nick!!"
Lui alzò lo sguardo e guardò nella direzione da dove qualcuno chiamava il suo nome. "Rina!"
Si sentì un grande sollievo mentre i due si abbracciavano. "Oh Dio Nick! Pensavo di averti perso!"
"R... Rina..."
Lui si sentì pesante e Katarina capì subito che stava per svenire. "Nick?!" lo aiutò a sdraiarsi per terra e quando lo guardò in faccia cercò di trattenere l'impulso a piangere. "Oh Nick..."
I due si guardarono dritti in faccia. "...Sono... messo male... vero?"
Lei spostò i capelli dalla fronte. "Questo non importa Nicky. Quello che importa è che tu sei qui. Con me."
Anche se era messo veramente male, riuscì a sorridere. "Ti... ti amo Rina."
Anche Katarina sorrise e giusto prima che arrivassero i medici, si avvicinò e lo baciò dolcemente sulle labbra.
"Anche io ti amo Nicky."
CAPITOLO 40
Kevin sorrise contento mentre percorreva il vialetto, un mazzo di rose in mano per la sua adorata mogliettina. Nessuno gli si era avvicinato, il che era strano dopo tutto questo tempo. Ma anche a questo ci stava facendo l'abitudine. Dopo aver discusso per ore con Aj, Howie, Brian e Nick sul loro futuro, erano arrivati a una conclusione. Ormai i Backstreet Boys erano roba del passato. Preistoria. Era il momento di andare oltre e coronare altri sogni e desideri. Sia lui che Brian desideravano metter su famiglia. Howie voleva fare l'attore e voleva anche, ovviamente, concentrarsi sulla sua relazione con Billie. Aj voleva aiutare i bambini e i ragazzi che avevano avuto gli stessi problemi che aveva avuto lui tempo fa... e Nick?
Nick voleva sposare la sua anima gemella.
E basta.
E ieri pomeriggio...
Lo ha fatto.
Era stata una cerimonia semplice, essenziale, ma romantica. Alla casa di Caroline, dove si erano incontrati per la prima volta. E adesso quella casa vecchia ma accogliente sarebbe anche stata la loro residenza. Per Nick era strano pensare di andare a vivere così distante dalla Florida, ma era questo che lui voleva e Kevin e gli altri non si erano minimamente opposti.
Perché anche se la casa di Caroline era il posto dove aveva sofferto... era anche il posto dove aveva trovato una figura materna.
Era il posto dove aveva trovato il più grande amore della sua vita.
"Mi scusi, ha qualche spicciolo da darmi?"
Kevin guardò in basso. Guardò quella signora vestita di stracci, sporca. Rimase stupito quando riconobbe chi aveva davanti. "Rachel?!"
"Qualche spicciolo signore? Per favore..."
Ma non mi riconosce? "Mi dispiace, ma non ho niente..."
Lei sorrise. "Ah non fa niente. Il mio ragazzo è molto famoso quindi me ne darà un po' lui presto!"
Lui la guardò stranito. "Davvero?"
"Certo! Si chiama Nick! Conosce Nick? Dicono che è vivo... quindi penso che verrà in cerca di me prima o poi! Spero presto!" Sospirò. "Mi ama sa? Mi darà tutto quello che voglio!"
"Ehm..." Kevin non sapeva come rispondere. Ma sapeva senza ombra di dubbio che ormai Rachel era fuori combattimento. Era fuori di testa.
"Sicuro che non ha niente? Proprio niente? Neanche un centesimo? Voglio diventare bellissima per il momento in cui Nick mi ritroverà!"
Ancora allibito, Kevin frugò nelle tasche e tirò fuori qualche moneta da un quarto di dollaro. Mise le monetine nelle sue mani e la guardò ancora una volta prima di girarsi e andare via.
"Grazie signore!" rispose lei mentre lui se ne andava.
Anche se quella ragazza gli aveva causato tanto dolore, si sentiva ancora dispiaciuto per quello che le era successo. Quel cambiamento di vita l'aveva trasformata.
Ma allo stesso tempo si augurava che lei avesse ogni maledizione del mondo. Come Kris.
Scosse la testa. Kris alla fine l'aveva avuta, la giusta punizione. Quando Nick lo aveva buttato fuori dalla finestra, tutti pensavano che morisse.
Ma non morì.
Quel bastardo rimase vivo. Contro ogni previsione. Poi si venne a sapere che era diventato paraplegico. Condannato su una sedia a rotelle per il resto della sua vita.
Si era sparato qualche tempo dopo l'aver appreso questa notizia.
Certo, la vita ti riserva la felicità. Ma anche le delusioni. Ed è proprio il modo in cui si gestiscono i problemi e le delusioni che fa la differenza, perché quello che fai agli altri prima o poi ti torna indietro. In un modo o nell'altro.
Questa era una «massima di vita» che Kevin e gli altri ragazzi non avrebbero mai dimenticato.
Quella sera
Katarina si mise a posto per l'ultima volta prima di fare un respiro profondo. Okay. Penso che sia tutto a posto. Sono pronta. Si aggiustò il vestito bianco splendente e si mise le trecce di capelli sul davanti in modo strategico. Per nascondersi. Non era abituata a indossare una roba del genere... così chic e... desiderabile ma era la notte dopo il matrimonio.
E voleva essere bellissima per Nick.
Sorrise e si sentì arrossire mentre si ricordava quello che le aveva detto Caroline. "Anche io ho passato un tempo quello che passerai tu adesso. So quanto una sposa possa essere nervosa in momenti come questo. Ricordati solo una cosa, cara. Avete tutta la notte per soddisfare i vostri desideri «di cuore»!"
Che imbarazzo!
Ma lei amava Caroline come una madre e sapeva che questo glielo aveva detto solo per tranquillizzarla. E l'aveva anche tranquillizzata, in un certo senso. Non aveva mai riso così tanto in vita sua.
"Rina! Vuoi un po' di spumante?" La voce di Nick che arrivava dal nulla la spaventò.
"Eh... no. Grazie comunque." Fece un altro respiro e aprì la porta. Per sua fortuna, a dispetto di quanto strano potesse sembrare, Nick le voltava le spalle.
"Sei proprio sicura che non ne vuoi neanche una goccia? Mi sembra molto buono."
"...Ne sono sicura."
Lui si girò. Aveva un calice in mano. "Va be---" subito rimase a bocca aperta, e calice di vino gli cadde dalle mani. Si ruppe a terra, lavandogli i piedi. "Merda..."
"Esatto. Comunque, tutto bene?" chiese Katarina. Non aveva ancora capito che era proprio lei la causa di tutta questa «apprensione».
"Eh altroché. Sto PIU' che bene." rispose lui, sempre guardandola dritta negli occhi, "Sai Rina, sei... bellissima."
Lei arrossì e guardò a terra. "Grazie. Ho piacere che ti piaccia il mio vestito."
"Ah mi piace tutto l'insieme, non solo il vestito."
Sentendosi quella voce così vicina alzò la testa di nuovo e vide che, appunto, lui le era proprio davanti agli occhi. Quegli occhi che sprizzavano un tale amore... Katarina sorrise. Quell'uomo scontroso e maleducato che aveva conosciuto qualche tempo fa era sparito. Gli prese la testa tra le sue mani e toccò le cicatrici che per sempre gli avrebbero segnato il volto. Per tutti non sarebbe mai più stato il simpaticissimo Nick Carter che faceva impazzire milioni di ragazze.
Ma per lei, lui era la persona più sincera, simpatica, coerente che aveva mai incontrato.
Dentro e fuori.
Nick sorrise e la abbracciò, portandosela più vicino. "Il mio angelo", sussurrò nell'orecchio prima di accarezzarle le labbra. "Il mio bellissimo angelo."
Lei tremava tutta. Tremava mentre le labbra dell'uno toccavano quelle dell'altro. Si sentì un desiderio irrefrenabile di godersi quest'uomo. Completamente. In ogni modo possibile. "Nick..." le labbra si spostarono dalla bocca al collo. Quindi lui la prese in braccio e insieme si avviarono verso la camera da letto.
Mentre la faceva sedere delicatamente sul letto, Katarina si sentì quel desiderio lasciare il posto al nervosismo. Ancora una volta. E Nick lo aveva avvertito, il suo nervosismo. Doveva averglielo visto negli occhi. Si sedette al suo fianco. "Non dobbiamo farlo adesso Rina... So che è difficile accettarlo dopo tutto questo ma..."
Lei annuì.
"Ma io voglio prendermi il mio tempo. Non farò mai nulla che ti possa causare dolore, che ti possa far soffrire. Lo prometto."
Lei si sentiva completamente assorta in quelle parole. Sospirò felice e mise la sua mano sulla coscia. Lui sorrise e si avvicinò. Questo fece capire a Katarina che la sua vicinanza non la intimoriva. Neanche un po'. Lei si fidava ciecamente di Nick.
Con il suo cuore.
Con la sua anima.
Con il suo corpo.
Questa volta fu lei a proporre il bacio, sentendosi a un tratto più sicura delle sue azioni. Sentendosi anche più sicura del suo amore per lui. Quelle labbra... così tenere e dolci mentre lei lo baciava. All'infinito. Intanto lui si avvicinava sempre più... finché non fu proprio nel posto giusto al momento giusto.
Dove lei voleva si trovasse.
Si tirò indietro di nuovo e i due si guardarono in faccia l'un l'altro. Che occhi... così pieni di vitalità, di adorazione, di amore...
Per lei.
Ti amo...
Anche io ti amo.
E con il suo corpo, lui le fece vedere quanto la amava.
Piacere.
Questo era puro piacere.
Nick si teneva la sua sposina vicina, non voleva mai più passare anche un solo secondo senza di lei. Certo, anche prima aveva il suo «gruppo» di ragazze al seguito, ma nessuna di loro, né Mandy, né Rachel potevano essere paragonate alla donna che aveva cambiato il suo mondo, la sua vita e gli aveva rubato il cuore fin dal primissimo momento. Quello che insieme avevano passato e condiviso andava ben oltre la parola amore. Ormai erano le loro anime che parlavano. In un modo indescrivibile. Tutto quello che lui sapeva era che aveva trovato un vero amore.
Aveva trovato la sua anima gemella. La sua dolce metà.
"Nick," sussurrò lei.
"Hmm..."
"...Mi sento così... felice."
Lui sorrise e le baciò la spalla. "Anche io."
Lei sospirò e dolcemente gli accarezzava il braccio. "... puoi cantare per me Nicky?"
Lui fu stupito da quella richiesta. La guardava con aria interrogativa. "Cantare?"
"Mmhmm..." lei sorrise e chiuse gli occhi.
Nick guardò quella faccia così pacifica per un attimo prima di pensare alle parole per descrivere le sue emozioni in questo momento. Per descrivere quanto adorava la sua presenza. Accarezzò la sua guancia ancora una volta prima di iniziare.
Lying beside you, here in the dark...
feeling your heart beat with mine.
Softly you whisper...
You're so sincere.
How could our love be so blind?
We sailed on together
and drifted apart...
And here you are by my side...
So now I come to you with open arms
Nothing to hide...believe what I say.
So here I am with open arms
hoping you'll see what your love means to me
Open arms...
Ormai lei dormiva tranquillamente e Nick sorrise. Avrebbe potuto guardarla dormire per tutta la vita senza mai stancarsi. Eppure un tempo era stato tanto stupido e deficiente da spingerla via. Mandarla via. Era quasi incredibile. Ma una cosa simile non sarebbe mai più successa. Non avrebbe mai permesso che niente e nessuno gliela portassero via. Spostò quei capelli morbidi e setosi dalla sua faccia e continuò a cantare dolcemente. Si stava addormentando anche lui.
Living without you...living alone
This empty house seems so cold.
Wanting to hold you, wanting you near...
How much I wanted you home.
And now that you've come back,
turned night into day.
I need you to stay.
So now I come to you with open arms
Nothing to hide...believe what I say.
So here I am with open arms
hoping you'll see what your love means to me
Open arms...
E su queste note finali, si addormentò tranquillamente.
Questo era solo l'inizio della sua nuova vita.
Fine
Attenzione: questa scrittrice e' straniera, la sua storia e' stata tradotta e postata su questo sito. Per questo non la troverete fra le nostre autrici. Grazie a Nicoletta per averla inviata.