we can back to love again
Ultimi aggiornamenti. Oggi 23 Aprile 2007.
CAN WE GET BACK TO LOVE AGAIN
Autore: Sara
Protagonisti: Nick
Genere: PG-13
La storia e' completa?: SI
Categoria: Romantica
CAN WE GET BACK TO LOVE AGAIN
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CAN WE GET BACK TO LOVE AGAIN |
Prologo
Non potevo crederci.
La mia vita prima di vedere quella scena era perfetta.
Sono riuscita a costruirmi una vita qui a Los Angeles da quando tre anni va sono arrivata qua, ho un lavoro che adoro, degli amici fantastici e fino a poco fa pensavo di avere anche un ragazzo fantastico.
Ci siamo conosciuti un anno fa, quando una sera uscita con delle mie amiche l'ho incontrato in un locale, i nostri sguardi si sono cercati e trovati, sono rimasti incatenati per tutta la serata, un ballo scatenato sulla pista, tutto è trascorso a velocità altissima fino a diventare un amore che ci unisce da un anno.
Ma ora questo amore ha il sapore amaro del tradimento.
I miei occhi, entrata in quella che è la nostra casa, hanno visto una scena che speravo di non vedere mai.
Lui, il mio ragazzo, tra le braccia di un'altra donna, una donna che troppe volte l'ha fatto soffrire, troppe volte ho sentito i suoi sfoghi su di lei, e ora mi ritrovo qui immobile sulla soglia di casa, completamente schioccata, vederli baciarsi con passione, vedo le sue mani tra i capelli di lei, le sue labbra giocare con le sue mentre il mio cuore va in pezzi.
Le chiavi che ancora tengo in mano mi cadono improvvisamente facendo un gran rumore.
Si scostano con un balzo, lui si gira verso la porta, i nostri sguardi si trovano, sgrana gli occhi poi per un secondo li chiude, accenna un passo verso di me, senza parlare mi piego a raccogliere le chiavi, mi giro e corro veloce verso l'auto sento il suo grido disperato chiamarmi, sento i suoi passi affrettati. Non riesce a fermarmi metto in moto l'auto e mi allontano di velocità da quella casa che è stato teatro della nascita del nostro amore, ma anche della sua distruzione.
CAPITOLO 1
Che idiota sono!!
Il mio pugno colpisce lo stipite della porta, la mia testa si appoggia alla mano, chiudo gli occhi. Non voglio, non posso, crederci. Cazzo che casino ho combinato, sento la sua mano posarsi su la mia spalla.
"Nick, tesoro, è meglio che l'abbia scoperto adesso"
Non credo a quello che sento, certo da lei non mi aspettavo niente di diverso, uno stupido momento di debolezza ha rovinato, forse, per sempre il mio amore con Sara.
"Paris vedi di sparire, non farti più vedere. Ho le mie colpe ma tu mi hai rovinato ancora una volta la vita, lasciami in pace per sempre"
Vedo il suo viso, diventare una maschera, quella che è sempre stata brava a indossare.
"te ne pentirai Nick, tornerai a cercarmi"
"non sperarci."
Chiudo la porta, in tutti i sensi, dietro a quella persona che me ne ha fatte troppe e io come un idiota sono caduto nella sua ennesima trappola.
Ora devo pensare a lei, alla mia piccola, cui ho spezzato il cuore.
Dio la sua espressione rimarrà per sempre impressa nella mia mente, ho visto tutto il suo dolore nei suoi occhi, ho percepito il suo piccolo cuore spezzarsi, il nostro amore incrinarsi, ora non so come farò a farmi perdonale da lei.
Non sono manco sicuro che mi perdonerà.
Prendo il telefono, devo provarla a chiamare. Lo sento squillare a vuoto, dove sarà, starà bene, non voglio che le accada qualcosa di brutto.
Compongo un altro numero sperando che lei sia li.
"Pronto?" la voce di Brian si presenta al mio orecchio.
"Ciao Brian sono Nick, ascolta Sara è lì?"
"no qua non c'è, però a chiamato poco fa voleva parlare con Leigh, ma purtroppo ora non è in casa
Nick che è successo? Sembrava sconvolta"
"è successo che sono un idiota, l'ho ferita in un modo atroce" la mia voce era piena di rimorso.
"Nick che è successo?"
"Brian è una cosa troppo lunga da spiegare al telefono
.."
"ho capito vengo da te
arrivo tra mezz'oretta ok?"
"Ok. Brian grazie"
"di niente Nick a dopo"
Abbasso il telefono, rimango a guardarlo sperando che suoni, sperando di sentire la sua voce, riprovo a chiamarla, questa volta il suo cellulare è spento. Non vuole sentirmi, la capisco, ma il pensiero di non sapere dov'è, come sta, mi fa male, soprattutto perché il motivo per cui sta male sono io.
Se gli succedesse qualcosa non so che farei!!
Mi siedo sul divano, mi perdo tra i miei pensieri, mi chiedo la motivazione del mio gesto.
Non mi accorgo che il tempo è passato così veloce, il campanello suona.
Mi alzo lentamente dal divano e aprendo la porta mi trovo davanti Brian con un'espressione leggermente preoccupata, che si incupisce ancora di più quando vede la mia faccia.
"ciao entra."
" allora dimmi che ti è successo
hai una faccia ancora peggio della voce." Si guarda intorno "dov'è Sara?"
"ecco, siamo arrivati al problema. Non lo so. Ho combinato un casino e ora non so dove sia, non risponde al cellulare. Sto iniziando a preoccuparmi" la mia voce era carica di preoccupazione, la mia mano correva veloce avanti e indietro nei capelli.
"Nick ora calmati e spiegami che è successo."
Mi sedetti sul divano, imitato da lui, con lo sguardo rivolto a terra iniziai a raccontare.
"poco fa è venuta da me Paris, mi ha detto che doveva parlarmi, che voleva spiegarmi perché era uscita con Aaron, stavamo parlando tranquillamente, poi sai come tra noi abbiamo iniziato ad alterarci e io non so che me preso l'ho baciata." Il silenzio calo nella stanza,sentivo il suo sguardo su di me, non parlava mi guardava soltanto.
Rimanemmo così per un paio di minuti, non riuscivo più a sopportare il suo sguardo cosi fisso su di me "Dimmi qualcosa Brian, offendimi, prendimi a parole, ma parla"
"Io non ti offendo per niente. Sto solo cercando di capire che cavolo te preso. E dimmi un po' mentre vi stavate baciando è entrata Sara giusto?"
"Già" la mia laconica risposta giunse appena.
"Cavolo. Ripeto la domanda: ma che te preso?"
Mi alzai di scatto dal divano e iniziando a camminare avanti e indietro per la stanza dissi "Non lo so, non so che stavo pensando in quel momento. Forse non pensavo affatto, forse era una punizione, non lo so. Ma quello che so è che ho spezzato il cuore di Sara, gli è l'ho visto nello sguardo. Dio non lo scorderò mai. E ora non so che fare."
Senti la sua mano posarsi leggere sulla mia spalla "ora cerca di stare calmo, per prima cosa dobbiamo trovarla e poi parlerai cercherai di spiegargli il tuo gesto"
"Seee sempre che mi ascolti"
"L'ho farà vedrai."
Orami era passata un'ora da quando lei è scappata in preda a forti emozioni. Il suo telefono continua a risultare staccato, non riesco a trovarla da nessuna parte.
Spero che stia bene. Chiedo solo che stia bene, che non gli succeda niente di brutto, che non debba affrontare altro dolore oltre a quello che le ho procurato.
CAPITOLO 2
Sto scappando da quella che è la nostra casa, il nostro rifugio da tutto. La sera quando tornavamo a casa stanchi dal lavoro ci piaceva entrare in casa e chiudere fuori dalla porta tutti i problemi, per goderci una seratina romantica teneramente abbracciati sul divano.
Ora quella casa che mi ha regalato tanta gioia, mi regala un immenso dolore. Quella scena è impressa nella mia mente come un incubo che non vuole sparire, sento il dolore farsi più grande ad ogni miglio che mi allontano da quella casa. Mi sto allontanando svelta dalla città, il mio cellulare prende ha squillare, non lo guardo neanche so già chi è. Posso immaginarlo all'altro capo del filo che aspetta di sentire la mia voce, non la sentirà, non riuscirei a parlagli adesso. Il silenzio torna nell'abitacolo della mia auto, prendo il telefono e veloce lo spengo, chiudo fuori lui, chiudo fuori il mondo.
Non so quando l'ho deciso ma la mia auto ha preso la strada per la spiaggia, alla ricerca del nostro nascondiglio, il mio e di Nick.
Arrivo sulla spiaggia, sento subito la brezza marina agitare i miei capelli, la mente è lasciata libera di percorrere il suo viaggio. Mi siedo su quella sabbia limpida territorio di lunghe chiacchierate, di dolci baci e tenere carezze.
Mi sento come preda di un tornado di emozioni, il dolore, la paura, la rabbia. Quelle immagini continuano a girare nella mia testa, chiudo gli occhi cercando di tagliarle fuori, ma non ci riesco. Davanti a me vedo Nick che abbraccia un'altra donna, vedo le sue mani nei capelli di lei, la sua bocca che si muove lenta sulle sue labbra. Un singhiozzo esce dalla mia gola, le lacrime iniziano a scendere, Perché? Perché l'ha fatto? Perché con lei?
Mille domande a cui solo lui può rispondere affiorano alla mia mente. Non voglio le risposte ora, non riuscirei a guardare quei occhi che tanto amo dirmi il perché mi ha tradito, perché ha distrutto il nostro amore. Quello che io credevo invincibile.
Mi adagio lenta sulla sabbia, sento le lacrime uscire di prepotenza dai miei occhi, mi lascio andare a singhiozzi disperati mentre guardo l'immenso oceano davanti a me, sola con il mio dolore, mi abbandono alla stanchezza e mi addormento. Sola.
Una leggera carezza mi riporta alla realtà, mi sento intontita, non so quanto è passato da quando mi sono addormentata. Una lieve carezza continua a sfiorare il mio viso, apro piano gli occhi e mi trovo a fissare due splendidi occhi azzurri, piccole pozze d'acqua in cui troppe volte mi sono persa.
"Nick"
"Piccola ti ho trovata finalmente." Il suo sorriso mi riscalda da un leggero brivido di freddo che aveva preso il mio corpo.
"non dovevi trovarmi." Le mie parole arrivano a spegnere quel sorriso, vedo il suo viso sbiancare.
"tesoro lasciami spiegare"
"Nick non ci riesco, non posso ascoltarti ora, non posso sentire le motivazioni del tuo gesto." Abbassai lo sguardo per un attimo per poi riportarlo nel suo "Nick mi hai spezzato il cuore, non riesco ad ascoltarti, non riesco a vederti senza sentirmi male. Vai via ti prego"
"Sara
" il suo tono era pieno di dolore, di paura
"Vai via."
Vedevo che non accennava ad andarsene, non potevo resistere ancora prima di scoppiare a piangere davanti a lui "vai via" due parole ripetute come una liturgia, fino a che non sono diventate un grido "vattene" due sole lacrime hanno accompagnato questo grido, prima che Nick si alzasse e scomparisse dalla mia vista.
Lasciai andare le lacrime, mentre prendevo il cellulare e chiamavo l'unica persona che in quel momento poteva aiutarmi "Leigh"
"Sara, dove sei? Brian mi ha detto quello che è successo."
"Sono alla spiaggia, volevo chiederti se potevo stare lì da voi stanotte. Domani me ne torno al mio appartamento."
"certo che puoi venire. Te la senti di guidare?"
"Si non preoccuparti. Arrivo"
Ci salutammo, rivolsi un ultimo sguardo all'oceano, pregando che tutta questa situazione si risolva nei migliore dei modi.
Mi alzai a fatica dalla sabbia, la stanchezza era ancora presente in me.
Poi secondi dopo ero in macchina diretta verso casa di Leigh, i miei occhi fissi sulla strada concentrati sul mio percorso, mentre i miei pensieri erano caratterizzati da una sola persona: Nick. Il suo sguardo prima alla spiaggia mi ha fatto male, vedevo il suo dolore, le sue lacrime trattenute a stento, la paura nella sua voce.
Ed ora eccomi qui davanti a casa di Leigh che già è qui fuori ad aspettarmi, scendo dalla macchina, si avvicina e senza parlare mi stringe in un abbraccio caldo rassicurante, e io ancora una volta cedo alle lacrime, cedo al dolore che vuole rompere le barriere e uscire fuori. Questa volta non sono sola, questa volta c'è lei a darmi conforto. Sento tutte le mie forze abbandonarmi, sento il buio prendermi, mi abbandono ad esso con il viso di Nick sempre davanti agli occhi.
Amore perché?
CAPITOLO 3
Sono qui in questa casa, tornata troppo grande per me. Ogni angolo mi ricorda lei, i cuscini sul divano sono disposti come li ha messi lei questa mattina, i fiori posati sul tavolo del salotto, proprio quelli che piacciono a lei. Mi sento un idiota, una merda, ho rovinato un amore stupendo per un attimo di non so manco io cosa. Ora che succederà? Lei tornerà da me?
Voglio perdermi nei miei pensieri, voglio chiudere il mondo fuori, stacco i telefoni, spengo le luci, chiudo la porta a chiave, mi appoggio ad essa e mi lascio lentamente scivolare a terra, i miei occhi che fissano il vuoto mentre la mia mente si perde nelle vie del cuore, in quel dolore che sta lo sta uccidendo. Come starà? Dove sarà?
Rivedo davanti ai miei occhi il suo viso, i suoi occhi pieni di dolore di tristezza, è fuggita via da me prima che potessi spiegarle. Alla spiaggia non ha voluto ascoltarmi, il suo grido disperato mi ha lacerato l'anima, che cavolo credevo? Non so manco io che potevo dirgli, non so manco io perché l'ho fatto.
Prendo la mia testa tra le mani e nascondo il viso, chiudo gli occhi, ho una gran confusione in testa, so solo che l'ho ferita e ne sto morendo.
Mi alzo lentamente e mi trascino in camera, mi butto sul letto e fisso il soffitto
piccola dove sei?
So che stanotte non tornerà,lo sento, il nostro letto mi sembra troppo freddo senza di lei, questo letto che profuma di dolci coccole, del nostro amore. Sento i miei occhi diventare pesanti, pensare diventa difficile, mi abbandono alla stanchezza, una lacrima leggera sfocia dai miei occhi, sono solo. Ancora una volta sono solo ed è tutta colpa mia.
La mattina mi vede sveglio di buon ora, ho trascorso una nottata infernale, mille scene si susseguivano nella mia mente. Voglio andarla a cercare devo trovarla.
Riaccendo il cellulare sperando in un piccolo messaggio, ma lui rimane muto. Provo a chiamarla, ma lei non risponde. Chiamo da Brian probabilmente ha passato la notte li
"Brian ciao sono Nick"
"ehy bro come stai?"
"Non troppo bene
ascolta Sara per caso ha passato la notte li?"
"si Nick" sento del silenzio dall'altro capo del telefono, poi sento la voce di Brian parlare sommessa, è ancora li percepisco la sua voce "ha passato la notte qua"
"ora è li? L'ho sentita, poi chiederle se vuole parlarmi?" lo sento parlare piano e ricevere in risposta un no che mi trafigge, la sto perdendo. Brian mi risponde con tono imbarazzato "Nick
non.."
"Ho sentito
volevo solo sapere come stava. Ora lo so. L'aspetto a casa"
"ehmm
Nick ha detto che torna al suo appartamento per qualche giorno" ecco adesso il dolore è troppo forte, non può essere che uno stupido sbaglio rovini tutto così, non posso crederci.
"Nick ci sei?" la voce di Brian mi strappa ai miei pensieri
"Si ci sono. D'accordo dille solo che l'amo e che mi dispiace. Voglio parlare con lei quando si sentirà pronta."
"D'accordo gli è lo dico. Ci sentiamo più tardi ok?"
"D'accordo. Grazie Brian"
"Prego. E mi raccomando non fare pazzie."
"tranquillo."
Riattacco il telefono e rimango seduto sul letto, guardando fisso davanti a me. Non vuole tornare, sento già la sua mancanza, mi mancano i suoi baci, il suo sorriso, il suo sguardo innamorato. Come farò a resistere senza impazzire?
Il tempo passa lento mi aggiro per casa come uno zombie, un senso di vuoto mi pervade dentro di me.
Sono ormai le sette quando il mio cellulare emette il primo bip di questa lunga giornata, corro a prenderlo, spero sia lei.
Un messaggio lampeggia sul display, lo apro e le sue dolci parole mi spiazzano,
"ciao cucciolo, sono tornata al mio appartamento. Ho bisogno di un po' di tempo per stare da sola. Mi hai distrutto Nick. Perché l'hai fatto? Continuo a vederti tra le sue braccia, vorrei odiarti ma non ci riesco. Ti amo troppo e forse questo è un errore
.ci sentiamo presto. Ciao cucciolo"
Premo il tasto di risposta
"non dirlo amore mio, il tuo amore non è uno sbaglio. Quello che ha sbagliato sono io, voglio rimediare, quando ti senti pronta sai che io sono qui, chiamami e io corro da te. Sara ti amo non dubitarne mai"
Invio il messaggio, sono leggermente sollevato ora devo aspettare che lei mi chiami, che lei sia pronta a sentire a parlare con me. Spero di non dover aspettare tanto, perché aspettare mi fa impazzire.
CAPITOLO 4
Sono tornata in quello che è il mio vecchio appartamento. Apro quella porta e mi ritrovo nel mio piccolo soggiorno, ammobiliato come piace a me, le tende tirate non fanno passare la luce, il buio mi accoglie. Chiudo piano la porta, appoggio le chiavi e la borse li sul tavolino, mi dirigo alla finestra, apro le tende e finalmente il sole torna a splendere li dentro. Rimango a fissare il panorama, mi è sempre piaciuto guardare fuori da quella finestra, la città si presenta nei suoi mille lati, all'orizzonte si intravede l'oceano, distesa di acqua immensa. Mi sento strana, non pensavo di dover ritornare qua, mi manca, mi manca tantissimo. Non posso affrontarlo ora, non ci riesco e non so se riuscirò mai.
Stamattina quando ha chiamato da Brian, ho sentito la sua voce chiedere di potermi parlare, alla mia secca risposta la sua voce se trasformata in un tono rassegnato. Ora sento di dovergli mandare un piccolo segnale, un qualcosa che lo tranquillizzi. Prendo il telefono e scrivo un messaggio
"ciao cucciolo, sono tornata al mio appartamento. Ho bisogno di un po' di tempo per stare da sola. Mi hai distrutto Nick. Perché l'hai fatto? Continuo a vederti tra le sue braccia, vorrei odiarti ma non ci riesco. Ti amo troppo e forse questo è un errore
.ci sentiamo presto. Ciao cucciolo"
Rileggo le mie parole poi premo il tasto per inviarlo. Mi siedo sul divano, la mente persa nei suoi pensieri, gli occhi fissi sul cellulare aspettando che suoni. Che starà facendo? Sarà con lei ora?
Dio la sua faccia era una maschera di orgoglio e felicità, c'è l'ha fatta quella stronza a "riprendersi" Nick. Spero veramente che non sia così. Lo amo non so se riuscirò a perdonarlo mai completamente, ma so che non riuscirei a stare senza di lui.
Un bip acuto il mio cellulare si illumina, la risposta di Nick arriva a strapparmi dai miei pensieri.
"non dirlo amore mio, il tuo amore non è uno sbaglio. Quello che ha sbagliato sono io, voglio rimediare, quando ti senti pronta sai che io sono qui, chiamami e io corro da te. Sara ti amo non dubitarne mai"
Una lacrima leggera sfugge ai miei occhi, continuo a fissare il telefono, quella sicurezza che lui ha sui suoi sentimenti, non so se sia vera. Come può essere così sicuro, come può dopo averlo fatto. Come una cretina altre lacrime seguono la prima, ancora una volta mi trovo a piangere e addormentarmi sfinita sul divano, sempre il suo viso davanti, il suo sorriso tormenta il mio sonno.
Rinvengo lentamente dal sonno, un rumore lontano mi ha svegliato, guardo l'ora nel piccolo orologio sul tavolo, non ho dormito che pochi minuti. Il telefono continua imperterrito a squillare.
"Pronto"
"Sara sono Leigh, come stai tesoro?"
"non molto bene, mi sono svegliata da poco con un forte mal di testa. Ora devo uscire per andare a fare la spesa."
"vieni qua a mangiare"
"no Leigh, scusami, ma ho bisogno di stare un po' sola."
"Ok. Tranquilla, però mi raccomando riguardati."
"d'accordo
.Leigh" il mio sussurro appena udibile
"dimmi"
"state vicino a Nick"
"stai tranquilla, Brian è da lui, non preoccuparti non farà niente, è maturato, è meno impulsivo"
"bene. Ci sentiamo"
"a presto. E riguardati pure tu"
Un sorriso nacque sulle mie labbra
era eccezionale.
Ok ora basta piangersi addosso, usciamo a fare la spesa e poi scarichiamo un po' di energia cucinando qualcosa di buono.
Il sorriso è tornato a splendere sul mio viso!!
CAPITOLO 5
Ormai è passata una settimana. I giorni più lunghi della mia vita. Quella grande casa mi appare sempre più vuota. Da quel pomeriggio non l'ho più sentita, so che sta abbastanza bene, me lo dice Leigh, ma voglio vederla, ho bisogno d'abbracciarla, di tenerla stretta a me anche per pochi istanti.
Siamo tornati in studio da pochi giorni dopo un paio di settimane di pausa, non so che sto combinando, non mi sento proprio in vena di cantare. All'ennesimo accordo sbagliato mi rassegno ad un'altra giornata di lavoro buttata, tolgo le cuffie e guardo i ragazzi che mi guardano alquanto scazzati
"scusatemi ragazzi. Non ci riesco"
"Nick, io capisco come stai, ma è tre giorni che non riesci a combinare un tubo" disse un Aj abbastanza alterato
"guarda che non fa piacere manco a me, quindi vedi di stare calmo"
"ehy ragazzi non litigate" Howie con il suo tono calmo cercava di tranquillizzare la situazione" tu Nick non preoccuparti, cerca solo di concentrarti un po' e se proprio non ci riesci andremo avanti con le nostre parti, poi riprenderemo le tue."
"Giusto. Diplomatico come sempre." Un sorrisino scappo a Brian mentre diceva queste parole.
Io continuavo a guardare Aj fisso, che all'improvviso mi fece una boccaccia, facendoci scoppiare a ridere tutti.
In quel momento la porta si aprì, sapevamo che era Leigh che veniva a trovare Brian, con lei c'era Baylee, e subito dopo di loro lei. Non riuscivo a credere ai miei occhi, lei era li, titubante sulla porta che mi guardava, non accennava ad entrare. Continuavano a guardarci, tutte le voci erano scomparse intorno a noi, il silenzio ci avvolgeva, i nostri sguardi allacciati si parlavano, non so chi dei due si mosse per primo, ma pochi istanti dopo eravamo faccia a faccia, la mia mano che sfiorava la sua guancia, poi ancora un passo e finalmente dopo una settimana eccola di nuovo tra le mie braccia. Il suo corpo modellato al mio, le sue braccia che mi cingevano la vita, il suo respiro caldo sul collo, mentre mi nascondeva il suo viso, il profumo dei suoi capelli a contatto del mio. Rimanemmo così per non so quanto tempo, le accarezzavo i capelli, mentre lei stringeva la presa sui miei fianchi "piccola mia
."
Sentivo il suo respiro tremulo sul collo, poi averti una piccola goccia bagnata cadere sulla mia pelle, sapevo che stava piangendo, rafforzai la stretta e al suo orecchio sussurrai "piccola non piangere più. Mi dispiace. Mi sei mancata tantissimo."
"anche tu mi sei mancato Nick" le sue parole appena udibili, mi hanno riscaldato il cuore, so che sarà difficile ma posso avere una piccola speranza. Le alzo teneramente il volto, i nostri occhi si incontrano, poi piano si chiudono, le nostre teste si avvicinano in un bacio che sa di ritrovo. Le nostre labbra giocano teneramente le une con le altre, le mie mani perse nei suo capelli, le sue ad accarezzarmi la nuca, passione pura sta esplodendo piano piano. La sento improvvisamente irrigidirsi, si stacca da me "non posso
scusami non riesco a dimenticare la vista di te e lei insieme. Devo andare."
Non riesco a fermarla, scappa via dalle mie braccia sempre più lontano da me. Non posso lasciarla andare così, la rincorro, riesco ad afferrarla per un braccio, la riporto a me "ti prego ascoltami, non volevo, non so che mi è preso. Non provo niente per lei, io amo te Sara" le alzai il viso che teneva puntato a terra "io amo te."
La vidi chiudere gli occhi "non ti credo Nick. Non puoi essere così sicuro dei tuoi sentimenti per me. Non l'avresti fatto se fossi così innamorato di me. Non riesco a crederti. Mi dispiace" libera di scatto il suo braccio, la vedo allontanarsi veloce, mentre dentro di me il mio cuore è congelato dalla paura e dal senso di vuoto, non mi crede! Non crede al mio amore per lei! Ancora una volta sfogo la mia rabbia sul muro, il mio pugno colpisce forte la parete, ma il dolore alla mano e niente a confronto a quello che provo dentro. Sento una mano appoggiarsi sulla mia spalla, so già chi è: Brian, sempre pronto a venire in mio soccorso, non parla, sa che non c'è ne bisogno. Resto in silenzio ancora un po', poi con le lacrime nella voce ammetto
"la sto perdendo, forse per sempre. La sto perdendo Brian! La sto perdendo
.maledizione sono un idiota, uno stronzo, la sto perdendo
.DIO LA STO PERDENDO" la mia voce risuona nel corridoio deserto.
Lui non parla, mi abbraccia solo, Dio quando fanno male queste parole, Dio quanto dolore sto provando in questo momento.
Unico pensiero fisso: la sto perdendo!
CAPITOLO 6
Mi ritrovo a camminare per il piccolo parco affianco allo studio. La mia mente persa nei miei pensieri, la loro immagine mi tormenta. Quante emozioni ho sentito quando, prima, mi ha abbracciato. Era come essere tornati a casa, sentire il suo corpo caldo, il dolce peso delle sue braccia stringermi la vita, la pelle calda del suo collo a contatto del mio viso, il suo dolce profumo. Le sue braccia sono sempre state il mio nascondiglio sicuro, quando le nostre labbra si sono incontrate tutte queste emozioni si sono unite per esplodere in una passione che sapeva di ritorno, mi stavo perdendo nelle sue braccia, ma, come un flashback mi è tornata in mente la scena che ho visto a casa nostra. Lei tra le sue braccia, lui che la baciava, e tutto quello che stavo provando si è improvvisamente raffreddato. Per un momento, quando lui mi ha raggiunto in corridoio, stavo credendo alle sue parole, al dolore che aveva negli occhi.
"Saraa
."
Una voce che mi chiama mi strappa ai miei pensieri, mi volto e vedo Nick venirmi incontro correndo, mi raggiunge e piegandosi per riprendere fiato, mi chiama dolcemente "Sara ti prego ascoltami." Si alza in tutta la sua statura e guardandomi dritto nei occhi "ti prego."
"va bene ti ascolto." Un sorrisone veste le sue labbra.
"vieni sediamoci su quella panchina." Mi prende la mano, ma in un momento istintivo la ritiro, non so perché. Mi guarda un attimo perplesso ma poi si incammina piano verso la panchina seguito da me.
Ci sediamo, io cerco di mantenere le distanze, anche se vorrei abbracciarlo forte.
Inizia a parlare con voce sommessa "quel giorno lei mi ha chiamato poche ore dopo che tu eri uscita chiedendomi di parlare."
"di cosa?"
"voleva parlare di tutte le voci che stavo mettendo in giro. Praticamente mi fece la ramanzina. Non so come ci siamo trovati a parlare di tutte le cose passate ,a litigare, ci avvicinavamo sempre di più continuando a litigare, poi non so come e perché l'ho baciata." Lo vidi abbassare gli occhi e stringere le mani a pugno
"quindi sei stato tu a baciare lei?" sapevo già la risposta, ma Cristo se faceva male, per un momento volevo credere che era stata lei ha fare la mossa.
"si sono stato io" lo disse piano, senza guardarmi, e forse era meglio così perché avrebbe visto il mio viso perdere velocemente il colore, mentre altre lacrime, per l'ennesima volta, cadevano dai miei occhi.
"cosa vuoi che faccia Nick?" ritornò a guardarmi
"so che stai malissimo, che mi merito tutto questo, che sono stato uno stronzo. Ma ti chiedo di perdonarmi, di ricordare che ti amo troppo, che sei importantissima per me, so di aver rovinato tutto, me ne rendo conto, ma se me lo permetti voglio riparare." Anche i suoi occhi erano lucidi, mentre mi diceva queste parole.
Sospirai forte e prendendo coraggio dissi "non lo so se ci riuscirò" lo vidi trasalire "mi hai tradito Nick, e non con una ragazza normale, ma con lei, quella persona che ti ha ferito in ogni modo possibile, ci ha ferito. Ricordi le volte che ti sfogavi con me per qualcosa che lei ti ha fatto. Ricordi tutto il dolore che hai provato per lei. E ora lei è riuscita a portarti via da me."
"Non è vero. Cristo Sara non mi ha portato via da te. IO TI AMO!"
"PIANTALA. Non puoi essere cosi sicuro, non sai manco perché l'hai fatto, come puoi essere sicuro di quello che provi? Non posso crederti lo capisci, non ci riesco."
Mi prese il viso tra le sue mani e guardandomi negli occhi "tu ci devi credere, perché questa è l'unica cosa che so per certo. IO TI AMO!"
Mi liberai dalla sua presa "non posso farlo
" con quelle parole ancora una volta scappai da lui, non guardavo dove andavo, le lacrime annebbiavano la mia vista, sentivo il rumore del traffico vicino a me, non mi accorsi di niente, non sentì dolore.
Non sentì niente!!
CAPITOLO 7
Non mi crede!!
Come ho fatto ha combinare tutto questo casino?, come ho fatto ad allontanare da me l'unica persona che mi ama per quello che sono?
Che schifo di persona sono. Mi sono trasformato in un egoista senza emozioni, ho indurito il mio cuore dopo che tutti l'hanno calpestato, poi ho fatto entrare lei nella mia vita è sono tornato il ragazzo che ero, dolce, insicuro. Ho rivisto il Nick che dopo la rottura con Paris era scomparso.
E ora che mi è successo? Perché l'ho fatto?
La vedo allontanarsi da me di corsa, non la fermo questa volta,non so come fare per farle capire che dico la verità.
O forse ha ragione lei? Forse io non so se questa è la verità, se io so di amarla cosi tanto perché sono caduto ancora una volta nelle sue trappole?
Fisso il vuoto davanti a me, sento i rumori indistinti del traffico, le risate dei bambini che giocano spensierati, la mente che vaga per trovare le risposte alle mie mille domande.
Ad un tratto un rumore di una forte frenata interrompe i miei pensieri, il silenzio cade come un velo ha coprire il parco. La gente inizia ad incamminarsi verso quel punto.
Sento una strana sensazione pervadere il mio cuore, un vento gelido stringe le sue dita attorno ad esso.
Mi alzo di scatto dalla panchina e corro a più non posso verso il punto, scanso le persone facendomi spazio non badando a nessuno, davanti ai miei occhi si presenta una scena che mi gela il sangue.
Una bmw scura è ferma in mezzo alla strada e davanti a lei un corpo giace steso a terra, vedo la scena da dietro e quello che posso intravedere da qui, sono un paio di scarpe che mille volte ho visto, toccato, sfilato. Mi incammino piano, quasi tremando, e piano piano la sua figura si fa presente ai miei occhi "Sara
" appena un sussurro il mio.
Mi inginocchio vicino a lei e le accarezzo il viso, i suoi occhi sono chiusi, un piccolo rivoletto di sangue scende dalla sua fronte, il suo corpo rigido, il braccio sinistro leggermente piegato in una posa innaturale, la osservo incapace di parlare, le accarezzo una guancia, poi delicatamente le passo le braccia intorno alla vita e la porto vicino al mio corpo, continuo a guardarla.
"ragazzo sta arrivando l'ambulanza" una voce mi strappa dai miei pensieri, annuisco soltanto senza alzare il viso, i miei occhi fissi sul suo aspettando che si svegli, è colpa mia!
"piccola, ti prego svegliati. Apri i tuoi bellissimi occhi e sussurra il mio nome, dimmi che stai bene, che tutto si sistemerà. Che mi perdoni. Piccola sono un idiota, ti amo, so solo questo e non posso, non voglio, perderti. Torna da me ti prego."
In quel momento arrivò l'ambulanza, i paramedici la staccarono delicatamente da me per adagiarla su una barella
"viene con noi?"
"si se posso!"
"certo sali"
Salì con lei e per tutto il tragitto le tenne stretta la mano, guardando gli infermieri che si affaccendavano accanto a lei per controllare come stesse.
"come sta?" la mia voce usci leggera
"stia tranquillo, per il momento sembra non esserci niente di grave, probabilmente ha un braccio fratturato, non dovrebbe avere emorragie interne ma sapremo qualcosa di più certo quando saremo in ospedale"
"perché non ha ripreso ancora conoscenza?"
"probabilmente è un fatto dovuto allo shock o ad un piccolo trauma cranico."
Di li a pochi minuti arrivammo in ospedale, seguivo la sua barella tenendo sempre gli occhi puntati al suo viso. Speravo di scorgere un piccolo segnale.
La portarono via, per me ora arrivava il periodo più difficile aspettare.
Presi il cellulare e chiamai Brian
"ciao bro sono io"
"ciao Nick che succede?? L'hai trovata?"
"Si. Non è andata bene, anzi è andata uno schifo e ora.."
"ora? Che succede dove sei?"
"Sono in ospedale" la mia voce usci appena udibile
"Che cosa è successo??"
"Abbiamo discusso e lei è scappata via, ed è.."
"Nick per piacere parla.. che le è successo?"
"è stata investita" Dio se facevano male quelle parole. "ora sono in ospedale con lei."
"rimani li. Chiamo gli altri e ti raggiungiamo."
"Grazie Brian"
"Di niente"
Chiudemmo la chiamata e aspettai che qualcuno venisse a dirmi qualcosa.
Dio fa che stia bene!
CAPITOLO 8
Sto combattendo contro il senso di stordimento che sento, sento le persone muoversi intorno a me, qualcuno alza la mia palpebra sinistra e cerca di accecarmi con una lucina, chiudo di riflesso gli occhi e sento la voce della persona
"si è finalmente ripresa. Sara mi sente?"
Come faccio a rispondergli quando sento la bocca impastata la lingua pesante, provo più volte a bagnarmi le labbra e a far uscire un minimo suono dalla mia gola. Dopo svariati tentativi andati a vuoto riesco ad accennare un movimento con la testa, anche se subito una fitta si fa sentire.
"bene. Si ricorda che cosa è successo?"
"più o meno" la mia voce esce rauca, raschia la gola.
"ha avuto un incidente, ha riportato un piccolo trauma cranico e la frattura scomposta del polso sinistro. Dovremo operarla per sistemare la frattura. "
Percepivo appena le sue parole nella nebbia che prendeva la mia testa. Appena sento la parola operazione ecco che la mia solita paura mi prende, mi inizio ad agitare e non so manco io come calmarmi. Istintivo sulle labbra nasce il suo nome "Nick"
"lo chiamiamo, ma lei resti calma."
Vedo il dottore allontanarsi e ai miei occhi si presenta il suo viso, è pallido, nei suoi occhi leggo la preoccupazione.
"piccola, come ti senti?" la sua mano accarezza lenta la mia fronte, il suo viso cosi vicino a mio, sento il suo respiro caldo sulla guancia.
"sono un po' confusa, Nick devono operarmi."
"per cosa? Che cos'hai?" il suo tono diventa ancora più preoccupato, scruta il mio corpo in cerca di qualcosa, i suoi occhi si fermano sul mio polso fasciato "è rotto?"
"si. Devono operarmi per metterlo apposto
.ho paura"
"piccolina, stai tranquilla. Andrà tutto bene, è una piccola operazione. Non sentirai niente. Poi quando uscirai dalla sala operatoria io sarò li. È colpa mia dopotutto"
"Nick non è colpa tua, non dovevo scappare così. Ma no riuscivo più a stare li,non riuscivo ad ascoltare quello che mi dicevi, perché non ci credevo e non ci credo ancora
scusami."
"non devi scusarti, lo so che ora fai fatica a credermi. Piano piano riuscirò a riaverti con me, riuscirò a farti tornare a credere nelle mie parole" mi accarezzo lento il labbro inferiore con l'indice e guardandomi dritto nei occhi "ci riuscirò." Poi le sue labbra scesero a toccare appena le mie.
"ora dobbiamo andare." La voce del medico ci separò, guardai un ultima volta Nick che mi fece l'occhiolino.
Presto mi trovai in una stanza sterilizzata, un infermiera vene a farmi un iniezione e il mio mondo piano si addormentò.
Sapevo che mi stavano operando, il mio non è un normale sonno, quel sonno profondo che ti lascia stordito. Il mio sogno è pieno di mille ricordi.
Vedo tutta la storia mia e di Nick scorrermi come un film davanti agli occhi.
Il nostro primo incontro in quel pub, i nostri gruppi divisi. Gli sguardi che si incontrano, poi il nostro lento avvicinarci in pista distaccandoci dagli altri. Nessuna parola, prendiamo a ballare vicini, presi dalla musica sensuale, un momento distanti, un momento avvinti in un abbraccio, i bacini che si sfiorano, si provocano. La serata passata a ballare, a ridere e scherzare.
Rivoglio quei bei momenti. Voglio riaverli, Nick sembra convinto che possiamo riaverli.
Sara veramente così?
CAPITOLO 9
Siamo in una piccola stanzetta, l'aria è impregnata dall'odore del disinfettante, sono trascorse tre ore dal momento che sono arrivato qui all'ospedale.
Ora lei dorme in questo letto davanti a me, ancora reduce dall'operazione al polso. Il suo viso è pallido, le labbra sembrano aride come se avesse bisogno di bere. I suoi occhi rimangono chiusi, è uscita da poco dalla sala operatoria, il suo polso è adagiato su un cuscino, una fasciatura lo ricopre dalla mano fino al gomito, dovrà tenere il gesso per un mese.
Continuo a tenerle la mano, osservando il suo viso, aspettando che apra i suoi grandi occhi, che mi parli ancora.
"ehy va tutto bene?" la voce di Brian interrompe i miei pensieri
"si Brian, va tutto bene. Voi se volete andare. Aspetto io."
"sei sicuro?" mi chiese Leigh con la voce preoccupata
"si Leigh andate pure. Rimango io con lei."
"ok per qualsiasi cosa chiamaci."
"certo."
Li guardai uscire dalla stanza, appena la porta si chiuse riportai il mio sguardo sul suo viso.
Adagia il mio volto vicino al suo e rimasi così sussurrandole tenere parole per un bel po'.. prima che la stanchezza e la preoccupazione ebbero il sopravvento su di me è mi condussero in un sonno ristoratore.
Non so quanto dormi, ma ricordo benissimo la mano che teneramente sfiorava i miei capelli. Alzai piano il viso e incontrai i suoi occhi che mi guardavano, una strana luce nel suo sguardo.
"ciao piccola ti sei svegliata."
"ciao.. si da poco. Nick ho sete."
"tesoro sai che ora non puoi bere, al massimo ti posso bagnare solo le labbra. Ok?"
"ok."
Presi un piccola garza posata sul comodino e un bicchiere di acqua, la bagnai leggermente e la passai sulle sue labbra, facendo attenzione che non bevesse troppo.
"meglio?"
"si grazie."
Mi rimisi seduto vicino a lei, e accarezzandole i capelli le chiesi "come ti senti?"
"sono stordita ma sto bene. Visto che bella fasciatura che mi hanno fatto? Non posso muovere il braccio per niente ed è pure il sinistro." Sentivo una leggera nota di preoccupazione nella sua voce, di tristezza.
"ora tu non preoccuparti di questo. Pensa a stare bene al resto ci pensiamo dopo. Intanto non puoi stare sola per cui o torni tu a casa da me o vengo io a casa tua a te la scelta."
Vidi il suo viso trasformarsi in una maschera, avevo usato un tono che non ammetteva repliche ma sapevo che sarebbe stata una vera e propria battaglia.
"Nick, non è cambiato niente, ho ancora bisogno di tempo e
."
"lo so Sara ma non puoi rimanere da sola perché hai un braccio rotto, per cui per un mese dovrai sopportarmi per forza, perché non ho intenzione di lasciarti in questo modo. Ti lascerò in pace, non ti farò pressioni, ti aiuterò solamente quando avrai bisogno di me. E tu intanto in questo mese penserai a tutto quello che abbiamo avuto, che potremo avere, senza pressioni da parte mia ok?"
"non lo so Nick. Ci penserò."
In quel momento entrò il dottore che vedendola sveglia le rivolse un sorriso rassicurante. Era appena un ragazzo, carino, e qualcosa dentro di me stava scattando, anche se sapevo che non dovevo.
"vedo che la nostra bella paziente si è svegliata"
Che sta confidenza
"si si è svegliata poco fa."
"dottore per quanto dovrò tenera questa fasciatura?"
"beh la fasciatura è solo temporanea, domani mattina le faremo un gesso che partirà dalla mano fino al gomito, e dovrà tenerlo per 30 giorni al massimo."
La guardai e vidi un'espressione sconsolata in viso, le presi la mano e le diedi una leggera stretta rassicurante.
"ha qualcuno che la possa aiutare in questo mese?"
Vedevo che esitava a parlare cosi risposi io per lei "mi prenderò cura io di lei."
"perfetto. Io passo domattina per la visita. Arrivederci."
"arrivederci dottore."
Appena la porta si chiuse dietro di lui la voce di Sara si fece sentire chiara, la sua mano si sottrasse alla mia.
"Nick chi ti da il permesso di decidere per me?"
Ecco la battaglia è iniziata.
CAPITOLO 10
Non potevo crederci. Sta prendendo decisioni per me senza neanche sentire il mio parere.
"Nick. Ti ho detto che ho bisogno di tempo per pensare. E questo significa che ho bisogno di stare lontana da te."
Ecco forse sono stata troppo brutale, vedo il suo viso perdere un pochino la sua sicurezza.
"Sara, so che hai bisogno di tempo. So che vuoi stare senza di me per un po'. Ma ora non puoi farlo perché hai un braccio rotto. Quindi ti chiedo per favore di permetterti di starti accanto, di aiutarti. Te l'ho già detto non ti farò pressioni. Fidati di me." Mi guardava con i suoi grandi occhi azzurri, cercava la risposta nei miei..
"ci proveremo ok? Mettiamoci una settimana di prova e se io ti dirò che ho bisogno di stare sola allora tu lo accetterai ok?"
Vidi un sorriso spuntare dalle sue labbra, la sicurezza tornare sovrana sul suo volto "d'accordo faremo così."
La stanchezza mi stava lentamente prendendo, mi riappoggiai ai cuscini, e chiusi gli occhi. Una smorfia di dolore mi contorse il volto.
"stai male piccola?" la sua voce, mi richiamo a lui.
"ho male un pochino al polso." La mia voce era soffusa, spezzata dal respiro profondo che stavo facendo per calmare il dolore.
Lo vidi, attraverso le palpebre socchiuse, girare intorno al letto. Senti una dolce pressione sulla benda, la sua mano calda prese ad accarezzarmi il polso in un movimento costante dalla mano all'interno del braccio e, piano piano come per miracolo i miei muscoli si rilassarono, il dolore si affievolì per poi sparire.
"meglio?" un tenero sorriso disegnava quelle labbra che tanto mi piacevano
"si va meglio grazie." Ricambiai il sorriso, per vederlo annuire con la testa.
"ora cerca di dormire un po'. Io rimango qui"
"no vai a casa anche tu a riposarti. Torni domattina che mi porti dei vestiti."
Lo vidi sospirare e chiudere un secondo gli occhi "Sara
io rimango qua stanotte. I vestiti domattina chiamo Leigh e li faccio portare da lei tanto tornava a trovarti. O al massimo faccio un salto io a prenderli. Ma per stanotte non mi muovo di qui. Fine"
"ok ok. Rimani qua"
"brava. Ora dormi" prese ad accarezzarmi i capelli e, come sempre succedeva, mi addormentai beata. Dimenticando il male, sentendo solo la carezza lieve della mano di Nick tra i miei capelli.
Mi svegliai nella notte, il dolore al braccio era ritornato molto più forte di prima, il respiro si era fatto pesante. Nick dormiva vicino a me, con il capo sul mio cuscino, non volevo svegliarlo, cercavo di stare immobile, ma il dolore continuava ad aumentare, un piccolo gemito mi sfuggi dalle labbra. Nick alzo di scatto la testa, e appena i suoi occhi si posarono sul mio viso, capì che il braccio mi faceva molto male. "piccolina, vuoi che provo con un altro massaggio?"
"si
ti prego
" le parole erano spezzate dal respiro. Quando la sua mano si poso leggera sul mio braccio, un altro gemito usci dalla mia bocca, senti che ritirava la mano, come se avesse paura di farmi male
"Nick ti prego provaci." Piccole lacrime bagnavano gli angoli dei miei occhi
Senti la sua mano sulla benda, trattenei ancora un piccolo gemito, poi quando iniziò a muoverla, il sollievo non arrivò come prima.
"sta passando?" sentivo la sua voce leggermente roca, vedevo anche i suoi occhi lucidi "non tanto."
"chiamo un infermiera cosi ti da qualcosa"
Lo guardai premere il bottone, e poi continuare a massaggiarmi il braccio. Dopo poco la porta si aprì e un infermiera entrò
"avete bisogno?"
"ha molto male al braccio e non passa. Potrebbe darle un calmante?"
"certo lo vado a prendere subito."
Uscì, e poco dopo torno con una pastiglia, me la fece prendere e poi così com'era entrata uscì.
Il respiro mi stava tornando lentamente normale, Nick continuava a massaggiarmi il braccio, mentre i suoi occhi non perdevano di vista il mio viso.
Gli occhi mi si fecero pesanti e piano mi addormentai portando con le ultime parole di Nick "dormi piccola mia."
CAPITOLO 11
La mattina era arrivata da un paio di ore ormai.
Sono stato letteralmente cacciato dall'ospedale, sia dai medici che da lei più di un ora fa, ora le staranno facendo il gesto.
Dopo essere passato a casa per prenderle qualche vestito, sto tornando in ospedale. Tra poche ore potrà tornare a casa.
Ha accettato di tornare nella nostra casa e questo forse è un passo avanti per tornare insieme, non mi illudo, sarà dura ma sento di potercela fare, sento che tutto si aggiusterà.
Sto raggiungendo il parcheggio dell'ospedale quando il mio cellulare suona.
"pronto?"
"Nick sono Brian. Ciao come va??"
"tutto bene. Sto tornando in ospedale per portarle i vestiti."
"ma stanotte l'hai lasciata sola?"
"ma certo che no
mi hanno cacciato stamattina presto perché dovevano farle il gesso."
"ahhh mi pareva strano
però c'ha provato vero?"
"Cristo ci conosci troppo bene..si ci ha provato e se mi conosci sai che non ho mollato."
"oh se lo so
tra i due non so chi è più testardo."
"devo capirlo pure io ancora." Una risatina seguì quelle parole.
"ok. Ti lascio tornare da lei. Salutala e dille che se ha bisogno noi ci siamo."
"ok
ma non ne avrà lo convinta a tornare a casa con me
mi occuperò di lei."
"come cavolo ci sei riuscito?" mi disse ridendo
"facendo la voce grossa.. come sempre" mi uni alla sua risata "ha proposto una settimana di prova, se mi dirà di andarmene, o lei vorra andarsene dovrò lasciarla andare. Ma non succederà"
"bene bro. Io tifo per te."
"grazie. Ciao"
"ciao."
Mi incamminai verso l'entrata, e raggiunsi il suo piano. Bussai piano alla sua porta, e aprendola lentamente, misi dentro la testa, e la vidi stesa in quel letto, più bella che mai, che dormiva serena.
Quella notte era riuscita a dormire solo dopo aver preso il calmante, ora sembrava dormire cosi pacificamente, che a ogni movimento avevo paura di svegliarla.
Posai la borsa che avevo in mano, sulla sedia vicino al letto, e mi avvicinai piano a lei, baciandole delicatamente la fronte.
Guardai verso il suo braccio e vidi che aveva il gesso che partiva dalla mano fino al gomito appoggiato su un cuscino.
Le accarezzai lentamente i capelli, accompagnando il suo sonno e perdendomi nei miei pensieri. Riuscirò veramente ad averla? Riuscirò a cancellare quell'immagine dalla sua mente? Un minuto fa con Brian ero sicuro di riuscirci ma voleva solo nascondere la mia paura di non riuscirci. Non voglio perderla.
I miei occhi posati sul suo viso, accolgono lenti il movimento delle sue palpebre.
"sei tornato.." in suo sussurro, roco dal sonno. Quanto amo la sua voce appena si sveglia.
"si tesoro, sono arrivato poco fa. Ti ho portato i vestiti che mi hai chiesto."
"grazie." mi prese la mano fra la sua e " scusami se sono stata dura con te ieri, sai che quando sto male non voglio farmi vedere da te."
"piccola non preoccuparti, lo so. Sei lunatica, incostante, rompi scatole."
"no ma poi
vuoi dire qualcos'altro
" sentivo il tono della sua voce mezzo arrabbiato mentre io cercavo di non ridere, cosa che non riuscì a fare, scoppiai in una gran risata seguita da lei.
"ti ucciderei quando fai così" mi disse tra le risate "lo so
lo faccio quando dici cavolate. Non hai niente da chiedermi scusa."
"lo so tu sei peggio di me." La vidi ridere alla mia espressione stupita. Feci finta di andarmene, apri la porta e la richiusi dietro di me.
Poi aspettai
uno
due
.tre
"Nickk dai rientra." Un sorrisone mi apparve sul volto.
Rientrai piano nella camera, e tornai vicino a lei "mi hai chiamato?"
"si, permalosone
stavo scherzando"
"sarà meglio" poi la vidi sussurrare qualcosa "che hai detto?"
"niente
niente"
"Sara anche se sei malata potresti incappare nel mio solletico quindi non provocarmi." Le dissi con un sorrisino
"d'accordo
non dico più niente."
"brava" mi piegai leggermente per sfiorarle appena le labbra. Fu un gesto istintivo il mio, mi ritirai subito "scusa"
"non fa niente." Senti il suo tono di voce leggermente turbato, come capitava sempre tra di noi quando le nostre labbra si univano.
Un punto a mio favore!!!
CAPITOLO 12
Quel lieve sfioramento, mi aveva turbato più di mille baci. Lo amavo ancora, ma non so se posso perdonarlo per quello che ha fatto.
"ti hanno detto quando puoi andare a casa?"
"si tra un oretta, devo aspettare che il gesso si asciughi un po', è una doccia per cui ci mette poco"
"bene. Io intanto ti ho portato i vestiti, vuoi che ti aiuti?"
"no provo da sola, però potresti aiutarmi a raggiungere il bagno?" continuo a giocherellare con le dita della sua mano che era posata a pochi centimetri dalla mia.
"certo che si
sono qui per questo."
Mi alzai lenta. Portando le gambe sul lato del letto, subito arrivo a sostenermi passandomi un braccio intorno alla vita, mi misi in piedi
"rimani ferma un attimo. Ti gira la testa?" la sua voce preoccupata
"no sto bene. Possiamo andare."
"ok. Piccoli passi."
Lentamente sostenuta da lui arrivai al bagno entrai e chiusi piano la porta, lo sentivo camminare avanti e indietro, dietro la porta come una sentinella che fa la guardia.
Poi senti delle voci aldilà della porta. Quando usci dal bagno non c'era nessuno
"parli da solo?" gli chiesi appoggiandomi alla porta per sostenermi, subito mi fu accanto e guardandomi storto rispose "è venuta un infermiera per dirti che puoi uscire."
"ah bene. Finalmente." Mo arrivava il momento più difficile vestirmi con un solo braccio, sarebbe stata un impresa.
"aspetta qua ti porto i vestiti."
"ok. Che mi hai portato?" lo vidi rovistare nella borsa che aveva portato e tirare fuori, un paio di jeans, una camicetta a manica corta e una giacchetta leggera, oltre alla biancheria intima.
"va bene?" mi chiese con voce pacata
"si fanno bene
inizia a cantarmi la canzoncina di mission impossibile"
Lo vidi scoppiare a ridere mentre mi tira la camicetta "scema"
"non colpirmi, sono menomata non posso difendermi
e mo la raccogli" gli dissi indicandogli l'indumento a terra, lo vidi avvicinarsi e piegarsi per raccoglierlo, per poi appoggiarlo su gli altri e passarmelo.
"buona fortuna..e se hai bisogno sono qua!"
"grazie." Richiusi la porta e mi slacciai il camice che portavo, sotto ero completamente nuda. Pensai di iniziare con le mutandine, cosi mi sedetti sul uno sgabellino che si trovava vicino al lavello e con non poche difficoltà riuscì a infilarmele
"perfetto fuori uno. Mo tocca al reggiseno
.ma porco il più sfigato mi ha preso." Scossi leggermente la testa. E fingendomi una contorsionista cercai di allaciarlo, ma quel maledetto coso non voleva proprio allacciarsi.
All'ennesimo movimento una piccola fitta al braccio mi colpi, facendomi uscire un gridolino di dolore. Subito senti bussare alla porta "Sara stai bene?"
"mai stata meglio. Tranne che non riesco a fare un pero con sto gesso."
"posso entrare?"
Sospirai appena "vieni" lo vidi entrare, gli occhi rivolti al pavimento
"di cosa hai bisogno?"
"dovresti aiutarmi con il reggiseno, mi hai portato il più sfigato che ho"
" ecco sempre colpa mia
ho preso il primo che ho trovato. Uff"
"dai scherzo.. aiutami" mi girai di schiena e dopo averlo indossato, gli passai i due lembi perché lui li allacciasse.
Sentì il tocco caldo delle sue mani sulla pelle, e un brivido scosse il mio corpo. Le sue mani indugiarono qualche secondo di più sul gancio del reggiseno, dopo che lo ebbe allacciato, sentivo la sua dolce carezza pervadere i miei fianchi e le sue mani girarmi verso di lui. Lo guardai nei occhi e trovai i suoi che mi guardavano con una punta di desiderio.
Poi cosi come si era avvicinato si stacco.
"hai bisogno con qualcos'altro?" la sua voce leggermente roca
" credo con i jeans almeno ad allacciarli"<br<
"ok, prova poi se non riesci ti aiuto."
Mi sedetti sullo sgabello di prima e piano, con gesti impacciati mi infilai i jeans, sotto il suo sguardo, mi alzai per allacciarli. Il primo tentativo andò a vuoto cosi come il secondo, non ci riuscivo e piano un po' di sconforto mi prese. Una leggera lacrima usci dai miei occhi
"ehy piccolina, non fare cosi, è normale trovare difficoltà
ci sono io ad aiutarti ok?"
"grazie." Senti le sue mani sulla chiusura dei jeans e con pochi gesti, li trovai allacciati. Mentre una nuova lacrima usciva dai miei occhi, non so perché quello sfogo decise di uscire proprio ora.
Senza una parola senti le sue braccia abbracciarmi piano, e io mi lasciai andare tra le sue braccia il luogo dove ho sempre trovato il calore per confortarmi. Piccole lacrime silenziose seguirono le altre, mentre lui mi accarezzava i capelli. E io piansi, sciolsi la tensione accumulata, ancora una volta tra le sue braccia.
"stai meglio?" mi chiese dopo innumerevoli minuti in quella posizione
"si. Scusami se sono crollata." Mi alzo il viso per incontrare il suo sguardo
"ehy guardami
non dirlo neanche sai che con me puoi sfogarti quanto vuoi. Non devi fingere con me ok?"
"ok."
"dai ora ti aiuto a finire di vestirti e poi andiamo a casa."
Dopo dieci minuti ero pronta, e insieme uscivamo dall'ospedale per tornare nella nostra casa. Quella casa che l'ultima volta che ci sono stata a distrutto il mio cuore.
Come reagirò aprendo quella porta?
CAPITOLO 13
Eravamo in macchina e il silenzio regnava tra di noi, Sara aveva il capo rivolto verso il finestrino, dalla sua posizione vedevo che aveva chiuso gli occhi e dal suo respiro capì che si era addormentata.
Guidavo sicuro per la strada che ci avrebbe riportato a quella che una settimana fa era ancora la nostra casa, sapevo che lei aveva paura ad entrarci, aveva il timore di rivivere quella scena.
Che idiota sono stato, ancora non capisco come ho potuto farlo.
La guardo con la coda dell'occhio, il suo viso illuminato dal sole che filtra dal finestrino le conferisce un'aria dolce, la pelle candida delle guance riscaldata da quei teneri raggi, le scostò una leggera ciocca di capelli che le ricade sui occhi. L'adoro, non potrei stare senza di lei e spero di non doverlo fare.
Siamo arrivati davanti a casa, parcheggio la macchina al solito posto, e sporgendomi verso di lei le accarezzo i capelli. Vedo i suoi occhi aprirsi piano, il suo sguardo assonnato posarsi sul mio "siamo arrivati?"
"si piccola siamo a casa." Dissi quell'ultima parola per sottolineare che quella è casa nostra e lo rimarrà sempre.
Scendo lentamente dalla macchina e mi porto dalla sua parte per aiutarla a scendere, accetta la mano che le porgo e piano ci incamminiamo insieme verso casa.
Apro lento la porta e subito sento la sua mano irrigidirsi tra la mia. La guardo e vedo il suo viso ricoperto da un leggero velo di sudore, i suoi occhi hanno il dolore che le ho visto quella volta e io ancora una volta mi maledico per quello che le ho fatto.
La faccio entrare lentamente, riprendendole la mano, mi posiziono davanti a lei e facendole alzare lo sguardo, le faccio incontrare i miei occhi "Sara, piccola, non pensarci più a quel giorno, cerca di dimenticare ciò che hai visto."
"non poso Nick. Io sono entrata in questa casa e ti ho visto mentre ti baciavi con un'altra. Con la tua ex. Come pensi che stia? Come pensi io possa rimanere qui? Quando guarderò in quel punto, vi rivedrò sempre abbracciati, mentre vi baciate. Mentre le tue mani la stringevano a te, mentre le tue labbra giocavano con le sue. Come puoi chiedermi di rimanere qui?. Nick ti prego portami nel mio appartamento."
La sua voce era spezzata, piccole lacrime scendevano dai suoi occhi, e il mio cuore si stava lentamente rompendo vedendola cosi.
"piccola, ti prego. Provaci, proviamoci insieme. Ricordi ci siamo dati una settimana per provare e se alla fine della settimana sei ancora di questo parere ti porto nel tuo appartamento e chiedo a Leigh di venire ad aiutarti ma ti prego. Dacci questa settimana."
Guardavo il suo viso rigato dalle lacrime che lentamente annuiva, e una piccola speranza riprese a crescere in me.
"Nick voglio sapere una cosa però. Ti chiedo di essere onesto ok?"
"Ok piccola. Risponderò con onestà alla domanda." Sapevo che la domanda riguardava quel giorno e io già avevo timore di non riuscire a rispondere, o di complicare di più le cose.
"se io non fossi arrivata in quel momento, che sarebbe successo? Se io fossi arrivata qualche minuto dopo, che scena mi sarei trovata davanti?"
Cazzo lo sapevo! Ecco la domanda che non avrei voluto. E come posso risponderle?
"Sara, non lo so. Sai che ti ho detto che non so perché lo fatto, quindi non posso risponderti."
"stai mentendo Nick. Sai che quando no mi guardi nei occhi significa che menti, o forse stai cercando di non rispondere con sincerità per non ferirmi."
Merda! Mi conosce troppo bene, alzai lo sguardo sul suo e prima che potessi parlare lei mi disse "tu mi hai sempre detto che se si desidera una persona lo si capisce subito, appena la si tocca, la si bacia. Tu la stavi baciando come una persona che la desidera. Tu la desideri ancora. Ammettilo. Tu volevi fare l'amore con lei?"
Come cavolo faccio a rispondere, in un piccolo momento, in una frazione di secondo questa idea me passata per la testa, ma poi quando l'ho vista sulla porta con gli occhi pieni di dolore, mi sono maledetto per aver ceduto.
Ora le ho promesso di risponderle con sincerità e so già che quello che le risponderò la distruggerà.
Guardandola nei occhi lucidi di pianto, sentendo anche i mie bagnarsi di lacrime, le sussurrai "per un secondo si avrei voluto fare l'amore con lei"
Vidi il suo viso sbiancare, mentre dei leggeri singhiozzi, le scossero le spalle, la vidi correre su per le scale, la insegui ma non riuscì a bloccarla, prima che la porta della camera dei ospiti si richiudesse davanti a me.
Sentivo i singulti del suo pianto attraverso la porta, bussai piano, provai ad entrare ma la porta era chiusa a chiave.
Cosi non mi rimase altro che appoggiarmi alla porta, e piangere insieme a lei.
Le avevo fatto ancora una volta del male!
CAPITOLO 14
Mi risvegliai lentamente. Un rumore soffuso veniva dalla porta, qualcuno stava bussando.
Non so che ore sono, non so quanto tempo è passato da quando mi sono rinchiusa qui dentro, da quando i miei occhi hanno lasciato andare mille lacrime, dopo che Nick mi aveva confessato quella cosa. Il mio mondo se spento per un istante, sono ripiombata in quel giorno.
Sento bussare ancora alla porta. Sinceramente spero non sia lui, in questo momento non ho voglia di vederlo.
"Sara
" la voce che sento è quella di Leigh, mi alzo per aprire la porta. Ho bisogno di parlare con lei.
"ciao vieni."
"ehy piccola come stai??" mi accarezzò i capelli e vedendo i miei occhi gonfi di pianto mi disse "che è successo?"
Mi sedetti sul letto e piccole lacrime ricominciarono a scendere dai miei occhi.
"non so se riuscirò a stare qui con lui. Prima quando siamo arrivati, appena entrata in salotto ho rivissuto la scena che ho visto la settimana scorsa e il dolore è tornato a farsi sentire. Poi quando gli ho chiesto se lui volesse fare l'amore con lei in quel momento
lui mi ha risposto che per un secondo avrebbe voluto farlo."
Mi guardava con sguardo preoccupato, ma anche leggermente arrabbiato "è un cretino, non so quante cose gli ho detto quando l'ho saputo. Ma ha capito che ha sbagliato. Lui ti ama Sara, non dubitare di questo. Prendi questa cosa come un errore, un istinto non frenato."
"Leigh non riesco. So che per lui è stato un momento, ma non posso sapere con certezza se questo momento non si ripeterà. Non posso essere sicura che quando lui la incontrerà non proverà più per lei questa cosa. E non voglio starci male ancora. Sto malissimo, non potrei sopportarlo ancora."
Mi abbracciò stretta e massaggiandomi la schiena cercava di farmi calmare.
"vedrai che tutto andrà a posto, vi amate molto non potete lasciare andare tutto cosi"
Con il capo nascosto nella sua spalla, annui lentamente. Passarono pochi minuti quando finalmente più calma chiesi "lui dov'è?"
"è andato a fare la spesa un oretta fa, ormai starà per tornare."
"ma tu quando sei arrivata?"
"un oretta fa, ci ha chiamato chiedendo di passare, che lui doveva uscire a fare la spesa e non ti voleva lasciare sola, cosi Brian è andato con lui e io sono rimasta qua."
La guardai con uno sguardo misto di tenerezza e lacrime. In piccoli gesti Nick continuava a dimostrarmi che mi amava, che teneva a me. Anche se con le parole di prima mi ha ferito, continua a proteggermi da tutto.
Lo sentivo piangere con me, per alcuni minuti, poi quando il pianto ha ceduto il posto al sonno, lo sentito allontanarsi. Inconsciamente sapeva che mi ero calmata ed era pronto a lasciarmi.
"vuoi scendere un po' a mangiare qualcosa?"
"si. Prima però vado un secondo al bagno."
"ok. Se non hai bisogno io ti aspetto giù. Se ti succede qualcosa mi raccomando urla.. se no Nick mi uccide."
Scoppiammo a ridere tutte due, e io tentai di tirarle un cuscino che prontamente scansò.
Pochi minuti dopo stavo scendendo le scale quando la porta di ingresso si apri.
Entrarono Nick e Brian carichi di borse della spesa. Sbarrai leggermente gli occhi a quella vista
"ehm ragazzi avete svaligiato il supermercato?" chiesi ridacchiando seguita da Leigh che guardava il marito stupita.
"non guardate me
è lui che ha riempito i carrelli."
"di schifezze immagino." Lo dissi con la risata nella voce e mi beccai un occhiataccia da parte di Nick
"ho comprato tutte coese salutari invece.. tu devi mangiare le vitamine proteine
devi mangiare in modo sano per ciò ho comprato un po' di tutto."
Lo guardai con una tenerezza infinita, mi avvicinai piano a lui e posando una mano sulla sua spalla mi alzai sulla punta dei piedi e gli diedi un leggero bacio sulla guancia. Quando i nostri occhi si incontrarono gli sussurrai "grazie." Ricevendo in cambio uno stupendo sorriso.
Ci avrei provato! Avrei provato a togliere quel dolore che sentivo! A fidarmi ancora di lui!
CAPITOLO 15
Il giorno ha lasciato spazio alla notte, sono da poco passate le undici quando ancora seduto sul divano, penso ha quello che è stato il nostro primo giorno insieme di nuovo a casa.
La partenza non è stata delle migliori, quella domanda che mi ha rivolto stava per rovinare tutto, stava per compromettere la possibilità di riuscire a ricostruire qualcosa insieme.
Poi quando sono tornato dalla spesa, qualcosa è cambiato, il suo modo di porsi si era ammorbidito, forse finalmente aveva deciso di provarci realmente. Sapevo che dietro a questo c'era Leigh. Mamma quante me ne ha dette quando è successo, non l'avevo mai vista cosi incavolata. E me la meritavo tutta quella rabbia.
Sento dei leggeri passi sulle scale, e voltandomi appena vedo scendere Sara e dirigersi in cucina, tenendosi stretta al petto il braccio sinistro.
Mi alzo lentamente e la seguo silenziosamente, mi appoggio con una spalla allo stipite della porta, mettendo le mani in tasca e rimango a guardarla, mentre con gesti impacciati e insicuri si versa dell'acqua da bere.
Si gira lentamente, e quando mi scorge per un momento sobbalza leggermente.
"miseria Nick mi hai fatto paura!"
"sono diventato brutto" dissi ridendo per vederla ridere insieme a me pochi istanti dopo
"no sei scemo tutto lì"
"grazie." feci un leggero inchino per accogliere quel complimento, facendola ridere ancora più forte.
"non riesci a dormire? Ti fa male il polso?"
"non molto, qualche fitta ogni tanto" vedevo che continuava a massaggiarlo e ha piegare le dita, come per riattivare la circolazione.
"vuoi prendere qualcosa?" so che diventavo petulante a volte, ma quando mi preoccupo sono così.
"no cucciolo, preferisco non prendere niente."
Sorrisi leggermente. Cucciolo, quanto mi è mancato quel tenero nomignolo in questa settimana.
"d'accordo piccola" mi avvicinai piano a lei e sfiorandole i capelli le chiesi, "torni su a letto?"
"posso rimanere un po' qui sotto con te? Disturbo?"
"si disturbi,. Sto aspettando trecento invitati per un party. Che cavolo di domande fai!! Certo che non disturbi"
"ma come sei spiritoso stasera. " mi beccai una leggera pacca sulla spalla, mentre tutti e due ridevamo come matti.
Le presi la mano e la portai con me in salotto. Ci sedemmo sul divano.
Uno un po' distanti dall'altro, la mia gamba a sfiorare leggermente la sua. Accesi il televisore e scegliemmo qualcosa da vedere. Era bello riaverla li vicino, stare cosi seduti su quel divano a guardare la tv, distanti ma pur sempre vicini.
Dopo una decina di minuti, la vidi agitarsi un pochino. La controllavo con la coda dell'occhio, ma non mi muovevo per paura che si ritraesse. Poi lentamente la vidi scivolare verso di me, appoggiandomi la testa sulla spalla, guardava tranquilla il film, e io le passai il braccio intorno alle spalle, prendendole ad accarezzarle i capelli. Tornai a guardare il film, con lei accoccolata al mio fianco, il braccio ingessato sopra la pancia, la sentivo rilassata, calda vicino a me e in quel momento niente importava di più.
Un ora trascorse velocemente, i titoli di coda passarono sullo schermo. Sara era ancora coccolata vicino a me, sentivo il suo respiro calmo e sapevo che si era addormentata. Non so da quanto sta dormendo, ma io ho continuato ad accarezzarle i capelli mentre lei dormiva serena. Ora mi muovo lentamente per paura di svegliarla, la prendo in braccio e la porta nella sua stanza.
Quanto vorrei portarla nella nostra camera, tenerla stretta tutta la notte, ma so che è troppo presto.
L'adagio lenta sul letto, e inginocchiandomi per terra vicino a lei, le rimbocco le coperte e piano le sussurro
"piccola io ti amo. So che ti ho ferito, ma ricordati che ti amo. Se mi darai un'altra opportunità ti renderò la persona più felice di tutto il mondo. Io appartengo a te, Sara. Tutto quello che io sono è tuo. Ti amo piccola." Le sfiorai leggero le labbra e piano mi alzai "sogni d'oro."
Mi incamminai verso la porta e prima di chiuderla le senti sussurrare "sogni d'oro Nick. Ti amo."
E il mio cuore riprese a battere, la speranza si riaccese, mentre un sorriso nasceva sulle mie labbra.
CAPITOLO 16
Due giorni sono passati da quella serata. Per un momento su quel divano è stato come tornare indietro nel tempo, sentire il suo corpo, caldo e tenero vicino al mio, lasciarmi andare tra le sue braccia fino ad addormentarmi serena. Tutto era come prima, e da quelle dolci parole sussurrate nel sonno il mio cuore si sta sciogliendo, quel muro che avevo eretto dopo quel giorno si sta incrinando.
Sono qui stesa su questo letto, a me estraneo. L'altra sera per un momento ho sperato che mi portasse nel nostro letto, che mi tenesse stretta a lui.
Ma sapeva che era presto, e questo gesto ancora una volta gli fa onore.
Bussano leggeri alla porta "avanti"
Vedo la sua testa bionda fare capolino dalla porta "ciao. Posso entrare??"
"certo. Vieni"
Lo guardo avvicinarsi lentamente a letto, e sedersi di fianco a me, i suoi occhi mi guardano con tenerezza, la sua mano sfiora leggera la mia fronte dove sposta una ciocca di capelli
"come stai piccolina?"
"sto meglio. Oggi il braccio per il momento non mi fa male..ma non diciamolo troppo forte." Una leggera risatina esce dalle sue labbra
"mi fa piacere. Ascolta io devo andare in studio. Ti farebbe piacere venire con me?"
Per un momento rimango a guardarlo, lo studio è sempre stato il nostro modo per rimanere vicini anche quando lui doveva lavorate, accettare l'invito sarebbe come ricreare questi momenti.
"non lo so Nick."
Lo vidi piegarsi leggermente verso di me, portare il suo viso Vicino al mio, e guardandomi dritta nei occhi mi disse "Sara, so a che stai pensando. Mi farebbe piacere che tu venissi, per stare con me come allora. Ma anche perché non puoi rimanere sola qua a casa. Se non vuoi stare con me in studio poi stare con Leigh. Ma ti prego vieni almeno là, sto più tranquillo anche io. Ti prego!!" mi fece la sua faccina implorante, quella che sa bene non riesco a dirgli di no.
"d'accordo vengo."
"evvai" un sorrisone disegno le sue labbra, e subito dopo anche sulle mie nacque lo stesso sorriso.
Si abbasso ancora e le nostre labbra si incontrarono, fu un solo istante poi Nick rialzò il viso, rimanendo a guardarmi. Leggevo la muta domanda dei suoi occhi e senza parlare alzai la mano destra e portandola dietro alla sua nuca lo riportai giù ricongiungendo le nostre labbra. Un esplosione si scaturì da esse, le nostre lingue si cercarono per incatenarsi in un combattimento. Le sue mani accarezzavano lento il mio viso, mentre la mia mano dietro la sua nuca accarezzava i suoi capelli, lo portava più vicino a me. Eravamo persi nel nostro piccolo paradiso quando dalla tasca di Nick venne un suono soffuso, il suo cellulare stava suonando.
Staccò piano le labbra dalle mie e appoggiandomi la fronte alla mia "maledizione."
"non imprecare." Lo dissi con il sorriso sulle labbra e la voce scherzosa
"faccio di peggio appena rispondo."
Lo vidi tirare fuori il cellulare " e te pareva.. Brian."
"che hai da rompere?" il suo tono scazzato arrivo veloce, un istante dopo vidi il suo viso farsi di trecento tonalità di rosso, la sua voce uscire insicura "scusami Leigh pensavo fosse Brian."
A quelle parole, una risata proruppe forte dalla mia gola, era troppo buffo con quel espressione mentre sentiva la ramanzina di Leigh.
Me ne stavo ancora ridendo quando un cuscino mi colpi dritto in faccia "ahia porco
"
"non imprecare" la voce di Nick mi rifece il verso, mentre chiudeva la telefonata.
"mi hai fatto male. Guarda ti va bene che ho un braccio rotto se no te la facevo pagare."
"non mi fai paura" riabbasso il viso sul mio per un altro bacio, ma questa volta mi scansai
"eh no. Mi hai offeso mo niente baci
che voleva Leigh?"
"sapere se venivi in studio, se no passava lei qua."
"capito. Dai è ora che mi preparo, visto che ci metto un ora in più"
"scema" lo vidi alzarsi e prendendogli la mano lo trattenni, lo tirai leggermente e quando lui si piego su di me lo bacia dolcemente "grazie."
"non devi ringraziarmi piccolina. Io ti amo e faccio tutto questo volentieri."
"anche io ti amo Nick."
Un sorriso spuntò dalle sue labbra e dalle mie.
CAPITOLO 17
In macchina non abbiamo fatto altro che ridere e scherzare. Stiamo tornando velocemente alla nostra normalità, la settimana finirà per il meglio e lei rimarrà con me, lo sento.
Arriviamo davanti allo studio, parcheggio e scendo per aiutarla, non faccio in tempo a scendere che lei è già in piedi vicino alla macchina che mi guarda con un sorrisone.
" guarda che ha scendere ci riesco da sola"
Mi porto una mano al petto in modo drammatico "io che ti voglio fare da cavaliere, non me lo permetti
..ah le donne non apprezzano più le cortesie." Mi incammino verso lo studio e sento i suoi passi affrettati seguirmi
"dai idiota scherzavo" una botta colpisce la mia spalla, me l'ha data con il gesso e fa leggermente più male "Sara, io ti amo, ma il fatto di avere un gesso al braccio non lo vorrei dividere con te
per cui non menarmi con quello" scoppiai a ridere alla sua espressione
"guarda te lo darei in testa.. ma tanto so già che è vuota per cui non rischio di rompere il gesso." Lo dice con una serietà assurda mentre mi supera e si muove verso lo studio.
"ma quando sei spiritosa" la mia voce piena di una risata che esplode e contagia pure lei.
Arriviamo al nostro studio e entriamo con ancora il sorriso sulle labbra. Appena la vedono corrono tutti ad abbracciarla
Mi scanso di botto per non essere investito da loro "no ma prego
io non esisto
" accenno un piantino e gli sguardi di tutti si posano su di me, sono accigliati tranne quello di Sara che sta cercando di non ridere.
"ma tu peggiori di giorno in giorno" mi disse Brian
"ben svegliato Brian" dissero in coro Aj e Howie
mentre Leigh e Sara ridevano.
"waa basta ci rinuncio con voi
dai mettiamoci al lavoro" presi Sara per mano e la feci sedere sul divano mettendole un cuscino sotto il braccio "stai bene cosi?"
"si sto benissimo
non preoccuparti per me se ho bisogno c'è Leigh e poi non sto cosi male."
"lo so lo so
me lo dici sempre.. fatti coccolare un pochino su." Le dissi con gli occhietti dolci, sapevo che non poteva resisterci e io ne approfittavo.
"certo che si..ma con moderazione.. se no mi vizio" rise brevemente e io con lei "buon lavoro."
"grazie." Le sfiorai leggero una guancia con le labbra per poi ritirarmi subito. Vidi la sua espressione leggermente stupita e un piccolo sorriso mi nacque sulle labbra. Mi rialzai e seguì i ragazzi al lavoro.
Volevo farla penare un pochino!!
Un ora trascorse veloce, mentre eravamo in studio i ragazzi mi fecero un sacco di domande a cui molte volte le risposte non le sapevo manco io.
Decidemmo di fare una piccola pausa, e mentre stavamo tornando nella saletta sentimmo la voce di Sara leggermente alterata, seguita da una voce che ormai ho imparato ad odiare.
"merda" mi incamminai veloce per raggiungere la saletta, appena entrato
"Sara che c'è che non va??"
"niente Nick. C'è la tua amichetta che ti è venuta a trovare
.e ha dirmi alcune cose di quel giorno."
La sua voce aveva un tono cosi freddo, per un istante ho sentito gelarmi il cuore, vedo i suoi occhi spenti, e inizio ad avere paura.
"che menzogne hai raccontato questa volta?" lo chiesi direttamente a lei, che era rimasta a fissarmi compiaciuta
"ho detto la verità tesoro
le ho detto della nostra litigata quel giorno, del nostro avvicinarci del fatto che tu non sai se mi ami ancora.."
"ferma, questa è una tua supposizione.." la vidi avvicinarsi di più a me e sfiorandomi il braccio con la mano mi disse
"se ti ricordi bene
lo dicesti proprio tu. E poi il bacio che ci siamo scambiati era troppo intenso perchè non significasse nulla."
Vedevo il viso di Sara sbiancare, non mi ricordo di averlo detto, non ne sono sicuro ma sento di non averlo detto.
"non mi interessa che ti ho detto quel giorno
ora so che provo e so che non sei tu che voglio al mio fianco."
"e invece si
lo so che mi vuoi..lo sento dal tuo corpo, da come stai indietreggiando senza manco rendertene conto."
Mi bloccai di colpo perché era vero..quando vidi Sara fare un passo verso la porta
"Sara dove vai?"
"vado via..non ho intenzione di guardare voi due che vi scambiate occhiatine e paroline...solo un ultima cosa." La vidi avvicinarsi a Paris e per un momento ebbi paura
"hai fatto di tutto per portarmelo via, ti sei continuata a insinuare nella nostra storia, l'hai distrutta, hai creato a me dubbi su Nick
puoi esserne fiera
mi sta distruggendo questa cosa..ma se questo è quello che vuole Nick..io mi faccio da parte. Congratulazioni."
"Sara..grazie per considerarmi un pacco da lasciare a qualcuno..ma ti vuoi mettere in quella benedetta testolina che ti ritrovi che io voglio stare con te
CON TE!!"
"per quanto Nick? Fino alla prossima volta che ti scoprirò ancora a baciarla in casa nostra
no grazie." Dopo quelle parole che mi arrivarono al cuore come una fucilata, se ne andò.
Non potevo permettere che andasse via cosi, la rincorsi. Ma sembrava sempre più lontana, uno strano scherzo della mia immaginazione faceva allungare la via davanti a me che mi separava da lei.
Ormai era all'altro capo della strada, mi misi a correre e la raggiunsi "Sara aspetta
"
"Nick ti prego non voglio parlare
portami a casa"
"d'accordo ti porto a casa." Le presi la mano, e forse troppo stanca dalla fuga se la fece stringere, cosi in silenzio ci avvicinammo alla macchina e tornammo a casa.
Ci ritrovammo ancora al punto di partenza. Dovevo trovare le risposte alle mie domande. Dovevo farlo ora prima di perderla per sempre!
CAPITOLO 18
Il viaggio in macchina è stata di un silenzio imbarazzante. Guardavo costantemente fuori dal finestrino, gli occhi persi al paesaggio e la mente che riviveva come un film le parole di Paris.
È arrivata a distruggere quello che stavamo lentamente ricostruendo, stamattina pensavo che tutto sarebbe tornato come prima, ma poi lei è arrivata è come una folata di vento ha spazzato via tutto.
Prima in studio la risposta di Nick mi ha spiazzato, non ha capito perché io ho detto quella cosa
l'ho fatto solo perché se è quello io lascerò che sia così.
Siamo davanti a casa, lo vedo spegnere lento il motore, poi girare a guardarmi e prima che possa parlare gli dico
"Nick, quello che ho detto prima non voleva essere in modo offensivo,. So che non sei un pacco postale, ma sei una persona, sei un ragazzo stupendo
e se tu vuoi stare con lei io non posso trattenerti perché non saresti felice." Lo guardo nei occhi e vedo una scintilla, un emozione che non riesco a decifrare.
"Sara, sono onesto, sono molto confuso dentro di me. Mi ha fatto male prima sentirti dire che rinunciavi a me senza combattere. Io so di amarti, lo so, è l'unica cosa certa che so in questo momento. Voglio trovare le risposte alle mie domande e per farlo devo scavare dentro di me. Ma ora quello che ti chiedo di dirmi è: tu lotterai per me??"
Mentre parlava aveva portato le sue mani al mio viso e ora i nostri sguardi erano incatenati l'uno all'altro.
Guardavo quei occhi, quelle piccole pozze azzurre, risplendere di mille emozioni. Vedevo l'incertezza tingere i contorni del suo viso, chiudo un secondo i miei, mentre la mia mente e il mio cuore duellano per la risposta.
Lo amo troppo per lasciarlo andare cosi, ma il dolore che sto provando ora mi distrugge.
"beh vedo che il tuo silenzio è la tua risposta." Il dolore vivo nei suoi occhi raggiunge il mio cuore, prima di vederlo uscire dalla macchina e incamminarsi verso casa.
Leggere lacrime bagnano il mio viso, che sto facendo?
Apro veloce la portiera, un po' impacciata dal gesso, a grandi passi raggiungo la porta dove è lui "nick.."
"che c'è?" il suo tono è freddo ferito
"Nick quella non era la mia risposta" lo presi delicatamente per il braccio e lo girai verso di me " io voglio solo che tu sia felice..e se ti serve del tempo per capire alcune cose allora io ci sarò. Mi spaventa pensare che tu possa capire che non sono io quella che vuoi ma lo accetterò se succederà. Io però voglio combattere per te, devi essere tu a dirmelo."
"non succederà Sara, questa è l'unica cosa sicura che so. Io ti amo e voglio te." Mi strinse forte tra le sue braccia e io mi lasciai andare al suo abbraccio "perdonami piccola."
"nick.." non riuscivo a parlare, cosi strinsi la stretta intorno alla sua vita, con il gesso feci un po' più fatica e un leggero gemito usci dalla sua gola
"non mi uccidere però con quel gesso
" avevo il volto nascosto nel suo collo e una risata prese a far tremare il mio corpo "ci stavo pensando.."
"cattiva." Mi strinse ancora di più e portandomi la mano sotto il mento alzo il mio viso, avvicinò piano le labbra alle mie e mi diede un bacio tenerissimo.
Quando le nostre labbra si staccarono, mi fece riappoggiare a se e accarezzandomi i capelli mi disse.
"Piccolina domattina andrò fuori con la barca, sai che stare in mezzo all'oceano mi fa pensare meglio. Voglio che tu mi prometti che chiamerai Leigh e la farai venire qui ok?"
"d'accordo la farò venire qua
tu stai tranquillo e soprattutto attento."
"stai tranquilla." Mi fece rialzare il viso e guardandomi nei occhi mi disse "sarai qui al mio ritorno?"
Gli accarezzai i capelli e con un piccolo sorriso gli risposi "si sarò qui."
Sorrise e riappoggio le labbra alle mie per un leggero bacio.
Sentivo dentro di me che stavo facendo la cosa giusta. Dovevo dargli la possibilità di capire!
CAPITOLO 19
Eccola lì, davanti a me, la mia barca. Il mio mezzo per la libertà.
Quando mi trovo al timone, il vento tra i capelli, il sole ha scaldare la mia pelle, un senso di pace e tranquillità mi pervade. Li alla sua guida posso essere chi voglio, essere libero di lasciare andare la mia mente.
Salgo a bordo e lancio la mia sacca da viaggio sul divanetto vicino alla plancia di comando.
Inizio tutti i procedimenti che mi permetteranno di salpare, comunico la rotta al guardiamarina, rotta su una piccola isola a 50km da Los Angeles che si chiama "the Angeles bay", l'ho scoperta poco tempo fa e mi ricordo ancora la faccia di Sara quando l'ho portata là.
La mia piccola, stamattina quando sono partito stava ancora dormendo, sono entrato in camera sua e sedendomi sul suo letto lo guardata dormire, poi con un tenero bacio sulla fronte l'ho salutata lasciandole un biglietto sul comodino.
Non è sola, con lei c'è Leigh e il piccolo Baylee e questo mi rende tranquillo.
Inizio a veleggiare sicuro verso la piccola isola, il "grande capo" oggi e calmo, la mente può essere lasciata ancora più libera, devo sapere!!
Dopo una ventina di minuti eccola davanti a me. È una piccola isola, in una insenatura della roccia, la spiaggia con la sua sabbia fine e limpida, le sue palme, tenere ombre per amanti. Dopo le manovre per assicurare la barca, scendo a terra e camminando su quella distesa di microscopica sabbia, i piedi che affondano dolcemente, arrivo alla nostra palma, quella palma che è stato scenario di confidenze, ma anche di tanta passione. Ora qui posso iniziare il mio cammino interiore. Mi siedo, osservo l'oceano e lascio libera la mente.
Ho avuto molte ragazze nella mia vita, più o meno importati. Lei, Paris, non è stata quella più importante, forse nel mio passato non c'è la persona speciale, non c'è quella persona che se anche finisce ti rimane dentro. Quella persona a cui leghi tutti i tuoi pensieri, che a ogni minima cosa che vedi o che senti ti torna in mente.
Mandy è stata la prima ragazza che ho avuto, la prima ragazza che mi ha fatto capire che significa amare, donare un sentimento a qualcuno. Mi sono sempre sforzato di fare tutto quello che mi chiedeva, tenero soldatino innamorato, per farla felice, ma questo non è servito.
Quando ho scoperto, dopo che in tanti hanno provato a dirmelo, che lei stava con me solo per il nome, solo per i soldi, il mio amore, ho quello che credevo tale, si è sfracellato sotto il peso del dolore.
Lo lasciata, ci ho sofferto e anche tanto, ho distrutto forse in un modo troppo grande da recuperare rapporti con persone che mi conoscevano da una vita, ma poi sono sopravvissuto, sono rinato ho ripreso la mia strada e ho archiviato il suo ricordo.
Non provo più rancore ne dolore per lei, non provo più niente per lei.
Poi si sono susseguite piccole storie, Tiffany, ragazza semplice e carina, che non stava con me per i soldi, lei aveva la sua università, la ragione della sua decisione di lasciarmi.
Poi è arrivata lei, Paris, per un momento ho pensato che fosse diversa. Lei ricca ereditiera, che se ne fa di altri soldi?, quanto sbagliavo!!
Lei non voleva i miei soldi, voleva la pubblicità che sarebbe scaturita dalla nostra relazione.
Purtroppo l'ho capito solo dopo mesi che stavamo insieme.
I primi mesi era tutta tenera,sembrava veramente presa. Poi sono iniziati i tradimenti, le finte gelosie, le ripicche. E il nostro rapporto si è trasformato in una battaglia, in una finta davanti alla telecamera, baccetti e abbracci, e parole velenose appena i riflettori si spegnevano.
Ma io sentivo in fondo al cuore un sentimento diverso da quello provato prima con Mandy e Tiffany, sentivo un dolore pulsante attraversarlo quando litigavamo, o le innumerevoli volte che l'ho lasciata per poi vederla supplicarmi di tornare insieme. E io da perfetto cretino, le davo un'altra opportunità.
Poi la storia è finita definitivamente, le sue accuse infondate, le sue mille menzogne sul mio conto per un istante mi hanno distrutto, ma mi hanno aperto gli occhi, mi hanno fatto capire che persona ho avuto al mio fianco per 7 mesi e allora, sono cambiato.
Ho indurito il mio cuore, il mio carattere. Ho iniziato ad indossare la maschera del duro, del menefreghista. Ho iniziato a trattare le ragazze come oggetti, fonte unico di piacere. Ho fatto un patto con me stesso, non avrei aperto più così facilmente le porte del mio cuore a qualcuno. Dopo lei, ennesima delusione, non l'avrei più fatto.
Lei mi ha cambiato, non è stata la ragazza più importante che ho avuto, ma è stata la ragione del mio cambiamento.
Forse è questa la ragione?? Forse è stata tutta questione di ripicca??
Ancora non so rispondermi a questo, so solo che l'unici a soffrire siamo io e Sara. Siamo come due anime che sono state bruscamente divise che aspettano di ricongiungersi. E questo può avvenire solo facendo chiarezza dentro di me!
CAPITOLO 20
Sarà già partito??!!
Stamattina nel mio caldo mondo dei sogni l'ho sentivo salutarmi con un tenero bacio sulla fronte.
Ora, sono sveglia ha guardare il soffitto della mia camera e ha pensare che magari era tutto un sogno.
Però io sono sicura di aver sentito le sue morbide labbra toccare la mia fronte, ho percepito per un secondo il suo respiro caldo sulla fronte, la sua carezza tra i capelli.
Mi giro verso la sveglia posta sul comodino e vedo lampeggiare le 9:30, impercettibili rumori provengono da di sotto, so di non essere sola in casa.
Un foglio bianco posato vicino alla sveglia attira la mia attenzione, mi sporgo maldestramente, e con non poca fatica riesco a prenderlo.
"maledetto gesso!!" un sussurro tra i denti.
Lo apro e ci trovo la sua calligrafia, un sorriso nasce spontaneo dalle mie labbra.
" Ciao piccolina, quando leggerai questo messaggio io sarò già partito. Mi raccomando riguardati e dai retta a quello che ti dice Leigh, che oggi avrà l'aiuto speciale di Baylee che è stato incaricato da me di farti riposare e giocare con lui. Per cui non hai scampo.
Io non so quanto starò via, ho preso qualcosa per un paio di giorni, ma non resisterò tanto senza di te..hihihi
ok seriamente, mi mancherai, riguardati e stai tranquilla io starò bene e tornerò presto. Ti amo cucciola.!!
P. S: se stamattina hai sognato un piccolo bacio
non era un sogno ero io. Sei stupenda quando dormi. E ti rivoglio accanto a me mentre dormiamo teneramente abbracciati. "
Dio mio!! Come fa ha essere cosi dolce, ma allo stesso tempo cosi scemo.
Non voglio pensare a che decisione prenderà, lo sento sicuro in queste poche parole e spero che non cambi idea.
Un bussare sommesso mi distoglie dai miei pensieri, la porta si apre e il piccolo Baylee entra stile piccola furia in camera seguito da Leigh che cercava di trattenerlo.
"lascialo pure
.vieni cuccioletto!!"
A quelle parole Baylee si arrampica piano sul letto per poi sporgersi ad abbracciarmi, lo stringo forte al petto e gli do un leggero bacio sui capelli, incontro lo sguardo di Leigh che sorride.
"zia Sara ti sei fatta la bua??"
"si piccolo
hai visto ho un braccio grosso grosso."
Baylee guarda verso il braccio "ma dai zia ritornerà come prima
mi volevi fregere hihihi" io e Leigh lo guardiamo leggermente storte poi guardandoci esclamiamo insieme
"Nck
" per poi scoppiare a ridere seguite da lui.
"ti siamo venuti a chiamare per dirti che la colazione è pronta. Vuoi che ti aiuti??"
"no tranquilla faccio da sola, sto iniziando a muovermi meglio. Tu vai pure giù con il cuccioletto io arrivo subito."
"ok. Vieni Baylee andiamo che ti do la pappa" li vedo uscire dalla camera e riprendendo in mano il biglietto di Nick lo rileggo velocemente, e un pensiero va a lui "fai chiarezza dentro di te. Io sarò qui ad aspettarti."
Mi alzo con un nuovo sorriso sulle labbra, mi appresto a trascorrere una giornata all'insegna dell'allegria.
CAPITOLO 21
Mi trovo ancora qui, su questa spiaggia con il sole che mi riscalda e tanta, troppa confusione in testa.
Perché l'ho fatto? Forse è stato un gesto di rabbia istintiva?
Non lo so, non so la risposta a questa domanda che continua a martellarmi in testa. Ora l'unica cosa che voglio fare è sentire la sua voce.
Tocco la tasca del mie pantaloni, prendo il mio cellulare e con fare impaziente compongo il numero. Ascolto trepidante il segnale, si susseguono gli squilli, finchè al mio orecchio non compare la sua voce.
"pronto?" dolce sussurro il suo
"piccolina. Sono io, come stai??"
Immediatamente arriva il suo racconto di una giornata serena, piena di felicità. Mi rende partecipe di tanti piccoli scherzi, sentire la sua voce tingersi di mille emozioni mentre mi parla mi rende felice, ha sofferto molto in questi giorni e ora voglio che stia bene. Mi è sempre piaciuta la sua voce, il suo tono caldo, i suoi sussurri accennati quando è in imbarazzo, quando non sa se dire o no qualcosa.
"vedo che ti diverti un mondo senza di me" la mia voce si finge offesa.
"si proprio così!! Mi sto divertendo un sacco." Il suo tono così serio per un momento mi fa spalancare gli occhi
.poi la sua risatina mi giunge all'orecchio e io non posso far altro che darmi del cretino.
"Scemo sto scherzando
tu come stai??"
"io sto bene, sono sull'isola che ti feci vedere, al calduccio che prendo il sole sotto la nostra palma." So che l'ultimo pezzo le farà ricordare una giornata passata a scambiarci tenerezze li a l'ombra di quella palma.. sento il suo sospiro e non posso far altro che ridacchiare.
"piccola il polso come va?? Ti fa male? Ti stai riposando?"
"si mamma mi sto riposando" scoppiamo tutti e due a ridere, mai che riusciamo a star seri!!
Poi al mio orecchio arriva incerta la sua domanda "quando torni?"
"piccola non lo so ancora. Ho ancora qualcosa da chiarire, sto meglio, sto iniziando a capire ma ancora mi manca la certezza del perché. Però entro domani ritorno."
Sento un sospiro tremulo la sua voce leggermente rotta "mi manchi"
Il mio dolce amore, dice sempre che sono io che con poche parole riesco sempre a scioglierla, lei in questo momento non è da meno. Sento il fulcro del mio amore per lei rafforzarsi. So di amarla, so di volere lei al mio fianco.
"piccolina" il mio sussurro carico di tenerezza, quella tenerezza che mi pervade "anche tu mi manchi. Dobbiamo solo resistere ancora un po'. Se non ci riusciamo possiamo chiamarci ok?"
"ok."
"ora vado
ci sentiamo e ricordati che ti amo"
"ti amo anche io Nick."
Chiudiamo la chiamata in sincronia.
Mentre parlavo con lei sentivo una sensazione di pace, di sicurezza, in un baleno tutta l'insicurezza, la confusione è sparita. Tra noi è sempre stato così, riusciamo a calmarci a vicenda, ci sosteniamo, siamo sempre pronti a difenderci l'uno con l'altro da tutti.
Però so che non posso continuare a tenermi questa insicurezza, farei solo del male a me e a lei.
Mi distendo sulla sabbia, la nostra palma getta ombre sulla mia visuale, lascio scorrere la mente a quel giorno in cui quelle foglie hanno assistito all'incontro di due anime che con tanti piccoli gesti si sono unite in una sola.
Non ho portato nessun'altro qui, sento che quest'isola i appartiene, che è parte di noi.
Davanti agli occhi mi scorrono le scene della nostra storia.
Come una lampadina si accende in me la consapevolezza, il motivo del mio gesto.
Con un balzo mi alzo, prendo il cellulare e compongo un numero. Appena sento la voce al di la del telefono "ti devo parlare. Ci vediamo stasera alle 8 al koy. Vedi di esserci."
Interrompo la chiamata, non aspetto la sua risposta. Salgo sulla barca e faccio rotta verso casa.
Sto tornando da Sara, ma prima devo risolvere una cosa importante. Mi pentirò di non averlo detto subito a Sara del mio incontro con lei??
CAPITOLO 22
Sto trascorrendo una bella giornata in compagnia di Leigh e del piccolo Baylee.
È un bambino stupendo ti dona tanta allegria anche solo con un gesto.
Ormai sono ore che Nick è partito. Mi manca da morire, quando prima mi ha chiamato ho sentito un'emozione forte scaturire dentro il mio cuore. So che lo sto perdonando.
Questi pochi giorni in cui sono tornata con lui ho ritrovato il mio rapporto con lui, quel rapporto che credevo distrutto per sempre.
I nostri mille scherzi, lo stare accoccolati sul divano a guardare un film, finendo addormentata tra le sue braccia, le tenere coccole al risveglio. Quella mattina quando con quello sguardo mi ha chiesto il bacio non ho saputo dirgli di no.
Ho un debole per le sue labbra, quelle labbra carnose, morbide, dalla linea decisa ma che si piegano a interminabili sorrisi. Il suo sapore un misto spezziato, indescrivibile se non con "semplicemente Nick". Quando le nostre labbra si sono unite, mille ricordi sono tornati alla mia mente mentre il mio corpo si lasciava andare alle emozioni, al desiderio. Avevo voglia di lui quel giorno e se il suo cellulare non sarebbe suonato chissà cosa sarebbe successo.
Certo poi l'incontro in studio aveva raffreddato i rapporti, ma quando in macchina mi ha parlato con quel espressione tutti i dubbi mi sono scomparsi. Dio non dimenticherò la sua faccia delusa e ferita quando pensava che il mio silenzio fosse la mia risposta.
"Sara sei qua?" sento la voce di Leigh venire dalle mie spalle.
Mi ero rifugiata un attimo in giardino a bordo della piscina
"si Leigh."
"stai male?"
"no stavo pensando.."
"a Nick?"
O sono io che sono un libro aperto o è lei che mi legge nel pensiero. Un tenero sorriso appare sul mio volto
"si stavo pensando a lui." Abbasso leggermente gli occhi e poi in un piccolo moto di orgoglio li rialzo e guardandola "lo perdono. Quando tornerà a casa ascolterò le sue ragioni perché lo voglio ma già da adesso lo perdonato. So che mi ama, so che è stato un momento e voglio fidarmi di lui. È troppo importante per me." Poi per un istante tutta la sicurezza svanisce e abbassando la voce "faccio bene?"
La sento avvicinarsi e abbracciandomi "si che fai bene. Ogni cosa che hai appena detto è la verità ora devi solo essere forte resistere quando Nick torna e poi potrai averlo di nuovo qua con te."
"mi manca Leigh, mi manca tanto" una leggera lacrima esce dai miei occhi. Sono una stupida lo so ma ora avrei bisogno di sentirlo.
Devo resistere devo lasciarlo fare chiarezza dentro di lui. Ora so che lo perdonato, so che posso tornare ad avere fiducia in lui. Devo solo aspettare.
Presto sarà di nuovo a casa.
"Resisti piccolina. Lui tornerà presto lo sento"
"lo so. Lo sento anche io."
Sentivo che lui stava tornando. Ma avevo un leggera sensazione di ansia.
E se lui avesse cambiato idea??
Non so come reagirei a questa possibilità, oggi pomeriggio era sicuro di amarmi. E spero che questo non sia cambiato!!
CAPITOLO 23
Ed eccomi qua al koi seduto in questo tavolino ad aspettare che lei arrivi. Devo chiudere per sempre questa parte della mia vita, così da poter continuare la mia storia con Sara.
Sorseggio lentamente la mia cola, oggi niente alcool voglio tenermi lucido, guardo impaziente l'entrata sperando di scorgerla.
Dio quanto ho sempre odiato il suo modo di farsi aspettare.
Poi finalmente la vedo, alzo un braccio per farmi vedere, subito i suoi occhi si fanno schifosamente languidi, crede forse che lo chiamata per tornare con lei?!
"ciao Nick, avevo ragione"<br<
"Siediti, non ti ho chiamato per quello che pensi." La guardai sedersi. Il mio sguardo come il tono della mia voce erano freddi.
"Nick non fingere con me, so perché mi hai chiamata. Ora devi solo sbarazzarti di quella ragazzina."
Ok Nick calmo, respira profondamente "Paris, ascoltami bene, perché lo dico una sola volta. Non parlare più di Sara cosi perché non ne hai diritto. E ora ascoltami bene."
"sei eccitante quando ti arrabbi." Senti un piede salire leggermente sulla mia caviglia, spostai di scatto la gamba e le lancia una occhiataccia.
" ti ho chiesto di venire qui per darti la spiegazione del mio gesto. So che non la devo a te ma voglio dirtela. Quando ci siamo lasciati mentre io me la soffrivo come un cane perché avevo preso l'ennesima bastonata tu te ne andavi in giro diffamandomi. Sei arrivata addirittura a dire che io ti ho picchiata quando sai che non l'ho mai fatto."
"lo so Nick, ma dovevo inventare qualcosa per la pubblicità
sai le botte pagano."
Oh gesù dammi la forza per non ucciderla ora!!
"e tu dovevi farti pubblicità su di me
rovinandomi. Vuoi sapere perché ti ho baciata? Per un stupido senso della ripicca, perché con quelle poche cose "Vere" che ho detto su di te non ti ho fatto altrettanto male come tu l'hai fatto a me. Troppo tardi mi sono reso conto che ha starci male siamo stati io e Sara. Lei è la persona più buona e fantastica che ho conosciuto, e per vendicarmi di te ho fatto del male a lei."
"non l'hai fatto per vendicarti Nick, ammettilo. L'hai fatto perché lo volevi. Perché mi vuoi ancora"
"forse per un istante l'ho pensato, e sinceramente mi chiedo se il mio cervello funzioni. Ma stai sicura che ora so che non ti voglio più. Mi hai già usato in passato non ci riuscirai ancora. Io ora ho Sara tu sei un capitolo chiuso e sepolto. E con questo quello che avevo da dirti è finito."
Mi alzai lentamente e guardandola le mormorai appena un ciao per dirigermi spedito all'uscita. Sentivo il suo sguardo glaciale alle mie spalle ma non mi importava.
Una leggera pioggerellina stava cadendo dal cielo, mi avvicinai alla mia macchina quando senti la sua voce.
"Nick puoi accompagnarmi a casa..non ho la macchina."
Per un momento mi venne da risponderle di no, ma che ci posso fare so troppo buono cosi mezzo scocciato le dissi "Sali. Muoviti."
Aspettati che fosse salita e misi in moto la mia auto.
Il silenzio che regnava nella macchina era pieno di tensione.
Svoltai in direzione della sua casa e pochi istanti dopo eccoci arrivati.
"vuoi entrare a prendere qualcosa?" la sua voce sussurro roco.
Ma parlo arabo?!
"no Paris non voglio entrare, non voglio più vederti e ne sentirti. E guarda che con quello sguardo non mi farai certo cadere nella tua trappola."
"bene fai come vuoi. Io non sono abituata a supplicare. Carter per me hai chiuso. Addio."
Scese dalla macchina tutta orgogliosa, quello che le ho detto per dieci minuti in tre secondi è uscita dalla sua bocca. L'ultima parola è sempre la sua.
Scuotendo il capo metto in moto la macchina e mi allontano, non mi accordo di quel obbiettivo insidioso che per tutto il tempo ci ha osservati.
Sto tornando a casa. Sto tornando da Sara!!
CAPITOLO 24
La giornata ormai è trascorsa, Leigh e il piccolo Baylee sono di sopra che riposano. Poverini erano stanchissimi. Tra mille giochi e risate è passa questa giornata senza di lui.
Io non ho sonno, sono qui seduta su questo divano che poche sere fa ci ha ospitato abbracciati mentre guardavamo un film. Come vorrei che lui fosse qui, vicino a me,, potermi accoccolarmi al suo petto caldo, sentire il profumo della sua pelle ,il battito ritmico del suo cuore. Sentire la dolce carezza della sua mano tra i miei capelli accompagnarmi lenta al sonno.
Ma sono qui raggomitolata in un angolino, da sola a guardare l'immenso oceano fuori dalla finestra. Chissà che starà facendo! Se sarò disteso sul ponte della sua barca a guardare le stelle, o se sta già tornando a casa.
Come evocato da un sogno sento la porta di casa aprirsi, giro lentamente il viso per vedere apparire davanti la sua figura.
Ecco li sulla porta che mi sorride, la sua maglietta preferita i suoi pantaloni militari e la sacca su una spalla. Quel dolce sorriso che piega le sue labbra "ehy piccolina che i fai ancora sveglia?"
"non riuscivo a dormire." Appoggia lento la sua sacca vicino alla porta, quante volte gli ho detto di non lasciarla li!!
Non riesco a muovermi, vorrei alzarmi e correre a rifugiarmi tra le sue braccia, ma c'è qualcosa che mi blocca. La paura irrazionale che quello che ha scoperto non sia quello che penso io.
Lo guardo avvicinarsi lentamente al divano. Si siede vicino a me e per un attimo rimaniamo così in silenzio a guardarci.
Ha i capelli leggermente scarmigliati come solito quando va in barca, i suoi vestiti profumano ancora di aria salmastra.
"sei tornato da poco?"
"da un oretta
" mi ha risposto con un tono incerto e la cosa sinceramente non mi piace
"ah..ho capito" mi alzo lentamente dal divano e mi avvio verso la finestra.
"Sara che hai capito?.."
"ho capito che hai incontrato prima lei di me..il che significa solo una cosa
"
"che sei scema!" il suo tono cosi sicuro e giocoso allo stesso tempo mi manda in bestia.
"non fare lo spiritoso Nick."
"ehy calmati" sento le sue mani posarsi sulle mie spalle.."è vero ho incontrato lei.. le ho chiesto di vederci al koi ma solo per dirle che non la voglio vedere mai più che non voglio manco più sentirla. Che voglio stare con te."
Mi giro e guardo nei suoi occhi, in silenzio ho bisogno di capire se dice la verità se è sicuro al cento per cento.
In quella profondità azzurra vedo tutto l'amore che provo per lui, che proviamo, vedo la sicurezza e la felicità. Non mi serve altro non voglio sapere il motivo, so solo che finalmente ho ritrovato il mio amore.
Mi lancio tra le sue braccia, e con il gesso lo colpisco leggermente ad un fianco, lui non dice una parola però mi stringe forte a se, il viso nascosto tra i miei capelli, il mio viso a contatto con il suo collo.
"Piccola ti amo tantissimo."
"ti amo anche io cucciolo."
Mi alza lentamente la testa e abbassa la sua, le nostre labbra si uniscono in un bacio dolcissimo, ci viene da ridere e non sappiamo manco perché. Continuiamo a baciarci, la mia mano scorre veloce ai suoi capelli, li accarezzo lentamente in circolo proprio come piace a lui. Le sue mani mi attirano di più a lui, le nostre parti intime vengono a contatto, la mia schiena ora appoggia al vetro freddo della finestra. Il contrasto tra il freddo e il caldo del corpo di Nick mi dona un brivido che percuote il mio corpo.
Le mani di Nick si muovono impazienti su di me, trovano il bordo della maglietta e lentamente lo superano, accarezzano lente la pelle del ventre, per poi salire al seno, lo trova attraverso il reggiseno, stuzzica il capezzolo con il pollice, un sospiro esce dalle mie labbra mentre la mia testa cade leggermente all'indietro, una nuova aria si scopre ai baci di Nick, che scendono sul mio collo, dietro l'orecchio che stuzzica con la lingua, prende il lobo tra i denti.
"Nick
" il sussurro sommesso esce dalle mie labbra, le gambe iniziano a tremarmi, non so per quanto ancora mi reggeranno. Cerco il suo collo per posarci il capo che sento sempre più leggero.
Con un bacio leggero lo sfioro, sento un gemito uscire dalla sua bocca, la mia mano cerca la sua pelle sotto la maglietta, la sfioro leggermente.
Sto odiando questo gesso che non mi permette di muovermi.
"uffa io ho solo una mano.." la mia voce rocca spezzata dal respiro si fa sentire seguita da una risatina di Nick.
"andiamo su?" sussurro roco al mio orecchio.
"proviamoci non sono sicura delle gambe"
Non finisco la frase che mi trovo in braccio a lui, come una principessa
"mio eroe."
"piantala" un bacio leggero sfiora le mie labbra.
Ci dirigiamo verso la nostra camera, mi adagia piano sul letto e si stende di fianco a me
"finalmente sei tornata nel nostro letto, non andartene più"
"non lo farò amore."
Le nostre labbra si riuniscono e con gesti lenti moderati torniamo ad amarci a guardarci nei occhi mentre diventiamo una cosa sola.
Siamo ancora insieme. È questo che conta!!
Ma sarà tutto finito? Ci aspetterà qualche altra prova?
Ora non voglio pensarci. Ora voglio perdermi tra le sue braccia.
CAPITOLO 25
Il sole riscalda lento il mio viso. I miei occhi cedono al richiamo che quella luce mi sta mandando. Li apro lentamente e la prima cosa che incontrano è il suo viso.
Sento il suo corpo vicino al mio, il suo profumo teneramente mi avvolge, quando mi è mancato averla tra le braccia.
Osservo lento il suo viso mentre la mia mano sfiora i suoi capelli, è stupenda quando dorme, i lineamenti sono distesi a darle l'aria di una bambina, la sua bocca, piccolo fiore, è distesa in un sorriso.
Dio quanto l'amo!!!
Ho rischiato di perderla ma lei, tenera giudice delle mie colpe, ha deciso di perdonarmi.
Vedo le sue ciglia tremolare leggermente, mentre i suoi occhi lentamente si aprono.
I nostri sguardi si intrecciano e sulle nostre labbra si disegna un sorriso. La mia mano continua la sua carezza.
"ciao piccolina"
"ciao cucciolo." si avvicina ancora di più a me, come se volesse sparire tra le mie braccia, la stringo più forte e non c'è niente ad impedircelo tranne il suo gesso.
"come sta il polso? Ti fa male??"
Vedo che abbassa leggermente lo sguardo, vorrebbe dirmi di no ma alla fine ammette
"un pochino." lo fa con un sorrisino, sa che avevo capito ancora prima che parlasse.
Le prendo delicatamente il braccio mentre mi stendo sulla schiena, lo appoggio al mio petto e prendo ad accarezzargli la fasciatura come facevo in ospedale, vedo il suo viso tingersi subito di un'espressione di benessere.
"grazie cucciolo."
"di niente"
Siamo ancora immersi nei nostri pensieri, quando un leggero bussare ci riscuote.
"avanti"
Vediamo la porta aprirsi e comparire Leigh, leggermente imbarazzata.
"buongiorno, scusate se disturbo, volevo dirvi che la colazione è pronta e io devo tornare a casa che mio marito a minacciato di morte se non torno" disse l'ultima parte ridacchiando, facendoci ridere pure a noi.
"vai pure non vogliamo averti sulla coscienza, ora con lei ci sono io"
Sentì che mi guardava leggermente perplessa, la guardai e le rivolsi un sorrisino.
"bene allora vado, sveglio Baylee e andiamo. Te l'affido Nick."
"tranquilla."
"ciao Sara, riposati mi raccomando"
"d'accordo. Grazie ancora."
La vedemmo uscire e riportai il mio sguardo su di lei, senza parlare ci avvicinammo per darci un bacio, che lentamente si trasformò in un incontro dolcissimo di due anime.
L'ho ritrovata e avrei fatto di tutto per non perderla ancora.
CAPITOLO 26
Dopo aver fatto ancora l'amore decidiamo di alzarci per mangiare quello che Leigh ha preparato e lasciato in caldo per noi.
Scendiamo mano nella mano in cucina e appena entrati, mi dirigo verso la macchinetta del caffé, già intenta a prepararlo quando:
"lascia faccio io, tu devi riposarti e in più è pericoloso."
Un sospiro leggero esce dalle miei labbra. Cerco la calma per rispondergli
"Nick, ho solo un polso rotto, non sono andicappata. Ti prego fammi fare qualcosa se no divento matta."
"ok, ok come vuoi. Ma stai attenta." con un sorriso sulle labbra mi sporgo verso di lui, che abbassa il capo facendo si che le nostre labbra si uniscano. È un leggero sfioramento poi in un sussurro la mia voce esce per dipingere un "grazie"
Annuisce leggermente, mentre si gira per preparare la tavola.
"esco ha ritirare il giornale. Sempre se lo trovo" ridiamo insieme a quella battuta. Il ragazzino che ogni mattina ci porta il giornale sembra amare i lanci difficili facendolo sempre finire chissà dove nel cortile.
Intanto il caffè è pronto e io mi siedo ad aspettare il ritorno di Nick.
Dopo un paio di minuto lo vedo rientrare sventolando il giornale, con una busta sotto braccio.
"l'ho trovato. E oggi fortunatamente non era nascosto."
Appoggia distratto la busta, mentre si siede al tavolo porgendomi metà del giornale.
È un nostro vecchio rito quello di dividerlo al mattino mentre facciamo colazione. Per poi passarcelo quando abbiamo finito.
Ma quella mattina io non riesco a concentrarmi nella lettura. Vorrei sapere il motivo del suo gesto, ma la paura di rovinare il nostro bel momento mi assale.
Deve aver sentito la mia inquietudine perché ha alzato lo sguardo dal giornale e ora mi fissa leggermente perplesso.
"piccolina che c'è??"
Abbasso il capo e fisso la tazza che ho davanti, poi con un filo di voce "Nick posso chiederti una cosa?"
"dimmi" sento dal suo tono che ha capito che voglio chiedergli. Alzo gli occhi e guardando dritto i suoi "posso sapere le ragioni del tuo gesto?"
Lo vedo ripiegare il giornale con un sospiro, sa che prima o poi gli avrei fatto questa domanda.
"ieri sera ho chiesto a Paris di incontrarci al koy. So che a lei non dovevo alcuna giustificazione, ma volevo chiudere con lei una volta per tutte.
Ieri dopo che ci siamo parlati al telefono, mi sono steso sotto la nostra palma, con un senso di pace e tranquillità, sentivo il mio amore per te ancora più forte di prima. E rivedendo come in un film le scene del nostro amore una lampadina si è accesa in me. Si per un momento quel giorno l'ho desiderata
" vede il mio sussulto a quelle parole e allungando la mano verso la mia intreccia le sue dita con le mie.
"ma è stato un desiderio di vendetta a spingermi a farlo. So che può sembrare pazzesco. Ma tu sai il male che mi ha fatto quando mi ha lasciato. Sai cosa ho provato sentendo le sue accuse infondate. Che ha ammesso essere tali solo perché cercava pubblicità."
Ora sul mio viso c'è della rabbia un leggero sussurro esce dalle mie labbra "che bastarda."
"che finezza" a quelle parole dette ridendo, mi nasce istantaneo tirargli il tovagliolo che avevo, solo per vederlo piegarsi scoppiando a ridere ancora di più.
"comunque questo è quello che mi ha spinto a farlo. Solo che mi sono accorto dopo che tutto il male non lo facevo a lei ma ha noi. E dio sa quanto mi prenderei a sberle per averlo fatto."
Mi alzai lentamente e girando intorno al tavolo andai da lui, che mi prese sulle sue gambe
"non sentirti più in colpa Nick. Io ti ho perdonato. Ma ti prego, se puoi, promettimi che non mi farai più cosi male." piccole lacrime volevano uscire dai miei occhi ma io le trattenei. La sua mano sfiorò il mio viso e guardandomi dritto nei occhi
"ti prometto che non lo farò mai più. Giuro su me stesso che non ti farò più del male. Ti proteggerò da tutto e tutti. Perché ti amo e perché per me sei tutto."
"ti amo Nick"
Le nostre labbra si congiunsero in un bacio tenero. In quel momento ci scordammo della busta. Quella busta che sarà per noi l'ennesima prova.
CAPITOLO 27
Mi sembrava di essere in paradiso.
Da un paio di giorni, da quando sono tornato dal giro in barca, il rapporto tra me e Sara è diventato ancora più forte.
Non riuscivamo quasi a staccarci, cerchiamo sempre un contatto, anche se minimo, dei nostri corpi.
Ora siamo in studio e anche i ragazzi ormai hanno capito che tra noi è tornato tutto a posto.
Ci stavamo scambiando l'ennesimo bacio quando ci arrivò la voce di Brian leggermente sarcastica, anche se vera.
"ci mancavano queste scene."
"si.....ma stanno iniziando a disgustarmi." disse Aj cn una risatina.
Continuando a baciare Sara le mie labbra si distesero appena in un sorriso.
Mi staccai da lei e riaprendo gli occhi incontrai i suoi pieni dello stesso desiderio e amore che c'era nei miei. Le sfiorai una guancia con una mano e sorrisi:
"sono invidiosi" ridemmo insieme, mentre una pallina di carta mi raggiunse alla schiena.
"non sfidarmi. Sai che perderesti."<br<
"ma piantala" il sorriso disegnava le labbra di tutti.
"vogliamo lavorare un pochino?" la voce di Howie ci richiamò all'ordine.
"sarebbe ora" è stato un sussurro appena udibile il suo. Ma per me che ero abbracciato a lei arrivò forte. Fingendomi offeso.
"Sara ripeti quello che hai detto" e lei con un gran sorrisone a piena voce disse con una risatina:
"sarebbe ora"
Mi girai verso i ragazzi e scambiandoci un'occhiata collettiva decidemmo di andarcene.
Sciolsi l'abbraccio e mi alzai, poi insieme ci dirigemmo alla porta sotto lo sguardo confuso di Sara e Leigh.
"dove andate?" ci chiese Leigh
"c'è ne andiamo. Ci ha offesi" rispose Brian
Dio che attore che è!!!
"io? Ma stavo scherzando"
Dio che tono dispiaciuto, strinsi le labbra per non scoppiare a ridere.<br<
"Se dici sempre cosi. E' ora di finirla"
Oh Gesù! Aj che la rimprovera è unico!!
Io sono quello più vicino alla porta e se non esco subito di qui rischio di rovinare tutto mettendomi a ridere.
Sto per aprirla quando:
"Nick?..."<br<
Il suo tono esitante quasi spezzato mi preoccupa: così giro appena il viso e alla vista della sua faccia un leggero senso di colpa mi prende, ma poi le mie labbra si disegnano in un sorriso che di minuto in minuto crese in una risata subito seguita dai ragazzi.
La vedo spalancare gli occhi, mentre Leigh sta ridendo, poi alzandosi piano si dirige verso di me.
Al suo sguardo minaccioso la mia risata si spegne.
La vedo avvicinarsi sempre più e alla fine sento le sue braccia cingermi la vita, spero in un bacio e invece alza il braccio con il gesso e mi colpisce lentamente al petto.
"ahiaa..." un sorriso sulle labbra mentre mi massaggio il petto "mena anche loro. Perchè sempre io?"
"perchè tu sei la mente. Oddio è difficile crederlo" un altra risata si scatenò nella stanza.
"che spiritosa." le mie mani si portano tra i suoi capelli portandoli all'indietro scoprendole il volto.<br<
Avvicino le mie labbra alle sue e mentre in nostro bacio prende forma mi arriva indistinta la voce di Aj.
"l'abbiamo perso."
Nella mia mente un pensiero:
"No Aj, mi sono ritrovato. Ero perso senza di lei!"
CAPITOLO 28
Che senso di pace mi avvolgeva mentre sono qui seduta ad osservare l'immenso oceano che si mostra me.
Rumori indistinti fanno da sottofondo ai miei pensieri.<br<
Nick è in cucina che prepara una cenetta speciale. Oggi in studio è stato bellissimo, anche se ancora lo scherzetto devo farglielo pagare.<br<
Sento una mano sfiorarmi la spalla.
"piccolina la cena è pronta."mi disse la sua tenera voce.
"grazie cucciolo" mi alzai e girandomi finì nel cerchio delle sue braccia. Rimanemmo a guardarci per qualche istante poi piano le nostre labbra si cercarono. Il bacio lento e pieno di tenerezza si trasformò in breve tempo in passione, la mia mano un momento fa era tra i suoi capelli, ora sta scorrendo impaziente le sue forti spalle e la sua schiena.
Si stacco piano da me e appoggiandomi la fronte alla mia mi disse:
"piccola, Dio quanto mi sei mancata. Ti amo"
"anche tu mi sei mancato Nick. Ti amo tantissimo."
Un brontolio sommesso arrivò dallo stomaco di Nick. Vidi le sue guance tingersi d'imbarazzo, mentre una risata fuoriusciva dalle mie labbra.
"vieni piccolino di mamma e ora della pappa." gli feci il verso di una tenera mammina, ricevendo in cambio un'occhiata storta.
"conto fino a tre poi so guai. Uno
.due
..tre.."
Ci rincorremmo per mezza casa ridendo come matti. Arrivammo in cucina con il fiatone e stanchi ci accasciammo sulle sedie.
"sono diventato troppo vecchio." disse Nick tra un respiro e l'altro
"da ora ti chiamerò nonnetto." gli risposi ridendo, mentre schivavo il tovagliolo che mi tirò.
"ok tregua."
"tregua"
Ci guardammo un istante e un sorriso nacque sulle nostre labbra. Passammo il tempo della cena ridendo e scherzando.
Dio quanto mi sono mancati questi momenti.
Finito di mangiare Nick si mise a riordinare. C'era un caos assurdo.
"Amore, sei bravissimo a cucinare. Ma mamma mia quanto sporchi." ero seduta su uno sgabello davanti al piano di lavoro.
"ecco che esce la cuoca che è in te. Guai a chi ti tocca la cucina" mi rispose ridendo mentre mi si avvicinava con le mani ancora umide.
"non è vero" finsi un leggero broncio incrociando le braccia quel tanto che il gesso me lo permetteva.
Mi si avvicino con il volto teneroso, gli occhi spalancati e un'espressione da cucciolo. "dai fammi un sorrisino" inclinò la testa da un lato rimanendo a guardarmi.
Dio quanto l'adoro. Le mie labbra si distesero in un sorriso "bellino."
"grazie." mi sfiorò il naso con un bacino per poi tornarsene al lavandino.
Mentre lo guardavo il mio sguardo cadde su il cestino dove tenevamo la posta. Da esso spuntava una busta gialla ancora sigillata.
"Nick ma non hai aperto la posta?"
"si l'ho aperta, perché?"
"perché sei il solito smemorato. Ti sei dimenticata questa."
"opsss." disse con un sorrisino.
Mentre stavo sorridendo apri la busta e alla vista del suo contenuto il mio sorriso si spense. La mano prese a tremarmi. Nick vide la mia espressione e mi chiese:
"piccola cosa c'è? Che cos'è?"
Io stavo scorrendo quelle foto ancora una volta, il gelo dentro di me. La data su di esse era quella del suo ritorno dal giro in barca.
Le buttai sul banco e guardandolo nei occhi gli dissi:
"dimmelo tu che sono."
CAPITOLO 29
Il suo viso è una maschera di freddezza come la sua voce. Che cosa c'è in quella busta che la sconvolge tanto.
Raccolgo quelle che sono delle foto dal banco dove le ha posate e sotto i suoi occhi le guardo e un senso di gelo mi pervade.
Che significano quelle foto?
Vedo scorrere passo a passo il mio incontro con Paris, quello avvenuto davanti a casa sua, quando seduti nella mia macchina ci siamo scambiati le ultime parole e poi una foto che mi sconvolge. Una foto di noi due i visi talmente vicini che sembrano sfiorarsi, sembrano presagire un bacio che non c'è stato, cosi come quella vicinanza.
Chiudo gli occhi e poi con un sospiro mi preparo a quello che sarà l'unnesima prova.
Alzo i miei occhi ad incontrare i suoi e per la prima volta non riesco a capire a che pensa, non riesco a leggerli. E questo mi spaventa.<br<
Tento di parlare ma mi precede..
"non vi siete incontrati al koi?"
"si Sara ci siamo incontrati al koi...le ho fatto il discorso che ti ho detto e poi sono uscito per andarmene, lei mi ha raggiunto fuori dal locale e mi ha chiesto un passaggio perchè non aveva la macchina. L'ho accompagnata e quando siamo arrivati l'ho salutata dicendole che non la volevo più vedere. Fine. Non so il perchè di queste foto.....e questa" dissi prendendo l'ultima foto quella dove sembrava stavamo per baciarci "non esiste... non ci siamo ne baciati ne avvicinati cosi tanto."
Non mi guarda, tiene le mani sul banco e non parla
"Sara.." la mia voce arriva incerta
"e allora perchè non me l'hai detto? mi hai raccontato tutto quello che visiete detti. Perchè non mi hai detto che l'hai portata a casa?"
"non so perchè non te lo detto. Non mi sembrava una cosa importante, l'ho solo raccompagnata, non pensavo che ci fosse un fotografo, non pensavo arrivassero a questo."
"Nick, io non so se crederti."
Quelle parole furono come una lama che piano trapassava il mio cuore. Dio ti prego non dirmi che per una cavolata siamo ancora divisi.
Mi avvicinai a lei e prendendole il viso tra le mani portai il suo sguardo nel mio..
"tu devi crederci perchè è la verità.....Sara, amore non roviniamo tutto quello che abbiamo ricostruito per questo. Non è successo niente, è un fotomontaggio."
"Nick non è la foto, è il fatto che non me l'hai detto. Mi hai detto tutto ma non questo. E se dici veramente che non c'è stato niente non vedo perchè non dirmelo."
"Cristo Sara non so perchè non te l'ho detto.....ma tu devi fidarti di me." le accarezzai una guancia con il pollice "ti fidi di me?"
Rimase in silenzio e quel silenzio ancora una volta sapeva di mille parole. Lei non poteva fidarsi più come prima, quel maledetto giorno ho rovinato tutto.
"non ci riesco Nick." le lacrime scorevano dai suoi occhi e subito dopo dai miei.
Poi la rabbia esplose dentro di me
"come puoi dire che mi ami se non ti fidi di me?? EH come fai a
dirlo?"
Vedo i suoi occhi spalancarsi
"non fare la vittima ora. Come posso fidarmi dopo che meno di un mese fa ti ho visto baciare un altra qui in casa nostra. Come fai a dirmi che io non ti amo quando tu mi hai tradito qui dove tutto e nato?"<br<
Dio che merda che sono, accecato dalla rabbia Ho aperto bocca senza pensare
"scusa.."
"Nick non possiamo continuare cosi, ci distruggeremmo solo, io ti amo e mi fa male dirlo ma forse è bene se ci prendiamo una pausa."
Dio che male che fanno le sue parole ma so che ha ragione, se continuassimo a litigare a sforzarci il nostro amore prima o poi si lacerebbe, e io non voglio.
"si hai ragione. Prendiamoci un pò di tempo. Io ti amo e ci credo ancora in noi."
"anche io ti amo." le nostre guancie sono rigate da lacrime amare, lacrime che fanno male.
"vado a preparare la mia roba e chiamo Leigh."
La vidi alzarsi e non riusciendo a parlare annui solo.
Che idiota!!
CAPITOLO 30
Sono qui in questa camera chè è stato teatro di mille momenti belli. I miei occhi sono ancora bagnati dalle lacrime che hanno preso a scendere in cucina e che non vogliono fermarsi.
Il mio sguardo vaga per la stanza, si ferma sul letto teatro di teneri incontri, incontri che univano due anime a formarne una sola.
Quel letto che pochi giorni fa ci ha rivisti uniti dopo settimane, ha accolto le prime carezze del mattino i primi baci, ci ha cullati in sonni tranquilli.
raggiungo l'armadio con il cuore che fa male, prendola mia valigia e inizio a metterci dentro le cose.
Poi come senza forze mi accascio sul letto, prendo il cellulare e conpongo il suo numero.
Squilli interminabile scandiscono gli istanti che passano veloci.
"pronto.."
"Leigh..." la mia voce si spezza, le lacrime piegano la mia voce a un sussurro.
"Sara, tesoro che succede?"
La sua voce tenera rompe gli argini e come un fiume in piena le parole escono dalla mia bocca, disturbate dai singhiozzi che scuotono il mio corpo.
Le racconto tutto le dico della pausa che abbiamo deciso di prendere, le dico tutto mentre dentro di me il gelo diventa sempre più grande.
"Leigh puoi venirmi a prendere?"
"Sara...siete veramente sicuri di quello che fate?"
"Si Leigh, prima in cucina stavamo arrivando a dirci cose grosse, cose che potrebbero distrugere per sempre il nostro amore."
"Cosa vi siete detti?"
Un singhiozzo interrompe le mie parole "Nick mi ha chiesto come posso amarlo veramente se non mi fido di lui."
"è un idiota...non so che gli farei se lo prendessi." la sua voce è piena di ira.
"Leigh calmati. E' per questo che abbiamo deciso la pausa. ci distruggeremmo se continuassimo a litigare."
"ok Sara. Purtroppo avete ragione. Arrivo tra dieci minuti ok?"
"OK grazie."
Chiudiamo la chiamata insieme e io ancora una volta mi lascio andare ai ricordi. Hai mille sorrisi, scherzi e baci che ci siamo scambiati proprio qui, in questa camera.
La casa è in profondo silenzio, non provengono rumori da sotto. So di essere codarda ma non riesco a scendere. So che starà male come me adesso e so che non riuscirei a guardarlo in queste condizioni senza pregarlo di prendermi tra le sue braccia, facendoci ancora più del male.
Ora il nostro antidoto è il tempo.
Il tempo che, unico padrone del nostro sentimento, deciderà per noi!!
CAPITOLO 31
Sento la porta della nostra camera chiudersi.
Mi lascio cadere sul divano, la testa tra le mani.
I pensieri vagano da soli, li lascio scorrere, mi riportano a tanti bei momenti, alle passeggiate lungo la spiaggia mano nella mano per poi fermarci e scambiarci un tenero bacio con pratagonisti solo l'oceano e la luna.
Ho rovinato tutto. Un fottutissimo errore mi sta portando via la cosa più preziosa che ho. E la colpa è solo mia.
Prima in cucina, con quello scoppio di ira volevo ferirla come mi sono sentito ferito io quando mi ha detto che non mi crede.
Ma poi quando lei mi ha risposto, ho capito quando sono stato deficente a dire una cosa del genere.
Lei che in queste settimane è stata distrutta da un mio gesto, lei che in questi giorni mi ha perdonato, mi ha permesso ancora di stringerla a me, di baciarla, di amarla.
Come ho potuto dubitare di lei?!
Il tempo, anche se farà un male cane, ora è il nostro unico amico.
Ma so già che senza di lei le giornate trascorreranno lente, vuote, senza la gioia di averla vicino a me, di poterla toccare.
Sento rumori indistinti provenire dalla camera, la immagino preparare la valigia, mentre i suoi occhi si poseranno sul nostro letto, tenero giaciglio del nostro amore.
Dio quanto male le ho fatto, quanto ne ho fatto a noi.
Sento la porta aprirsi piano, la sento scendere le scale, mi alzo per aiutarla con la valigia.
Quando i nostri sguardi si incontrano mille emozioni passano tra di noi.<br<
Sentiamo la ghiaia del vialetto scricchiolare sotto il peso delle ruote di un auto. Sappiamo chi è.
Uno squillo accennato rompe il silenzio. Leigh troppo rispettosa l'aspetta in macchina sa che per noi sarà difficile salutarci.
Siamo vicini, uno davanti all'altro, ci guardiamo e non riusciamo a parlarci.
"vuoi che ti aiuto con la valigia?" nasce in me un ultimo atto di cavalleria
"non preoccuparti c'è la faccio." un sorriso appena accennato, e le lacrime che continuano a bagnare il suo volto.
Mi avvicino a lei e posandole la fronte sulla sua, cerco un ultimo contatto, la guardo nei occhi rimanendo in quella posizione, i nostri sguardi si parlano. Le lacrime bagnano, ora, le mie guancie.
"ti amo Sara. Mi mancherai."
"Ti amo anche io Nick. Dio sa quanto mi mancherai."
Mi avvicino ancora un pò, un piccolo sfioramento delle nostre labbra. Un solo istante.
Poi la vedo staccarsi piano da me e aprire la porta, un ultmo sguardo prima che lei varchi la soglia e la porta piano piano chiuda ai miei occhi la visione di lei.
Fisso quella porta con gli occhi assenti. Sento intorno al mio cuore ritornare alte spesse pareti ha proteggerlo, chiudo la porta di quel immaginaria cella che lo racchiude.
E aspetto.
Aspetto lei, che unica padrona della chiave, potrà liberarlo!
FINE
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