ANDRA' TUTTO BENE
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PARTE 1
La porta si aprì cogliendo di sorpresa la Dott.ssa Temperance Brennan. Gli occhi della donna vennero feriti da quella luce improvvisa e dovette coprirli all'istante con l'avambraccio. Non era facile abituarsi ad una fonte di luce quando si è stati al buio per più di 4 o 5 giorni. Sentì un corpo rotolare nella sua cella, gettato dentro senza troppa cura e poi lo sbattersi di quella maledetta porta di metallo, unico stargate per la vita.
Aspettò ancora qualche attimo in silenzio per sentire i rumori che la circondavano. Fu sorpresa del nulla assoluto che regnava nella stanza.
Spostando il braccio dal volto cercò con lo sguardo il corpo che era sicura di aver sentito cadere, con un tonfo, sul pavimento di cemento. Sorrise soddisfatta di sé stessa quando focalizzò un fagotto ad una decina di passi da lei.
Tanto peggio di così non può andare
si disse avvicinandosi a carponi e iniziando ad identificare il corpo anche se era girato di spalle.
Uomo, corporatura robusta, 35/40 anni, alto un metro e 80, un metro e 90 circa. Con quel poco di luce che filtrava dalle fessure della porta poteva giusto vedere che indossava vestiti scuri. Aveva le mani legate dietro la schiena. Anche se non riusciva a vedergli le caviglie, dalla posizione, poteva intuire che anche quelle fossero legate.
Ormai era alla distanza di un braccio.
Glielo posò sulla spalla e lo scosse :-Ehy?...- lo chiamò scuotendolo un paio di volte.
Non ricevendo risposta, gli girò intorno e inorridì quando si trovò faccia a faccia col suo collega: Seeley Booth.
-Oh mio Dio
Booth?
Le mani esperte gli stavano toccando la testa per constatare i danni. Fortunatamente trovò solo un rigonfiamento alla base del cranio dovuto, con grande probabilità, all'azione di un corpo contundente. Si chinò per sentirgli il respiro: era ancora vivo.
Trasse un sospiro di sollievo proprio mentre Booth iniziava a grugnire riprendendosi dall'aggressione.
-Mmmm
-Booth?
L'agente dell'FBI cercava di mettere a fuoco la situazione e pensò di essere diventato cieco visto che sentiva una voce ma non vedeva nulla.
Brennan si accorse dello scombussolamento del collega e cercò di spiegargli la situazione: -Booth, siamo in una stanza buia, i tuoi occhi si abitueranno presto a quel poco di luce che filtra dalla porta
-Brennan?- chiese con la voce impastata. Poi sorpreso di averla trovata provò ad alzarsi da quella posizione fetale chiamandola con un tono decisamente più alto e concitato: -Brennan!!! Ti ho trovata!
Non fece in tempo a finire la frase che ricadde a terra: -Ouch!
-Sei sempre il solito
sei legato!
-Bhe non darmi una mano, non preoccuparti sono comodo così!
Temperance sbuffò e sia avvicinò per slegarlo. Finalmente libero, l'agente potè strofinarsi i polsi.
-Cosa ci fai qui Booth?
Gli occhi di Seeley iniziavano ad abituarsi a quel buio e gli sembrò di scorgere un'espressione, nonché un tono di rimprovero in quella voce.
-Secondo te? Sto cercando un bed&breakfast per fare una gita romantica!
-Con Tessa?
-Ma che
Bones! Ci siamo appena rivisti e già litighiamo?
La dottoressa Brennan si alzò ed andò a sedersi nel suo angoletto.
-Cos'è adesso non mi parli più?
-Lo sai che sono arrabbiata con te!
Seeley si alzò e barcollando ancora per il colpo in testa la cercò seguendo la sua voce.
-I miei occhi non sono ancora così abituati
potresti non giocare a nascondino?
Mentre diceva questo diede un calcio a qualcosa di morbido e capì di essere arrivato. Le si sedette vicino e rimase in silenzio per un po' con le mani sulle ginocchia.
Dopo un periodo interminabile di tempo le disse: -Sono felice di trovarti ancora viva
ero preoccupato a morte
Lei rispose appoggiandosi alla sua spalla con la testa.
15 GIORNI PRIMA WASHINGTON D.C.
-Dottoressa Brennan, il capo vuole vederla!
-Grazie Zac, puoi finire tu la ricostruzione di questo teschio?
Il giovane dottorando la guardò con reverenziale rispetto: -Davvero posso Dottoressa Brennan?
Temperance alzò lo sguardo e gli sorrise: -Non solo puoi, Zac, ma devi anche finirlo per quando sarò di ritorno. Ho già diviso il condrocranio e ricostruito una buona parte del desmocranio. Devi cercare di mettere insieme l'osso zigomatico e
sì anche lo sfenoide non mi convince. Fai attenzione stai lavorando un cranio di 400 anni fa. E le condizioni in cui lo abbiamo trovato purtroppo non erano delle migliori
Zac non poté fare altro che guardarla con ammirazione: se non fosse stato per lei forse in questo momento sarebbe in un museo sì, ma a fare il guardiano e la guida per gruppi di scolaresche. Invece la dottoressa Brennan lo aveva scovato ad un suo corso e aveva riconosciuto in lui una genialità fuori dal comune. Gli aveva proposto il dottorato ed ora eccolo
al Jeffersonian. Era a dir poco affascinato da quello che faceva: gli piaceva dare un nome alle ossa che analizzava, anche se erano passati centinaia di anni dalla morte di quelle persone. Ma la cosa che lo elettrizzava di più era collaborare con l'FBI e risolvere casi che altrimenti quei burocrati non avrebbero potuto spiegare.
Felice che la dottoressa lo avesse ritenuto degno di finire una cosa iniziata da lei, si mise di buona lena a ricomporre quel teschio.
Temperance entrò nell'ufficio di Goodman senza neanche bussare.
L'archeologo, a capo della sezione scientifica del Jeffersonian, alzò lo sguardo dalle scartoffie che stava leggendo e l'apostrofò: -Dalla tua entrata deduco che sai già cosa voglio dirti, dottoressa Brennan.
-Senti, non c'è bisogno che mi ricordi quanto è importante collaborare con l'FBI
-Siediti- disse duro.
Temperance prese posto sulla poltroncina di pelle rossa e legno di mogano proprio di fronte al suo direttore.
-Ho saputo cosa è successo
-Booth non ha aspettato neanche che passassero 24 ore per venire a piagnucolare da te!
-Temperance, in ospedale ha detto di essere inciampato su un gradino! Peccato che tu gli abbia fracassato il naso davanti a dei testimoni!
La dottoressa alzò il ciglio sorpresa: -Mm, allora non è venuto a piangere da te
-No, il suo capo ha aperto un'indagine. Strano che un tiratore scelto riesca
-Cecchino
- sottolineò la donna
Goodman trasse un profondo respiro e ricominciò al frase: -Strano che un tiratore scelto riesca a rompersi il naso inciampando su un gradino
così ha scoperto che Booth aveva intimato ai due testimoni di non dire una parola
-Già il suo orgoglio da maschio alpha è ferito quanto il suo naso!
-Temperance, ma non lo capisci? L'ha fatto per te! Hai picchiato un agente federale e gli hai rotto il setto nasale! Al capo dell'FBI non è piaciuto e non è piaciuto neanche il fatto che l'agente Booth si sia inventato delle frottole
-Uffa, quante storie per un naso! Mi aveva dato contro in quel caso! Ed io avevo ragione!
-Questo non ti dava il permesso di picchiarlo! Sei impossibile!
Temperance incrociò le mani le mani sul petto guardandosi intorno. Dopo qualche istante di silenzio disse: -Ok, posso tornare a lavoro?
-Non ancora
- Goodman prese la cornetta del telefono e parlò con la sua assistenze: -Faccia passare il Sig. Travor
Alla Brennan sembrò di scorgere un sorriso beffardo mentre il suo capo riagganciava la comunicazione. Dopo neanche due secondi si udì bussare alla porta. Li raggiunse un tipo sui 25 anni, biondo, carnagione chiara, occhiali da sole sfacciati per il luogo dell'appuntamento. Era vestito con jeans larghi e t-shirt aderente.
-Prego si accomodi agente Trevor- lo accolse Goodman.
-Wow
- disse Brennan: -Hanno mandato addirittura un agente federale per indagare sul caso?- lo disse disegnando in aria le virgolette con le dita: -Senta, è vero gli dato un pungo. Ma se Booth è onesto converrà con me che lo meritava!
-Mi spiace dottoressa Brennan, forse c'è un equivoco. Non sono qui per investigare su nulla
o meglio non su quello che crede lei. Da oggi sarò il suo partner, lavorativamente parlando, si intende!
Bones guardò sconcertata il tipo e poi Goodman.
-Cosa? Che vuole lei?
-Temperance, è qui per prendere il posto di Booth. L'FBI ha convenuto che non fosse più il caso che voi due collaboriate insieme, così ci ha mandato l'agente Alex Trevor.
La donna non riuscì a fare altro che alzarsi e andarsene sbattendo la porta.
-Romperà il naso anche a me?- scherzò Trevor.
-Non posso crederci
- sghignazzò Angela Montenegro mentre finiva il ritratto che le aveva chiesto la sua collega, nonché migliora amica, Temperance Brennan.
Rideva perché la vedeva agitarsi nel suo ufficio dalla porta a vetri e scagliare qua è là penne e palle di carta.
-Cos'è? Schizofrenia? O è la mafia che le ha fatto qualcosa? Magari le ha messo degli allucinogeni nel caffè!
-Hodgins, non c'è bisogno che tu veda complotti ovunque! È semplicemente
arrabbiata!- spiegò la disegnatrice.
-Già e so anche perchè...- aggiunse Zac mettendo sotto la lente d'ingrandimento un frammento osseo.
-Bhe? Cosa aspetti? Diccelo!
-Hanno tolto Booth dalle indagini che riguardano il Jeffersonian
-Per avere un quoziente intellettivo di gran lunga superiore alla media sei di poche parole
-Sapete cosa è successo tra loro ieri no?
-Sì
- Angela mimò il cazzotto sul naso facendo interpretare la parte di Booth proprio al povero Zac.
-Ecco
quello
all'FBI non è piaciuto che Booth non abbia dichiarato l'incidente e così lo hanno sostituito con il manichino/surfista che sta leggendo quella cartella clinica là. E scommetto che non ci sta capendo neanche nulla
-Vado a togliergliela
- disse protettivo Jack guardando in direzione del dito di Zac Addy.
-E come le sai tutte queste cose Zac? Di solito vivi fuori dal mondo
-Il tale Alex Trevor ci ha tenuto a farmi un resoconto dettagliato stamani mentre urinavamo. Mi dispiace! Io e Booth avevamo un gran bel rapporto!
-Ma se neanche ti salutava!- gli disse in faccia Jack Hodgins tornando con la cartella clinica in mano, vittorioso.
-Non è vero che non mi salutava! È il nostro rapporto da
compagni di squadra!
-Insomma si lavora o no qui dentro?- li riprese Goodman: -Volevo presentarvi l'agente speciale Travor. Da oggi sarà lui il nostro tramite con l'FBI.
Il nuovo arrivato ricevette solo alzate di spalle e saluti distratti con la mano.
Goodman si sentì di doverlo rincuorare: -Hanno fatto così anche col suo collega. Si abituerà.
Dopo neanche una settimana dall'arrivo, Travor portò il primo caso importante all'Istituto. Una donna era stata trovata in avanzato stato di putrefazione in una discarica. Si poteva pensare che i resti appartenessero ad una barbona che cercava riparo dal freddo tra i rifiuti. Se non fosse che vicino alla vittima era stato trovato un orecchino di enorme valore economico e che risultasse avere il collo spezzato da una torsione.
Mentre Temperance si dirigeva con la sua squadra al punto del ritrovamento, i suoi colleghi non riuscirono a non fare commenti su Booth.
-Lo hai sentito?- chiese Angela.
-Non so a che ti riferisci
-Lo sai benissimo che mi riferisco a Booth
-Ah, ti riferisci a quello?- chiese continuando a leggere il primo rapporto dell'FBI: -Questo scrive come un cane!
-Temperance?- la richiamò l'amica chiudendole il dossier: -Allora?
-No Angela, non l'ho chiamato, ne visto, ne respirato, ne qualsiasi cosa si possa fare con i 5 sensi
ed ora torniamo a lavoro
-Ma lui ti ha chiamata!
La dottoressa la guardò di traverso e Angela si sentì di dover dare delle spiegazioni: -Ho chiesto a Zac di risalire alle ultime chiamate in entrata e in uscita del tuo telefono dell'ufficio
-Ok, basta
stiamo andando a lavorare.- fece una pausa. Poi continuò: -E comunque non ho risposto!
-Femmina, 29 anni, corporatura esile. Causa apparente della morte
è per via del collo che ha fatto crack
L'equipe del Jeffersonian si girò a guardare l'agente Travor: -Stiamo parlando di un omicidio
possiamo usare anche il gergo tecnico. Lo capiamo benissimo!- l'apostrofò Brennan.
-L'avevo detto che era meglio Booth
- aggiunse Zac.
-Hodgins, tu pensa a raccogliere quanto più puoi sulla vittima e intorno ad essa: campioni di rifiuti, larve, se ci sono escrementi di animali. Tutto. Zac scatta le foto e non dimenticare quella dell'orecchino. Potrà servirci per riconoscerla. Attento perché le gambe sono staccate. Molto probabilmente tagliate di netto. Angela collegati al database della polizia e stampa l'elenco delle donne caucasiche di cui non si ha nessuna traccia diciamo dagli ultimi 8/12 mesi. Il decesso sembra risalire a 8 mesi fa. Meglio controllare anche qualche mese prima. Ok Travor, noi ci portiamo via il corpo. Entro 2 giorni avrai la mia relazione sulla scrivania.
-Ma
non posso venire con te all'istituto?- le chiese seguendola.
-No
-Ma Booth poteva!
-Booth è Booth. Aveva un tesserino che non intendo cedere a te. Lavoro meglio se non sono sotto pressione. Ci sentiamo per telefono. Arrivederci.
All'una di notte il Jeffersonian era ancora brulicante di scienziati all'opera. Oltre al nuovo caso dell'FBI, i dottori erano impegnati nel riconoscimento di una trentina di vittime trovate in una fossa comune risalente alla seconda guerra mondiale. I resti erano stati spediti dall'Italia ed appartenevano, con grande probabilità, a soldati americani.
Bones girava intorno al tavolo dove era stata sistemata la donna della discarica e cercava di concentrarsi.
Il suo pensiero tornava come un boomerang a Booth. Forse lei aveva esagerato a picchiarlo, ma essere tolto dalle indagini le sembrava eccessivo. Se solo lui le avesse dato retta questo non sarebbe successo. Travor non le piaceva. Doveva fare il bagnino a Malibù o l'istruttore di surf , non l'agente dell'FBI a Washington. Era un bambino, un semplicione, aveva rischiato di compromettere la scena del ritrovamento perché aveva dimenticato di mettere i guanti. E poi non osservava. Seeley passava interminabili istanti ad osservare la scena e nel frattempo cercava di farsi un'idea di chi era la vittima, del perché era morta, del possibile colpevole. A volte la sua fantasia era troppo fervida, ma l'aiutava. Non si aspettava che lei gli mettesse un dossier sulla scrivania con scritto :Questo è l'assassino
.
Angela interruppe i suoi pensieri: -Temperance
ecco quello che cercavi
Brennan la guardò sorridendole in quel suo modo strambo che la caratterizzava: -Grazie Angela, puoi andare se sei stanca
-Scherzi? È l'una di notte, alle sette dovrò essere di nuovo qui
vado a dormire nel tuo ufficio!- disse allontanandosi senza aspettare la risposta.
La dottoressa focalizzò l'attenzione sul dossier. Ormai aveva raccolto parecchi indizi sul corpo e poteva addentrarsi nella parte che di solito recitava Booth: quella dello psicologo che ci sa fare con le persone. Lei odiava quella parte. Preferiva fermarsi alle prove scientifiche, alle analisi delle ossa. Tra poco Zac le avrebbe ripulite e sarebbe emersa la causa della morte. Odiava anche dover immaginare che la persona che adesso giaceva quasi putrefatta su quel tavolo una volta era viva. Era per questo che lasciava i giochetti psicologici a Booth. Ma lasciarli a Travor equivaleva a buttarli nel water e a tirare la catena.
Aprì la cartellina ed una foto di una bella ragazza mora le sorrideva felice: Britney Orsini, figlia di Rafael Orsini.
-Interessante
- sussurrò.
Andò a sedersi e sfogliò per ore le 70 pagine che Angela le aveva procurato. Orsini era a capo di un grande impero finanziario che non reggeva propriamente su basi pulite. La polizia e l'FBI indagavano da anni sul suo conto ma non riuscivano a trovare nulla che collegasse la famiglia Orsini alla mafia o a qualche giro di denaro riciclato. Il padre della ragazza in gioventù viveva nei sobborghi di New York. Era povero. Precedenti per furto, aggressione, percosse e spaccio di droga. Poi si era ripulito intorno ai 35 anni. Una laurea brillante in giurisprudenza, una carriera nel prestigioso studio Louredel e all'attivo un 90% di vittorie in tribunale. Ancora un cambio di rotta verso i 52 anni: la scalata finanziaria col suo gruppo, la O.S.E. che si occupava di costruire per la NASA alcune parti dello shuttle, la quotazione in borsa, il terzo matrimonio con Hanne Heatwake, anche lei ricca imprenditrice nel campo aerospaziale. Un tipo eclettico. La figlia, una nullità. Viveva di rendita, si improvvisava una volta cantante, una volta attrice, una volta disegnatrice di moda. Relazioni discutibili con personaggi dello spettacolo e con qualche socio, anche anziano, dell'azienda del padre. Studi mai terminati, amicizie che la sfruttavano per l'immagine e per i soldi. Era stata aggredita un paio di anni prima all'uscita di una discoteca e l'aggressore le aveva fratturato l'avambraccio. Controllò le radiografie dell'epoca, presenti nel dossier Orsini dell'FBI, e quelle fatte qualche ora prima nell'Istituto. Stessa calcificazione ossea. Era lei.
La mattina la sorprese semi addormentata vicino al corpo di Britney. Vicino al suo braccio era stata posata una busta bianca da lettera. La prese in mano ma non l'aprì. C'era qualcos'altro che aveva disturbato il suo sonno. Una voce. Si alzò in piedi, girò la testa in cerca di quella fonte e quando vide quello che voleva gli corse dietro.
-Te ne stai andando senza salutarmi?
Booth si fermò quasi sulla soglia dell'uscio del laboratorio: -Buongiorno Brennan
- disse voltandosi.
Aveva ancora l'ecchimosi sullo zigomo e il naso gonfio. Temeprance si morse il labbro. Poi quella freddezza nell'usare il suo cognome, non era da lui.
-Te ne vai senza salutare?- gli chiese di nuovo con un tono di voce più basso e roco.
-Stavi dormendo, non avevo voglia di svegliarti.
-Hai lasciato tu questa busta?- gli indicò la lettera che aveva in mano.
-Sì, è il tesserino. Non mi serve più
-Booth
-Bon
Brennan
- la interruppe: -Non mi è possibile stare qui a parlare con te e le reg
-Le regole sono le regole, mai che ne infrangessi una, vero Booth?- lo stuzzicò acida.
-Sono un federale e mi hanno insegnato l'obbedienza ai superiori. Stammi bene Temperance
Così dicendo la lasciò a guardarlo andare via.
Zac le corse incontro: -E' tornato l'agente Booth?
-No Zac, è venuto solo a salutare. Torniamo a lavoro. Voglio risolvere questo caso. Pulisci le ossa anche se già sappiamo cosa aspettarci
-Ho già preparato la macchina
-Dottoressa Brennan?- la chiamò Hodgins: -C'è Trevor al telefono
Temperance alzò gli occhi al cielo e prese la comunicazione.
Il giorno successivo, nell'ufficio del capo di Travor la dottoressa Brennan stava confermando la causa della morte.
-La ragazza è stata afferrata da dietro. Ha lottato. Abbiamo trovato 4 falangi fratturate nella mano destra. Il suo assassino deve essere un uomo, alto più di lei di almeno 10 centimetri. Le ha afferrato la testa con una mano mentre con l'altro braccio la teneva stretta al suo petto. È mancino, il movimento di rotazione è avvenuto da destra verso sinistra. È morta a causa della rottura di 3 vertebre del collo.
-Quanto dopo l'aggressione?
-Dal momento che le hanno fratturato le vertebre non più di un minuto, un minuto e mezzo. E non è morta alla discarica. È morta in un campo appena arato. Abbiamo trovato tracce di terriccio e di un particolare diserbante che si da al terreno per togliere le erbacce poco prima dell'aratura. Non penso sia difficile isolare dei campi da foraggio nei pressi di Washington.
-Pensa sia stata uccisa qui?
Temperance rimase in silenzio. Di solito a questo punto attaccava Booth con i suoi scenari. Ma Travor non ci pensava neanche a tirar giù delle conclusioni.
-Non è il mio ambito
- disse acida guardando il nuovo collega: -
comunque la famiglia è originaria di qui e sappiamo che è molto conosciuta anche per affari non proprio cristallini. Lei abitava in periferia. Conosceva il suo aggressore. Non è stata legata.
-Come fa a dirlo dottoressa se non c'è rimasto molto di quella poveraccia?
-Agente Travor, ho i miei metodi
le ossa non mentono. Era mingherlina di corporatura. Se fosse stata legata anche solo un'ora, porterebbe i segni di sfregatura sui malleoli. Non è stata legata. Avrà seguito la vittima che poi l'ha inaspettatamente aggredita. C'è anche un altro particolare delle gambe che merita attenzione
-Rapporti sessuali?- la interruppe Travor.
-No.- rispose scocciata da quella mozzatura. Booth non le toglieva mai la parola. Magari non le dava retta, è vero. Ma interromperla mentre parlava di un caso, mai.
Manson, il superiore di Trevor, era preoccupato: -Dottoressa, la stiamo coinvolgendo in un caso difficile. Appena Rafael Orsini saprà della figlia si scatenerà una guerra
anche contro l'FBI.
-Ancora non è stato informato?
-No. Capisce la famiglia Orsini è la nostra spina nel fianco. Prima di tutto dovevamo capire se era omicidio o no e fare le opportune rilevazioni. Travor, vada da loro e gli comunichi che abbiamo rinvenuto il corpo della figlia. Controlli i loro alibi. Dottoressa Brennan, la ringrazio per la collaborazione. Da adesso in poi il caso passa totalmente all'FBI.
-Con tutto rispetto
se mi concede altro tempo forse posso risalire ad altro. Potrei partire dall'orecchino e da un altro particolare. Aveva le gambe staccate appena sotto il ginocchio.
-Su quello scheletro è caduto un ammasso di rifiuti anche pesanti. Uno di questi le avrà tranciato gli arti inferiori
- ipotizzò Travor.
-No. Altrimenti non si spiegherebbe come mai il resto dello scheletro non ha fratture da compressione. Era in una zona della discarica non molto usata, lontano dall'entrata. La maggior parte dei camion si fermano vicino ai cancelli di accesso e scaricano per evitare di fare giri inutili. Poi se ha notato i rifiuti di quella discarica sono per lo più organici. Una buccia di arancio non trancia le gambe di una donna
L'amputazione è susseguente alla morte. Ci sono tracce di sangue rappreso sui rifiuti proprio in prossimità degli arti inferiori. E visto che non è stata uccisa lì
Sulla scena del ritrovamento non avevo collegato, ma poi in laboratorio mi sono ricordata che alcune tribù dell'America Latina usano questo tipo di tortura per mandare un messaggio ai parenti o alle tribù nemiche.
-Che tipo di messaggio dottoressa Brennan?
-Di essere controllati, tenuti sotto occhio e neutralizzati. Il nostro attuale:Se ti muovi ti taglio le gambe
Manson inspirò profondamente: -Non posso metterla in pericolo dottoressa
nel pomeriggio mando qualcuno a ritirare le spoglie. È tutto
Temperance uscì dall'ufficio irritata dal comportamento dei due uomini dell'FBI. La prima cosa che fece fu una telefonata ad Angela.-Angela sono io. Senti, nel pomeriggio vengono a riprendersi i resti della ragazza. Abbiamo poche ore, ma dobbiamo risalire al tipo di lama che ha usato l'assassino per tagliarle le gambe. Sono convinta che sia un depistaggio. Ti ricordi la mia idea del rito tribale dell'America Latina? Non ha senso romperle le vertebre e tagliarle le gambe da morta. È di sicuro una simulazione. Orsini è di origine sud americana sa di questo tipo di tortura, potrebbe essere un messaggio che qualcuno vuole mandargli. Esatto, hai capito bene
fotocopia tutto il dossier
lo so che non è legale. Appunto non farmelo ripetere in un edificio federale. Grazie a dopo.
Stava per prendere l'ascensore quando cambiò direzione. Si fermò davanti ad una porta e si sistemò la giacca prima di bussare. Quando lo fece, sentì un uomo risponderle di entrare.
Booth alzò lo sguardo e se la trovò davanti: -Bones
- si lasciò sfuggire con un tono di voce troppo stucchevole.
-Ciao
- rispose lei dall'uscio.
-Come mai qui? Mi sembrava di averti detto proprio ieri che ho difficoltà a lavoro se mi vedono parlare con te!
-Andiamo Booth, stiamo solo parlando!
-Ma per loro stiamo parlando di un caso, ad esempio di quello della Orsini
-Sai qualcosa?- chiese entrando e sedendosi davanti a lui.
-Ma prego accomodati
aspetta che stampo la mia lettera di trasferimento in Alaska. Perché è quello che faranno se ti trovano qui
-Trevor è un idiota
-Travor è giovane. Imparerà. Ti prego, vai
-Booth io
- si alzò mettendo una mano sulla scrivania vicino alla sua.
-Non è ora il momento di chiedere scusa.
Lei ritrasse la mano sconcertata: -Scusa? Ma non ti stavo chiedendo scusa!
Seeley la guardò allibito: -Non mi stavi per dire che ti dispiace?
-Certo che no
L'agente girò la scrivania e la prese per un braccio: -Allora ci siamo detti tutto
buon lavoro dottoressa Brennan
Le chiuse la porta praticamente in faccia.
-Ok, il nostro compito è di fare finta che stiamo lavorando sulle vittime della fossa comune. In realtà approfondiremo i test e ricostruiremo, grazie ad Angela ed al suo computer, le dinamiche dell'incidente che ha portato alla morte di Britney Orsini.
-Vi ricordo che Goodman già una volta ci ha beccato a fare una cosa simile!- sottolineò Angela: -Questo non significa che non appoggio
-si sbrigò ad aggiungere.
Hodgins ridacchiò: -Sarà divertente! Adoro prenderlo per i fondelli!!!
-Dottoressa Brennan?- chiese Zac alzando la mano.
-Dimmi Zac
-Ha già qualche idea?
-Sapete tutti che non sono brava con le persone, o per lo meno è quello che mi dite quotidianamente. Però se volessimo ipotizzare uno scenario
-Sentila, parla come Booth
- sussurrò Angela nell'orecchio di Hodgins. I due risero di sottecchi.
-Qualche problema voi due?
-No no! Assolutamente!- disse tornando serio il entomologo.
-Dicevo
potrebbe essere che Orsini si sia spinto troppo in là in alcuni affari leciti o illeciti che siano e qualcuno per avvertirlo gli ha ucciso la figlia.
-Ma il rapimento?
-Non può essere Zac. Orsini non ha problemi di denaro. Avrebbe pagato il riscatto e l'FBI non ne avrebbe saputo niente. Invece ha dichiarato la sua scomparsa. E a detta di quel testa di legno di Travor era anche dispiaciuto
anzi ha usato il termine affranto
-Dottoressa, la lama che ha reciso le gambe alla vittima è una comunissima ascia per legna. Il che non ci aiuta a restringere il campo
è un oggetto che si può comprare in una qualsiasi ferramenta
-Bravo Zac
per cui se fosse come pensiamo la storia potrebbe essere andata così: Britney esce e incontra quello che qualche ora più tardi sarà il suo assassino.
-Vanno in un bar o ci va da sola
tracce di vino in quel poco che è rimasto dell'intestino
-Hodgins, questo non me lo avevi detto prima
-Mi dispiace ma l'ho scoperto dopo la telefonata che hai fatto ad Angela. Prima che Zac pulisse le ossa avevo raccolto altri campioni ma non li avevo analizzati tutti. Mi ero soffermato soprattutto sui rifiuti, sul sangue rappreso e sull'orecchino
scusa, una mia leggerezza
-Ok non preoccuparti
per cui esce, va in un bar e beve un bicchiere di vino. Diciamo che incontra ora il suo assassino. Si salutano, perché si conoscono abbiamo detto. Poi lui la porta a fare un giro in macchina per campi
era drogata?
-Negativo al 100%- rispose Hodgins.
-Non era drogata
lui la fa scendere e le spezza il collo proprio lì
poi prende il corpo, lo porta nella discarica, lo getta in una parte quasi abbandonata e le taglia le gambe.
-Ho ricostruito al computer la scena del campo e anche quella della discarica.
-Allora Angela, facci vedere!
I ragazzi rimasero a fissare l'immagine di Britney materializzarsi sotto i loro occhi e videro lo scenario ipotizzato avverarsi.
Terminata la ricostruzione avevano tutti in mente la stessa domanda: perché uccidere Britney? E perché simulare un rito tribale del sud America?
-Abbiamo bisogno delle rilevazioni dell'FBI nella discarica
In quel momento il telefono di Hodgins suonò. Il ragazzo parlò per monosillabi e riattaccò. Poi andò al pc di Angela e si mise a trafficare.
-Prego, non fare complimenti! Fai come se fosse il tuo
- lo rimproverò lei.
Jack sembrava non sentirla. Mandò in stampa dei files e poi li sparpagliò sul tavolo: -Abbiamo il luogo dell'uccisione
I fogli rappresentavano delle foto satellitari di un campo il quale, secondo l'indicazione, si trovava a 30 minuti d'auto da Washington e nella periferia opposta rispetto a quella della discarica del ritrovamento.
-Come hai fatto?- chiese sorpresa Temperance.
-Ho le mie fonti! Allora? Si va?- propose con gli occhi blu spalancati. Quella particolare apertura delle palpebre l'aveva solo quando faceva qualcosa di emozionante e fondamentalmente losco nonché contrario all'etica di Goodman.
Angela ripensò al potere che quel ragazzo aveva: sapeva che la sua famiglia era molto facoltosa e che lui era il principale benefattore del Jeffersonian. Adesso, per amore della verità, si era spinto fino a quel punto. Iniziava a vederlo sotto una luce diversa
decisamente sexy.
Era notte e quando Booth sentì bussare alla sua porta pensò fosse meglio portarsi una pistola dietro.
Arrivò allo spioncino nervoso e alzò gli occhi al cielo imprecando quando vide Brennan. Le aprì senza tanti complimenti e senza preoccuparsi di indossare solamente dei boxer aderenti.
-Mmm
forse ti disturbo
-Cosa ne dici tu? Sono le due e mezza di notte!
-Non mi inviti ad entrare?
-No. Altrimenti l'Alaska potrebbe sembrare un paradiso tropicale rispetto al Polo Sud
-Booth, piantala
- lo scavalcò passando sotto al braccio che lui aveva appoggiato al montante della porta per bloccarle l'accesso.
Seeley sbatté un piede a terra per sfogarsi e richiuse l'uscio delicatamente per non svegliare tutto il condominio.
-Senti
-Aspetta!- le disse.
Lo vide andare a chiudere una porta per poi tornare e sedersi nella poltrona davanti a lei con la pistola ancora in mano.
-Ho disturbato una seratina allegra?- chiese sorridendogli beffarda.
-No, sono riuscito ad avere mio figlio qui per la notte
e non voglio che venga svegliato da una psicopatica antropologa del Jeffersonian
-Una volta mi chiamavi Bones!
-Andiamo! Non ti è mai piaciuto quindi ho smesso
- le rispose sarcastico agitando la pistola in aria.
-Bhe non è vero che non mi piaceva in via assoluta
-Stiamo discutendo su come ti chiamo? Alle tre di notte?
Temperance si drizzò nella poltrona: -No hai ragione
ho bisogno di un consiglio. Io certe cose non le capisco, non le so
però se tu potessi ascoltarmi
-So dove vuoi andare a parare e te lo dico per l'ultima volta: M-I-M-E-T-T-I-I-N-U-N-A-P-O-S-I-Z-I-O-N-E-S-C-O-M-O-D-A!
-Lo so e mi dispiace
ma non so con chi altro parlare
Seeley si alzò e andò a versarsi un brandy, nonostante l'ora, lasciando l'arma vicino ai liquori: -Ti do 10 minuti
L'antropologa ne impiegò quasi trenta, ma lui non la bloccò se non per farle alcune domande. Quando il quadro gli fu chiaro la guardò e le chiese onestamente: -Cosa vuoi da me Brennan?
-Eravamo colleghi
pensavo potessi aiutarmi
-Hai detto bene! ERAVAMO. Adesso hai Trevor! È bello, alto, biondo, occhioni blu
-Tu sei l'unico agente dell'FBI con cui voglio lavorare!
-Bones
- sospirò quasi impercettibilmente.
Seeley aveva solo un problema: non riusciva a controllare del tutto le sue emozioni. Quella frase detta da una Temperance che, non appena pronunciata, era diventata rossa in volto, gli aveva fatto abbassare le difese. Cercò di recuperare distanza sistemandosi in una posizione più formale, come se la stesse interrogando.
-Booth c'è qualcosa che mi sfugge
mi servono dei riferimenti che non posso avere tramite l'Istituto. E il mio nuovo partner non si troverebbe le chiavi di casa in tasca. Il nome del vero proprietario del campo, visto che risulta intestato ad una società di cui non si sa chi sia l'amministratore. Idem per la discarica. L'elenco delle persone che possono essere affiliate con la famiglia Orsini in positivo e in negativo
i ricercati alti tra il metro e 70 e il metro e 95, mancini, 47 di scarpa.
-Mi stai chiedendo di infrangere delle leggi. Chiedi a Trevor.- la sua voce lasciava trasparire la collera che stava provando. Non era diretta a lei, ma alla situazione. Non poteva aiutarla senza andare contro almeno ad una quindicina di leggi federali.
-Booth
-Senti Temperance, questo caso non è il mio caso. Ho altre piste adesso. Mi occupo di ostaggi. Io
non posso fare ricerche per fatti miei. Vi potrei incriminare per diverse cosucce: intanto copia di documenti federali, ricerche non giustificate su un corpo di proprietà dell'FBI, intralcio alla giustizia, violazione di proprietà privata
-Ma abbiamo trovato impronte su quel campo
ce lo siamo girato per ore al buio con le torce! E alla fine abbiamo trovato le impronte ed il segno inconfutabile di un corpo che è stato lì a terra!
-Magari qualcuno che ha preso il sole!
-Ti prego
- si alzò avvicinandosi a lui.
-Ora mi stai pregando? Aspetta ricapitoliamo
- anche lui si alzò e andò a sovrastarla di una quindicina di centimetri: -Mi chiedi di risolvere il caso per te? Ma cosa ti importa! C'è l'FBI per questo!
-La persona preposta non è adatta
-Di nuovo, Brennan
che ti importa?
-Lo faccio per la ragazza Booth
lo abbiamo sempre fatto per questo ricordi? Per aiutare queste persone!
Seeley si passò una mano tra i capelli e poi freddo le disse: -Esci da casa mia.
Quando entrò nel suo ufficio la mattina successiva era tropo assonnata per accorgersi che qualcuno era passato di lì. Qualcuno che ora grazie a delle microspie e ad una telecamerina la stava osservando.
Buttò la borsa sul divanetto e vi sprofondò dentro. Si stava ancora passando le mani sugli occhi quando Zac la chiamò: -Dottoressa, c'era questo plico per lei sul tavolo principale della zona protetta
Temperance allungò la mano senza neanche rivolgergli un sorriso. Il ragazzo pensò che era meglio lasciarla sola. La guardò ancora un attimo dalla porta sconsolato, quindi tornò al suo lavoro.
Erano tutti stanchi per via dell'incursione notturna nel campo vicino Washington. Lei per di più era scossa da come Booth l'aveva trattata. Era confusa. Che fosse ancora arrabbiato per il pugno sul naso? Era stato freddo e distaccato. Lei invece, per la prima volta, aveva provato l'impulso di saltargli al collo. Gli mancava terribilmente: con Travor non si era instaurato nessun tipo di rapporto. Questo perché purtroppo lo riteneva un perfetto idiota. Seeley invece era diverso. La sua intelligenza vivace, la sua prontezza di riflessi e l'amore che veramente provava per il suo lavoro e che la inondava in ogni indagine, l'avevano convinta a fidarsi di lui. Era arrabbiata. Ecco anche cos'era! Non voleva lasciare quel caso all'FBI perché sapeva che Travor non li avrebbe condotti all'assassino.
-Maledetto Booth
- sussurrò.
Si decise ad alzarsi: non poteva tralasciare tutto il lavoro all'Istituto per questo caso. Avrebbe trovato il modo di imbeccare il surfista/agente dell'FBI e di assicurare alla giustizia l'assassino della povera Britney.
Aprì la busta e dopo un attimo di disorientamento maledisse la sua cattiva fede: Booth le aveva mandato una serie di elenchi che potevano essere di suo interesse ed un foglio dove le spiegava il suo possibile scenario. Non un accenno di saluto o cordialità. Ma anche stavolta le aveva dimostrato quanto teneva al suo lavoro e all'amore per la giustizia. Si alzò di corsa per andare a parlare con i suoi colleghi.
La persona preposta alla sua sorveglianza chiamò un numero di Washington: -La dottoressa ha ricevuto dei documenti. Non erano visibili dalla telecamera ma era euforica. Dalla telecamera all'ingresso posso dirle che è stato lui a portarli stamattina all'alba.
-Allora Booth pensa che
-Che ci sia di mezzo la cosca dei McCartney.- concluse Hodgins sempre più euforico: -Adoro la mafia!
-Non è propriamente mafia Jack
- puntualizzò Angela.
-Esatto Angela. Sono due famiglie rivali qui a Washington. Gestiscono una buona fetta dell'economia della città senza contare gli appoggi che hanno al senato. Due settimane fa il figlio minore dei McCartney è rimasto ucciso in un incidente stradale. Guarda caso l'auto che ha sbandato togliendo la vita al giovane apparteneva ad uno del clan degli Orsini.
-Vendetta?- chiese Zac.
-Booth non ne è convinto. Troppo facile. Tu mi ammazzi uno dei miei e io ti ammazzo uno dei tuoi.
Temperance era silenziosa. Non riusciva a capire dove trovare il bandolo della matassa. Erano ore che tutti e quattro ipotizzavano possibili scenari. C'erano almeno 4 piste fattibili. La più concreta sembrava proprio quella dei McCartney.
-Abbiamo analizzato l'orecchino?- chiese tenendosi la testa con la mano.
-Sì, è un gioiello di valore, ma non ci porta da nessuna parte
- ammise sconfitta Angela.
-Non è possibile che non riusciamo a risalire ad un movente
-Perché di solito il movente è ambito dell'FBI- la voce di Goodman tuonò nella stanza: -Possibile che non riusciate a non farvi cogliere in flagrante ogni qual volta disobbedite ai miei ordini? Scommetto che dietro a tutto ci sei tu, dottor Hodgins!
-Ti piacerebbe prendertela con me, eh Goodman?
-Guarda, è colpa mia. Sono stata io a chiedere ai ragazzi di aiutarmi. È una sorta di indagine privata
- confesso Temperance.
Il direttore del Jeffersonian la guardò quasi disperato. Ne combinava una dietro l'altra e non lo faceva neanche apposta. Lei era così, semplice e cristallina come si presentava. Si avvicinò al tavolo e prese in mano l'orecchino.
-Questo dove lo avete trovato? Nella tasca di uno dei soldati che dovevate riconoscere?
-No
in realtà addosso alla figlia di Orsini.
-Ne siete sicuri?- adesso Goodman sembrava allarmato.
-Certo, Angela ti ha detto la verità. Visto che ci hai smascherati perché mentirti di nuovo?
-Perché tu dottor Hodgins mi mentiresti anche sul fatto che la carta igienica in bagno è finita pur di farmi un torto!
Temperance guardò il suo capo e annuì per supportare le frasi della dottoressa Montenegro.
-Dottoressa Brennan, questo orecchino fa parte di una collezione privata degli anni Venti andata perduta cinquant'anni fa. Apparteneva ad una facoltosa famiglia di El Salvador naturalizzata americana, trasferitasi qui in seguito all'insediamento al senato del capo famiglia. La collezione ha un valore inestimabile. Come fa ad averlo addosso la faglia di Orsini?
Temperance si avvicinò e prese l'orecchino in mano: -Ne sei sicuro?
-Al cento per cento. Nel mio ufficio ho un libro con alcune immagini della collezione.
-Allora forse aveva ragione Booth
- sussurrò.
-Cosa c'entra l'agente Booth?
-Gli ho chiesto una mano
- affermò placidamente lei: -Tra i possibili scenari che aveva ipotizzato c'era quello in cui la vittima fosse rimasta invischiata in qualche giro di droga, prostituzione o riciclaggio
devo chiamarlo
Le tornò in mente la serata appena trascorsa in sua compagnia: -OK, devo chiamate Travor.
-Intanto andiamo nel mio ufficio, vi faccio vedere quel volume.
Il libro in questione era in realtà formato da un insieme di immagini, ritratti e foto dei gioielli appartenenti alla collezione Maraquena. Questa comprendeva 35 pezzi di grande valore artistico ed economico.
-La famiglia Maraquena era imparentata col generale Martinez, salito al potere nel 1931. Aveva impostato un regime dittatoriale spostandosi poi a favore degli Stati Uniti dopo Pearl Harbor. In realtà non si sa se questi gioielli sono stati fabbricati ex-novo oppure facevano parte di un ulteriore tesoro appartenente allo Stato e poi trafugato dai Maraquena durante la dittatura. Purtroppo in quello Stato è difficile fare ricerche.
Bones studiava l'immagine degli orecchini: -Sono loro. Non c'è dubbio. Ora rimane da collegare l'orecchino alla ragazza.
-Dottoressa, sull'ago dell'orecchino non ci sono tracce organiche. Per cui non è stato indossato di recente.
-E dalla foto della ragazza che abbiamo non appaiono orecchini. Forse neanche aveva i buchi alle orecchie.- concluse Angela.
-L'unico modo è ottenere un mandato dall'FBI per perquisire la sua abitazione.
-Temperance, non vorrai immischiarti in questa storia?- la riprese Goodman: -Non lavori più con Booth e ti ricordo che sei un'antropologa forense
-Hai ragione, ma non posso lasciare questo caso irrisolto
Dopo neanche un'ora i due erano in macchina in prossimità della casa della vittima.
-Per cui, mi stai dicendo che è coinvolta in qualcosa tipo riciclaggio di gioielli?
-Chiariamo una cosa Travor, tu sei l'agente dell'FBI e io la scienziata
l'unica cosa certa è che quel gioiello forse la vittima non lo portava. Allora potrebbe essere un segnale
-Mm- annuì il collega.
Brennan era esasperata. Cercava di fargli il quadro della situazione da quando avevano lasciato il Jeffersonian e lui ancora le faceva domande su argomenti che pensava di avergli chiarito.
L'agente parcheggiò proprio di fronte al vialetto della casetta indipendente della vittima.
-Bella casetta
- constatò Travor.
-Per essere la figlia di Orsini vive in una catapecchia.
La casa era bianca sulla falsariga dello stile coloniale ma ad un solo piano.
-E' del 1998 questa casa. Lei ce l'ha da un paio di anni. I precedenti proprietari erano molto anziani. L'ha comprata regolarmente.- riassunse Bones al collega.
La porta di ingresso aveva la zanzariera davanti, come si usava in campagna. Le finestre erano chiuse e le tende tirate.
-Ci sarà una porta di ingresso dietro no?
-Sì però preferirei restassi con me Travor se non ti dispiace
-Ma non ero io l'agente?
-Sì
purtroppo
- quasi sospirò quest'ultima parola.
-Allora passiamo dal retro!
-Dio quanto sei petulante! Sembri un ragazzino delle elementari!
-Booth mi aveva detto che eri atea
non imprecare Dio!- la rimbrottò.
-Cos'è? All'FBI vi fanno un corso sulla fede? Cammina, ti seguo!
Fecero il giro dell'edificio e non trovarono nessuna porta. Brennan non riuscì a stare zitta: -Ta-dam
sorpresa! Si torna davanti?
Travor scocciato aprì la strada girando la casa dall'altro lato. Mentre lui bussava allo stipite, Temperance scostò la zanzariera e provò a girare la maniglia. La porta era solamente accostata.
Prima di accedere lei lo guardò beffarda: -La padrona di casa è morta. A chi bussiamo?
L'agente federale si passò una mano sulla testa e la seguì dentro. Appena entrati si resero conto dei fatti: qualcuno li aveva preceduti poiché regnava caos e disordine ovunque.
-Non è meglio che tiri fuori l'arma?- consigliò l'antropologa.
-No perché?
-Forse perché potrebbero essere ancora qui? Booth lo fa sempre
-Dottoressa, mi hai già chiarito che Booth e Booth e io sono io
non tiro fuori la pistola come un pazzo!
Brennan si bloccò e si mise a fissarlo con le mani sui fianchi: -Scusa? Ce l'hai con il mio collega? Booth non è pazzo!
-Ah no? Intanto è un tuo ex-collega
È un ex-cecchino a lui piace sparare e ammazzare le persone!
-Intanto
- sottolineò la parola nella sua parodia: -
non era un cecchino ma un tiratore scelto! Hai mai visto le sue cartelle cliniche? È stato in Iraq e in Kossovo e in chissà quante altre missioni. Ha fatto da scudo ad un suo compagno. È saltato per aria al posto mio
È un eroe! Cosa che tu non sei e poi non se ne va in giro ad ammazzare la gente!
Travor estrasse la pistola: -Così sei più contenta?
Alzò la testa la cielo e si girò riprendendo ad esplorare l'appartamento. Fu un attimo, neanche se ne accorse, la vista le si appannò ancor prima che i ricettori neuronali portassero il messaggio di dolore al cervello.
-Arriva un carro armato
- disse Hodgins guardando verso la porta avanzare come un panzer l'agente Seeley Booth. Gli altri seguirono il suo sguardo.
-Cosa significa tutto questo?
Booth entrò nell'area protetta dell'Istituto. Non aveva più il tesserino per cui scattò l'antifurto all'istante.
-Il tesserino
- lo apostrofò l'entomologo.
L'agente speciale non si fermò e incurante del rumore assordante andò verso la centralina e tirò via i cavi con una mano facendo cadere nel silenzio totale l'intera area: -Non ce l'ho più il tesserino! Va bene così?
I colleghi della dottoressa Brennan rimasero interdetti. Booth li raggiunse alla postazione di Zac. Rimasero tutti in silenzio a guardarsi senza dire una parola.
-Non sono un sensitivo
se non aprite quelle bocche non posso indovinare guardandovi in faccia!
-E' sparita
- gli comunicò Angela.
-Grazie dottoressa Montenegro! Ora è tutto chiaro
- sferrò un pugno sul tavolo in lamiera vicino al computer di Zac, storcendolo. Ritrasse la mano trattenendo un'imprecazione di dolore e aprendola e chiudendola in sequenza per constatare che non si fosse rotto nulla.
-Un po' di ghiaccio?- suggerì il dottorando spaventato.
Booth si lasciò cadere su una sedia lì vicino. Si passò le mani sul volto e alla fine annuì.
Mentre Angela gli teneva il ghiaccio sulla mano gli disse: -Sappiamo solo quello che l'FBI ci ha detto
cioè che è arrivata una telefonata da parte di Travor. Aveva ripreso i sensi in casa della vittima. Era legato. Ci ha messo un po' a liberarsi. Quando l'ha fatto ha cercato Temperance ma di lei
nessuna traccia.
-Voglio sapere su che indizio stava lavorando
- la sua voce usciva stanca.
-Sulla pista del riciclaggio
- confermò Zac.
-Maledizione!- Booth si alzò ma stavolta l'assistente di Temperance gli si parò davanti facendo da scudo alla sua scrivania.
-Non vorrei che mi spaccasse il computer agente Booth
-Scusami Addy, sono un po' nervoso!- gli girò le spalle.
Zac guardò Hodgins e sussurrò: -Si ricorda il mio cognome!!!
-Quella traccia gliel'avevo suggerita io
ma caspita! Non mi da mai retta perché proprio oggi?- imprecava ad alta voce.
Dopo qualche secondo di silenzio tornò calmo: -Ho bisogno di voi. Sto andando a fare un sopralluogo a casa della Orsini. Lì mi aspetta Travor. Voglio rilevamenti della presenza di Bones in quella casa. Qualsiasi cosa. Un capello, un'unghia, un brandello di stoffa, un'impronta, una traccia di
Hodgins concluse la frase che Booth aveva lasciato in sospeso: -Sangue
-Esatto
se non è lì deve essere viva. Dobbiamo capire perché lei non c'è più mentre Travor è stato lasciato legato.
-Siamo con te Booth!- Hodgins era già pronto con l'attrezzatura nello zaino e il giacchetto sulle spalle.
-A volte mi spaventi lo sai?- confessò l'agente dell'FBI.
-Io rimango qui ad elaborare i dati
- si propose Zac.
-Ok, Hodgins vieni con me. Angela
porta il blocco
forse Travor ha visto qualcuno e possiamo risalire a lui con un identikit.
Arrivò sul luogo e trovò Travor ad aspettarli appoggiato allo sportello della sua macchina.
-Travor
-Booth
- si salutarono con freddezza i due colleghi.
Hodgins notò il nervosismo di Seeley che scoppiò con un pungo in faccia a Travor quando questi provò a scusarsi per aver perso Brennan.
-Non scusarti pezzo di merda!- l'aveva preso per il colletto del giacchetto di pelle e l'aveva sbattuto sul cofano della sua auto nel giro di pochi secondi: -Dimmi dov'è e non ti faccio male!
-Io
non lo so
ti giuro
-Booth!- Angela cercò di strapparlo via dal povero ed inesperto collega: -Lascialo andare
se è stato stordito avrà di sicuro una commozione cerebrale
-Se non ce l'ha gliela faccio venire io!
Nonostante le minacce, Seeley lo lasciò andare riluttante e si andò a fare un giro intorno alla casa altrimenti lo avrebbe ucciso di botte. Si abbasso gli occhiali da sole e si aggirò nel giardino in quella sua tipica postura nervosa: mani sui fianchi, distintivo e pistola in bella vista.
Hodgins lo seguì mentre Angela cercava di medicare Travor.
-Ma fanno anche corsi di controllo della rabbia all'FBI?
-Hosgins! Smettila altrimenti potresti non raccontare questa giornata ai tuoi famigliari!
-Mmm
forse quel giorno eri in malattia!
Booth entrò nella casa e, dividendosi dallo scienziato del Jeffersonian, iniziò a cercare un qualsiasi indizio che parlasse di lei.
Fu proprio Hodgins a chiamarlo: -Booth! Vieni qui
Appena l'agente gli fu vicino gli mostrò una foto della Orsini: -Avevi ragione e aveva ragione anche la Brennan. La ragazza non porta gli orecchini. Questa è solo una foto. Ce ne sono diverse e non porta mai nessun orecchino
e guarda qui
- gli mostrò il pavimento.
Booth capì al volo: -Non c'è polvere
L'appartamento era rimasto chiuso per qualche giorno per cui si era depositato uno strato di polvere sul parquet. C'era tuttavia una linea a terra pulita: poteva essere la scia lasciata dal corpo di Brennan che veniva trascinato via.
-Merda! Non avevo pensato alla polvere! Abbiamo confuso le tracce
Nel frattempo Angela e Travor li avevano raggiunti ed avevano seguito l'ultima parte del discorso di Hodgins.
-E così anche il grande Seeley Booth sbaglia!- lo sfotté Travor
-Sta zitto!
-Fai tanto il gradasso e poi fai un errore da primo anno di addestramento.
Stava per rispondergli per le rime quando decise che era meglio uscire da quella casa. Angela lo raggiunse di corsa alla macchina. Era lì in piedi che fissava la sua faccia riflessa nel finestrino.
-Booth
-Cosa c'è Angela? Trovato qualcosa?
-No
è solo che
- si bloccò appena lui si voltò a guardarla.
-Solo cosa? Avanti Angela! Non ho tempo da perdere!
La ragazza fece un passo indietro: -Mi stai mettendo paura
tutti siamo preoccupati per Brennan
è la mia migliore amica! Cosa credi! È solo che non ce ne andiamo in giro a picchiare ed offendere chi sta dalla nostra parte!
Finalmente da quando aveva ricevuto la notizia della scomparsa di Brennan, Booth sembrò abbassare le difese: -Hai ragione, scusami
- la sua voce era realmente dispiaciuta: -E' solo che sono così preoccupato
e mi sento in colpa, l'ho lasciata nelle mani di Travor che è così inesperto
mi sento anche impotente perché non ho la più pallida idea di chi sia stato e perchè
ho compromesso delle prove
forse le uniche che possono portarmi da lei
io
Allungo un braccio e toccò la spalla di Angela che ricambiò quel gesto con un abbraccio: -Lei ora è tranquilla
sa che tu la troverai. Ha fiducia in te e anche noi
e poi non è da te questo pessimismo!
Booth si staccò da quell'abbracciò e la ringraziò: -Grazie davvero Angela
adesso spremi quella testa di legno e se ha visto qualcosa disegnamelo ok?
-Certo
non preoccuparti.
Restarono in quella casa per un paio di ore. Travor non aveva visto nulla per cui l'unica cosa che Angela potè fare fu quella di disegnare la scena del crimine per poi scannerizzarla al suo pc una volta tornata al Jeffersonian. Fece anche molte foto nella speranza, una volta viste meglio ed ingrandite, di trovare un indizio.
Hodgins raccolse tutto ciò che poteva servire: prese le impronte di tutti così da poterle isolare da quelle del rapitore. Raccolse campioni di polvere e trovò anche terriccio. Booth invece aprì ogni cassetto, spostò ogni quadro, frugò in ogni anfratto di quella casa. Lo colpì il fatto che la ragazza a casa non avesse nulla di valore, al contrario di ciò che si aspettava data la sua posizione sociale. Notò anche che alcuni quadri avevano forme diverse rispetto alle macchie sul muro. Inoltre, nelle foto in cui non era sola, Britney appariva sempre con un tizio.
-Travor, renditi utile. Questa faccia non mi sembra quella di un bravo ragazzo. Portala in laboratorio e cerca negli archivi. Fammi sapere cosa scopri. Ok ragazzi
prendete la macchina di Travor. Io aspetto qui i risultati
-Scusa? Vuoi rimanere qui?- chiese Hodgins.
-Sì, non può essere lontana. Appena avete una qualsiasi pista avvertitemi. Io la controllerò e se fondata chiamerò i rinforzi. Questa storia non mi piace
I ragazzi non se la sentirono di contraddirlo.
PARTE2
Stare da solo gli serviva per pensare. Cercava di immaginare la scena del rapimento di Bones: immaginava lei lì dentro che si aggirava alla ricerca di qualcosa per smascherare l'assassino. Doveva trovare anche lui quel qualcosa che aveva fatto sì che lei diventasse un bersaglio. Se era stata rapita sicuramente era arrivata a delle conclusioni.
Stava ripercorrendo con la mente tutte le prove quando il telefono squillò.
-Booth- rispose aprendo lo sportellino del Motorola.
-Sono Hodgins.
-Novità?
-Ho isolato un tipo di argilla proveniente probabilmente da una delle impronte in soggiorno e che non è associabile a nessuna delle nostre suole. Ho pensato fosse interessante!
-Ok aspetta Hodgins
- Booth posò il telefono mettendo il vivavoce e tirò fuori una cartina geografica della zona che aveva trovato durante la perquisizione.
-Dimmi che hai collegato quella terra ad un posto
- la voce di Seeley era speranzosa. Sapeva che se qualcuno poteva fare un miracolo quelli erano proprio i ragazzi del Jeffersonian, quelli che lui definiva gli androidi, i topi da laboratorio. I suoi ragazzi.
-Intanto gradirei distinguere il termine terra! È un po' generico è come definire te uno delle forze dell'ordine. È vero ma di forze dell'ordine ce ne sono tante
ci sono quelli della poli
-Hodgins! Le so tutte queste cose
andiamo oltre! Mi sto innervosendo
-Ok scusami
dicevo è argilla ma di un tipo particolare. Intanto è appartenente ad una cava di pianura. Non è mischiata a nessun componente acquifero. È secca. Lì vicino di cave del genere ce ne sono due. Però quella che cerchiamo noi è nei pressi della cittadina di Parsons
la più piccolina. Ha una composizione diversa dall'altra che invece sta in Oklahoma
-Scusa Hodgins
Parsons in Virginia? Parsons nella Monongahela National Forest?- chiese Booth riprendendo il telefono dal tavolo e accartocciando con rabbia la cartina.
-Mmmm sì perché?
-ME LA CHIAMI VICINO?- urlò al telefono mentre correva verso la macchina.
-Bhe in linea d'aria non è molto
-Senti Hodgins
è assurdo che uno da Parsons venga fino a qui a Washington e abbia ancora le scarpe sporche di arena
-Argilla
-Argilla scusa!
-Infatti qui viene il bello
non sono sicuro di quello che ti sto dicendo. Mi hai chiesto di trovarti una qualsiasi cosa e io l'ho fatto
Booth si bloccò di colpo: -Aspetta mi stai mandando in Virginia e non sei neanche sicuro?
-No mi spiace, è una ipotesi avvalorata da Zac il quale ha collegato la società che ha in gestione la cava a quella della discarica
-Mi state facendo impazzire! Allora un piccolo collegamento c'è
sentite provo ad andare lì. Mi faccio vivo quando arrivo.
-Dal satellite si vede una costruzione abbastanza grande a qualche miglio dalla cittadina e distante dalla cava qualche passo. È, almeno su carta, un deposito di attrezzi.
-Ok vi farò sapere!
Così dicendo concluse la comunicazione. Aveva il telefono mezzo scarico e voleva risparmiare batteria per chiamare i rinforzi nel caso ce ne fosse stato bisogno. Si malediva poiché in una delle ultime indagini aveva usato il cavo per la ricarica del cellulare dalla macchina per legare un indiziato visto che Bones aveva pensato bene di farsi ammanettare dal sospettato con le sue manette. Ma quella era un'altra storia!
Sapeva che era improbabile che quello scenario fosse realistico
un uomo si sarebbe fatto centinaia di miglia per Bones e poi l'avrebbe riportata nella sua caverna
il tutto in poche ore.
Iniziò ad azionare il cervello: un corpo, una famiglia potente, nulla di valore in casa della vittima, una sorta di rituale ideato per depistare, argilla della Virginia, la cava e la discarica della stessa società. Tutto aveva un senso se solo
il cellulare trillò di nuovo.
-Booth
-Sono Trevor. L'uomo che mi hai dato da cercare è un piccolo criminale noto alle forze dell'ordine. Problemi con la droga soprattutto. Jason Marshall.
-L'hai interrogato?
-In realtà è morto
da prima di Britney. Lo avevamo in obitorio in attesa del riconoscimento.
-E come lo hai trovato?
-Da un ciondolo di grande valore che portava al collo nella foto che mi hai dato. Mi sono ricordato di quando Brennan mi ha raccontato del catalogo di gioielli scomparsi. L'ho confrontato ed era uno di quelli. Stavo per rinunciare a cercare l'uomo perché non riuscivo a collegare un nome a quella faccia quando mi sono messo a cercare se tra gli oggetti delle vittime che abbiamo in obitorio ci fosse un gioiello di quel tipo.
-E c'era?- chiese Booth spazientito.
-No, ma su uno di quei corpi era rimasta la catenina spezzata. L'ho confrontata e per sicurezza sono passato al Jeffersonian. Sia Angela che Zac mi hanno confermato la somiglianza della catena. Simulando anche un tentativo di strappare il ciondolo, il computer ha evidenziato il tipo di rottura che in realtà c'è sulla catenina! Marshall era il fidanzato di Britney nonché uno che faceva lavoretti per McCartney
-La famiglia rivale di Orsini!
-Esatto!- gioì Travor.
-Bravo stavolta sei stato grande ora vado
sono diretto
pronto? Travor?
La batteria del cellulare era finita proprio mentre l'agente comunicava la sua posizione al collega. Buttò il telefono all'indietro e si concentrò sulla strada. Era tutto chiaro ormai: la ragazza era stata uccisa dalla stessa famiglia Orsini. Frequentava Marshall che oltre ad essere un eroinomane era anche uno che faceva i lavori sporchi per i McCartney. A questo si aggiungeva il fatto che Britney per pagare la droga al suo uomo aveva dato via ogni cosa di valore. Così almeno si spiegavano le chiazze dei quadri alle pareti. Dipinti di valore, non antichi magari, ma comunque mercificabili che permettevano all'uomo di drogarsi. Finiti i quadri era passata ai gioielli. Aveva scoperto la collezione del padre. Aveva sottratto chissà quanti pezzi. Magari solo qualcuno o tutti. Questo non poteva saperlo. Marshall li dava al suo fattorino della droga che, conoscendo il giro, era sicuramente affiliato ai McCartney. Il padre aveva affrontato la ragazza: il problema non era solo la collezione di valore o altri oggetti che lei sottraeva. Il problema era Marshall: lui vendeva le informazioni ai McCartney, informazioni che solo la Orsini poteva sapere. Si ricordava di un paio di scandali legati alle due famiglie successi negli ultimi mesi e che l'FBI per ordine del dipartimento aveva insabbiato. Come al solito aveva ragione: i ricconi si facevano delle regole tutte per loro.
Britney non voleva saperne di lasciarlo, in fondo era una ragazza sola che amava quel farabutto. Il padre così l'aveva fatta giustiziare inscenando un falso rituale per depistare le autorità e trovando il modo di far cadere la colpa sulla famiglia rivale.
A quadro concluso Booth si sentì gelare: quella gente non aveva paura di nulla. Temeva per la sua Bones. Con il pensiero fisso su di lei, affondò il piede sull'acceleratore.
Dopo quasi quattro ore e mezzo di viaggio, Booth arrivò nei pressi di Parsons in Virginia. Aveva gli occhi stanchi a causa delle poche ore di sonno e del lungo viaggio in auto. Aveva visto Temperance a casa sua tre giorni fa, quando l'aveva cacciata in malo modo e questo era il secondo giorno che era sparita. Da allora non aveva dormito più. Sbattè la mano sullo sterzo con forza. Non si era mai sentito così vulnerabile.
Attraversò la cittadina deserta: erano le tre di notte e nessuno, neanche una macchina a parte la sua, girava per strada. Accostò vicino ad un chiosco nella piazza principale. Scese ed andò a studiare la cartina esposta nella vetrina del Visitor Center. Aveva un ottima memoria fotografica ma per paura di sbagliare prese a spallate il vetro frantumandolo e rubò la mappa.
Risalito in macchina, si lasciò il centro alle spalle e si diresse verso la cava di argilla. La segnaletica era vecchia e incrostata di ruggine. Questo gli fece pensare che ormai quel luogo era disabitato. Forse già dagli anni Sessanta, periodo in cui quella zona divenne un parco nazionale. Al buio gli fu difficile orientarsi. Decise che era meglio parcheggiare la macchina e proseguire a piedi. Era una notte frizzantina, nonostante ciò sudava. Si tolse il soprabito e si mise nella tasca della giacca scura la mappa, dopo aver cerchiato la posizione della macchina, una torcia ed un pennarello rosso. Gli sarebbe servito per segnare la strada e non perdersi. Nel portabagagli prese le munizioni della sua pistola e un fumogeno. Ora aveva tutto l'occorrente: senza pensarci ancora di più si addentrò nel bosco a pistola spianata.
Camminava già da una mezz'ora quando avvistò la costruzione: Hodgins aveva ragione era abbastanza grande. Un vecchio casolare, piano unico ma con soffitto a circa 15 metri. Forse oltre agli attrezzi dentro c'erano delle macchine di estrazione e lavorazione dell'argilla. Le finestre erano ad un'altezza tale da non permettere, una volta dentro, di usarle come via di fuga. Facendo attenzione a non fare rumore e rimanendo ad una distanza di sicurezza, girò tutt'intorno all'edificio. C'era l'entrata principale, un grande portone di legno scheggiato e usurato, bloccato fino a metà da fuori con dei blocchetti di cemento. E c'erano due porticine: una sul lato est e una a sud. Non sentiva nessun tipo di rumore ne vedeva luci di sorta. Era anche vero che qualora ci fosse una luce accesa all'interno, difficilmente si sarebbe vista da quelle finestre così alte e sporche da anni di abbandono.
L'unico modo per sapere se lei era lì dentro era fare irruzione. Non aveva avuto modo di chiamare i rinforzi ma i ragazzi del Jeffersonian sapevano dov'era e di sicuro avrebbero chiamato l'FBI non sentendolo e trovando il suo telefono spento. Almeno così sperava.
Si avvicinò di soppiatto, sapeva muoversi silenzioso come un puma, questo grazie agli anni di addestramento a Quantico e all'esperienza che aveva avuto sulla propria pelle durante le missioni a cui aveva partecipato.
Il momento più difficile arrivò proprio quando, dopo essere tornato dal giro di ricognizione, doveva lasciare la vegetazione per avvicinarsi alla porta: aveva scelto quella a sud poiché ad occhio la distanza alberi-entrata era minore rispetto al varco ad est. Corse velocemente e si appoggiò spalle al muro guardandosi a destra e a sinistra pronto a sparare a qualsiasi cosa si muovesse e lo minacciasse. Tutto taceva.
Allungò la mano sulla maniglia e la trovò sbloccata: entrò e si ritrovò in un corridoio. Non conosceva l'edificio per cui decise di girarlo seguendo il suo istinto. Aveva già passato un paio di svolte senza nessun problema quando una voce alle sue spalle lo sorprese: -La stavamo aspettando agente Booth
Il colpo arrivò forte e preciso alla base del cranio. Provò a resistere al senso di nausea che gli saliva dallo stomaco offuscandogli la vista e la capacità di controllare il proprio corpo. Cercò, in uno slancio disperato per non perdere i sensi, di mettere a fuoco il volto della persona che l'aveva colpito ma l'oscurità ebbe la meglio.
La porta si aprì cogliendo di sorpresa la Dott.ssa Temperance Brennan. Gli occhi della donna vennero feriti da quella luce improvvisa e dovette coprirli all'istante con l'avambraccio. Non era facile abituarsi ad una fonte di luce quando si è stati al buio per più di 4 o 5 giorni. Sentì un corpo rotolare nella sua cella, gettato dentro senza troppa cura e poi lo sbattersi di quella maledetta porta di metallo, unico stargate per la vita.
Aspettò ancora qualche attimo in silenzio per sentire i rumori che la circondavano. Fu sorpresa del nulla assoluto che regnava nella stanza.
Spostando il braccio dal volto cercò con lo sguardo il corpo che era sicura di aver sentito cadere, con un tonfo, sul pavimento di cemento. Sorrise soddisfatta di sé stessa quando focalizzò un fagotto ad una decina di passi da lei.
Tanto peggio di così non può andare
si disse avvicinandosi a carponi e iniziando ad identificare il corpo anche se era girato di spalle.
Uomo, corporatura robusta, 35/40 anni, alto un metro e 80, un metro e 90 circa. Con quel poco di luce che filtrava dalle fessure della porta poteva giusto vedere che indossava vestiti scuri. Aveva le mani legate dietro la schiena. Anche se non riusciva a vedergli le caviglie, dalla posizione, poteva intuire che anche quelle fossero legate.
Ormai era alla distanza di un braccio.
Glielo posò sulla spalla e lo scosse :-Ehy?...- lo chiamò scuotendolo un paio di volte.
Non ricevendo risposta, gli girò intorno e inorridì quando si trovò faccia a faccia col suo collega: Seeley Booth.
-Oh mio Dio
Booth?
Le mani esperte gli stavano toccando la testa per constatare i danni. Fortunatamente trovò solo un rigonfiamento alla base del cranio dovuto, con grande probabilità, all'azione di un corpo contundente. Si chinò per sentirgli il respiro: era ancora vivo.
Trasse un sospiro di sollievo proprio mentre Booth iniziava a grugnire riprendendosi dall'aggressione.
-Mmmm
-Booth?
L'agente dell'FBI cercava di mettere a fuoco la situazione e pensò di essere diventato cieco visto che sentiva una voce ma non vedeva nulla.
Brennan si accorse dello scombussolamento del collega e cercò di spiegargli la situazione: -Booth, siamo in una stanza buia, i tuoi occhi si abitueranno presto a quel poco di luce che filtra dalla porta
-Brennan?- chiese con la voce impastata. Poi sorpreso di averla trovata provò ad alzarsi da quella posizione fetale chiamandola con un tono decisamente più alto e concitato: -Brennan!!! Ti ho trovata!
Non fece in tempo a finire la frase che ricadde a terra: -Ouch!
-Sei sempre il solito
sei legato!
-Bhe non darmi una mano, non preoccuparti sono comodo così!
Temperance sbuffò e si avvicinò per slegarlo. Finalmente libero, l'agente potè strofinarsi i polsi.
-Cosa ci fai qui Booth?
Gli occhi di Seeley iniziavano ad abituarsi a quel buio e gli sembrò di scorgere un'espressione, nonché un tono di rimprovero in quella voce.
-Secondo te? Sto cercando un bed&breakfast per fare una gita romantica!
-Con Tessa?
-Ma che
Bones! Ci siamo appena rivisti e già litighiamo?
La dottoressa Brennan si alzò ed andò a sedersi nel suo angoletto.
-Cos'è adesso non mi parli più?
-Lo sai che sono arrabbiata con te!
Seeley si alzò e barcollando ancora per il colpo in testa la cercò seguendo la sua voce.
-I miei occhi non sono ancora così abituati
potresti non giocare a nascondino?
Mentre diceva questo diede un calcio a qualcosa di morbido e capì di essere arrivato. Le si sedette vicino e rimase in silenzio per un po' con le mani sulle ginocchia.
Dopo un periodo interminabile di tempo le disse: -Sono felice di trovarti ancora viva
ero preoccupato a morte
Lei rispose appoggiandosi alla sua spalla con la testa.
-Davvero Booth, perché sei qui? Dov'è Travor?- stavolta la sua voce uscì stanca.
-Vuoi la versione ufficiale o ufficiosa?
-Entrambe
-La solita curiosa
ufficiale: Travor è stato trovato legato nell'appartamento della Orsini e quando sono andato ad interrogarlo era confuso e anche un po' acciaccato. L'FBI non può permettersi di mandare un agente conciato così in giro. Poi come sai io sto agli scomparsi
per cui le nostre strade si sono incrociate di nuovo!
Brennan si staccò da quel contatto e a Booth quasi dispiacque: -L'ufficiosa?
Seeley rimaneva in silenzio.
-Booth, ti ho fatto una domanda
l'ufficiosa?
-Bones
io
- balbettava cercando di guadagnare tempo.
-NO
- urlò lei.
-Ma non ho detto nulla!- si alzò di scatto tenendosi una mano sulla fronte sperando di fermare tutto quel girare di immagini nella sua testa.
-Lo so cosa stai per dire
che ti senti in colpa ed è tutta colpa tua!- Temperance gli faccia a faccia. Gli prese il braccio con la sua mano e lo tirò via dalla tempia.
-Bhe in effetti una mezza idea me l'ero fatta in questa direzione
puoi lasciarmi reggere la testa per favore Bones? Mi gira un po'
-Mm, scusa
- gli lasciò il braccio: -Vieni siediti, non stare in piedi
-Non posso sedermi, devo cercare come portarti via di qui.- iniziò a vagabondare per la stanza in cerca di una qualsiasi fessura.
-Booth già ho provato io
c'è solo quella porta
quant'è che sono qui?
-Due giorni
-Solo?
-Mi sembrano più che sufficienti per farmi prendere un infarto non credi?
Brennan si fermò in mezzo alla stanza con le mani sui fianchi ridacchiando: -Così eri davvero preoccupato per me?
-Certo! Sei la mia partner!- lui le si parò davanti sfidandola.
-Ma se avevi detto che non lo ero più
-C'ho ripensato va bene? Sei la mia partner e devo proteggerti. Punto. Basta. Fine della questione
ora provo a buttare giù la porta. Sta indietro
-Booth, prima che ti fratturi l'acromion, la clavicola e la testa dell'omero è meglio che io ti dica che la porta si apre verso l'interno
Seeley tornò a guardarla: -Davvero? Siamo in trappola allora!
Stavano cercando una buona idea per uscire quando sentirono la chiave girare nella toppa e videro filtrare la luce dall'uscio.
-Copriti gli occhi, altrimenti la retina reagisce di conseguenza facendoti vedere pallini neri
- lo avvertì Brennan. Booth apprezzò la spiegazione poco scientifica che aveva scelto. Di solito quando parlava di questioni mediche non la capiva mai ed era sempre costretto a dirle Cosa??
-FERMI SIAMO ARMATI. IL PRIMO CHE SI MUOVE SI RITROVERA' CON IL CERVELLO SUL MURO!
-Amico, stai calmo
non abbiamo intenzione di muoverci
- cercò di rassicurarlo Booth.
-Tu, agente. Vieni verso di noi a mani alte
-Posso lasciare la giacca alla mia collega? Qui fa freddo
- la sua voce non tradiva nessun tipo di emozione. Sembrava stesse parlando con degli amici.
-Fai come ti pare ma muoviti lentamente e senza fare scherzi altrimenti ammazziamo te e quella cagna, capito?
Booth si sfilò la giacca con movimenti rallentati e la posò sulle spalle di Brennan.
Temperance d'istinto lo prese per il braccio.
-Tranquilla Bones, non succederà nulla
- le sussurrò in un orecchio accennandole un sorriso.
Fece qualche passo avanti con le braccia in bellavista, lasciando indietro la sua partner. Subito uno dei tre uomini che erano entrati, lo afferrò portandogli le mani dietro la schiena e lo spinse fuori dalla stanza. La porta si richiuse in un attimo senza dare modo a Brennan di capire cosa stesse succedendo.
-Booth
BOOTH
- urlò in preda al panico.
L'agente speciale dell'FBI fu portato nello stanzone principale di quel casale. Fu quasi fiero di sé quando vide le macchine per la lavorazione dell'argilla. Anche stavolta il fiuto non lo aveva abbandonato. La luce non era molta, il che spiegava come mai lui non l'avesse vista da fuori appena arrivato. Una lampada a neon era poggiata su una scrivania ed un piccolo riflettore non molto potente era girato verso la porta che li teneva in ostaggio. C'era puzza di sigaro e di alcool: avevano festeggiato i ragazzi.
Fu fatto sedere con la forza su una sedia in legno. Gli portarono le braccia dietro la schiena e gli legarono i polsi con dello scotch da spedizioni telato, molto più resistente del normale nastro adesivo. Lo stesso fecero con le caviglie legandole però ognuna ad una gamba della sedia anteriore.
Booth li fissava tranquillo e la sua espressione non cambiò quando arrivò il primo pugno in faccia.
-Vogliamo sapere se qualcuno sa che sei venuto qui.- chiese uno dei sequestratori con calma. L'agente nel frattempo stava girando gli occhi a destra e sinistra contando così cinque persone.
-Forse l'agente speciale Booth non ha capito la domanda
- sorrise un altro.
-Ok, agente speciale. Te la rifaccio.- gli sferrò un pugno in faccia ancora più forte del precedente. Seeley dovette sputare saliva e sangue: -Qualcuno sa dove sei?
-Fottiti
- fu la risposta di Booth con il sorriso sulle labbra.
-Il soldato gioca a fare il duro
Si alzò un ragazzone alto e robusto. Lo guardo sprezzante e gli diede un calcio sulla tibia vicino al collo del piede: -Stai attento cecchino. Ti spezziamo le gambe
magari preferisci il trattamento che abbiamo fatto alla Orsini
Booth cercò di mantenere la calma e di non rispondere. Gli anni in Kosovo ma soprattutto l'esperienza in Iraq gli avevano insegnato a come resistere alle torture. In confronto questa era una passeggiata, nonostante la guancia e la gamba, dove era stato colpito, gli bruciassero.
Proprio in Iraq era stato preso come ostaggio insieme al suo collega. Erano rimasti sperati dal battaglione e per i nemici non era stato difficile prenderli in ostaggio e cercare di cavargli delle informazioni. Per quindici giorni, prima che arrivasse la task force per liberarli, erano stati torturati. I militari li avevano dovuti portare via in braccio: avevano entrambi i piedi fratturati, percosse ovunque, ferite da taglio sulle braccia e sul torace. Gli erano rimaste sane ben poche ossa.
Cercò di ricordare quell'esperienza, che di solito teneva ben nascosta tra i suoi ricordi più brutti, per minimizzare quello che stava vivendo.
-Senti super-eroe che ne dici se spaventiamo un po' la tua dottoressa
Booth non riuscì neanche a mettere a fuoco la frase che un colpo fu sparato in aria. L'urlo di Temperance e i colpi violenti alla porta non tardarono ad arrivare: -BOOTH
BOOTH RISPONDI
Seeley stava per risponderle, voleva tranquillizzarla ma un pugno ben assestato lo mise k.o.
Rimase incosciente per un tempo non definito. Quando, a fatica, riaprì gli occhi e riuscì a focalizzare ciò che lo circondava, si trovò Bones davanti. Le erano stati legati i polsi davanti al petto con della corda di canapa spessa ed era seduta a terra a pochi passi da lui.
-Bones
- sussurrò.
-Stai bene?- chiese lei preoccupata. Gli occhi erano rossi e le guance rigate da qualche lacrima
-Sì
tranquilla
-Avete finito voi due?- chiese uno dei sequestratori prendendo la ragazza per i capelli.
-LASCIALA!- gridò Seeley ma in effetti da quella posizione non poteva fare molto.
-Ora vediamo se riusciamo a ragionare agente speciale
so che il tuo stato di servizio è da ammirare: Golfo, Iraq, Kosovo e altre missioni per i 3 presidenti che si sono alternati alla Casa Bianca. Mai un bersaglio mancato. Le torture per te sono all'ordine del giorno. Ma forse potrebbe infastidirti vedere la tua collega soffrire
Alzò senza fatica Brennan da terra e la spinse verso un suo complice. Questi la bloccò tenendola per le spalle. Temperance cercava di essere forte ma le lacrime scendevano da sole. Non riusciva a controllare i singhiozzi. L'uomo dalla lingua lunga si stava attorcigliando una catena intorno alla mano destra.
-Allora Booth, te lo chiedo un'ultima volta: ti ha seguito qualcuno?
Stava per sferrare un pugno in faccia a Temperance ma Seeley lo fermò alzando la voce: -Solo i ragazzi del Jeffersonian sanno dove sono ma non sono venuti con me
Il sequestratore sorrise.
-Stavo per dirlo ad un collega ma la batteria del cellulare è finita
lasciatela stare per favore
prendetevela con me.
-Con vero piacere
Quando partì il colpo Seeley fece in tempo a sbilanciarsi sulla sedia e fortunatamente venne colpito, invece che alla testa, alla spalla sinistra, capitolando a terra.
Brennan si liberò dalla presa e corse, gettandosi vicino a lui prendendogli il viso con le mani.
-Booth
-Bones è tutto ok
veramente
- disse con voce malferma.
-Ma che bella coppietta!- uno dei sequestratori che era rimasto fino ad allora in disparte si avvicinò all'agente e senza troppi complimenti lo rialzò da terra.
Quello che sembrava essere il capo impartì degli ordini: -Chuck vai a farti un giro e se trovi la macchina di Booth falla sparire. Marcus prepara il furgone. Dobbiamo andarcene di qui.
-Questi due?- chiese Marcus.
-Lasciamoli qui. Jimmy fai la guardia con Tony. Non perderli di vista.
-Ok
-Ci incontriamo qui tra un'ora. Non un minuto in più. Io vado a fare delle telefonate qui fuori e controllo l'area.
I cinque si diedero un'occhiata complice e ognuno andò a sbrigare le faccende che gli competevano. Soltanto Jimmy e Tony rimasero con i rapiti. Si sedettero sul tavolo a bere birra con i fucili puntati verso di loro: -Non fate scherzi
non sono un cecchino ma col fucile difficilmente sbaglio un tiro
- sghignazzò Tony.
Dopo un primo momento di silenzio Brennan si avvicinò al collega strisciando a terra: -Ti fa male la spalla?
Booth alzò lo sguardo e la ragazza fu colpita dalla dolcezza del suo sguardo, nonostante la situazione: -L'importante è che tu stia bene
-Booth, io
mi dispiace
-Shh
adesso non è il caso Bones, dobbiamo capire come uscir
- la frase fu interrotta da una smorfia di dolore.
-Booth
- Brennan si alzò mettendosi in ginocchio davanti a lui per guardarlo in faccia.
-Sto bene
- le sussurrò cercando di suonare convincente. Si sporse in avanti con la testa, per quanto le legature ai polsi e alle gambe permettessero e andò a cercare l'incavo del collo di lei. Poggiò la testa sulla sua spalla e rimase così per parecchio tempo. Temperance sentì il suo cuore accelerare il battito, si fece coraggio e ricambiò quel momento di tenerezza appoggiando a sua volta la sua guancia su quella di Seeley.
Purtroppo Jimmy e Tony si accorsero di questa eccesiva vicinanza e si alzarono minacciosi: -Ehi voi due
rimanete a distanza. Non ho voglia di prendere due calci nel culo dal capo per colpa vostra.
Il primo di loro strappò la dottoressa con violenza da quell'abbraccio e la trascinò fino al tavolo, lasciandola lì vicino in modo da controllarla meglio. Intanto i due complici continuavano a fumare e a bere birra.
-Le dico che è nei guai!- Jack sbattè la mano sul tavolo in noce della sala riunioni al decimo piano del palazzo dell'FBI. Angela gli passò il braccio intorno alle spalle per calmarlo.
-Jack
-No Angela! Questo tizio sta lasciando un collega nei guai! Chissà cosa sta passando Booth, magari ha anche trovato Brennan! E non vuole credermi
-Senta Dottor Hodgins, lei dice che l'agente Booth è in Virginia. A Preston
- Parsons agente Travor! Ma mi ascolta mentre parlo?
-Ok lì
ma io ho sentito l'agente Booth per dirgli chi era l'assassino e lui non mi ha detto nulla! Sono un suo collega, se voleva rinforzi me lo avrebbe detto. Magari non ha avuto cuore di dirvi che se la stava spassando in qualche localino in periferia
magari con quale donnucola
Jack Hodgins a quell'affermazione sentì il sangue bollirgli nelle vene: -Senta, lavoro con Booth da due anni. Innanzitutto è un ottimo padre di famiglia, non andrebbe mai per prostitute. Poi tiene a Brennan, l'ha sempre protetta e salvata in varie occasioni. Non può screditarlo così! Comunque nel caso lei non voglia ascoltarci andrò diritto dal Procuratore
lei conosce bene Booth. Troverà una squadra di volontari disposta ad andarlo a cercare in quel sfottuto capanno a Parsons!
Così dicendo Jack raccolse la sua giacca dalla sedia accanto al suo posto, prese Angela per mano e fece per abbandonare la stanza.
-Ok Hodgins, non c'è bisogno di minacciare
andrò io con la mia squadra. Va meglio?
Jack sorrise: -Bene ma non passate con il rosso ai semafori
-Scusi, perché?
-Perché il furgone del Jeffersonian non ha la sirena e potrebbero arrestarci
-Non vorrà mica seguirmi
- lo sguardo di Travor era preoccupato.
-Certo! Io, il dottor Addy e la signora Montenegro
se ci fosse bisogno di raccogliere prove saremo lì!
Travor prese il telefono e digitò un numero: -Mi serve una sirena per una macchina
Per la Brennan fu l'ora più lunga della sua vita. Tony e Jimmy parlavano di sport, cosa che lei odiava e faceva fare solo a Booth, ma solo perché
Booth era Booth e su questo l'agente Travor ci aveva visto giusto. Il loro capo faceva avanti e indietro per controllare che non gli piombassero addosso gli elicotteri dell'FBI. Degli altri due nessuna traccia. Seeley sembrava aver perso i sensi nuovamente. Ma Temperance sapeva, dal rigonfiarsi della cassa toracica, che era più attento che mai ad ogni rumore. Stava recuperando le forze, non opponeva resistenza quando occasionalmente Tony andava a stuzzicarlo e nel frattempo, ne era sicura, stava elaborando un piano.
-Ok è ora di andare. Chuck sta tornando e Marcus è pronto. Jimmy prendi la dottoressa
-Ehy perché sempre lui le donne??- chiese urtato Tony spalancando le braccia noncurante di imbracciare un fucile.
-Perché l'agente dell'FBI è un bestione e tu puoi trascinarlo! Cretino
-Aspettate
- disse Temperance.
-Cosa vuoi dottoressa?- le tre teste si girarono all'unisono verso di lei.
-Nella cella è rimasta la giacca del mio collega
non vorrete mica che muoia di freddo
Booth aveva indosso solo camicia e cravatta e fuori la temperatura era rigida. La giacca sarebbe stata meglio di niente.
Il ragazzo col fucile ci pensò su e poi disse: -Ha ragione
Tony prendigli la giacca, slegalo e infilagliela
ci vediamo sul furgone.
Sbuffando Tony scomparve nella cella per riapparire con la giacca scura di Booth. Si avvicinò all'agente e prima lo schiaffeggiò per farlo riprendere, o almeno così credeva.
-Svegliati bambinone, è ora della passeggiata!
Con mani esperte tirò fuori un coltello a serramanico, l'apri con lo scatto a pochi centimetri dagli occhi dell'agente dell'FBI e gli liberò le gambe. Poi con un movimento più goffo gli liberò i polsi lasciandogli un taglio sull'avambraccio sinistro.
-Questo è solo l'inizio caro Seeley Booth
se fai qualche scherzetto ti tagliuzzo fino a farti morire dissanguato
hai capito?
Booth annuì tenendosi il braccio con la mano destra. Usciva un bel po' di sangue e lui fece ben attenzione a farne cadere sul pavimento, nel caso in cui qualcuno passasse di là a cercarlo.
Tony gli porse la giacca e lui la rifiutò: -Puoi darla alla dottoressa. Non lo vedi? Sto sanguinando
-Non usare quel tono da saputone con me agente Booth
- gli disse spingendolo verso l'uscita.
Bones e Seeley camminavano scortati ai lati e dietro dai sequestratori. Brennan era ancora legata e non capiva perché il suo collega continuava a stringersi il braccio in quel modo. Invece di fermare l'emorragia, stava aumentando la perdita di sangue. Lo guardò e avrebbe aperto bocca senza pensarci due volte se solo lui con un'occhiata non le fece capire il perché. Si guardò discretamente intorno, senza insospettire i sequestratori e si accorse che stava lasciando una traccia fino al punto di partenza del furgone. Capito il piano, tornò a guardarlo e gli sorrise.
Furono spinti nel furgone e gelarono al contatto con la lamiera fredda.
-Voi state qui. Il furgone è chiuso da fuori con tre lucchetti. Al primo rumore ci fermiamo e vi spariamo ok?
Chuck chiuse con forza lo sportello. Dopo neanche qualche minuto il furgone partì per una destinazione sconosciuta ai due ospiti.
Brennan subito si avvicinò a Booth: -Slacciami le mani
- gli ordinò con voce allarmata.
Seeley non parlava e si muoveva al rallentatore. Dopo aver trafficato qualche minuto ci riuscì.
-Stai perdendo troppo sangue. Inizia ad annebbiarsi la vista
- constatò.
Si tolse la giacchina verde che indossava e il maglioncino. Aveva anche una camicia bianca. Senza pensarci troppi si strappò, con fatica, le maniche e fasciò il braccio del collega. Rimase con le mani sulla ferita imprimendo una forza costante così da bloccare l'emorragia.
-Bones
veramente sto bene
- le disse.
-Giuro che se sento ancora quella frase ti uccido io Booth! Con le mie mani
Seeley le sorrise: -Grazie
-Perché ti ucciderò io prima che lo facciano loro?
-No
perché sei qui vicino a me e mi stai aiutando
Brennan si passò una mano sulla guancia ma a Seeley non scappò il fatto che stesse piangendo: -Che fai piangi ora? Perché?
-Tu qui non dovevi esserci
è colpa mia
-Non hai mai pianto per questo Bones
eppure ne hai combinate di peggiori
come quando
- si sistemò appoggiando la schiena ad una delle pareti del furgone: -
vestita da Wonder Woman mi hai sparato
lì non ti sei scusata!
-Intanto è stato un incidente
e poi
mi sono scusata!
-Ma non eri così pentita
Lei non trovò nulla da dirgli per avere l'ultima. Raccolse la giacca che era rimasta nel vano e lo aiutò ad infilarla.
-Perché queste cose capitano sempre quando è freddo
-Meglio così
- assunse l'aria da dottoressa: -Il caldo fa proliferare i germi e questo non aiuterebbe la ferita sul braccio.
-Cos'è il momento dottorato? Ti assicuro che stavo benissimo nel deserto con una pallottola in petto!
-Facciamo così
- adesso era stizzita: -Stai zitto e recupera le forze va bene?
-Bene!- sottolineò con forza.
-Bene!- concluse lei.
Erano a Parsons già da un'ora . Il sole delle otto di mattina iniziava a scaldare la cava. Appena arrivati al capanno avevano subito seguito la traccia di sangue dal cortile allo stanzone. Erano bastati pochi esami e il collegamento via pc con i colleghi del Jeffersonian per stabilire che quel sangue apparteneva all'agente Booth.
-Io l'avevo detto a quel cretino che erano in pericolo!- Hodgins stava analizzando, con le apparecchiature portatili, le tracce lasciate dalle ruote di quello che doveva essere un minivan .
Angela lo stava aiutando facendo delle fotografie da inviare agli esperti a Washington per identificare meglio i pneumatici: -Jack hai fatto il possibile
-No Angela, non ho fatto il possibile. Li abbiamo mancati di poche ore. Il faro sprigionava ancora un tiepido calore e le birre non erano evaporate. Forse 2 o 3 ore. Due o tre ore e adesso Brennan e Booth erano qui con noi
Chissà Temperance come sta
-Il sangue trovato qui e dentro sembra appartenere solo a Booth. Non ci sono indizi che ci dimostrino che anche lei è ferita.
-Sì anche i resti organici trovati sullo scotch da pacchi dentro sembrano i suoi. Certo
sono solo qualche pelo e un po' di epidermide
è stato legato. Poi forse lo hanno picchiato
Angela gli si avvicinò e lo abbracciò: -Jack, non pensare a questo va bene? Ci servi lucido, dobbiamo trovare un indizio che ci suggerisca dove siano andati.
Hodgins le sorrise grato e tornò a lavorare. Avere Angela vicino in queste situazioni lo aiutava a rimanere calmo e a dare il meglio di sé.
Erano intorno al tavolo che Zack aveva organizzato lì all'aperto e stavano cercando di dare un senso alle tracce del veicolo trovate quando Travor li raggiunse.
-Ci sono 2 elicotteri che stanno setacciando la zona. Ad un miglio circa da qui abbiamo trovato il veicolo di Booth. È stato spinto giù per un crostone. La fortuna ha voluto che non prendesse fuoco. La scientifica ci sta lavorando anche se è molto probabile che l'ha abbandonato per proseguire a piedi. Le condizioni di visibilità di notte qui devono essere pessime. Dottor Hodgins
- disse avvicinandosi allo scienziato: -
le devo le mie scuse
abbiamo trovato il telefono dell'agente Booth. Era scarico. Forse mi stava dicendo qualcosa
quando la linea è caduta.
-Lo sa qual è il problema? È che tutti mi danno del cospiratore ma nessuno mi crede!- gli si avvicinò minaccioso: -Abbiamo perso quasi un'ora io ed Angela a convincerla ad organizzare una squadra
se succederà qualcosa a Brennan o a Booth la riterrò personalmente responsabile
Agente Travor.- detto questo si allontanò per schiarirsi le idee.
Travor aspettò qualche attimo e poi aggiunse: -Ho mandato anche una squadra al Jeffersonian. Mi ha colpito quello che ha detto signora Montenegro mentre parlava con un suo collega appena arrivati. Diceva che aveva trovato problemi di connessione e di frequenze con l'Istituto. La squadra di tecnici ha trovato tre telecamere che non appartenevano alle vostre di sicurezza e una cimice nel telefono della Brennan. Data la portata di quegli apparecchi, la stanza che usavano per ricevere le immagini non doveva essere lontana. Abbiamo trovato anche l'appartamento, in un vecchio palazzo alle spalle dell'Istituto. Neanche a dirlo
era stato abbandonato. Le apparecchiature erano sparite. Abbiamo solo trovato la trasmittente per le frequenze. Nessuna impronta conosciuta.
-Mi sta dicendo che Temperance era seguita?
-Sì a vista
-Agente Travor, ricordo che proprio il giorno dopo aver portato i resti di Britney Orsini in laboratorio, sono venuti alcuni uomini della manutenzione ed hanno trafficato nella stanza della Brennan. Ma avevano un regolare permesso.
-Grazie Dottor Addy, pensa di riuscire a ricordare i volti?- chiese speranzoso.
-Sinceramente gli ho prestato poca attenzione. Comunque proverò con Angela a buttare giù qualcosa.
-Grazie a tutti per la collaborazione.
Erano fermi da un bel po'. Temperance aveva calcolato circa un'ora e mezza di viaggio prima di quella sosta prolungata. Non ne aveva la certezza poiché il suo orologio aveva smesso di funzionare già da qualche giorno e Booth non ne portava. Lui aveva riposato per quasi tutto il tragitto. Dopo quella specie di conversazione/battibecco che avevano avuto alla partenza non si erano più detti nulla. Si era solo preoccupata di aiutarlo quando, goffamente, aveva provato a stendersi e di prestargli la sua giacca per fargli da cuscino. Era stremato. Non solo per la ferita al braccio o per le botte che aveva preso. Aveva il viso tirato e stanco. La barba incolta. Gli occhi cerchiati e rossi. Non sembrava la persona che era solito presentarsi spavalda come Agente Speciale Seeley Booth.
Si avvicinò al collega e gli mise una mano sulla fronte: scottava.
-Ci mancava solo la febbre
- esclamò delusa.
Lui si destò sentendola vicino: -Ehy
è successo qualcosa?- si rialzò da quel giaciglio provvisorio mettendosi seduto.
-Siamo fermi da un po' e non si sente nulla
-Potevi svegliarmi, magari era una buona occasione per fuggire!- appoggiò ancor meglio l'orecchio sul divisorio che c'era tra il loro spazio e la cabina di guida del veicolo.
-Senti superman, avevi bisogno di riposare e adesso hai anche la febbre
Seeley si passò una mano sulla fronte: -Non mi sembra
e comunque non è un problema!
-Booth, come fa a non essere un problema? Nulla va per il verso giusto
tu che vieni a cercarmi, quei tizi che ti picchiano, il braccio
adesso la febbre. Significa che c'è infezione
e io non so che fare! Sono brava con le ossa
per il resto
- la sua voce era diventata appena udibile.
-Bones
- cercò la sua guancia con la mano e le alzò il viso per guardarla negli occhi: -
Bones, ascoltami e cerca di avere fiducia in me
va tutto bene. Sei stata grande fino ad ora. Non penso che un'altra donna avrebbe reagito così ad un rapimento. E anche con me
sei stata molto premurosa
grazie Bones
ho avuto ferite peggiori di questa credimi e nessuno era lì per prendersi cura di me
lo apprezzo molto
-Perché ci siamo fermati
tu che sai tutto
-Staranno preparando il rifugio. Non si aspettavano di essere in pericolo. Speriamo solo che non sia un bunker come lo era quella fabbrica abbandonata perché altrimenti
L'agente si bloccò all'istante quando sentì delle voci avvicinarsi. Si sbrigò a sussurrare a Temperance: -Non ti spaventare adesso ok?
Così dicendo si accasciò sul metallo proprio un attimo prima che due dei sequestratori aprissero lo portellone.
-Niente scherzi come al solito
che è successo all'agente speciale?- chiese Marcus.
-Non lo so
- disse Temperance con voce tremante: -
è così da un po'
-Aaa che palle!- sbuffò Jimmy: - Vado a chiamare Tony altrimenti chi lo sposta questo toro
Marcus rimase col fucile spianato a guardare che i due ostaggi non muovessero un dito. Poco dopo tornò Jimmy con Tony. Quest'ultimo, aiutato dai due complici, si sistemò Booth su una spalla. Marcus prese la dottoressa Brennan per un braccio e li portarono all'interno di un fienile.
Chuck e quello che impartiva gli ordini li stavano aspettando con delle corde in mano.
-Cosa è successo al bestione?- chiese il secondo di loro.
-La dottoressa dice che è un po' che sta così.- riferì Tony scaraventandolo a terra senza troppi complimenti.
Brennan strinse le spalle e chiuse gli occhi a quella scena. Lo stavano massacrando. Non sarebbe durato ancora a lungo.
Il capo si alzò e andò verso di lei: -Dottoressa me lo vuoi dire che succede?- le puntò il fucile sotto al mento.
-Ha la febbre
penso sia per via della ferita al braccio. Gli sta facendo infezione
-Puoi fare qualcosa?
-Se avete intenzione di farci fuori perché aiutarlo a stare meglio? Lasciatelo così e tra qualche ora l'infezione lo ucciderà!
A quella frase Booth, ancora a terra, aprì un occhio per guardarla: era impossibile! Sapeva combinare guai anche in queste situazioni limite. Richiuse le palpebre continuando a fingere di essere svenuto. La sua idea era quella di non farsi legare o semplicemente non farsi legare con le braccia dietro la schiena. Avrebbe fatto poco in quella posizione.
-Senti bellezza
diciamo che le regole le faccio io
adesso mi serve vivo. Poi quando sarà ora mi preoccuperò di sparargli in fronte
Puoi fare qualcosa?
-Mi serve dell'acqua calda, del disinfettante e delle garze, una benda
ago e filo magari
-Chuck vedi quello che trovi nel furgone.
Il ragazzo si allontanò correndo mentre Temperance rimase con lo sguardo fisso negli occhi del loro capo.
-Sei un tipo determinato, dottoressa. Mi dispiacerà ucciderti
-Bhe allora non farlo!
I quattro scoppiarono in una fragorosa risata: -Sicuramente prima di farlo sentiremo di che pasta sei fatta
che ne dite ragazzi?
-Certo capo, un bel giretto
Tutti si distrassero per mettere le mani addosso a Brennan. Le palparono il seno e le sfiorarono la guancia. Uno di loro le passò la mano tra i capelli. Lei provò a respingerli ma erano in quattro e non ci volle molto a bloccarla. Appena Marcus le infilò una mano tra la cintola dei panatoli e la sua pelle Booth, che stava osservando rodendosi dentro dalla rabbia, esplose: questo era troppo. Nessuno poteva toccarla in quel modo volgare.
Si alzò di scatto e fu talmente veloce che Marcus, l'unico girato verso di lui, non riuscì a proferire parola. A malapena tolse la mano da dosso a Brennan e alzò il fucile per sparare. Booth aveva mirato al suo capo: l'aveva colpito con tutto il suo peso sulla regione lombare facendogli perdere l'equilibrio e andando a cadere proprio sulla canna di fucile del complice il quale, preso alla sprovvista, fece partire un colpo uccidendolo all'istante.
Seely aveva scartato lo sparo buttandosi a terra sulla destra tirandosi dietro Tony e Jimmy abbracciandogli le gambe. I ragazzi, storditi dalla caduta, stavano cercando di alzare le canne dei fucili ma Booth fu più veloce di loro. Prese le loro teste e le fece sbattere l'una contro l'altra facendogli perdere i sensi. Si girò verso la sua partner e vide che se la stava cavando bene. Temperance aveva disarmato Marcus con un calcio e l'aveva colpito anche al mento, rompendogli la mascella e adesso lo stava atterrando sfruttando la sua agilità e la poca lucidità invece che aveva l'uomo a causa del dolore.
Stava per rilassarsi quando si ricordò di Chuck: il sequestratore sentendo lo sparo era accorso e adesso stava tenendo sottotiro Temperance dalla porta di ingresso del fienile. Booth si alzò in fretta strappando il fucile dalle mani di Tony, tolse la sicura e prese la mira in pochissimi secondi.
-Bones
giù!- gridò.
Sparò un attimo prima che lo facesse il nemico. Lo colpì in pieno alla testa. Chuck si accasciò su sé stesso, il corpo ebbe un paio di fremiti prima di irrigidirsi per sempre. Seeley rigirò il fucile e colpì con forza alla nuca Marcus facendolo svenire.
Alzò lo sguardo ansimando dalla tensione: Temperance lo guardava in silenzio.
-Stai bene?- le chiese.
-Sì
- rispose ancora con i pugni davanti al petto in posizione di attacco.
L'agente dell'FBI si buttò a sedere a terra.
-Booth
- gli corse incontro la scienziata.
-Tutto ok
è solo che quando ho sparato
il colpo ti è passato così vicino
se ti fossi mossa
-Ma non l'ho fatto!
-Bones, quando ti grido giù
significa GIU'!
-Scusa se non ho i riflessi di un marines!- gli si sedette vicino.
-Possibile che tu non capisci mai il pericolo che corri quando mi stai intorno e io devo sparare? In queste situazioni non sono sicuro con te vicino
sei imprevedibile!
-Io ho fiducia in te Booth
e infatti non mi hai presa
Seeley la guardò. Erano a pochi centimetri l'uno dall'altra. Aveva una voglia matta di abbracciarla e baciarla. Diede colpa all'adrenalina in circolo, alla febbre che gli offuscava la mente, al sangue che aveva perso. Diede la colpa a tutto tranne che al suo cuore e ai suoi sentimenti che gli erano chiari già da un po'. Li reprimeva con forza perché sapeva che non aveva nulla da offrire a quella donna. Come non aveva avuto nulla da offrire a Rebecca tempo prima.
Il suo flusso di pensieri fu interrotto dalla voce di lei: -Mi vuoi dire qualcosa?
-Sì
- disse Booth con l'espressione più dolce che aveva.
Brennan lo guardava interrogativa.
-Bhe allora dimmelo
Seeley scrollò le spalle tornando serio e professionale: -Dobbiamo legare questi tre ancora vivi
Si alzarono da terra e si guardarono intorno. Tanto fieno, un paio di attrezzi da lavoro, un tavolo. Nulla che potesse assomigliare ad una corda.
-Io li tengo sotto tiro, tu vai sul furgone e cerca una corda. Ci deve essere per forza, doveva servire per noi.
-Li tengo sotto tiro io
-Bones
chi è l'agente dell'FBI autorizzato a sparare?
-Anche io voglio quest'autorizzazione
- disse la scienziata infastidita.
-Possiamo parlarne in un altro momento?- Booth era spazientito.
Temperance lo guardò con aria di sfida e si allontanò. Passò vicino al cadavere di Chuck e senza nessuna emozione, tirò dritto. In fondo se l'era cercata.
Nel furgone aveva trovato solo due pezzi di corda e un rotolo quasi finito di scotch da pacchi. Quando li portò a Booth, lui non ne fu contento: -Non riusciremo mai a legarli bene tutti e tre
Passò il fucile a Brennan: -Ok, adesso inizio a legare il primo
il fucile è un'arma molto potente ok? Per cui NON sparare Bones, soprattutto a distanza ravvicinata. Rischi di farmi secco
-Ma se si riprendono?
-Ci penso io
chiaro Bones?
-Ok Booth
- imbracciò il fucile e lo tenne puntato verso gli uomini a terra. Mentre era andata al furgone Seeley aveva avvicinato Marcus agli altri due così da poterli controllare meglio.
Stava facendo il primo nodo quando Temperance starnutì facendo partire un colpo che si andò ad infrangere in una montagna di fieno.
L'agente dell'FBI si girò a guardarla: -Bones
ti ho appena detto che il fucile è più pericoloso di una pistola
e ti farei notare che stai tenendo sotto tiro anche me
puoi non starnutire, non parlare, non fiatare e possibilmente non premere il grilletto?
-Scusami
è questo fieno
non l'ho fatto apposta
- era mortificata.
-Lo so che non l'hai fatto a posta ma gradirei che abbassassi l'arma così forse rimango vivo almeno fino a questa sera
Temperance fece quello che Booth gli aveva ordinato e abbassò la canna del fucile. Lo guardò legare il primo dei tre sequestratori. Stava passando al secondo quando Tony riprese conoscenza.
-Booth
- lo chiamò Brennan indicandogli col fucile Tony.
Il ragazzo aveva aperto gli occhi e si stava passando una mano sul basso ventre.
-Non fare scherzi amico- lo intimidì Booth. Stava per dargli un calcio per stordirlo quando inaspettatamente tirò fuori una pistola calibro 22 dalla cintola e la puntò prima su di lui e poi, con fare nervoso, sulla dottoressa.
-Provaci e ammazzo la tua amica
-Posa quella pistola
sei solo noi siamo in due
i tuoi amici sono ancora a terra
e qualcuno non si sveglierà più
Tony cercò di rialzarsi con cautela sempre tenendo la pistola puntata: -Agente Booth non mi è piaciuto quello che mi hai fatto
adesso ho un grande mal di testa
-Tira giù quell'arma e battiti con me, la dottoressa non c'entra nulla
-Invece c'entra eccome. A te non importa morire
l'ho capito questo. Hai visto troppe volte la morte in faccia
tu hai paura per lei
-Booth ce l'ho posso colpirlo
- disse Brennan distraendo i due uomini.
Booth fece in tempo a dire: -Non ora Bones
Subito dopo uno sparo riecheggiò nel fienile. Tony spaventato da quella frase aveva premuto il grilletto. Fortunatamente era talmente stordito che aveva mancato Temperance di una decina di centimetri.
Seeley si gettò su di lui. Gli cadde sopra, gli prese la mano con la pistola e iniziò a sbattergliela a terra con violenza. Tony, dal dolore dovette mollare la presa sull'arma. Fu allora che Booth rotolò su sé stesso allontanandolo da lì.
Si rialzarono e si misero a combattere. L'agente dell'FBI era più svelto e preciso nei colpi, mentre il sequestratore andava a caso.
-Così avete ammazzato Britney per ordine del padre
- lo imbeccò dandogli un pugno in faccia.
-Tu non capisci agente Booth
quella troietta spifferava tutto al suo uomo
- gli diede un calcio sul fianco. Seeley incassò il colpo e gli restituì un manrovescio sullo zigomo.
-E il suo uomo non stava nella cosca giusta
-Esatto
ci ha fottuto vari incassi
- si avvicinò tentando di colpirlo allo stomaco.
Riuscì anche stavolta a schivare il colpo: -Droga? Riciclaggio?
-Non ti riguarda sbirro
-Lo scoprirò anche senza il tuo aiuto e voi tre marcirete in galera con Orsini
-Intanto cerca di rimanere vivo
Con uno slancio inaspettato caricò Booth mandandolo a terra vicino agli attrezzi e gli si posizionò sopra.
-Attento Booth!
-Scappa Bones
- gli gridò mentre cercava di pararsi dai colpi in faccia che Tony gli stava assestando.
-Non ti lascio
- corse e afferrò la pistola.
-Booones
- la supplicò ma lei era già in posizione, gambe divaricate e pistola puntata.
-Cerca di scansarti!- gli urlò. Non riusciva a prendere bene la mira sapendo che lui era sotto a Tony.
Il sequestratore colpiva a raffica e Seeley si parava la faccia con le braccia. Sfiancato da quell'attacco senza grandi risultati abbassò la guardia per prendere fiato e Booth lo rigirò senza troppi complimenti. Adesso era lui sopra in posizione di vantaggio. Lo stava picchiando selvaggiamente, con tutta la rabbia che aveva in corpo.
Un grido lo distrasse: si girò un attimo, giusto in tempo per vedere che Temperance era stata attaccata da Jimmy. Tony approfittò di questa sua disattenzione per disarcionarlo. Fece leva con le gambe e lo scaraventò a terra. Seeley finì sugli attrezzi e trattenne a stento un grido di dolore quando sentì qualcosa di appuntito trafiggergli la schiena. Girò lo sguardo a sinistra e vide il manico del forcone. Riaprì e chiuse gli occhi un paio di volte in fretta per cercare un po' di concentrazione.
Tony lo stava raggiungendo, doveva fare in fretta. Chiamando a raccolta tutte le sue forze si alzò tenendo una mano sul manico del forcone. Sentì la pelle lacerarsi mentre i denti di ferro uscivano dalla sua carne. Rigirò l'attrezzo e si sentì mancare le forze; cercò di mantenere la giusta lucidità quel tanto che gli bastava per poter mirare al cuore di Tony. Affondò con precisione nel petto del sequestratore gli spuntoni e, senza accertarsi se fosse morto o no, corse verso Temperance. Sferrò un calcio al ginocchio di Jimmy atterrandolo, la prese per mano e riuscì a dirle in fretta: -Corri
più veloce che puoi
Usciti dal capanno, la prima cosa che fecero, fu correre al furgone. Booth salì al posto di guida e girò la chiave. Il motore stentava ad avviarsi.
-Bones, c'è poca benzina per cui presto dovremmo farcela a piedi
-Ok
- annuì la collega ancora sotto shock per quella sequenza di avvenimenti.
Inserì la marcia e partì non appena l'avviamento cessò di opporre resistenza. Non c'era bisogno di una grande conoscenza del luogo visto che c'era un'unica strada sterrata percorribile col veicolo. Doveva solo decidere se prenderla verso destra o verso sinistra. Decise per quest'ultima.
Seeley spinse l'acceleratore a tavoletta per allontanarsi il più possibile da quel posto. Ad ogni sobbalzo del van stringeva gli occhi per il dolore.
Temperance ancora non si era resa conto di quello che era successo al suo collega perché in quel momento stava lottando con Jimmy. Notò comunque lo strano silenzio che regnava in macchina e le sue smorfie.
-Vuoi che guidi io?- gli chiese.
-Non preoccuparti tanto tra poco dobbiamo abbandonare il veicolo e addentrarci nel bosco. Finché non capisco dove siamo non possiamo restare sulla strada principale.
-No?
-Bones
se Jimmy ha chiamato rinforzi e questa è l'unica strada di accesso al fienile ci beccano prima di subito. Inoltre come ti ho detto il gasolio è poco per cui tra qualche miglio dobbiamo iniziare a correre. Saranno le otto o nove di mattina. Entro sera voglio stare seduto al Royal Dinner a godermi un caffè e un pezzo di dolce!
Si girò a guardarla e le sorrise.
Temperance ricambiò il sorriso.
Macinarono le ultime miglia in silenzio tenendo gli occhi e le orecchie bene aperte a qualsiasi rumore o immagine che potesse spuntare da dietro l'angolo. Ad un tratto il motore iniziò a sobbalzare per poi spegnersi definitivamente.
-Questo è il momento in cui dovremmo continuare a piedi?- chiese la dottoressa.
-Esatto Bones
allora questi dottorati a qualcosa servono
Lei scese e girò intorno al furgone. Si meravigliò di non trovare Seeley già in piedi a cercare un posto dove iniziare la discesa nel bosco.
Si affacciò al finestrino del lato guida.
-Tutto bene Booth?
-Non mi sei di aiuto se me lo chiedi ogni ora
- sibilò appoggiando la testa sul volante.
-Booth
che succede?- la sua voce faceva trasparire una leggera tensione.
-Bones ho solo bisogno di un attimo, va bene? Qualche secondo
tu intanto guarda dietro se c'è qualcosa che può servirici
Brennan andò al portellone posteriore tenendo lo sguardo sullo specchietto esterno della macchina. Vedeva riflessa la sua immagine ancora china sullo sterzo. Distolse lo sguardo per entrare nel retro. Trovò la sua giacca verde e la raccolse. Ma a parte questa, nulla. Uscì e stavolta trovò lo sportello del guidatore aperto.
Booth stava scendendo a fatica. Si resse alla portiera e posò la mano destra sul fianco sinistro.
Brennan si avvicinò ironica: -Capisco che ti hanno riempito di pugni
ma è stato del tutto inutile il tuo addestramento a Quant
Si bloccò non appena vide l'enorme chiazza scura sulla sua giacca e tre fori all'altezza del rene sinistro. Senza dire una parola si affacciò nell'abitacolo e guardò il sedile: anche quello era sporco di sangue.
-Ok, mi sono persa qualcosa
- guardò Booth: -Posso dare un'occhiata?
-Magari più tardi
ora dobbiamo lasciare questo posto
- si staccò a fatica dallo sportello e Brennan gli fu vicino per sorreggerlo.
-Aspetta
siediti qui
- lo aiutò a sedersi vicino ad un albero.
Lei salì nell'abitacolo e dopo aver cercato per qualche istante ne uscì con due bottiglie di acqua e una vecchia cassetta dei medicinali. Aprì quest'ultima ma rimase delusa: -Questo antibiotico è scaduto da 4 anni
e anche il disinfettante
- buttò la scatola a terra: -
non ci serve nulla da lì.
-Bones
dobbiamo andare- si sforzò per rialzarsi.
-Booth se non te ne sei accorto stai morendo dissanguato!- lo accusò di getto, forse con un tono della voce più alto di quello che avrebbe voluto usare.
L'agente dell'FBI alzò un sopracciglio per guardarla: -Bhe grazie
sei sempre così rasserenante
-Scusami
- si calmò: -E' un dato di fatto
- aggiunse pacifica: -
dobbiamo fermare l'emorragia
Restarono a fissarsi per un attimo alla fine l'uomo cedette: -Ok
hai dieci minuti
- e zoppicando si diresse verso il retro del furgone e si sedette sulla sponda di metallo lasciando in vista il fianco sinistro.
Bones si sedette alle sue spalle e delicatamente cercò di togliergli la giacca e la camicia. Lui si lasciò sfuggire un'imprecazione di dolore quando quest'ultima si staccò dai lembi della ferita.
-Guarda il lato positivo
hai un'ottima coagulazione
- cercò di scherzare mascherando la preoccupazione. Lui non rispose a quella battuta, era concentrato a rimanere fermo e a non svenire.
-Cos'era? Il forcone che stava lì nel fienile?
-Sì
- riuscì a sussurrare. Mi ci ha scaraventato sopra Tony
Temperance si alzò e gli tolse dal braccio le due maniche della camicia che aveva usato per suturargli il taglio.
-Scusami questa è un'emergenza
ho bisogno della stoffa
-Prendi anche la mia camicia se ti serve
.
-Preferirei che te la infilassi di nuovo. Non sappiamo quanto staremo qui fuori e passare la notte solo con la giacca non è l'ideale
Seeley non aveva la forza di controbattere: le avrebbe voluto dire che una misera camicia di cotone non avrebbe di certo fermato il freddo notturno, ma decise di mantenere le forze. Parlare con Brennan lo sfiancava a volte.
Bagnò con l'acqua le pezze di stoffa che rilasciarono subito il sangue che avevano contenuto fino a poco prima. Poi delicatamente gli sfiorò la schiena. A parte un piccolo sobbalzo, quasi impercettibile, lui rimase fermo a farsi pulire la ferita.
Fece questo lavoro diverse volte fino a quando non fu soddisfatta.
-Non è molto Booth, dobbiamo al più presto portarti in ospedale. Non so fino a dove è penetrato il forcone
hai bisogno di un'antitetanica, di una lastra, di una ecografia
-Ok
Bones. Ho capito
ora dobbiamo andare.
Temperance lo aiutò a rivestirsi. Lo prese sottobraccio e lo sostenne quando cercò di alzarsi.
-Nella tasca della giacca
- sussurrò.
Lei gli mise una mano nella tasca sinistra e poi in quella destra: trovò una cartina, quella che aveva strappato al visitor center.
-Dobbiamo capire dove siamo
Gliela aprì davanti e dopo una lunga occhiata Booth alzò gli occhi al cielo.
-Che succede?
-Ci siamo addentrati nel parco
al fienile dovevamo girare dall'altra parte maledizione
-Ce la faremo Booth
ce l'abbiamo fatta in tante altre occasioni
-Andiamo
- la spronò.
Si allontanarono dalla strada principale e camminando adagio, per stare al passo di lui, iniziarono a tornare indietro.
-Dobbiamo fermarci
-Posso farcela Bones, ancora qualche miglia
-Booth, ci dobbiamo fermare assolutamente
per favore.- Lo supplicò con lo sguardo.
-E' la quarta volta che ci fermiamo; ricordi? Ho la mia cena al Dinner!- cercò di scherzare.
Temperance si mise seduta su un sasso : -Adesso sono stanca io! Ho fame, ho sonno e mi fanno male i piedi! Possiamo riposarci?
Booth la guardò rassegnato. La raggiunse e si sedette vicino a lei: -Grazie.- le disse.
-Perché?
-Perché stai facendo di tutto per non farmi sentire un peso
se non avessi avuto questa zavorra saresti già in salvo in città
forse
-NO
piantala. Era no alla prima sosta, no alla seconda, no alla terza e ancora no adesso.
-Bones
per favore ragiona! Sei sempre stata quella razionale tra i due. Che ore saranno? Le due di pomeriggio? Forse le tre guardando il sole. Ci metteresti poco senza di me ed io ti aspetterei qui. Tu torneresti con i rinforzi
-Non ti lascio solo
- aveva le lacrime che le salivano agli occhi. Le tenne a stento, deglutendo con decisione.
-Ma io non mi sentirò solo
saprò che tu sei andata a cercare aiuto e mi fido di te
Temperance aprì una bottiglia di acqua e gliela avvicinò alle labbra: -Bevi un po', ne hai bisogno.
-Non ce ne rimane molta, dobbiamo razionarla.
-Andiamo Booth, hai la febbre alta, se non bevi rischi la disidratazione
io posso farne a meno.
Seeley in effetti aveva la gola in fiamme, per cui acconsentì a prenderne un paio di sorsi. Lei gli mise una mano dietro la desta mentre con l'altra teneva la bottiglia.
-Grazie
- le disse riconoscente.
-Senti, facciamo un patto
io non ti chiedo più come stai se tu non mi dici più grazie ok? Se fossi stata io al posto tuo tu avresti fatto lo stesso
per cui siamo pari!
-Va bene
cercavo solo di essere gentile!
Si fece scivolare dal masso andando a sedersi a terra. Tenendo la schiena contro la pietra, trovava giovamento alla ferita poiché poteva rilassare i muscoli.
-Ti fa molto male la schiena?
Booth si girò sorridendo: -Sbaglio o avevi detto che non mi avresti più chiesto come stavo?
-Infatti non ti ho detto come stai! Ho chiesto se ti fa male la schiena!- rispose sulla difensiva.
-Sai sempre aggiustarti tutto
- fece un pausa: -Sono stanco Bones
terribilmente stanco
-E' l'infezione
la febbre è salita debilitandoti, senza pensare che non sappiamo cosa è successo al tuo rene
-Mmmm adesso penso di non volerlo sapere
magari una volta a casa
La dottoressa si sedette vicino a lui: -Hai bisogno di riposare qualche ora
-Bene allora io mi riposo e tu vai a cercare aiuto
- si sistemò meglio sforzandosi di non dare a vedere quanto quella ferita iniziava a fargli male.
-Tu dormi
io rimango qui e tra un'ora esatta ti sveglio e continuiamo verso la città. Se i tuoi calcoli sono giusti dovremmo già aver superato il fienile da un pezzo. Lo dovremmo avere a nord, tre o quattro miglia. Siamo quasi alla fabbrica. Lì ti lascerò solo per un attimo. Mi avvicinerò e controllerò la situazione
- stava spiegando il suo piano con un'eccitazione fuori dal normale. Dovuta soprattutto alla paura di quello che stava vivendo.
-Bones
Ma lei non lo ascoltava: -Magari è in funzione ancora la radio
o meglio ancora saranno arrivati i rinforzi
-Bones
- provò di nuovo.
-Zac saprà interpretare tutto
e ci troveranno
-Temperance
- le disse stavolta posandole una mano sulla gamba. Lei si zittì: -
Andrà tutto bene
siamo insieme e questo è quello che conta. Io e te insieme siamo una coppia mitica
ce la caveremo. L'hai detto tu no? Io ho fiducia
andrà tutto bene
Brennan non resistette oltre. Quelle parole di conforto le avrebbe dovute pronunciare lei. Era lei quella che stava bene, quella lucida, quella che non doveva perdere il controllo della situazione. Invece non riusciva a fare nulla se non parlare a raffica. Le lacrime le uscirono questa volta spontanee, rigandole il volto.
Con qualche sforzo Booth le allargò il braccio destro fino a cingerle le spalle: -Vieni qui
La strinse al petto e poggiò la sua guancia sulla testa di lei :-Andrà tutto bene, Bones
Quel momento sciolse la tensione e l'adrenalina che li aveva tenuti attivi fino ad allora. Scivolarono tra le braccia di Morfeo senza neanche accorgersene.
-Agente Travor?
-Sì Connor?- disse l'agente allontanandosi dal fienile.
-Quello con la mascella rotta non può parlare. È sotto shock. Farnetica soltanto e emette suoni non definiti. Il dottor Addy presume ci siano tre o quattro fratture.
-Grazie, e sulla macchina?
-Tracce di sangue di Booth, ne ha perso molto. Il dottor Hodgins sta esaminando gli insetti e potrà dirci quanto tempo fa orientativamente il furgone è stato abbandonato.
-Grazie Connor, puoi andare se hai novità comunicamele subito
Travor si passò una mano sulla testa. Di sicuro parte di quel lavoro era opera di Booth: due morti con ferite da arma da fuoco di cui uno centrato in piena fronte da una distanza di almeno 100 metri. Essere precisi con il tipo di fucile che aveva trovato nel fienile era quasi impossibile. Giusto un cecchino molto esperto avrebbe potuto farlo. L'altro cadavere aveva un forcone da fieno conficcato nel cuore. I ragazzi del Jeffersonian ci stavano lavorando su ed avevano trovato sull'attrezzo anche altre tracce di sangue.
Il solito controllo del DNA aveva confermato ancora una volta che si trattava di quello dell'agente speciale.
In tutto ciò i ragazzi dell'Istituto erano di pessimo umore poiché non si avevano tracce di Brennan o di Booth, l'FBI lo riempiva di telefonate per sapere se aveva novità su uno dei loro migliori agenti. Erano anche in collera poiché Booth non aveva chiesto nessun tipo di autorizzazione a subentrare in quel caso. Autorizzazione che comunque gli sarebbe stata negata dopo l'episodio di qualche tempo prima occorso con la dottoressa Temperance Brennan.
Angela Montenegro si avvicinò talmente silenziosa che Travor quasi sobbalzò vedendola: -Zac mi manda a dirle che a parte tracce del DNA di Booth e Brennan, ne ha isolati almeno altri 5 tipi. Per cui
o qualcuno è stato qui dopo la carneficina oppure erano in cinque ed uno è sparito
-Grazie dottoressa Montenegro
ogni indizio ci può aiutare a capire la dinamica
-Agente Travor
mi permette?- chiese educata.
-Mi dica
-Abbiamo controllato un po' qua e un po' là e abbiamo scoperto che lei è figlio di un pezzo grosso del senato.
Travor la guardò allibito. Sperava proprio che certe cose non uscissero fuori. Aveva persino preso il cognome della madre per non essere associato al suo ingombrante genitore.
-Io non so se suo padre l'ha aiutata ad entrare nell'FBI ma spero capisca, dopo questo caso, che non è tagliato per questo tipo di vita
non è brillante, non è sveglio, non prende le decisioni giuste al momento giusto. Booth rischiava ogni volta che stava sul campo il suo distintivo. A volte anche solo fidandosi di una strampalata idea di Brennan
-Dove vuole arrivare Dottoressa?
-Se succede qualcosa a Brennan la uccido con le mie mani
e se succede qualcosa a Booth
cosa molto probabile data la quantità di sangue trovata sul veicolo, intanto la vorrò vedere mentre spiega a suo figlio Parker cosa è successo e poi la guarderò affondare mentre l'FBI la torturerà per aver lasciato solo uno dei suoi uomini di maggior valore
Detto questo se ne andò raggiungendo Zac alla sua postazione mobile.
La svegliò l'aria che iniziava ad irrigidirsi e il cuore perse un battito quando si accorse che iniziava a calare il sole. Era ancora tra le sue braccia, alzò lo sguardo per cercare il suo volto: non aveva più la testa poggiata a lei, si era spostato per trovare una posizione più comoda.
Il volto era tirato e di un pallore spettrale.
-Booth?- lo scosse un pochino mettendogli una mano sul petto.
-Booth
svegliati
Si sciolse da quell'abbraccio facendo attenzione a non fargli male, gli si inginocchiò davanti preoccupata e lo scosse di nuovo: -Booth ci dobbiamo mettere in cammino
Seeley non accennava a riprendere conoscenza e questo la spaventò. Si alzò fremendo e iniziò a guardarsi intorno con fare disperato. Cercava, o meglio, sperava di vedere qualcuno spuntare dalla radura e venirle incontro per aiutarla. Ma purtroppo le sue speranze furono vane: non un rumore che potesse tradire la presenza di qualcuno.
-Seeley
svegliati ti prego
- si era nuovamente inginocchiata davanti a lui e lo scuoteva per le spalle senza preoccuparsi stavolta della sua salute.
-Non farmi questo
non ora ti prego
ora che siamo vicini alla città
Gli mise due dita sul collo per cercare la vena: il cuore batteva, anche se lo sentiva debole.
Gli passò le braccia sotto le spalle e se lo strinse al petto : -Ehy
svegliati
Booth
me l'hai detto tu che sarebbe andato tutto bene
non hai mai infranto una promessa
Le lacrime le offuscavano la vista.
-Booth ci sono tante cose che dobbiamo ancora fare insieme
e ce ne sono altre che devo dirti
Ti prego apri gli occhi
Lo strinse ancor più forte prima di adagiarlo, con fatica, sull'erba. Lo mise su un fianco e gli tolse la manica della giacca e quella della camicia per lasciargli scoperta la ferita. Aveva ricominciato a sanguinare. Con le ultime gocce d'acqua gli bagnò prima le labbra e poi pulì di nuovo la lesione. Intorno ai fori lasciati dal forcone, la pelle era molto arrossata.
-Ho paura Booth
sta scendendo il sole
cosa devo fare?
Lo rivestì e rimase a guardarlo seduta vicino a lui.
-Se stai facendo tutto questo per farti lasciare qui e mandarmi in città sappi che non lo farò
rimango con te
mi hai sentito?
Rimase in quella posizione per parecchio tempo sperando di vedergli aprire gli occhi. Quando però una folata di vento la fece rabbrividire, si avvicinò ancor di più a lui e gli si sdraiò vicino. Lo abbracciò e lo tenne vicino a sé per fargli passare un po' di calore.
Pensava fosse solo un'allucinazione dovuta alle sue precarie condizioni psichiche. E scrollò la testa come per cacciare quel rumore. Ma quando lo sentì avvicinarsi dovette ricredersi.
Erano le pale di un elicottero.
-Sono venuti a prenderci
- sussurrò all'orecchio di Booth.
Si alzò in piedi e si diresse qualche passo più in là dove si apriva una radura senza alberi. Aspettò scrutando il cielo, quando alla fine le apparvero chiari i fari dell'elicottero e la luce che stavano usando per scandagliare la foresta.
Alzò le braccia al cielo e iniziò ad urlare: -SIAMO QUI
AIUTO! QUI!
Il pilota l'avvistò subito, non appena il fascio di luce la investì.
-Agente Trevor
- chiamò in cuffia: -Qui Storm 1
Travor, rimasto al fienile con i rinforzi, aspettava questa chiamata da tutto il giorno.
-Parla Storm, sono l'agente Travor.
Anche i ragazzi del Jeffersonian si avvicinarono alla trasmittente quando sentirono la voce del pilota.
-Abbiamo avvistato la dottoressa Brennan
è a 8 miglia a sud e 4 ad ovest rispetto alla fabbrica.
Angela si portò una mano alla bocca e due lacrime le rigarono il viso.
-Ok Storm 1, ricevuto. Le condizioni?
Il pilota sorrise : -Ci sta salutando! Stiamo aspettando che passi una corrente d'aria per avvicinarci e valutare un eventuale atterraggio
Zac abbracciò Travor che rimase sconcertato.
-Mi scusi ma dovevo farlo!- si giustificò il giovane dottore.
-E Booth?- chiese Hodgins che nel frattempo aveva preso una mano di Angela e la stringeva forte.
-Storm 1, qui Agente Travor. Riesce a vedere l'agente speciale Booth?
Il pilota cercò bene con lo sguardo rivolto verso la dottoressa e lo spazio adiacente: -Mi dispiace Agente Travor, vediamo solo lei. Ma la visibilità è ridotta. Comunicherò novità non appena riusciremo a portare più giù l'apparecchio. Passo e chiudo.
Travor attaccò il microfono e guardò i suoi colleghi e gli amici della dottoressa Brennan.
-Per ora di certo sappiamo solo che Temperance sta bene.
-Non lascerebbe mai Booth solo
- lo aggredì Angela.
-Dottoressa Montenegro, so che non le piaccio. La pregherei tuttavia di non saltarmi al collo ogni cosa che io dico o faccio. Le ricordo che nonostante lei mi reputi un cretino figlio di papà, la persona che non troviamo è un mio collega. Sono preoccupato quanto lo è lei.
-Non si direbbe
non mi sembrava preoccupato per Seeley quando siamo venuti nel suo ufficio a chiederle aiuto!
-Angela
- la trattenne Jack: -Non dobbiamo trarre conclusioni. Anche Booth starà bene
-Dottoressa
- la richiamò Travor: -Booth è stato il primo agente dell'FBI che ho conosciuto. Il primo ad insegnarmi qualcosa
-Le ha insegnato molto poco a quanto vedo!- lo interruppe.
-Già, forse ha ragione lei. Dopo i primi due mesi di addestramento l'hanno richiamato per una missione delicata e non l'ho più visto per un anno. Quando le nostre strade si sono incrociate di nuovo eravamo sullo stesso campo
lui sotto copertura. Io un ragazzino, da poco operativo autonomamente. Quando feci irruzione in quella villa non calcolai quasi nulla di quello che mi aveva insegnato un anno prima. Rischiai di morire. Lui fece saltare la sua copertura e mi salvò. come vede ho tutti i motivi per essere preoccupato per la vita di quell'uomo
vorrei solo potergli ricambiare il favore. Ora se non le dispiace devo chiamare il secondo elicottero.
Si girò verso il collega che stava a la radio e gli ordinò di mandare anche l'altro velivolo a sorvolare la zona del ritrovamento.
Temperance continuò ad agitare le mani e a gridare nonostante fosse sicura di essere stata avvistata.
Quando il vento si placò, vide l'elicottero abbassarsi.
-Dottoressa Brennan, qui Storm 1. Tenteremo un atterraggio. Si metta a riparo tra gli alberi- il pilota le comunicò con l'altoparlante.
Lei gli fece segno con il pollice alzato e corse da Booth. Si mise davanti a lui per coprirlo dalla polvere che avrebbe alzato l'elicottero in fase di discesa.
Nonostante lo spazio di atterraggio non era molto grande, il pilota riuscì a portare a terra il velivolo in poco tempo. Ne scesero quattro militari in mimetica che corsero verso di lei.
Appena furono a portata di voce potè dirgli: -Qui con me c'è l'agente speciale Booth
è ferito ha bisogno di cure immediate
-Lei come sta signora?- chiese uno di loro.
-Io sto bene
pensate a lui
vi prego!
Temperance vide uno dei militari avvicinarsi a Booth e poi guardare un ragazzo che sembrava molto più giovane: -Serve la barella, valla a prendere. Tenente?- chiamò.
Si avvicinò il militare che le aveva rivolto la parola: -Comandi!
-Chiama la base e digli che chiederemo un atterraggio direttamente all'ospedale militare di Washington D.C.- Annuendo il giovane corse via.
L'ultimo dei ragazzi si avvicinò con una coperta a Temperance: -Dottoressa Brennan?- le cinse le spalle con il plaid: -Venga con me sull'elicottero
-Voglio restare con lui!- cercò di protestare.
-Se ne occuperà il maggiore
venga.
Riluttante si fece trascinare sul velivolo e aspettò con impazienza che Booth venisse caricato.
Nel frattempo stava sorvolando la zona un secondo apparecchio.
Sentì il pilota parlare alla radio: -Agente Travor, qui Storm 1.
-Parla Storm 1. Ti sentiamo forte e chiaro.
-Abbiamo effettuato l'atterraggio e abbiamo con noi la dottoressa Brennan. Con lei c'era anche l'agente Booth. È ferito. Il maggiore ritiene opportuno un secondo atterraggio direttamente all'ospedale militare. Passo.
-Perfetto. Lascio una squadra qui di pattuglia. Vi raggiungiamo in ospedale. I ragazzi del Jeffersonian ci tengono a dire alla dottoressa che le sono vicini
Brennan sorrise e disse al pilota: -Li ringrazi da parte mia
-La dottoressa vi ringrazia. Passo e chiudo.
Temperance girò lo sguardo appena in tempo per vedere arrivare la barella con il suo partner. Lo caricano nell'apposito spazio e risalirono chiudendo il portellone.
-Possiamo andare!- comandò il maggiore.
I militari aspettarono di alzarsi dal suolo per dedicarsi a Seeley. Uno di loro, con fare esperto, gli mise una flebo nel braccio mentre l'altro gliela teneva in alto per fare scendere meglio il liquido.
Gli tagliarono la giacca e la camicia per poi valutare la ferita.
-Chiama l'ospedale, digli che preparassero parecchie unità di
- prese la catenina che pendeva dal collo di Booth e lesse il gruppo sanguigno dalle piastre di metallo: -
accidenti
anche raro
Zero negativo.
-Comandi!- rispose il co-pilota mettendosi in contatto con l'ospedale.
-Dottoressa Brennan, tra pochi minuti saremo in ospedale non si preoccupi.
Era in sala di aspetto già da un'ora quando il dottore che l'aveva visitata le si avvicinò: -Dottoressa Brennan?
-Sì
- si alzò dalla poltrona verde.
-Dottoressa, l'infermiera mi ha detto che si è rifiutata di farsi attaccare la flebo
-Dottor Davids, sono preoccupata per il mio collega. L'unica cosa che voglio è sapere come sta
non mi importa della flebo o di altro
come sta l'agente Booth?
Il dottore la invitò a sedersi e anche lui si accomodò vicino a lei: -La capisco dottoressa Brennan, ma dalle analisi che abbiamo fatto risulta un principio di disidratazione, senza contare che se non prende gli antibiotici rischia una brutta bronchite
inoltre non mangia da quanto? Quattro giorni?
Temperance abbassò lo sguardo e non riuscì a trattenere le lacrime.
-Mi scusi dottore. Di solito non piango così tanto
- cercò di giustificarsi: -
ma sembra che oggi io non riesca proprio a farne a meno
-Facciamo così: lei adesso va nella camera che le abbiamo riservato e si fa somministrare i trattamenti che le ho prescritto. Io sto staccando dal turno, prima di andare a cambiarmi passerò in sala operatoria per sapere come sta l'agente Booth e verrò a riferirglielo. Pensa che è un accordo equo?
Temperance annuì con la testa.
-Bene! Tra un paio di ore arriveranno i suoi amici, saranno contenti di trovarla meglio. Non crede?
Ancora una volta annuì. Li aveva sentiti per telefono appena arrivata in ospedale. La stavano raggiungendo in macchina con l'agente Travor. Aveva una voglia matta di parlare con Angela, voleva sfogarsi con qualcuno, raccontarle cosa era successo in quei due giorni e togliersi un peso dal cuore.
Un'infermiera apparve sulla soglia. Venga dottoressa, la sua camera è proprio su questo piano.
Temperance si alzò e si fece traghettare fino alla stanza. Svogliatamente si distese sul letto e strinse un pochino gli occhi al pungere dell'ago.
-Grazie a questa flebo la reidrateremo e le passerà anche del nutrimento. Quando se la sente può mandare a chiedere del cibo
-Ora non ho fame.
-Lo immaginavo, comunque ci chiami con il campanello qualsiasi cosa le serva.
-Grazie
- l'infermiera le sorrise e se ne andò chiudendo la porta.
Cercò di trovare una posizione comoda e si guardò un po' intorno aspettando che tornasse il dottore.
Si stava assopendo quando qualcuno bussò: -Poso entrare?
-Avanti
- rispose assonnata.
Il giovane dottor Davids era stato di parola: -Sono salito in sala operatoria Dottoressa. Purtroppo non so darle ancora delle notizie precise. È sotto i ferri da una quarantina di minuti. Prima hanno dovuto stabilizzare le sue funzioni vitali. Stiamo trovando difficoltà con il sangue. Ha un gruppo raro e può ricevere solo da persone che hanno lo stesso gruppo.
-Ha ripreso conoscenza?
-Da quando è arrivato qui, no. Mi spiace. Ora però si riposi. Ho chiesto di venirla ad avvisare in camera se ci saranno novità.
-La ringrazio ancora dottore.
-Si figuri. Ci vediamo domani mattina. Riposi Dottoressa Brennan, ne ha bisogno.
Rimasta nuovamente sola, i pensieri tornarono a galla velocemente.
Ricordava benissimo il suo stupore quando aveva trovato Booth nella cella giù alla fabbrica. Non si aspettava di rivederlo ancora dalla sua parte
-Bones andiamo
non posso arrestare una persona solo perché tu me lo comandi!- le rise in faccia.
-Ti sto dicendo di fidarti di me!- lei era rossa dalla rabbia.
-E mi fido di te! Ma non eri tu quella che si basava sulle prove? Ecco, ho bisogno di prove
un ossicino, un segnetto, una coincidenza
allora forse sì che lo arresterò!
Il Diner era quasi deserto quel giorno: c'erano loro due, il barista e un cliente in un angolo che si stava godendo la scena.
-Booth, lo sai anche tu che è colpevole!
-Ma non lo sarà davanti ad una giuria se ce lo portiamo senza prove!
-Al diavolo il tuo moralismo! Lo fai solo per darmi contro!
Booth si fermò a guardarla: -Bones? Abbiamo qualche problema che non ho afferrato?
-Sì il problema sei tu! Con i tuoi bla bla bla, ma la verità è che te la stai facendo sotto solo perché è uno importante! Ti vanti di aver ucciso molti uomini
-Bones, abbassa la voce
- adesso iniziava a sentirsi in imbarazzo.
-
adesso hai modo di mettere in prigione un assassino e non lo fai! Stai lì a guardarlo
fino a quando? Fino alla prossima vittima?
-Bones, stai esagerando- si alzò e pagò il conto anche per le ordinazioni di lei.
Stava per uscire quando lei gli gridò: -Sei un codardo!
Lui si girò a guardala cercando di capire quale fosse il vero problema e tutto si aspettava tranne il pugno che lo colpì in pieno viso rompendogli il naso.
Ora sapeva benissimo qual'era il vero problema: si era innamorata di lui. Aveva usato una scusa stupida per sfogare la sua rabbia. Non pensava una sola parola di quello che gli aveva detto quel giorno al Diner, ma non aveva mai avuto modo di rettificare le sue parole. L'aveva guardata con quel suo sguardo ferito e allora lo aveva colpito. Semplicemente per sfogarsi.
Si rannicchiò nel letto e pianse. Quanto avrebbe voluto parlargli ora, in quel preciso momento. Ringraziarlo per tutto quello che aveva fatto per lei, ringraziarlo per averla resa più umana.
-Brennan? Ehy Temperance
sveglia
Bones si rigirò nel letto e aprì gli occhi trovandosi davanti la faccia amica di Angela.
-Ehy bentornata tra di noi!- le sorrise con quel suo modo di fare contagioso e spontaneo al quale non si poteva rispondere se non con un sorriso.
-Angela
-Come ti senti?- si preoccupò l'amica prendendole la mano.
-Spossata
quando sei arrivata?- le chiese sistemandosi meglio.
-Una mezz'ora fa. Dormivi così bene! Non ho avuto cuore di svegliarti.
-Hai notizie di Booth?
-Poco fa è scesa l'equipe che l'ha operato. Il primario ha chiamato Rebecca e adesso stiamo aspettando che esca dal colloquio
-Rebecca è qui?
-Sì, in effetti è la madre di suo figlio
l'unica con un grado se pur lontanissimo di parentela con Booth
-E Tessa? È la sua ragazza
Oppure Jared
-Non stanno più insieme da un po'
così ci ha detto Rebecca. E Jared è in missione in Medio Oriente
Un leggero bussare alla porta le interruppe. Entrò in silenzio l'agente Travor.
-Spero di non averti svegliato io Temperance
-No Alex, entra pure
L'agente dell'FBI prese una seconda sedia e si andò a sedere vicino al letto.
-Ti sei ferito anche tu?- chiese guardandogli il cerotto sul braccio.
-Cosa? Ah, ti riferisci a questo?- sorrise indicandolo: -No
ho lo zero negativo. Ho saputo che ne serviva un po'
-Grazie Travor
-Figurati! Sono venuto ad aggiornarti su Booth
Temperance sembrò avere uno scatto di vitalità: -Hai sue notizie?
-Ehy lavoro per l'FBI
comunque sì. Il medico ha parlato prima con il mio capo. L'operazione è andata bene, non c'è stato bisogno di toccare il rene. Ha delle lacerazioni è vero, ma nulla di operabile. Si rimargineranno da sole.
Brennan si rilassò un po' a quella notizia.
-Purtroppo però il problema che rimane è la grave infezione che ne è derivata. Lo stanno bombardando di antibiotici nella speranza di veder scendere la febbre.
-E' in pericolo?- chiese con la voce tremante.
-E' in prognosi riservata. Lo hanno portato in terapia intensiva dopo l'operazione. Se passa una nottata buona lo spostano dalla terapia intensiva di livello uno al livello tre e potrai vederlo
Temperance annuì poco convinta.
-Comunque per ora tesoro faresti meglio a riposare
- le consigliò Angela.
-Sì, dovrei
rimani a farmi compagnia?
-Ma certo!
Travor si alzò dalla sedia: -Bene, noi ci vediamo domani allora
- si allontanò ma arrivato alla porta si girò e le disse :-Sono contento che tu stia bene Temperance
-Grazie
- gli rispose gentile.
La mattina seguente Temperance si svegliò in forze: aveva avuto modo durante la notte di metabolizzare un pochino quello che le era capitato nei giorni precedenti. Si era svegliata un paio di volte in preda al panico pensando di essere ancora prigioniera, ma le mura verdine della sua camera d'ospedale l'avevano tranquillizzata.
Non aveva più la flebo, molto probabilmente gliela aveva tolta l'infermiera durante il turno di notte. Si stiracchiò un pochino, si alzò ed andò ad aprire l'armadio. Le venne voglia di abbracciare Angela: la sua collega le aveva portato tutto il necessario per una doccia e per cambiarsi!
Non se lo fece dire due volte, si chiuse in bagno e lasciò scorrere l'acqua fredda sul suo corpo ancora indolenzito.
La doccia durò una buona mezz'ora e quando finalmente riemerse dal bagno vestita e profumata, si trovò davanti Travor.
-Buongiorno Tempernace, ho bussato e non rispondevi
mi sono preoccupato. Poi ho sentito l'acqua scrosciare
-Ciao Alex, non preoccuparti. Hai fatto bene ad entrare. Come ha passato la notte Booth?- fu la sua prima domanda. Se lo stava chiedendo da quando aveva riaperto gli occhi quella mattina.
-Sembra abbia passato una notte un po' agitata. Lo hanno sedato. Adesso riposa.- fece una pausa e la guardò con aria colpevole.
-Sei qui in veste ufficiale?
-Sì Temperance, mi spiace
so che non hai voglia di starmi a sentire
ma ho bisogno che tu identifichi dalle foto i quattro sequestratori
-Erano cinque
- disse convinta senza nessuna remora.
Alex sorrise.
-Perché ridi?
-Perché Booth aveva ragione quando mi diceva che i tuoi ragazzi sono dei geni
il dottor Addy ha isolato, oltre ai vostri, cinque tipi di DNA al fienile. Il tutto in sole 2 ore. Io pensavo si fosse sbagliato, invece
-Ne avete trovati quattro perché siamo riusciti a mettere fuori uso solo loro: il primo, il loro capo, è morto con un colpo di fucile nell'addome. Booth l'ha spinto contro Marcus che inavvertitamente ha fatto partire un colpo. Seeley ha anche sparato a Chuck. A Tony ha trafitto il cuore con lo stesso forcone che l'ha ferito. Marcus, quando siamo scappati era a terra privo di conoscenza
l'unico che si è salvato è stato Jimmy. Seeley era ferito, mi ha preso per mano e siamo scappati fuori
-Riusciresti a dettare ad Angela un identikit?
-Certo
-Grazie Temperance. È importante. Non vogliamo vi succeda qualcosa
ed ora se vuoi ci sediamo un attimo e mi racconti cosa è successo da quando ci hanno colpiti a casa della Orsini ad oggi
ok?
Brennan annuì e iniziò a raccontare per filo e per segno la sua avventura.
Aveva passato l'intera mattinata a rispondere alle domande di Travor e di un suo collega che si era unito all'interrogatorio verso tarda mattinata. Li aveva raggiunti anche Angela che aveva contribuito ricostruendo su carta la faccia di Jimmy. Travor era scappato in centrale a cercare una corrispondenza tra il disegno e le foto del database dei ricercati, sperando di avere un po' di fortuna.
-Sei stravolta tesoro
Brennan sospirò: -Sai, un conto è farli gli interrogatori, un altro è subirli
Angela, credi che mi facciano vedere Booth?
-Non lo so, possiamo provare non credi?
Si alzarono e si diressero verso la sala infermieri della terapia intensiva.
Brennan stava per bussare quando vide avvicinarsi Rebecca, era al telefono e dal tono che usava capì che stava parlando con Parker.
-Non devi preoccuparti tesoro, appena il papà starà meglio potrai venirlo a trovare. Ma certo. Ora la mamma viene subito da te ok? Un gelato? Va bene
andiamo al parco a prendercelo ok? Ti voglio bene Parker
Attaccò il telefono proprio mentre passava vicino a Brennan.
-Temperance! Come stai?- le chiese cordiale.
-Bene
tu invece? E Booth?
Rebecca sospirò: -Io ad essere sincera sono stremata. Non sono passate neanche ventiquattro ore e già penso di impazzire. Ieri avevo tenuto nascosto a Parker l'accaduto
invece stamani un bambino dell'asilo gli ha detto tutto perché ha sentito i suoi genitori parlarne mentre passavano la notizia in tv
-Hanno passato la notizia in televisione?- chiese sconcertata.
-Sì
sai tu sei famosa
-Io.. mi spiace
mi sento veramente in colpa
Rebecca le sorrise: -No Temperance, scusami tu
non è colpa tua. Non volevo farti intendere questo. È successo
-Lui come sta?- le chiese con la voce che tremava.
-Seeley è stabile. Non si è ancora ripreso. La febbre è scesa di un pochino ma l'infezione non vuole saperne di diminuire.- due lacrime rigarono il volto di Rebecca.
In queste situazioni Brennan non sapeva cosa fare: non aveva la capacità di esprimere quello che provava o di dire la parola giusta. Riuscì solo a farfugliare un semplice: -Booth è molto forte
vedrai, supererà anche questo
Rebecca annuì e asciugandosi le lacrime e rispose: -Speriamo
ora scusami devo raggiungere Parker
-Certo
capisco.
L'ex compagna di Seeley si stava allontanando quando la richiamò :-Ah, Rebecca
scusami
io vorrei andare a trovarlo se a te non dispiace
-Sono convinta che a Seeley farebbe piacere averti vicina a lui
- detto questo se ne andò.
Bussò alla porta dell'intensiva e si presentò ad aprirla un'infermiera sulla cinquantina.
-Buongiorno.- la salutò.
-Salve, vorrei vedere l'agente Booth se possibile
- chiese con la massima cortesia.
Angela si sbrigò ad aggiungere: -E' la sua partner
-Sì
la sua partner
- fece eco Brennan. Non sapeva perché ma si sentiva intanto stupida a guardare quella donna con aria supplichevole e poi era arrossita al pronunciare la parola partner.
-La dottoressa Brennan?
-Sì sono io.
-L'agente Travor mi ha detto che sarebbe venuta
- un sorriso si aprì sulla faccia che all'apparenza poteva sembrare arcigna: -Mi ha anche detto di dirle che dovrebbe stare a letto a riposare e non scorazzare per l'ospedale
-Io voglio vederlo
la prego
- gli occhi le sembrarono schizzare fuori dalle lacrime che cercava di reprimere.
-Mi aveva anticipato anche questo
venga dottoressa, la porto nell'antistanza.
Brennan le sorrise riconoscente, poi si girò verso Angela: -Angela
-Tranquilla tesoro, non mi muovo da qui
ti aspetto!
Brennan seguì l'infermiera e la porta si richiuse dietro di lei.
L'atmosfera della ICU era surreale: silenzio ovunque. Ogni tanto qualche beep che proveniva da qualche stanza con la porta aperta e passi dei medici e dei paramedici che si alternavano a controllare i pazienti. Non aveva mai sofferto di claustrofobia ma quel posto la stava facendo tremare.
-Mi chiamo Lene e sarò di guardia fino alle 16. Per cui dottoressa qualsiasi cosa può chiamarmi. Troverà il cicalino sulla spalliera del letto dell'agente Booth.
Entrarono in una stanza dove c'erano degli armadietti.
-Non ha nulla da lasciare?- le chiese Lene. Vedendo poi la faccia dubbiosa della dottoressa Brennan le spiegò: -L'agente Booth è in una camera semi-sterile, per via dell'infezione. Per entrare da lui dovrà lasciare qui ogni cosa che non siano i vestiti che porta; dovrà indossare camice, copriscarpe, cuffia e mascherina. Dopo di che, nella stanza successiva, si laverà le mani con un sapone germicida. Faremo questa procedura insieme e poi la accompagnerò dall'agente Booth.
-Ok
- rispose Temperance copiando i movimenti che aveva iniziato a fare l'infermiera.
Finita la preparazione, uscendo dalla stanza con i lavabi, entrarono in un lungo corridoio bianco. Lene si fermò davanti la stanza numero 5.
-Prego dottoressa, può entrare. Mi raccomando non si stanchi troppo
-Se succede qualcosa?
-All'agente?
Temperance annuì.
-Non deve preoccuparsi, tutti i valori vitali sono tenuti sotto osservazione, se si dovesse svegliare o se dovesse succedere altro ci arriverà un segnale alla postazione.
-Grazie Lene.
-Si figuri. A dopo.
Così dicendo la lasciò sola davanti alla porta di Booth. Spinse in basso la maniglia con tutte e due le mani, più per sostenersi che per altro, ed entrò.
La stanza era illuminata artificialmente, non c'erano finestre ed era totalmente bianca se non per il linoleum a terra di colore blu. Seeley riposava su un letto con le sponde tirate su. Lo guardò e le si strinse il cuore. Aveva il petto nudo ma si intravedeva una fasciatura che gli arrivava fino a metà torace. All'indice sinistro aveva un saturimetro. Brennan sapeva benissimo che quella specie di ditale permetteva al personale medico di tenere sotto controllo l'emoglobina legata all'ossigeno presente nel sangue. Elettrodi di misurazione per i battiti cardiaci erano posizionati sulla parte che rimaneva scoperta del torace e ad ogni battito del suo cuore un beep forniva una curva al led luminoso. Era inoltre aiutato nella respirazione dall'ossigeno che gli veniva fornito attraverso due tubicini che gli entravano nelle narici. Quello un po' la preoccupava: significava che non c'era abbastanza ossigeno nel sangue, che il cuore e il cervello faticavano a lavorare.
Sul collo si notava un cerotto che terminava dietro la testa, aveva un paio di punti vicino all'attaccatura del cuoio capelluto, lo zigomo destro gonfio e livido, il braccio sinistro era fasciato per tutta la lunghezza dell'avambraccio e gli avevano anche messo una flebo con un piccolo catetere.
Si avvicinò senza fare rumore, come per paura di svegliarlo. Si sedette sulla sedia alla destra del partner, che molto probabilmente era stata occupata da Rebecca fino a poco prima.
Ancora una volta si sentì stupida: cosa faceva lì? Lui non era cosciente
invece lei aveva una gran voglia di parlargli. Si sentiva in imbarazzo ed impotente perché a parte guardarlo non poteva aiutarlo in nessun modo.
Era lì già da un quarto d'ora quando un'infermiera, che non era Lene, entrò.
-Buongiorno Dottoressa!- la salutò cordiale.
-Buongiorno
vedo che tutti sanno chi sono
Capì che sorrideva sotto la mascherina perché le si incurvarono gli occhi: -Mi scusi, ma sa io ho letto il suo libro e mi è piaciuto così tanto
Prese la cartella clinica di Booth ai piedi del letto e riportò alcuni valori che prese dai monitor. Poi si avvicinò alla flebo gliela controllò prima di chiuderla. Aspettò che le ultime gocce gli fossero entrate in vena e gli prelevò del sangue dal cateterino attaccato alla flebo.
Brennan la guardava con attenzione, pronta a saltarle al collo se avesse sbagliato qualcosa. Nonostante sembrasse giovane però l'infermiera la sapeva lunga.
-E' molto che lavora qui?
-Cinque anni dottoressa!- rispose contenta. Non capitava tutti i giorni di incontrare un'autrice del suo calibro e avere anche la fortuna di scambiare qualche parola.
Riaprì la flebo e il liquido bianco-giallastro riprese la sua via.
-Posso chiederle cos'è?
-E' una soluzione idratante e nutritiva.
-Lo nutrite artificialmente?
-Sì dottoressa, è la stessa che penso sia stata fatta anche a lei ieri. Siete arrivati in ospedale disidratati ed erano giorni che non mettevate nulla sotto i denti. Avevate una percentuale di succhi gastrici in circolo al di sopra della norma. Lo nutriremo così finché non si riprenderà. Nel tardo pomeriggio invece gli somministreremo un cocktail di antibiotici e probabilmente un paio di sacche di sangue.
-Ha ancora bisogno di sangue?- voleva sapere tutto sulla sua condizione.
-Sì, tra l'incidente e l'operazione ne ha perso molto. Fortunatamente l'agente Travor ha obbligato tutti i dipendenti dell'FBI di Washington, con lo stesso gruppo dell'agente Booth , a venire a donare. Non abbiamo mai avuto tanto zero negativo!
-Grazie, è stata gentile a spiegarmi tutto
-Ci mancherebbe. Ci vediamo più tardi quando ripasserò per il controllo. Dottoressa, gli parli
non si preoccupi. Potrebbe sentirla, così gli farebbe compagnia. Tanti pazienti lasciati solo in ICU quando si riprendevano si lamentavano del mortorio di queste stanze
Di nuovo un sorriso visibile dagli occhi.
-Grazie ancora
-Ciao
- disse e la stanza sembrò quasi rimandarle indietro l'eco di quell'unica parola: -
sono venuta a vedere come stavi. So già che non puoi sentirmi anche se tutti dicono il contrario
Rebecca mi ha detto che ti avrebbe fatto piacere avermi accanto a te, Angela mentre venivamo invece sostiene che puoi sentirmi e interagire con me stringendomi la mano, l'infermiera mi racconta strani aneddoti per tenerti compagnia. Nessuno però sembra tener conto che sei in uno stato di quasi coma farmacologico
che se potessi realmente sentirmi allora mi guarderesti e rideresti con me di quest'avventura come abbiamo riso quando mi hai salvato dal becchino che mi aveva sepolta viva o quando vestita da wonder woman per sbaglio ti ho sparato
Si asciugò le lacrime col dorso della mano.
-Il problema è che l'unica ragione per cui ti sto parlando nonostante sia scientificamente provato che tu non senti niente
è che ne ho bisogno Booth
sono talmente egoista da farlo solo per questo
Le lacrime si erano trasformate in singhiozzi. Gli prese la mano e se la portò vicino alle labbra. Nonostante li dividesse la carta della mascherina, gliela baciò dolcemente sul dorso e sulle giunture delle dita dove la pelle era arrossata per via del combattimento a mani nude che aveva innescato contro quei balordi.
Sempre tenendogli la mano continuò: -Avevo sempre dato per scontata la tua fiducia nei miei risultati, mi hai sempre dimostrato che avresti messo il tuo distintivo in gioco per supportare le mie ipotesi. Invece quella volta mi hai dato contro
ti avevo fornito tutto. Movente, arma del delitto e potenziale assassino. Tu non eri d'accordo. Fino ad allora non avevamo mai avuto problemi e quando è successo mi sono sentita raggelare. Per di più non volevi darmi spiegazioni. Mi sembravi così distante
e in quel momento ho avuto paura di perderti
per questo ti ho colpito
è stupido lo so, e me ne dispiace
poi tu hai tentato di insabbiare tutto e direi che è l'unico tentativo di insabbiamento nel tuo curriculum che non è riuscito
e poi
mi sono sentita stupida perché per l'ennesima volta, anche se avevo fatto una cosa che ti aveva fatto arrabbiare e che ti avrebbe portato noie a lavoro, tu mi avevi protetta
io
Abbassò la voce e, avvicinandosi con il viso al suo orecchio, gli sussurrò : -Io mi sono innamorata di te Booth
Rimase per un attimo così, guardandolo talmente da vicino che le sarebbero bastati ancora un paio di centimetri per baciarlo sulle labbra. Si rimise comoda, vedendo che lui non rispondeva a quello stimolo, stringendo la sua mano e piangendo.
-Non avrò mai il coraggio di confessartelo
per cui spero che il tuo Dio ti permetta di sentirmi ora
negli ultimi tempi lavorare con te era così bello
è vero che ti ho detto che mi sarebbe piaciuto tornare alle mie ossa di 1000 anni fa
ma era vero solo in parte. Quando arrivava una tua telefonata io ero felice.
Riprese fiato. Aveva talmente tante cose da dirgli che i pensieri le si affollavano in testa e per la prima volta nella sua vita non riusciva a collegarli logicamente e a farli uscire in maniera coerente: -La mattina che sono passata da te, dopo la tua sospensione per i casi in collaborazione con il Jeffersonian
ti stavo chiedendo scusa. Ma tu mi hai anticipata
e io mi sono sentita vulnerabile. Di te so poco e nulla tu invece basta che mi guardi e sai farmi un profilo che mi calza a pennello
è inquietante! Poi sei venuto a salvarmi e io non potevo crederci
sapevo che mi sarebbe toccata la morte perché Travor è inesperto
non mi avrebbe mai trovata. Ti ho visto in quella cella lurida
e il mio cuore è impazzito
come quando, legato sulla sedia, hai cercato la mia spalla
avrei dovuto dirtelo allora che mi dispiaceva e che i miei sentimenti per te erano cambiati
o meglio mi erano chiari
perché penso di averti amato dal primo giorno che ci siamo visti
- sorrise al ricordo di un Booth meno esperto e che cercava di mantenere un rapporto professionale al massimo con lei: -
il problema è che io sono lenta a capire queste cose
posso trovare segni nelle ossa dei morti ad occhi chiusi, ma non so trovare la strada per quello che provo dentro di me
Sentì la porta aprirsi e si affacciò Lene: -Dottoressa, sono quasi le 16. Lei ha bisogno della terapia
deve tornare in stanza.
-Mi lascia solo cinque minuti?
-Ok, l'aspetto qui fuori.- l'infermiera richiuse la porta.
-Ora devo andare
Booth
ti prego svegliati
combatti
tu sei una sorta di guerriero, non mollare
non posso vivere senza di te
Era in piedi ormai, gli posò con lentezza e cura la mano sul letto e si chinò per baciarlo sulla fronte. Stava andando via quando tornò indietro. Sapeva che era sconsiderato e si augurò di non combinare un altro dei suoi guai: si abbassò la mascherina e gli poggiò le labbra sulle sue. Era appena uno sfiorarsi ma Temperance sentì una sensazione di calore bellissima dentro. Lo fece di nuovo, stavolta tenendo pigiate le sue labbra contro quelle di lui per un lungo momento.
Si staccò giusto lo spazio per parlare : -Ti amo
Quando Temperance uscì dalla terapia intensiva aveva riacquistato un aspetto tranquillo e sereno. Aveva passato un tempo interminabile in bagno a sciacquarsi il volto per non far notare ad Angela quanto aveva pianto. Ma non poteva mentire alla sua migliore amica.
-Ehy, tutto bene? Sei stravolta
-Davvero si nota?- le disse con un filo di voce.
Angela la aiutò a sedersi vicino a lei mentre a Temperance salirono ancora una volta le lacrime. Appena la sua amica l'abbracciò si lasciò sfuggire una risata.
-Cosa ridi adesso? Stavi piangendo fino a due secondi fa
- l'apostrofò bonaria cercando di abbassare la tensione.
-Non penso di aver mai pianto così tanto in tutta e sottolineo tutta la mia vita
- ammise Temperance.
-Come sta Booth?- le chiese guardandola negli occhi.
-Ancora incosciente
ma tu invece mi hai aspettato tutto questo tempo?
-Sono tua amica Bren! Non me ne sarei andata per nulla al mondo. Come ti senti?
Si fece prendere le mani da Angela e sospirò: -Fisicamente bene
mi cedono un po' le gambe e mi gira la testa
ma dentro
dentro mi sento impazzire. Aspettare non è mai stato il mio forte
- le sorrise debolmente.
-Ce la farà
-Me lo dite tutti ma sai
- la voce era incrinata: -
stavolta penso sia troppo anche per lui. E mi maledirò ogni singolo dannato giorno della mia vita per aver innescato tutto questo!
-Temperance, stai scherzando vero? Non crederai mica che tutto questo sia colpa tua!- Angela sembrava allarmata da quel pensiero.
-Perché non lo è?- le rispose ironica: -Lui sta così perché io gli ho dato un pugno in faccia, l'ho fatto allontanare dalle indagini. Se non fosse successo non mi avrebbero affibbiato un altro agente, non mi sarei fatta rapire, lui non sarebbe corso a salvarmi, non
L'amica le posò un dito sulla bocca :-Shhh
basta dire stupidaggini! Così lo stai offendendo. Darti la colpa di questo è veramente paradossale
-Sarà ma mi sento responsabile
e mi dispiace, questo nessuno me lo toglierà dalla testa!
Temperance si alzò e, seguita da Angela, se ne tornò in camera per la terapia. Non aveva più voglia di parlare, voleva solo ricordare quel breve ma intenso momento che aveva condiviso con Booth.
Firmò le carte per la dimissione verso sera, non avevano motivo per trattenerla ancora sotto osservazione. Lei però, incurante del parere dei suoi amici, si barricò nella sala di aspetto fuori dall'intensiva.
-Mi dispiace Goodman, finché non avrò notizie di Booth non torno a lavorare
-Ma almeno va a casa! Potrebbero passare settimane senza sue notizie. Non sappiamo quando si riprenderà- cercò di convincerla il direttore senza sottolineare il fatto che forse non si sarebbe ripreso mai.
-Stasera starò qui
poi domani ci penserò.
Era stanca: aveva ascoltato il medico che per mezz'ora le aveva descritto le eventuali controindicazioni che potevano avere i farmaci che stava prendendo, poi era toccato a Travor. Avevano trovato il quinto della banda. Non era riuscito a scappare molto lontano. L'avevano convinto a patteggiare e se tutto fosse andato bene, sarebbe riuscito anche a mettere le mani su Orsini, incriminandolo per traffici illegali e per l'assassinio della figlia. Quella sì che era una bella notizia!
Adesso ci si metteva Goodman che voleva vederla a casa a riposare e Angela, Zac e Jack che tentavano di aiutarlo.
La cosa più surreale? Vedere Jack schierato dalla parte del suo principale! Era veramente una scena impossibile da immaginare.
Stava rispondendo ancora una volta alle loro domande, attingendo alla sua ormai limitatissima scorta di pazienza, quando una delle infermiere dell'intensiva uscì cercandola: -Dottoressa
Bones?
A quel nome tutta la stanchezza che aveva addosso scivolò via. Il cuore iniziò a pompare ossigeno verso il cervello facendola arrossire, gli occhi le si spalancarono. Si girò ed aveva già la bocca curvata in un sorriso.
-Sono io
La donna le sorrise rimanendo sulla porta con la mano sulla maniglia: -C'è una persona che vorrebbe salutarla!
Questa volta fu velocissima a vestirsi con il materiale sterile e a lavarsi accuratamente le mani. Si ritrovò davanti alla sua stanza con l'infermiera che era andata a chiamarla.
-Mi raccomando Dottoressa, non lo faccia affaticare molto. Ha iniziato a riprendere conoscenza ad intermittenza verso le 18 ed è ancora difficile per lui rimanere vigile per più di una mezz'oretta.
-Non si preoccupi, starò attenta.
Così dicendo aprì la porta e si affacciò timorosa.
Incrociò subito lo sguardo di lui: la spalliera del letto era stata rialzata un pochino per farlo stare più comodo.
-Bones
- la chiamò flebile.
-Ehy
- entrò e si avvicinò al letto.
-Sei verde
- disse guardandola e sorridendole appena.
-Non trovi che mi doni?- scherzò allargando le braccia per fargli vedere ancora meglio quella mise ospedaliera.
-Ti preferisco col camice blu.
Temperance gli passò una mano sul volto con delicatezza, era ancora caldo per la febbre alta e aveva la faccia stanca.
-Sono felice che tu ti sia ripreso, ho avuto paura
- ammise.
-Mi spiace Bones di averti spaventata.
-Non lo dire neanche
- gli mise un dito sulle labbra. Le labbra che qualche ora prima aveva sfiorato con un bacio e che adesso sembravano chiamarla e attirarla come una calamita.
Lui cercò la sua mano e gliela strinse. Rimasero a guardarsi intensamente per qualche minuto come se potessero comunicare con lo sguardo cose che la voce non riusciva ad esprimere.
Alla fine Seeley abbassò lo sguardo e le disse: -Grazie per avermi tenuto compagnia
Brennan quasi indietreggiò: -Mi stai mandando già via? Sono appena arrivata
-Ma no
sei sempre la solita prevenuta. Dicevo per prima
Un pensiero le si formò in testa: che avesse sentito tutto, quando quel pomeriggio gli aveva parlato?
Svagò dicendogli: -Ma è la prima volta che vengo a trovarti
sai non eri nelle condizioni migliori e non ci hanno fatto entrare.
Seeley alzò di nuovo lo sguardo incontrando quello di lei: -Prima o poi dovremmo parlare di un paio di cose che hai detto
non ho fretta
lo faremo quando ti sentirai pronta
Temperance ritrasse la mano sulla difensiva: -Ti vedo stanco, è meglio che tu ora riposi un pochino. Io devo tornare da Trevor, ci sono delle novità sul caso
Vado a chiamare l'infermiera per farti dare un sedativo
Così dicendo uscì quasi correndo dalla stanza. Booth non rimase affatto ferito da quell'atteggiamento, anzi era la conferma che alcune frasi che aveva ricordato, quando piano piano era riemerso dall'oscurità, non le aveva sognate.
Subito dopo entrò l'infermiera: -Tutto bene agente Booth?
-Sono solo molto stanco
-Sente dolore?
-No sto bene, sono stato peggio.- gli scappò una smorfia quando cercò di cambiare appena posizione.
-Agente Booth, dovrebbe essere almeno un po' sincero con noi. Altrimenti non possiamo aiutarla!
Senza aspettare la sua risposta, inserì l'ago nel catetere mandandogli insieme alla soluzione fisiologica un antidolorifico che lo cullò dolcemente fino al sonno.
La settimana seguente fu un susseguirsi di novità sul caso e Brennan prese la palla al balzo per andare a trovare sempre meno Seeley. Dopo quel loro incontro si sentiva in imbarazzo e cercava di convincersi che in fondo aveva detto tante di quelle cose che forse lui ricordava quelle più rilevanti tipo che era importante parlargli nonostante avesse perso i sensi, oppure che era passata a chiedergli scusa e che Parker sarebbe stato felice se si fosse ripreso. Bhe forse questa ultima frase non gliela aveva detta, ma poteva sempre convincerlo del contrario. Non poteva essersi soffermato su quel mi sono innamorata di te o su quel ti amo
glieli aveva appena sussurrati. Iniziava ad accettare l'ipotesi che una persona sedata in terapia intensiva potesse sentire le voci dei parenti e degli amici ma non accettava il fatto che avesse un udito così vigile da sentire anche i bisbigli.
Ogni mattina, prima di andare al Jeffersonian, andava a parlare con il medico per sapere novità sulla sua salute. Lo avevano trasferito in una singola del reparto di medicina e, in via precauzionale, l'FBI faceva piantonare l'ingresso della stanza ventiquattro ore al giorno. Orsini era stato incastrato ma ancora stavano cercando di ricostruire tutta la trama di alleanze che aveva intessuto negli anni. Per quanto riguardava le sue condizioni di salute, i miglioramenti c'erano anche se la guarigione sembrava lunga. L'infezione stava diminuendo grazie agli antibiotici con cui lo bombardavano ma ancora non si reggeva in piedi. Aveva dolori nella zona del rene sinistro e gli avevano anche scoperto, non appena giunto in ospedale, due costole rotte e una incrinata. Si alzava solo per andare in bagno ed era sempre accompagnato da un infermiere. Non aveva appetito tant'è che non gli avevano sospeso l'alimentazione artificiale.
Nonostante ciò il medico rassicurava Brennan: -Dottoressa, c'erano molte più possibilità che lo uccidesse l'infezione. Dobbiamo dargli il tempo di recuperare.
Quando lo andava a trovare lo faceva negli orari più strani della notte così era sicura di trovarlo a dormire: rimaneva una ventina di minuti seduta accanto al suo letto stringendogli la mano e poi andava via.
Booth l'aveva chiamata un paio di volte a lavoro per sapere come mai non passava a trovarlo ma lei gli aveva assicurato che lo faceva! Era colpa sua se si faceva trovare addormentato.
Seeley era decisamente divertito da questo lato di Temperance: più passavano i giorni e più era sicuro di ricordare di averla sentita piangere vicino a lui e di averle sentito pronunciare le parole ti amo.
Un paio di volte, comunque, era stata costretta da Angela ad andare con lei durante l'orario pomeridiano. Fortunatamente Parker e Rebecca erano sempre lì a quell'ora: il figlio non riusciva a staccarsi dal letto del padre. Una volta lo aveva persino trovato a colorare dei disegni tratti dai cartoni animati e con molta pazienza cercava di spiegare a Parker come non uscire fuori dai bordi.
Per il resto della giornata, si immergeva nel lavoro: il caso Orsini e il limbo. Aveva dato un nome ed un cognome a molte delle ossa che erano arrivate dall'Italia e si stava preparando ad esaminare un altro scheletro quando decise di fare una telefonata.
Poggiò il dossier accanto alle ossa e andò in ufficio. Passando davanti al laboratorio pregò Zack di esaminare i resti e di confermarne l'identità con il controllo incrociato tra scheletro e notizie descritte nel fascicolo stesso.
Prese il telefono e fece il numero di Booth. Fu infastidita quando, dopo numerosi squilli, non rispose. Arrabbiata prese la giacca e si precipitò in ospedale.
Gli infermieri riconoscendola la salutarono, le sembrò anche che qualcuno volesse parlarle. Ma lei rigò dritta chiudendogli la bocca con un'alzata di braccio.
Rimase interdetta quando, aprendo la porta della stanza di Booth, la trovò vuota. Il panico si impossessò di lei: quel bastardo
come poteva essere morto senza avvisarla?
Andò ad aprire gli armadietti e trovò solo, nel cassetto del comodino, le targhette metalliche dell'FBI con i suoi dati e il gruppo sanguigno. Le lacrime erano salite di nuovo agli occhi e quasi non si accorse della mano che le toccava la spalla.
-Dottoressa Brennan, tutto bene?
Si girò e si trovò davanti Lene: senza pensarci, e andando contro ogni sua legge di natura che le impediva di avere un contatto fisico con chi la circondava, l'abbracciò e si lanciò in un pianto dirotto.
L'infermiera rimase confusa da questo slancio di affetto ma, pensando ne avesse bisogno, l'assecondò stringendola al petto.
Quando Temperance si fu calmata, si staccò da Lene e le chiese: -Quando è successo?
-Qualche ora fa, mi spiace l'ha mancato di poco!- il suo sguardo cadde sulle piastrine: -Aveva dimenticato le piastrine? Bhe farebbe bene a portargliele
i militari tengono molto a queste cose!
Bones rabbrividì: -Cosa scusi?
-Le piastrine di metallo
- indicò Lene: -Per fortuna che le ha trovate altrimenti sarebbero andate perse. Forse per la fretta di andare via
-Andare via?
-Dottoressa, tutto bene?- chiese l'infermiera allarmata.
-Booth
non è
morto?
Lene la guardò come se avesse visto la cosa più strana e buffa del mondo :-Dottoressa, l'agente Booth ha firmato per andarsene a casa
certo nessuno di noi era d'accordo. I medici hanno tentato di dissuaderlo
ma appena ha saputo che i valori erano buoni e che l'infezione sembrava rientrata ha preferito continuare la convalescenza a casa
Temperance era rossa di vergogna: -Io
pensavo
fosse
-No, no! Ci mancherebbe. È fuori pericolo
glielo aveva detto il dottore qualche giorno fa no?
-Sì
ma
tutto è successo solo una settimana fa
-Una cosa è certa, l'agente Booth attinge in risorse infinite! Da domani ogni due giorni un infermiere passerà a fargli un prelievo e a controllargli i parametri vitali. Riceverà una visita a casa da parte di un medico una volta la settimana. Penso che ciò lo abbia ottenuto grazie all'interessamento di uno dei suoi principali
-Ok Lene
mi scusi per la scena di pianto e per tutto
è solo che io avevo frainteso
mi dispiace
arrivederci!
Scappò da quella stanza stringendo a morte le piastrine di metallo nella mano.
Bussò alla porta e aspettò che qualcuno le aprisse. Si trovò davanti l'ex compagna di Booth, Rebecca.
-Cielo Temperance! Che tempismo! Non dirmi che Seeley ti ha disturbato a lavoro!- la accolse con molto calore: -Mi dispiace che ti sia dovuta scomodare tu
Brennan non ci stava capendo nulla: -E' stata una giornataccia per me, aiutami a capire
Ma Rebecca non la ascoltava: -Guarda, tanto sta riposando. Puoi sederti a vedere un po' di tv o a leggere. Io devo assolutamente correre da Parker. Da quando è successo di Seeley vive dei momenti di alti e bassi
e mi ero completamente dimenticata che oggi avevo il primo appuntamento con lo psicologo
dovrei metterci un paio d'ore, forse qualcosa in più. Devo andare fuori città. Ma sai, me lo hanno consigliato in tanti. È un bravo medico! Le sue medicine sono in cucina. Ho scritto cosa deve prendere e quando.- La abbracciò con affetto: -Grazie Temperance. Seeley aveva proprio ragione quando mi diceva che sei una su cui si può contare
Grazie ancora.
Detto questo si sbrigò a raccogliere le chiavi della macchina dal tavolinetto basso e corse giù per le scale.
Brennan rimase ferma, immobile nel punto in cui Rebecca l'aveva trascinata abbracciandola. Nella casa regnava il silenzio. Non si aspettava di essere presa in ostaggio a casa di un agente dell'FBI. Si schiarì la voce e andò verso la camera a letto di Booth. La porta era aperta. Diede giusto una sbirciatina e si sentì morire: stava dormendo rannicchiato sul fianco destro per non pesare su quello sinistro, aveva i capelli spettinati di uno che era uscito da poco dalla doccia. Il suo volto era ancora provato dalle ultime vicissitudini ma era sereno. Le sembrava di scorgere anche un accenno di sorriso. Tutta la rabbia che aveva provato quando lo aveva creduto morto pochi minuti prima scomparve. Mettendosi le mani nella tasca della giacca, si ritrovò la catenina con le piastrine. Si avvicinò cercando di non far scricchiolare il parquet e la posò sul comodino. Rimase a guardarlo ancora un pochino tentata com'era di assaporare di nuovo le sue labbra. Ma stavolta la razionalità vinse su tutto, lo lasciò dormire e uscì accostando un pochino la porta.
La metà dei libri che aveva Booth in casa non era di certo il suo genere, l'altra metà erano di Parker. Optò per le fiabe della buonanotte: era risaputo che a questo tipo di storie erano legati significati antropologici e spesso erano usate per tramandare abitudini e verità sui popoli del passato. Aveva quasi finito di leggerlo quando sentì chiamare.
-Becky?
Temperance inspirò ed espirò un paio di volte cercando la concentrazione giusta per affrontarlo e si addentrò verso la camera da letto.
-Ben svegliato
- gli disse dalla porta.
-Bones? Che ci fai qui?- era visibilmente sorpreso oltre che ancora assonnato.
Brennan sorrise: -Mi sembra una scena già vista
solo stavamo in una stanza puzzolente e buia
Seeley si rigirò piano e lei gli fu subito vicina per aiutarlo.
-Non mi aspettavo di vederti qui
-Anche Rebecca sembrava sorpresa
Booth la guardò colpevole: -Le avevo detto che ti avevo chiamata e che saresti passata di qua a farmi un saluto
-Ma non era vero
-No, ma l'ho fatto per Parker. Ha davvero bisogno di vedere quello psicologo e se non le dicevo così non mi avrebbe mai lasciato solo. A proposito
ma te l'ho chiesto che ci fai qui?
Bones sorrise: -Sì me lo hai chiesto
all'inizio il mio scopo era quello di soffocarti
-Devo ritenermi fortunato? Ancora respiro
- le sorrise con quel suo fare irresistibile.
-Ti avevo chiamato, non mi avevi risposto. Sono corsa in ospedale e non ti ho trovato
- cercò di ricacciare il magone che le stava salendo. Perché negli ultimi giorni non riusciva ad essere la solita Temperance Brennan, la donna che non piangeva mai? -
ho pensato ti fosse successo qualcosa di brutto
ho trovato le piastrine nel comodino
- gli disse prendendo la catenina dal mobile e mettendogliela in mano. Prese posto sul letto vino a lui: -
mi sono messa a piangere addosso a Lene. Mi deve aver scambiato per una pazza furiosa
quando poi mi ha spiegato tutto se la stava talmente ridendo che sono corsa qui per spaccarti la faccia
-Mi dispiace Bones che ti sia nuovamente preoccupata
non hai ricevuto il mio messaggio? Ti ho mandato un sms perché sapevo che stavi lavorando e non mi andava di disturbarti
Brennan si alzò e andò a prendere il cellulare nella borsa in salotto. Si fermò sulla porta ad armeggiare col telefono e alla fine rivolse lo sguardo al suo partner e recitò: -Si torna a casa finalmente, sono finite le tue visite notturne
vampira! Non lo avevo letto
Si rimise comoda vicino a lui, erano faccia a faccia. Soli.
-Perché sei uscito dall'ospedale? Non mi sembri la faccia della salute
-Non mi piacciono gli ospedali. Qui mi riprenderò meglio e prima
-Stai mangiando?
-Sì Rebecca mi ha preparato qualcosa appena tornati. A lei serviva un ricostituente, povera. Mi ha aiutato a salire le scale e a mettermi a letto. Così ci siamo fatti una bella cioccolata calda!
-L'infermiera mi ha detto che hai ottenuto delle visite domiciliari tramite alcuni amici all'FBI
-Fa parte dell'accordo.
-Quale accordo?
Booth si guardò le mani, non voleva dirglielo ma mentirle non sarebbe servito a nulla: -Mi hanno sospeso.
-Cosa?- chiese perplessa.
-Hai capito bene. Mi hanno sospeso. Ma siccome per loro sono comunque un uomo che ha fatto tanto per l'FBI, mi hanno proposto di continuare a pagarmi le spese mediche. Ho accettato senza fare storie la sospensione a patto che potessi tornarmene a casa mia.
-Booth
perché l'hanno fatto?
-Qualcosa che suona come INSUBORDINAZIONE
.
-Tu? Scusa cosa puoi aver mai fatto? Non disobbedisci mai alle regole! Tu e le regole siete un corpo e un'an
Si bloccò all'istante e capì.
-Ti hanno sospeso perché sei venuto a cercarmi?
-Non è colpa tua
- si affrettò a dirle.
-Non posso crederci
mi hai salvato la vita rischiando la tua e loro ti sospendono?
-Bones, non è colpa tua. Dovevo seguire la prassi e non l'ho fatto
-Non hai mai chiesto di subentrare a Travor
-No
- ammise continuandola a guardare negli occhi.
-Booth
perché? L'FBI per te è tutta la vita
cosa farai adesso? Quando ti sarai ripreso aprirai un chiosco di gelati?- era veramente arrabbiata: -A volte sei così stupido! Perché non hai chiesto nessun permesso
Seeley le mise una mano sulla guancia: -Perché stavo impazzendo all'idea di averti persa
-Cosa hai detto?
Seeley la guardò intensamente: -Avevo paura di perderti Bones, non potevo aspettare permessi e deleghe. Ti avevano presa e non me lo sarei mai perdonato se ti fosse successo qualcosa.
La sua mano nel frattempo le stava accarezzando il volto.
Temperance con uno scatto improvviso si alzò e lasciò la stanza. Si rifugiò in cucina dove prese un bicchiere dal mobile sopra al lavandino e lo riempì di acqua. Se lo buttò giù alla goccia come se fosse vodka. Rimase ad iperventilare tenendo lo sguardo fisso sul lavabo. Il cuore le era arrivato in gola. Aveva bisogno di qualcuno che le spiegasse cosa stava succedendo: lei non era brava in queste cose. Booth la stava accarezzando e le stava dicendo che aveva avuto paura per lei. Paura? Ma era un vocabolo che rientrava nel dizionario di Seeley? Era sempre talmente tanto sicuro di sé che lei non aveva mai preso in considerazione il fatto che potesse aver paura. Solo una volta, quando Parker era rimasto coinvolto in un caso, l'aveva visto soffrire e perdere le staffe.
Sentì un improvviso rumore in soggiorno che la fece sobbalzare. Si affacciò e vide Seeley in piedi che tentava di raggiungere il divano trovando sostegno su ogni mobile o parete che incontrava lungo il percorso.
-Dovresti essere a letto!- lo rimproverò provando un moto d'angoscia vedendolo quasi incapace di muovere due passi senza ricorrere all'aiuto di un qualcosa che lo sorreggesse.
-E tu non dovresti scappare mentre parliamo!- rispose con il fiato grosso.
Temperance gli si avvicinò. Gli fece passare il braccio sulla sua spalla e lo accompagnò alla poltrona. Senza chiedergli nulla lo aiutò a sedersi e, notando le smorfie di dolore, prese un cuscino e glielo mise dietro alla schiena. Non contenta lo coprì con il plaid scozzese che teneva sul divano.
-Vado a prenderti le medicine
se non sbaglio è ora.
Tornò con due pillole colorate accompagnate da un bicchiere d'acqua e lo guardò mentre le mandava giù.
-Devo controllare che non te le sei lasciate sotto la lingua o mi fido?
-Meglio controllare
Brennan così abituata a prendere tutto alla lettera avvicinò il suo viso a quello di Booth il quale non si lasciò sfuggire l'occasione. Le prese il viso tra le mani e la guardò in volto qualche istante prima di avvicinare le sue labbra a quelle di lei.
In un primo momento trovò resistenza da parte della collega. Sentiva il collo irrigidirsi e la spinta che tentava di opporre per staccarsi. Lui chiamò a raccolta le ultime energie che gli erano rimaste e la trattenne con la forza a sé. Le baciò dolcemente e ripetutamente le labbra lasciando appena la traccia del suo passaggio. Quando sentì che rinunciò ad allontanarsi, le piegò leggermente il viso e si fece strada prepotentemente nella sua bocca. Fu un bacio lungo, appassionato e totalmente ricambiato. Nulla aveva a che vedere con il momento di intimità che avevano condiviso a Natale per far sì che Brennan passasse il venticinque dicembre con suo padre e suo fratello. Stavolta il filo che univa i loro corpi era la passione che l'uno provava per l'altra e che mai avevano avuto il coraggio di dichiararsi.
Si staccarono lentamente mordendosi ancora a vicenda le labbra per un ultimo dolce assaggio. Si ritrovarono così a fissarsi senza sapere bene cosa dire.
Seeley la guardava penetrandola con gli occhi, era come se stesse difendendo la cosa più importante al mondo con quell'atteggiamento. Lei invece era visibilmente confusa.
-Non avresti dovuto
- disse sussurrando.
-Lo volevi anche tu Bones
-E' vero, ma non avresti comunque dovuto
Si rialzò da quella posizione, prese la giacca, la borsa e sbattè la porta uscendo di casa.
Rebecca tornò con Parker che erano le otto. Il bambino corse subito dal padre che era rimasto in poltrona e stava vedendo una partita di baseball alla tv.
-Papà! Papà!
-Parker! Vieni qui! - Lo prese in braccio sorridendo e lo fece sedere sulle sue ginocchia. Ogni volta che vedeva suo figlio gli passava tutto: tristezza, dolore, apatia.
-Ciao Seeley, tutto bene il pomeriggio?- chiese Rebecca chiudendo la porta di casa e togliendosi il cappotto.
-Sì
diciamo di sì
- rispose accigliato.
-Come mai in poltrona, non era meglio il letto? Non ti devi strapazzare. Hai sentito cosa ha detto il dottore
-Tranquilla Becky, a letto mi faceva male la schiena. Così sono più comodo
- ormai le bugie le sapeva dire alla grande. Se ne era dette tante durante gli anni trascorsi con Bones per evitare di intraprendere una relazione con lei.
-Ma Temperance?- Si guardò intorno aspettandosi di vederla sbucare.
-E' andata via da poco, qualche minuto
- un'altra bugia. Avrebbe bruciato all'inferno per tutta la vita.
-Mi dispiace! Volevo invitarla a cena
- disse alzando un po' la voce poiché si stava mettendo ai fornelli.
-Lavora tanto! Ehi tu
-chiuse il discorso Bones per preoccuparsi del figlio: -Come è andata la tua giornata?
-Mamma mi ha portato da un signore a giocare!- Poi abbassò la voce e si mise una mano davanti alla bocca: -Io l'ho capito che è uno strizzacervelli!
-Parker! Chi ti ha imparato questa parola?
-Tu papà
lo dici sempre quando torni da quel dottore che ti fa parlare!
Booth sorrise e abbracciò il figlio: aveva sempre avuto un'intelligenza vivace. Questa cosa lo rincuorava. Non avrebbe avuto problemi, in futuro, a risolvere le questioni delicate che la vita gli avrebbe messo davanti.
-Ora vatti a lavare le mani che la mamma sta preparando.
Cenarono come una famiglia, passandosi le pietanze e facendo i complimenti alla cuoca per l'ottimo pasto. Padre e figlio si divertivano a imboccarsi a vicenda con la forchetta che planava a mode aeroplanino.
Finita la cena, Parker era esausto dopo la lunga giornata passata tra la scuola, i giochi e lo psicologo. Rebecca lo portò al bagno, lo cambiò per la notte e lo mise a dormire dopo averlo portato a dare il bacio della buonanotte a Seeley.
Tornò in cucina e lo trovò a giocare con la mollica del pane. Iniziò a sparecchiare.
-Seeley, tutto bene?
-Sì Rebecca, tutto in ordine.- Si portò alle labbra le due pasticche colorate del dopo cena.
Becky posò i piatti sporchi nel lavabo e si mise seduta avvicinandosi con al sedia a lui.
-Sei pallido e hai mangiato poco. E mi sembri anche di pessimo umore
-Ho solo voglia di andarmi a sdraiare e mi innervosisce non poter fare nulla da solo.
-Ehy
- gli prese la mano e lui alzò lo sguardo verso di lei: -Me lo diresti vero se avessi dei problemi?
-Rebecca
-Seeley, abbiamo capito entrambi che tra noi è finita
è stato bello stare con te. È stato bello anche riprovarci tempo fa. E stare con te ora ed esserti utile come spesso tu lo sei stato con me, mi fa sentire bene. Sei il padre di mio figlio
lui ti adora. Avrai sempre un posto nel mio cuore
-Anche tu nel mio Rebecca
-Appunto, so che ami un'altra e lo accetto. Volevo solo che lo sapessi.- Fece per alzarsi ma lui le trattenne la mano e la fece rimanere seduta.
-Come: sai che amo un'altra?
-Parliamo di Temperance
non mi è passato inosservato!- sorrise.
-Ma se ci avrai visto insieme solo un paio di volte
-I racconti di Parker dove li metti? E comunque mi sono bastate per capirlo
-Come hai fatto?
-Ricordi? Facevi le stesse cose con me anni fa!- si alzò e si avvicinò al suo viso: -Con l'età le tecniche di seduzione non sono cambiate
stallone! Ora andiamo a letto, forza!
Il telefono suonò facendola sobbalzare: -Pronto?- rispose al primo squillo senza controllare chi fosse.
-Ehy, dove sei?- le arrivò una voce ovattata.
-Angela? Sono
a casa!- rispose passandosi una matita tra i capelli e arricciando il naso.
-Non devi dirmi le bugie Bren! Sono qui da te e ti sto citofonando da un'ora
non dirmi che sei al lavoro
- voce molto accusatoria.
-In effetti
- ammise colpevole.
-Ma sono le undici e mezza! Dovresti essere a casa a dormire
-Non avevo sonno
- disse ma si lasciò sfuggire uno sbadiglio.
-Ho capito
- attaccò la chiamata.
Temperance rimase con il telefono in mano :-Angela? Pronto? Angela?
Neanche il tempo di poggiare l'apparecchio sulla scrivania e di rimettersi a pensare a cosa scrivere per il suo prossimo romanzo, che dovette sobbalzare nuovamente.
-Tu non sei normale!- l'accusò l'amica.
-Hai il teletrasporto?
-No, dopo averti citofonato e aver constatato, prove in mano, che a casa non c'eri sono venuta direttamente qua. Ti ho chiamata per darti una possibilità di non mentirmi
Bren che succede?
Si tolse la giacca, la borsa e si andò a sedere sulla scrivania per guardare in faccia l'amica.
-Non succede nulla Angela
-Oggi sei andata via da lavoro senza avvisare nessuno per poi tornare a quest'ora a fare che, Dio solo lo sa
poi sei evasiva, ti si fanno delle domande e fingi di non sentirle
-Sai cos'è Angela, non è bello essere sequestrata!- si alzò nervosa.
-Te lo dico una seconda volta: sei abbastanza forte da farmi pensare che un trauma non ti ridurrebbe così
-Stavolta è stato diverso
- mormorò andando a sedersi sul divano e nascondendosi il volto tra le mani.
-E' stato diverso perché con te c'era LUI?- la raggiunse sul sofà.
-L'ho visto soffrire, ha rischiato di morire per me
lo hanno pestato, torturato
e poi in quella radura dovevo vegliarlo, invece mi sono addormentata e lui non si vegliava più
- la sua voce era incrinata.
-E' saltato in aria per te e non ne sei rimasta così shockata.
-Ma non riapriva gli occhi
poi l'ospedale
quella camera. Mi ha fatto venire un attacco di claustrofobia
-Bren, Booth sta bene adesso. Certo ci metterà un po' per tornare a buttarsi sui cofani delle macchine della polizia, magari aspetterà qualche giorno per saltare nuovamente in aria per proteggerti
ma starà bene.
-Tu non lo hai visto
- scosse la testa.
-Perchè tu sì?
Temperance alzò lo sguardo: -Sono stata da lui oggi
-WOW- sorrise l'amica.
-Sono andata in ospedale perché non mi rispondeva al telefono. Ho trovato la sua stanza vuota e ho pensato al peggio. L'infermiera invece mi ha detto che aveva firmato per andarsene a casa
-Di già?
-Esatto. Arrivata da lui c'era Rebecca che pensava fossi lì per darle il cambio. Lei doveva portare Parker dallo psicologo. Non mi ha dato il tempo di dirle che si sbagliava
-Sei rimasta sola con lui?- l'aria di Angela si faceva sempre più furbetta.
-Sì
dormiva. Quando si è svegliato abbiamo parlato un po'. Lui si è alzato per venirmi dietro e
dovevi vederlo
non si reggeva in piedi
tutto a causa mia!
-Bren non è colpa tua
è successo appena una settimana fa. Ha due costole rotte no? Te ne intendi di ossa, sai quanto ci mettono a rimettersi a posto
-Non capisci
-Capisco benissimo, meglio di quanto credi. Cosa ti ha sconvolto così tanto? Che ti sia dispiaciuto che lui abbia avuto problemi di salute per via del sequestro, ci sta tutta. Ma tu non sei una donna qualunque
tu sei Temperance Brennan
l'antropologa forense
quella che mette le mani sulle ossa della gente ed in un attimo sa dirti chi è e quante volte ha giocato a golf o bowling nella sua vita
-Mi ha baciata
Il silenzio piombò del suo ufficio. Angela ci mise un attimo a focalizzare quello che aveva appena detto Temperance: -Cosa?
-E' stato sospeso dall'FBI
-Non quello, non me ne frega nulla
cosa ha fatto?- aveva lo sguardo di una che aveva appena visto un UFO.
-E' stato sospeso dall'FBI perché è subentrato nell'indagine di Travor senza chiedere i dovuti permessi. Perché, ha detto, aveva paura di perdermi, pensava mi potesse succedere qualcosa da un momento all'altro e non ne sopportava l'idea. E poi mi ha baciata
-E tu cosa hai fatto?
-Me ne sono andata
l'ho lasciato a casa da solo
Angela non sapeva cosa dire: tutti in segreto, compreso Goodman, si aspettavano prima o poi un bacio tra di loro. Nessuno aveva mai creduto alla farsa siamo solo colleghi. Molti li prendevano anche in giro ed era buffo vedere come rispondevano all'unisono. Ma adesso tutto cambiava
-L'hai lasciato solo?
Brennan annuì.
-Tu sei proprio matta!
-Angela
-No no no signorina. Niente ANGELA
non negare a te stessa questa possibilità Bren
è da quando hai iniziato a lavorare con lui che le cose sono cambiate per te. E in meglio aggiungerei. Piantala con la tua razionalità da schizoide
e lasciati andare una volta tanto.
-Ma io mi lascio andare! Dove le metti le storie che ho avuto?
-Nel letto Bren, ecco dove le metto. Sono state storie diverse da quella tra te e Booth perché di loro non ti interessava nulla. Sei così scossa da questa storia del sequestro perché sei TU ad aver avuto paura di perderlo
lui ti ha dimostrato ampiamente cosa prova per te. Finora si era accontentato di mostrartelo nelle piccole cose
ti ha anche salvato la pelle un paio di volte. Ma adesso ha buttato nel gabinetto anche la sua carriera per starti vicino. Ma possibile che il tuo QI così alto non ti aiuti a capire che quell'uomo è PAZZAMENTE e INESORABILMENTE innamorato di te?
Brennan si alzò e prese il telefono. Compose un numero in fretta scegliendolo dalla rubrica.
-Chi chiami? Booth?
-No Travor
-Cosa? Ma con chi ho parlato fino ad ora?
-Il padre di Travor è un senatore no? Userò tutti i mezzi per farlo riammettere all'FBI
-A lui ora non importa dell'FBI! Come devo dirtelo?
-Non preoccuparti
ho capito
lo aiuto a riavere il posto così mi sarò sdebitata
-Ok
- Angela si alzò e raccolse le sue cose: -Intanto spero che Travor ti mandi a quel paese data l'ora e poi sai che ti dico
non te lo meriti proprio uno così Temperance
non ti meriti un Booth nella tua vita. E se non te la pianti prima o poi se ne accorgerà anche lui che così non può continuare e ti lascerà sola. È un uomo ed è innamorato. Non tirare troppo la corda
Se ne andò lasciandola attaccata al telefono.
-Seeley?
Rebecca lo destò dai suoi pensieri. Erano passati dieci giorni dall'ultima volta che aveva visto e sentito la sua Bones. Da quel giorno non aveva avuto più sue notizie e passava il tempo tra la poltrona ed il letto in un mutismo quasi assoluto, interrotto solo quando riceveva le visite di Parker o quando era costretto a parlare per rispondere a qualche domanda. Non aveva neanche provato a chiamarla: l'avrebbe confusa maggiormente. Ora lei aveva bisogno di pensare a ciò che voleva e stavolta doveva farlo da sola, non poteva starle vicino e consigliarla come avrebbe fatto in passato.
Alzò lo sguardo e la fissò.
-E' arrivata questa dall'FBI- gli porse un plico postale.
Booth allungò la mano e lo prese. Lo girò più volte tra le mani prima di aprirlo.
-Non lo apri?
-Non so se è una bella notizia oppure no
-Se non lo apri non lo saprai mai
- gli sorrise.
Lui ricambiò abbozzando un sorriso e aprì la busta. La rigirò e gli cadde sulle gambe una chiave, raggiunta poco dopo da una lettera.
Prese la chiave in mano ed era inequivocabilmente di una macchina. Le dita andarono frenetiche alla busta da lettera e la stracciarono. Prese il foglio e mentre leggeva Rebecca notò che la sua espressione si faceva, via via, più serena.
Richiuse la lettera nella busta e disse: -Becky, mi hanno reintegrato
L'ex compagna si alzò e l'abbracciò con affetto: -Sono troppo felice per te Seeley
allora il SUV nero che ho visto stamani qui sotto deve essere il tuo
-C'è un SUV?
-Sì
vieni ti aiuto, avvicinati alla finestra. Lo si vede anche da qui
Booth aveva ricominciato a muoversi da solo, gli portava solo fatica alzarsi per via delle costole. Guardò dal vetro e sorrise alla sua nuova macchina.
-E' bella no?- chiese come un bambino davanti al suo giocattolo preferito.
-Molto, e anche meglio della precedente
-Becky
- si girò e le prese le mani: -
non prenderla male, ma se vuoi puoi tornare a casa
ti sono grato per tutto quello che hai fatto con me in questi giorni. Però so che hai una persona che ti aspetta
ho sentito un paio di telefonate. Posso cavarmela da solo
-Seeley per me non è un peso
Lui le sorrise con dolcezza e le accarezzò il volto: -Lo so, ed è per questo che ti chiedo di non prendertela. Senza di te non ce l'avrei fatta a tornare da subito a casa. Mi hai cucinato, mi hai aiutato, mi hai ricordato le medicine, ho risparmiato dollari di tintoria perché mi hai lavato e stirato tutti i completi e le camicie, mi hai persino pulito casa, stento a riconoscerla
- risero entrambi: -
cosa più importante mi sei stata molto vicina. Adesso devo scrollarmi da dosso il passato e ricominciare.
-Ti riferisci all'FBI?
-Non solo
-Mi dispiace per Temperance
io credevo che a lei piacessi
-Già! Lo credo ancora, ma sai
me lo hai fatto notare tu che è ora che io rinnovi il mio repertorio da stallone
con lei i vecchi trucchi non funzionano!
-Cosa vuoi fare con lei?
-Non lo so. Penso che la continuerò ad evitare
-Non è da te, tu prendi sempre di petto i problemi
-Questa volta è lei che deve prendere di petto un problema e risolverlo. Nel frattempo mi ributterò a capofitto nel lavoro.
-Non vorrai tornare mica sul campo da subito?- gli schioccò un'occhiata preoccupata.
-Becky non preoccuparti, non ho intenzione di morire giovane. Non me lo permetteranno. Almeno non ora. Mi sbatteranno chili di scartoffie sul tavolo da leggere, relazioni da compilare e casi da mettere in archivio. E io starò buono e zitto finchè queste dannate costole non torneranno a posto loro.
-Tu buono e zitto?
-Sorprendente vero?- l'abbracciò e rimasero stretti l'un l'altra per un po'.
-Stasera dirò a Parker che torniamo a casa
sei sicuro Seeley?
-Sicuro e la prossima volta che vieni a trovarmi porta anche Jack
-John
-Giusto, John
possiamo andare a cena insieme da Cid, che ne pensi?
-Penso che sia un'ottima idea.
-Bene, vado a fare una chiamata in ufficio per confermare che da domani torno
Rebecca lo vide allontanarsi con passo sicuro e sperò veramente che quello rappresentasse un nuovo punto di partenza per il suo ex compagno.
Il giorno dopo, alle otto, era davanti alla porta del suo superiore.
Lo vide avvicinarsi a grandi falcate e lo salutò: -Buongiorno signore!
-Girava voce che saresti tornato oggi, ma non pensavo l'avresti fatto veramente. Andiamo accomodati.
Booth lo seguì nel suo ufficio e vide le stelle quando lo fece sedere sulla poltrona di pelle del suo ufficio. Per fortuna Connor era di spalle e non lo notò.
-Allora Booth, siamo tornati in servizio
-Sì signore
-Dispiaciuti almeno un po' per aver fatto scomodare un senatore?- si voltò e lo penetrò con lo sguardo.
-Mi dispiace signore, non ho chiesto io al senatore McPherson di intervenire
-No infatti, l'ha fatto suo figlio. Devi andargli molto a genio Booth a quel ragazzino.
-Con tutto rispetto signore, se pensava fosse uno sbaglio riavermi nella squadra, perché ha ceduto?
-Porca miseria Booth! Ho dovuto sospenderti, va bene? L'avrei dovuto fare con chiunque dei miei avesse osato disubbidirmi
vuoi un goccio di scotch?- gli chiese.
-Veramente è un po' presto signore e penso di rischiare il collasso se mi facesse reazione con le medicine che sto prendendo
-Giusto! Mi piaci Booth e questo lo sai. Sei uno dei miei uomini migliori. Sono stato in apprensione quando sei sparito. E lo sono stato ancora di più quando ti ho saputo in ospedale a combattere per la vita
-A proposito signore, grazie per il cesto di frutta
non ho avuto modo di ringraziarla.
-Fanculo il cesto di frutta Booth, te l'ha mandato la mia segretaria. Lo sai che è la prassi quando un agente rimane ferito.
-L'ho apprezzato comunque. I frutti esotici sono i miei preferiti
-Non dovevi prendere iniziativa. Se Travor avesse impiegato di più a trovarvi saresti morto in quel sfottuto bosco. Tutto per una donna
-La migliore antropologa forense degli Stati Uniti e non penso di esagerare se dicessi del mondo. È una fortuna da preservare, non trova?
-Non cercare di ammorbidirmi brutto figlio di puttana!- si alzò e Booth fece altrettanto passando dalla costellazione di Orione a quella dei pesci. Il suo superiore lo strinse in un abbraccio talmente forte che sentì mancargli l'aria.
-Signore
- lo richiamò soffocando.
-Scusami Booth, forse ho stretto troppo
Seeley si stava massaggiando le costole: -Ci mancherebbe signore
Connor andò alla scrivania e prese una busta trasparente che conteneva alcuni oggetti: -La tua arma, il tuo bedge, la chiave del tuo ufficio e il tuo distintivo
riprenditeli
-Grazie signore
- fece per andarsene.
-Ah, Booth?
-Comandi.
-In ufficio ti voglio, capito? Niente giretti per Washington.
-Non si preoccupi, sono in taxi signore, ancora non riesco a guidare.
Lo salutò con un sorriso ed uscì.
Fuori dalla porta sospirò: non era facile ricominciare dopo quella pausa. Si sentiva già stanco morto. Però prima di mettersi a dormire nel suo ufficio c'era una cosa che doveva fare.
Scese di due piani con l'ascensore e si diresse verso l'ultimo ufficio a destra vicino alle scale antincendio. Qui c'erano 5 scrivanie per altrettanti agenti.
-Un caffè?- chiese affacciandosi sulla porta.
Travor alzò lo sguardo e fu felice di trovarsi davanti Seeley: -Booth! Che bello rivederti! Già a lavoro?
Fece per abbracciarlo ma l'agente speciale alzò le mani per fermarlo: -Vorrei farlo, veramente Travor ma mi ha appena stritolato Connor e penso che mi abbia rotto altre quattro costole. Scusami sono un po' indolenzito e fragile ultimamente!
-Ok! Come non detto
-Andiamo ti offro un caffè nel mio ufficio così mi metto seduto!
Salirono al sesto piano e Booth gli versò una tazza di nero bollente.
-Tu non ne prendi?
-Mi hanno tolto quasi tutto per un po'
sai per via del rene
-Mi è dispiaciuto per quello che ti è successo
-Travor
- disse andandosi a sedere alla sua sedia girevole: -
io ti volevo ringraziare.
-Andiamo Booth, è colpa mia se hanno rapito la dottoressa Brennan
-Sì è vero, quello è stato per causa tua. Ma mi hai salvato la vita. In questi giorni le persone che mi sono venute a trovare mi hanno raccontato la storia degli elicotteri e anche del fatto che sei stato il primo a donare il sangue per me.
-Era il minimo che potessi fare. Avrei dovuto esserci io
-No Travor, era giusto ci fossi io lì. Sono quello con maggiore anzianità nell'FBI. Sapevo come gestire quel sequestro. Mi sono distratto un paio di volte e loro se ne sono approfittati. Non posso biasimare nessuno se non me stesso.
-L'importante è che tu ora stia meglio
-Pensavo di vederti in ospedale, avrei voluto dirtele prima queste cose
- ammise.
-Scusami, ma non sapevo se avevi voglia di vedermi e nel dubbio me la sono data a gambe
che agente dell'FBI vero?
-Non importa Travor. Volevo anche ringraziarti di aver fatto intervenire tuo padre.
-Una sciocchezza
- arrossì il ragazzo: -Tanto Connor avrebbe trovato un escamotage per riaverti, ti adora.
-Quello è vero!- sorrise.
-Comunque è stata Temperance una sera a chiedermelo.
-Hai visto Bones?- ora era veramente interessato.
-No, mi ha chiamato una decina di giorni fa. Era quasi mezzanotte. Mi ha pregato di smuovere l'Atlantico e il Pacifico per farti riammettere qui
quella ragazza ha un debole per te!
-Già
peccato che se ne accorgono tutti tranne lei!
-Booth
Seeley alzò lo sguardo dall'ennesima scartoffia che stava leggendo e annoiato a morte squadrò Travor: -Ehy Alex, tutto bene?
-Purtroppo no
- la faccia del collega era tirata.
-Entra dimmi tutto
-In realtà non dovrei buttarti in mezzo, per cui prima di fare qualsiasi cosa passa per l'ufficio di Connor. Ok? Promettimelo
Booth si alzò e uscì dall'ufficio.
-DOVE VAI?- gridò il giovane.
-Nell'ufficio di Connor
-Ma se non ti ho detto ancora nulla!!- lo rincorse.
-Me lo dirai strada facendo
se sei venuto da me è perché la questione è grave!
Travor lo seguì con ammirazione: quell'uomo aveva i cinque sensi sviluppatissimi e forse ne aveva anche altri due o tre in più della norma.
-Jimmy è scappato.
-Come?
-Un aiuto dall'interno. Forse qualche agente della carceraria corrotto da Orsini
-Lui invece?
-Impossibile farlo scappare almeno per ora. Ma forse la fuga di Jimmy serve solo da diversivo
Girarono l'angolo: -Jimmy è un pesce piccolo. Gli faranno fare qualche lavoro sporco e poi lo uccideranno
anche se mi sembra strano che con tutta la gang dentro lui voglia uscire
-Al Jeffersonian ci sono i famosi gioielli della famiglia Orsini
- aggiunse Travor.
Booth bussò alla porta del suo superiore. Si accomodarono.
-Booth e Travor, una coppiata vincente. Dov'è il senatore?
Alex guardò Seeley e quest'ultimo gli sussurrò: -Non l'ha presa bene la cosa di tuo padre
-Signore
- iniziò a parlare ad alta voce: -
uno dei sequestratori del caso Brennan è evaso
-Lo so Booth e infatti mi stavo chiedendo se questa volta saresti passato per il mio ufficio oppure no
-Signore, Temperance Brennan non è sotto protezione e non so se quel pazzo è uscito per far male a lei o per eseguire qualche sporco ordine.
-Booth, sei ancora in convalescenza
non ti reggi in piedi.
-Ma posso sparare signore. La mia mira non ne risente
- iniziava ad innervosirsi. Stava perdendo tempo, ma stavolta non poteva fare altrimenti.
-Travor
-Sì signore!- rispose fiero di essere incluso nella conversazione dal suo superiore.
-Ti affido il mio agente migliore
fa che non gli succeda nulla altrimenti con o senza l'intervento di tuo padre ti scuoio vivo!
Booth si affrettò a ringraziarlo: -Grazie signore!
-Booth non farmi pentire di quello che ho appena fatto
-Non se pentirà!
I due uscirono a gran velocità dalla sua stanza. Per il corridoio Travor chiese: -Che si fa?
-Io vado da Bones, tu vai in archivio e cerca tutto quello che puoi su quel pazzo. Se ha una famiglia, prendi un paio di agenti e vai ad interrogarla
ogni indizio, verificalo. Non lasciare nulla al caso!
-Ho la responsabilità di te!
-Non diceva in senso fisico del termine!
-Secondo me sì
-Alex
- si girò bloccandogli le spalle e digrignò i denti a causa della fitta che arrivò puntuale dalle costole ancora in via di guarigione: -
non dobbiamo perdere tempo. Quell'uomo andrà a cercarla prima o poi
magari non sarà la prima cosa che vorrà fare. Ma questo non lo sappiamo! Se muoio puoi dire a tutti che ti ho mandato io all'archivio!
-Non è divertente Booth!
-Lasciami la macchina
- gli chiese mettendogli la mano davanti.
-Ma non ne hai una nuova?
-Vengo in taxi ancora!
-Ok
- Alex cercò le chiavi della Mercedes e gliela consegnò: -
è parcheggiata in garage. Piano -2 posto 13.
-Io ho il posto a piano terra
- sghignazzò.
-Booth, TU sei TU
non mi basta un padre senatore per averlo anche io al piano terra
-Grazie Travor! Chiamami per qualunque novità.
Corse nel seminterrato e alzò gli occhi al cielo: la Mercedes di Alex l'avrebbe ucciso. Era bassa e scomoda. Entrò trattenendo il fiato.
Ingranò la retromarcia e, dopo aver fatto manovra, si affrettò verso l'uscita.
Mentre guidava verso il Jeffersonian provò a chiamarla sia a casa che sul cellulare, ma lei non rispose. Aveva veramente un brutto presentimento. Si ricordava gli occhi di Jimmy fissi su Bones e le sue mani che la toccavano appena un attimo prima che lui lo stendesse. Il solo pensiero che adesso la stesse spiando gli diede la lucidità giusta per fare una scelta: si precipitò all'Istituto.
Era tardi e a quell'ora la maggior parte delle persone normali era andata a casa. In effetti l'unico reparto che lavorava fino a tardi era quello di Brennan. Che forse tanto normale, nel senso letterario del termine, non era! Però era venerdì per cui tanto Angela quanto Hodgins erano in qualche locale a divertirsi. Jack si era portato dietro Zack. Ormai era un assioma: Jack=Zack, quei due erano inseparabili soprattutto da quando l'entomologo si era deciso a spiegargli le vie della perdizione.
Uscì dall'abitacolo e si portò una mano al costato.
-Accidenti!- imprecò. Il dolore era aumentato. Respirò a fondo un paio di volte e si asciugò il sudore con la manica della giacca. Prese la pistola e tolse la sicura.
Si fece strada nel parcheggio del Jeffersonian e voltato l'angolo, mentre si avvicinava al padiglione dove lavorava Brennan, vide la sua macchina.
L'Istituto aveva la sorveglianza ma quel giorno sembravano tutti assenti per malattia. Percorse i corridoi che portavano al laboratorio con i sensi all'erta. Imprecò quando si ricordò che non aveva tolto la suoneria del telefono. Lo spense direttamente per non dare traccia della sua presenza. Pensò di essere diventato veramente paranoico. Non era detto che quell'uomo cercasse Brennan. Però guarda caso lì c'erano sia Temperance che i gioielli: qualsiasi malvivente sarebbe stato disposto ad uccidere per averli. Il loro valore, adesso che erano stati ritrovati, era triplicato e al Jeffersonian toccava il compito dell'assegnazione di autenticità. Con un solo pezzo di quella collezione rivenduto al personaggio giusto, sarebbe potuto scappare in un angolo sperduto della terra e vivere da re per il resto della sua vita.
Le porte del laboratorio a vetri si aprirono senza rumore. Entrò ispezionando con cura ogni anfratto e girando con la pistola pronta a sparare. Quella posizione insaccata gli stava procurando un dolore continuo e insopportabile.
Dall'entrata si vedeva appena l'ufficio di Brennan ma la luce era accesa. Doveva avvicinarsi di più. Lo fece guardandosi le spalle. Arrivato quasi alla porta si poggiò al muro, si asciugò nuovamente il sudore e con uno scatto improvviso si parò davanti all'ingresso dello studio a pistola spianata.
Bones sobbalzò e gridò spaventata. Booth si rese conto che era sola. Solo allora abbassò la guardia e rimise la sicura alla pistola di ordinanza.
-Scusami
- riuscì solo a dirle guardandola quasi sconvolto.
-Booth
potevi telefonarmi se volevi venirmi a trovare
- Era da ammirare il suo tempo di ripresa.
-Bhe l'ho fatto ma non rispondevi
- aveva il respiro affannato.
-Ti senti bene?- Temperance gli si avvicinò senza togliergli gli occhi di dosso.
-In realtà non molto
- si appoggiò a lei involontariamente.
Brennan lo sostenne e lo accompagnò al divano.
-Booth che ci fai qui con la pistola spianata e conciato così?
-Jimmy è evaso
- le disse stringendo i denti.
-Non me ne frega nulla adesso di quello psicopatico
fammi vedere
Fece per mettergli le mani sui vestiti ma lui gliele fermò: -Non è il caso Bones
veramente!
-Decido io se è il caso
- prepotentemente si fece strada verso il suo torace.
Gli slacciò la camicia e gliela tirò fuori dai pantaloni. Era apparso nuovamente l'ematoma in corrispondenza della frattura. Lei gli passò una mano sull'addome e lui trasalì quando spinse il punto in cui aveva le costole rotte.
-Non si sono ancora saldate e tu vai in giro come se nulla fosse. Dovresti portare un tutore
una fasciatura
ma tu niente!- era furiosa.
-Bones
non sono venuto per una visita medica
- le sorrise come se tutti quei giorni senza vedersi non fossero mai passati.
-Perché sei venuto allora?- lo aggredì verbalmente.
-Per proteggerti
nel caso in cui Jimmy si faccia vivo. Qui ci sei tu e ci sono i gioielli
-Qui sono più al sicuro di casa mia
ora chiamo un'ambulanza e stavolta userò tutte le mie conoscenze per non farti uscire prima del dovuto!- si alzò ma si bloccò non appena lui le disse: -Come hai fatto con Travor ed il senatore per farmi riassumere nell'FBI?
Si voltò a guardarlo: -Non dovevano dirtelo che ero stata io a chiamare!
-Sai com'è Travor
è giovane! E poi perché hai così paura che io sappia questa cosa? Forse perché così dimostreresti a te stessa e a me che ci tieni?
-Non iniziare con i tuoi giochini psicologici
lo sai che con me la psicologia non attacca!- lo derise.
-E' vero
giochiamo allora a carte scoperte
- si alzò con sforzo e le si avvicinò.
-Dovresti sdraiarti
- avrebbe voluto gridarglielo ma siccome le stava accarezzando i capelli uscì solo un debole sussurro.
-Sono venuto qui per proteggerti è vero
ma anche perché volevo vederti Bones, mi mancavi
- la sua voce era roca.
-N O N F A R L O
- scandì le lettere una ad una.
-Cosa?- fece un altro passo e si ritrovarono a sfiorarsi il petto a vicenda.
-Questo
non farlo Booth
- una lacrima le scese e lui fu pronto a raccoglierla con un dito.
Se la portò alle labbra e le disse sorridendo: -Non è una lacrima di dolore
-No?
-No
è dolce
tu sei contenta che io sia qui
-Non è vero
cioè
sono contenta che sei qui ma non per quello che pensi tu
Le passò un braccio dietro la vita e la accompagnò gentilmente contro il suo torace percorrendo così i pochi millimetri rimasti tra di loro. Continuava ad accarezzarle i capelli e a tenerla stretta.
-Non deve succede Booth
- le poche lacrime si erano trasformate in un pianto dirotto.
-Bones
io non ti abbandonerò
Lei rimase in silenzio. Allora lui aggiunse: -
MAI
Alzò la testa dal rifugio rappresentato dal petto di lui e cercò le sue labbra. Un attimo prima che si incontrassero lei giurò di averlo visto sorridere.
Si sfiorarono appena e si staccarono come se una scossa elettrica li avesse colpiti.
-Non aver paura, non voglio farti del male
Le alzò il mento e stavolta la baciò con passione: lei gli mise le mani sulla testa e gli passò le dita tra i capelli più volte fino a quando le fece scendere sul suo collo. Seeley aveva ormai fatto breccia tra le sue labbra e la stava baciando con tale trasporto ed ardore tanto da non accorgersi che sia il suo cuore che quello di lei avevano accelerato i battiti e stavano battendo ormai all'unisono.
Si staccarono per riprendere fiato e rimasero a fissarsi affannati. Temperance si alzò sulla punta dei piedi e gli diede un bacio sulle labbra appena sfiorandole.
Booth sorrise: -Mi ricordo questo bacio
è stato poco prima
-Che ti dicessi ti amo
- lo ammise alla fine.
-Dimmelo ancora Bones
ti prego
- sussurrò baciandole la gota.
-Ti amo Booth
-Anche io ti amo Temperance
- passò al suo nome di battesimo.
Lei rise e lo apostrofò abbracciandolo: -Non sono quasi mai stata Temperance per te
sono sempre stata la tua Bones
-Allora ti amo dottoressa Bones
- le passò le mani sui fianchi accarezzandola fino ad arrivare al suo volto per avvicinarselo e baciarla nuovamente.
-Adesso vieni, siediti
sei pallido
- lo accompagnò nuovamente sul divano e stavolta gli si mise seduta vicino, accovacciando entrambe le gambe sul sofà, e gli passò un braccio sulle spalle. Booth appoggiò la testa sul suo petto.
Lei gli accarezzava i capelli, l'orecchio e una guancia. Lui invece era inerme sotto quel tocco d'angelo, teneva una mano sul ginocchio e risaliva con dolcezza la coscia in un movimento ritmico e sensuale.
Chiuse gli occhi nel tentativo di scaricare tutta l'adrenalina che aveva accumulato in quell'ultima ora. Era riuscito a far crollare le barriere di Bones, finalmente. Era tra le sue braccia. Adesso il mondo poteva anche fermarsi e farli scendere per fargli vivere il loro momento. Senza FBI, senza Jeffersonian, senza casi da risolvere o proiettili da sparare.
-E' bello sentirti così vicina
-Sono ancora molto confusa su quello che sta succedendo
- ammise la scienziata bloccando le sue carezze sul volto di Booth.
Seeley sghignazzò: -Avanti Bones rilassati!- Aprì gli occhi per guardarla senza però togliere la testa dal suo petto: -Sei con me! E' quello che hai sempre voluto
Gli diede un buffetto affettuoso sulla spalla :-Come facevi a sapere quello che volevo?
-Da come mi guardavi
-Presuntuoso!- si chinò e lo baciò sulla fronte.
-Angela mi chiama il SEXY AGENTE SPECIALE
ci sarà un motivo no?- scherzò.
-Le piacciono i tuoi calzini tutto qui!
Risero insieme.
Un rumore alle loro spalle li fece staccare all'istante. L'agente speciale conosceva benissimo il suono del tamburo di una calibro 22.
Booth si alzò e guardò verso la porta un attimo prima che riecheggiasse lo sparo nell'ufficio di Brennan. Si buttò sulla collega e la trascinò al sicuro sul pavimento mettendo tra loro e il sequestratore il divano come protezione.
-Non muoverti!- le ordinò.
-Non muoverti tu
ci penso io, sei blu dal dolore
La guardò con decisione ma anche con dolcezza: -Temperance, questo non è un gioco! Sta giù e non muoverti!-
La baciò sulle labbra di sfuggita mentre con una mano cercava la pistola che credeva di aver poggiato sul tavolinetto basso. Non trovandola, si ricordò che quando Bones gli si era avvicinata appena arrivato, gli aveva preso la pistola e l'aveva messa sulla scrivania. Alzò lo sguardo ed infatti la trovò lì in bella vista.
Senza pensarci un attimo scattò verso il tavolo di vetro, vi si tuffò sopra afferrando la pistola, andando a ricadere al dì là e usando la spalliera della sedia per proteggersi.
Nel cadere aveva urtato la scaffalatura alle sua spalle facendo traballare prima ed infine cadere i due vasi antichi che erano sul ripiano di mezzo. Uno si frantumò a pochi centimetri dalla sua testa andando a sbattere contro il bracciolo della sedia e spargendo un nugolo di pulviscolo che gli entrò fino alla gola e facendolo tossire. L'altro riuscì a bloccarne la caduta poco prima che finisse sul pavimento e lo poggiò con cura a terra, poco distante da lui.
La guardò da quell'angolazione e le sorrise per tranquillizzarla e per farle capire che la situazione era sotto controllo. Lei di rimando gli fece un ok con la mano destra ma il suo sguardo era decisamente quello di una persona molto preoccupata.
Jimmy aveva aperto il fuoco all'impazzata non appena l'agente era scattato da dietro al sofà.
Booth era convinto di aver contato sette spari compreso quello iniziale. Ne mancava ancora uno. Non poteva però rischiare, la sua mente non era lucida come avrebbe dovuto essere. E sopratutto a complicare le cose c'era lei: se le fosse successo qualcosa non se lo sarebbe mai perdonato. Era abituato a pensare per uno, in quel momento doveva farlo per due.
Stava prendendo tempo pensando sul da farsi quando Jimmy parlò: -Allora agente, sei ancora vivo! Dovevi morire molto tempo fa! Hai la pellaccia dura come la pietra! Adesso prima ucciderò te, poi la tua amichetta
dopo però averla assaggiata un pochino!
-Jimmy getta la pistola a terra e falla scivolare verso di me. Stanno arrivando i rinforzi! Non complicare la tua posizione! Gli gridò Booth.
-Non ci penso minimamente agente
te l'ho detto
prima te, così quella cagna potrà vederti morire definitivamente una volta per tutte. Hai interferito troppo per i miei gusti
- la sua voce era eccitata dall'adrenalina e forse anche da qualche sostanza stupefacente.
-Se è una cosa tra me e te, lascia andare la dottoressa Brennan
-NO- gridò Temperance.
-Bones
- la supplicò con gli occhi.
-Non ti lascio da solo
- aggiunse con lo sguardo ferito.
-Si sono innamorati i due piccioncini
meglio! Soffrirai di più a vederlo morire!
Finì la frase e fece partire un colpo contro la spalliera della sedia all'altezza della testa di Booth.
Temperance si lasciò sfuggire un grido e non riuscì a tenere gli occhi aperti. Si portò anche le mani sulle orecchie. Ciò non le impedì di sentire un secondo distinto sparo partire e poi il nulla. Rimase ancora qualche secondo in quella posizione. Quando fu sicura di non percepire altro, si scoprì le orecchie e si guardò intorno.
Seeley era steso a terra in corrispondenza della scrivania, prono, con le braccia allungate in avanti e la pistola in mano. Era in posizione di tiro.
-Tutto bene Bones?- le chiese.
-Sì
- disse titubante: -
Jimmy?
-Dopo il primo sparo
- disse rialzandosi a fatica: -
ha tentato di nuovo di colpirmi ma la pistola era scarica. Penso sia fuggito.
-Ti ha ferito?- chiese alzandosi anche lei e accorrendo al suo fianco.
-No, mi sono spostato in tempo
- la strinse contro la sua spalla, baciandola sulla testa.
La lasciò andare e stava per andarsene quando lei lo bloccò: -Dove vai?
-A cercarlo
Temperance lo trattenne per il braccio destro e lo strattonò: -Non andare
-Bones, quando mi sono rotolato per terra ed ho sparato lui stava fuggendo. Se mi sbrigo riesco a prenderlo
-Non ce la fai a reggere un combattimento corpo a corpo
aspettiamo i rinforzi!
-Bones
Lei conosceva benissimo quel cantilenare il suo soprannome: significava che era dispiaciuto ma avrebbe fatto di testa sua. Aveva pochi secondi per convincerlo del contrario.
-Negli ultimi tempi ho vissuto la tua morte già tre volte
non pensi che sia sufficiente?
-Potrebbe essere in ogni posto del Jeffersonian adesso
magari ci sta spiando
-Lascialo guardare Booth
non voglio ti succeda qualcosa!
Seeley si lasciò trasportare dall'abbraccio che partì spontaneo da Brennan. Gli passò le braccia intorno alla vita e poggiò la testa all'altezza del cuore. Booth fece cadere la pistola e rispose a quel gesto affettuoso stringendola come se volesse proteggere il bene più prezioso del mondo.
Stavolta ad interromperli fu l'arrivo dell'FBI. Travor era a capo di una squadra di otto uomini. Seeley si girò sciogliendosi dalle braccia della collega: -E' scappato
-State bene?
I due risposero in coro in maniera però contrastante: -Sì
- disse Booth.
-No
- replicò Brennan.
Travor confuso si sbrigò a dare ordini ai colleghi: -Ragazzi sparpagliatevi e cercatelo.
Poi si rigirò verso i suoi amici: -Allora, sì o no?
Brennan tappò la bocca a Booth con una mano: -Le sue costole non stanno bene
ha bisogno di un medico prima che se le maciulli
-Ok chiamo i paramedici. Ho fatto già venire un'ambulanza
- stava per comporre un numero quando Seeley gli tolse il telefono di mano.
-Odio le barelle
ci arrivo da solo!- la sua voce risuonò un po' irritata ma sapeva benissimo che se non gli avessero fatto un Vicodin subito sarebbe svenuto dal dolore.
-Ok
è qui fuori, appena uscito dal padiglione.
Fece per andarsene quando si ricordò della macchina. Si mise le mani in tasca ai pantaloni e ne estrasse una chiave: -Tieni
- gliela lanciò: -Bella macchina!
-Grazie Booth!- Lo ringraziò Travor.
Brennan gli andò vicino e si infilò sotto al suo braccio.
-Ehy
- le disse accogliendola felice.
-Voglio solo assicurarmi che tu non prenda una deviazione
che ne so per casa tua ad esempio
Booth sorrise: -Siccome mi muovo come un giaguaro
non avresti il tempo di accorgertene!
-Meglio non rischiare no? Me lo hai detto tu di controllare
La strinse un po' di più e si allontanarono insieme.
-Speriamo che tu ti rimetta presto
-Bhe lo spero Bones
non ho voglia di starti a guardare mentre indaghi con un altro
-Dai tutto sommano Travor non è male! E poi se dovessi avere delle complicazioni ci sarà lui a difendermi no?
Seeley la guardò divertito: -Dopotutto credo mi rimetterò presto
vedrai Bones, andrà tutto bene
FINE