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call me the doctor

Ultimi aggiornamenti. Oggi 4 Giugno 2009.


CALL ME THE DOCTOR

Autore: LadyNickDark
Protagonisti: Nick
Genere: PG-17
La storia e' completa?: SI
Categoria: Hard
Trama: Nick si e' ammalato. Chi riuscira' a guarirlo? Ma soprattutto... COME?

CALL ME THE DOCTOR

Si sentiva uno straccio. Un vero straccio strizzato troppo.
Aveva un mal di testa lancinante, il raffreddore che non gli dava tregua e un mal di gola così forte, che se fosse riuscito a parlare per dire "uh!", sarebbe già stato un traguardo.
Ma come si era conciato così?
Doveva essere stato quel bagno in piscina con Jessi, due giorni prima. Aveva preso freddo e questi erano i risultati.
Malato.
Oltretutto avrebbero anche dovuto fare un live la sera stessa, ma in quelle condizioni se lo potevano scordare di suonare.
Oppure potevano esibirsi senza cantante, poteva essere un' idea.
Prese il cordless, preparandosi psicologicamente ad una chiacchierata con Brian. Si prospettavano scintille.
- Pronto? -
- Ciao Brian, sono Nick. -
Se riusciva a sentirlo, era un grande.
- Eh? -
Appunto.
- Sono Nick. Sto male. - Disse, con uno sforzo sovrumano.
Si sentiva la gola andare a fuoco e non aveva voce. Quindi.
- Nick? Ma porca puttana, cos' hai fatto? Se è uno scherzo, giuro che... -
Lo interruppe prima che dicesse qualche altra boiata.
- Sono malato. Ma proprio tanto. Non riesco neppure a parlare, quindi stasera bisognerà cancellare il live. -
Stava per mettersi a piangere dal dolore, gli occhi gli lacrimavano e la voce raschiava contro le corde vocali.
- Coosa?! -
Ecco, la sfuriata.
- Nick Carter, cosa cazzo ti passa per quella fottuta testa di cazzo che ti ritrovi? Ammalarti per prima tappa del tour, dico io! Neanche un cerebroleso! -
Rimase ad ascoltarlo con la cornetta staccata dall' orecchio. Tanto, visto il tono di voce, riusciva benissimo a sentirlo lo stesso.
Sospirò, a fatica.
- Sei un idiota in piena regola lascia che te lo dica, ma se stai male, non posso farti esibire così. Cretino, deficente, vedi di curarti e rimetterti in sesto per il prossimo, hai capito? -
Era sempre così carino quell' uomo. Veniva voglia di abbracciarlo, proprio.
- Sì. Grazie. - Disse.
- Ecco. Ciao. - Salutò, l' altro, scazzato.
- Ciao. -
Rimise il cordless al suo posto, sospirando sollevato.
La parte più brutta era passata dai, pensava peggio. Strano che non avesse minacciato di farlo morire in atroci modi...
Andò a stendersi sul divano. Prese la confezione di caramelle per il mal di gola e se ne mise una in bocca. Sentì il sapore di limone misto all' amarognolo della medicina.
Accese la tivù e iniziò a fare zapping, svogliatamente.
- Ecciù! -
Ma porca... Il raffredore, cosa odiosa.
Si soffiò il naso, sentendo gli occhi lacrimargli. Tirò su col naso, sentendo il mal di testa diventare sempre più insopportabile.
Stava covando una bella influenza, altrochè.
Il telefono squillò.
Si fece violenza e si alzò, per mandare a fanculo chiunque avesse avuto la malaugurata idea di farlo spostare.
- Uhm. - Rispose.
Almeno non doveva usare la voce.
- Nick, amore? -
Si acciglio per un secondo.
Era Jessi, la colpevole di tutto. La sua maledetta fidanzata dalle idee strambe. Lei.
- Uhm. - Ripetè.
- Stai male? Cos' hai? - Chiese l' altra, preoccupata.
- Sono malato. Tanto. -
Perchè tutti si ostinavano a volerlo far parlare? Non doveva mica riposarsi e rimettersi in forma?
- Oddio che voce! Poverino! Vengo a farti un pò di brodino caldo. -
- No. – La frenò.
- Perchè no? Vedrai che poi ti sentirai meglio. -
Perchè era lei la colpevole. Tutta colpa sua.
- No. -
- Ma... Nick! Ti rimetterai prima se c'è qualcuno che ti cura. -
Chissà perchè gli sembrava tanto una scusa per poterlo vedere. Sorrise.
- Sei un dottore? -
- All' occorrenza. - Disse, maliziosa.
- Ok. - Rispose, sotto sotto lusingato.
- Arrivo subito. Aspettami. -
Sentì la telefonata finire immediatamente e ripose la cornetta con un sorriso sornione sul viso.
Si andò a sedere di nuovo sul divano, coprendosi tutto con la coperta. Sentiva i brividi di freddo, la testa che girava e la gola che non smetteva di bruciare ogni volta che deglutiva.
Prima che Jessi arrivasse era riuscito a finire un intero pacchetto di fazzoletti di carta e a fare 10 starnuti.
Il campanello suonò e si alzò per aprire alla sua ragazza.
Si ritrovò davanti una Jessi sorridente, che quando lo vide si sciolse in un' occhiata d' amore.
- Stai messo male, eh? - Incalzò lei.
- Eh... - Disse solamente.
Perchè lui era malato, mentre invece lei era più pimpante di una gazzella? Questi favoritismi, proprio...
La vide spostarsi a destra e superarlo. Gli diede un bacio sulla fronte e raggiunse il salotto.
- Vieni e stenditi, faccio tutto io. Tu pensa solo a riposarti. - Gli disse, coprendolo e accarezzandogli la fronte e la testa.
Doveva ammettere che tutte queste attenzioni gli piacevano. Sembrava di tornare bambino.
- Vado a prepararti qualcosa di caldo. -
Annuì debolmente e la vide sparire in cucina.
Teneva la guancia destra spiaccicata contro il cuscino, con gli occhi sempre più lacrimanti, si sentiva scottare e si soffiava il naso ogni tre secondi in media.
Chiuse gli occhi, quando arrivò il momento che gli bruciavano così tanto da non poter più tenerli aperti.
- Tieni Nick ti ho prepara... Oh! -
Quando sentì la voce di Jessi si ridestò. La vide con in mano una tazza fumante.
Sbattè le palpebre due o tre volte e si mise seduto.
- Grazie. -
Allungò una mano e Jessi gliela porse. Sentì il contatto piacevole col calore della porcellana. Già si sentiva più caldo.
- Scusami, ti eri addormentato? - Gli chiese lei, sedendosi accanto ai suoi piedi.
- No, non preoccuparti, avevo solo chiuso gli occhi. -
Sorseggiò il tea lentamente, felice che fosse bollente. Sentiva le mani di Jessi accarezzare i suoi piedi e le gambe e tutto ciò serviva a farlo cadere in una sorta di torpore.
- Riesci ad essere sexy anche da malato. -
Le parole di Jessi gli fecero spalancare immediatamente gli occhi, basito.
Come?
- Col naso rosso, l' influenza e i brividi? -
La vide sorridere mentre annuiva.
- Certo. Sei Nick, anche se avessi la lebbra ti starei vicino comunque. -
Si sentì felice per quelle parole e sorrise caldamente.
- Se non fossi malato, ti bacerei. - Disse, guardandolo fisso.
Lei fece un sorriso sghembo.
- Puoi farlo lo stesso, non ho paura di ammalarmi. -
Rimase a guardarla per una decina di secondi, poi fece una mezza risata. Che gli costò una corda vocale, pensò.
- Ok, ma solo uno. - Disse serio, alzando l' indice per indicare il numero.
Lei annuì, tutto contenta e si sporse verso Nick.
Le loro bocche si sfiorarono e si diedero un bacio a stampo. Niente di eclatante.
Nick ritornò seduto dov' era prima, appoggiandosi con la schiena al cuscino. Vide Jessi triste.
- Cosa c'è? - le chiese.
- Io vorrei dartene di più però. -
Trattenne una risata e gli accarezzò una mano, delicatamente. Subito Jessi intrecciò le dita con le sue.
- Anch' io vorrei dartene di più, però se ti ammalassi anche tu? -
Lo vide sbuffare, infastidito.
- Tu pensa ai tuoi problemi, io penso ai miei. So solo che, se mi baci, non mi ammalerò. - Disse, con un tono da bambina offesa.
Sorrise.
- No, ma penso che dovrei andare dal medico a farmi dare qualcosa per la gola. Non riesco a parlare... - Disse Nick, sforzandosi.
- Già, credo anch' io. Non si riesce a sentirti. -
- Non ho voglia di alzarmi... -
Sentì lei ridere e si volse a guardarla.
- Posso farlo io il dottore, se vuoi. - Lo disse con un tono allusivo, che non lasciavano dubbi.
Nick si bloccò a guardarla, pensando già a cose poco caste.
Solo a pensare a cosa avevano combinato in piscina, si sentiva avvampare.
- Jessi... - Cercò di smorzarla.
Lei si sporse di nuovo verso di lui, passando la mano lungo la sua gamba, il fianco, sentiva il tocco sulle costole, i pettorali, il collo...
Sentiva già la testa girargli.
- Cosa sente, signore? Dove le fa male, mi dica... -
Oddio, voleva farlo ammattire! Che glielo dicesse chiaro e tondo.
- Jessi... -
Sentì le sue labbra sul collo, che gli fecero mozzare il respiro. Sentì la zip della felpa venire abbassata e ben presto si trovò solo con la maglietta.
Le mani scivolarono sotto il tessuto e lo accarezzarono, alzandolo verso lei. Anche quella a terra.
Si ritrovò a ricambiare i gesti, spogliando Jessi e accarezzandola. La baciò, cercando la sua lingua e giocando con le ciocche dei suoi lunghi capelli castani.
Jessi lo fece stendere e prese a baciarlo, seguendo la linea dello stomaco, fino ad arrivare ai pantaloni. Glieli slacciò, mentre continuava a torturarlo con la bocca.
- Jessi... -
Continuava a ripetere il suo nome, come se ormai esistesse solo quello.
- Credo che potrei curarla, ma è una cura lunga e richiede molto tempo. E' disposto? - Gli disse lei, staccando appena le labbra dalla sua pelle.
- La salute prima di tutto, credo che mi curerò. -
La vide sorridere, sornione.
Quando sentì i boxer venire tolti insieme ai pantaloni, spalancò gli occhi. Oddio!
- Cosa vuo... Ah! - Disse, prima di venire interrotto da un gemito.
Jessi aveva cominciato a massaggiarlo, facendogli morire le parole in bocca. Sentiva un ronzio in testa, che faceva giungere ovattati tutti i suoni.
Strinse di più i capelli di Jessi fra le dita, poi la attirò a sè per baciarla. Gli morse delicatamente il labbro inferiore, mentre si sentiva impazzire per il giochino della mano di lei.
Quando sentì la bocca spostarsi dalle sua labbra al suo membro, gemette così forte da fargli pensare che presto i vicini avrebbero chiamato la polizia.
La sentiva andare su e giù, facendogli perdere il senso delle cose. Muoveva il bacino, per seguire i movimenti di Jessi.
Sospirava e gemeva forte, ripetendo il suo nome e stringendogli la testa fra le mani.
Ormai riusciva solo a pensare a Jessi e alla sua bocca che lo stavano torturando in quel modo. Quel modo così fottutamente piacevole!
Se lei voleva ammalarsi, ben venga. Era un modo giusto per vendicarsi, no?
Le sfilò gli slip lasciandoli cadere sul pavimento. Con le mani la posizionò sul suo bacino e cominciò a penetrarla. Nonostante non fosse in piena forma, diede il meglio di sé. Pensò che in fondo fosse stata una buona idea fare sesso. Cominciava a respirare un pochino meglio.
Continuava ad entrare e uscire da Jessi. Il ritmo pian piano aumentava e i loro gemiti erano sempre più alti.
-Jessi io sono al limite…-
-Sto per arrivare anch'io…-
Insieme raggiungeso l'orgasmo. Si lasciarono andare all'urlo di piacere.
Nick cercava di riprendere fiato, appoggiato al cuscino. Sentì Jessi stendersi su di lui e appoggiare il capo sul suo petto.
La strinse più forte a sè, ancora incapace di ragionare coerentemente.
La punta del naso di Jessi sfiorò la sua guancia, poi il suo respiro gli solleticò l' orecchio.
- Com' è stata la cura? –
-Non potevo avere una dottoressa migliore!-


FINE